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Il Piccolo, 24 ottobre 2009
EDILIZIA POPOLARE. I PROGETTI MESSI NEL CASSETTO POSSONO ORA ACQUISIRE NUOVO SLANCIO
Fondi all’Ater, la Regione sblocca 12 milioni
Grion: «Saranno utilizzati per realizzare 54 alloggi a Campagnuzza e 37 nel Monfalconese»
di FRANCESCO FAIN
Quella richiesta di finanziamenti sembrava essere rimasta nel limbo. Tant’è che l’Ater non aveva nascosto una certa preoccupazione per i ritardi nell’arrivo di quei fondi importantissimi che avrebbe dovuto mettere a disposizione la Regione. Ma ora la giunta Tondo ha deliberato. E l’ex Iacp beneficerà di quasi 12 milioni: 11 milioni 663 mila 947 euro, per la precisione.
AGLI ALLOGGI. A cosa serviranno? A realizzare nuovi alloggi e ad acquistarne altri da privati. Nel corso di quest’anno verranno messi a disposizione delle famiglie in difficoltà 115 appartamenti, 76 dei quali a Gorizia e i restanti a Monfalcone. Fra questi, figurano anche gli appartamenti di via Gallina, inaugurati ma mai consegnati ai legittimi inquilini: la situazione, però, è destinata a sbloccarsi in tempi brevi.
Al di là del caso specifico, ormai è chiara la strategia dell’ente guidato da Roberto Grion: oltre a realizzare in prima persona appartamenti ha scelto la strada di rivolgersi direttamente ai privati. Vengono acquistate intere palazzine già pronte e si saltano tutte le lungaggini burocratiche che caratterizzano il normale iter costruttivo.
Più nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater realizzerà grazie a tali stanziamenti 30 nuovi appartamenti in via del Carso (5 milioni 698.368,43 euro di investimento) e acquisterà dai privati e molto probabilmente anche da altri enti altri 25. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72. In questo caso, si tratta di un recupero che porterà alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). «Non posso che esprimere soddisfazione per l’importo stanziato dalla Regione. Va, comunque, rammentato che non sono soldi in conto capitale ma in conto interessi: quindi, l’Ater dovrò restituirli tali fondi. Una fetta consistente verrà utilizzata anche per l’acquisto di alloggi da privati: acquisto che si realizzerà laddove più forte è la tensione abitativa. Pertanto, i finaziamenti verranno dirottati, in questo caso, tutti su Monfalcone».
«Ma ci sono soldi che andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», aggiunge Grion.
I FONDI. Quello assicurato dalla Regione è prezioso ossigeno. Nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi.
Un osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» dei senzacasa. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «Che la situazione sia critica non lo scopre certamente la sottoscritta – dichiara -. Molte persone hanno perso il posto di lavoro in questi ultimi tempi e una famiglia non può far fronte al pagamento dell’affitto».
IL BILANCIO. L’Ater – vale la pena di ribadirlo – può contare nell’Isontino su un patrimonio di oltre 6 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli sfitti che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese – e ai 260 sfratti pendenti nell’Isontino. Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati.
Il Piccolo, 11 novembre 2009
EDILIZIA SOVVENZIONATA E LA CRISI
Tagli all’Ater, in bilico 67 alloggi popolari
Non arriveranno gli 11,6 milioni promessi. Grion: «Speranze per Campagnuzza»
LA REGIONE DIMEZZA IL FONDO SOCIALE E METTE IN DIFFICOLTÀ L’EX IACP
di FRANCESCO FAIN
La delibera è ancora beffardamente reperibile sul sito della Regione. Ed elargisce all’Ater di Gorizia 11.663.947,38 euro per 67 alloggi. Parrebbe tutto regolare, tanto che nei giorni scorsi il presidente dell’ex Iacp Roberto Grion aveva espresso grande soddisfazione per l’ottenimento di quello stanziamento attesissimo. Si sa, senza fondi ex Gescal, la vita è durissima per gli enti che si occupano di edilizia popolare.
Lunedì pomeriggio, c’è stato un incontro a Trieste fra i direttori delle quattro Ater regionali e gli uffici dell’assessore Elio De Anna. E lì è arrivata la doccia fredda, anzi freddissima. «Ci hanno detto, senza troppi giri di parole, che ci saranno ”ampi e drastici tagli” ai finanziamenti del 2010 – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino – Il Fondo sociale, che per noi è una fonte di finanziamento consistente, passerà da 10 a 6 milioni per tutta la regione. Inoltre ci saranno, giocoforza, anche dei tagli relativamente alla manutenzione ordinaria e straordinaria. La situazione è pesante, molto pesante».
Ma ricordiamo quali sono i progetti che, a questo punto, sono pesantemente a rischio. L’unico intervento che, alla fine, potrebbe essere salvaguardato (nel senso che i finanziamenti potrebbero arrivare ugualmente) riguarda il Contratto di quartiere ma ne parleremo in seguito.
Nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater avrebbe dovuto acquistare dai privati (e molto probabilmente anche da altri enti) 25 alloggi popolari. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardavano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72: in questo caso, si trattava di un recupero che doveva portare alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). Ma senza soldi, non si va da nessuna parte.
«Il momento è grave – ammette il presidente dell’Ater Roberto Grion -. Siamo amareggiati: c’erano delle aspettative legittime, volevamo mettere a disposizione delle famiglie bisognose nuovi alloggi, soprattutto a Monfalcone dove la tensione abitativa è fortissima. Come faremo? Raschieremo sul fondo del barile delle nostre risorse per sistemare gli appartamenti liberi e bisognosi di manutenzioni. Comunque, il nostro sforzo non sarà sufficiente». Un tenue raggio di luce, però, c’è. Grion, con l’«aiuto prezioso» dei consiglieri regionali isontini, sta tentando di salvare lo stanziamento da 5.698.368,43 euro destinato al contratto di quartiere della Campagnuzza e alla realizzazione di ulteriori 30 alloggi accanto ai 24 già previsti grazie ai fondi statali. «Alla riunione con la Regione abbiamo esposto la necessità di ottenere quei fondi: il rischio, infatti, è di perdere anche lo stanziamento statale se non sarà corroborato da finanziamenti regionali – argomenta Grion -. Per questo, si è creata un’importante alleanza con i consiglieri regionali isontino per arrivare al finanziamento, come previsto, di questo importantissimo capitolo di spesa. Questi soldi (torniamo a ricordare che si tratta di 5 milioni 698.368,43 euro di investimento, ndr) andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», conclude Grion.
Il Piccolo, 23 novembre 2009
TENSIONE ABITATIVA
L’Ater non ha più soldi per fare case
A rischio gli 11 milioni della Regione. In 1700 hanno chiesto un alloggio
di FRANCESCO FAIN
Gli alloggi Ater di via Gallina consegnati la scorsa settimana rischiano di essere gli ultimi, almeno per alcuni anni se non arriveranno nuovi finanziamenti per realizzare nuove case di edilizia popolare. Prolungando così l’attesa delle 1700 famiglie che hanno presentato domanda per un alloggio popolare. Una domanda che è cresciuta del 18% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Mentre la Regione taglia i finanziamenti all’ex Iacp (11 milioni in bilico nel 2010), aumenta a dismisura il numero di coloro che chiedono una casa popolare. E il presidente dell’Ater, Roberto Grion, spera che la Regione si metta un mano sul cuore e allarghi i cordoni della borsa in modo da poter soddisfare almeno in parte le numerose domande.
Il termometro della situazione lo dà il Sunia provinciale. La tensione abitativa che colpisce sia Gorizia che Monfalcone ha raggiunto il livello di guardia, tant’è che sono salite ulteriormente le richieste di un alloggio popolare.
L’Ater di Gorizia – nelle condizioni in cui si trova – non è in grado di garantire un tetto a tutte le famiglie bisognose. Perché? Non ci sono risorse a sufficienza e riesce a realizzare soltanto pochi progetti rispetto a quella che è la richiesta. La Regione – pur tra mille difficoltà – riesce oggi a garantire fondi almeno in parte per la gestione delle manutenzioni. Lo Stato, invece, non eroga alcun finanziamento per la costruzione di nuove case.
«La situazione si aggrava di giorno in giorno – sottolinea il segretario provinciale del Sunia, Sergio Donda -. I recenti bandi Ater di Gorizia e di Monfalcone hanno registrato 963 domande per l’assegnazione di soli 60 alloggi. In sostanza, è stato soddisfatto solo il 6,5% di tutte le richieste: una percentuale assolutamente insufficiente. E non si può gettare la croce addosso soltanto all’Ater perché, senza fondi adeguati, non si va da nessuna parte».
Continua ad essere pesante il problema della tensione abitativa in città. Le famiglie non riescono più a sostenere i costi delle case 9ma anche gli affitti) imposti dal libero mercato. «Il dato, però, più preoccupante – aggiunge Donda – è costituito dal fatto che ci sono tante persone che non riescono più a pagare l’affitto». A sentire il Sunia, «diversi sfratti derivano dalla disgregazione delle famiglie con divorzi e separazioni legali che spesso riguardano donne sole, abbandonate dai propri mariti e con figli a carico. Situazioni difficili, dunque». A Gorizia, come scrivevamo ieri, sono 57 le famiglie senza casa che sono ricorse al Comune a parenti o amici per avere un tetto.
E gli sfrattati vanno ad alimentare le liste d’attesa per l’ottenimento di un alloggio popolare. Che fare, allora? Secondo il Sunia devono essere le forze politiche e istituzionali a «prendere in mano» la situazione. «Il problema-casa deve tornare al centro dell’attenzione degli amministratori perché sia a Gorizia che a Monfalcone a situazione rischia di precipitare ulteriormente e il fatto che all’Ater ci siano 1.600 domande per un alloggio popolare la dice lunga».
Diverso il pensiero del direttore dell’Ater Sergio De Martino. «Un’efficace politica della casa parafrasando un recente intervento suggerirebbe di dare vita, senza ulteriori indugi, ad un sistema di finanziamento in ambito regionale sul modello ’fondi Gescal’ – dice De Martino -. L’Ater, solo in presenza di adeguate risorse, potrà garantire una strategica presenza sul mercato delle locazioni per esercitare il condizionamento economico e sociale a favore delle famiglie più povere».
Il Piccolo, 30 novembre 2009
MANCATO FINANZIAMENTO REGIONALE PER QUEST’ANNO E PER IL 2010
Niente fondi, tagliati 30 alloggi Ater
Sospesi 4,6 milioni destinati all’agenzia che dovrà rinunciare all’acquisto
Sfuma l’immissione nel mercato dell’edilizia sovvenzionata di nuovi alloggi popolari. Per Monfalcone, almeno per quest’anno e il prossimo, si tratta di 30 abitazioni che non potranno essere a disposizione dei cittadini aventi diritto, a fronte di affitti a canone sociale. A confermarlo è l’Ater di Gorizia, che fornisce i dati sui mancati trasferimenti regionali: per l’intera provincia isontina, i fondi previsti erano 11.663.947 euro, dei quali 4.665.578 milioni destinati a Monfalcone. Un importo, dunque, che venendo meno ha costretto l’Azienda territoriale a sospendere i sopralluoghi e a rinviare il relativo bando di gara per la realizzazione di nuovi immobili o l’acquisto e la ristrutturazione. Un pesante colpo si abbatte sulla città ai fini della disponibilità di alloggi popolari, a fronte dei quali peraltro si registra una lista di attesa di circa 300 famiglie. Non solo. Per contro, le case disdettate dagli inquilini, dal primo gennaio 2009 ad oggi sono state 44. Immobili per i quali si impone l’opera di ristrutturazione, prima di venir reimmessi nel mercato, ma anche il problema del reperimento delle risorse finanziare, che potrebbero venir recuperate solo il prossimo anno. Il fenomeno delle disdette rappresenta l’«altra faccia» del problema abitativo, considerato che, oltre a rendere difficile la programmazione in termini di disponibilità degli alloggi non essendo in grado di prevederne l’andamento, ”congela” di fatto ulteriori immobili incidendo pesantemente nel ”rapporto” tra abitazioni assegnabili e in ristrutturazione.
L’Ater ha fornito ulteriori dati per la città. Le case in via di assegnazione sono 13, mentre gli alloggi nei quali stanno per essere ultimati i lavori di recupero sono 33.
Ma intanto sul tappeto resta il problema della sospensione del finanziamento regionale per le Ater sull’acquisizione di nuovi immobili. È probabile che la Regione disporrà che i programmi di intervento di edilizia sovvenzionata, proposti dalle Ater e approvati con delibera della giunta regionale il 9 luglio scorso, saranno ammessi a finanziamento sugli esercizi successivi. Secondo l’Ater di Gorizia, «si hanno buoni motivi per ritenere che, superata questa fase critica, dal 2011 l’Azienda territoriale potrà disporre di risorse per rispettare il suo programma di realizzazione di nuove abitazione». Preoccupa, in parallelo, la riduzione del Fondo sociale, dimezzata a livello regionale passando da 12 a 6 milioni di euro. Il Fondo sociale viene utilizzato, in primis, per aiutare gli inquilini di fascia ”A”, la più povera, oltre alle manutenzioni ordinarie. Un ulteriore ”giro di vite” non indifferente per la gestione delle Ater. Che potrebbe essere ”alleggerito”, invece, aumentando da 6 a 9/10 milioni il Fondo sociale, valutando l’ipotesi di ridurre, per il 2010, il fondo di sostegno ai canoni di locazione di edilizia privata.
Monfalcone costretta a ”stringere i denti” in un momento difficile per i cittadini. L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, lancia un monito: «Ritengo gravissima la sospensione dei finanziamenti regionali. La casa in città incide per il 65% sui bilanci delle famiglie. Tagliare i fondi sull’edilizia pubblica significa voler ignorare le difficoltà della fasce più deboli della popolazione, a maggior ragione ora che la cassa integrazione accresce lo stato di povertà. Trovo assurdo togliere risorse su un bene primario qual è la casa, mentre si dovrebbe invece implementare il patrimonio pubblico. È necessaria una riflessione ai fini di una mobilitazione. Chiedo ai consiglieri regionali del nostro territorio che si facciano parte attiva su questo fronte, altro che le petizioni sulla moschea».
Il Piccolo, 23 ottobre 2009
IL COMUNE HA DECISO DI ANTICIPARE LA PROGETTAZIONE DELLE OPERE
Due rotatorie contro il caos-semafori sui viali
Primo passo l’eliminazione dell’impianto sulla Ss 14. Intanto tempi più snelli sulla direttrice di via Matteotti
di FABIO MALACREA
Monfalcone non sarà più tagliata in due dalla circonvallazione. O meglio, pedoni, automobilisti, ma soprattutto migliaia di operai e impiegati delle maggiori fabbriche e studenti, non dovranno più attendere tempi biblici per attraversare la statale 14, regolata da sempre da un impianto semaforico tanto lento quanto discusso. Il Comune ha preso atto che non si può più attendere. E vuole dare subito il via alla progettazione di una grande rotatoria che andrà a sostituire il semaforo tra i viali e la circonvallazione, all’altezza del porticciolo Nazario Sauro. Ci vorranno dei mesi per vedere l’opera compiuta. Ma alla fine l’obiettivo di rimuovere uno degli imbuti più disagevoli della viabilità cittadina sarà raggiunto. Non solo. «Prima o poi – afferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – arriveremo a creare un’altra rotatoria all’incrocio tra viale San Marco e le vie Bixio-Carducci, un altro tappo per la viabilità, dove lo spazio è sufficiente, spostando i passaggi pedonali. Le due rotatorie andrebbero realizzate in simultanea. È una soluzione che sicuramente percorreremo non appena potremo disporre di fondi sufficienti». Nel frattempo, sono stati ritoccati i tempi semaforici di un altro incrocio centrale nell’occhio del ciclone, quello tra viale San Marco e le vie Matteotti e Rosselli.
Insomma, il Comune corre ai ripari per risolvere la situazione paradossale dei semafori del centro di Monfalcone che non accontentano. Protestano i pedoni, protestano gli automobilisti. Perfino i ciclisti lo fanno. Colpa dei tempi biblici. L’attraversamento dei principali incroci (tra i viali e la circonvallazione, tra viale San Marco e via Bixio-Carducci, tra lo stesso viale e via Matteotti-Rosselli) fanno disperare gli automobilisti, costretti a soste fino a tre minuti e, nelle ore di punta coincidenti con l’uscita degli operai dalle fabbriche, a code interminabili. I pedoni, dal canto loro, preferiscono spesso attraversare con il ”rosso”, una volta sinceratisi che la strada è libera, pur di non correre il rischio, con il verde, di essere investiti dalle auto che, con il via libera, svoltano a destra o a sinistra. Si è arrivati a tempi di attesa record di 6 minuti, poi ridotti, con numerosi ”correttivi”, ma non abbastanza.
I RITOCCHI. L’intervento immediato, portato a termine in questi gioorni, consente ora agli automobilisti che percorrono via Matteotti di ridurre i tempi di attesa di circa 30 secondi. Comè? Il Comune, come spiega l’assessore ai Servizi tecnici Giordano Magrin, ha unificato il ”verde” per il traffico da via Matteotti a quello riservato ai bus che percorrono la corsia preferenziale in via Fratelli Rosselli. Ciò consentirà uno snellimento sostanziale all’incrocio. Almeno per gli automobilisti. Pedoni e ciclisti, invece, dovranno aspettare. Nel frattempo, però, il Comune ”gela” chi si aspettava una rotatoria anche in corrispondenza di questo incrocio. «Non c’è la possibilità tecnica di realizzarla», confermano sia Schiavo che Magrin.
LE ROTATORIE. Si accelera l’iter invece per la rotatoria tra il viale e la circonvallazione. Un’opera complessa che dovrà prevedere anche una diversa viabilità d’uscita dal porticciolo Nazario Sauro. Secondo le previsioni, sarà realizzata una nuova strada che si collegherà con la via Boito sul retro del mercato del pesce. La nuova rotatoria è strettamente connessa con la nuova viabilità in fase di realizzazione nel comprensorio della Marcelliana (una rotatoria all’incrocio tra viale Oscar Cosulich e via Callisto Cosulich e l’ampliamento di quella all’imboccatura della provinciale Monfalcone-Grado, oltre allargamento di via dei Cipressi). Se il Comune, solo due mesi fa, aveva giudicato intoccabile l’attuale ”onda verde” su viale San Marco, ora sta pensando a una soluzione alternativa al semaforo all’incrocio tra viale San Marco e le vie Bixio e Carducci. «In futuro – spiega l’assessore ai servizi tecnici Giordano Magrin -, non appena saremo in grado di sostenere l’onere economico dell’opera, quel semaforo sparirà. La rotatoria avrà il duplice effetto di snellire il traffico soprattutto lungo la direttrice via Garibaldi-via Bixio-via Carducci, dove attualmente si formano lunghe code al semaforo, e anche di limitare la velocità dei veicoli sulla stessa direttrice con il ”verde”».
Il Piccolo, 22 ottobre 2009
NON È IL PRIMO CASO REGISTRATO NELLA ZONA CARSICA DI RONCHI
Lastre di eternit abbandonate alle Mucille
Ad accorgersi è stata una donna che passeggiava con il cane. Intervento dei carabinieri
RONCHI Torna l’allarme amianto nelle campagne. Ancora una volta il ritrovamento di lastre di eternit abbandonate da persone senza scrupoli. È successo nei giorni scorsi nella zona dei laghetti delle Mucille, nel rione di Selz, ed è stata una donna che passeggiata con il suo cane ad accorgersene. Sono stati così avvisati i carabinieri che hanno adottato tutte le procedure prima di dare il via alle operazioni di smaltimento della non poca quantità di lastre abbandonate. Come detto non è la prima volta, come non è la prima volta che le campagne ed il territorio carsico a Ronchi sono meta di chi si disfa dei rifiuti in maniera illegale. Ci sono due precedenti importanti e significativi. Solo un anno fa sono stati ritrovati, in un terreno agricolo di via Monte Sei Busi, sette sacchi di nylon con all’interno brandelli di lastre di eternit.
In un’altra zona della città, invece, fu la polizia municipale ad occuparsi del caso, riuscì a scoprire dove erano stati acquistati i sacchi e da qui al colpevole dell’abbandono dei rifiuti. E ora si spera che le indagini possano andare a buon fine, anche se non è certamente cosa facile. Resta il fatto che le campagne ed il Carso, a Ronchi ma non solo, sono vulnerabili e spesso meta di persone senza scrupoli che, con l’arrivo delle tenebre, scaricano da automobili e furgoncini di tutto e di più. Mobili, frigoriferi, altri ingombranti, ma anche solo sacchetti colmi di spazzatura che c’è chi si diverte persino di lanciare dalla macchina in corsa. È emergenza ora come ieri. In città continua ad operare una squadra di operai che deve quotidianamente lavorare per ripulire quelle zone, non solo nella periferia, che diventano discariche incontrollate. È questione di educazione, certo, ma a questo punto è anche questione di sicurezza e di igiene. Che diventa terreno spinoso, visto che non ci possono essere controlli 24 ore su 24 nelle aree a rischio. Potrebbero aiutare le telecamere, ma a Ronchi dei Legionari se ne sente parlare da tempo senza che se ne sia installata una. L’abbandono dei rifiuti è sempre un fenomeno che non sembra arrestarsi in città. Nonostante che, nei mesi scorsi, proprio la polizia municipale abbia attuato dei servizi in borghese che, però, non hanno portato ad alcun risultato.
Luca Perrino
Il Piccolo, 20 ottobre 2009
LA PROPOSTA È GIÀ SUL TAVOLO DEL MINISTRO ALFANO
Navi-carcere, Fincantieri ha i progetti pronti
Lo stabilimento di Panzano tra quelli del gruppo in cui potrebbero essere realizzate
Carceri galleggianti anti-crisi: è questa l’idea proposta da Fincantieri al Governo. Un progetto già pronto e arrivato sul tavolo del ministro della Giustizia Angelino Alfano che, tra lodi e riforme, ora dovrà occuparsi anche di questo piano, che ha una duplice finalità: risolvere almeno in parte il problema del sovraffollamento nelle carceri e, allo stesso tempo, risollevare il settore della cantieristica navale, in profonda crisi, attraverso questa nuova tipologia di commessa pubblica.
Se il progetto dovesse andare in porto, Monfalcone potrebbe anche essere una delle destinazioni da prendere in considerazione per queste maxi-chiatte galleggianti. L’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono sulla questione chiarisce: «I penitenziari non verrebbero posizionati in mare aperto, ma nelle aree portuali, attaccati a una banchina».
Il concetto è semplice: le prigioni italiane sono quasi dappertutto al collasso, prive dello spazio necessario per ospitare tutti i detenuti. Ecco quindi che urge la costruzione di nuove strutture.
L’idea di ospitare i detenuti in penitenziari galleggianti era già emersa alcuni giorni fa a Roma, durante l’incontro inaugurale del Tavolo permanente sulla cantieristica, che raccoglie le aziende della cantieristica italiane, i sindacati e il Governo attorno al delicato problema della crisi economica e occupazionale. Ma ora si è passati dalle proposte ai fatti: Fincantieri ha elaborato un progetto preciso, attualmente al vaglio del ministro della Giustizia.
Come potrebbe quindi essere fatto questo carcere in mare? «In base alle nostre intenzioni si tratterebbe di una struttura leggera e modulare, che potrebbe ospitare sino a 420 persone – spiega ancora Giuseppe Bono». Tempi e costi della costruzione dell’opera? «Se dovessimo ricevere un ordine credo che potremmo portare a termine il progetto nel giro di 24 mesi – afferma ancora l’ad della società -. I costi, invece, non li conosciamo ancora». I penitenziari galleggianti non sono una novità. Si tratta di opere già realizzate in altri Paesi, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna.
Il progetto di fattibilità di Fincantieri per il momento rimane sui tavoli romani, in attesa di un responso del ministro Alfano. Se il documento resta ancora una proposta, delle buone basi di partenza però ci sono tutte. I carceri galleggianti andrebbero infatti nella direzione di risolvere un problema annoso come quello del sovraffollamento delle prigioni italiane e darebbe ossigeno alla cantieristica, che sta vivendo un momento nero, con commesse bloccate e centinaia di posti di lavoro a rischio in molti cantieri italiani. (el.col.)
Il Piccolo, 30 OTTOBRE 2009
IL GRUPPO DI BONO RECUPERA LA STORICA STRUTTURA NEL SETTORE DELLE RIPARAZIONI
Fincantieri rilancia l’Arsenale Triestino San Marco
Circa 800 i lavoratori impegnati per le manutenzioni, 50 di Fincantieri e il resto dell’indotto
di GIULIO GARAU
TRIESTE Fincantieri rafforza il settore riparazioni navali e refitting e riavvia operativamente l’Arsenale Triestino San Marco con i bacini 3 e 4 facendo ridecollare la storica struttura chiusa nel ’97 con le attività ridotte a gestione dei bacini.
Un avvio iniziato in realtà nel 2008 con la ripresa delle attività di riparazione e trasformazione navale, coincisa con i lavori di ristrutturazione del bacino 3 da parte dell’autorità portuale conclusi la scorsa estate (che hanno rallentato il riavvio), e che ora è a pieno regime. Diversi i lavori svolti tra 2008 e 2009, in particolare due trasformazioni, ed ora la nuova unità dell’Arsenale, tornata operativa accanto a Palermo sotto la Direzione riparazioni e trasformazioni navali, si appresta a chiudere l’anno con un fatturato pari al 10% di quanto sviluppa Fincantieri in questo settore (diverse decine di milioni). Proprio in questi giorni la presenza, nel bacino 4, della nave da crociera Msc per manutenzione con 800 lavoratori su tre turni, una cinquantina di Fincantieri (alcuni da Monfalcone) e il resto delle ditte dell’indotto.
«Fincantieri all’Arsenale Triestino San Marco non fa più solo la gestione dei bacini di carenaggio affittandoli a ditte esterne – spiega il responsabile della business unit, Giorgio Rizzo – ma fa il prime contractor riprendendosi la gestione delle commesse, dell’organizzazione e dell’esecuzione tecnica delle attività di riparazione e trasformazione».
Una scelta strategica quella di riaprire l’Arsenale, soprattutto in un momento di crisi che sta influendo negativamente su tutto il settore cantieristico, che, come spiega spesso l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, si inserisce in quel necessario percorso di diversificazione (costruzioni, sistemistica e componentistica navale, mega yacht e riparazioni e trasformazioni) che permette all’azienda di cavalcare in maniera stabile il mercato.
Dall’avvio del 2008 oltre a lavori di carenaggio e manutenzione, sono stati portate a termine due importanti trasformazioni: una sulla petroliera Leonis diventata un deposito galleggiante di greggio e l’altro sulla Princess Albert II, nave da crociera extralusso nella flotta della società armatrice monegasca Silversea.
«Quest’anno abbiamo fatto un profondo intervento di manutenzione su una nave Costa – spiega Rizzo – con l’unità ferma 2-3 settimane, ed è stata riconsegnata con rispetto assoluto dei tempi e soddisfazione dell’armatore. In questi giorni c’è una nave Msc e per il 2010 sono state confermate le prenotazioni per altre due navi Msc e per un’altra Costa. Abbiamo centrato l’obiettivo del rientro sul mercato puntando sul service, manutenzioni, riparazioni e trasformazioni. L’esperienza, come costruttori, ci ha permesso di fare una politica di business indovinata in cui Fincantieri non fa errori».
Una scelta strategica anche per il fatto che i due bacini sono tra i più grandi dell’Adriatico e che, ricorda Rizzo «si trovano a 4 ore di navigazione da un home port per le crociere come Venezia». Un business che non riguarda solo Fincantieri ma che «Oltre a far lavorare Fincantieri dà lavoro all’indotto» insiste Rizzo che chiede alle realtà dell’indotto di «fare più sistema, diventare un polo». E che sia un business importante per l’indotto lo confermano i numeri dei lavoratori impegnati sulla Msc in questi giorni: 800 su due turni, solo 50 di Fincantieri e il resto dell’indotto.
«Potendo contare di nuovo sul bacino 3 – spiega il responsabile dell’Arsenale, Gianni Salvagno – dovremmo poter aumentare il ritmo di lavoro tornando a circa 40 riparazioni navali l’anno. Essendo poi una struttura più piccola rispetto al bacino 4, possiamo ricominciare a guardare a un segmento di mercato diverso, quello cioè delle navi di piccole-medie dimensioni e al mercato locale».
Il Piccolo, 18 ottobre 2009
BILANCIO. IL ”BALLETTO DEGLI UFFICI” STA CREANDO UNA SITUAZIONE PARADOSSALE
Municipio sparso in nove sedi, un record
Caduta (mancano fondi) l’ipotesi di un Comune-2 al Parco Rocca. Il sindaco va in affitto in via Duca d’Aosta
di FABIO MALACREA
«Mi scusi, dov’è il municipio?». Nel giro di un paio di mesi, a una domanda del genere difficilmente un monfalconese saprà rispondere senza consultare una guida o il sito web del Comune. Perchè gli uffici comunali raggiungeranno, già all’inizio del prossimo anno, il record di nove sedi diverse. Colpa del ”balletto degli uffici” che, alla vigilia della chiusura definitiva del palazzo municipale (la decima) per ragioni di statica, sta costringendo l’amministrazione a spargere su tutto il territorio comunale i suoi servizi. E a complicare le cose arrivano anche le ristrettezze di bilancio che costringono ora il Comune a rinunciare sia al Municipio-2, previsto nell’edificio già praticamente completato lungo il canale de’ Dottori, nel nuovo Parco Rocca, sia al recupero e alla ristrutturazione dell’ex sede dell’Inam che doveva essere destinato a Casa delle associazioni. Al momento, il problema di una sede per l’associazionismo locale, è stato risolto destinando a tale scopo il vecchio edificio della Casa del Mutilato di via Rossini, troppo piccola però per dare una risposta a tutti.
La complicazione maggiore però viene proprio dalla chiusura del palazzo municipale che costringerà, nel giro di un paio di settimane, il Consiglio comunale a riunirsi nell’ex Pretura, in piazza della Repubblica. Ma presto anche il sindaco e il suo vice, oltre all’Ufficio di gabinetto, il difensore civico e il segretario generale dovranno lasciare il palazzo per sistemarsi, al ”modico” affitto di 42mila euro l’anno, al secondo piano della vecchia sede del Consorzio per lo sviluppo industriale, in via Duca d’Aosta (il caseggiato ospitava fino agli anni Sessanta l’albergo Moncenisio), lasciato libero dall’ente economico che proprio ora sta traslocando nel rinnovato Albergo impiegati. Dove si troverà a pagare, a sua volta, alla società gestrice del complesso, la Progetto Spa, la somma di 90mila euro l’anno.
Insomma, un complessivo esborso di circa 140mila euro l’anno di denaro pubblico che si sarebbe potuto evitare, o quanto meno contenere, se il Consorzio industriale fosse rimasto a casa sua, senza pagare un euro, e se fosse stato il Comune a trasferirsi in una prestigiosa sede di rappresentanza nell’ex Albergo impiegati. Ora, certo, è troppo tardi per percorrere questa soluzione.
Di fatto, l’edificio di maggior prestigio sede di uffici comunali è destinato a diventare il palazzo dell’ex Pretura, la cui ristrutturazione sta per essere completata e dove, a breve, oltre al Consiglio comunale, si trasferiranno anche gli uffici Lavori pubblici e Ambiente, gli assessorati e il Ced. Una sede provvisoria più angusta ma comunque centrale attende invece l’Ufficio relazioni con il pubblico, lo sportello del Volontariato e il gruppo locale Carso che troveranno posto, fra qualche settimana al piano terra del Palazzetto veneto, togliendo spazi quindi a eventi espositivi.
Insomma, un guazzabuglio: visto che altri uffici sono sparsi tra l’ex sede Inam di via Duca d’Aosta, i locali annessi al parcheggio di via Resistenza, l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, l’ex sede dei vigili urbani tra viale San Marco e via Sant’Ambrogio, l’ex commissariato di via Fratelli Rosselli e la Biblioteca civica.
Il Piccolo, 20 ottobre 2009
IL SINDACO SUL CASO DEL COMUNE SPEZZETTATO IN 9 SEDI
«La Cittadella dei servizi si farà»
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non considera ”sepolto” ma solo rinviato il progetto di un Municipio-2 nel Parco Rocca e si impegna, entro la conclusione del suo mandato, «ad assumere tutte le decisioni e a rendere irreversibile il percorso che porterà a dar corpo a una sede di tutte le attività rivolte al cittadino che hanno un carattere di sportello. Con un doppio obiettivo – continua Pizzolitto -: rendere facilmente fruibile in modo integrato agli utenti questi servizi (anagrafe, stato civile, tributi) evitando nel contempo di depauperare l’area del centro di quelle attività come la Biblioteca e gli uffici di carattere istituzionale che rimarranno nelle attuali ubicazioni. Il Comune quindi – ha sottolineato il sindaco -, assolutamente non ha abbandonato la prospettiva della ”cittadella dei servizi” ma, per il principio della fruibilità, ha in corso un confronto fra l’area di Via Rossini, che appare la più idonea, e altre diverse possibilità». Con la cittadella dei servizi si avrebbero in effetti una serie di vantaggi: possibilità di parcheggi adiacenti, miglioramento e ammodernamento degli ambienti di lavoro e maggiore efficienza.
Intanto, il 5 novembre 2009 sarà inaugurata la nuova sede dell’Urp al piano terra del palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio, realizzando in questo modo un info-point integrato assieme all’ufficio turistico, al difensore civico e al Centro regionale per il volontariato. E sono in corso di trasferimento all’ex Pretura tutti quei servizi che attengono al territorio: urbanistica, edilizia privata, lavori pubblici e ambiente. Anche in questo caso la sistemazione avrà carattere definitivo.
La cittadella dei servizi e la riqualificazione del palazzo municipale, rileva il sindaco, «saranno gli altri due perni su cui si svilupperanno gli uffici municipali secondo una logica di razionalità e funzionalità che tiene conto degli immobili presenti e delle risorse disponibili».
Messaggero Veneto, 20 ottobre 2009
Monfalcone. A giorni il trasloco dal palazzo municipale. Il sindaco parla di Cittadella dei servizi, Palaveneto ed ex Pretura
Uffici comunali, scatta il nuovo assetto logistico
MONFALCONE. Inizierà a giorni il trasloco di alcuni uffici e servizi del Comune di Monfalcone, che dal municipio di piazza della Repubblica, per motivi di sicurezza (il palazzo è interessato da cedimenti strutturali) si dislocheranno nella ristrutturata ex Pretura, nel Palazzetto veneto e in quella che è l’attuale sede del Consorzio industriale in via Duca d’Aosta.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha puntualizzato nel dettaglio il nuovo assetto logistico che il Comune sta organizzando per dare funzionalità alle varie sedi municipali. «Si sono diffuse informazioni incomplete – dice Pizzolitto –, che rischiano di creare disorientamento, mentre i provvedimenti in atto rispondono a una logica di razionalizzazione e a un disegno ben preciso, che peraltro rientra nel programma della maggioranza».
Cittadella dei servizi. Entro la conclusione del mandato saranno assunte tutte le decisioni e reso irreversibile il percorso che porterà a dar corpo a un’unica sede di tutte le attività rivolte al cittadino che hanno un carattere di sportello. Così si raggiungerà un doppio obiettivo: rendere facilmente fruibile in modo integrato agli utenti questi servizi (anagrafe, stato civile, tributi) evitando nel contempo di depauperare l’area del centro di quelle attività come biblioteca e uffici di carattere istituzionale che rimarranno nelle attuali ubicazioni. «Il Comune quindi – sottolinea – assolutamente non ha abbandonato la prospettiva della cittadella, ma per il principio della fruibilità ha in corso il confronto fra l’area di via Rossini, che appare la più idonea, e altre diverse possibilità. A tal fine sarà fatta a breve un’analisi alla conclusione della quale si assumeranno le relative decisioni». Con la cittadella dei servizi si avranno una serie di vantaggi: possibilità di parcheggi adiacenti, miglioramento e ammodernamento degli ambienti di lavoro e maggiore efficienza.
Uffici informatici. Il 5 novembre sarà inaugurata la nuova sede dell’ufficio Relazioni con il pubblico al piano terra del Palaveneto di via Sant’Ambrogio, realizzando così un info-point integrato assieme a ufficio turistico, difensore civico e servizio reso all’associazionismo dal Centro regionale per il volontariato. Di conseguenza, in una delle strutture più prestigiose del centro cittadino si vedrà concentrata una serie di attività informative e di orientamento per i cittadini.
Ex Pretura. Completati i lavori, sono in corso di trasferimento tutti i servizi che attengono al territorio: urbanistica, edilizia privata, lavori pubblici e ambiente. Anche qui la sistemazione che avrà carattere definitivo consente di razionalizzare e integrare le varie attività realizzando una maggior efficienza operativa.
Piano logistico. «Nel corso degli ultimi anni – ha rilevato Pizzolitto – l’amministrazione ha realizzato uno sforzo straordinario di riqualificazione del patrimonio urbano a fini pubblici. Ex Pretura, biblioteca, nuova sede dei vigili e Palaveneto rappresentano i punti di riferimento di questo intervento. La cittadella dei servizi e la riqualificazione del palazzo municipale saranno gli altri due perni su cui si svilupperanno gli uffici comunali secondo una logica di razionalità e funzionalità che tiene conto degli immobili presenti e delle risorse disponibili».
Cristina Visintini
Il Piccolo, 29 ottobre 2009
Il Consiglio comunale finisce in Pretura
Via al trasloco nel palazzo degli ex uffici giudiziari. Municipio chiuso per almeno due anni
L’esodo degli uffici comunali dal Municipio, alle prese con problemi strutturali sempre più evidenti, è iniziato e sarà ultimato nel giro di qualche giorno. Il Centro elaborazione dati e l’Ufficio ambiente sono già operativi al terzo piano dell’ex Pretura, mentre al primo piano del palazzo di piazza della Repubblica ieri erano in fase di trasferimento la manutenzione del patrimonio e il Servizio lavori pubblici. Gli assessori ai Lavori pubblici e finanza Gianluca Trivigno e ai Servizi tecnici Giordano Magrin hanno già spostato il proprio ufficio sempre al primo piano dell’ex Pretura, ormai al completo, se si esclude l’insediamento del Consiglio comunale. Il trasloco dei banchi del Consiglio prenderà il via oggi, come spiega l’assessore Magrin. La destinazione è l’ex sala delle udienze, meno capiente di quella finora utilizzata in municipio. Il minore spazio a disposizione rappresenterà comunque un problema solo nel caso in cui ci sia molto pubblico presente (fenomeno molto raro). «Vediamo come si svolgerà l’operazione – afferma il presidente dell’assemblea, Marco Ghinelli -, ma già la prossima seduta del Consiglio, l’11 novembre, potrebbe tenersi nella nuova sede».
In questi giorni, però, dal municipio si sposteranno anche l’Ufficio relazioni con il pubblico e il Difensore civico, che inaugureranno il 5 novembre, giovedì, la loro nuova sede al piano terra del palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio. Negli spazi riadattati dal Comune troveranno collocazione inoltre il Centro servizi volontariato e il Gruppo azione locale Carso. In municipio quindi dalla prossima settimana rimarranno solo il sindaco, segretario generale, ufficio di staff del primo cittadino e gli uffici di alcuni assessori (l’assessore alla Cultura Paola Benes ha trasferito il suo nella Biblioteca comunale). Il palazzo si vuoterà del tutto solo a inizio anno, quando sarà disponibile il secondo piano dell’attuale sede del Consorzio industriale di via Duca d’Aosta, a sua volta in trasferimento nell’ex Albergo impiegati. Il municipio rischia di rimanere poi chiuso per almeno un paio d’anni, visto che al momento l’ente dispone solo di un milione di euro per la ristrutturazione e la progettazione non è ancora avviata. Tant’è che la stessa amministrazione non prevede di avviare i lavori prima del primo semestre del 2011. La spesa che il Comune ha preventivato per la ristrutturazione definitiva del palazzo ammonta 7,835 milioni di euro, ma i problemi di ”tenuta” del palazzo non sono affatto da poco e il municipio, dopo una serie di interventi scoordinati tra loro, ha inoltre necessità di un restyling complessivo e armonico.
Laura Blasich
Il Piccolo, 11 dicembre 2009
IL COMUNE INTENDE ANDARE ALL’ACQUISTO DI UNA NUOVA SEDE
Municipio-2, operazione da 8,5 milioni
Tutto subordinato alla vendita dell’ex mercato. Oggi scadono i termini per le offerte
Forte della nuova normativa regionale in materia, il Comune di Monfalcone vuole definire entro il prossimo anno l’acquisto di una nuova sede in grado di accogliere 140 dipendenti e dismettere così almeno quattro delle nove ora presenti in centro città. In corsa, stando all’analisi comparata delle esigenze effettuata dagli uffici, ci sono di fatto solo due siti: quelli dell’ex ospedale di via Rossini e dell’ex Detroit. Visto il costo stimato, in entrambe i casi 6,972 milioni di euro più Iva per un totale quindi di quasi 8,5 milioni, l’operazione è vincolata alla vendita in prima battuta del mercato coperto di via della Resistenza, per il quale è stato preventivato un incasso superiore ai 4 milioni, e poi delle altre sedi comunali da dismettere. A ieri, alla vigilia della scadenza del primo tentativo dell’asta indetta dal Comune per procedere alla vendita, nessuna offerta da parte di società della media e grande distribuzione era però ancora pervenuta all’ente locale. In base alla valutazione degli uffici, che ha quasi del tutto scartato il sito dell’ex Gaslini per la mancanza di spazi adeguati per la sosta (la nuova sede deve essere servita da 178 posti auto), in pole position sembra comunque decisamente esserci l’area dell’ex ospedale di via Rossini. A incidere è la tempistica, perchè a fronte di un contenitore già esistente, il Comune ha stimato un tempo di 18 mesi dall’acquisto all’effettivo insediamento degli uffici.
Nel caso dell’ex Detroit, dove la palazzina andrebbe costruita di sana pianta, secondo l’ente ci vorrebbero invece tre anni per completare l’operazione. «E anche se poi nella gara vera e proprio saranno indicati più criteri di valutazione, la tempistica non è secondaria», ha affermato il dirigente del settore urbanistica e lavori pubblici del Comune, Maurizio Gobbato, mercoledì alla commissione consiliare per la Programmazione territoriale economica. Non lo è a fronte delle spese di gestione prodotte dalla moltiplicazione delle sedi comunali in centro e delle condizioni in cui si trovano alcuni degli edifici occupati dagli uffici. Le sedi ora in uso costano 147.087 euro all’anno, stando alla valutazione dell’amministrazione, mentre la spesa una tantum degli adeguamenti necessari è di 590mila euro. Con il trasferimento degli uffici ora insediati all’ex albergo Roma, ex sede dei vigili, ex Inam di via Duca d’Aosta, locali del mercato coperto in una sede unica il Comune si garantirebbe un risparmio annuo dei costi di gestione del 20-25%.
«Forse ci si attendeva qualcosa di più sotto questo profilo», ha osservato Emiliano Zotti di Rc. In commissione è non a caso riemerso il nodo dell’opportunità di una scelta e di una spesa che ridurrebbero solo in parte il numero delle sedi degli uffici. In centro, come ha osservato Giuseppe Nicoli del Pdl, rimarrebbero in ogni caso almeno quattro immobili comunali (municipio o suo sostituto, ex pretura, biblioteca e comando della polizia municipale).
Laura Blasich
Messaggero Veneto, 11 dicembre 2009
Uffici comunali, ristagna il progetto della sede unica
L’acquisizione di nuovi immobili è subordinata alla vendita di alcuni vecchi edifici
MONFALCONE. Dovrà essere ancora valutato con attenzione l’atto d’indirizzo per l’acquisizione d’immobili da adibire a uffici comunali: innanzi tutto perché approvare tale atto prevede che poi ne seguano altri quali la vendita d’immobili già di proprietà comunale e poi perché, in effetti, la questione principale resta quella del reperimento delle risorse utili per l’investimento, previsto in quasi sette milioni di euro, risorse che, secondo le intenzioni dell’amministrazione, dovrebbero derivare proprio dalla vendita di alcuni edifici, in primis, il più appetibile, il mercato coperto di via della Resistenza, da cui si conta di ricavare quattro milioni di euro.
È stata questa la richiesta della Commissione per la programmazione economica e territoriale, presieduta da Duilio Russi e a cui mercoledì è stata presentata la delibera, che dovrebbe arrivare in consiglio comunale e che prevede di prendere atto dell’analisi comparata delle varie possibilità di acquisizione degli immobili, d’indirizzare gli uffici competenti alla ricerca d’immobili dislocati in un’unica sede in cui trasferire gli uffici comunali (in realtà soltanto parte, ndr) e di autorizzare l’acquisizione di tale nuova sede subordinatamente alla disponibilità delle provvista economica.
Il dirigente della gestione patrimonio, architetto Maurizio Gobatto, ha illustrato l’iter che ha portato l’amministrazione comunale a decidere d’individuare un’unica sede per uffici comunali, tale da poter ospitare 140 dipendenti, con una superficie minima di 3 mila 360 metri quadrati e una disponibilità di oltre 300 posteggi.
È stato uno studio di prefattibilità, fra le alternative possibili, ristrutturazione degli edifici esistenti, nuova costruzione o acquisizione, a indicare quest’ultima come la più percorribile, «posto però che ci siano le risorse. In luglio di quest’anno la Regione ha emanato una norma che, in via eccezionale e per dare nuove possibilità d’investimento, consente l’acquisto d’immobili per scopi istituzionali, ma entro il 2010. Come previsto dalla norma, abbiamo quindi avviato un’analisi comparata delle esigenze rispetto alle varie possibilità», ha spiegato Gobbato, evidenziando come in sostanza ci siano due alternative e mezzo che rispondano ai requisiti: l’area dell’ex ospedale di via Rossini, l’ex Detroit e l’ex Gaslini, che però non ha la superficie necessaria per la collocazione di 140 persone. Le prime due ipotesi prevedono entrambe un investimento di 6 milioni 972 mila euro (Iva esclusa), ma la prima sarebbe disponibile in 18 mesi, la seconda in tre anni. «I parametri di valutazione, comunque – ha aggiunto –, non terranno conto soltanto di questi dati, ma anche della funzionalità».
Pur nella condivisione della necessità di aggregare gli uffici, per ottenere un risparmio nella gestione, alcuni consiglieri hanno espresso perplessità. Innanzi tutto sulla procedura. «Mi rendo conto dell’urgenza legata alla norma regionale, ma servono una maggiore riflessione e un approfondimento», ha detto Giuliano Antonaci, mentre Giuseppe Nicoli ha evidenziato la necessità di ripensare a tutto il funzionamento della macchina comunale.
«Nelle ultime amministrative – ha osservato – tutte le forze politiche erano d’accordo in merito alla realizzazione nell’ex ospedale della cittadella dei servizi. Ora sembra che il sindaco abbia fatto un passo indietro: accorpare 140 dipendenti rispetto al totale non risolve la situazione, visto che si libererà l’ex albergo Roma, ma resteranno altre sedi comunali. Sarebbe il caso, inoltre, di pensare a una sede baricentrica rispetto anche agli altri comuni. Comunque resta il fatto che tutto ciò potrà essere realizzato se si venderanno gli altri immobili». Preoccupato per le condizioni delle attuali sedi comunali il consigliere Emiliano Zotti, che ha voluto evidenziare come «ritardare lo spostamento comporterebbe però enormi costi (circa 500 mila euro) per l’adeguamento e la messa a norma degli attuali edifici».
La necessità di approfondire la discussione anche in un’ottica di Città comune è stata sottolineata da Maurizio Volpato, secondo cui «è opportuno cercare nei prossimi anni un’unione di servizi come le municipalità vicine».
Il Piccolo, 11 gennaio 2010
Municipio inagibile, via anche sindaco e segretario
Dal primo febbraio si insedieranno nel palazzo di via Duca d’Aosta già sede del Csim
Il consolidamento del palazzo municipale di Monfalcone, in procinto di essere abbandonato all’inizio del prossimo mese anche dal sindaco e dall’ufficio di staff, non prenderà il via prima della seconda metà del 2011.
Il Comune ha avviato il percorso necessario per mettere mano all’edificio, aprendo la gara per affidare l’incarico di progettazione dell’intervento e la direzione dei lavori, ma i tempi non saranno brevi. Le offerte vanno presentate entro il 15 marzo e l’amministrazione ha poi calcolato di arrivare al progetto esecutivo dei lavori di messa in sicurezza delle strutture del municipio in dieci mesi dalla firma del contratto con i professionisti che vinceranno la gara.
La spesa prevista è di 153mila euro, perché i professionisti dovranno per ora limitarsi a predisporre il piano relativo alla messa in sicurezza della struttura per la quale esistono i fondi necessari.
Il milione e 100mila euro che l’amministrazione regionale aveva stanziato per trasformare l’ex Inam di via Manzoni in casa della associazioni è stato infatti dirottato sul consolidamento del municipio, un intervento ritenuto decisamente più urgente.
La seconda fase relativa alla ristrutturazione e restyling complessivo dello storico palazzo di piazza della Repubblica, invece, è ancora tutta da definire, visto che non esiste alcuna copertura per i 6,5 milioni di euro necessari alla realizzazione dell’intervento.
L’amministrazione comunale si è comunque riservata la possibilità di stipulare con chi si aggiudicherà la progettazione del primo intervento un contratto di valore aggiuntivo di 596.209 euro, relativo alla stesura del secondo.
Le offerte saranno inoltre valutate anche in base alla descrizione delle relazioni tra i lavori di tipo strutturale e quelli di finitura. Peseranno poi le indicazioni delle modalità di intervento nelle strutture del palazzo municipale e delle condizioni migliorative della prestazione rispetto alle condizioni contrattuali stabilite nel disciplinare dell’incarico, oltre che di una riduzione percentuale dei tempi di progettazione–riduzione sui tempi della progettazione definitiva ed esecutiva.
I problemi strutturali del municipio sono emersi nel corso del 2007 e risolti in modo provvisorio nel 2008. A novembre quasi tutti gli uffici si sono trasferiti in altre sedi. Quanto anche sindaco, segretario generale, ufficio di staff faranno a inizio febbraio, quando la sede del Consorzio industriale di via Duca d’Aosta sarà disponibile a seguito del trasferimento, il primo febbraio, del Csim nell’ex albergo impiegati. (la. bl.)
Messaggero Veneto, 16 gennaio 2010
Restyling in vista, il municipio rimarrà deserto
All’inizio di febbraio anche il sindaco e il suo staff lasceranno gli uffici di piazza della Repubblica
MONFALCONE. Si avvicina il momento in cui il palazzo municipale di Monfalcone resterà completamente vuoto: all’inizio di febbraio anche il sindaco e il suo staff lasceranno gli uffici di piazza della Repubblica per trovare nuova sede al secondo piano dello stabile di via Duca d’Aosta che ora ospita il Consorzio industriale e che si trasferirà nell’ex Albergo Impiegati.
Il consolidamento del palazzo municipale monfalconese però non prenderà il via prima della seconda metà del 2011, anche se il Comune ha avviato il percorso che porterà alla sistemazione dell’edificio, aprendo la gara per l’affidamento dell’incarico di progettazione dell’intervento e della direzione dei lavori. Le offerte vanno presentate entro il 15 marzo e l’amministrazione ha poi calcolato di arrivare al progetto esecutivo dei lavori di messa in sicurezza delle strutture del municipio in dieci mesi dalla firma del contratto con i professionisti che vinceranno la gara.
La spesa prevista è di 153 mila euro, perché i professionisti dovranno per ora limitarsi a predisporre il piano relativo alla messa in sicurezza della struttura per la quale esistono i fondi necessari.
Il milione e 100 mila euro che l’amministrazione regionale aveva stanziato per trasformare l’ex Inam di via Manzoni in casa della associazioni è stato infatti dirottato sul consolidamento del municipio, un intervento ritenuto decisamente più urgente.
La seconda fase relativa alla ristrutturazione e al restyling complessivo dello storico palazzo di piazza della Repubblica, invece, è ancora tutta da definire, visto che non esiste alcuna copertura per i 6,5 milioni di euro necessari alla realizzazione dell’intervento. L’amministrazione comunale si è comunque riservata la possibilità di stipulare con chi si aggiudicherà la progettazione del primo intervento un contratto di valore aggiuntivo di 596.209 euro, relativo alla stesura del secondo. Le offerte, inoltre, saranno valutate anche in base alla descrizione delle relazioni tra i lavori di tipo strutturale e quelli di finitura.
Peseranno, poi, le indicazioni delle modalità di intervento nelle strutture del palazzo municipale e delle condizioni migliorative della prestazione rispetto alle condizioni contrattuali stabilite nel disciplinare dell’incarico, oltre che di una riduzione percentuale dei tempi di progettazione-riduzione sui tempi della progettazione definitiva ed esecutiva.
I problemi strutturali del municipio sono emersi nel corso del 2007 e risolti in modo provvisorio nel 2008. A novembre quasi tutti gli uffici si sono trasferiti in altre sedi. Il palazzo, costruito tra il 1859 e il 1861, a cui seguirono tre ampliamenti nel 1892, 1822 e 1950, sta collassando, o meglio sta ruotando impercettibilmente su se stesso. Un movimento destinato a minare inevitabilmente la staticità, fatto che ha imposto l’evacuazione di tutti gli uffici e del personale e che rende necessaria una ristrutturazione totale. La causa della “crisi” dello stabile è conseguenza diretta dell’intervento di legatura dell’ala meridionale, aggiunta nel 1950 e che aveva mostrato sicuro segnali di cedimento, alla parte che sembrava stabile.
L’intervento di “legantatura”, se da un lato ha tamponato i problemi di staticità dell’ala, dall’altro ha coinvolto la parte che non aveva problemi. Sarà costretto a chiudere i battenti pure il caffè Municipio, annesso al palazzo e di proprietà dell’ente locale, la cui gestione è affidata a privati.
Al di là della necessità di trasloco, occorre sottolineare che il municipio rischia di rimanere chiuso per anni perché, se l’esigenza è quella di ristrutturare il palazzo, le risorse finanziare da reperire sono ingenti.




