Il Piccolo, 25 settembre 2009 
  
SONO 47 I MESI DI TEMPO PREVISTI PER OTTENERE L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE  
Centrale, ”A2a” frena la riconversione a gas  
Avviato un ripensamento del progetto da 400milioni di euro ereditato dalla precedente proprietà
 
 
di LAURA BLASICH

La riconversione a metano dei due gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di Monfalcone frena. La nuova proprietà dell’impianto, la lombarda ”a2a”, ha deciso di effettuare una revisione generale del progetto, già autorizzato dal ministero dell’Ambiente, per quel che riguarda gli aspetti finanziari ed esecutivi, ma non solo. La società  conferma di aver avviato un ripensamento anche sul tracciato del gasdotto di collegamento di 17 chilometri tra la rete Snam a Villesse e la centrale termoelettrica, che aveva ottenuto tutti i via libera necessari in campo ambientale. Il nuovo percorso del metanodotto, secondo le intenzioni di ”a2a, sarà  migliore sotto il profilo degli impatti rispetto al precedente, che avrebbe dovuto transitare in zona carsica tra Ronchi dei Legionari e Monfalcone, ma ogni variante al progetto originario dovrà però essere autorizzata. La società lombarda ha pure chiarito di aver previsto la realizzazione del nuovo ciclo combinato da 815 megawatt entro il 2013, cioè entro il tempo massimo concesso dal ministero dell’Ambiente nell’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto energetico di Monfalcone rilasciata a fine marzo alla precedente proprietà, E.On.
Una modifica sostanziale del progetto potrebbe però riaprire questo termine e allungare ancora la realizzazione di un intervento atteso da anni a Monfalcone e dal territorio circostante, mentre in tasca l’Aia, la società avrebbe potuto ottenere il decreto autorizzativo del ministero dello Sviluppo economico alla costruzione dei ciclo combinato nell’arco di qualche mese per poi dare il via ai lavori in breve tempo.
Un passaggio questo che la società, stando a indiscrezioni, avrebbe per il momento stoppato proprio a fronte dell’intenzione di verificare l’operazione, da 400 milioni di euro, nel suo complesso. «Non c’è alcun blocco del progetto – chiarisce in ogni caso il direttore della centrale termoelettrica di Monfalcone, ingegner Luigi Manzo -, ma c’è un rallentamento dovuto al cambio di proprietà. ”A2a” vuole definire appalti e aspetto finanziario, insomma effettuare una revisione generale del progetto. C’è un ripensamento in atto sul tracciato definitivo del gasdotto, perché si stanno studiando soluzioni meno impattanti del progetto che ha già  completato il suo percorso autorizzativo». Tutte le varianti, come conferma il capocentrale, dovranno però essere riautorizzate. La società fa comunque i conti con l’Aia che è di 47 mesi per i gruppi 3 e 4 a olio combustibile, che non saranno quindi più autorizzati a operare, salvo proproghe, scaduto questo termine, concesso in attesa della realizzazione del ciclo combinato. La proprietà  dell’impianto termoelettrico ha di fatto preso tempo anche con i rappresentanti sindacali di categoria, con cui c’è stato un primo incontro proprio in questi giorni. Il confronto è stato riaggiornato a ottobre-novembre, quando «la società dovrebbe essere in grado di meglio precisare il proprio piano industriale», come riferisce il segretario regionale della Filcem-Cgil, Gianfranco Comparone. Proprio sul piano industriale e sulle relative ricadute occupazionali i sindacati avrebbero voluto comunque già  aprire la discussione con la nuova proprietà. L’amministrazione comunale dal canto suo al momento rimane ferma al progetto autorizzato dal ministero dell’Ambiente. «Non abbiamo indicazioni diverse – afferma l’assessore comunale all’Urbanistica Massimo Schiavo -. Anzi c’è stato un confronto con ”a2a sull’assetto della rotatoria tra via Terza Armata, via Timavo e la strada di accesso all’impianto attraverso che dovrà consentire il transito dei componenti, di grandi dimensioni, della nuova sezione a gas».

Con l’uso del metano smog ridotto del 30%  
Cinque anni fa il protocollo d’intesa per la trasformazione
 
 
L’abbandono dell’olio combustibile a favore del metano nella centrale termoelettrica di Monfalcone, così da ridurre le emissioni inquinanti del 30%, è un obiettivo che Monfalcone insegue da anni.
Tramontata nel 1996 l’ipotesi Snam, che assieme al rigassificatore avrebbe portato anche una trasformazione a ciclo combinato dell’impianto allora di proprietà Enel, un punto fermo sulla riconversione è stato posto poi solo otto anni dopo, nel 2004. Sono quindi trascorsi già oltre 5 anni dalla sigla del protocollo d’intesa tra Regione, Provincia, Comune ed Endesa Italia, subentrata a Enel nel 2001 e che alle pressioni del territorio si è piegata dopo aver comunque tentato la strada del “tutto carbone”. A fronte della ferma posizione di contrarietà assunta anche dalla Regione e non solo dal Comune, Endesa alla fine accettò di sottoscrivere un patto con il territorio che includeva non solo la creazione del ciclo combinato, ma anche la realizzazione dei nuovi desolforatori delle due sezioni a carbone. Un’operazione questa da 70 milioni di euro e che si è¨ conclusa del tutto nel corso di quest’anno, con l’entrata a regime dei due “desox”, dai quali è attesa una riduzione delle emissioni di biossido di zolfo da 1.700 a 650 microgrammi per metro cubo.
Endesa avviò subito anche il percorso autorizzativo della riconversione a metano, incappando però in un primo stop del ministero dell’Ambiente nell’ottobre del 2005. Il ministero non accolse infatti la richiesta di esclusione dalla Via avanzata da Endesa, ritenendo il progetto di riconversione troppo ”importante” per poter essere esentato, a differenza di quello per l’ambientalizzazione dei due gruppi a carbone, che si è appunto conclusa. L’iter autorizzativo è stato poi preso in carico da E.On per il periodo di transizione tra Endesa e A2a, che ha ottenuto l’impianto dopo l’acquisizione della società spagnola da parte di Enel. Proprio E.On ha ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale da parte del ministero dell’Ambiente che comprende anche la riconversione a metano. In questi anni il rione circostante l’impianto ha intanto continuato a convivere con ricadute e inquinamento acustico. (la. bl.)

Il Piccolo, 26 settembre 2009 
 
Il rione vuole lo stop dei due gruppi a olio  
Giorgio Brandolin interroga sul rischio nucleare in città
 
 
Il consigliere regionale del Pd Giorgio Brandolin torna alla carica sull’ipotesi di una centrale nucleare a Monfalcone. «Ho presentato una nuova interrogazione – afferma Brandolin – perché dopo le elusive risposte del febbraio scorso alla prima interrogazione su questa scellerata ipotesi, recentemente sono apparse nuove dichiarazioni del ministro Scajola su tempi e modalità di realizzazione delle nuove centrali che, anticipa, saranno centrali di terza generazione da progettare entro il 2013 e avviare entro il 2020. In un articolo del più importante quotidiano economico italiano – continua Brandolin – il ministro prefigura tempi rapidi per fissare i criteri per la localizzazione delle nuove centrali e nella mappa dei siti possibili a corredo dell’articolo compare anche Monfalcone». La preoccupazione nasce anche da altri fattori, continua Brandolin: «Apprendiamo poi che A2a blocca la metanizzazione della centrale di Monfalcone, necessaria per sostituire gli inquinanti gruppi ad olio, rinviando la realizzazione del gasdotto per portare il metano all’impianto.
I ”ripensamenti” di A2a hanno colto di sorpresa il rione Enel, in prima linea da anni per ottenere l’abbattimento dell’inquinamento e del rumore prodotti dall’impianto. Dura quindi la reazione del quartiere che vive a ridosso della centrale che, per bocca del suo presidente Adriano Bernardel, chiede «il rispetto degli impegni presi solo tre mesi fa dai vertici della società». Bernardel chiede ulteriori garanzie al Comune, affinchè pretenda dalla società che il piano elaborato da Endesa e ormai pronto a partire venga attuato quanto meno per tutelare l’incolumità dei cittadini. E alla stessa A2a affinchè, qualora per ragioni economiche intenda soprassedere alla riconversione, interrompa almeno il funzionamento dei due gruppi alimentati a olio combustibile, i più inquinanti dell’impianto.
Il rione è preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione dopo il passaggio di proprietà in centrale. «Non si può non notare – afferma Bernardel – come la soglia del rumore in quest’ultimo periodo sia aumentata e come, dopo cinque anni, sia ripresa in centrale una pessima abitudine che eravano riusciti a interrompere: l’uso dell’altoparlante per le comunicazioni interne. Senza contare la presenza dei nuovi desolforatori che, se da un lato abbattono i livelli d’inquinamento, dall’altro tolgono con la loro mole almeno quattro ore di sole alle abitazioni del rione».

Il Piccolo, 03 ottobre 2009 
 
ALLO STUDIO DUE OPZIONI PER IL TRACCIATO DEL METANODOTTO. DOMANI AZIENDA APERTA PER VISITE GUIDATE  
Centrale, zero inquinamento entro il 2015  
”A2a” intende abbandonare l’alimentazione a olio combustibile e puntare su gas e ”carbone pulito”

di LAURA BLASICH

Un impianto termoelettrico a prova d’ambiente. E’ questo l’obiettivo di ”a2a”, che ribadisce da un lato di voler abbandonare l’olio combustibile a favore del gas, dall’altro di puntare al cosiddetto “carbone pulito” entro il 2015. Gli investimenti per ambientalizzare le due sezioni a carbone, da 170 megawatt l’una, non si fermeranno quindi dopo la realizzazione dei due desolforatori, avviata da Endesa Italia e ormai ultimata. ”A2a” conferma di aver avviato una rivisitazione complessiva del progetto di sostituzione delle due sezioni a olio combustibile da 320 megawatt l’una con un ciclo combinato da 815 megawatt, sottolineando però di essere già al lavoro con Snam su un nuovo tracciato del gasdotto necessario per alimentare l’impianto. «La tematica delle coerenze ci sta molto a cuore – afferma Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa del gruppo ”a2a” – e i patti si rispettano. L’autorizzazione Aia sulla riambientalizzazione della centrale e l’ottimizzazione dei processi produttivi ci hanno condotto a presentare la proposta di abbandonare l’olio pesante e sostituirlo con un turbogas ad alta efficienza e a intervenire ulteriormente sul carbone». La nuova sezione dovrà essere alimentata da un adeguato trasporto di gas e ”a2a”, come sottolinea Rossetti, sta già lavorando su un fronte che coinvolge le competenze di Snam e degli enti territoriali. «Con Snam stiamo ragionando su due opzioni – aggiunge il direttore generale dell’Area tecnico-operativa del gruppo – in modo determinato e intenso. Il tracciato è quindi in via di definizione e andrà valutato con il ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia e i proprietari dei terreni». La società in ogni caso è intenzionata ad abbandonare il percorso del progetto Endesa, già autorizzato, ma non ancora giunto alla fase degli accordi bonari con i privati, che avrebbero in qualche modo vincolato la nuova proprietà. Il tracciato concordato da Endesa Italia con gli enti locali era lungo 17 chilometri, attraversava il Carso e sarebbe costato poco meno di 20 milioni di euro, ma era stato preferito alla fine al collegamento meridionale decisamente più corto, ma che avrebbe raggiunto la centrale via mare. Il cosiddetto ”tracciato Isonzo” avrebbe comportato il dragaggio di 674 mila metri cubi di materiale dal bacino di Panzano per consentire il passaggio del tubo a mare, mentre il ”tracciato Carso con variante”, che sarebbe corso a nord dell’autostrada A4, parallelo al percorso del metanodotto regionale Snam, avrebbe comportato l’apertura di una pista di 12 metri a fianco di quella di 15 già esistente, senza incrociare zone di protezione ambientale. ”A2a assicura il proprio impegno comunque anche sul costante miglioramento della qualità ambientale dei gruppi funzionanti a carbone. «I desolforatori, costati oltre 60 milioni di euro, sono entrati in funzione – afferma Rossetti – e hanno già fornito una certa risposta. L’obiettivo è però quello di arrivare al “carbone pulito” entro il 2015. Gli interventi sono in ogni caso continui e interessano anche i sistemi di movimentazione del carbone in banchina e trasporto del materiale alle sezioni». Sul fronte del nucleare il gruppo è “interessato alla tematica, ma è guidato dalle decisioni sui siti che saranno assunte il prossimo anno dal ministero dello Sviluppo economico». «Monfalcone non pare sia interessata, in ogni caso», aggiunge il direttore generale dell’Area tecnico-operativa del gruppo. Intanto ”A2a” ha aderito all’iniziativa promossa da Assoelettrica per festeggiare la quinta giornata dell’energia elettrica, aprendo domani il proprio impianto alla comunità. L’inizio delle visite, che avranno luogo ogni 30 minuti, è fissato per le 9.30, mentre l’ultimo giro partirà alle 17.30. I cittadini che aderiranno all’iniziativa saranno guidati alla scoperta della centrale termoelettrica a bordo di un trenino. Per informazioni: segreteria.mf@a2a.eu, oppure contattando telefonicamente lo 0481/749217.