Il Piccolo, 15 giugno 2009
Costa un milione chiudere i ”derivati”
Per la risoluzione del contratto attesi tassi più favorevoli
I tassi in questo momento sono favorevoli al Comune di Monfalcone, ma chiudere lo strumento di finanza derivata stipulato nel 2003 e poi rinegoziato una prima volta nel 2006 all’ente locale costerebbe attorno al milione di euro. Come ribadito nella scheda allegata al rendiconto della gestione 2008, cioé al conto consuntivo, le iniziative programmate dall’amministrazione Pizzolitto consistono nella risoluzione anticipata del contratto e anche per questo motivo, oltre che per fare fronte a nuovi eventuali differenziali negativi, che nel bilancio di previsione 2009 sono stati accantonati 200mila euro.
Nell’autunno dello scorso anno ne erano già stati messi da parte 80mila sempre con lo stesso obiettivo, vale a dire quello di chiudere entro la fine del 2009 il “derivato” che nel 2008 è costato all’ente locale 152mila euro. Una perdita che avrebbe potuto essere ben più pesante, se la struttura tecnica del Comune non avesse deciso di fronteggiare il peggioramento delle condizioni per l’ente causate da un’impennata dei tassi, facendo in modo di dotarsi di una consulenza esterna e, soprattutto, “terza” rispetto gli istituti bancari. I flussi finanziari presunti per ora sono comunque a vantaggio dell’ente, perché il differenziale atteso per il 2009 è di 32.963 euro a favore del Comune.
Il trend, stando alle indicazioni in possesso del Comune, dovrebbe proseguire anche nel 2010, con un differenziale favorevole per l’ente di 27.850 euro, e poi, anche se in misura minore, nel 2011 (flusso positivo di 9.974 euro). L’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno ha però ribadito a più riprese la ferma intenzione dell’amministrazione di chiudere il prima possibile il contratto stipulato con Banca Opi, trasferito dal primo gennaio 2008 a Banca infrastrutture innovazione e sviluppo, sempre del gruppo Intesa San Paolo. Il “derivato” è giudicato uno strumento troppo rischioso per l’ente, anche a fronte della sua durata, visto che la scadenza è fissata nel dicembre 2036.
Il Piccolo, 18 ottobre 2009
BILANCIO. DIFFICILE GESTIONE DELLO STRUMENTO DEI ”DERIVATI”
Comune costretto a congelare 550mila euro
L’amministrazione intende comunque uscire dalla morsa dei tassi variabili
Il Comune di Monfalcone vuole risolvere il contratto sul Derivato. Lo strumento finanziario, attivato assieme all’emissione dei Boc (Buoni ordinari comunali) nell’ambito della ristrutturazione del debito, lo scorso anno, in virtù del differenziale negativo a fronte di un rialzo dei tassi, aveva dato filo da torcere alla programmazione economica dell’ente locale, pur comunque messo già al riparo dai maggiori guadagni maturati negli anni precedenti. Per raggiungere l’obiettivo finale della risoluzione del contratto, come peraltro indicato da una specifica deliberazione consiliare, l’amministrazione ha messo sul piatto un accantonamento complessivo di 550mila euro, di cui 150mila disposti in sede di assestamento di bilancio. Una posta prudenziale, prevista in funzione dell’azzeramento dello strumento, caratterizzato dalla complessità dei meccanismi legati ai tassi variabili, che rendono aleatoria una pianificazione finanziaria nel lungo periodo. Lo Swap, peraltro, qualora venduto ora alle banche, produrrebbe ingenti esborsi di denaro per l’ente locale.
A spiegarne la strategia è l’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno. Che mantiene aperte più strade ai fini della risoluzione del contratto. È attesa l’evoluzione di una proposta di legge depositata in Parlamento e promossa da esponenti del Pd, ma anche del centrodestra, tesa a consentire ai Comuni che hanno stipulato questo tipo di contratto di sostituirlo trasformandolo in un mutuo ordinario. «C’è molta attenzione verso questo percorso legislativo – osserva Trivigno – che, qualora andasse in porto, permetterebbe agli enti locali di uscire dall’impasse senza aggravi finanziari». Ma l’assessore mantiene aperta un’altra proposta: quella di sondare l’eventuale opportunità, avvalendosi anche del sostegno della Regione che peraltro per questa problematica ha attivato una consulenza con la stessa società investita dall’ente locale, la Bredy Italia, di addivenire a un contenzioso con l’istituto bancario con il quale è stato stipulato il contratto del Derivato. Con ciò fermo restando la possibilità di giungere a una transazione con la banca. L’assessore aggiunge: «Qualora vi fossero elementi o sortissero buone proposte dall’istituto di credito, siamo pronti a ragionare al fine di procedere ad una risoluzione in termini transattivi».
Un’apertura su più fronti per la quale l’amministrazione, in sede di assestamento di bilancio, ha dunque determinato, sempre in via cautelativa e nel rispetto della trasparenza dei conti, di accantonare 150mila euro che, unitamente ad altre poste previste, porta il fondo a 550mila euro complessivi. Un’operazione volta alla ”messa in sicurezza” del tutto prudenziale dei conti. Evidenziando altresì come l’ente locale di Monfalcone, grazie a successive rinegoziazioni, è riuscito a rendere tutto sommato controllabile lo Swap.
L’assessore Trivigno, tuttavia, precisa: considerati gli attuali tassi, l’andamento del Derivato fino a fine anno e al termine di giugno 2010, prospetta differenziali di cassa favorevoli per il Comune. Inoltre, la curva dei tassi attesi potrebbe suggerire di aspettare che lo strumento continui a dare differenziali positivi nei prossimi mesi. «Al momento – conclude Trivigno – stiamo guadagnando con il Derivato e non ci sono elementi per ipotizzare situazioni di emergenza anche per il futuro».
Il Piccolo, 13 marzo 2010
IL CONSIGLIERE IPOTIZZA UN DANNO ERARIALE
Derivati, Pacor (Udc) denuncia la giunta alla Corte dei conti
Il consigliere comunale e provinciale dell’Udc, Giorgio Pacor, ha denunciato alla Corte dei Conti la giunta «per il danno erariale perpetrato nei confronti dei cittadini di Monfalcone a causa del ricorso ai ”derivati”». Pacor chiede, quindi, all’organo di controllo di far pagare in solido, oggi e per il futuro, agli amministratori il danno erariale di volta in volta provocato al Comune a seguito della delibera 230 del 21 giugno 2007 con cui la giunta aveva approvato la rimodulazione dell’originario contratto di ”interest rate swap” mediante il perfezionamento con banca Opi dell’operazione di finanza derivata descritta nella proposta operativa allegata da Banca Opi».
Per effetto di queste operazioni di finanza derivata, sostiene Pacor nella denuncia, il tasso cui è regolato il complesso indebitamento comunale al primo gennaio 2007 (28 milioni di euro) è stato trasformato da tasso fisso a tasso variabile con contestuale acquisto di un’opzione “collar”. Nella premesse della delibera, ricorda Pacor, la Giunta dichiarava che ”le operazioni di gestione del debito tramite utilizzo di strumenti derivati devono essere improntate alla riduzione del costo finale del debito e alla riduzione dell’esposizione ai rischi di mercato e che si possono concludere tali operazioni solo in corrispondenza di passività effettivamente dovute, avendo riguardo al contenimento dei rischi di credito assunti”.
«Ma negli anni 2007, 2008, 2009, nonostante tassi di interesse generali molto bassi – ricorda Pacor -, il Comune di Monfalcone ha pagato ad Opi, per flussi scambiati nel 2008, più di 200mila euro a fronte di flussi favorevoli del 2007 e 2009 di qualche decina di migliaia di euro». Dai primi evidenti risultati sfavorevoli dell’operazione, scrive Pacor, non si può non rilevare che i rischi non sono stati contenuti e che l’operazione non è stata improntata alla riduzione del costo finale del debito e alla riduzione dell’esposizione dei rischi di mercato. «E così il Comune di Monfalcone – conclude Pacor -, fino al 2032 è messo a rischio di pagare, ogni anno, flussi finanziari onerosissimi a banca Opi, fra l’altro non prevedibili, recando ogni anno alle amministrazioni future possibili obblighi di pagamenti, anche onerosissimi a fronte dell’aumento del tasso di interesse».
Il Piccolo, 21 marzo 2010
Derivati, il Comune chiede aiuto ai legali
Dopo il caso di Milano l’ente vuole uscire da questa ”avventura”
Il Comune punta a chiudere la ”partita derivati” nel modo più rapido e indolore possibile. La vicenda è partita nel 2003, quando l’ente locale stipulò un primo contratto con l’allora Cassa di risparmio di Gorizia (ora Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia, Gruppo Intesa Sanpaolo). Ad oggi, i flussi di cassa scambiati (ogni 6 mesi) sono stati positivi. Il Comune fino al 31 dicembre 2009 ha incassato 368.740 euro. Questo dopo l’ultima rimodulazione dello strumento, emesso tramite la Banca Opi Spa (Gruppo Intesa Sanpaolo), assistito dalla Brady Italia Srl, incaricata per la consulenza esterna nel dicembre 2006. La rimodulazione è stata decisa nel giugno 2007, al fine di fronteggiare l’innalzamento dei tassi per il 2007 e il 2008, blindando anche le fluttuazioni future.
Ma il problema è se sia possibile chiudere e a quale prezzo uno strumento al quale l’amministrazione è legata fino alla scadenza fissata per il 31 dicembre 2036. L’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno, osserva: «Ribadendo la ferma volontà di chiudere il contratto, ritengo necessario trovare la strada migliore per poterne uscire, anche alla luce delle evoluzioni generali della questione-derivati in tutto il Paese». L’assessore considera quindi due aspetti, alla luce del processo intentato dal Comune di Milano: «Il caso del Comune di Milano rappresenta un processo ”pilota” che, qualora le banche risultassero sconfitte, potrebbe accelerare anche in altre situazioni la ricerca e la contestazione di precise responsabilità degli istituti. Dall’altro lato, i Comuni si trovano nelle condizioni di dover affrontare soli la situazione, negoziando direttamente con le banche le chiusure o, in assenza di disponibilità da parte degli istituti a discutere, facendogli causa. Al di là degli sforzi di assistenza e di monitoraggio che alcune Regioni, tra cui la nostra, stanno facendo, non è ancora giunto alcun provvedimento dallo Stato. In questi giorni la Commissione Finanze del Senato ha deliberato un documento non legislativo che contiene alcune linee guida. Si tratta, però, di un atto di indirizzo che al momento non cambia nulla per i Comuni». Trivigno esprime una proposta: «Sarebbe utile che si adottasse un atto avente forza di legge per consentire la risoluzione immediata dei contratti al prezzo della semplice neutralizzazione dei flussi generati. Nel caso di differenziali positivi maturati dall’ente, si dovrebbero restituire le somme capitalizzate rinunciando alla copertura sui tassi precedente e futura, ma uscendo dalla morsa dei futuri probabili differenziali negativi. L’amministrazione sta rafforzando i servizi di consulenza tecnica e legale, auspicando che la disponibilità fin qui dimostrata dagli istituti coinvolti nella nostra vicenda, possa sfociare in una risoluzione del contratto nel modo che ho indicato». (la.bo.)
Il Piccolo, 14 aprile 2010
Il Comune non può ancora liberarsi dal rischio-derivati
La ”grana” derivati continua a pesare sul bilancio del Comune. Anche se, dopo la débâcle subita nel 2008, lo strumento derivato di cui si è dotato il Comune di Monfalcone nel 2003, rinegoziandolo poi nel 2006, sta in questo momento addirittura garantendo entrate nelle casse dell’ente. L’obiettivo di uscire da questa ”avventura”, considerato prioritario, continua però a rimanere proibitivo per l’amministrazione guidata dal sindaco Pizzolitto. Nonostante ormai siano stati accantonati 700mila euro per ”riacquistare” il derivato da Banca Opi del gruppo San Paolo Imi, e uscire quindi da questa situazione estremamente pericolosa, il valore del contratto al 28 febbraio era ancora vicino al milione di euro (945.213 euro per l’esattezza). Il problema, comunque, non pare essere solo quello del raggiungimento della somma necessaria attraverso ancora qualche accantonamento, dopo quello di 150mila euro previsto anche nel bilancio di previsione 2010 e finanziato in parte con l’avanzo di amministrazione 2009.
Non a caso, come ha sottolineato di recente l’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno, l’amministrazione comunale sta rafforzando le azioni di consulenza legale e finanziaria, in attesa che il Parlamento elabori una normativa in grado di consentire agli enti locali di rescindere i contratti in essere «al prezzo della semplice neutralizzazione dei flussi generati».
Stando all’andamento dei tassi, la previsione per il 2010 va, comunque, a vantaggio del Comune di Monfalcone che attende dal derivato un differenziale positivo (cioè un flusso a proprio favore) di 27.851 euro.
Più o meno in linea, cioè, con il risultato relativo al 2009, chiusosi con un differenziale positivo di 32.964 euro. L’anno peggiore resta quindi il 2008, con un differenziale negativo di 198.741 euro, gestito comunque attraverso una rimodulazione decisa nel giugno 2007 per fronteggiare l’innalzamento dei tassi per il 2007, chiusosi di fatto alla pari, e il 2008, blindando anche le fluttuazioni future.
Il derivato, comunque, due anni fa è costato al Comune 152mila euro, versati a Banca Opi a copertura del differenziale negativo. Nel 2006 l’incasso fu però di 348.435 euro e l’amministrazione comunale di Monfalcone fino al 31 dicembre 2009 ha introitato 368.740 euro dal derivato, il cui importo nominale residuo al 31 dicembre del 2009 è di 24,186 milioni di euro (l’importo nozionale del contratto è di 28,064 milioni di euro) e la cui scadenza naturale rimane fissata al 31 dicembre del 2036.





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