Stai sfogliando l'archivio mensile di gennaio 2009.
Il Piccolo, 28 gennaio 2009
Collaborazione transfrontaliera per arginare il fenomeno-droga
Un supporto concreto da parte delle istituzioni e una maggiore apertura mentale da parte della società. E’ quanto chiedono gli operatori del Centro bassa soglia d’accesso dell’associazione «Nuova entrata libera» di Monfalcone, che ieri mattina nella simbolica cornice piazza della Transalpina, a Gorizia, hanno parlato dell’esperienza di collaborazione con i loro omologhi di Nova Gorica iniziata la scorsa estate. Da oltre tre anni il centro porta avanti in modo stabile a Monfalcone – ma con attenzione a tutta la provincia di Gorizia – un centro diurno capace di fare da punto di riferimento per le situazioni di tossicodipendenza, povertà o estremo disagio sociale presenti sul territorio. Un’attività a cui si affianca il lavoro di strada, mirato a far emergere i fenomeni sommersi. Proprio in quest’ottica gli operatori e gli educatori del centro dalla primavera del 2008 hanno preso contatti con i loro colleghi che lavorano a Nova Gorica, nell’Associazione per la salute mentale. Una volta alla settimana, per un’ora circa, gli operatori hanno monitorato le strade della città slovena, rendendosi conto di quanto il fenomeno della tossicodipendenza e del disagio sociale sia diffuso. «Nonostante fossimo presenti per un tempo molto limitato – ha spiegato Luciano Capaldo, direttore del Centro bassa soglia di Monfalcone -, ci siamo confrontati con un’affluenza consistente al nostro servizio. E’ per questo motivo, allora, che rivolgiamo un appello all’Azienda sanitaria isontina, e più in generale alle istituzioni, per permetterci di portare avanti questo progetto comune con i colleghi di Nova Gorica in modo ufficiale, disponendo magari di un camper e di materiale informativo bilingue». L’attività svolta dagli operatori isontini e sloveni è finalizzata alla cosiddetta «riduzione del danno»: vengono distribuite a esempio siringhe nuove, materiale sanitario e informativo sulle attività del centro diurno. In questo modo, dunque, si limita la diffusione delle malattie, e si concede al tossicodipendente la possibilità di entrare a contatto con un ambiente che, senza giudicarlo, gli offre una via d’uscita dalla droga.
Marco Bisiach
Il Piccolo, 27 gennaio 2009
Missione in Regione per trovare una sede al rifugio della Cuccia
Il Comune subissato di mail per sollecitare una soluzione al problema
Anche i ragazzi del Liceo scientifico Buonarroti scendono in campo per trovare un rifugio ai cani e ai gatti abbandonati ricoverati nel rifugio della Cuccia. Giovedì, le rappresentanti dell’associazione animalista sono infatti state convocate per un incontro di discussione in merito al futuro del rifugio per animali. Futuro che oggi, dopo l’incontro avuto con i rappresentanti del Comune, ieri mattina, appare un po’ più roseo. Proprio oggi, infatti, una delegazione di tecnici del Comune di Monfalcone sarà in missione in Regione per esaminare l’iter per la concessione del territorio dove dovrebbe essere realizzata la nuova sede del rifugio.
«L’impressione che abbiamo avuto dall’incontro – spiega la presidente, Laura Grassi – è che la soluzione sia vicina, che stavolta ci sia un vero interesse a chiudere la questione. L’interesse che abbiamo avuto da parte della città ha fatto la vera differenza». All’incontro erano presenti il vicesindaco Silvia Altran e il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che hanno ribadito la volontà da parte del Comune di voler chiudere, molto velocemente, il discorso Cuccia. E in modo positivo. «Abbiamo bisogno di una sistemazione definitiva – spiega ancora la presidente dell’associazione – e siamo stati felici di sapere che la struttura che si parla di concederci, accanto al terreno attualmente occupato dalla Cuccia, sia una cosa precaria: per fortuna, visto che per ospitare gli animali abbiamo bisogno di spazi adeguati, e questo non lo è a meno di una sistemazione completa, che comunque dovrà avvenire ma che non può essere a spese della Cuccia, visto che non abbiamo al momento fondi sufficienti».
Il capannone di cui si parla come sistemazione temporanea, infatti, deve essere organizzato per accogliere gli ospiti nell’attesa che venga stabilita la vera nuova sede. «L’impressione che abbiamo è che però stavolta siamo a una svolta definitiva – spiega ancora Laura Grassi – e questo è dovuto, soprattutto, all’interesse che la città ha saputo dimostrare». Le firme per l’associazione hanno ormai raggiunto e superato quota mille, e saranno raccolte ancora fino a fine mese. Il banchetto della Cuccia infatti sarà presente anche questo mercoledì al mercato settimanale. Nel frattempo, l’interesse della città non si ferma, tanto che la Cuccia, come detto, sarà ospitata dal liceo per una giornata di sensibilizzazione sul problema.
«Questo ci fa felici – spiega ancora la presidente dell’associazione – perchè fa capire quanto l’importanza di avere una simile struttura sul territorio sia sentita». (e.o.)
Il Piccolo, 29 gennaio 2009
PUÒ PARTIRE IL TRASLOCO DEGLI ANIMALI
Ok alla sede provvisoria per «La Cuccia»
L’area individuata dal Comune di Monfalcone come soluzione transitoria in attesa della costruzione del nuovo canile-gattile potrà accogliere gli animali accolti finora dalla sede della Cuccia in via Bagni. Il sopralluogo effettuato ieri dall’amministrazione locale ha consentito di verificare come ci siano gli spazi necessari e che l’area, che si trova nelle vicinanze dell’attuale sede, possa essere utilizzata in via provvisoria.
«Nei prossimi giorni stabiliremo quali sono gli interventi da effettuare per rendere agibile lo spazio – ha detto ieri dopo la verifica il vicesindaco e assessore Silvia Altran -. Di certo intendiamo realizzare quanto serve in un breve arco di tempo, anche perchè il tempo a nostra disposizione è davvero poco». A disposizione dell’ente locale c’è in effetti ormai circa un mese di tempo, visto che l’area di via dei Boschetti, dove si trova il rifugio, deve essere sgomberata entro il mese di marzo.
Intanto il consigliere regionale della Lega Nord Federico Razzini ha portato la questione all’attenzione del presidente della Regione Renzo Tondo e dell’assessore regionale competente.
L’esponente del Carroccio chiede ai vertici della Regione se intendano attivarsi per supportare concretamente il Comune di Monfalcone nella realizzazione di una nuova sede, adeguata al rifugio per gli animali, da destinare all’associazione Onlus La Cuccia. Proprio la vicesindaco aveva sottolineato negli ultimi giorni come il Comune disponga al momento solo di una parte dei fondi necessari a costruire la struttura, cioé di 160mila, stanziati in ogni caso dalla Regione, sui 385mila previsti per realizzare l’opera nella zona dello Schiavetti-Brancolo.
Nella sua interrogazione Razzini ricorda come La Cuccia operi sul territorio dal 1986, garantendo assistenza, custodia, ricovero e cure agli animali, cani e gatti, abbandonati.
«Il rifugio previene nell’area del Monfalconese e per gran parte della provincia di Gorizia il problema del randagismo – sottolinea ancora Razzini – occupandosi, sia autonomamente sia in collaborazione con l’Azienda per i servizi sanitari Isontina, della sterilizzazione dei gatti, assicurando la loro cattura, il mantenimento, la degenza pre e post operatoria». La convenzione con l’Ass Isontina è però venuta meno alla fine dello scorso anno a fronte dell’ordinanza del Comune di Monfalcone che prevede la demolizione della struttura di ricovero gestita dalla benemerita associazione.
Il Piccolo, 27 gennaio 2009
CHIESTO IL RICORSO ALLA CASSA INTEGRAZIONE ORDINARIA
Integrativo Sbe, bocciata la proposta dell’azienda
I lavoratori della Sbe hanno bocciato la proposta di rinnovo del contratto integrativo avanzata dall’azienda e che prevedeva tra l’altro il ricorso alla cassa integrazione ordinaria anche per i dipendenti, tutti operai, occupati a orario ridotto, 35 invece di 40 ore. Finora, invece, i lavoratori, che in fabbrica erano secondo il sindacato già in parte contrario alla riduzione d’orario inclusa nell’integrativo scaduto a fine 2008, a orario ridotto erano esentati dalla Cigo. «I lavoratori l’hanno letta come una condizione peggiorativa – spiega il segretario provinciale Fiom-Cgil Thomas Casotto – e fra l’altro applicata solo a una parte dei dipendenti. L’azienda d’altra parte ha ritenuto che non fosse possibile la mediazione su alcuni punti, affermando anche che l’aumento dell’orario può generare un rischio di esuberi».
Il segretario Fiom ritiene ci siano però ancora dei margini di trattativa. «In caso contrario ognuno prenderà la sua strada e farà la sua parte», aggiunge Casotto. Ii ieri i sindacati dei metalmeccanici hanno incontrato anche la Roen Est di Ronchi, 180 dipendenti, che produce scambiatori di calore. L’azienda, che lamenta un leggero scarico di lavoro, ha concordato con i rappresentanti dei lavoratori una giornata di fermo totale per il 24 febbraio (martedì grasso).
«Faremo un ulteriore incontro per verificare se ci sia la necessità – spiega Casotto – di ricorrere alle ferie per tamponare ulteriori scarichi. L’azienda si è detta disponibile ad anticiparle, non escludendo eventualmente un’altra giornata di fermo. Non ci sarebbero comunque all’orizzonte gravi difficoltà». In settimana direzione dello stabilimento Eaton, i cui 340 lavoratori sono di nuovo in cassa integrazione ordinaria, e Rsu dovrebbero invece incontrarsi in fabbrica dopo l’avvio della nuova organizzazione della società e l’insediamento dei vertici di Eaton Automotive per l’area europea.
Fim, Fiom, Uilm sono però tornate a sollecitare un confronto nella sede di Assindustria a Gorizia per comprendere quali siano le prospettive per l’immediato futuro e quali gli strumenti da mettere in campo se necessario. Le Rsu esprimono intanto apprezzamento per le azioni anti-crisi decise dal Consiglio di Monfalcone, ma continuano a ritenere che il problema debba essere affrontanto coinvolgendo Provincia, Regione e Governo.
Proprio perché ritengono necessario che a occuparsi della crisi debbano essere tutte le istituzioni e tutta la politica, le Rsu della Eaton Automotive di via Bagni giudicano «scorretto e inopportuno il rifiuto ad affrontare la situazione e assurda la decisione del centrodestra di uscire dall’aula giovedì scorso».
Le Rsu ritengono necessario ampliare il dibattito e quindi porteranno avanti con altre iniziative la sensibilizzazione sulla la grave situazione delle lavoratrici e lavoratori della stessa Eaton Automotive, tornando quindi a chiedere «politici fatti concreti presi con responsabilità, rispettosi del ruolo che svolgono all’interno delle amministrazioni». (la.bl.)
Il Piccolo, 28 gennaio 2009
SCARICO DI LAVORO
Scatta la Cassa per 13 settimane da febbraio alla Sbe di via Bagni
Anche alla Sbe, lo stabilimento di viti e bulloni di via Bagni, il calo degli ordini che sta contrassegnando l’inizio del 2009 sarà tamponato con il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, dall’inizio di febbraio. L’azienda l’ha comunicato ieri alle Rsu, dopo che la maggioranza dei 350 lavoratori aveva detto «no» all’ulteriore utilizzo dell’orario ridotto di 35 ore settimanali. La proposta della società per il rinnovo dell’integrativo in cui è sempre stata inclusa la riduzione dell’orario è stata ritenuta peggiorativa, perché gli operai a orario ridotto non sarebbero più stati esentati dall’eventuale ricorso alla Cigo, che quindi avrebbe «tagliato» uno stipendio più basso rispetto a quello frutto di un orario di 40 ore. Le segreterie provinciali dei metalmeccanici ieri hanno ricevuto una richiesta di incontro urgente da parte della proprietà della Sbe per formalizzare il ricorso alla cassa integrazione ordinaria per un massimo di 250 lavoratori per 13 settimane consecutive da domenica. Una decisione necessaria, secondo il titolare dell’azienda Alessandro Vescovini. «In questi ultimi 10 anni abbiamo creato 70 posti di lavoro – ha affermato Vescovini -, ma le condizioni attuali del mercato e la situazione economica non ci consentono di avere certezze sul mantenimento degli organici, perché la crisi investe tutto il settore del movimento terra e non solo quello dell’auto e di conseguenza anche la produzione di viti ne risente. Ricorrendo alla riduzione di orario abbiamo cercato di trovare una soluzione. Ritengo che in futuro saremo costretti a comportarci come le aziende normali, utilizzando gli ammortizzatori sociali». Il sindacato da parte sua ha deciso di tenere assemblee con i lavoratori in fabbrica lunedì. Intanto per oggi le Rsu hanno proclamato un’ora di sciopero. Il motivo non ha però nulla a che vedere con l’apertura della Cigo, ma con la decisione dell’azienda di installare telecamere in un reparto. Per ragioni di sicurezza, afferma la Sbe. Per esercitare un controllo improprio, secondo i sindacati. Nell’area, tra l’altro, si sarebbero verificati dei furti.
Messaggero Veneto, 29 gennaio 2009
Monfalcone. Da domenica un massimo di 250 dipendenti rimarrà a casa per tredici settimane
Sbe, scatta la cassa integrazione
MONFALCONE. Anche la Sbe, società di bulloneria di via Bagni non è esente dagli effetti delle crisi. A partire da domenica, infatti, scatterà la cassa integrazione ordinaria che coinvolgerà un massimo di 250 lavoratori (su 350) per 13 settimane.
In nomi dei lavoratori saranno resi noti domani, ma il provvedimento sarà formalizzato in un incontro urgente che la proprietà ha richiesto ai sindacati. Ricordando che negli ultimi 10 anni ha creato 70 posti di lavoro, l’azienda a sostegno della decisione di applicare la cassa integrazione evidenzia che la crisi economica non riguarda solo il settore dell’auto, ma anche tanti altri settori compreso quello relativo a Sbe, che quindi non è possibile capire quale potrebbe essere il carico di lavoro per il futuro e che proprio in futuro potrebbe essere necessario ricorrere ancora, come fatto da altre aziende, agli amortizzatori sociali. Nei prossimi giorni i sindacati organizzeranno delle assemblee in stabilimento con i lavoratori, gli stessi che nei giorni scorsi hanno bocciato la proposta di rinnovo del contratto integrativo, avanzata dall’azienda e che prevedeva, tra l’altro, il ricorso alla cassa integrazione ordinaria anche per i dipendenti, tutti operai, occupati a orario ridotto.
Diverso invece il contesto in cui interviene, riguardo a Sbe, il segretario provinciale della Failms, Fabrizio Ballaben che a nome della sua organizzazione sindacale, afferma di disapprovare con fermezza «le intenzioni dell’Azienda di installare un impianto audiovisivo all’interno del reparto manutenzione».
A fronte anche di alcuni furti avvenuti in alcuni reparti (si parla di un “bottino” in materiali di 15 mila euro), la Sbe avrebbe infatti dichiarato l’intenzione di mettere alcune telecamere di sorveglianza. Le Rsu di Fim e Fiom, temendo che si voglia effettuare un controllo improprio dei lavoratori, avrebbero dichiarato di essere disposti a collaborare con l’azienda previo però un reale coinvolgimento, che per ora non ci sarebbe stato.
Per Failms invece, se l’azienda intendesse procedere, «ci troveremo costretti ad adire per vie legali con il richiamo della legge davanti al Giudice del Lavoro, cosa che tra l’altro dovrebbero fare anche gli Rsu della Sbe a tutela dei diritti dei lavoratori».
Intanto ieri alla Sbe è stata effettuata un’ora di sciopero per protestare contro il progetto di installare un sistema di videosorveglianza, protesta che però non ha trovato la condivisione della Failms, visto che tale forma di lotta «a nostro parere risulta inefficace e fa perdere solamente salario ai lavoratori. Non è necessario lo sciopero, ma l’applicazione rigida della legge. Quando la Legge viene violata non resta altro che denunciare il fatto nelle sedi opportune».
Il Piccolo, 27 gennaio 2009
PROTESTA DELLA CGIL
Nell’Isontino mancano 39 vigili del fuoco
La pianta organica per l’intera provincia prevede la presenza di 221 unità
Il governo taglia i fondi per le visite mediche: rinnovo patenti a rischio
di FRANCESCO FAIN
La pianta organica prevede 221 vigili del fuoco al Comando provinciale di Gorizia. In realtà, ce ne sono soltanto 182. Come a dire che mancano all’appello qualcosa come 39 agenti. Il tempo passa. E la situazione peggiora sempre di più.
A sfogarsi è Renato Chittaro, pompiere e sindacalista della Cgil. I vigili del fuoco, negli ultimi tempi, hanno visto aumentare in maniera esponenziale la loro attività ma – parallelamente – gli organici continuano ad essere «ristretti». «La coperta è cortissima e, come se non bastasse, si sono aggiunti altri problemi. Come al solito, a rimetterci per l’ennesima volta siamo di nuovo noi, vigili del fuoco. Di cosa stiamo parlando? Dell’ennesimo taglio a danno della categoria che, fino a prova contraria, ha sempre dato risposte puntuali e professionali a chi chiede aiuto – si sfoga Chittaro -. Facciamo notare che non siamo gli assenteisti che il ministro Brunetta sta cercando: siamo sempre presenti, a qualunque ora del giorno e della notte, per 365 giorni l’anno. Va ricordato per dovere di cronaca che siamo i più sottopagati dell’intera amministrazione pubblica ma nonostante tutto facciamo turnazioni che coprono le 24 ore senza lamentarci perché è il nostro lavoro e dovere». Fatta questa premessa, Chittaro entra nel merito della questione. «Purtroppo – dice – con il passare del tempo il nostro salario ha perso fortemente il suo potere di acquisto. Ma il turn-over deve valere anche per i vigili del fuoco. A tutt’oggi, però, la nostra forza organica nazionale è al 50% rispetto alla normativa europea. Con il turn-over si assume un vigile del fuoco ogni 5 che lasciano il lavoro per pensionamento. E ora si scopre che il governo non ha stanziato i fondi per pagare le strutture sanitarie che ci effettuano le visite mediche preposte per legge. E qui sta il paradosso: se non facciamo la visita medica obbligatoria per legge con scadenza biennale e quinquennale per la patente ministeriale non possiamo svolgere il nostro lavoro. Sembra incredibile ma non potremo più guidare i nostri mezzi di soccorso». È un fiume in piena il rappresentante dei vigili del fuoco. «Apprendiamo dalla stampa che il ministro Brunetta spende soldi pubblici per effettuare le visite fiscali anche per malattie di un solo giorno ma alla situazione dei pompieri non pensa.
«Considerato che in tutta onestà e umiltà non ci sentiamo di rientrare nel popolo dei “fannulloni” – conclude Chittaro – non riusciamo a capire del perché la nostra categoria non viene tenuta nella dovuta considerazione. La domanda nasce spontanea: fra poco, andando avanti così, chi presterà soccorso alla gente che si troverà in difficoltà o in pericolo?».
Il Piccolo, 26 gennaio 2009
AUTORECUPERO DEGLI ALLOGGI
Studio di fattibilità affidato a una ditta milanese
Nuova opportunità per i privati cittadini, sostegno del Comune
Parte con l’individuazione dell’impresa e l’assegnazione del contributi (19mila euro), il primo progetto di autorecupero di alloggi da parte di privati a Monfalcone. Dopo gli annunci delle ultime settimane, infatti, l’amministrazione ha provveduto a individuare l’impresa sociale a cui affidare il progetto e quantificarne anche la spesa: 19mila euro, appunto, almeno nella pate spettante appunto al Comune. Il destinatario è l’impresa «Sotto il tetto» di Milano, che può vantare la maggiore esperienza nel settore in Italia, e che ha ricevuto l’incarico di elaborare entro la primavera lo studio di fattibilità sull’autorecupero di 6 alloggi concentrati in un’unica palazzina nella zona orientale di Monfalcone. Il progetto dovrà stabilire i costi dell’intervento il cui ammontare determinerà la compartecipazione del pubblico e, quindi, la formula di utilizzo dell’alloggio (cessione definitiva o locazione). L’idea è per il territorio di Monfalcone del tutto innovativa, perchè prevede la partecipazione degli stessi futuri inquilini: le famiglie e le persone interessate infatti dovranno costituire una cooperativa di autorecuperatori che, come previsto dall’accordo di programma siglato all’inizio della scorsa estate da Comune e Ater, sarà supportata da soggetti già esperti in materia, che svolgeranno attività di mediazione sociale e integrazione culturale e offriranno assistenza tecnica per tutta la durata dei lavori. L’Ater si è impegnata a predisporre il progetto di ristrutturazione in collaborazione con le famiglie e le persone coinvolte nell’autorecupero e a gestire l’intervento nell’ambito della convenzione già esistente con il Comune, mentre l’amministrazione avrà il compito di sostenere i soggetti impegnati nel progetto nel caso in cui dovessero necessitare di soluzioni abitative temporanee e per il tempo strettamente utile a realizzare l’autorecupero. I destinatari dell’intervento sono nuclei familiari e soggetti che possiedono i requisiti previsti dalla legge regionale 6 del 2003 per l’assegnazione degli alloggi in edilizia convenzionata. Per arrivare all’assegnazione degli appartamenti, poi, si procederà tramite bando. Visto lo spiccato carattere sperimentale del progetto, ancora non ci si sbilancia peò sui tempi di pubblicazione del bando, anche se l’obiettivo è di ridurre più possibile la tempistica, vista l’alta domanda di case in edilizia convenzionata che c’è a Monfalcone.




