Il Piccolo, 11 settembre 2009 
 
A GORIZIA ACCOLTE SOLO 317 DOMANDE, MENTRE QUELLE PRESENTATE IN CITTÀ SONO STATE 570  
Aiuti taglia-affitti, solo due terzi del fabbisogno  
Stanziati da Regione e Comune quasi 800mila euro: ne beneficeranno 470 famiglie
 
 
di ELENA ORSI

Quasi 570 domande pervenute a inizio luglio, 470 accettate, per un fabbisogno calcolato sul milione e 203mila euro: a fronte dei quali però la Regione Friuli Venezia Giulia ha garantito solo 702mila euro. Anche sommati a quanto stanziato dal Comune di Monfalcone (120mila euro), si arriva a un fondo di 800mila euro. Pari quindi a due terzi di 1,2 milioni di euro, cioè il fabbisogno calcolato per dare risposta a tutti i cittadini che hanno fatto richiesta.
LE DOMANDE Come detto, a conclusione del termine per la presentazione delle domande, erano state 568 le famiglie che si sono fatte avanti per ottenere un aiuto sugli affitti. Dal numero totale però si devono togliere le domande ritenute non idonee, il che porta il numero totale degli aventi diritto a 470. Un numero che comunque rappresenta oltre un terzo di quelle risultanti in tutta la provincia (1146). Il che significa che la morsa affitti, nel Comune di Monfalcone, non accenna ad allentarsi.
Anche perché i requisiti previsti dal bando per i contributi sono chiari: per entrare nella fascia A si dovrà possedere un Isee fino a 11.150 euro e un’incidenza della locazione non inferiore al 14%, per la fascia B un Isee da 11.150,01 a 16.420 euro, e un’incidenza non inferiore al 24%. Il che significa che una persona con 11mila euro ha diritto al contributo se si trova a pagare un affitto annuo superiore ai 2600 euro. Altrimenti, viene esclusa. Altre clausole sono poi l’essere in regola con il pagamento del canone di locazione, e non aver presentato e non presentare richieste ad altro Comune per beneficiare di un contributo riferito allo stesso contratto.
E’ chiaro che 470 domande relative a famiglie che come minimo hanno un reddito inferiore ai 16mila euro non è un elemento positivo per Monfalcone. Tanto più che, di anno in anno, i contributi regionali si fanno sempre più risicati. «Il problema principale è che vediamo un continuo calo dei contributi previsti dalla Regione a fronte di un continuo aumento delle domande – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -. Per accorgersene, basta guardare la linea temporale dal 2007 ad oggi: dagli oltre 770mila euro di tre anni fa si è arrivati ai 700mila di adesso». Questo, considerando anche che il Comune di Monfalcone partecipa attivamente all’assegnazione dei contributi, stanziando di suo una somma pari al 10% del fabbisogno previsto: un’azione che dà la possibilità ad accedere a un fondo supplementare regionale. Altrimenti, la somma finale sarebbe anche minore.
GLI ALTRI COMUNI Come detto, Monfalcone ricopre in provincia quasi un terzo del numero totale di domande. Su 1146 accettate, infatti, 470 provengono da Monfalcone e 317 da Gorizia. (Comune che si porta a casa il secondo contributo per ordine di importanza, ovvero 462mila euro). Al terzo posto arriva Ronchi, che con 110 domande ottiene 164mila euro, e al quarto si colloca Grado, ben distanziata dagli altri, in quanto conta solo 56 domande e un contributo di 83,719 euro. In totale, nell’Isontino la Regione stanzia 1.686.517 euro a fronte di un fabbisogno di 2 milioni e 881mila euro, quindi quasi il doppio.

Messaggero Veneto, 12 settembre 2009 
 
Monfalcone. Sono 36 più dell’anno scorso gli inquilini che hanno chiesto aiuto al Comune per far fronte ai pagamenti  
Canoni d’affitto insostenibili per 566 famiglie
 
 
MONFALCONE. Sono 566, 36 in più dello scorso anno, le famiglie che hanno chiesto aiuto al Comune di Monfalcone per ottenere un sostegno al fine di ridurre il peso di affitti troppo pesanti rispetto al proprio bilancio.
L’incremento di domande nel 2009 rispetto al 2008 conferma come la crisi, da un lato, stia effettivamente mettendo in difficoltà sempre più cittadini e, dall’altro, incida su persone presenti ormai da un certo periodo in città o, comunque, in Italia. Da notare che a una settimana dalla chiusura del bando per l’erogazione dei contribuiti taglia-affitti le domande presentate erano relativamente poche, tanto da far pensare che la modifica della legge regionale, che ha innalzato il tetto minimo di residenza in Friuli Venezia Giulia a cinque anni e in Italia a dieci, avesse in effetti influito sul numero di chi poteva presentare domanda.
Invece non c’è stata la contrazione della richiesta che forse ci si poteva aspettare. Effettuate le verifiche di prassi rispetto alla regolarità delle domande, sono risultate essere 470 le domande accolte, 96 le respinte di cui 40 proprio per il motivo del mancato periodo di residenza. Il contributo richiesto dal Comune alla Regione è stato di un milione 203.529,67 euro, il contributo concesso è stato di 702.183,19 euro.
Il Comune da parte sua aggiungerà 120 mila euro. «Abbiamo effettuato tutti i controlli possibili, anche a incrocio, su tutte le domande presentate, il cui numero – dice l’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin – conferma di quali siano le difficoltà create dalla crisi e da affitti che si sono in ogni caso mantenuti molto alti sul mercato abitativo. È vero che rispetto allo scorso anno il contributo richiesto è diminuito di 80 mila euro, ma è paradossale come a fronte di un aumento delle domande, il contributo regionale dal 2006 sia castamente calato». Il numero di domande pervenute all’ente locale è fra l’altro superiore del 52% a quello delle richieste avanzate dai cittadini di Gorizia (373, contro le 370 dell’anno precedente). Lo scorso anno a Monfalcone le richieste ammesse a contributo erano state 493 sulle 532 ricevute in totale dal Comune, 30 in più rispetto al 2007, quando le domande ammesse furono 463 (contro le 511 presentate). Lo stanziamento regionale e statale però è diminuito nel 2008, passando dai 772 mila ai 766.405 euro, nonostante il Comune abbia ulteriormente aumentato la propria compartecipazione, stanziando fondi per 128.459 euro contro i 121 mila del 2007, pari al 10% del fabbisogno stimato in base alle domande ricevute. Il Comune effettuerà uno sforzo economico anche quest’anno, intervento che si sommerà alle altre azioni in campo sociale, che l’assessorato competente mette in campo per tentare di allentare la tensione abitativa esistente a Monfalcone.

Il Piccolo, 15 settembre 2009 
 
Aiuti taglia-affitti, sono una quarantina gli stranieri esclusi 
 
Su una novantina di esclusioni dai contributi per il sostegno alle locazioni, nemmeno la metà (solo 40) sono state le domande ritenute non idonee per il requisito di residenza. Con un risparmio per le casse comunali di circa ottomila euro. Secondo l’amministrazione comunale, la classica goccia nel mare «Sembrava che il criterio dei cinque anni di residenza, voluto dall’attuale amministrazione regionale, avrebbe causato una rivoluzione nel sistema di attribuzione delle domande, e invece si vede che non è così – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin – perchè 40 domande su quasi 600 e un risparmio di 8mila euro su un totale di un milione e 200mila di fabbisogno, come si può intuire, non rappresenta un grande cambiamento rispetto alla situazione precedente». Questo in particolare significa anche che gli immigrati a Monfalcone sono una realtà ormai integrata, e presente da oltre cinque anni nella vita della città. Un effetto reso evidente dalle domande di stranieri arrivate ai Servizi sociali sia per il bonus bebè che per la Carta famiglia. «L’ampio accesso rende evidente che ormai le famiglie straniere che sono a Monfalcone sono residenti qui da molto tempo, hanno ormai mandato i loro bambini a scuola, hanno acquistato casa con un mutuo, sono quindi veri cittadini», continua la Morsolin. Da parte della Lega Nord si sottolineano due elementi. «Il primo è che i canoni di aiuto agli affitto sono una normativa voluta proprio dalla Lega nella legislatura 2001-2003 – spiega il consigliere regionale Federico Razzini -. Il secondo è che è innegabile che finora i contributi andavano anche gli immigrati e che con queste nuove regole abbiamo posto un limite a tali storture. È ovvio che di anno in anno le domande aumentano e quindi è impossibile dare risposte a tutti». (e.o.)

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
INSUFFICIENTI I FONDI REGIONALI DESTINATI AI COMUNI 
Aiuti taglia-affitti ridotti di un terzo 
L’assessore Morsolin: scelta obbligata per soddisfare tutte le 470 domande accettate

Ridotti di un terzo, a causa della mancanza di fondi, i contributi per le famiglie in affitto a Monfalcone. Dopo l’assegnazione delle somme regionali, che hanno garantito solo due terzi di ciò che sarebbe stato necessario per rispondere all’intero contributo richiesto, il Comune di Monfalcone ha fatto i conti con la distribuzione dei fondi arrivando a una decisione: nessuna esclusione, tutte le 470 domande pervenute sono state finanziate, ma non in toto. In pratica, i richiedenti si sono visti tagliata del 30% la somma a cui avrebbero avuto diritto se al Comune fosse stata riconosciuta l’intera cifra richiesta. Ecco quindi che un cittadino in fascia A che si trovava a pagare (su 11mila euro di reddito) 2676 euro di affitto, sene vedrà riconosciuti solo 1800 uno in fascia B con il reddito minimo, a fronte di un fabbisogno di 1540 euro se ne vedrà riconoscere come base per il contributo al massimo mille.
Questo per far sì che i fondi pervenuti siano sufficienti a garantire a tutti una minima risposta: facendo una media, infatti, gli 800mila euro (700 dalla Regione e 120 dal Comune) garantiscono al cittadino un contributo di 1.700 euro, anche se le domande partivano da una base di 2.500 euro. A conclusione del termine per la presentazione delle domande, erano state infatti 568 le famiglie che si erano fatte avanti per ottenere un aiuto per pagare l’affitto, troppo oneroso per il proprio stipendio. Dal numero totale di richieste presentate sono state stornate le domande ritenute non idonee portando così il totale degli eventi diritto a 470. Una cifra che comunque rappresenta oltre un terzo di quelle risultanti in tutta la provincia (1146). «Vista la scarsità dei fondi – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – non è stato possibile fare altrimenti: si è voluto dare una risposta a tutti i richiedenti, anche se abbiamo dovuto fare dei sacrifici necessari e ridurre di un terzo circa i benefici previsti per le singole famiglie». E per il futuro non si prevedono miglioramenti, vista la linea temporale che hanno seguito i fondi regionali finora: dagli oltre 770mila euro di tre anni fa si è arrivati ai 700mila di adesso. Questo, considerando anche che il Comune di Monfalcone partecipa attivamente all’assegnazione dei contributi, stanziando di suo una somma pari al 10% del fabbisogno previsto: un’azione che dà la possibilità ad accedere a un fondo supplementare regionale. Altrimenti, la somma finale sarebbe anche minore. Dai dati relativi agli affitti, è evidente che è Monfalcone a guidare la classifica dei Comuni con la più alta richiesta di contributi: su 1146 accettate in provincia, infatti, 470 provengono aappunto da Monfalcone e solo 317 da Gorizia. (Comune che si porta a casa il secondo contributo per ordine di importanza, ovvero 462mila euro). Al terzo posto arriva Ronchi dei Legionari, che con 110 domande ottiene 164mila euro, e al quarto si colloca Grado, ben distanziata dagli altri, in quanto conta solo 56 domande e un contributo di 83,719 euro. In totale, nell’Isontino la Regione stanzia 1,686,517 euro a fronte di un fabbisogno di 2 milioni e 881mila euro.

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
DI PROPRIETÀ COMUNALE È GESTITO DALL’ATER. MANUTENZIONE ASSENTE DA ANNI 
Condominio Gioconda ancora nel degrado 
Protestano i residenti: soffitti crollati, cavi elettrici penzolanti, rifiuti ovunque

Visto da fuori, il condominio Gioconda di via Callisto Cosulich, sembra proprio un pacco ben confezionato: intonaci esterni pitturati di fresco e nuovi infissi color smeraldo non sembrano tradire l’età dell’edificio, costruito all’alba del rione di Panzano, un secolo fa. Ma se lo scarti, ovvero ci entri dentro, il condominio Gioconda si rivela per quello che è: un pacco, appunto. Lo dicono senza giri di parole i residenti: otto famiglie sul piede di guerra per le inaccettabili condizioni di vita cui sono da tempo costrette, nell’indifferenza generale (così almeno dal loro racconto) delle istituzioni.
Lo scenario di degrado è difficilmente descrivibile, in primis perchè l’odore di muffa causata dalle infiltrazioni di umidità e del lerciume che trasuda dalle cantine – dove tra cunicoli oscuri sopravvivono le ”catacombe” in cui si infilavano i panzanini durante i bombardamenti bellici -, non può essere tradotto in parole efficaci. Quello che tuttavia si può annotare e che pare in aperta contraddizione con le norme di sicurezza presenti invece nelle altre strutture di proprietà pubblica è che dai soffitti cadono calcinacci a pezzi interi (ciò è avvenuto non più tardi di sei mesi fa), alcuni fili elettrici ballonzolano pericolosamente davanti alle finestre, i portoni d’ingresso sono stati rimossi col risultato di rendere gli appartamenti accessibili a chiunque (pure ai malintenzionati), i solai di legno per l’accumulo di rifiuti sono esposti al rischio d’incendio e le canne fumarie non registrano da anni una manutenzione. Insomma, roba da ”Gabibbo” e ”Striscia la notizia”, che non a caso i residenti sono intenzionati a scomodare. E dire che proprio lì visse e allestì il suo studio il noto xilografo Tranquillo Marangoni.
Per scansare ogni equivoco, dato il balletto di responsabilità cui si è assistito nei mesi scorsi, è bene chiarire subito che l’edificio è di proprietà comunale ma è gestito dall’Ater. I lavori di manutenzione sono fermi da oltre due anni. A incidere sullo stop, anche il mancato versamento alla ditta esecutrice di alcuni compensi pattuiti. Indipendentemente dalle colpe resta il fatto che le famiglie versano, come riferito dall’inquilino Giampaolo Galluscio dai 150 ai 450 euro di affitto, a seconda del reddito. «Abbiamo scomodato tutti – spiega -: Ater, Comune, vigili e pure le forze dell’ordine, ma il condominio continua a essere in evidente abbandono. I lavori sono stati interrotti ma noi non ci possiamo logicamente accollare i costi degli interventi. Non proliferano i topi solo perchè abbiamo una colonia di gatti: nei solai c’è talmente tanto legno che se scoppia una scintilla andiamo tutti a fuoco. Il quadro elettrico di casa mia è a dir poco precario. Alcuni serramenti sono marci e non sto a riferire quanto paghiamo per gas ed elettricità». «Da 3 anni – afferma la vicina Adriana Franco – sono senza riscaldamento: il caldaista si rifiuta di firmare il certificato di indoneità per avviare il funzionamento del nuovo impianto, date le condizioni delle canne fumarie. Dire che siamo demoralizzati è un eufemismo». Ad aggravare il quadro il fatto che nel condominio c’è anche un presidio farmaceutico: «Da 2 anni – sostiene il farmacista Riccardo Fabris – i portoni d’ingresso sono appoggiati al muro e chiunque può entrare nello stabile: qui si offre un servizio al pubblico e dovrebbe avvenire nella totale sicurezza. Che dire poi del fatto che, in assenza di cassonetti, gli inquilini devono esporre i rifiuti davanti al negozio, alla faccia delle prescrizioni ingienico-sanitarie?». Condominio Gioconda: solo di nome, non di fatto. (ti.ca.)