Stai sfogliando l'archivio mensile di luglio 2009.

Il Piccolo, 19 luglio 2009 
 
Rumore dalla Centrale, è protesta nel rione  
Molte lamentele nel rione Enel per i lavori di svuotamento di una grande vasca
 
 
Sono giorni di passione per i residenti del rione Enel, costretti a restare barricati in casa, con porte e finestre ermeticamente sigillate, pur di non avvertire i continui, fastidiosi, molesti rumori che provengono dalla centrale A2A (ex Endesa). La prima a segnalare il diffuso disagio, ieri mattina, è stata una signora che risiede al civico 8 di via Lisert, la strada che confina direttamente con l’impianto. «E’ da giorni – tuona la cittadina – che non abbiamo più pace: la mattina presto arrivano i camion di una ditta specializzata nell’asporto di liquidi dai pozzi neri e subito gli operai attaccano le pompe per rimuovere il materiale dalla grande vasca che è stata posizionata sul piazzale della centrale. Queste pompe provocano un frastuono difficilmente sopportabile da chi, come me, ha il giardino a dieci metri in linea d’aria di distanza dal sito in cui vengono svolte tali operazioni». «Non dico – chiarisce – che questa procedura non debba essere svolta, chiedo solo che la si faccia in un altro punto, così da poter tenere aperte porte e finestre. Qui non si vive più». Va detto che l’azienda svuotale vasche al mattino proprio per non disturbare il sonno di quanti al pomeriggio vogliono schiacciare un pisolino, tuttavia i disturbi acustici – a detta dei residenti – prosegue. «E’ vero – ammette la cittadina – che da quando la fabbrica ha adottato alcuni accorgimenti il problema delle polveri, molto sentito fino a tempo fa, si è praticamente azzerato, ma sul fronte delle vibrazioni e dei rumori la situazione pare anzi peggiorata. La mia casa c’era prima della nascita della centrale e ancora oggi mi chiedo come si sia potuto dare il permesso per costruirla. Si dirà che erano altri tempi, che c’era scarsa informazione, ma oggi a patire siamo sempre noi». “E’ una vergogna – sbotta il vicino Albano Colovatti – da quando è in moto il desolforatore siamo costretti a starcene chiusi in casa. I rumori ci fanno impazzire». «A volte – riferisce Antonio Iacumin, che per 14 anni ha vissuto nel rione – sento il frastuono della centrale fino in via Romana: questo non è solo il problema di un quartiere ma di tutta la città». (t. c.)

Il Piccolo, 17 luglio 2009 
 
DOPO LA FIRMA DELL’INTESA CHE VEDE IL RIENTRO DELLA FIOM-CGIL  
Fincantieri, torna la pace sociale Ora si punta su nuove commesse
 
 
di DOMENICO DIACO

La rappresentanza sindacale della Fiom-Cgil all’interno della Rsu dello stabilimento Fincantieri di Panzano saluta la nuova firma dell’accordo integrativo di gruppo con l’azienda come un successo, ma non certo come una vittoria. «Questo non è l’accordo che volevamo – afferma Moreno Luxich della Fiom-Cgil nella Rsu di Panzano – ma è certamente migliorativo rispetto a quell’intesa che il primo aprile scorso la nostra organizzazione sindacale si era rifiutata di sottoscrivere». «Si tratta di un verbale di accordo che ci fa molto piacere – afferma il segretario provinciale della Uilm e rappresentante della Rsu, Luca Furlan -. Ci fa piacere perché significa un rientro della Fiom». «In questo momento di crisi diffusa, la pace sociale diventa un elemento importante per consentire all’industria di affrontare la crisi, aggredendo il mercato e conquistando nuove commesse». «Un’intesa, quest’ultima – aggiunge Furlan – che spero possa rappresentare anche l’avvio di una ricucitura tra Fim e Fiom anche se non possiamo dimenticare gli attacchi, anche personali, che abbiano subito in questi ultimi mesi».
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Fincantieri sull’intesa che recupera la rottura tra la Fiom e gli altri sindacati: «L’azienda ha sempre lavorato per raggiungere l’unitarietà con tutte le componenti sindacali, cosciente del fatto che mai come in questo momento è indispensabile il massimo della coesione per il recupero dell’efficienza necessaria ad affrontare con successo la drammatica crisi del settore».
La ripresa delle trattative che hanno portato alla firma della nuova intesa firmata ieri a Roma da Fim, Fiom, Uilm e Ugl nazionali da una parte e società dall’altra, sono, secondo Luxich, frutto degli scioperi proclamati dalla Fiom per denunciare un accordo sul quale erano state manifestate diverse perplessità e opposizioni. Un accordo, quello dell’aprile scorso, che non era piaciuto neppure alla Fim provinciale di Gorizia e al rappresentante della stessa organizzazione all’interno della Rsu monfalconese che si era dunque posta in netto contrasto con i vertici nazionali del sindacato dei metalmeccanici della Cisl. Diverse ore di sciopero per arrivare al contratto di aprile e una trentina per contestarlo e per giungere alla nuova intesa. «La mobilitazione – sottolinea Luxich – è dunque servita, ma voglio sottolineare che non siamo il sindacato che dice sempre no. Ad ogni modo il nuovo accordo porterà soldi nelle tasche dei lavoratori già entro l’anno». Per quanto riguarda il recupero dell’efficienza, fissato nel 20%, la Fiom di Monfalcone ritiene importante l’impegno espresso dall’azienda a intervenire sull’organizzazione del lavoro e sull’impiantistica dello stabilimento di Panzano, il più importante del gruppo navalmeccanico.
 
IL PERSONAGGIO  
«Io la vertenza non l’avrei gestita così»
«Oggi anche il sindacato ha smarrito l’ideologia, si pensa solo ai soldi» 
Franco Buttignon, storico dirigente Fiom
 
 
Quasi trent’anni di cantiere alle spalle per Franco Buttignon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu fino al 2005, non trancia giudizi sulla vertenza che si è appena chiusa ieri, forse senza vinti né vincitori, ma rimugina solo quanta acqua ne é passata sotto i ponti dalle lotte sindacali di un tempo a oggi. «Un tempo la battaglia sarebbe stata gestita in modo diverso – spiega Buttignon – perché tutto era diverso: i metalmeccanici erano uniti, i dirigenti del cantiere erano radicati nel territorio e in ciò che si faceva in cantiere, i lavoratori si muovevano anche sui princìpi». Fincantieri era ancora una vera e propria azienda pubblica. «Per quel che riguarda l’azienda ora l’unico imperativo è quello di far quadrare i conti – snocciola Buttignon -. I nuovi dirigenti sono usciti dalla Bocconi e per loro è indifferente se si fanno bici o navi». C’è meno cuore in giro, insomma, secondo Buttignon, che pensa però anche al sindacato. «Una volta si facevano ragionamenti più profondi, magari si litigava, ma poi fuori dalla sede tutti uniti – non nasconde Buttignon, delegato Fiom dal 1988 in un cantiere in cui è entrato nel 1981 -. Come nella politica odierna, si vive con maggior volgarità il presente. E in ogni caso anche i lavoratori sono “altri” rispetto al passato e così la battaglia che si è appena chiusa è stata soprattutto legata alla “scarsela”. Di ideologia non è rimasta davvero molta. Non è che la gente in stabilimento non si chieda fino a che punto reggerà il sistema costruito sull’appalto, ma poi non si va oltre la discussione, Intanto all’appalto Fincantieri sta chiedendo ribassi che si aggirano sul 20%».
Questo è il ritratto di un cantiere che con quello di soli 15 anni fa non ha più molto da spartire, lascia intendere Buttignon. «Alla fine, qui e ora, non si poteva gestire questa vertenza in modo diverso», conclude.
Laura Blasich 
 
Il Piccolo, 18 luglio 2009 
 
PRESENTI SOLO FIOM E UGL  
Fincantieri, la Rsu approva l’integrativo-bis
 
 
La Rsu dello stabilimento di Panzano della Fincantieri ha approvato il verbale di accordo sottoscritto giovedì a Roma tra Fiom, Fim, Uilm e Ugl nazionali con l’azienda, una sorta di contratto integrativo-bis rispetto a quello firmato il 4 aprile scorso a cui però non avevano aderito i metalmeccanici della Cgil.
Ad approvare l’intesa-bis è stata ieri una Rsu con molti assenti. Erani infatti presenti 8 delegati della Fiom-Cgil (un altro aveva delegato un collega a rappresentarlo) e tre dell’Ugl. Assenti i due rappresentanti della Fim-Cisl, i quattro della Uilm-Uil e i due della Failms-Cisal.
Dunque, presente la maggioranza dei delegati, il verbale è stato approvato. Martedì prossimo si terranno nello stabilimento diverse assemblee per illustrare i contenuti dell’accordo che verrà poi sottoposto al voto dei lavoratori in un referendum che la Fiom presente nella Rsu di Panzano intende indire ancor prima delle date del 28 e 29 luglio indicate a livello nazionale.
In merito all’approvazione della verbale da parte della Rsu dello stabilimneto di Panzano della Fincantieri, la componente dell’Ugl rileva che «è indispensabile tornare a un agire sindacale etico e coerente dove pur rivendicando le diversità idoelogiche, la passione del lavorare a beneficio della classe operaia non deva mai passare in secondo piano rispetto alla realizzazione politica».
Parole dure rivolte alla Fiom da parte dei delegati dell’Ugl che sull’intesa sottoscritta giovedì a Roma hanno dato una diversa interpretazione politica da qualle sostenuta dai rappresentanti sindacali dei metalmeccanici della Cgil nella Rsu.
Inspiegabile, secondo Moreno Luxich, coordinatore della Fiom all’interno della Rsu della Fincaniteri di Panzano, l’assenza dei colleghi della Fim, della Uilm, organizzazioni che pure hanno sottoscritto l’accordo del primo aprile e quello dell’altroieri.
«Non capisco tale assenza – aggiunge Luxich – che per me rappresenta una vera e propria contraddizione».
Il referendum che la Fiom intende indire a Panzano riguarderà tutti i lavoratori e non soltanto quelli iscritti al sindacato dei metalmeccanci della Cgil. Se l’intesa sarà approvato allora la Fiom nazionale procederà alla firma dell’intesa.
Luxich ci tiene però a sottolineare che il verbale di accordo sottoscritto l’altroieri a Roma, pur essendo migliorativo dell’accordo separato, non rappresenta ancora quello che i metalmeccanici della Cgil volevano. L’intesa di giovedì prevede però una serie di confronti con l’azienda secondo un determinato calendario ai quali la Fiom si presenterà con proposte di ulteriori miglioramenti rispetto all’acccordo sull’integrativo del primo aprile scorso.

Il Piccolo, 08 agosto 2009 
 
Fincantieri: senza firma niente premio di efficienza  
L’azienda accusa Fim, Fiom e Uil: così in un semestre gli operai perdono 750 euro lordi
 
 
Niente firma, niente soldi. L’equazione è presto fatta. Il cantiere di Monfalcone è l’unico stabilimento Fincantieri in Italia in cui le Rsu non hanno accettato il punto del contratto integrativo che prevede le cosiddette ”scale di efficienza”. Il risultato? «Se i sindacati non si decideranno a firmare – spiegano da Fincantieri – l’azienda non potrà versare ai lavoratori il premio di efficienza previsto per il primo semestre 2009, cioè 750 euro lordi».
Il confronto tra sindacati e azienda sull’integrativo sembra destinato ad arrivare, ancora una volta, al muro contro muro. Se a livello nazionale, infatti, le sigle sindacali (Fiom compresa) il 16 luglio avevano accettato, dopo lunghe e accese trattative, il premio di efficienza contenuto nel contratto, a Monfalcone, quella firma, da parte di Fim, Fiom e Uilm non è mai arrivata. «Proprio ieri (l’altro ieri, ndr.) anche nello stabilimento di Genova-Sestri Ponente si è riusciti a raggiungere l’accordo – spiega ancora l’azienda -. Monfalcone rimane quindi l’unico cantiere in cui azienda e rappresentanti dei lavoratori non riescono a concordare sul punto relativo al premio di efficienza. Ciò significa che i 750 euro lordi previsti per questi primi sei mesi per ogni lavoratore non arriveranno negli stipendi».
Poi una considerazione generale: «Dispiace e risulta incomprensibile – aggiungono ancora da Fincantieri – che in un momento di crisi economica così profondo come quello attuale, non si riesca a trovare una coesione e un clima collaborativo tra lavoratori e azienda, a causa di evidenti resistenze ideologiche da parte dei sindacati». (el. col.)

Il Piccolo, 09 agosto 2009 
 
DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’AZIENDA NAVALE SUL PAGAMENTO DEL PREMIO DI EFFICIENZA  
I cantierini: «Basta scontri. Noi vogliano i soldi»  
Gli operai chiedono al sindacato di sottoscrivere l’accordo che sblocca il premio di 750 euro
 
 
di ELISA COLONI

Meno contrapposizioni ideologiche e più soldi in busta paga. Meno scontri tra azienda e sindacati e più chiarezza. «Già noi metalmeccanici siamo mal pagati, subiamo e subiremo più di altri le bastonate della crisi economica. Adesso basta. Le Rsu puntano i piedi sulla questione del premio di efficienza? Forse, visti i tempi che corrono, sarebbe meglio firmare l’accordo e avere quei 750 euro in busta paga».
Per molti dei dipendenti Fincantieri con questo weekend è iniziato il periodo delle ferie. Ma tra chi ieri, finito il turno, usciva alle 14 dai cancelli, serpeggiava un palpabile malumore. Dopo la notizia resa nota dall’azienda, che ha comunicato che Monfalcone è l’unico stabilimento italiano in cui le Rsu non hanno firmato il punto dell’integrativo relativo al premio di efficienza e che quindi non verrà versato ai dipendenti il premio a fine anno (pari a 750 euro lordi per un semestre, al quinto livello), tra i lavoratori impegnati nello stabilimento il morale era a terra.
Pur preferendo restare nell’anonimato, più di qualche cantierino ha voluto commentare. «Qui il lavoro non è più quello di dieci anni fa. Adesso c’è la crisi – ha spiegato un operaio veneto -. E il continuo scontro tra azienda e sindacati non fa che peggiorare le cose. È il momento di prendere tutti i soldi che arrivano. Mi auguro che le Rsu firmino l’intesa sul premio di efficienza e che quei 750 euro ci arrivino. Già ne abbiamo persi 193 per le mancate prove della Dream». «Il punto chiave è la chiarezza – ha aggiunto un altro operaio -. Né da parte dei sindacati né da parte dell’azienda abbiamo ricevuto, negli ultimi mesi, notizie chiare e univoche. Non capiamo più nulla: quanti premi esistono, quanti soldi ci spettano, che obiettivi dobbiamo raggiungere. A volte penso che da entrambe le parti ci sia solo l’intenzione di gettarci fumo negli occhi».
E in effetti, ascoltando le parole dei dipendenti Fincantieri che uscivano dallo stabilimento di Panzano, l’impressione era proprio questa: che il nodo-integrativo, per gli operai, fosse ancora tutto da sciogliere, come una sorta di grande groviglio di tavoli e intese, punti e programmi, molto lontano dalle difficoltà concrete. «Che l’azienda cerchi di mettere i lavoratori contro i sindacati non è un mistero – ha commentato un altro cantierino – ma penso che sia arrivato il momento, per i sindacati, di abbandonare le posizioni ideologiche. Io, quei 750 euro in busta paga, li vorrei. Che si decidano a firmare e trovino un accordo». Completamente senza speranza, invece, un altro operaio: «Che si firmi o meno, mi sa che quei soldi non arriveranno mai. Staremo a vedere, ma non mi fido più di nessuno».
Ma qual è l’opinione dei rappresentanti dei lavoratori? L’unica a prendere posizione è la Uilm, visto che Moreno Luxich, coordinatore dalla Fiom nella Rsu, non ha voluto rilasciare dichiarazioni e non è stato possibile rintracciare i delegati della Fim. «L’azienda dice che Monfalcone è l’unico cantiere in cui non si è firmato l’accordo sul premio di efficienza? Vero. Peccato che sia anche l’unico in cui i lavoratori non hanno, ingiustamente, ricevuto i 193 euro lordi del premio di programma – spiega Andrea Holjar della Uilm -. L’azienda sostiene che sia stata colpa degli scioperi, che hanno impedito le prove della Dream, ma noi non concordiamo. E poi c’è da aggiungere che, a differenza degli altri stabilimenti, le comunicazioni nei nostri confronti sono state difficili e tardive. Nonostante questo, capisco i lavoratori che oggi si lamentano per la paura di non ricevere quei 750 euro. Credo che l’accordo vada firmato e mi auguro che lo si faccia a settembre, al ritorno dalle ferie».
Ma come funziona il premio di efficienza? «A ogni lavoratore spettano 1500 euro lordi annui in base al raggiungimento di un obiettivo, suddiviso in 20 punti. Una sorta di scala: a ogni gradino raggiunto equivale una parte del premio. Se si arriva in cima alla scala, scatta il versamento dei 1500 euro. Il problema è che – aggiunge Holjar – per capire di quanto migliora la produzione, bisogna sapere qual è lo stato attuale delle officine, firmando un accordo che preveda l’istituzione di apposite commissioni. È questo l’accordo non ancora firmato, a causa dei ritardi e dei problemi interni che ci sono stati negli ultimi mesi. L’azienda ha comunque garantito che per questo semestre il premio verrà versato, come se fossero stati raggiunti i 20 punti. Ma solo se l’accordo verrà siglato dalle Rsu».

Il Piccolo, 10 agosto 2009 
 
SCONTRO NELLA RSU DELLO STABILIMENTO DI PANZANO  
Fincantieri, sindacati divisi sul premio di 750 euro  
La Failms alla Fiom: basta ideologie, firmi l’intesa. Marcatti (Ugl): comprendo il malumore degli operai
 
 
di ELISA COLONI

Il cantiere di Panzano rallenta temporaneamente i motori in occasione delle ferie di agosto, ma la vita dello stabilimento, almeno sul fronte sindacale, rimane bollente, con le Rsu sempre più divise tra loro. Ogni sigla sindacale con le proprie istanze, i propri tempi, le proprie ”ricette” per far uscire indenni i lavoratori dall’attuale momento di crisi economica, che è inevitabilmente piombata anche su un big della cantieristica come Fincantieri.
Rimane ancora aperto il dibattito dopo le polemiche degli ultimi giorni. L’azienda aveva dato un ”ultimatum” alle Rsu dello stabilimento, evidenziando che quello di Monfalcone rimane l’unico cantiere del gruppo in cui i rappresentanti dei lavoratori non hanno ancora firmato il punto dell’integrativo relativo al premio di efficienza. Sottolineando che, se quella firma non dovesse arrivare, i 750 euro lordi di premio semestrale previsti a fine anno non verranno messi in busta paga.
Una notizia che i diretti interessati, cioè i dipendenti Fincantieri, non hanno ben digerito. E stando almeno alle dichiarazioni dei cantierini che l’altro ieri uscivano dai cancelli di Panzano, il messaggio rivolto ai sindacati suonava forte e chiaro: «Mettetevi d’accordo tra di voi e parlate con chiarezza. Nelle officine vogliamo meno politica e più sindacato. E, soprattutto, fate in modo che i soldi che ci spettano finiscano negli stipendi».
Dopo la Uilm, che ieri ha sottolineato che «l’accordo deve essere trovato al ritorno dalle ferie, per garantire i 750 euro ai lavoratori», ora intervengono anche Ugl e Failms-Cisal. Entrambi in difesa degli operai, ma proponendo ognuno un metodo diverso. Se l’Ugl coglie al volo le lamentele dei lavoratori, sottolinenado come il clima in cantiere stia diventando sempre più «teso» e «confuso», la Failms attacca la Fiom e minaccia cause contro Fincantieri.
«I dipendenti hanno ragione – spiega Mauro Marcatti, della Rsu Ugl – perché credo che mai come in questo periodo ci sia un clima di confusione e incertezza in azienda. Abbiamo firmato l’integrativo in aprile convinti che fosse la scela più giusta. Auspico che dopo la pausa per le ferie collettive ci sarà da parte dell’azienda e dei sindacati la volontà di sedersi attorno a un tavolo per fare il punto della situazione per quanto concerne l’erogazione del premio di efficienza e i carichi di lavoro. Anche perché persistono alcuni problemi da risolvere. Un esempio? Il trattamento differenziato tra lavoratori diretti (chi opera a bordo delle navi come gruisti, carperntieri, saldatori, ndr.) e indiretti (chi sta a terra, ndr.). Anche se arrivasse la firma, infatti, i secondi percepirebbero il 30% in meno del premio di efficienza. In questo modo l’azienda mette l’uno contro l’altro i lavoratori». Poi Marcatti lancia una frecciata in direzione della Fiom: «L’azienda ha assunto un atteggiamento negativo nei confronti della Rsu anche a causa dell’insistente contrasto della Fiom, che ha tirato troppo la corda. E ora l’azienda coglie la palla al balzo e ci marcia». Poi non rinuncia a una ”bacchettata” finale a Fincantieri: «I dirigenti non sono esenti da responsabilità. Sostengono di avere il controllo della situazione, ma in realtà sembra che la gestione dei rapporti interni allo stabilimento sia sfuggita di mano».
Sul piede di guerra il sindacato autonomo della Failms (l’unico a non aver firmato l’integrativo), che per voce di Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto attacca un po’ tutti: «Capisco il malumore dei lavoratori, ma li invito anche a ricordare che, a prescindere dalla crisi economica, bisogna stare attenti: accettare determinate condizioni imposte dall’azienda oggi può equivalere a perdere potere contrattuale domani anche su questioni più serie, come i licenziamenti». Poi arriva la critica nei confronti dei sindacati «politicizzati» che, secondo Ballaben, «avendo accettato l’integrativo, farebbero bene a mettere la firma al documento relativo al premio di efficienza per non far perdere i soldi agli operai». «Sembra comunque impossibile – continua – parlare con un’unica voce all’interno della Rsu perché Fiom, Fim e Uilm sono legate a partiti politici. Ma non capiscono che ai lavoratori non interessa che la politica entri in azienda. È anche per colpa della Fiom che gli operai hanno perso i 193 euro del premio di programma legato alle prove della Dream. I nostri tesserati sono furibondi e vogliono quei soldi. Il nostro sindacato sta preparando un’azione legale nei confronti di Fincantieri per far ottenere ai lavoratori la retribuzione prevista».

Il Piccolo, 11 agosto 2009 
 
Fiom, Fim e Uilm unite: «Sul premio di efficienza Fincantieri ricatta gli operai»  
 
Un «ricatto». Una «minaccia». È così che Fiom, Fim e Uilm definiscono, in un comunicato unitario, la presa di posizione di Fincantieri, che alcuni giorni fa ha comunicato che non verserà ai lavoratori in busta paga a fine anno i 750 euro lordi del premio di efficienza semestrale se le Rsu non firmeranno il verbale che di fatto avvia il sistema di efficienza correlato al premio di risultato. «Si tratta di un ricatto – spiegano le tre sigle sindacali – perché quella firma è inserita all’interno di un pacchetto che l’azienda ci ha proposto, comprensivo di altre clausole che non intendiamo accettare». Fiom, Fim e Uilm si riferiscono al premio di programma: «Non siamo assolutamente d’accordo con l’azienda quando attribuisce il mancato raggiungimento del premio per le prove in mare della Dream (di 193 euro, ndr.) alle agitazioni sindacali. Noi ci stiamo battendo affinché quei soldi arrivino nelle tasche degli operai, ma di fronte alle nostre rimostranze, l’azienda, per il recupero del premio, ci ha proposto una soluzione inaccettabile: varo della nave in costruzione, con saldatura al 100%, accensione caldaia, 3 motori entro la fine di dicembre. Si tratta di una soluzione assolutamente peggiorativa». In pratica, stando ai sindacati, l’azienda dice ai lavoratori: vi diamo quei 193 euro, però solo se raggiungete una serie di obiettivi con la nuova nave entro dicembre. «Premio di programma e premio di efficienza sono legati a filo doppio: l’azienda ci ha proposto un pacchetto prendere o lasciare, vincolando la firma del verbale sull’efficienza all’accettazione delle clausole realtive al recupero del premio di programma, con chiare intenzioni ricattatorie. Inoltre, lo scorso 5 agosto noi rappresentanti dei sindacati ci eravamo messi d’accoro per affrontare la quesione al rientro delle ferie. Il fatto che l’azienda ne abbia approfittato per minacciare di non pagare il premio ai dipendenti, non è accettabile».
Relativamente al premio di programma interviene anche il segretario provinciale della Failms Fabrizio Ballaben, che spiega: «Abbiamo dato mandato ai nostri legali, come per altre azioni collettive di tutela dei nostri associati, di promuovere un’azione legale finalizzata al recupero di quanto spetta ai lavoratori. Il 5 agosto i delegati delle Rsu Failms, dopo le numerose lamentele pervenuteci dai nostri iscritti, si sono incontrati con la Direzione di stabilimento per discutere della mancata corresponsione del premio prove a mare, un accordo sottoscritto a livello nazionale e successivamente a livello locale. Eisistono quattro vincoli di programma, quattro step. In un primo momento potrebbe sembrare che gli appuntamenti programmatici siano stati individuati perché tutti cadono nel corso del 2009. Ma già da ora siamo in grado di dire che per quanto riguarda due step l’azienda tenderà a sollevare tutte le obiezioni possibili per dimostrare che non sono stati raggiunti». (el.col.)

Messaggero Veneto, 11 agosto 2009 
 
Monfalcone. I sindacati accusano l’azienda che non ha versato il premio di efficienza per il primo semestre del 2009  
«La posizione della Fincantieri è inaccettabile»
 
 
MONFALCONE. «Inaccettabile»: così definisce la segreteria provinciale e nazionale di Fiom Cgil, la posizione di Fincantieri rispetto al mancato versamento del premio di efficienza per il primo semestre e quindi ai 750 euro lordi che non sono stati inclusi nella busta paga. Fincantieri nei giorni scorsi aveva spiegato come la mancata accettazione da parte dei sindacati dello stabilimento di Monfalcone del punto del contratto integrativo che prevede le scale di efficienza potrebbe portare l’azienda a non versare ai lavoratori il premio di efficienza previsto per il primo semestre. L’azienda aveva evidenziato come la situazione si verifichi solo a Monfalcone e aveva sollecitato responsabilità da parte dei rappresentanti sindacali, visto anche il difficile momento di crisi. «La ripartizione del recupero del 20% di efficienza doveva essere equamente divisa tra l’azienda (organizzazione, impianti, formazione, sicurezza, recupero costi generali) e la prestazione di lavoro (miglioramento qualitativo e quantitativo). Non si può accollare tutto il recupero sulle spalle dei lavoratori – commentano i sindacati –. Tutto ciò non è stato fatto e in più Fincantieri ha messo in mezzo il premio di programma su cui è stato posto il veto. E questo, possiamo dirlo, è solo una scelta politica perché in realtà la nave è uscita regolarmente per le prove in mare e alcuni test hanno potuto essere eseguiti in navigazione, così come peraltro fatto altre volte».
Fiom evidenzia che nel documento di integrazione del contratto integrativo, firmato il 16 luglio a livello nazionale, non è stato invece sottoscritto da Fim, Fiom e Uilm di stabilimento, perché prevedeva delle voci peggiorative rispetto a quanto conquistato. «Oltretutto sul premio di efficienza abbiamo dichiarato da subito che o il punto era condiviso da tutti o non se ne faceva nulla. Noi non accettiamo ricatti. Possiamo dire però, a questo, punto che lo stabilimento di Monfalcone non può decidere nulla e che i 750 euro non saranno pagati, potremmo anche far saltare l’accordo. Questa è la partita che si giocherà a settembre a Roma – annunciano i rappresentanti Fiom, rimandando al mittente le accuse di poca responsabilità –. Quando l’azienda convoca i sindacati lo faccia se c’è qualcosa da decidere e da confrontare e non solo per firmare degli atti notarili. Altrimenti si impedisce al sindacato di svolgere il suo ruolo».
In merito all’intesa del 16 luglio, interviene la segreteria provinciale di Rifondazione comunista, ricordando come il nuovo accordo “integrato” abbia ottenuto la stragrande maggioranza di voti favorevoli da parte dei lavoratori, 3.852 pari all’89,7% del totale. «Si tratta di un risultato molto importante nonostante il periodo di ferie e, soprattutto, nonostante il rifiuto della Fim e della Uilm di far votare i lavoratori. Il nuovo testo introduce significative modifiche – migliorative – rispetto al testo dell’accordo separato del 1º aprile sottoscritto solo da Fim e Uilm», afferma Rc, spiegando come a livello occupazionale si preveda la salvaguardia di tutti i siti produttivi e del loro dimensionamento occupazionale con l’esclusione di chiusure ed esuberi e la gestione della crisi con mezzi congiunturali con la prospettiva di istituire un tavolo nazionale per la gestione della crisi. Sul versante della sicurezza è prevista l’istituzione di un gruppo di lavoro paritetico che entro novembre dovrà definire modalità d’individuazione, diritti e svolgimento delle attività degli Rls di sito. «Si tratta di un risultato importante ottenuto grazie all’impegno caparbio della Fiom. Come Rc esprimiamo la nostra soddisfazione per i risultati conseguiti, pur sapendo che molti nodi rimangono aperti, a partire dal trattamento salariale e normativo degli indiretti. Continueremo a sostenere le rivendicazioni dei lavoratori Fincantieri e a impegnarci per garantire la corretta e celere applicazione dell’accordo, in particolare per quanto concerne il sistema degli appalti e le condizioni di sicurezza». (c.v.)

Il Piccolo, 12 agosto 2009 
 
La Fincantieri agli operai: per superare indenni la crisi serve il contributo di tutti  
 
«Invitiamo le Rsu e i lavoratori a dare il proprio contributo per raggiungere quegli obiettivi che non solo daranno soldi veri ai dipendenti, ma che concorreranno a rafforzare l’azienda in questo momento di grave crisi, evitando scarichi di lavoro permanenti che potrebbero portare a dolorose conseguenze». Non la nomina apertamente, ma il riferimento alla cassa integrazione suona forte e chiaro nelle parole del direttore dello stabilimento di Monfalcone Paolo Capobianco. Fincantieri affida a lui la replica alle accuse rivolte all’azienda da Fiom, Fim e Uilm.
Le tre sigle sindacali ieri avevano definito, in un comunicato unitario, la posizione di Fincantieri in merito al premio di programma e di efficienza «ricattatoria». Accuse che i dirigenti del cantiere di Panzano rispediscono al mittente. «In merito al mancato raggiungimento del primo obiettivo relativo al premio di programma – spiega Capobianco – la Fiom, all’atto della firma dell’accordo del 16 luglio, ci chiese se saremmo stati disponibili a confrontarci per fare recuperare ai lavoratori quanto non corrisposto. Abbiamo acconsentito. L’unico altro obiettivo possibile è stato individuato nel varo della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre, con saldatura completa e start up di una caldaia e tre motori. Le Rsu non hanno accettato questo obiettivo, che poteva consentire di recuperare quanto già perso dai lavoratori, perché ritenuto una sfida troppo impegnativa. Inoltre non hanno ancora firmato gli obiettivi di efficienza contenuti nell’accordo siglato a livello nazionale (a fronte dei quali, per il loro raggiungimento, l’azienda corrisponderà 750 euro lordi al lavoratore). Senza la firma degli obiettivi niente potrà essere corrisposto e quindi i lavoratori, oltre ad aver perso i soldi del precedente obiettivo legato al premio di programma, potrebbero perdere anche gli ulteriori 750 euro».
«L’azienda – conclude Paolo Capobianco – si domanda se la posizione delle Rsu dello stabilimento di Monfalcone, contraria a quella delle Rsu degli altri cantieri del gruppo, non sia volta a perpetuare una situazione di privilegio: ottenere incentivi indipendentemente dal lavoro svolto. Ciò è contrario allo spirito degli accordi firmati in sede nazionale e alla situazione di crisi che stiamo attraversando. L’azienda è sicura che quanto prima, anche nello stabilimento di Monfalcone, si possa ripristinare un clima di coesione tra azienda e lavoratori così come sta avvenendo negli altri cantieri». (el.col.)

Messaggero Veneto, 13 agosto 2009 
 
Fincantieri: le Rsu non hanno voluto firmare gli obiettivi 
 
MONFALCONE. «In merito al mancato raggiungimento del primo obiettivo relativo al premio di programma, la Fiom, all’atto della firma dell’accordo del 16 luglio ci chiese se eventualmente saremmo stati disponibili a confrontarci per fare recuperare ai lavoratori quanto non corrisposto. Abbiamo acconsentito, c’è stato un incontro e l’unico altro obiettivo possibile è stato individuato nel varo, con saldatura completa e start up di 1 caldaia e 3 motori della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre. Le Rsu non hanno accettato questo nuovo obiettivo, che poteva consentire di recuperare quanto già perso dai lavoratori, in quanto ritenuto troppo sfidante».
Prosegue il botta e risposta tra Fincantieri e sindacati, in particolare Fiom Cgil sulla mancata corresponsione del premio di produttività. Con una nota firmata dallo stesso direttore di stabilimento, Paolo Capobianco l’azienda spiega che le Rsu non hanno ancora ritenuto di firmare gli obiettivi di efficienza contenuti nell’accordo firmato a livello nazionale (a fronte dei quali per il loro raggiungimento l’azienda corrisponderà alla fine dell’anno 750 euro al lavoratore). «Senza tale impegno e quindi senza la firma degli obiettivi è ovvio che niente potrà essere corrisposto e quindi i lavoratori oltre ad aver perso i soldi del precedente obiettivo legato al premio di programma, potrebbero perdere gli ulteriori 750 euro» spiega il direttore. L’azienda si domanda se la posizione delle Rsu dello stabilimento di Monfalcone, contraria a quella delle Rsu di tutti gli altri stabilimenti del gruppo e agli accordi firmati in sede nazionale, non sia semplicemente volta a perpetuare una situazione di privilegio che, in sostanza, è quella di ottenere incentivi indipendentemente dal lavoro svolto.
«Ciò è contrario allo spirito e alla lettera degli accordi firmati in sede nazionale e soprattutto alla situazione di crisi che stiamo attraversando» osserva il dirigente dello stabilimento che pertanto, assieme all’azienda, ancora una volta invita le Rsu e i lavoratori di Monfalcone a dare il proprio contributo per il raggiungimento di quegli obiettivi «che daranno non solo soldi veri ai lavoratori, ma concorrendo a rafforzare l’azienda in questo momento di grave crisi, eviteranno che si registrino scarichi di lavoro permanenti che potranno portare a dolorose conseguenze. L’azienda è sicura che quanto prima, anche nello stabilimento di Monfalcone, si possa ripristinare un clima di coesione tra azienda e lavoratori così come sta avvenendo negli altri cantieri».
In merito alla vicenda interviene anche il segretario provinciale della Failms, Fabrizio Ballaben che indica come la Fiom abbia messo in atto «la strategia del gambero, ossia un passo in avanti e due indietro. Nel senso che non si può siglare un accordo con l’Azienda per il raggiungimento di un premio di programma e poi offrire all’Azienda il pretesto per non erogare lo stesso. In questi casi coloro che pagano le spese di un comportamento, frutto di una logica di appartenenza partitica, sono i lavoratori e le loro famiglie. A loro bisogna pensare quando si decide e si attua una politica di contrasto con l’Azienda. Noi lo facciamo, diciamo “sì” quando è utile farlo e “no” quando occorre farlo. Auspichiamo che davanti a questioni come queste riguardanti i lavoratori tutti non vi siano rifiuti di confronti ai tavoli di concertazione da parte di altre organizzazioni sindacali, come purtroppo è già accaduto. Atteggiamenti che a nostro parere creano solo danni agli effettivi destinatari della Nostra attività istituzionale, e cioè tutti i lavoratori». (c.v.)

Il Piccolo, 26 agosto 2009 
 
VERSO UNA VERIFICA  
Vertice sindacati-azienda sul trasporto in fabbrica
 
 
Riunione in Fincantieri tra Fim, Fiom e direzione aziendale in merito alle modifiche sulla viabilità interna comunicate alla Rsu ma che non sarebbero state, secondo il sindacato, preventivamente discusse in base a quanto sottoscritto nel dicembre 2006 tra Fincantieri e sindacati dei metalmeccanici territoriali. La riunione, dopo un lungo confronto, è stata aggiornata ai prossimi giorni. L’obiettivo è quello di arrivare a chiarire quali siano le esigenze della viabilità interna in relazione alle nuove modifiche che sono state illustrate, e alle esigenze manifestate dai lavoratori. Sul problema è intervenuta anche la rappresentanza della Failms che ha rilevato come, al rientro delle ferie collettive, l’azienda abbia provveduto a modificare alcune linee interne di bus relative ai collegamenti tra spogliatoio, postazioni di lavoro e viceversa. In particolare la Failms ha rilevato come sia stata cancellata una corsa per ogni turno e come questo fatto comporti il rischio per i lavoratori di non arrivare in perfetto orario nelle varie postazioni. Anche la Failms si è richiamata all’accordo tra azienda e Rsu del dicembre 2006 proprio su questo problema «che prevedeva – secondo il sindacato – una verifica preventiva congiunta tra azienda e sindacati» qualora si fosse proceduto alla modifica della viabilità interna.

Messaggero Veneto, 29 agosto 2009 
 
Fiom assente allo spettacolo sulla Carnival 
 
MONFALCONE. Stasera, nel teatro della Carnival Dream, nave realizzata nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, si svolgerà lo spettacolo di beneficenza a favore dell’Admo, associazione donatori di midollo osseo, che avrà quale ospite d’onore l’étoile Raffaele Paganini.
Un’iniziativa, voluta dall’azienda, che viene riconosciuta come “momento importante” anche dalla Fiom, visto che l’obiettivo della beneficenza è sicuramente un “atto encomiabile”. Ma nonostante ciò e nonostante l’invito da parte dell’Azienda, le Rsu Fiom dello stabilimento di Monfalcone hanno deciso di non partecipare. «In queste ultime settimane infatti i rapporti fra azienda e parti sociali si sono inaspriti e, per volere della Direzione dello stabilimento, su molte questioni non si è riusciti a trovare un accordo», spiegano i rappresentanti sindacali, specificando come le Rsu Fiom si riferiscano soprattutto agli aspetti economici dell’integrativo.
«Negli ultimi incontri – proseguono – l’azienda ha adottato un modo autoritario nel condurre le relazioni sindacali e ha dimostrato una totale chiusura sulle questioni di merito: ha diffuso inoltre ai lavoratori, e tramite dichiarazioni alla stampa, una versione completamente differente dalla realtà dei fatti. Per questi motivi – concludono – le Rsu Fiom, con estrema trasparenza e coerenza con il proprio modo di agire, ribadiscono la bontà dell’iniziativa, ma confermano la loro assenza». Raffaele Paganini, uno dei ballerini italiani più acclamati di sempre, porterà a Monfalcone lo spettacolo con cui sta girando i teatri italiani, dal titolo “Ho appena cinquant’anni”. Paganini è reduce da una recente esperienza televisiva con il reality show ”Academy”.
Il tutto si svolgerà tra le 18 e le 21 (la nave sarà però visitabile già a partire dalle 16). Parteciperanno allo spettacolo 1.300 persone. (c.v.)

Il Piccolo, 14 luglio 2009 
 
PROCESSO PER L’INFORTUNIO DELL’APRILE 2005  
Morte di Cicciarella, i testimoni
 
 
Si è svolta ieri in tribunale a Gorizia la prima udienza, davanti al giudice monocratico Elena Bigattin, del processo per determinare una serie di ulteriori responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, deceduto in porto, in seguito a un incidente, l’11 aprile di quattro anni fa.
A rispondere di omicidio colposo sono chiamati Franco Romano, all’epoca legale rappresentante della Compagnia portuale (difeso dall’avvocato Nereo Battello), Sergio Rondi, responsabile operativo della stessa Compagnia (difeso dall’avvocato Donolato), Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società (avvocato Sanzin) e Guido Misseroni, legale rappresentante della Compagnia portuale sopraccarichi (avvocato Giadrossi).
Nel corso dell’udienza è stato ricostruito attraverso il resoconto di alcuni testimoni, convocati sia dall’accusa che dalle difese, cosa avvenne in quel maledetto pomeriggio di bora ”scura” sulla banchina numero 8. Franco Cicciarella, assieme ad altri colleghi, si stava occupando di scaricare un camion che trasportava bramme di ferro. Improvvisamente venne investito e schiacciato da un carrello elevatore che procedeva in retromarcia e di cui non si accorse proprio a causa del forte vento che copriva il rumore del mezzo.
Per lui non ci fu nulla da fare. Inutile aggiungere come e quanto lo sviluppo dei lavori processuali abbia emozionato i diversi amici e parenti che hanno seguito l’udienza. Fra loro, i fratelli di Franco, Riccardo, Emilio e Corrado e la convivente, Elena Fedel, tutti costituitisi parte civile e assistiti rispettivamente dagli avvocati Fabio Luzzatto Guerrini e Anna Grazia Luzzatto Guerrini.
«Vogliamo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto – hanno sottolineato molto compostamente -. La morte di Franco deve servire da monito affinchè nei diversi ambienti di lavoro si faccia di più sul fronte della sicurezza». Non a caso, all’indomani della tragica scomparsa, proprio i parenti e gli amici di Franco hanno dato vita all’associazione “Carico sospeso” che in questi anni è stato molto attiva nella promozione di una rinnovata cultura della sicurezza. E i singoli aspetti correlati all’efficacia dei presidi di sicurezza allora in funzione sono uno dei temi cruciali attorno ai quali ruota l’intero procedimento e sul quale presumibilmente si concentrerà l’attenzione del pubblico ministero Massimo De Bortoli, che ha coordinato le indagini.
Il processo è stato aggiornato al 22 marzo 2010.
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 14 luglio 2009
 
Morì un operaio, in quattro a processo per omicidio colposo 
 
MONFALCONE. Si è aperto dinanzi al giudice monocratico Bigattin il processo per la morte di Franco Cicciarella, l’11 aprile 2005, per cui sono state rinviate a giudizio quattro persone, legate alla Compagnia portuale di Monfalcone e alla Cooperativa portuale sopraccarichi di Trieste. Devono rispondere di omicidio colposo Franco Romano, allora legale rappresentante della Compagnia portuale, Sergio Rondi, direttore operativo della stessa compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa portuale sopraccarichi. Cicciarella era sulla banchina 8 del porto, stava coordinando le fasi di scarico di un tir quando fu investito e schiacciato dalle ruote di un carrello elevatore. Ieri sentiti i primi testi che hanno raccontato cosa accadde quel giorno: il processo è aggiornato al 22 marzo 2010.

Il Piccolo, 08 luglio 2009
 
SETTE ANNI FA RIMASE FERITO UN MURATORE  
Infortunio, chieste sei condanne  
Imputati di lesioni i responsabili e alcuni operai di un’impresa
 
 
Sette anni fa in un cantiere di via Garibaldi un operaio di Latisana, Francesco Paschetto, rimase semisepolto da una parte di terra franata durante lo scavo delle fondamenta di un nuovo stabile in costruzione. A giudizio dinanzi al giudice Emanuela Bigattin sei tra operai, responsabili del cantiere e titolari della ditta, imputati di lesioni. Si tratta di Maurizio Corradin di Grado, Franco Zorzin e Flavio Zorzin di San Canzian, Claudio Esposito di Monfalcone, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone.
Ieri il pubblico ministero per i primi quattro imputati ha chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione e 300 euro di multa e gli altri due a 2 mesi e 200 euro di multa con i benefici. I difensori hanno invece sollecitato l’assoluzione. Il giudiceviato il processo al prossimo 21 luglio per le repliche e la sentenza. Il fatto era accaduto il 10 gennaio 2002. Paschetto, dipendente dell’impresa Corradin, stava lavorando nel cantiere edile dove si stavano effettuando operazioni di scavo quando venne investito da una frana del terreno riportando alcune fratture e lesioni giudicate guaribili in oltre 40 giorni.
Franco Femia

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009
 
Incidente sul lavoro: operaio 45enne cade da 8 metri e si frattura un braccio 
 
MONFALCONE. Un 45enne operaio goriziano, Alessandro Kavvs, dipendente di una ditta monfalconese, è rimasto ferito, fortunatamente non in modo grave, in un incidente sul lavoro, occorsogli nel pomeriggio di ieri alla Cartiera Burgo di Duino.
L’uomo è caduto al suolo da un’altezza di quasi 8 metri.
Intorno alle 17, secondo quanto si è potuto apprendere, il 45enne operaio goriziano (che come detto lavora per una ditta monfalconese esterna) era impegnato nello stabilimento della Burgo e stava effettuando degli interventi di manutenzione sulla linea di produzione numero 3 quando, per cause attualmente in corso di accertamento, sarebbe caduto da un telo di filtraggio, compiendo un volo di circa otto metri.
Una caduta da un’altezza considerevole che avrebbe potuto costargli davvero caro ma fortunatamente l’impatto è stato attutito in parte da un muro obliquo e le conseguenze sono state così tutto sommato non gravissime.
L’operaio isontino, che ha riportato la frattura di un braccio, è stato immediatamente soccorso dai sanitari del 118 che dopo avergli prestato le prime cure l’hanno trasferito all’ospedale di San Polo a Monfalcone dove l’uomo è stato accolto nel reparto di ortopedia.
Sul posto per gli accertamenti e i rilievi del caso è intervenuta la Polizia del Commissariato di Duino che sarà così chiamata a fare luce sulla dinamica dell’incidente che ha visto coinvolto il 45enne operaio isontino. (pi.ta.)

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
DAVANTI AL GIUDICE DI GORIZIA IMPRESARI E DIPENDENTI  
Infortunio sul lavoro, tutti assolti i sei imputati di lesioni  
Sette anni fa un tecnico edile era rimasto semisepolto da una massa di terra e si era fratturato una gamba
 
 
Si è concluso con una sentenza di assoluzione per tutti i sei imputati il processo celebrato ieri davanti al tribunale di Gorizia per il grave infortunio occorso sette anni fa al latisanese Francesco Paschetto, oggi quarantenne, che rimase semisepolto da una massa di terra mentre lavorava in un cantiere edile di via Garibaldi a Monfalcone. Il muratore era riuscito a evitare di rimanere completamente sommerso con un movimento repentino che gli era però costato la frattura scomposta di un femore. Il giudice ha mandato assolti dall’accusa di lesioni colpose, perché il fatto non sussiste, Maurizio Corradin, di Grado, il titolare dell’omonima impresa edile, Flavio e Franco Zorzin, di Pieris, della ditta incaricata dei lavori di demolizone e sbancamento, e Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi, pure di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecusione delle opere edili.
L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna di Corradin, Flavio e Franco Zorzin ed Esposito a tre mesi di reclusione ciascuno e per gli altri impuati a due mesi di carcere.
I difensori degli imputati, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Bendedittis e Roberto Ziani, avevano invece sostenuto la piena innocenza dei loro assisisti e si erano quindi battuti per per l’assoluzione. Il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha ha assolto gli imputati facendo però riferimento, nel dispositivo di sentenza, al secondo comma che equivale alla vecchia formula dubitativa dell’insufficienza di prove.
L’infortunio di cui rimase vittima Paschetto risale al 10 gennaio del 2002. Si verificò nel cantiere aperto dall’impresa edile Corradin di Pertegada impegnata a Monfaocone nella costruzione di una palazzina in via Garibaldi. Paschetto stava lavorando munito di badile in una fassa profonda circa cinque metri mentre un collega stava muovendo della terra con un piccolo escavatore. All’improvviso una parete della fossa cedette. L’addetto all’escavatore se ne era accorto e aveva urlato al collega di scansarsi. Paschetto spiccò un balzo, ma si fratturò una gamba.

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Infortunio in un cantiere edile: tutti assolti  
Un operaio riportò la frattura del femore. Sotto processo finirono il titolare e altre cinque persone
 
 
MONFALCONE. Con l’assoluzione di tutti e sei gli imputati perché il fatto non sussiste si è concluso, ieri pomeriggio, in Tribunale, a Gorizia, il processo per il grave infortunio sul lavoro, accaduto sette anni fa, in un cantiere edile, dove l’operaio quarantenne Francesco Paschetto di Latisana rimase semisepolto da una massa di terra.
Per un soffio Paschetto era riuscito con un balzo ad evitare di essere sommerso del tutto. Ma, nel balzo, si era ferito alla gamba sinistra: frattura scomposta del femore avevano diagnosticato i medici.
E così erano finiti sotto processo con l’accusa di lesioni colpose Maurizio Corradin di Grado, titolare dell’omonima impresa, Flavio e Franco Zorzin di Pieris della ditta incaricata dei lavori di demolizione e sbancamento, Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecuzione delle opere del cantiere.
Il pm, Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna dei primi quattro a tre mesi di reclusione ciascuno, degli altri due a due mesi di carcere.
I difensori, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Benedittis e Roberto Ziani, si erano battuti per l’assoluzione dei sei imputati. Richiesta che il giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ha accolto facendo, peraltro, riferimento del dispositivo della sentenza al secondo comma che equivale alla “vecchia” formula dubitativa.
L’incidente risale al 10 gennaio 2002 e ha avuto come teatro il cantiere dell’impresa Corradin di Pertegada, impegnata nella realizzazione di una palazzina di via Garibaldi.
Francesco Paschetto stava lavorando con la pala in una fossa profonda circa cinque metri, mentre un collega stava smuovendo la terra con un piccolo escavatore.
All’improvviso, la gigantesca parete di terra si era staccata.
Per fortuna, l’operaio che stava sull’escavatore se n’era accorto e aveva dato l’allarme, urlando al collega di mettersi al riparo.
Paschetto, come si è detto, aveva spiccato un balzo per evitare, appunto, di essere sepolto da quella massa di terriccio, ma “atterrando” si era fratturato il femore della gamba sinistra. (n.v.)

Il Piccolo, 10 luglio 2009 
 
Reggiane, orizzonte cupo Delegazione in Municipio  
Chiesto il sostegno delle istituzioni. Il sindaco: «Contatterò la Regione» 
 
Invece della schiarita attesa da mesi per i 70 lavoratori di Reggiane Cranes&Plants l’orizzonte è tornato a farsi cupo. Il Banco popolare di Verona, una dei 18 istituti italiani creditori della società emiliana, si è sfilato dall’operazione di acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex. Banco popolare e multinazionale Usa hanno trovato un’intesa su importo pari al 40% circa del valore del rapporto economico tra i due soggetti. Le altre banche, per voce di Unicredit, capofila degli istituti italiani, hanno assicurato di non volersi sganciare dall’operazione, ma la prospettiva è quella che il closing dell’accordo tra Fantuzzi e Terex subisca un ulteriore ritardo, mentre i fornitori scalpitano e potrebbero farsi avanti per chiedere un’ingiunzione fallimentare. Ecco perché ieri, dopo una veloce assemblea in stabilimento, la maggioranza dei lavoratori di Reggiane sono arrivati sotto il municipio, dove sono stati poi ricevuti dal sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Le commesse ci sono, soprattutto per Monfalcone, che produce grandi gru portuali – ha spiegato Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil, affiancato dal segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan -, ma i fornitori potrebbero non avere più pazienza, facendo quindi saltare tutto e facendo finire la società in amministrazione controllata». Al sindaco i sindacalisti hanno chiesto di contattare la Regione, anche con l’obiettivo di preallertare il ministero dello Sviluppo economico sull’apertura di un nuovo fronte di crisi. Il sindaco parlerà della situazione di Reggiane al prefetto Maria Augusta Marrosu. «Nei confronti dell’area di Reggiane c’è molto interesse – ha affermato Pizzolitto nella sala del Consiglio gremita di lavoratori -, ma credo che in questo momento in cui diverse realtà industriali del territorio presentano prospettive incerte sia fondamentale salvaguardare quanto esiste in città sotto il profilo produttivo».

Messaggero Veneto, 10 luglio 2009 
 
I lavoratori Reggiane: «Vendete»  
Chiesto al sindaco di fare da tramite per l’acquisto da parte di Terex
La stipula definitiva del contratto con gli americani è ancora bloccata Cresce la preoccupazione tra i dipendenti e i rappresentanti sindacali
  
 
MONFALCONE. I lavoratori dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone hanno chiesto, ieri, al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, di farsi tramite con la Regione e il prefetto perché venga sollecitata la chiusura dell’acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex. Data per certa una decina di giorni fa dall’amministratore delegato e dal direttore di stabilimento di Monfalcone, la stipula definitiva del contratto in realtà non si è ancora chiusa, bloccata dal Banco Popolare che ha voluto uno stralcio dal pool di banche che dovrebbe procedere al “closing”. 
Fatto che ha aumentato la già profonda preoccupazione dei lavoratori, che a fronte di un buon carico di lavoro devono fare i conti, ormai dall’agosto 2008, con una crisi economica e di liquidità, che rischia di mettere in ginocchio l’azienda. «Finora i fornitori hanno avuto pazienza, ma se qualcuno la perdesse potrebbe chiedere l’ingiunzione fallimentare con avvio di un iter complesso e difficile», ha detto il rappresentante della segreteria provinciale Fiom Cgil, Fabio Baldassi, che, assieme al segretario provinciale della Uilm Uil, Luca Furlan, ieri mattina, ha prima tenuto un’assemblea nello stabilimento di via Timavo, decidendo poi con una cinquantina di lavoratori di raggiungere il palazzo municipale e parlare con il sindaco, che ha in effetti spiegato che appunto qualche giorno fa i vertici dell’azienda avevano dato rassicurazioni sia sui tempi della concretizzazione dell’acquisizione, sia della serietà di Terex. «Anche le fonti di Reggio Emilia (sindaco e assessore) che ho contattato mi hanno confermato le stesse cose, così come lo stesso Fantuzzi. Ora ci sarebbe questo nuovo inghippo con una delle banche, ma Fantuzzi che ho sentito stamattina (ieri per chi legge, ndr) – ha spiegato Pizzolitto, precisando che non intende supplire al ruolo del sindacato, ma fungere da sostegno – mi ha rassicurato che entro questa settimana tutto sarà risolto. Certo, l’abbiamo sentito tante volte, ma l’attenzione sull’area è forte. È prioritario difendere comunque il pregresso e quello che abbiamo, anche perché è di sicura prospettiva». È stato ancora Baldassi a confermare che sarebbe il Banco Popolare ad aver creato problemi e ad aver chiesto lo stralcio, mentre Unicredit avrebbe rassicurato sul fatto che il processo procede, «anche se ora ogni banca dovrà riunire di nuovo i propri Cda, situazione che potrà richiedere ore o giorni. Quindi va bene l’ottimismo di Fantuzzi, ma dobbiamo stare con i piedi per terra, anche perché dobbiamo pensare alle nostre famiglie e alle famiglie di tutti i 650 dipendenti del gruppo. Chiediamo quindi al sindaco di fare pressione con la Regione e di conseguenza con la segreteria del ministro Scajola».
Luca Furlan ha sostenuto il principio della difesa del pregresso, «perché è vero che possiamo riconvertire, ma occorre difendere ciò che già c’è. I lavoratori, le Rsu e i sindacati hanno dimostrato profondo senso di responsabilità, perché la vicenda era economica e non industriale, ma sarebbe un peccato buttare un patrimonio che è vanto non solo del territorio, ma anche dell’Italia. È quindi il caso di coinvolgere anche il prefetto». Proposte accolte dal sindaco, che già ieri mattina ha provato a prendere contatti con la Prefettura e la Regione. Intanto, per i 70 dipendenti dello stabilimento la cassa integrazione resterà aperta fino alla fine di luglio, per un massimo di tre giorni a settimana.

Il Piccolo, 15 luglio 2009 
 
ASSICURAZIONI DEL PREFETTO  
Entro dieci giorni la vendita di Reggiane
 
 
L’operazione di vendita di Fantuzzi Reggiane a Terex dovrebbe chiudersi entro dieci giorni. A dare la tempistica della definizione del passaggio alla società statunitense è stata ieri il prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, nell’incontro con il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto, le segreterie provinciali di Fiom, Uilm e Failms-Cisal e la Rsu dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants del Lisert, 70 dipendenti diretti e una produzione di grandi gru portuali. Dopo che il Banco popolare di Verona si è sfilato dall’accordo, la paura dei sindacati è quella di un ulteriore slittamento che, a quel punto, metterebbe a rischio non solo le forniture, ma anche il pagamento degli stipendi di luglio. Intanto fino alla fine del mese la cassa integrazione ordinaria continuerà a interessare tutte le maestranze per tre giorni alla settimana. E’ questo il quadro che i rappresentanti dei lavoratori, affiancati dal sindaco Pizzolitto, hanno tracciato ieri al prefetto alla quale hanno chiesto di seguire con attenzione la conclusione della vicenda in raccordo con le istituzioni di Reggio Emilia e nazionali. «E’ già stato interessato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola – riferisce Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – e l’operazione di closing, stando appunto alle notizie di ieri, dovrebbe essere definita entro una decina di giorni. Chiediamo alle istituzioni di fare il possibile per accelerare questo percorso, perché altrimenti il gruppo Fantuzzi rischia di non avere più molte prospettive, così come i 70 lavoratori dello stabilimento di Monfalcone e le loro famiglie». La società soffre sotto il profilo della liquidità finanziaria e il timore, espresso dalle segreterie di Uilm e Fiom nell’incontro della scorsa settimana in municipio con il sindaco, è quello che uno dei fornitori più importanti presenti un’ingiunzione fallimentare e costringa il gruppo a entrare in amministrazione controllata. (la. bl.)

 

Messaggero Veneto, 15 luglio 2009 
 
Crisi Reggiane, schiarita in vista 
 
MONFALCONE. A distanza di pochi giorni dalla richiesta partita da lavoratori e sindaci della Fantuzzi Reggiane, ieri il prefetto Maria Augusta Marrosu ha incontrato la Rsu dello stabilimento, le segretarie provinciale Fiom, Uilm e Failms-Cisal e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto che dopo l’incontro con i lavoratori nella sala del consiglio si è fatto tramite per arrivare all’appuntamento con il rappresentante del Governo sul territorio.
Che, con sollievo di tutti, ha rivelato che l’operazione di vendita di Fantuzzi Reggiane alla società statunitense Terex dovrebbe chiudersi entro dieci giorni al massimo. I 70 dipendenti dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants del Lisert, che produce grandi gru portuali, hanno espresso infatti la loro preoccupazione rispetto all’ancora mancata chiusura della vendita. Dopo che il Banco popolare di Verona si è sfilato dall’accordo, la paura dei sindacati e dei lavoratori è quella di un ulteriore slittamento che, a quel punto, metterebbe davvero a rischio non solo le forniture, ma anche il pagamento degli stipendi di luglio. Intanto fino alla fine del mese la cassa integrazione ordinaria continuerà a interessare tutte le maestranze per tre giorni alla settimana. È questo quanto i rappresentanti dei lavoratori, affiancati dal sindaco Pizzolitto, hanno spiegato al prefetto alla quale hanno chiesto di seguire con attenzione la conclusione della vicenda in raccordo con le istituzioni di Reggio Emilia e nazionali. «È già stato interessato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola – riferisce Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – e l’operazione di closing, stando appunto alle notizie date dal prefetto, dovrebbe essere definita entro una decina di giorni. Quanto chiediamo alle istituzioni è di fare il possibile per accelerare questo percorso, perché in caso contrario il gruppo Fantuzzi rischia di non avere più molte prospettive, così come i 70 lavoratori dello stabilimento di Monfalcone e le loro famiglie».
La società già soffre sotto il profilo della liquidità finanziaria e il timore, già espresso dalle segreterie di Uilm e Fiom nell’incontro della scorsa settimana in municipio con il sindaco, è quello che uno dei fornitori più importanti presenti un’ingiunzione fallimentare e costringa il gruppo a entrare in amministrazione controllata. A Monfalcone finora non sono mancate le commesse, ma nuovi ordini rischiano di sfumare a causa della situazione debitoria esistente con le banche.

Il Piccolo, 09 luglio 2009 
 
L’ASSESSORE MORSOLIN: SERVONO AIUTI REGIONALI E STATALI  
Fincantieri, trasfertisti i più esposti alla crisi  
Sindaco preoccupato per i risvolti sociali dello scarico del lavoro che investirà anche il subappalto
 
 
A far paura a Monfalcone non è tanto o solo la cassa integrazione che coinvolgerà, a meno dell’arrivo di nuovi ordini in tempi strettissimi, alcune centinaia di dipendenti di Fincantieri, quanto lo scarico di lavoro che a ruota interesserà le maestranze delle imprese dell’appalto e del subappalto. In molti casi, fra l’altro, microditte, con meno di 15 addetti, nelle quali non può essere aperta la Cassa integrazione. Sarà quindi la crisi dell’indotto a scaricarsi in modo più diretto e pesante su Monfalcone, dove vive del resto la maggior parte dei lavoratori dell’appalto ormai in buona parte affiancati dalle proprie famiglie. «Si tratta di persone, italiane e straniere, che vivono qui e in parte a Ronchi dei Legionari e Staranzano, ormai da 5-10 anni e non possiamo pensare decidano di trasferirsi dall’oggi al domani: come tutti aspetteranno la ripresa», sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsoln, secondo cui serviranno aiuti statali e non solo regionali per fare fronte a una situazione che si profila esplosiva. «Anche Fincantieri ha comunque le sue responsabilità – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali – e non può affermare che gli impatti prodotti dal ricorso all’indotto non sono un problema suo, anche perché non è stato il Comune ad adottare la politica degli appalti». L’ente locale, intanto, si sta già dotando degli strumenti per poter aiutare quanti sono rimasti senza lavoro o sono entrati in cassa integrazione, straordinaria e ordinaria. «In commissione è già passato il regolamento per l’assegnazione dei contributi economici alle persone in difficoltà che introduce alcune novità – spiega l’assessore Morsolin -. Viene introdotto innanzitutto il criterio dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente finora utilizzato solo per l’accesso a nidi ed esenzioni e agevolazioni sul pagamento delle mense scolastiche, scuolabus e Tarsu per gli ultrasessantacinquenni». Priorità viene data inoltre non solo ai minori, ma anche a chi si trova in mobilità, in cassa integrazione o ha perso il lavoro. Farà fede quindi l’Isee calcolato alla fine del 2008, ma la situazione del lavoratore sarà valutata direttamente dagli uffici in tempo reale presentando la lettera di licenziamento o i documenti che attestino la Cig. Fatto il regolamento, che l’assessore spera di portare in aula prima della pausa estiva, rimane il problema grosso dei fondi che il Comune potrà erogare. «Con il reddito di cittadinanza abbiamo avuto a disposizione quasi 2 milioni di euro in un anno e mezzo, ora con il Fondo di povertà abbiano ricevuto dalla Regione 220mila euro per il 2008 e 350mila per quest’anno», sottolinea l’assessore. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto rileva come siano in ogni caso stati avviati dei percorsi, a fronte delle crisi già esistenti (Eaton, Ineos, Reggiane, Sbe), per la formazione e la sospensione dei mutui per cassaintegrati e lavoratori in mobilità. Pizzolitto rileva come la Regione abbia stanziato 10 milioni di euro ai Comuni e 4 alle Province per le misure anticrisi, ma manchi ancora il regolamento che renda utilizzabili le risorse. «Il 2010 preoccupa perché diverse aziende non sono in grado di precisare il loro carico di lavoro – conclude il sindaco -, ma ci sono altri movimenti positivi, vedi Mangiarotti. In autunno conto di chiudere alcuni percorsi con Fincantieri e, se ciò avverrà, credo ci darà delle indicazioni sulle prospettive della società a Monfalcone».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 07 luglio 2009 
 
Monfalcone. Raggiunto l’accordo tra l’amministrazione comunale e le parti sociali e imprenditoriali  
Piano anticrisi per aiutare i lavoratori
 
 
MONFALCONE. Un importante piano locale di formazione permanente per i lavoratori interessati dalla situazione di crisi e in generale per la popolazione adulta del nostro territorio è stato sottoscritto fra le istituzioni e le parti sociali ed imprenditoriali.
Promotore dell’iniziativa l’amministrazione comunale di Monfalcone che intende in tal modo per fronteggiare le conseguenze della situazione economica, che sta provocando ripercussioni nel nostro territorio e ha fatto registrare, nelle maggiori realtà industriali del mandamento, diminuzioni di lavoro, comportando difficoltà al tessuto imprenditoriale, commerciale ed artigianale. La formazione consentirà ai lavoratori non solo di restare aggiornati in settori già conosciuti, ma pure di migliorare il grado di professionalità o anche di pensare a raggiungere un livello scolastico superiore a quello posseduto.
Annunciato già qualche settimana fa, il protocollo è stato sottoscritto dal Comune di Monfalcone, in qualità di ente promotore e da varie associazioni, enti e istituti del nostro territorio, e in particolare: l’amministrazione provinciale, i Comuni di San Canzian d’Isonzo, Staranzano, Ronchi dei Legionari, Fogliano, San Pier d’Isonzo, Turriaco, Doberdò, la Camera di commercio, il Consorzio per lo sviluppo industriale, l’Istituto tecnico Einaudi e l’annesso Centro territoriale per l’educazione degli adulti di Staranzano, il Polo professionale, il Liceo Buonarroti, gli enti di formazione Enfap, Enaip, Ial, Job & School, gli istituti comprensivi Giacich e Randaccio, le organizzazioni provinciali di Cgil, Cisl e Uil, le associazioni imprenditoriali – Confindustria, Piccole e Medie imprese, Confartigianato, Cna e l’Associazione commercianti. L’obiettivo del piano è quello di incidere sullo stato di crisi che sta interessando quasi tutti i settori produttivi della provincia di Gorizia, e del territorio monfalconese in particolare, e che ha causato la riduzione degli organici attraverso licenziamenti o la collocazione in cassa integrazione di molti lavoratori che negli anni avevano acquisito competenze professionali di alta specializzazione.
Di conseguenza si pone l’esigenza di offrire a queste maestranze percorsi formativi, articolati su più livelli, sia per tipologia formativa sia temporale, con lo scopo di coinvolgere e ottimizzare le risorse dei vari istituti, enti e associazioni presenti sul territorio. Nelle prossime settimane saranno predisposte iniziative per diffondere notizie e informazioni sulle opportunità che verranno offerte ai lavoratori per usufruire dell’offerta di corsi ed insegnamenti per gli adulti nelle scuole del mandamento. Il vice sindaco, Silvia Altran, ha espresso grande soddisfazione soprattutto per il consistente numero di soggetti che hanno aderito all’iniziativa. «Sono orgogliosa della risposta del nostro territorio – ha dichiarato –, abbiamo messo insieme tante scuole, comuni, enti e organizzazioni.
L’Italia è il paese con il più basso tasso di scolarità e il nostro obiettivo è quello di favorirne l’innalzamento soprattutto tra la popolazione adulta, al fine di agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro, migliorare la preparazione professionale e la carriera dei lavoratori. Per questo bisogna collaborare assieme per promuovere una rete funzionale d’interazione e cooperazione attraverso percorsi formativi modulari che potranno essere articolati in base all’interesse dei lavoratori e alle loro disponibilità. A questo fine svilupperemo un’adeguata azione di sensibilizzazione attraverso azioni di comunicazione e di orientamento».

Il Piccolo, 08 luglio 2009 
 
Maternità, più assegni agli extracomunitari  
In tutti gli altri settori i maggiori aiuti vanno agli italiani
 
 
Gli stranieri sono quasi quattromila a Monfalcone, extracomunitari e comunitari, ma c’è solo un ambito in cui i primi chiedono e ottengono più dei secondi e degli italiani messi assieme ed è quello degli assegni di maternità, in base a quanto stabilito dalla legge 448 del 1998. Nel 2007, 47 domande contro le 45 presentate da cittadini dell’Ue, italiani e non, per importi rispettivamente di 67.739 e 66.267 euro, nel 2008, 68 richieste contro 36 pari rispettivamente a 101.840 e 52.417 euro. Nel 2009 siamo 17 a 11, pari a 26.274 euro contro 17mila euro. «In tutti gli altri settori la richiesta, che viene sempre vagliata a fronte dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale o regionale o dai nostri regolamenti, è nettamente inferiore», spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che ci tiene a «sfatare il mito che tutto va agli stranieri».
«Per quel che riguarda i contributi per l’abbattimento dei canoni di locazione nel 2008 siamo a 298 domande accolte di italiani e comunitari contro 195 di extracomunitari, pari a 545.316 euro di contributi contro 349.547 euro – aggiunge l’assessore -. Fondi che vengono erogati solo se i richiedenti, qualsiasi origine abbiano, sono in regola con il pagamento dell’affitto nell’anno precedente e sono in possesso di un contratto regolare. Il dato inoltre ci sta solo a dire che gli extracomunitari acquistano meno casa, perchè non si sentono ancora radicati, e nello stesso tempo che l’affitto pesa su redditi che evidentemente non sono molto alti». Al dato sugli assegni di maternità, indicatore del tasso di natalità di alcune comunità straniere in città, fa da contraltare quello sui contributi per l’abbattimento delle rette dei nidi: nel 2007 sono stati erogati 37.670 euro di cui 778,25 per extracomunitari, nel 2008 80.678 di cui 3.838 per extracomunitari.
«Le donne straniere, almeno quelle di alcune comunità, fanno figli, ma rimangono a casa – afferma l’assessore Morsolin -, adottando stili di vita che sono diversi dai nostri. Ci sarebbe da chiedersi quindi quali strumenti dovrebbero essere messi in campo per sostenere la ”nostra” maternitá, senza che le donne continuino a dover scegliere o a rischiare di perdere il lavoro». Sul fronte della povertà gli aiuti che il Comune ha dato agli extracomunitari finora hanno oscillato attorno al 15% del totale erogato: 27.663 euro per 31 beneficiari contro 156.987 euro e 143 beneficiari nel 2007, 23.451 euro e 40 beneficiari contro 167.609 euro e 236 beneficiari nel 2008, 8.018 euro e 17 beneficiari contro 41.937 euro e 43 beneficiari nel 2009. Del budget del reddito di cittadinanza, cancellato, nel 2008 gli extracomunitari hanno ottenuto circa un quarto dell’ammontare complessivo (236.073 euro su un totale di 842.915 euro) e nel 2009 55.939 euro su un totale di 274.613 euro. Gli extracomunitari non hanno percepito, perchè non si sono fatti avanti, nemmeno un euro di assegni di cura e assistenza, poi trasformati nel Fondo per l’autonomia possibile.
Laura Blasich 
 
LA CRISI ECONOMICA COMINCIA A INCIDERE SULL’IMMIGRAZIONE  
Rallentano gli stranieri, solo 20 arrivi al mese  
Erano una cinquantina a fine 2008. La comunità asiatica sfiora ormai il 5% della popolazione
 
  
di ELENA ORSI

La crisi economica dimezza l’arrivo di cittadini stranieri a Monfalcone. E a ”frenare” sono soprattutto i cittadini del Bangladesh, che rappresentano l’etnia più numerosa in città con oltre 1300 persone. Se a fine 2008 in città arrivava in media una cinquantina di stranieri al mese – quasi tutti per lavorare nelle ditte operanti in Fincantieri – ora ne arriva una ventina. In questo contesto i bengalesi rappresentano il 5% della popolazione (circa 1300 presenze), a fronte di una percentuale di stranieri che a Monfalcone supera il 13%. Secondo i dati forniti dall’Anagrafe, gli stranieri presenti in città sono poco meno di quattromila (3953) e sono aumentati di 300 unità rispetto alla rilevazione di novembre, quando erano 3600. Un aumento, certo, ma più ”lento” rispetto al passato. Dei quasi quattromila stranieri presenti in città (ufficialmente), 1555 sono le donne, in continua crescita, e 2380 gli uomini. Ma, nel particolare, i cittadini del Bangladesh sono cresciuti ”solo” di 126 unità in oltre 6 mesi. Quindi una media di 21 arrivi al mese quando, nei quattro mesi precedenti la media era superiori ai trenta arrivi. Da sottolineare che le stime ufficiose parlano di una presenza di bengalesi ”non stabile” che si aggira sulle quattromila unità. E che la presenza femminile di questa nazionalità è in continuo aumento a causa dei ricongiungimenti familiari. tanto che ormai le donne bengalesi a Monfalcone sono quasi 500 (476) contro 886 uomini. La comunità straniera più numerosa dopo quella bengalese è la croata con 405 persone, seguita da quella macedone con 382, quella rumena con 342 e quella bosniaca con 311. Queste ultime tre nazionalità sono quelle più ”vivaci”: vedono infatti un aumento anche se non così determinante (si parla di una ventina di unità in media). Come sempre, nel panorama degli stranieri a Monfalcone si nota una maggior presenza di uomini rispetto alle donne, cosa che conferma come l’emigrazione avviene principalmente per motivi legati all’occupazione. gli stranieri a Monfalcone lavorano, oltre che nella navalmeccanica, anche nelle costruzioni e nel turismo. Per quanto riguarda le donne, invece gli arrivi confermano una crescente richiesta in città di badanti per gli anziani. 
 
GLI EXTRACOMUNITARI ASSUMONO COLLABORATRICI TRA LE CONNAZIONALI  
Anche i bengalesi alla ricerca della colf  
Aumento esponenziale della richiesta di badanti da parte dei monfalconesi
 
 
di ELISA COLONI

Mentre nei palazzi romani gli schieramenti si spaccano davanti alla possibilità di bypassare le norme previste dal pacchetto sicurezza attraverso una sanatoria delle badanti, nell’Isontino sempre più famiglie si destreggiano faticosamente tra mille peripezie burocratiche per assumere regolarmente colf e assistenti agli anziani. E in Bisiacaria spunta una novità, sintomo di una società multietnica che cambia. Ad andare alla ricerca di colf, infatti, oggi non sono più solamente gli ”autoctoni”, ma anche gli stranieri: bengalesi che assumono connazionali.
I numeri del fenomeno badanti emergono sia dall’attività dello Sportello delle badanti di Monfalcone (operativo nell’ambito del Centro provinciale per l’impiego) sia dall’andamento del Fondo per l’autonomia possibile Fap (contributi regionali che il Comune eroga a favore delle famiglie che necessitano di una badante).
PIÙ RICHIESTE Che a Monfalcone ci siano sempre più famiglie che richiedono contributi pubblici per poter usufruire di un’assistente domiciliare lo si osserva dai dati forniti dall’assessore comunale ai Servizi socio-sanitari Cristiana Morsolin: «Quando nel 2006 è stato istituito il Fap – spiega – i beneficiari in tutto il Basso Isontino erano solamente 13, mentre oggi il numero è salito a 105. Analizzando solo la situazione relativa a Monfalcone, emerge che nel 2007 il Comune aveva erogato 31mila euro a favore di 26 famiglie, che sono diventati 50mila nel 2008 per 50 beneficiari. A metà 2009 siamo arrivati a quota 47. Questa crescita esponenziale dimostra che sempre più famiglie vogliono assumere le badanti regolarmente, uscendo dall’ombra del lavoro nero».
LO SPORTELLO Andando poi a osservare da vicino ciò che accade allo Sportello delle badanti (riaperto in febbraio, dopo una sospensione di cinque mesi, dovuta a una riorganizzazione degli uffici di Monfalcone e Gorizia) si possono tratte ulteriori informazioni. Lo Sportello serve a far incontrare domanda e offerta, cioè le famiglie con le aspiranti badanti e colf, ma anche a fornire informazioni in materia di contratti di lavoro, retribuzioni, dichiarazioni Inps e Inail, agevolazioni fiscali. I dati forniti dallo Sportello indicano che nel solo mese di giugno i colloqui effettuati con le famiglie sono stati 63 e quelli con i lavoratori 28; alla fine i contratti firmati sono stati 13.
GLI STRANIERI Non sono sempre gli italiani ad arruolare stranieri. Di questi 13 contratti, infatti, 4 sono stati stipulati da famiglie bengalesi, che hanno richiesto l’assunzione di colf della stessa nazionalità. In questi casi i richiedenti non sono passati attraverso lo Sportello per individuare le persone adatte, ma solamente per ricevere aiuto nell’ademipimento di questioni burocratiche (da qui il sospetto di qualcuno che sotto questi contratti possano anche nascondersi tentativi di ricongiungimento familiare, visto che un posto di lavoro permette all’immigrato di rinnovare il permesso di soggiorno).
BADANTE-TIPO Nella maggior parte dei casi si tratta di donne delll’Est Europa, dai vent’anni in su. Per rumene e bulgare (comunitarie) la strada è più semplice. In qualche caso, seppure molto raro, le famiglie sono disponibili ad accogliere anche uomini. Non sono escluse le italiane, che cercano lavoro in quest’ambito soprattutto per l’assitenza notturna e a ore. Purtroppo la metà dei rapporti di lavoro, nel giro di qualche settimana, viene interrotto dalle famiglie, per mancanza di un’adeguata preparazione nel campo dell’assistenza all’anziano. E, per ovviare al problema, la responsabile dello Sportello Stefania Atti lancia l’idea di un corso di formazione.
«Una bella proposta – risponde l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro Alfredo Pascolin -. Però in questo momento le risorse sono scarse. Si potrebbe pensare a corsi autofinanziati dalle famiglie interessate all’assunzione delle badanti. Lo Sportello – aggiunge – risulta ad oggi un servizio molto ben organizzato e utile per il territorio».

Il Piccolo, 09 luglio 2009 
 
Porto, alla Cunja mobilità per 8 autisti  
Con il calo dei traffici i 25 della MarTer a stipendio ridotto
 
 
La crisi dei traffici del porto e in generale del settore dei trasporti sta mettendo in difficoltà diverse realtà che gravitano su Portorosega. La Filt-Cgil ha chiuso proprio in questi giorni un accordo alla MarTer, casa di spedizioni e trasporti, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellullosa e caolino in cui è specializzata, per la riduzione di stipendio di tutti e i 25 dipendenti di cui 9 autisti e 8 carrellisti.
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si è trasformato invece in apertura della procedura di mobilità per 8 dei 22 autisti della Cunja, mentre all’Eurocar Logistics si è trovato un’intesa per la riduzione d’orario degli impiegati. Misure che si sommano fra l’altro alla procedure di mobilità volontaria già aperta alla Compagnia portuale per un massimo di 23 lavoratori, quanti in sostanza nell’arco di circa due anni riuscirebbero in ogni caso ad arrivare alla quiescenza.
La Cetal del gruppo Grimaldi, a fronte di una riduzione del traffico di rotabili del 59% nei primi sei mesi dell’anno rispetto lo stesso periodo del 2008, sta da parte sua cercando di tamponare le difficoltà e il sostegno necessario a non ridurre l’occupazione, ora fatta di 30 addetti. Cetal e Grimaldi si stanno in ogni caso muovendo per cercare dei traffici alternativi alle automobili, ma non si tratterà di un obiettivo raggiungibile nell’immediato.
Com’era già nei programmi della società, l’attenzione si sta rivolgendo su traffici Ro-Ro, ma centrati sul trasporto di mezzi pesanti, e contenitori.
«Non sarà qualcosa che realizzeremo entro la fine dell’anno – sottolinea il responsabile della Cetal, Penso – perché al momento l’obiettivo è solo di chiudere il 2009 tamponando il calo dei traffici».
In ogni caso Cetal e Grimaldi, che controlla l’80% di Minoan, vista la disponibilità di navi con rampa laterale, potrebbero avviare la nuova attività a prescindere dal completamento del terminal traghetti, in fase di realizzazione da parte dell’Azienda speciale per il porto. Minoan quindi potrebbe sbarcare a Portorosega, ma in ogni caso non per trasportare passeggeri.

Messaggero Veneto, 09 luglio 2009 
 
È crisi per il porto di Monfalcone: traffici calati del 18,5 per cento  
 
MONFALCONE. Si fanno sentire sempre più gli effetti della crisi sul porto di Monfalcone, che nel mese di giugno ha visto un calo del 18,5% del traffico rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Stando ai dati forniti dall’Azienda speciale per il porto, giugno si è chiuso con 274 mila 864 tonnellate movimentate contro le 337 mila 442 tonnellate movimentate nel mese di giugno del 2008.
In totale, il primo semestre 2009 ha visto movimentare un milione 524 mila 267 tonnellate contro i 2 milioni 30 mila 145 tonnellate dello stesso periodo dello scorso anno, attestando il calo generale al 25 per cento, diminuzione che peraltro era stata registrata già durante i mesi scorsi.
La diminuzione ha interessato tutte le voci merceologiche, dai metallurgici (631 mila 823 tonnellate, meno 25 per cento) alla cellulosa (286 mila 685 tonnellate allo sbarco, meno 23 per cento), al carbone destinato alla centrale termoelettrica A2A (meno 34 per cento).
In totale, gli sbarchi hanno registrato un movimento di un milione 269 mila 720 tonnellate, pari a meno 29 per cento.
La crisi sta facendo slittare gli obiettivi di acquisizione di nuovi traffici e progetti di espansione e investimenti che, in caso contrario, sarebbero stati avviati a Portorosega nel corso di quest’anno.
È il caso pure di Grimaldi, il cui traffico di rotabili attestato a Portorosega sta vistosamente soffrendo, visto che è legato al mercato all’automobile e alla crisi di questo: 23 mila 624 sono stati i mezzi sbarcati e imbarcati nei sei mesi, contro i 58 mila 638 dello stesso periodo del 2008, pari a un calo del 59 per cento.
La Cetal, società del gruppo partenopeo che dal 2003 gestisce il traffico di rotabili a Monfalcone, spiega di lavorare per superare il momento e per non dover lasciare a casa nessuno dei 30 dipendenti.
Com’era già nei programmi della società, l’attenzione si sta rivolgendo su traffici Ro-Ro, centrati sul trasporto di mezzi pesanti e contenitori, ma per ora obiettivo immediato è chiudere l’anno tamponando le perdite.
Inoltre, la crisi tocca anche altre imprese collegate al porto.
La Filt-Cgil ha chiuso in questi giorni un accordo alla MarTer, casa di spedizioni e trasporti, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellulosa e caolino in cui è specializzata, per la riduzione di stipendio di tutti e i 25 dipendenti, di cui 9 autisti e 8 carrellisti.
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si è trasformato invece in apertura della procedura di mobilità per 8 dei 22 autisti della Cunja, mentre all’Eurocar logistics si è trovata un’intesa per la riduzione d’orario degli impiegati. (cris.vis.) 
 
Più assegni maternità per extracomunitari  
 
MONFALCONE. Sono state 68 le domande per poter usufrire per l’anno 2008 dell’assegno di maternità da parte degli stranieri extracomunitari residenti a Monfalcone, assegno previsto dalla legge 448 del 1998. Trentadue domande in più rispetto alle 36 presentate da cittadini dell’Unione europea, italiani e non italiani, che hanno ottenuto un contributo totale di 101.840 euro, contro 52.417 euro. Nel 2007 le domande erano state 47 contro le 45 presentate da cittadini dell’Ue per importi rispettivamente di 67.739 e 66.267 euro. Nei primi mesi del 2009 le domande sono arrivate a quota 17 a 11, pari a 26.274 euro contro 17 mila. È solo questo il settore in cui gli extracomunitari ottengono “di più” rispetto agli altri residenti.
È l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin, a snocciolare i dati per chiarire come non sia vero che «va sempre tutto agli stranieri. In tutti gli altri settori la richiesta, che viene sempre vagliata a fronte dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale o regionale o dai nostri regolamenti, è nettamente inferiore – spiega –. Per quel che riguarda i contributi per l’abbattimento dei canoni di locazione nel 2008 siamo a 298 domande accolte di italiani e comunitari contro 195 di extracomunitari, pari a 545.316 euro di contributi contro 349.547 euro». I fondi d’altra parte vengono erogati solo se i richiedenti, qualsiasi origine abbiano, sono in regola con il pagamento dell’affitto nell’anno precedente e sono in possesso di un contratto regolare. Al dato sugli assegni di maternità, che indica anche il tasso di natalità di alcune comunità straniere, occorre paragonare quello sui contributi per l’abbattimento delle rette dei nidi: nel 2007 sono stati erogati 37.670 euro di cui 778,25 per extracomunitari, nel 2008, 80.678 di cui 3.838 per extracomunitari.
«Le donne straniere, almeno quelle di alcune comunità, fanno figli, ma rimangono a casa – afferma l’assessore –, adottando stili di vita diversi dai nostri. Ci sarebbe da chiedersi quali strumenti dovrebbero essere messi in campo per sostenere la “nostra” maternità, senza che le donne continuino a dovere scegliere o a rischiare di perdere il lavoro». Sul fronte della “povertà” gli aiuti che il Comune ha dato agli extracomunitari finora hanno oscillato attorno al 15% del totale erogato: nel 2007 su un totale di 156.987 euro e 143 beneficiari, sono andati a extracomunitari 27.663 euro per 31 beneficiari, dato che si attesta su 167.609 euro e 236 beneficiari, di cui 40 extracomunitari e 23.451 euro per il 2008 e per il 2009, 8.018 euro e 17 beneficiari extracomunitari a fronte di 41.937 e 43 beneficiari. Del budget del reddito di cittadinanza, cancellato, nel 2008 gli extracomunitari hanno ottenuto circa un quarto dell’ammontare complessivo (236.073 euro su un totale di 842.915 euro) e nel 2009, 55.939 euro su un totale di 274.613 euro. Gli extracomunitari non hanno percepito, perché non si sono fatti avanti, nemmeno un euro di assegni di cura e assistenza, poi trasformati nel Fondo per l’autonomia possibile. «Quelle extracomunitarie sono insomma famiglie giovani e con figli, che fanno difficoltà a sostenere l’affitto di abitazioni che non comprano – conclude l’assessore alle Politiche sociali –. Faccio quindi solo una domanda: nel momento in cui una persona risiede in questa città, lavora, paga le tasse, segue le regole, consuma e contribuisce allo sviluppo della nostra economia, dobbiamo negare quanto di cui ha diritto a causa della sua provenienza?».

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
GLI EFFETTI DEL MANCATO ARRIVO DI NUOVI ORDINI DI NAVI DA CROCIERA  
Crisi Fincantieri, la prima a pagare è Eurogroup  
L’azienda ha un appalto nel settore della carpenteria: dal 29 agosto metterà in cassa 93 lavoratori per 13 settimane
  
 
di LAURA BLASICH

Il mancato arrivo di nuovi ordini per la costruzione di navi da crociera da parte di Fincantieri provocherà uno scarico di lavoro a breve non solo per i dipendenti diretti della società. La situazione di calma piatta ancora presente sul fronte delle commesse, nonostante il mercato turistico delle crociere mantenga un margine di crescita anche nel 2009, seppure più contenuto rispetto gli anni precedenti (2,3 contro l’8%), sta iniziando a mettere in seria difficoltà l’indotto. Com’è Eurogroup, nata nel 1998 al Lisert con l’obiettivo di conquistare una parte significativa del mercato delle travi saldate a “T”, pronte per il montaggio sugli scafi delle navi, che lavora soprattutto per i cantieri adriatici di Fincantieri e che dal 29 agosto e per il massimo concesso, cioè 13 settimane, aprirà la cassa integrazione ordinaria per tutti i suoi 93 dipendenti.
IL PROVVEDIMENTO. La contrazione del carico di lavoro si sta già  facendo sentire, ma nel corso del prossimo mese sarà fronteggiata ricorrendo ai permessi retribuiti e ferie in giacenza dal 2008 o eventualmente utilizzando quota parte delle ferie e dei Par disponibili nel 2009. Le modalità di utilizzo della Cigo, che sarà utilizzata se possibile a rotazione, saranno definite alla fine del prossimo mese, quando ci saranno gli elementi per decidere il ricorso alla “cassa” a zero ore o invece per sostenere una riduzione d’orario. L’accordo già siglato tra l’azienda e i sindacati dei metalmeccanici, che si sono mossi a fronte del mandato già ricevuto dai lavoratori riuniti in assemblea, prevede inoltre che ogni quindici giorni si proceda a una verifica dei principi di rotazione dei lavoratori e che sia garantita una maturazione della tredicesima e degli altri istituti accessori per ogni giorno di eventuale presenza in fabbrica.
LE REAZIONI. «Il ricorso alla Cigo è dovuto, come ha dichiarato l’azienda ed è stato inserito nel verbale di accordo, a una temporanea mancanza di commesse legata all’attuale contrazione del mercato della cantieristica – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -. Il ricorso alla cassa integrazione consente di arrivare alla fine di novembre, quando l’azienda spera che qualcosa inizi a muoversi in quanto a ordini di nuove navi». Al momento non c’è comunque ancora nulla di certo, conferma Fincantieri, che da ottobre inizierà a ricorrere alla Cigo per i suoi dipendenti. L’azienda sta lavorando in modo costante con le società  armatrici per sbloccare il mercato, le trattative sono sempre in corso e non si sono mai interrotte, ma nessun ordine è stato ancora formalizzato.
LE CONSEGUENZE. La diminuzione della produzione all’Eurogroup coinvolgerà , anche se magari in tempi diversi, anche l’impresa esterna che opera all’interno dello stabilimento del Lisert e che impiega tra i 40 e i 45 lavoratori quasi tutti di origine bosniaca. Si tratta di stranieri che però ormai vivono da tempo nel territorio, come buona parte dei dipendenti diretti dell’Eurogroup, anche se originari da fuori regione. Una parte dei lavoratori arriva invece ogni giorno a Monfalcone dalla provincia di Trieste o dalla Bassa friulana. Le difficoltà dell’indotto Fincantieri rischiano quindi di amplificare e non poco l’impatto che la crisi economica sta già provocando nel Monfalconese, dove si sta ricorrendo alla Cigs per Eaton Automotive e ancora per i lavoratori Finmek e alla Cigo alla Sbe, Detroit, Roen Est, Reggiane Cranes&Plants, mentre a metà agosto scade la mobilità  per gli ex lavoratori Ineos e pure nel settore dei trasporti si sta ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Per quel che riguarda gli appalti il caso di Eurogroup è il più evidente, al momento, considerate anche le dimensioni dell’impresa, che consentono comunque di gestire in modo corretto lo scarico di lavoro, ma in crisi, stando al sindacato, ci sarebbero anche diverse ditte di piccole dimensioni. Lo stabilimento dell’Eurogroup attualmente sviluppa una produzione di circa 1500-2000 tonnellate al mese di profili saldati navali e componentistica strutturale (sottoassiemi, pannelli, basamenti motori).
Eurogroup fa parte del gruppo Eurosteel di Genova che ha acquisito il controllo della società nell’aprile del 2005, nata invece nel 1998 per volontà di un gruppo imprenditoriale con decennale esperienza nel settore delle costruzioni metalliche e in accordo con la Itainvest, finanziaria del ministero del Tesoro. 
 
In due mesi persi mille posti di lavoro  
Segno meno anche nelle assunzioni: il 40% in meno
  
 
Mille posti di lavoro. A tanto ammonta il prezzo pagato alla crisi dall’Isontino tra gennaio e marzo e marzo 2009. Il dato è contenuto nel rapporto sull’andamento nel primo trimestre dell’anno del mercato dell’occupazione provinciale redatto dall’Agenzia regionale del lavoro presentato ieri in Provincia. Praticamente tutte le cifre riferite al 2009, comparate con l’anno precedente, vengono anticipate dal segno meno. Quelle che prima delle altre balzano agli occhi fanno riferimento agli avviamenti, ovvero ai nuovi rapporti di lavoro (a tempo determinato e a tempo indeterminato). Tra il gennaio e il marzo 2008 erano stati 7232; quest’anno, negli stessi 90 giorni, 4416. Quasi il 40% in meno. «Tutte le più fosche previsioni sono state confermate da questo dossier – ha fatto notare l’assessore provinciale al Lavoro, Alfredo Pascolin -. Ora attendiamo di sapere come è andata nel secondo trimestre: abbiamo delle anticipazioni confortanti. Il momento più difficile della crisi, almeno sotto il profilo occupazionale, dovremmo averlo superato». Percentuali così negative, tuttavia, difficilmente potranno essere ribaltate entro l’anno. Il trend più preoccupante è quello che riguarda i giovani (fino ai 30 anni di età). A fronte dei 2304 inserimenti lavorativi del primo trimestre 2008, quest’anno, ce ne sono stati 1282: il 44,4% in meno. Appena un po’ meglio è andata per gli adulti (tra i 30 e i 54 anni): in questa fascia d’età gli avviamenti – sempre tra i due trimestri – sono calati del 38,2%, pr una variazione assoluta di 1656 unità (4335 contro 2679). Mentre è curioso notare come tra chi perde il lavoro non ci siano differenze etniche. Gli avviamenti di italiani sono diminuiti del 39,1% (5778 contro 3520); quelli di stranieri, con un meno 38,4, sono calati praticamente nella stessa misura percentuale (1454 contro 896, se andiamo a indicare il valore assoluto). «Provvederemo fin dai prossimi mesi a potenziare i nostri centri per l’impiego, in modo da tamponare questa emoraggia di posti di lavoro – ha aggiunto Pascolin -. Cercheremo di fare tutto il possibile per ricollocare quanti hanno perso il posto».
Nicola Comelli

Morsolin preoccupata: «Siamo solo all’inizio»  
L’assessore comunale teme ripercussioni sulle aziende più piccole
 
 
di ELISA COLONI

«Spero di essere smentita dai fatti, ma purtroppo credo cha la crisi economica, anche a Monfalcone, sia appena agli inizi. E temo che le sue conseguenze, che colpiranno soprattutto le piccole realtà produttive, saranno molto pesanti. Per questo motivo la notizia dell’avvio della cassa integrazione per i dipendenti di Eurogroup non mi stupisce». Queste le parole di Cristiana Morsolin, assessore comunale ai Servizi socio-sanitari e assistenziali.
Dopo l’annuncio dell’apertura della Cigo per i 93 lavoratori dell’azienda fornitrice di Fincantieri con sede al Lisert, infatti, è arrivato il momento di fare i conti. Se nella città dei Cantieri, il cantiere numero uno comincia a mostrare qualche segno di debolezza, le conseguenze possono infatti espandersi a macchia d’olio, contaminando il denso indotto che vi ruota attorno. E gli effetti di questa potenziale crisi a catena saltano agli occhi: più lavoratori con stipendio ridotto e maggiori difficoltà ad arrivare a fine mese che bussano alla porta delle istituzioni per chiedere aiuto.
E se Eurogroup dovesse rivelarsi solo la punta dell’iceberg, come si potebbero parare i colpi? «Di certo il Comune non può accollarsi tutti gli oneri – spiega Cristiana Morsolin -. Quella attuale è una crisi di dimensioni eccezionali, che rischia di far patire solo adesso i suoi effetti alla gente comune, ai lavoratori delle fabbriche, alla faccia di chi dice che le turbolenze economiche stanno per trasformarsi solo in un brutto ricordo. I Comuni non possono essere lasciati soli. Sono in primis lo Stato e la Regione che devono farsi carico delle conseguenze della crisi, adottando misure importanti nel lungo periodo sul fronte occupazionale. Infatti il sostegno economico immediato – aggiunge l’assessore – è utilissimo, ma non basta. Penso a un territorio come il nostro: c’è bisgono di lavoro. C’è bisogno di incentivare in tutti i modi le aziende a non delocalizzare, a produrre mantenendo i posti di lavoro. Se le istituzioni non faranno quadrato intorno alla protezione delle dinamiche occupazionali in questo territorio – conclude – la situazione potrebbe veramente diventare ingestibile».

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Alla Eurogroup scatterà la cassa integrazione 
 
MONFALCONE. Saranno utilizzate le ferie par (permessi annui retribuiti) del 2008 per coprire lo scarico di lavoro, ma dal 29 agosto al 28 novembre sarà aperta la cassa integrazione ordinaria, con la speranza che qualcosa nel frattempo si muova e la crisi dia segni di regressione.
È questo ciò di cui si è discusso tra i rappresentanti della Eurogroup, azienda monfalconese che opera nel settore navale, con realizzazione di blocchi, travi, casse di compensazioni e bulbi e che nei giorni scorsi hanno incontrato i rappresentanti della Rsu aziendale.
I rappresentanti di Eurogroup hanno precisato che attualmente esiste un carico di lavoro per una nave in realizzazione a Marghera e qualcosa per altri cantieri, un carico di lavoro che però non copre la potenzialità lavoro dello stabilimenti, per i cui 93 dipendenti, a rotazione, si aprirà appunto a fine agosto la cassa integrazione, anche se deve ancora essere stabilito se con sospensione totale del lavoro o solo con riduzione d’orario.
Saranno, comunque, coinvolti tutti i reparti e tutti gli uffici, ogni 15 giorni si procederà a verifica e sarà l’azienda ad anticipare la Cigo.
È stato anche concordato che se alcuni lavoratori non avessero a disposizione ferie par del 2008, saranno utilizzate quelle del 2009.
Intanto lo stabilimento di via Timavo effettuerà le ferie collettive nelle due settimane centrali di agosto, che per i lavoratori resterà, economicamente, un mese pieno.
Da ricordare che in Eurogroup lavora in appalto una ditta bosniaca, con circa una quarantina di dipendenti che si occupano di tubisteria: l’azienda si è impegnata a rivedere i contratti d’appalto esterni per verificare se fosse possibile affidare le lavorazioni alla forza lavoro interna.

Il Piccolo, 24 luglio 2009 
 
Eurogroup, un terzo d’affari con Fincantieri  
La crisi della crocieristica ha costretto l’azienda a ricorrere alla cassa
 
 
di DOMENICO DIACO

Nonostante la situazione sia alquanto preoccupante a causa dello scarico di lavoro alla Fincantieri di Monfalcone dovuto alla mancanza di nuove commesse per la costruzione di navi da crociera e le negative conseguenze che investono l’indotto, all’Eurogroup, una delle aziende colpite da tale congiuntura, guarda al futuro con ragionato ottimismo. Intanto però l’azienda che ha sede al Lisert e che produce manufatti in acciaio e lega leggera per il mercato della cantieristica italiana si vede costretta a mettere in cassa integrazione a partire dal 29 agosto per il massimo consentito di 13 settimane tutti i suoi 93 dipendenti.
«Una situazione che l’azienda ritiene essere congiunturale e assolutamente temporanea», afferma l’amministratore delegato Gianfranco Imperato che assieme ad Andrea Cavallo è socio dell’Eurogroup spa. Imperato sottolinea infatti «che in uno scenario di mercato siderurgico che ha visto prezzi in calo della nostra materia prima del 50%, il nostro fatturato 2009 è previsto in calo soltanto del 25-30% (chiuderemo tra i 26 e i 29 milioni a seconda dell’andamento dell’ultimo trimestre».
Secondo Imperato quella che si sta vivendo «è la conseguenza di una difficile programmabilità del lavoro soprattutto con il cliente Fincantieri (con tutti gli altri cantieri con cui lavoriamo il volume 2009 sarà uguale o addirittura superiore al 2008)». Fincantieri rappresenta oggi circa il 35% del volume d’affari complessivo di Eurogroup 60% solo a Monfalcone). «E quindi evidente – afferma Imperato – come la discontinuità di ordinativi possa comunque avere ripercussioni sul nostro carico di lavoro». L’amministratore delegato aggiunge però che «negli ultimi mesi la società ha registrato da parte di Fincantieri una sensibilità nuova ai problemi dell’indotto anche a fronte di riorganizzazioni interne». «In seguito a tale nuovo atteggiamento – prosegue Imperato – stiamo già lavorando sui programmi delle costruzioni per il prossimo anno, consci, noi e Fincantieri, del fatto che la competitività del sistema della subfornitura è figlia non solo dello spremere i prezzi degli appalti, ma anche e soprattutto di poter ragionare su volumi regolari e investimenti innovativi».
L’Eurogroup non sottovaluta comunque il rischio che si riduca il mercato delle navi da crociera, ma non si nasconde neppure il fatto che la domanda mondiale di crociere ha subito meno di altri settori l’effetto della crisi e che, ad esempio le oltre 80 navi del gruppo Carnival necessitano di un continuo turnover, la qual cosa, sottolinea Imperato, da sola dovrebbe garantire al sistema Fincantieri un carico di lavoro importante per gli anni a venire».
D’altro canto, Eurogrop, in un momento di generale difficoltà dei mercati non sembra aver perso l’ottimismo di fare impresa decidendo di investire e puntare sulla crescita e sulla internalizzazione del proprio business. Lo scorso mese infatti è stato inaugurato in Vojvodina (Serbia) un nuovo stabilimento di Yogotub, azienda frutto di un progetto avviato con la partecipazione di Finest proprio da Eurogroup per un investimento di oltre 6 milioni di euro finalizzato alla produzione e alla commercializzazione di tubi d’acciaio.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
L’ALLARME DEI SINDACATI  
«A settembre 1000 posti di lavoro a rischio»  
Uil e Cisl chiedono alla Provincia di riunire il Patto per lo sviluppo al termine dell’estate
 
 
di NICOLA COMELLI

GORIZIA Un migliaio i potenziali posti di lavoro a rischio da settembre. I sindacati temono che, trascorsa l’estate, molte imprese, soprattutto quelle medio-piccole, dopo aver annaspato per mesi, barcamenandosi alle meno peggio tra i flutti della crisi, intraprendano una serie di incisive ridefinizioni interne degli organici. Per questa ragione chiedono che la Provincia convochi entro la prima metà di settembre il Patto per lo sviluppo, in modo da poter fare il punto della situazione studiando quali misure adottare per evitare ulteriori ripercussioni ai danni dell’occupazione.
«La sensazione che abbiamo è che il vento della crisi che fino a questo momento a spirato soprattutto contro l’industria, leggera e pesante, ora possa abbattersi di riflesso sul commercio – evidenzia Umberto Brusciano, segretario provinciale della Cisl -. Si tratta di un settore difficile da monitorare, perché frammentato in tantissime microimprese che silenziosamente potrebbero iniziare a tagliare il personale o addirittura chiudere». Se così avverrà le ricadute sociali sarebbero di gran lunga ridotte rispetto a quelle generate dalle crisi delle grandi aziende ma non per questo meno complesse. «Il Patto per lo sviluppo è la sede giusta per capire come si sta evolvendo la situazione sul territorio – osserva Giacinto Menis, responsabile provinciale della Uil -. E’ importante seguire passo passo quello che sta accadendo, seguendo da vicino i cambiamenti che stanno interessando le imprese e il mercato del lavoro». Un mercato del lavoro che – lo ricordiamo – nel solo primo trimestre di quest’anno ha già perso mille posti di lavoro. Ad aprile e maggio i dati, seppure non ancora elaborati, fanno propendere «per un cauto ottimismo», ha ricordato su questo punto l’assessore al Lavoro della Provincia, Alfredo Pascolin. «Tuttavia, la guardia va tenuta alta – sottolinea Brusciano –. La crisi è profonda ed è destinata a non andarsene troppo rapidamente». Ragione per cui nelle imprese potrebbe verficarsi la tornata di riorganizzazione temuta dai sindacati. A parlare di settembre come un mese particolarmente «caldo» era stato non a caso il presidente della Confindustria Gianni Di Bert, ancora un po’ di tempo fa per la verità. «Nella prima parte dell’anno le aziende, in un modo o nell’altro tireranno avanti – aveva sottolineato -. E’ con il secondo semestre, e in modo particolare con il terzo quadrimestre, che le cose cambieranno. Quegli imprenditori che non avranno scorto segnali di ripresa relativamente ai mercati sui queli operano potrebbero essere spinti definitivamente a ridimensionarsi per rimanere in piedi».
Il segnale dell’attendismo delle imprese tra gennaio e giugno scorsi di cui parlava Di Bert sta tutto nel milione di ore di cassa integrazione richieste e concesse. Una cifra tre volte superiore a quella del primo semestre 2008 e addirittura quattordici volte superiore a quella dell’analogo periodo del 2007. Meccanica ed edilizia i comparti per i quali è stata maggiore la necessità di attivare gli ammortizzatori sociali, con il legno, l’agroalimentare e i trasporti a seguire. «Al di là dell’apertura dell’Ikea, con i suoi più di 200 nuovi posti di lavoro – fa notare Menis – all’orizzonte non si vedono iniziative in grado di generare benefici occupazionali rilevanti, soprattutto per quanto concerne il commercio». Intanto l’Agenzia regionale per il lavoro ha già dato appuntamento a settembre con i dati occupazionali provinciali sul secondo trimestre. E la sensazione è che la diagnosi del Patto per lo sviluppo potrebbe partire proprio da qui.

Messaggero Veneto, 19 agosto 2009 
 
Monfalcone. La crisi sèguita a creare ripercussioni sullo scalo marittimo eppure in luglio il calo dei traffici è stato inferiore a quello registrato in giugno  
Portorosega, la sofferenza continua ma ci sono segnali di ripresa
  
 
MONFALCONE. Il porto di Monfalcone sembra riprendere lentamente vita dopo il forte rallentamento dei traffici, osservato nei mesi scorsi e determinato dagli effetti della crisi economica. In questi giorni le banchine di Portorosega sono state animate dagli attracchi di numerose navi, concreto segnale di ripresa, anche se i dati di luglio risentono ancora della recessione, registrando numeri ancora negativi e i primi dati positivi si potranno avere probabilmente a settembre.
Lo scorso mese a Portorosega sono state sbarcate e imbarcate in tutto 286.298 tonnellate, appena 10 mila in più rispetto a giugno, ma ben oltre 100 mila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una perdita quindi del 27%. Perdita che si riduce, ma resta alta nel bilancio dei primi sette mesi dell’anno: la contrazione dei traffici da gennaio a luglio si assesta sulla perdita del 25,31 per cento. Secondo i dati forniti dall’Azienda speciale per il porto, tra gennaio e la fine dello scorso mese dalle banchine di Portorosega sono transitate in totale, un milione 810.565 tonnellate di merci contro i 2,4 milioni di tonnellate dei primi sette mesi del 2008. La sofferenza viene registrata in tutti i settori merceologici che fanno riferimento al porto monfalconese, compreso quello di carbone diretto alla banchina della centrale termoelettrica, che all’inizio dello scorso mese è passata dalla proprietà E.On ad “a2a”. Fino alla fine di luglio a Portorosega sono state sbarcate 361.942 tonnellate di carbone, che alimenta due delle quattro sezioni dell’impianto energetico, con un calo del 29% rispetto ai primi sette mesi del 2008.
Il calo di movimentazione è molto più accentuato nel settore dei prodotti metallurgici, che negli ultimi anni hanno rappresentato la voce principale per Portorosega: a Monfalcone sono state sbarcate e imbarcate 740.385 tonnellate di metallurgici con un decremento del 31,34% rispetto lo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque abbastanza saldo il movimento di cellulosa, altro settore forte di Portorosega, di cui sono state manipolate 434.150 tonnellate pari a un meno 11% sui primi sette mesi del 2008. La perdita più consistente rimane comunque quella segnata dal traffico di rotabili, gestito dalla Cetal del gruppo Grimaldi, anche se il gap rispetto allo scorso anno si è leggermente ridotto: nei primi sette mesi sono stati movimentati 31.169 mezzi contro i 67.272 del 2008 con un calo del 53,67%. Da evidenziare però che a giugno il calo era stato del 59% e che quindi, pur lentamente, qualcosa di positivo sta succedendo. È ancora presto per dire quanto si possa essere ottimisti e sperare in un vero superamento della crisi, cautela che viene espressa anche dall’Aspm, che però conferma come appunto in banchina ci sia “il tutto esaurito”.
Se il trend fosse quello della prima metà dell’anno, Portorosega chiuderà l’anno con traffici attorno ai 3 milioni di tonnellate, il 25% in meno appunto rispetto al 2008. L’Azienda speciale sta intanto cominciando a lavorare al terminal traghetti per cui si spera però di trovare dei soggetti interessati. Il piazzale da 40 mila metri quadrati è in fase di collaudo, mentre entro la fine dell’anno potrebbero iniziare i lavori, da 8 milioni di euro e in fase di appalto, dell’adeguamento del tratto di banchina riservato al cabotaggio. L’Aspm sta attendendo invece il completamento dell’iter autorizzativo del progetto per la realizzazione della stazione marittima, che richiederà un investimento di altri 2,5 milioni di euro. (c.v.)

Il Piccolo, 01 settembre 2009 
 
RICADUTE SUL PORTO DELLA CRISI IN CARTIERA  
Compagnia, accelera il ricorso alla mobilità
 
 
In porto qualche segnale di ripresa c’è, ma senza al momento avere ricadute sull’occupazione, che invece continua a risentire del rallentamento dei traffici causato dalla crisi. Tant’è che il ricorso alla mobilità concordato a marzo dalla Compagnia portuale con i sindacati e i lavoratori ha subito un’accelerazione. L’accordo siglato a primavera prevedeva che la procedura interessasse gradualmente un massimo di 23 dei 120 addetti dell’impresa portuale nell’arco di 20 mesi, ma in soli cinque mesi in mobilità, finalizzata al raggiungimento comunque della pensione, è già entrata una ventina di lavoratori. «Per chiudere il ricorso alla mobilità mancano quindi davvero poche unità», conferma Elio Gurtner, segretario provinciale della Filt-Cgil. L’accordo includeva anche il distacco di lavoratori (in tutto al momento 12) della Compagnia alla Fratelli Midolini, impresa autorizzata a operare nel porto di Monfalcone da poco meno di un anno, come ulteriore misura per fronteggiare la diminuzione delle operazioni in banchina. Il sindacato rimane anche in attesa di capire in questo momento soprattutto cosa accadrà alla cartiera di San Giovanni di Duino, la cui attività, come ricorda Gurtner, «ha forti incidenze sul porto di Monfalcone». Le ripercussioni negative del calo della produzione della cartiera si sono già fatte sentire quet’estate a Portorosega. A luglio proprio la Filt-Cgil ha chiuso un accordo alla MarTer, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellullosa e caolino, per la riduzione di stipendio di tutti i 25 dipendenti di cui nove autisti e otto carrellisti. «Qualcosa si sta comunque muovendo – afferma Gurtner -. Penso al traffico di legno per Fantoni, ma anche alla ripresa della movimentazione di materiali metallurgici». (la.bl.)

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
PER FAR FRONTE AL CALO DI LAVORO IN BANCHINA 
In Cassa integrazione gli 86 dipendenti della Compagnia portuale 
Il vicepresidente Scaramelli: la Cigs non è premessa alla mobilità, vogliamo tutelare tutti i lavoratori
Ricorso agli ammortizzatori sociali anche alla Alto Adriatico: finora sono stati coinvolti 24 lavoratori, impiegati 16 giornate al mese

di LAURA BLASICH

Al centro, assieme a Trieste, dell’ambizioso progetto di sviluppo di Unicredit, il porto di Monfalcone continua intanto a fare i conti, molto concreti anche sotto il profilo occupazionale, con le ripercussioni della crisi sui trasporti via mare. La Compagnia portuale, entrata nell’orbita del gruppo Maneschi a luglio del 2008, non è riuscita finora ad agganciare nuovi traffici a causa della condizione dei mercati. Dopo il ricorso alla mobilità per 23 dipendenti ”anziani” attuato nel 2009, l’impresa ha deciso, d’intesa con le organizzazioni sindacali di categoria, di utilizzare la cassa integrazione speciale per tutti gli 86 dipendenti per fare fronte alla contrazione del lavoro in banchina e alla chiusura del contratto con la Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. La lavorazione dei tronchetti effettuata dalla Compagnia nell’area dello stabilimento vedeva impiegati 16 addetti che ora saranno nuovamente impiegati nelle operazioni di carico e scarico delle navi attraccate a Portorosega.
La cassa integrazione straordinaria, che ha preso il via ieri, non è però l’anticamera alla mobilità e quindi ai licenziamenti, come sottolineano sia il vicepresidente dell’impresa Riccardo Scaramelli, sia il segretario provinciale della Filt-Cgil, Elio Gurtner. «La Cigs è stata scelta per tutelare tutti i lavoratori e salvaguardare l’occupazione esistente – afferma Scaramelli – in attesa di nuovi traffici. Stiamo lavorando in questo senso. Finora i traffici non sono arrivati perché, di fatto, non ce n’erano. Rispetto agli ultimi 18 mesi in cui non c’era alcun interesse vero, qualche segnale diverso c’è». La Cigs rappresenta inoltre una scelta funzionale, come spiega Gurtner, a evitare di andare al rinnovo della cassa integrazione ordinaria ogni 13 settimane. La Cigs garantisce, invece, una copertura per un anno per tutti gli 86 dipendenti. In concreto impiegati e addetti alla manutenzione dei mezzi della Compagnia rimarranno a casa un giorno alla settimana, mentre per chi opera in banchina la Compagnia ha fatto una proiezione di 6 giornate di ”cassa” al mese.
Sta ricorrendo, invece, alla Cigo la Alto Adriatico, impresa autorizzata con articolo 17 e quindi operante per intervenire nel caso di picchi di lavoro nel porto di Monfalcone. Finora, comunque, i 24 dipendenti della Alto Adriatico, affiancati da 11 interinali, hanno lavorato attorno alle 16 giornate al mese. L’impresa opera anche per conto della Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi, effettuando quindi la movimentazione delle autovetture dai traghetti al terminale esistente a Portorosega. Cioé dell’unico traffico che sembra in netta ripresa, a vedere i dati di gennaio dell’attività dello scalo forniti dall’Azienda speciale porto. Nel primo mese del 2010 sono state sbarcate e imbarcate in totale a Monfalcone 5.902 autovetture, con un aumento del 145% rispetto a gennaio del 2009, quando la crisi dell’auto era ormai esplosa. In totale a gennaio a Portorosega, che ha chiuso il 2009 con i traffici in calo del 20% rispetto il 2008, sono state movimentate 218.054 tonnellate di merci, pari a una contrazione del 3,57% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A mancare sono stati di fatto gli imbarchi, quasi del tutto inesistenti, mentre gli sbarchi hanno registrato un più 3,51%, nonostante il traffico di metallurgici (meno 16%) e quello di cellullosa (meno 12%) siano ancora in difficoltà.
A incidere è stata la ripresa degli sbarchi di carbone per la centrale termoelettrica di A2a e l’arrivo di carichi di sale dal bacino del Mediterraneo diretti verso il Nord Europa. A gestire il traffico in banchina è l’altra impresa autorizzata a Monfalcone con articolo 16, la Fratelli Midolini, che a Portorosega impiega 8 dipedenti e finora non ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali. «Come rappresentanti dei lavoratori non possiamo che essere d’accordo con i progetti di sviluppo del porto di Monfalcone – sottolinea il segretario provinciale della Filt-Cgil -, che però al momento paga l’assenza di nuovi traffici e lo spostamento di alcuni traffici “storici” su Trieste a causa, di fatto, degli incentivi all’intermodalità erogati dalla Regione».

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Il caso Fincantieri:
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