Stai sfogliando l'archivio mensile di settembre 2009.
Messaggero Veneto, 15 settembre 2009
Spray e bastone in dotazione ai vigili urbani
MONFALCONE. Spray al peperoncino, bastone distanzia persone, protezione dell’avambraccio sono queste le “armi” di cui saranno dotati gli agenti della polizia municipale di Monfalcone e del resto del mandamento impegnati nei servizi operativi.
Non vere e proprie armi, quindi, ma strumenti di autodifesa, che saranno utilizzato solo dopo degli appositi corsi di formazione. Una dotazione per cui è stato richiesto un finanziamento regionale di 10 mila euro e che ha creato una certa tensione all’ interno della giunta monfalconese. L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, di Rifondazione comunista, non ha condiviso la scelta e non avvallato la domanda avanzata alla Regione.
«La decisione di dotare la polizia municipale degli strumenti necessari a operare in sicurezza – afferma l’assessore con delega alla sicurezza, Michele Luise – era indispensabile per completare il percorso avviato nel 2008, quando abbiamo aderito al progetto sicurezza della Regione. In ogni caso la nostra azione è tesa alla rassicurazione dei cittadini nell’ambito di un discorso più legato alla convivenza civile all’interno di una società sempre più complessa».
L’amministrazione comunale, nell’ambito delle azioni regionali destinate alle sicurezza, ha avanzato alla Regione domanda di finanziamento per due progetti rivolti alla difesa dei soggetti deboli e per contrastare i fenomeni di bullismo (per un totale di 18.100 mila euro), 81.900 euro sono stati richiesti per l’estensione della rete di videosorveglianza, che aggiungerà 8 telecamere alle 32 già esistenti sul territorio comunale e che controllano zone delicate della città.
L’intenzione è quella di dotare di telecamere anche le aree più dedicate alla socialità, quindi giardini, ma anche zona del teatro Comunale e parcheggio coperto di via della Resistenza, dove recentemente si sono svolti episodi di vandalismo ai danni di auto posteggiate e di dotazioni antincendio del posteggio stesso. Come Comune capofila di Città mandamento, Monfalcone ha invece avanzato la richiesta non solo del finanziamento necessario per dotare la polizia municipale di strumenti di autodifesa, ma anche di uno stanziamento di 72 mila euro per realizzare una sala operativa nell’ex caserma di Fogliano Redipuglia in grado di servire i cinque centri più piccoli della Sinistra Isonzo e adeguare la centrale operativa di Monfalcone. Sempre a nome di Città mandamento, Monfalcone ha richiesto alla Regione un ulteriore finanziamento di 68 mila euro per procedere al rinnovo del parco mezzi.
I fondi saranno sufficienti per acquistare due nuovi automezzi e un nuovo scooter per i cinque centri più piccoli e un automezzo e due scooter per Monfalcone, oltre che i computer palmari di cui si è deciso di dotare i vigili di quartiere per agevolarne il lavoro. Per Monfalcone sono stati chiesti in totale 100 mila euro di finanziamenti, per Città mandamento 150 mila euro.
Il Piccolo, 15 settembre 2009
LE NUOVE REGOLE PER LE PATTUGLIE IMPEGNATE IN SERVIZI OPERATIVI
Monfalcone, i vigili armati col peperoncino
Il Comune ha deciso: niente pistola ma sì a bastoni distanziapersone e spray urticanti
di LAURA BLASIGH
MONFALCONE La pistola non ce l’avranno. Ma gli agenti della polizia municipale di Monfalcone e quelli del mandamento, impegnati in servizi operativi, saranno comunque ”armati”, almeno di strumenti cosiddetti di autodifesa: spray al peperoncino, bastone distanziapersone e protezione dell’avambraccio, il cui utilizzo avverrà solo dopo corsi di formazione.
Alla fine, all’interno di una giunta comunque contraria all’ipotesi di armare i vigili, l’ha spuntata la ”linea dura”, rappresentata dall’assessore alla Sicurezza Michele Luise. Non senza tensioni ideologiche. Tant’è che l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin di Rifondazione non ha avvallato la domanda avanzata alla Regione dal Comune di Monfalcone, capofila per Città mandamento, del finanziamento di 10mila euro da destinare all’acquisto degli strumenti di autodifesa e per i corsi.
«La decisione di dotare la polizia municipale degli strumenti necessari a operare in sicurezza – afferma Luise – era indispensabile per completare il percorso avviato nel 2008, quando abbiamo aderito al progetto-sicurezza della Regione. In ogni caso la nostra azione è tesa alla rassicurazione dei cittadini nell’ambito di un discorso più legato alla convivenza civile all’interno di una società sempre più complessa».
Alla Regione l’amministrazione comunale ha presentato quindi domanda di finanziamento per due progetti rivolti alla difesa dei soggetti deboli e per contrastare i fenomeni di bullismo (per un totale di 18.100 euro). Il grosso dei fondi richiesti, 81.900 euro, riguarda invece l’ulteriore estendimento della rete di videosorveglianza, già forte di 32 telecamere, con altri 8 ”occhi elettronici”. L’intenzione è di dotare di telecamere anche le aree più dedicate alla socialità, quindi giardini, ma anche zona del teatro Comunale e parcheggio coperto di via della Resistenza.
Come Comune capofila di Città mandamento, Monfalcone ha invece avanzato la richiesta non solo del finanziamento necessario per dotare la polizia municipale di strumenti di autodifesa, ma anche di uno stanziamento di 72mila euro per realizzare una sala operativa nell’ex caserma di Fogliano Redipuglia in grado di servire i cinque centri più piccoli della Sinistra Isonzo e adeguare la centrale operativa di Monfalcone. Sempre a nome di Città mandamento, Monfalcone ha richiesto alla Regione un ulteriore finanziamento di 68mila euro per procedere al rinnovo del parco mezzi. I fondi saranno sufficienti per acquistare due nuovi automezzi e un nuovo scooter per i cinque centri più piccoli e un automezzo e due scooter per Monfalcone, oltre che i computer palmari di cui si è deciso di dotare i vigili di quartiere per agevolarne il lavoro. Tutte le azioni troveranno comunque una concretizzazione in caso di risposta affermativa da parte della Regione, da cui è attesa una risposta entro la fine di ottobre.
Messaggero Veneto, 18 settembre 2009
Vivibilità urbana, Sinistra Critica contro l’ordinanza
MONFALCONE. Domani i militanti di Sinistra Critica a partire dalle 17.30 effettueranno un volantinaggio di protesta in piazza della Repubblica a Monfalcone, per informare la popolazione degli ultimi sviluppi in merito all’ordinanza sulla “vivibilità urbana”.
«Appare del tutto evidente – affermano gli esponenti di Sinistra Critica – che la recente decisione dell’amministrazione comunale di dotare i vigili urbani di manganello e spray urticante sia da collegare all’entrata in vigore delle ordinanze che inaspriscono duramente le sanzioni già previste dalle leggi nazionali per comportamenti sgradevoli o sgraditi a alcuni. Infatti i dati diramati dalla questura che indicano nell’Isontino una diminuzione del 27% dei reati nel 2008 rispetto all’anno precedente, e l’assenza dalle cronache di fatti riguardanti aggressioni nei confronti della polizia municipale, lasciano supporre che non vi sia alcuna emergenza da affrontare a colpi di sfollagente».
«Tutto lascia ipotizzare – sottolineano – che anche quest’ultima iniziativa della giunta vada inquadrata nel tentativo di imitare il celodurismo imperante nel nostro paese, e non a caso, l’ordinanza è stata varata utilizzando il decreto ministeriale del 5 agosto 2008, fortemente voluto dai ministri leghisti per permettere ai propri sindaci di legiferare in materia di sicurezza urbana. Invece di spendere centinaia di migliaia di euro per telecamere e dotazioni antisommossa l’amministrazione dovrebbe dirottare le proprie risorse verso le vere emergenze sociali, a esempio il sostegno al reddito di quei lavoratori che stanno perdendo il proprio lavoro o sono in cassa integrazione. O forse i nostri amministratori pensano che l’attivazione di sedici posti per lavori socialmente utili, unica misura concreta intrapresa, abbia risolto tutti i problemi».
Il Piccolo, 06 ottobre 2009
IL PROBLEMA SICUREZZA
In arrivo 8 nuove telecamere anti-vandali
Previsto un aumento dei controlli nelle gallerie e isole pedonali e nei parchi-gioco
di ELENA ORSI
Vandalismi, danneggiamenti di auto e di beni di proprietà pubbliche, e quindi la necessità di garantire più sicurezza nei giardini pubblici, nelle zone meno visibili, come le gallerie pedonali, ma anche nelle zone vietate al traffico: è questo che ha mosso il Comune di Monfalcone nel richiedere, tramite finanziamento regionale, altri otto punti di telecamere da situare in città. Precisamente, a Borgo Rosta e nel parcheggio di via della Resistenza, dove proprio negli scorsi mesi si sono manifestati più atti di vandalismo e danneggiamenti, ma anche nelle vie pedonali tra via Sant’Ambrogio e piazza Falcone e Borsellino, nei giardini non ancora coperti da videosorveglianza, nelle gallerie pedonali, come quella tra via 25 Aprile e il parcheggio di via della Resistenza. L’ultimo episodio di vandalismo nell’ordine è stato quello al sistema antincendio: una mano misteriosa ha vuotato interamente un estintore, spargendo il contenuto tutto attorno e sulle auto.
Non solo: sempre più comuni sono i danneggiamenti alle auto e alle vetrine dei negozi. «Abbiamo avuto almeno due episodi gravi ravvicinati negli ultimi mesi», spiega il comandante della Polizia municipale Walter Milocchi. Ecco perchè è stato deciso di inserire anche il parcheggio di via della Resistenza nell’elenco di punti da sorvegliare con il prossimo contributo regionale in merito alla sicurezza». Punti sensibili della città, ha spiegato Milocchi, saranno anche Borgo Rosta e le zone pedonali, dove «spesso, soprattutto in inverno, i passanti vivono una situazione di insicurezza percepita», e i giardini pubblici, anche questi sotto sorveglianza per evitare le solite ragazzate: scritte sui giochi per i bambini, danneggiamenti, vandalismo spicciolo.
«Non abbiamo fatto un elenco dettagliato perchè, non sapendo di quanto sarà il contributo regionale, era difficile prevedere quanti punti sarà possibile coprire – spiega ancora il comandante -, sicuramente perà ci sono delle priorità, tra le quali appunto la zona di Borgo Rosta e il parcheggio di via della Resisistenza. Alla Regione l’amministrazione comunale ha presentato domanda di finanziamento per l’estensione della rete di videosorveglianza, che già conta 32 telecamere, con altri 8 ”occhi elettronici” per una spesa prevista di 81.900 euro. Accanto a questo, il finanziamento richiesta riguarda due progetti rivolti alla difesa dei soggetti deboli e per contrastare i fenomeni di bullismo nelle scuole (per un totale di 18.100 euro). Come Comune capofila di Città mandamento, Monfalcone ha invece avanzato la richiesta non solo del finanziamento necessario per dotare la polizia municipale di strumenti di autodifesa, ma anche di uno stanziamento di 72mila euro per realizzare una sala operativa nell’ex caserma di Fogliano Redipuglia in grado di servire i cinque centri più piccoli della Sinistra Isonzo e adeguare la centrale operativa di Monfalcone. Sempre a nome di Città Mandamento, Monfalcone ha richiesto alla Regione un ulteriore finanziamento di 68mila euro per procedere al rinnovo del parco mezzi. I fondi saranno sufficienti per acquistare due nuovi automezzi e un nuovo scooter per i cinque centri più piccoli e un automezzo e due scooter per Monfalcone, oltre che i computer palmari di cui si è deciso di dotare i vigili di quartiere per agevolarne il lavoro. Tutte le azioni troveranno comunque una concretizzazione nel caso la Regione risponda affermativamente: notizie si avranno entro la fine del mese.
Il Piccolo, 14 settembre 2009
Gite scolastiche? Niente fondi, se le paghino i ragazzi
Istituti superiori in difficoltà per i mancati rimborsi da parte dello Stato. Il Liceo sta peggio di tutti
Gite scolastiche solo con contributo degli studenti, risparmio su carta e prodotti di pulizia. Ma anche difficoltà per pagare le supplenze o la Tarsu. Tutto questo, perchè l’anno scolastico delle scuole di Monfalcone si apre peggio di come si era chiuso: con gli istituti che vantano un credito di quasi 400mila euro verso lo Stato. Soldi che le scuole dovrebbero avere sotto forma di rimborso ma che ancora non hanno ricevuto e che difficilmente vedranno, almeno per quest’anno. Di conseguenza, già dal primo giorno di lezioni ci sono istituti che dovranno far ricorso alla loro cassa per coprire le prime emergenze. Quelli, fortunati, che lo potranno fare: per gli altri non rimane che attendere e sperare. Alla fine dello scorso anno, la situazione nelle scuole superiori (le più colpite) era questa: al Liceo scientifico Buonarroti si viaggiava oltre 138mila euro, all’Ipsia sopra i centomila, così come all’Iti-Itc Einaudi-Marconi di Staranzano. In totale, quindi, gli istituti locali erano in credito verso lo Stato di oltre 300mila euro. La mancanza di fondi deriva essenzialmente dall’anno 2006-2007, quando è iniziato il taglio del fondo destinato al funzionamento delle scuole. I fondi dovevano quindi essere anticipati dalle scuole con l’eterna promessa di un rimborso. Solo che il rimborso non è ancora arrivato. La situazione più grave è quella del Liceo scientifico. «Iniziamo l’anno scolastico con un credito verso lo Stato superiore a quello dello scorso anno – spiega la dirigente scolastica, Isabella Minon – visto che, a parte i fondi per il 2008-2009, nulla è cambiato rispetto al pregesso». La situazione della scuola è poi aggravata anche da un altro aspetto: lo scorso anno, la scuola è passata dalla classificazione di liceo a quella di Isis, cambiando quindi codice: questo ha causato un intoppo burocratico che ha bloccato i fondi. E, di conseguenza, i soldi per le retribuzione dei supplenti o dei commissari d’esame. Come conseguenza, si dovrà attingere alla cassa dell’istituto». La situazione, come detto, non è migliore nelle altre scuole superiori. «Vista la mancanza di fondi, dobbiamo far fronte alle necessità con la cassa scolastica, sottraendo fondi alla normale attività dell’istituto – spiega Salvatore Simoncini, preside del Polo professionale -. Sarebbe drammatico se lo Stato dovesse decidere di cancellare i suoi debiti: almeno finora possiamo sperare…».
Elena Orsi
Il Piccolo, 26 settembre 2009
ISTITUTI CITTADINI ALLE PRESE CON I TAGLI DI FONDI
Randaccio al verde, neanche i soldi per il bus
I genitori dovranno pagare le gite degli studenti di Neumarkt ospiti della media cittadina
Imbarazzo dell’istituto: la città stiriana donerà quest’anno a Monfalcone l’abete natalizio in piazza della Repubblica
di ELENA ORSI
Si festeggia quest’anno l’undicesimo anniversario del primo gemellaggio tra gli studenti di Monfalcone e quelli di Neumarkt. Ma, a causa di ristrettezze economiche, il rischio è di festeggiarlo… a piedi. Perchè la scuola non ha neanche i soldi per pagarsi un bus. Una brutta figura, decisamente, visto che, tra l’altro, prorpio da Neumarkt arriva – gratuitamente – l’albero di Natale che addobba la nostra piazza. È imbarazza la preside del comprensivo Randaccio, Alessandra Conte Romani.
«Purtroppo le finanze della scuola sono estremamente limitate. Speriamo solo in un intervento del Comune che ci garantisca il noleggio di un bus per trasportare i nostri ospiti austriaci in giro per la regione e ci eviti così una figuraccia». Altrimenti? Ad autotassarsi dovranno essere i genitori. Che però già si accollano il costo del bus con cui i ragazzi faranno il viaggio fino a Neumarkt e ritorno, portando qui gli studenti austriaci.
Ad aggravare il tutto, il fatto che proprio Neumarkt donerà a Monfalcone l’albero di Natale che farà bella mostra in piazza. Insomma, il taglio dei fondi da parte dello Stato alle scuole porta anche a questo. E per fortuna, il Comune di Monfalcone finora ha garantito (di tasca propria) il noleggio del mezzo per le trasferte della scuola in tali occasioni, e si è impegnato a farlo anche quest’anno.
«Speriamo che i fondi arrivino – spiega la preside – perchè il noleggio di un bus per far visitare ai ragazzi le bellezze del nostro territorio, come prevede il programma della visita, è davvero troppo oneroso per noi». Non è questo il solo problema legato alla mancanza di fondi nelle scuole. Al Liceo scientifico Buonarroti, negli anni passati, i ragazzi erano stati costretti a portarsi da casa carta e prodotti per la pulizia. Al Polo professionale per il taglio dei finanziamenti è saltata l’applicazione del sistema di sms e di registro elettronico che erano stati programmati per quest’anno. Per evitare disfunzioni anche alla Randaccio, quindi, senza aiuti esterni, dovranno essere ancora una volta le famiglie a doversi mobilitare.
La data dell’arrivo dei ragazzi austriaci è vicina: la quindicina di studenti italiani che salirà a Neumarkt è in partenza il 29 settembre. Torneranno il primo ottobre, portando con sé una quindicina di ragazzi austriaci che poi saranno ospitati in loco fino al 3 ottobre. In programma avranno visite istituzionali (come un incontro con il vicesindaco di Monfalcone, Silvia Altran), ma anche momenti di svago. E soprattutto visite: a Miramare, sul Carso, a Gorizia e dintorni. Tutto per far conoscere loro il nostro territorio.
«I momenti di svago saranno poi la permanenza con le famiglie e una ”cena speciale”, organizzata proprio qui a scuola, in cui le famiglie e i ragazzi si troveranno per un momento conviviale», spiega ancora la preside. Il contatto tra i ragazzi monfalconesi e quelli della scuola stiriana di Neumarkt prosegue in effetti lungo tutto il corso dell’anno: alla scuola austriaca viene inviato regolarmente via internet il giornalino realizzato dai ragazzi delle seconde classi dell’istituto monfalconese.
«Per un motivo semplice: perchè l’esperienza serva non solo a incrementare l’uso della lingua tedesca, ma anche e soprattutto per dare ai ragazzi un’esperienza preziosa in più. Ed è bene che la facciano non in terza classe, quando poi dopo pochi mesi dovranno uscire dalla scuola per iniziare l’avventura alle superiori, ma durante una tappa intermedia. E quindi il risultato che contiamo di raggiungere sarà certamente migliore».
Il Piccolo, 12 settembre 2009
AVVIATA UN’INDAGINE INTERNA DOPO LE PROTESTE DI ALCUNI GENITORI
Mense scolastiche, spariti i soldi delle rette
Revocato l’incarico di riscossore alla ”Nuova Cartoteca”. Risultano ammanchi per quasi 20mila euro
di FABIO MALACREA
Incassavano le rette delle mense scolastiche versate dalle famiglie, rilasciando una ricevuta con tanto di timbro ”pagato”. Ma alla Sr, la ditta di Bolzano che ha in gestione il servizio nelle scuole di Monfalcone, i soldi non arrivavano e tantomeno i dati relativi ai pagamenti. Un mancato incasso tra i 17 e i 18mila euro per la ditta di Bolzano. Ma a sentirsi raggirate e a fare scoppiare il bubbone sono state soprattutto decine di famiglie monfalconesi che, pur avendo provveduto a versare nei termini esatti le rette mensili (una cifra che si aggira sugli 80 euro) alla ”Nuova Cartoteca” di via Duca d’Aosta, si sono viste poi recapitare lettere di sollecito con un avviso perentorio: ”se non provvederà a regolarizzare la sua posizione, sospenderemo l’erogazione del pasto a suo figlio”.
La protesta ha avuto due effetti immediati: l’avvio di un’indagine interna (la ditta non fa saperere se abbia avviato nei confronti dei titolari della ”Nuova Cartoteca” anche un’azione giudiziaria) che ha consentito di scoprire nel giro di pochi giorni ricevute non registrate per circa 15mila euro, e la revoca da parte della Sr alla ”Nuova Cartoteca” della concessione per la riscossione delle rette. Che ora sarà possibile solo alla tabaccheria Siriani di via Cosulich 83 e alla cartoleria Micheli in via Duca d’Aosta 88. A sollievo delle famiglie coinvolte nel pastrocchio, ci sono comunque le rassicurazioni del Comune e della stessa Sr.
«I pagamenti che sono stati effettuati nel periodo estivo presso la Cartoteca – ha specificato ieri il Comune – sono stati tutti registrati e regolarizzati dalla ditta Sr». «Stiamo cercando di ricostruire le varie situazioni – ha rilevato ieri la dirigenza della Srt -: in tutti i casi in cui abbiamo riscontrato l’avvenuto pagamento, anche se in modo anomalo, a fronte di ricevute o scritture, per le famiglie non ci saranno conseguenze e il pagamento sarà considerato effettuato. Ci sono alcuni casi in cui, per varie ragioni, non c’è traccia di pagamento. E per questi la situazione è in fase di valutazione». La sostanza è che nelle casse della Sr sono venuti a mancare 17-18mila euro, solo parte dei quali recuperata, frutto di un’attività ”anomala” da parte del negozio-concessionario di via Duca d’Aosta.
I pagamenti delle mense presso i concessionari sono gestiti da un sistema informatico che consente in tempo reale (ma la chiusura viene solitamente effettuata a fine giornata) di registrare i versamenti, di emettere le ricevute e di fornire alla Sr la situazione contabile complessiva, per consentire poi alla ditta di emettere, tramite il Comune, gli eventuali solleciti ai morosi. Le avvisaglie che qualcosa non andasse per il verso giusto ci sono state a inizio settembre quando alcuni genitori hanno segnalato alla Sr di aver regolarmente saldato il conto alla ”Nuova Cartoteca” ma di aver poi ricevuto un sollecito. La ditta ha inviato i suoi responsabili che già tra lunedì e martedì hanno riscontrato altre situazioni anomale. Le stesse, pare, che avevano consigliato la Sr, già a inizio 2008, di utilizzare personale proprio nel negozio di via Duca d’Aosta. Ora la società sta cercando di rimettere ordine. Con l’obiettivo di non far ricadere sui genitori le conseguenze di questa situazione. E invitando comunque le famiglie a rispettare la prassi dei pagamenti e a non prendere ”scorciatoie” che possono nascondere poi brutte sorprese.
L’IMPRESA GESTISCE IL SERVIZIO ANCHE NEGLI ASILI
Irrisolto il problema delle morosità
Sono ormai dieci anni che il servizio di refezione rivolto agli alunni di materne, primarie e medie inferiori è affidato a mani esterne al Comune. Il debutto del ricorso ai privati per la gestione delle mense scolastiche risale al settembre 2000, traguardo raggiunto dall’amministrazione Persi, al suo secondo mandato, dopo un confronto non facile, né con i genitori né con i rappresentanti sindacali dei comunali.
Alla fine, però, la linea del Comune di Monfalcone, alle prese con l’esigenza di ridurre i costi, sia di personale sia diretti, prevalse. Pur con alcuni correttivi importanti, come la salvaguardia di molti punti di cottura, in modo tale da garantire cibi preparati sul momento, e quindi la qualità dei pasti serviti a un’utenza dai 3 ai 14 anni. Ad aggiudicarsi il primo appalto triennale fu l’impresa veneta Gama, che si trovò ad affrontare il non facile passaggio, lasciando però alcuni spiacevoli ”strascichi” per il personale impiegato sul territorio.
Una ventina di lavoratrici, transitate alla Sodexho quando la multinazionale si aggiudicò l’appalto per il triennio successivo nel periodo 2003-2006, fu costretta ad aprire una vertenza con la ditta per ottenere il pagamento di stipendi e trattamenti di fine rapporto che non erano mai stati corrisposti.
Tutto il personale fu così chiamato a testimoniare l’11 ottobre del 2005 al tribunale di Gorizia nell’ambito del procedimento a carico della Gama, imponendo la sospensione del servizio nella giornata. Nel 2003 il servizio passò poi al colosso della ristorazione Sodexho, che però, come la Gama prima e la Sr di Bolzano poi, è uscito in sostanza sconfitto dalla battaglia con i morosi. Il fenomeno, aumentato negli anni e solo in parte frenato dall’utilizzo di un polso più fermo da parte del Comune e degli istituti scolastici, portò la Sodexho a lamentare mancati incassi per oltre 20mila euro e, almeno in un caso, a reagire dimezzando le porzioni dei pasti dei bambini di una primaria per tentare di mettere alle strette le famiglie inadempienti.
Nel 2006 l’amministrazione comunale ha quindi aperto il nuovo bando per l’affidamento del servizio a fronte di un capitolato d’appalto molto preciso anche sul fronte della gestione del fenomeno morosità e non solo della qualità, un ambito in cui in effetti a Monfalcone in nove anni scolastici non si sono verificati grossi problemi.
Ad aggiudicarsi l’appalto, quinquennale e non più triennale, è stata la Servizi ristorazione di Bolzano, che in questi anni pure si è trovata a fare i conti con la complessa realtà sociale della città.
La Sr, proprio in questi ultimi mesi, si è poi aggiudicata anche il servizio di ristorazione dei due asili nido comunali. (la.bl.)
Il Piccolo, 10 ottobre 2009
SERVIZIO COMUNALE RISPETTOSO DI TUTTE LE FEDI RELIGIOSE
Anche menu musulmano nelle mense scolastiche
Bandita la carne di maiale tra i cibi destinati alla refezione degli alunni di origine bengalese
di ELISA COLONI
Menu diversificati e rispettosi del credo religioso dei bambini: l’integrazione, in una città multietnica come Monfalcone, dove e fortissima la presenza di bengalesi di fede musulmana (oltre il 13% della popolazione residente) si fa anche a tavola. Ecco quindi che, dalle materne alle medie, passando per le elementari, nelle mense scolastiche ora spuntano diete ad personam, che escludono o introducono determinati alimenti per motivi etnico-religiosi, oltre che di salute.
L’obiettivo del Comune, che per le mense scolastiche spende 120mila euro l’anno, è proprio questo: andare incontro alle esigenze dei bambini e delle famiglie, educando il gusto dei più piccoli. «Si tratta di precise regole inserite nel capitolato d’appalto del bando di gara per la gestione delle mense scolastiche – spiega il vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran -. La Sr di Bolzano, società che da anni fornisce i pasti ai ragazzi, ha l’obbligo di rispettare determinate clausole: curare la somministrazione degli alimenti nel pieno rispetto delle indicazioni fornite a inizio anno dalle famiglie, basate sia su necessità di tipo medico che etnico-religioso. Ci sono ad esempio dei bambini bengalesi di fede musulmana i cui genitori hanno espressamente richiesto di evitare la somministrazione di carne di maiale. Così, quando questo cibo è previsto dal menù del giorno, a loro viene servita la carne bianca, oppure quando in piatto c’è il prosciutto, in sostituzione viene dato loro il formaggio».
Una scelta, quella di differenziare i pranzi e adattarli alle esigenze degli studenti, che si rivela oggi più indispensabile che mai. Innanzitutto perché Monfalcone è una città con una fortissima presenza di stranieri. E poi anche perché le intolleranze alimentari, in particolare al latte, stanno diventando sempre più frequenti nei bimbi e impongono crescente attenzione. Alla base di qualsiasi scelta, però, ci sono sempre le regole dettate dall’Azienda sanitaria, che indica la tipologia e la quantità di cibo che i bambini devono mangiare a seconda dell’età. «Il Comune si affida alle indicazioni dell’Azienda sanitaria – afferma ancora Silvia Altran – ma non solo. Esiste anche una Commissione mensa, costituita da insegnanti, genitori e cuochi in rappresentanza di tutti gli istituti in cui c’è una mensa, che si confrontano e forniscono ulteriori indicazioni. Se ci sono pietanze che proprio non piacciono, si trovano delle alternative. Anche se può sembrare strano, c’era ad esempio una classe della scuola media Randaccio in cui la piazza proprio non andava giù ai ragazzi, così abbiamo deciso di sostituirla con altro».
«Ciò che cerchiamo di fare – continua l’assessore all’Istruzione – è in primis rispettare le esigenze espresse dalle famiglie e, in seconda battuta, andare anche incontro al gusto dei bambini, per evitare che il pranzo in mensa diventi una fastidiosa imposizione, privilegiando sempre i cibi bio e locali. Un altro esempio: non molto tempo fa alcuni gruppi di mamme napoletane avevano lamentato l’eccessiva liquidità delle ministre, sostenendo che fosse meglio, come si usa nel Meridione, aggiungerci la pasta. Così abbiamo fatto. Abbiamo accontentato i genitori, rendendo alcuni piatti del menù più partenopei».
Il Piccolo, 09 gennaio 2010
PROTESTA DEI GENITORI IN REGOLA ALLA ”DUCA D’AOSTA”: «COSÌ SI RISCHIA DI PERDERE IL SERVIZIO»
In mensa anche chi non paga, direttrice contestata
«Chi non paga non deve mangiare», ha chiesto la Sr di Bolzano che gestisce il servizio mensa alla elementare Duca d’Aosta, a fronte del continuo aumento delle famiglie morose. Ma la dirigente scolastica «non collabora». E ciò ha contrariato la ditta ma soprattutto ha fatto infuriare i genitori in regola con i pagamenti che ora temono, a causa delle morosità, una sospensione del servizio. È di nuovo polemica quindi alla Duca d’Aosta. La Sr di Bolzano ha iniziato l’anno all’insegna della tolleranza zero nei confronti dei morosi cronici, concentrati proprio nella primaria Duca d’Aosta, con il consenso della stragrande maggioranza dei genitori che invece non hanno mai sgarrato. La Sr, in effetti, non rescinderà il contratto prima del tempo, ma non nasconde di voler valutare se ripresentarsi o meno alla gara di appalto tra due anni. Un ragionamento che, visti i precedenti e la situazione attuale, potrebbero condividere le altre imprese del settore. «La dirigente ha accettato le liste dei morosi consegnate due volte al mese solo per presa visione – afferma la Sr -, sostenendo l’assoluta estraneità della scuola al problema. Peccato che l’articolo 15 del capitolato stabilisca che ”il gestore dovrà dare immediata informazione all’istituzione scolastica di appartenenza degli utenti decaduti al servizio, la quale potrà comunque richiedere la continuità della fornitura assumendosi l’onere del pagamento della tariffa dei pasti erogati”. Quanto non è mai avvenuto».
A dicembre la Sr ha quindi deciso di andare a un giro di vite a fronte di un debito di 13mila euro di cui oltre la metà, cioé 7mila, attribuibile a 22 utenti con tre mesi e più di versamenti inevasi. Dopo aver contattato le famiglie tramite raccomandata prima di Natale, la Sr ha bloccato personalmente due bambini giovedì, facendo contattare i rispettivi genitori che sono quindi venuti a scuola a ritirare i figli per dare loro il pranzo a casa. Le posizioni di sette utenti sono state invece regolarizzate tra giovedì e ieri, con un rientro per l’impresa di 1100 euro, mentre gli altri 13 non risultano presenti alla ditta.
La Sr dal circolo didattico Duca d’Aosta attende anche 38mila euro di pasti degli insegnanti mai pagati. L’ultima fattura saldata risale al 30 novembre 2007, da allora il nulla. Anche gli insegnanti potrebbero quindi rimanere in un prossimo futuro fuori dalla mensa, a meno che la dirigenza non provveda in qualche modo nei prossimi giorni. Il debito accumulato fa parte di quello complessivo generato dal mancato arrivo di trasferimenti adeguati dal ministero dell’Istruzione, ma per la Sr, quale sia la causa, sempre di un grosso importo non incassato si tratta. La Sr a Monfalcone è ancora in attesa di pagamenti per quasi 49mila euro solo da parte delle famiglie (debito accumulato tra il primo gennaio del 2008 e il 30 novembre del 2009) contro un fatturato attorno ai 380mila euro per anno scolastico. L’impresa di Bolzano da parte sua tiene infine a smentire le voci che danno le dimensioni delle porzioni ridotte così da pareggiare con minori spese i minori introiti. «Un comportamento del genere non è possibile sia perché siamo tenuti a rispettare il capitolato – spiega la Sr di Bolzano – sia perché lo dimostrano le bolle delle consegne. I controlli poi ci sono e le verifiche hanno sempre dimostrato il pieno rispetto degli impegni assunti».
Laura Blasich
Il Piccolo, 10 gennaio 2010
LA QUESTIONE DELLE MENSE SCOLASTICHE
Il Comune: chi non paga non mangia
Il Consiglio di circolo: «C’è il rischio che la morosità possa estendersi»
di LAURA BLASICH
Il fenomeno della morosità sta mettendo a rischio il servizio mensa per il tempo pieno della scuola primaria e di tutte le scuole dell’infanzia. «Ed è chiaro che se salta la mensa salta anche il tempo pieno». Ad affermarlo è la vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran, che richiama a un’assunzione di responsabilità innanzitutto i genitori, ma anche le istituzioni scolastiche. L’appello sembra comunque riguardare di fatto solo la situazione creatasi nel circolo didattico Duca d’Aosta, dove i morosi si concentrano, anche perché comprende l’unica primaria a tempo pieno, e dove il gestore del servizio, la ditta Servizi ristorazione di Bolzano, in questi giorni è intervenuta, bloccando fuori dalla mensa due bambini le cui famiglie hanno accumulato un debito consistente nei confronti dell’impresa. «Con le direzioni scolastiche si era decisa una certa linea di collaborazione – afferma la vicesindaco – che quest’anno però alla Duca d’Aosta è venuta meno». La vicesindaco sottolinea di rimanere per la linea della fermezza e quindi condivide le azioni messe in campo dall’impresa. «Anche perché chi è in una condizione di reale difficoltà economica può ottenere l’esenzione totale del pagamento o una riduzione del 50% – aggiunge la vicesindaco Altran -. Il Comune stanzia notevoli risorse per garantire l’accesso al servizio e tamponare eventuali situazioni che si presentassero durante l’anno».
Secondo il presidente del Consiglio di circolo della Duca d’Aosta, Massimo Bulli, non è affatto vero che la dirigente dell’istituto, Maria Raciti, non si sia interessata della questione. «Il problema della morosità è stato portato all’attenzione del Consiglio di circolo – spiega – che ha pure deliberato in merito. Alla scuola è stato chiesto, come previsto dal capitolato, se si sarebbe fatta carico dei debiti dei morosi e la scuola ha risposto di no, perché i soldi non ci sono. I compiti della scuola finiscono qui e sono altri che devono risolvere la questione». Anche se l’impresa sembra impossibile, perché viziata all’origine, secondo Bulli. «All’inizio il rapporto era tra l’impresa e il Comune che poi ha cambiato le regole – dice Bulli -. Ora il rapporto è tra l’impresa e le famiglie, che hanno capito che, se vogliono, ci sono i margini per non pagare, perché non esistono grandi strumenti di pressione». A questo punto, visto il crescente fastidio dei genitori in regola, il rischio è che salti un meccanismo che finora ha retto grazie alla civiltà della maggioranza delle famiglie. Su un punto quindi il presidente del Consiglio di circolo concorda con l’assessore all’Istruzione: c’è il rischio che chiudano le mense e salti il tempo pieno. A meno che, secondo Bulli, il Comune non decida di assumere una maggiore responsabilità nella gestione del servizio. «Il problema del resto è nato dieci anni fa, quando il Comune ha deciso di privatizzare le mense scolastiche», sottolinea. Dovrebbe essere invece in via di soluzione il nodo del pagamento dei pasti degli insegnanti della Duca d’Aosta: i fondi del ministero sono in arrivo e i 38mila euro di arretrati dovrebbero essere saldati, anche se forse non in un’unica tranche. «Speriamo molto che la Regione possa funzionare da cassa di compensazione rispetto il ministero, ma al momento non abbiamo certezze su questo fronte», afferma il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale, Pietro Biasiol.
Il Piccolo, 12 gennaio 2010
LINEA DURA CONTRO LE MOROSITÀ DELLE FAMIGLIE
La ditta di ristorazione: «D’ora in poi niente pasti anche a chi ha debiti minori»
Altri tre bambini ieri non hanno avuto accesso al servizio di ristorazione della scuola primaria Duca d’Aosta a causa della consistente morosità accumulata dalle loro famiglie. Come già accaduto giovedì scorso, al rientro dalle vacanze di Natale, quando furono bloccati due bambini, è stata la Servizi ristorazione di Bolzano, che gestisce il servizio per conto del Comune, a mettere in atto il provvedimento. La ditta non ha erogato il pasto solo dopo però che sono stati rintracciati i genitori e gli alunni sono stati portati a casa per consumare il pranzo. L’impresa si è detta decisa a proseguire sulla linea della fermezza che ritene indispensabile per tentare di frenare il fenomeno dei mancati pagamenti. «Ora siamo intervenuti nei confronti delle situazioni di morosità più gravi – conferma Adriano Biasi, consigliere delegato della Sr – ma d’ora in avanti inizieremo ad agire nei confronti anche di chi ha debiti di minore entità. Il capitolato dice con chiarezza che chi non è in regola non ha diritto al servizio». «Quando si verificano situazioni di ripetutata morosità, e ci sono casi che risalgono al gennaio dello scorso anno – prosegue Biasi – la società invia ripetuti solleciti di pagamento alle famiglie tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Comunicazioni con l’elenco delle situazioni di morosità vengono inoltre inviate periodicamente, sempre tramite raccomandata con avviso di ricevimento, alla direzione didattica e al Comune». Dopo le lettere inviate a dicembre e l’azione avviata in questi giorni, l’impresa ha recuperato ieri un altro migliaio di euro che va a sommarsi ai 1.100 incassati tra giovedì e venerdì della scorsa settimana. A dicembre la Sr ha deciso di andare a un giro di vite nella primaria Duca d’Aosta, dove si concentrano i problemi anche per la presenza del tempo pieno (unico della città), a fronte di un debito di 13mila euro di cui oltre la metà, cioé 7mila, attribuibile a 22 utenti con tre mesi e più di versamenti inevasi. Tutti gli utenti con più di tre mesi di pagamenti non effettuati non rientrano tra quelli esenti, totali o parziali, non ricevono cioé i contributi previsti dal Comune.
La vicesindaco Silvia Altran, proprio a fronte dell’impegno finanziario dell’ente per agevolare le famiglie con redditi più bassi, ha sostenuto in questi giorni di condividere la linea adottata dall’impresa di Bolzano. Lo scorso anno scolastico il Comune ha accolto un totale di 51 domande di esenzione totale e ben 201 richieste di agevolazione del 50% della tariffa su un totale di iscritti al servizio di mensa scolastica che oscillava tra i 7 e gli 800. La Sr a Monfalcone è intanto ancora in attesa di pagamenti per quasi 49mila euro solo da parte delle famiglie (debito accumulato tra il primo gennaio del 2008 e il 30 novembre del 2009) contro un fatturato attorno ai 380mila euro per anno scolastico.
Al debito delle famiglie dei bambini si affianca quello che fa capo agli istituti scolastici (l’unico in regola è il comprensivo Randaccio) ed è relativo ai pasti consumati dagli insegnanti. Il problema in questo caso ha origine nel mancato arrivo dei trasferimenti dal ministero.
Il Piccolo, 25 gennaio 2010
INCONTRO APERTO AI GENITORI. SUL TAPPETO IL FENOMENO DELLA MOROSITÀ
Mense, il punto con Comune e ditta
Dopo la decisione della Servizi ristorazione di Bolzano di escludere dalle mense scolastiche gli utenti morosi, l’amministrazione comunale, che ha appoggiato la linea di fermezza assunta dall’impresa, ha voluto organizzare un incontro di verifica sull’andamento del servizio, che sarà ospitato dalla sala conferenze della Biblioteca di via Ceriani mercoledì, alle 16.30.
All’appuntamento il Comune ha invitato innanzitutto i componenti delle commissioni mensa degli istituti comprensivi Giacich e Randaccio e del circolo didattico Duca d’Aosta. All’appuntamento potranno però partecipare anche i genitori e gli insegnanti che fossero interessati ad ascoltare e a esporre le proprie idee ai rappresentanti della Sr, i responsabili del servizio refezione del Comune e la tecnologa alimentare di cui l’ente locale si è dotato per effettuare un controllo puntuale sulla qualità del servizio.
L’incontro servirà nelle intenzioni dell’amministrazione a chiarire innanzitutto questo aspetto, ma non solo. Si parlerà anche della carta dei servizi e della gestione della mensa nel controllo del servizio di refezione e infine del ruolo della commissione mensa nel controllo del servizio di refezione. Resta da vedere quale sarà la risposta da parte dei genitori, divisi tra ancora una larga maggioranza di paganti con regolarità e una fetta di morosi.
Proprio per arginare un fenomeno presente da quando il Comune ha esternalizzato dieci anni fa la refezione scolastica la Sr al rientro dalle vacanze di Natale ha iniziato a non fornire il servizio ai bambini le cui famiglie hanno accumulato debiti consistenti.
L’impresa ha inoltre preannunciato di essere decisa a proseguire sulla linea della fermezza che ritene indispensabile per tentare di porre un freno alla morosità. La Sr a gennaio è intervenuta nei confronti delle situazioni di morosità più gravi, ma da febbraio inizierà ad agire nei confronti anche di chi ha debiti di minore entità, perché “il capitolato dice con chiarezza che chi non è in regola non ha diritto al servizio”.
La Sr a Monfalcone (dato di due settimane fa) è ancora in attesa di pagamenti per quasi 49mila euro solo da parte delle famiglie (debito accumulato tra il primo gennaio del 2008 e il 30 novembre del 2009) contro un fatturato attorno ai 380mila euro per anno scolastico.
Al debito degli utenti si affianca inoltre quello che fa capo direttamente agli istituti scolastici (l’unico in regola è il comprensivo Randaccio) ed è relativo ai pasti consumati dagli insegnanti. Il problema in questa caso ha origine nel mancato arrivo dei trasferimenti dovuti dal ministero.
Il Piccolo, 11 settembre 2009
A GORIZIA ACCOLTE SOLO 317 DOMANDE, MENTRE QUELLE PRESENTATE IN CITTÀ SONO STATE 570
Aiuti taglia-affitti, solo due terzi del fabbisogno
Stanziati da Regione e Comune quasi 800mila euro: ne beneficeranno 470 famiglie
di ELENA ORSI
Quasi 570 domande pervenute a inizio luglio, 470 accettate, per un fabbisogno calcolato sul milione e 203mila euro: a fronte dei quali però la Regione Friuli Venezia Giulia ha garantito solo 702mila euro. Anche sommati a quanto stanziato dal Comune di Monfalcone (120mila euro), si arriva a un fondo di 800mila euro. Pari quindi a due terzi di 1,2 milioni di euro, cioè il fabbisogno calcolato per dare risposta a tutti i cittadini che hanno fatto richiesta.
LE DOMANDE Come detto, a conclusione del termine per la presentazione delle domande, erano state 568 le famiglie che si sono fatte avanti per ottenere un aiuto sugli affitti. Dal numero totale però si devono togliere le domande ritenute non idonee, il che porta il numero totale degli aventi diritto a 470. Un numero che comunque rappresenta oltre un terzo di quelle risultanti in tutta la provincia (1146). Il che significa che la morsa affitti, nel Comune di Monfalcone, non accenna ad allentarsi.
Anche perché i requisiti previsti dal bando per i contributi sono chiari: per entrare nella fascia A si dovrà possedere un Isee fino a 11.150 euro e un’incidenza della locazione non inferiore al 14%, per la fascia B un Isee da 11.150,01 a 16.420 euro, e un’incidenza non inferiore al 24%. Il che significa che una persona con 11mila euro ha diritto al contributo se si trova a pagare un affitto annuo superiore ai 2600 euro. Altrimenti, viene esclusa. Altre clausole sono poi l’essere in regola con il pagamento del canone di locazione, e non aver presentato e non presentare richieste ad altro Comune per beneficiare di un contributo riferito allo stesso contratto.
E’ chiaro che 470 domande relative a famiglie che come minimo hanno un reddito inferiore ai 16mila euro non è un elemento positivo per Monfalcone. Tanto più che, di anno in anno, i contributi regionali si fanno sempre più risicati. «Il problema principale è che vediamo un continuo calo dei contributi previsti dalla Regione a fronte di un continuo aumento delle domande – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -. Per accorgersene, basta guardare la linea temporale dal 2007 ad oggi: dagli oltre 770mila euro di tre anni fa si è arrivati ai 700mila di adesso». Questo, considerando anche che il Comune di Monfalcone partecipa attivamente all’assegnazione dei contributi, stanziando di suo una somma pari al 10% del fabbisogno previsto: un’azione che dà la possibilità ad accedere a un fondo supplementare regionale. Altrimenti, la somma finale sarebbe anche minore.
GLI ALTRI COMUNI Come detto, Monfalcone ricopre in provincia quasi un terzo del numero totale di domande. Su 1146 accettate, infatti, 470 provengono da Monfalcone e 317 da Gorizia. (Comune che si porta a casa il secondo contributo per ordine di importanza, ovvero 462mila euro). Al terzo posto arriva Ronchi, che con 110 domande ottiene 164mila euro, e al quarto si colloca Grado, ben distanziata dagli altri, in quanto conta solo 56 domande e un contributo di 83,719 euro. In totale, nell’Isontino la Regione stanzia 1.686.517 euro a fronte di un fabbisogno di 2 milioni e 881mila euro, quindi quasi il doppio.
Messaggero Veneto, 12 settembre 2009
Monfalcone. Sono 36 più dell’anno scorso gli inquilini che hanno chiesto aiuto al Comune per far fronte ai pagamenti
Canoni d’affitto insostenibili per 566 famiglie
MONFALCONE. Sono 566, 36 in più dello scorso anno, le famiglie che hanno chiesto aiuto al Comune di Monfalcone per ottenere un sostegno al fine di ridurre il peso di affitti troppo pesanti rispetto al proprio bilancio.
L’incremento di domande nel 2009 rispetto al 2008 conferma come la crisi, da un lato, stia effettivamente mettendo in difficoltà sempre più cittadini e, dall’altro, incida su persone presenti ormai da un certo periodo in città o, comunque, in Italia. Da notare che a una settimana dalla chiusura del bando per l’erogazione dei contribuiti taglia-affitti le domande presentate erano relativamente poche, tanto da far pensare che la modifica della legge regionale, che ha innalzato il tetto minimo di residenza in Friuli Venezia Giulia a cinque anni e in Italia a dieci, avesse in effetti influito sul numero di chi poteva presentare domanda.
Invece non c’è stata la contrazione della richiesta che forse ci si poteva aspettare. Effettuate le verifiche di prassi rispetto alla regolarità delle domande, sono risultate essere 470 le domande accolte, 96 le respinte di cui 40 proprio per il motivo del mancato periodo di residenza. Il contributo richiesto dal Comune alla Regione è stato di un milione 203.529,67 euro, il contributo concesso è stato di 702.183,19 euro.
Il Comune da parte sua aggiungerà 120 mila euro. «Abbiamo effettuato tutti i controlli possibili, anche a incrocio, su tutte le domande presentate, il cui numero – dice l’assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin – conferma di quali siano le difficoltà create dalla crisi e da affitti che si sono in ogni caso mantenuti molto alti sul mercato abitativo. È vero che rispetto allo scorso anno il contributo richiesto è diminuito di 80 mila euro, ma è paradossale come a fronte di un aumento delle domande, il contributo regionale dal 2006 sia castamente calato». Il numero di domande pervenute all’ente locale è fra l’altro superiore del 52% a quello delle richieste avanzate dai cittadini di Gorizia (373, contro le 370 dell’anno precedente). Lo scorso anno a Monfalcone le richieste ammesse a contributo erano state 493 sulle 532 ricevute in totale dal Comune, 30 in più rispetto al 2007, quando le domande ammesse furono 463 (contro le 511 presentate). Lo stanziamento regionale e statale però è diminuito nel 2008, passando dai 772 mila ai 766.405 euro, nonostante il Comune abbia ulteriormente aumentato la propria compartecipazione, stanziando fondi per 128.459 euro contro i 121 mila del 2007, pari al 10% del fabbisogno stimato in base alle domande ricevute. Il Comune effettuerà uno sforzo economico anche quest’anno, intervento che si sommerà alle altre azioni in campo sociale, che l’assessorato competente mette in campo per tentare di allentare la tensione abitativa esistente a Monfalcone.
Il Piccolo, 15 settembre 2009
Aiuti taglia-affitti, sono una quarantina gli stranieri esclusi
Su una novantina di esclusioni dai contributi per il sostegno alle locazioni, nemmeno la metà (solo 40) sono state le domande ritenute non idonee per il requisito di residenza. Con un risparmio per le casse comunali di circa ottomila euro. Secondo l’amministrazione comunale, la classica goccia nel mare «Sembrava che il criterio dei cinque anni di residenza, voluto dall’attuale amministrazione regionale, avrebbe causato una rivoluzione nel sistema di attribuzione delle domande, e invece si vede che non è così – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin – perchè 40 domande su quasi 600 e un risparmio di 8mila euro su un totale di un milione e 200mila di fabbisogno, come si può intuire, non rappresenta un grande cambiamento rispetto alla situazione precedente». Questo in particolare significa anche che gli immigrati a Monfalcone sono una realtà ormai integrata, e presente da oltre cinque anni nella vita della città. Un effetto reso evidente dalle domande di stranieri arrivate ai Servizi sociali sia per il bonus bebè che per la Carta famiglia. «L’ampio accesso rende evidente che ormai le famiglie straniere che sono a Monfalcone sono residenti qui da molto tempo, hanno ormai mandato i loro bambini a scuola, hanno acquistato casa con un mutuo, sono quindi veri cittadini», continua la Morsolin. Da parte della Lega Nord si sottolineano due elementi. «Il primo è che i canoni di aiuto agli affitto sono una normativa voluta proprio dalla Lega nella legislatura 2001-2003 – spiega il consigliere regionale Federico Razzini -. Il secondo è che è innegabile che finora i contributi andavano anche gli immigrati e che con queste nuove regole abbiamo posto un limite a tali storture. È ovvio che di anno in anno le domande aumentano e quindi è impossibile dare risposte a tutti». (e.o.)
Il Piccolo, 25 gennaio 2010
INSUFFICIENTI I FONDI REGIONALI DESTINATI AI COMUNI
Aiuti taglia-affitti ridotti di un terzo
L’assessore Morsolin: scelta obbligata per soddisfare tutte le 470 domande accettate
Ridotti di un terzo, a causa della mancanza di fondi, i contributi per le famiglie in affitto a Monfalcone. Dopo l’assegnazione delle somme regionali, che hanno garantito solo due terzi di ciò che sarebbe stato necessario per rispondere all’intero contributo richiesto, il Comune di Monfalcone ha fatto i conti con la distribuzione dei fondi arrivando a una decisione: nessuna esclusione, tutte le 470 domande pervenute sono state finanziate, ma non in toto. In pratica, i richiedenti si sono visti tagliata del 30% la somma a cui avrebbero avuto diritto se al Comune fosse stata riconosciuta l’intera cifra richiesta. Ecco quindi che un cittadino in fascia A che si trovava a pagare (su 11mila euro di reddito) 2676 euro di affitto, sene vedrà riconosciuti solo 1800 uno in fascia B con il reddito minimo, a fronte di un fabbisogno di 1540 euro se ne vedrà riconoscere come base per il contributo al massimo mille.
Questo per far sì che i fondi pervenuti siano sufficienti a garantire a tutti una minima risposta: facendo una media, infatti, gli 800mila euro (700 dalla Regione e 120 dal Comune) garantiscono al cittadino un contributo di 1.700 euro, anche se le domande partivano da una base di 2.500 euro. A conclusione del termine per la presentazione delle domande, erano state infatti 568 le famiglie che si erano fatte avanti per ottenere un aiuto per pagare l’affitto, troppo oneroso per il proprio stipendio. Dal numero totale di richieste presentate sono state stornate le domande ritenute non idonee portando così il totale degli eventi diritto a 470. Una cifra che comunque rappresenta oltre un terzo di quelle risultanti in tutta la provincia (1146). «Vista la scarsità dei fondi – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – non è stato possibile fare altrimenti: si è voluto dare una risposta a tutti i richiedenti, anche se abbiamo dovuto fare dei sacrifici necessari e ridurre di un terzo circa i benefici previsti per le singole famiglie». E per il futuro non si prevedono miglioramenti, vista la linea temporale che hanno seguito i fondi regionali finora: dagli oltre 770mila euro di tre anni fa si è arrivati ai 700mila di adesso. Questo, considerando anche che il Comune di Monfalcone partecipa attivamente all’assegnazione dei contributi, stanziando di suo una somma pari al 10% del fabbisogno previsto: un’azione che dà la possibilità ad accedere a un fondo supplementare regionale. Altrimenti, la somma finale sarebbe anche minore. Dai dati relativi agli affitti, è evidente che è Monfalcone a guidare la classifica dei Comuni con la più alta richiesta di contributi: su 1146 accettate in provincia, infatti, 470 provengono aappunto da Monfalcone e solo 317 da Gorizia. (Comune che si porta a casa il secondo contributo per ordine di importanza, ovvero 462mila euro). Al terzo posto arriva Ronchi dei Legionari, che con 110 domande ottiene 164mila euro, e al quarto si colloca Grado, ben distanziata dagli altri, in quanto conta solo 56 domande e un contributo di 83,719 euro. In totale, nell’Isontino la Regione stanzia 1,686,517 euro a fronte di un fabbisogno di 2 milioni e 881mila euro.
Il Piccolo, 25 gennaio 2010
DI PROPRIETÀ COMUNALE È GESTITO DALL’ATER. MANUTENZIONE ASSENTE DA ANNI
Condominio Gioconda ancora nel degrado
Protestano i residenti: soffitti crollati, cavi elettrici penzolanti, rifiuti ovunque
Visto da fuori, il condominio Gioconda di via Callisto Cosulich, sembra proprio un pacco ben confezionato: intonaci esterni pitturati di fresco e nuovi infissi color smeraldo non sembrano tradire l’età dell’edificio, costruito all’alba del rione di Panzano, un secolo fa. Ma se lo scarti, ovvero ci entri dentro, il condominio Gioconda si rivela per quello che è: un pacco, appunto. Lo dicono senza giri di parole i residenti: otto famiglie sul piede di guerra per le inaccettabili condizioni di vita cui sono da tempo costrette, nell’indifferenza generale (così almeno dal loro racconto) delle istituzioni.
Lo scenario di degrado è difficilmente descrivibile, in primis perchè l’odore di muffa causata dalle infiltrazioni di umidità e del lerciume che trasuda dalle cantine – dove tra cunicoli oscuri sopravvivono le ”catacombe” in cui si infilavano i panzanini durante i bombardamenti bellici -, non può essere tradotto in parole efficaci. Quello che tuttavia si può annotare e che pare in aperta contraddizione con le norme di sicurezza presenti invece nelle altre strutture di proprietà pubblica è che dai soffitti cadono calcinacci a pezzi interi (ciò è avvenuto non più tardi di sei mesi fa), alcuni fili elettrici ballonzolano pericolosamente davanti alle finestre, i portoni d’ingresso sono stati rimossi col risultato di rendere gli appartamenti accessibili a chiunque (pure ai malintenzionati), i solai di legno per l’accumulo di rifiuti sono esposti al rischio d’incendio e le canne fumarie non registrano da anni una manutenzione. Insomma, roba da ”Gabibbo” e ”Striscia la notizia”, che non a caso i residenti sono intenzionati a scomodare. E dire che proprio lì visse e allestì il suo studio il noto xilografo Tranquillo Marangoni.
Per scansare ogni equivoco, dato il balletto di responsabilità cui si è assistito nei mesi scorsi, è bene chiarire subito che l’edificio è di proprietà comunale ma è gestito dall’Ater. I lavori di manutenzione sono fermi da oltre due anni. A incidere sullo stop, anche il mancato versamento alla ditta esecutrice di alcuni compensi pattuiti. Indipendentemente dalle colpe resta il fatto che le famiglie versano, come riferito dall’inquilino Giampaolo Galluscio dai 150 ai 450 euro di affitto, a seconda del reddito. «Abbiamo scomodato tutti – spiega -: Ater, Comune, vigili e pure le forze dell’ordine, ma il condominio continua a essere in evidente abbandono. I lavori sono stati interrotti ma noi non ci possiamo logicamente accollare i costi degli interventi. Non proliferano i topi solo perchè abbiamo una colonia di gatti: nei solai c’è talmente tanto legno che se scoppia una scintilla andiamo tutti a fuoco. Il quadro elettrico di casa mia è a dir poco precario. Alcuni serramenti sono marci e non sto a riferire quanto paghiamo per gas ed elettricità». «Da 3 anni – afferma la vicina Adriana Franco – sono senza riscaldamento: il caldaista si rifiuta di firmare il certificato di indoneità per avviare il funzionamento del nuovo impianto, date le condizioni delle canne fumarie. Dire che siamo demoralizzati è un eufemismo». Ad aggravare il quadro il fatto che nel condominio c’è anche un presidio farmaceutico: «Da 2 anni – sostiene il farmacista Riccardo Fabris – i portoni d’ingresso sono appoggiati al muro e chiunque può entrare nello stabile: qui si offre un servizio al pubblico e dovrebbe avvenire nella totale sicurezza. Che dire poi del fatto che, in assenza di cassonetti, gli inquilini devono esporre i rifiuti davanti al negozio, alla faccia delle prescrizioni ingienico-sanitarie?». Condominio Gioconda: solo di nome, non di fatto. (ti.ca.)
Il Piccolo, 11 settembre 2009
«Noi, kosovari abbandonati»
Casa incendiata, famiglia di sei persone sulla strada
L’appello: «Sarò costretto ad emigrare in Slovenia e chiedere asilo politico»
di ROBERTO COVAZ
Da dieci giorni senza un tetto, senza lavoro, senza alcuna garanzia di un’esistenza almeno decente. È la condizione di estremo disagio in cui si trova la famiglia kosovara il cui alloggio dell’Ater di via Valentinis, lo scorso 31 agosto, è andato distrutto a causa di un incendio.
Da allora Safet Maksuti, la moglie e i suoi bellissimi quattri bambini, sono sulla strada. Hanno trovato parziale rifugio presso un conoscente a San Giorgio di Nogaro, in un alloggio di appena 65 metri quadrati dove vivono altre persone. Safet proprio ieri doveva operarsi a un polso, ma ha dovuto rinviare l’intervento. Lavora da 10 anni in un’azienda di Ronchi dei Legionari e attualmente si trova in malattia.
«Se nessuno ci aiuta sarò costretto ad andare con la mia famiglia in Slovenia e chiedere asilo politico», si sfoga Safet, che ha 35 anni e che a tutti gli effetti è un cittadino italiano.
«Subito dopo l’incendio il sindaco Pizzolitto mi ha promesso che si sarebbe trovata una casa per noi. Ma non ha mantenuto la promessa. E ieri l’assessore Morsolin mi ha detto chiaro e tondo che il Comune non può farci niente. Ma come? Io avevo un regolare alloggio, pagavo l’affitto, era tutto in regola e ora mi trattano così?».
Una soluzione provvisoria in realtà era stata individuata: la moglie e i quattro figli avrebbero dovuto essere ospitati in una struttura delle suore di Gorizia, ma il capofamiglia avrebbe dovuto stare altrove. «E come facciamo con i bambini che vanno all’asilo e a scuola a Monfalcone?».
Insomma, la situazione è obiettivamente difficile. Maksuti quest’anno, avendo raggiunto il reddito minimo previsto dalla normativa, è stato inserito nella graduatoria dell’Ater, ma prima di sperare nell’assegnazione di un alloggio ci vorrà molto tempo.
E intanto? Intanto c’è una famiglia di sei persone letteralmente in mezzo alla strada. Purtroppo i media in genere sono zeppi di appelli in quest’ultimo periodo; al di là delle sciocche statistiche e dei modelli matematici con cui confezionano le più disparate previsioni sulla crisi, resta un presente denso di incognite anche per centinaia di monfalconesi. Cosa può fare il Comune? Chi può aiutare Maksuti e la sua famiglia? Chiunque abbia un’idea intervenga al più presto. Se non altro per permettere ai bambini di tornare a scuola; quello sì che è un diritto sacrosanto.




