Il Piccolo, 30 agosto 2009
UN CENTINAIO DI PARTECIPANTI AL CORTEO IN CENTRO CONTRO LE MISURE DEL COMUNE
Protesta dei ciclisti: «Non metteteci le briglie»
Emilio Rigatti: «Questa ordinanza disciplina un problema inesistente. Basta il buonsenso»
di LAURA BORSANI
«Apertura al confronto pubblico sull’ordinanza sulle biciclette. Sospensione del provvedimento, con l’immediato stralcio in ordine al divieto di legare le dueruote ai pali. E i muri degli edifici lasciamoli alla sosta temporanea, che male mai faranno? Certo, con buonsenso ed equilibrio». Il ”popolo dei ciclisti”, un centinaio con tanto di bambini al seguito, che ieri s’è dato appuntamento, puntuale alle 17, proprio davanti al municipio, in piazza della Repubblica, non ci sta a «subire un nuovo, assurdo prontuario di multe e divieti proprio di un clima da caccia alle streghe», detto con le parole di Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi. Così, sfidando il temporale incipiente, punta i piedi, ”innesta” la marcia e a colpi di pedale e campanelli, fa il giro della città per testimoniare la sua «pacifica protesta». Rivendicare il diritto «a riprendersi e a vivere la città senza briglie inutili e punitive». Uno «schiaffo alla coscienza di quanti, ciclisti per scelta e passione, sono i primi a mantenere rispetto verso la mobilità sulle dueruote». Bussani dunque lo ha voluto sottolineare: questa «critical mass» non ha colori o bandiere, «è spontanea, nasce dai monfalconesi offesi da un’ordinanza superflua e dannosa, utile solo ad alimentare timori e ”ghettizzazioni”. La bicicletta non può rappresentare il problema di Monfalcone. Specie quando, basta girare l’Europa, trionfano le dueruote, legate ovunque».
E poi c’era lui, Emilio Rigatti. Ciclista nell’animo che rifugge dagli integralismi. «Dal 2001 ho scelto la bicicletta, ma non ho dichiarato guerra all’auto – ha puntualizzato -. In un anno guido per 2mila chilometri e ne macino 15mila con i pedali. Il fatto è che questa ordinanza pone un problema inesistente. Le leggi ci sono già. Appoggiare la bici a un muro non può diventare un reato amministrativo. L’Europa ce lo insegna». E poi «perchè i divieti quando basta buonsenso e autoregolamentazione? Scodellare norme che dovrebbero appartenere alla coscienza comune? Con un sorriso si può indurre civilmente a tenere i comportamenti migliori». Rigatti non s’è risparmiato neppure con i termini quando ha esclamato: «Certo, chi sbaglia dev’essere punito. Ma se siamo un popolo di castroni, saremmo pure spalmati tra i diversi utenti. E comunque, a parità di castroni, meglio un ciclista che un conducente di Suv». Ha scomodato pure Gandhi nell’offrire un parallelo: «Vado contromano quando l’arteria urla!». Il cuore, insomma, batte dalla parte della «capacità di autoresponsabilizzazione. L’unica via – ha fatto eco Bussani – che aiuta a crescere». Un’educazione, ha rilanciato Rigatti, «che ha bisogno di tempi lunghi per maturare autenticamente». No dunque a «imposizioni retoriche». Ai «controsensi». Come quello, ha scandito Bussani, «di mettere il timer dei 10 giorni al parcheggio delle bici quando molti monfalconesi non hanno garage». O vietare lo sputo quando «le aiuole pullulano di cicche», ha aggiunto Rigatti. Applauso prima di partire allo scrittore-poeta delle dueruote che ha argomentato: «Quando sono rientrato dalla Colombia e sono venuto a Monfalcone, ho visto la piazza affollata di bengalesi e ho pensato: è diventata la città dei cittadini. Poi un brutto pensiero: lasciatela ai cittadini».
PROPOSTE
Legambiente chiede di rilanciare il bike-sharing
Legambiente chiede la modifica dell’ordinanza sull’abbandono e parcheggio delle bici in città e chiede un confronto con i cittadini. L’ordinanza, invece, osserva Legambiente, rischia di disincentivare l’uso della bicicletta in una città «che già subisce un traffico di autoveicoli caotico, poco disciplinato e spesso ingiustificato». Al Comune l’associazione chiede quindi di considerare alcune richieste a iniziare da quella di organizzare almeno un incontro, stile Agenda 21, con i cittadini e le associazioni. Nel frattempo, secondo Legambiente, l’ordinanza andrebbe sospesa per un mese e la sua applicazione graduata nel tempo, facendola precedere da azioni di informazione. L’associazione suggerisce «di obbligare esercenti e negozianti a installare anche semplici paletti cui appoggiare e assicurare la bici, rispettando la larghezza minima del marciapiede. E chiede anche di allungare la sosta consentita a 20 giorni prima di considerarla ”abbandono” con rimozione e di rilanciare il servizio di bike-sharing realizzato dal Comune, che finora non è decollato.
Il sindaco replica: «Vogliamo una città migliore»
Gianfranco Pizzolitto respinge le accuse di Lega e Verdi sul suo pacchetto-sicurezza
Le contestazioni alle ordinanze comunali? «Caricature della realtà cittadina». Le polemiche sollevate da Lega Nord e Verdi? «Senza fondamento e, in alcuni casi, dimostrazioni di grave strabismo». Il sindaco Pizzolitto non ci sta. Prende il suo pacchetto sicurezza, che mira a correggere alcune situazioni di degrado, dall’accattonaggio alle biciclette ”selvagge”, fino ai graffiti sui monumenti, e lo difende a spada tratta. «I problemi della vivibilità urbana e della sicurezza sono tra quelli più sentiti dai cittadini e facili oggetti di strumentalizzazioni, in virtù del loro carico di impatto emotivo – spiega Pizzolitto -. I nostri provvedimenti hanno suscitato le polemiche da un lato della Lega, che propone forme di repressione che rasentano il razzismo e, dall’altro, del responsabile dei Verdi Bussani, che ha parlato di Monfalcone come ”carcere aperto”. Segno che le decisioni assunte dal Comune rispondono a ragioni di equilibrio che devono saper coniugare la necessaria sensibilità sociale con il contrasto a quelle forme di degrado che compromettono la qualità del convivere civile».
Poi Pizzolitto aggiunge: «Monfalcone è una delle realtà più complesse e compromesse del Friuli Venezia Giulia, perché negli anni ’60 e ’70 c’è stato uno sviluppo incontrollato e un’urbanizzazione senza regole, che ha fatto crescere diffuse situazioni di incuria e di abbandono. Il lavoro di questi ultimi dieci anni, in continuità con quello delle amministrazioni del sindaco Persi, per riqualificare il nostro territorio è stato enorme. In questo contesto si è collocato anche il nostro impegno per migliorare vivibilità e sicurezza. Nessun Comune della nostra Regione di pari dimensioni ha investito così tanto nella realizzazione di piste ciclabili. E mi chiedo: cosa c’entra lo sviluppo di azioni che favoriscano l’uso delle due ruote con la decisione di rimuovere quelle i pezzi di bicicletta abbandonati lungo le strade o di multare chi, in bicicletta, attraversa con il rosso o lascia il proprio mezzo legato in luoghi non idonei, creando spesso disagio a chi deve usare una panchina o passare con una carrozzina? La linea dell’amministrazione rimane quella di opporsi al degrado e di garantire la sicurezza dei residenti, ma con una netta opposizione alle forme di criminalizzazione di chi vive e lavora nella nostra realtà».
«Alle contestazioni radicali che mescolano questioni che richiederebbero un serio approfondimento e che fanno una caricatura della realtà cittadina – conclude il sindaco – il Comune risponde con i fatti. Nei confronti dei più deboli le risposte stanno nelle scelte straordinarie di bilancio, e l’impegno verso i giovani trova conferma nell’azione quotidiana dell’assessorato e nelle attività del centro di viale San Marco. Confondere le multe previste per il comportamento di chi deturpa e danneggia monumenti pubblici e gli edifici con l’idea di essere in un ”carcere a cielo aperto” è un grave strabismo ed un segno di convivenza con l’inciviltà che nessuna città può tollerare in nessuna parte del mondo.
IL CASO
Monfalcone, le piste ciclabili sono utili
Ho letto con estrema sopresa la lettera pubblicata il 28 agosto dal Piccolo e scritta dal signor Mauro Bussani del 28 agosto e poi ripresa in un articolo con la sigla t.c.. Si afferma che «si percepisce un odioso atteggiamento nelle parole dell’assessore Massimo Schiavo quando afferma che indietro non si torna». Credo che francamente abbia preso un abbaglio. Forse non erano le mie esatte parole, ma chi mi ha posto la domanda ha sinteticamente riportato il mio pensiero. Solo che la domanda postami telefonicamente era più o meno: «Ritiene opportuno eliminare la pista ciclabile nel primo tratto di via Duca d’Aosta?».
Per quanto mi riguarda le piste ciclabili sono un prezioso patrimonio per il sistema di mobilità e non ritengo sia assolutamente opportuno eleminarne anche un solo tratto. Il mio impegno amministrativo va sicuramente nella direzione del miglioramento e nel potenziamento dell’uso della bicicletta così come dell’uso del trasporto pubblico locale. Soltanto procedendo in questa direzione potremo alleggerire il peso della circolazione su gomma e migliorare il livello della vivibilità urbana.
Questi sono del resto anche i temi ampiamente trattati dalla carta di Aalborg e dalle varie edizioni della Carta Urbana Europea a cui ritengo tutte le amministrazioni pubbliche debbano costantemente far riferimento.
Massimo Schiavo, assessore all’Urbanistica del Comune di Monfalcone
Messaggero Veneto, 30 agosto 2009
Sicurezza e decoro urbano, Pizzolitto replica: «Problemi sentiti, stop alle strumentalizzazioni»
MONFALCONE. «I problemi della vivibilità urbana e della sicurezza sono fra quelli più sentiti dai cittadini e anche quelli in cui maggiori sono le possibili strumentalizzazioni per il loro carico d’impatto emotivo, specie quando al ragionamento si sostituiscono la disinformazione e la pretestuosità. I recenti provvedimenti del Comune hanno visto le prese di posizione polemiche della Lega, che propone forme di repressione che rasentano il razzismo, da un lato, e del responsabile dei Verdi Bussani, dall’estremo opposto, che ha parlato di Monfalcone come di un carcere aperto. Segno che le decisioni assunte rispondono a ragioni di equilibrio che devono saper coniugare la necessaria sensibilità sociale con il contrasto di quelle forme di degrado che compromettono la qualità del convivere civile». Commenta così il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, il recente dibattito originatosi in città riguardo alle ordinanze relative a interventi sulla vivibilità e sul decoro urbani. Dibattito che ha appunto visto posizioni opposte e in particolare legate all’ordinanza anti-accattonaggio e a quella relativa alle bici.
Pizzolitto ricorda che la città di Monfalcone è una delle realtà più complesse e compromesse del Friuli Venezia Giulia, perché negli anni 60 e 70 ci sono stati uno sviluppo incontrollato «e un’urbanizzazione senza regole che ha inquinato l’ambiente, snaturato l’assetto architettonico, determinato una circolazione caotica e ha portato a far crescere diffuse situazioni d’incuria e abbandono».
In questo contesto si è collocato anche l’impegno per migliorare sia la vivibilità sia la sicurezza. In merito alle biciclette, evidenzia che «nessun Comune della nostra regione di pari dimensioni ha investito così tanto nella realizzazione di piste ciclabili. Ancora molto si potrà migliorare, ma cosa c’entra lo sviluppo di una cultura e di azioni che favoriscano l’uso di questo mezzo con la decisione di rimuovere quelle brutture rappresentate da pezzi di bici abbandonati lungo le strade o il fatto di multare chi, anche se è in bicicletta, attraversa con il rosso o lascia il proprio mezzo legato in luoghi non idonei, creando disagio a chi deve usare una panchina o passare con una carrozzina?». Relativamente ai provvedimenti adottati sulla sicurezza, spiega che sono stati il frutto di una seria ponderazione condivisa all’interno della maggioranza.
«Le ordinanze rappresentano una parte di un percorso che nelle prossime settimane si accompagnerà con una campagna d’informazione e di coinvolgimento dei quartieri e delle scuole che consentirà di sgombrare il campo da polemiche che non hanno alcun fondamento. La linea dell’amministrazione, in ogni caso, rimane quella di opporsi al degrado e di garantire la sicurezza dei residenti, ma con una netta opposizione alle forme di criminalizzazione dei cittadini e degli stranieri che vivono e lavorano nella nostra realtà. Nei confronti dei più deboli è stato istituito un apposito fondo sociale e l’impegno verso i giovani trova conferma nell’azione dell’assessorato e nelle attività del centro giovani. Confondere le multe previste per chi deturpa e danneggia monumenti ed edifici con l’idea di essere in un “carcere a cielo aperto” è un grave strabismo e un segno di convivenza con l’inciviltà». (cr.vi.)
Messaggero Veneto, 31 agosto 2009
«L’ordinanza disincentiva l’utilizzo della bici»
Le critiche di Legambiente sul provvedimento del Comune in vigore da domani
MONFALCONE. «Toni eccessivi, tanto da sembrare un proclama di regimi superati più che un proposito di miglioramento cittadino»: è così che il circolo monfalconese di Legambiente interpreta l’ordinanza relativa alle biciclette che entrerà in vigore domani. Mentre sabato un’iniziativa di protesta in bici ha manifestato il fastidio per alcuni aspetti dell’ordinanza, i rappresentanti dell’associazione ambientalista riconoscono che la città versa da anni in uno stato di progressivo degrado sociale, culturale, e di conseguenza anche urbano e che vi sia anche la necessità di regolamentare la circolazione e la sosta delle bici, «ma sempre nell’ottica di favorirne per quanto possibile l’utilizzo alternativo ai veicoli a motore».
Osservano che «per l’ennesima volta l’amministrazione non ha ritenuto di coinvolgere i cittadini nella ricerca di una possibile soluzione al problema, attraverso Agenda 21 Locale e non è stata fatta alcuna preventiva azione di educazione, informazione, istruzione alla cittadinanza, magari attraverso incontri pubblici, volantini, lezioni da tenere nelle scuole». Ritengono che «un buon modo di operare da parte dell’amministrazione pubblica dovrebbe prevedere non solo l’aspetto repressivo e sanzionatorio, ma anche una precedente fase propositiva ed educativa, attraverso cui poter veicolare messaggi positivi ed informazioni pratiche e che non sono stati preventivamente forniti gli strumenti che, da soli, avrebbero potuto determinare un cambiamento virtuoso dei comportamenti: rastrelliere di qualità e numero adeguato e in prossimità dei luoghi più frequentati».
Legambiente ricorda che “mancano rastrelliere “funzionali” che consentano adeguato spazio tra una bici e l’altra e un solido ancoraggio antifurto e, nei pressi della stazione ferroviaria, manca un parcheggio coperto e custodito. Non capiamo quale oltraggio al decoro possa arrecare una bici adeguatamente assicurata ad un albero o a una transenna purché questa non intralci il transito dei pedoni e, in particolare, di categorie di cittadini quali disabili, bimbi in carrozzina o anziani. Riteniamo che un’ordinanza espressa in queste modalità possa avere come unico effetto quello di disincentivare l’utilizzo della bicicletta, evenienza questa, a nostro avviso, estremamente pericolosa e sconveniente per una cittadina che già subisce un traffico di autoveicoli caotico, e poco disciplinato”.
Chiedono invece all’amministrazione la revisione di alcuni incroci e di alcuni attraversamenti ciclabili particolarmente rischiosi (due esempi: incrocio viale San Marco-via Rosselli e attraversamento via Parini accanto alla rotonda) e di organizzare almeno un incontro, stile Agenda 21, con le rappresentanze dei cittadini e delle associazioni, per ascoltare “la base”, spiegare le motivazioni di siffatte ordinanze e discutere insieme il miglior modo di proseguire. Nel frattempo secondo gli ambientalisti si dovrebbe sospendere per un mese e poi graduare nel tempo l’applicazione dell’ordinanza, facendola precedere da azioni di informazione e sensibilizzazione, prevedendo l’obbligo per gli esercenti pubblici a grande movimento di clientela di semplici “paletti” a cui appoggiare e assicurare la bici, rispettando ovviamente la larghezza minima del marciapiede e allungare la sosta consentita a 20 giorni prima di considerarla abbandonata.
«In particolare – concludono – si dovrebbe – ripensare e riproporre, con modalità più dirette ed accessibili, il servizio di bike-sharing, iniziativa che andrebbe sostenuta e portata avanti, ma che finora non è riuscita a decollare». (c.v.)
Il Piccolo, 01 settembre 2009
VERDI
Dopo il corteo in bici sono in preparazione altre forme di protesta
Non sarà solo la critical mass di sabato scorso. Non basterà la protesta su due ruote che ha avuto, peraltro, grande successo, con la partecipazione di centinaia di ciclisti. I Verdi, e con loro l’opposizione alle ordinanze relative alla sicurezza volute dall’amministrazione, si sta organizzando per mettere in campo nei prossimi giorni altre iniziative di protesta. Pacifica, sicuramente, ma pur sempre protesta. «La critical mass non rimarrà un’iniziativa isolata – spiega Mauro Bussani – anche perchè le ordinanze, oltre che essere assurde dal punto di visto politico, lo sono anche dal punto di vista pratico: e proprio questo è l’aspetto che vogliamo sottolineare». Un esempio? Quello dell’ordinanza sull’accattonaggio. Per la quale sarà prevedibile che ci sarà un ricorso in massa al gratuito patrocinio delle persone che se la vedranno appioppare: essendo, molto probabilmente, nullatenenti, potranno ricorrere all’avvocato gratuitamente e a spese dello Stato, quindi della pubblica amministrazione. «E questa è solo una delle tante incongruenze di un’ordinanza voluta per motivi politici e non pratici, visto che divieti e sanzioni erano già previste nel Codice della strada e dunque bastava applicarle. Nel caso qualcuno voglia ricorrere agli organi giudiziari l’avrà facilmente vinta, viste le tante ”falle” presenti nelle ordinanze», spiega Bussani. (e.o.)
Il Piccolo, 03 settembre 2009
Lettere
Ecco, finalmente ci siamo! Con ben un anno e mezzo d’anticipo sulla fine del suo secondo mandato il nostro sindaco di Monfalcone coadiuvato dal suo inflessibile assessore alla Sicurezza è riuscito a varare l’ordinanza che riporterà l’Ordine nella nostra città. Finalmente non ci saranno più bambini vocianti che rincorrono un pallone e la nostra piazza diverrà quella spianata infuocata d’estate e battuta dalla bora d’inverno che era stata sin dall’inizio progettata. Finalmente non ci saranno più indelebili messaggi d’amore o sogni di Rivoluzione a deturpare i muri tanto grigi quanto le menti dei nostri amministratori. Finalmente non ci saranno più stanchi corpi distesi sulle panchine o facce troppo scure sedute sugli scalini del palazzo municipale sul punto di crollare non solo metaforicamente. Finalmente in sella alle nostre fiammanti biciclette percorreremo Monfalcone da un campo all’altro su lastricate piste ciclabili senza nemmeno provare a uscire dai percorsi rigorosamente tracciati dai nostri zelanti legislatori. Finalmente “l’insicurezza percepita” da noi cittadini sarà appagata dopo essere stata accuratamente indotta da politici alla ricerca di voti facili. Finalmente anche l’amministrazione di Monfalcone, al pari di qualunque altra del profondo Veneto, si presenterà alle elezioni con la stella di sceriffo ben in vista sul bavero della giacca. Peccato che forse allora metà degli elettori alla brutta copia del centro-sinistra preferirà l’originale del centro-destra, e l’altra metà se ne starà a casa disgustata dai suoi presunti rappresentanti. Per evitare una così triste prospettiva Sinistra Critica continuerà a proporre un’alternativa basata sul rifiuto della repressione quale strumento di governo della socialità, alla quale contrapponiamo solidarietà, inclusione, educazione e… tanto buon senso.
Il Coordinamento cittadino Sinistra Critica – Monfalcone





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