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Il Piccolo, 14 gennaio 2010
A Natale i monfalconesi riavranno le loro Terme
RITORNO ALLA CITTÀ
La promessa del sindaco Pizzolitto: «In funzione la palazzina e utilizzabili le acque»
SALUTE
I lavori partiranno a marzo e saranno conclusi in nove mesi. Ici Coop e Gs potranno contare su una compartecipazione del Comune di 960mila euro
di LAURA BLASICH
Le Terme romane saranno inaugurate a Natale di quest’anno. La promessa è del sindaco Gianfranco Pizzolitto, che questa volta non dovrebbe sbagliarsi sui tempi della messa in funzione della palazzina storica e dell’utilizzo della fonte. Dopo che nessun’altra impresa si è fatta avanti, il proponente del project financing per il rilancio delle terme ha già ottenuto dal Comune di Monfalcone l’affidamento della costruzione e gestione trentennale delle Terme romane. Ici Coop di Ronchi dei Legionari e General Services di Monfalcone, che potranno contare su una compartecipazione dell’ente locale di 960mila euro in 15 anni, metteranno in cantiere i lavori di completamento e allestimento della palazzina entro marzo per concluderli poi nell’arco di meno di nove mesi. Lo ha affermato il sindaco Gianfranco Pizzolitto nell’incontro ancora una volta dedicato alle prospettive delle Terma di Monfalcone dal Centro studi De Gasperi. Il sindaco ha portato buone notizie anche sul fronte dell’avvio della pulizia del terreno e della realizzazione del porticciolo turistico compreso nella riqualificazione dell’area. Rimane per il momento invece ancora un problema di inquinamento della fonte di natura organica, provocato dalle falle della rete fognaria della zona industriale del Lisert.
Un nuovo pozzo però è stato scavato, raggiungendo i 100 metri di profondità, è il sindaco ha assicurato che le Terme riapriranno senza problemi, potendo cioé contare su un’acqua balneabile. Intanto all’Arpa di Padova è stato affidato l’incarico di realizzare i campionamenti propedeutici all’ottenimento della certificazione termale delle acque, molto più difficile da raggiungere. «Sul fronte della bonifica dello strato superficiale del terreno abbiamo superato la Conferenza dei servizi – ha detto Pizzolitto – e ottenuto di procedere a lotti, iniziando dall’area in cui sarà realizzato dal Comune il parcheggio a servizio del complesso termale». I 23 milioni di euro che Italia Navigando aveva previsto di investire tra Trieste e Monfalcone pare inoltre ci siano tutti e non rischino di andare perduti. «La Regione ha compreso l’importanza del progetto e ha deciso di confermare la compartecipazione finanziaria richiesta – ha spiegato il sindaco – di due milioni di euro, che da quanto so sono presenti nella Finanziaria regionale. A breve sarà quindi firmato l’accordo di programma relativo all’operazione e Italia Navigando potrà avviare la realizzazione del porticciolo turistico». Per consolidare il piano economico della creazione della darsena da 500 posti barca, condizionato sempre dall’esigenza di ripulire il terreno usato a lungo come discarica, sono state comunque reperite altre risorse. Il Comune ha già investito 1,6 milioni di euro nella ristrutturazione al grezzo dell’edificio storico, costruito negli anni ’30 dello scorso secolo nello stesso luogo in cui si trovava quello di epoca asburgica, andato distrutto durante il primo conflitto mondiale. Altrettanti euro saranno spesi per realizzare il parcheggio a servizio del complesso termale.
Turisti anche da Vienna negli anni d’oro del Lisert
L’abbandono nel dopoguerra non ha impedito ai cittadini di continuare a utilizzarle
Plinio il Vecchio ne parla nella sua Storia: «De thermis apud insulae clarae»
Arrivavano da Gorizia e Trieste, ma anche da Vienna, dalla Carinzia e dalla Dalmazia. E molti anche… dall’Italia per bagnarsi alla fonte termale di Monfalcone nel periodo più fulgido delle Terme romane, dalla seconda metà dell’Ottocento agli anni Dieci. C’era un servizio regolare di calessi, gli alberghi e le locande cittadine ne beneficiavano. La storia delle Terme romane è fatta di anni di fulgore e di abbandono, come quello seguito alla seconda guerra mondiale, quando la zona del Lisert, sull’onda della ”furia” ricostruttiva, fu destinata a zona industriale e portuale.
Le terme furono inquinate e cancellate da ciminiere e fabbriche ma non dalla memoria dei monfalconesi. L’acqua termale infatti continuava a sgorgare senza interruzione e a decine i monfalconesi continuarono a immergersi nella grande vasca fino agli anni Novanta, per nulla preoccupati dell’abbandono, della sporcizia e di eventuali fattori inquinanti. Un utilizzo clandestino, spesso di notte. Con effetti estremamente benefici a giudicare dalle numerose testimonianze dell’epoca. Una ricchezza comunque sprecata. Che avrebbe potuto essere restituita alla città nei primi anni Novanta, ai tempi del terminal Snam, quando la ricostruzione e riattivazione delle terme rientrò nel ”pacchetto” di compensazioni che il Comune mise a punto. Una ricchezza tale che, a più riprese, dei ”rami” della fonte continuarono a spuntare in cortili e giardini della zona. Delle terme di Monfalcone, del resto, parla Plinio il Vecchio («de thermis apud insulae clarae») nel suo Naturalis Historia. Più che comprensibile se si pensa che i romani le sfruttarono fin dal loro arrivo nell’agro monfalconese nel 181 avanti Cristo.
Messaggero Veneto, 14 gennaio 2010
Le Terme romane saranno inaugurate entro il 2010
MONFALCONE. Potrebbero essere inaugurate a Natale 2010, ma sicuramente entro la fine del mandato amministrativo di Pizzolitto, le Terme romane di Monfalcone, opera che assieme al recupero e restauro dell’albergo Impiegati è uno dei punti fondamentali del programma elettorale. La notizia è stata data dallo stesso primo cittadino nel corso dell’incontro organizzato dal Centro studi socio-economici e politici De Gasperi e dedicato proprio alle Terme Romane e a cui erano presenti anche l’architetto che ha curato il progetto di recupero, Maurizio Brufatto e il già consigliere regionale ora consigliere comunale di Staranzano, Adriano Ritossa.
Sia Pizzolitto, sia Brufatto hanno confermato come sicuramente, dopo anni e anni di attesa, si stia arrivando la completamento dell’opera. Nei giorni scorsi infatti è stata infatti ufficializzata la procedura di project financing, utile per arrivare al completamento della struttura e alla sua gestione e che è stata affidata all’Ati composta da Ici Impianti civili industriali di Ronchi e General Services di Monfalcone, soggetto promotore del progetto di costruzione e gestione delle terme (da ricordare che la gara di licitazione privata prevista dalla norma è andata deserta). La giunta comunale ha accolto la proposta dell’Ati e ne ha approvato il progetto preliminare, che prevede un investimento complessivo di 2 milioni 364 mila euro, a cui l’amministrazione comunale concorrerà con 960 mila euro (con stanziamenti annuali di 64 mila euro per 15 anni).
Entro febbraio saranno assegnanti i lavori, che saranno cantierati in marzo. «Il gestore sta studiando la soluzione su cui investirà e la risposta potrà essere definita nel giro di due mesi. Essendo interessati dei privati non ci saranno tempi morti» ha detto Brufatto, spiegando come da un primo approccio allargato a benessere, wellness e sanitari, ci sia stato un ripiegamento su una caratteristica più sanitaria delle gestione delle terme, pur prevedendo un utilizzo destinato a tutti.
D’altra parte ha ricordato che per la realizzazione delle darsena che dovrà essere fatta da Italia Navigando, ci sono a disposizione, da finanziamento nazionale, 23 milioni di euro tra Monfalcone e Trieste, che devono però essere attivati con la firma di un accordo di programma con la Regione.
Il Piccolo, 04 maggio 2010
Stop al municipio-2 accelerata sulle Terme
L’obiettivo del sindaco è attivarne una parte prima di fine mandato
Continua la corsa contro il tempo dell’amministrazione di Monfalcone per attivare almeno una prima parte delle Terme romane prima della scadenza del mandato. Si tratta di uno dei cardini del programma del sindaco Pizzolitto, che già si è trovato a dover congelare la creazione del ”municipio bis” nell’area dell’ex ospedale di via Rossini. Conclusa la ristrutturazione al grezzo della palazzina storica delle Terme, il Comune ha chiuso in fretta la gara per il completamento e la gestione della struttura all’associazione temporanea di imprese costituita da Ici Coop e General Services, che a giorni consegneranno il progetto definitivo dell’allestimento dell’edificio. Il progetto dovrà essere approvato dall’amministrazione, prima che i privati possano dare il via ai lavori. L’intervento, compartecipato dal Comune con un investimento di 960mila euro diluito in 15 anni, non dovrebbe richiedere più di 9 mesi, stando al progetto preliminare presentato dall’Ati.
Ne serviranno invece 5 per effettuare i lavori di bonifica e sistemazione di un’area di 5mila metri quadri collocata sulla destra della palazzina e destinata poi a trasformarsi in un parcheggio, sempre per opera del Comune, che ha ricevuto dei fondi regionali per realizzare gli interventi. L’importo complessivo dell’appalto è di 962.500 euro e il termine per l’esecuzione dei lavori è fissato in 150 giorni. L’ente locale ha comunque previsto una penale dell’1 per mille del valore contrattuale (un migliaio di euro) per ogni giorno di ritardo. Il rilancio delle Terme rimane complicato non solo dall’inquinamento del terreno, ma anche da quello della falda, di natura organica e quindi provocato probabilmente dalle falle della rete fognaria della zona industriale.
Il Piccolo, 28 giugno 2010
APPROVATO IL PROGETTO ESECUTIVO. LAVORI CONCLUSI NEL 2011
Terme, parte l’intervento dei privati
La riqualificazione delle Terme romane può procedere a opera dei privati, che dovrebbero portarla a termine all’inizio del prossimo anno. La giunta comunale ha approvato in questi giorni il progetto definitivo-esecutivo della società Terme romane, composta in sostanza dalla Ici Coop di Ronchi dei Legionari e dalla General Service di Monfalcone, che già gestisce la piscina comunale. La società potrà quindi iniziare a breve lavori per 2,430 milioni di euro di cui 960mila finanziati comunque dal Comune, che ha deciso di compartecipare la spesa, dopo aver già investito 1,6 milioni (di fondi regionali) per ristrutturare la palazzina storica. I privati ora procederanno all’allestimento dell’impiantistica necessaria, alla creazione di spogliatoi e locali per il personale e all’installazione di vasche termali, idroterapiche e con idromassaggio e alla sistemazione di una vasca esterna. La struttura, votata al wellness, perlomeno fino a quando l’acqua non otterrà la certificazione di termale da parte del ministero della Salute, verrà inoltre dotata di sale massaggi, ambulatori, palestra e uffici, tutti ovviamente climatizzati. In base al progetto esecutivo-definitivo saranno spesi 987mila euro in lavori, 554.100 euro per gli impianti elettrico e termico, 370mila per gli impianti termali, mentre altri 102mila euro saranno investiti per acquistare gli arredi e le attrezzature sanitarie necessarie ad avviare l’attività che i privati gestiranno per trent’anni, come concordato con il Comune. La giunta ha approvato il progetto a fronte dell’autorizzazione della Direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici e del parere favorevole dell’Azienda sanitaria. L’amministrazione ha affidato in via definitiva i lavori di sistemazione e bonifica delle aree esterne alla palazzine delle Terme romane all’associazione temporanea di imprese costituita dall’It Costruzioni generali di via dei Canneti e da Elite Ambiente di Brendola (Vicenza). L’intervento costerà in tutto poco meno di 800mila euro di lavori, finanziati con mutuo agevolato della Cassa Depositi e Prestiti di 1,549 milioni di euro. (la. bl.)
Il Piccolo, 18 settembre 2010
Ennesimo rinvio per le Terme romane
Slitta a marzo il completamento del complesso ristrutturato in località Lisert
Le Terme romane saranno completate entro marzo. La scadenza slitta ancora, ma dovrebbe essere l’ultima volta, perché i privati partner del Comune nell’operazione di rilancio della fonte termale del Lisert, nota e apprezzata già in epoca romana, hanno avviato in questi giorni i lavori di allestimento della struttura. La società Terme romane, composta in sostanza dalla Ici Coop di Ronchi dei Legionari e dalla General Service di Monfalcone, che già gestisce la piscina comunale, effettueranno lavori per un totale di 2,430 milioni di euro di cui 960mila finanziati comunque dal Comune, che ha deciso di compartecipare la spesa, dopo aver già investito 1,6 milioni (di fondi regionali) per ristrutturare la palazzina storica. I privati ora procederanno all’allestimento dell’impiantistica necessaria, alla creazione di spogliatoi e locali per il personale e all’installazione di vasche termali, idroterapiche e con idromassaggio e alla sistemazione di una vasca esterna. La struttura, votata al wellness, perlomeno fino a quando l’acqua non otterrà la certificazione come termale da parte del ministero della Salute, verrà inoltre dotata di sale massaggi, ambulatori, palestra e uffici, tutti ovviamente climatizzati. L’investimento servirà anche ad acquistare gli arredi e le attrezzature sanitarie necessarie ad avviare l’attività che i privati gestiranno per trent’anni, come concordato con il Comune. Nelle prossime settimane prenderà inoltre il via anche la bonifica del terreno di 4mila metri quadrati adiacente la palazzina in cui il Comune realizzerà un parcheggio a servizio del complesso termale.
L’intervento costerà in tutto poco meno di 800mila euro di lavori, finanziati con mutuo agevolato della Cassa depositi e prestiti di 1,549 milioni di euro, e potrebbe concludersi contemporaneamente al completamento delle Terme romane. Sempre che nel corso della bonifica non emergano sorprese. Nell’area sono stati effettuati 11sondaggi per individuare la natura del terreno e i rifiuti che vi si trovano (entrambe destinati a una discarica specializzata). Nel caso di “imprevisti” sia i tempi sia i costi dell’operazione potrebbero dilatarsi. I lavori sistemazione e bonifica delle aree esterne alla palazzine delle Terme romane sono già stati affidati dal Comune all’associazione temporanea di imprese costituita da It Costruzioni generali e Elite Ambiente di Brendola (Vicenza). L’operazione Terme romane è comunque molto più ampia. A monte c’è proprio l’esigenza di risanare tutta l’area circostante le terme, circa 100mila metri quadri, trasformandola in un parco urbano, e a valle un insieme di interventi che, a una prima stima, richiederebbero un investimento complessivo di 55 milioni di euro. Il progetto costruito dal Comune comprende inoltre la realizzazione di una darsena da 500 posti barca.
Laura Blasich
Il Piccolo, 13 gennaio 2010
PENALIZZATI SOPRATTUTTO GLI ALBERGHI PIÙ ECONOMICI
La crisi svuota gli hotel: -20% sui bilanci
Cala la clientela dei trasfertisti, stanno di meno e non sempre pagano
di TIZIANA CARPINELLI
La crisi soffia sugli alberghi di Monfalcone. Drastico calo nelle presenze, clienti insolventi e organici ridotti ai minimi termini sono gli effetti della buriana recessiva che ha travolto in prima battuta il comparto navalmeccanico cittadino e, a ruota, le strutture ricettive. La produzione industriale in arresto e le casse integrazioni a spot hanno determinato una contrazione sulle prenotazioni che ha toccato indistintamente tutti gli hotel, da 2 a 4 stelle. I titolari di attività lamentano infatti, per il 2009, fatturati inferiori dal 10 al 20% rispetto ai cosiddetti «anni d’oro delle passeggeri», quando le camere si riempivano di trasfertisti e dirigenti, assicurando alla categoria fiorenti ricavi. Oggi, invece, più di un gestore ammette di avere l’albergo vuoto a metà. Neppure la manovalanza straniera, sempre numericamente consistente, viene in soccorso al comparto, poiché si rivolge piuttosto alle agenzie immobiliari per la stipula di un contratto di locazione. Il turismo, poi, in una città a vocazione operaia è di fatto inesistente: difficile, dunque, che i visitatori da fuori sgomitino per pernottare proprio a Monfalcone. «La crisi si è fatta sentire, in particolar modo, all’inizio del 2009, quando si è registrato un calo del 20% rispetto all’anno precedente – esordisce Roberto Ostermann del Sam hotel –. Nei mesi successivi, invece, si è lavorato con una certa regolarità. Delle attuali 59 camere a disposizione, la metà risulta occupata: è chiaro che le difficoltà nel settore industriale si sono ripercosse sul settore alberghiero, in quanto lavoriamo soprattutto con Ansaldo, Fincantieri, porto, Cartiera Burgo e centrale A2A. Per carità, siamo riusciti a mantenere la clientela consolidata, ma i pernottamenti si sono ridotti: invece di stare 5 giorni, gli ospiti ripartono dopo tre». «Ci sono stati tempi migliori – ammette una dipendente dell’Excelsior -: su 65 camere, la metà risulta occupata. Si attende febbraio, quando verranno avviati gli allestimenti della nave e dunque arriveranno nuove prenotazioni». Tentare di abbassare al massimo le tariffe non serve.
«Entro i limiti abbiamo cercato di venire incontro ai clienti – spiega – ma non si possono fare miracoli: le spese vanno coperte». Riverberi della crisi si notano anche sul versante dell’occupazione: «Tre lavoratori – conclude la dipendente dell’Excelsior – sono part-time e operano a chiamata: quando c’è il carico di lavoro vengono assunti con contratto a tempo determinato, altrimenti restano a casa».
Per qualcuno, diversificare il portafoglio dei clienti è stata una salvezza: «Il 70% delle 30 stanze a disposizione è assegnato – dice Tullio Brugnolo, proprietario dell’albergo Italia -: la crisi c’è e si vede, ma noi non abbiamo mai legato più di tanto l’attività alle ditte della cantieristica e questo ci ha agevolato. I clienti, perlopiù di business class, arrivano al lunedì e se ne vanno al venerdì, quindi il lavoro c’è: il problema, semmai, è incassare». Cioè? «Un indizio della sofferenza accusata dalle aziende è la difficoltà a saldare i conti – replica – per esempio io sono in contenzioso con una ditta di Villesse che da giugno mi deve la somma di seimila euro».
Stesso scenario al Lussino (16 camere, 12 delle quali ancora libere): «Non ho visto il bilancio – afferma il proprietario Paolo Orlando – ma stimo una riduzione sugli incassi del 10-20%: fino a giugno non è andata benissimo, poi l’attività ha ripreso quota. Certo, qualche difficoltà a riscuotere l’ho avvertita: attendo ancora un incasso di fine anno». «Rispetto agli anni Duemila – sostiene Mauro Marchese, titolare della Sirenetta – il fatturato mensile si è assottigliato fino a un terzo. Abbiamo riaperto ieri (lunedì, ndr) e su 27 stanze 10 risultano occupate. D’inverno è sempre più dura, perchè le spese per il riscaldamento e la luce incidono sui bilanci. Ormai, con questi chiari di luna, non c’è più continuità nel lavoro, si va a periodi. Qui arrivano soprattutto operai, ma con l’ultima ondata d’immigrazione questo zoccolo duro è venuto meno, perché i bengalei di solito non prenotano una camera ma affittano un appartamento e poi vanno a viverci in dieci».
Battenti nuovamente schiusi anche alla Terrazza: «Teniamo duro, ma con grande fatica – afferma il gestore Adriano Martinis – perchè siamo a conduzione familiare: sicuramente nel 2009 abbiamo avuto il 10% di fatturato in meno». Decisamente meglio, invece, al Lombardia: «Diciotto stanze occupate su 21 – asserisce Luca Patrovicchio -: il mercato commerciale sta tenendo bene, ma solo perché abbiamo la consolidata clientela di P&O Cruises. Se un domani dovesse venire meno, ci sarebbe un grosso punto interogativo». «Francamente – conclude Massimiliano Bruno de ”Al Gelso”, che a maggio ha cambiato gestione – speravo in un risultato migliore, almeno per gli ultimi mesi dell’anno: ora le nostre 16 stanze sono quasi tutte occupate, ma solo grazie all’attività del teatro Comunale, perchè gli attori delle varie compagnie vengono qui a pernottare. Speriamo ora nell’arrivo degli equipaggi della nave».
Il Piccolo, 11 gennaio 2010
LE DOMANDE
Sono i lavoratori disoccupati dell’indotto i ”nuovi poveri”
Subito esaurito il fondo di 100mila euro cui hanno fatto ricorso
Un centinaio nel 2009 i beneficiari dei contributi della Regione
di LAURA BORSANI
Sempre più poveri a Monfalcone. Ma soprattutto emerge un fenomeno chiaro, frutto della crisi economica: i più esposti sono i lavoratori dell’indotto. Sono i dipendenti di piccole imprese che operano per conto di grandi aziende che ricorrono al Fondo povertà, il quale, con oltre 106mila euro, in pochi mesi è andato completamente esaurito. Lavoratori stretti nella morsa di un impiego sempre più precario e fluttuante ridotti all’improvviso a dover fare i conti con un disagio economico decisamente pesante. Al limite. Sono persone dai 35 ai 50 anni rimaste senza occupazione e che non possono neppure avvalersi degli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, previsti dalla legge solo per le grandi realtà industriali. Famiglie costrette dunque a misurarsi con difficoltà solo fino a pochi mesi fa sconosciute. Sono loro i nuovi poveri. In parallelo, aumentano le morosità sugli affitti, anticamera degli sfratti. Monfalconesi non solo in difficoltà a pagare i mutui, dunque, ma anche a sostenere i canoni per gli alloggi. C’è chi si trova con accumuli consistenti, fino addirittura a 10mila euro.
A tracciare un bilancio è l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin: «La crisi purtroppo non risparmierà le famiglie monfalconesi neppure quest’anno. L’impegno dell’amministrazione pertanto resta alto, nonostante la forte e progressiva riduzione dei trasferimenti finanziari agli enti locali». Le cifre in ordine al Fondo povertà sono dunque significative. Nel 2008 sono stati 222mila euro i contributi regionali assegnati ai Comuni dell’Ambito socio-assistenziale, passati a 388mila nel 2009. A Monfalcone nel 2008 sono stati spesi circa 131mila euro, mentre nel 2009, oltre 106mila euro. Moltissine le richieste di aiuto e tra queste, come conferma l’assessore Morsolin, la maggioranza riconducibili a lavoratori di piccole imprese dell’indotto. A questo intervento si affianca il contributo comunale di circa 200mila euro l’anno, per venire incontro a diverse tipologie di intervento. I beneficiari del Fondo povertà per la città dei cantieri nel 2009 sono stati un centinaio. La suddivisione tra i Comuni si basa per una quota-parte sul numero di abitanti, aggiungendo una quota suplettiva a cui possono accedere indistintamente gli enti locali in relazione a ulteriori necessità. Ciò considerando che a fronte di Comuni che mantengono una quota residua nell’anno, ci sono altri invece che la esauriscono. È il caso di Monfalcone e Staranzano, gli unici enti locali del mandamento ad aver utilizzato tutti i fondi spettanti.
L’assessore Morsolin spiega: «Il Fondo povertà, almeno nelle intenzioni della Regione, avrebbe dovuto sostituire il reddito di base, abolito. Come ho già avuto modo di osservare, la diversa filosofia di questi interventi sta nella stessa terminologia, avendo di fatto assegnato una connotazione negativa, un’etichettatura sociale. La nuova misura ha inoltre comportato una sostanziale diminuzione dei finanziamenti, quantificabile almeno in un quinto rispetto al reddito di base». Il ”Fondo povertà”, a differenza del reddito di base, non prevede la presentazione di una specifica richiesta da parte del cittadino. «Il cittadino si deve rivolgere direttamente all’assistente sociale – sottolinea la Morsolin – che valuta caso per caso. Una commissione ad hoc, composta dagli assistenti sociali dell’Ambito, procede poi, in base a determinati requisiti previsti dalla normativa regionale, compreso il parametro Isee, a stabilire le idoneità all’accesso del fondo».
Il Piccolo, 26 gennaio 2010
FIRMATA L’INTESA TRA FINCANTIERI E SINDACATI IN ASSINDUSTRIA
Dall’8 febbraio le prime 120 tute blu in Cassa
Il provvedimento durerà 13 settimane. Picco massimo di 450 sospesi tra aprile e maggio
di LAURA BORSANI
Firmato ieri, nella sede di Assindustria a Gorizia, l’accordo tra Fincantieri e le organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm provinciali: la cassa integrazione ordinaria partirà il prossimo 8 febbraio. Il provvedimento riguarderà i dipendenti diretti dello stabilimento di Panzano, coinvolgendo in progressione fino a un massimo di 450 lavoratori sugli oltre 1700 attualmente operativi. Secondo le indicazioni venute dall’incontro tra le parti in mattinata, si inizierà con un contingente pari a circa 120 tute blu e impiegati per il mese di febbraio, un tetto che si eleverà gradualmente fino a raggiungere il picco massimo delle 450 unità tra aprile e maggio, con un margine di scarto di 15 giorni.
È questo, in sintesi, il contenuto dell’accordo siglato nel capoluogo goriziano tra l’azienda, presente con il direttore dello stabilimento Paolo Capobianco e il responsabile del personale Luca Fabbri, e le organizzazioni sindacali provinciali di Fim, Fiom e Uilm, rappresentate rispettivamente da Gianpiero Turus, Thomas Casotto e Luca Furlan, assieme alle Rsu di stabilimento. All’incontro, per Assindustria, c’era Gian Antonio Sambo.
Formalizzata, dunque, l’intesa sulla Cigo che, come già preannunciato dall’azienda e a conoscenza degli stessi sindacati, aprirà ora la stagione dello scarico di lavoro. I primi segnali di rallentamento si affacceranno nel settore dell’officina navale. Ciò significa che la riduzione del lavoro interesserà di fatto subito le maestranze dirette di Fincantieri, considerando che i lavoratori operanti nelle ditte d’appalto, stimati in circa 3mila unità, sono impiegate nell’ambito degli allestimenti delle navi passeggeri.
L’accordo contempla, come già previsto all’interno del contratto integrativo e come richiesto dalle organizzazioni sindacali, il ricorso alla mobilità interna nello stabilimento dei lavoratori che rimarranno senza occupazione, compatibilmente alle mansioni e alle professionalità ritenute idonee al reimpiego in un altro settore produttivo.
Contestualmente, è stato riferito, l’azienda avvierà un programma di formazione e di riqualificazione del personale interessato dalla Cig, sia in relazione ai processi produttivi che in ordine alla sicurezza sul posto di lavoro.
L’apertura del processo di Cig, ha spiegato l’azienda ai sindacati, è legata agli effetti dello scarico produttivo, in virtù della prolungata assenza di commesse che ha visto accreditare a Fincantieri l’ultima consegna Carnival, per una maxi-passeggeri della classe Dream, nel 2009. I sindacati, ha riferito il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, hanno fatto altresì presente all’azienda la questione legata ai lavoratori dell’indotto, per i quali, nell’arco di questo periodo di flessione produttiva, scadranno anche i contratti di appalto. I sindacati hanno pertanto fatto presente quella che hanno definito «un’emergenza preoccupante», ricordando peraltro il recente accordo in sede ministeriale per la cassa integrazione in deroga che aveva riguardato gli altri stabilimenti italiani di Fincantieri.
La Fiom, con Casotto, ha ipotizzato che, durante questa fase, i lavoratori dell’indotto potrebbero subire una riduzione che, a partire dal mese di marzo, potrebbe coinvolgere intanto circa 2-300 maestranze. I rappresentanti sindacali hanno richiesto all’azienda la riconvocazione del tavolo dedicato agli appalti, per monitorarne l’andamento: «È una questione – ha osservato Casotto – che intendiamo seguire costantemente perchè potrebbe avere risvolti anche sociali significativi».
Il tutto, tenendo conto della nuova commessa Carnival che nel frattempo segnerà la ripresa dei ritmi produttivi. I sindacati confidano che l’impostazione della nuova passeggeri possa partire nel mese di luglio. L’azienda ha confermato da parte sua la volontà di mantenere l’attenzione sull’evoluzione della situazione nell’ambito dell’indotto. Saranno altresì rinnovati periodicamente i tavoli di confronto tra azienda e sindacati per gestire questa fase di Cig, sia a livello di concertazione con le segreterie provinciali, che con le Rsu di stabilimento appena rielette.
Il Piccolo, 26 gennaio 2010
L’azienda: «L’indotto potrebbe essere coinvolto solo in un secondo tempo»
Le proiezioni relative ai lavoratori dell’indotto di Fincantieri non sono al momento quantificabili. Lo ha spiegato l’azienda che, in relazione all’avvio previsto a partire dal prossimo 8 febbraio della cassa integrazione ordinaria per i lavoratori diretti dello stabilimento, non dispone di elementi di programmazione dell’andamento produttivo tali da poter stimare con certezza le eventuali ripercussioni sulle maestranze operanti nelle ditte d’appalto.
Secondo l’azienda, infatti, lo scarico di lavoro riguarda al momento le prime fasi produttive, a iniziare dal settore dell’officina navale, appannaggio dei lavoratori diretti. L’eventuale flessione nell’ambito degli appalti potrebbe farsi sentire successivamente, tenendo però conto della ripresa produttiva legata alla realizzazione dell’ultima nave passeggeri commissionata da Carnival. L’azienda, comunque, ha confermato l’attenzione anche sul fronte dell’indotto.
C’è un altro elemento da considerare: il piano di formazione e riqualificazione che sarà avviato contestualmente alla Cig, è significativo sotto due aspetti. Da un lato, infatti, l’azienda conferma l’investimento nei confronti delle proprie maestranze, nel segno dell’ottimizzazione delle professionalità. Dall’altro, si punta sulla qualità produttiva e organizzativa del lavoro, a garanzia dell’alto livello delle navi.
Il Piccolo, 09 gennaio 2010
LO SCONTRO. LA PROTESTA È APPRODATA IERI IN MUNICIPIO. L’ASSESSORE ALTRAN: NON POSSIAMO FARCI NULLA
Sfrattati 300 nuotatori, arrivano i carabinieri
Tensione alla piscina comunale. Il gestore ha impedito l’accesso degli atleti. I genitori: «Fatto scioccante per i bambini»
di TIZIANA CARPINELLI
Venti campioncini all’asciutto, costretti a restarsene fuori vasca per lo strappo tra il proprio gruppo sportivo e il gestore della Piscina comunale. Sono rimasti bloccati fuori dall’ingresso, ancora con la sacca di tela blu in mano, gli atleti della categoria esordienti (età 8 anni) che giovedì e ieri alle 15.30 si sono presentati al polo natatorio di via Capitello del Cristo. Stessa sorte è toccata, due ore dopo, alla categoria Assoluti (13 anni). Risultato: intervento dei carabinieri, genitori inviperiti e allenatori sul piede di guerra. Le gare infatti incombono e saltare un allenamento equivale a compromettere la stagione. Scoppia il caso ”Rari Nantes Adria” a Monfalcone, la società di nuoto che raduna 300 atleti in città, sfrattata per il mancato versamento della quota per l’utilizzo delle corsie richiesta dalla General service di Roberto Abram, società cui l’amministrazione ha affidato, con una convezione pluriennale, la gestione della struttura.
Ieri alle 10.30, con un vero e proprio blitz in municipio, una rappresentanza di genitori – che versano alla società agonistica la retta annuale di 520 euro, a loro dire una delle più care in Regione – si è presentata in piazza della Repubblica per protestare e chiedere al sindaco Gianfranco Pizzolitto, assente per un impegno a Gorizia, di ricomporre la grave frattura venutasi a creare. Il gestore della piscina, dal suo canto, ha riferito di essersi attenuto al regolamento e di aver sollecitato in questi mesi i pagamenti alla società, senza tuttavia ricevere risposta in tal senso: per questo ha negato al sodalizio l’accesso alla struttura, applicando ancora una volta le disposizioni. Gli attriti con la Rari Nantes Adria, comunque, non sono cosa nuova, anzi si trascinano da tempo e della situazione l’ente locale è informato.
Ma ai genitori, rimasti anche ieri alla porta, le ragioni ”politiche” importano poco. «Mio figlio di 13 anni non ha potuto allenarsi – ha spiegato una mamma, Nicoletta De Laszo –: nonostante risulti in regola coi versamenti non ha potuto accedere alla piscina, che è una struttura pubblica, costruita coi soldi dei contribuenti». «La retta è molto onerosa – ha riferito un’altra mamma, Federica Dal Canto -: vedersi sbattere fuori il proprio bambino, davanti a tutti, è stato uno choc. A noi non importano gli screzi di gestore e società: noi vogliamo che i nostri ragazzi, dei veri campioni, continuino a nuotare qui. Il resto si risolverà in un secondo tempo: ora è importante che tornino in vasca». «Mio figlio – racconta un padre, Giuseppe Milano – ieri sera mi ha detto: ”Papà, io so solo nuotare, dove andrò?”. Putroppo si sono create delle ripicche che finiscono per incidere su chi non c’entra nulla, ovvero i piccoli. Anche a Natale abbiamo patito sacrifici enormi, poiché nonostante la piscina fosse aperta agli atleti non è stato possibile scendere in vasca e le famiglie hanno dovuto portare i ragazzi a Gorizia».
Un nonno ha addirittura minacciato di chiamare i carabinieri. E la minaccia si è concretizzata ieri pomeriggio, quando qualcuno, vedendo per la seconda volta negata la vasca al figlio (è stato possibile solo l’ingresso da privato, dopo le 18, pagando l’entrata, ndr), ha telefonato ai militari della Compagnia di Monfalcone, intervenuti sul posto. I carabinieri hanno ascoltato i genitori e la direzione, avviando le indagini del caso. Sul posto anche il consigliere Udc Giuliano Antonaci, che già al mattino, assieme al vicesindaco Silvia Altran, aveva ascoltato le istanze dei genitori. «È da oltre un anno che dico che, con la piscina, non si può andare avanti così – ha tuonato Antonaci – ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica e so che anche la Corte dei conti è informata, non dico altro perchè sono stato sentito come persona informata sui fatti». «Nei rapporti tra il gestore e la società non possiamo entrare – così l’assessore allo Sport Altran -, ma senz’altro io e il sindaco ci porremo come intermediari per fare in modo che la vertenza venga affrontata e le due parti trovino un punto di accordo».
Il Piccolo, 09 gennaio 2010
LO SCONTRO. STORIA
Da mini-vasca a centro wellness
La piscina comunale di Monfalcone è sorta al confine con Staranzano nel lontano 1986. Da allora, l’impianto è molto cambiato, diventando col tempo un vero Polo natatorio, dotato di due piscine, una coperta e una scoperta, e recentemente pure di un’ala dedicata alla riabilitazione di sportivi e non, con centro benessere. In media attrae 400 utenti al giorno, utenti che non gravitano solo attorno al Monfalconese ma provengono anche da Duino, comune sprovvisto di tali strutture. Ma, soprattutto, la Piscina comunale è una fucina di ottimi sportivi. È il caso di Davide Peric, campione nei 200 stile libero, uno degli atleti più in vista della ”scuderia” Comunale.
Ieri mattina Peric, allenatore a Monfalcone dei bambini, è sceso in campo dalla parte dei genitori: «Mi è dispiaciuto per i più piccoli – ha commentato in municipio -: io li alleno e devo dire che si è formato un bel gruppetto. Sono giunto in piscina e ho saputo che l’accesso era stato negato: rammarica vedere che, ad andarci di mezzo, sono i bambini. Credo sia giusto che continuino ad allenarsi». La fatica, del resto, non è poca. E anche a proposito di Peric i genitori non hanno mancato di fare le loro osservazioni: «Alla Bianchi di Trieste, uno come lui lo farebbero allenare gratis…E invece paga, come noi, 520 euro: è una vergogna. Anche a Gorizia ci hanno fatto nuotare gratuitamente, sapendo della nostra difficoltà». (t.c.)
Il Piccolo, 09 gennaio 2010
LO SCONTRO. IL SODALIZIO È CHIAMATO A PAGARE 35MILA EURO
Abram: «Applico il regolamento»
«Non ho fatto altro che applicare il regolamento comunale sull’utilizzo degli impianto, il quale prevede che le società versino un canone per l’impiego delle corsie. Tutte le altre realtà pagano, non vedo perchè la Rari Nantes Adria non debba fare altrettanto». Questa la versione dei fatti di Roberto Abram, titolare della General Service, la società che gestisce la piscina comunale. «Ieri – ha proseguito – ho precluso l’ingresso alla società perchè da luglio non versa quanto dovuto: il provvedimento, in linea con quanto previsto dalla convenzione, è stato preso dopo diversi solleciti e tentativi di mediazione. Non voglio passare per l’orco cattivo della situazione, perchè non rispecchia il mio spirito negare agli sportivi l’accesso alle strutture: i genitori dovrebbero chiedere alla società il perchè di questa situazione, io mi limito ad applicare le regole».
Neppure sulla cifra da versare c’è accordo: i genitori hanno parlato di 35mila euro, Abram di una somma che si aggirerebbe sui 10mila. Una cosa è certa, quanto accaduto è solo il risultato di rapporti pregressi particolarmente tesi, legati anche ai cambi avvenuti ai vertici della società. Come riferito dall’ex assessore Michele Luise, a dare anima alla Rari Nantes Adria è stato Abram, un tempo nel direttivo, dunque anche sponsor del gruppo, e oggi invece fuori dal team. «La piscina ha bisogno di una società prestigiosa e viceversa: su questo si dovrebbe riflettere», così l’ex assessore allo Sport Luise. Volutamente assente alle proteste di ieri il presidente della Rari Nantes Adria Fabio Pangas ha spiegato: «È complesso dire come si sia arrivati fin qui: il punto saliente è che a inizio stagione la società si è ritrovata a pagare una somma di 35mila euro, pari a oltre metà del nostro bilancio di 50mila euro. Per le nostre finanze, versare tale somma è impossibile. Fino allo scorso anno, per un accordo pregresso, la società non pagava l’utilizzo delle corsie. Cambiando l’intesa ci siamo trovati in difficoltà. Il precedente assessore allo Sport si era impegnato a trovare un dilazionamento per arrivare al termine della stagione, ma con la sua dipartita è saltato tutto. Il gestore avrà anche le sue ragioni, non dico altro visto che abbiamo un incontro mercoledì. Ai genitori avevo chiesto di stare calmi: loro hanno optato per un’altra via. Ora mi preme solo di arrivare al termine della stagione». (ti.ca.)
Il Piccolo, 10 gennaio 2010
IL CASO DELLA SOCIETÀ DI NUOTO ESCLUSA DALLA PISCINA
Abram non cede, l’Adria resta fuori
Il gestore: la società non rispetta gli accordi. Atleti costretti ad allenarsi a Gorizia
di LAURA BORSANI
«Sono il primo a voler risolvere presto la situazione. I ragazzi della Rari Nantes Adria, in veste di vice e di presidente per lungo tempo, li ho visti crescere. Per anni ho sostenuto la loro attività nell’impianto senza oneri. Ma ho precisi doveri da rispettare. E di fronte all’assunzione di un impegno da parte della società di nuoto, c’è da attendersi la conseguente assunzione delle responsabilità». Roberto Abram, gestore della piscina comunale attraverso la General Service, ha ribadito anche ieri di essersi attenuto al regolamento, in ordine al mancato utilizzo delle vasche da parte dei ragazzi. Chiama in causa esigenze di carattere gestionale, non trattandosi, dice, di una questione di rapporti personali: «Sono dispiaciuto per quanto è accaduto, ma tutto è dovuto al fatto che i dirigenti della società di nuoto non hanno provveduto a informare adeguatamente i propri iscritti di come stavano le cose. Non solo. I 520 euro all’anno richiesti alle famiglie non li incassa la General Service, ma la società».
Ieri intanto sono andati a Gorizia una parte degli atleti della Rari Nantes Adria Monfalcone, per allenarsi. Lo ha confermato il presidente pro tempore della società di nuoto, Fabio Pangos: «Una parte dei nostri atleti oggi (ieri, ndr) è stata ospitata nella piscina comunale gestita dalla Gorizia Nuoto, che peraltro ringrazio per la disponibilità. Era già accaduto a Natale, quando l’impianto di Monfalcone era chiuso per le festività. I ragazzi hanno utilizzato la struttura goriziana anche ieri e l’altro ieri. Altri nostri atleti si sono invece allenati in città, durante il nuoto libero». Ma Pangos confida in una risoluzione a breve della questione.
Una fase di attesa, dunque, dopo che a un gruppo di piccoli campioncini l’altro ieri è stato negato l’uso delle vasche in virtù del mancato versamento della quota per l’utilizzo delle corsie richiesta dalla General Service, società alla quale l’amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto natatorio, attraverso una convenzione pluriennale, ha affidato la gestione. Si parla di 35mila euro l’anno, stimati dall’ente gestore. L’attenzione ora si concentra sugli aspetti contingenti. Il neo assessore allo Sport, Silvia Altran, ha promosso un incontro mercoledì pomeriggio, alle 15.30, in municipio: «Ho invitato l’ente gestore e il direttivo della società sportiva in Comune al fine di poter raggiungere una congrua soluzione. L’obiettivo di fondo resta quello di permettere ai ragazzi di condurre in tranquillità l’annata sportiva. Ritengo che una conciliazione sia possibile, nell’interesse dei ragazzi e delle loro famiglie».
Un auspicio ribadito anche dal presidente Pangos: «Entro lunedì (domani, ndr) daremo comunque una risposta ai ragazzi e alle famiglie. È un impegno che abbiamo assunto nei confronti dei nostri atleti. I ragazzi devono poter riprendere regolarmente a frequentare l’impianto natatorio cittadino. Sono ottimista, credo che una soluzione positiva sarà assunta. L’ente gestore ha dimostrato apertura al confronto».
Il presidente del Coni, Giorgio Brandolin, da parte sua, ha evidenziato: «Devo dare atto a General Service che garantisce una gestione tra le più economiche in regione. È sempre stata disponibile per ogni tipo di attività, sportiva e promozionale del Coni. Nel 2000, poco prima delle Olimpiadi, nell’impianto monfalconese si erano svolti i campionati italiani assoluti di nuoto, ospitati nella piscina esterna appena inaugurata e realizzata di fatto a carico della General Service. Un evento unico per Monfalcone». Brandolin ha aggiunto: «Siamo di fronte a un progetto di finanza pilota, dove il privato ha investito in termini consistenti. Ha realizzato non solo la piscina scoperta da 50 metri, ma anche il reparto ”Acqua amica”, inaugurato 2 anni fa. Interventi sostenuti in proprio e con un contributo regionale. Opere autofinanziate su suolo pubblico che restano in capo all’ente locale. Per questo – ha concluso – il Comune, e mi riferisco al sindaco Pizzolitto, deve prendere una posizione chiara».
Accuse-boomerang Antonaci querelato
Il legale della General Service, l’avvocato Riccardo Cattarini, ha fatto presente ieri che, «per alcune dichiarazioni fatte dal consigliere Antonaci sulla stampa, ho sporto da tempo querela. Vi sono due indagini pendenti alla Procura della Repubblica di Gorizia». Sempre ieri il consigliere comunale dell’Unione di Centro, Giuliano Antonaci, ha spiegato: «È da 4 anni che sollecito l’amministrazione a prendere di petto la situazione della piscina comunale, in modo da dare ai ragazzi della scuola dell’obbligo la possibilità di frequentare l’impianto a prezzo agevolato. In sede di approvazione del bilancio comunale 2008, posi come condizione al mio voto favorevole l’accoglimento della mia proposta. Condizione accordata dal sindaco Pizzolitto, ma alla quale ad oggi non è seguito alcun atto conseguente. Ritengo corretto che una struttura comunale, come tale, debba svolgere in primis una funzione pubblica. Per quanto riguarda il gestore, non ho nulla da obiettare: fa i suoi interessi. È l’amministrazione comunale, il sindaco o chi ne ha delega, a dover dare risposte precise. Per questo – continua – chiedo formalmente che venga disdetta la convenzione con la società, circostanza contemplata in caso di interesse pubblico, procedendo ad una gara di appalto per la gestione». Antonaci precisa: «Non avendo mai ricevuto riscontro alle mie ripetute sollecitazioni, circa un anno fa ho fatto una segnalazione alla Procura e alla Corte dei conti regionale al fine di valutare la conformità della convenzione stabilita dall’amministrazione».
Il Piccolo, 12 gennaio 2010
CASO PISCINA: CONTINUANO I SACRIFICI PER I GENITORI DEGLI ATLETI
Rari Nantes a Lignano per gli allenamenti
«Siamo come degli esuli, praticamente costretti a elemosinare ospitalità agli altri impianti della Regione». Le tribolazioni, per i genitori dei giovani atleti della società sportiva Rari Nantes Adria Monfalcone, ”sfrattata” giovedì dalle corsie della Piscina comunale di via Capitello del Cristo per il mancato pagamento delle corsie, non finiscono.
In attesa della riunione convocata domani alle 15.30 in municipio, anche ieri pomeriggio si sono visti costretti a far allenare i propri figli in un polo natatorio diverso da quello in cui si cimentavano solo una settimana fa. Nella fattispecie, i campioni della categoria Esordienti A2 sono finiti alla Piscina olimpionica di Lignano, perdendo in pratica due ore del loro tempo solo per approdare alla struttura.
«Devo dire che molti gestori, da Gorizia a Trieste, si sono gentilmente offerti di accoglierci – spiega Federica Dal Canto, portavoce delle famiglie -: ma i sacrifici, specialmente per i più piccoli che devono fare i compiti e studiare, sono notevoli. Se, infatti, i grandi si arrangiano in un modo o nell’altro, per i bimbi la situazione è più delicata: hanno appena iniziato a gareggiare e il rischio concreto è che i loro genitori, vista la criticità, invochino la restituzione della quota associativa, ritirandoli delle corsie. È vero, infatti, che questi campioncini fanno agonismo, ma è altresì notorio che non vi sono degli sponsor a supporto dell’attività. Il pulmino per assicurare il trasporto ad altre piscine ospita solo 9 posti e non tutti, dunque, possono trovare un passaggio. Insomma, non siamo affatto messi bene».
I gestori della piscina di Gorizia hanno garantito la disponibilità di quegli spazi: «Sì – conferma – però il polo è più piccolo rispetto a quello di Monfalcone e potranno assicurare la copertura sufficiente solo a maggio, quando anche la piscina esterna verrà riaperta».
«L’auspicio – aggiunge Dal Canto – è che dalla riunione di mercoledì emerga una soluzione, altrimenti davvero non sapremo che pesci pigliare. La società confida che si possa trovare un accordo ed è quello che speriamo anche noi genitori».
Le gare, inutile dirlo, incombono: oggi e domani, alla Bianchi di Trieste, si tengono infatti le competizioni interegionali che coinvolgono gli atleti di 13 e 14 anni. «Vedremo – conclude – se la situazione di disagio ha compromesso i risultati fin qui raggiunti: sarebbe un vero peccato». (t.c.)
Il Piccolo, 13 gennaio 2010
Adria-Gs, il match si sposta in Municipio
Nessun accordo tra società e gestore della piscina. Prima grana per il neoassessore Altran
Per le famiglie degli atleti della Rari Nantes Adria, le tariffe per l’utilizzo della piscina di Bistrigna sono eccessive, raggiungendo la quota di 520 euro l’anno. Per il gestore dell’impianto, Roberto Abram, titolare della General Service, «le tariffe applicate a Monfalcone sono più basse di quelle di molte altre città della regione». Se esiste un margine di manovra a disposizione dell’assessore allo Sport e vicesindaco Silvia Altran per ricomporre lo strappo tra l’ente gestore e i genitori dei nuotatori che frequentavano la piscina, sta tutto in una nuova tariffa che possa soddisfare entrambe le parti. Altre soluzioni al momento sembrano impraticabili. Davvero brutta, comunque, la gatta da pelare per il vicesindaco, visto che le speranze di ”un avvicinamento tra le parti” che Silvia Altran aveva manifestato nei giorni scorsi in vista dell’incontro di oggi alle 15.30 con società e gestore sembrano cadute. Insomma, per saggiare le capacità di mediazione del neoassessore allo Sport, subentrato al dimissionario Michele Luise da meno di due mesi, questo sarà un primo banco di prova importante.
Nel frattempo tra General Service e Adria Nuoto è sempre muro contro muro. Roberto Abram non intende recedere dall’applicazione del regolamento che impone il pagamento di una tariffa alla società. Questa, dal canto suo, ritiene eccessive le richieste e ha continuato in questi giorni a utilizzare, per i suoi atleti, altri impianti regionali, come Gorizia e Lignano. Ma si tratta di una condizione difficilmente sostenibile ancora per molto.
Tutti aspettano quindi l’esito dell’incontro odierno. La società, per bocca del presidente Fabio Pangos, spera in una soluzione mediata. «Non esistono solo il bianco e il nero, ci sono anche molte sfumature di grigio», ha detto ieri assai preoccupato ma anche fiducioso. Roberto Abram ha ribadito di voler rispettare il regolamento. «Ho fatto nascere io questa società – ha detto – e ho visto quei ragazzi crescere. Figuriamoci se voglio impedire loro di fare sport. Ma i genitori devono capire che non possono avere un trattamento privilegiato. Le tariffe si pagano dappertutto, a Trieste, come a Gorizia o a Lignano. Ritengo che non sia corretto pretendere che tutti i costi ricadano su chi, come me, ha messo su da solo un impianto natatorio di questo livello che, tra l’altro, dal 2019, a scadenza della convenzione, sarà a completa disposizione della città». (f.m.)
Il Piccolo, 14 gennaio 2010
Debito dimezzato, tariffe ridotte Ora l’Adria può tornare in piscina
Firmato un accordo tra la società sportiva e la General Services
di TIZIANA CARPINELLI
L’attesa fumata bianca, alla fine, è arrivata: i sessanta giovani nuotatori della Rari Nantes Adria, rimasti per una settimana a bordo piscina, potranno tornare ad allenarsi nella loro vasca.
È stato messo per iscritto – e quindi ufficialmente siglato ieri pomeriggio in Comune – l’accordo di ”pace” tra il gestore del polo natatorio comunale Roberto Abram e la società Rari Nantes Adria Monfalcone, entrambi al centro di uno scontro sfociato, nei giorni scorsi, nello ”sfratto” degli atleti dall’impianto di via Capitello del Cristo.
All’origine degli attriti il mancato versamento, da parte del gruppo sportivo, di una somma di denaro più volte sollecitata e mai ottenuta dalla General Services, l’ente gestore, per l’uso delle corsie, secondo quanto regolarmente stabilito dalla convezione comunale.
Il risultato positivo, incassato dall’assessore allo Sport e vicesindaco Silvia Altran – mai come ieri costretta nella difficile arte della mediazione a ricomporre la frattura – può ritenersi più che soddisfacente per tutte le parti.
Tre le voci più importanti dell’intesa: la riduzione del debito pregresso accumulato dalla società sportiva, il prezzo ”politico” (8 anzichè 11 euro all’ora) per l’uso delle corsie di nuoto e la ripresa immediata degli allenamenti in piscina. «A questo punto – ha commentato Silvia Altran, dopo un pomeriggio interminabile – mi aspetto che arrivino presto anche ottimi risultati sportivi».
Il contradditorio tra le parti è stato a tratti vivace: dalla stanzetta al primo piano del municipio che un tempo ospitò l’ufficio di Lucio Gregoretti, segretario particolare del sindaco, e oggi accoglie le sedute di giunta, a più riprese si sono sentite discussioni accese, ma alla fine tutti hanno avuto soddisfazione, in virtù di reciproci impegni assunti proprio davanti all’amministratore pubblico.
«La questione è stata risolta in maniera abbastanza positiva – così Altran – perchè su mia rischiesta la General Services ha acconsentito a riconsiderare la situazione, nonostante la convenzione vada assolutamente rispettata. Da sottolineare, comunque, che il gestore della nostra piscina comunale applica la tariffa di 11 euro all’ora per l’impiego di una corsia: prezzo tra i più bassi in regione, perfino inferiore a quello applicato dalla Bianchi di Trieste, che è un centro federale di nuoto». Come ricorda l’assessore allo Sport, «per una serie di motivi, la società non aveva corrisposto la somma dovuta per l’utilizzo delle corsie, accumulando così una serie di debiti che, trascinandosi nel tempo, hanno contribuito a creare questa situazione di dissidio».
«In pratica – ha proseguito l’assessore – il debito pregresso è stato ridotto in maniera considerevole e la società si è impegnata a versare quanto dovuto anche per il futuro». Roberto Abram, dal canto suo, ha rinunciato a incassare una parte della somma, dimostrando il suo attaccamento agli atleti. «In questo modo, una volta riappianato il quadro, i giovani potranno da subito tornare in piscina – ha concluso il vicesindaco -. La cosa che più premeva a tutti, ovvero che i piccoli potessero riprendere a nuotare a Monfalcone, è stata ottenuta. Inoltre, la società verserà per le corsie una quota inferiore rispetto agli 11 euro stabiliti dalla convezione: si potrà allenare al costo di 8 euro. A questo punto potremo veramente dire di avere la tariffa più bassa in Friuli Venezia Giulia».
Il Piccolo, 16 giugno 2010
I GENITORI DEGLI AGONISTI TEMONO RIDUZIONI DI SPAZI E ORARI
Abram: «Gli atleti avranno i loro spazi in piscina»
Riesplode il ”caso piscina” a Monfalcone. Già a gennaio una sessantina di giovani nuotatori della Rari Nantes Adria erano rimasti per una settimana a bordo vasca, a seguito dei dissidi venutisi a creare tra il gestore del polo natatorio e la società sportiva, oltre che a causa dei mancati versamenti di una parte delle quote per l’utilizzo delle corsie. La frattura, grazie anche alla mediazione dell’assessore allo Sport Silvia Altran, si era poi ricomposta. Ma, a quanto pare, la ruggine è ancora presente e non fa ben sperare per il futuro. «Mancano 30 giorni alla scadenza dell’accordo – scrivono in una lettera i familiari dei giovani atleti – e i nostri ragazzi forse non nuoteranno più a Monfalcone, in totale sprezzo di un diritto fondamentale rappresentato dallo sport: quale genitore e quale adulto possono violare in silenzio questo diritto? Noi parenti dei ragazzi della Rari Nantes non ce la sentiamo e quindi non ci stiamo! Vogliamo gioire con loro, visto che i risultati non mancano, e vogliamo soffrire con loro e per loro. Fino a che non ci saranno risposte serie e concrete da parte del gestore della piscina e del Comune di Monfalcone, non saremo interessati alle mezze verità, al vuoto e al gioco di parole. Gli atleti vogliono solo nuotare!».
Chiara la replica del gestore della piscina Roberto Abram: «Entro il mese o al massimo ai primi di luglio verrà resa nota la programmazione per settembre. Noi garantiamo a tutti quanti la possibilità di usare gli impianti, senza alcuna discriminazione di sorta: sarà nostra premura accordare a ogni atleta uno spazio. Qui non si vieta niente a nessuno». A spiegare nel dettaglio le problematiche dei genitori è una mamma, Federica Dal Canto: «Tra due settimane scadrà l’accordo col gestore, ma a tutt’oggi non sappiamo che fine faranno i nostri ragazzi, ovvero a che ora si potranno allenare e se ci sarà spazio per loro. Sappiamo che non possono essere estromessi dalle corsie come utenti, ma il timore, visti i contrasti, è che manchi la disponibilità a garantire le vasche in orari compatibili con le necessità di studio dei ragazzi». Dal Canto afferma che la società «ha già perduto il suo ufficio e il presidente si è visto costretto ad allestire una sede nel suo giardino, proprio davanti alla piscina, per raccogliere i nuovi iscritti». «Ma la cosa che spiace di più – conclude – è constatare come a fronte di risultati ragguardevoli (terzo posto al Trofeo dell’Est, nono al memorial di Brescia, ndr) si continuino a riscontrare difficoltà, al punto che oggi c’è chi si allena a Gorizia, pur risiedendo a Monfalcone. Non mi aspetto un intervento del gestore bensì del Comune, che latita nel dare risposte». (ti.ca.)
Il Piccolo, 08 gennaio 2010
IL CASO. UNA VENTINA DI PERSONE NON SARANNO PIÙ DISCRIMINATE
Il Comune dà una casa ai senzatetto, ma è virtuale
Sui documenti i cittadini senza fissa dimora risulteranno residenti in una via inesistente, intitolata a Natale Morea
Monfalcone cancella i senzatetto. Almeno sulla carta. Dai documenti di identità, infatti, scomparirà la dizione ”senza fissa dimora” che sarà sostituita da via Natale Morea, un barbone romano che nel 2003 non esitò a mettere repentaglio la propria vita, rimanendo ferito, per sottrarre due ragazze a un’aggressione. L’uomo ricevette dall’allora presidente Ciampi la medaglia d’oro al valor civile. È a lui che oggi il Comune intende intitolare una strada. Una strada, però, inesistente, che sarebbe vano cercare in città. La strada in cui ”abitano” i senza fissa dimora c’è solo sulla carta, anche se è indispensabile per consentire l’iscrizione all’anagrafe di chi occupa temporaneamente pensioni, roulotte o rifugi provvisori. Una situazione che a Monfalcone interessa una ventina di persone, che un alloggio stabile al momento non ce l’hanno perché la famiglia d’origine si è disgregata e hanno perso il lavoro. Presentare una carta d’identità su cui però come recapito c’è scritto “Via dei Senza fissa dimora” non è certo un biglietto da visita ottimale. Come l’amministrazione comunale ha convenuto, decidendo quindi di intitolare la via che non esiste a Morea, morto nel 2006 a Massafra. Il periodo di 10 anni dalla scomparsa richiesto per procedere all’intitolazione di una via a una persona questa volta non ha però rappresentato un ostacolo: la via non esiste, non ha numeri civici, e quindi la prefettura ha fornito in tempi molto rapidi il proprio parere favorevole. «Abbiamo accolto molto volentieri la proposta di andare a questa intitolazione che è stata avanzata dalla responsabile del servizio anagrafe – spiega l’assessore alle Politiche sociali e servizi demografici Cristiana Morsolin -. Il nome di via dei Senza fissa dimora poteva andare bene fino a qualche anno fa, quando chi si trovava in questa condizione erano di fatto solo i nomadi, che non avevano interesse a radicarsi sul territorio». La situazione è cambiata in questi ultimi anni, quando a trovarsi senza casa sono state e sono persone che già risiedevano a Monfalcone e si sono trovate, per vari motivi, senza più un’abitazione stabile. «Poteva quindi essere lesivo per la loro dignità e discriminatorio trovarsi con quell’indirizzo, perché sarebbero stati subito etichettati», sottolinea l’assessore. Tra l’altro, nella nuova via, ancorchè virtuale, non ”abita” chi ha occupato abusivamente un alloggio. «In quel caso, in base alla normativa, la polizia municipale accerta che la persona sta nel luogo indicato nella richiesta di iscrizione all’anagrafe – spiega l’assessore Morsolin -. E’ quanto è accaduto anche con gli occupanti di casa Mazzoli in via Don Bosco. Che poi l’occupazione sia illegale e faccia scattare provvedimenti di sgombero ed eventuali denuncie è un’altra questione». La decisione di eliminare dalla carta d’identità la dicitura ”senza fissa dimora” è un’iniziativa che anche altre città hanno preso, ricorda il dirigente della mobile della questura di Gorizia, Massimiliano Ortolan. Nel caso il senzatetto dovesse commettere una contravvenzione, la comunciazione della sanzione verrà recapitata nel suo luogo di residenza, e siccome, essendo fissa dimora, la missiva sarà esposta all’albo comunale. Sia che sulla carta d’identità appaia la scritta ”senza fissa dimora” o il nome della via fittizia. In caso di comuncazioni giudiziarie, ricorda ancora Ortolan, queste saranno indirizzate all’avvocato presso è stato eletto domiclio.
Laura Blasich
Messaggero Veneto, 08 gennaio 2010
L’amministrazione comunale, dopo il via libera della Prefettura, ha deciso di intitolarla a Natale Morea, il senzatetto morto nel 2006
Avrà un nome la via “Dei senza fissa dimora”
MONFALCONE. In una canzone di Sergio Endrigo si parlava di una casa senza soffitto e senza cantina, in via dei Matti numero zero. Anche a Monfalcone una via-non via esiste: è quella in cui abitano i senza fissa dimora. Ovvero una via che non esiste, se non sulla carta, ma che è indispensabile per consentire l’iscrizione all’anagrafe di chi non ha una casa stabile, ma abita temporaneamente in pensioni, roulotte o rifugi provvisori.
Sembra una situazione paradossale, ma è invece una realtà che interessa una ventina di persone, che non hanno una casa stabile, magari perché la famiglia di origine si è disgregata, o hanno perso il lavoro, o magari hanno dovuto fare delle scelte difficili.
Magari queste persone stanno tentando di ricostruire la loro vita, di trovare un lavoro e devono necessariamente presentare dei documenti con un domicilio. Ma presentare una carta d’identità in cui al recapito compare la dicitura “via dei Senza fissa dimora” non è certo ottimale per fare una buona impressione. Tanto che l’amministrazione comunale di Monfalcone, cercando una soluzione dignitosa e nella norma, ha deciso di intitolare la via che non esiste a Natale Morea, il senzatetto che nel 2003 a Roma fu gravemente ferito da due uomini per aver difeso alcune ragazze che erano state aggredite. Per il suo gesto Morea ricevette la medaglia d’oro al valor civile dall’allora presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Natale Morea è poi morto nel 2006 a Massafra. Dalla sua morte sono passati dunque solo quattro anni e quindi a rigor di legge non si potrebbe intitolare una via a una persona che non sia deceduta da almeno dieci anni, ma in questo caso non ci sono stati problemi: la via infatti non esiste, non ha numeri civici, e quindi la Prefettura ha fornito in tempi molto rapidi il proprio parere favorevole. «Abbiamo accolto molto volentieri la proposta di andare a questa intitolazione che è stata avanzata dalla responsabile del servizio anagrafe – spiega l’assessore alle Politiche sociali e ai servizi demografici Cristiana Morsolin –. Il nome di via dei Senza fissa dimora poteva andare bene fino a qualche anno fa, quando chi si trovava in questa condizione erano di fatto solo i nomadi, che non avevano interesse a radicarsi sul territorio».
La situazione, però, è cambiata in questi ultimi anni, quando a trovarsi senza casa sono state e sono persone che già risiedevano a Monfalcone e si sono trovate, per vari motivi, senza più un’abitazione stabile. «Poteva quindi essere lesivo per la loro dignità e discriminatorio trovarsi con quell’indirizzo, perché sarebbero stati subito etichettati», sottolinea l’assessore alle Politiche sociali.
Nella via però non abita chi occupa abusivamente un alloggio. In quel caso, in base alla normativa, la polizia municipale accerta che la persona stia nel luogo indicato nella richiesta di iscrizione all’anagrafe, ma poi, visto che l’occupazione è illegale, scattano il provvedimento di sgombero ed eventuali denunce. Solo gli stranieri, comunitari ed extracomunitari, come ricorda l’assessore, sono inoltre tenuti a dimostrare di poter contare su un reddito minimo e un’abitazione per poter ottenere l’iscrizione all’anagrafe.
Il Piccolo, 09 gennaio 2010
LA SCELTA DI INTITOLARE AL BARBONE-EROE LA RESIDENZA VIRTUALE DEI SENZATETTO
Via Natale Morea, Monfalcone fa da apripista
L’iniziativa del Comune rilanciata da Internet e dalle agenzie di stampa nazionali
Un giornalista di 27 anni, Gabriele del Grande, ha raccolto in un libro cosa significa essere ”senza fissa dimora”, dopo che per venti giorni ha vissuto a Roma come un barbone, ricorrendo all’elemosina e avvicinando chi abita in strada. Mentre il Comune di Monfalcone, per rispetto nei confronti di questa categoria sociale debole e per questo più esposta, ha eliminato dalle carte d’identità la dicitura ”senza fissa dimora” per dedicare ai senzatetto una ”via virtuale”, nel nome e a ricordo di Natale Morea, il vagabondo che nel 2003 a Roma difese due ragazze da un’aggressione rimanendo ferito. Un gesto che gli valse la medaglia d’oro al valore civile insignitagli dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, mentre Walter Veltroni gli trovò un’abitazione e un sostegno. Morea morì tre anni dopo, nel maggio del 2006 a Massafra.
La scelta assunta dal Comune di Monfalcone ha colto nel segno per la sensibilità ma soprattutto per la scelta di Natale Morea. L’eliminazione della dicitura ”Senza fissa dimora” dalle carte d’identità è stata infatti presa anche da altre città, una prassi prevista dalla legge. Per Monfalcone si tratta di un atto simbolico di valore aver battezzato virtualmente la ”via Morea”, rimbalzato sulle maggiori agenzie stampa nazionali, citato anche su Internet. L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ha spiegato questa scelta: «Abbiamo accolto molto volentieri la proposta di questa intitolazione avanzata dalla responsabile del servizio anagrafe. La situazione è cambiata, se qualche anno fa infatti i senzatetto erano sostanzialmente nomadi, che quindi non avevano interesse a radicarsi nel territorio, oggi sono residenti di Monfalcone che, per motivi diversi, si sono trovati senza abitazione. Poteva quindi essere lesivo per la loro dignità e discriminatorio l’indirizzo ”Senza fissa dimora”, poichè sarebbero stati subito etichettabili».
In occasione dei suoi funerali, il presidente onorario Arcigay, Franco Grillini, aveva osservato: «Nonostante la sua condizione non fortunata, Morea seppe ribellarsi eroicamente alla violenza del maschilismo che aveva provato sulla propria pelle, nell’immagine di quel pregiudizio che lo aveva dileggiato e tormentato per tutta la vita. Ci inchiniamo grati a Morea, fragile eroe moderno della libertà».




