Messaggero Veneto, 01 luglio 2009
Esposti all’amianto, 8.162 gli iscritti al registro
Monfalcone: più della metà è sottoposta a un protocollo di sorveglianza sanitaria
MONFALCONE. Sono 8.162 gli iscritti al registro regionale degli esposti all’amianto. Di questi 4.856 (di cui 1.266 appartenenti alla zona dell’Azienda sanitaria isontina) sono iscritti per motivi professionali e sottoposti quindi a protocollo di sorveglianza sanitaria come previsto dalla legge regionale 22 del settembre 2001. Dei restanti 1.260 sono iscritti per motivi domestici e 2.043 per motivi ambientali. Il protocollo sanitario ha quale obiettivo principale la ricerca di malattie nuove provocate dall’amianto e non ha quindi scopi di prevenzione, «anche perché purtroppo – come ha spiegato la dottoressa Maria Munafò, medico della Medicina del lavoro – non esiste ancora un test utile per effettuare uno screening periodico che possa pronosticare la malattia».
Di amianto, di malattie provocate dalla fibra killer, di esami diagnostici e di sorveglianza sanitari si è parlato ieri all’auditorium dell’ospedale di San Polo, dove alla presenza dell’assessore regionale alla salute, Vladimir Kosic, è stato presentato il filmato “Amianto un percorso di sorveglianza sanitaria” realizzato dal settore produzioni televisive dell’Ufficio stampa della Regione per conto della Direzione centrale salute e protezione sociale e della Commissione regionale sull’amianto. Il filmato della durata di 18 minuti, riprodotto su Dvd distribuito gratuitamente a tutti i presenti, ma già consegnato anche ai medici di famiglia e alle associazioni, intende fare chiarezza sulle malattie conseguenti all’esposizione, sulla diagnosi e su ciò che spetta ai cittadini in base al programma di sorveglianza sanitaria avviato dalla Regione.
«È nostra intenzione distribuire capillarmente il dvd per consentire a chiunque e soprattutto agli addetti ai lavori di accrescere le conoscenze su un tema che ha una grande rilevanza sociale, visto che questo territorio è stato devastato dalla tragedia dell’amianto», ha detto il presidente della commissione regionale amianto, dottor Mauro Melato, mentre l’ assessore regionale Kosic ha voluto evidenziare come la capacità di prendere coscienza dei problemi, consenta poi di cercare delle soluzioni. Abbiamo impostato il lavoro su due binari: intervenire in modo appropriato e preventivo rispetto alla malattia, fornendo le informazioni dettagliate e poi organizzare i sevizi e le presenze in modo che siano rappresentate anche le associazioni, così da dare, oltre alla cura, anche giusto riconoscimento all’esposizione. È fondamentale inoltre – ha detto Kosic – condividere le stesse informazioni per condividere gli stessi obiettivi. Cerchiamo di essere coerenti ed efficaci rispetto ad un sistema che va garantito».
Un saluto è stato portato dall’assessore comunale ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, che ha ricordato come Monfalcone abbia pagato e pagherà un prezzo altissimo per la presenza dell’ amianto e come il comune abbia voluto costituirsi parte civile nei processi per le morti di amianto, «non per motivi di rivalsa, ma solo per avere giustizia Abbiamo inoltre chiesto con un ordine del giorno approvato dal consiglio comunale che Monfalcone diventi centro di riferimento regionale per le malattie asbesto correlate».
Il Piccolo, 01 luglio 2009
PRESENTATO ALL’OSPEDALE UN DVD REALIZZATO DALLA REGIONE
Esposti amianto, più di 4800 sotto sorveglianza Comune: al San Polo il centro di riferimento regionale
Dall’emergenza all’emergenza, perché terminata l’esposizione diretta all’amianto rimangono i malati, i morti, l’inquinamento ambientale. Ad affermarlo è la Commissione regionale amianto che ieri ha voluto presentare in anteprima nell’ospedale di Monfalcone, città simbolo del prezzo altissimo pagato all’uso del minerale, il filmato “Amianto, un percorso di sorveglianza sanitaria”, realizzato dall’Ufficio stampa della Regione per conto della Direzione regionale salute. La sorveglianza sanitaria è quella avviata in modo gratuito nell’ultimo bimestre del 2008 per tutte le persone iscritte nel Registro regionale esposti per motivi professionali. Si tratta di 4.856 ex lavoratori e lavoratori sul totale di 8.162 iscritti al registro. Ben 1.266 registrati per motivi di lavoro, un quarto quindi, risiedono nel Monfalconese e nel resto dell’Isontino, un’area di dimensioni ridotte. L’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ieri ha quindi ribadito l’importanza di realizzare nell’ospedale di San Polo un centro di riferimento sulle malattie asbestocorrelate per l’intero Friuli Venezia Giulia. L’assessore Morsolin ha sottolineato com’è l’attesa di salute di un territorio fortemente colpito e che continuerà a esserlo alla presenza dell’assessore regionale Vladimir Kosic che, illustrando l’iniziativa, ha affermato con forza come «solo prendendo pienamente coscienza del problema si riesce a organizzare efficacemente la risposta». La Regione si muove lungo due direttrici principali, come ha ricordato l’assessore, e si tratta della prevenzione, attraverso la massima diffusione di informazioni precise a tutti coloro che hanno corso il rischio di esposizione all’amianto, e l’organizzazione dei servizi, per attuare un percorso di cura e di adeguato risarcimento delle vittime. «Sull’amianto – ha detto Kosic – siamo riusciti a passare dalla fase di denuncia a quella di proposta, e oggi a definire le prime risposte, grazie all’alleanza tra le istituzioni e le associazioni degli esposti. Dobbiamo continuare a investire sui saperi, sull’informazione e sulla conoscenza». Introdotto dal presidente della Commissione regionale amianto, professor Mauro Melato, primario di Anatomia patologia dell’Ass Isontina, il filmato, della durata di 18 minuti, intende fare chiarezza sulle malattie conseguenti all’esposizione, sulla loro diagnosi e su ciò che i cittadini si possono attendere in base al programma di sorveglianza sanitaria. Come ha chiarito comunque ieri Maria Giovanna Munafò, responsabile della Uopsal dell’Ass Bassa friulana, rispondendo alle numerose domande di ex lavoratori dei cantieri presenti nell’auditorium del San Polo, l’obiettivo del programma è¨ comunque di far emergere i casi ancora sconosciuti di malattie professionali per segnalarli all’Inail e far ottenere i giusti indennizzi. “Non c’è una finalità di diagnosi precoce – ha aggiunto -, perché non esiste ancora alcun test diagnostico utile a rilevare precocemente questi tipi di malattia.
Un controllo annuale porta poco vantaggio rispetto all’eccesso di radiazioni cui si esporrebbe la persona per tenerla sotto controllo».
Gli esposti ieri riuniti al San Polo, alcuni poco più che cinquantenni e che hanno visto andarsene amici in sei mesi, consumati dal mesotelioma, da parte loro attendono sempre che si arrivi ad avere gli strumenti utili per prendere per tempo la malattia, cancellando l’angoscia, ieri palpabile, di non avere certezze, di convivere con quella che potrebbe essere una bomba a orologeria innescata nel proprio corpo. (la. bl.)





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