Il Piccolo, 24 settembre 2009
 
VENDITA DEL RAMO ENERGIA 
No di Rifondazione allo spezzatino di Iris

Rifondazione comunista chiede che i criteri della vendita del ramo energia di Iris siano modificati. Il partito, che è parte integrante della maggioranza di centrosinistra al governo di Monfalcone, lo fa quasi alla vigilia delle sedute del Consiglio comunale cittadino, in programma per lunedì e martedì, alle 20.30, in cui sarà portata la delibera relativa all’operazione. Ineccepibile dal punto di vista della forma, non dei contenuti, almeno per Rc, che ritiene la vendita una privatizzazione di fatto dei servizi coinvolti, con inevitabili conseguenze su occupazione e qualità del servizio. I vertici provinciali di Rc ieri hanno quindi annunciato che i loro consiglieri, in tutti i Consigli comunali dell’Isontino, dopo aver illustrato il proprio dissenso, usciranno dalle aule senza esprimere alcun voto. La posizione a Monfalcone potrebbe essere condivisa anche da parte della minoranza e dai due consiglieri dell’Unione di centro Murgia e Antonaci. La maggioranza che sostiene la giunta Pizzolitto, già ridotta a 13 voti certi che scendono a 11 senza Rifondazione, potrebbe quindi trovarsi in difficoltà a garantire il numero legale e quindi l’approvazione della delibera. «Abbiamo fatto un ragionamento complessivo e una valutazione del punto in cui siamo arrivati per fornire una linea unitaria all’azione dei nostri consiglieri – ha spiegato ieri il segretario provinciale di Rc, Alessandro Saullo nel corso di un incontro nella sede monfalconese del partito -. Crediamo che quanto ci viene proposto sia propriamente un atto di privatizzazione di un servizio pubblico. E’ stato detto che la vendita avrebbe rafforzato il settore ambiente grazie all´arrivo dei 90 milioni di euro, ipotetici, portati dalla vendita. In realtà il denaro non confluirebbe in Iris Ambiente, ma sarebbe ripartito tra i Comuni soci, che avrebbero una sorta di tesoretto per abbellire il corso o magari mettere una nuova fontana». Interventi pure utili, ma che, secondo Rc, non servirebbero di certo a rafforzare il settore ambiente.
Saullo ha sottolineato ieri che Iris è una società pubblica, di cui sono responsabili i sindaci. Rifondazione è invece d’accordo sulla decisione di prorogare di un anno del servizio di distribuzione del gas, punto pure ricompreso nella delibera che andrà in aula nei prossimi giorni. Il partito chiede quindi di scorporarlo dal documento, scindendo in due la delibera. 
Messaggero Veneto, 24 settembre 2009

Rc: no alla vendita di Iris energia

MONFALCONE. Non è messa in dubbio la forma della delibera, che sicuramente è stata studiata con attenzione, ma il contenuto della stessa, ovvero il principio secondo cui si procederà alla vendita di un servizio pubblico, che sarà quindi privatizzato, con inevitabili conseguenze sui posti di lavoro e sul tipo di servizio.
È questa l’obiezione principale che Rifondazione Comunista pone alla vendita del ramo energia di Iris – Isontina Reti integrate e servizi Spa. Obiezione che porterà i rappresentanti del partito, presenti nei consiglio comunali della provincia di Gorizia, chiamati a votare la delibera di cessione, ad illustrare la propria posizione di dissenso e poi a uscire dalla aule consiliari, senza esprimere alcun voto. «Abbiamo fatto un ragionamento complessivo e una valutazione di dove siamo arrivati per dare una linea unitaria di azione ai nostri consiglieri – spiega il segretario provinciale di Rc, Alessandro Saullo nel corso di un incontro nella sede monfalconese –. Crediamo sia propriamente un atto di privatizzazione di un servizio pubblico. È stato detto che la vendita avrebbe rafforzato il settore ambiente grazie all’arrivo dei 90 milioni di euro, ipotetici, portati dalla vendita. In realtà il denaro non confluirebbe in Iris Ambiente, ma sarà ripartito tra i comuni soci, avrebbero una sorta di tesoretto per abbellire il corso o magari mettere una nuova fontana. Certo cose anche utili, ma non servirebbe a rafforzare il settore ambiente, posto poi trovarci tra due anni nelle stesse condizioni di oggi e costretti a vendere anche il settore ambiente».
Saullo ricorda che Iris è una società pubblica, di cui sono responsabili i sindaci e quindi se le condizioni non sono buone è responsabilità anche di chi l’ha gestita in questi 10 anni. «È stato detto no ad un percorso di aggregazione con altre realtà pubbliche: crediamo invece che il pubblico possa gestire i servizi al meglio, con il controllo del territorio e vicino ai cittadini. È evidente però che questa aggregazione non avrebbe consentito di fare cassa, come invece la cessione» spiega ancora, sottolineando come la delibera che sarà posta in votazione sia composta da due punti essenziali, la vendita del ramo energia e la proroga di un anno (fino al dicembre 2010) a Iris del servizio di concessione di distribuzione gas.
«Su questo punto siamo invece d’accordo e quindi chiederemo lo scorporamento della delibera in due parti. Parteciperemo al dibattito, esprimeremo il dissenso e poi sapendo che non possiamo fermare la delibera, che è blindata – conclude –, usciremo dall’aula. Lasceremo che la votino Pd e Pdl, che evidentemente hanno raggiunto un accordo». (cris.vis.)

Il Piccolo, 30 settembre 2009 
 
Sì alla vendita del ramo-energia di Iris  
Dubbi sul numero dei consiglieri presenti. Minaccia di un ricorso
 
  
Il Consiglio di Monfalcone avvalla la vendita del ramo-energia di Iris per fare cassa e rilanciare il settore ambiente. O forse no. In effetti, il via libera all’operazione è avvenuto all’una di notte con numeri ridotti all’osso, dopo la dissociazione del Pdl cittadino dalla linea del partito a livello goriziano, l’uscita di scena della Lega Nord, contraria, e quella dell’intero gruppo misto, (Antonaci, Calzolari, Murgia, Giorgio Pacor e Lionella Zanolla), con motivazione, però, squisitamente politica («Questa maggioranza si regge sulla presenza di Rc – ha detto il capogruppo Antonaci -: Se la maggioranza c’è, continuate pure a gestire i problemi come volete»). In aula attorno a mezzanotte è quindi rimasto poco più della metà del Consiglio, cioè gli esponenti di Pd e Sdi, fedeli alla linea del sindaco Pizzolitto, e Maurizio Volpato di Città Comune. Oltre ai due consiglieri di Rc, che alla vigilia della seduta avevano preannunciato di essere disposti a votare la proroga per un altro anno della concessione a Isogas, ma non l’operazione di vendita del ramo energia. L’impegno era di non votare, abbandonando l’aula. Rc ha tenuto fede alla prima parte, meno alla seconda: i due consiglieri non hanno estratto la scheda elettronica dalla loro postazione, risultando quindi presenti in aula e garantendo il numero legale. Questa l’interpretazione dei funzionari comunali, che hanno spulciato più volte il regolamento del Consiglio. Di fatto la delibera ha raccolto 9 voti favorevoli (Pd e Sdi) più quello del presidente del Consiglio Marco Ghinelli (Pd), che l’ha fatto mettere a verbale, perchè ”si era scordato di votare”. Contro si è schierato Volpato, secondo cui l’operazione rappresenta una scommessa troppo alta, soprattutto in mancanza di un ragionamento di portata regionale sull’ambiente. Il sindaco non ha inoltre incassato il voto di Gianpaolo Andrian, eletto con i Ds e mai transitato al Pd. L’amministrazione ritiene quindi la delibera ”passata” (anche se senza immediata esecutività), ma Antonaci ha preannunciato ieri di voler impugnare il documento. Rifondazione, dal canto suo, ritiene di avere agito nel modo corretto, perchè l’obiettivo, ha spiegato il segretario Emiliano Zotti, rimane quello di mantenere alta l’attenzione sulla vendita del ramo energia di Iris e «dimostrare che ci si poteva anche non piegare all’operazione imbastita in modo trasversale dai sindaci di Gorizia e Monfalcone. Il Pdl se n’è andato perchè la giunta, dopo aver portato una delibera in commissione, ne ha presentate due in aula, accontendando Rc. «Se il sindaco non fosse ostaggio di Rc, saremmo rimasti in aula a discutere», ha detto il consigliere Giuseppe Nicoli, che di fatto, però, ha contravvenuto agli ordini di scuderia, suscitando non pochi fastidi nel partito a livello provinciale.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 30 settembre 2009 
 
Monfalcone. Approvata tra le polemiche la delibera con soli 9 voti favorevoli e si profila una possibile impugnazione per mancanza del numero legale  
Iris, caos in consiglio comunale sulla cessione del ramo energia
 
 
MONFALCONE. Se la delibera relativa alla proroga di un anno (fino al dicembre 2010) a Iris del servizio di concessione gas è stata approvata con unanimità, è stata invece approvata a fatica dal consiglio la delibera che prevede la cessione del ramo energia di Iris. Un consiglio peraltro decimato, visto che i consiglieri di opposizione (Lega, Pdl/Fi e Pdl/An), tranne Volpato che ha però votato contro, assieme ai colleghi del gruppo misto hanno lasciato l’aula, senza partecipare al voto, che i consiglieri di Rc avevano già annunciato il non voto e che il consigliere del Pd, Andrian, ha deciso di astenersi. In sostanza la delibera è stata approvata con nove voti favorevoli, un astenuto, un voto contrario e un non voto, determinato però da una disattenzione del presidente del consiglio, Marco Ghinelli, che ha fatto mettere a verbale la sua volontà di votare a favore della delibera. In totale 12 voti totali, che non corrisponderebbero però al numero legale dell’assemblea necessario per rendere valida la votazione. Una situazione particolare: secondo la dirigente facente funzioni di segretario comunale la votazione delle delibera è stata giudicata valida visto che i voti sarebbero stati solo 12, ma i presenti in aula sarebbero stati 14 e quindi in numero legale, ma che secondo i consiglieri del gruppo misto/Udc sarà sicuramente impugnata perché appunto priva dei numeri necessari.
Ciò che è certo è che il consiglio è stato irto di ostacoli per il sindaco Gianfranco Pizzolitto che assieme al collega di Gorizia Romoli si era auspicato un voto positivo trasversale alla cessione. Anzi ha visto anche i consiglieri di Pdl/Fi, Riccardo Grassilli e Giuseppe Nicoli, contravvenire agli “ordini di scuderia” e decidere di abbandonare l’aula. La Lega tramite il capogruppo Sergio Pacor ha ricordato la sempre netta opposizione a una azienda considerata «un carrozzone, che pesa sulle tasche dei cittadini. Ora chi l’ha voluta si assuma la responsabilità di decidere», mentre Giuliano Antonaci per il gruppo misto/Udc ha stigmatizzato il fatto che la maggioranza dipenda da Rifondazione. «Se avete la maggioranza, votatevi la delibera. Noi usciamo». Rc, d’altra parte, aveva già annunciato nei giorni scorsi la netta contrarietà alla privatizzazione di un servizio pubblico, oltretutto nell’ottica non di migliorare un servizio, ma di ottenere il massimo profitto, che «non sarà investito nel settore ambiente, ma distribuito tra i Comuni soci». Maurizio Volpato di CittàComune ha parlato di azienda sovraddimensionata, nata per volontà dei sindaci, «palla al piede per il territorio. Ora si vende il settore energia che ha tenuto in piedi tutto: come si può pensare di gestire il servizio ambiente con quello che rimarrà? Oltretutto la classe politica non ha fatto niente per ragionare a livello regionale». A sorpresa poi Andrian, pur non volendo mettersi contro il sindaco, ha detto di «sentirsi preoccupato per questa operazione e non mi stupirei che fra un anno si arrivasse a vendere anche il settore ambiente. Mi astengo perché non credo che questo modello economico sia quello corretto». A margine della seduta, Emiliano Zotti di Rc ha definito strumentale e infantile l’atteggiamento della destra e della Lega, «aggrappate a un cavillo per non esprimere la propria posizione. Diverso l’atteggiamento dell’Udc. Il suo è stato uno scontro politico con l’obiettivo di dimostrare l’inaffidabilità di Rc e proporsi come stampella per l’amministrazione». (c.v.)

Messaggero Veneto, 03 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Approvato l’odg proposto da Omar Greco (Pd). Messo in discussione il numero legale durante la votazione della delibera sulla cessione  
Dal consiglio comunale gli indirizzi per il futuro di Iris
 
 
MONFALCONE. Una volta espletata la cessione di Gas Newco, Elettricità Newco e Isogas, massima parte dei proventi ottenuti, così come quelli derivati dalla vendita del ramo residuo, dovranno essere destinati dai comuni-soci ad Ambiente Newco, che così, in parallelo con la definizione del nuovo quadro regionale, potrà disporre di una sufficiente capacità di autofinanziamento per rafforzare e ottimizzare, in prospettiva, la gestione del settore ambiente e consentire soprattutto una diminuzione futura della tariffa a carico dei cittadini, sia per l’azzeramento della quota oneri sull’indebitamento, sia per la maggiore efficienza degli impianti grazie al completamento su base locale della filiera di trattamento del ciclo integrato dei rifiuti.
È questo il punto essenziale dell’ordine del giorno proposto dal consigliere del Pd, Omar Greco, approvato dal consiglio comunale di Monfalcone con 10 voti favorevoli (un no e 3 astenuti) e che contiene gli indirizzi in merito alla procedura di liquidazione delle controllata Iris Spa, alla costituenda Newco Ambiente al piano di riparto. L’odg evidenzia come la documentazione relativa alla cessione di Iris energia lascia ancora elementi di incertezza su questioni politico-amministrative essenziali e soprattutto come non ci siano «vincoli inderogabili per la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, contrattuali e retributivi».
Chiede quindi l’uso delle risorse per migliorare il settore ambiente e che si avviino urgentemente da parte del consiglio di amministrazione, una volta liquidata Iris, «ricerche di partner per eventuali forme di aggregazione su bacini territorialmente contigui. L’obiettivo relativo alla governance deve però restare quello di controllo pubblico, a livello di bacino provinciale, su gestione della Ambiente Newco e impianti posseduti direttamente e o indirettamente». Non manca poi il punto relativo alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, contrattuali, retributivi, quale condizione vincolante e inderogabile per la cessione del ramo energia.
Intanto a Monfalcone Giuliano Antonaci, capogruppo del Misto, e Riccardo Grassilli, capogruppo di Fi/Pdl, annunciano di voler segnalare a Comitato regionale di controllo, Procura di Gorizia e Procura regionale della Corte dei conti l’esito della votazione delle delibera relativa alla cessione di Iris. L’impugnazione dell’atto era stata annunciata già nella stessa sera del consiglio che l’aveva approvato (lunedì), perché i votanti, 12, così come riportati sulla stampa dell’esito della votazione, non sarebbero stati tali da garantire il numero legale. Obiezione non condivisa dal dirigente comunale presente al consiglio, secondo il quale i votanti sarebbero stati 12, ma i presenti 14, quindi in numero legale.

Il Piccolo, 17 ottobre 2009 
 
«Cessione di Iris-gas, delibera illegittima»  
Partiti i ricorsi di Antonaci a Procura e Corte dei conti
 
 
Impugnata in Procura e in sede di Corte dei conti la delibera del Consiglio comunale con la quale è stata approvata la cessione del ramo energia di Iris. A presentare opposizione all’atto (n. 71 del 28 settembre) è stato il consigliere Giuliano Antonaci. Sostiene che la deliberazione «è palesemente viziata per illegittimità, quindi, si tratta di un atto in condizione di potenziale invalidità, emanato in modo non conforme alle prescrizioni normative». Antonaci ha richiesto, pertanto, l’annullamento della delibera. Elencandone i motivi: «Il vizio di legittimità e il possibile dolo – osserva – si manifestano per la mancanza del numero legale necessario in aula e per la contraddizione della formulazione dell’atto deliberativo rispetto alle risultanze e al contenuto del verbale della riunione. Ciò potrebbe ipotizzare un travisamento intenzionale dei fatti se il funzionario verbalizzante si fosse lasciato guidare da interessi diversi, per condivisione politica della decisione assunta, con un eccesso di potere consistente nell’uso di un tipo legalmente scorretto di valutazione nella formulazione degli atti».
Antonaci aggiunge: «Il Consiglio di Monfalcone ha adottato il sistema di votazione mediante il voto elettronico, che rende trasparente e certificato il conteggio e le procedure. Questo sistema viene codificato attraverso la consegna dell’apposita scheda a ciascun consigliere. L’attivazione della scheda certifica la partecipazione alla discussione degli atti deliberativi, la loro votazione e l’espressione del voto. La non attivazione della scheda certifica l’assenza dalla discussione della deliberazione (fase preparatoria) e dalla fase di votazione». Antonaci continua: «Alla votazione della delibera sono stati certificati 12 presenti e 11 partecipanti al voto, considerato che il presidente del Consiglio ha dichiarato che, pur attivando la propria scheda ai fini della certificazione della presenza, non avrebbe espresso alcun voto. Il risultato è stato di 11 voti su 12 presenti, ma in assenza del numero legale previsto (13 consiglieri: non è stato rispettato il regolamento del Consiglio)». Il consigliere aggiunge: «In sede di formulazione del verbale che riporta correttamente i 12 nomi dei consiglieri presenti e certificati alla votazione, il funzionario ha aggiunto a penna in fondo ”+2 consiglieri”, commettendo un abuso. Nella stesura dell’atto sono stati aggiunti tra i partecipanti al voto ulteriori 2 nominativi rispetto a quelli indicati nel verbale, compiendo un falso». I rappresentanti di Rc, Alessandro Saullo ed Emiliano Zotti, aggiunti nel verbale, avevano annunciato la volontà di non partecipare al voto. La loro presenza in aula, non certa in quanto entravano e uscivano, non può essere conteggiata non avendo attivato la scheda di partecipazione. Di fronte al dato elettronico, il loro conteggio per avere efficacia avrebbe richiesto in ogni caso la verifica nominativa del numero legale, con il pronunciamento degli stessi dell’espressa partecipazione alla seduta e, dopo la verifica del numero legale – se positiva – si sarebbe dovuto procedere alla votazione elettronica. La seduta in questione è pubblica e la presenza in sala di un consigliere non significa la sua partecipazione ai lavori se non viene accertata con le forme dovute». (l.bo.)