Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2009.
Il Piccolo, 25 febbraio 2009
La Fincantieri taglia la razione di latte
Dagli anni Settanta era garantita a tutti, ora solo ai saldatori
Per reggere l’onda d’urto della crisi, Fincantieri taglia i costi e a farne le spese è anche il mezzo litro di latte che ogni giorno veniva distribuito a tutti i 1.800 dipendenti dello stabilimento di Panzano. Dagli anni ’70, quando iniziò, la consegna del mezzo litro di latte ha via via interessato non solo i saldatori, cui era stata destinata a causa della lavorazione disagevole sotto il profilo ambientale, ma pure le altre maestranze. Tanto da raggiungere un costo annuo di 100mila euro che Fincantieri ha deciso di ridurre, riportando la distribuzione del latte alle categorie per la quale era stata avviata in origine, cioé saldatori e carpentieri. Il risultato dovrebbe essere quello del dimezzamento della spesa, ma le Rsu Fim, Fiom, Uilm non sono per nulla d’accordo con l’azione intrapresa dalla società che, stando al sindacato, aveva già provato a raggiungere l’obiettivo in un altro paio di occasioni, senza peraltro riuscirci. In questi giorni Fincantieri ha però diffuso una circolare in cui comunica che, come da previo accordo sindacale, l’erogazione del latte viene limitata solo ad alcune categorie. «Il problema è che in questo ambito non esiste alcun accordo sindacale – spiega il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu Moreno Luxich – sulla distribuzione del mezzo litro di latte che è divenuta quindi negli anni un diritto acquisito». Fincantieri è invece di tutt’altro parere. La società sostiene in sostanza di aver deciso solo di ripristinare l’intesa iniziale, andando a «una più corretta applicazione degli accordi vigenti». Insomma, nessun taglio unilaterale alle quote-latte. «Se la motivazione è però anche quella del risparmio – afferma Luxich -, crediamo sia fuori luogo, perché l’azienda dovrebbe prima eliminare gli errori di produzione, sugli ordinativi e incidere in modo reale sul processo di produzione».
Messaggero Veneto, 25 febbraio 2009
MONFALCONE
Fincantieri riduce l’erogazione del latte
MONFALCONE. C’è la crisi? Si tagliano le spese. Strategia adottata anche da Fincantieri, che riduce i “mezzi” litri di latte distribuiti gratuitamente a tutti i 1.800 dipendenti dello stabilimento navale.
Consuetudine nata negli anni 70 quale misura di riduzione del disagio ambientale patito dai lavoratori, inizialmente per i saldatori e poi esteso anche a tutte le altre maestranze, tanto che raggiunge un costo annuo di 100 mila euro.
Fincantieri ora ha deciso di ridurre la distribuzione, destinando il latte soltanto alle categorie orginarie, saldatori e carpentieri, e cercando così di ridurre anche la spesa. Scelta su cui non sono d’accordo le Rsu Fim, Fiom, Uilm, che riferiscono come già in passato Fincantieri avesse tentato di tagliare parte della distribuzione di latte.
L’azienda ha diffuso una circolare in cui comunica che, come da previo accordo sindacale, l’erogazione del latte è limitata ad alcune categorie. Accordo che però, secondo i sindacati, non esiste. Anzi, il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, evidenzia che il mezzo litro di latte è divenuto ormai un diritto acquisito. Cosa su cui non è d’accordo Fincantieri, che sostiene che non è questione di «tagli unilaterali», ma di aver deciso solo di ripristinare l’intesa iniziale, andando a «una più corretta applicazione degli accordi vigenti».
«Se il motivo è anche il risparmio – afferma Luxich –, crediamo sia fuori luogo, perché l’azienda dovrebbe prima tentare di eliminare gli errori di produzione, gli sbagli sugli ordinativi e incidere in modo reale sul processo di produzione. Perché non tagliare poi allora anche l’Mbo, cioè il premio assegnato ai dirigenti per il raggiungimento degli obiettivi aziendali?». La sensazione è, infatti, che la riduzione del latte sia solamente un diversivo per distogliere l’attenzione dei lavoratori dai problemi reali, come il rinnovo dell’integrativo.
Messaggero Veneto, 25 febbraio 2009
Tutelare la scuola pubblica: un incontro in municipio
RONCHI
RONCHI. Domani, alle 18, nella sala del consiglio di Ronchi, si terrà l’assemblea del coordinamento isontino a difesa della scuola pubblica.
All’ordine del giorno la questione delle iscrizioni all’anno scolastico 2009-2010 e le ultime disposizioni del governo Berlusconi «che minano il sistema pubblico dell’istruzione e il diritto costituzionale allo studio. In questi mesi la scuola è tornata al centro dell’iniziativa politica e sociale nel nostro Paese. Da una parte il governo in carica che taglia posti in organico, ore e attività, alla ricerca di risparmi di bilancio indipendentemente da ogni considerazione sulla qualità del progetto didattico».
«Dall’altra – spiega il Coordinamento – decine di migliaia tra genitori, insegnanti, personale non docente e dirigenti scolastici che difendono gli attuali assetti della scuola dell’obbligo italiana perché, nonostante le carenze e le inefficienze che la caratterizzano, garantiscono alle generazioni più giovani uno dei più qualificati modelli educativi d’Europa».
Il Piccolo, 27 febbraio 2009
PROMOSSO DAL COMUNE
Coordinamento permanente per la scuola aperto a insegnantii, genitori e sindacati
Scuole alle prese con crediti pregressi, vantati dal ministero della Pubblica istruzione. La «sofferenza» per gli istituti scolastici della regione verrebbe quantificata in almeno 10 milioni di euro. Un ammanco che nelle oltre 200 scuole del Friuli Venezia Giulia, e quindi anche per quelle dipendenti dalle sei direzioni del Monfalconese, arriva fino a 100mila euro. È solo una delle criticità evidenziate alla prima assemblea dedicata alla realtà scolastica, tenutasi l’altro ieri al Centro giovani. L’iniziativa s’inserisce nel progetto varato dall’amministrazione comunale, impegnata ad applicare il mandato contenuto in una mozione approvata in Consiglio, che prevede la costituzione di un coordinamento permanente dedicato alle istanze del sistema scolastico, anche alla luce della riforma Gelmini che entrerà in vigore il prossimo anno. La proposta nasce sulla scorta di quanto accaduto nell’autunno scorso, attraverso le manifestazioni di protesta scaturite da movimenti spontanei, ma anche le preoccupazioni provenienti dai genitori, dagli insegnanti e dalle organizzazioni sindacali. All’incontro, l’altro ieri, al quale erano presenti l’assessore provinciale all’Istruzione, Maurizio Salomoni, e, per il Comune, il vicesindaco Silvia Altran, il consigliere Fabio Delbello e il funzionario Rossana Spazzali, hanno partecipato i genitori degli alunni e degli studenti, i rappresentanti di tutti gli ordini di scuola, tra dirigenti e insegnanti, nonchè le principali sigle sindacali del settore. In rassegna dunque sono passate innumerevoli «criticità». A partire dal pregresso economico vantato dalle scuole, che, in una prospettiva di riforma volta a ridimensionare organici e risorse, rappresenta un consistente aggravio per il sistema scolastico che si prepara ad affrontare le nuove disposizioni di legge. Sul tappeto c’è anche l’istituzione del «maestro unico», per il quale ne discendono, peraltro, l’annullamento delle cosiddette «compresenze» e le difficoltà a pagare il personale docente supplente. Ciò significa rischiare di «alterare» o bloccare la stessa attività didattica. All’attenzione altresì il rapporto maestro-alunni che comporterà la formazione di classi comunque più numerose, a partire dai 25 bambini. C’è poi un problema di comunicazione nei confronti dei genitori degli alunni, ai fini di una chiara valutazione delle possibili conseguenze derivanti dalla riforma. Lo si evince dalla stessa modulistica per le iscrizioni che, ad esempio, pur prevedendo più opzioni orarie del tempo scolastico non assicura allo stato attuale l’automatico rispetto delle scelte operate dalle famiglie, in assenza di garanzie sull’organico di fatto del personale insegnante. In questo senso, ha spiegato la Altran, sulla scorta del modello dell’«Open day», è prevista l’organizzazione di «Family day», giornate informative dedicate ai genitori.
È stata inoltre posta in evidenza la formazione delle docenti elementari per la lingua straniera, l’inglese, che la riforma indica in 150 ore, del tutto insufficienti per assicurare la qualità dell’insegnamento. Per quanto attiene alle medie inferiori, s’è parlato del rischio di perdere la seconda lingua straniera, che nel Monfalconese ha consolidato i parametri europei.
La Altran intende ora coinvolgere le altre amministrazioni comunali del mandamento, puntando altresì su una forte presenza della Provincia, al fine di individuare, alla luce dei nuovi indirizzi previsti dalla riforma per le superiori, i percorsi scolastici più conformi alla realtà produttiva del territorio.
Il Piccolo, 25 febbraio 2009
PATRIMONIO IMMOBILIARE DI CIRCA 10 MILIONI
Il Comune punta a incassare 4 milioni dalla vendita dell’ex mercato coperto
Sono circa 10 i milioni di euro che il Comune di Monfalcone potrebbe incassare tra quest’anno e il prossimo grazie all’alienazione di una serie di proprietà tra le quali fa la parte del leone il mercato coperto di via della Resistenza. Il prezzo di vendita è stato stimato in 4 milioni di euro nel Piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare che l’amministrazione quest’anno ha dovuto allegare allo schema di bilancio pluriennale 2009-2011 come previsto dalla legge 133 dello scorso agosto. Visto che di valorizzazione si tratta, il piano non comprende però solo l’ipotesi dell’alienazione, ma anche quelle della riconversione o del riutilizzo tramite il coinvolgimento dei privati grazie allo strumento del project financing. È il caso dello stesso mercato coperto di via della Resistenza, 3.700 metri quadrati coperti per un volume di 15mila metri cubi che, comunque, pare evidente il Comune non vuole trattenere. L’obiettivo del sindaco Gianfranco Pizzolitto è sempre stato quello di vedervi insediata un’attività commerciale in grado di rivitalizzare e riqualificare l’area tra via 25 Aprile e via della Resistenza. Di certo l’incasso potrebbe poi contribuire all’accumulo dei fondi necessari a raggiungere l’obiettivo di una nuova e più funzionale sede per gli uffici comunali. Anche se il Piano di valorizzazione presenta più ipotesi per i due immobili di via Sant’Ambrogio, l’ex albergo Roma e l’ex sede Enel e dei vigili urbani, ora sede di uffici comunali, compresa quella del riuso-rifunzionalizzazione o quella della concessione-alienazione tramite project financing. Una soluzione che non viene scartata neppure per l’ex Inam di via Manzoni per il quale l’ente locale ha ricevuto un primo finanziamento dalla Regione per trasformare l’immobile, fatiscente e vincolato dalla Soprintendenza, in Casa delle associazioni. Un’operazione che rischia però di avere costi molto alti e non sostenibili dall’ente locale, che si trova anche alle prese con i problemi strutturali del municipio, in assenza di un nuovo sostegno da parte della Regione.
Trattandosi di un piano che include tutte le proprietà del Comune, vi compaiono anche il parcheggio interrato di via Sant’Ambrogio e quello sotto il condominio Borgo Rosta in via 9 Giugno e gli immobili acquisiti di recente in via Giacich assieme all’area su cui l’ente ha intenzione di realizzare un parcheggio a raso da un’ottantina di posti auto. Nel caso in cui si parli di vendite il Comune non ha potuto non indicare un prezzo minimo e uno massimo a fronte di un mercato immobiliare che non gode affatto in questo momento di buona salute, visto che il terzo trimestre del 2008 ha visto un crollo del 14% delle vendite nel settore residenziale e del 13,4% in quello terziario. Nell’ipotesi di un’alienazione il Comune intende disfarsi innanzitutto del mercato coperto, il cui valore rimane fermo a 4 milioni di euro, e di casa Mazzoli, il cui prezzo oscilla invece tra i 7 e i 900mila euro, oltre che di una casa, in pessime condizioni, in vicolo della Filanda per una cifra che va dai 40 ai 60mila euro. L’amministrazione si prende ancora un anno di tempo invece per decidere come utilizzare il resto del suo patrimonio, procedendo all’eventuale dismissione nel 2010. Per l’ex albergo Roma il prezzo oscilla comunque tra i 7 e 900mila euro, per l’ex Enel tra i 3 e 450mila euro, per l’ex Inam di via Duca d’Aosta tra i 5 e gli 800mila euro, per l’ex Inam di via Manzoni tra i 3 e 500mila euro. La cifra di vendita del parcheggio del condominio Principe è invece di 250mila euro, come quella del parcheggio di Borgo Rosta, mentre il prezzo degli edifici dell’area di via Giacich va dai 350 ai 500mila euro e quello del terreno di 8mila metri quadri posseduto in via Gramsci tra i 6 e gli 800mila euro. Una decisione sul futuro degli immobili comunali comunque si impone, viste le condizioni degli edifici di via Sant’Ambrogio, oltre che quelle del municipio.
Laura Blasich




