Il Piccolo, 13 gennaio 2010
PENALIZZATI SOPRATTUTTO GLI ALBERGHI PIÙ ECONOMICI
La crisi svuota gli hotel: -20% sui bilanci
Cala la clientela dei trasfertisti, stanno di meno e non sempre pagano
di TIZIANA CARPINELLI
La crisi soffia sugli alberghi di Monfalcone. Drastico calo nelle presenze, clienti insolventi e organici ridotti ai minimi termini sono gli effetti della buriana recessiva che ha travolto in prima battuta il comparto navalmeccanico cittadino e, a ruota, le strutture ricettive. La produzione industriale in arresto e le casse integrazioni a spot hanno determinato una contrazione sulle prenotazioni che ha toccato indistintamente tutti gli hotel, da 2 a 4 stelle. I titolari di attività lamentano infatti, per il 2009, fatturati inferiori dal 10 al 20% rispetto ai cosiddetti «anni d’oro delle passeggeri», quando le camere si riempivano di trasfertisti e dirigenti, assicurando alla categoria fiorenti ricavi. Oggi, invece, più di un gestore ammette di avere l’albergo vuoto a metà. Neppure la manovalanza straniera, sempre numericamente consistente, viene in soccorso al comparto, poiché si rivolge piuttosto alle agenzie immobiliari per la stipula di un contratto di locazione. Il turismo, poi, in una città a vocazione operaia è di fatto inesistente: difficile, dunque, che i visitatori da fuori sgomitino per pernottare proprio a Monfalcone. «La crisi si è fatta sentire, in particolar modo, all’inizio del 2009, quando si è registrato un calo del 20% rispetto all’anno precedente – esordisce Roberto Ostermann del Sam hotel –. Nei mesi successivi, invece, si è lavorato con una certa regolarità. Delle attuali 59 camere a disposizione, la metà risulta occupata: è chiaro che le difficoltà nel settore industriale si sono ripercosse sul settore alberghiero, in quanto lavoriamo soprattutto con Ansaldo, Fincantieri, porto, Cartiera Burgo e centrale A2A. Per carità, siamo riusciti a mantenere la clientela consolidata, ma i pernottamenti si sono ridotti: invece di stare 5 giorni, gli ospiti ripartono dopo tre». «Ci sono stati tempi migliori – ammette una dipendente dell’Excelsior -: su 65 camere, la metà risulta occupata. Si attende febbraio, quando verranno avviati gli allestimenti della nave e dunque arriveranno nuove prenotazioni». Tentare di abbassare al massimo le tariffe non serve.
«Entro i limiti abbiamo cercato di venire incontro ai clienti – spiega – ma non si possono fare miracoli: le spese vanno coperte». Riverberi della crisi si notano anche sul versante dell’occupazione: «Tre lavoratori – conclude la dipendente dell’Excelsior – sono part-time e operano a chiamata: quando c’è il carico di lavoro vengono assunti con contratto a tempo determinato, altrimenti restano a casa».
Per qualcuno, diversificare il portafoglio dei clienti è stata una salvezza: «Il 70% delle 30 stanze a disposizione è assegnato – dice Tullio Brugnolo, proprietario dell’albergo Italia -: la crisi c’è e si vede, ma noi non abbiamo mai legato più di tanto l’attività alle ditte della cantieristica e questo ci ha agevolato. I clienti, perlopiù di business class, arrivano al lunedì e se ne vanno al venerdì, quindi il lavoro c’è: il problema, semmai, è incassare». Cioè? «Un indizio della sofferenza accusata dalle aziende è la difficoltà a saldare i conti – replica – per esempio io sono in contenzioso con una ditta di Villesse che da giugno mi deve la somma di seimila euro».
Stesso scenario al Lussino (16 camere, 12 delle quali ancora libere): «Non ho visto il bilancio – afferma il proprietario Paolo Orlando – ma stimo una riduzione sugli incassi del 10-20%: fino a giugno non è andata benissimo, poi l’attività ha ripreso quota. Certo, qualche difficoltà a riscuotere l’ho avvertita: attendo ancora un incasso di fine anno». «Rispetto agli anni Duemila – sostiene Mauro Marchese, titolare della Sirenetta – il fatturato mensile si è assottigliato fino a un terzo. Abbiamo riaperto ieri (lunedì, ndr) e su 27 stanze 10 risultano occupate. D’inverno è sempre più dura, perchè le spese per il riscaldamento e la luce incidono sui bilanci. Ormai, con questi chiari di luna, non c’è più continuità nel lavoro, si va a periodi. Qui arrivano soprattutto operai, ma con l’ultima ondata d’immigrazione questo zoccolo duro è venuto meno, perché i bengalei di solito non prenotano una camera ma affittano un appartamento e poi vanno a viverci in dieci».
Battenti nuovamente schiusi anche alla Terrazza: «Teniamo duro, ma con grande fatica – afferma il gestore Adriano Martinis – perchè siamo a conduzione familiare: sicuramente nel 2009 abbiamo avuto il 10% di fatturato in meno». Decisamente meglio, invece, al Lombardia: «Diciotto stanze occupate su 21 – asserisce Luca Patrovicchio -: il mercato commerciale sta tenendo bene, ma solo perché abbiamo la consolidata clientela di P&O Cruises. Se un domani dovesse venire meno, ci sarebbe un grosso punto interogativo». «Francamente – conclude Massimiliano Bruno de ”Al Gelso”, che a maggio ha cambiato gestione – speravo in un risultato migliore, almeno per gli ultimi mesi dell’anno: ora le nostre 16 stanze sono quasi tutte occupate, ma solo grazie all’attività del teatro Comunale, perchè gli attori delle varie compagnie vengono qui a pernottare. Speriamo ora nell’arrivo degli equipaggi della nave».





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