Il Piccolo, 25 marzo 2009
Commissione sanità con il direttore dell’Ass
Si parlerà di personale, Centro studi amianto e parto indolore
La riqualificazione della Chirurgia del San Polo, l’applicazione del parto indolore, il punto sul centro delle patologie asbesto-correlate, le microaree dei Piani di zona, di cui non si sa più nulla. Saranno queste le situazioni che saranno portate all’attenzione della direzione sanitaria dell’Azienda sanitaria Isontina oggi nel corso della riunione della commissione comunale Sanità cui sarà presente il direttore generale Roberto Ferri. Al nuovo dirigente dell’Ass sarà fatta presente anche la situazione in merito a Medicina, alla carenza di personale e di posti-letto. E del San polo si parlerà anche nell’incotro fissato per il 30 marzo tra sindacati e la nuova direzione. Un incontro conoscitivo, che però servirà per fare il primo punto della situazione su cui intervenire. Secondo i sindacati, nel triennio 2007-2009 sono stati 44 i lavoratori stabilizzati tra le aziende sanitarie di Gorizia e Monfalcone, ma almeno altrettanti sono tuttora in attesa. Le difficoltà maggiori si rilevano come si sa tra gli infermieri, gli operatori sanitari e i tecnici di laboratorio.
«Il problema è che per i prossimi anni non sono previste ulteriori stabilizzazioni in aggiunta al turn over – spiega la Cisl – e questo significa che le sole possibilità di aggiunta del personale saranno le assunzioni in sostituzione dei pensionamenti. Che però, ancora, non sappiamo quante saranno». Per il 2009, infatti, la direzione sanitaria non ha ancora comunicato i dati del turn-over, con il risultato che a tutt’oggi non si sa in effetti quanti saranno i lavoratori che potranno accedere a un posto fisso. Attualmente all’ospedale di San Polo sono 50 le unità impiegate in Medicina, una ventina circa di operatori socio-sanitari e il resto infermieri. Di questi, però, il 30% è indisponibile tra ferie, malattie e maternità. Solo a Medicina di Monfalcone, per esempio, secondo i sindacati mancano almeno quattro operatori sanitari. Dieci sono quelli in meno a Gorizia. In tutto, sono una trentina gli Oss che servirebbero in più per garantire un degno servizio. Altrettanti sono gli infermieri mancanti. Oltre a infermieri e Oss, l’azienda sanitaria soffre poi anche di altre carenze. Per esempio, manca da tempo un dietista, visto che al momento ne sono presenti solo uno full-time e uno part-time. Altra richiesta,quella dei tecnici di laboratorio. Ne manca almeno uno per garantire anche analisi più veloci, vista l’enorme mole di lavoro che il Cup è tenuto a svolgere, specie a Monfalcone. (e.o.)
Il Piccolo, 26 marzo 2009
VERTICE-SANITÀ CON IL DIRETTORE GENERALE
L’Ass: il San Polo non sarà succursale di Trieste
Ferri assicura: l’ospedale punto di riferimento nell’Ortopedia e laboratorio per le malattie sociali
di LAURA BORSANI
Monfalcone non diventerà succursale giuliano-triestina. L’Area vasta voluta dalla riorganizzazione sanitaria non «inghiottirà» l’ospedale di San Polo. Il neo direttore generale dell’Ass Isontina, Roberto Ferri, è stato chiaro ieri, ospite alla Commissione per la tutela della Sanità, presieduta da Barbara Zilli, presenti anche il direttore sanitario Andrea Collaretta e quello del presidio ospedaliero, Andrea Gardini: «La città non deve avere un ruolo subordinato. Il principio è piuttosto quello della collaborazione, considerando peraltro che il problema degli accorpamenti tra Ass è stato superato. Partecipare all’Area Vasta non significa essere a traino o di supporto occasionale. Non c’è alcuna intenzione di ridimensionare il ruolo dell’ospedale di Monfalcone. Non è nei piani regionali, ma soprattutto la Regione non può permetterselo. Se non ci fossero presidi ospedalieri in grado di avere Chirurgia e Medicina, oltre alle specialità, il sistema sanitario regionale non reggerebbe».
Non solo. Monfalcone, ha aggiunto Ferri, non è priva di eccellenze. Come l’Ortopedia diretta dal professor Alecci che, con la sua tecnica innovativa micro-invasiva, unica in regione, può fare la differenza ponendosi come esperienza apripista anche a carattere sovra-regionale. «L’ospedale di San Polo ha le capacità per garantire prestazioni di buon livello e con alcune specialità». Quanto alla possibilità di realizzare un Centro per le patologie asbesto-correlate, Ferri ha osservato: «Dobbiamo capire che tipo di centro vogliamo. Se a carattere assistenziale, favorendo meccanismi che possano accompagnare il paziente dalla diagnosi alla terapia, sostenendolo assieme ai familiari, e prevedendo modalità di controllo anche per pazienti in fase pre-tumorale, o se si intende puntare sulla ricerca, individuando alleanze, collegandosi con centri regionali, nazionali e internazionali. È comunque importante, rispetto a determinate fasi della diagnostica, valutare cosa poter fare in sede terapeutica, con interventi volti a salvaguardare le persone malate. Insomma, è un filone che dobbiamo affrontare».
E ancora: considerate le peculiarità socio-economiche che caratterizzano il Monfalconese, la città può diventare un «laboratorio sociale» nell’ambito delle micro-aree del welfare, costruendo un cammino autonomo, svincolato dall’esperienza del «Micro-win» triestino o dal «Welfare di comunità» sperimentato nella Bassa friulana. Un percorso di costruzione, ha aggiunto, che deve coinvolgere, assieme alle istituzioni, al Comune, alle associazioni, ai volontari, anche le realtà produttive, in primis Fincantieri. In questo senso, ha parlato di «situazioni di sperimentazione molto interessanti», proprio al fine di riconoscere appieno le rilevanti caratteristiche di dinamicità economico-sociale presenti, con Fincantieri e l’indotto, nonchè il Porto. Ferri ha risposto anche in ordine al parto analgesico 24 ore su 24: «È un settore che va sviluppato, ma tenendo conto delle specialità dei professionisti di anestesia, alcuni più orientati verso l’area di emergenza, altri nel settore dei parti». Poi ha osservato: «Non credo alle ”fughe” di utenti di fronte alla mancata copertura sulle 24 ore: la scelta di un parto analgesico non è estemporanea, ma rientra in un percorso che la donna ha costruito con il proprio medico di fiducia».
Risposte chiare, dunque, di fronte alle preoccupazioni poste sul tappeto. Che la presidente Barbara Zilli ha elencato: il rischio di venire ridotti, assieme a Gorizia, a semplici «bacini d’utenza» per Trieste, andando incontro ad un declassamento del San Polo. Forte peraltro di punte di specialità che caratterizzano il presidio, come l’Ortopedia, la Zilli ha sostenuto che venga garantito un buon livello di prima eccellenza. Rivendicando la parità già attribuita dalla legge regionale 13 con Pordenone. Con ciò, ponendo anche la questione del ruolo di Chirurgia e del potenziamento di Medicina e Rsa. Ha poi parlato di «salto di qualità» quando ha chiesto l’accreditamento attraverso la Joint Commission International, come l’ospedale di Trieste. Ma Monfalcone può ambire ad altri progetti, nel solco di una peculiarità legata al suo dinamico tessuto economico-produttivo: da qui l’istanza, dunque, di diventare un Centro per le patologie asbesto-correlate.
Messaggero Veneto, 26 marzo 2009
Monfalcone. Saranno studiate le prospettive di sviluppo per il Centro malattie asbesto-correlate
Ferri (Ass) rassicura: l’ospedale San Polo non sarà declassato Ortopedia citata come esempio
Un incontro che è stato accolto dai rappresentanti del consiglio comunale con grande favore, vista la grande disponibilità e apertura del direttore generale, che pur in carica da solo tre settimane ha dimostrato di aver capito la complessità della situazione monfalconese. È stata la presidente Zilli a presentare una serie di problemi che dovranno essere affrontati, dal timore del declassamento dell’ospedale alla situazione delle medicine e Rsa, alla partoanalgesia, al centro per le malattie asbesto-correlate, alle “microwin” microaree di intervento socio-sanitario.
Rispetto appunto all’ospedale, Ferri ha rassicurato sul non ridimensionamento e sul superamento delle ipotesi di accorpamento delle aziende sanitarie («posto che serve operare in un clima di collaborazione», ha precisato), ma anche sulla necessità di arrivare a delle specialità determinate dalla professionalità e dall’esperienza, citando l’esempio dell’ortopedia di Monfalcone e degli innovativi interventi chirurgici microinvasivi.
«Non ci sono altri professionisti che operino come il dottor Alecci e proprio questa esperienza potrebbe fungere da traino e da apripista a livello regionale e sovraregionale. Mi riservo di capire come procedere, ma credo che ci siano le capacità per garantire prestazioni di eccellenza», ha detto, annunciando che domani è già previsto un incontro di ospedale e distretto con l’assessore regionale Kosic.
In merito al Centro per le malattie asbesto-correlate ha confermato la sua disponibilità a un suo sviluppo, ma dopo aver capito cosa si vuole e cosa serve. «Si può pensare a un centro assistenziale, che segua le persone colpite dalla patologia, o anche un centro di ricerca per cui servono però collaborazioni superiori con il Cro o con l’area di ricerca. Visto che purtroppo le cause sono note – ha detto – si dovrebbe intervenire sulla possibilità di migliorare la qualità e la durata di vita delle persone, ma è fondamentale capire cosa vogliamo e con chi».
In merito alle microwin e agli interventi sul welfare ha voluto chiarire come per una realtà complessa come Monfalcone non sia possibile intervenire con modelli fissi, come appunto la “microwin” dell’area triestina o “welfare di comunità” della Bassa friulana, ma serva trovare un modello adeguato alla realtà.
«Ho l’impressione – ha sottolineato – che qui ci possano essere situazioni di sperimentazione interessanti e importanti, proprio per le caratteristiche di dinamicità sociale di Monfalcone, legate alla forte immigrazione. Un laboratorio sociale come questo non ha uguali in regione e bisogna quindi capire le specificità». Ha quindi confermato la volontà di ampliare il servizio di partoanalgesia «in base però a una precisa valutazione», mentre per la situazione delle medicine, difficile in tutta la regione, ha auspicato un intervento di rivalutazione e revisione della programmazione regionale.
Cristina Visintini
Il Piccolo, 27 marzo 2009
TRA GLI INTERVENTI DI MAGGIOR IMPEGNO QUELLO RELATIVO A MALTRATTAMENTI SU MINORI
Consultorio, stranieri il 18% degli utenti
Nel 2008 oltre 1800 persone si sono rivolte al servizio. Bengalese la comunità extracomunitaria più numerosa
di LAURA BORSANI
Una media di 20 accessi al giorno al Consultorio familiare per un totale, lo scorso anno, di 7.638 interventi in un anno, divisi tra l’area psico-sociale (1.518) e sanitaria-ginecologica (6.120). Nel 2008 le prestazioni fornite sono state 7.799, tenendo conto che ogni utente ha usufruito in media di 2-3 servizi. L’impegno più consistente è concentrato nella sfera psico-sociale, in primis, in relazione ai maltrattamenti in famiglia a danno di minori. Ma anche l’interruzione volontaria della gravidanza e l’opera di «avvicinamento» degli immigrati. Sono tra i settori più impegnativi e delicati che caratterizzano l’attività del Consultorio cittadino, dove, attraverso specifici protocolli, opera un’equipe multidisciplinare. Nel 2008 le utenze complessive sono state 1.809, delle quali 1.445 di nazionalità italiana e 324 stranieri, rappresentativi del 18% del totale. In particolare, 134 sono stati gli utenti di origine asiatica (per lo più bengalesi) e 111 provenienti dall’Est Europa. E ancora, 1.506 erano di sesso femminile, la fascia di età più rappresentativa è quella compresa tra i 15 e i 49 anni. Gli utenti di sesso maschile, invece, sono stati 290, in particolare tra i 30 e i 49 anni.
Una mole di lavoro notevole, spiegano il responsabile dell’Unità operativa dei Consultori familiari, Silvano Ceccotti, e il responsabile del Distretto sanitario Basso Isontino, Fulvio Calucci. Gli ambiti spaziano dalle adozioni e affidi alle conflittualità di coppia, alla contraccezione e all’interruzione volontaria della gravidanza, ai maltrattamenti, al «Percorso nascita», fino alle problematiche ginecologiche, di salute sessuale e prevenzione oncologica.
«C’è l’erronea credenza – osserva Ceccotti – che il Consultorio sia poco conosciuto. In realtà, la conoscenza si produce soprattutto con il ”passaparola”, anche considerando la delicatezza e il rispetto della privacy che caratterizza il servizio. Siamo talmente oberati, che l’equipe multidisciplinare a stento riesce a tenere il passo con le richieste. Ma i tempi d’attesa sono azzerati».
Tra i settori di maggiore impegno per gli operatori, rientra l’area psico-sociale. Soprattutto il trattamento di presunti abusi sessuali o maltrattamenti su minori. Nel 2008 si parla di 18 casi, di cui 10 per maltrattamento subito, 4 per maltrattamento attivo, 4 per trascuratezza fisico-psicologica. Le prestazioni complessive sono state 61, di cui 8 per maltrattamento attivo, 33 subito, 20 per trascuratezza fisico-psicologica. Qui rientra l’attività in ordine ai provvedimenti del Tribunale. «Questo filone di intervento – spiega Ceccotti – incide per il 50% sul carico di lavoro dell’area psico-sociale. Il maltrattamento è sempre esistito e i servizi si sono dotati di una maggiore capacità di ”lettura”. Il Consultorio ha peraltro effettuato un’opera di sensibilizzazione, coinvolgendo anche le scuole». I casi di maltrattamento vengono affrontati attraverso il «Protocollo minori», un percorso di cui il Consultorio è stato promotore: i minori vengono valutati contestualmente dal Consultorio, dai servizi sociali e dell’età evolutiva, stabilendo i necessari interventi. Ma come si origina il maltrattamento? «La matrice – spiegano i dirigenti – è da ricondursi a un disagio vissuto all’interno della coppia. Molto spesso il maltrattamento nasce tra coniugi, in genere nei confronti della donna, ripercuotendosi sul minore». Maltrattamenti o abusi attraversano ogni categoria sociale, dall’operaio al manager. Spicca un dato sotto il profilo del disturbo comportamentale: la violenza assistita a volte è più grave di quella subita. Un bambino che assiste ai maltrattamenti viene segnato dal trauma. Nel 99% dei casi un minore maltrattato o che ha subito un abuso sessuale è candidato a maltrattare a sua volta. «Il bambino – continua Ceccotti – interiorizza l’esperienza subita e la assume come modello di vita. Il comportamento viene imitato come soluzione di un disagio». Bambini dunque che diventano aggressivi, le cui azioni sfociano poi spesso in vero e proprio bullismo.
Interventi legati alla contraccezione, una donna su cinque è immigrata
Emerge un altro dato nel rapporto tra utenti italiane e straniere che accedono ai servizi del Consultorio: «Se il numero delle donne immigrate risulta superiore rispetto alle italiane nell’ambito degli interventi di tipo sanitario – spiega il responsabile dell’Unità operativa dei Consultori familiari, Silvano Ceccotti -, il rapporto si inverte quando si tratta di aspetti problematici con risvolti legati alle dinamiche familiari».
Un esempio significativo: nell’ambito del «Percorso nascita» di sostegno alla gravidanza, le immigrate rappresentano il 50% dell’utenza. Il dato precipita invece quando si tratta di interventi legati alla contraccezione, laddove le straniere rappresentano il 20% dell’utenza. La conseguenza è che crescono le interruzioni di gravidanza per le immigrate, configurabile attorno al 55%, considerate peraltro come metodo contraccettivo in particolare per le donne dell’Est europeo e africane.
La città dunque si confronta con difficoltà con culture diverse. La realtà degli immigrati, specie bengalesi, è molto chiusa. Le donne vivono «isolate» nei ruoli domestici. Lo si evince peraltro dal fatto che, anche dopo diversi anni di residenza, non conoscono l’italiano, tanto che a fare loro da interpreti sono i figli che vanno a scuola. Ci sono inoltre popolazioni pressochè «inavvicinabili», come i cinesi.
In questo senso, il Consultorio s’è posto la sfida di guadagnarsi la fiducia delle comunità straniere con una specifica opera di sensibilizzazione e di coinvolgimento informativo.
«Quest’anno – conclude Ceccotti – abbiamo programmato incontri informativi e preventivi da condividere con le associazioni degli immigrati sul territorio, su tematiche non solo sanitarie, ma anche sociali».
Il Piccolo, 28 marzo 2009
Sert, cresce l’utenza ma l’organico è rimasto quello degli anni ’80
La complessità sociale del Monfalconese si legge anche attraverso l’aumento del carico di lavoro dei servizi del distretto sul territorio. Vedi il Sert che conta 350 utenti di cui il 50% ruota annualmente, ma il cui numero cresce ogni anno dal 5 e il 10% all’anno, come ha segnalato il responsabile del Servizio per le dipendenze, Andrea Fiore, mentre il personale è rimasto quello previsto negli anni ’80, cioé 9 operatori, e i fondi a disposizione rischiano di contrarsi. Il numero di utenti è poi molto probabile subisca una vera e propria impennata a causa dell’applicazione delle leggi contro l’uso di droghe e alcol nei posti di lavoro. «Potremmo avere cento persone in più da seguire», ha spiegato ieri mattina Fiore, che ha sottolineato come al momento tra i punti positivi ci siano le sinergie con il territorio, il contenimento degli accessi grazie al lavoro di prevenzione primaria nella scuola dell’obbligo e a quello per la riduzione dei rischi (vedi il progetto Overnight). Il Sert sta inoltre effettuando un ragionamento sul possibile utilizzo dei fondi comunitari Interreg grazie a un progetto con la Caritas italiana e quella slovena. Il futuro, però, stando al responsavile del Sert, sta nella sinergia con enti non socio-sanitari, come Fincantieri, dove saranno applicati i test antidroga e antialcol per migliorare la sicurezza sul lavoro, le assicurazioni e anche i produttori di vino. L’obiettivo in quest’ultimo caso è quello di fare in modo di diffondere una cultura del consumo consapevole soprattutto tra i giovani. Sono invece circa 800 gli utenti del Centro di salute mentale di via Romana, che serve tutto il Basso isontino funzionando sulle 24 ore e con la possibilità di effettuare dei ricoveri nei suoi 6 posti letto. Degli 800 utenti del 2008 200 sono stati nuovi contatti, il 50% dovuto a disturbi di tipo ansioso e depressivo e il 10% per disturbi psicotici, percentuale che aumenta tra gli utenti stabili. Pochi gli stranieri (13 sui 200 nuovi contatti), invece, che accedono al servizio, ha sottolineato il responsabile del Csm di via Romana Pierpaolo Mazzuia. Le particolarità del territorio sono emerse dalla relazione della responsabile dell’Ambito socio-assistenziale dei Comuni del Monfalconese, Nicoletta Stradi: tra 2003 e 2007 una crescita demografica quasi tripla rispetto l’Alto isontino, la forte presenza di stranieri soprattutto in città (oltre il 13%), l’aumento dei minori presi in carico. Nel 2008 sono stati 430 di cui 97 su segnalazione del Tribunale dei minori, mentre 348 le persone o i nuclei familiari che hanno ottenuto il reddito di cittadinanza. Il Distretto sanitario del Basso Isontino da parte sua seguito 19.819 utenti con il suo servizio di assistenza domiciliare integrata, mentre gli utenti dei cinque ambulatori territoriali, che hanno effettuato 15.772 prestazioni e 5.276 prelievi, sono stati 10.882. In totale gli ambulatori della sede di Monfalcone, tra i cui servizi rientrano anche consultorio, centro diabetologico, ambulatorio senologico, hanno fornito assistenza a 24.607 utenti cui vanno aggiunti i 4.566 di Grado. (la. bl.)
Messaggero Veneto, 29 marzo 2009
Monfalcone. I dati del San Polo illustrati al direttore dell’Ass, Ferri, e all’assessore regionale Kosic
Pronto soccorso, oltre mille accessi in più in un anno
MONFALCONE. Sono stati ben 27 mila 553 gli accessi al pronto soccorso dell’ospedale San Polo di Monfalcone, nel corso del 2008, oltre mille in più rispetto ai 26 mila 476 del 2007.
Di questi pazienti, 23 mila 565 – pari all’85,5% – sono stati dimessi, 3 mila 471 ricoverati e 502 trasferiti, mentre 5 mila 681 sono stati tenuti in osservazione temporanea nel nosocomio di via Galvani.
È stato il direttore del dipartimento di emergenza dell’ospedale San Polo, Claudio Simeoni, nel corso dell’incontro con il neodirettore generale dell’Azienda sanitaria isontina, Roberto Ferri, alla presenza dell’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, a illustrare i dati del servizio.
Rispetto a un leggero calo dei codici gialli e verdi, passati rispettivamente dai 2 mila 670 del 2007 ai 2 mila 626 del 2008 e dai 17 mila 338 del 2007 ai 17 mila 142 del 2008 (i codici verdi, quelli meno gravi, restano la maggioranza dei casi, con la percentuale del 65,47%), i dati indicati parlano di un piccolo aumento dei codici rossi (quelli più gravi), passati da 323 a 339, ma di un vero exploit dei codici bianchi, passati da 6 mila 415 del 2007 e pari al 23,21% del totale ai 7 mila 443 del 2008, pari al 27,15% del totale.
Accessi bianchi che si notano nell’affollamento della sala d’attesa del pronto soccorso, dove spesso si recano gli extracomunitari residenti a Monfalcone, che, non disponendo di un medico di famiglia, ricorrono al pronto soccorso per curare anche piccoli disturbi.
Tra le cause di accesso al pronto soccorso monfalconese, al primo posto restano le malattie (14 mila 902 pari al 54,08%, contro i 14 mila 5 del 2007), seguite da traumi accidentali (5 mila 560, pari al 20,18%) e infortuni sul lavoro (2 mila 447 pari all’8,88%) e incidenti stradali (1.089 pari a 3,95%).
Rispetto agli accessi per infortuni sul lavoro, occorre indicare che c’è stato un lieve calo rispetto al 2007, quando questi furono 2 mila 427, pari al 9,17%.
In diminuzione anche gli infortuni in itinere, passati da 185 a 163, dallo 0,70 allo 0,59%. In calo anche gli accessi da incidenti stradali, che nel 2007 erano stati 1.126 (4,25%).
Nella lista delle cause di accesso risultano essere in aumento gli infortuni sportivi (601 contro 574 del 2007) e gli infortuni domestici (578 contro 540), in calo contatto con animali (345 da 409), violenza altrui (282 da 316), infortuni scolastici (136 da 165), intossicazioni o avvelenamenti (141 da 143).
In aumento ancora, invece, gli atti di autolesionismo (28 contro 20) e gli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria (18 contro 9).
Sono leggermente aumentati i tempi d’attesa, ma poiché sono diminuiti i tempi delle prestazioni, il tempo totale che il paziente trascorre in pronto soccorso è diminuito.
Posto il fatto che l’attesa più lunga resta sempre quella dei codici non gravi, un codice rosso trascorre un tempo totale di 2 ore 18 minuti (2 ore 28’ nel 2007), di cui 3 minuti d’attesa (uguale per il 2007) e 2 ore 12 minuti di prestazione (2 ore 23’).
Il codice giallo in tutto richiede 4 ore 14 minuti (5 ore 30’), di cui 10 minuti d’attesa (9) e 4 ore un minuto di prestazione (5 ore 17’); il codice verde 2 ore 55 minuti (3 ore), di cui 40 minuti d’attesa (36 minuti), 2 ore 12’ di prestazione (2 ore 21’); il codice bianco, 2 ore 14 minuti (2 ore 20’), d’attesa 54 minuti (46’), di prestazione un’ora 18’ (un’ora 32 minuti).
Al pronto soccorso del San Polo si riferiscono 21 mila 340 utenti della provincia di Gorizia, pari al 77,45% (19 mila 743 del Basso Isontino, 1.597 dall’Alto Isontino), 2 mila 409 dalla provincia di Trieste, 1.707 dalla provincia di Udine, 1.131 extra regione e 662 stranieri.
All’inizio del suo intervento, il dottor Simeoni si è detto contento del nuovo metodo inaugurato dal direttore (la presentazione aperta dell’attività dell’ospedale e del distretto) e «speranzoso che si prosegua così in futuro. È un’occasione per approfondire e capire che cosa succeda sul fronte dell’emergenza».
In merito ai problemi aperti, è stato evidenziato come a livello aziendale («fino a ieri», ha però precisato), ci siano scarsa conoscenza dell’attività dell’emergenza e poca chiarezza sull’organizzazione dell’area vasta, problemi che si riscontrano anche a livello regionale, dove però ha ricordato anche «la sensazione di abbandono da parte degli operatori».
Cristina Visintini
Il Piccolo, 30 marzo 2009
Ospedale, esami di laboratorio aumentati del 60% in 12 mesi
Fatturati 11 milioni di euro a fronte di un costo del servizio di soli 3,7
di LAURA BLASICH
Il laboratorio unico di analisi insediato nell’ospedale di Monfalcone continua a rappresentare una fonte d’entrata non trascurabile per l’Azenda sanitaria Isontina: il costo diretto del servzio è di 3,7 milioni di euro, mentre il fatturato del 2008 ha raggiunto gli 11 milioni di euro. Il servizio rimane quindi talmente concorrenziale da aver scoraggiato finora l’arrivo di privati. Il merito va ad attrezzature all’avanguardia e a un costo del personale in costante calo. Anche se, come osserva il responsabile del servizio, dottor Claudio Rieppi, meno di così ormai non si può. L’attività del resto è sempre in aumento, perché si è¨ passati da 1,5 milioni di esami ai 2,5 del 2008. Di questi, mezzo milione sono prestazioni urgenti, di cui 250mila per i due ospedali, comprese le richieste che provengono dai pronto soccorso (circa 125mila).
Il laboratorio di analisi si piazza quindi al quarto posto in regione per volume di attività , anche perché nei centri più grandi del Friuli Venezia Giulia il lavoro è suddiviso in più sedi, con effetti non sempre positivi sulla qualità , oltre che sul fronte delle spese. «Il nostro laboratorio costa il 20-30% in meno rispetto alle altre strutture della regione – afferma Rieppi -. E’ un risultato che è¨ stato raggiunto grazie all’accorpamento del servizio in un’unica sede una decina di anni fa che ha portato a un investimento in attrezzature molto avanzate. La produttività è alta, ma anche la qualità: siamo certificati Iso 9001/2000». Pure quella percepita è buona, perché stando ai rilevamenti effettuati è soddisfatto il 93% degli utenti e i medici di medicina generale hanno dato un 8,6 al servizio e i medici ospedalieri un 8,5. Gli scontenti si concentrano comunque con tutta probabilità a Monfalcone, dove il centro prelievi ha un carico quasi doppio d utenti rispetto quello di Gorizia, ma dove, fino a pochissimo tempo fa, gli infermieri impegnati erano quattro contro sei (ora sono cinque). Le criticità del centro prelievi di Monfalcone sono state così portate all’attenzione del nuovo direttore generale dell’Ass, Roberto Ferri, ha affermato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nell’ultima seduta del Consiglio comunale rispondendo a un’interrogazione del capogruppo di Città Comune Maurizio Volpato. Per il responsabile del servizio tra i problemi da risolvere nel corso dell’anno c’è quello «informatico», l’organizzazione dipartimentale, lo scarso dialogo a livello di area vasta con Trieste, ma anche l’appropriatezza delle richieste di analisi. Carenza di personale e mancato rinnovo delle attrezzature frenano altri due servizi sanitari di «prima linea» per il rapporto con i cittadini come radiologia e fisioterapia. Per quel che riguarda radiologia, che ha chiuso il 2008 con un totale di 64mila prestazioni, la maggior parte delle attrezzature è datata. «Non si è mai riusciti a elaborare un piano di rinnovamento tecnologico, anche perché l’Ass è¨ priva di un servizio di ingegneria clinica», osserva il primario Francesco Pessina, che spera di poter affrontare il carico di lavoro, gravoso, dovuto alle urgenze con l’istituzione di una guardia attiva radiologica sui due ospedali grazie all’introduzione della teleradiologia. Pure il reparto di fisioterapia, segnala il responsabile, dottor Alex Perosa, deve fare i conti con la carenza di turn over delle apparecchiature cui si aggiunge però anche la mancanza di un numero adeguato di fisioterapisti. Nel 2009 il reparto, che lo scorso anno ha garantito 26.612 terapie manuali e 22.534 terapie strumentali per utenti esterni all’ospedale, punta comunque a sviluppare il trattamento precoce degli ictus, la dimissione rapida dei pazienti ortopedici e ad aumentare la consulenza fisioterapica a domicilio.
Il Piccolo, 31 marzo 2009
NEL 2008 GARANTITE 4280 PRESTAZIONI
Amianto, Pneumologia sotto organico
Un medico e tre infermieri. Sta tutto qua il servizio di pneumologia dell’ospedale di Monfalcone, che però nel 2008 è riuscito a garantire 4280 prestazioni di cui circa mille legate alla medicina del lavoro e a quella sportiva. «Il servizio di pneumologia – ha spiegato la responsabile, Oriana Delicati, durante la presentazione dei dati di attività dell’ospedale e del distretto sanitario di Monfalcone – si occupa della parte funzionale del polmone, effettuando la diagnosi, quantificando il danno e occupandosi poi del follow-up. Come obiettivo abbiamo sempre la sorveglianza delle malattie asbesto-correlate, assieme alla medicina del lavoro e alla radiologia». Le persone esposte che la pneumologia sta seguendo per la sorveglianza sono 540, con un organico a dir poco ridotto all’osso. «Serve fisicamente un altro medico», ha detto chiaramente la dottoressa Delicati. Le particolarità del territorio monfalconese, alle prese con la sua centralità geografica, il suo ruolo di polo industriale, il carico di infrastrutture trasportistiche, si scaricano direttamente sui servizi sanitari e ospedalieri, come hanno confermato del resto i dati forniti sull’attività dei reparti, del distretto e del Pronto soccorso. La massiccia esposizione all’amianto avvenuta nelle principali fabbriche cittadine fino alla messa al bando del minerale killer, nel 1992, o poco prima (dicembre 1988 per il cantiere navale di Panzano) continua a richiedere uno sforzo supplettivo e del tutto particolare da parte delle strutture sanitarie. Non a caso all’inizio del 2008 da parte di Comune e Provincia era partita la richiesta di insediare nell’ospedale di Monfalcone un centro di riferimento regionale sulla malattie asbesto-correlate utilizzando il patrimonio di conoscenze e competenze accumulato. Vedi anche la preziosa attività che continua a svolgere il servizio di anatomia patologica, diretto da Mauro Melato, che fornisce un supporto all’operato dell’autorità giudiziaria sulle morti da amianto, segnalando il caso a studio già ultimato. Il fatto che il responsabile del servizio, un tecnico e una ricercatrice siano di fatto staccati dall’Università di Trieste garantisce un impegno costante nell’attività di ricerca. «La commissione regionale amianto ha finanziato progetti importanti, anche con il coinvolgimento del Sincrotone – ha spiegato Melato, presentando i dati del servizio -. Noi vorremmo essere un nucleo di crescita». Nel 2008 l’Anatomia patologica, unica per l’intera Ass Isontina, ha garantito 50.185 prestazioni e il 20% delle biopsie ha riguardato utenti provenienti da fuori provincia. (la.bl.)
Messaggero Veneto, 31 marzo 2009
Ortopedia e Oculistica, due eccellenze
Monfalcone: i dati ospedalieri e distrettuali illustrati a Regione e Ass isontina Cresce Otorinolaringoiatria, in ripresa Chirurgia generale, bene il Laboratorio
MONFALCONE. L’analisi a 360 gradi dell’attività della sanità monfalconese, ospedale e distretto, presentata negli scorsi giorni al direttore generale dell’Ass isontina, Roberto Ferri, e all’assessore regionale alla salute, Vladimir Kosic ,è servita anche per sottolineare cone i reparti di ortopedia e oculistica continuano a rappresentare delle eccellenze, punti di attrazione che richiamano paziente oltre i confini dell’Azienda sanitaria isontina.
Ottima anche l’attività (in crescita) di otorinolaringoiatria e in ripresa quella dell’Unità operativa di chirurgia generale, stando ai dati forniti dal primario Cristiano Finco, da un anno alla guida del reparto dopo un anno circa in cui il settore era rimasto senza primario, vista la non conferma del precedente dirigente, Giusto Pignata.
Gli interventi ortopedici nel 2008 sono stati 1.949 e i ricoveri 1.629, mentre le prestazioni erogate sono state 11.179 di cui 4.357 urgenti. E’ stato il primario di ortopedia, Vincenzo Alecci, a spiegare che nel 2008 sono state impiantate 176 protesi d’anca di cui 129, cioé il 72%, per via anteriore mini-invasiva. Una tecnica chirurgica che già il direttore Ferri aveva qualificato come “eccezionale, tanto da poter fare da apripista a livello sovraregionale e nazionale”.
“La tecnica consente di ridurre i giorni di degenza a 6 in media contro gli 11 della tecnica tradizionale. Stiamo investendo sul rapid recovery”, ha detto Alecci, ricordando anche l’obiettivo di diffondere il programma di partecipazione dei pazienti.
Pazienti da fuori regione giungono anche per il reparto di oculistica, in particolare per quanto riguarda la correzione dello strabismo nell’adulto e nei bambini.
«Siamo in grado di garantire la soddisfazione degli utenti dell’Isontino per tutte le patologie oculistiche – ha sottolineato il responsabile del reparto, Giovanni Battista Marcon -, a iniziare dalla chirurgia della cataratta, con le tecniche più avanzate. Abbiamo però anche ambulatori speciali per la retina, glaucomi e problemi delle vie lacrimali. Siamo però un centro di eccellenza della chirurgia dello strabismo e quindi di attrazione regionale ed extraregionale».
In quattro anni l’attività ambulatoriale di otorino è aumenta, passando da 7.836 a 8.541 pazienti, con problemi di tempi d’attesa che sono fra l’altro aumentati quando si è passati alla suddivisione delle visite per fasce d’urgenza. Per otorinolaringoiatria il primario Giorgio Pagliaro ha spiegato che l’attività chirurgica si è specializzata nella laserchirurgia in oncologia faringea, che consente di evitare interventi pesantemente demolitivi, e nell’otomicrochirurgia.
Notevoli i dati del Laboratorio, diretto da Claudio Rieppi: si effettuano 2,5 milioni di analisi all’anno, con mezzo milione di prestazioni urgenti, 250 mila prestazioni per l’ospedale di cui 120 mila per il pronto soccorso. “Costiamo 4 milioni l’anno e ne guadagniamo 11, con un costo medio per prestazione di 1,47 euro. Un risparmio di circa 2 euro rispetto al privato. Il costo del personale è calato, ma ciò non può continuare all’infinito perché siamo già al break point”, ha detto Rieppi, evidenziando che si è investito in strumentazione che è tra le più aggiornate, ma che i problemi più urgenti sono la riorganizzazione dipartimentale, l’area vasta e la guardia attiva. (cr.vi.)
Messaggero Veneto, 03 aprile 2009
MANCA UN TERZO DEL PERSONALE
Medicina del lavoro sotto organico
I sindacati: «Senza nuove assunzioni salta la reperibilità»
Il problema della Medicina del lavoro non si risolve se non in altro modo che con l’aumento di organico. E’ questa la posizione che i sindacati hanno assunto nell’incontro con la direzione sanitaria, che però non ha portato alla sperata soluzione del problema del settore monfalconese. Se l’azienda per i servizi sanitari ha infatti aperto uno spiraglio per l’assunzione dei quattro tecnici mancanti, da parte delle sigle sindacali c’è stata la presa di posizione unitaria sull’impossibilità di intervenire prima con aumento della reperibilità.
«Siamo d’accordo ad aumentare la reperibilità dei tecnici per coprire il territorio – spiega Lucio Bressan (Uil) – ma questo non potrà essere fatto prima delle assunzioni, anche perchè il personale non può sopportare oltre i sei turni previsti al mese». Rincara la dose Antonella Dalla Montà (Cisl): «Siamo nella situazione assurda in cui la struttura che dovrebbe garantire la tutela del territorio sia quella che alla fine non viene garantita». Ora si attenderà che l’Ass dia tempi e modi con cui intervenire in merito alle nuove assunzioni, se effettivamente si vorrà farle. L’allarme sulla Medicina del lavoro era stata lanciata qualche settimana fa. Attualmente il servizio può contare su 8 tecnici. Di questi, però, solo 5 possono contare sulla qualifica di ufficiali di polizia giudiziaria, e quindi predisposti a eseguire le verifiche sui luoghi nei quali gli infortuni si verificano.
Secondo i sindacati, la dotazione organica necessaria al servizio è di almeno 4 unità in più. Con questa dotazione, la reperibilità prevista dalla normativa, di almeno due tecnici nel caso in cui l’infortunio si verifichi in orario non di ufficio, non può essere rispettata, hanno denunciato i sindacati. «Adesso sono le forze dell’ordine a ”tappare i buchi”, ma è una situazione – proseguono i sindacati – che va assolutamente modificata». Per le sigle sindacali quindi la soluzione è una sola: nuove assunzioni, serve almeno un quarto dell’organico in più: da 8 quindi si deve passare a 12 addetti, e non solo. Tutti dovrebbero essere messi nelle condizioni di assumere la qualifica così da poter garantire il massimo della reperibilità. La situazione di Monfalcone, in merito agli infortuni sul lavoro, non è certo rosea. In Fincantieri, a fronte di un calo complessivo di infortuni, l’anno scorso si sono verificati ben due eventi mortali, costati la vita al saldocarpentiere di una ditta privata, Yuko Jerko, e al tecnico di Fincantieri Mauro Michele Sorgo.
Il 31 ottobre era toccato invece a un dipendente dello stabilimento della De Franceschi, caduto da un’altezza di tre metri durante le operazioni di pulizia. Infine, di recente, anche il grave incidente alla Cartiera di Duino, costato la vita a un operaio di 49 anni, stritolato dalla sega circolare per il taglio dei tronchi. (e. o.)
Il Piccolo, 04 aprile 2009
AL SAN POLO
Il Comitato: guardia pediatrica su 24 ore
Rilanciata la richiesta per ampliare il ricorso al parto indolore
Sulla risposta positiva della Regione ci avevano davvero sperato, ma a fronte di un nulla di fatto le neomamme, che un anno fa si sono costituite in comitato per aumentare il ricorso al parto indolore nell’ospedale di Monfalcone, non si sono arrese e non si arrenderanno. «Noi non molliamo e andiamo avanti», assicura la portavoce del comitato, Anna Valle. Dopo l’incontro dello scorso autunno con l’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic, che pareva aver assicurato l’avvio del servizio sulle 24 ore in uno dei due ospedali dell’Isontino, il Comitato ”Pro partoanalgesia” si attendeva davvero di veder ampliare l’assistenza al parto indolore con l’inizio dell’anno è tornato a chiedere chiarimenti alla Regione.
«Ci hanno risposto, confermandolo in questi giorni, che le problematiche della partoanalgesia saranno affrontate da un Comitato regionale materno-infantile di cui si sta procedendo ancora alla nomina – spiega Anna Valle -. Per Monfalcone, quindi, al momento si rimanda alle decisioni programmatiche del nuovo direttore generale dell’Azienda sanitaria, al quale abbiamo del resto già chiesto un incontro». Il comitato aveva avviato il dialogo anche con il precedente responsabile dell’Ass, Manuela Baccarin, interrompendolo a fronte di quello poi intrapreso in modo diretto con l’assessore regionale. «A questo punto riprenderemo il confronto a livello locale – aggiunge Anna Valle -, chiedendo non sia sottovalutata la richiesta forte che proviene dal territorio: abbiamo raccolto 2.500 firme che avrebbero però potuto essere di più. Ci siamo fermate, perché pareva che l’obiettivo fosse raggiunto. Crediamo che l’ampliamento del servizio a Monfalcone non significhi penalizzare Gorizia, ma arricchire l’offerta per le donne della nostra provincia». Intanto le donne che si avvicinano al Comitato hanno sollevato un’altra esigenza, quella di poter contare su una guardia pediatrica sulle 24 ore e non solo fino alle 20. Il Comitato ”Pro partoanalgesia” guarda pure al livello di attività svolto dal reparto di Ostetricia del San Polo che ritiene potrebbe essere superiore se si recuperasse la ”fuga” indotta proprio dal fatto che non c’è certezza di poter partorire in modo indolore di notte e nei giorni festivi. Una posizione in qualche modo condivisa dal responsabile del reparto, Attilio D’Atri. Nel 2008 il punto nascita ha totalizzato 671 parti, di cui il 13% in modo indolore, mentre 22,8% sono stati cesarei, un dato sotto la media regionale. Gli obiettivi per il 2009 sono di avviare il programma di controllo dei cesarei, migliorare la diagnosi prenatale Ultrascreen, l’attività di prelievo di sangue da cordone ombelicale e aumentare la partoanalgesia. (la.bl.)
Il Piccolo, 14 aprile 2009
SANITÀ I SINDACATI CRITICANO L’IMPIEGO DELLE RISORSE DA PARTE DELL’ASS
Manca personale, Laboratorio in sofferenza
Numeri da record a fronte di continui turni notturni e condizioni di lavoro precarie
È ai 5 tecnici presenti e alla loro professionalità che vanno attribuiti i risultati onorevoli del Laboratorio di analisi dell’ospedale di San Polo dove il personale si trova a operare in condizioni a dir poco disagevoli. E i sindacati prendono posizione soprattutto alla luce dell’attività svolta dal Laboratorio stesso, con un ”fatturato” di 11 milioni a fronte di 2,5 milioni di spese, mezzo milione di utenti trattati nel 2008, costi più bassi del 20-30% rispetto alle altre strutture analoghe, tra cui quella monfalconese si pone al quarto posto in regione, svolgendo una mole di lavoro doppia rispetto a Gorizia, pur con organici più ridotti.
«È singolare constatare come il costo del personale del Laboratorio d’analisi dell’Ass Isontina sia mantenuto così basso e tale da non essere più limabile – affermano Cgil, Cisl e Uil Funzione pubblica -. Bisogna capire che i grandi risultati raggiunti devono essere riconosciuti unicamente a coloro che quelle “meravigliose macchine” le fanno funzionare al 100%». Si tratta, specificano anche le sigle sindacali, di «lavoratori che hanno studiato, che hanno fatto esperienza negli anni: professionisti che con competenza tecnica e clinica concludono ogni giorno il loro delicato lavoro anche quando il Laboratorio di analisi diventa invivibile per l’inadeguatezza dell’aria condizionata che manda in tilt i macchinari che i tecnici fanno funzionare comunque con competenza e professionalità lavorando assiduamente per far sì che gli esami clinici possano essere effettuati». Al Laboratorio affluiscono campioni da tutta la provincia e, naturalmente tutti i campioni dei degenti ospedalieri. In più, continuano le sigle sindacali, i campioni degli esterni dovrebbero arrivare durante la mattinata, ma per motivi diversi, arrivano anche nel pomeriggio. Ne consegue che i tecnici devono quotidianamente ricorrere a straordinari. Il turno del sabato dovrebbe rientrare a rotazione nell’orario settimanale; invece viene svolto in orario straordinario poiché il recupero infrasettimanale è impossibile. Durante l’orario è poi prevista la pronta disponibilità per i turni notturni e festivi. Dovrebbe trattarsi di eventi eccezionali ma invece sono la regola durante tutte le notti mentre il numero delle pronte disponibilità non dovrebbe superare le sei mensili. «Il personale – continuano Cgil, Cisl e Uil — è fisicamente e moralmente stanco. A riprova di ciò, molti stanno pensando di rifiutare la partecipazione a un progetto aziendale da attuare fuori dall’orario di lavoro e pagato in modo adeguato. Tutto il risparmio che viene dichiarato, quindi, non deriva solo da attrezzature all’avanguardia e dal buon utilizzo delle risorse – concludono – ma anche dall’eccessivo utilizzo del personale. E proprio in virtù di questo risparmio, sui tavoli di trattativa, nessuno potrà dirci di no». (e.o.)





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