Messaggero Veneto, 02 luglio 2009
 
Monfalcone. Si tratta di dirigenti che hanno retto il cantiere di Panzano nel periodo compreso fra gli anni Sessanta e Ottanta: a chiamarli in causa undici lavoratori  
Lesioni per amianto, assolti 13 amministratori 
 
MONFALCONE. Tutti assolti i 13 imputati di lesioni colpose provocate, secondo l’accusa, dall’amianto ad altrettanti ex dipendenti della Italcantieri e della Centrale elettrica. La sentenza di proscioglimento con la formula perché il fatto non sussiste è stata pronunciata, ieri, dal giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Paola Santangelo, che ha, in sostanza, accolto le richieste formulate in tal senso dallo stesso pubblico ministero e dai difensori.
Sul banco degli imputati ex dirigenti e amministratori che hanno retto il cantiere di Panzano nel periodo che va da metà degli anni Sessanta a tutto l’Ottanta, quelli della Centrale Enel e uno della Beraud, una delle più grandi imprese dell’appalto presenti tutt’ora nel cantiere navale monfalconese.
E precisamente: l’attuale presidente di Fincantieri, Corrado Antonini, in qualità di amministratore delegato e direttore generale della società, tra il luglio ’91 e il maggio ’97, Giorgio Tupini e Vittorio Fanfani, presidenti del consiglio di amministrazione dell’Italcantieri rispettivamente nella seconda metà degli anni Sessanta e dal ’74 all’84, Enrico Bocchini, presidente del Cda dall’85 al ’91, Mario Lippi, direttore dello stabilimento dal ’66 al ’72, Dario Alessandrini e Giancarlo Testa, direttori del cantiere dall’85 all’87 e dall’inizio dell’88 all’ottobre ’96. A costoro vanno aggiunti Barbotto Beraud dell’omonima impresa nonché Francesco Corbellini e Franco Viezzoli, presidenti dell’Enel tra il ’79 e il ’96, Sergio Feudale, Guido Benettello e Maurizio Voltan, direttori della Centrale termoelettrica.
A chiamarli in causa 11 dipendenti della Fincantieri, uno della Beraud e uno dell’allora Centrale Enel i quali, essendo stati esposti all’amianto, avevano lamentato neoplasie plastiche, placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari da asbestosi.
In questo caso, però, dalle perizie è emerso come le placche pleuriche non fossero da considerarsi lesioni penalmente rilevanti. Da qui, la richiesta di assoluzione, avanzata sia dal pm che dai difensori, avvocati Pagano, Cassiani, Borgna, Bruno, Obizzi e Panagia. La condanna degli imputati e il risarcimento danni era stato, invece, sollecitato dai rappresentanti di parte civile, avvocati Ferrara, Cavallo, Donolato e Benzoni.
Quello conclusosi, ieri, a tre anni di distanza dal suo avvio, è uno dei tanti processi legati ai danni derivanti dall’esposizione all’amianto. Nell’aprile dello scorso anno, come si ricorderà, era stata pronunciata, sempre in tema di amianto, la prima sentenza di condanna non per lesioni ma per omicidio colposo. All’ex direttore dell’Italcantieri Manlio Lippi era stato inflitto un anno di reclusione con la condizionale, oltre al risarcimento alla parte civile, i familiari di Annamaria Greco, dipendente di una ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere, deceduta nel ’98, a soli 52 anni, per mesetelioma alla pleura. (n.v.)

Il Piccolo, 02 luglio 2009 
 
LA CAUSA PENALE PROMOSSA DA 13 LAVORATORI  
Lesioni da amianto non rilevanti, assolti  
Imputati di lesioni colpose i vertici di Italcantieri, Enel e Beraud
 
 
di FRANCO FEMIA

Sono stati assolti perché il fatto non sussiste i vertici dell’ex Italcantieri, della centrale elettrica e della Beraud accusati di lesioni colpose nei confronti di 13 ex dipendenti colpiti da lesioni dovute, secondo quanto recitava il capo di imputazione, all’esposizione all’amianto.
Il giudice Paola Santangelo, accogliendo anche la richiesta del pubblico ministero, ha ritenuto che non ci fossero le prove di colpevolezza. A favore degli imputati gli esiti delle perizie medico-legali che avevano sostenuto come le placche pleuriche riscontrate negli ex dipendenti dello stabilimento di Panzano e dell’Enel non erano tali da essere penalmente rilevanti.
Era questa anche la richiesta avanzata dal collegio di difesa (avvocati Pagano, Cassiani, Borgna, Bruno, Obizzi e Parragia), mentre le parti civili (avvocati Donolato, Ferrara, Cavallo e Benzoni) avevano chiesto un risarcimento danni da quantificarsi in sede civile.
I fatti di cui si è dibattuto durante il processo, caratterizzato da diverse udienze, occupano uno spazio temporale che va dagli anni Sessanta agli Ottanta durante i quali ai vertici dell’allora Italcantieri si erano avvicendati Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani, Enrico Bocchini, Manlio Lippi, Corrado Antonini, Dario Alessandrini e Giancarlo Testa. Citati a giudizio anche Francesco Corbellini e Franco Viezzoli già presidente dell’Enel tra il 1980 e il 1996, l’ingegnere monfalconese Maurizio Voltan, direttore della centrale elettrica di Monfalcone. Imputato anche Ognissanti Barbotto Beraud, amministratore delegato della Santino e Mario Beraud, ditta che aveva operato all’interno dello stabilimento di Panzano.
I 13 ex dipendenti aveva presentato una denuncia alla Procura della Repubblica lamentando che avevano riportate le lesioni polmonari durante quella che loro avevano ritenuto esposizioni all’amianto. Ma le perizie mediche hanno rilevato che placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari non potevano essere correlate all’asbestosi.
Al tribunale di Gorizia sono in svolgimento altri processi per omicidio colposo derivanti dall’esposizione all’amianto che vedono sempre imputati i vertici dell’ex Italcantieri. Il tribunale goriziano ha già emesso due sentenze per il caso amianto, una di condanna e l’altra di assoluzione.

Il Piccolo, 03 luglio 2009
 
Anche Fiom e Cgil parte civile nei processi sui decessi per amianto 
 
Anche Cgil e Fiom provinciale si costituiranno, a partire dall’udienza di lunedì prossimo relativa a 15 decessi da amianto, parte civile nei processi a carico di dirigenti ed ex dirigenti del cantiere navale di Monfalcone per le morti di lavoratori e lavoratrici dello stabilimento esposti al minerale killer. L’organizzazione sindacale, però, ha intenzione anche di rivolgersi al giudice del Lavoro, sulla scia dell’esperienza già effettuata a Venezia, per ottenere il riconoscimento economico del danno differenziale, cioè del risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona, tolto in sostanza quanto erogato dall’Inail.
«Si potrà dire che Cgil e Fiom arrivano per buone ultime alla costituzione di parte civile – ha spiegato ieri, illustrando l’azione intrapresa, il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva -. Siamo arrivati a questa decisione ora, perché riteniamo in qualche modo conclusa la fase della contrattazione e ora riteniamo di dover pensare in modo diverso ai danni subiti dai nostri iscritti». Senza interrompere comunque l’impegno per fare in modo che altri cento lavoratori di Fincantieri si arrivi al riconoscimento del minimo di dieci anni di esposizione all’amianto necessari per ottenere i benefici pensionistici previsti per legge.
Cgil e Fiom continueranno inoltre a sostenere con forza la richiesta di costituire nell’ospedale di Monfalcone di un centro di riferimento regionale e per tutta l’area Adriatica per le malattie asbestocorrelate.
«Abbiamo saputo dell’amianto in cantiere alla metà  degli anni ‘70 e da allora tutto il sindacato, non solo la Cgil e la Fiom – ha aggiunto Liva – ha chiesto, quindi ben prima della normativa del 1992, la rimozione dell’amianto dallo stabilimento». Dopo il varo della legge, dal 1993 al 1997, è iniziatva la fase della contrattazione, con il ministero del Lavoro e l’Inail, per arrivare al riconoscimento dell’esposizione, ottenuto grazie alla presentazione di una documentazione che include le bolle d’ingresso del materiale in cantiere. Come primo risultato è arrivato il riconoscimento dell’uso dell’amianto fino all’ottobre del 1985, termine poi prolungato fino alla fine del 1988.
«Così dal 2000 al 2003 i lavoratori usciti dal cantiere grazie al riconoscimento dell’esposizione sono stati 1300 cui se ne sono aggiunti altri 600 negli ultimi anni – ha ricordato Liva -, mentre gli ex lavoratori la cui pensione è stata integrata grazie al riconoscimento sono 1000. Dal 1975 a oggi la scelta è¨ quindi stata quella di fare il nostro mestiere, cioè cercare di portare a casa più risultati possibile per i lavoratori. Adesso pensiamo di poter imboccare una strada diversa».
Stando al legale della Cgil, avvocato Luigi Genovese, ci sono tutte le ragioni giuridiche che legittimano un intervento del sindacato nei processi, mentre l’avvocato Giancarlo Moro del Foro di Padova, che collabora con la Cgil nazionale, ha preannunciato la volontà  del sindacato di aiutare i lavoratori a ottenere il risarcimento del danno differenziale, «la cui entità economica in alcuni casi è stata doppia rispetto l’indennizzo ricevuto dall’Inail». (la. bl.)

Messaggero Veneto, 03 luglio 2009 
 
Processi per amianto: Fiom e Cgil parte civile 
 
MONFALCONE. Fiom e Cgil si costituiranno parte civile nei processi per le morti di amianto. Lo hanno comunicato ieri i segretari provinciali di Cgil, Paolo Liva, e di Fiom, Thomas Casotto, informando che la costituzione di parte civile avverrà sia per i processi in corso, sia per quelli a venire, seguiti dagli avvocati Luigi Genovese (dell’ufficio legale vertenze del sindacato) e Giancarlo Moro (che più volte ha collaborato con Cgil nazionale).
«Vogliamo innanzi tutto sgomberare il campo dall’idea che il sindacato sapesse e non abbia parlato per salvaguardare i livelli occupazionali. Non è vero. Il sindacato ha saputo dell’amianto negli anni 80 e da allora – spiega Liva – ha combattuto». Prima per avere una legge che dichiarasse fuori legge l’amianto e poi dal 1993 al 1997 nella contrattazione con Inail per il riconoscimento all’esposizione, che è stato ottenuto fino al 1985. Dal 2000 al 2003 sono stati 1.300 i lavoratori che hanno avuto il riconoscimento e altri 600 negli anni successivi. Riconoscimento che è stato ottenuto anche per altri 1.000 dipendenti del cantiere già in pensione.
«In Fincantieri ci sono ancora 100 casi sospesi di persone riconosciute come esposte, ma non per i dieci anni necessari ad avere un beneficio. Per questi continueremo a operare. Quindi la nostra scelta dal 1975 a oggi è stata quella di fare il nostro mestiere: ossia contrattare. Oggi – ha detto ancora Liva – è giunto il tempo di pensare a noi, che siamo stati pure danneggiati, visto che gli effetti dell’esposizione ricadono su tutta la società e quindi ci costituiamo parte civile».
Ha annunciato anche che assieme ai legali sarà avviato anche un progetto di tutela per ottenere un risarcimento economico differenziale per chi ha subito i danni dell’amianto. Sono stati gli avvocati Genovese e Moro a spiegare che la prima costituzione di parte civile avverrà nel corso dell’udienza del 6 luglio, udienza di un processo per più casi di morti provocate dall’amianto. «Credo che Fincantieri debba essere chiamata a una responsabilità civile anche nei confronti dei lavoratori delle ditte in appalto», ha detto Genovese, mentre Moro ha spiegato che si lavorerà anche per ottenere un risarcimento differenziale, «ossia un risarcimento che valuti il danno subito, non solo fisico, ma anche psicologico o esistenziale».