Stai sfogliando l'archivio mensile di febbraio 2009.

Il Piccolo, 25 febbraio 2009 
 
La Fincantieri taglia la razione di latte  
Dagli anni Settanta era garantita a tutti, ora solo ai saldatori 

 
Per reggere l’onda d’urto della crisi, Fincantieri taglia i costi e a farne le spese è anche il mezzo litro di latte che ogni giorno veniva distribuito a tutti i 1.800 dipendenti dello stabilimento di Panzano. Dagli anni ’70, quando iniziò, la consegna del mezzo litro di latte ha via via interessato non solo i saldatori, cui era stata destinata a causa della lavorazione disagevole sotto il profilo ambientale, ma pure le altre maestranze. Tanto da raggiungere un costo annuo di 100mila euro che Fincantieri ha deciso di ridurre, riportando la distribuzione del latte alle categorie per la quale era stata avviata in origine, cioé saldatori e carpentieri. Il risultato dovrebbe essere quello del dimezzamento della spesa, ma le Rsu Fim, Fiom, Uilm non sono per nulla d’accordo con l’azione intrapresa dalla società che, stando al sindacato, aveva già provato a raggiungere l’obiettivo in un altro paio di occasioni, senza peraltro riuscirci. In questi giorni Fincantieri ha però diffuso una circolare in cui comunica che, come da previo accordo sindacale, l’erogazione del latte viene limitata solo ad alcune categorie. «Il problema è che in questo ambito non esiste alcun accordo sindacale – spiega il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu Moreno Luxich – sulla distribuzione del mezzo litro di latte che è divenuta quindi negli anni un diritto acquisito». Fincantieri è invece di tutt’altro parere. La società sostiene in sostanza di aver deciso solo di ripristinare l’intesa iniziale, andando a «una più corretta applicazione degli accordi vigenti». Insomma, nessun taglio unilaterale alle quote-latte. «Se la motivazione è però anche quella del risparmio – afferma Luxich -, crediamo sia fuori luogo, perché l’azienda dovrebbe prima eliminare gli errori di produzione, sugli ordinativi e incidere in modo reale sul processo di produzione».

Messaggero Veneto, 25 febbraio 2009 
 
MONFALCONE  
Fincantieri riduce l’erogazione del latte
 
 
MONFALCONE. C’è la crisi? Si tagliano le spese. Strategia adottata anche da Fincantieri, che riduce i “mezzi” litri di latte distribuiti gratuitamente a tutti i 1.800 dipendenti dello stabilimento navale.
Consuetudine nata negli anni 70 quale misura di riduzione del disagio ambientale patito dai lavoratori, inizialmente per i saldatori e poi esteso anche a tutte le altre maestranze, tanto che raggiunge un costo annuo di 100 mila euro.
Fincantieri ora ha deciso di ridurre la distribuzione, destinando il latte soltanto alle categorie orginarie, saldatori e carpentieri, e cercando così di ridurre anche la spesa. Scelta su cui non sono d’accordo le Rsu Fim, Fiom, Uilm, che riferiscono come già in passato Fincantieri avesse tentato di tagliare parte della distribuzione di latte.
L’azienda ha diffuso una circolare in cui comunica che, come da previo accordo sindacale, l’erogazione del latte è limitata ad alcune categorie. Accordo che però, secondo i sindacati, non esiste. Anzi, il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, evidenzia che il mezzo litro di latte è divenuto ormai un diritto acquisito. Cosa su cui non è d’accordo Fincantieri, che sostiene che non è questione di «tagli unilaterali», ma di aver deciso solo di ripristinare l’intesa iniziale, andando a «una più corretta applicazione degli accordi vigenti».
«Se il motivo è anche il risparmio – afferma Luxich –, crediamo sia fuori luogo, perché l’azienda dovrebbe prima tentare di eliminare gli errori di produzione, gli sbagli sugli ordinativi e incidere in modo reale sul processo di produzione. Perché non tagliare poi allora anche l’Mbo, cioè il premio assegnato ai dirigenti per il raggiungimento degli obiettivi aziendali?». La sensazione è, infatti, che la riduzione del latte sia solamente un diversivo per distogliere l’attenzione dei lavoratori dai problemi reali, come il rinnovo dell’integrativo.

Messaggero Veneto, 25 febbraio 2009 
 
Tutelare la scuola pubblica: un incontro in municipio 
RONCHI
 
 
RONCHI. Domani, alle 18, nella sala del consiglio di Ronchi, si terrà l’assemblea del coordinamento isontino a difesa della scuola pubblica.
All’ordine del giorno la questione delle iscrizioni all’anno scolastico 2009-2010 e le ultime disposizioni del governo Berlusconi «che minano il sistema pubblico dell’istruzione e il diritto costituzionale allo studio. In questi mesi la scuola è tornata al centro dell’iniziativa politica e sociale nel nostro Paese. Da una parte il governo in carica che taglia posti in organico, ore e attività, alla ricerca di risparmi di bilancio indipendentemente da ogni considerazione sulla qualità del progetto didattico».
«Dall’altra – spiega il Coordinamento – decine di migliaia tra genitori, insegnanti, personale non docente e dirigenti scolastici che difendono gli attuali assetti della scuola dell’obbligo italiana perché, nonostante le carenze e le inefficienze che la caratterizzano, garantiscono alle generazioni più giovani uno dei più qualificati modelli educativi d’Europa».

Il Piccolo, 27 febbraio 2009 
 
PROMOSSO DAL COMUNE  
Coordinamento permanente per la scuola aperto a insegnantii, genitori e sindacati
 
 
Scuole alle prese con crediti pregressi, vantati dal ministero della Pubblica istruzione. La «sofferenza» per gli istituti scolastici della regione verrebbe quantificata in almeno 10 milioni di euro. Un ammanco che nelle oltre 200 scuole del Friuli Venezia Giulia, e quindi anche per quelle dipendenti dalle sei direzioni del Monfalconese, arriva fino a 100mila euro. È solo una delle criticità evidenziate alla prima assemblea dedicata alla realtà scolastica, tenutasi l’altro ieri al Centro giovani. L’iniziativa s’inserisce nel progetto varato dall’amministrazione comunale, impegnata ad applicare il mandato contenuto in una mozione approvata in Consiglio, che prevede la costituzione di un coordinamento permanente dedicato alle istanze del sistema scolastico, anche alla luce della riforma Gelmini che entrerà in vigore il prossimo anno. La proposta nasce sulla scorta di quanto accaduto nell’autunno scorso, attraverso le manifestazioni di protesta scaturite da movimenti spontanei, ma anche le preoccupazioni provenienti dai genitori, dagli insegnanti e dalle organizzazioni sindacali. All’incontro, l’altro ieri, al quale erano presenti l’assessore provinciale all’Istruzione, Maurizio Salomoni, e, per il Comune, il vicesindaco Silvia Altran, il consigliere Fabio Delbello e il funzionario Rossana Spazzali, hanno partecipato i genitori degli alunni e degli studenti, i rappresentanti di tutti gli ordini di scuola, tra dirigenti e insegnanti, nonchè le principali sigle sindacali del settore. In rassegna dunque sono passate innumerevoli «criticità». A partire dal pregresso economico vantato dalle scuole, che, in una prospettiva di riforma volta a ridimensionare organici e risorse, rappresenta un consistente aggravio per il sistema scolastico che si prepara ad affrontare le nuove disposizioni di legge. Sul tappeto c’è anche l’istituzione del «maestro unico», per il quale ne discendono, peraltro, l’annullamento delle cosiddette «compresenze» e le difficoltà a pagare il personale docente supplente. Ciò significa rischiare di «alterare» o bloccare la stessa attività didattica. All’attenzione altresì il rapporto maestro-alunni che comporterà la formazione di classi comunque più numerose, a partire dai 25 bambini. C’è poi un problema di comunicazione nei confronti dei genitori degli alunni, ai fini di una chiara valutazione delle possibili conseguenze derivanti dalla riforma. Lo si evince dalla stessa modulistica per le iscrizioni che, ad esempio, pur prevedendo più opzioni orarie del tempo scolastico non assicura allo stato attuale l’automatico rispetto delle scelte operate dalle famiglie, in assenza di garanzie sull’organico di fatto del personale insegnante. In questo senso, ha spiegato la Altran, sulla scorta del modello dell’«Open day», è prevista l’organizzazione di «Family day», giornate informative dedicate ai genitori.
È stata inoltre posta in evidenza la formazione delle docenti elementari per la lingua straniera, l’inglese, che la riforma indica in 150 ore, del tutto insufficienti per assicurare la qualità dell’insegnamento. Per quanto attiene alle medie inferiori, s’è parlato del rischio di perdere la seconda lingua straniera, che nel Monfalconese ha consolidato i parametri europei.
La Altran intende ora coinvolgere le altre amministrazioni comunali del mandamento, puntando altresì su una forte presenza della Provincia, al fine di individuare, alla luce dei nuovi indirizzi previsti dalla riforma per le superiori, i percorsi scolastici più conformi alla realtà produttiva del territorio.

Messaggero Veneto, 25 febbraio 2009 
 
Monfalcone, bilancio “magro”  
Pareggia a 78,5 milioni di euro, 11 in meno rispetto al 2008 Ridotti investimenti e spese correnti. Tagliata l’Ici, Tarsu +10%
 
 
MONFALCONE. Pareggia a 78,5 milioni di euro il bilancio di previsione 2009 del Comune di Monfalcone, un pareggio decisamente più “magro” dell’assestato 2008, che pareggia su 89,5 milioni di euro e che partiva da un bilancio di previsione di 85,087 milioni di euro.
Il taglio più importante è quello deciso per il settore investimenti, contenuto a 16 milioni di euro contro i quasi 23 dello scorso anno, ma anche le spese correnti scendono di quasi 5 milioni, passando dai quasi 44 milioni di euro dell’assestato 2008 a un’ipotesi di 39,5 milioni di euro.
Il “peso” delle spese correnti sull’insieme del bilancio comunque aumenta, visto che la sforbiciata più consistente riguarda gli investimenti che scendono al 20,33% contro il 25,45% del 2008.
Aumenta però l’uscita per rimborso prestiti, anche se non di molto (200 mila euro in più) e per quel che riguarda le entrate crescono quelle da tributi, grazie, in sostanza, all’incremento del 10% della Tarsu deciso dall’amministrazione comunale a fronte del blocco dell’addizionale Irpef e della cancellazione dell’Ici sulla prima casa.
Il settore in cui l’ente locale si attende minori introiti è quello dei trasferimenti correnti da Stato, Regione e altri enti: circa tre milioni in meno, anche se poi nel corso dell’anno ci sono correzioni in aumento grazie a finanziamenti regionali erogati in base alle esigenze, alle necessità e ai progetti.
Di certo il Comune di Monfalcone per il 2009 ha deciso di ridurre le entrate con accensione di mutui, cosa già annunciata dall’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno, che ha voluto evidenziare come per far fronte a una situazione economica difficile si sia deciso di agire non soltanto sulla Tarsu, ma anche sul taglio delle spese.
Scendono infatti le spese del personale tornando ai livelli del 2007, arrivando a 13,074 milioni di euro, pari però sempre al 33% circa dei 39,5 milioni di euro del totale delle spese correnti.
La giunta Pizzolitto ha però messo mano anche ad alcune tariffe dei servizi a domanda individuale per far quadrare un bilancio in cui si è voluto mantenere il forte impegno sul sociale, per il quale nel 2009 si conta di spendere oltre 10 milioni di euro, sempre il 30% delle uscite correnti, mentre la quota a carico del Comune di Monfalcone per l’Ambito socio-assistenziale passa da 81 mila a 200 mila euro. (cr.vi.)

Il Piccolo, 26 febbraio 2009 
 
IL CONTO PREVENTIVO PIÙ «MAGRO» DI 11 MILIONI  
Il bilancio taglia gli investimenti
 
 
Il bilancio di previsione 2009 si profila decisamente più magro di quello del 2008. Stando allo schema approvato dalla giunta in questi giorni, come previsto dalla normativa, il documento contabile pareggia a 78,5 milioni di euro contro gli 89,5 dell’assestato 2008, anno in cui in ogni caso si era partiti da una previsione di 85,087 milioni di euro. Il taglio più consistente è stato apportato al settore degli investimenti, contenuto a 16 milioni di euro contro i quasi 23 dello scorso anno, ma anche le spese correnti non ne escono indenni, perché scendono dai quasi 44 milioni di euro dell’assestato 2008 a un’ipotesi di 39,5 milioni di euro. Il «peso» delle spese correnti sull’insieme del bilancio comunque aumenta, visto che la sforbiciata più consistente riguarda gli investimenti che scendono al 20,33% contro il 25,45% del 2008. Aumenta però l’uscita per rimborso prestiti, anche se non di molto (200mila euro in più), e per quel che riguarda le entrate crescono quelle da tributi, grazie all’incremento del 10% della Tarsu deciso a fronte del blocco dell’addizionale Irpef e della cancellazione dell’Ici sulla prima casa. Il settore in cui l’ente locale si attende minori introito è quello dei trasferimenti correnti da Stato, Regione e altri enti. Si tratta di circa 3 milioni in meno, anche se va detto che la parte corrente nell’anno subisce di solito delle correzioni al rialzo a fronte di finanziamenti regionali che vengono erogati in base alle esigenze quantificate dal Comune. La manovra del Comune comprende in ogni caso anche una riduzione delle entrate attraverso l’accesione di prestiti. L’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno l’ha del resto preannunciato nelle scorse settimane: per fare fronte a una situazione difficile si è deciso di agire non solo sulla Tarsu, ma anche sul taglio delle spese. La giunta ha però messo mano anche ad alcune tariffe dei servizi a domanda individuale per far quadrare un bilancio in cui si è voluto mantenere il forte impegno sul sociale, per il quale nel 2009 si conta di spendere oltre 10 milioni di euro, sempre il 30% delle uscite correnti, mentre la quota a carico del Comune di Monfalcone per l’Ambito socioassistenziale passa da 81mila a 200mila euro. (la.bl.)

Il Piccolo, 25 febbraio 2009 
 
PATRIMONIO IMMOBILIARE DI CIRCA 10 MILIONI  
Il Comune punta a incassare 4 milioni dalla vendita dell’ex mercato coperto
 
 
Sono circa 10 i milioni di euro che il Comune di Monfalcone potrebbe incassare tra quest’anno e il prossimo grazie all’alienazione di una serie di proprietà tra le quali fa la parte del leone il mercato coperto di via della Resistenza. Il prezzo di vendita è stato stimato in 4 milioni di euro nel Piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare che l’amministrazione quest’anno ha dovuto allegare allo schema di bilancio pluriennale 2009-2011 come previsto dalla legge 133 dello scorso agosto. Visto che di valorizzazione si tratta, il piano non comprende però solo l’ipotesi dell’alienazione, ma anche quelle della riconversione o del riutilizzo tramite il coinvolgimento dei privati grazie allo strumento del project financing. È il caso dello stesso mercato coperto di via della Resistenza, 3.700 metri quadrati coperti per un volume di 15mila metri cubi che, comunque, pare evidente il Comune non vuole trattenere. L’obiettivo del sindaco Gianfranco Pizzolitto è sempre stato quello di vedervi insediata un’attività commerciale in grado di rivitalizzare e riqualificare l’area tra via 25 Aprile e via della Resistenza. Di certo l’incasso potrebbe poi contribuire all’accumulo dei fondi necessari a raggiungere l’obiettivo di una nuova e più funzionale sede per gli uffici comunali. Anche se il Piano di valorizzazione presenta più ipotesi per i due immobili di via Sant’Ambrogio, l’ex albergo Roma e l’ex sede Enel e dei vigili urbani, ora sede di uffici comunali, compresa quella del riuso-rifunzionalizzazione o quella della concessione-alienazione tramite project financing. Una soluzione che non viene scartata neppure per l’ex Inam di via Manzoni per il quale l’ente locale ha ricevuto un primo finanziamento dalla Regione per trasformare l’immobile, fatiscente e vincolato dalla Soprintendenza, in Casa delle associazioni. Un’operazione che rischia però di avere costi molto alti e non sostenibili dall’ente locale, che si trova anche alle prese con i problemi strutturali del municipio, in assenza di un nuovo sostegno da parte della Regione.
Trattandosi di un piano che include tutte le proprietà del Comune, vi compaiono anche il parcheggio interrato di via Sant’Ambrogio e quello sotto il condominio Borgo Rosta in via 9 Giugno e gli immobili acquisiti di recente in via Giacich assieme all’area su cui l’ente ha intenzione di realizzare un parcheggio a raso da un’ottantina di posti auto. Nel caso in cui si parli di vendite il Comune non ha potuto non indicare un prezzo minimo e uno massimo a fronte di un mercato immobiliare che non gode affatto in questo momento di buona salute, visto che il terzo trimestre del 2008 ha visto un crollo del 14% delle vendite nel settore residenziale e del 13,4% in quello terziario. Nell’ipotesi di un’alienazione il Comune intende disfarsi innanzitutto del mercato coperto, il cui valore rimane fermo a 4 milioni di euro, e di casa Mazzoli, il cui prezzo oscilla invece tra i 7 e i 900mila euro, oltre che di una casa, in pessime condizioni, in vicolo della Filanda per una cifra che va dai 40 ai 60mila euro. L’amministrazione si prende ancora un anno di tempo invece per decidere come utilizzare il resto del suo patrimonio, procedendo all’eventuale dismissione nel 2010. Per l’ex albergo Roma il prezzo oscilla comunque tra i 7 e 900mila euro, per l’ex Enel tra i 3 e 450mila euro, per l’ex Inam di via Duca d’Aosta tra i 5 e gli 800mila euro, per l’ex Inam di via Manzoni tra i 3 e 500mila euro. La cifra di vendita del parcheggio del condominio Principe è invece di 250mila euro, come quella del parcheggio di Borgo Rosta, mentre il prezzo degli edifici dell’area di via Giacich va dai 350 ai 500mila euro e quello del terreno di 8mila metri quadri posseduto in via Gramsci tra i 6 e gli 800mila euro. Una decisione sul futuro degli immobili comunali comunque si impone, viste le condizioni degli edifici di via Sant’Ambrogio, oltre che quelle del municipio.
Laura Blasich

Appello alle realtà associative del Friuli Venezia Giulia

Sta accadendo a Monfalcone…
Martedì 17 febbraio sono stati arrestati tre attivisti dell’associazione di promozione sociale Nuova Entrata Libera.

Premessa (per chi non conosce Nuova Entrata Libera e il suo percorso)
Lo stesso gruppo di giovani gestisce da molti anni una struttura di proprietà del Comune di Monfalcone, inizialmente lo spazio si chiamava Centro Blu, un centro sociale che aveva come primo obiettivo quello di offrire uno spazio aggregativo e di stimolare il protagonismo e la partecipazione sul territorio occupandosi di ciò che veniva fatto o non veniva fatto soprattutto per i giovani, ma non solo…Insomma uno spazio in cui già si faceva Politica fuori dal controllo di qualsivoglia partito.
Con gli anni, la maggior presa di coscienza su alcune questioni importanti a livello locale, nazionale e mondiale, unitamente allo spazio che si rivelava non sufficiente a gestire momenti di aggregazione che attiravano sempre più giovani, ha spinto a rivedere la modalità di vivere quel luogo.
Da quel percorso è nata Nuova Entrata Libera e sono nati una serie di attività, progetti e servizi offerti a tutta la cittadinanza anche in collaborazione con Enti e Isituzioni Locali. Altre associazioni o gruppi correlati hanno avuto sede e hanno sede nella stessa struttura: “Ya Basta! Per la dignità dei popoli e contro il neoliberismo”, “Razzismo Stop”, “S.O.S. Casa”, “Associazione Difesa Lavoratori”,”MeltingPot”. Le attività che si svolgono vanno dal supporto e la consulenza per migranti all’attività sindacale per i lavoratori, dagli eventi culturali alla gestione del servizio “Bassa Soglia” (che dal lunedì al venerdi distribuisce pasti, offre la possibilità di farsi la doccia e lavare i propri indumenti, materiale sanitario per la riduzione del danno, ma sopratutto offre l’ascolto e la professionalità di 4 operatori che lavorano in rete con l’Azienda Sanitaria e i Comuni dell’Ambito Basso Isontino a persone che per svariati motivi si trovano ai margini della società).
Chi gestisce la struttura sono le stesse persone che in questi anni hanno avviato o hanno partecipato a lotte per la tutela dei diritti e il rispetto della dignità umana, contrastando il Centro di Permanenza Temporanea (oggi CIE e CARA) di Gradisca, muovendosi per il diritto alla Casa, l’accesso ai servizi quali il trasporto pubblico, la scuola e altro, spesso usando metodi forti per tentare di smuovere e cambiare situazioni incancrenite.

In tutto questo non è mai venuta meno l’attenzione ai giovani e l’organizzazione di momenti aggregativi.

Gli arresti
A tre appartenenti a Nuova Entrata Libera è stata applicata la misura cautelare è sono stati rinchiusi nel carcere di Udine dopo un’indagine durata più di due anni nell’ambito dell’anti-droga.
Questa operazione ha coinvolto direttamente la struttura Officina Sociale gestita dall’associazione, con una perquisizione nel maggio 2008 che ha portato al sequestro di mozziconi di sigarette e la cassa dell’associazione come possibile provente di spaccio.
Perquisizioni sono state condotte anche nelle abitazioni private e in tutto sono state sequestrate quantità di hashish e marijuana pari a 0,23 e 0,83 grammi.
In carcere in tutto sono finite 6 persone anche se la misura cautelare era stata richiesta anche per altri 3.
L’accusa è quella di aver ceduto sostanze stupefacenti e l’arresto è scattato per dei s.i.t. (sommarie informazioni testimoniali), ovvero per persone che hanno raccontato agli inquirenti i momenti e le modalità di consumo di hashish e marijuana. Non sono state rese note le modalità di intercettazione e interrogazione di queste persone, né la loro attendibilità.
Nella sintesi degli atti si legge che l’arresto è stato richiesto tenendo conto che essi sono “del tutto refrattari all’ubbidienza all’ordine costituito” ed è stato rivolto a chi aveva un ruolo di responsabilità nella gestione della struttura e delle attività in essa svolte.

Da martedì 17 febbraio i tre attivisti di Nuova Entrata Libera si trovano nel carcere di Udine, mentre le altre tre persone arrestate si trovano in quello di Gorizia.

Siamo preoccupati e ci appelliamo alle realtà associative sensibili

Quanto è accaduto ci porta a ragionare su più questioni ed a più livelli; e vorremmo confrontare e condividere questi ragionamenti.
Ci troviamo davanti alle conseguenze dell’applicazione della legge Fini-Giovanardi sulle sostanze stupefacenti che ha portato ad un appiattimento culturale e legale preoccupante.
Tutte le sostanze vengono portate allo stesso livello, si è tentato di estirpare la definizione di “droghe leggere” ed i timidi tentativi di un’azione di riduzione dei danni, sono stati messi al bando. Le conseguenze sono state la maggiore diffusione di sostanze pesanti e la trasformazione di una questione culturale, politica e sociale in una questione esclusivamente medica e penale.
Lo Stato impiega, questo possiamo affermarlo con certezza per i nostri territori, la maggior parte dei mezzi di controllo e lotta al narcotraffico verso sostanze quali marijuana e hashish soprattutto rivolgendosi ai consumatori, spesso giovani consumatori.
Questo non perchè non circoli altro; nella città del Cantiere, ma in tutto l’isontino, è riconosciuta l’elevata e sempre crescente diffusione di cocaina e altre droghe pesanti, ma contro queste non si dimostra lo stesso accanimento.
Per di più avendo favorito il concetto che le droghe sono tutte uguali o quasi, anche il loro prezzo, le modalità e la facilità con cui si reperiscono sono le medesime.
Il prezzo e il livello di diffusione della cocaina fa si che in feste, case o locali come prima si offriva un “tiro di spinello” ora si offra una striscia di coca, ormai anche tra i molto giovani.
Questo mai negli spazi gestiti da Nuova Entrata Libera.
E dopo avere messo alla pari fumo e droghe pesanti, si mette sullo stesso piano spacciatore e consumatore che cede gratuitamente. Lo dimostra l’accaduto: fumando spinelli e passandoli ad altri si finisce in carcere per spaccio. Questo vuol dire che vengono usati gli strumenti ideati per il contrasto al narcotraffico mafioso per colpire invece una corrente di pensiero che da anni chiede la liberalizzazione delle droghe leggere, sulla base di dati, sperimentazioni ed esperienze in altri paesi, e soprattutto come strumento di lotta alla mafia stessa.

In questo preoccupante contesto sta subendo il carcere o viene perseguito chi, per ideali e convinzioni, ha sempre fatto della valorizzazione delle diversità un caposaldo.
Gli spazi sociali nei quali non si fa più di tanto per nascondere l’uso di marijuana e ci si dichiara pubblicamente antiproibizionisti sono gli stessi nei quali si fanno le distinzioni e si rifiuta di far circolare altre sostanze creando un contrasto culturale e sociale al narcotraffico, sono gli stessi in cui si discute e ci si interroga anche rispetto all’uso e il non-abuso delle droghe leggere o delle droghe legali (Bacco, Tabacco,…).

È significativo che coloro i quali vogliono eliminare le diversità esistenti tra le sostanze sono gli stessi che indicano le diversità di cultura, lingua, religione, pelle come il pericolo dell’oggi, bollano chi si oppone alle loro logighe come restio e insofferente alle regole, esercitano e istigano un controllo asfisiante che penetra le dimensioni personali dei cittadini.
Non crediamo che chi è in carcere ci sia finito solo perchè fumava e passava uno spinello, ma per il suo modo di “essere” e di vivere.

Crediamo che questi arresti siano solo l’apice di una politica portata avanti nei nostri territori, una politica costruita sul controllo esasperato nella speranza di creare un terrore che paralizzi tutte le esperienze di chi vuole vievere dignitosamente senza nascondersi e senza chiedere il permesso di vivere al meglio le nostre città.

Davanti a questa situazione esprimiamo la nostra solidarietà a Nuova Entrata Libera, la nostra preoccupazione per la gestione delle indagini che hanno portato all’incarcerazione degli attivisti e ne chiediamo l’immediato scarceramento.
Invitiamo altre associazioni e individui a fare altrettanto aderendo a questo appello o mandando un proprio messaggio a tendapace@gmail.com

associazione “Tenda per la Pace e i Diritti”
associazione “A Sud”

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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