Il Piccolo, 06 novembre 2009
BOTTA E RISPOSTA SU INTERNET
”Senza bangla”? Meglio piazza ”pulita nei cervelli”
Su internet si scatena la guerra della «piazza dei bangla». Dopo la polemica nata dal gruppo Facebook «Monfalcone pulita, piazza vecchia… e senza bangla», ecco che immediata è scattata la reazione con la fondazione del gruppo di discussione «Monfalcone pulita… nei cervelli», che sostiene la posizione esattamente contraria.
MONFALCONE SENZA BANGLA. Il gruppo fondato qualche settimana ha già raggiunto 800 iscritti, quasi tutti ragazzini delle superiori. Oltre ai commenti sulla piazza, ad attirare l’attenzione era stato quel «senza bangla» riferito alla piazza. E, dopo l’uscita sulla stampa, mercoledì il fondatore del gruppo specificava, testuale: «Ho preso visione dell’articolo sul Piccolo, voglio precisare che il mio fan club ha dei (sic!) scopi ben precisi, il primo è che ero molto affezionato alla piazza vecchia, (e secondo me era anche più pratica) il secondo è che non cè (sic!)) una panchina libera, non cè pulizia e non cè ordine…. non è un incitazione al razzismo, ma credo che ogni ospite si debba integrare alle abitudini del posto e alla civiltà delle persone per bene».
MONFALCONE PULITA. Mentre Monfalcone senza bangla raggiungeva quasi gli ottocento iscritti, il gruppo «Monfalcone pulita nei cervelli» in un solo pomeriggio ne contava oltre cento, con la presenza di molti amministratori locali di Monfalcone e non solo. La motivazione del nuovo gruppo è chiara: «Si è scatenata una campagna di insostenibile denigrazione della nostra città, dei bangla accusati ormai di ogni colpa, si invoca un impossibile ritorno ad un opaco passato. E tutto usando la pancia per ragionare dimenticandosi di quell’altro organo che abbiamo a disposizione e che forse sarebbe il caso di consultare ed usare , almeno ogni tanto. Avanti così.
I COMMENTI. C’è chi racconta che «una sera, quest’estate, mi sono mangiato un buon gelato in piazza seduto su una panchina, circondato dai bangla. Ho visto gente pacifica giocare a scacchi e genitori condividere il panino incartato nella pellicola d’alluminio coi figli che nel frattempo giocavano come facevamo noi trent’anni fa». E ancora: «Si sono impossessati della piazza?? Non è forse che siamo noi monfalconesi ad essercene andati molto tempo prima che arrivassero loro?». E c’è anche chi sottolinea che per ”mandar via i bangla” si dovrebbero chiudere i cantieri. Eliana G. ribadisce «Via tutti……», e Giulia S. ribadisce «Concordo in piena…ormai a monfalcon de monfalconesi ghe ne xe assai pochi….ormai me par che semo in minoranza a casa nostra….mha…».
Elena Orsi
Il Piccolo, 07 novembre 2009
Lettere
Questo è razzismo
Gli immigrati in generale, e la comunità del Bangladesh in particolare, sono stati messi sotto tiro parecchie volte, a Monfalcone, negli ultimi giorni. Intanto c’è la Lega Nord che raccoglie le firme contro l’eventualità che ci sia una moschea in città. Ora, non c’è nessuno, tra i musulmani presenti in loco, che abbia i soldi per pagarsela, la moschea; e l’amministrazione Pizzolitto non vuole (né dovrebbe mai) pagare la costruzione di nessuna moschea; ciò nonostante, i leghisti chiameranno ugualmente a raccolta il popolo – un popolo scientificamente spaventato e disinformato da quelle televisioni berlusconiane che ormai da anni spacciano paura – e chiederanno di esprimersi contro una moschea che non è alle viste. Quindi sul niente. Se la cantano e se la suonano tra loro? Certamente. Sono cinici e spregiudicati? Eccome. Il problema (un problema non da poco, per la convivenza civile in questa città) è che c’è in giro gente dispostissima a farsi prendere per i fondelli da questi crociati da strapaese: per fare solo un esempio, coloro che su Facebook ci hanno fatto sapere che vorrebbero vedere Piazza della Repubblica ripulita dagli immigrati del Bangladesh. Sottinteso: si limitino a lavorare in Cantiere, quelli, e poi vadano a tapparsi in qualche buco, vedano loro dove. Che cosa ci vengono a fare, nella nostra piazza? Suona un po’ sinistro, “bisogna ripulire la piazza”, vero? Eppure c’è un bel po’ di gente che la sostiene, ’sta infamia. Ecco, la Lega vorrebbe contarla, questa gente. Poi c’è il consigliere comunale Antonaci che interroga il sindaco per sapere qualcosa su quello che fanno i musulmani presenti in città, anche se è evidentissimo che non gli interessa sapere proprio niente, ma solo tirar su qualche voto. I musulmani ce l’hanno già una moschea, caro sindaco? Quanti soldi diamo loro? Sottinteso: è una vergogna! Diamo soldi ai foresti, capite? A gente, tra l’altro, che giammai si convertirà alla vera fede. E non basta, perché Antonaci – “facendosi interprete delle preoccupazioni diffuse nelle cittadinanza monfalconese per la situazione relativa alla presenza nell’ambito della numerosa comunità musulmana di possibili presenze integraliste” che potrebbero incitare “alla prevaricazione e al conflitto” – chiede maggior sorveglianza, maggior controllo. I musulmani “potrebbero”, capite? Ci sono stati problemi, con la comunità degli immigrati bengalesi, fino ad ora? No. Certo, sono tanti, forse troppi; si ritrovano in piazza e si siedono pure sulle panchine; si dice che sputino per terra; quando cucinano, i loro vicini di casa sentono degli odoracci. A parte questo, niente di niente. Gente mite. Ma sono islamici, proprio come lo sceicco Osama Bin Laden: quindi sono il babau. E “potrebbero”. In questo bel clima il Partito Democratico ha il dovere di dire alcune parole chiare. Intanto qualificare quelli dei leghisti, di Antonaci e dei loro amici, per quello che sono: pregiudizi. Ovvero, roba che può fare molto male a Monfalcone e che potrebbe trascinarci in una condizione di paura e scontro permanente. Poi dovrebbe aprire un dialogo serio con le comunità degli immigrati, favorendone l’integrazione (perché non basta una fila davanti a un gazebo) a partire dalla costituzione di una consulta degli immigrati, che c’è in tutte le realtà che vivono situazioni simili alla nostra e chissà perché qui non è stata fatta. Infine, crediamo, l’amministrazione comunale dovrebbe coinvolgere di più e meglio la Fincantieri nella gestione di un fenomeno migratorio che in una piccola realtà come la nostra porta ad inevitabili problemi di integrazione. Quanto ai cosiddetti “moderati” che stanno in consiglio comunale, e forse anche in giunta, il Pd non dovrebbe preoccuparsene più di tanto. Il nostro compito, più che parlare con gli Antonaci e i Pacor dovrebbe essere parlare ai monfalconesi, per affrontare e possibilmente risolvere le sfide che la città avrà davanti. Del resto, se oltre ottocento persone aderiscono a un gruppo razzista su Facebook, forse è anche un po’ colpa nostra, perché siamo troppo impegnati a inseguire un voto in consiglio comunale e molto meno ad ascoltare le inquietudini della nostra gente.
Stefano Piredda e Stefano Pizzin
Partito democratico di Monfalcone
Lettere
Il disprezzo su Facebo
Che tristezza leggere sul Piccolo del 4 novembre us sulla cronaca di Monfalcone che un numero cospicuo di studenti del Liceo cittadino hanno espresso su Facebook la loro rabbia verso gli extracomunitari del Bangladesh. Viviamo in epoca multirazziale dove si intrecciano diverse culture e Monfalcone ha conosciuto questo fenomeno già nei lontani anni ’50, con lo sviluppo del cantiere navale, una moltitudine di persone provenienti da diverse parti, croati, sloveni, meridionali, istriani, tutte persone che bene o male si sono integrate qui in città. Ora vedere che questi ragazzi che sono il nostro futuro abbiano ad esprimersi così brutalmente e con disprezzo verso questi immigrati, fa veramente pensare al ciarpame culturale pregnante nelle menti di questi studenti. Credo che non si possa accusare queste persone di essere dei delinquenti o delle brutte persone da espellere dal nostro paese,solo perché hanno una altro colore della pelle. Se delinquono saranno le forze dell’ordine a provvedere e non sicuramente le tanto decantate ronde della Lega. Voi studenti forse non conoscete la storia del Cantiere e dei suoi dipendenti che hanno contribuito ad elevare culturalmente la nostra città. A Monfalcone in quegli anni si sono formati, all’interno del Cantiere, importanti quadri sindacali, amministratori, parlamentari che poi hanno gestito la cosa pubblica. Queste persone ci hanno insegnato soprattutto che l’integrazione fra i popoli, la coesistenza fra culture diverse è una cosa necessaria in un mondo che si evolve e loro, a quell’epoca, hanno lavorato proprio in questo senso unificando le diverse culture e nazionalità. Ecco perché stride sentire dei giovani studenti che si lasciano strumentalizzare da certe forze politiche,in una misera polemica contro una comunità che stenta ad integrarsi ma che ha voglia di farlo nel miglior modo possibile. A questo punto mi sento di appellarmi a questi giovani affinché si sforzino di comprendere la realtà in cui stanno vivendo al fine di considerare la situazione nel suo complesso e magari poi in seguito,esprimere anche un giudizio che, mi auguro, sarà diverso da quello espresso in questi giorni.
Sergio Di Bert
Monfalcone





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