Perché non se ne parla?
Editoriale di MT – Monfalcone Territorio numero 3
In tutte le edicole da sabato 8 agosto 2009

Il disagio psichico è un tema molto complesso e molto delicato che oggi sembra ancor più intrecciarsi al disagio sociale, alla precarietà e a questa diffusa sensazione che per la prima volta dopo secoli fa pensare che il futuro non prometta niente di meglio del presente o addirittura del passato.
E’ un tema che viene spesso rimosso e di cui non si parla .
Eppure è un problema molto presente anche nella nostra città anche se se ne sa poco, quasi fosse un argomento “sconveniente” su cui è meglio glissare.
In altre pagine di MT ne parliamo grazie all’intervento di due medici che del problema, in modo diverso, se ne occupano da molti anni.
Ma oggi qui vogliamo porre anche un’altra questione che riguarda in primo luogo i pazienti ed in secondo coloro che di questi pazienti si occupano.
Sappiamo che il disagio psichico è una condizione di grande sofferenza che spesso diventa un peso insopportabile che spinge anche a gesti estremi come via di fuga da un dolore insostenibile e da una situazione che non lascia intravvedere altre soluzioni.
E’ una condizione con cui spesso le famiglie e gli operatori sanitari si scontrano ed è un rischio che dovrebbe essere costantemente monitorato e prevenuto.
Come mai, allora, negli ultimi anni almeno 3 persone, donne, seguite ed in cura presso il centro di salute mentale di Monfalcone hanno cercato la morte lanciandosi dalle finestre del centro o dalla contigua scuola elementare?
Ma, soprattutto, perché di queste vicende così dolorose nessuno ne ha saputo niente?
La morte di Nevia che si è schiantata gettandosi dal terzo piano della scuola e quella di Fulvia che era rimasta gravemente ferita gettandosi dalle finestre del CSM e che se ne è andata dopo una lunga permanenza in ospedale a Cattinara non sono diventate notizie che potevano far nascere altre domande sul come e perché siano riuscite a sfuggire al controllo di chi le aveva in cura e se era stato fatto tutto quello che si poteva per prevenire queste tragedie.
Non si è saputo niente nemmeno di Laura che, lanciatasi anche lei dalle finestre della stessa struttura, fortunatamente si è salvata anche se con lesioni non proprio trascurabili.
A nostra presa domanda il Sindaco Pizzolitto e l’assessore ai servizi sociali Cristiana Morsolin hanno dichiarato di non averne mai saputo nulla.
Noi crediamo, con tutto il rispetto per la scelta dolorosa di queste persone e con tutta l’attenzione per il sacrosanto diritto alla privacy delle famiglie coinvolte, che tragedie come queste che direttamente o indirettamente riguardano l’efficienza di una struttura sanitaria di grande importanza, non possono passare sotto silenzio e ci stupiamo che non ne siano stati informati i rappresentanti istituzionali della città.
Vorremmo qualche risposta.
Perché il silenzio che spesso accompagna la vita di queste persone fragili e sofferenti non le segua anche nella morte e perché è giusto interrogarsi se si è fatto tutto quello che si sarebbe potuto per prevenire esiti cosi definiti e dolorosi.

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
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