Il Piccolo, 22 aprile 2009
APPELLO DEL DIRETTORE CAPOBIANCO PER UN AUMENTO DI EFFICIENZA E PRODUTTIVITÀ
PROGETTI
Fincantieri: la crisi colpirà alla fine dell’anno
Senza nuove commesse, primi scarichi di lavoro da ottobre. A Panzano record di assenteismo
di LAURA BLASICH
I segnali di ripresa, timidi, ci sono e il mercato delle crociere non ha subito crolli devastanti come quello dell’automobile. Il numero dei passeggeri, però, quest’anno aumenterà solo del 2,5% rispetto a un tasso di crescita dell’8% degli anni precedenti e quindi una sovracapacità produttiva della cantieristica è all’orizzonte. In concreto, ha confermato ieri Fincantieri nell’incontro promosso dal Propeller Club nella sala del Consiglio comunale, non ci sono al momento nuovi ordini in grado di prolungare il carico di lavoro dello stabilimento navale di Monfalcone. Il più grande del gruppo, quello che ha assunto un ruolo di leadership mondiale da vent’anni a questa parte nella costruzione di grandi navi bianche, ma anche quello meno efficiente in un momento in cui, come ha spiegato il presidente della società Corrado Antonini, la competitività si giocherà soprattutto sul prezzo e quindi sui costi di produzione e non tanto, come finora, su capacità tecniche, tecnologiche ed estetiche.
COMMESSE. Nel cantiere navale di Monfalcone al momento lavorano circa 1800 dipendenti diretti e tremila addetti delle imprese esterne, ma il carico di lavoro attuale è adeguato a questa forza lavoro solo fino alla fine dell’anno. «La situazione non è rosea – ha spiegato il direttore dello stabilimento, l’ingegner Paolo Capobianco -, perché il primo scarico di lavoro per le officine e l’area scafo arriverà con la fine dell’anno. Questo vuol dire che l’ingegneria ne risentirà già da ottobre-novembre». Nonostante il quadro di difficoltà, la società sta comunque effettuando uno sforzo consistente, ha aggiunto Capobianco, per incrementare efficienza e competitività dello stabilimento. «Il più grande del gruppo, ma che ha delle deficienze», ha affermato il direttore, riferendosi in modo esplicito al problema dell’assenteismo.
ASSENTEISMO. «Il cantiere navale di Monfalcone è maglia nera – ha spiegato – con il 16% di assenze sul monte di ore lavorate, pari a 285 ore pro capite. In sostanza, i dipendenti diretti si fanno quasi due mesi di ferie aggiuntive. Per recuperare efficienza e produttività anche l’azienda deve fare un suo sforzo, come sta avvenendo e come dimostrano gli investimenti realizzati e in programma, ma anche le maestranze devono fornire un maggiore aiuto per aumentare una produttività che a Monfalcone, nonostante appunto gli investimenti, è rimasta quella degli anni ’80».
INTEGRATIVO. Il direttore dello stabilimento ha fatto cenno quindi anche alla vicenda del contratto integrativo, non sottoscritto da tutte le sigle a dispetto, secondo Capobianco, del suo contenuto solidaristico, cioé degli strumenti che saranno messi in campo per tutelare i lavoratori coinvolti dallo scarico di lavoro degli stabilimenti. L’auspicio della società è, comunque, che tutto il cantiere riesca a fare squadra per superare un momento decisamente delicato. Il quadro delineato dal presidente della società Antonini è decisamente pesante, soprattutto per quel che riguarda le navi da trasporto, convenzionali e portacontainer. Anche la crocieristica non potrà però contare sui tassi di crescita di passeggeri degli ultimi anni e sulla redditività del business. La diretta conseguenza sta nel crollo degli ordini: solo tre nel 2008, nessuno nel 2009, mentre le società con le spalle meno larghe stanno faticando pure a mantenere gli impegni presi. In vista pare esserci una sovracapacità produttiva che rischia di doversi concludere con una selezione tra i concorrenti giocata quasi del tutto sul prezzo e quindi sui costi.
PIÙ EFFICIENZA. Il presidente di Fincantieri ha delineato quindi una necessità di efficientamento di tutta la filiera, dai fornitori, che rappresentano l’80% del valore di una nave, agli stabilimenti. «Bisogna darsi da fare – ha concluso Antonini -, perché è vero che chi sopravviverà sarà più forte di prima». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, da parte sua, ha infine rinnovato l’esigenza di una stretta sinergia tra città e fabbrica a vantaggio di entrambe. L’incontro di ieri è stato introdotto dal presidente del Propeller Club Giuseppe Scarambone e ha visto la partecipazione dell’ammiraglio Renato Ferraro di Silvi e Castiglione, oltre che la presenza del prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu.
CONTRATTO INTEGRATIVO
Cremaschi (Fiom) in assemblea
Dopo pochissimi giorni di tregua riprende oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone il confronto sul nuovo contratto integrativo, siglato il primo aprile con la società, ma solo da parte di Fim, nazionale, Uilm e Ugl. Alle assemblee, molto movimentate, di giovedì scorso indette da Fim e Uilm per illustrare i contenuti dell’intesa, nel corso delle quali i segretari nazionali delle due organizzazioni sono stati oggetto di una dura contestazione da parte dei lavoratori presenti, fanno seguito questa mattina e nel primo pomeriggio quelle convocate dalla Fiom-Cgil.
Un appuntamento molto atteso, anche perché vi prenderà parte il segretario nazionale dell’organizzazione Giorgio Cremaschi. La prima assemblea prenderà però il via alle 8.30, prima del solito quindi, per consentire a Cremaschi di essere presente anche all’assemblea con i lavoratori della sede di Trieste, mentre la seconda avrà luogo nel pomeriggio odierno dalle 15 alle 16.
«Il nuovo incontro con i lavoratori serve per discutere tutti assieme di una vertenza che noi non consideriamo ancora chiusa – spiega il coordinatore della Fiom nella Rsu dello stabilimento di Panzano, Moreno Luxich -, per fare il punto e decidere come proseguire».
Nelle assemblee di oggi sarà inoltre annunciata l’iniziativa di protesta organizzata dalla Fiom per il 30 aprile a Marghera, in concomitanza con la consegna di Costa Luminosa, e alla quale Fincantieri ha risposto mettendo tutti i lavoratori dello stabilimento in Par, cioé in permesso retribuito. Nelle assemblee di oggi si parlerà comunque anche della manifestazione nazionale del settore cantieristico che la Fiom ha deciso di realizzare il 22 maggio a Trieste, dove è la sede centrale di Fincantieri.
«Le assemblee sono retribuite – ricorda Moreno Luxich – e auspichiamo una massiccia partecipazione da parte dei lavoratori, perché si tratta di una buona occasione per capire come proseguire una partita seria e interessante. Siamo inoltre convinti che stiamo rappresentando tutti i lavoratori e non abbandoneremo questa che è una lotta di dignità».
Divise sul contratto integrativo, Fim, Fiom e Uilm si ritroveranno invece unite venerdì nell’ambito del Comitato unitario antifascista di stabilimento, che è il promotore della tradizionale cerimonia in ricordo dei 503 cantierini, italiani e sloveni, morti nella guerra di Liberazione. La cerimonia, che avrà inizio alle 11.30, avrà come oratore ufficiale Susanna Camusso, la numero due della segreteria nazionale della Cgil, che prima della manifestazione sarà accolta nella sede delle Rsu dello stabilimento navale di Panzano. (la.bl.)
Messaggero Veneto, 22 aprile 2009
Monfalcone. La difficile situazione illustrata dal presidente Antonini e dal direttore di stabilimento Capobianco
Fincantieri, la crisi potrebbe farsi sentire già in ottobre
MONFALCONE. Fincantieri, pur avendo un carico di lavoro fino a tutto il 2009, si trova in una situazione stagnante: niente nuovi ordini e futuro non roseo. Si potrebbe avere un primo scarico di lavoro per le officine scafo entro l’anno, ma per l’ingegneria lo scarico potrebbe farsi sentire già in ottobre.
È questo il quadro che il direttore dello stabilimento di Panzano, Paolo Capobianco, ha tratteggiato ieri nell’incontro organizzato dal Propeller club su crisi internazionale e suoi riflessi sulla cantieristica.
«Non voglio essere pessimista, ma realista per affrontare le cose in maniera seria, altrimenti rischiamo, al momento della ripresa, di trovarci con un pugno di mosche», ha detto, evidenziando come l’azienda ora debba fare un grande sforzo per aumentare efficienza e competitività. Ma non può farlo da sola: «Monfalcone, pur essendo il più grande cantiere del gruppo, ha la maglia nera dell’assenteismo con tasso del 16% sulle ore lavorate, pari a 285 ore pro capite, due mesi di “ferie” aggiuntive per ogni lavoratore. La direzione deve fare uno sforzo negli investimenti, spingere nella logistica, ma – ha aggiunto – sono le maestranze che devono dare un aiuto. La produttività è quella degli anni 80. Per rendere efficiente il sistema dobbiamo spingere tutti nello stesso verso». Ha ricordato la vicenda della firma separata dell’integrativo, del quale chi non ha firmato non ha saputo cogliere, per esempio, gli aiuti previsti in caso di cassa integrazione: «Bisogna fare squadra in attesa che i tempi migliorino, stringere i denti, ed è vero – ha ammesso – che serve olio di gomito».
Più ampia l’analisi fatta dal presidente Fincantieri, Corrado Antonini, che ha spiegato come lo sconquasso finanziario, «vero tsunami», abbia avuto profondi effetti sull’economia reale e quindi anche sulla produzione Fincantieri. Nel settore mercantile, l’elevato livello di domanda degli anni passati ha alimentato un portafoglio ordini record, pari a oltre 9 mila 700 navi, 540 miliardi di dollari. Questa crescita accelerata ha favorito, a sua volta, investimenti in nuova capacità produttiva sia in paesi emergenti sia presso concorrenti consolidati quali i coreani. L’industria cantieristica mondiale è oggi in grado di produrre 50 milioni di tonnellate l’anno, valore che si stima ben superiore al reale fabbisogno di nuove costruzioni dei prossimi anni a fronte di un tasso di crescita dei traffici marittimi che dovrebbe ridursi dal 5% al 3,5%. Di fronte a questo scenario, una crescita della flotta del 10%, derivante dalla consegna delle navi in portafoglio, supera di gran lunga la reale richiesta di trasporto e crea uno squilibrio che avrà in suoi effetti anche dopo la crisi. A ciò si aggiunge la difficoltà degli armatori di trovare i finanziamenti per pagare ciò che hanno commissionato. Nel 2008 la domanda mondiale di nuove costruzioni si è praticamente dimezzata rispetto al 2007, attestandosi su 43,7 milioni di tonnellate e l’andamento del 2009 appare ancor più drammatico: gli ordini dei primi due mesi sono pari a 0,5 milioni di tonnellate contro una media di 10 milioni, consolidati nei primi due mesi del 2007 e del 2008.
«In pratica il mercato – ha detto – è completamente fermo. Per il settore crocieristico gli effetti della crisi potrebbero, secondo un primo approccio, essere considerati meno drammatici; tuttavia anche per questo comparto il 2008 è stato negativo: sono state ordinate solo tre navi di dimensione superiore a 10 mila tonnellate di stazza lorda, contro le 16 del 2007 e le 13 del 2006. Il mercato crocieristico ha riportato una riduzione d’incremento passando dall’8% degli anni passati (dato che aveva saturato di lavori i cantieri) al 2%: ciò renderà esuberanti le navi commissionate».
Ha poi evidenziato come i crocieristi siano di fatto molto più attenti a come spendono il loro denaro, come le compagnie offrano pacchetti promozionali a costi ridotti e come si sia praticamente annullato l’utile che si ricavava da ciò che veniva speso durante la crociera.
«Quando finirà la crisi la competizione non si giocherà più su tecnologia, estetica e tecnica, ma sui costi. Ci sarà un aumento di competitività che si sposterà su tutta la filiera. Ci sarà una grossa battaglia – ha previsto –. Bisogna che ci attrezziamo rimboccandoci le maniche. Chi sopravviverà sarà più forte».
Cristina Visintini
Messaggero Veneto, 23 aprile 2009
Monfalcone. Accuse del direttore
Assenteismo, insorgono gli operai della Fincantieri
MONFALCONE. Le affermazioni del direttore dello stabilimento Fincantieri sull’assenteismo dei lavoratori, fatte martedì all’incontro organizzato dal Propeller club, hanno provocato le reazioni dei lavoratori stessi, che rispondono a gran voce come nessuno sapesse che “essere malati significa stare in ferie”.
Capobianco ha infatti evidenziato che il tasso di assenteismo del cantiere è del 16% e che le 285 ore di assenza pro capite si traducono per i dipendenti in circa due mesi di ferie in più all’anno. Il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, definisce «grave» l’atteggiamento dell’azienda che in fondo accusa anche l’Ordine dei medici di rilasciare certificati non reali ai lavoratori. La posizione assunta dall’azienda non è giustificabile nemmeno per la Failms-Cisal: «Anche perché – sottolinea il delegato della Rsu e segretario provinciale dell’organizzazione, Fabrizio Ballaben – l’azienda non fornisce i dati sulle assenze. Inoltre, vista la situazione esistente nello stabilimento, forse chi deve metterci più olio di gomito è lo staff dirigenziale. Che gli investimenti servano lo stiamo poi dicendo da tempo». Altro punto su cui ribattono i sindacati sono le ore di assenza per infortuni, in calo per quantità, ma non per indice di gravità: «Per quel che riguarda gli infortuni – ricorda Luxich –, il sindacato da tempo va chiedendo alle istituzioni di fare in modo che i lavoratori possano contare, come avviene nelle altre regioni, su una corsia preferenziale per quel che riguarda diagnosi e cura. I percorsi ordinari sono lunghi e ritardano il rientro del lavoratore in fabbrica». Nel 2008 i dipendenti diretti hanno denunciato 362 infortuni, meno, quindi, dei 388 dell’anno precedente e notevolmente di meno rispetto ai 568 del 2004. Ma gli infortuni restano gravi. Non manca il riferimento alla necessità del recupero di efficienza, tema sottolineato con uguale intensità dal direttore Capobianco, che ha sottolineato come la produttività, nonostante gli investimenti, sia rimasta ferma agli anni 80. Ma tema che è anche al centro del contendere del nuovo contratto integrativo aziendale, non sottoscritto dalla Fiom. È sempre Luxich a rilevare come «Fincantieri non abbia ancora presentato un piano industriale complessivo e serio che indichi dove stanno gli sprechi e i ritardi e il modo per porvi rimedio, consentendo agli stessi lavoratori di recuperare efficienza».
«L’organizzazione del lavoro, deficitaria, è rimasta invariata; non esiste una sinergia fra tutte le lavorazioni, nonostante, appunto, gli investimenti fatti e che, comunque, non sempre hanno avuto la riuscita attesa, vedi la nuova panel line». Le affermazioni dell’azienda sulle assenze per malattia e infortunio sono considerate gravi, anche perché si mettono di fronte i dipendenti, più tutelati, e i lavoratori dell’appalto, che lo sono molto meno. Alla fine si cerca sempre di spingere sulle esternalizzazioni e non è un caso che nel testo del nuovo integrativo non ci sia alcun approfondimento sul tema degli organici».
Lavoratori contro l’integrativo
La Fiom: a nessuno piace l’intesa siglata da Fim, Uilm e Ugl
MONFALCONE. I lavoratori Fincantieri, indipendentemente dalla sigla sindacale a cui aderiscono, non condividono l’accordo sul contratto integrativo firmato da Fim, Uilm e Ugl. Questo è quanto avrebbero confermato le assemblee svoltesi ieri nello stabilimento di Panzano a cui ha partecipato il segretario nazionale Fiom, Giorgio Cremaschi, assemblee molto più tranquille di quella della scorsa settimana alla presenza dei segretari nazionali di Fim e Uilm.
Secondo Fiom, i lavoratori avrebbero anche chiaramente espresso la volontà di proseguire la protesta iniziata ben prima del 1º aprile, giorno in cui si è avuta la firma separata. Di conseguenza lunedì, nella riunione con i segretari nazionali di Fim e Uilm, la Fiom porterà la richiesta di riconoscere il no all’accordo espresso da 65 delegati sui 127 delle Rsu del gruppo e quindi di andare a un referendum tra i lavoratori dall’esito vincolante per tutti.
Nelle assemblee di ieri Cremaschi ha inoltre confermato l’iniziativa di protesta del 30 aprile a Marghera, in concomitanza con la consegna di Costa Luminosa, e quella nazionale del 22 maggio a Trieste.
«Un accordo che non ha legittimità democratica – ha ribadito ieri il segretario nazionale della Fiom, dopo le assemblee della mattina a Monfalcone e Trieste –, ogni giorno che passa diventa un macigno sulla sua normalizzazione. Chi pensava che il trascorrere del tempo avrebbe cancellato i fatti si sbagliava, perché la ferita sul piano democratico è viva e l’azienda dovrebbe prendere atto che è impensabile fare un accordo, soprattutto di gestione della crisi, senza l’intesa con i lavoratori del gruppo. Il malessere è diffuso e non esiste solo a Monfalcone, dove oggi (ieri, ndr) non si è levata una sola voce a favore dell’accordo».
La Fiom, ha annunciato ieri Cremaschi, si riserva inoltre di intervenire a livello istituzionale, rivolgendosi alla commissione Lavoro della Camera e del Senato.
Il Piccolo, 23 aprile 2009
FINCANTIERI
Non si ferma la protesta contro l’integrativo
Nuove azioni di lotta annunciate nelle assemblee di Panzano dal segretario nazionale della Fiom
A oltre tre settimane dalla firma, separata, dell’accordo, il nuovo contratto integrativo di Fincantieri rimane tutt’altro che un risultato acquisito. Lo hanno confermato ieri le due assemblee, molto partecipate, ma non “agitate”, tenute ieri dal segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, nello stabilimento di Monfalcone e pure quella che ha visto riuniti a Trieste 150 dipendenti della sede centrale della società. Per la Fiom, che l’intesa non l’ha sottoscritta, a differenza di Fim, Uilm e Ugl, i lavoratori ieri, a prescindere dall’appartenenza sindacale, hanno ribadito di non condividere i contenuti del contratto e di voler proseguire la battaglia intrapresa in queste settimane.
Le tappe sono in qualche modo già fissate, perché lunedì nella riunione con i segretari nazionali di Fim e Uilm la Fiom porterà la richiesta di riconoscere il “no” all’accordo espresso da 65 delegati sui 127 delle Rsu del gruppo e quindi di andare a un referendum tra i lavoratori dall’esito vincolante per tutti.
Nelle assemblee di ieri Cremaschi ha inoltre confermato l’iniziativa di protesta del 30 aprile a Marghera, in concomitanza con la consegna di Costa Luminosa, e quella nazionale del 22 maggio a Trieste. «Un accordo che non ha legittimità democratica – ha ribadito ieri il segretario nazionale della Fiom, dopo le assemblee della mattina a Monfalcone e Trieste – ogni giorno che passa diventa un macigno sulla sua normalizzazione. Chi pensava che il trascorrere del tempo avrebbe cancellato i fatti si sbagliava, perché la ferita sul piano democratico è viva e l’azienda dovrebbe prendere atto che è impensabile fare un accordo, soprattutto di gestione della crisi, senza l’intesa con i lavoratori del gruppo. Il malessere è diffuso e non esiste solo a Monfalcone, dove oggi (ieri, ndr) non si è levata una sola voce a favore dell’accordo». La Fiom, ha annunciato ieri Cremaschi, si riserva inoltre di intervenire a livello istituzionale, rivolgendosi alla commissione Lavoro della Camera e del Senato.
E i rapporti con Fim e Uilm? «Ai lavoratori non chiediamo assolutamente di cambiare tessera, perché non è una campagna a favore della Fiom – ha aggiunto Cremaschi -, ma di dire ai propri sindacati che sbagliano».
I SINDACATI RIBATTONO AL DIRETTORE DELLO STABILIMENTO
CONTRATTO
I cantierini: non siamo assenteisti
«Essere malati non è essere in ferie». Meno burocrazia per l’accertamento degli infortuni
«Agli iscritti di Fim e Uilm chiederemo di dire ai loro sindacati che sbagliano»
di LAURA BLASICH
I lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone non ci stanno a essere accusati dall’azienda di assenteismo facile. A far discutere ieri nel cantiere navale di Panzano non sono stati tanto i dati, quanto le affermazioni fatte durante il convegno di martedì del Propeller Club dal direttore del cantiere navale, ingegner Paolo Capobianco, secondo il quale le 285 ore di assenza pro capite si traducono per i dipendenti in circa due mesi di ferie in più all’anno. «La classe operaia non sapeva che essere ammalati significasse essere in ferie», ha sbottato un cantierino ieri, mentre il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, definisce “grave” l’atteggiamento che l’azienda a questo punto assume nei confronti dell’ordine dei medici, che rilasciano il certificato ai lavoratori. La posizione assunta dall’azienda non è giustificabile nemmeno per la Failms-Cisal. «Anche perché – sottolinea il delegato della Rsu e segretario provinciale dell’organizzazione, Fabrizio Ballaben – l’azienda non fornisce i dati sulle assenze. Inoltre, vista la situazione esistente nello stabilimento, forse chi deve metterci più olio di gomito è lo staff dirigenziale. Che gli investimenti servano lo stiamo poi dicendo da tempo». Le assenze sono legate però anche agli infortuni, che sono in calo per quantità, ma non per indice di gravità. «Per quel che riguarda gli infortuni – ricorda Luxich -, il sindacato da tempo va chiedendo alle istituzioni di fare in modo che i lavoratori possano contare, come avviene nelle altre regioni, su una corsia preferenziale per quel che riguarda diagnosi e cura. I percorsi ordinari sono lunghi e ritardano il rientro del lavoratore in fabbrica». Nel 2008 i dipendenti diretti hanno denunciato 362 infortuni contro i 388 dell’anno precedente, mentre solo nel 2004 ne erano stati dichiarati 568, ma l’indice di gravità non è appunto diminuito. Il tema dell’assenteismo si lega comunque per Fincantieri, ma anche per il sindacato, a quello del recupero di efficienza dello stabilimento, oltre che del gruppo nel suo complesso, non a caso questo il cuore e l’oggetto del contendere del nuovo contratto integrativo aziendale, non sottoscritto dalla Fiom. Stando al direttore del cantiere navale di Panzano, la produttività a Monfalcone è rimasta ferma agli anni ’80, nonostante gli investimenti effettuati negli ultimi anni. «Peccato che Fincantieri non abbia ancora presentato un piano industriale complessivo e serio che indichi dove stanno gli sprechi e i ritardi e il modo per porvi rimedio, consentendo agli stessi lavoratori di recuperare efficienza – afferma Luxich -. L’organizzazione del lavoro, deficitaria, è rimasta invariata, non esiste una sinergia tra tutte le lavorazioni, nonostante appunto gli investimenti fatti e che, comunque, non sempre hanno avuto la riuscita attesa, vedi la nuova panel line». Il botta e risposta tra Fincantieri e Fiom com’era inevitabile si intreccia sempre ai contenuti del nuovo contratto integrativo, la cui applicazione dovrebbe fra l’altro passare dal lavoro di una serie di commissioni miste. «Le affermazioni dell’azienda sulle assenze per malattia e infortunio sono gravi – osserva ancora Luxich -, anche perché si mettono di fronte i dipendenti, più tutelati, e i lavoratori dell’appalto, che lo sono molto di meno. Alla fine si cerca sempre di spingere sulle esternalizzazioni e non è un caso che nel testo del nuovo integrativo non c’è alcun approfondimento sul tema degli organici». Stando a quanto affermato dal direttore Capobianco nell’incontro promosso dal Propeller Club, il cantiere navale di Monfalcone è la maglia nera del gruppo con il 16% di assenze sul monte di ore lavorate, pari a 285 ore pro capite. «Per recuperare efficienza e produttività anche l’azienda deve fare un suo sforzo, come sta avvenendo e come dimostrano gli investimenti realizzati e in programma – aveva affermato Capobianco , ma anche le maestranze devono fornire un maggiore aiuto per aumentare una produttività che a Monfalcone, nonostante appunto gli investimenti, è rimasta quella degli anni ’80».
Messaggero Veneto, 24 aprile 2009
Monfalcone. L’azienda replica alle proteste di sindacati e lavoratori dopo l’intervento di Capobianco
Fincantieri: sull’assenteismo il direttore ha riportato i dati
MONFALCONE. Le dichiarazioni rilasciate dal direttore dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, Paolo Capobianco, in occasione della conferenza organizzata dal Propeller club su “Crisi globale e cantieristica internazionale”, sono supportate dall’analisi dei consuntivi disponibili alla scadenza del primo trimestre 2009 che, purtroppo, rendono ancora più grave la situazione, già pesante, registrata nel 2008. Il totale delle assenze nello stabilimento si attesta al 17,10% contro il 16% registrato a fine 2008.
Fincantieri ribatte così alla protesta dei sindacati e dei lavoratori in reazione alle dichiarazioni del direttore Capobianco, dichiarazioni definite «gravi, visto che nessuno sapeva – dicono i rappresentanti sindacali – che essere malati significa andare in ferie».
L’azienda specifica che tali dati, forniti e verificabili con assoluta trasparenza, devono essere valutati considerando anche la disponibilità di ferie e Par (permessi annui retribuiti), pari a oltre 260 ore, assicurate a ogni lavoratore annualmente.
«Ne consegue che la durata della prestazione, nello stabilimento di Monfalcone, si riduce di un terzo. Se poi si prendono in considerazione le ore di presenza attiva in stabilimento – spiega l’azienda in una nota ufficiale –, la durata della prestazione diventa di circa 1.100 ore l’anno, che corrispondono a 21 ore settimanali».
In tale ambito non lascerebbe spazio a interpretazione neppure l’analisi degli infortuni. Infatti, i dati di consuntivo pro capite dei primi mesi 2009 confermano Monfalcone come l’unità Fincantieri con i numeri più alti: 12,72 ore di infortunio pro capite, contro la media Fincantieri che si cifra in 8,15 ore pro capite.
«Il dato non si giustifica se si considera che le condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti del gruppo non presentano differenze di rilievo; anzi, nel caso di Monfalcone, anche in considerazione degli investimenti effettuati, sono sicuramente migliori. Corre poi l’obbligo di sottolineare – prosegue l’azienda – che tale situazione si verifica in un periodo in cui l’azienda, sia a livello centrale, sia a livello di singoli stabilimenti, si è fortemente adoperata per coinvolgere le istituzioni pubbliche (Inps e Inail), l’Ordine dei medici e, naturalmente, le organizzazioni sindacali, proprio al fine di ottenere soluzioni condivise più incisive, a salvaguardia anche di quei dipendenti che effettuano onestamente la loro prestazione lavorativa».
In un’ultima considerazione si evidenzia che il problema dell’assenteismo, superando livelli fisiologici, costringe l’azienda «a un massiccio ricorso alla leva degli appalti. Questo, se da un lato scongiura ritardi nella consegna delle navi alle società armatrici, dall’altro – conclude Fincantieri – comporta un forte aggravio dei costi di produzione e determina un impatto sociale sul territorio».
Cristina Visintini
Messaggero Veneto, 27 aprile 2009
Rifondazione non condivide l’analisi dei dirigenti dello stabilimento navale sui dipendenti in malattia
Assenze, Rc contesta Fincantieri
Zotti: a Panzano ambiente di lavoro insalubre e ritmi esasperati
C’è dell’altro riguardo al ricorso agli appalti
MONFALCONE. Rifondazione comunista non condivide assolutamente l’analisi che i dirigenti della Fincantieri fanno sulla situazione delle assenze per malattia negli stabilimenti del gruppo e ribadiscono che «rimanere a casa quando si è ammalati non può essere considerata una assenza ingiustificata, un vezzo del dipendente, ma è un diritto sancito dalla Costituzione e tutelato dal contratto di lavoro. Le affermazioni che i dirigenti fanno insinuano due cose: il primo che i dipendenti abusano di tale diritto, il secondo che gli organi di controllo non compiono il loro dovere».
Il responsabile provinciale lavoro di Rc, Emiliano Zotti, interviene sui dati forniti da Fincantieri sull’assenteismo nello stabilimento di Panzano, che nel gruppo avrebbe la maglia nera rispetto ad assenze di dipendenti: per il 2008 il dato si attesterebbe sul 16%, mentre per il primo trimestre 2009 l’azienda parla del 17,10%.
Secondo Rc, le cause della presunta anomalia statistica sottolineata da Fincantieri vanno ricercate soprattutto in un ambiente di lavoro insalubre e nei ritmi esasperati. «Crediamo vada ricercata anche in una organizzazione del lavoro che non tiene conto della individualità dei lavoratori, ne causa l’alienazione e la disaffezione con conseguenti risvolti anche sul piano della salute individuale. Gli incidenti che hanno causato la morte di due operai in un brevissimo lasso di tempo – afferma Zotti – sono tragici fatti che concordano con questa analisi. Imputare a una anomalia statistica, quindi ai lavoratori e agli organi di controllo, il massiccio ricorso ad appalti e subappalti ci suona quasi ridicolo. È evidente che questa prassi fa parte di una strategia ben più ampia che ha altrove le sue cause». In particolare, Zotti punta il dito sull’affermazione di Fincantieri secondo cui «il problema dell’assenteismo, superando livelli fisiologici, costringe l’azienda a un massiccio ricorso alla leva degli appalti. Questo, se da un lato scongiura ritardi nella consegna delle navi alle società armatrici, dall’altro comporta un forte aggravio dei costi di produzione e determina impatto sociale sul territorio».
Per Rc, l’uso massiccio dei lavoratori esterni ha ben altri scopi: diminuire i costi e aumentare la flessibilità, sgretolare il senso di appartenenza alla classe operaia, impedire la sindacalizzazione, aumentare la possibilità di ricatto nei confronti dei lavoratori. «È anche l’evidente l’indice dell’incapacità politica e amministrativa di attuare investimenti efficaci e di gestire la produzione in maniera efficiente; si vogliono scaricare costi e colpe di tutto questo su chi, nei fumi delle officine e nel buio dei doppifondi, lavora e paga con la salute gli errori altrui. Il modello produttivo tedesco in questo ambito lo dimostra: i lavoratori godono di stipendi più alti, di uno stato sociale migliore e, nonostante questo, i dipendenti diretti sono molti di più e gli appalti esterni molti di meno. I sindacati fanno bene in questo momento a rivendicare il loro ruolo di rappresentanza. Crediamo inoltre che, oggi più che mai, per dare forza alle battaglie politiche e sindacali in corso – conclude –, sia necessario ricostruire il senso di appartenenza e di gruppo fra operai, interni o esterni, e impiegati. Siamo solidali con quelle sigle e con i singoli rappresentanti dei lavoratori che non avendo firmato l’intesa proposta dall’azienda dimostrano nei fatti di voler tutelare i diritti dei lavoratori e averne a cuore la salute».
Cristina Visintini
Messaggero Veneto, 29 aprile 2009
Cerimonia annullata a Marghera Polemica tra Fincantieri e Fiom
MONFALCONE. Annullati nello stabilimento Fincantieri di Marghera i festeggiamenti per la consegna della Costa luminosa, unità da crociera realizzata per la società armatrice Costa crociere, cerimonia che avrebbe coinvolto i lavoratori del cantiere, quelli delle ditte dell’appalto e le loro famiglie.
«Questa non facile decisione nasce dalla seria e fondata preoccupazione che quella che sarebbe dovuta essere una giornata di festa potesse essere pesantemente condizionata da forme di protesta abnorme preannunciate dalla Fiom nell’ambito della propria lotta contro il rinnovo del contratto integrativo aziendale sottoscritto lo scorso 1º aprile da Fim, Uilm e Ugl. Le agitazioni avrebbero impedito il regolare svolgimento della giornata, causando non pochi disagi a tutti gli ospiti e alle famiglie degli stessi lavoratori», ha spiegato Fincantieri scusandosi con gli invitati alla cerimonia e con i lavoratori, «che, penalizzati da questa decisione, nella stragrande maggioranza dei casi non condividono gli atteggiamenti prevaricanti che l’hanno determinata. Lo sciopero è un diritto del lavoratore e, come tale, è pienamente rispettato dall’azienda. Tuttavia le azioni di lotta non dovrebbero essere indirizzate a un’esasperata spettacolarizzazione delle tensioni come negli ultimi mesi è purtroppo avvenuto tra la Fiom da un lato e l’azienda e le altre componenti sindacali dall’altro. Tanto più grave se questo avviene in occasione di eventi che, invece, dovrebbero costituire motivo di orgoglio e soddisfazione per tutti». Alla manifestazione della Fiom, che a questo punto è stata pure annullata, avrebbero dovuto partecipare anche i rappresentanti della Rsu Fincantieri di Monfalcone.
«Credo che sia una decisione che manca di rispetto a chi vuol manifestare il proprio dissenso in modo legittimo. Nelle nostre manifestazioni non abbiamo mai creato danni – dice il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –. Evidentemente la società ha paura di discutere di fatti concreti e di riaprire le trattative. È una scelta antidemocratica». Secondo quanto spiega la Fiom, la manifestazione era annunciata da tempo, assolutamente pacifica e responsabile, e aveva come scopo quello di far partecipare alla consegna della nave i lavoratori che l’hanno costruita. «La direzione della Fincantieri aveva già da tempo annunciato la chiusura dello stabilimento il 30 aprile, mettendo in permesso retribuito tutti i lavoratori, sperando evidentemente che davanti ai cantieri non ci fosse nessuno. È chiaro che ha capito che non sarebbe stato così e perciò ha cancellato la manifestazione. La direzione accusa la Fiom di voler danneggiare la Fincantieri, ma si assume essa la responsabilità di cancellare la cerimonia di consegna della nave. In questo modo la direzione mostra di avere più a cuore le sue scelte antisindacali rispetto ai destini produttivi e occupazionali del gruppo. La direzione Fincantieri dichiara che la maggioranza dei lavoratori sono con lei. Ma ha un solo modo per provarlo: accettare, come da tempo chiede la Fiom, il responso di un referendum sul suo accordo».
Confermata la grande manifestazione di gruppo prevista a Trieste sotto la direzione Fincantieri del 22 maggio.
Messaggero Veneto, 30 aprile 2009
Vertenza Fincantieri, Rc con Fiom
Zotti: va riaperta la trattativa sul contratto integrativo
MONFALCONE
Rifondazione comunista torna sulla firma separata dell’accordo e sulla cancellazione della cerimonia di sabato nello stabilimento di Marghera
MONFALCONE. Dopo la firma separata del contratto integrativo, quella dell’annullamento della cerimonia nello stabilimento di Marghera. Rifondazione comunista sostiene la battaglia della Fiom e la richiesta avanzata dalla sigla sindacale e dalla maggioranza dei rappresentanti delle Rsu del gruppo Fincantieri sulla necessità di ritirare l’intesa e riaprire la trattativa per il rinnovo dell’integrativo.
«Si tratta di democrazia e su questo non si transige», afferma il rappresentante provinciale di Rifondazione-Lavoro, Emiliano Zotti, spiegando che, se la manifestazione di Marghera di sabato non fosse stata cancellata, Rc sarebbe stata al fianco dei lavoratori e ricorda che l’ipotesi di piattaforma contrattuale elaborata da Fiom-Cgil e presentata a tutti i lavoratori nel luglio 2008 è stata sottoposta a referendum, che ha registrato una partecipazione con il 93,58% di voti favorevoli sul totale, evidenziando un chiaro mandato da parte dei lavoratori.
«Ma la risposta dell’azienda è assolutamente negativa: ha avanzato una propria proposta che è stata giudicata negativamente dal Coordinamento nazionale Fiom del gruppo Fincantieri», prosegue, spiegando come l’ultimatum dell’azienda non sia stato sottoscritto per vari motivi, fra cui «l’aumento della produttività del 20%, tutto a carico della prestazione di lavoro, con taglio dei tempi e aumento dei ritmi di lavoro; in cambio si prevede un aumento salariale incerto e irrisorio, mentre il salario già acquisito col premio di programma torna a essere a rischio. Il fatto è che l’accordo separato lascia all’azienda mano libera sulla gestione del modello produttivo, di appalti e organici, che sulla questione decisiva nei cantieri navali della salute e della sicurezza l’accordo separato non riconosce nuovi diritti ai lavoratori e peggiora persino quanto è già previsto dalla legge, che l’intesa separata prevede soluzioni salariali discriminatorie e punta così a dividere i lavoratori e che, nonostante la ricapitalizzazione, che dovrebbe rendere disponibili importanti risorse, l’accordo separato non prevede un programma d’investimenti adeguato a fronteggiare la crisi; il piano d’investimenti è scomparso».
Secondo Rc, l’accordo separato conferma la linea scelta da Confindustria e governo e sta diventando una prassi anche a livello aziendale: «La Fincantieri ha perseguito tale obiettivo per segnare una svolta negativa nelle relazioni industriali del gruppo prevedendo, su molti importanti capitoli, significativi peggioramenti e arretramenti rispetto ai precedenti accordi di gruppo del 2000 e del 2004. La proposta di Fiom di sottoporre l’accordo a referendum è respinta anche da Fim e Uilm: in Fincantieri i lavoratori non devono votare, perché si teme che l’accordo separato sia respinto.
Fiom chiede quindi la riapertura immediata della trattativa per la definizione di una nuova intesa, che dovrà essere sottoposta a referendum vincolante fra lavoratrici e lavoratori del gruppo».
Cristina Visintini
Il Piccolo, 27 aprile 2009
«Non è per le assenze il ricorso al subappalto»
Rc contesta le affermazioni di Fincantieri: lavorazioni esterne più economiche
«Non condividiamo assolutamente l’analisi che i dirigenti Fincantieri fanno sulla situazione delle assenze per malattia negli stabilimenti del gruppo. Rimanere a casa quando si è ammalati non può essere considerata una assenza ingiustificata, un vezzo del dipendente, ma è un diritto sancito dalla costituzione e tutelato dal contratto di lavoro». Per il responsabile provinciale del lavoro di Rifondazione comunista, Emiliano Zotti, le affermazioni che i dirigenti fanno insinuano due cose: «il primo che i dipendenti abusano di tale diritto, il secondo che gli organi di controllo non compiono il loro dovere».
Le cause della presunta anomalia statistica sottolineata da Fincantieri, secondo Zotti, vanno eventualmente ricercate altrove ”soprattutto in un ambiente di lavoro insalubre e nei ritmi esasperati». «Crediamo – aggiunge – vada ricercata anche in una organizzazione del lavoro che non tiene conto della individualità dei lavoratori, ne causa l’alienazione e disaffezione con conseguenti risvolti anche sul piano della salute individuale. Gli incidenti che hanno causato la morte di due operai in un brevissimo lasso di tempo sono tragici fatti che concordano con questa analisi». Per Zotti imputare a una anomalia statistica, quindi ai lavoratori e agli organi di controllo, il massiccio ricorso ad appalti e subappalti «suona quasi ridicolo». «È evidente – sottolinea – che questa prassi fa parte di una strategia ben più ampia che ha altrove le sue cause. L’uso massiccio dei lavoratori esterni ha ben altri scopi: diminuire i costi e aumentare la flessibilità, sgretolare il senso di appartenenza alla classe operaia, impedire la sindacalizzazione, aumentare la possibilità di ricatto nei confronti dei lavoratori». Secondo l’esponente di Rc «è anche l’evidente l’indice dell’incapacità politica e amministrativa di attuare investimenti efficaci e di gestire la produzione in maniera efficiente; si vogliono scaricare i costi e le colpe di tutto questo su chi, nei fumi delle officine e nel buio dei doppifondi, lavora e paga con la propria salute gli errori altrui. Il modello produttivo tedesco in questo ambito lo dimostra: i lavoratori godono di stipendi più alti, di uno stato sociale migliore e, nonostante questo, i dipendenti diretti sono molti di più e gli appalti esterni molti di meno».
Zotti aggiunge che i sindacati fanno bene in questo momento a rivendicare il loro ruolo di rappresentanza. «Crediamo inoltre – concluce – che oggi più che mai, per dare forza alle battaglie politiche e sindacali in corso, sia necessario ricostruire il senso di appartenenza e di gruppo fra operai, interni o esterni che siano, e impiegati. Siamo solidali con quelle sigle e con i singoli rappresentanti dei lavoratori che non avendo firmato l’accordo proposto dall’azienda dimostrano nei fatti di voler tutelare i diritti dei lavoratori e averne a cuore salute e benessere».
Il Piccolo, 01 maggio 2009
PROTESTA A VENEZIA
Fincantieri: «Cremaschi scherza col fuoco sul contratto integrativo»
«L’azienda indica un referendum sull’accordo. Altrimenti chiediamo la riapertura delle trattative». Il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi, rilancia a Venezia, durante il presidio organizzato davanti al cantiere laddove è stato annullato dall’azienda il varo della nave da crociera ”Costa Luminosa”, in virtù delle forme di protesta preannunciate dal sindacato. Con ciò anticipando una nuova manifestazione nazionale il 22 maggio a Trieste. Ma Fincantieri ribatte: «Ci sembra che Cremaschi continui a scherzare con il fuoco, inducendo i lavoratori a non andare da nessuna parte, se non alla rovina. I salari sono tra i più alti nel comparto. Già da questo mese, grazie all’accordo firmato il primo aprile, tutti i lavoratori del gruppo percepiscono in busta paga qualche centinaio di euro in più». Dopo l’accordo sottoscritto per il gruppo Fincantieri da Fim e Uilm, con il disaccordo della maggioranza dei componenti delle Rsu, la Fiom ha aperto lo stato di agitazione chiedendo la consultazione dei lavoratori.
Il Piccolo, 03 maggio 2009
SINDACATI E RSU SUL PIEDE DI GUERRA
Tagli in casa-albergo, ultimatum al Comune
Una settimana di tempo per ritirare l’affidamento a ”esterni” del servizio-cucina
«Tre posti di lavoro a rischio senza garanzie di riduzione di costi»
Una settimana di tempo: è l’ultima concessione che il sindacato fa in merito alla decisione sulla situazione della casa di riposo di via Crociera. La fumata nera di mercoledì scorso, quando in teoria avrebbe dovuto esserci una decisione in un senso o nell’altro, ha infatti preoccupato non poco le sigle sindacali, dal momento che nella delibera che prevede la chiusura della casa di riposo di via Crociera a partire dal primo luglio è scritto, nero su bianco, che una decisione in merito alla cucina (al momento esclusa dallo stop) avrebbe dovuto essere presa entro la fine del mese di aprile. Scadenza che è già stata superata.
Prima un incontro con il sindaco (che pure aveva fatto balenare qualche apertura nella trattativa) aveva rimandato tutto al tavolo tecnico in programma mercoledì scorso. Poi, anche al tavolo non è stato deciso nulla, visto che l’amministrazione si è riservata in realtà di compiere «maggiori approfondimenti». Rimandando quindi ancora una volta la decisione a una seconda seduta, in programma mercoledì prossimo. Sarà una seduta che i sindacati dicono chiaro e tondo di ritenere risolutiva, perchè un rinvio non sarebbe più possibile: il termine di luglio si avvicina, e sono in ballo ben tre posti di lavoro degli addetti alla struttura che fanno parte della cooperativa alla quale al momento è affidata la gestione. Il Comune di Monfalcone ha intenzione di esternalizzare il servizio di cucina, sospendendo così l’incarico in corso. E questo, oltre a essere secondo le sigle sindacali «uno spreco di denaro», visti gli oltre 70mila euro stanziati lo scorso anno proprio per mettere a norma la struttura interna alla casa di riposo, è anche una minaccia per alcuni posti di lavoro. «Se la cosa dovesse essere confermata secondo le ultime risultanze – spiegano le Rsu – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione». Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal primo luglio, senza lavoro. «Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale – spiegano Cgil Funzione pubblica, Cisl Funzione pubblica e Rsu del Comune di Monfalcone -. Per questo, durante il presidio sono state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che ci portano a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Dopo la protesta di due settimane fa davanti alla giunta, il Comune di Monfalcone ha congelato la decisione, ma i sindacati hanno fatto sapere che, se la data di cessione del servizio al primo luglio dovesse essere confermata, si susseguiranno iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla vicenda. Proprio i sindacati hanno attuato, giorni fa, un singolare sit-in sui gradini del municipio durante una riunione della giunta comunale. (e.o.)
Messaggero Veneto, 03 maggio 2009
Continua il botta e risposta tra Fiom e azienda
Protesta sull’integrativo, nuovo presidio davanti alla Fincantieri
Monfalcone
MONFALCONE. Nuovo presidio, ieri mattina, davanti ai cancelli dello stabilimento Fincantieri di Panzano. L’iniziativa indetta dalla Fiom-Cigl prosegue così le manifestazioni di protesta dei lavoratori Fincantieri contro il nuovo contratto integrativo aziendale, frutto di un accordo separato che appunto Fiom non ha firmato e anticipa la grande manifestaizone di gruppo prevista per il 22 maggio a Trieste, davanti alla sede della direzione dell’azienda.
La tensione tra rappresentanti sindacali dei metalmeccanici Cgil aveva avuto un punto piuttosto alto negli scorsi giorni quando Fincantieri, sapendo dello sciopero con manifestazione proclamato per lo scorso 30 aprile, in occasione della consegna al cantiere di marghera di Costa Luminosa, aveva annullato la cerimonia. Fatto che a sua volta aveva indotto i sindacati Fiom ad annullare la manifestazione, ma a organizzare un incontro davanti ai cancelli dello stabilimento veneto.
«L’azienda indica un referendum sull’accordo. Altrimenti chiediamo la riapertura delle trattative», ha affermato il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi, durante il presidio organizzato a Marghera, anticipando la manifestazione nazionale di Trieste. Ma Fincantieri ha ribattuto: «Ci sembra che Cremaschi continui a scherzare con il fuoco, inducendo i lavoratori a non andare da nessuna parte, se non alla rovina. I salari sono tra i più alti nel comparto. Già da questo mese, grazie all’accordo firmato il primo aprile, tutti i lavoratori del gruppo percepiscono in busta paga qualche centinaio di euro in più».
Affermazioni che hanno portato al presidio di ieri, a cui non è mancato il sostegno del Coordinamento operai comunisti, «nella convinzione – afferma Alessandro Perrone a nome del coordinamento – che lo scontro in atto, travalichi i connotati di una vertenza interna, assumendo un livello di conflitto generale tra interessi opposti, riguardante, non solo le condizioni della vita e del lavoro dei lavoratori Fincantieri e degli appalti, ma di tutti i metalmeccanici, che nell’ambito della crisi economica in atto, oltre alla salvaguardia della propria occupazione, sono chiamati a difendere la qualità del lavoro stesso, che, appunto, Fincantieri per conto di Confindustria mira a svilire, in una logica di deregolamentazione al ribasso, retta sulla pelle della manodopera diretta e indiretta del gruppo».
Gli operai comunisti annunciano la partecipazione alla manifestazione proclamata dalla Fiom per il prossimo venerdì 22 maggio. (cr.vi.)
Il Piccolo, 04 maggio 2009
Integrativo, Ferrero davanti al cantiere
Riprende la protesta della Fiom. Incontro con i cassintegrati
Politica e istituzioni finora si sono tenute, per quanto possibile, ai margini dello scontro tra Fincantieri e Fiom, che a Monfalcone non è isolata sulle sue posizioni, sul nuovo contratto integrativo del gruppo. Nel pomeriggio di oggi il segretario nazionale di Rifondazione, Paolo Ferrero, incontrerà le Rsu del cantiere all’esterno dei cancelli. A Monfalcone Ferrero viene per partecipare a una serie di incontri con i lavoratori e di iniziative pubbliche. Gli appuntamenti avranno al centro il confronto sulla difficile situazione economica attuale e sulle soluzioni praticabili. In questo contesto si inserisce quindi l’incontro delle 16 con le Rsu, mentre alle 17 il segretario nazionale di Rc sarà nella sede locale del partito in via Carducci con i lavoratori cassintegrati della Eaton e di altre realtà territoriali. La giornata terminerà alle 18 con un’assemblea aperta alla cittadinanza in Provincia a Gorizia.
Ritenuta responsabile da Fincantieri di possibili danni alla società e quindi ai lavoratori, la Fiom respinge intanto al mittente le accuse, mosse anche dal presidente di Costa Crociere Pier Luigi Foschi. «Le manifestazioni sindacali non sono ”poco comprensibili” – ribatte il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich -, perché sono solo lo strumento attraverso il quale i lavoratori possono esprimere la propria contrarietà a una posizione non condivisa. Non credo inoltre che un’iniziativa come quella che doveva essere realizzata a Marghera possa mettere a rischio il know how e la leadership che abbiamo nel cruise». Chi si reca nei cantieri per partecipare alle cerimonie dovrebbe, secondo Luxich, «porsi la domanda di chi costruisce le navi da crociera su cui si trovano, con quale fatica, in quali condizioni».
Messaggero Veneto, 05 maggio 2009
Monfalcone. Incontro con Ferrero (Rc). Verso un cooordinamento provinciale dei lavoratori cassintegrati
Eaton, 150 i posti a rischio nella fabbrica di via Bagni
MONFALCONE. Potrebbero essere 100 o addirittura 150 i posti a rischio alla Eaton Automotive di Monfalcone. L’azienda non avrebbe detto, né confermato nulla, ma la prospettiva potrebbe essere concreta, soprattutto al termine dell’anno di cassa integrazione straordinaria che stanno già vivendo i 340 lavoratori dell’azienda di via Bagni e che hanno deciso, proprio per tener alta l’attenzione sulla loro situazione, di creare un coordinamento provinciale (e magari anche sovrapprovinciale) di tutti i lavoratori in cassa integrazione delle aziende in crisi. La notizia degli esuberi e del coordinamento è stata resa nota da una delegazione dei dipendenti Eaton nel corso dell’incontro di ieri nella sede di Rifondazione comunista a Monfalcone con il segretario nazionale di Rc, Paolo Ferrero.
Hanno illustrato la loro vicenda, la crisi legata all’andamento del mercato dell’auto, il calo della produzione e la paura che l’importante investimento fatto da Eaton in Polonia significhi perdita di lavoro per le maestranze locali. «Il nostro stabilimento, uno dei più grossi del gruppo, produceva 25 milioni di valvole; quello in Polonia è stato realizzato per produrre 50 milioni di valvole. Per ora è sottoproduttivo, ma il metodo usato da Eaton ci preoccupa: prima si chiede la cassa integrazione e poi arrivano le lettere della mobilità», hanno detto, annunciando di voler proseguire le iniziative di mobilitazione, anche perché si teme che, una volta calata l’attenzione sulla Eaton, l’azienda possa portar via, in sordina, una serie di macchinari.
«Siamo disposti a difendere i cancelli. Sappiamo di essere un settore maturo ed è per questo che chiediamo alla Regione di avviare i corsi di riqualificazione promessi e che non sono partiti, neanche per i lavoratori di Ineos, che già da oltre un anno sono senza lavoro. Dicono che non ci siano i fondi e c’è un rimpallo tra amministrazione regionale e provinciale», hanno spiegato, confermando per sabato un concerto di sensibilizzazione a Turriaco, occasione in cui sarà dato vita al coordinamento dei lavoratori.
Iniziativa accolta con favore da Ferrero, che, manifestando la piena disponibilità al sostegno, ha evidenziato come ci sia «un sacco di posti di lavoro che saltano, ma non c’è una lotta generale. Purtroppo, però, non ci si salva da soli: serve la lotta che spinga Regione ed enti locali ad agire con il governo ed è importante anche – ha detto – agire per chi non ha diritti, i precari».
Il consigliere regionale Roberto Antonaz ha puntato il dito contro la giunta Tondo, che vuol cancellare la legge del buon lavoro: «Non è vero che non ci sono i fondi: non li hanno messi. Siamo alla vigilia di un decreto giuntale anticrisi con cui si destinano l’80% dei fondi alle aziende e zero risorse per l’integrazione del reddito. Per parte nostra – ha annunciato – presenteremo una legge anti-delocalizzazione».
Cristina Visintini
Vertenza Fincantieri, Ferrero vicino alle ragioni della Fiom sull’integrativo
MONFALCONE. Prima dei lavoratori Eaton, Ferrero ha incontrato davanti ai cancelli dello stabilimento Fincantieri i rappresentanti Fiom nella Rsu, che hanno illustrato la situazione di tensione con l’azienda in seguito alla firma separata dell’accordo per il contratto integrativo, azienda che non intende andare al referendum.
«Vuol dire che hanno paura del risultato. Noi – ha detto Moreno Luxich –, se i lavoratori dovessero dire sì, saremmo anche disposti a firmare, ma chiediamo che il referendum sia fatto. La nostra è una battaglia di dignità che accomuna tutti i lavoratori e non soltanto gli iscritti Fiom. Andremo avanti perché senza consultazione per noi non ci sarà accordo».
Anche a loro Ferrero ha espresso solidarietà per una battaglia di democrazia e che non rispetta soltanto i principii, «ma anche i fatti reali, come i punti salariali. È una battaglia decisiva: se si accetta la logica imposta vuol dire che il sindacato è un’altra cosa rispetto a ciò che dovrebbe essere». Anche in questo caso ha ricordato che «bisogna dare una mano anche ai precari, a chi lavora in appalto, condizione che è una sorta di Far West. La logica di continuare a costruire la produttività sul costo del lavoro è all’origine della crisi».
Il Piccolo, 05 maggio 2009
CONTRATTO E INDUSTRIE IN CRISI
La Fiom a Ferrero: non è chiusa la battaglia sull’integrativo
Preoccupazione dei lavoratori Eaton: si teme il taglio di 150 posti
di LAURA BLASICH
Non far calare il silenzio sulle difficoltà della loro fabbrica, perché in un anno di chiusura le possibilità di una dismissione totale si alzano. Soprattutto se quanto si produce è legato al mercato dell’auto, in piena crisi. È questa la priorità per i cassintegrati della Eaton Automotive, che ieri hanno incontrato il segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, hanno avviato un coordinamento con i lavoratori delle altre aziende in crisi della regione e organizzato un concerto per sabato a Turriaco, paventando tagli, peraltro non confermati dall’azienda di 100-150 posti.
Poco prima il segretario nazionale di Rc aveva incontrato all’esterno dello stabilimento Fincantieri anche i rappresentanti dei lavoratori della Fiom-Cgil, che non considera affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo, sottoscritto da Uilm, Ugl e Fim. Nazionale, perché a livello locale i metalmeccanici della Cisl hanno bocciato in modo quasi monolitico l’accordo del primo aprile con Fincantieri. In ballo, in questo caso, come ha sottolineato ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu Moreno Luxich, c’è una battaglia di dignità e democrazia, oltre che sul salario, perché i 1500 euro del premio di efficienza legati al recupero di 20 punti di produttività sono «inarrivabili», secondo l’organizzazione sindacale. I rappresentanti della Fiom hanno spiegato i motivi della propria contrarietà all’accordo sul nuovo contratto integrativo, sottolineando la scarsa chiarezza della società in materia di appalti e di carico di lavoro. «Per quel che riguarda la Borsa, credo che tutti, per come sono andate le cose, dovrebbero dire grazie la Fiom», ha inoltre tenuto ad aggiungere il coordinatore Luxich. Il segretario nazionale di Rc ha dato tutto il suo appoggio «a questa battaglia per la democrazia e il salario». «La logica di continuare a costruire la produttività sul costo del lavoro – ha detto Ferrero – è all’origine della crisi economica. Come Rifondazione pensiamo che mantenere alti i salari sia l’unico modo invece per uscirne».
Per i cassintegrati della Eaton Automotive invece i problemi di salario stanno tutti in una busta-paga che al massimo arriva agli 800 euro a causa della Cigs. «Il nodo di fondo sta però soprattutto in un futuro con il punto di domanda – hanno spiegato alcuni lavoratori nella sede di Rc al segretario nazionale del partito Ferrero -, perché non sappiamo se alla fine dell’anno di Cassa straordinaria torneremo a lavorare. E se lo faremo, la possibilità è che la fabbrica riapra, ma con 100-150 esuberi. L’azienda non l’ha dichiarato ufficialmente, ma i numeri sono questi». Un quadro aggravato, come ha aggiunto Alessandro Perrone, dipendente dello stabilimento e consigliere provinciale del PdCi, dall’investimento plurimilionario che Eaton ha effettuato in Polonia, ampliando un ex stabilimento Fiat fino a una capacità produttiva di 50 milioni di valvole contro i 27 milioni raggiunti da Monfalcone. «Ed Eaton, come abbiamo potuto constatare in questi anni – ha rilevato Perrone -, non si è fatta troppi scrupoli nel chiudere gli stabilimenti di Rivarolo Canavese e Massa. A Monfalcone il metodo non è stato lo stesso credo anche per le iniziative che siamo riusciti a mettere in campo». Su questa strada i lavoratori di Eaton hanno intenzione di proseguire: è stato avviato un coordinamento con le altre aziende in crisi e sabato sarà la volta di un concerto a Turriaco, all’ex Arci.
Nel frattempo, però, ha denunciato Perrone, non sono partiti, nemmeno per gli ex lavoratori di Ineos Films, i corsi di formazione sostenuti dalla Regione, che avrebbero dovuto rappresentare un’integrazione al reddito dei cassintegrati. «Ci dicono che non ci sono i fondi e così assistiamo a un rimpallo tra Regione e Provincia», ha aggiunto. «Rifondazione dà la sua massima disponibilità a sostenere iniziative – ha detto Ferrero – che devono essere coordinate per poter effettuare pressioni sugli enti locali e quindi sul Governo, costringendolo a impegnarsi sul fronte del lavoro». Rc presenterà inoltre in Regione, ha spiegato il consigliere regionale del partito Roberto Antonaz, un disegno di legge per impedire le delocalizzazioni facili, magari sostenute da fondi pubblici.
Il Piccolo, 12 maggio 2009
La Fiom sull’integrativo: «Denunceremo Fincantieri»
Cremaschi parla di «elementi di antisindacalità». L’azienda: «Nelle buste-paga già inseriti i primi aumenti»
«Denunceremo Fincantieri alla magistratura perché l’accordo firmato da Fim, Uilm e Ugl con l’azienda presenta diversi elementi di antisindacalità». Lo ha detto il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi, ieri a Genova alla Camera del lavoro per un coordinamento dei delegati Fiom. «Stiamo studiando le carte con i nostri legali – ha aggiunto il leader nazionale dei metalmeccanici della Cgil -. Secondo noi c’è una violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori e quindi attività antisindacale da parte del gruppo. Porteremo a breve le carte ai magistrati. Stiamo decidendo da quale cantiere partire e quindi al tribunale del lavoro di quale città presentare la denuncia».
«Sono state violate le più elementari regole della democrazia – aggiunge Cremaschi -: si vuole imporre a tutti i lavoratori un accordo sottoscritto da una minoranza». «Non solo – prosegue Cremaschi – sono venute meno tutte le regole delle relazioni sindacali seguite finora. Prima si teneva conto della volontà della maggioranza, ora invece durante gli incontri tra direzioni aziendali e rappresentanze dei lavoratori sembra che si reciti a soggetto. Non ci sono più regole e la controparte fa di tutto per dividere i lavoratori». Secondo Cremaschi un accordo aziendale senza il consenso delle Rsu non è sindacalmente valido.
Sulla possibilità che la denuncia possa partire da Monfalcone, interessando quindi la magistratura goriziana, Cremaschi non si sbilancia. «É una decisione che sarà presa in base a considerazioni di tipo legale – afferma – e non sindacale». Come dire che non sarà determinante la consistenza della rappresentanza sindacale di un determinato stabilimento del gruppo Fincantieri, ma l’entità e la la frequenza degli episodi della presunta violazione dello statuto dei lavoratori.
Nessun commento da parte di Fincantieri sulle dichiarazioni fatte ieri da Cremaschi a Genova che ha di fatto ribadito quanto affermato soltanto una decina di giorni fa a Venezia. Allora la Fincantieri aveva messo in guardia Cremaschi: «Sta scherzano con il fuoco portando i lavoratori sulla strada del non ritorno».
Fincantieri ricorda poi che nella busta-paga di aprile i lavoratori, «tutti i lavoratori», hanno percepito qualche centinaio di euro in più di retribuzione, proprio in base all’accordo sottoscritto con Fim, Uilm e Ugl. Ieri intanto a Monfalcone le rappresentanze aziendali di Fim e Uilm hanno sottoscritto con Fincantieri un accordo sul premio di programma che la Fiom provinciale ritiene «insufficiente e per di più pericoloso» in quanto «presuppone un recepimento integrale dell’accordo integrativo di gruppo firmato il primo aprile scorso».
Inspiegabile per la Fiom la posizione assunta dalla Fim che a livello locale non aveva controfirmato l’intesa nazionale.
Domenico Diaco





1 commento
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30 dicembre 2010 a 22:04
Mininel Arrigo
Sono un ex dipendente della Fincantiere ( ora pensionato) Condivido tutto quello dichiarato dal direttore ing. Capobianco