Il Piccolo, 27 gennaio 2009 
 
CHIESTO IL RICORSO ALLA CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA  
Integrativo Sbe, bocciata la proposta dell’azienda
 
 
I lavoratori della Sbe hanno bocciato la proposta di rinnovo del contratto integrativo avanzata dall’azienda e che prevedeva tra l’altro il ricorso alla cassa integrazione ordinaria anche per i dipendenti, tutti operai, occupati a orario ridotto, 35 invece di 40 ore. Finora, invece, i lavoratori, che in fabbrica erano secondo il sindacato già in parte contrario alla riduzione d’orario inclusa nell’integrativo scaduto a fine 2008, a orario ridotto erano esentati dalla Cigo. «I lavoratori l’hanno letta come una condizione peggiorativa – spiega il segretario provinciale Fiom-Cgil Thomas Casotto – e fra l’altro applicata solo a una parte dei dipendenti. L’azienda d’altra parte ha ritenuto che non fosse possibile la mediazione su alcuni punti, affermando anche che l’aumento dell’orario può generare un rischio di esuberi».
Il segretario Fiom ritiene ci siano però ancora dei margini di trattativa. «In caso contrario ognuno prenderà la sua strada e farà la sua parte», aggiunge Casotto. Ii ieri i sindacati dei metalmeccanici hanno incontrato anche la Roen Est di Ronchi, 180 dipendenti, che produce scambiatori di calore. L’azienda, che lamenta un leggero scarico di lavoro, ha concordato con i rappresentanti dei lavoratori una giornata di fermo totale per il 24 febbraio (martedì grasso).
«Faremo un ulteriore incontro per verificare se ci sia la necessità – spiega Casotto – di ricorrere alle ferie per tamponare ulteriori scarichi. L’azienda si è detta disponibile ad anticiparle, non escludendo eventualmente un’altra giornata di fermo. Non ci sarebbero comunque all’orizzonte gravi difficoltà». In settimana direzione dello stabilimento Eaton, i cui 340 lavoratori sono di nuovo in cassa integrazione ordinaria, e Rsu dovrebbero invece incontrarsi in fabbrica dopo l’avvio della nuova organizzazione della società e l’insediamento dei vertici di Eaton Automotive per l’area europea.
Fim, Fiom, Uilm sono però tornate a sollecitare un confronto nella sede di Assindustria a Gorizia per comprendere quali siano le prospettive per l’immediato futuro e quali gli strumenti da mettere in campo se necessario. Le Rsu esprimono intanto apprezzamento per le azioni anti-crisi decise dal Consiglio di Monfalcone, ma continuano a ritenere che il problema debba essere affrontanto coinvolgendo Provincia, Regione e Governo.
Proprio perché ritengono necessario che a occuparsi della crisi debbano essere tutte le istituzioni e tutta la politica, le Rsu della Eaton Automotive di via Bagni giudicano «scorretto e inopportuno il rifiuto ad affrontare la situazione e assurda la decisione del centrodestra di uscire dall’aula giovedì scorso».
Le Rsu ritengono necessario ampliare il dibattito e quindi porteranno avanti con altre iniziative la sensibilizzazione sulla la grave situazione delle lavoratrici e lavoratori della stessa Eaton Automotive, tornando quindi a chiedere «politici fatti concreti presi con responsabilità, rispettosi del ruolo che svolgono all’interno delle amministrazioni». (la.bl.)

Il Piccolo, 28 gennaio 2009 
 
SCARICO DI LAVORO  
Scatta la Cassa per 13 settimane da febbraio alla Sbe di via Bagni
 
 
Anche alla Sbe, lo stabilimento di viti e bulloni di via Bagni, il calo degli ordini che sta contrassegnando l’inizio del 2009 sarà tamponato con il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, dall’inizio di febbraio. L’azienda l’ha comunicato ieri alle Rsu, dopo che la maggioranza dei 350 lavoratori aveva detto «no» all’ulteriore utilizzo dell’orario ridotto di 35 ore settimanali. La proposta della società per il rinnovo dell’integrativo in cui è sempre stata inclusa la riduzione dell’orario è stata ritenuta peggiorativa, perché gli operai a orario ridotto non sarebbero più stati esentati dall’eventuale ricorso alla Cigo, che quindi avrebbe «tagliato» uno stipendio più basso rispetto a quello frutto di un orario di 40 ore. Le segreterie provinciali dei metalmeccanici ieri hanno ricevuto una richiesta di incontro urgente da parte della proprietà della Sbe per formalizzare il ricorso alla cassa integrazione ordinaria per un massimo di 250 lavoratori per 13 settimane consecutive da domenica. Una decisione necessaria, secondo il titolare dell’azienda Alessandro Vescovini. «In questi ultimi 10 anni abbiamo creato 70 posti di lavoro – ha affermato Vescovini -, ma le condizioni attuali del mercato e la situazione economica non ci consentono di avere certezze sul mantenimento degli organici, perché la crisi investe tutto il settore del movimento terra e non solo quello dell’auto e di conseguenza anche la produzione di viti ne risente. Ricorrendo alla riduzione di orario abbiamo cercato di trovare una soluzione. Ritengo che in futuro saremo costretti a comportarci come le aziende normali, utilizzando gli ammortizzatori sociali». Il sindacato da parte sua ha deciso di tenere assemblee con i lavoratori in fabbrica lunedì. Intanto per oggi le Rsu hanno proclamato un’ora di sciopero. Il motivo non ha però nulla a che vedere con l’apertura della Cigo, ma con la decisione dell’azienda di installare telecamere in un reparto. Per ragioni di sicurezza, afferma la Sbe. Per esercitare un controllo improprio, secondo i sindacati. Nell’area, tra l’altro, si sarebbero verificati dei furti.

Messaggero Veneto, 29 gennaio 2009 
 
Monfalcone. Da domenica un massimo di 250 dipendenti rimarrà a casa per tredici settimane  
Sbe, scatta la cassa integrazione
 
 
MONFALCONE. Anche la Sbe, società di bulloneria di via Bagni non è esente dagli effetti delle crisi. A partire da domenica, infatti, scatterà la cassa integrazione ordinaria che coinvolgerà un massimo di 250 lavoratori (su 350) per 13 settimane.
In nomi dei lavoratori saranno resi noti domani, ma il provvedimento sarà formalizzato in un incontro urgente che la proprietà ha richiesto ai sindacati. Ricordando che negli ultimi 10 anni ha creato 70 posti di lavoro, l’azienda a sostegno della decisione di applicare la cassa integrazione evidenzia che la crisi economica non riguarda solo il settore dell’auto, ma anche tanti altri settori compreso quello relativo a Sbe, che quindi non è possibile capire quale potrebbe essere il carico di lavoro per il futuro e che proprio in futuro potrebbe essere necessario ricorrere ancora, come fatto da altre aziende, agli amortizzatori sociali. Nei prossimi giorni i sindacati organizzeranno delle assemblee in stabilimento con i lavoratori, gli stessi che nei giorni scorsi hanno bocciato la proposta di rinnovo del contratto integrativo, avanzata dall’azienda e che prevedeva, tra l’altro, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria anche per i dipendenti, tutti operai, occupati a orario ridotto.
Diverso invece il contesto in cui interviene, riguardo a Sbe, il segretario provinciale della Failms, Fabrizio Ballaben che a nome della sua organizzazione sindacale, afferma di disapprovare con fermezza «le intenzioni dell’Azienda di installare un impianto audiovisivo all’interno del reparto manutenzione».
A fronte anche di alcuni furti avvenuti in alcuni reparti (si parla di un “bottino” in materiali di 15 mila euro), la Sbe avrebbe infatti dichiarato l’intenzione di mettere alcune telecamere di sorveglianza. Le Rsu di Fim e Fiom, temendo che si voglia effettuare un controllo improprio dei lavoratori, avrebbero dichiarato di essere disposti a collaborare con l’azienda previo però un reale coinvolgimento, che per ora non ci sarebbe stato.
Per Failms invece, se l’azienda intendesse procedere, «ci troveremo costretti ad adire per vie legali con il richiamo della legge davanti al Giudice del Lavoro, cosa che tra l’altro dovrebbero fare anche gli Rsu della Sbe a tutela dei diritti dei lavoratori».
Intanto ieri alla Sbe è stata effettuata un’ora di sciopero per protestare contro il progetto di installare un sistema di videosorveglianza, protesta che però non ha trovato la condivisione della Failms, visto che tale forma di lotta «a nostro parere risulta inefficace e fa perdere solamente salario ai lavoratori. Non è necessario lo sciopero, ma l’applicazione rigida della legge. Quando la Legge viene violata non resta altro che denunciare il fatto nelle sedi opportune».