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Il Piccolo, 19 giugno 2009
PIENA ANCHE CHIRURGIA, NON BASTANO PIÙ I TRASFERIMENTI INTERNI
Medicina scoppia, pazienti dirottati a Palmanova
Non accenna a rientrare l’emergenza dovuta alla cronica carenza di posti letto nel reparto
di LAURA BORSANI
L’emergenza continua per l’ospedale di San Polo. Con Medicina generale che registra la saturazione, soprattutto durante i fine settimana. E il Pronto soccorso costretto a sostenere ritmi incalzanti mettendo a disposizione i 5 posti-letto di osservazione temporanea anche ai pazienti in attesa di ricovero. Fino a ricorrere ai trasferimenti in altre strutture ospedaliere. È accaduto martedì, quando tre persone anziane giunte all’ospedale di San Polo, sono state ”dirottate” a Palmanova. Una situazione difficile e perdurante, legata in primis all’aumento della popolazione anziana, caratterizzata da malattie croniche e degenerative, che ha determinato un conseguente aumento della domanda di ricoveri. Il sovraffollamento dei reparti di Medicina rappresenta un problema non solo per l’ospedale di Monfalcone, ma per tutte le strutture ospedaliere della regione e a livello nazionale. Al San Polo si traduce sempre più spesso in una ”corsa ad ostacoli” mettendo a dura prova l’attività di medici e infermieri. Il quadro, peraltro, sembra destinato ad aggravarsi in questo periodo, considerando che i mesi estivi registrano statisticamente gli afflussi più alti. Lo aveva spiegato il primario del Pronto soccorso, Claudio Simeoni: attualmente la gestione è di 90 accessi giornalieri, rispetto alla media mensile di 76. Il sindacato di categoria, Cimo-Asmd aveva segnalato la problematica, rappresentandola sia ai vertici dell’Azienda sanitaria che alla Regione. Il termometro, insomma, resta ai livelli di guardia. Situazioni per le quali Andrea Gardini, da 9 mesi direttore dell’ospedale, osserva: «Il fenomeno legato ai reparti di Medicina è di carattere regionale. La durata di un ricovero dev’essere adeguata alle necessità del paziente, non possiamo contrarre i tempi, mentre altri pazienti si rivolgono all’ospedale. Gli 86 posti-letto sono appena sufficienti. Non resta che ricorrere ai trasferimenti provvisori nelle strutture più vicine possibili. Martedì alcuni pazienti sono stati portati a Palmanova per evitare lunghe attese in Pronto soccorso». Gardini guarda con attenzione al processo di riforma della Sanità in atto in Regione, convinto che le proposte potranno scaturire, in un clima di dialogo e di ascolto. Molti aspetti sono in fase di valutazione, anche circa il rapporto dei flussi di utenti tra le strutture ospedaliere e il territorio. E aggiunge: «Lavoriamo in rete con gli altri ospedali. Stiamo facendo il possibile, anche come direzione. Abbiamo professionisti molto validi che rispondono nel migliore dei modi. La realtà sanitaria isontina è sempre stata molto attenta, in grado di fornire servizi adeguati. Al San Polo i ricoveri in Medicina sono aumentati del 15%, sono lievitati gli interventi chirurgici e abbiamo ridotto le liste d’attesa. L’estate si manterrà su questi ritmi, cercheremo di fronteggiarli al meglio».
Il Piccolo, 22 giugno 2009
LA SANITÀ NEL MIRINO
Emergenza, il Comune chiede più posti letto in Medicina
Partono le ferie. La direzione: «Nessuna riduzione di attività»
di LAURA BORSANI
Medicina soggetta agli ”sbalzi” dei ricoveri. Alle prese con un tourn-over nella gestione dei posti-letto a ritmi incalzanti, tra giornate di saturazione, specie durante i fine-settimana, e le dimissioni in blocco di pazienti. E ora alle prese con le ferie del personale ospedaliero che preoccupa non solo gli utenti del nosocomio ma anche gli stessi operatori sanitari. Se due giorni fa, a esempio, il reparto è riuscito a liberare 12 posti-letto potendo così garantire un discreto margine alla capacità di accoglienza, l’andamento di questi ultimi mesi non induce a ottimismo.
FERIE. Su questa operatività accelerata dell’ospedale, ormai cronica per l’ospedale San Polo, chiamato a misurarsi quotidianamente con l’effetto dell’aumentata domanda di ricoveri in Medicina in virtù dell’aumento della popolazione anziana, fenomeno peraltro che investe tutte le realtà ospedaliere della regione, si ripercuote anche l’effetto legato all’evasione delle ferie estive per gli operatori sanitari.
Il piano, spiega il direttore dell’ospedale, Andrea Gardini, è stato programmato da maggio. Da giugno fino a settembre i 15 giorni di ferie, con le opportune turnazioni, verranno assicurati per la totalità del personale. Nel contempo, aggiunge il dottor Gardini, viene mantenuta la copertura di tutti i servizi. Escluse quindi riduzioni di attività, neanche in Chirurgia. «La situazione è sotto controllo – osserva il direttore -, pur a fronte di un’attività molto intensa da parte di tutti i reparti, che comunque resta alta anche durante gli altri periodi dell’anno. Tuttavia, al momento non abbiamo alcuna indicazione dalla direzione generale dell’Azienda sanitaria su eventuali sospensioni di servizi. Le ferie, pertanto, verranno smaltite senza pregiudicare l’attività ospedaliera. Nonostante i ritmi incalzanti, la nostra struttura riesce a tenere il passo facendo fronte alle necessità».
CARICO DI LAVORO. Ma intanto la garanzia di copertura dei servizi comporta inevitabilmente aggravi nei carichi di lavoro. In alcune unità, sostiene il sindacato dei medici Cimo-Asmd, la risposta operativa risente della riduzione del personale. Al Pronto soccorso, a esempio, aumenta la frequenza delle giornate nelle quali vi sono turni con un solo medico in servizio. Si interviene anche sulla frequenza dei turni notturni, a fronte di cicli di cinque giorni anzichè sette.
POSTI-LETTO. Un quadro, dunque, difficile. Che ripropone l’istanza di un potenziamento in termini di posti-letto e di risorse umane. Lo fa presente il capogruppo consiliare, Barbara Zilli, presidente della Commissione sanità in Comune, che rinnova la sollecitazione alla Regione e all’Azienda sanitaria ad assumere adeguate misure. Le richieste sono quelle inserite nell’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale circa un mese e mezzo fa: aumentare i posti-letto di Medicina e ripristinare la vecchia Geriatria, reparto dedicato alle lungodegenze.
«Prendo atto che i problemi non sono stati risolti – osserva la Zilli – di fronte ai trasferimenti di pazienti anziani in altre strutture ospedaliere e al travaso di pazienti da un reparto all’altro del San Polo. Si pone pertanto la necessità di aumentare i posti-letto in Medicina, dovendo anche considerare il problema della mancanza di spazi». Barbara Zilli si chiede altresì se funzioni l’assistenza domiciliare che dovrebbe essere attivata immediatamente dopo le dimissioni dalla struttura ospedaliera. Ciò anche alla luce di quanto aveva assicurato in sede di Commissione consiliare il responsabile del Distretto sanitario sostenendo che per l’assistenza sanitaria «non vi sono liste di attesa».
RIORGANIZZAZIONE. L’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, non parla di aumento di posti-letto ma di riorganizzazione dei reparti di Medicina. Lavorando sulle diverse intensità di assistenza. «È già aperto un tavolo di lavoro – spiega – che prenderà in esame anche la situazione dell’ospedale di Monfalcone, assieme alle altre realtà della regione. Tra qualche settimana potremo avere le idee più definite. Del resto, ereditiamo una situazione complessa. Vi sono diverse intensità di assistenza e in base a queste va studiata la riorganizzazione interna dei reparti. Le Medicine vanno specializzate». Per l’assessore Kosic servono più figure assistenziali, non solo in relazione alla rete territoriale, ma anche a un diverso collegamento con le Rsa.
Il Piccolo, 11 novembre 2009
DURA DENUNCIA DEL RESPONSABILE DEL SERVIZIO CLAUDIO SIMEONI IN COMMISSIONE COMUNALE
Il Pronto soccorso è al collasso, perfino l’automedica senza personale
di ELISA COLONI
Un pronto soccorso che arranca da più di tre anni, a causa di una crescente carenza di personale sanitario. Con una doppia conseguenza: medici e infermieri costretti a un ormai costante super lavoro, e servizi fondamentali per rispondere alle esigenze del territorio, come l’automedica, in alcuni casi addirittura soppressi. È questo il quadro, fortemente critico, tracciato ieri da Claudio Simeoni e Michele Tonzar, rispettivamente primario e capo infermiere del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, ascoltati dai consiglieri dalla Commissione comunale per la tutela della salute.
Claudio Simeoni, carte alla mano, ha messo nero su bianco la situazione. «È da anni che lamentiamo difficoltà e carenze – ha spiegato il primario – ma nessuno ci ha mai ascoltati, nessuno ha mai voluto realmente leggere e conoscere i dati relativi alla nostra realtà ospedaliera, che è la quarta in Regione. Stiamo facendo i salti mortali, ci sono medici e infermieri costretti a turni a volte massacranti, cha letteralmente saltano da una parte all’altra del reparto senza sosta. Per riuscire a svolgere la nostra attività in maniera normale servirebbero almeno un medico e un infermiere in più nelle ore notturne».
Il discorso di Simeoni è chiaro: «È la stessa Conferenza Stato-Regione che ha stabilito che in tutti i nosocomi con almeno 25mila accessi annui debbano esserci come minimo tre infermieri all’interno del Pronto soccorso, 24 ore su 24. Al San Polo, che lo scorso anno ha registrato 27mila accessi, riusciamo a rispettare questi standard solo di giorno. Mentre la notte gli infermieri sono solamente due, non tre. In alcuni casi è anche successo che l’automedica restasse ferma in parcheggio a causa dell’impossibilità di farci salire un infermiere (obbligatorio assieme al medico, ndr), necessario in reparto. Se servono infermieri per l’accoglienza, la registrazione dei pazienti, e per l’osservazione, non posso farli salire a bordo dell’auto medica. È evidente che questo può anche provocare ritardi e difficoltà nei soccorsi».
Alla base di questa situazione critica ci sono, sempre secondo Simeoni, due fattori chiave. Primo: l’ospedale di Sa Polo ha un bacino di utenti che va ben al di là della sola Monfalcone, e risponde alle esigenze di pazienti che arrivano anche dalla Bassa Friulana e, soprattutto, dall’Altipiano triestino (8mila nel 2008, quindi il 30% del totale degli assistiti). Una realtà quindi baricentrica, evidentemente sottovalutata. Secondo: medici e infermieri disposti a operare in un reparto complesso e altamente ”adrenalinico” come il Pronto soccorso, ormai, sono merce rara. «Al di là delle questioni di tipo economico – ha evidenziato Michele Tonzar – c’è da sottolineare che il lavoro degli infermieri, oggi sempre più preparati professionalmente, è anche una delicata opera di gestione psicologica di tante persone che soffrono. È un mestiere difficile, che sempre meno giovani vogliono intraprendere». «Il nostro ospedale – ha commentato Barbara Zilli, presidente della Commissione – è stato definitivamente declassato a nosocomio di rete, come scritto nella bozza del Piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario».
Il Piccolo, 12 novembre 2009
LA SITUAZIONE AL SAN POLO
A Monfalcone 2500 firme a sostegno delle gestanti
Nel 2008 671 parti di cui il 13% indolori e il 22,8% cesarei, dato inferiore alla media regionale
Migliorare nel suo insieme il percorso nascita nell’ospedale di Monfalcone.
È questo l’obiettivo che si pone il Comitato pro-partoanalgesia sorto nella primavera del 2008 per iniziativa di un gruppo di mamme. Pur senza abbandonare il motivo principale per il quale è nato e ha raccolto nel 2008 oltre 2.500 firme nel mandamento, il comitato ha presentato una serie di proposte all’Azienda sanitaria isontina per tentare di rendere più facili informazioni e accesso ai servizi per le gestanti e le neomamme.
Nel 2008 i parti effettuati nell’ospedale di Monfalcone sono stati 671, di cui il 13% in modo indolore, mentre 22,8% sono stati cesarei, un dato questo al di sotto della media regionale. Il 20% delle partorienti inoltre è di origine straniera. Gli obiettivi per il 2009 del reparto di ostetricia e ginecologia erano quelli di avviare il programma di controllo dei cesarei, migliorare la diagnosi prenatale Ultrascreen, l’attività di prelievo di sangue da cordone ombelicale e aumentare, se possibile, la partoanalgesia. Il Dipartimento materno infantile diretto da Dino Faraguna conta in tutto 14 medici e altri 43 tra infermiere, ostetriche, vigilatrici d’infanzia e nel 2008 ha visto ricoverati nella sua pediatria 229 bambini. Le proposte del comitato vanno quindi dalla creazione di uno sportello unico materno-infantile, cioè di un punto informativo su servizi offerti, prenotazione visite, corsi pre-parto, alla realizzazione di un opuscolo informativo sempre unico e multilingue da distribuire in reparto, consultorio, medici di base, ambulatori pediatrici e farmacie.
«Ci siamo rese conto che spesso le informazioni che le donne riescono ad avere – spiega Anna Valle a nome del comitato – sono diverse a seconda si siano rivolte al reparto, al consultorio o al proprio medico». A fronte dei malori che spesso interessano le gestanti che attendono, come tutti gli altri utenti, anche due ore per prenotare e poi effettuare i prelievi di sangue il comitato ha chiesto all’Ass di verificare la possibilità di istituire una fascia oraria dedicata o una corsia preferenziale per le donne in gravidanza. È stata posta anche la questione dell’utilizzo di altre metodiche per la gestione del dolore (dal training autogeno all’ipnosi e agopuntura), di ampliare gli screening inserendovi la translucenza nucale e di aprire i corsi pre-parto a chi si trova alla seconda o terza gravidanza e di tenerli in orari serali. «Quello che ci chiedono le mamme in modo più pressante è però la guardia pediatrica attiva sulle 24 ore e quindi anche nel fine settimana», sottolinea Anna Valle.
Laura Blasich
Zilli: rischia di sparire Medicina del lavoro
La consigliera del Pd teme il ridimensionamento dell’ospedale di San Polo
«È evidente che esiste un disegno preciso: togliere ogni prestigio e autonomia alla sanità isontina nell’ambito del sistema sanitario regionale». Continua la polemica dopo l’audizione in Commissione sanità di Claudio Simeoni, primario del Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo.
A commentare lo stato in cui giace la rete ospedaliera monfalconese e goriziana è la democratica Barbara Zilli, presidente della commissione consiliare, che, parlando del piano regionale di riorganizzazione del sistema sanitario, spiega: «L’ospedale di Monfalcone, così come quello di Gorizia, è stato definitivamente classificato come ospedale di rete. Non sono previste funzioni hub, cioè di riferimento regionale: questo è scritto in forma esplicita. Emerge da una visione delle schede presenti nella bozza di piano».
Poi Barbara Zilli passa sotto la lente di ingrandimento alcuni problemai: «Per l’ostetricia-ginecologia e la pediatria – spiega – è prevista un’unica sede di ricovero con punto nascita: ciò significa che alcuni reparti chiuderanno. Per molti degli altri non ci sarà nessuna automia, poiché confluiranno nella programmazione di Area vasta, rispetto alla quale farà da capofila l’Azienda Ospedaliera di Trieste, con funzioni di coordinamento. Inoltre – continua – vogliono toglierci anche la Medicina del lavoro. Proprio a noi, che siamo il polo industriale più importante del Friuli Venezia Giulia, che contiamo una percentuale molto elevata di infortuni e che dobbiamo gestire il dramma dell’amianto».
Poi la considerazione finale del presidente della Commissione per la tutela della salute: «Ciò dimostra che non si tengono in considerazione le reali esigenze epidemiologiche dei territori, ma si vuole svuotare la sanità isontina e dirottare le risorse verso Trieste, Udine e Pordenone. Dobbiamo unirci trasversalmente per impedire che questo disegno sia portato a compimento».
Il Piccolo, 13 novembre 2009
NEL 1999 METTE RADICI LA GENEROSITÀ
Monfalcone, l’attrezzatura donata al San Polo con una raccolta di fondi
Era stata superata la soglia del mezzo miliardo di lire per l’acquisto della risonanza magnetica per il nuovo ospedale di San Polo. Un traguardo importantissimo per il Cast, il Comitato per l’allestimento tecnico-scientifico sorto nel 1999 proprio per dotare la nuova struttura degenze di un macchinario diagnostico d’avanguardia. Un traguardo raggiunto nel 2004 grazie all’atto di generosità compiuto da migliaia di cittadini del mandamento che hanno donato quanto potevano, credendo nel progetto del Cast e per ricordare persone care che non ci sono più.
E dopo questo primo grande traguardo, nel 2005 l’ospedale è stato dotato anche un nuovo tomografo, donato sempre dal Cast, al reparto Oculistica del San Polo. E dedicato a Stefano Grandis, primario di otorinolaringoiatria, scomparso improvvisamente un anno prima. Una targa ricorda ricorda che fu proprio il primario a suggerire al Cast l’acquisto di un’apparecchiatura che pure non sarebbe servita al suo reparto.
Il tomografo a coerenza ottica permette analisi sempre più dettagliate e precise della retina e del nervo ottico, fornendo immagini a risoluzione superiore rispetto all’utilizzo di risonanza o Tac. Si tratta di un particolare tipo di ecografo che invece di usare il suono utilizza la luce: l’esame risulta indolore e non invasivo, e dura pochi minuti.
L’apparecchiatura è già stata consegnata al reparto del San Polo, uno dei più attivi dell’ospedale in questi ultimi anni, con un elevato tasso di attrazione di utenti da tutta la Regione per l’efficienza nella diagnosi e cura.
Solo un anno prima c’era stata la consegna della risonanza magnetica, un’impresa che ha tenuto impegnato per più tre anni il Cast nella raccolta di 900 mila euro. E dopo, in poco più di un anno sono stati raccolti altri 105 mila euro per l’acquisto del tomografo di Oculistica.
Il Piccolo, 14 novembre 2009
SANITÀ PREOCCUPAZIONE DI PRIMARI, SINDACATI E COMUNE: A RISCHIO LA QUALITÀ DEI SERVIZI
Azzerati i posti letto di Rianimazione e Cardiologia
Riorganizzazione prevista dalla bozza regionale che ipotizza una nuova Area di emergenza
di LAURA BORSANI
L’ospedale di San Polo rischia di veder azzerati i posti-letto di Terapia intensiva e di Cardiologia. Due reparti che hanno contribuito a fare del presidio cittadino la quarta struttura sanitaria in regione e che potrebbero essere ridotti a meri servizi che non prevedono la degenza. Con la conseguenza di mortificare il livello di qualità erogato dal San Polo non solo in ordine agli interventi chirurgici, ma anche di altre prestazioni come quelle di Ortopedia e Otorinolaringoiatria. Perchè l’ipotizzata riorganizzazione sanitaria, prospettata dalla Proposta di Piano sanitario e sociosanitario regionale 2010-2012 recentemente approvata dalla Giunta regionale prospetta la realizzazione di un’”Area di emergenza” sostitutiva, dotata di posti-letto a ”valenza multipla”. In forse sono 15 posti complessivi, tra i 4 dell’attuale Rianimazione e gli 11 di Cardiologia (4 per l’Unità di Terapia intensiva 6 per la Sub-intensiva e uno per il Day-hospital), che potrebbero venire eliminati.
Sono solo alcuni aspetti contenuti nella ”Proposta” che hanno sollevato forti preoccupazioni tra i primari, gli operatori dell’ospedale di San Polo, ma anche i rappresentanti sindacali della categoria medica. Compresa la mobilitazione della presidente della Commissione consiliare alla Sanità, Barbara Zilli, che preannuncia la convocazione d’urgenza dell’organismo comunale, alla presenza del direttore generale dell’Azienda sanitaria isontina, Roberto Ferri, proprio per chiarire termini ed eventuali impatti sottesi dalla ”Proposta del piano sanitario”. Il timore è quello di ridurre il San Polo a un ospedale ”di rete”, al pari di quelli di Palmanova e Latisana, rischiando così di azzerare le eccellenze dei reparti che, in virtù del consistente bacino d’utenza registrato dal Monfalconese e della qualità garantita, hanno rappresentato un modello organizzativo nel panorama sanitario regionale. Non solo. Il segretario provinciale del Cimo Asmd, sindacato medico, Roberto Rijavec, lo evidenzia: «Non risultano chiari, al momento, rimandando altresì a successive e ulteriori pianificazioni locali, la strutturazione operativa della nuova ”Area di emergenza”, sia sotto il profilo del personale sanitario assegnabile, sia in termini di posti-letto garantiti».
Un quadro, dunque, poco chiaro e preoccupante. «Anche se la bozza di Piano socio-sanitario appare di difficile lettura – ha osservato Barbara Zilli -, in quanto non fa affermazioni precise, il disegno tracciato è allarmante per Monfalcone. Dalla lettura, si evince la volontà di tagliare i reparti di Terapia intensiva e semi-intensiva, che contano una quindicina di posti-letto e trasformarli in servizi senza degenza. Tradotto in pratica, significa abbassare la complessità degli interventi chiurgici, di ortopedia e otorinolaringoiatria. Insomma, si vuole creare un cronicario». La Zilli incalza: «Si vuole distruggere quello che per complessità di interventi e di ricoveri è il quarto ospedale della regione. Si vuole distruggere il ”modello Monfalcone”, un ospedale da anni stabilizzato su un livello medio di eccellenza per tutte le attività di base e di media complessità. Questo è infatti possibile solo con la presenza della Terapia intensiva e semi-intensiva. Sulla presenza o meno della Terapia intensiva – continua – si gioca il modello di ospedale, poichè grazie a questi reparti si possono eseguire interventi di media chirurgia in sicurezza e trattare altre patologie di emergenza».
La Zilli parla di «rischio anche per i cittadini (in alcuni casi, potrebbe accadere che non ci sia il tempo di raggiungere Trieste)», e di «perdita totale dell’autonomia, poichè il grosso delle specialità va ad essere gestito dall’Azienda ospedaliera triestina. Dobbiamo opporci trasversalmente – ha concluso -, con tutte le nostre forze a questa proposta di riforma».
Il dottor Rijavec, pone quindi il problema legato al rischio di ulteriori riduzioni di servizi e posti-letto, a detrimento delle professionalità e delle specialità che danno peso e valore aggiunto all’ospedale di San Polo.
Il Piccolo, 15 novembre 2009
MARTEDÌ ALL’OSPEDALE DI SAN POLO SI DISCUTE SULLA PROPOSTA DI RIORGANIZZAZIONE
Confronto tra primari sul piano sanitario regionale
Rieppi: va mantenuta l’eccellenza del primo livello d’assistenza. Ferri: ragionare senza paura di prevaricazioni
Si prepara un confronto ad ampio raggio attorno alla Proposta di piano sanitario e socio-sanitario regionale 2010-2012, da parte dei primari dell’ospedale di San Polo. L’incontro, al quale è altresì auspicata la presenza degli operatori sanitari di Gorizia, è previsto per martedì, al presidio ospedaliero cittadino. In quella sede verrà approfondita la materia considerando anche i possibili effetti in termini operativi e organizzativi. Intanto continuano le riflessioni. Il direttore del Laboratorio analisi dell’Azienda sanitaria Isontina, Claudio Rieppi, rimandando circostanziate e precise prese di posizione alla luce dell’incontro con i primari, espone il suo ragionamento. «La riorganizzazione del sistema pubblico sanitario dopo la legge 13 del ’95, unico intervento strategico in materia, è necessaria. Siamo una regione di oltre un milione di abitanti, e l’offerta sanitaria è molto ampia. Ciò non toglie che nessuno vuole che la riorganizzazione metta a repentaglio i cittadini o riduca la qualità dell’offerta santaria. Anche se il San Polo ha perso la definizione di ospedale di livello regionale, vogliamo mantenere l’eccellenza del primo livello di assistenza. Per far questo, andranno fatti i sacrifici se però saranno equilibrati e ”spalmati” in tutta la regione». Rieppi aggiunge: «Siamo disponibili al sacrificio a fronte di obiettivi e regole certe e soprattutto scongiurando che Aziende sanitarie virtuose possano pagare per quelle deficitarie».
Il direttore generale dell’Ass Isontina, Roberto Ferri, sottolinea la fase di progettualità e di discussione ancora in corso: «Il rapporto tra Monfalcone e Trieste registra da tempo una forte collaborazione tra i due ospedali, a fronte di un livello di integrazione operativa già consolidata. Basti pensare che all’ospedale di San Polo gravita una forte affluenza di utenti provenienti dal Carso triestino. Resta il timore di una ”colonizzazione” da parte di Trieste. Tuttavia, credo che mettendosi attorno ad un tavolo e ragionando dal punto di vista organizzativo e professionale, si possano definire meglio i meccanismi operativi. Si tratta di affrontare ragionamenti di convenienza, nell’ambito dell’ottimizzazione delle risorse economiche, nell’interesse di entrambe le realtà, senza prevaricazioni o paure di sorta. È importante, pertanto, in questa fase di progettualità e di discussione, riflettere con molta serenità. In questo senso sono anche ottimista».
Anche il direttore del San Polo, Andrea Gardini, si affida allo sviluppo del dibattito e della concertazione: «Si tratta di una proposta che, come è anche accaduto con il ”Libro verde”, parte da una programmazione su linee generali per poi arrivare gradualmente agli aspetti operativi. Siamo in una fase intermedia, dove alle proposte faranno seguito le controproposte. C’è una serie di articolazioni che saranno inevitabilmente sottoposte a ulteriori modifiche e correzioni. Si è aperto un processo e ci sono paletti che cercheremo di valutare discutendone. È una riforma importante e ci stiamo attrezzando per dare le risposte più adeguate, in coerenza rispetto al piano regionale, che va rispettato. Adesso ci stanno chiedendo di valorizzare l’esistente e la testimonianza del valore di quanto stiamo facendo sarà la risposta di Monfalcone, insieme al direttore generale». Gardini parla di ”futuro sostenibile” per il sistema sanitario, più che di ”razionalizzazione”, proponendo una riflessione in termini di territorio e a 360 gradi.
Messaggero Veneto, 16 novembre 2009
Monfalcone. Vertice tra la commissione consiliare salute e il primario Simeoni sulle carenze del reparto
Pronto soccorso, il personale non basta più
MONFALCONE. Il pronto soccorso di Monfalcone soffre di carenza di personale, sia medico sia infermieristico: basterebbe valutare correttamente i dati degli accessi e dell’attività per capire le vere necessità. Perché paradossalmente la carenza più vistosa è proprio l’assenza della valutazione dei dati epidemiologici, che porta poi alla carenza di risorse di personale. È questo in sostanza quando emerso dall’incontro che la commissione consiliare salute del comune di Monfalcone, presieduta da Barbara Zilli ha avuto con il primario del pronto soccorso del San Polo, dottor Claudio Simeoni e con il caposala infermieristico del pronto soccorso, Michele Tonzar.
«La carenza del personale è relativa, perché in realtà occorre valutare il carico di lavoro. Purtroppo la valutazione dei dati epidemiologici è la carenza più grossa. In 32 anni che lavoro, non è mai successo che qualcuno abbia chiesto cosa faccio e i dati di ciò che faccio. Perché? Perché altrimenti si scoprirebbero le necessità» ha detto Simeoni, ricordando che al pronto soccorso di San Polo accedono all’anno oltre 25 mila persone (27 mila nel 2008, 26 mila fino a ottobre 2009), di cui l’11-12% di codici gialli o rossi (i più gravi), il 25% di codici bianchi (i meno gravi) e il 63% di codici verdi (i codici complessi per cui non basta il medico di medicina generale).
«Accessi reali e non gonfiati» precisa, puntando il dito contro il funzionario dell’Agenzia regionale della sanità che in un recente incontro a San Daniele dedicato al triage ha parlato portando i dati del Veneto, «per furbizia, perché se avesse parlato dei dati regionali sarebbe stato palese che occorre prendere delle decisioni. Un’Agenzia così non serve a niente ed infatti è in chiusura».
Tra i dati ricordati anche il fatto che il bacino di utenze è allargato, andando ben oltre il basso Isontino, comprendendo pazienti dalla Bassa friulana e dall’altopiano triestino (8.000 persone l’anno, pari al 30% del totale) e lavorando quindi su un bacino di 110 mila persone, pur essendo tarato su 70 mila. «Ciò darebbe diritto ad avere un infermiere e un medico in più. Con il precedenti direttore generale Baccarin eravamo riusciti a ottenere la promessa di tre infermieri in più, ma il cambio di direttore ci ha riportati alla situazione di partenza. Ci sembra di lottare contro i mulini a vento» ha detto ancora, evidenziando come attualmente si stiano effettuando turni aggiuntivi con presenza ridotta la minimo di tre medici di giorno e due di notte. Su tutto ha ricordato poi la riorganizzazione dei turni dell’auto medica, da cui è stato tolto un infermiere.
Anche Tonzar è stato chiaro: «Oggi i nostri infermieri sono in numero minore rispetto a quelli che avevano indotto il direttore Baccarin a concedercene tre in più. Avremo presto 20 laureati nuovi, ma bisogna vedere se l’Azienda sanitaria avrà la possibilità di assumere. Il pronto soccorso comunque richiede una preparazione diversa, costante. Se vogliamo mantenere il livello che abbiamo serve maggiore impegno».
Il Piccolo, 17 giugno 2009
Processo-amianto rischia di ”saltare”
L’iter potrebbe bloccarsi per il trasferimento del giudice Caterina Brindisi
di LAURA BORSANI
Rischia di ”saltare” uno dei processi in corso al Tribunale di Gorizia, in relazione alle morti da amianto. A causa del trasferimento del giudice monocratico al quale è stato affidato il procedimento, Caterina Brindisi, assegnata a Roma. Si tratta del processo in ordine ai decessi di sei lavoratori, Umberto Gasser, Adriano Bullian, Flavio Valentinuz, Carlo Furlan, Aldo Pescatore e Salvatore Cossu. Per due di questi lavoratori, i familiari si sono costituiti parte civile: sono gli eredi di Cossu, difesi dall’avvocato Francesco Donolato, e quelli di Bullian, in particolare la figlia Elisabetta, assistita dall’avvocato Massimo Bergamasco. In questo procedimento sono imputati sette dirigenti dell’allora Italcantieri, Vittorio Fanfani, Manlio Lippi, Giorgio Tupini, Enrico Bocchini, Corrado Antonini, Giancarlo Testa e Mario Pagliani.
L’ipotesi di accusa è di omicidio colposo con l’aggravante del mancato rispetto delle norme di sicurezza sul posto di lavoro. Nell’udienza fissata per lunedì era previsto l’ascolto di una ventina di testimoni, presentati dall’accusa rappresentata dal Pubblico ministero Annunziata Puglia. Ma il processo non avrà luogo: dalla Procura, infatti, è giunta comunicazione alle parti che il procedimento non potrà proseguire, con il relativo ascolto dei testi, proprio in virtù del trasferimento del giudice monocratico Caterina Brindisi ad altra sede.
In quella udienza, pertanto, verrà richiesto alle parti il consenso per l’utilizzo del materiale probatorio finora raccolto, potendo così garantire la prosecuzione del procedimento riassegnato a un nuovo giudice. Il rischio che si prospetta, di fronte all’eventuale diniego delle parti, è l’azzeramento del processo, dovendo ricominciare tutto da capo. Con ciò prefigurando anche il rischio della prescrizione.
Il procedimento in questione è stato contrassegnato da una gestione travagliata, per il quale peraltro la sola pubblica accusa ha presentato almeno oltre 50 testimoni. La prima udienza preliminare risale a luglio 2005, seguita da una integrazione istruttoria. Nel giugno 2006, a seguito di un supplemento di indagine, fu disposto il rinvio a giudizio e nel dicembre dello stesso anno si aprì il processo, ma fu rinviato in virtù del trasferimento del giudice Giorgio Nicoli a Trieste. Nel giugno 2007 iniziò il processo con la riassegnazione al giudice subentrante, Caterina Brindisi.
Messaggero Veneto, 22 giugno 2009
Fincantieri, processo per i 22 decessi a causa dell’amianto: anche il Codacons regionale si è costituito parte civile
MONFALCONE. Anche il Codacons del Friuli Venezia Giulia interviene sul caso amianto e si costituisce parte civile nel procedimento penale per il decesso di 22 persone nei confronti dei responsabili dal 1960 al 1985, a vario livello, della Fincantieri di Monfalcone.
Il procedimento è stato instaurato innanzi al Tribunale di Gorizia a seguito della richiesta di rinvio a giudizio della Procura Generale della Repubblica della Corte di Appello di Trieste «al fine di ottenere – spiega il presidente regionale Codacons Vitto Claut –, previa l’affermazione della penale responsabilità degli imputati, il risarcimento del danno non patrimoniale nella misura che il Giudice riterrà di giustizia». La prossima udienza si terrà il 6 luglio.
Anche se il reato contestato è di omicidio colposo, il Codacons ritiene che la rilevanza delle condotte e dei fatti «abbiano carattere sovra-individuale per la loro intrinseca gravità, la loro attinenza con la sicurezza e la tutela della salute pubblica e per l’allarme sociale che hanno determinato». Tra fini statutari dell’associazione, infatti, rientra espressamente la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, e in tal modo il Codacons vuole poter dare il proprio contributo nell’accertamento delle eventuali responsabilità nel procedimento instaurato, che non è l’unico pendente a Gorizia relativo alle decine di decessi causati dell’uso dell’amianto nei cantieri navali di Monfalcone. L’interesse qualificato del Codacons alla partecipazione al processo è stato riscontrato anche dal Gup del Tribunale di Gorizia, che ne ha ammesso la costituzione di parte civile.
«I cittadini italiani malati di mesotelioma, anche contratto 30 o 40 anni fa, così come i familiari delle vittime di tale male, possono quindi contattare il Codacons, senza spese, per chiedere ai fondi costituiti negli Usa il corposo indennizzo, fino a 400.000 dollari, messo a disposizione dai produttori di amianto».
Con riferimento al procedimento di Gorizia, le condotte contestate nella richiesta di rinvio a Giudizio formulata implicano per gli imputati «l’aver favorito, e/o non impedito, per colpa negligenza, imprudenza, imperizia l’uso dell’amianto in ingenti quantità, omettendo di adottare le necessarie misure di sicurezza, nonché di informare correttamente i lavoratori sui rischi connessi a tale sostanza, di fornire e verificare l’utilizzo di strumenti di protezione presso gli stabilimenti navali Fincantieri di Monfalcone», che hanno determinato il decesso di 22 persone dipendenti, o comunque lavoratori nei medesimi stabilimenti, per mesotelioma maligno, causato da esposizione all’amianto, e patologie tumorali connesse.
Le condotte contestate consistono nell’aver fatto svolgere ai dipendenti negli stabilimenti navali di Monfalcone dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Ottanta mansioni comportanti un’esposizione attiva e passiva all’amianto, utilizzato in ingenti quantità, «omettendo di adottare le necessarie misure di sicurezza e i provvedimenti necessari per eliminare o ridurre l’esposizione, senza curare la fornitura e l’effettivo l’impiego di mezzi personali di protezione individuale (quali idonee maschere respiratorie, limitazione tempi di esposizione eccetera), e senza informare il lavoratore circa gli specifici rischi derivanti dall’esposizione all’amianto o verificare che le lavorazioni avvenissero in locali separati e comunque senza la presenza di altri lavoratori non impiegati nelle operazioni di coibentazione, il tutto causando un contatto diretto e indiretto continuato e intenso da parte dei lavoratori impiegati con la sostanza indicata».
Ciò che per il Codacons in nessun modo potrebbe essere fatta valere la giustificazione della scarsa conoscenza, ai tempi, circa i rischi legati all’uso di tale sostanza: «Nonostante l’utilizzo di amianto sia stato vietato per legge solo nel 1992, già alla fine degli anni 50 – epoca in cui ha cominciato la sua attività la maggior parte dei dipendenti deceduti – se ne conosceva la pericolosità».
In Italia, dai dati statistici relativi alla mortalità per tumore alla pleura emerge il dato che le province in cui vi è un’attività produttiva connessa con l’uso di amianto mostrano un tasso di mortalità da 2 a 5 volte superiore a quello medio nazionale.
Messaggero Veneto, 26 giugno 2009
Ex esposti all’amianto: i dati della sorveglianza
MONFALCONE. La sorveglianza sanitaria gratuita per gli ex esposti all’amianto è sempre stato uno degli obiettivi dell’Associazione esposti amianto. Finalmente a livello regionale nell’ottobre 2008 è iniziata la sorveglianza per le persone esposte professionalmente all’amianto e regolarmente iscritte nell’apposito registro regionale. Il progetto di sorveglianza sanitaria e i dati su questi primi mesi di attività saranno presentati martedì 30 giugno, alle 15 nell’auditorium dell’ospedale civile di San Polo di Monfalcone.
Nella stessa giornata verrà distribuito gratuitamente il DVD prodotto dalla Regione Friuli Venezia Giulia sullo stesso argomento, che spiega quali sono i soggetti ai quali rivolgersi e le procedure da seguire per attuare la sorveglianza sanitaria degli ex esposti. L’iniziativa nasce per volontà della Commissione regionale amianto, i cui membri parteciperanno all’incontro e saranno a disposizione del pubblico per domande, chiarimenti, osservazioni. Sarà presente anche l’assessore regionale alla salute Vladimir Kosic. L’iniziativa è aperta al pubblico.
Il Piccolo, 26 giugno 2009
CONSORZIO INDUSTRIALE
Ex Ekorecuperi, conclusa la bonifica dall’eternit
Rimossa la copertura di un capannone di 2mila metri quadrati
L’ex deposito di pneumatici di via dei Boschetti è ormai pronto per accogliere una nuova attività artigianale o industriale. Dopo aver ultimato un anno fa lo smaltimento dei 10mila metri cubi di pneumatici accatastati nell’area dell’ex Ekorecuperi che ingombravano l’area, rappresentando una vera e propria bomba ecologica innescata a poca distanza da abitazioni e altre attività economiche, il Consorzio per lo sviluppo industriale ha effettuato anche la bonifica dell’eternit che copriva il capannone presente nell’area e rifatto il tetto dello stesso. L’intervento è costato in tutto circa 120mila euro che vanno quindi a sommarsi agli oltre 700mila che il Csim ha speso per ripulire l’area dai pneumatici e dagli altri rifiuti ingombranti e nocivi che sono stati scoperti proprio grazie all’azione di bonifica. Il Consorzio industriale sta comunque concludendo la caratterizzazione del terreno, per escludere che vi siano presenti degli inquinanti, e conta quindi di poter vendere il lotto di 10mila metri quadri, su cui insiste il capannone di 2mila metri quadri e una pesa che è stata rimessa in funzione, nel corso del prossimi mesi. Stando al Csim, esistono già degli interessamenti nei confronti dell’area, inserita nella zona industriale dello Schiavetti-Brancolo. L’intenzione è però quella di valutare con attenzione l’attività che andrà a insediarsi in una zona densamente urbanizzata e che si trova appunto a non molta distanza da abitazioni.
Nell’area fino a poco più di un anno fa si trovavano anche fusti d’olio esausto, tettoie in eternit, batterie di automobile, scoperte sotto i cumuli di pneumatici stoccati per anni in via dei Boschetti. Un incedio scoppiato nell’ex deposito avrebbe quindi avuto conseguenze pesantissime per la salute e per l’ambiente. Fusti d’olio, eternit e batterie d’auto hanno dovuto essere inviati nelle discariche specializzate per lo smaltimento, mentre i 10mila metri cubi di pneumatici sono stati trasportati all’estero per essere triturati e poi riutilizzati o inviati all’incenerimento in altri impianti autorizzati.
E’ in dirittura d’arrivo anche la ristrutturazione dell’ex foresteria Solvay, che il Consorzio industriale conta di rendere disponibile entro la fine del 2009, a oltre tre anni dall’avvio dei lavori. La necessità di bonificare e smaltire più amianto di quanto previsto non ha inciso comunque solo sulla tempistica (i lavori sono iniziati nel 2006 e avrebbero dovuto concludersi entro fine 2007), ma anche sui costi della ristrutturazione. La maggiore spesa è stata però coperta da un contributo di 400 mila euro che la giunta regionale ha erogato nella primavera del 2007, accogliendo la domanda presentata dall’ente economico.
Il Piccolo, 27 giugno 2009
IL PUNTO SUL PROGETTO
Sorveglianza sanitaria per gli esposti all’amianto
Un incontro pubblico promosso dall’Aea all’ospedale di San Polo
La sorveglianza sanitaria gratuita per gli ex esposti all’amianto è sempre stato uno degli obiettivi dell’Aea di Monfalcone. Finalmente a livello regionale, nell’ottobre del 2008, è iniziata la sorveglianza per le persone esposte professionalmente all’amianto e regolarmente iscritte nell’apposito Registro regionale. Il progetto di sorveglianza sanitaria e i dati su questi primi mesi di attività saranno presentati martedì alle 15 nell’auditorium dell’ospedale di San Polo di Monfalcone. Nella stessa giornata verrà distribuito gratuitamente il dvd prodotto dalla Regione Friuli Venezia Giulia sullo stesso argomento, che spiega quali sono i soggetti ai quali rivolgersi e le procedure da seguire per attuare la sorveglianza sanitaria degli ex esposti. L’iniziativa nasce per volontà della Commissione regionale amianto, i cui componenti parteciperanno all’incontro e saranno a disposizione del pubblico per domande, chiarimenti, osservazioni. Sarà presente anche l’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic. L’iniziativa è aperta alla comunità e quindi l’Aea invita tutti i soci e simpatizzanti a partecipare.
Il Piccolo, 17 giugno 2009
È IN CORSO LA REVISIONE DELLA VARIANTE AL PIANO REGOLATORE
De Franceschi, ipotesi di trasloco in porto
La scomparsa del colossale mulino potrebbe liberare per la nautica tutto il bacino di Panzano
di LAURA BLASICH
Tutto il bacino di Panzano a servizio della nautica da diporto, senza la mole incombente del mulino De Franceschi che potrebbe ”traslocare” in area portuale. È un’ipotesi che si sta affacciando mentre sono in corso gli ”aggiustamenti” alla variante generale del Piano regolatore del porto, rinviata al mittente alcuni mesi fa dal ministero dell’Ambiente. Se troverà attuazione, sarà tirato un colpo di spugna sulla presenza nel bacino di Panzano del mulino che lì è nato come frutto della politica industriale degli anni ’60, la cui linea di sviluppo era quella di far diventare il Brancolo, scavato e allargato, un porto-canale e quindi un’estensione di Portorosega. In quarant’anni il mulino ha sempre continuato a lavorare, come fa ora, dando impiego a oltre 40 persone, diventando però sempre più ingombrante e non solo perché l’ernome volume dei suoi silo ha rappresentanto a lungo l’unica costruzione visibile da satellite di Monfalcone. L’attività molitoria, svolta anche grazie a una banchina utilizzata soprattutto per l’imbarco del prodotto finito, è però di fatto stata inglobata in un’area interamente dedicata alla nautica e rappresenta un’anomalia agli occhi di quanti percorrono via Bagni Nuova per raggiungere il litorale.
Gli 80mila metri quadri occupati dallo stabilimento fanno quindi gola ai sostenitori di uno sviluppo non industriale dell’area. L’amministrazione non ha mai nascosto il proprio desiderio di sviluppare il comparto nautico e i rappresentanti sindacali, a fronte delle difficoltà che hanno investito l’attività molitoria nel corso del 2008, hanno sollevato quindi a più riprese l’esigenza di chiarire una volta per tutte il futuro della banchina De Franceschi, interna a un bacino che è appunto di fatto ormai esclusivamente dedicato alla nautica da diporto. Già la variante generale al piano regolatore del porto in revisione aveva escluso non a caso l’ulteriore approfondimento a meno 13 metri per il tratto di canale che entra nel bacino di Panzano. L’amministrazione, da parte sua, ha sottolineato il peso e il valore di una realtà produttiva ormai storica, anche se di fatto finita con gli anni per essere inserita in un contesto turistico e in cui si sono sviluppate attività economiche legate alla nautica. Le opportunità legate al settore non sono sfuggite nemmeno all’azienda che sembra abbia presentato un’osservazione alla variante 31 al Piano regolatore comunale per trasformare una parte della sua area, vicina all’Associazione pescatori, da industriale a servizi per la nautica. «Stiamo riprogettando il porto – spiega Giuseppe Romano, comandante della Capitaneria di porto cui spetta elaborare e seguire il percorso dello strumento urbanistico – e potrà essere verificata la possibilità di un trasferimento di questa attività in ambito portuale. Al momento, va sottolineato, non esiste alcuna istanza in questo senso da parte di De Franceschi, alla quale è stata rinnovata la concessione per altri dieci anni». Il trasferimento, va detto, rimane un’ipotesi la cui percorribilità resta da vedere, visto l’investimento che sarebbe richiesto alla De Franceschi e quello necessario ai privati che volessero riutilizzare l’area di via Bagni Nuova, vista la cubatura da demolire. La De Franceschi Spa Monfalcone è nata nel 1966, su iniziativa dei fratelli De Franceschi, operatori nel settore dei cereali su un’area di 80mila metri quadrati, antistante il bacino di Panzano, collegato al mare attraverso un canale navigabile.
Il Piccolo, 15 giugno 2009
Costa un milione chiudere i ”derivati”
Per la risoluzione del contratto attesi tassi più favorevoli
I tassi in questo momento sono favorevoli al Comune di Monfalcone, ma chiudere lo strumento di finanza derivata stipulato nel 2003 e poi rinegoziato una prima volta nel 2006 all’ente locale costerebbe attorno al milione di euro. Come ribadito nella scheda allegata al rendiconto della gestione 2008, cioé al conto consuntivo, le iniziative programmate dall’amministrazione Pizzolitto consistono nella risoluzione anticipata del contratto e anche per questo motivo, oltre che per fare fronte a nuovi eventuali differenziali negativi, che nel bilancio di previsione 2009 sono stati accantonati 200mila euro.
Nell’autunno dello scorso anno ne erano già stati messi da parte 80mila sempre con lo stesso obiettivo, vale a dire quello di chiudere entro la fine del 2009 il “derivato” che nel 2008 è costato all’ente locale 152mila euro. Una perdita che avrebbe potuto essere ben più pesante, se la struttura tecnica del Comune non avesse deciso di fronteggiare il peggioramento delle condizioni per l’ente causate da un’impennata dei tassi, facendo in modo di dotarsi di una consulenza esterna e, soprattutto, “terza” rispetto gli istituti bancari. I flussi finanziari presunti per ora sono comunque a vantaggio dell’ente, perché il differenziale atteso per il 2009 è di 32.963 euro a favore del Comune.
Il trend, stando alle indicazioni in possesso del Comune, dovrebbe proseguire anche nel 2010, con un differenziale favorevole per l’ente di 27.850 euro, e poi, anche se in misura minore, nel 2011 (flusso positivo di 9.974 euro). L’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno ha però ribadito a più riprese la ferma intenzione dell’amministrazione di chiudere il prima possibile il contratto stipulato con Banca Opi, trasferito dal primo gennaio 2008 a Banca infrastrutture innovazione e sviluppo, sempre del gruppo Intesa San Paolo. Il “derivato” è giudicato uno strumento troppo rischioso per l’ente, anche a fronte della sua durata, visto che la scadenza è fissata nel dicembre 2036.
Il Piccolo, 18 ottobre 2009
BILANCIO. DIFFICILE GESTIONE DELLO STRUMENTO DEI ”DERIVATI”
Comune costretto a congelare 550mila euro
L’amministrazione intende comunque uscire dalla morsa dei tassi variabili
Il Comune di Monfalcone vuole risolvere il contratto sul Derivato. Lo strumento finanziario, attivato assieme all’emissione dei Boc (Buoni ordinari comunali) nell’ambito della ristrutturazione del debito, lo scorso anno, in virtù del differenziale negativo a fronte di un rialzo dei tassi, aveva dato filo da torcere alla programmazione economica dell’ente locale, pur comunque messo già al riparo dai maggiori guadagni maturati negli anni precedenti. Per raggiungere l’obiettivo finale della risoluzione del contratto, come peraltro indicato da una specifica deliberazione consiliare, l’amministrazione ha messo sul piatto un accantonamento complessivo di 550mila euro, di cui 150mila disposti in sede di assestamento di bilancio. Una posta prudenziale, prevista in funzione dell’azzeramento dello strumento, caratterizzato dalla complessità dei meccanismi legati ai tassi variabili, che rendono aleatoria una pianificazione finanziaria nel lungo periodo. Lo Swap, peraltro, qualora venduto ora alle banche, produrrebbe ingenti esborsi di denaro per l’ente locale.
A spiegarne la strategia è l’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno. Che mantiene aperte più strade ai fini della risoluzione del contratto. È attesa l’evoluzione di una proposta di legge depositata in Parlamento e promossa da esponenti del Pd, ma anche del centrodestra, tesa a consentire ai Comuni che hanno stipulato questo tipo di contratto di sostituirlo trasformandolo in un mutuo ordinario. «C’è molta attenzione verso questo percorso legislativo – osserva Trivigno – che, qualora andasse in porto, permetterebbe agli enti locali di uscire dall’impasse senza aggravi finanziari». Ma l’assessore mantiene aperta un’altra proposta: quella di sondare l’eventuale opportunità, avvalendosi anche del sostegno della Regione che peraltro per questa problematica ha attivato una consulenza con la stessa società investita dall’ente locale, la Bredy Italia, di addivenire a un contenzioso con l’istituto bancario con il quale è stato stipulato il contratto del Derivato. Con ciò fermo restando la possibilità di giungere a una transazione con la banca. L’assessore aggiunge: «Qualora vi fossero elementi o sortissero buone proposte dall’istituto di credito, siamo pronti a ragionare al fine di procedere ad una risoluzione in termini transattivi».
Un’apertura su più fronti per la quale l’amministrazione, in sede di assestamento di bilancio, ha dunque determinato, sempre in via cautelativa e nel rispetto della trasparenza dei conti, di accantonare 150mila euro che, unitamente ad altre poste previste, porta il fondo a 550mila euro complessivi. Un’operazione volta alla ”messa in sicurezza” del tutto prudenziale dei conti. Evidenziando altresì come l’ente locale di Monfalcone, grazie a successive rinegoziazioni, è riuscito a rendere tutto sommato controllabile lo Swap.
L’assessore Trivigno, tuttavia, precisa: considerati gli attuali tassi, l’andamento del Derivato fino a fine anno e al termine di giugno 2010, prospetta differenziali di cassa favorevoli per il Comune. Inoltre, la curva dei tassi attesi potrebbe suggerire di aspettare che lo strumento continui a dare differenziali positivi nei prossimi mesi. «Al momento – conclude Trivigno – stiamo guadagnando con il Derivato e non ci sono elementi per ipotizzare situazioni di emergenza anche per il futuro».
Il Piccolo, 13 marzo 2010
IL CONSIGLIERE IPOTIZZA UN DANNO ERARIALE
Derivati, Pacor (Udc) denuncia la giunta alla Corte dei conti
Il consigliere comunale e provinciale dell’Udc, Giorgio Pacor, ha denunciato alla Corte dei Conti la giunta «per il danno erariale perpetrato nei confronti dei cittadini di Monfalcone a causa del ricorso ai ”derivati”». Pacor chiede, quindi, all’organo di controllo di far pagare in solido, oggi e per il futuro, agli amministratori il danno erariale di volta in volta provocato al Comune a seguito della delibera 230 del 21 giugno 2007 con cui la giunta aveva approvato la rimodulazione dell’originario contratto di ”interest rate swap” mediante il perfezionamento con banca Opi dell’operazione di finanza derivata descritta nella proposta operativa allegata da Banca Opi».
Per effetto di queste operazioni di finanza derivata, sostiene Pacor nella denuncia, il tasso cui è regolato il complesso indebitamento comunale al primo gennaio 2007 (28 milioni di euro) è stato trasformato da tasso fisso a tasso variabile con contestuale acquisto di un’opzione “collar”. Nella premesse della delibera, ricorda Pacor, la Giunta dichiarava che ”le operazioni di gestione del debito tramite utilizzo di strumenti derivati devono essere improntate alla riduzione del costo finale del debito e alla riduzione dell’esposizione ai rischi di mercato e che si possono concludere tali operazioni solo in corrispondenza di passività effettivamente dovute, avendo riguardo al contenimento dei rischi di credito assunti”.
«Ma negli anni 2007, 2008, 2009, nonostante tassi di interesse generali molto bassi – ricorda Pacor -, il Comune di Monfalcone ha pagato ad Opi, per flussi scambiati nel 2008, più di 200mila euro a fronte di flussi favorevoli del 2007 e 2009 di qualche decina di migliaia di euro». Dai primi evidenti risultati sfavorevoli dell’operazione, scrive Pacor, non si può non rilevare che i rischi non sono stati contenuti e che l’operazione non è stata improntata alla riduzione del costo finale del debito e alla riduzione dell’esposizione dei rischi di mercato. «E così il Comune di Monfalcone – conclude Pacor -, fino al 2032 è messo a rischio di pagare, ogni anno, flussi finanziari onerosissimi a banca Opi, fra l’altro non prevedibili, recando ogni anno alle amministrazioni future possibili obblighi di pagamenti, anche onerosissimi a fronte dell’aumento del tasso di interesse».
Il Piccolo, 21 marzo 2010
Derivati, il Comune chiede aiuto ai legali
Dopo il caso di Milano l’ente vuole uscire da questa ”avventura”
Il Comune punta a chiudere la ”partita derivati” nel modo più rapido e indolore possibile. La vicenda è partita nel 2003, quando l’ente locale stipulò un primo contratto con l’allora Cassa di risparmio di Gorizia (ora Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia, Gruppo Intesa Sanpaolo). Ad oggi, i flussi di cassa scambiati (ogni 6 mesi) sono stati positivi. Il Comune fino al 31 dicembre 2009 ha incassato 368.740 euro. Questo dopo l’ultima rimodulazione dello strumento, emesso tramite la Banca Opi Spa (Gruppo Intesa Sanpaolo), assistito dalla Brady Italia Srl, incaricata per la consulenza esterna nel dicembre 2006. La rimodulazione è stata decisa nel giugno 2007, al fine di fronteggiare l’innalzamento dei tassi per il 2007 e il 2008, blindando anche le fluttuazioni future.
Ma il problema è se sia possibile chiudere e a quale prezzo uno strumento al quale l’amministrazione è legata fino alla scadenza fissata per il 31 dicembre 2036. L’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno, osserva: «Ribadendo la ferma volontà di chiudere il contratto, ritengo necessario trovare la strada migliore per poterne uscire, anche alla luce delle evoluzioni generali della questione-derivati in tutto il Paese». L’assessore considera quindi due aspetti, alla luce del processo intentato dal Comune di Milano: «Il caso del Comune di Milano rappresenta un processo ”pilota” che, qualora le banche risultassero sconfitte, potrebbe accelerare anche in altre situazioni la ricerca e la contestazione di precise responsabilità degli istituti. Dall’altro lato, i Comuni si trovano nelle condizioni di dover affrontare soli la situazione, negoziando direttamente con le banche le chiusure o, in assenza di disponibilità da parte degli istituti a discutere, facendogli causa. Al di là degli sforzi di assistenza e di monitoraggio che alcune Regioni, tra cui la nostra, stanno facendo, non è ancora giunto alcun provvedimento dallo Stato. In questi giorni la Commissione Finanze del Senato ha deliberato un documento non legislativo che contiene alcune linee guida. Si tratta, però, di un atto di indirizzo che al momento non cambia nulla per i Comuni». Trivigno esprime una proposta: «Sarebbe utile che si adottasse un atto avente forza di legge per consentire la risoluzione immediata dei contratti al prezzo della semplice neutralizzazione dei flussi generati. Nel caso di differenziali positivi maturati dall’ente, si dovrebbero restituire le somme capitalizzate rinunciando alla copertura sui tassi precedente e futura, ma uscendo dalla morsa dei futuri probabili differenziali negativi. L’amministrazione sta rafforzando i servizi di consulenza tecnica e legale, auspicando che la disponibilità fin qui dimostrata dagli istituti coinvolti nella nostra vicenda, possa sfociare in una risoluzione del contratto nel modo che ho indicato». (la.bo.)
Il Piccolo, 14 aprile 2010
Il Comune non può ancora liberarsi dal rischio-derivati
La ”grana” derivati continua a pesare sul bilancio del Comune. Anche se, dopo la débâcle subita nel 2008, lo strumento derivato di cui si è dotato il Comune di Monfalcone nel 2003, rinegoziandolo poi nel 2006, sta in questo momento addirittura garantendo entrate nelle casse dell’ente. L’obiettivo di uscire da questa ”avventura”, considerato prioritario, continua però a rimanere proibitivo per l’amministrazione guidata dal sindaco Pizzolitto. Nonostante ormai siano stati accantonati 700mila euro per ”riacquistare” il derivato da Banca Opi del gruppo San Paolo Imi, e uscire quindi da questa situazione estremamente pericolosa, il valore del contratto al 28 febbraio era ancora vicino al milione di euro (945.213 euro per l’esattezza). Il problema, comunque, non pare essere solo quello del raggiungimento della somma necessaria attraverso ancora qualche accantonamento, dopo quello di 150mila euro previsto anche nel bilancio di previsione 2010 e finanziato in parte con l’avanzo di amministrazione 2009.
Non a caso, come ha sottolineato di recente l’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno, l’amministrazione comunale sta rafforzando le azioni di consulenza legale e finanziaria, in attesa che il Parlamento elabori una normativa in grado di consentire agli enti locali di rescindere i contratti in essere «al prezzo della semplice neutralizzazione dei flussi generati».
Stando all’andamento dei tassi, la previsione per il 2010 va, comunque, a vantaggio del Comune di Monfalcone che attende dal derivato un differenziale positivo (cioè un flusso a proprio favore) di 27.851 euro.
Più o meno in linea, cioè, con il risultato relativo al 2009, chiusosi con un differenziale positivo di 32.964 euro. L’anno peggiore resta quindi il 2008, con un differenziale negativo di 198.741 euro, gestito comunque attraverso una rimodulazione decisa nel giugno 2007 per fronteggiare l’innalzamento dei tassi per il 2007, chiusosi di fatto alla pari, e il 2008, blindando anche le fluttuazioni future.
Il derivato, comunque, due anni fa è costato al Comune 152mila euro, versati a Banca Opi a copertura del differenziale negativo. Nel 2006 l’incasso fu però di 348.435 euro e l’amministrazione comunale di Monfalcone fino al 31 dicembre 2009 ha introitato 368.740 euro dal derivato, il cui importo nominale residuo al 31 dicembre del 2009 è di 24,186 milioni di euro (l’importo nozionale del contratto è di 28,064 milioni di euro) e la cui scadenza naturale rimane fissata al 31 dicembre del 2036.
Il Piccolo, 13 giugno 2009
Cremaschi: successo dello sciopero a Panzano
La Failms contesta l’iniziativa e ritira la sua adesione
La Fiom non arretra, convinta che «le navi più belle del mondo si devono fare, ma con dignità per i lavoratori», come ha sottolineato ieri il coordinatore dell’rganizzazione nella Rsu, Moreno Luxich. «Il grande successo dello sciopero a Monfalcone, dove c’è stato anche il blocco totale dei lavoratori in appalto – ha affermato il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi – dice che la vertenza non si è conclusa con l’accordo separato. Abbiamo aspettato, dopo il successo dello sciopero di gruppo del 22 maggio, ma finora l’azienda ha fatto finta di nulla». Lo sciopero di Monfalcone e quelli che seguiranno in tutti i cantieri dicono però, secondo Cremaschi, che «Fincantieri deve prendere atto della realtà e convocare le trattative». Per la Fiom rimane imprescindibile la revisione del meccanismo del premio di efficienza. «Il recupero di 20 punti di produttività – ribadisce Luxich – non può avvenire solo a spese dei lavoratori, come si sta profilando in Salderia B, dove, dopo le riunioni effettuate dall’azienda, saranno imposte pause-caffé a orari fissi e sanzioni nel caso in cui si abbandoni la lavorazione sul blocco. Stiamo parlando di saldocarpentieri, che non possono operare per 8 ore continuate. Abbiamo già chiesto un documento di valutazione dei rischi a Fincantieri per quell’area».
La Fiom torna però a chiedere anche una più stringente regolamentazione degli appalti. Lo fa a fronte del caso dei lavoratori croati non pagati per due mesi, ma anche di nuove segnalazioni, da addetti dell’appalto che si sono visti trattenere i badge dai propri capi in grado così di effettuare le timbrature a proprio piacimento.
Dalla Uilm ieri, dopo l’incontro con il direttore di stabilimento, è arrivato invece un appello alla responsabilità. «Visto il quadro delineato dal direttore e anche perché non si può mettere a rischio una fetta così consistente del salario dei lavoratori», ha detto ieri Luca Furlan a nome della segreteria provinciale Uilm, che all’azienda ha chiesto invece di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro». Nella divisione in atto a livello sindacale si inserisce comunque anche la decisione della Failms-Cisal di ritirare le sue due firme al documento con cui la maggioranza dei delegati Fincantieri si è dichiarata contraria all’accordo integrativo, chiedendo quindi la riapertura della trattativa. Una maggioranza che senza i due delegati Failms nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone ora non esiste più. La Failms, come spiega il segretario nazionale Gabriele Bazzaro, pur ribadendo il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, aveva però chiarito che a fronte degli obiettivi del documento sottoscritto anche dalle sue Rsu doveva esserci una collegialità sulle iniziative da prendere», dando mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento sottoscritto.
INTEGRATIVO FINCANTIERI APERTA A PANZANO UNA NUOVA FASE DELLA VERTENZA
Riparte la protesta Fiom, a rischio i test di ”Dream”
Bloccati per tre ore gli ingressi. L’azienda convoca i sindacati: «In pericolo due obiettivi su 4 dei lavoratori»
di LAURA BLASICH
La Fiom-Cgil ha aperto ieri da Monfalcone, il più grande stabilimento di Fincantieri, una nuova fase di azioni contro il contratto integrativo che la società ha sottoscritto il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl. E l’azienda annuncia che le agitazioni stanno mettendo a rischio il varo e i test in mare delle due unità in contruzione e allestimento,
LO SCIOPERO. Tre le ore di sciopero per turno con presidio dell’ingresso del cantiere navale, con un’adesione del 44% dei lavoratori Fincantieri, la più alta di sempre da quando l’organizzazione ha avviato la sua campagna contro un integrativo di cui non condivide soprattutto l’aumento del 20% della produttività ”a totale carico delle maestranze”. Lo sciopero ha inoltre bloccato buona parte dei camion con a bordo le forniture necessarie alla produzione all’esterno dello stabilimento e lungo le strade del rione di Panzano che portano al cantiere navale, del tutto bloccate per alcune ore, oltre ad aver fatto saltare la prova di evacuazione dalla Azura P&O. La Fiom ieri ha inoltre annunciato nuovi presidi e quindi blocco del lavoro straordinario oggi e domani e una nuova iniziativa di sciopero lunedì. Il tutto a una settimana dall’uscita della Carnival Dream, il colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda e 300 metri di lunghezza da consegnare nella seconda metà di settembre, per le prove in mare aperto e a due settimane dal varo della Azura P&O, altra maxi-passeggeri da 116mila tonnellate di stazza lorda, la cui consegna è programmata per la prossima primavera.
L’AZIENDA. Nel primo pomeriggio di ieri il direttore dello stabilimento, l’ingegner Paolo Capobianco, ha quindi convocato d’urgenza la Rsu al completo, comunicando che «vista la nuova fase di scioperi avviata dalla Fiom, è a rischio l’uscita per le prove in mare della Carnival Dream e le difficoltà si stanno riversando pure sulla Azura P&O che deve essere varata il 27 giugno». In pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioé 600 euro. «Alla Rsu ho comunicato anche – prosegue Capobianco – che a oggi non ci sono ancora nuove commesse per Monfalcone, che quindi inizierà ad avere qualche problema di scarico di lavoro già a ottobre per quel che riguarda gli uffici tecnici e a novembre per l’area sottoassiemi e navale. Anche nel caso fosse siglata qualche commessa nei prossimi mesi, ci sarà qualche scarico da gestire».
NUOVE COMMESSE. Fincantieri, come ha confermato anche nel corso della primavera, sta proseguendo fitte trattative con Carnival. Pare su un ordine di tre navi per la cui realizzazione la società armatrice avrebbe però chiesto uno ”sconto” del 10%, pari quindi a circa 60 milioni di euro a unità. Novità positive, se ci saranno, non sono comunque attese che dopo l’estate, mentre per il mondo dell’indotto, fornitori e appalti, si profila quindi un’ulteriore riduzione dei margini di profitto. Intanto, a Castellammare di Stabia l’accordo sul ricorso alla cassa integrazione ordinaria è stato siglato due giorni fa e da qui alla fine dell’anno saranno un migliaio, su 9.500, i dipendenti che andranno in Cigo nei cantieri del gruppo, esclusi quelli di Monfalcone, Marghera, Riva Trigoso e Muggiano.
PIENA OCCUPAZIONE. Allo stato attuale il cantiere di Panzano sta però vivendo una situazione di superaffollamento, perché la fase avanzata di allestimento della Dream si somma all’uscita della Azura dal bacino in cui sarà impostata, subito dopo il varo della P&O, la Queen Elizabeth. In cantiere ci sono quindi quasi 5mila addetti: i lavoratori esterni hanno raggiunto il tetto delle 3mila unità che vanno a sommarsi ai circa 1.800 dipendenti Fincantieri.
Messaggero Veneto, 13 giugno 2009
Monfalcone. La seconda fase della protesta è cominciata, ieri mattina, con uno sciopero di tre ore
Sale la tensione alla Fincantieri
MONFALCONE. Come deciso nel corso del Coordinamento nazionale Fiom della scorsa settimana, che ha stabilito un pacchetto di otto ore di sciopero da distribuire nelle settimane seguenti, è cominciata ieri la seconda fase della vertenza del contratto integrativo, sostenuta da Fiom e partita già prima della firma separata dell’accordo.
La seconda fase di protesta si è iniziata con lo sciopero di tre ore per ogni turno (primo turno dalle 6 alle 9, giornalieri dalle 8 alle 11 e per gli altri turni le ultime tre ore) e presidio delle portinerie dalle 5 alle 10. Il presidio della portinerie proseguirà anche oggi e domani. Lunedì, oltre al presidio dalla 5 alle 11, i lavoratori incroceranno le braccia per altre tre ore. Lo sciopero di ieri non ha creato disagi al traffico, visto che i mezzi pesanti diretti al cantiere sono stati fatti entrare per il portone di viale Cosulich. «Si parla di recupero di produttività, ma come lo si fa – chiede amaro il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –? Con imposizione della pausa caffè a orari fissi, con la caccia all’uomo se un lavoratore si allontana dal blocco senza motivazioni apparenti e con le sanzioni. Si cerca il recupero della produttività, ma sulla schiena dei lavoratori, mentre Fincantieri non ha presentato piani per un’organizzazione decente del lavoro».
Porta l’esempio della salderia B, per cui è stata chiesta una valutazione del rischio, «visto che i saldocarpentieri fanno un tipo di lavoro che non può essere protratto per otto ore filate». Resta aperta poi la questione appalto. Sarebbero giunte alla Fiom denunce di lavoratori di ditte private secondo cui il loro datore di lavoro tratterebbe per sé il loro tesserino d’ingresso e lo timbrerebbe per loro. «Serve una regola», sollecita Luxich, anche a fronte della presenza in cantiere, dove si sta allestendo la Dream Princess, si sta per varare l’Azura e per impostare la Queen Elizabeth, di 3 mila operai esterni. «Per ogni cantiere sono stati firmati premi di programma diversi, che non rispondono a quanto previsto dall’integrativo. Vuol dire che quell’accordo – conclude il rappresentante Fiom – non vale niente». Nella mattinata di ieri il direttore dello stabilimento Fincaniteri, Paolo Capobianco, ha convocato i rappresentanti della Fiom, a cui ha chiaramente spiegato come il proseguimento della vertenza possa mettere in pericolo l’uscita della Dream Princess per le prove in mare, prevista per il 19 giugno, visto che nel corso della settimana dovranno essere realizzati importanti test.
Il Piccolo, 14 giugno 2009
L’AZIENDA MINACCIA DI ANTICIPARE AD AUTUNNO LA ”CASSA” PREVISTA IN ASSENZA DI COMMESSE PER INIZIO 2010
Protesta Fiom, presìdi a oltranza a Fincantieri
Il sindacato: violato il protocollo sulla sicurezza, operai entrati senza timbrare. La ditta: solo persone note alla vigilanza
di LAURA BLASICH
Il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone, dove è insediato il più grande stabilimento del gruppo, si fa sempre più duro. Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, l’organizzazione dei metalmeccanici ieri ha iniziato a presidiare l’ingresso del cantiere navale prima delle 4, pronta a riproporre la stessa azione oggi e a ritornare in sciopero non solo lunedì, per altre tre ore, ma anche martedì e, forse, oltre.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
Il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova quindi tutta la sua preoccupazione per la situazione che si sta venendo a creare a Monfalcone.
«In questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare – spiega Capobianco – e quindi è davvero a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, che, va sottolineato, tutti ci auguriamo, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. L’ammortizzatore dovrà poi essere impiegato a caduta per il personale dell’officina navale».
Fincantieri denuncia che ieri il presidio “anticipato”, alle 4, della Fiom abbia «reso impossibile l’accesso alla maggior parte del personale delle ditte». Il sindacato da parte sua invece segnala come «Fincantieri abbia autorizzato l’ingresso di personale delle imprese esterne e dell’armatore senza che fosse effettuata la smarcatura ai tornelli e da altri accessi secondari».
«Si tratta di una procedura del tutto anomala – ha denunciato ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – rispetto all’esigenza di sicurezza dello stabilimento e anche ai contenuti del Protocollo di trasparenza. Ho poi personalmente visto dei lavoratori entrare alle 3.45, persone che hanno lavorato durante tutto il resto della settimana e con tutta probabilità si presenteranno anche domani (oggi, ndr). Si parla sempre di sicurezza, ma quante ore accumulano i dipendenti degli appalti? Monitoreremo il fenomeno ed effettueremo delle segnalazioni agli organi competenti».
La società spiega invece come sia stata autorizzata l’entrata, anche da accessi diversi dall’ingresso principale, di persone già conosciute alla vigilanza dello stabilimento, sottolineando invece «l’ingresso del coordinatore Fiom nella Rsu nelle officine, come non potrebbe avvenire».
«Fincantieri non può scaricare sulla Fiom – ha aggiunto ieri proprio il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – problemi che ha voluto creare, scegliendo di chiudere un integrativo in modo separato e senza il consenso della maggioranza dei lavoratori, che sono invece con noi. Il modo più semplice per andare a una conclusione positiva della vicenda è quello di aprire un tavolo e discutere per trovare una soluzione oppure sottoporre il nuovo integrativo al parere di tutti i lavoratori del gruppo».
La Fiom in ogni caso è decisa a proseguire le azioni di protesta, dopo il presidio di oggi e lo sciopero di domani: nuove iniziative sono già in vista per martedì.
Il Piccolo, 15 giugno 2009
Fincantieri, prosegue la protesta della Fiom
Terza giornata di sciopero e presìdi E oggi si replica
Puntuali, delegati e aderenti alla Fiom-Cgil ieri si sono presentati alle 5 di mattina davanti all’ingresso dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per presidiarlo. E’ stato il terzo giorno consecutivo di protesta da parte dell’organizzazione sindacale, che non considera quindi affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo di gruppo e che per oggi ha indetto altre tre ore di sciopero per turno. Quante saranno effettuate con tutta probabilità anche domani, superando di fatto il pacchetto di otto ore deciso dal coordinamento nazionale della Fiom. «Valuteremo a questo punto come concludere la settimana», ha detto ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, presente al presidio come sabato, quando però l’azione era scattata attorno alle 4. La mattinata di ieri, stando alla Fiom, è stata tranquilla: in stabilimento sono entrati però solo gli addetti alla sicurezza delle unità in allestimento, mentre i lavoratori delle ditte in appalto che si erano affacciati a Panzano se ne sono andati, dopo aver visto che in atto c’era una nuova protesta.
«Fincantieri insiste sulla possibilità di uno scarico di lavoro – ha detto ancora ieri Casotto – che non neghiamo, ma che resta del tutto indipendente dalla vertenza sul nuovo contratto integrativo. Non vorremmo, quindi, si trattasse di una prospettiva usata solo per spaventare i lavoratori, che in questi giorni ancora una volta hanno ribadito di non condividere in larga maggioranza l’accordo separato firmato il primo aprile. La crisi c’è e lo sappiamo anche noi, ma il suo costo non può essere scaricato solo sulle spalle dei lavoratori». Casotto osserva inoltre come Fincantieri non dica però una parola sulle modalità con cui lavorano gli appalti nello stabilimento di Monfalcone. «Un turno che inizia alle 3.30 non l’ho mai visto – ha sottolineato ieri il segretario provinciale della Fiom -. Intanto continuano ad arrivare segnalazioni da parte di lavoratori che lamentano di non essere stati pagati con regolarità».
Il Piccolo, 16 giugno 2009
BLOCCO DEGLI INGRESSI DELLO STABILIMENTO DI PANZANO
Sciopero, saltano il varo di Azura e i test di Dream
Il direttore Capobianco: «Ormai mancati due dei quattro obiettivi del premio di programma»
di FABIO MALACREA
Gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo tornano a bloccare il cantiere di Panzano. E l’azienda ammonisce: solo una ripresa immediata a ritmi serrati del lavoro nello stabilimento potrebbe consentire il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovevano essere avviati venerdì, salvando due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori. Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita ma che le tute blu monfalconesi perderanno qualora, come tutto ormai fa prevedere, i due obiettivi saranno mancati. Ad affermarlo è il direttore dello stabilimento Paolo Capobianco che invita la Fiom a far rientrare la protesta in un momento cruciale per lo stabilimento e ricorda che in assenza di nuove commesse ci saranno scarichi di lavoro in progressione a partire da quello del settore-progetti già tra settembre e ottobre, e un possibile ricorso alla cassa integrazione ordinaria per i dipendenti diretti tra novembre e dicembre. Il direttore Capobianco prospetta uno scenario futuro estremamente incerto e chiama la Fiom a una riflessione, visto che la sua linea dura rischia di ritorcersi non solo sul piano economico contro gli stessi lavoratori.
Ci sono rischi immediati per lo stabilimento di Monfalcone visto l’aumento della tensione sindacale?
Come direttore dello stabilimento mi sono molto preoccupato nel momento in cui la Fiom ha annunciato una nuova ondata di scioperi e per questo ho chiesto a tutte le componenti della Rsu di affrontare assieme la situazione. Purtroppo la Fiom si è dissociata. La realtà è che, se la vertenza dovesse proseguire in questi termini, sta già diventando impossibile programmare per venerdì l’uscita della Carnival Dream per i test che dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, operazioni di carenaggio di una settimana all’Arsenale di Trieste e le prove di velocità e manovrabilità in mare aperto, con rientro a Monfalcone il 2 luglio. Non solo, il blocco in banchina di Dream provocherà anche il rinvio del varo di Azura, ora in bacino, in programma il 27 giugno. Queste due scadenze incidono per il 50% sul premio di programma, negli stessi termini della presentazione di Dream, prevista il 18 settembre, e la consegna dei blocchi-nave a fine ottobre.
C’è ancora margine per il rispetto dei tempi?
Ci sarebbe ancora una possibilità: una ripresa del lavoro a pieno regime che, alla luce di quanto si avverte sul fronte sindacale, è assai remota.
Proprio nel cantiere di Monfalcone la Fiom sta alzando i toni della protesta. Ci sono rischi concreti per il futuro dello stabilimento?
Il futuro del nostro stabilimento si giocherà sulla competitività. La crisi ha incattivito il mercato, i nostri concorrenti sono sempre più aggressivi. Anche quando tutto sarà finito, dovremo ricalibrarci su un pacchetto-navi dimezzato rispetto al passato: non più cinque o sei navi passeggeri l’anno ma due o tre. E a lavorare saranno i cantieri più produttivi e competitivi. Fa riflettere, in questo contesto, che Monfalcone accusi un tasso di assenteismo altissimo, vicino al 17%, il doppio rispetto a Marghera. Insomma ci sarebbe bisogno di compattarsi, di uno sforzo maggiore da parte di tutti.
Sembra che la tensione si stia alzando a Monfalcone. Lo confermerebbe l’ampio spiegamento di forze dell’ordine.
La tensione sale ma in effetti non ci sono mai stati degli eccessi. È stata una mobilitazione preventiva. C’era solo da evitare forzature nel caso qualche lavoratore avesse voluto entrare in fabbrica. La presenza delle forze dell’ordine è stata molto discreta.
Si parla di trattative per nuove commesse.
Le trattative ci sono, non si sono mai interrotte. Ma sono sempre più difficili. Purtroppo però, anche se entro quest’anno dovesse arrivare qualche ordine, non si potrebbero evitare i primi scarichi di lavoro. Tra settembre e ottobre nel settore progettazione e ingegneria, tra ottobre e novembre nell’officina navale. Le prefabbricazioni resteranno senza lavoro tra dicembre e gennaio.
Il ricorso alla cassa integrazione è già iniziato in alcuni cantieri del gruppo. E a Monfalcone?
Tra le ditte private si stanno già registrando riduzioni di lavoro. Il nostro obiettivo è di garantire il posto ai dipendenti diretti e lo facciamo anche riorganizzando il lavoro, a esempio, nell’area scafo con un maggiore impiego di lavoratori diretti rispetto all’appalto. Ma senza nuove commesse sarà inevitabile il ricorso alla cassa integrazione tra novembre e dicembre anche a Monfalcone.
Il futuro si gioca dunque sulla produttività.
Il mercato mondiale ed europeo delle crociere sta contenendo la flessione solo con l’abbattimento delle tariffe. La crisi passerà, ma è indubbio che, alla ripresa, nulla sarà come prima. Gli armatori americani soffrono per la chiusura del credito da parte delle banche. La ripresa sarà lenta. E a beneficiarne saranno i cantieri più produttivi e affidabili. In quest’ottica mi sarei aspettato un’assunzione di responsabilità da parte dei sindacati, della Fiom in particolare. Mi auguro che la Fiom comperenda questa situazione e non persegua ancora obiettivi che rischiano di rivoltarsi contro gli stessi lavoratori.
UN’ALTRA GIORNATA DI TENSIONE
Quarto giorno di presìdi, cordoni di polizia
Adesione del 40%. La Fim: «A rischio il salario frutto di un buon accordo»
di LAURA BLASICH
Lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri è stato presidiato, per il quarto giorno consecutivo, dagli aderenti alla Fiom-Cgil, ma anche da una massiccia presenza delle forze dell’ordine. Una ventina tra agenti di Polizia e carabinieri si è posizionata a ridosso dell’ingresso principale del cantiere navale, mantenendolo sgombero e utilizzabile dalle automobili, mentre un’altra ventina si è piazzata davanti all’ingresso del parco-lamiere, impiegato ieri per l’ingresso dei mezzi pesanti in stabilimento. Uno spiegamento che raramente si è visto in questi ultimi anni in occasioni di scioperi alla Fincantieri, ma che ha dato la misura del livello raggiunto dallo scontro in atto tra società e Fiom sul nuovo integrativo.
Non ci sono comunque state tensioni. L’adesione alla protesta indetta dalla Fiom è stata del 40% nel primo turno e giornalieri (dati Fincantieri), nonostante il rischio denunciato dalla società dello slittamento delle prove a mare della Dream. Le nuove iniziative di sciopero già in vista per oggi sono state però sospese, in parte perché il pacchetto di 8 ore deciso dal coordinamento per la cantieristica Fiom è andato quasi esaurito tra ieri e venerdì, in parte perché l’organizzazione attendeva qualche novità da Roma, frutto di un possibile dialogo tra i propri vertici e Fincantieri. «I lavoratori hanno aderito alla protesta e non hanno risposto alle provocazioni – ha il coordinatore della Fiom nella Rsu, Moreno Luxich -. Il ruolo del sindacato in questi casi è teso a spiegare perché c’è una mobilitazione: questo è un presidio. Non facciamo picchetti e chi ha voluto entrare lo ha fatto senza problemi. A Fincantieri ancora diciamo che per chiudere il contenzioso basta indire un referendum sull’integrativo il cui risultato va però accettato da tutti».
Il segretario provinciale Fiom Thomas Casotto si è detto «contento della presenza delle forze dell’ordine. Magari, però, ci fosse ogni giorno, a controllare cosa accade nello stabilimento», ha aggiunto Casotto, sottolineando l’impegno del sindacato nel sostenere il rispetto della legalità. Le altre organizzazioni ieri hanno invece espresso preoccupazione sulla possibile perdita di un pezzo del premio di programma. Lo ha fatto Michele Zoff, a nome della Fim, secondo cui «i lavoratori rischiano davvero di perdere del salario garantito da un buon accordo. A quelle sigle che mi hanno attaccato per averlo sottoscritto – ha aggiunto – voglio dire che non accetto lezioni da chi si è fatto eleggere sotto una bandiera, ben presto abbandonata per passare ad altri».
In un comunicato la Uilm, pure sottolineando la preoccupazione e facendo appello al senso di responsabilità di tutti, ha invece voluto porre ai lavoratori alcune riflessioni. La Uilm si chiede innanzitutto come mai solo a Monfalcone siano «attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti, mettendo così a rischio parte del premio siglato con accordo Fim-Uilm pari a circa 600 euro». Vedi l’assenza, secondo la Uilm, di «azioni di lotta forti» in occasione della doppia consegna di Costa Pacifica e Costa Luminosa in Liguria, dove poi il premio di programma è stato sottoscritto anche dalla Fiom. La Uilm chiede ai lavoratori di pensare a quante ore di sciopero siano state fatte a Monfalcone e quante negli altri cantieri. Ai lavoratori hanno portato la propria solidarietà il consigliere regionale di Rifondazione Roberto Antonaz e l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin.
Una partita che si gioca sul recupero complessivo del 20% di efficienza
Oggetto del contendere è il nuovo contratto integrativo sottoscritto da Fincantieri il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, ma non dalla Fiom e dalla Failms-Cisal. Cardine dell’intesa, e anche dello scontro tra Fincantieri e Fiom, è il recupero di efficienza complessivo del 20%. Il relativo premio è stato quindi articolato in 20 punti da 75 euro lordi annui l’uno per un obiettivo massimo quindi di 1500 euro annui. Secondo la Fiom, si tratta di un traguardo irraggiungibile, perché scaricato semplicemente sulla “buona volontà” dei lavoratori. Stando all’accordo, l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un impegno dell’azienda a sviluppare gli interventi impiantististici indispensabili per il consolidamento del sistema produttivo, a proseguire il potenziamento delle capacità gestionali nelle officine, a promuovere le innovazioni tecnologiche, a intensificare il programma di miglioramento continuo, che punta alla riduzione degli sprechi. Per contro alle risorse viene chiesto un nuovo impegno nello svolgimento della prestazione, dovendo poter contare, per i traguardi da raggiungere, su una prestazione che si caratterizzi per una maggiore presenza, tempi e qualità di esecuzione. In ogni caso si tratta di assicurare un miglioramento di sistema, in termini di efficienza globale, dell’ordine del 20%.
Messaggero Veneto, 16 giugno 2009
Monfalcone. Allo sciopero di ieri ha partecipato il 40 per cento dei lavoratori. Polemiche per la presenza della polizia
Nuovo contratto, Fiom-Fincantieri ai ferri corti
MONFALCONE. Prosegue e si fa sempre più teso il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone. Ieri davanti all’ingresso dello stabilimento, in via Marconi e davanti all’ingresso del parco lamiere, in viale Cosulich oltre ai lavoratori in sciopero e ai rappresentanti sindacali, c’erano anche decine di agenti della polizia, alcuni in assetto antisommossa e carabinieri. Presenza che sembra sia stata richiesta dalla stessa azienda, che, come già fatto nei giorni scorsi, ha aperto il grande cancello del parco lamiere per fare entrare i mezzi pesanti diretti allo stabilimento.
Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, che ha dato il via alla seconda fase della vertenza sostenuta da Fiom contro l’accordo per l’integrativo firmato separatamente da Fim, Uilm e Ugl e soprattutto contro il previsto aumento del 20% della produttività «a totale carico delle maestranze», l’organizzazione dei metalmeccanici di Cgil anche ieri ha presidiato l’ingresso del cantiere navale fin dalla prime ore del mattino, pronta a riproporre la stessa azione e tornare in sciopero anche oggi, superando quindi il pacchetto di otto ore deciso a livello nazionale dalla sigla sindacale.
Allo sciopero di tre ore di ieri ha partecipato il 40% dei lavoratori (per il primo turno e giornalieri), una percentuale piuttosto alta, superata comunque dalla percentuale di venerdì quando ad incrociare le braccia sono stati il 44% dei dipendenti Fincantieri.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
«Abbiamo notato lo spiegamento di forze dell’ordine davanti al cantiere, ma i lavoratori non hanno risposto alla provocazione e hanno aderito alla manifestazione. I nostri sono presidi e non picchetti, e quanti hanno chiesto di entrare sono potuti entrare» ha detto il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich, che, prendendo atto del successo dello sciopero, ha voluto evidenziare come sia ruolo proprio del sindacato spiegare il perché della manifestazione.
Luxich ha, quindi, confermato come sia costante il contatto della Rsu con la segretaria nazionale per decidere come e cosa fare. «Ci saranno altre mobilitazioni – ha spiegato – che rafforzeranno la posizione del cantiere di Monfalcone. La cosa più semplice da fare per porre termine a questa tensione è l’indizione di un referendum sull’accordo: Fiom terrebbe conto dell’esito».
Il segretario provinciale Fiom, Thomas Casotto presente davanti al cantiere ha voluto sottolineare di essere contento della presenza delle forze dell’ordine, che garantiscono la sicurezza, «sarebbe bello che venissero ogni giorno dentro lo stabilimento per garantire la stessa cosa. E comunque il sindacato agisce sempre nella legalità». Mentre già nei giorni scorsi la Uilm aveva fatto appello alla responsabilità di Fiom perché non venga messa a rischio una fetta consistente del salario dei lavoratori (in pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioè 600 euro) e aveva chiesto all’azienda di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro, ieri anche i rappresentanti Fim si sono detti preoccupati per il rischio del premio di programma, «punto positivo previsto dall’integrativo. Abbiamo paura che la gente, non solo chi sciopera, ma anche altri, non ottengano i loro soldi».
Anche il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova la preoccupazione per la situazione e ricorda che in questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare.
Ricorda che è a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. (c.v.)
La Failms ritira le firme dal documento sottoscritto con gli altri sindacati
MONFALCONE. Come chiesto dalla segretaria nazionale, anche i rappresentanti della Failms nella Rsu del cantiere navale di Monfalcone hanno ritirato le proprie firme da documento che alcuni mesi fa avevano sottoscritto assieme alle Rsu di altre organizzazioni e che avrebbe dovuto rilanciare una nuova proposta sull’intesa del contratto integrativo siglata tra Azienda – Fim-Uilm e successivamente anche da Ugl.
«Da sempre gli incontri con l’Azienda si svolgono a tavoli divisi e la firma del documento avrebbe dovuto permettere la nascita di un movimento per produrre proposte fuori dalle orbite delle organizzazioni sindacali, e di fatto annullare quelle diversità che Fim Fiom e Uilm, da sempre, sollevano nei nostri confronti – spiega la segretaria nazionale Failms –. La bontà del ragionamento era confermata dall’adesione a questo documento anche da parte di delegati di Rsu appartenenti a organizzazioni sindacali che avevano sottoscritto l’intesa».
Alla luce di ciò la Failms aveva risposto positivamente alla richiesta pervenuta dal segretario della Fiom nazionale. «Oggi dopo diverse settimane dal nostro documento che ribadiva, sì il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, ma chiedeva anche collegialità sulle iniziative da prendere, prendiamo atto – dice Failms – che Fiom invece ha intrapreso una strada del tutto autonoma sulla questione».
La segreteria, quindi, ha dato mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento, «perché non vi sia un uso improprio delle firme apposte. Nel ribadire la linea sulle risposte pervenuteci dall’Azienda inerenti le nostre richieste per il rinnovo del contratto aziendale, invitiamo le Segreterie provinciali Failms ad aprire una discussione con i propri dirigenti sulla questione, in vista di una riunione nazionale che dovrà tracciare la strada da intraprendere».
Il Piccolo, 17 giugno 2009
«Il ritardo di Dream non dipende dalla Fiom»
Il sindacato ribatte alle affermazioni dei vertici Fincantieri
La costruzione di Dream è in ritardo a prescindere dagli scioperi della Fiom. È quanto ribatte l’organizzazione al direttore dello stabilimento Paolo Capobianco, secondo il quale le azioni di protesta degli ultimi giorni hanno compromesso l’uscita della super-passeggeri da 130mila tonnellate per le prove a mare e messo fortemente a rischio anche il varo di Azura P&O. Due appuntamenti importanti per la società, ma anche per i lavoratori, perché il loro raggiungimento vale la metà del premio di programma. «La costruzione di Dream è in ritardo di un paio di mesi e non di certo per colpa degli scioperi Fiom – afferma il coordinatore nella Rsu, Moreno Luxich -, ma forse perché Fincantieri dovrebbe rivedere l’organizzazione del lavoro necessaria per realizzare un prodotto come quello, senza scaricare poi la responsabilità di recuperare il 20% di efficienza solo sui lavoratori. Ci viene chiesta affidabilità, ma dove è quella dell’azienda che non ha ancora indicato le azioni da mettere in campo per migliorare il sistma produttivo? I ritardi in cantiere sono comunque legati anche a investimenti corposi, ma poco riusciti, come la nuova panel-line, che stenta a funzionare a pieno regime». La Fiom quindi rimane sul piede di guerra, sempre con l’obiettivo di arrivare alla riapertura di un confronto con Fincantieri sull’integrativo frutto di un accordo separato dell’azienda con Fim, Uilm e Ugl. «Il ciclo di mobilitazioni non è ancora finito – preannuncia Luxich – e azioni di protesta sono iniziate anche negli altri cantieri del gruppo, perché noi vogliamo andare al tavolo per discutere i punti contesi». A Fim e Uilm, che hanno espresso le proprie preoccupazioni sulla decurtazione del premio di programma per lo slittamento delle prove a mare della Dream, la Fiom ribatte invece che «gli scioperi sono contro questo integrativo e per evitarli bastava tenere un referendum tra tutti i lavoratori che, come è evidente condividono la posizione, vista l’adesione alla protesta di iscritti ad altre organizzazioni».
Rispetto al fenomeno dell’assenteismo, la Fiom si limita a ribadire di aver chiesto da tempo l’apertura, possibile, di un canale preferenziale per gli infortunati, così da ridurre i tempi di diagnosi e cura.
Rispetto alla cassa integrazione, infine, il sindacato sottolinea come si tratti di qualcosa di assolutamente indipendente dalla vertenza sull’integrativo. Gli scioperi degli ultimi giorni avrebbero comunque creato più di qualche malumore nel mondo dell’indotto, costretto a rispettare le scadenze imposte da Fincantieri, oltre che a fare i conti con margini di utile sempre più risicati, e messo quindi in difficoltà da azioni di protesta che hanno anche rallentato il flusso delle forniture allo stabilimento.
Messaggero Veneto, 17 giugno 2009
Uilm: la Fiom fa perdere soldi agli operai
Vertenza Fincantieri
MONFALCONE. «Sosteniamo con forza, ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti coloro che con queste agitazioni mettono a rischio due dei 4 obiettivi del premio, prove a mare e varo, pari a circa 600 euro. Pur legittime, ma non condivise, queste azioni rischiano di penalizzare fortemente anche quei lavoratori che condividono la scelta responsabile della Uilm e della Fim che, in questo difficile momento, durante cui si apprende che ad oggi non ci sono nuovi ordini e Castellammare ha fatto partire la Cassa integrazione ordinaria mentre altri cantieri sono prossimi a scarichi di lavoro, si sono assunte la responsabilità di sottoscrivere l’accordo integrativo di gruppo separatamente consapevoli delle conseguenze»: è questo quanto chiede la Rsu Uilm di Fincantieri Monfalcone in merito allo sciopero proclamato da Fiom, ricordando che i primi risultati di quell’accordo «sono tangibili e verificabili già dalle ultime buste paga, dove si può riscontrare il congelamento della vecchia produttività e nei prossimi mesi, buon senso permettendo, vedremo l’intera applicazione dell’accordo a dimostrazione della bontà della scelta di firmare effettuata dalla Uilm e dalla Fim».
I rappresentanti sindacali dei metalmeccanici Uil, pongono ai lavoratori alcuni riflessioni. «Come mai solo a Monfalcone vengono attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti del gruppo, mettendo così a rischio parte del premio? perché in Liguria dove si è firmato unitariamente l’accordo sul premio di programma non ci sono state azioni di lotta forti durante la mega-cerimonia di consegna, dove sicuramente l’effetto mediatico sarebbe stato molto più visibile e sentito dall’azienda?» chiedono e proseguono domandando se il pacchetto nazionale di sciopero è di 8 ore «quante ne sono state fatte nel resto del gruppo e quante si intendono fare a Monfalcone», ma anche per quale motivo altri integrativi sottoscritti sul territorio, come ad esempio quello di pochi giorni fa con la ditta Beraud Mare «vengono costruiti con lo stesso impianto di quello di Fincantieri (efficentamento, recupero produttività e presenza) e firmati unitariamente? Come Uilm ci chiediamo perché, le lavoratrici e i lavoratori di Monfalcone, devono sempre dare più degli altri stabilimenti, riguardo a ore di sciopero, con ingenti sacrifici economici? Solo perché siamo lo stabilimento più grosso del gruppo? Il sacrificio economico per raggiungere un obiettivo comune – concludono – dovrebbe essere della stessa proporzione».
Il Piccolo, 18 giugno 2009
Vertenza integrativo, interverrà Tondo
Replica ad Antonaz nel question-time in giunta regionale
Il presidente della Regione, Renzo Tondo, chiederà un incontro a Fincantieri per fare il punto sulla situazione anche a fronte della forte contrapposizione creatasi con la Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo. È questa la risposta fornita dall’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani al consigliere regionale di Rifondazione comunista Roberto Antonaz nel ”question time” che ha aperto la seduta del Consiglio regionale.
Nella sua interrogazione Antonaz, ricostruendo le tappe della vertenza, puntava il dito sull’atteggiamento di rigidità, definita ”sconcertante”, dell’azienda, sottolineando nello stesso tempo l’importanza di Fincantieri per l’economia del Friuli Venezia Giulia.
Secondo Antonaz era ed è quindi «interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare l’economia di un territorio già alle prese con una grave crisi». «L’impegno del presidente Tondo c’è ed è un dato positivo – ha commentato ieri il consigliere di Rc -, ma mi sono detto non soddisfatto della risposta fornita dall’assessore Ciriani, perché credo la si potesse articolare di più e, soprattutto, spingersi a prendere una posizione sulla vicenda».
Dallo scontro in atto tra la Fiom e la Fincantieri la politica cittadina rimane intanto molto defilata, se si eccettua appunto Rifondazione comunista, che ribadisce, attraverso il proprio segretario provinciale e consigliere comunale Alessandro Saullo, la propria piena solidarietà ai lavoratori in sciopero. «È scandaloso che l’azienda accusi i lavoratori – aggiunge Saullo – della cattiva gestione della produzione e degli appalti». La Fiom da parte sua preannuncia altre iniziative, ma ”a sorpresa”, rispetto invece a quanto avvenuto tra venerdì e lunedì, ribadendo ancora una volta, anche a Fim e Uilm, come la vertenza sia facilmente risolvibile ricorrendo alla consultazione dei lavoratori. In stabilimento la situazione è tranquilla, nel frattempo, ma i rapporti con l’azienda sono meno distesi, anche su aspetti che riguardano la vita ordinaria del sito produttivo.
A denunciarlo è la Uilm, che ieri, assieme proprio alla Fiom, mancando la Fim, ha chiesto a Fincantieri un incontro per discutere della turnazione estiva, adattata per le categorie le cui lavorazioni diventano ancora più gravose con il caldo. «L’zienda ci ha risposto che se ne discute la prossima settimana – spiega Luca Furlan a nome della Uilm -. Riusciamo a capire che Fincantieri usi a questo punto gli strumenti a sua disposizione per difendere le proprie posizioni, ma ci appelliamo al senso di responsabilità dell’azienda rispetto una questione pratica la cui soluzione va anche nel suo interesse». (la.bl.)
FINCANTIERI MOMENTANEA TREGUA SINDACALE
Test della ”Dream”, corsa contro il tempo
Lavori a pieno regime per consentire domani la partenza della nave e rispettare il cronoprogramma
di FABIO MALACREA
La temporanea ”tregua” sindacale degli ultimi due giorni e una forte accelerazione dei ritmi di lavoro potrebbero consentire domani l’avvio delle prove in mare di ”Carnival Dream”, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda la più grande nave passeggeri mai realizzata nello stabilimento di Panzano e dalla Fincantieri nel suo complesso, attualmente all’ormeggio alla banchina di Fincantieri per il completamento dell’allestimento. Ma questo obiettivo, al quale è legato il 20% del premio di programma di circa 1200 euro ai lavoratori, non è per nulla scontato. Sarà una sorta di lotta contro il tempo che solo nelle ultime ore consentirà di capire se l’enorme mole della ”Dream” potrà lasciare lo stabilimento e iniziare le verifiche tecniche previste dal contratto. Fincantieri, che due giorni fa, per bocca del suo direttore di stabilimento Paolo Capobianco, ha rivolto un appello alla distensione alla Fiom, nella vertenza-integrativo, afferma che lo stabilimento sta operando a pieno regime cercando di ridurre al massimo l’impatto della protesta sindacale.
Secondo l’azienda a rischiare di ritardare l’avvio dei test potrebbe essere il mancato completamento del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. Di fatto, comunque, l’azienda ha già avviato la procedura per la partenza della nave nella giornata di domani, attorno alle 9.30. Notificando i tempi di uscita alla Capitaneria, mobilitando circa 500 tecnici che dovrebbero salire a bordo, predisponendo carte di imbarco e cabine. Anche la cambusa è già stata adeguatamente rifornita. «Comunque vada – aggiunge Fincantieri – faremo di tutto per ridurre al massimo eventuali ritardi». I test di ”Dream” dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, una settimana di ricovero all’arsenale triestino San Marco per le operazioni di carenaggio e quindi test di velocità e manovrabilità nel Medio e Alto Adriatico.
Il rientro a Monfalcone è previsto per il 2 luglio. Poco prima, il 27 giugno, dovrebbe essere effettuato il varo tecnico di ”Azura”, l’unità in fase di costruzione in bacino.
Fincantieri replica anche alla Fiom che ieri ha attribuito proprio alle falle nel sistema produttivo dell’azienda i ritardi accumulati dalle due navi. «La ”Dream” – afferma Fincantieri – è in linea con i programmi, tanto che la data di consegna è stata confermata per il 18 settembre. Per quanto riguarda poi la ”Panel line” – conclude Fincantieri – sta lavorando già dal mese di febbraio al massimo della produttività».
Messaggero Veneto, 18 giugno 2009
Failms-Fincantieri, fumata nera
Fallito il tentativo di conciliazione sul tempo necessario ai lavoratori per cambiarsi
I rappresentanti dell’azienda non si sono presentati all’incontro con il sindacato L’avvocato Liuzzi: gli operai vanno tutelati, il ricorso approderà in tribunale
MONFALCONE. È fallito, per la mancata presenza di una delle parti, il tentativo di conciliazione fra la Failms, il sindacato metalmeccanici della Cisal, e la Fincantieri: a non presentarsi, alla Direzione provinciale del lavoro di Gorizia, è stata quest’ultima, mentre c’erano diversi lavoratori che hanno inscenato una manifestazione assieme a esponenti dell’Rsu, al segretario provinciale della Fialms, Fabrizio Ballaben, e al legale del sindacato, Faustino Liuzzi.
Sul tappeto c’era il ricorso al magistrato del lavoro nei confronti dell’azienda affinché il tempo utilizzato dai lavoratori per vestirsi e svestirsi, con le obbligatorie tute, considerate per legge un dispositivo per la protezione individuale, venga considerato all’interno dell’orario di lavoro e, quindi, retribuito.
Si tratta di circa 50 minuti complessivi al giorno, utilizzati all’inizio e alla fine del turno per il cambio degli abiti, che la Fialms ritiene debbano essere retribuiti, anche in considerazione di precise sentenze della Cassazione, ovvero, secondo l’avvocato Liuzzi, in presenza di «un consolidato orientamento giurisdizionale». La seconda richiesta riguarda il lavaggio delle tute, anche questo a carico, attualmente, del lavoratore. Secondo la Failms, la legislazione prevede, invece, che a farsene carico debba essere il datore di lavoro e domanda, quindi, il rispetto di questa normativa, anche attraverso un rimborso delle spese sostenute dal dipendente per la “manutenzione” degli abiti da lavoro.
Fallito il tentativo di conciliazione all’Ufficio del lavoro, è chiaro che, adesso, il ricorso approderà in tribunale, come conferma l’avvocato Liuzzi. «Crediamo fermamente che queste richieste siano mirate a tutelare un diritto dei lavoratori – afferma il legale –, considerando anche che in altre realtà, come per esempio Marghera, sono già state acquisite da tempo e soltanto a Monfalcone c’è ancora questa situazione. Voglio però precisare – aggiunge – che noi non perseguiamo la logica pura e semplice della contrapposizione, ma siamo disponibili anche a un confronto costruttivo con l’azienda e auspichiamo che quest’ultima sia altrettanto orientata in tal senso».
Come detto, davanti alla Direzione del lavoro di Gorizia ieri mattina erano presenti diversi lavoratori, che hanno esposto uno striscione riguardante la vertenza. «Voglio nuovamente ricordare che la nostra battaglia è a difesa non soltanto degli iscritti, ma di tutto il personale interessato da questi provvedimento della Fincantieri – ha ribadito Ballaben – e abbiamo il sostegno, in questo, non soltanto dei lavoratori presenti, ma anche di molti altri che, per motivazioni di lavoro, non hanno potuto partecipare a quest’importante appuntamento. Sapevamo che il tentativo di conciliazione molto probabilmente non sarebbe andato a buon fine, ma noi abbiamo intenzione di proseguire sulla strada tracciata e andremo avanti per far valere questi diritti, affinché nelle buste paga del personale arrivi, finalmente, anche l’importo relativo a quei 50 minuti giornalieri che vengono utilizzati per il cambio degli abiti e che rientrano, a tutti gli effetti, nell’ambito dell’orario di lavoro».
Patrizia Artico
Antonaz: adesso deve intervenire subito la Regione
La vertenza
MONFALCONE. «È intenzione del presidente della Regione, Renzo Tondo intervenire a tutti i livelli con Fincantieri e a livello governativo perché venga riaperta la trattativa azienda-sindacati, superando veti e rigidità pregiudiziali nell’interesse generale della comunità regionale?»: la domanda è posta dal consigliere regionale di Rc, Roberto Antonaz in un’interrogazione che vuole sollecitare la Regione «per richiamare Fincantieri alle sue responsabilità», alla luce dell’aspra vertenza in atto nel gruppo Fincantieri e quindi anche nello stabilimento di Monfalcone.
Vertenza che, secondo Antonaz, si sta inasprendo a causa della rigidità dell’azienda, mentre l’attuale situazione è la diretta conseguenza dell’accordo separato firmato il primo aprile, su contenuti non condivisi da tutti i lavoratori. «In questi mesi il rifiuto dell’accordo separato è cresciuto, culminando nello sciopero generale del gruppo con manifestazione nazionale di Trieste. Anche nelle sigle sindacali firmatari i dissensi sono forti e in alcuni casi culminati anche nella clamorosa sconfessione delle scelte dei loro dirigenti» dice Antonaz, che prosegue indicando come l’azienda «invece di cercare una soluzione positiva della vertenza ha manifestato una rigidità sconcertante, chiudendo ogni spiraglio alla riapertura della trattativa. Fincantieri è una delle nostre attività industriali più importanti e prestigiose ed è interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare tutta l’economia di un territorio già alla prese con una grave crisi».
Intanto l’azienda, nei giorni scorsi, ha sottolineato come gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo mettono in pericolo il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovrebbero essere avviati domani e di conseguenza anche due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori.
Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita, ma che le tute blu monfalconesi potrebbero perdere qualora i due obiettivi fossero mancati. Sembra però che a fronte dell’assegnazione delle cabine agli addetti ai lavori, avvenuta nelle scorse ore, i test in mare di Dream potrebbero svolgersi come programmato.
Il Piccolo, 19 giugno 2009
L’AVVIO DEI TEST ERA PREVISTO PER OGGI
Slittate le prove in mare della ”Dream”
Nonostante il superlavoro Fincantieri non è riuscita a preparare la nave per l’uscita
La Carnival Dream non ce la farà a uscire oggi in mare per le necessarie prove tecniche. La ”tregua sindacale” e l’accelerazione dei ritmi di lavoro nello stabilimento di Panzano non hanno consentito a Fincantieri di approntare adeguatamente la nave per consentirle di lasciare la banchina. Una valutazione, fa sapere l’azienda, verrà fatta in questi giorni per fissare la data d’inizio delle prove tecniche di navigazione. Intanto, per quanto riguarda i presunti ritardi imputati dal rappresentante Fiom in seno alla Rsu ad alcune carenze nel sistema produttivo dell’azienda, Fincantieri, replicando che i tempi sono in linea con i programmi prefissati, lancia il suo affondo nei confronti degli scioperanti: «Probabilmente il rappresentante Fiom nella Rsu, che spara tali accuse, è troppo impegnato nell’organizzazione dei picchetti che finisce per perdere di vista la reale attività produttiva del cantiere». La Fiom-Cgil da parte sua respinge direttamente le accuse al mittente. «Fincantieri non può assolutamente imputare agli scioperi degli scorsi giorni il fatto che non si sia riusciti a completate le verifiche a terra degli impianti, i cosiddetti test memoranda – afferma il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -. Di fronte a impianti nuovi di un’unità nuova, non una ripetuta, Fincantieri è arrivata in ritardo a causa della sua disorganizzazione. Se Fincantieri non vuole quindi pagare la parte di premio di programma legata alle prove in mare, si assuma le responsabilità di ritardi di cui sta tendando appunto di scaricare le cause. La nostra è una battaglia di dignità e anche quanto accaduto negli ultimi giorni sarebbe stata evitabile: bastava solo far votare l’accordo sul contratto integrativo a tutti i lavoratori». Ed è finito in un nulla di fatto, l’altro giorno, il tentativo di conciliazione con Fincantieri sulla riconoscimento richiesto dalla Failms-Cisal del “tempo tuta”, cioé del tempo necessario per vestire e svestire la tenuta da lavoro, e del costo sopportato dai lavoratori per lavare il “terliz”. La società non si è semplicemente presentata nella sede della Direzione del lavoro di Gorizia, dove avrebbe dovuto avere luogo il tentativo di conciliazione obbligatorio e davanti alla quale si è radunata una trentina di dipendenti Fincantieri, i primi che si sono associati all’azione legale della Failms. «Il tentativo ha avuto esito negativo per la mancata comparizione dell’azienda – spiega il legale della Failms, avvocato Faustino Liuzzi del Foro di Napoli, che sta seguendo azioni analoghe per altri cantieri del gruppo Fincantieri e per altre realtà industriali -. Presenteremo quindi ricorso al magistrato del lavoro a brevissimo, essendosi conclusa la fase pregiudiziale per questa prima tranche di lavoratori, una trentina appunto. L’adesione da parte dei lavoratori all’iniziativa della Failms è però superiore e davvero corposa, riconoscendo così sia la validità in sé dell’azione sia l’impegno dell’organizzazione sindacale nel tutelare i diritti reali dei lavoratori». Il legale della Failms auspica, nonostante la mancata comparizione, che con Fincantieri possa aprirsi un momento di dialogo sull’oggetto del contendere. La Failms si è mossa a fronte delle sentenze della Cassazione e di alcuni Tribunali che hanno dato ragione ai lavoratori che chiedevano il riconoscimento della retribuzione per il tempo necessario alla “vestizione-svestizione indumenti da lavoro”, ma anche “l’indennizzo e corresponsione oneri lavaggio abiti di lavoro”.
Il Piccolo, 20 giugno 2009
”Dream” inizia i test in mare, partenza tra stasera e domani
Palleggiamento di responsabilità sui ritardi tra Fiom e azienda
di LAURA BORSANI
”Carnival Dream” lascerà il cantiere di Panzano per dare inizio ai test di navigazione tra questo pomeriggio e domani mattina. Condizioni meteorologiche permettendo. Lo ha riferito ieri l’azienda, in considerazione dello stato, in via di ultimazione, del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. E intanto, viene ribadito che, presumibilmente, non verrà corrisposta la tranche del premio di programma, a fronte del mancato rispetto del primo dei quattro obiettivi stabiliti in ordine alle prove in mare. Secondo l’azienda, lo step non è stato rispettato, a fronte di uno slittamento di due giornate rispetto alla tempistica stabilita. Lo aveva anticipato il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco quando, davanti alle Rsu, aveva prospettato il rischio del mancato pagamento.
Dalla Fiom-Cgil giungono nuovi rimandi circa i presunti ritardi che l’azienda imputa ai presidi attuati dal sindacato la scorsa settimana. La Fiom-Cgil sostiene che ”Carnival Dream” è pronta per uscire in mare: «Una parte dei lavoratori è già imbarcata – ha affermato ieri il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich – con l’indennità di prove a mare. In base alle notizie che abbiamo, ci chiediamo come mai la nave non esce, visto che a bordo c’è tutto quanto serve per partire». Luxich ha aggiunto: «A Fincantieri vorrei ribadire che la Fiom non ha mai effettuato alcun picchetto, ma dei presidi, come riconosciuto dallo stesso direttore dello stabilimento. Tant’è vero che chi è voluto entrare in cantiere lo ha fatto senza difficoltà». Luxich respinge altresì gli attacchi personali ricevuti: «Rappresento un’organizzazione e i lavoratori che vi si riconoscono, rappresento un potere contrattuale e in questo ambito opero. Non accetto quindi che si facciano delle personalizzazioni, che comunque lasciano il tempo che trovano, visto il consenso dato dai lavoratori all’azione della Fiom anche in questi ultimi giorni».
Ma anche dalla Failms-Cisal giungono precisi segnali. Se infatti a Trieste, martedì scorso, in virtù dell’asserita autonomia e della propria linea sindacale intorno al contratto integrativo, il sindacato ha concordato con la direzione un «percorso di collaborazione», a livello di stabilimento evidenzia due aspetti di peso: l’«assenza a bordo della Dream per le prove in mare di un rappresentante dei lavoratori, necessario per vigilare sulla tutela e la sicurezza delle maestranze, cosa mai avvenuta ad oggi». La Failms rimarca altresì la mancata risposta in relazione a una specifica richiesta espressa al capo del personale per la partecipazione di un proprio delegato a bordo. Il segretario provinciale e regionale della Failms, Fabrizio Ballaben, nel richiedere spiegazioni per questa esclusione, ha parlato di circostanze «molto gravi». Ciò, nonostante «gli sforzi prodotti per addivenire a un rapporto non conflittuale con l’azienda, a Trieste. I nostri lavoratori già imbarcati – ha aggiunto Ballaben preannunciando ulteriori prese di posizione – hanno riscontrato una disorganizzazione lamentando che la nave esca in mare senza un proprio rappresentante sindacale». La Failms interviene altresì sul prospettato mancato pagamento relativo al premio di programma. «Non accettiamo – ha sottolineato il coordinatore della Rsu di stabilimento Mario Pizzolitto – che, anche per una questione politica, il lavoratore ci rimetta il premio, perchè tutti i lavoratori hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo. Come coordinatore, mi attiverò per cercare in tutti i modi possibili e leciti di garantire il pagamento».
Il Piccolo, 21 giugno 2009
IL SOFFERTO AVVIO DEI TEST IN MARE DELLA NAVE PASSEGGERI
Questa mattina la ”Dream” sfila nel Golfo
Confermati tra venerdì e sabato il varo e l’uscita dal bacino di ”Azura P&o”
Ormai alle spalle il duro scontro di questi giorni tra Fincantieri e Fiom sul nuovo integrativo, la ”Carnival Dream” esce questa mattina per le prove in mare. La conferma arriva dalla Capitaneria cui ieri la società ha richiesto la disposizione di servizi per la mattina di oggi. L’orario esatto in cui saranno mollati gli ormeggi dalla riva E dello stabilimento di Panzano non è stato stabilito, anche perché condizionabile da una situazione meteo decisamente instabile, anche se in tendenziale miglioramento. A bordo della ”Dream”, superpasseggeri da 130mila tonnellate di stazza lorda per 301 metri di lunghezza, la più grande nave da crociera mai realizzata da Fincantieri e dallo stabilimento di Monfalcone, già ieri si trovava imbarcato tutto il personale necessario, cioé alcune centinaia di persone tra tecnici e addetti di Fincantieri, imprese esterne e società armatrice, in parte a bordo già da giovedì, in attesa dell’uscita in golfo. Stando al programma originario della società, la super-passeggeri avrebbe dovuto lasciare il cantiere venerdì scorso, per entrare poi il 22 giugno nell’arsenale San Marco di Trieste, da cui sarebbe dovuta ripartire il 29 giugno per altri due o tre giorni di test di velocità in Adriatico. Tutto dovrebbe essere spostato in avanti di un paio di giorni, mentre al momento non pare debba subire slittamenti il varo della ”Azura P&O”, le cui due fasi, cerimonia e uscita dal bacino, sono previste per venerdì pomeriggio e sabato mattina. I sindacati non hanno ricevuto al momento indicazioni contrarie rispetto a quanto programmato.
L’assenza della ”Carnival Dream”, la cui consegna è prevista a metà settembre, sarà sfruttata per posizionare in banchina la ”Azura”. La nuova unità della flotta P&O, gemella della ”Ventura”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, sarà trasferita dai rimorchiatori in riva E, dove finora è stata ormeggiata la ”Dream”, che al suo rientro a Monfalcone passerà invece in riva D per completare l’allestimento. La riva E dello stabilimento di Monfalcone è stata del resto dotata di una nuova gru a braccio della portata massima di 20 tonnellate che il mezzo è capace di esprimere anche a sbraccio completo. Il completamento di ”Azura” è in programma per l’inizio della prossima primavera e il suo posto in bacino dovrebbe essere occupato, già la prossima settimana dalla prima sezione della ”Queen Elizabeth”, 92mila tonnellata di stazza, ma alto standard qualitativo, che sarà realizzata per conto di Cunard del gruppo Carnival. I test in mare rappresentano uno step fondamentale nella realizzazione della ”Dream”, di cui sarà comandante il ligure Carlo Queirolo.
Durante le prove in mare i diversi sistemi sono testati in condizioni estreme. Vedi il ”Crash stop”, brusca ”frenata” al massimo della velocità. La Dream è un prototipo a tutti gli effetti: a bordo potranno viaggiare 3646 passeggeri e 1367 componenti dell’equipaggio. (la.bl.)
Il Piccolo, 22 giugno 2009
LA NUOVA CARNIVAL SI È STACCATA ALL’ALBA DALLA BANCHINA
La ”Dream” protagonista nel Golfo di Trieste
Imponente la stazza della passeggeri, impegnata nelle prime manovre e nelle verifiche
di LAURA BLASICH
La ”Carnival Dream” ha lasciato la banchina dello stabilimento Fincantieri di prima mattina, ieri, per affrontare i test degli impianti di bordo e di navigazione in mare aperto. Cogliendo di sorpresa quanti contavano di godersi lo spettacolo dell’uscita della superpasseggeri che, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda e i suoi 301 metri di lunghezza, è la più grande nave da crociera mai realizzata a Monfalcone, la Dream si è staccata dalla banchina poco dopo le 6 per la sua personale passerella. Il personale Fincantieri era stato allertato già alle 4 per le operazioni preliminari necessarie alla partenza, avvenuta quindi in piena luce.
LA PARTENZA. Come previsto dall’accordo che la Rsu dello stabilimento ha sottoscritto il primo dicembre 2007 con Fincantieri, dopo che i sindacati avevano aperto la vertenza sulla sicurezza delle operazioni in banchina, messe sotto accusa quando il traghetto Fram, che avrebbe dovuto essere ormeggiato nel primo pomeriggio, era poi uscito dal bacino solo alle 21 di un giorno di novembre. In base a quanto stabilito dall’accordo, le fasi di ormeggio e disormeggio, per quel che riguarda vari o prove a mare, dovrebbero essere sempre programmate durante le ore diurne, mentre partenze o rientri devono avvenire entro la mattinata, in modo da evitare che si concludano con il buio, e in caso di situazioni eccezionali qualsiasi decisione deve essere assunta assieme ai rappresentanti dei lavoratori. La bora, che ieri mattina spazzava il golfo in modo abbastanza sostenuto (raffiche fino a 30 nodi), non ha invece rallentato le operazioni di uscita e lo svolgimento dei primi test. La Dream ieri mattina si stagliava quindi netta sullo sfondo di Trieste e delle alture carsiche alle spalle del capoluogo regionale, rendendo in qualche modo meglio comprensibili le sue eccezionali dimensioni, ma anche dimostrando la sua manovrabilità. La passeggeri, con a bordo alcune centinaia di tecnici Fincantieri, della società armatrice e delle imprese esterne, ha effettuato alcune virate piuttosto strette, fornendo uno spettacolo inaspettato a quanti ieri mattina si sono trovati a percorrere la strada costiera tra Trieste e Monfalcone o già affollavano il litorale cittadino.
”QUEEN ELIZABETH”. Lo stabilimento di Monfalcone si cimenterà comunque a breve anche con ”prodotti” improntati a una politica decisamente diversa. È il caso della ”Queen Elizabeth”, la cui impostazione in bacino è ormai imminente: 92mila tonnellate di stazza lorda, allestimenti extralusso, valore di circa 500 milioni di euro. La ”Queen Elizabeth”, che potrà ospitare fino a 2.092 passeggeri, in consegna nell’autunno 2010, per l’elevatissimo livello di comfort che offrirà ai suoi ospiti, rifletterà l’eccellenza propria dello stile Cunard, la cui flotta si caratterizza per l’inconfondibile colore nero dello scafo, bianco delle sovrastrutture e rosso del fumaiolo. Tra ”Dream” e ”Queen Elizabeth” si colloca comunque la ”Azura P&O”, in consegna nella primavera del prossimo anno, mentre a chiudere il portafoglio ordini per ora c’è ancora solo la ”Carnival Magic”, gemella di ”Dream”, in consegna nella primavera del 2011.
Messaggero Veneto, 26 giugno 2009
Monfalcone. La corazzata dei mari di 116 mila tonnellate, realizzata dalla Fincantieri, sarà completata all’inizio della prossima primavera
Rinvio scongiurato, stamane il varo della nave da crociera Azura P&O
MONFALCONE. Fugati i timori dei giorni scorsi di non poter rispettare i tempi previsti, si terrà stamattina nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone la cerimonia del varo di Azura P&O, nuova nave da crociera in costruzione nel cantiere, gemella di Ventura, nave consegnata lo scorso anno alla società armatrice P&O Cruises.
La cerimonia, che potrebbe avere come madrina la moglie del comandante designato della nave passeggeri, prenderà il via alle 10.20 con la “coin ceremony”, cioè la sistemazione di una moneta in segno di buon augurio ai piedi di quello che sulle navi tradizionali era l’albero maestro a cui seguirà alle 11 il varo vero e proprio che prevede il tradizionale taglio della cordicella che trattiene la bottiglia di spumante, che dovrà andare a rompersi sulla fiancata della nave.
Oltre ai rappresentanti della società armatrice, sarà presente alla cerimonia il direttore di stabilimento, Paolo Capobianco. La “Azura”, 116 mila tonnellate di stazza lorda, sarà completata all’inizio della prossima primavera, visto che la società armatrice ha programmato la partenza della crociera inaugurale, di 16 giorni nel Mediterraneo, per il 12 aprile del 2010. Potrà vantare un teatro da 800 posti sviluppato su due livelli, tre piscine principali, un grande schermo affacciato su una delle aree esterne dotate di piscina, mentre ad arricchire l’offerta enogastronomica (12 i bar e locali a bordo) ci sarà il ristorante Sindhu dello chef stella Michelin, Atul Kochhar.
Intanto mercoledì è giunta a Trieste la Carnival Dream, che con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda è la più grande nave da crociera realizzata da Fincantieri. La Dream, lunga 306 metri, alta come un palazzo di 25 piani e larga poco meno di 50 metri, dopo la prima tranche di prove in mare degli scorsi giorni, si trova nel bacino dell’arsenale San Marco, dove sarà sottoposta alle operazioni di carenaggio e dove rimarrà fino a mercoledì, quando riprenderà il mare aperto per testare la capacità di velocità e le performance di navigazione.
Il colosso dei mari è dotata del caratteristico fumaiolo a coda di balena, ma ha anche una serie di scivoli degni di un parco acquatico. Il 2 luglio, invece, dovrebbe essere impostata la prima sezione di “Queen Elizabeth” che affonda le sue radici nella tradizione di Cunard, la cui prima unità dallo stesso nome comparve nel ’38, diventando la più grande nave di linea del momento. La “Queen” sarà lunga 294 metri, larga 32 e alta 54,5 dalla linea di galleggiamento. In tutto sarà in grado di trasportare 2.058 passeggeri che potranno contare sull’85% delle cabine affacciate all’esterno.
Dei grandi transatlantici del passato la “Queen” riprenderà la livrea nera e rossa che contraddistingue Cunard e grandi altezze negli spazi pubblici, ricchi decori e pannellature in legno, mosaici e candelieri e marmi. Rimandi all’Art deco renderanno quindi omaggio alla Queen Elizabeth “originale”, assieme, però, anche alla gamma di intrattenimenti che sarà offerta a bordo. Nello stesso tempo l’unità ricorderà i legami storici che Cunard può vantare con la famiglia reale britannica.
E così a bordo i passeggeri troveranno la Queens room, la tradizionale sala da ballo, da tremila metri quadri di superficie, che sarà tappezzata da vedute dei palazzi reali e fotografie della regina e della famiglia reale, mentre la Garden lounge, con il suo soffitto di vetro ricreerà l’ambiente di una serra ispirata alle “glass houses” dei Kew Gardens di Londra. (c.v.)
Il Piccolo, 26 giugno 2009
PANZANO
Tregua armata della Fiom: non ci faremo intimidire dalle sparate di Fincantieri
Il sindacato: senza fondamento la richiesta di risarcimento per presunti danni d’immagine
Oggi la cerimonia del varo di ”Azura”. Proseguono i test della ”Carnival Dream”
di LAURA BLASICH
E’ una tregua armata quella che è in corso a Monfalcone tra Fiom-Cgil, che continua a ritenere aperta la vicenda del nuovo contratto integrativo, e Fincantieri, che intende avanzare nei confronti dell’organizzazione sindacale una richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro per i presunti danni d’immagine arrecati all’azienda a seguito delle azioni di protesta organizzate dalla Fiom. Nello stabilimento di Panzano in vista non ci sono oggi, nella cui mattinata avrà luogo la cerimonia del varo dell’Azura P&O, nuove iniziative di mobilitazione, stando a quanto affermato ieri dal segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto. Rimangono però da effettuare ancora 2 delle 8 ore di sciopero proclamate dall’organizzazione a livello di gruppo e la Fiom non sembra avere alcuna intenzione di non utilizzarle, a meno che la situazione in qualche modo non si sblocchi. «Abbiamo deciso di non effettuare nuove azioni nel periodo in cui la Dream effetua le prove a mare – ha detto ieri Casotto – e comunque le 2 ore vanno effettuate entro il 15 luglio». Sempre come deciso nell’ultima riunione del coordinamento nazionale per la cantieristica Fiom, che tornerà a riunirsi martedì, dopo che la riunione convocata per ieri è slittata a causa dell’indisponibilità di Casotto (impegnato in assemblee all’Ansaldo) e del segretario di Venezia. «Non è escluso che il coordinamento decida un ulteriore pacchetto di ore di sciopero, se Fincantieri non accetterà di riaprire il dialogo», ha aggiunto ieri Casotto. Intanto oggi scioperano gli aderenti alla Fiom delle sedi di Genova e Trieste, mentre la segreteria nazionale della Fiom ieri ha chiarito di considerare «priva di qualsiasi fondamento la richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro ventilata dai legali della Fincantieri nel processo per antisindacalità in atto contro l’azienda». «La Fiom ha semplicemente esercitato dei puri diritti costituzionali, di pensiero, parola e sciopero», sottolinea il segretario nazionale dell’organizzazione Giorgio Cremaschi, che ribadisce come la vertenza vada avanti. Secondo la Fiom la richiesta di Fincantieri è «la conferma piena della cultura e delle scelte antisindacali del gruppo». Dopo un accordo separato che «ha violato le più elementari regole di democrazia», tutte le azioni di protesta, rivendica la Fiom, sono state effettuate in un contesto di rispetto delle regole e delle leggi. «Peraltro la Fincantieri è stata più volte sanzionata dalla magistratura – aggiunge la segreteria nazionale della Fiom -, ultimo caso ad Ancona, che ha definito come antisindacali i suoi comportamenti tesi a limitare il diritto di sciopero. La minaccia dei danni è priva di qualsiasi fondamento giuridico e materiale, ma è, purtroppo l’ennesima dimostrazione che l’azienda ha intrapreso una strada di rottura e scontro con il più importante sindacato del gruppo e la grande maggioranza dei lavoratori. Non saranno certo atteggiamenti di questo genere che faranno deviare la Fiom dalla decisione di perseguire un accordo giusto e condiviso da tutti i lavoratori del gruppo». Fincantieri da parte sua ribatte di non perseguire alcuna politica antisindacale, sottolineando come la richiesta di risarcimento danni nei confronti di Fiom sia «al momento solo un’ipotesi percorribile». Fincantieri non ha quindi presentato alcuna istanza formale di risarcimento danni, che, comunque, secondo la società, rappresenterebbe «una risposta a un’azione giudiziaria avviata per iniziativa della Fiom». «Rispetto alla presunta infondatezza delle nostre azioni – conclude Fincantieri – crediamo che a esprimersi dovranno essere gli organismi preposti e non certo la Fiom». Intanto questa mattina lo stabilimento di Monfalcone festeggerà il primo contatto con il mare di una nuova grande nave passeggeri, l’”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza la cui consegna è programmata per l’inizio della primavera 2010. Alla cerimonia saranno presenti per l’armatore David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e Nigel Esdale, managing di director di P&O, mentre per Fincantieri è certa la partecipazione del direttore di stabilimento Paolo Capobianco.
Il Piccolo, 27 giugno 2009
FINCANTIERI. MERCOLEDÌ UN’APPOSITA SEDUTA
In Consiglio la vertenza Fiom-azienda
Del braccio di ferro tra Fiom-Cgil e Monfalcone si occuperà mercoledì prossimo il Consiglio comunale di Monfalcone, città la cui economia dipende ancora in buona parte dal cantiere navale e il cui assetto sociale è stato ed è largamente condizionato dalle necessità produttive dello stabilimento. La conferenza dei capigruppo consiliari giovedì sera ha deciso di dedicare un’intera seduta alla vertenza sul contratto integrativo che in queste ultime settimane si è intrecciata a importanti scadenze produttive dello stabilimento e alla prospettiva di uno scarico di lavoro per alcuni settori del cantiere già a partire dal prossimo autunno, anche nel caso in cui fosse chiuso un ordine in tempi medio-brevi. La discussione comunque partirà mercoledì dall’ordine del giorno presentato dal gruppo di Rifondazione comunista. A fronte della situazione creatasi nelle ultime settimane, secondo Rc, «le amministrazioni delle città dove questi cantieri sono insediate non possono ritenersi estranee a un processo che rischia di deteriorare i rapporti democratici e sindacali in uno dei maggiori gruppi industriali del Paese». Di fatto Rc chiede al sindaco di convocare il tavolo di coordinamento dei comuni delle città dei cantieri perché sostenga nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura delle trattative per arrivare a «un accordo efficace e sostenuto dalla maggioranza dei lavoratori», ma anche «l’applicazione di strumenti di democrazia sindacale per la verifica degli accordi contrattuali come modalità di risoluzione dei conflitti tra le parti».
OGGI LA MAXI-NAVE PASSEGGERI LASCERÀ IL BACINO DELLA FINCANTIERI
Tace la protesta, festa per il varo di «Azura»
Rispettata la tregua annunciata dai metalmeccanici Cgil. Appello del direttore di stabilimento a un recupero di produttività
di LAURA BLASICH
Una nuova maxi-nave da crociera, la Azura P&O, è stata varata ieri nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. A vent’anni dall’impostazione della prima Crown Princess, che segnò l’inizio di una scommessa, vinta, per Fincantieri, cioé il rientro nella costruzioni di navi passeggeri, le prospettive si fanno altrettanto incerte per il cantiere navale, per il quale si profila in modo sempre più deciso uno scarico di lavoro a partire dall’autunno, perlomeno per alcuni settori. Anche se nuovi ordini fossero acquisita entro la fine dell’anno, come pare potrebbe avvenire. Il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco, nel suo intervento durante la cerimonia del varo di Azura, ha quindi lanciato un nuovo appello stare uniti nel puntare su un recupero di efficienza ritenuto necessario per poter rimanere sul mercato. «Purtroppo, come tutti sanno, anche noi oggi dobbiamo confrontarci con una situazione particolarmente delicata – ha detto – a seguito della crisi economica internazionale. Se finora questo stabilimento ha potuto contare su un portafoglio ordini solido, acquisito negli anni passati, è anche vero che al momento nuove commesse non ce ne sono e, se non ne arriveranno già nel breve-medio termine, non potremo garantire la saturazione di tutti i reparti della linea produttiva». Oggi, quindi, per Monfalcone, così come per altri stabilimenti del gruppo, ha aggiunto il direttore del cantiere navale, è «più che mai necessario puntare al recupero dell’efficienza così da metterci nella posizione di stimolare la domanda, offrendo navi a prezzi sempre più competitivi». «E’ questo il nostro obiettivo – ha aggiunto – e mi auguro che il nostro impegno sia condiviso a tutti i livelli dell’organizzazione». Il direttore ha quindi ringraziato, a nome del presidente di Fincantieri Corrado Antonini e dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, tutte le maestranze che, si è detto sicuro Capobianco, porteranno a compimento un ottimo lavoro su Azura, «nonostante la recente tensione delle relazioni industriali di stabilimento». Di cui ieri non si è vista comunque traccia: la Fiom-Cgil, che ritene ancora del tutto aperta la vertenza sul contratto integrativo, frutto di un accordo separato con Fim, Uilm e Ugl, non ha effettuato alcuna iniziativa di protesta. E’ quanto del resto era stato preannunciato alla vigilia della cerimonia, sia a fronte dell’impegno rappresentato dalle prove in mare della Dream sia perché un nuovo coordinamento nazionale Fiom si terrà martedì a Roma. Da parte sua la società armatrice, per voce di David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e di Nigel Esdale, managing director di P&O, ha confermato l’ottimo livello di collaborazione raggiunto con Fincantieri, che ha «compreso bene le esigenze dell’armatore rendendo Ventura un successo». «Ecco perché possiamo aspettare con fiducia la consegna di Azura, che di Ventura è gemella, nella prossima primavera», ha detto Dingle. Dopo la cerimonia di ieri, di cui è stata madrina Amanda Dowds, moglie del futuro comandante dell’unità, Keith Dowds, la nave passeggeri è attesa all’uscita dal bacino questa mattina, attorno alle 10.45, come indicato dall’ordinanza della Capitaneria di porto che vieta, dalle 10 e fino a conclusione delle operazioni, la sosta e la navigazione nel tratto di mare antistante le banchine della Fincantieri. Il secondo obiettivo del premio di programma, costituito appunto dal varo dell’Azura entro il 27 giugno, è stato centrato. A differenza, perlomeno secondo Fincantieri, del primo, l’uscita per le prove in mare della Dream, slittata di due giorni a causa degli scioperi Fiom, un’accusa che l’organizzazione ha respinto al mittente.
Il Piccolo, 30 giugno 2009
HANNO ABBANDONATO LA TRATTATIVA. PARTI SEMPRE DISTANTI
Fim, Fiom e Uilm ritrovano l’unità sindacale contro Fincantieri sul premio d’efficienza
Dopo mesi di contrastri, sul contratto integrativo, i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri si sono mossi all’unisono nell’abbandonare il tavolo convocato dall’azienda per fare il punto sull’applicazione del premio di efficienza, sul quale le distanze rimangono tutte. A ricompattare i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil è stata alla presenza all’incontro di tre delegati a nome della Failms-Cisal, mentre, secondo quanto deciso dalla commissione elettorale, dovrebbero essere due, riportando il numero complessivo a 21. Al momento i delegati sono invece 22, perché la Failms rivendica l’acquisizione di un terzo rappresentante dal 2008, da quando cioé un eletto con l’Ugl passò ai metalmeccanici della Cisal, e l’Ugl, da parte sua, non ha mai accettato di vedere stravolto il risultato del rinnovo della Rsu del 2007. “Non c’è nulla di personale nei confronti della Failms e del suo delegato – afferma il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – , ma non è possibile che esista questa confusione e che l’azienda gestisca le cose in questo modo”. Il coordinatore della Uilm, Luca Furlan, ieri ha sottolineato come fra l’altro si sia andati oltre l’accordo integrativo, che prevedeva per la commissione del premio di efficienza tre componenti delle Rsu e tre dell’azienda, decidendo di garantire un rappresentante per ogni organizzazione sindacale. “Ci siamo trovati invece con la presenza di tutti i componenti della Failms e senza che sia stata fatta rispettare la decisione della commissione elettorale – ha aggiunto Furlan -. Non ci pare un comportamento coerente da parte di una società che chiede rapporti chiari e collaborativi. Torneremo al tavolo quando Fincantieri chiarisce chi fa parte della Rsu”. Michele Zoff, coordinatore della Fim-Cisl, rileva come “a questo punto ognuno potrebbe sentirsi legittimato ad aumentare i propri delegati, a prescindere dal numero massimo di 21 previsto per lo stabilimento”. Doveva essere proprio la commissione elettorale e il comitato dei garanti interni alla Rsu di Fincantieri a decidere se la Failms-Cisal, sigla sorta dopo le elezioni della Rsu del cantiere navale del 2007, avesse diritto ad aumentare ancora il suo «peso» quanto a numero di delegati. È quanto aveva disposto il giudice del Lavoro del tribunale di Gorizia, cui la Failms si era rivolta. Il contenzioso, che ha coinvolto anche Fincantieri, era nato nel 2008, quando un delegato dell’Ugl aveva deciso di aderire alla Failms, diventandone quindi rappresentante nella Rsu. L’Ugl non aveva però abbozzato rispetto la scelta del suo ex iscritto e aveva nominato un nuovo delegato, difendendo, quindi, il risultato delle elezioni del 2007 e di conseguenza il numero di 3 rappresentanti dei lavoratori. A questo punto Fincantieri, a fronte dell’indicazione di un sostituto da parte dell’Ugl, aveva effettuato una comunicazione di presa d’atto, non riconoscendo implicitamente il delegato trasmigrato alla Failms, che aveva quindi deciso di ricorrere al giudice del Lavoro.
Messaggero Veneto, 03 luglio 2009
Comune, tavolo di confronto con Fincantieri
MONFALCONE. È stata quasi una serata dedicata a Fincantieri, quella che ha visto riunito, l’altro giorno, il consiglio comunale di Monfalcone, che, partendo dalla discussione su un ordine del giorno presentato da Rc e dedicato a “Sostegno al lavoro e lavoratori Fincantieri” e a cui è stato contrapposto un altro documento presentato dal Pdl, è arrivato a parlare del peso economico e sociale che l’azienda rappresenta per la città, dello sviluppo portato dai cantieri, ma anche del disagio causato dal sistema produttivo con appalti e subappalti, dei riflessi della crisi economica e del pericolo concreto di scarico di lavoro con conseguente spettro di cassa integrazione, della tensione che in questi ultimi mesi ha caratterizzato il rapporto sindacati-lavoratori da una parte e azienda dall’altra a causa delle firma separata sul contratto integrativo, non condiviso dalla Fiom.
È stato ricordato anche come in occasione dell’ultimo sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento sia comparsa la polizia in assetto antisommossa. Insomma, una serata che ha cercato di valutare a 360 gradi il significato della presenza Fincantieri a Monfalcone. Il documento di Rc, che è stato approvato con il voto positivo della maggioranza (“no” di Grassilli, Nicoli, Kulier, la Lega Nord non ha votato, mentre erano assenti i consiglieri che si identificano con l’Udc, Giorgio Pacor, Calzolari, Murgia e Antonaci) non chiedeva un voto sul contratto integrativo, «ma – come ha spiegato Alessandro Saullo di Rc – sul percorso travagliato tra lavoratori e azienda. Non vogliamo fare sindacato, ma politica, ma la città è preoccupata se vede la polizia davanti ai cancelli e la politica deve occuparsi del cantiere, deve dire che se non va bene se non c’è un accordo condiviso e deve capire quali possono essere le prospettive future».
L’odg, alla luce di tutti gli aspetti affrontati, impegna il sindaco a convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni della città dei cantieri e «a sostenere nelle sedi opportune la necessità di una immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace e condiviso». Chiede anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali, ma impegna anche sindaco e giunta a un dialogo sempre più proficuo con Fincantieri in modo da giungere a una constatazione della situazione economica generale dello stabilimento con attenzione a prospettive future, commesse e carichi di lavoro e soprattuto «garantire un’armoniosa coesistenza tra le esigenze della città e quelle dell’industria e lavorative, attraverso l’integrazione delle preoccupazioni di impatto sociale ed etico all’interno della visione strategica dell’impresa».
Articolato il dibattito, che ha visto intervenire tutte le forze politiche, in modo pacato e civile. Dura, tra queste, la posizione di Sergio Pacor (Lega Nord) che ha parlato di un’azienda in cui «non ci sono pié regole, né controlli. I problemi sociali della città sono responsabilità di Fincantieri: si deve capire che questa non è la città dei cantieri, ma la città con i cantieri. Tutto si sopporta perché tutto, si dice, dipende da Fincantieri, ma Monfalcone ha avuto ben poco vantaggio dal cantiere, ha prodotto ben poco benessere e il degrado della città è vergognoso».
È stato il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, a sottolineare come sia stato opportuno affrontare l’argomento perché il Comune è “istituzione di prossimità” e deve occuparsi di temi che creano ansia nei cittadini. Il sindaco ha cercato con obiettività di toccare luci e ombre del rapporto con l’azienda, con cui «entro Natale dovremmo arrivare alla firma per la dismissione della piccola ferrovia che taglia la città. Sono dati che indicano che c’è una forte apertura e che la grande fabbrica non può andare in direzione diversa rispetto alla città. Rispetto alla tensione attuale per il contratto integrativo, non possiamo entrare nelle dinamiche sindacali, ma dobbiamo sollecitare una distensione».
Ha stigmatizzato comunque l’intervento della polizia in occasione dello sciopero, «intervento che poteva essere una provocazione, ma priva di senso».
Il Piccolo, 03 luglio 2009
SARÀ CONVOCATO IL COORDINAMENTO DELLE CITTÀ DOVE HANNO SEDE GLI STABILIMENTI DEL GRUPPO
Pizzolitto mediatore tra Fincantieri e Fiom
Il Consiglio comunale ha dato mandato al sindaco di promuovere un’azione di pacificazione
L’inasprirsi dello scontro tra Fincantieri e Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo preoccupa Monfalcone, in cui è insediato il più grande cantiere del gruppo, anche a fronte del progressivo assottigliamento del portafoglio ordini dello stabilimento. A tal punto che il Consiglio comunale, ribadendo di non potere e non volere entrare nel merito di una vertenza che è e rimane sindacale, ha deciso nella seduta di giovedì sera di dare mandato al sindaco Gianfranco Pizzolitto di avviare un’azione di “pacificazione” tra le parti.
L’assemblea lo ha fatto a maggioranza (centrosinistra più l’esponente della lista civica Città Comune), approvando l’ordine del giorno presentato da Rifondazione comunista, che l’ha poi riveduto e corretto nel corso degli ultimi giorni per cercare di trovare il massimo consenso possibile in aula. Il sindaco dovrà quindi innanzitutto “convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni delle città dei cantieri e sostenere nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace largamente condiviso». Al primo cittadino viene chiesto però anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali in modo da trovare una più alta modalità di risoluzione dei problemi ancora aperti. Sindaco e giunta dovranno però pure tentare di dare corpo a un dialogo sempre più proficuo con ”il mondo Fincantieri” viste le prospettive, al momento allarmanti, sul carico di lavoro e l’esigenza, tuttora presente, di arrivare a una coesistenza tra le necessità della città e quelle industriali e lavorative dello stabilimento. Nel corso del dibattito giovedì sera è ritornato del resto a galla, e in modo piuttosto trasversale, il nodo degli impatti prodotti su Monfalcone, 28mila abitanti, dalla presenza del cantiere, 5mila lavoratori, sul fronte dell’immigrazione, pressione sui servizi sociali, sanitari e scolastici, situazione abitativa. Un giudizio estremamente critico su quanto prodotto negli ultimi vent’anni dalle politiche di Fincantieri lo ha espresso ancora una volta la Lega Nord, che non ha voluto votare il documento, come del resto anche Giorgio Pacor dell’Udc, Cesare Calzolari, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia dell’Unione di centro (che non si sono nemmeno presentati in aula).
«Abbiamo visto approvare molti ordini del giorno in questi anni, ma non abbiamo visto uscirne nulla di buono», ha sottolineato il capogruppo del Carroccio Sergio Pacor. Il documento presentato da Rc, invece, secondo il sindaco Pizzolitto, «risponde alla necessità di rompere il silenzio rispetto a una situazione che sta creando forte ansia in città». «Siamo l’istituzione di prossimità – ha detto il sindaco – e l’interesse della nostra gente non possiamo trascurarlo». Pur sottolineando i passi avanti compiuti nel rapporto con Fincantieri, che hanno prodotto gli accordi sul recupero delle case Spaini e degli ex alberghi e stanno per produrre un accordo quadro sulla nuova viabilità per lo stabilimento, il sindaco non ha nascosto la sua perplessità rispetto l’impiego di forze consistenti di polizia davanti agli ingressi dello stabilimento in concomitanza con l’ultimo sciopero indetto dalla Fiom. Pizzolitto ha ribadito come la volontà dell’amministrazione e del Consiglio non sia quella di entrare in percorsi estranei all’ente locale, ma quella di «dare lo spunto per creare un contesto generale diverso e più sereno». L’approvazione dell’ordine del giorno di Rc ha fatto decadere quello presentato dal Pdl che al sindaco chiedeva invece di agire in modo «forte e autorevole» per promuovere la sottoscrizione dell’integrativo anche da parte della Fiom così da consentire alla società di rimanere sul mercato.
Laura Blasich
Il Piccolo, 08 luglio 2009
FINCANTIERI: I NUMERI DELLO ”SCARICO DI LAVORO”
Fra un anno il 10% a rischio-cassa
A ottobre i primi 34 tra operai e impiegati fuori della produzione
di FABIO MALACREA
Se non dovessero andare in porto le trattative per nuove commesse, nello stabilimento di Panzano della Fincantieri, a ottobre di quest’anno lo scarico di lavoro interesserà 34 lavoratori, destinati a raddoppiare il mese successivo, fino a raggiungere il top di 508 a giugno del 2010, il 10% dell’intera forza-lavoro. Sono questi i numeri che Fincantieri ha fornito ieri alla Rsu e ai sindacati a margine della riunione programmata per discutere del premio di efficienza. Una ”fotografia” della situazione allo stato attuale, senza cioè nuove commesse all’orizzonte, che non significa – precisa l’azienda – automaticamente un ricorso alla cassa integrazione. Una contrazione del lavoro che, comunque, l’azienda intende affrontare in modo congiunturale e non strutturale in attesa che la crisi passi. La cassa integrazione, del resto, è già scattata a giugno nel cantiere di Castellammare di Stabia, ed è attesa a settembre a Sestri e a Palermo. Monfalcone si accoderebbe, assieme ai cantieri di Ancona, a ottobre. La data era stata anticipata di recente da Fincantieri che aveva parlato di primi ”scarichi” proprio a ottobre nei settori della progettazione e del taglio delle lamiere. Ora ci sono anche i numeri: all’inizio contenuti ma poi in crescita verticale e molto preoccupanti, pur in un cantiere che occupa oltre cinquemila lavoratori, tra ”diretti” e dell’appalto.
La lista parte dai 34 lavoratori di ottobre, ai 76 di novembre, ai 138 di dicembre. Una progressione al raddoppio che continua con i 200 di gennaio 2010, ai 259 di febbraio, ai 325 di marzo, ai 385 di aprile, fino ai 508 di giugno 2010, passando attraverso i 449 di maggio. A essere colpiti dallo scarico di lavoro e quindi da un possibile ricorso alla cassa integrazione, insomma, potrebbe essere, la prossima estate, il 10% dello stabilimento, tra impiegati e operai. Fincantieri non ha invece quantificato i periodi di cassa integrazione, auspicando che, comunque, siano i più brevi possibile. Tutto ciò, ha chiarito l’azienda, se non dovessero subentrare novità circa nuove commesse. E non sembra che attualmente ci siano le premesse per una schiarita su questo fronte visto che le trattative in corso non sembrano trovare sbocchi a breve termine.
«Sono numeri che mancano della considerazione del ”se” – ha commentato Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu -, numeri allarmistici che andavano trattati con maggiore prudenza da parte di un’azienda che ha la responsabilità di dare lavoro a Monfalcone a cinquemila persone. Sono numeri, oltretutto, che pongono delle serie responsabilità anche agli amministratori locali che rischiano di scottarsi presto con una patata bollente del genere tra le mani».
Preoccupazione è stata espressa dalla Failms: «Ci sono situazioni economiche insostenibili in cui i lavoratori – ha detto il coordinatore nella Rsu Mario Pizzolitto – non riescono più a ”sbarcare” il mese. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei Lavoratori». La Failms ha chiesto a Fincantieri di fornire quanto prima «informazioni spettanti per legge al sindacato»: schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, carichi di lavoro suddivisi per reparti.
Finita la tregua, tornano i presìdi davanti al Cantiere
A quasi un mese dalla precedente tornata di scioperi la Fiom-Cgil riprende la sua protesta venerdì con l’obiettivo di riaprire il tavolo di confronto sul contratto integrativo firmato da Fincantieri con Fim, Uilm e Ugl. Come da mandato del coordinamento nazionale per la cantieristica dell’organizzazione, la Fiom a livello locale dovrebbe esaurire il pacchetto di 8 ore di sciopero deciso a inizio giugno e quindi andare a effettuare 2 ore di astensione dal lavoro. Resta ancora da vedere con quali modalità. Non è escluso, come accaduto attorno a metà dello scorso mese, che possa essere effettuato il presidio dell’ingresso del cantiere navale di Panzano. «La vertenza sull’integrativo si sta intrecciando con il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici – afferma il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto -. Per quanto ci riguarda terremo le assemblee con i lavoratori, anche di Fincantieri, entro il 28 luglio». Intanto la società sta ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria a Castellamare e ha già previsto di utilizzare l’ammortizzatore sociale in altre realtà del gruppo. Il coordinamento nazionale Fiom ritiene però che «prima è necessario risolvere al più presto i problemi determinati dall’accordo separato, con una nuova intesa basata su soluzioni più giuste ed equilibrate, e immediatamente dopo è indispensabile convocare un tavolo nazionale per la gestione contrattata della crisi con l’obiettivo di evitare che l’attuale gestione della crisi da parte dell’azienda possa arrivare a configurare esuberi che in Fincantieri non ci sono e non ci saranno».
Se per lo stabilimento di Monfalcone la Cigo potrebbe aprirsi già in autunno per gli uffici tecnici, altre realtà del territorio la stanno prolungando a fronte della mancata ripresa degli ordini. Dopo la Sbe, anche la Detroit del gruppo de Rigo ha deciso di ricorrere a un nuovo periodo di Cigo: si tratta di 6 settimane a completamento delle 7 avviate a inizio maggio. La Cigo coinvolge, a rotazione, una quarantina dei 100 lavoratori dello stabilimento di Ronchi. Per Roen Est ci sarà invece una verifica sulla Cigo alla fine del mese. (la.bl.)
Messaggero Veneto, 08 luglio 2009
Monfalcone. Lo ha comunicato la stessa azienda in un incontro con le rappresentanze sindacali
Fincantieri, rischio cassa integrazione
MONFALCONE. Da ottobre, anche nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone potrebbe arrivare la cassa integrazione.
Lo ha comunicato la stessa azienda nel corso di un incontro convocato dalla Direzione Fincantieri a cui sono state chiamate le Rappresentanze Sindacali Unitarie e voluto per informare i rappresentanti dei lavoratori in merito allo stato futuro di lavoro, futuro non certo roseo con l’ attuale situazione delle commesse e la previsione di un preoccupante scarico di lavoro.
«Prima che si arrivi alla cassa integrazione ordinaria, la Direzione ha voluto fornirci una ipotesi di situazione che potrebbe verificarsi in caso di mancate nuove acquisizioni di commesse, situazione determinata dalla crisi economica finanziaria di portata internazionale, che ha provocata discontinuità nei carichi di lavoro» spiega il coordinatore Failms nella Rsu, Mario Pizzolitto che fa anche un elenco ipotetico del numero di lavoratori che potrebbero essere interessati dalla cassa integrazione: in ottobre 2009, 34 lavoratori, seguiti da 76 nel novembre 2009, 138 per dicembre 2009. Nel 2010 si proseguirebbe con 200 persone a gennaio, 259 per febbraio, 325 per marzo, 385 per aprile, 449 per maggio, 508 in giugno.
Naturalmente Fincantieri dal canto suo auspica che ci siano acquisizioni di costruzioni entro tempi brevi e che il periodo di cassa integrazione siano le più brevi possibili
La Failms esprime preoccupazione, visto che già oggi esistono situazioni economiche insostenibili, con lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese. “Si prevedono periodi difficili. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei lavoratori. Abbiamo rimarcato a Fincantieri – dice Pizzolitto – di fornire quanto prima informazioni spettanti per legge al Sindacato, quali le schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, i carichi di lavoro suddivisi per reparti e la formazione in corso nel 2009 per operai, impiegati e quadri”.
Il Piccolo, 10 luglio 2009
INTEGRATIVO FINCANTIERI
Sospesi sciopero e picchetti, giovedì incontro con l’azienda
Niente sciopero oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La Fiom-Cgil aveva proclamato una sospensione del lavoro di 3 ore a sostegno della sua vertenza per il rinnovo del contratto integrativo, ma ha deciso nella tarda mattinata di ieri di sospendere l’iniziativa a fronte della convocazione di un incontro da parte di Fincantieri per giovedì prossimo. «A seguito di questa convocazione – si legge in una brevissima nota dell’organizzazione sindacale – la segreteria nazionale della Fiom ha deciso di sospendere le iniziative di lotta previste per i prossimi giorni nel gruppo e di convocare per la giornata del 10 luglio il coordinamento nazionale. Questo ai fini di trovare una soluzione positiva al conflitto sindacale aperto». Anche i rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento di Monfalcone saranno quindi oggi a Roma per il confronto interno che precederà la riapertura del dialogo con la società. Resta tutto da vedere l’esito dell’appuntamento della prossima settimana che arriva dopo mesi contrassegnati da uno scontro sempre più duro tra Fincantieri, che ha firmato l’integrativo il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, e la Fiom, che si è dichiarata contraria ai contenuti dell’intesa, chiedendo il referendum sull’accordo tra tutti i lavoratori o in alternativa la riapertura della trattativa.




