Il Piccolo, 12 settembre 2009
 
AVVIATA UN’INDAGINE INTERNA DOPO LE PROTESTE DI ALCUNI GENITORI 
Mense scolastiche, spariti i soldi delle rette 
Revocato l’incarico di riscossore alla ”Nuova Cartoteca”. Risultano ammanchi per quasi 20mila euro

di FABIO MALACREA

Incassavano le rette delle mense scolastiche versate dalle famiglie, rilasciando una ricevuta con tanto di timbro ”pagato”. Ma alla Sr, la ditta di Bolzano che ha in gestione il servizio nelle scuole di Monfalcone, i soldi non arrivavano e tantomeno i dati relativi ai pagamenti. Un mancato incasso tra i 17 e i 18mila euro per la ditta di Bolzano. Ma a sentirsi raggirate e a fare scoppiare il bubbone sono state soprattutto decine di famiglie monfalconesi che, pur avendo provveduto a versare nei termini esatti le rette mensili (una cifra che si aggira sugli 80 euro) alla ”Nuova Cartoteca” di via Duca d’Aosta, si sono viste poi recapitare lettere di sollecito con un avviso perentorio: ”se non provvederà a regolarizzare la sua posizione, sospenderemo l’erogazione del pasto a suo figlio”.
La protesta ha avuto due effetti immediati: l’avvio di un’indagine interna (la ditta non fa saperere se abbia avviato nei confronti dei titolari della ”Nuova Cartoteca” anche un’azione giudiziaria) che ha consentito di scoprire nel giro di pochi giorni ricevute non registrate per circa 15mila euro, e la revoca da parte della Sr alla ”Nuova Cartoteca” della concessione per la riscossione delle rette. Che ora sarà possibile solo alla tabaccheria Siriani di via Cosulich 83 e alla cartoleria Micheli in via Duca d’Aosta 88. A sollievo delle famiglie coinvolte nel pastrocchio, ci sono comunque le rassicurazioni del Comune e della stessa Sr.
«I pagamenti che sono stati effettuati nel periodo estivo presso la Cartoteca – ha specificato ieri il Comune – sono stati tutti registrati e regolarizzati dalla ditta Sr». «Stiamo cercando di ricostruire le varie situazioni – ha rilevato ieri la dirigenza della Srt -: in tutti i casi in cui abbiamo riscontrato l’avvenuto pagamento, anche se in modo anomalo, a fronte di ricevute o scritture, per le famiglie non ci saranno conseguenze e il pagamento sarà considerato effettuato. Ci sono alcuni casi in cui, per varie ragioni, non c’è traccia di pagamento. E per questi la situazione è in fase di valutazione». La sostanza è che nelle casse della Sr sono venuti a mancare 17-18mila euro, solo parte dei quali recuperata, frutto di un’attività ”anomala” da parte del negozio-concessionario di via Duca d’Aosta.
I pagamenti delle mense presso i concessionari sono gestiti da un sistema informatico che consente in tempo reale (ma la chiusura viene solitamente effettuata a fine giornata) di registrare i versamenti, di emettere le ricevute e di fornire alla Sr la situazione contabile complessiva, per consentire poi alla ditta di emettere, tramite il Comune, gli eventuali solleciti ai morosi. Le avvisaglie che qualcosa non andasse per il verso giusto ci sono state a inizio settembre quando alcuni genitori hanno segnalato alla Sr di aver regolarmente saldato il conto alla ”Nuova Cartoteca” ma di aver poi ricevuto un sollecito. La ditta ha inviato i suoi responsabili che già tra lunedì e martedì hanno riscontrato altre situazioni anomale. Le stesse, pare, che avevano consigliato la Sr, già a inizio 2008, di utilizzare personale proprio nel negozio di via Duca d’Aosta. Ora la società sta cercando di rimettere ordine. Con l’obiettivo di non far ricadere sui genitori le conseguenze di questa situazione. E invitando comunque le famiglie a rispettare la prassi dei pagamenti e a non prendere ”scorciatoie” che possono nascondere poi brutte sorprese.
 
L’IMPRESA GESTISCE IL SERVIZIO ANCHE NEGLI ASILI 
Irrisolto il problema delle morosità

Sono ormai dieci anni che il servizio di refezione rivolto agli alunni di materne, primarie e medie inferiori è affidato a mani esterne al Comune. Il debutto del ricorso ai privati per la gestione delle mense scolastiche risale al settembre 2000, traguardo raggiunto dall’amministrazione Persi, al suo secondo mandato, dopo un confronto non facile, né con i genitori né con i rappresentanti sindacali dei comunali.
Alla fine, però, la linea del Comune di Monfalcone, alle prese con l’esigenza di ridurre i costi, sia di personale sia diretti, prevalse. Pur con alcuni correttivi importanti, come la salvaguardia di molti punti di cottura, in modo tale da garantire cibi preparati sul momento, e quindi la qualità dei pasti serviti a un’utenza dai 3 ai 14 anni. Ad aggiudicarsi il primo appalto triennale fu l’impresa veneta Gama, che si trovò ad affrontare il non facile passaggio, lasciando però alcuni spiacevoli ”strascichi” per il personale impiegato sul territorio.
Una ventina di lavoratrici, transitate alla Sodexho quando la multinazionale si aggiudicò l’appalto per il triennio successivo nel periodo 2003-2006, fu costretta ad aprire una vertenza con la ditta per ottenere il pagamento di stipendi e trattamenti di fine rapporto che non erano mai stati corrisposti.
Tutto il personale fu così chiamato a testimoniare l’11 ottobre del 2005 al tribunale di Gorizia nell’ambito del procedimento a carico della Gama, imponendo la sospensione del servizio nella giornata. Nel 2003 il servizio passò poi al colosso della ristorazione Sodexho, che però, come la Gama prima e la Sr di Bolzano poi, è uscito in sostanza sconfitto dalla battaglia con i morosi. Il fenomeno, aumentato negli anni e solo in parte frenato dall’utilizzo di un polso più fermo da parte del Comune e degli istituti scolastici, portò la Sodexho a lamentare mancati incassi per oltre 20mila euro e, almeno in un caso, a reagire dimezzando le porzioni dei pasti dei bambini di una primaria per tentare di mettere alle strette le famiglie inadempienti.
Nel 2006 l’amministrazione comunale ha quindi aperto il nuovo bando per l’affidamento del servizio a fronte di un capitolato d’appalto molto preciso anche sul fronte della gestione del fenomeno morosità e non solo della qualità, un ambito in cui in effetti a Monfalcone in nove anni scolastici non si sono verificati grossi problemi.
Ad aggiudicarsi l’appalto, quinquennale e non più triennale, è stata la Servizi ristorazione di Bolzano, che in questi anni pure si è trovata a fare i conti con la complessa realtà sociale della città.
La Sr, proprio in questi ultimi mesi, si è poi aggiudicata anche il servizio di ristorazione dei due asili nido comunali. (la.bl.)

Il Piccolo, 10 ottobre 2009 
 
SERVIZIO COMUNALE RISPETTOSO DI TUTTE LE FEDI RELIGIOSE  
Anche menu musulmano nelle mense scolastiche  
Bandita la carne di maiale tra i cibi destinati alla refezione degli alunni di origine bengalese
 
 
di ELISA COLONI

Menu diversificati e rispettosi del credo religioso dei bambini: l’integrazione, in una città multietnica come Monfalcone, dove e fortissima la presenza di bengalesi di fede musulmana (oltre il 13% della popolazione residente) si fa anche a tavola. Ecco quindi che, dalle materne alle medie, passando per le elementari, nelle mense scolastiche ora spuntano diete ad personam, che escludono o introducono determinati alimenti per motivi etnico-religiosi, oltre che di salute.
L’obiettivo del Comune, che per le mense scolastiche spende 120mila euro l’anno, è proprio questo: andare incontro alle esigenze dei bambini e delle famiglie, educando il gusto dei più piccoli. «Si tratta di precise regole inserite nel capitolato d’appalto del bando di gara per la gestione delle mense scolastiche – spiega il vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran -. La Sr di Bolzano, società che da anni fornisce i pasti ai ragazzi, ha l’obbligo di rispettare determinate clausole: curare la somministrazione degli alimenti nel pieno rispetto delle indicazioni fornite a inizio anno dalle famiglie, basate sia su necessità di tipo medico che etnico-religioso. Ci sono ad esempio dei bambini bengalesi di fede musulmana i cui genitori hanno espressamente richiesto di evitare la somministrazione di carne di maiale. Così, quando questo cibo è previsto dal menù del giorno, a loro viene servita la carne bianca, oppure quando in piatto c’è il prosciutto, in sostituzione viene dato loro il formaggio».
Una scelta, quella di differenziare i pranzi e adattarli alle esigenze degli studenti, che si rivela oggi più indispensabile che mai. Innanzitutto perché Monfalcone è una città con una fortissima presenza di stranieri. E poi anche perché le intolleranze alimentari, in particolare al latte, stanno diventando sempre più frequenti nei bimbi e impongono crescente attenzione. Alla base di qualsiasi scelta, però, ci sono sempre le regole dettate dall’Azienda sanitaria, che indica la tipologia e la quantità di cibo che i bambini devono mangiare a seconda dell’età. «Il Comune si affida alle indicazioni dell’Azienda sanitaria – afferma ancora Silvia Altran – ma non solo. Esiste anche una Commissione mensa, costituita da insegnanti, genitori e cuochi in rappresentanza di tutti gli istituti in cui c’è una mensa, che si confrontano e forniscono ulteriori indicazioni. Se ci sono pietanze che proprio non piacciono, si trovano delle alternative. Anche se può sembrare strano, c’era ad esempio una classe della scuola media Randaccio in cui la piazza proprio non andava giù ai ragazzi, così abbiamo deciso di sostituirla con altro».
«Ciò che cerchiamo di fare – continua l’assessore all’Istruzione – è in primis rispettare le esigenze espresse dalle famiglie e, in seconda battuta, andare anche incontro al gusto dei bambini, per evitare che il pranzo in mensa diventi una fastidiosa imposizione, privilegiando sempre i cibi bio e locali. Un altro esempio: non molto tempo fa alcuni gruppi di mamme napoletane avevano lamentato l’eccessiva liquidità delle ministre, sostenendo che fosse meglio, come si usa nel Meridione, aggiungerci la pasta. Così abbiamo fatto. Abbiamo accontentato i genitori, rendendo alcuni piatti del menù più partenopei».

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
PROTESTA DEI GENITORI IN REGOLA ALLA ”DUCA D’AOSTA”: «COSÌ SI RISCHIA DI PERDERE IL SERVIZIO»  
In mensa anche chi non paga, direttrice contestata
 
 
«Chi non paga non deve mangiare», ha chiesto la Sr di Bolzano che gestisce il servizio mensa alla elementare Duca d’Aosta, a fronte del continuo aumento delle famiglie morose. Ma la dirigente scolastica «non collabora». E ciò ha contrariato la ditta ma soprattutto ha fatto infuriare i genitori in regola con i pagamenti che ora temono, a causa delle morosità, una sospensione del servizio. È di nuovo polemica quindi alla Duca d’Aosta. La Sr di Bolzano ha iniziato l’anno all’insegna della tolleranza zero nei confronti dei morosi cronici, concentrati proprio nella primaria Duca d’Aosta, con il consenso della stragrande maggioranza dei genitori che invece non hanno mai sgarrato. La Sr, in effetti, non rescinderà il contratto prima del tempo, ma non nasconde di voler valutare se ripresentarsi o meno alla gara di appalto tra due anni. Un ragionamento che, visti i precedenti e la situazione attuale, potrebbero condividere le altre imprese del settore. «La dirigente ha accettato le liste dei morosi consegnate due volte al mese solo per presa visione – afferma la Sr -, sostenendo l’assoluta estraneità della scuola al problema. Peccato che l’articolo 15 del capitolato stabilisca che ”il gestore dovrà dare immediata informazione all’istituzione scolastica di appartenenza degli utenti decaduti al servizio, la quale potrà comunque richiedere la continuità della fornitura assumendosi l’onere del pagamento della tariffa dei pasti erogati”. Quanto non è mai avvenuto».
A dicembre la Sr ha quindi deciso di andare a un giro di vite a fronte di un debito di 13mila euro di cui oltre la metà, cioé 7mila, attribuibile a 22 utenti con tre mesi e più di versamenti inevasi. Dopo aver contattato le famiglie tramite raccomandata prima di Natale, la Sr ha bloccato personalmente due bambini giovedì, facendo contattare i rispettivi genitori che sono quindi venuti a scuola a ritirare i figli per dare loro il pranzo a casa. Le posizioni di sette utenti sono state invece regolarizzate tra giovedì e ieri, con un rientro per l’impresa di 1100 euro, mentre gli altri 13 non risultano presenti alla ditta.
La Sr dal circolo didattico Duca d’Aosta attende anche 38mila euro di pasti degli insegnanti mai pagati. L’ultima fattura saldata risale al 30 novembre 2007, da allora il nulla. Anche gli insegnanti potrebbero quindi rimanere in un prossimo futuro fuori dalla mensa, a meno che la dirigenza non provveda in qualche modo nei prossimi giorni. Il debito accumulato fa parte di quello complessivo generato dal mancato arrivo di trasferimenti adeguati dal ministero dell’Istruzione, ma per la Sr, quale sia la causa, sempre di un grosso importo non incassato si tratta. La Sr a Monfalcone è ancora in attesa di pagamenti per quasi 49mila euro solo da parte delle famiglie (debito accumulato tra il primo gennaio del 2008 e il 30 novembre del 2009) contro un fatturato attorno ai 380mila euro per anno scolastico. L’impresa di Bolzano da parte sua tiene infine a smentire le voci che danno le dimensioni delle porzioni ridotte così da pareggiare con minori spese i minori introiti. «Un comportamento del genere non è possibile sia perché siamo tenuti a rispettare il capitolato – spiega la Sr di Bolzano – sia perché lo dimostrano le bolle delle consegne. I controlli poi ci sono e le verifiche hanno sempre dimostrato il pieno rispetto degli impegni assunti».
Laura Blasich

Il Piccolo, 10 gennaio 2010
 
LA QUESTIONE DELLE MENSE SCOLASTICHE
Il Comune: chi non paga non mangia 
Il Consiglio di circolo: «C’è il rischio che la morosità possa estendersi»

di LAURA BLASICH

Il fenomeno della morosità sta mettendo a rischio il servizio mensa per il tempo pieno della scuola primaria e di tutte le scuole dell’infanzia. «Ed è chiaro che se salta la mensa salta anche il tempo pieno». Ad affermarlo è la vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran, che richiama a un’assunzione di responsabilità innanzitutto i genitori, ma anche le istituzioni scolastiche. L’appello sembra comunque riguardare di fatto solo la situazione creatasi nel circolo didattico Duca d’Aosta, dove i morosi si concentrano, anche perché comprende l’unica primaria a tempo pieno, e dove il gestore del servizio, la ditta Servizi ristorazione di Bolzano, in questi giorni è intervenuta, bloccando fuori dalla mensa due bambini le cui famiglie hanno accumulato un debito consistente nei confronti dell’impresa. «Con le direzioni scolastiche si era decisa una certa linea di collaborazione – afferma la vicesindaco – che quest’anno però alla Duca d’Aosta è venuta meno». La vicesindaco sottolinea di rimanere per la linea della fermezza e quindi condivide le azioni messe in campo dall’impresa. «Anche perché chi è in una condizione di reale difficoltà economica può ottenere l’esenzione totale del pagamento o una riduzione del 50% – aggiunge la vicesindaco Altran -. Il Comune stanzia notevoli risorse per garantire l’accesso al servizio e tamponare eventuali situazioni che si presentassero durante l’anno».
Secondo il presidente del Consiglio di circolo della Duca d’Aosta, Massimo Bulli, non è affatto vero che la dirigente dell’istituto, Maria Raciti, non si sia interessata della questione. «Il problema della morosità è stato portato all’attenzione del Consiglio di circolo – spiega – che ha pure deliberato in merito. Alla scuola è stato chiesto, come previsto dal capitolato, se si sarebbe fatta carico dei debiti dei morosi e la scuola ha risposto di no, perché i soldi non ci sono. I compiti della scuola finiscono qui e sono altri che devono risolvere la questione». Anche se l’impresa sembra impossibile, perché viziata all’origine, secondo Bulli. «All’inizio il rapporto era tra l’impresa e il Comune che poi ha cambiato le regole – dice Bulli -. Ora il rapporto è tra l’impresa e le famiglie, che hanno capito che, se vogliono, ci sono i margini per non pagare, perché non esistono grandi strumenti di pressione». A questo punto, visto il crescente fastidio dei genitori in regola, il rischio è che salti un meccanismo che finora ha retto grazie alla civiltà della maggioranza delle famiglie. Su un punto quindi il presidente del Consiglio di circolo concorda con l’assessore all’Istruzione: c’è il rischio che chiudano le mense e salti il tempo pieno. A meno che, secondo Bulli, il Comune non decida di assumere una maggiore responsabilità nella gestione del servizio. «Il problema del resto è nato dieci anni fa, quando il Comune ha deciso di privatizzare le mense scolastiche», sottolinea. Dovrebbe essere invece in via di soluzione il nodo del pagamento dei pasti degli insegnanti della Duca d’Aosta: i fondi del ministero sono in arrivo e i 38mila euro di arretrati dovrebbero essere saldati, anche se forse non in un’unica tranche. «Speriamo molto che la Regione possa funzionare da cassa di compensazione rispetto il ministero, ma al momento non abbiamo certezze su questo fronte», afferma il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, Pietro Biasiol.

Il Piccolo, 12 gennaio 2010
 
LINEA DURA CONTRO LE MOROSITÀ DELLE FAMIGLIE 
La ditta di ristorazione: «D’ora in poi niente pasti anche a chi ha debiti minori»
 

Altri tre bambini ieri non hanno avuto accesso al servizio di ristorazione della scuola primaria Duca d’Aosta a causa della consistente morosità accumulata dalle loro famiglie. Come già accaduto giovedì scorso, al rientro dalle vacanze di Natale, quando furono bloccati due bambini, è stata la Servizi ristorazione di Bolzano, che gestisce il servizio per conto del Comune, a mettere in atto il provvedimento. La ditta non ha erogato il pasto solo dopo però che sono stati rintracciati i genitori e gli alunni sono stati portati a casa per consumare il pranzo. L’impresa si è detta decisa a proseguire sulla linea della fermezza che ritene indispensabile per tentare di frenare il fenomeno dei mancati pagamenti. «Ora siamo intervenuti nei confronti delle situazioni di morosità più gravi – conferma Adriano Biasi, consigliere delegato della Sr – ma d’ora in avanti inizieremo ad agire nei confronti anche di chi ha debiti di minore entità. Il capitolato dice con chiarezza che chi non è in regola non ha diritto al servizio». «Quando si verificano situazioni di ripetutata morosità, e ci sono casi che risalgono al gennaio dello scorso anno – prosegue Biasi – la società invia ripetuti solleciti di pagamento alle famiglie tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Comunicazioni con l’elenco delle situazioni di morosità vengono inoltre inviate periodicamente, sempre tramite raccomandata con avviso di ricevimento, alla direzione didattica e al Comune». Dopo le lettere inviate a dicembre e l’azione avviata in questi giorni, l’impresa ha recuperato ieri un altro migliaio di euro che va a sommarsi ai 1.100 incassati tra giovedì e venerdì della scorsa settimana. A dicembre la Sr ha deciso di andare a un giro di vite nella primaria Duca d’Aosta, dove si concentrano i problemi anche per la presenza del tempo pieno (unico della città), a fronte di un debito di 13mila euro di cui oltre la metà, cioé 7mila, attribuibile a 22 utenti con tre mesi e più di versamenti inevasi. Tutti gli utenti con più di tre mesi di pagamenti non effettuati non rientrano tra quelli esenti, totali o parziali, non ricevono cioé i contributi previsti dal Comune.
La vicesindaco Silvia Altran, proprio a fronte dell’impegno finanziario dell’ente per agevolare le famiglie con redditi più bassi, ha sostenuto in questi giorni di condividere la linea adottata dall’impresa di Bolzano. Lo scorso anno scolastico il Comune ha accolto un totale di 51 domande di esenzione totale e ben 201 richieste di agevolazione del 50% della tariffa su un totale di iscritti al servizio di mensa scolastica che oscillava tra i 7 e gli 800. La Sr a Monfalcone è intanto ancora in attesa di pagamenti per quasi 49mila euro solo da parte delle famiglie (debito accumulato tra il primo gennaio del 2008 e il 30 novembre del 2009) contro un fatturato attorno ai 380mila euro per anno scolastico.
Al debito delle famiglie dei bambini si affianca quello che fa capo agli istituti scolastici (l’unico in regola è il comprensivo Randaccio) ed è relativo ai pasti consumati dagli insegnanti. Il problema in questo caso ha origine nel mancato arrivo dei trasferimenti dal ministero.

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
INCONTRO APERTO AI GENITORI. SUL TAPPETO IL FENOMENO DELLA MOROSITÀ 
Mense, il punto con Comune e ditta

Dopo la decisione della Servizi ristorazione di Bolzano di escludere dalle mense scolastiche gli utenti morosi, l’amministrazione comunale, che ha appoggiato la linea di fermezza assunta dall’impresa, ha voluto organizzare un incontro di verifica sull’andamento del servizio, che sarà ospitato dalla sala conferenze della Biblioteca di via Ceriani mercoledì, alle 16.30.
All’appuntamento il Comune ha invitato innanzitutto i componenti delle commissioni mensa degli istituti comprensivi Giacich e Randaccio e del circolo didattico Duca d’Aosta. All’appuntamento potranno però partecipare anche i genitori e gli insegnanti che fossero interessati ad ascoltare e a esporre le proprie idee ai rappresentanti della Sr, i responsabili del servizio refezione del Comune e la tecnologa alimentare di cui l’ente locale si è dotato per effettuare un controllo puntuale sulla qualità del servizio.
L’incontro servirà nelle intenzioni dell’amministrazione a chiarire innanzitutto questo aspetto, ma non solo. Si parlerà anche della carta dei servizi e della gestione della mensa nel controllo del servizio di refezione e infine del ruolo della commissione mensa nel controllo del servizio di refezione. Resta da vedere quale sarà la risposta da parte dei genitori, divisi tra ancora una larga maggioranza di paganti con regolarità e una fetta di morosi.
Proprio per arginare un fenomeno presente da quando il Comune ha esternalizzato dieci anni fa la refezione scolastica la Sr al rientro dalle vacanze di Natale ha iniziato a non fornire il servizio ai bambini le cui famiglie hanno accumulato debiti consistenti.
L’impresa ha inoltre preannunciato di essere decisa a proseguire sulla linea della fermezza che ritene indispensabile per tentare di porre un freno alla morosità. La Sr a gennaio è intervenuta nei confronti delle situazioni di morosità più gravi, ma da febbraio inizierà ad agire nei confronti anche di chi ha debiti di minore entità, perché “il capitolato dice con chiarezza che chi non è in regola non ha diritto al servizio”.
La Sr a Monfalcone (dato di due settimane fa) è ancora in attesa di pagamenti per quasi 49mila euro solo da parte delle famiglie (debito accumulato tra il primo gennaio del 2008 e il 30 novembre del 2009) contro un fatturato attorno ai 380mila euro per anno scolastico.
Al debito degli utenti si affianca inoltre quello che fa capo direttamente agli istituti scolastici (l’unico in regola è il comprensivo Randaccio) ed è relativo ai pasti consumati dagli insegnanti. Il problema in questa caso ha origine nel mancato arrivo dei trasferimenti dovuti dal ministero.