Comunicato stampa su Ater e disagio abitativo

Intervento in merito alle dichiarazioni del direttore dell’Ater Sergio De Martino pubblicate sulla stampa locale in data 21 novembre 2008.

Tali dichiarazioni esemplificano il grave ritardo di discussione, oggigiorno presente a sia livello territoriale quanto a quello nazionale, in merito alla crisi globale e strutturale che sta per investirci nei suoi effetti più deleteri senza che alcun esperto sia in grado di prevedere quale sarà la sua durata.
In quest’ottica diventa indispensabile arrivare ad una nuova visione riguardo il servizio pubblico, in tutte le sue declinazioni, per riformularlo in un ambito dei beni comuni che devono essere accessibili alla cittadinanza.
Come garantita deve essere la dignità della persona per quanto riguarda l’esistenza complessiva.
E’ scandalosa l’intenzione del governo di affrontare la crisi offrendo un obolo di povertà ad una ristretta fascia di cittadini già da tempo al limite della marginalità sociale e, dall’altra parte, approfittare della situazione per regalare fiumi di denaro ai grossi speculatori con le cosiddette infrastrutture, alle banche e alle finanziarie, veri colpevoli globali della crisi in atto, che potranno così continuare a lucrare concentrando nelle mani di pochi la maggior parte delle risorse.
Non possono essere i cittadini a pagare una crisi certamente non causata da loro.
Nella provincia di Gorizia, e a Monfalcone in particolare con una tensione abitativa alle stelle, l’Ater è probabilmente il primo ente che deve assumere il valore di bene comune.
Le parole di De Martino risuonano di una volgarità insostenibile quando lanciano la campagna contro coloro che non riescono più a pagare l’affitto. Dimostra di essere con la testa su un altro pianeta e di non aver lontanamente intenzione di capire cosa gli sta succedendo attorno.
Alla luce di queste esternazioni si capisce molto bene quanto lo sgombero di quattro abusivi in via Volta manu militari era solo la prova generale di come i dirigenti Ater intendano muoversi in futuro.
Come è assordante il silenzio che tutta la classe politica, molto spesso connivente con chi ha determinato questo disastro sulla questione dell’abitare, sta consapevolmente attuando.
De Martino si dimostra indegno di ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato e sarà meglio per tutti se, quanto prima, lasci l’incarico e si metta a fare qualcos’altro di meno nocivo per il tessuto sociale.
Crediamo invece che l’atteggiamento di rifiuto di versare l’affitto, che un certo numero di inquilini sta attuando, sia comprensibilissimo nell’attuale contesto economico e politico.
Anzi, ci sembra che gli unici dispositivi sui quali vale la pena di ragionare sia la regolarizzazione delle forme di sospensione degli affitti, almeno fino al superamento della crisi e per un tempo comunque non inferiore ai prossimi due anni, nella gestione delle case pubbliche sia dell’Ater che di quelle di proprietà comunale.
Monfalcone è stato uno dei primi comuni non capoluogo ad ottenere lo status di “alta tensione abitativa”. A distanza di anni si può tranquillamente affermare che il provvedimento è stato una mera copertura al nulla dal momento che non ha prodotto alcun effetto di rilievo – anche il tanto citato percorso di autorecupero è ormai avviato verso lo stesso destino – mentre la speculazione è andata avanti spedita riempiendo ogni spazio libero in città di cemento e appartamenti che ora nessuno è in grado di permettersi.
La giunta vada quindi a elaborare, quanto prima, delle politiche di forte calmieramento degli affitti privati, cosa che fin’ora si è ben guardata dal fare.

Monfalcone, 01 dicembre 2008
Mauro Bussani, Presidente dei Verdi della Provincia di Gorizia.

 

Messaggero Veneto, 04 dicembre 2008
 
I Verdi attaccano i vertici dell’Ater 
Monfalcone: Bussani critica i 40 sfratti per morosità degli assegnatari «Indegna campagna contro coloro che non riescono a pagare l’affitto»

 
MONFALCONE. In città sono previsti 40 sfratti dagli alloggi Ater, sfratti decisi per morosità degli assegnatari: di questi, 17 sono già stati eseguiti e gli altri sono in corso di esecuzione. La determinazione nell’eseguire i provvedimenti è data dal fatto che in un anno le morosità sono raddoppiate e non sempre sono dovute a crisi economica delle famiglie, ma sarebbero morosità ingiustificate. Proprio perchè sono mancati pagamenti ingiustificati e sopratutto rilevati nella fascia C, ovvero in fascia medio-alta, con un reddito indicatore di oltre 20 mila euro l’anno, l’Ater ritiene di dover intervenire in modo irreprensibile senza concedere sconti di nessun genere.
Ma la scelta dell’Ater viene messa sotto accusa da Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi che afferma come le parole del direttore De Martino risuonino «di una volgarità insostenibile, quando lanciano la campagna contro coloro che non riescono più a pagare l’affitto. Dimostra di essere con la testa su un altro pianeta e di non aver lontanamente intenzione di capire cosa gli sta succedendo attorno. Alla luce di queste esternazioni si capisce molto bene quanto lo sgombero di quattro abusivi in via Volta “manu militari” era soltanto la prova generale di come i dirigenti Ater intendano muoversi in futuro».
Bussani parla poi di «assordante silenzio» di tutta la classe politica, «molto spesso connivente con chi ha determinato questo disastro sulla questione dell’abitare. De Martino – dice Bussani – si dimostra indegno di ricoprire il ruolo che gli è stato assegnato e sarà meglio per tutti se, quanto prima, lascia l’incarico e si mette a fare qualcos’altro di meno nocivo per il tessuto sociale».
L’esponente dei Verdi sostiene quindi la decisione di un certo numero di inquilini Ater che si rifiutano di pagare l’affitto e anzi «ci sembra – aggiunge – che gli unici dispositivi sui quali vale la pena di ragionare sia la regolarizzazione delle forme di sospensione degli affitti, almeno fino al superamento della crisi e per un tempo comunque non inferiore ai prossimi due anni, nella gestione delle case pubbliche sia dell’Ater che di quelle di proprietà comunale».
Monfalcone è stato uno dei primi Comuni non capoluogo a ottenere lo status di “alta tensione abitativa”, ma a distanza di anni nulla sarebbe stato fatto per risolvere questa situazione e anche il percorso di autorecupero, secondo Bussani, sarebbe ormai avviato verso lo stesso destino.
«La giunta dovrebbe elaborare, quanto prima, politiche di forte calmieramento degli affitti privati, cosa che finora si è ben guardata dal fare. In quest’ottica diventa indispensabile arrivare a una nuova visione riguardo il servizio pubblico, in tutte le sue declinazioni, per riformularlo in un ambito dei beni comuni che devono essere accessibili alla cittadinanza. Non possono essere i cittadini a pagare una crisi certamente non causata da loro. Nella provincia di Gorizia, e a Monfalcone in particolare con una tensione abitativa alle stelle, l’Ater – conclude Bussani – è probabilmente il primo ente che deve assumere il valore di bene comune».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 04 dicembre 2008
 
Verdi contro l’Ater per la linea dura con i morosi 
Mauro Bussani chiede una «moratoria» di due anni alla luce del periodo di crisi

 
Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi, censura il direttore dell’Ater di Gorizia Sergio De Martino, «colpevole di aver lanciato una campagna contro coloro che non riescono più a pagare l’affitto. Dimostra – afferma Bussani – di non aver lontanamente intenzione di capire cosa gli sta succedendo attorno. Tali dichiarazioni – aggiunge Bussani – esemplificano il grave ritardo di discussione, oggi presente a sia livello territoriale quanto a quello nazionale, in merito alla crisi globale e strutturale che sta per investirci nei suoi effetti più deleteri». In quest’ottica, afferma Bussani, diventa indispensabile arrivare a una nuova visione riguardo il servizio pubblico, in tutte le sue declinazioni, per riformularlo in un ambito dei beni comuni che devono essere accessibili alla cittadinanza. Come garantita deve essere la dignità della persona per quanto riguarda l’esistenza complessiva. «Non possono essere i cittadini – afferma il presidente dei Verdi – a pagare una crisi certamente non causata da loro. Nella provincia di Gorizia, e a Monfalcone in particolare, con una tensione abitativa alle stelle, l’Ater è probabilmente il primo ente che deve assumere il valore di bene comune. Alla luce di queste esternazioni si capisce molto bene quanto lo sgombero di 4 abusivi in via Volta manu militari era solo la prova generale di come i dirigenti Ater intendano muoversi in futuro. Come pure è assordante il silenzio – che tutta la classe politica sta consapevolmente attuando».
Da qui l’invito di Bussani a De Martino a dimettersi. «Crediamo – conclude Bussani – che l’atteggiamento di rifiuto di versare l’affitto, che un certo numero di inquilini sta attuando, sia comprensibilissimo nell’attuale contesto economico e politico. Anzi, ci sembra che gli unici dispositivi sui quali vale la pena di ragionare sia la regolarizzazione delle forme di sospensione degli affitti, almeno fino al superamento della crisi e per un tempo comunque non inferiore ai due anni».

Messaggero Veneto, 03 dicembre 2008
 
Il presidente dell’Azienda territoriale ammette: nel 2008 il numero delle persone insolventi è aumentato 
La crisi economica attanaglia anche il settore dell’edilizia popolare: c’è il problema di chi accende un mutuo e non riesce a farvi fronte
Affitti, 425 mila euro non pagati 
È il debito maturato in anni dagli inquilini morosi dell’Ater

 
Affitti non pagati per 425 mila euro. È questo il debito maturato nel corso degli anni dagli inquilini morosi dell’Ater che, per un qualche motivo, non riescono a far fronte al canone, anche se ridotto rispetto a quelli del mercato privato, visto che si parla di alloggi popolari. «Sì, la cifra è decisamente elevata – ammette il presidente, Roberto Grion –, anche se va precisato che si tratta di un dato complessivo riguardante tutto l’ammontare del debito». 
«Bisogna però evidenziare – aggiunge lo stesso Grion – pure che, nel 2008, il numero degli inquilini insolventi è decisamente aumentato».
La crisi economica, dunque, si avverte anche nel settore degli alloggi popolari e le motivazioni che portano sempre più famiglie a non essere in grado di pagare l’affitto sono sempre le stesse, ovvero l’espulsione dal mondo del lavoro e il carovita che “massacra” il bilancio familiare. Ma c’è anche un altro elemento molto preoccupante ed è quello riguardante i nuclei che, in passato, hanno aderito alla campagna di vendita degli alloggi attivata dall’Ater e hanno deciso di acquistare l’appartamento dall’Agenzia territoriale per l’edilizia residenziale accendendo un mutuo.
«Alcuni lo hanno fatto con le banche – spiega Grion – e altri direttamente con il nostro ente. Ebbene, in agosto c’erano insoluti riguardanti le rate dei mutui contratti con l’Ater per 44 mila euro, con un notevole aumento rispetto a cinque mesi prima».
Anche in questo caso, a dire il vero, i tassi d’interesse non erano molto elevati, ma ugualmente la gente non ce la fa a pagare.
«E ciò che dispiace è il fatto che per qualcuno, soprattutto nel Monfalconese, le autorità preposte hanno già avviato le procedure per la vendita all’asta dell’abitazione – riferisce Grion –. Purtroppo l’Ater non può fare nulla per evitare queste situazioni».
La crisi, dunque, sta colpendo duro anche nell’Isontino, soprattutto le cosiddette fasce di cittadini a basso e medio reddito, ovvero quelle che vivono negli alloggi popolari. È vero che, come accade nel mercato privato, c’è un numero fisiologico di nuclei familiari che non riesce a pagare l’affitto o la rata del mutuo, ma la notizia è che questo numero è stato oggi abbondantemente superato a evidenziare che le gravi problematiche economiche di cui si sente tanto parlare non riguardano più e solo le banche e le Borsem, ma la vita reale dei cittadini, anche nell’Isontino e anche qui c’è sempre più gente che perderà la casa perché il proprio reddito non le consente più di affrontare l’impegno assunto inizialmente.
Ciò che preoccupa maggiormente è il fatto che queste insolvenze si inseriscono in un quadro generale particolarmente negativo sotto l’aspetto produttivo e, quindi, occupazionale. È da qui, prevalentemente, che arrivano, a cascata, tutti gli altri problemi.
Patrizia Artico 

E molti riconsegnano la casa
LE CONSEGUENZE

 
Mentre cresce il numero delle famiglie che non riesce a pagare l’affitto a fine mese, ce ne sono anche molte che riconsegnano l’alloggio all’Ater. Solitamente accade perché c’è un aumento del reddito e, quindi, si trova altre soluzioni abitative o, in alcuni casi, perché la persona cui era assegnato l’appartamento è deceduta e, quindi, l’alloggio torna in circolazione.
A novembre di quest’anno le case riconsegnate erano 51, alcune delle quali senza necessità di manutenzione, per cui immediatamente ricollocabili e altre, invece, bisognose di interventi, di piccola o grande entità, a seconda del caso. L’Ater, peraltro, allo stesso periodo, aveva rassegnato un numero analogo di appartamenti, ovvero 56. In ogni caso, c’è sempre un parco appartamenti “vuoto”. A novembre ce n’erano 97, un numero ritenuto fisiologico, in quanto non sono sempre gli stessi, come qualcuno potrebbe immaginare, ma ne arrivano costantemente di nuovi, visto che ci sono i riconsegnati che entrano e gli assegnati che escono. Di questi 97 ce ne sono 7 in corso di assegnazione, 21 in cui si stanno eseguendo lavori di manutenzione ordinaria e altri 28 soggetti a manutenzione straordinaria. Altri sei sono in attesa di affidamento lavori e 23 in attesa di programmazione anche se l’intervento di sistemazione è già finanziato.
Infine ce ne sono cinque inseriti in programmi definiti complessi e altre sette in attesa di definizione. In ogni caso, come detto, gli alloggi vuoti non rimangono tali a lungo se sono già abitabili, mentre l’attesa è maggiore a seconda dell’entità dell’intervento di sistemazione necessario. (p.a.)

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