Il Piccolo, 07 ottobre 2009

CHIESTO IL BLOCCO DI MUTUI CASA, AFFITTI ATER E BOLLETTE
Nasce una rete per dare dignità e futuro ai lavoratori Eaton, Carraro ed ex Ineos

Cassintegrati e lavoratori ormai finiti in mobilità, ma anche giovani precari e lavoratori dell’indotto Fincantieri hanno deciso di unire le proprie forze per tentare di essere visibili a tutti e non solo a quanti, famiglie in testa, sono loro fisicamente vicini. Dare una voce a chi spesso non ce l’ha e avviare un collegamento tra i lavoratori colpiti dalla crisi economica sono tra i principali obiettivi della costituenda Rete dignità e lavoro. La nascita della “rete” è stata decisa la scorsa settimana alla presenza di maestranze ex Ineos, in mobilità da oltre un anno, di Eaton Automotive, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile, e di Carraro, che ha deciso di recente di mettere in mobilità un’ottantina di lavoratori.
Assieme ai dipendenti delle imprese in difficoltà o che non ci sono già  più (vedi Ineos) c’erano però anche precari e lavoratori dell’appalto. La Rete dignità e lavoro si ritroverà di nuovo oggi, alle 21, nella sede dell’Officina sociale di via Natisone a Monfalcone.
Sua intenzione è quella di operare appunto nel territorio della provincia per tentare di contrastare gli effetti della crisi economica. «In particolare miriamo a mettere in collegamento – spiegano i primi aderenti all’organismo – e a creare una rete di solidarietà tra i lavoratori e le lavoratrici che si trovano in cassa integrazione o in mobilità, ma anche con i precari che vengono espulsi dalla pubblica amministrazione o dall’impresa privata senza nemmeno la copertura degli ammortizzatori sociali». Fondamentale, secondo la Rete dignità e lavoro, è agire uniti, perché «affrontare la grave situazione occupazionale del territorio in termini di vertenze scollegate tra loro conduce inevitabilmente a sconfitte e rassegnazione, portando i lavoratori a perdere persino la dignità del loro ruolo sociale». Anche il nuovo coordinamento dei lavoratori sembra non credere molto nell’incisività di uno strumento come quello dei lavori socialmente utili e chiede misure più radicali: la moratoria del pagamento per gli affitti Ater e i mutui, prezzi calmierati per il trasporto locale e le utenze domestiche, ma anche l’avvio di corsi di riqualificazione che si concludano con un effettiva prospettiva di lavoro. La nascita della Rete dignità e lavoro fa seguito a quella di un coordinamento regionale dei cassintegrati, mentre i lavoratori delle aziende in difficoltà si tengono in contatto grazie all’azione di raccordo delle loro Rappresentanze sindacali unitarie o i blog (vedi eatonite, in realtà un sito per parlare di lavoro, alla Eaton, ma non solo).
 
Messaggero Veneto, 07 ottobre 2009

Nasce la Rete dignità e lavoro per sostenere cassintegrati e precari

Solidarietà
Alla presenza di lavoratori della Carraro, dell’ex Ineos, della Eaton, di ditte d’appalto Fincantieri e di molti giovani precari isontini è stata decisa la nascita della Rete dignità e lavoro.
Intenzione della Rete è quello di operare sul territorio della provincia per contrastare gli effetti della crisi economica.
«In particolare – si legge in una nota –, miriamo a mettere in collegamento e creare une rete di solidarietà tra i lavoratori e le lavoratrici che si trovano in cassa integrazione o in mobilità, ma anche con i precari che vengono espulsi dalla pubblica amministrazione o dall’impresa privata senza nemmeno la copertura degli ammortizzatori sociali».
«Riteniamo – si aggiunge – che la crisi in atto necessiti di risposte complessive e unità d’azione da parte dei soggetti interessati. Affrontare la grave situazione occupazionale del nostro territorio in termini di vertenze scollegate tra loro conduce inevitabilmente a sconfitte e rassegnazione portando i lavoratori a perdere persino la dignità del loro ruolo sociale».
«Giudichiamo – prosegue la nota – ancora insufficienti le misure intraprese dalle amministrazioni locali quali le poche decine di posti di Lavoro socialmente utile a fronte di molte centinaia di lavoratori in difficoltà, oltreché essere dei provvedimenti tampone con effetto transitorio».
«Per contrastare gli effetti devastanti della crisi – si legge in chiusura – pensiamo siano necessarie misure ben più radicali e con ambiti di intervento più vasti quali la moratoria del pagamento per gli affitti Ater e i mutui, prezzi calmierati sul trasposto locale e le utenze domestiche, ma anche l’avvio di corsi di riqualificazione che si concludano con una effettiva prospettiva di lavoro».
Oggi, tra l’altro, è in programma un incontro della Rete dignità e lavoro, alle 21, all’Officina sociale di via Natisone a Monfalcone.

Messaggero Veneto, 15 ottobre 2009
 
Crisi nell’Isontino. Gli obiettivi del Coordinamento rete, dignità e lavoro 
Nuova iniziativa per l’occupazione

GORIZIA. Cinquantuno lavoratori in cassa integrazione alla Marcatrè di Mariano, 340 alla Eaton di Monfalcone, 44 alle Spe Orion di San Lorenzo, 80 alle Finmek di Ronchi, 51 alla Ilcam di Cormòns: a questi aggiungono 70 lavoratori delle Reggiane di Monfalcone per cui è stato chiesto il rinnovo della Cig per altre sette settimane per tre giorni la settimana (l’azienda aveva chiesto undici settimane di cassa a zero ore, ma i sindacati si sono opposti perché così sarebbero state esaurite le 52 settimane a disposizione, a fronte pure della mancanza di un piano industriale), 340 dipendenti della Sbe di Monfalcone e 93 dipendenti della Eurogroup che stanno consumando 13 settimane di cassa e 25 dipendenti della MarTer di Monfalcone che stanno effettuando contratti di solidarietà con riduzione dello stipendio. Sono i numeri della crisi in provincia di Gorizia: numeri con dietro persone con famiglie, alle prese con mutui, bollette, spese da pagare.
Rete dignità e lavoro, a cui aderiscono le Rsu di Ineos, Eaton e altre realtà aziendali del territorio, ha manifestato pacificamente ieri a Monfalcone per far conoscere la situazione. «Nell’Isontino sono decine le aziende che stanno chiudendo, riducendo il personale, ricorrendo alla cassa integrazione, con gravissime conseguenze sul reddito di centinaia di lavoratori e lavoratrici. Altrettanti – si spiega – sono i casi di precari che non vedono rinnovato il loro contratto senza nemmeno poter accedere agli ammortizzatori sociali». Tra le richieste, blocco dei licenziamenti nelle aziende con bilancio in attivo, difesa dei siti produttivi contro ogni ipotesi di delocalizzazione, istituzione di corsi di riqualificazione per un effettivo sbocco lavorativo, sostegno al reddito da parte delle istituzioni locali che non sia fonte di divisione e discriminazione. (cr.vi.)