Il Piccolo, 31 dicembre 2008
INDUSTRIA
Lavoro e occupazione le emergenze del 2009
Cresce la crisi, solo in parte attutita dai previsti arrivi della Seaway e di Beneteau
L’augurio che il sindaco Gianfranco Pizzolitto rivolge a tutti i concittadini e a se stesso è quello di «resistere a questo momento di difficoltà della nostra economia». Il pensiero va immediato ai 340 cassintegrati della Eaton Automotive e delle altre aziende del territorio che sono già state coinvolte dalla recessione mondiale.
«Siamo quindi pronti a sostenere il settore sociale per fare fronte ai bisogni dei nostri cittadini – afferma il sindaco -, coinvolti dalle difficoltà delle aziende in cui lavorano». Eppure, nonostante le ripercussioni della recessione, che sta colpendo con maggiore forza le attività legate al settore dell’auto, come Eaton Automotive, il sindaco tiene a ricordare alcuni elementi in controtendenza rispetto l’andamento in negativo del «sistema Italia». «Penso alla prossima apertura dello stabilimento nautico della slovena Seaway lungo il canale Est Ovest, 120 posti di lavoro, e al prossimo insediamento nella stessa area – spiega Pizzolitto – della francese Beneteau, leader mondiale nella costruzione di imbarcazione a vela, che a Monfalcone creerà 150 posti di lavoro. Per la sua logistica Monfalcone continua ad avere qualche carta in più e conforta anche l’atteggiamento di Fincantieri che è positivo nonostante le difficoltà del momento». La situazione è comunque davvero grave, secondo il sindaco, perché a pagare le conseguenze più pesanti in questo momento sono «operai che hanno una paga comunque insufficiente». «Sono stato in mezzo ai lavoratori della Eaton alla vigilia di Natale – dice Pizzolitto – che hanno espresso grandi preoccupazioni, a ragione». La tenuta dell’economia e l’eventuale sostegno ai lavoratori e alle famiglie coivolte dalla crisi sono quindi i problemi più importanti che l’amministrazione comunale si troverà ad affrontare nel corso del 2009.
Il sindaco conferma quindi grande attenzione al settore sociale, che comunque «non è mai venuta meno». «L’assessorato alle Politiche sociali si sta muovendo bene – afferma Pizzolitto -. Basti pensare ai tentativi per assorbire la tensione abitativa o i servizi offerti per la mediazione dei conflitti e in futuro per la mediazione culturale e linguistica. Ho piena fiducia nell’assessore Cristiana Morsolin che è sui problemi del suo settore e della città». In complesso, comunque, il sindaco promuove la sua squadra, appena uscita da un nuovo rimpasto, frutto di un chiarimento all’interno della maggioranza. «Credo quindi che arriveremo al 2011 senza problemi – dice Pizzolitto -. Si tratta di essere disponibili a confrontarsi sempre». Il sindaco ritiene però indispensabile ora rilanciare l’azione politica «anche rispetto la questione morale». «Credo che Monfalcone possa dire la sua anche su questo fronte – aggiunge – ed è mia ferma intenzione porre alcune questioni politiche». Anche all’interno del Pd e con l’obiettivo di catalizzare le forze di centrosinistra. Alla piena ripresa dell’attività amministrativa a inizio gennaio il sindaco Pizzolitto è intenzionato però anche a riprendere il ragionamento sulla cessione del ramo gas-energia di Iris, perché «è necessario sgombrare il campo da eventuali giochi delle parti». (la. bl.)
Il Piccolo, 20 ottobre 2009
SEGNALI INCORAGGIANTI A FRONTE DELLA CRISI
È ripresa, il Polo nautico torna ad assumere
Per Mmgi, Lepanto, Alto Adriatico e Cadei il peggio sembra passato. E si attende l’apertura di Seaway e Beneteau
di ELISA COLONI
Un settore che non sembra conoscere crisi e che è riuscito a stare in piedi nonostante le turbolenze finanziarie degli ultimi due anni. Sembra proprio che la nautica possa essere considerata a pieno titolo una delle carte vincenti per lo sviluppo e il futuro di Monfalcone. Stando ai numeri, infatti, i cantieri nautici insediati lungo il canale Est-Ovest (che conta quasi 700 posti barca) godono di buona salute. Tra il 2007 e il 2009 il numero di addetti è aumentato quasi dappertutto e il giro d’affari, nonostante un lieve rallentamento del mercato nel secondo semestre del 2008, risulta in crescita o in pareggio per quasi tutti gli operatori.
Una situazione, dunque, ben diversa da quella vissuta da molte imprese operanti in altri settori merceologici, che patiscono invece i colpi della crisi, con serie ripercussioni sul fronte occupazionale. A Monfalcone, la costruzione delle imbarcazioni da diporto, il rimessaggio e la gestione di posti barca, sembrano attività floride e destinate a crescere. Non bisogna infatti dimenticare che, accanto alle realtà storiche e da tempo radicate nel canale Est-Ovest, sono in arrivo dei ”pezzi grossi”: la slovena Seaway, che sta per sbarcare a Monfalcone dando lavoro a 120 persone e il gruppo francese Beneteau, che impiegherà altrettanti addetti (sono in arrivo anche nuovi ormeggi per altre 500 barche previsti dal progetto Terme). Bisogna poi considerare, quando si snocciolano i numeri relativi all’occupazione, che attorno ai cantieri nautici orbita un indotto consistente: per ogni lavoratore diretto ne esiste almeno uno di una ditta esterna.
Tra le società che sembrano sfidare la crisi con successo c’è la Mmgi Shipyard, specializzata nella nautica di lusso, che conta 24 addetti, ma mira a ”fare il botto” nei prossimi due anni, aumentando il fatturato del 32% (già nel 2008 era stato di 5 milioni di euro) e l’occupazione del 18%.
Silvia Pozzerle e Marco Quintarelli, responsabili della Marina Lepanto Yachting, che tra il 2007 e il 2009 è passata da 14 a 17 dipendenti tra impiegati e operai, spiegano: «Possiamo affermare di essere usciti indenni dalla crisi. Per quanto riguarda i posti-barca, le cose sono andate benissimo: tra il 2008 e il 2009 abbiamo registrato un aumento del 20% circa negli affitti. Un balzo legato anche al fatto che la nostra è un marina nuovo, in fase di crescita e non giunto ancora a regime. Però è di certo un dato positivo e confortante. Sull’altro versante, quello della commercializzazione delle imbarcazioni, gestita dalla Meridiana Rent – continuano i due resposabili della società – abbiamo registrato qualche rallentamento, ma la situazione è tornata alla normalità. Nella seconda metà del 2008, infatti, abbiamo assistito a una temporanea flessione delle vendite, del 30% circa. I conti sono però tornati in pareggio quest’anno». Per quanto riguarda gli addetti della Marina Lepanto, dei 17 dipendenti, quasi tutti sono italiani, tre soltanto provengono dallo Sri Lanka.
Anche nel Cantiere Nautico Cadei, che si occupa di produzione, rimessaggio e ormeggio, il numero di addetti è aumentato: da quattro del 2007 si è passati agli attuali sei. Una crescita all’apparenza irrisoria, ma che deve essere presa con le debite proporzioni e considerando il momento, delicatissimo, per il mondo dell’impresa italiano. «Nel 2008 abbiamo registrato un calo nelle vendite del 10-15% – afferma la titolare Rosa Cadei – ma nel 2009 siamo tornati in pareggio. Possiamo dire di essere stati solamente sfiorati dalla crisi. Ad altri è andata peggio. I nostri dipendenti? Tutti ”nostrani”. Le professionalità (in primis i falegnami, ndr.) si trovano ancora abbastanza facilmente qui».
Specializzato nella costruzione di imbarcazioni da diporto anche il Cantiere Alto Adriatico, che conta nove addetti, di cui sei dipendenti e tre soci lavoratori (questi ultimi sono falegnami, di cui due italiani e uno sloveno). «Abbiamo assistito a un lieve rallentamento dell’attività nella seconda parte del 2008 – spiegano dal cantiere – ma si è trattato semplicemente di slittamenti: alcune commesse sono arrivate un paio di mesi in ritardo rispetto al solito. Ma il dato fondamentale è che, alla fine, gli ordini li abbiamo ricevuti. Possiamo quindi dire che, a differenze di tanti altri comparti, da noi la crisi è stata fortunatamente solo di passaggio».
Messaggero Veneto, 21 ottobre 2009
Riscontri positivi dall’81% delle ditte interpellate
Piccole-medie aziende, segnali di ripresa dalla ricerca del Consorzio industriale
MONFALCONE. Un dato positivo per l’81% delle imprese interpellate, una forza lavoro che supera le 1.700 unità: è il bilancio 2007-2008 del settore delle piccole-medie industrie, terziario e artigianato presenti nella zona industriale di Monfalcone e Staranzano, secondo l’analisi condotta dal Consorzio industriale su oltre 120 aziende.
«In un periodo di innegabile difficoltà economica, il panorama dell’imprenditoria locale ha saputo resistere e mantenere attivo lo scenario industriale ed economico sul territorio – spiega il presidente del Consorzio, Renzo Redivo –. I numeri della ricerca infatti parlano chiaro: l’81% delle imprese ha detto d’aver aumentato il livello occupazionale o averlo mantenuto stabile, con un bilancio positivo sul numero degli occupati».
La ricerca è stata condotta su 121 aziende. Quelle che hanno risposto sono state 85, confermando un totale di 1.729 occupati nel 2007 e 1.738 nel 2008, con un aumento di 9 occupati che salgono a 20 se si considerano solo piccole e medie imprese (sotto i 250 dipendenti). Nel dettaglio, le imprese che hanno dichiarato una crescita d’occupazione sono state 23 (28%), quelle che hanno dichiarato d’aver mantenuto lo stesso livello sono 56 (oltre il 64%: di queste, 27 sono imprese uninominali) e quelle che invece hanno registrato una diminuzione del livello occupazionale sono state 16 (19%).
Il Consorzio ha posto sempre attenzione ai problemi di lavoratori e imprese, che stanno facendo enormi sforzi per superare un periodo di forti oscillazioni di mercato e restare competitive.
Fondamentale, in particolare, la capacità di creare un dialogo tra piccole e medie imprese facendo sistema con ricerca e università: così si è voluto soprattutto accogliere nuovi insediamenti nel quadro dello sviluppo sostenibile.
Ruolo del Consorzio è in primo luogo quello di fare sistema con altre realtà industriali-economiche quali Area di ricerca di Trieste per l’innovazione, Eine (enti di industrializzazione del Nordest) e in particolare Ficei (federazione italiana Consorzi enti) sfruttando similitudini e problemi comuni in molte zone industriali. In questo momento si punta a realizzare e migliorare le infrastrutture, grazie anche al supporto della Regione, indispensabile per l’imprenditoria privata nel riuscire a ottimizzare il ciclo produttivo, rendendo le aree il più possibile competitive e al servizio dell’azienda.
La nautica, di grande importanza nel Monfalconese, ha dato segnali positivi perché ha registrato un andamento anticiclico rispetto alla crisi che ha interessato gli altri settori merceologici, permettendo al sistema Monfalcone-industria, che pure ha risentito del difficile momento economico, di reagire in modo positivo: la progettazione e la produzione di imbarcazioni è proseguita, anche se non a pieno regime.
In conclusione, dai dati occupazionali rilevati statisticamente emerge che vi è un rapporto equilibrato tra aziende e territorio pur nelle oscillazioni del mercato: piccole e medie imprese delle aree industriali consortili stanno cercando di fronteggiare questo periodo nero per l’economia, il Consorzio ha cercato negli anni di agevolare la diversificazione del tipo d’attività produttive (dal manifatturiero alla nautica alle aziende produttrici di fonti rinnovabili).
Cristina Visintini
Il Piccolo, 22 ottobre 2009
Piccole imprese in crisi e con pochi soldi in cassa
Giorgio Lorenzoni (Cna): «La disponibilità di liquidi è scesa del 30% in un anno»
Musig (Bcc Turriaco): «Nel Mandamento le micro-aziende stanno vivendo serie difficoltà economiche»
Il flusso di cassa delle piccole e piccolissime imprese del Monfalconese – ovvero la differenza tra il totale delle entrate e il totale delle uscite – è diminuito del 30% circa rispetto a 12-18 mesi fa. A evidenziare la portata del problema è il presidente provinciale della Cna Giorgio Lorenzoni, che approfondendo le difficoltà degli imprenditori in termini di disponibilità di liquidità fresca e sottolinea: «La situazione è difficile e le imprese dedicano attenzione e risorse crescenti alla riscossione dei crediti. Una partita che in alcuni casi è decisiva per la stabilità stessa dell’azienda. Questo è dovuto al fatto che, da un lato, stanno calando le commesse mentre dall’altro i tempi dei pagamenti si stanno sensibilmente allungando».
Il risultato sono le casse vuote delle aziende, costrette ad aprire linee di credito per fare fronte alla mancanza di contante per coprire le spese vive: tra queste, le bollette delle singole utenze, l’acquisto di prodotti e materiali e la manutenzione ordinaria dei macchinari.
«Nelle ultime settimane sono diventati operativi diversi protocolli d’intesa con il mondo del credito – aggiunge Lorenzoni – ma uscire da questo momento di difficoltà non è semplice, soprattutto per le realtà meno strutturate». Analogo il punto di vista di Andrea Musig, direttore della Banca di credito cooperativo di Turriaco che, nel Mandamento, rappresenta un punto di riferimento per decine di microimprese. «L’onda lunga della crisi ora sta colpendo i piccoli imprenditori. Molti di loro sono oggettivamente in difficoltà – ammette il responsabile dell’istituto bisiaco -. Ormai, la crisi si sta facendo sentire da un anno ed è inevitabile che ci siano dei problemi. L’odierno costo del denaro, particolarmente conveniente, ha permesso di stabilizzare almeno in parte la situazione. Una situazione che, lo ripeto, resta comunque difficile». Anche perché diverse aziende si trovano in acque tempestose da ben prima della crisi, trascinandosi una serie di limiti che ora emergono in modo quasi dirompente. Difficile dire con quali tempi – e, soprattutto, a quale prezzo – si tornerà alla normalità. Le piccole e piccolissime imprese, infatti, specie quelle che lavorano come contoterziste, sono condizionate da dinamiche sulle quali non riescono a incidere. E trovare nuove nicchie di mercato nelle quali operare richiede tempo e investimenti». (n.c.)
IMPRENDITORI A CACCIA DI LIQUIDITÀ PER NON RISCHIARE IL FALLIMENTO
Le aziende recuperano crediti con l’investigatore
È triplicato il ricorso alle agenzie private. Si cerca di ”rastrellare” anche beni mobili e immobili
di LAURA BORSANI
Aziende finite nel baratro del fallimento, ricorrono all’investigazione privata per cercare di rastrellare i crediti vantati. Piccole imprese, a conduzione familiare o con 5-6 dipendenti, monomandatarie o con un portafoglio-clienti limitato a 2-3 committenze di un certo livello, che, di fronte alle mancate riscossioni, spesso arrivano davanti all’investigatore privato quale ”ultima spiaggia”. Con l’ingiunzione di pagamento in mano, infatti, ottenuta tramite le vie legali, gli imprenditori chiedono ai professionisti di aiutarli a ”portare a casa” quanto possibile, pena la chiusura dell’azienda. È anche questo un segnale della crisi economica in città e nel mandamento.
Il ricorso all’investigazione privata per questo tipo di prestazione finalizzata al recupero di crediti o beni mobili e immobili alternativi, è triplicato nell’ultimo anno, spiegano da alcune agenzie investigative del Monfalconese. Si parla di una quarantina di aziende strette nella morsa degli incassi mancati. Crediti che oscillano dal milione di euro fino a 20mila euro. Addirittura si vogliono recuperare ”ammanchi” di 5 o 2mila euro pur di ”fare cassa”. «La grave assenza di liquidità – fanno notare gli operatori del settore investigativo privato -, costringe le imprese a recuperare il recuperabile».
Si tratta di attività produttive di diversa tipologia, nell’ambito del settore artigianale, dell’officina, dei materiali plastici e dell’indotto in genere, anche legato alla cantieristica. Ci sarebbero altresì fornitori commerciali di materiali per le aziende.
E l’investigatore arriva quando spesso è tardi. Quando, spiegano gli operatori, risalendo alla ”storia” dell’impresa debitrice, si scopre che ha già chiuso i battenti lasciando in strada i propri dipendenti. Ci sono situazioni in cui quando l’imprenditore avvia gli accertamenti non riuscendo ad incassare i crediti, l’azienda insolvente risulta ”fantasma”, diventando irrintracciabile. Alle spalle si riscontra una trafila di società aperte e richiuse, con tanto di modifica della ragione sociale, della sede legale e dell’amministratore delegato. In altre parole è stata ”rifondata” un’impresa mantenendo però la stessa clientela per continuare a garantirsi gli appalti. Succede, ancora, che quando interviene l’investigatore privato, s’imbatte in pignoramenti ed esecuzioni immobiliari già in corso, inducendolo alla ”caccia” di beni mobili o immobili nascosti. Non solo. «La crisi economica mette di fronte a veri e propri ”bracci di ferro” tra le piccole imprese e le grandi committenti dell’appalto – continuano gli investigatori -. Grazie alla posizione dominante, le aziende arrivano a contestare i lavori eseguiti dall’impresa appaltatrice, spingendola di fatto ad accettare condizioni economiche sfavorevoli per non incorrere in lunghi e dispendiosi contenziosi legali». Un panorama variegato. Fatto pure di imprese che, avvalendosi di validi commercialisti, riescono a ”stare in piedi” solo grazie ai concordati strappati alle banche, a fronte di un recupero minimo dei prestiti. «Gli istituti di credito hanno chiuso i rubinetti – ha osservato un investigatore privato -. Tanto da arrivare pure ad autofinanziarsi il fido attraverso fondi di garanzia, immobili di valore, fino ad assicurazioni sulla vita, pur di ottenere la liquidità necessaria per non soccombere».
Il Piccolo, 24 ottobre 2009
SI PROFILA UN’ALLEANZA SLOVENO-FRANCESE NELL’AREA DEL CANALE EST-OVEST
Sbarca al Polo nautico l’asse Seaway-Bénéteau
Entro novembre l’inaugurazione del sito dei fratelli Jakopin con 120-140 addetti di cui una trentina di ingegneri
di LAURA BORSANI
Una task-force italo-francese-slovena per rilanciare il Polo nautico, lungo il canale Est-Ovest. È l’ambizioso progetto che presto metterà radici a Monfalcone, con l’arrivo di due gruppi di indiscusso livello. Si tratta di Seaway Group, società slovena con sede a Zgosa, vicino al lago di Bled, fondata assieme allo studio ”J&J” dai fratelli Jerney e Japec Jakopin, esempio unico di struttura pensata e realizzata per proporre attrezzature sia per produzioni di serie che per prototipi a vela e a motore. E di assoluto rilievo, il Gruppo francese Bénéteau, che proprio a Monfalcone, con circa 50mila metri quadrati di area acquistata dal Consorzio per lo sviluppo industriale, lancerà il suo nuovo marchio con la linea di motoryacht targati Monte Carlo Yachts, società gestita dalla manager Carla Demaria.
I due colossi della nautica opereranno dunque anche in sinergia. Seaway, infatti, da poco insediata nel canale Est-Ovest, dove ha acquisito 35mila metri quadrati di superficie dal Csim, in possesso peraltro di una fresa a 5 assi, la più grande d’Europa in grado di produrre modelli scala 1:1 per imbarcazioni o parti di esse fino a 45 metri di lunghezza, non sarà un semplice fornitore, ma un partner nello sviluppo del marchio Monte Carlo Yachts. Tra Bénéteau e Seaway c’è un progetto di collaborazione produttiva proprio a Monfalcone. Tanto che la Monte Carlo Yachts, nata per l’insediamento nel canale Est-Ovest, contempla una partecipazione minoritaria del Gruppo sloveno nella società.
Seaway dovrebbe inaugurare il suo sito produttivo entro novembre, comunque entro l’anno. La struttura, già insediata, entrerà a regime presumibilmente nei primi mesi del 2010. Le cifre sono significative: si parla di un investimento ipotizzato in 25 milioni di euro, a fronte di 120-140 posti di lavoro. Dei quali almeno una trentina di ingegneri. Personale che, come è stato già dichiarato in Slovenia, sarà reclutato tra i migliori esperti presenti nel mercato. Anche locale. Il Gruppo lavora nel campo dello sviluppo nautico e produce barche a vela in carbonio denominate Shipman e imbarcazioni a motore Skagen. La società nel 2007 ha registrato un giro d’affari di oltre 22 milioni.
Nell’ambito della progettazione e della produzione rientrano Shipman da 63, 72, 80 e 150 piedi, con prezzi che oscillano da 700mila e 4,5 milioni di euro. Nel portafoglio commesse, come è stato dichiarato a suo tempo, ci sarebbe la produzione di Skagen da 50-60 piedi, per un valore di 0,9 milioni di euro.
E in arrivo dunque anche Bénéteau. Leader europeo, con un fatturato da un miliardo e 100 milioni di euro, impianterà ex novo Monte Carlo Yachts per la costruzione di barche a motore sopra i 60 piedi. Protagonista mondiale nella produzione di barche a vela, fin dall’ingresso nel settore delle barche a motore il gruppo si è imposto in Europa con chiari risultati.
Con il sito e il nuovo marchio Monte Carlo Yachts, a Monfalcone il Gruppo intende entrare nel segmento di lusso di maggiore dimensione. La società si è inoltre affidata al team Nuvolari & Lenard, che si è aggiudicato la gara per il design delle imbarcazioni. Al momento la società francese ha acquisito un’area di circa 50mila metri quadrati dal Consorzio per lo sviluppo industriale, ampliabile. Un progetto produttivo, pertanto, di primo piano, per il quale peraltro sono già stati presi contatti anche con l’Area Science Park di Trieste. Il tutto, con la possibilità di utilizzare ingegneri, tecnici e progettisti specializzati laureati nell’università triestina.





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