Il Piccolo, 11 novembre 2009
PIZZOLITTO E AMBIENTALISTI
Reattore nucleare in città? «Sarebbe mobilitazione»
Legambiente nazionale lancia una campagna anche a Monfalcone
«A Monfalcone non esistono le condizioni per ospitare una centrale nucleare. Se una prospettiva di questo genere, per ora solo fonte di indiscrezioni, dovesse prendere consistenza l’unica soluzione sarebbe quella di chiamare a raccolta la città». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non intende ancora prendere in considerazione l’eventualità che Monfalcone possa diventare sito nucleare. Non crede alla ”lista” che comprende la nostra città come uno dei dieci siti possibili in Italia e non si fa impressionare dal fatto che A2A, proprietaria della centrale, sia pronta a giocarsi la partita-nucleare. Ragionando nel campo delle ipotesi, però, Pizzolitto non ha dubbi.
«Prendo piuttosto atto con piacere – afferma Pizzolitto – che A2A confermi il percorso già avviato per arrivare a una centrale pulita, anche se l’ottenimento della certificazione deve andare di pari passo con la metanizzazione dell’impianto. La disponibilità al nucleare di A2A mi interessa poco. La mia preoccupazione va piuttosto al sito, che non può e non deve essere Monfalcone. Come cittadino sono contrario a un ritorno al nucleare proprio mentre gli altri Paesi stanno rinunciando a questa scelta, per primi gli Usa. Come sindaco, ribadisco che Monfalcone sta già pagando un prezzo alto sul piano ambientale. Una scelta nucleare è incompatibile con la nostra città».
Michele Tonzar, responsabile di Legambiente, boccia in pieno la corsa al nucleare del governo. «È irragionevole – dice – sul piano ambientale ma anche economico. Il problema dello smaltimento delle scorie e della dismissione di vecchi impianti è ancora irrisolto. O meglio, ci stanno pensando le mafie. È da irresponsabili – continua -, poi, pensare di non coinvolgere le cittadinanze in scelte del genere. Voglio proprio vedere cosa ne pensano i monfalconesi ma non solo, anche i triestini, i gradesi, i goriziani della sola ipotesi di trovarsi una centrale nucleare sotto casa. Certo, se dovesse prendere corpo una scelta del genere, ci sarà una mobilitazione a tutti i livelli. Monfalcone ha già bocciato con un referendum un impianto, come il terminal Snam, che pure prevedeva grosse compensazioni per la città, tra cui la metanizzazione della centrale. Ecco, mi farebbe piacere che, piuttosto, A2A affrettasse l’iter per arrivarci».
Contro il ritorno del nucleare in Italia si mobilita intanto anche Legambiente nazionale, anche a Monfalcone. L’associazione in questi giorni ha promosso un’iniziativa davanti ai cancelli della centrale di Montalto di Castro, e si ripromette di informare i cittadini delle aree del nostro Paese che rischiano l’arrivo dei quattro reattori previsti dall’accordo italo francese di febbraio. Il problema, intanto, viene sollevato anche dal segretario provinciale del Pd Omar Greco che ha presentato un’interrogazione al sindaco. «Le dichiarazioni del presidente di A2A, proprietaria della centrale – dice Greco -, non mi lasciano per niente tranquillo. A parte le questioni generali su cui il Pd è in netto disaccordo con il governo, ciò che sconcerta è che si continui a parlare della possibilità di realizzare un impianto nucleare a Monfalcone. Questo territorio sta pagando un prezzo salatissimo in termini di qualità della vita all’impatto sociale e ambientale di grandi realtà produttive come Fincantieri, alla stessa centrale che impatta pesantemente sulla vita delle persone che vivono nei pressi, al dramma dell’amianto e all’importante tessuto industriale che genera ricchezza, ma inevitabilmente anche fonti inquinanti. Aggiungere a tutto ciò una centrale nucleare sarebbe sbagliato e immagino dovrebbe fare i conti con una forte contrarietà della popolazione». (f.m.)
Messaggero Veneto, 14 novembre 2009
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto in consiglio comunale: ci rivolgeremo al governatore Tondo. Legambiente favorevole alle fonti di energia rinnovabili
Torna a preoccupare l’ipotesi di una centrale nucleare
MONFALCONE. L’eventualità della realizzazione di una centrale nucleare a Monfalcone è tornata a essere tema di discussione in consiglio comunale. Al momento del question time, Giuseppe Sabato ed Emiliano Zotti hanno chiesto al sindaco di avere notizie chiare in merito, soprattutto alla luce, come ha detto Sabato, «di una recente visita di uomini del ministro Scajola che hanno misurato i volumi della portata del fiume Isonzo, proprio ai fini dell’uso dell’acqua per una possibile centrale nucleare». Notizia che è stata accolta con preoccupazione dal primo cittadino, Gianfranco Pizzolitto. «Gli interessi nella vicenda sono enormi e chiederò ai consiglieri regionali di fare un’interrogazione a Tondo per capire che cosa accade anche nell’Euroregione, visto che comunque una centrale a pochi chilometri da qui porta allarme. Come cittadino sono contrario al nucleare e come sindaco sono disponibile a farmi parte attiva per avere informazioni, visto che da più fonti Monfalcone è indicato come sito possibile per una centrale nucleare. Ma noi siamo un’area industriale matura e dobbiamo selezionare gli interventi, prendendo ciò che produce innovazione. Siamo in condizioni di fare una selezione e non dobbiamo accettare tutto. Qui un impianto nucleare non va fatto: abbiamo già una centrale non ancora pulita e nel cuore della città. Abbiamo già dato troppo». Su A2A, proprietaria della centrale termoelettrica, ha evidenziato gli ottimi rapporti e ha confermato l’intenzione della società di metanizzare la centrale operando nel contempo in un miglioramento degli impianti a carbone.
Contraria al nucleare anche Legambiente. Il presidente Michele Tonzar sottolinea come non sia solo «questione di collocazione. La nostra strategia in tema energetico è sempre stata quella del rifiuto di nucleare e carbone a favore delle fonti rinnovabili e per un periodo di transizione del gas metano. Il nucleare è tecnologia di retroguardia, i cui costi in termini di approvvigionamento di uranio, messa in sicurezza, stoccaggio delle scorie sono destinati ad aumentare, mentre le rinnovabili, col progresso della ricerca, saranno sempre più economiche ed efficienti».
Tonzar spiega che la tecnologia nucleare in realtà non riduce le emissioni di gas serra: «Se consideriamo il processo di costruzione delle centrali, di estrazione dell’uranio dalle rocce uranifiche, il suo trasporto e lo smaltimento delle scorie, il decomissioning delle centrali, ci accorgiamo che il contributo del nucleare è tardivo e meno efficiente rispetto alle fonti rinnovabili. Anche in termini di creazione di posti di lavoro le rinnovabili risultano molto convenienti».
E non va dimenticato il costo economico delle centrali. «Insomma – conclude Tonzar –: nell’ottica del buon padre di famiglia, il nucleare è scelta irresponsabile per le generazioni attuali e future, a livello nazionale e locale, ed è importante che la popolazione sia sempre informata su questi temi». (cr.vi.)
Messaggero Veneto, 22 novembre 2009
Legambiente: difficile che qui arrivi il nucleare
MONFALCONE. «Un parere personale? Difficilmente in Italia vedremo l’inaugurazione di una centrale nucleare, perché le stagioni politiche sono troppo brevi rispetto alle stagioni economiche. È probabile che tutti i passaggi intermedi saranno anche percorsi, ma poi l’avvio concreto non ci sarà. Anche perché tra il processo triennale di avvio di tutte le operazioni politiche, normative, finanziarie, progettuali per l’avvio del cantiere, i sette anni per realizzare il sito e i 60 anni di vita della centrale, il percorso totale diventa settantennale e nessun imprenditore serio farebbe un investimento di questo genere, anche perché la tecnologia è in rapida evoluzione e fare oggi una centrale nucleare significa che sarà superata tecnologicamente prima di essere finita»: l’opinione personale è quella di Alberto Fiorillo, responsabile nazionale della comunicazione di Legambiente, presente in regione per alcune iniziative udinesi e interpellato in merito alla possibilità che Monfalcone diventi sede di centrale nucleare.
«Certo, se in Italia dovesse ripartire il nucleare, Monfalcone potrebbe essere papabile. La voce più certa di questo periodo è che se ciò fosse vero, verrebbero ripresi in mano i vecchi studi sulla migliore localizzazione di centrali, valutando i cambiamenti demografici, geologi, infrastrutturali intervenuti. Ma resta vero il fatto che – aggiunge – i siti privilegiati sono quelli in cui esiste già una produzione di energia elettrica e, comunque, una realtà industriale».
Fiorillo ricorda che comunque, se dovesse essere diffuso un elenco di siti, propedeutico all’apertura di qualsiasi processo, «è chiaro che tutto ciò dovrà essere preceduto dalla consulenza politica a livello locale: non certo con la popolazione, ma con Regione, Province e Comuni e questo sarà terreno di scontro. Esiste un’opposizione trasversale al nucleare, ma anche un certo favore che aiuta all’individuazione dei siti».
Ricorda, inoltre, come il tema della sicurezza delle centrali sia fondamentale, ma è altrettanto importante pensare a tenuta sociale, economica e territoriale.
Sempre in merito al nucleare, il presidente monfalconese di Legambiente, Michele Tonzar, spiega che sarà fatta una campagna informativa della popolazione «perché Monfalcone non può esimersi dal prendere atto di ciò che potrebbe succedere in futuro e faremo le nostre iniziative tra le gente, che spesso crede alla politica degli annunci. Per noi la priorità – conclude – è la metanizzazione della centrale termoelettrica».





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