Il Piccolo, 27 novembre 2008 
  
DOMANDE IN COSTANTE CRESCITA  
Carta Famiglia: 600 richieste ma solo 50mila euro disponibili
 
 
Sono seicento domande, ma solo 50mila euro. Sempre di più, mano a mano che aumentano le richieste di attivazione della Carta Famiglia, i fondi destinati al Comune di Monfalcone risultano insufficienti. E tutte le speranze dell’amministrazione vanno verso gli aiuti previsti a livello nazionale, anche se ancora non si sa, nel dettaglio, quanti saranno e in che modo verranno distribuiti a Monfalcone. È probabile che, facendo le necessarie previsioni, i nuclei familiari interessati saranno quelli che già hanno chiesto di essere inseriti nella Carta famiglia e nella richiesta di aiuti finanziari. Ovvero, rispettivamente, 600 e 111 nuclei famigliari. Il che significa che almeno 700 sono le persone potenzialmente interessate ai bonus nazionali previsti. «Ancora non sappiamo nel dettaglio in che modo tali provvedimenti verranno applicati a Monfalcone – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin –. La sola cosa di cui siamo certi, al momento, sono i fondi per la Carta famiglia, che rimangono quelli precedentemente fissati, ovvero 50mila euro. Anche per questo stiamo attendendo nel contesto generale di capire che cosa farà la Regione, visto che 50mila euro per 600 famiglie sono troppo pochi. Avevamo pertanto deciso di utilizzare le risorse a livello mandamentale, ma se a Monfalcone che è la città più importante sono pervenuti 50mila euro, è evidente che alle altre città sono pervenuti ancora meno fondi». Anche per questo al momento l’applicazione dei fondi sulla Carta è bloccato, visto che ci si aspettava qualche comunicazione da parte della Regione su eventuali implementazioni dei fondi per poterli usare al meglio. Le richieste per la Carta famiglia infatti sono in continuo aumento, come rivelato dagli stessi servizi sociali negli scorsi giorni: erano circa 400 a inizio luglio e sono divenute 600 a fine di questo mese. Il provvedimento era stato voluto dalla giunta Illy a sostegno delle famiglie numerose con un reddito inferiore a 30 mila euro all’anno. La carta infatti prevede diverse gradazioni di benefici, suddivise in tre fasce: fascia ad alta intensità (famiglie con tre o più figli a carico e Isee non superiore a 30mila euro, ad esempio uno sconto fino a 300 euro l’anno sulla bolletta della luce), fascia a media intensità (famiglie con due figli a carico e Isee del nucleo familiare non superiore a 30mila euro), fascia a bassa intensità (famiglie con un figlio a carico e Isee non oltre i 30mila euro. limite superabile solo in un caso di con 4 o più figli.

LE RILEVAZIONI DELLA FEDERCONSUMATORI  
Giù i prezzi, risparmi sulla spesa fino a 18 euro  
In calo uova, tonno e caffè. Crescono invece pane, prosciutto, pasta, zucchine e dentifricio
 
 
Oltre 80 centesimi per il prosciutto San Daniele, venti per le zucchine, 70 per il pane pugliese. Ancora una volta il paniere dei prezzi della Federconsumatori rivela un aumento non indifferente dei prezzi dei generi alimentari nei negozi della città. Se gli altri prezzi grossomodo rimangono stabili, infatti, ci sono alcuni aumenti non da poco che spiccano all’interno delle categorie monitorate. E rivelano ancora una volta che i prezzi sono in ascesa, a volte molto sostenuta.
I PREZZI. Gli aumenti più consistenti, come detto, si registrano nel pane (il pugliese passa da 2,99 a 3,40), nel prosciutto San Daniele (che passa da 1,98 a 2,65), e nelle zucchine (da 1,78 a 1,98). Anche il prosciutto cotto non scherza: passa da 1,19 a 1,79, con un aumento di 60 centesimi. Aumenta, curiosamente, anche un bene che certo non è legato alla stagionalità, ovvero il dentifricio, che passa da 1,90 a 2,70 euro. Altri cambiamenti sono per la pasta (+ 2 centesimi). Particolare il caso delle patate, che possono crescere di 6 centesimi in una struttura e calare di 20 in un’altra. Per fortuna ci sono anche delle notizie positive, come il calo del costo delle uova (-14 centesimi), del caffè (-30 centesimi), del tonno (-50), delle carote (-20).
LA SPESA TOTALE. Rimane invece costante il gap tra una spesa e l’altra, a seconda della scelta su prodotti di marca e non d marca. Per quanto riguarda la Coop, per esempio, lo stesso carrello riempito con prodotti non di marca costa 18 euro in meno di quello «firmato». Più contenuta la Cityper, in cui la differenza si ferma a 16 euro. Oltre 17 euro è invece il divario tra le due spese all’Emisfero, mentre l’Eurospar si colloca anche a 16 euro. Le ultime due strutture sotto esame, la Bennet e l’Ipercoop, si collocano rispettivamente in una differenza tra le due spese di 14 euro e ben 20 euro. La decisione di mettere a confronto le varie spese è stata presa dalla Federconsumatori per rendere evidente subito, ad una prima occhiata, di quanto è il risparmio di una famiglia che decide per una spesa non di marca effettuata con gli stessi identici prodotti.
Alla fine del primo periodo di misurazione, l’associazione dei consumatori provvederà a stilare un bilancio dell’andamento, come fatto per le precedenti occasioni.
IL MONITORAGGIO. Al momento, il progetto, che come detto è durato sei mesi, ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityper, Coop, Ipercoop Gradisca, Despar, Emisfero). I risultati sono poi anche pubblicati sul sito del Comune, e su degli schermi predisposti nella sede centrale, e appesi alle bacheche dei Comitati di rione. I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, cosa che sembra appunto confermata dalle ultime rilevazioni.
Adesso la misurazione proseguirà fino al prossimo mese, quando la Federconsumatori stopperà fino a inizio anno l’attività di misurazione (causa la presenza degli sconti e iniziative promozionali in vista del Natale). Tutto riprenderà a inizio 2009 per proseguire altri tre mesi.
Elena Orsi