Il Piccolo, 03 agosto 2008
ALLA SBARRA I VERTICI DI BREDA-FINCANTIERI
Aea: «Una sentenza esemplare»
Soddisfazione dalle condanne inflitte a Mestre per 14 morti da amianto
Con lentezza e a fatica, ma i famigliari delle vittime dell’amianto iniziano a intravvedere una luce di giustizia in fondo al tunnel fatto di anni di attesa e di silenzio. Un primo spiraglio si è aperto con la sentenza dello scorso 4 aprile con cui il giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Caterina Brindisi, ha condannato Manlio Lippi, 85 anni, ex direttore dello stabilimento monfalconese allora di Italcantieri a un anno di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo di Annamaria Greco, dipendente di una ditta dell’appalto del cantiere navale, morta a causa dell’esposizione all’amianto. Ad allargarlo ora arriva la sentenza del Tribunale di Venezia che in questi giorni ha condannato sette ex manager di Breda, oggi Fincantieri, fra i quali l’attuale presidente, Corrado Antonini, per la morte di 14 persone a causa dell’amianto. Le condanne, per un totale di 21 anni e tutte per concorso in omicidio colposo, vanno da due anni e otto mesi fino a tre anni e otto mesi di reclusione ciascuno. Il dispositivo della sentenza, letto dal giudice Barbara Lancieri nell’aula bunker del Tribunale di Mestre, prevede, a vario titolo e a carico della Fincantieri (quale responsabile civile), provvisionali immediatamente eseguibili per un totale di circa tre milioni di euro a favore dei parenti delle vittime, e delle altre parti civili tra cui lo Stato, la Regione Veneto, la Provincia e il Comune di Venezia, Medicina democratica, la Cisl, la Cgil, l’Associazione esposti amianto di Venezia e l’Inail. Secondo l’accusa la morte delle 14 persone (11 operai e tre mogli degli stessi, entrate a contatto con l’amianto lavando gli indumenti da lavoro dei mariti) è avvenuta per la continua e costante esposizione all’amianto, sostanza che sarebbe stata utilizzata senza precauzioni dal 1955 a metà degli anni Novanta, nei cantieri navali venezianai della Breda-Fincantieri. Il giudice ha riconosciuto il reato di omicidio colposo non solo per le morti dovute a mesotelioma della pleura, forma tumorale indotta in modo inequivocabile dall’esposizione, ma anche per i decessi da carcinoma del polmone. «E’ una sentenza che costituisce una svolta importante nell’immensa e ancora sommersa tragedia delle morti causate dall’esposizione ad amianto. E’ una soddisfazione – dice Chiara Paternoster a nome dell’Associazione esposti amianto di Monfalcone – non solo per la condanna, ma anche per i risarcimenti che sono stati riconosciuti a tutte le parti. E’ il riconoscimento dei gravi danni patiti non solo dai lavoratori, che sono deceduti, ma anche dalla società tutta. Ora grazie all’avocazione a sè di tutte le indagini per morti d’amianto attivata dal procuratore generale presso la Corte d’Appello di Trieste, Beniamino Deidda, speriamo che anche per noi, per i nostri lavoratori deceduti, per le loro vedove e le loro famiglie possa essere celebrato un processo serio, che riconosca quelle che sono state le responsabilità di chi allora sapeva e non ha parlato». Lo scorso 25 giugno il procuratore Deidda ha deciso di dare una spallata alla situazione stagnante dei processi di morti per amianto alla Procura della Repubblica di Gorizia, avocando a sè tutti i fascicoli. La decisione è stata presa di fronte all’inerzia della Procura goriziana nell’affrontare le inchieste sulle morti per mesotelioma pleurico ai cantieri navali, con decine di fascicoli mai giunti a dibattimento o richieste di archiviazione respinte dal Gip. Secondo i dati diffusi dall’Aea, la Procura di Gorizia ha dichiarato di aver aperto circa 600 fascicoli d’indagine. Solo per una decina di decessi è stata avanzata la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di omicidio colposo. In tutti i casi il Gip ha disposto la restituzione degli atti alla Procura per un supplemento d’indagine o per la riunione dei fascicoli per il reato di omicidio colposo plurimo. Una situazione di stallo che era stata segnalata negli scorsi mese anche da una commissione ministeriale di controllo, ma che infinite volte era stata denunciata proprio dall’Aea, segnalando l’assenza di passi verso una risoluzione dei processi e sopratutto l’assenza di rispetto di chi è morto d’amianto e delle famiglie provate da una tragedia senza fine.
Messaggero Veneto, 03 agosto 2008
Monfalcone. Disposti anche risarcimenti a Venezia. L’Aea: svolta importante, ora contiamo sul Pg Deidda
Morti da amianto, condannati 7 ex manager Breda-Fincantieri
MONFALCONE. Il muro di silenzio comincia a crollare, mattone dopo mattone. Lo scorso 4 aprile la sentenza con cui il giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Caterina Brindisi, ha condannato Manlio Lippi, 85 anni, ex direttore degli stabilimenti navalmeccanici Italcantieri di Monfalcone, oggi Fincantieri, a un anno di reclusione (pena sospesa) per omicidio colposo di Annamria Greco, lavoratrice dello stabilimento navale morta a causa dell’esposizione all’amianto; lo scorso 22 luglio il Tribunale di Venezia ha condannato sette ex manager di Breda, oggi Fincantieri.
Fra questi, l’attuale presidente, Corrado Antonini, per la morte di 14 persone a causa dell’amianto. Le condanne, per un totale di 21 anni e tutte per concorso in omicidio colposo, vanno da 2 anni e 8 mesi fino a 3 anni e 8 mesi di reclusione.
Il dispositivo della sentenza, letto dal giudice Barbara Lancieri nell’aula bunker del Tribunale di Mestre (Venezia), prevede, a vario titolo e a carico della Fincantieri (quale responsabile civile) provvisionali immediatamente eseguibili per un totale di circa tre milioni di euro a favore dei parenti delle vittime, e delle altre parti civili tra cui lo Stato, la Regione Veneto, la Provincia e il Comune di Venezia, Medicina democratica, la Cisl, la Cgil, l’Associazione esposti amianto di Venezia e l’Inail.
Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Gianni Pipeschi, la morte delle 14 persone (11 operai e tre mogli degli stessi e sono state contagiate dall’amianto lavando gli indumenti da lavoro dei mariti) è avvenuta per la continua e costante esposizione all’amianto, sostanza che sarebbe stata utilizzata senza precauzioni dal 1955 a metà degli anni Novanta, nei cantieri navali di Venezia della Breda-Fincantieri.
Il giudice ha riconosciuto il reato di omicidio colposo non soltanto per le morti dovute a mesotelioma (il tipico cancro della pleura associato all’amianto), ma anche per i decessi da carcinoma del polmone.
«È una sentenza che costituisce una svolta importante nell’immensa e ancora sommersa tragedia delle morti causate dall’esposizione ad amianto. È una soddisfazione – dice Chiara Paternoster a nome dell’Associazione esposti amianto di Monfalcone – non solo per la condanna, ma anche per i risarcimenti che sono stati riconosciuti a tutte le parti. È il riconoscimento dei gravi danni patiti non solo dai lavoratori, che sono deceduti, ma anche dalla società tutta. Ora grazie all’avocazione a sé di tutte le indagini per morti d’amianto attivata dal procuratore generale presso la Corte d’appello di Trieste, Beniamino Deidda, speriamo che anche per noi, per i nostri lavoratori deceduti, per le loro vedove e le loro famiglie possa essere celebrato un processo serio, che riconosca quelle che sono state le responsabilità di chi allora sapeva e non ha parlato».
Lo scorso 25 giugno infatti il procuratore Deidda ha deciso di dare una “spallata” alla situazione stagnante dei processi di morti per amianto alla Procura della Repubblica di Gorizia, avocando a sé tutti i fascicoli. La decisione è stata presa di fronte all’inerzia della Procura goriziana nell’affrontare le inchieste sulle “morti bianche” per mesotelioma pleurico ai cantieri navali, con decine di fascicoli mai giunti a dibattimento o richieste di archiviazione respinte dal Gip.
Secondo i dati diffusi dall’Aea, associazione esposti all’amianto, la Procura di Gorizia ha dichiarato di aver aperto circa 600 fascicoli d’indagine; solo per una decina di decessi è stata avanzata la richiesta di rinvio a giudizio per il reato di omicidio colposo.
In tutti i casi il Gip ha disposto la restituzione degli atti alla Procura per un supplemento di indagine o per la riunione dei fascicoli per il reato di omicidio colposo plurimo. Una situazione di assurdo stallo, che era stata recentemente segnalata anche da una commissione di controllo del Ministero, ma che infinite volte era stata denunciata proprio dall’Aea, che aveva segnalato l’assenza di “passi” verso una risoluzione dei processi, ma soprattutto l’assenza di rispetto di chi è morto d’amianto e delle famiglie provate da una tragedia senza fine.
Oltre alla decisione di avocare a sé i fascicoli, il Procuratore generale ha previsto di realizzare un “pool” d’indagine specializzato nella trattazione delle inchieste sulle morti correlate all’esposizione all’amianto.
Cristina Visintini





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