Il Piccolo, 21 aprile 2009 
 
SONO UNA CINQUANTINA I RAGAZZI ASIATICI ALLA ELEMENTARE DUCA D’AOSTA  
Arriva il bilinguismo, ma è italo-bengalese  
Comunicazioni alle famiglie per segnalare casi di pidocchi e dare consigli
 
 
Il bilinguismo a Monfalcone c’è, ma non è quello che si potrebbe pensare per un’area del Friuli Venezia Giulia a ridosso della Slovenia. Ma è italo-bengalese. E ad applicarlo cominciano a essere le scuole. Prima fra tutte l’elementare Duca d’Aosta, la più frequentata da stranieri. È vero che la città, ormai da tempo, è inclusa nella zona di tutela della minoranza slovena e pure in quella di tutela della lingua friulana, tradottasi in un’azione ”a bassa intensità”. A differenza del confinante comune di Ronchi, non ci sono cartelli bilingui e solo in alcuni casi le comunicazioni ufficiali del sindaco sono effettuate in italiano e sloveno. L’ente locale si è dotato di una traduttrice, ma negli uffici comunali e nelle scuole pubbliche tutto è continuato come sempre. O quasi, perché nel frattempo Monfalcone è divenuta meta di una forte immigrazione da Paesi extracomunitari legata in gran parte all’attività della Fincantieri. Tant’è che alla fine del 2008 gli stranieri residenti in città sono risultati 3.673, pari al 13,1% della popolazione. Di questi, 1.265 sono originari del Bangladesh, pari al 4,5% del totale degli abitanti. Una comunità quella asiatica divenuta sempre più consistente, grazie ai ricongiungimenti familiari e alle nascite: il 30% dei cittadini bangladesi ha meno di 18 anni, mentre 270 sono donne. Sono dati che in concreto si traducono in una media di 2-3 bambini per classe a Duca d’Aosta, visto che poi la gran parte delle famiglie abita in centro. Nella elementare il bilinguismo quindi ha fatto la sua comparsa, ma non è quello che si poteva ipotizzare qualche anno fa. Lo conferma la comunicazione data ai genitori dalla scuola sulla ”pediculosi del capo”, fenomeno questo sì mai scomparso con il trascorrere degli anni, che si tratti di istituti grandi o piccoli. La prima facciata riporta le informazioni su cosa sia la pediculosi e come si tratti in italiano, mentre sul retro le informazioni pratiche sono tradotte in lingua bengali. «Ci siamo attrezzati grazie all’intervento del mediatore culturale su cui può fare affidamento la scuola – spiega la vicedirigente Livia Antonini -, traducendo la modulistica. D’altra parte gli studenti originari del Bangladesh sono due-tre per classe, e le classi sono 17, rappresentando quindi il nucleo straniero più consistente». Il problema della comunicazione con i genitori, soprattutto le mamme, si pone e non solo alla Duca d’Aosta, dove però con i fondi a disposizione si è riusciti ad attivare solo corsi di italiano per gli alunni stranieri. (la.bl.)