Stai sfogliando l'archivio mensile di dicembre 2009.
Il Piccolo, 06 dicembre 2009
IL DIRETTORE SCIENTIFICO PERCO: «L’AREA NATURALE RISCHIA DI ESSERE ABBANDONATA A SE STESSA»
Tagli alle Riserve, solo briciole alla Cona
La Regione nel 2010 intende assicurare 10-15 mila euro contro i 200mila di quest’anno
di CIRO VITIELLO
STARANZANO «Le Riserve rischiano l’abbandono totale e dunque il degrado. Il messaggio che oggi ci arriva purtroppo è di profondo disinteresse della Regione che ha tutta l’aria di voler cancellare e svalutare quanto di buono è stato fatto sinora. Ci auguriamo che la giunta regionale possa rivedere la sua posizione prima dell’approvazione del bilancio». Le affermazioni sono di Fabio Perco, direttore scientifico della Sbic, la stazione biologica dell’Isola della Cona: la mancanza di fondi potrebbe mettere in forse la presenza dei cavalli “camargue” e la sopravvivenza degli habitat ricreati accuratamente con i bovini ospitati alla Cona.
Se da un lato Perco ritiene comprensibile la riduzione delle spese per fronte alla crisi, dall’altro non è giustificabile un taglio così netto che impedirà alle amministrazioni di far fronte alla gestione delle aree protette, ad esse affidate dalla stessa Regione su mandato dello Stato e dell’Unione Europea. «Il consistente patrimonio edilizio realizzato negli anni con notevoli investimenti – afferma il direttore della Sbic – rischia un rapido decadimento con la possibilità di essere accusati dall’Unione Europea di inadempienza negli impegni presi, trattandosi di interventi cofinanziati, oltre che della gestione di specie e habitat la cui tutela è obbligatoria ai sensi delle vigenti direttive comunitarie in materia di tutela dell’avifauna e degli habitat naturali. Sono avviate pure gestioni con l’utilizzo del pascolo e di pratiche zootecniche per la manutenzione di habitat peculiari, come il caso dei cavalli e dei bovini alla Cona. In altre aree sono in corso complessi progetti di reintroduzione di risonanza internazionale (il Grifone di Forgaria nel Friuli), ovvero la promozione di attività di ricerca, educazione ambientale e di ecoturismo».
È crisi anche per la Riserva dei Laghi di Doberdò e Pietrarossa, rischia così di essere vanificata la positiva gestione della cooperativa Rogos per il centro visite Gradina e per la Riserva. Ora si fa avanti anche il circolo nautico locale “Sidro” che ha proposto al proposta al Comune di autogestire il “paludario” (il lago), anche se mancano i finanziamenti regionali. «Se non interveniamo – spiega il presidente dell’associazione Marco Frandolich – va tutto in rovina. Non possiamo più aspettare”.
Il drastico taglio al bilancio regionale è passato da 1.200.000 euro a 150 mila per le 12 riserve naturali. Due si trovano nei Parchi naturali (Val Alba nelle Prealpi Giulie e Forra del Cellina nelle Dolomiti Friulane). Le altre sono: il lago di Cornino (Forgaria e Trasaghis), Foce Stella e Valle Canalnovo (Marano Lagunare), Foce Isonzo (Staranzano, Grado, San Canzian, Fiumicello), Laghi Carsici (Doberdò, Ronchi e Monfalcone), Falesie di Duino (Duino-Aurisina), Val Rosandra (San Dorligo). Per il prossimo anno alla Cona arriverebbero 10-15mila euro contro i 200 mila di quest’anno.
Le Riserve, ricorda ancora Perco, sono visitate da centinaia di migliaia di persone e la loro esistenza crea un notevole indotto e una positiva immagine della regione a livello internazionale. La tensione alta, dunque, perchè taglio previsto mette in pericolo, inoltre, l’occupazione di oltre 50 persone dei quali più della metà nell’Isontino (21 solo alla Cona) e il prezioso lavoro svolto dalle cooperative sociali nel recupero di persone con difficoltà di inserimento.
Il Piccolo, 06 dicembre 2009
LA CITTÀ VISTA DAI TRASFERTISTI
«All’inizio è stato difficile, ma qui si sta bene»
Le testimonianze di quanti hanno lasciato il Meridione. Oggi l’integrazione è una realtà
di ELISA COLONI
«Il 7 giugno 1996 il mio datore di lavoro mi dice: ”Se vuoi continuare a lavorare per me devi salire al Nord”. Non mi resta altra scelta! Così mi trasferisco, inizio a lavorare nel cantiere navale di Monfalcone, almeno 12 ore al giorno, per riuscire a tornare dalla mia famiglia a Palermo nei weekend. Fino alla decisione di restare: tra il ’96 e il ’97 vivo a Monfalcone senza mia moglie, poi porto tutta la famiglia su. Prendiamo una casa in affitto e, nel 2006, finalmente ci decidiamo e compriamo un appartamento qui. E adesso sono felice, felicissimo di aver preso quella scelta».
Parola di trasfertista. E a ritrovarsi in questa storia sono sicuramente in tanti. La trafila, per i trasfertisti, è infatti quasi sempre la stessa. Si fanno coraggio, mettono un po’ di roba in valigia e lasciano moglie e figli piccoli a casa, salutandoli con la speranza di tornare presto. Sbarcano a Monfalcone, entrano in cantiere, quasi sempre trainati da un parente o un amico, e poi, contrariamente alle aspettative, decidono di restarci in pianta stabile.
Allora ridiscendono a Napoli, Taranto, Palermo, prendono moglie e figli, e li portano ”su”. E in quella che ai loro occhi appare come una città cara, fredda e un po’ chiusa, ma allo stesso tempo tranquilla e dotata di ottimi servizi, iniziano una nuova vita. Mandano a scuola i figli, che si integrano quasi immediatamente con i bimbi monfalconesi e diventano mezzi – o tutti – bisiachi. Alcune prime impressioni nelle parole di un trasferista di Taranto, giunto nella Città dei cantieri nel ’97: «Arrivai qui perché sapevo che c’era lavoro. E lo trovai subito, in cantiere. Il primo impatto con la città? Non è stato proprio positivo… Faceva molto freddo. I negozi erano pochi e chiudevano troppo presto. Però avevo notato che c’erano tantissime banche, benzinai e bar. E che tutto era tranquillo, la gente educata: tutti facevano tranquillamente la fila negli uffici postali e nei negozi».
Com’è Monfalcone vista attraverso gli occhi dei lavoratori emigrati dal Sud? A raccontarlo sono gli stessi protagonisti, i trasfertisti napoletani, pugliesi e siciliani arrivati in questa città attratti dalle buone prospettive di lavoro offerte dal cantiere navale di Panzano. I nonni e i papà che hanno vissuto i piccoli e grandi drammi del distacco semi-forzato dalla propria terra si aprono a figli e nipoti, attraverso un libro. Un volume che contiene un sorta di maxi-intervista collettiva da cui emergono vizi e virtù di Monfalcone, vista, appunto, attraverso gli occhi dei trasfertisti. Il libro si intitola ”I mestieri e la formazione di una comunità” e raccoglie i frutti del progetto sul centenario del cantiere, che ha coinvolto oltre 1400 studenti delle scuole cittadine. Tra i tanti contributi c’è anche quello delle classi 3A e 3B della scuola elementare Battisti, del circolo didattico della Duca d’Aosta (anno scolastico 2007-2008) che si sono fatti raccontare da nonni e padri la loro esperienza.
E tra le pieghe di queste storie, impresse sulla carta con parole semplici, si incrociano le storie e le fatiche di tanti operai, alle prese con i frutti di una scelta di vita non facile, ma in fin dei conti giudicata positiva. Perché, come afferma secco uno dei narratori, «dove c’è il lavoro c’è tutto». Per capire quanto sia importante, dal punto di vista numerico, il fenomeno a Monfalcone, bastano alcuni numeri. Dei papà dei bimbi delle due classi della Battisti che hanno realizzato le ”interviste”, ben 16 su 36 lavorano nello stabilimento Fincantieri di Panzano, come dipendenti diretti o nelle aziende dell’indotto. Per capirci: il 45% dei padri dei bambini oggi si guadagna da vivere grazie alla costruzione della navi da crociera.
Di questi, molti sono, appunto, trasfertisti. Arrivati soprattutto nei primi anni Novanta, questi operai meridionali si sono dovuti adattare ali clima (inteso in tutti i sensi) della più fredda Bisiacaria. «Integrarsi, per i nostri bambini, è molto più semplice e veloce di quanto non sia stato per noi, arrivati qui da adulti – raccotano alcuni papà nel libro -. Nonostante i monfalconesi siano brave persone, tranquille e pazienti, c’è sempre qualcuno che è contro i meridionali, che non ci vede di buon occhio». Forse, raccontano i trasfertisti, oggi l’aria che tira è un po’ migliorata, ma negli anni Novanta, quando i lavoratori del Sud sono sbarcati a Monfalcone in maniera massiccia, erano in tanti – dicono – a storcere il naso.
LA STORIA DI ALDO BUCARELLA
Un gallipolino maestro di ”bisiac”
«Mio padre? Era gallipolino, ma da quando sono nato l’ho sempre sentito parlare in bisiaco impeccabile. Lui è un perfetto esempio di trasfertista di immediata integrazione». A parlare è Aldo Bucarella, noto scrittore e culture del bisiac, figlio di un operaio pugliese arrivato a Monfalcone nel 1927 e che per quarant’anni ha fatto il saldatore in cantiere.
«Mio padre Giovanin è arrivato in Bisiacaria a 15 anni con l’aiuto di uno zio, che faceva il guardiano nello stabilimento di Panzano. Lui, a sua volta, era arrivato a Monfalcone perché aveva combattutto qui la Grande guerra. Mio padre era un uomo aperto, estroverso, sapeva adattarsi a ogni situazione e se la cavava benissimo con quattro strumenti musicali. È così che ha trovato lavoro nello stabilimento di Panzano: ha conosciuto l’allora maestro della banda del cantiere, che lo ha aiutato a entrare. A 18 anni è tornato a Gallipoli e ha chiesto la mano di mia madre, conosciuta qualche anno prima, ed è risalito con lei, portandosi dietro i suoi due fratelli e le due sorelle, e pure un fratello di mia madre. Tutti loro (gli uomini, ndr.) sono entrati in cantiere; di lavoro ce n’era, eccome, per tutti».
Pare strano pensare che uno dei più conosciuti cultori del dialetto bisiaco sia bisiaco di ”nuova generazione”, portandosi nel dna le proprie radici pugliesi. Eppure è così. La storia di Aldo Bucarella e della sua famiglia è, infatti, quella di tante altre persone a Monfalcone. Storie di integrazione più o meno facile, più o meno riuscita, che hanno contribuito a fare di questa città ciò che oggi è: un mix multiculturale e multilinguistico.
A commentare gli alti e bassi di un’integrazione necessaria e vitale per il bene stesso di Monfalcone è anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che spiega: «I processi migratori vissuti dai nonni dei bimbi che oggi vanno a scuola e quelli odierni sono molto diversi. Quaranta o trent’anni fa gli arrivi sul nostro territorio erano più graduali, più controllati, più lenti. Mentre oggi, a causa delle dinamiche demografiche mondiali, l’impatto dell’immigrazione segue logiche diverse: è più forte, massiccio, complesso. E questo può generare, spesso, sentimenti striscianti di razzismo. Sentimenti che, purtroppo, esistono anche nella nostra città. Una volta erano diretti ai meridionali; oggi, invece, verso chi è esteriormente più diverso, come i bengalesi. E la cosa mi intristisce molto. Ricordiamoci infatti che l’integrazione, o meglio, l’inclusione, sono gli strumenti ineludibili per riuscire a gestire al meglio i cambiamenti demografici e sociali che, necessariamente, riguardano e riguarderanno sempre di più tutte le città del mondo». (el.col.)
Messaggero Veneto, 06 dicembre 2009
Scuole, libro sulla storia di Monfalcone
E’ il frutto del lavoro degli studenti per il centenario del cantiere navale
MONFALCONE. Monfalcone ha voglia di guardarsi dentro, di diventare protagonista della sua storia e di non subire il progresso, ma di vivere un avvenire più partecipato e un presente più intelligente. È questo il vero significato del libro “I mestieri e la formazione di una comunità. Monfalcone 1908-2008”, esito dei lavori realizzati con le scuole monfalconesi nel corso dell’anno dedicato al centenario del cantiere navale, curato dallo storico Giulio Mellinato, ma creato dai ragazzi, dalle famiglie e dagli insegnanti.
Il libro, che sarà presentato giovedì 17 dicembre, alle 18, nella sala conferenze della biblioteca, «lascia un’eredità che più della somma delle parti, superiore alle aspettative e importante per la cultura monfalconese», spiega Mellinato, ricordando che dalle iniziali 10 classi che si erano pensate di coinvolgere, al progetto hanno lavorato ben 70 classi e 1.400 ragazzi, coinvolgendo le famiglie, i padri, i nonni, chi ha vissuto la formazione di quella che è l’attuale città.
«Si è capito che la struttura del cantiere ha creato la struttura della città, che via via il sistema è cambiato cambiando anche la comunità: 100 anni di trasformazione della fabbrica, sono 100 anni di trasformazione della società. Non si è lavorato con uno schema prettamente scientifico, ma i ragazzi stessi sono divenuti attori e protagonisti e hanno creato la loro storia, lavorando con metodi diversi, ma mai banali», dice ancora Mellinato, soddisfatto per l’esito del progetto, che ha dato vita lo scorso anno ad una mostra bellissima allestita nel mercato coperto di via della Resistenza e che è stato seguito da tre assessori alla cultura diversi (Piredda, Trivigno, Benes), «fatto che altrove, avrebbe comportato dei cambiamenti di rotta, ma che invece a Monfalcone è proseguito secondo l’idea originale, dimostrando che era un’idea importante».
«Non vogliamo che questi risultati vadano persi e auspico – ha precisato l’assessore alla cultura Paola Benes – che si riesca a creare un gruppo di lavoro con gli insegnanti per approfondire gli aspetti della storia contemporanea di Monfalcone. Il senso è – conclude – che il Centenario non si esaurisca in una mera celebrazione, ma sia punto di partenza per un ragionamento sulla città».
Il Piccolo, 19 dicembre 2009
Nella classe più multietnica bisiachi e musulmani fanno assieme il presepe
Scolari e insegnanti hanno voluto trascorrere una giornata con gli anziani della Casa di riposo
INTEGRAZIONE NELLA SCUOLA
L’esempio della quinta A dell’elementare Duca d’Aosta: su 22 bambini solo due sono bisiachi, gli altri vengono dal Sud d’Italia e da 7 Paesi diversi
di ELISA COLONI
Scuola elementare Duca d’Aosta, quinta A: la classe più multietnica del più multietnico istituto monfalconese. Basta un dato: dei 22 bambini presenti, solo due sono bisiachi. Ben 11, cioè esattamente la metà, provengono da altri Paesi: Bangladesh, Serbia, Bosnia, Marocco, Macedonia, Croazia e Romania. Gli altri sono napoletani e siciliani. Scene che fino a dieci anni fa, a Monfalcone, non si vedevano, ma che oggi stanno diventando di routine.
Problemi di integrazione e rispetto reciproco, almeno all’apparenza, non ci sono. E osservare questi studenti in erba, cattolici, protestanti, musulmani e ortodossi, mentre maneggiano le statuine del presepe come se niente fosse, fa un certo effetto. «Per loro è normale – spiega l’insegnante, Annamaria Furfaro -. Dal primo giorno di scuola tentiamo di insegnare loro, oltre alla lingua e alla cultura italiana, il senso della tolleranza, della condivisione, del rispetto: è l’unico modo per riuscire a gestire un numero così alto di stranieri».
Ecco, dunque, un esempio di quell’integrazione di cui tanto si parla a suon di slogan, ma che alla fine rimane relegata in un angolo. Pensare alle grandi polemiche sul crocifisso in aula e al costante scontro politico sull’immigrazione, davanti a quest’aula zeppa dei bambini del domani, fa quasi sorridere. La quinta A della Duca d’Aosta (che complessivamente conta 150 studenti immigrati) è la dimostrazionne di come nella vita reale ci si trovi spesso davanti alla necessità di adeguarsi rapidamente alle difficoltà e ai cambiamenti, e di come la realtà cittadina vada molto, ma molto più veloce della politica.
Ieri mattina è stata la volta della festa di Natale per i bimbi della quinta A, solitamente organizzata dentro le mura scolastiche, ma quest’anno trasferita alla casa di riposo di via Crociera. Gli alunni hanno fatto compagnia a un gruppo di anziani, leggendo un racconto a questi nonni monfalconesi per un giorno, in mancanza dei loro nonni, quelli veri, rimasti nei Paesi d’origine. E vedere come i più piccoli riescono a parlarsi e comunicare senza bisogno di articolate mediazioni, a volte può spiazzare. «Tutti i bimbi della mia classe – spiega ancora Annamaria Furfaro – sono nati all’estero e arrivati qui senza sapere una singola parola di italiano. Ma sono come spugne: ci mettono al massimo un anno per imparare bene la lingua. E comunque, sin dal primo giorno, assimilano vocaboli e concetti a una velocità incredibile. Qui le identità e le religioni sono ben chiare: ognuno ha la propria e la condivide con gli altri. Ci si scambiano informazioni sulle feste reciproche, sulle tradizioni, si raccontano ricchezze e lati oscuri della propria terra». E di lati oscuri, purtroppo, nell’infanzia di questi bambini, ce ne sono stati tanti. «In Marocco – spiega uno degli alunni, Ayoub – se non si sa rispondere a una domanda in classe ti picchiano». «Anche in Bangladesh – aggiunge Niloy -. Ti colpiscono le mani con un bastone. Ma non solo. Io qui a Monfalcone posso andare in giro da solo, mentre in Bangladesh non potevo farlo mai. Lì può succedere che degli uomini ti fermino, ti carichino in macchina e ti prendano gli organi per venderli, strappandoti gli occhi, ad esempio».
La preside della Duca d’Aosta, Maria Raciti, spiega: «Quello che inizialmente sembrava un handicap per il nostro istituto oggi si è rivelato una ricchezza. La Duca d’Aosta è un esempio di scuola dell’inclusione. Quella dell’integrazione è una sfida sociale difficile, per cui noi siamo preparati, anche grazie al supporti di mediatori culturali e di progetti specifici. Da un po’ di tempo, tra l’altro, traduciamo alcune delle circolari per i genitori in varie lingue straniere». Uno dei progetti rivolti agli immigrati si chiama ”Glicine”, per anni gestito da Mara Grani. Si tratta di corsi personalizzati per i bambini che non parlano italiano. Corsi di lingua, mediazione e interculturalità.
Il Piccolo, 02 dicembre 2009
PIZZOLITTO CHIEDE GARANZIE E SOSTEGNI POLITICI
Lettera a Tondo: «No al nucleare in città»
«È emergenza nucleare». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non nega che un rischio, su questo fronte, esista davvero per Monfalcone. E decide di passare alle vie di fatto mandando una lettera aperta al presidente della Regione, Renzo Tondo, e convocando parlamentari, consiglieri regionali e associazioni ambientaliste per rispondere alle preoccupazioni sempre più diffuse in città per le scelte che stanno per essere fatte dal governo.
A preoccupare il sindaco è ancora quella lista ”ufficiosa” di dieci siti selezionati in tutta Italia per ospitare un impianto nucleare di cui tutti continuano a parlare, nonostante le smentite del governo, nella quale Monfalcone risulta essere in cima all’elenco. Ma anche «strane voci di sopralluoghi che ci sarebbero stati in città».
«L’attuale Governo – rileva Pizzolitto nella lettera aperta al presidente Tondo – ha inserito nei suoi programmi la realizzazione di un piano di centrali nucleari. Si tratta di una scelta che vede la contrarietà di istituzioni e realtà scientifiche, preoccupate per i notevoli rischi di questi impianti, sul piano ambientale, nell’impatto con il territorio e la salute delle popolazioni e per i problemi irrisolti come quello dello smaltimento delle scorie.
«A suo tempo la città di Monfalcone – continua il sindaco – è stata inserita quale sito considerato idoneo in uno studio preliminare. Nell’ultimo periodo, sempre più spesso, l’ipotesi di Monfalcone ha preso corpo ed è stata rilanciata in sedi autorevoli e nei media. Interpretando il comune sentire della città, ho avuto modo di esprimere l’assoluta contrarietà nei confronti di questa prospettiva. Nessuna centrale nucleare può essere prevista a Monfalcone: questa comporterebbe, oltre al carico irrisolto dei problemi e dei rischi, la devastazione della nostra area fortemente antropotizzata ed urbanizzata e comprometterebbe ogni altra prospettiva di sviluppo. Il fatto che a queste mie prese di posizione non ci siano state rassicurazioni aggrava il senso di preoccupazione.
«È tempo che la città di Monfalcone – conclude il sindaco Pizzolitto – faccia sentire la sua voce per la salvaguardia del suo territorio e per ottenere chiarezza sulle scelte che toccano il proprio futuro. Rinnovo, dunque, anche all’amministrazione regionale l’appello affinché esprima in modo chiaro la necessaria contrarietà all’ipotesi di una centrale nucleare nel nostro territorio».
Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009
Pizzolitto scrive a Tondo: no al nucleare
MONFALCONE. É emergenza nucleare. Il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, manda una lettera aperta al Presidente della Regione, Renzo Tondo, e convoca parlamentari, consiglieri regionali e associazioni ambientaliste per rispondere alle preoccupazioni sempre più diffuse in città per le scelte che stanno per essere fatte dal Governo rispetto alla possibile realizzazione di una centrale nucleare.
Su una lista di dieci siti selezionati in tutta Italia, Monfalcone risulta essere in cima all’elenco. “L’attuale Governo – rileva Pizzolitto nella lettera aperta – ha inserito nei propri programmi la realizzazione di un piano di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Si tratta di una scelta che vede la contrarietà di istituzioni e realtà scientifiche, legittimamente preoccupate per i notevoli rischi di questi impianti, sul piano ambientale, nell’impatto con il territorio e la salute delle popolazioni e per i problemi irrisolti come quello dello smaltimento delle scorie”.
“A suo tempo la città di Monfalcone – continua il sindaco – è stata inserita quale sito considerato idoneo in uno studio preliminare che elenca le località individuate a questo fine. Nell’ultimo periodo, sempre più spesso, l’ipotesi di Monfalcone ha preso corpo ed è stata rilanciata in sedi autorevoli e nei media. Interpretando il comune sentire della città, ho avuto modo di esprimere l’ assoluta contrarietà nei confronti di questa prospettiva”.
Più volte il sindaco di Monfalcone, anche rispondendo ad interrogazioni presentate in consiglio comunale ha ribadito la posizione “non nuclearista” dell’amministrazione e come nessuna centrale nucleare possa essere prevista a Monfalcone: essa comporterebbe, oltre al carico irrisolto dei problemi e dei rischi che si accompagnano a questo tipo di insediamento,la devastazione dell’area, già fortemente antropotizzata ed urbanizzata e comprometterebbe ogni altra prospettiva di sviluppo economico ed industriale.
“Il fatto che a queste mie prese di posizione non ci siano state risposte e rassicurazioni aggrava il senso di preoccupazione e d’incertezza. È tempo che la Città di Monfalcone – conclude Pizzolitto – faccia sentire alta e forte la sua voce per la salvaguardia del proprio territorio e per ottenere chiarezza sulle scelte che toccano il proprio futuro. Rinnovo, dunque, anche all’Amministrazione regionale l’appello affinché esprima in modo chiaro la necessaria contrarietà all’ipotesi di una centrale nucleare nel nostro territorio”.
Il Piccolo, 02 dicembre 2009
Verso il maxi-processo per le morti d’amianto
La Procura di Gorizia punta all’unificazione dei procedimenti
di FRANCO FEMIA
La Procura della Repubblica di Gorizia intende arrivare a un maxi-processo per le morti da amianto. Infatti, alcuni procedimenti a ruolo ieri in Tribunale sono stati rinviati al prossimo 11 gennaio quando il giudice deciderà sull’unificazione di una serie di procedimenti in corso per dar vita a un unico processo.
La parte più corposa riguarda l’inchiesta condotta dalla Procura generale di Trieste, che nel giugno dello scorso anno aveva avocato a sè 42 fascicoli della procura goriziana per dare un’accelerazione alle decine e decine di procedimenti giacenti. Imputati di omicidio colposo sono in totale 21 tra ex dirigenti e ex amministratori dell’Italcantieri e di alcune ditte che avevano in subappalto lavori all’interno del cantiere di Panzano. Devono rispondere della morte di una trentina di operai per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto contratte tra il 1965 e il 1985.
A giudizio si sono costituite una quarantina di parti civili tra familiari dei lavoratori deceduti, da enti quali la Regione, il Comune di Monfalcone, la Provincia, il Codacons, l’Associazione esposti da amianto (Aea), la Fiom e l’Inail. Il giudice nell’udienza preliminare aveva accolto la richiesta di citazione a giudizio di Fincantieri avanzata da alcuni legali di parte civile.
Fino a ora in primo grado si sono conclusi quattro processi legati all’esposizione all’amianto: due hanno visto la condanna degli ex dirigenti dell’Italcantieri a un anno di reclusione (in un caso in appello è intervenuta la prescrizione). In altri due processi c’è stata un’assoluzione perché non è stato provato che le malattie professionali contratte erano riconducibili direttamente all’esposizione all’amianto.
Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009
Amianto, via al processo per omicidio a carico di 21 ex dirigenti dei cantieri
MONFALCONE. Si è aperto ieri mattina dinanzi al Tribunale monocratico di Gorizia, con l’avvio della fase di verifica della costituzione delle parti e le ulteriori costituzioni di parte civile, il processo per omicidio colposo che vede imputati 21 ex dirigenti dei cantieri navalmeccanici di Monfalcone in relazione al decesso per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto di 18 operai dello stabilimento.
Come parti civili figurano già l’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, la Regione, la Provincia di Gorizia, Inail e Fiom oltre a una quindicina di familiari degli operai scomparsi. Il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha fissato la prossima udienza all’11 gennaio disponendo l’unificazione del procedimento con un altro analogo processo legato sempre al decesso di ex operai dei cantieri.
Tornando al processo apertosi ieri c’è da ricordare che rinviati a giudizio sono ex dirigenti ed ex amministratori dell’Italcantieri e responsabili di alcune ditte che avevano in subappalto lavori all’interno dello stabilimento. Devono rispondere tutti di omicidio colposo in relazione alla morte di 18 dipendenti, decessi che secondo l’accusa sono legati all’esposizione all’amianto avvenuta nel periodo di tempo compreso tra il 1965 e il 1985. Il processo scaturisce da due tronconi di inchiesta che erano stati a suo tempo avocati dalla Procura generale di Trieste.
Il Piccolo, 13 dicembre 2009
Strage da amianto, ancora troppi ostacoli
Denuncia di Cattarini alla convention del Pd con la Serracchiani
Mentre a Torino i vertici di Eternit sono alla sbarra per le migliaia di morti da amianto nell’area di Casale Monferrato, a Monfalcone, Trieste e nella Bassa dove la strage non è di molto inferiore la strada per ottenere giustizia sarà ancora lunga. «E comunque non sarà risolutiva del problema», ha sottolineato l’avvocato Riccardo Cattarini, intervenuto ieri all’iniziativa dedicata al tema-amianto dal Pd nell’ambito della due-giorni ”Mille piazze per l’alternativa”. Delle azioni concrete, al di là di quelle legali, in campo penale e civile, secondo Cattarini si possono però mettere in campo con la prospettiva di ottenere dei risultati concreti. «Bisogna stanare le aziende – ha detto il legale -, perchè va bene che l’ex direttore dello stabilimento sia condannato per omicidio colposo, ma serve che Fincantieri partecipi finanziariamente alla cura degli ex lavoratori malati e alla bonifica dell’amianto ancora presente». Ieri al Kinemax non è stata comunque questa l’unica proposta avanzata per aggredire il dramma che l’esposizione all’amianto provoca e provocherà ancora a lungo.
Nel trarre le conclusioni, il segretario del Pd regionale ed europarlamentare Deborah Serracchiani ha indicato come obiettivo che il Friuli Venezia Giulia dovrebbe darsi quello di accogliere un centro per la ricerca delle metodologie per una rimozione sicura dell’amianto che sia un punto di riferimento a livello europeo. La richiesta di insediare invece a Monfalcone un centro per la cura delle malattie asbestocorrelate è stato rilanciato invece da Cgil, Cisl e Uil, per le quali ha parlato il segretario provinciale Uil Giacinto Menis. L’Aea ha presentato da parte una piattaforma rivendicativa più ampia. «Bisogna estendere la sorveglianza sanitaria – ha detto Enrico Bullian – anche a chi ha subito un esposizione non professionale, ma familiare, come le mogli, sorelle o figlie, o ambientale». Secondo l’Aea va posta sul tavolo anche la revisione del protocollo di sorveglianza sanitaria in modo da allargarlo all’individuazione di più patologie legate all’amianto. Il registro dei mesoteliomi dovrebbe invece comprendere anche i tumori al polmone, pure connessi all’esposizione all’amianto, mentre gli incentivi della Provincia per rimuovere le coperture in eternit andrebbe esteso a tutta la regione. Intanto a livello nazionale, ha ricordato Bullian, il Fondo nazionale per le vittime dell’amianto c’è, ma solo sulla carta, perchè i regolamenti attuativi ancora non ci sono.
Il consigliere regionale Franco Brussa ha indicato invece la necessità da parte della Regione di trovare dei percorsi sanitari privilegiati per quanti sono stati colpiti dalla malattia da completare inoltre con un’assistenza psicologica ai malati.
Laura Blasich
Il Piccolo, 14 dicembre 2009
Paternoster (Aea): «Processo Eternit passo importante»
«Il maxi-processo contro l’Eternit rappresenta un importante passo in avanti e darà di certo impluso ai procedimenti per amianto in corso, anche nella nostra provincia. A Torino si sta segnando una traccia importante». Così Chiara Paternoster, componente del direttivo dell’Associazione esposti amianto.
Alcuni giorni fa il Palazzo di Giustizia di Torino ha ospitato la prima udienza del processo Eternit. Due gli imputati: il miliardario svizzero Stephan Schmidaeiny e il barone belga Louis De Cartier, che devono rispondere di reati gravissimi, come disastro doloso e omissione volontaria di cautele contro le patologie professionali. I due sono accusati di essere responsabili della morte di migliaia di persone che hanno a vario titolo lavorato l’amianto nelle quattro sedi italiane della multinazionale svizzera. Considerati i numeri – 2889 persone offese elencate nel capo d’accusa e 2100 richieste di parte civile – si tratta della più grande causa mai celebrata in Europa su un argomento del genere.
Un argomento che, seppure con le debite differenze, Monfalcone conosce bene. Lo spiega Chiara Paternoster: «Il caso Eternit e quello che riguarda il nostro cantiere sono diversi, nel senso che sono le modalità di produzione a essere differenti. Questo non toglie che ciò che sta succedendo a Torino è un buon segno. L’approccio dei pm è quello giusto, a partire dai capi di accusa: disastro doloso. Anche da noi le cose sono migliorate negli ultimi anni; il procuratore Deidda ha lasciato un’eredità importante. Oggi finalmente i processi si stanno aprendo per molti casi. Rimangono, ovviamente, delle incognite, come la prescrizione. E rimane il rammarico per i dieci anni di immobilismo giudiziario e di sottovalutazione del problema». (el.col.)
Il Piccolo, 11 gennaio 2010
DIBATTIMENTO QUESTA MATTINA A GORIZIA
Amianto, entra nel vivo il maxi-processo: 26 imputati per 39 morti
Entra nel vivo questa mattina, al Tribunale di Gorizia, il maxi-processo per omicidio colposo in relazione ai decessi riconducibili all’esposizione all’amianto. In particolare si tratta di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte d’appalto.
Per questo processo si sono costituite parti civili il Comune di Monfalcone, la Fiom Cgil e i familiari di alcune vittime, rappresentate, tra gli altri, dai legali Pierluigi Fabbro, Paolo Bevilacqua, Francesco Donolato, Roberto Maniacco, Luigi Genovese. Nella precedente udienza, in ottobre, davanti al giudice monocratico Paola Santangelo (la pubblica accusa era rappresentata dal pm Valentina Bossi), le parti civili avevano depositato l’ordinanza con la quale era stata notificata la citazione in giudizio di Fincantieri Spa, quale responsabile civile nel procedimento. Il giudice, verificata la regolarità della notifica e preso atto dalla mancata costituzione in giudizio del responsabile civile, aveva rinviato l’udienza, fissata per la giornata odierna. Il giudice Santangelo aveva altresì autorizzato la citazione in giudizio di alcuni testi, per lo più presentati dalla pubblica accusa. L’ammissione dei testi e delle prove era stata rinviata poichè il giudice monocratico, trasferito ad altro ufficio, sarà sostituito dal presidente Giovanni Matteo Trotta.
Oggi, dunque, è previsto l’avvio dell’istruttoria dibattimentale. Il processo è nato dall’unificazione di due procedimenti penali, uno istruito a carico di undici imputati, a fronte di undici decessi, l’altro riguardante 26 imputati che dovranno rispondere per la stessa ipotesi di accusa nei confronti dei familiari di 28 lavoratori deceduti.
Tra gli imputati per questo procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Pare, intanto, che siano state avviate trattative tra Fincantieri e le parti private per il risarcimento del danno.
Il Piccolo, 12 gennaio 2010
VENTISEI IMPUTATI PER 39 DECESSI
Scioperano gli avvocati processo-amianto rinviato al 25 marzo
Scioperano gli avvocati e viene rinviato, ieri al Tribunale di Gorizia, al 25 marzo prossimo il processo per omicidio colposo in relazione ai decessi riconducibili all’esposizione all’amianto di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte d’appalto. È bastata circa un’ora, in aula, davanti al presidente del Tribunale Giovanni Matteo Trotta, subentrato al giudice monocratico Paola Santangelo, trasferita ad altro ufficio, per prendere atto dell’astensione dall’attività giudiziaria penale da parte di tutti i legali, con una sola eccezione, e procedere al rinvio per ”chiamata singola” fissando la data della nuova udienza.
L’astensione è stata voluta dall’Unione delle Camere penali italiane per contestare le «scorciatoie del ”processo breve” e per l’avvio delle riforme». Ieri mattina sono approdati in aula tre procedimenti ancora distinti, uno dei quali già frutto dell’unificazione di due ”filoni”, per i quali, il 25 marzo prossimo, si procederà alla riunificazione complessiva. Sempre in quella sede sono previste le eccezioni preliminari e l’ammissione delle prove, oltre alla definizione del calendario relativo alle fasi successive.
Si va, dunque, tecnicamente verso il maxi-processo ora affidato al presidente Trotta, con il pubblico ministero Luigi Leghissa, per anni in servizio al Tribunale di Udine.
Non solo. A fine anno sono stati comunicati alla Procura della Repubblica di Gorizia, altri 14 decessi per mesotelioma alla pleura. La questione-amianto, dunque, esprime tutto il suo drammatico peso nel mandamento monfalconese. Una materia complessa e massiccia, per la quale la Procura ha destinato uno specifico ”staff” di 7-8 persone, tra cui anche un nuovo consulente informatico.
Per il processo si sono costituite parti civili il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Fiom Cgil e i familiari di alcune vittime, rappresentate, tra gli altri, dai legali Pierluigi Fabbro, Paolo Bevilacqua, Francesco Donolato, Roberto Maniacco, Luigi Genovese.
Il maxi-processo che si prospetta riguarda dunque 39 decessi per 26 imputati. Tra questi, nel procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Il Piccolo, 02 dicembre 2009
PARLANO LE RSU
I sindacati: il futuro si annuncia più tranquillo
Ancora aperte numerose incognite secondo i rappresentanti delle tute blu
La commessa Carnival era già nell’aria ieri mattina, anche se i sindacati l’hanno appreso ufficialmente nel pomeriggio, durante un incontro con l’azienda. E i commenti non si sono fatti attendere. «Il giudizio è positivo – ha osservato il coordinatore Fiom di stabilimento, Moreno Luxich -, fermo restando che un vuoto nel processo produttivo ci sarà comunque e andrà gestito nel migliore dei modi. La nuova acquisizione ci permette tuttavia di guardare in prospettiva con più tranquillità, anche per quanto concerne l’indotto di Fincantieri. Ora si pone la necessità che il Governo centrale faccia la sua parte nel settore della cantieristica italiana, inserendo commesse pubbliche per ridare molta più energia e slancio al comparto, anche privato. Per quanto ci riguarda, resta alta l’attenzione sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza per la quale non abbasseremo la guardia, in virtù del radicamento storico del nostro sindacato sul territorio».
«Si respira. Valuteremo le modalità di costruzione della nuova passeggeri e l’andamento dei ritmi di lavoro – ha osservato Michele Zoff, coordinatore Fim di stabilimento -. La commessa Carnival dà modo di allentare la preoccupazione confidando in nuovi margini anche ai fini di ulteriori acquisizioni. Si rimette in moto il meccanismo virtuoso, il futuro ora è un po’ più coperto. Per Monfalcone, che rappresenta il 52% del Pil provinciale, è una nuova spinta verso la ripresa economica. Valuteremo l’evolversi della situazione, anche in relazione agli scarichi di lavoro». Commento cauto ma positivo dal coordinatore Uilm, Andrea Holjar: «È una boccata d’ossigeno, che non risolve i problemi, ma aiuta molto. Resta la questione degli scarichi di lavoro che comunque ci saranno, ma si affrontano ora in modo più rilassato». Il sindacalista ricorda «l’incontro a livello ministeriale, già fissato con le segreterie sindacali nazionali e per il quale sono state proclamate 8 ore di sciopero, affinchè il Governo intervenga a favore del comparto, che occupa molti lavoratori. Siamo un Gruppo che fa parte della cantieristica nazionale, nel quale il Governo detiene la maggioranza delle azioni».
«Non posso che esprimere un parere positivo – ha dichiarato Mario Pizzolitto, coordinatore della Failms-Cisal -. Il nostro è un cantiere serio e cercheremo di mantenere il primato, quali leader mondiali per le navi da crociera. Mi auguro che la nuova commessa possa allontanare lo spettro della crisi e soprattutto della cassa integrazione, pur rimanendo cauto sulle conseguenze in termini di scarichi di lavoro. Auspico una ripresa delle commesse e la buona volontà di tutti, azienda, sindacati e lavoratori, per un futuro migliore». (la.bo.)
SOSPIRO DI SOLLIEVO CON LA COMMESSA CARNIVAL
L’AZIENDA
Subito le verifiche con i sindacati per definire tutte le modalità operative
Sarà realizzato a Panzano un gigante da 130mila tonnellate. Attenuato il vuoto produttivo
Nuova maxi-nave, riparte il lavoro in cantiere
di LAURA BORSANI
Una boccata d’ossigeno la nuova commessa Carnival, che vedrà costruire nello stabilimento di Panzano la gemella della Dream. Un’altra maxi-passeggeri da 130mila tonnellate di stazza assicurata alla città, da consegnare entro il 2012.
Un respiro di sollievo, che induce ora a guardare al futuro con maggiore fiducia, per i lavoratori e per le famiglie monfalconesi. Ma rappresenta anche un’iniezione di rinnovata energia e serenità sotto il profilo dell’equilibrio sociale allontanando lo spettro di traumatiche ”erosioni” delle professionalità in forza al cantiere navale.
L’ufficializzazione della commessa è stata sancita ieri dall’azienda che nel pomeriggio, definita la formalizzazione per la nuova acquisizione, ha incontrato le organizzazioni sindacali fornendo l’opportuna comunicazione. La nuova consegna apre dunque scenari positivi e scuote indubbiamente lo stato di stagnazione che finora aveva tenuto in scacco lo stabilimento cittadino, colpito dalla morsa congiunturale della crisi della cantieristica mondiale. Nello stabilimento di Panzano, attualmente i lavoratori diretti sono circa 1700, mentre i dipendenti esterni sono circa 3mila. La quota di lavoratori bengalesi è invece stimata in 450-500 unità.
La nuova commessa Carnival rimanda tuttavia a successive valutazioni sia in ordine alle modalità operative produttive, sia circa la quantificazione e le conseguenze sugli scarichi di lavoro già preannunciati da Fincantieri. In attesa di più approfondite verifiche e degli ulteriori incontri con i sindacati, resta il fatto che i riflessi positivi si faranno sentire anche sui ritmi di lavoro. Ma non si tratterà, però, come ha confermato la stessa azienda, di un azzeramento degli scarichi produttivi, considerando che si verificherà comunque un vuoto produttivo, in virtù della mancata continuità nei cicli di lavorazione, anche ai fini del reperimento dei materiali di costruzione. Uno scarto pertanto da gestire e che, al momento, non è facile stabilire e definire nei dettagli, rimandando alle necessarie ulteriori verifiche. A breve, ha spiegato l’azienda, si terranno nuovi incontri con le organizzazioni sindacali, per affrontare le situazioni specifiche.
Intanto, la nuova commessa ha suscitato evidente sollievo in città. Commenti positivi sono stati espressi dal sindaco Gianfranco Pizzolitto. Toni rassicurati anche dai sindacati, con i coordinatori Fiom, Fim e Uilm di stabililmento Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, a salutare la notizia come un ”nuovo respiro”, anche nel rapportarsi agli sviluppi futuri. Resta la cautela, sia rispetto agli scarichi di lavoro, che pure dovranno essere gestiti, sia rispetto alla qualità del lavoro legata alla sicurezza. Aspetti per i quali i sindacati, come hanno spiegato, non intendono abbassare la guardia.
LE REAZIONI DEGLI AMMINISTRATORI
Pizzolitto: «La città torna a respirare»
Il sindaco confida di poter riprendere il dialogo aperto con l’azienda
Per il sindaco Gianfranco Pizzolitto «è un respiro di sollievo». Per il presidente della Provincia Enrico Gherghetta «è davvero il caso di dire che ”la nave va”». Una cosa è certa. La notizia della nuova commessa per lo stabilimento di Panzano ha avuto l’effetto di un tonico per tutta la città. Man mano che la voce, diffusasi in mattinata, ha cominciato a prendere corpo è stato come se la cappa della crisi che da mesi aleggia sulla città si fosse squarciata. E così, almeno in parte, è stato. Perchè il clima che si prospettava per il cantiere era davvero nero. Di recente, si erano sparse voci di un abbandono definitivo da parte di Carnival che facevano prevedere un futuro drammatico sul piano economico e sociale.
«È una bella notizia – ha commentato Pizzolitto -. Ciò significa che i problemi derivanti dagli scarichi di lavoro previsti verranno quanto meno attenuati. Il futuro si annuncia meno nero. Speriamo che possa essere il primo segnale di un’uscita dalla crisi». Ma per il sindaco questo è anche un momento di riflessione sui temi dell’emergenza sociale, della sicurezza e dei rapporti con Fincantieri.
«È presto per ritenere che tutti i problemi siano risolti – continua il sindaco – ma confido che le questioni ancora pendenti con Fincantieri, congelate proprio dalla crisi delle commesse, ora possano essere riaperte. A cominciare dal Progetto integrazione, messo in piedi su proposta della stessa Fincantieri. Per proseguire con il bilancio sociale d’impresa per il quale l’ad Bono ha chiesto tempo. E con il Protocollo di trasparenza sugli appalti, i cui risultati non ci sono ancora noti. Sono discorsi che speriamo di poter riprendere quanto prima e di portare a buon fine. Come quello relativo alla politica degli appalti e dei subappalti, un sistema che ha mostrato molti punti deboli non solo sul piano sociale per la città ma, ritengo, anche per la stessa produttività del cantiere».
Un annuncio viene dal presidente della Provincia Gherghetta: «Questa nuova commessa rappresenta una boccata d’ossigeno per tutto l’Isontina. Che mi dà lo spunto per il titolo della Conferenza economica in programma il 16 gennaio: ”Per tornare a crescere”». (f.m.)
Il Piccolo, 02 dicembre 2009
Sono Azura, Queen Elizabeth e Magic le tre passeggeri tuttora in costruzione
Al momento lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone è impegnato nella costruzione di tre grandi navi da crociera. Si tratta, iniziando dall’unità in più avanzata fase di realizzazione, della ”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, che a bordo potrà accogliere 3118 ospiti in 2180 cabine, oltre a 1265 componenti dell’equipaggio. In fase avanzata di allestimento e ormai prossima alle prove in mare, Azura sarà consegnata alla società armatrice, uno dei brand del gruppo Carnival, all’inizio della primavera. P&O ha programmato il viaggio inaugurale in Mediterraneo della maxi-passeggeri, gemella di Ventura, per il 12 aprile, salpando dai moli del porto inglese di Southampton. In bacino si trova invece ”Queen Elizabeth”, commissionata da Cunard Lines, che ha una lunghezza di circa 294 metri e una stazza lorda di circa 92mila tonnellate. L’unità potrà ospitare nelle sue 1046 cabine più di 2500 ospiti assistiti da 1097 componenti dell’equipaggio e sarà una delle più grandi navi panamax, cioè in grado di transitare attraverso il canale di Panama.
La crociera inaugurale salperà il 12 ottobre del 2010 sempre da Southampton e quindi la consegna dovrebbe essere effettuata all’inizio dell’autunno. Al varo manca invece meno di un mese e l’appuntamento sarà seguito nella prima decade di gennaio dall’impostazione nel bacino della Carnival Magic, 130mila tonnellate di stazza lorda per 306 metri di lunghezza, gemella della Dream e finora ultima unità compresa nel portafoglio ordini dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La consegna della super-passeggeri è prevista per la primavera del 2011.
Al momento, con unità in consegna a marzo e settembre 2010 e aprile 2011, lo stabilimento impiega 2861 lavoratori esterni, di cui 379 in attività di scafo, suddivisi in circa 300 ditte, a loro volta quasi tutte organizzate in diversi consorzi. Negli ultimi dieci anni Fincantieri ha investito nello stabilimento 160 milioni di euro di cui 115 solo nel triennio 2006 – 2008. La società ha riversato nel 2009 ancora 31,7 milioni di euro sullo stabilimento, che è stato dotato di nuove linee al plasma e blocchi piani, nuova panel-line, 8 robot per la saldatura e due gru a cavaliere gommate della portata massima di 1000 tonnellate. (la.bl.)
Il Piccolo, 03 dicembre 2009
L’INTERVENTO
CONFINDUSTRIA
Di Bert: «La nuova maxi-nave è decisiva per la nostra economia»
Il presidente degli industriali riconosce il ruolo trainante dell’attività di Fincantieri
Pesa la scarsa rappresentatività dell’Isontino laddove si decidono i finanziamenti
«La concessione in deroga degli ammortizzatori sociali per il 2009 rende il dato sulla cassa integrazione del tutto straordinario e non paragonabile con quelli relativi agli anni precedenti».
La Confindustria goriziana non ha dubbi: l’esercizio che si sta andando a concludere merita una valutazione a parte, alla luce della crisi economica internazionale. «E poi – spiegano ancora da via degli Arcadi – non va dimenticato che la concessione delle ore di cassa integrazione avviene in via anticipata. L’effettiva portata della misura si può comprendere solo al termine del periodo interessato dalla cassa integrazione, andando a quantificare quante delle ore concesse sono state poi effettivamente impiegate dal datore di lavoro». Uno scarto che, fanno notare sempre dalla Confindustria, si aggira tradizionalmente tra il 25 e il 35%. E’ ipotizzabile, dunque, che, a fronte delle ore concesse nei primi otto mesi dell’anno, pari a 911 unità di lavoro a tempo pieno equivalenti, i dipendenti realmente rimasti a casa siano circa 650 – 700. «Un dato certamente non felice – osservano gli Industriali – ma comunque meno negativo di quanto si andava ad ipotizzare all’inizio dell’anno».
«L’ordine pervenuto l’altro ieri a Fincantieri è di cruciale importanza per tutto il tessuto economico provinciale – aggiunge il presidente Gianni Di Bert – e ci fa tirare un sospiro di sollievo, anche se le criticità da affrontare non mancano, a cominciare da una scarsa rappresentatività dell’Isontino negli organi di riferimento per la concessione dei finanziamenti al territorio».
E’ più focalizzata su quanto accadrà nei prossimi mesi l’analisi di Giorgio Lorenzoni, presidente della Cna provinciale, che riunisce un migliaio circa di piccole e piccolissime imprese artigianali. «La fase più dura forse sta finendo ma restano all’ordine del giorno una serie di problemi non di poco conto: in primis, quello che riguarda la liquidità, ancora molto scarsa – dice, facendo il punto della situazione -. E poi, va anche sottolineato che gli investimenti, specie da parte delle microaziende, sono ridotti al minimo». L’allungamento dei tempi di pagamento non accenna a rientrare e questo sta mettendo a dura prova il mondo dell’artigianato. «Il comparto tiene duro – rimarca Lorenzoni –. Lo dimostrano i licenziamenti, che sono stati limitatissimi, dal momento che quello rappresentato dal personale è il principale patrimonio aziendale per le realtà artigianali».
Secondo le valutazioni effettuate dalla Cna isontina, anche i primi due trimestri del 2010 saranno difficili, nonostante una leggera, graduale ripresa del tessuto locale. «Per riassorbire il colpo inferto dalla crisi ci vorrà molto tempo – conclude Lorenzoni – anche perché, un’economia, come la nostra, che dipende molto dai servizi, deve attendere che la ripresa passi prima per gli altri settori».
Nicola Comelli
DOPO L’ANNUNCIO DELLA NUOVA COMMESSA
Tre anni di lavoro, sollievo tra i cantierini
Ma le tute blu non si abbandonano a entusiasmi: «L’incertezza sul futuro non è finita»
di LAURA BORSANI
Una commessa è presa. Almeno si lavora, per altri tre anni. Ma «una rondine non fa primavera». Ed è tutto da vedere. Intanto i problemi restano. La paga che «è sempre quella», le «condizioni di lavoro pesanti». Si parla di sicurezza, di qualità e di professionalità. Di investimenti, soprattutto in termini di tecnologia. Panzano tira un sospiro di sollievo, ma mantiene i piedi per terra. Gli operai, in fuga per il pranzo, immersi nella quotidianità che incalza, sembrano esprimere pareri alterni. A metà tra la rassicurazione di vedere «aprirsi uno spiraglio nel buio», con la nuova commessa Carnival, e l’incertezza di cosa significherà agli effetti pratici e di continuità lavorativa. Si ragiona, insomma, «alla giornata», mantenendo prudenza in prospettiva. Questa prima commessa del 2009 lancia il sasso della curiosità e dell’attenzione. Ma il futuro, dicono gli operai, «non si ferma con tre anni messi in sicurezza». La commessa era nell’aria, c’è chi aggiunge. Benvenuta.
Marco, dipendente diretto di Fincantieri, due figli, in famiglia è il solo a portare la paga a fine mese: «Certo la cosa è positiva. Ma sono perplesso. Fino all’altro ieri ci hanno spaventati con la ”cassa”. Lavori con un certo stato d’animo. Ora arriva questa commessa. Non so come interpretarlo. La fiducia c’è, si tratta comunque di lavoro in più. Ma poi? È molto dura. Gran parte del mio stipendio va per i figli. I risparmi non sono possibili, anzi, ci sono i debiti. Mi auguro solo che anche mio figlio maggiore possa continuare negli studi, perchè è necessaria la preparazione, la migliore professionalità. Spero di poterlo accompagnare in questo investimento. Se vado in ”cassa” che si fa?». Regali a Natale? «Non ci ho pensato – conclude – vedremo con la tredicesima».
Mauro, 54 anni, capo responsabile di una ditta d’appalto specializzata nella coibentazione, abita a San Dorligo della Valle. Lavora in cantiere dal ’74: «Risparmi? Intanto vengo a lavorare in corriera. Fortunatamente non ho figli. Della nuova commessa se ne parlava. È la benvenuta, almeno si lavora un po’. È una boccata d’ossigeno. Forse mi basterà per andare in pensione».
Franco, dipendente in appalto, ha il tempo contato: «Va già bene se i soldi coprono le due settimane del mese. Il mutuo, i figli, la scuola e si deve mangiare. Se va bene un paio di scarpe all’anno, usate. La nuova commessa? Benvenga. Vedremo come andrà a finire. Siamo stanchi, non se ne può più». Gaetano: «Penso che con questa commessa le cose potranno migliorare. Per quanto mi riguarda, mi trovo bene nell’impresa per la quale lavoro e a bordo imparo molto. Certo, non sono tempi facili, ma intanto l’importante è che ci sia ancora lavoro». Matin, 33 anni, bengalese è in Italia da 9 anni e lavora in Fincantieri da 8: «Qui sono solo. Finchè c’è lavoro riesco a mandare i soldi alla mia famiglia, in Bangladesh». Matteo e Giovanni sono entrambi sposati e giovani. Lavorano in subappalto: «Una nuova commessa? Meglio anche per noi. Perchè se il lavoro si ferma, siamo fuori, bisogna cercare altrove». Anche loro fanno i conti alla giornata: «Vorrei comperare casa – spiega uno dei due -, ma, in queste condizioni non voglio impegnarmi, non sono sicuro». Natale più sereno? Sorridono: «Andremo a mangiare la pizza fuori».
«È un buon auspicio – risponde Riccardo, lavoratore diretto -, poi vedremo, anche se ci sarà la ”cassa”. Forse con la nuova commessa qualcosa migliorerà». Lorenzo, dipendente diretto: «Ogni anno c’è la paura. Poi arriva la commessa. Confido anche nelle alternative. Del resto, è un momento in cui tanti fanno la ”cassa” in Italia».
Per Alberto, che lavora in subappalto, si tira la cinghia: «C’è speranza – osserva -, almeno potrò pagare i mutui che sto dilazionando. La gestione familiare resta al minimo indispensabile. A Natale i regali saranno solo per i bambini piccoli».
Il Piccolo, 04 dicembre 2009
Pizzolitto: la commessa a Fincantieri non basta Emergenza lavoro, si rischiano nuove povertà
Il sindaco: i problemi sono tanti proprio quando vengono tagliate le risorse ai Comuni
di LAURA BORSANI
«La nuova commessa a Fincantieri è un segnale positivo, che accogliamo come tale, poichè dovrebbe quantomeno evitare una cassa integrazione pesante. Ma non è finita qui. Non abbiamo risolto i problemi». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, lo ha ribadito, anche l’altro giorno, davanti ai sindaci dell’Isontino, riuniti in coordinamento per fronteggiare il problema dei tagli ai trasferimenti ordinari per gli enti locali: «Il ragionamento in prospettiva resta aperto. Bisogna vedere quali saranno le altre commesse, di fronte ad un mercato altamente competitivo. Si tratta della prima assegnazione del 2009, in un comparto che richiede continuamente la realizzazione di navi da crociera». Insomma, la nuova maxi-passeggeri Carnival da 130mila tonnellate, gemella della Dream, non basta per dire che la crisi «è in uscita». Le emergenze restano con tutto il loro peso, economico, occupazionale, sociale. Uno scenario che si lega a filo doppio con le riduzioni dei trasferimenti ai Comuni, proprio nel momento in cui andrebbero potenziati invece gli interventi da mettere in campo.
Pizzolitto ha utilizzato una metafora per rendere l’idea della realtà: è come essere in un grande ingorgo dove le prime auto iniziano a muoversi, ma le ultime restano bloccate.
«La situazione resta comunque delicata – ha aggiunto il primo cittadino -. Il problema di fondo resta il lavoro, mentre la Regione ha meno risorse da distribuire per le emergenze territoriali già esistenti e che oggi, in presenza di questo stato di crisi, rischiano di far temere nella tenuta sociale». Pizzolitto parla pertanto di possibili «nuove povertà», considerando che si è ampliata ulteriormente la forbice tra i sostegni finanziari pubblici («una coperta improvvisamente più corta») e le aumentate istanze sociali. «Sono molto preoccupato – ha osservato il sindaco -. Per questo invito a smetterla di correre dietro a falsi problemi, concentrandoci invece sulle reali criticità».
Occupazione, dunque, ma anche la questione-centrale, per la quale, aggiunge Pizzolitto, «non vedo chiaro sul processo di metanizzazione, nè vedo la Regione consapevole del patto stretto all’epoca della giunta-Illy». La preoccupazione passa anche attraverso la sanità, con l’ospedale San Polo che, alla luce del Piano regionale, rischia un forte depotenziamento. E, ancora, la privatizzazione dell’acqua prospettata dal disegno di legge al vaglio del Parlamento.
Una realtà difficile da gestire, mentre intanto si prospetta l’organizzazione di un Consiglio comunale dedicato alla sicurezza, alla presenza del prefetto e delle forze dell’ordine. Per preparare al meglio l’importante appuntamento, il consigliere del Pd e presidente della Commissione consiliare ”Organizzazione dell’amministrazione”, Fabio Del Bello, presenterà nei prossimi giorni la bozza del volume di autori vari ”Ruolo e responsabilità del nuovo ente locale nelle politiche per la sicurezza urbana, la legalità, il decoro civico. Il caso Monfalcone».
Il Piccolo, 16 dicembre 2009
TRASFORMATORE DIFETTOSO
Slitta il primo test di Azura in Adriatico previsto per Natale
In programma per i giorni immediatamente successivi a Natale, la prima uscita in mare aperto della Azura P&O, gemella di Ventura in consegna all’inizio della primavera, slitta a data da destinarsi.
L’allestimento della nave passeggeri, un’altra maxi da 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, è a buon punto, ma il difetto di fabbricazione di uno dei trasformatori della propulsione elettrica ha imposto lo slittamento della prima tornata di test tecnici in Adriatico. La data della partenza da Monfalcone non è quindi più quella del 28 dicembre, come conferma la stessa Fincantieri, e il nuovo termine deve essere ancora definito. Le prove a mare della Azura, che dovranno poi essere seguite dalla sosta di circa una settimana nel bacino dell’arsenale San Marco di Trieste per le operazioni di carenaggio, rappresentano una scadenza produttiva importante, ma che non incide sull’erogazione del premio di programma del 2009.
A differenza del varo di ”Queen Elizabeth II”, in costruzione in bacino per conto di Cunard Line, altro brand di Carnival Corporation. A settembre il premio era stato rimodulato grazie all’intesa raggiunta dalla società con i sindacati dei metalmeccanici, introducendo appunto il varo della Queen Elizabeth, con saldatura al 100% e start up di una caldaia e tre motori, e fissando come termine massimo il 31 dicembre. Al raggiungimento dell’obiettivo, il quarto dell’anno, è legata l’erogazione di 193 euro ai dipendenti di Fincantieri. Il varo della Queen Elizabeth è destinato però a slittare all’inizio del 2010: la cerimonia sarà effettuata il 5 gennaio, l’uscita dal bacino il 9 gennaio. A causa del rinvio della partenza della Azura, la Queen Elizabeth, 92mila tonnellate di stazza lorda per 294 metri di lunghezza, sarà posizionata in Riva D, cioè alla banchina dello stabilimento di Panzano antistante il porto di Monfalcone.
L’unità, che potrà ospitare nelle sue 1.046 cabine più di 2500 ospiti assistiti da 1097 componenti dell’equipaggio e sarà una delle più grandi navi panamax, cioè in grado di transitare attraverso il canale di Panama, sarà consegnata all’inizio dell’autunno. Il viaggio inaugurale salperà il 12 ottobre 2010 da Southampton, da cui il 12 aprile partirà anche il primo viaggio di Azura. Il varo della QE2 sarà seguito poi il 12 gennaio dall’impostazione in bacino del primo blocco della Carnival Magic, gemella della Dream, quindi un nuovo colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda per 306 metri di lunghezza.
Intanto ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm hanno proclamato due ore di sciopero nello stabilimento di Panzano in segno di solidarietà ai lavoratori dei cantieri di Muggiano, Sestri e Ancona ai quali Fincantieri non erogherà il premio di produttività. (la.bl.)
Il Piccolo, 18 dicembre 2009
È IL PRIMO ORDINE DI QUESTO TIPO DALL’INIZIO DELLA CRISI E RIGUARDA I CANTIERI DI MUGGIANO
Fincantieri vince una commessa per megayacht da 140 metri
La super-barca avrà sette ponti e due piscine. Le proteste sul premio di efficienza: l’azienda riconosce l’anticipo
LA SPEZIA Fincantieri si è aggiudicata un ordine per la costruzione di un megayacht di 140 metri di lunghezza. Il megayacht, al momento identificato con il numero di costruzione «6218», è il primo di lunghezza superiore agli 80 metri ordinato dall’inizio della crisi finanziaria nell’ottobre 2008. Sarà costruito nello stabilimento Fincantieri di Muggiano (La Spezia). Attualmente il cantiere sta lavorando a un altro megayacht da 134 metri che, nel rispetto dei termini contrattuali, sarà consegnato nell’estate prossima. Partendo da un nuovo eccezionale concept dello studio di progettazione navale monegasco Espen Oenio, il progetto per «6218» è stato sviluppato per rispondere al meglio alle esigenze dell’armatore dal team di Fincantieri Yacht.
Broker dell’operazione è stato Camper & Nicholsons International, compagnia internazionale tra le più note sul mercato dei megayacht. Il «6218» avrà ogni cosa un armatore possa desiderare e si caratterizzerà per la complessità, l’elevato contenuto tecnologico, l’estrema cura del dettaglio nell’allestimento degli interni e l’artigianato di altissimo livello negli arredamenti. Avrà 7 ponti e sarà dotato anche di 6 piscine lunghe fino a 8 metri e di una stiva allagabile per un tender di 14 metri di lunghezza. Conclusa intanto la clamorosa protesta dei dipendenti di Fincantieri che volevano bloccare la partenza dal porto di Ancona della nave extralusso Silver Spirit. Un fatto che l’azienda ha giudicato «deprecabile tra il pilatesco e l’estorsivo, in grado di mettere a repentaglio futuri ordini». Un accordo ha scongiurato il blocco e la nave ha mollato gli ormeggi. Schiarite anche sul premio di efficienza inizialmente riconosciuto solo a 5 stabilimenti su 9. Fincantieri ha deciso di distribuire un anticipo anche ai lavoratori, compresi i cassintegrati, del Muggiano alla Spezia, di Sestri Ponente a Genova, e di Ancona.
Il Piccolo, 20 dicembre 2009
FINCANTIERI. SI RIPARA IL GUASTO
”Azura”, corsa contro il tempo
Nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone si sta lavorando per risolvere nel più breve tempo possibile il malfunzionamento di un generatore (e non di un trasformatore, peraltro fornito da terzi, come erroneamente riportato in un precedente articolo) a bordo della Azura P&O. Il problema ha provocato il rinvio delle prime prove in mare aperto della nave da crociera che deve essere consegnata alla società armatrice all’inizio della primavera. Al momento Fincantieri non ha ancora potuto stabilire una nuova data per l’avvio dei test tecnici in alto Adriatico. L’Azura avrebbe dovuto lasciare la banchina dello stabilimento di Panzano subito dopo Natale, il 28 dicembre, per poi entrare nel bacino dell’arsenale San Marco di Trieste per le operazioni di carenaggio. Dopo la sosta di una settimana, l’unità avrebbe dovuto riprendere il mare per effettuare le prove di velocità. Il rientro era quindi previsto attorno al 10 gennaio. Anche il varo della Queen Elizabeth slitta comunque all’inizio 2010: la cerimonia si terrà il 5 gennaio, l’uscita dal bacino il 9 gennaio. A causa del rinvio della partenza della Azura, la Queen Elizabeth, 92mila tonnellate di stazza lorda per 294 metri di lunghezza, sarà posizionata inRiva D, cioè alla banchina dello stabilimento di Panzano antistante il porto di Monfalcone.
Il Piccolo, 21 dicembre 2009
«Crisi della Fincantieri, a Panzano i rischi minori»
Il sindaco al rientro dall’incontro con Scajola sulla situazione del gruppo
Mantenimento di tutti i cantieri del gruppo Fincantieri, suddivisione, dove possibile, dei carichi di lavoro, sostegno del ministero dello Sviluppo economico per consentire l’accelerazione dell’avvio di alcune commesse. È quanto è emerso a Roma al tavolo creato per affrontare la crisi della cantieristica, coordinato dal ministro Claudio Scajola e partecipato dai rappresentanti di Fincantieri, sindacati, Regioni coinvolte e dai sindaci delle “città cantiere”. L’incontro ha prodotto un documento in cui si sancisce la difesa dell’integrità del gruppo, ma anche l’utilizzo di tutti gli strumenti consentiti per gestire le difficoltà create dalla riduzione degli ordini. Saranno stanziati 50 milioni di euro per consentire l’avvio immediato dei progetti relativi alla realizzazione di un’unità di supporto per la Protezione civile e di un’unità multiuso per la Marina militare. Il tavolo con Scajola rimarrà inoltre attivo e sarà affiancato da un tavolo tecnico sui carichi di lavoro e da uno con le istituzioni territoriali, Regioni e Comuni. «Così da creare una sinergia a tutti i livelli», sottolinea il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che al tavolo romano ha partecipato assieme ai colleghi delle altre “città cantiere”. «La situazione della cantieristica non è di certo buona in questo momento – afferma -, anche se la crocieristica è il segmento che mantiene delle prospettive, seppure non pari a quelle degli ultimi anni. Monfalcone, insomma, non è il sito che rischia di più o che andrà incontro ai problemi maggiori. L’obiettivo è però quello di mantenere aperti tutti gli stabilimenti, spartendo eventualmente il carico di lavoro, perché la cantieristica è un settore vitale». (la. bl.)
Il Piccolo, 22 dicembre 2009
FINCANTIERI
Sei i sindacati in lizza che si disputereranno i 18 delegati della Rsu
Saranno sei le sigle sindacali che all’interno dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone si disputeranno tra un mese i 18 posti da delegato della Rappresentanza sindacale unitaria del cantiere navale. Fim, Uilm e soprattutto Fiom, cioè le organizzazioni dei metalmeccanici della cosiddetta “triplice”, non monopolizzano più le tessere sindacali all’interno dello stabilimento.
Nonostante la Fiom rimanga indubbiamente la sigla più forte, ma messa in difficoltà dalle vicende dei contratti separati, negli ultimi tre anni, anche sull’onda del malcontento generato dai profondi cambiamenti vissuti dal cantiere a livello di riorganizzazione logistica e non solo, altri sindacati si sono affacciati in stabilimento, ricavandosi un loro spazio. L’Ugl, che da più tempo comunque intercettava i consensi dei lavoratori non schierati con Fim. Fiom e Uilm, si è vista così affiancare dal sindacato autonomo Failms-Cisal, che grazie a passaggi di delegati dalla Uilm e dalla Fiom è rappresentata in Rsu già da oltre un anno.
Negli ultimi mesi ha iniziato la propria attività all’interno del cantiere il Fismic, altro sindacato autonomo dei metalmeccanici di cui è coordinatore regionale Michele Latino. Più concorrenti, quindi, in lizza questa volta e con meno posti a disposizione.
Il numero di delegati della Rsu rispetto all’inizio del 2007 è destinato infatti a scendere da 21 a 18, perché i dipendenti dello stabilimento sono calati al di sotto della soglia delle 1800 unità, fermandosi al momento attorno ai 1730, di cui il 70% operai. I lavoratori diretti sono quindi 1.100 circa meno di quelli dell’appalto in questo p
eriodo impiegati all’interno dello stabilimento. Il rinnovo della Rsu avrebbe dovuto tenersi nel mese di marzo, ma verrà appunto anticipato a gennaio, perché Fim e Fiom, che assieme avevano la maggioranza dei delegati, hanno deciso di dimettersi in modo tale da accelerare la scadenza.
«I delegati di Fim e Fiom si sono dimessi per andare aelezioni anticipate – spiega Michele Zoff, che durante l’ultimo mandato ha ricoperto il ruolo di coordinatore della Fim nella Rsu – e consentire di formare una nuova Rsu prima dello scarico di lavoro che potrebbe presentarsi nonostante la nuova commessa».




