CERCANDO UN SENSO
PER NON MORIRE DI CANTIERE

Il tragico incidente in cui ha perso la vita il lavoratore croato Jerco Yuko, associazione temporanea d’impresa Mistral, induce ad una riflessione seria e ad un ragionamento nuovo sulla situazione che si vive oggi a Monfalcone.
Una riflessione obbligata non solo perché si è trattato di un evento per niente inatteso se messo in relazione alle condizioni di lavoro presso Fincantieri, ed in particolare del subappalto, ma anche perché la risposta data è, a detta di tanti che questo territorio lo vivono o lo agiscono, per niente all’altezza delle aspettative.
Risposta derivante da un approccio culturale ormai obsoleto, saltando a piè pari ogni analisi concreta della realtà, per rispondere unicamente alla logica di non mettere in discussione i rapporti ed equilibri politici (ma anche sindacali e mediatici) storicamente determinati.
Questo incidente arriva precisamente come conseguenza diretta dell’aumento esponenziale di produzione imposto da Fincantieri sui propri lavoratori, e ancora di più sui lavoratori dell’appalto, nel momento in cui una forte campagna propagandistica attorno al vergognoso festeggiamento del centenario, del vivere di cantiere, permette a Fincantieri stessa di rifarsi una verginità di immagine facendo leva su una totale copertura politica, sia da parte dei partiti che degli attuali amministratori.
Campagna talmente forte da mettere in secondo piano per mesi qualunque criticità indotta dalla presenza della “grande fabbrica” sul territorio a partire da quello che dovrebbe essere un risultato fondamentale, per le genti che lo abitano, come la condanna in giudicato del processo per amianto intentato dai famigliari di Anna Greco e dell’Associazione Esposti Amianto.
Un problema colposamente rimosso se tali contraddizioni vengono, al di la di ogni ragionevolezza, distorte ad uso e consumo della governance mandamentale.
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Morire di cantiere.

Nell’immaginario collettivo dei cittadini di Monfalcone il cantiere navale rappresenta una mitologia tendente all’infinito. Come se le condizioni economiche e sociali indotte dalla sua presenza sul territorio siano rimaste immutate dai tempi della sua fondazione ad opera della famiglia Cosulich, al crepuscolo del passato millennio. Ogni scostamento dalla sua rappresentazione mentale viene profondamente rimosso con il risultato di vivere in un eterno presente, sempre più distante dalla realtà concreta di ogni giorno. Come nella cultura locale che definisce il popolo bisiaco, così nelle pratiche politico-amministrative che ridisegnano il territorio a favore dei potentati locali storicamente determinati.
Nella realtà, invece, risulta impossibile girare attorno facendo finta di niente a quello che è stato il più denso di conseguenze e rilevante scostamento nella linea della storia della città: l’introduzione in Fincantieri del modello produttivo tramite appalti multilivello alle ditte esterne, per la realizzazione della maggior parte delle lavorazioni a costo minore per l’azienda. Scaricando in questo modo la maggior parte delle contraddizioni sugli operai delle ditte esterne, sui cittadini e sul territorio per garantire all’azienda appaltante un notevole incremento in termini di profitto.
L’introduzione di questo modello produttivo all’inizio degli anni ‘90 ha sancito un confine sociale tra i cittadini residenti nel mandamento. Più che un confine una vera e propria zona grigia, una terra di nessuno flessibile ed in fase di espansione, che è comunque immediatamente percepibile a chiunque.
Chi per le contingenze della vita è costretto ad oltrepassare quella linea è visto con sospetto, come un non-monfalconese. Come colui che nel mondo della fantasia attenta al sogno permanente indotto dalla mitologia del cantiere navale. Come colui che rappresenta uno specchio dove si riflettono le paure ancestrali dei cittadini bisiachi che non vogliono destarsi. Come colui che vuole distruggere l’idea unificante di cantiere e città quale entità armonica, scomponendola in una dualità intrisa di contraddizioni. Come colui che deve essere oggetto di attenzione sicuritaria per permettere ad altri sogni tranquilli.
Talvolta però i sogni possono trasformarsi in incubi e, al risveglio, non è detto che la realtà sia migliore dell’incubo stesso.

Morire di cantiere.

Il senso del blog morire di cantiere vuole essere quello di documentare, definire e analizzare cosa significa la presenza di Fincantieri oggi a Monfalcone e quali sono le conseguenze che la sua presenza induce sul territorio. Al di la di ogni mitologia e credenza pregiudiziale. Vuole essere uno strumento flessibile a disposizione di tutti coloro che vogliono capire dove stiamo andando, delineare le strategie da mettere in campo per un futuro diverso da quello tragico che si prospetta, creare un dibattito culturale finalmente all’altezza della realtà meticcia che caratterizza oggi il mandamento. Una cultura che alluda ad una cittadinanza includente e attenta alle necessità della sua parte più debole e precaria.
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CHIAVI DI LETTURA DEI CONTENUTI DEL BLOG

Per cominciare è consigliata la lettura dei seguenti articoli che hanno il pregio di inquadrare alcune questioni proposte in questo blog in un contesto più generale:
La costruzione della grande nave di Maurizio Pagliassotti
Lavoro Killer di Fabrizio Gatti
Il caso Fincantieri: giungla d’appalto di Roberto Greco

Puoi leggere la rassegna stampa sul tragico incidente occorso a Jerco Yuko alle categorie Il Piccolo: Jerco Yuko e Messaggero Veneto: Jerco Yuko

Vivere di cantiere è la categoria dove vengono postati i contenuti relativi alle modalità di lavoro e a quanto succede all’interno delle mura di Fincantieri tratti da documentazione e articoli apparsi sui quotidiani locali. Altri contenuti parzialmente relativi a questa categoria puoi trovarli sul generale Rassegna stampa

L’inchiesta sulle complesse questioni indotte dal modello produttivo Fincantieri è il tema della categoria Paga globale
In particolare si segnalano una interessante intervista anonima pubblicata sull’Espresso dal titolo Il ricatto si chiama paga globale e uno dei sistemi usati in regime di paga globale per recuperare fondi atti a liquidare gli straordinari in nero Detrazioni d’imposta
In questa categoria verrà postata prossimamente la lista delle ditte in appalto presso Fincantieri che utilizzano la paga globale in forma piena o in forma spuria

La questione delle relazioni tra le ditte e ambienti legati alla malavita è oggetto della categoria Infiltrazioni mafiose
All’articolo Documenti è possibile scaricare l’intera relazione della Commissione Antimafia relativa alla Fincantieri di Palermo che illustra alcune dinamiche ben presenti anche presso la sede di Monfalcone

L’altra città è la categoria dove trovano posto le notizie relative a episodi ben poco edificanti che coinvolgono il territorio al di la della presenza Fincantieri ma che, in qualche maniera, contribuiscono a completare un quadro diverso da quello tutto luci e lustrini proposto con l’ideologia vivere di cantiere

I contenuti relativi alle categorie fin qui citate corrispondono al dibattito in essere fino all’inizio dei festeggiamenti del Centenario della fondazione del cantiere navale. Non c’è dubbio che il clima propagandistico creato (ad arte) da “1908-2008 Vivere di Cantiere” abbia provveduto a mettere in secondo piano, se non a farle scomparire dalla discussione, tali questioni. Altrettanto indubbio che la dirigenza stia profittando del clima politicamente favorevole per aumentare la produttività a scapito di ogni garanzia di sicurezza. Da questo punto di vista va letto l’infortunio mortale accaduto in aprile.
In particolare si segnalano gli articoli L’Associazione Esposti Amianto contesta lo slogan vivere di cantiere
e un documento prodotto da associazioni attente ai problemi del lavoro e della sicurezza Rivendicazioni AEA, Carico Sospeso e Pirates for a Better World
Il Post Un totem in piazza granda ripercorre il dibattito sulla stampa in merito al tentativo di Fincantieri e amministrazione comunale di imporre una sezione proriera di una nave passeggeri in costruzione come monito per tutti coloro che criticano tale alleanza. Per il solo spostamento dal cantiere al centro città di tale manufatto ci sarebbe stata la necessità di modificare la morfologia urbana. Ora il totem è diventato un’elica di vetroresina

Nella categoria Processi Amianto vengono postati i contenuti relativi ai processi in corso presso il tribunale di Gorizia con particolare riferimento all’unico giunto a sentenza per il decesso di Annamaria Greco. Sentenza passata ben presto in sordina grazie alla propaganda pro centenario. Puoi trovare la rassegna stampa e i documenti delle associazioni che si battono per chiedere giustizia

In Post amianto è possibile scaricare la documentazione sui materiali che hanno sostituito l’amianto quando è stato messo fuori legge. Le fibre artificiali che vengono utilizzate ora vanno sotto la classificazione di probabile cancerogeneità per l’uomo. Al momento vige una certa ambiguità sull’argomento in quanto non esistono seri e definitivi studi eziologici

Morire di cantiere.

Il tema della diffusione delle sostanze stupefacenti legate al territorio e al lavoro nei cantieri è tema ancora tutto da discutere. Sul territorio l’unica modalità di contrasto al presunto narcotraffico è la repressione nei confronti della componente più giovane della città legata al consumo di sostanze leggere. Più interessante affrontare il nuovo modello di uso e abuso legato alle “sostanze da prestazione”. Non marginalità ma utilizzo quasi obbligato per sostenere un modello produttivo che non rispetta la contrattazione collettiva in quanto a orari e condizioni lavorative.
Nel frattempo leggete nella categoria Sostanze & lavoro cosa succede quando una realtà istituzionale che opera sul campo con metodiche diverse da quella proibizionista repressiva decide di iniziare un percorso di riduzione del danno ed informazione fuori dai portoni di Fincantieri

Il più pesante effetto sociale riscontrato sul territorio dopo l’introduzione del modello produttivo per appalti e della paga globale è stato l’aumento vertiginoso del costo delle locazioni, facilitato per altro dalle inesistenti politiche sulle abitazioni popolari da anni. E’ l’argomento della categoria Casa con particolare attenzione alle lotte di giovani e precari che hanno tentato, per certi versi riuscendoci, di mettere la questione nell’agenda politica. Puoi trovare gli articoli di stampa e la documentazione alla categoria Autoassegnazioni

I “mitici anni che furono” sono testimoniati dalla presenza di edifici storici costruiti dai Cosulic e per anni lasciati al degrado. Tra questi vale la pena ricordare la vicenda che più di altre ha rappresentato il termometro dei cambiamenti in atto in città. Una occupazione temporanea dell’ex albergo Impiegati ad opera di una ventina di rifugiati politici come unico sistema per ottenere una residenza e il conseguente status di asilo e non essere rispediti in zone di guerra. Esperienza che ha preso il nome di Hotel Esilio e che ha evidenziato alcuni personaggi chiave del territorio nella funzione di squali delle più tragiche condizioni sociali

Una reazione a catena verso il peggio. La ristrutturazione obbligata dell’albergo Impiegati dopo la fine dell’esperienza dell’Hotel Esilio mostra tutti i caratteri di insensibilità e affarismo della classe politica che amministra la città. La ristrutturazione dell’edificio deve passare per la creazione di nuovi parcheggi nelle sue immediate vicinanze e, senza porsi alcun problema etico, la scelta ricade sul sacrificio dell’area verde di via Cellottini, da sempre super utilizzata per i momenti ricreativi dai bambini e dai residenti del rione largo Isonzo assieme ai giovani bengalesi per le partite di cricket. Da sottolineare che l’albergo Impiegati verrà utilizzato solo da privati e da strutture a favore della Fincantieri. La strenua lotta del comitato dei residenti ha negato fin’ora la partenza dei lavori per il parcheggio, ma la vicenda non è ancora finita. Leggi nella categoria Parkino