PRIMO MARZO 2010 ANCHE A MONFALCONE
Per parlarne assieme e provare a costruire il comitato promotore anche a Monfalcone incontro all’Officina Sociale (via Natisone 1), lunedì 25 ore 20.30.

Il Primo Marzo 2010 sarà una giornata speciale.
Una giornata di sciopero delle fabbriche e delle cooperative, dei cantieri e dei braccianti, uno sciopero delle badanti e degli ambulanti, un giorno in cui chiudere i nostri negozi e non andare a scuola, una giornata di sciopero contro il razzismo e la precarietà.
Ma non uno sciopero convenzionale, tanto meno uno sciopero etnico.
Un giorno senza di noi, senza precari o disoccupati, senza lavoratori dipendenti e autonomi, un giorno senza autoctoni e migranti, uno giorno senza noi tutti, per far vedere quanto siamo importanti.
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ESCE MONFALCONE TERRITORIO NUMERO 4
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 3 dicembre 2009.

In questi ultimi anni l’immiserimento del dibattito politico ha prodotto effetti che rischiamo di pagare a lungo.
Ormai sembra che, nel nostro paese, sia stata dispersa ogni capacità di analisi seria sulle grandi questioni di cui, invece, si parla in tutti gli altri paesi d’Europa.
Tutto si è ridotto a slogan, a una semplificazione di temi e problemi che se oggi fa guadagnare voti a chi li propone, a medio e lungo termine si trasformerà in incapacità ad affrontare consapevolmente le sfide, anche drammatiche, che il futuro prossimo ci presenterà.
Oggi tutto sembra giocarsi sulle questioni dell’appartenenza, dell’identità d’origine.
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CONVENTION DI MONFALCONE PULITA NEI CERVELLI
Il dibattito oggi esce dal web
Al Vivaldi, via Galilei 93 Monfalcone
martedì 1 dicembre ore 18.

Dopo aver raccolto oltre 800 iscritti in pochi giorni, in risposta al gruppo ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e…. senza bangla”, il gruppo ”Monfalcone pulita nei cervelli” esce da Facebook ed entra nella città reale. Lo fa dando un appuntamento a tutti i suoi iscritti per oggi, dalle 17.45 alle 20, all’Istituto di musica Vivaldi in via Galilei 93. La motivazione della riunione è chiara: «Incominciare a pensare alla Monfalcone di domani che non può essere quella che vorrebbe la Lega. Cosa fare per iniziare a ragionare e a metterci del nostro? Primo incontro della Monfalcone positiva».
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Monfalcone pulita nei cervelli su Facebook.

PETIZIONE ONLINE PER RICHIEDERE
IL BLOCCO DEI MUTUI

Per sottoscrivere vai a questo link: crisi economica e blocco dei mutui
Proposta avanzata dalla Rete Dignità e Lavoro: Leggi il disclaimer.

DUE ESPULSIONI ILLEGALI E ARBITRARIE
13 imputati per 36 capi d’accusa.

Agosto del 2003. È in essere la sanatoria Bossi-Fini, la più grande che il nostro paese ricordi in tema di immigrazione. Dopo quella i migranti irregolari hanno dovuto attendere che Berlusconi tornasse nuovamente al potere per poter tentare di sanare la propria posizione in italia.
Mercoledi 13 di quell’Agosto, noi, i referenti dello sportello invisibili di Monfalcone seguiamo con attenzione le ultime convocazioni presso la Prefettura di Gorizia che formalizzano l´avvenuta regolarizzazione di alcuni lavoratori migranti.
Quella mattina accompagniamo due ragazzi bengalesi, assieme al rappresentante della allora neonata associazione dei bengalesi di monfalcone; nell´atrio della prefettura attende anche il loro datore di lavoro, colui che materialmente ha inoltrato la domanda di sanatoria.
Il funzionario della Questura che segue i colloqui rimane sorpreso della nostra presenza, forse anche un po´ indispettito. Intanto, un connazionale dei due bengalesi che si offre come interprete non viene fatto entrare. Nell’aria c’è qualcosa di strano.. qualcosa non va.
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NASCE LA RETE DIGNITA’ E LAVORO
Chiesto il blocco di mutui casa, affitti ater e bollette.

La scorsa settimana alla presenza di lavoratori della ex-INEOS, della EATON, della CARRARO, di ditte dell’appalto Fincantieri e di molti giovani precari è stata decisa la nascita della Rete Dignità e Lavoro.
Intenzione della Rete è quello di operare sul territorio della provincia per contrastare gli effetti della crisi economica. In particolare miriamo a mettere in collegamento e creare une rete di solidarietà tra i lavoratori e le lavoratrici che si trovano in cassa integrazione o in mobilità, ma anche con i precari che vengono espulsi dalla pubblica amministrazione o dall’impresa privata senza nemmeno la copertura degli ammortizzatori sociali.
Riteniamo che la crisi in atto necessiti di risposte complessive e unità d’azione da parte dei soggetti interessati.
Affrontare la grave situazione occupazionale del nostro territorio in termini di vertenze scollegate tra loro conduce inevitabilmente a sconfitte e rassegnazione portando i lavoratori a perdere persino la dignità del loro ruolo sociale.
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PROTESTA DEI CICLISTI
“Non metteteci le briglie”

Critcal mass a Monfalcone.

«Apertura al confronto pubblico sull’ordinanza sulle biciclette. Sospensione del provvedimento, con l’immediato stralcio in ordine al divieto di legare le dueruote ai pali. E i muri degli edifici lasciamoli alla sosta temporanea, che male mai faranno? Certo, con buonsenso ed equilibrio». Il ”popolo dei ciclisti”, un centinaio con tanto di bambini al seguito, che ieri s’è dato appuntamento, puntuale alle 17, proprio davanti al municipio, in piazza della Repubblica, non ci sta a «subire un nuovo, assurdo prontuario di multe e divieti proprio di un clima da caccia alle streghe», detto con le parole di Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi. Così, sfidando il temporale incipiente, punta i piedi, ”innesta” la marcia e a colpi di pedale e campanelli, fa il giro della città per testimoniare la sua «pacifica protesta». Rivendicare il diritto «a riprendersi e a vivere la città senza briglie inutili e punitive». Uno «schiaffo alla coscienza di quanti, ciclisti per scelta e passione, sono i primi a mantenere rispetto verso la mobilità sulle dueruote». Bussani dunque lo ha voluto sottolineare: questa «critical mass» non ha colori o bandiere, «è spontanea, nasce dai monfalconesi offesi da un’ordinanza superflua e dannosa, utile solo ad alimentare timori e ”ghettizzazioni”. La bicicletta non può rappresentare il problema di Monfalcone. Specie quando, basta girare l’Europa, trionfano le dueruote, legate ovunque».
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LE BICICLETTE SONO IL PROBLEMA?
Il grado di civiltà della cittadinanza è direttamente proporzionale
al numero di biciclette diffuse sul suo territorio.

Davvero non si riesce a comprendere cosa passa per la testa dei nostri amministratori. Che Monfalcone abbia seri problemi da affrontare è un dato di fatto. Altrettanto evidente che i veri problemi vengano sistematicamente ignorati creando assurde emergenze da dare in pasto all’opinione pubblica e ai media. Questa volta l’assessore alla “sicurezza” Luise tenta di puntare il dito contro coloro che scelgono la bici come sano ed ecologico mezzo di trasporto personale.
E’ difficile esprimere con parole civili il disagio che emerge da tanti cittadini di Monfalcone per questa ordinanza. Ci viene in aiuto un commento lasciato su Morire di cantiere da Emilio Rigatti che molto volentieri pubblichiamo in home page.

Ho deciso di cancellare Monfalcone dalle mie personali “città ciclabili”. Beccarmi una multa perché ho attaccato una bici all’abero? O vedermela rimossa anche se l’ho parcheggiata “regolarmente”? Ci verrò solo quando ne ho bisogno sul serio (non più per il piacere di un caffè o dello struscio in viale San Marco), e in macchina. Così do il mio contributo di inquinamento, visto che l’asbesto a quanto pare non basta. Giusto far pagare chi non rispetta il codice, sempre, ma non riconoscere la specificità della bici- civile, sana, non inquinante, di poco ingombro!!! – favorendone l’uso con regolamenti appositi mi pare degno di un paese col presidente del consiglio che ci ritroviamo. A Ferrara, città selvaggia e incivile come tutti sanno, tutti i sensi unici hanno una striscia “contromano legale” per le bici. E’ bello vedere le bici parcheggiate dappertutto e la città usata dai cittadini. Chi ha promosso e sta promuovendo un uso del territorio privilegiato, favorendo i gruppi speculativi, lo ha fatto con la legge dalla sua. Non lo possiamo multare. Ma la legge è anche giusta e uguale per tutti. E’ fatto permesso ai cittadini dotati di mezzi di aprire centri commerciali, fabbriche, cartiere, e quant’altro, compromettendo il paesaggio e la decenza ambientale, purché scrivano sui muri esterni dei loro splendidi manufatti: “è vietato appoggiare le biciclette”. Genitori con figli in carrozzella, attenti: i prossimi potreste essere voi. Erode è vivo e lotta insieme a loro… Con rabbia e amarezza.
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Discussione sui ciclisti “delinquenti”.

Caro Moriredicantiere,
ho inviato a un po’ di amici il link del giornale e ne ho ricevuto, se non una valanga, una slavinetta di risposte. Alcune accese e che non condivido in toto, altre splendide come quelle di Stefano. Credo che per l’archivio del giornale siano un materiale da conservare e magari da utilizzare on line. Te le copio tali e quali (ho tolto i cognomi, anche se gli autori non avrebbero problemi a farsi pubblicare le generalità). Fammi sapere quando fate la manifestazione, che se posso ovviamente passo a rinforzare…

Un caro saluto, Emilio Rigatti

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Morire di cantiere.

Nell’immaginario collettivo dei cittadini di Monfalcone il cantiere navale rappresenta una mitologia tendente all’infinito. Come se le condizioni economiche e sociali indotte dalla sua presenza sul territorio fossero rimaste immutate dai tempi della sua fondazione ad opera della famiglia Cosulich, al crepuscolo del passato millennio. Ogni scostamento dalla sua rappresentazione mentale viene profondamente rimosso con il risultato di vivere in un eterno presente, sempre più distante dalla realtà concreta di ogni giorno. Come nella cultura locale che definisce il popolo bisiaco, così nelle pratiche politico-amministrative che ridisegnano il territorio a favore dei potentati locali storicamente determinati.

Nella realtà, invece, risulta impossibile girare attorno facendo finta di niente a quello che è stato il più denso di conseguenze e rilevante scostamento nella linea della storia della città: l’introduzione in Fincantieri del modello produttivo tramite appalti multilivello alle ditte esterne, per la realizzazione della maggior parte delle lavorazioni a costo minore per l’azienda. Scaricando in questo modo la maggior parte delle contraddizioni sugli operai delle ditte esterne, sui cittadini e sul territorio per garantire all’azienda appaltante un notevole incremento in termini di profitto.

L’introduzione di questo modello produttivo all’inizio degli anni ‘90 ha sancito un confine sociale tra i cittadini residenti nel mandamento. Più che un confine una vera e propria zona grigia, una terra di nessuno flessibile ed in fase di espansione, che è comunque immediatamente percepibile a chiunque.

Chi per le contingenze della vita è costretto ad oltrepassare quella linea è visto con sospetto, come un non-monfalconese. Come colui che nel mondo della fantasia attenta al sogno permanente indotto dalla mitologia del cantiere navale. Come colui che rappresenta uno specchio dove si riflettono le paure ancestrali dei cittadini bisiachi che non vogliono destarsi. Come colui che vuole distruggere l’idea unificante di cantiere e città quale entità armonica, scomponendola in una dualità intrisa di contraddizioni. Come colui che deve essere oggetto di attenzione sicuritaria per permettere ad altri sogni tranquilli.

Talvolta però i sogni possono trasformarsi in incubi e, al risveglio, non è detto che la realtà sia migliore dell’incubo stesso.

Morire di cantiere.

Il senso del blog morire di cantiere vuole essere quello di documentare, definire e analizzare cosa significa la presenza di Fincantieri oggi a Monfalcone e quali sono le conseguenze che la sua presenza induce sul territorio. Al di la di ogni mitologia e credenza pregiudiziale. Vuole essere uno strumento flessibile a disposizione di tutti coloro che vogliono capire dove stiamo andando, delineare le strategie da mettere in campo per un futuro diverso da quello tragico che si prospetta, creare un dibattito culturale finalmente all’altezza della realtà meticcia che caratterizza oggi il mandamento. Una cultura che alluda ad una cittadinanza includente e attenta alle necessità della sua parte più debole e precaria.

Questo spazio di informazione, inchiesta e discussione ha bisogno anche del tuo contributo: manda la tua testimonianza sulle questioni trattate all’indirizzo email moriredicantiere@libero.it, indicando l’eventuale volontà di mantenere la forma anonima. In tal caso verrà conservato e pubblicato ogni contributo cancellando dal database ogni riferimento all’autore, compreso l’indirizzo del mittente.

CHIAVI DI LETTURA DEI CONTENUTI DEL BLOG

Per cominciare è consigliata la lettura dei seguenti articoli che hanno il pregio di inquadrare alcune questioni proposte in questo blog in un contesto più generale:

La costruzione della grande nave di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri: giungla d’appalto di Roberto Greco

Puoi leggere la rassegna stampa sul tragico incidente occorso a Jerco Yuko alle categorie Il Piccolo: Jerco Yuko e Messaggero Veneto: Jerco Yuko

Vivere di cantiere è la categoria dove vengono postati i contenuti relativi alle modalità di lavoro e a quanto succede all’interno delle mura di Fincantieri tratti da documentazione e articoli apparsi sui quotidiani locali. Altri contenuti parzialmente relativi a questa categoria puoi trovarli sul generale Rassegna stampa

L’inchiesta sulle complesse questioni indotte dal modello produttivo Fincantieri è il tema della categoria Paga globale

In particolare si segnalano una interessante intervista anonima pubblicata sull’Espresso dal titolo Il ricatto si chiama paga globale e uno dei sistemi usati in regime di paga globale per recuperare fondi atti a liquidare gli straordinari in nero Detrazioni d’imposta

In questa categoria verrà postata prossimamente la lista delle ditte in appalto presso Fincantieri che utilizzano la paga globale in forma piena o in forma spuria

La questione delle relazioni tra le ditte e ambienti legati alla malavita è oggetto della categoria Infiltrazioni mafiose

All’articolo Documenti è possibile scaricare l’intera relazione della Commissione Antimafia relativa alla Fincantieri di Palermo che illustra alcune dinamiche ben presenti anche presso la sede di Monfalcone

L’altra città è la categoria dove trovano posto le notizie relative a episodi ben poco edificanti che coinvolgono il territorio al di la della presenza Fincantieri ma che, in qualche maniera, contribuiscono a completare un quadro diverso da quello tutto luci e lustrini proposto con l’ideologia vivere di cantiere

I contenuti relativi alle categorie fin qui citate corrispondono al dibattito in essere fino all’inizio dei festeggiamenti del Centenario della fondazione del cantiere navale. Non c’è dubbio che il clima propagandistico creato (ad arte) da “1908-2008 Vivere di Cantiere” abbia provveduto a mettere in secondo piano, se non a farle scomparire dalla discussione, tali questioni. Altrettanto indubbio che la dirigenza stia profittando del clima politicamente favorevole per aumentare la produttività a scapito di ogni garanzia di sicurezza. Da questo punto di vista va letto l’infortunio mortale accaduto in aprile.

In particolare si segnalano gli articoli L’Associazione Esposti Amianto contesta lo slogan vivere di cantiere

e un documento prodotto da associazioni attente ai problemi del lavoro e della sicurezza Rivendicazioni AEA, Carico Sospeso e Pirates for a Better World

Il Post Un totem in piazza granda ripercorre il dibattito sulla stampa in merito al tentativo di Fincantieri e amministrazione comunale di imporre una sezione proriera di una nave passeggeri in costruzione come monito per tutti coloro che criticano tale alleanza. Per il solo spostamento dal cantiere al centro città di tale manufatto ci sarebbe stata la necessità di modificare la morfologia urbana. Ora il totem è diventato un’elica di vetroresina

Nella categoria Processi Amianto vengono postati i contenuti relativi ai processi in corso presso il tribunale di Gorizia con particolare riferimento all’unico giunto a sentenza per il decesso di Annamaria Greco. Sentenza passata ben presto in sordina grazie alla propaganda pro centenario. Puoi trovare la rassegna stampa e i documenti delle associazioni che si battono per chiedere giustizia

In Post amianto è possibile scaricare la documentazione sui materiali che hanno sostituito l’amianto quando è stato messo fuori legge. Le fibre artificiali che vengono utilizzate ora vanno sotto la classificazione di probabile cancerogeneità per l’uomo. Al momento vige una certa ambiguità sull’argomento in quanto non esistono seri e definitivi studi eziologici

Morire di cantiere.

Il tema della diffusione delle sostanze stupefacenti legate al territorio e al lavoro nei cantieri è tema ancora tutto da discutere. Sul territorio l’unica modalità di contrasto al presunto narcotraffico è la repressione nei confronti della componente più giovane della città legata al consumo di sostanze leggere. Più interessante affrontare il nuovo modello di uso e abuso legato alle “sostanze da prestazione”. Non marginalità ma utilizzo quasi obbligato per sostenere un modello produttivo che non rispetta la contrattazione collettiva in quanto a orari e condizioni lavorative.

Nel frattempo leggete nella categoria Sostanze & lavoro cosa succede quando una realtà istituzionale che opera sul campo con metodiche diverse da quella proibizionista repressiva decide di iniziare un percorso di riduzione del danno ed informazione fuori dai portoni di Fincantieri

Il più pesante effetto sociale riscontrato sul territorio dopo l’introduzione del modello produttivo per appalti e della paga globale è stato l’aumento vertiginoso del costo delle locazioni, facilitato per altro dalle inesistenti politiche sulle abitazioni popolari da anni. E’ l’argomento della categoria Casa con particolare attenzione alle lotte di giovani e precari che hanno tentato, per certi versi riuscendoci, di mettere la questione nell’agenda politica. Puoi trovare gli articoli di stampa e la documentazione alla categoria Autoassegnazioni

I “mitici anni che furono” sono testimoniati dalla presenza di edifici storici costruiti dai Cosulic e per anni lasciati al degrado. Tra questi vale la pena ricordare la vicenda che più di altre ha rappresentato il termometro dei cambiamenti in atto in città. Una occupazione temporanea dell’ex albergo Impiegati ad opera di una ventina di rifugiati politici come unico sistema per ottenere una residenza e il conseguente status di asilo e non essere rispediti in zone di guerra. Esperienza che ha preso il nome di Hotel Esilio e che ha evidenziato alcuni personaggi chiave del territorio nella funzione di squali delle più tragiche condizioni sociali

Una reazione a catena verso il peggio. La ristrutturazione obbligata dell’albergo Impiegati dopo la fine dell’esperienza dell’Hotel Esilio mostra tutti i caratteri di insensibilità e affarismo della classe politica che amministra la città. La ristrutturazione dell’edificio deve passare per la creazione di nuovi parcheggi nelle sue immediate vicinanze e, senza porsi alcun problema etico, la scelta ricade sul sacrificio dell’area verde di via Cellottini, da sempre super utilizzata per i momenti ricreativi dai bambini e dai residenti del rione largo Isonzo assieme ai giovani bengalesi per le partite di cricket. Da sottolineare che l’albergo Impiegati verrà utilizzato solo da privati e da strutture a favore della Fincantieri. La strenua lotta del comitato dei residenti ha negato fin’ora la partenza dei lavori per il parcheggio, ma la vicenda non è ancora finita. Leggi nella categoria Parkino