Il Piccolo, 11 novembre 2008 
  
L’EMERGENZA ABITATIVA IN CITTÀ  
Settanta famiglie sotto sfratto per morosità  
Allarme del Sunia: questi inquilini non possono accedere ad aiuti o bandi Ater  
IL SINDACATO ACCUSA L’AGENZIA DI RITARDARE IL RECUPERO DI 40 ALLOGGI SFITTI
 
 
Sono settanta le famiglie di Monfalcone alle prese con uno sfratto esecutivo e che rischiano di dover lasciare la loro abitazione a causa del decadere della proroga prevista dal governo. A lanciare l’allarme è il Sindacato degli inquilini che sottolinea come l’esclusione dal provvedimento di proroga per Monfalcone e Gorizia causerà gravi problemi alla realtà locale, già sotto pressione in materia di edilizia privata e di accesso al credito. Da anni la città dei cantieri ha ottenuto il riconoscimento dello status di città ad alta tensione abitativa, ma il requisito non si è rilevato sufficiente per vederla inclusa tra i centri in cui gli sfratti esecutivi subiranno un’ulteriore proroga in base al decreto ministeriale del 17 ottobre. «Riteniamo che siano una settantina le famiglie che a Monfalcone sono interessate al provvedimento di sfratto – spiega il segretario del Sunia, Sergio Donda – e la cosa grave è che si tratta di provvedimenti tutti dovuti a morosità degli inquilini». Insomma, molti monfalconesi non ce la fanno più a pagare l’affitto. E il fatto grave è che proprio la morosità è una delle cause che impediscono alle famiglie l’accesso a finanziamenti taglia-affitti o di sostegno da parte del Comune o dell’Ater.
«Chi viene segnalato per mancato pagamento del canone non può partecipare all’assegnazione Ater, e rimane escluso per tre anni dalle graduatorie», spiega il Sunia. Con il risultato che la situazione di queste famiglie si aggrava ulteriormente, visto che il mercato degli affitti a Monfalcone, a differenza di quello di acquisti e vendite, non sta registrando contrazioni. Quindi per una famiglia che si trova in difficoltà con il pagamento dell’affitto difficilmente potrà trovare una soluzione, se non indebitandosi ulteriormente. «Anche perché – spiega il segretario del Sunia – non sembra che al momento l’Ater si stia muovendo in direzione di recuperi di alloggi: all’uscita dell’ultimo bando ne erano stati garantiti una quarantina dall’Agenzia per i cittadini rimasti in graduatoria, ma in realtà gli appartamenti disponibili si contano sulle dita di una o due mani». Il mancato inserimento di Monfalcone e Gorizia tra i comuni che possano godere della proroga degli sfratti rischia dunque di avere gravi conseguenze.
«Finora, anche se una famiglia riceveva lo sfratto, aveva comunque tempo fino giugno 2009 per trovare una sistemazione – spiega Donda –, mentre senza proroga si riceve l’ordine di liberare l’appartamento entro il mese». E 70 famiglie per strada, anche se non a tutte la scadenza cade, naturalmente, nello stesso periodo, non sono cosa da poco. Preoccupazione per tale evento è stata espressa anche dal Comune. «In una situazione che continua a essere sempre molto difficile per quel che riguarda l’accesso alla casa – ha affermato l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin -, la non inclusione di Monfalcone rischia di complicare ancora di più il quadro». Fra l’altro la proroga decisa nel 2007 dal Governo Prodi era legata, ricorda l’assessore, alla realizzazione dei Piani casa da parte dei Comuni secondo quanto previsto dalla legge 9 dello scorso anno che stanziava dei fondi appositi, scomparsi con il nuovo governo.
Nel 2008 il Comune ha stanziato 128mila euro proprio per integrare lo stanziamento della Regione destinato ad alleggerire gli affitti troppo pesanti rispetto il reddito delle famiglie (arrivato comunque in misura ridotta rispetto il previsto, 766.405 euro a fronte di 493 domande ammesse a contributo). Ci sono poi i 14mila euro della convenzione con la Cooperativa Lybra per l’attivazione dello sportello Pronto casa, che aiuta a reperire un alloggio a prezzi accettabili. Altri 20mila euro servono a erogare i contributi a fondo perduto necessari a chi deve versare una caparra e non ha i contanti necessari, mentre 5mila euro alimentano il fondo di rotazione per i prestiti senza interesse concessi per questioni abitative.
In totale, quindi quest’anno il Comune spenderà oltre 300mila euro di fondi comunali per tamponare le difficoltà legate alla casa. Azioni alle quali si aggiunge anche l’incentivazione con sgravi fiscali degli affitti a canone concordato. Scelta efficace, visto che gli affitti a canone concordato sono cresciuti del 15% da dicembre 2007 a settembre 2008.
Elena Orsi

IL SINDACO PIZZOLITTO  
Casa Mazzoli, nessun ostacolo alla vendita
 
 
Il problema di casa Mazzoli, il vecchio e prestigioso stabile di via San Giovanni Bosco occupato fino a un mese fa da una ventina di abusivi, per il sindaco Gianfranco Pizzolitto «è un problema risolto». Dopo l’ordinanza di sgombero coatto emessa alcune settimane fa, di fatto, i nuclei familiari abusivi hanno tutti trovato una sistemazione con il sostegno economico dell’amministrazione, mentre uno dei «singoli» è incappato nelle maglie della giustizia per questioni di droga ed è finito in carcere. Di fatto nel grande stabile ormai quasi vuoto, «resiste» solo Gilberto Mattei, abusivo «storico» monfalconese. Ma le situazioni di maggiore rischio paiono ormai rientrate.
«Ormai tutte le famiglie con minori hanno trovato un’altra sistemazione, per cui non ci sono più ostacoli all’iter di vendita – spiega Pizzolitto -. Provvederemo a tenere sotto controllo la situazione per evitare che si ripetano occupazioni anche perchè lo stabile risulta pericoloso». Il Comune quindi intende dare il via il prima possibile al processo per la vendita. «Adesso dovremmo andare in gara, con un’asta che sicuramente vedrà la prima seduta andare deserta – spiega ancora il sindaco – e quindi sarà necessaria una seconda convocazione. Ma, da parte nostra, riteniamo che ormai tutto quello che si poteva fare è stato fatto, per cui la situazione è risolta». 
 
Complesso di via Bagni già a pezzi dopo 4 anni  
Muffe, mancanza di recinzioni, muri scrostati. Protesta dei residenti: «L’Ater non ci ascolta»
 
 
Cadono a pezzi le case Ater di via Bagni. Muri scrostati dall’umidità, mancanza di vialetti per i disabili e di recinzioni esterne, amianto sotterrato e non portato via in un’area ai confini con la Sbe, erba alta e giardini in disordine. Ora comincia a entrare anche acqua piovana al pianterreno delle abitazioni, mentre l’umidità che arriva dalle fondazioni, raggiunge un’altezza oltre i 40 centimetri sui muri perimetrali anche ai piani alti, con la conseguente formazioni di muffe, che in certi situazioni potrebbero creare seri danni specie a chi è allergico e ha problemi di respirazione. Sulle pareti esterne e ai piedi delle colonne, sono evidenti il distacco della malta, gli intonaci danneggiati, mentre le pitture hanno perso il colore e la consistenza. E’ di nuovo protesta nel villaggio delle case Ater di Panzano dove specie in questo periodo, le famiglie devono affrontare una serie di problemi. Sei edifici, 82 famiglie, con le prime case assegnate nel 2001, il resto nel 2004. Poi si sono trovati subito di fronte a una difficile realtà. La preoccupazione maggiore è che il piano base del villaggio di case sembra avere un’altezza anomala nel senso che avrebbe un livello inferiore a quello stradale. Quando ci sono le piogge abbondanti, via Bagni diventa come un fiume e l’acqua si riversa nei recinti delle abitazioni ed entra nelle case. «Guardi dove sono costretta a dormire – dice la signora Lucia mostrando le pareti della camera da letto – c’è più di mezzo metro in altezza di malte staccate e il letto matrimoniale è al centro della stanza. Con la pioggia dei giorni scorsi ho trovato le stanze allagate. Ho avvisato l’Ater ma nessuno ancora si è fatto vivo. Intanto ho chiamato una ditta per il lavoro più urgente poi vedremo chi dovrà pagare». Sebastiano Tricomi, uno dei sei capicasa, sostiene che i residenti si sentono abbandonati dalla gestione e difficilmente riescono a risolvere i problemi di assistenza. «La situazione – afferma – si è venuta a creare dopo la conclusione dell’esperienza del cosiddetto progetto Alice, composto dai capicasa, dal Comune e dall’Ater. Ha funzionato un po’ un anno fa, poi per mancanza di risorse il Comune si è ritirato, è finita la collaborazione ed è molto difficile avere contatti immediati con Ater».
Protesta anche la signora Laura che da 5 anni attende ancora una squadra degli operai di Ater per mettere a posto la propria terrazza dove le cui pareti danno un’immagine eloquente del degrado in atto. «Hanno fatto un paio d’anni fa il sopralluogo – ribadisce – dicendo “ci vediamo”. Da allora li aspetto ancora». I residenti lamentano, inoltre, diversi furti da malviventi che arrivano da fuori senza difficoltà, in quanto mancano le recinzioni più volte promesse e mai arrivate. «A un anno di distanza con un incontro fatto con l’ex assessore Montagnani – dicono i residenti – il Comune, inoltre, non ha ancora preso provvedimenti per la pulizia della strada. Ha messo la spazzatrice che funzione la domenica mattina dove alle 8 la gente si dovrebbe alzare per spostare le auto».
Ciro Vitiello