Il Piccolo, 17 giugno 2009 
 
È IN CORSO LA REVISIONE DELLA VARIANTE AL PIANO REGOLATORE  
De Franceschi, ipotesi di trasloco in porto  
La scomparsa del colossale mulino potrebbe liberare per la nautica tutto il bacino di Panzano
 
 
di LAURA BLASICH

Tutto il bacino di Panzano a servizio della nautica da diporto, senza la mole incombente del mulino De Franceschi che potrebbe ”traslocare” in area portuale. È un’ipotesi che si sta affacciando mentre sono in corso gli ”aggiustamenti” alla variante generale del Piano regolatore del porto, rinviata al mittente alcuni mesi fa dal ministero dell’Ambiente. Se troverà attuazione, sarà tirato un colpo di spugna sulla presenza nel bacino di Panzano del mulino che lì è nato come frutto della politica industriale degli anni ’60, la cui linea di sviluppo era quella di far diventare il Brancolo, scavato e allargato, un porto-canale e quindi un’estensione di Portorosega. In quarant’anni il mulino ha sempre continuato a lavorare, come fa ora, dando impiego a oltre 40 persone, diventando però sempre più ingombrante e non solo perché l’ernome volume dei suoi silo ha rappresentanto a lungo l’unica costruzione visibile da satellite di Monfalcone. L’attività molitoria, svolta anche grazie a una banchina utilizzata soprattutto per l’imbarco del prodotto finito, è però di fatto stata inglobata in un’area interamente dedicata alla nautica e rappresenta un’anomalia agli occhi di quanti percorrono via Bagni Nuova per raggiungere il litorale.
Gli 80mila metri quadri occupati dallo stabilimento fanno quindi gola ai sostenitori di uno sviluppo non industriale dell’area. L’amministrazione non ha mai nascosto il proprio desiderio di sviluppare il comparto nautico e i rappresentanti sindacali, a fronte delle difficoltà che hanno investito l’attività molitoria nel corso del 2008, hanno sollevato quindi a più riprese l’esigenza di chiarire una volta per tutte il futuro della banchina De Franceschi, interna a un bacino che è appunto di fatto ormai esclusivamente dedicato alla nautica da diporto. Già la variante generale al piano regolatore del porto in revisione aveva escluso non a caso l’ulteriore approfondimento a meno 13 metri per il tratto di canale che entra nel bacino di Panzano. L’amministrazione, da parte sua, ha sottolineato il peso e il valore di una realtà produttiva ormai storica, anche se di fatto finita con gli anni per essere inserita in un contesto turistico e in cui si sono sviluppate attività economiche legate alla nautica. Le opportunità legate al settore non sono sfuggite nemmeno all’azienda che sembra abbia presentato un’osservazione alla variante 31 al Piano regolatore comunale per trasformare una parte della sua area, vicina all’Associazione pescatori, da industriale a servizi per la nautica. «Stiamo riprogettando il porto – spiega Giuseppe Romano, comandante della Capitaneria di porto cui spetta elaborare e seguire il percorso dello strumento urbanistico – e potrà essere verificata la possibilità di un trasferimento di questa attività in ambito portuale. Al momento, va sottolineato, non esiste alcuna istanza in questo senso da parte di De Franceschi, alla quale è stata rinnovata la concessione per altri dieci anni». Il trasferimento, va detto, rimane un’ipotesi la cui percorribilità resta da vedere, visto l’investimento che sarebbe richiesto alla De Franceschi e quello necessario ai privati che volessero riutilizzare l’area di via Bagni Nuova, vista la cubatura da demolire. La De Franceschi Spa Monfalcone è nata nel 1966, su iniziativa dei fratelli De Franceschi, operatori nel settore dei cereali su un’area di 80mila metri quadrati, antistante il bacino di Panzano, collegato al mare attraverso un canale navigabile.