Il Piccolo, 04 marzo 2010
PAGA GLOBALE, SICUREZZA, MA ANCHE IL RISPETTO DELLE REGOLE AL CENTRO DEL DIBATTITO
Fincantieri, appalti-boom e controlli sempre più difficili
Complesso governare una realtà molto frastagliata. In campo corsi per la prevenzione degli infortuni
di LAURA BORSANI
Sicurezza sul posto di lavoro, ma anche il rispetto delle regole nel sistema degli appalti. Il fenomeno della cosiddetta ”paga globale” che comprimendo i costi ridimensiona stipendi e numero di ore lavorate. E i controlli preventivi sulla criminalità. Sono alcuni dei punti al centro del dibattito aperto in questi giorni sulla complessa realtà del cantiere navale. L’azienda si misura con un indotto che, in termini di lavoratori, circa tremila, è quasi il doppio rispetto ai dipendenti diretti dello stabilimento. Un altro dato, relativo al 2009, rende chiaramente il peso di Fincantieri: in regione, infatti, l’azienda si è avvalsa di oltre 500 ditte distribuendo oltre 300 milioni di euro.
Equilibri, dunque, delicati e articolati, che richiamano alla riflessione sulla trasparenza e sul monitoraggio. Proprio oggi, peraltro, alle 20.30, nella sala consiliare ospitata nel palazzo dell’ex Pretura, la rappresentanza sindacale unitarIa dello stabilimento e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici porteranno il loro contributo sulla realtà della fabbrica. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri attorno al quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è infatti esaurito con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, davanti ai tre consigli comunali di Monfalcone, Ronchi e Staranzano. Nella seduta odierna si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.
Le organizzazioni sindacali sottolineano la necessità di poter garantire un più ampio ventaglio di verifica e di controllo puntando a investire maggiormente e in modo più capillare sulla realtà dell’appalto. L’azienda, da parte sua, si richiama al protocollo sulla trasparenza sottoscritto nel 2007. «La definizione di trasparenza – viene spiegato – eredita la necessità di un approfondimento – espresso dalle forze sociali e qualificato dal Prefetto – delle dinamiche (paga globale e altro) annesse alla complessa gestione delle società appaltatrici». Sul fronte degli infortuni, l’azienda evidenzia una «riduzione notevole negli ultimi tre anni». E, a proposito di sicurezza, ricorda che i controlli sono costanti, garantiti per legge e in virtù degli stessi accordi sindacali, prevedendo inoltre, dal 2005, una specifica attività di informazione e formazione dei dipendenti delle ditte esterne. Attività che riguarda sia gli aspetti generali (emergenza, primo soccorso, evacuazione, eccetera), sia di tipo specialistico (mansioni specifiche), svolta in sette lingue, tra cui anche il bengalese.
IL SINDACATO. PROPOSTO L’AMPLIAMENTO DEL TAVOLO SULLA TRASPARENZA
Casotto (Fiom): «Verifiche a 360 gradi nelle imprese che orbitano in cantiere»
I sindacati lo dicono chiaramente: porre sul tappeto le problematiche della sicurezza sul lavoro, ma anche le dinamiche interne riguardanti le ditte operanti in appalto per Fincantieri, non significa accusare l’azienda. Alla quale le organizzazioni sindacali riconoscono l’impegno nell’ambito di un confronto che resta costante. Riconoscono gli sforzi e i risultati perseguiti. E osservano: «L’azienda risulta anche vittima di processi non facili da comprendere, proprio perchè riguardano una realtà molto estesa e frastagliata di cui Fincantieri è concausa». Si tratta pertanto di valutare a 360 gradi gli elementi di criticità e di rischio al fine di mettere a punto strumenti e modalità di controllo più capillari e incisivi. I punti passano attraverso la questione sicurezza sul lavoro in relazione agli infortuni e al rispetto delle norme e delle procedure comprendendo anche la fornitura di elmetti, guanti e altre protezioni. Quindi la «paga globale, un fenomeno – spiega il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – che continua a esistere. Paghe non regolari, a fronte di ore lavorate di cui una parte non vengono retribuite. I lavoratori hanno problemi a esporsi per il timore di venire licenziati». Casotto continua citando i problemi legati alla cassa integrazione che per i lavoratori in appalto significa «percepire le indennità con estremo ritardo».
Prende in esame poi le criticità sotto il profilo sociale, con il fenomeno degli affitti in nero e il protocollo sulla trasparenza «tarato sulla prevenzione delle infiltrazioni malavitose. Si tiene conto anche dei rischi legati alla delinquenza comune?». Da qui, dunque, la proposta: «Si potrebbe allargare il tavolo sugli appalti istituito in Confindustria ad altre istituzioni, come Medicina del lavoro, ampliando il raggio di verifica e di intervento». Casotto conclude: «Le nostre osservazioni si basano su realtà documentate. Sono elementi da considerare come segnali di rischio per i quali poniamo la riflessione soprattutto in termini di prevenzione. Criticità che, in virtù della situazione di crisi economica, possono acuirsi alimentando tensioni sociali». (la. bo.)
L’AZIENDA. IL SISTEMA DI MONITORAGGIO
«Accertamenti approfonditi e periodici a partire dall’ingresso in fabbrica»
Fincantieri ha investito e sta investendo sulla sicurezza e sul rapporto con le imprese d’appalto. Lo stabilimento diretto da Paolo Capobianco ha istituito un sistema di controllo delle ditte terze finalizzato ad accertare l’assolvimento da parte delle imprese degli obblighi retributivi, contributivi e assicurativi previsti dalle norme in vigore. L’azienda, dunque, chiama in causa specifiche procedure atte proprio a mantenere il controllo sulle dinamiche legate all’indotto. Si tratta di un’attività effettuata sia in termini preventivi, cioè prima che il singolo soggetto imprenditoriale entri in rapporto con Fincantieri, sia periodicamente.
Le ditte che intendono instaurare una collaborazione sono tenute a presentare l’elenco nominativo del personale, completo di dati anagrafici, qualifica e posizione assicurativa, l’elenco degli ultimi versamenti Inps e Inail, la comunicazione di assunzione dell’Agenzia regionale per l’impiego, copia del libro di matricola e degli ultimi fogli paga, nonchè del Documento unico di regolarità contributiva. Una volta inserite nel sistema produttivo di Fincantieri, le ditte documentano quindi periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contributivi e assicurativi, la puntuale corresponsione delle retribuzioni, la regolarità dell’appalto ed il rispetto degli accordi sindacali. L’inosservanza, a seconda della gravità dell’infrazione, comporta la diffida per la ditta, un’adeguata sanzione per inadempimento contrattuale e, nei casi più gravi, la risoluzione contrattuale. Anche sul fronte della sicurezza sul lavoro, i controlli sono costanti, nel solco delle leggi e degli accordi sindacali. L’azienda ha avviato anche un’attività informativa e formativa diretta ai dipendenti in appalto. E ancora: il fatto che i lavoratori dell’appalto non percepiscano le indennità di cassa integrazione poichè espressione di piccole realtà aziendali quindi non tutelate da sufficienti ammortizzatori sociali, viene spiegato, rappresenta una grande questione nazionale, che «deve essere discussa in altre sedi». Resta chiaro che, il tema degli affitti in nero è legato all’evasione fiscale e, come tale, va combattuta attraverso le normative vigenti. (la. bo.)
L’OCCUPAZIONE. OLTRE 1700 I DIPENDENTI DIRETTI
Trecento le ditte esterne con tremila lavoratori
Sono circa trecento le ditte dell’appalto all’interno dello stabilimento di Panzano. Occupano circa 3mila lavoratori. I dipendenti diretti della Fincantieri, invece, sono oltre 1700. È evidente dai numeri, pertanto, il forte rapporto con l’indotto stabilito all’interno della fabbrica.
La prestazione d’opera fornita dalle imprese in appalto si concentra nell’ambito dei settori dell’allestimento e dell’arredamento delle navi passeggeri, lasciando pertanto gli altri settori, come quello della progettazione e del taglio delle lamiere, il comparto produttivo navale, ai lavoratori diretti di Fincantieri. La cassa integrazione ordinaria aperta l’8 febbraio scorso e che attualmente sta coinvolgendo una novantiva di dipendenti è legata proprio allo scarico di lavoro determinatosi nelle prime fasi produttive, a causa della prolungata mancanza di nuove commesse.
Il Piccolo, 06 marzo 2010
«Fronte comune per la legalità negli appalti»
Le Rsu di Fincantieri e i sindacati provinciali illustrano in Consiglio problemi e proposte
di LAURA BORSANI
Fincantieri, appalti, sicurezza. La crisi economica isontina e monfalconese. Il Consiglio, dedicato all’audizione delle organizzazioni sindacali, con i segretari provinciali Thomas Casotto e Mauro Brumat (Fiom), Gianpiero Turus (Fim), nonchè i rappresentanti delle Rsu di Fincantieri, Moreno Luxic (Fiom), Michele Zoff (Fim) e Andrea Holjar (Uilm), ha rappresentato il secondo atto, a un mese dall’incontro con l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. La parola, dunque, ai sindacati. «Seguirà un altro momento, incentrato sul dibattito politico – ha spiegato il presidente del Consiglio, Marco Ghinelli – e saranno prodotti gli atti conclusivi». Fincantieri che rappresenta il 52% del Pil isontino. E l’appalto, nato nel 1989, diventato strutturale e preponderante rispetto alla produzione interna. Una forbice ampia, per la quale è stata posta la riflessione su una ”rimodulazione” organizzativa, ma anche sulla pari dignità dei lavoratori. Luxic ha spiegato: «Per uno stabilimento capace di produrre le navi più belle del mondo, esigiamo condizioni di lavoro dignitose. La realtà dello stabilimento è molto complessa: la grande massa di lavoratori dell’appalto non è ”inquadrata” nell’ambito del contratto nazionale. Ci troviamo a gestire anche situazioni-limite». Luxic ha citato il contratto integrativo, che contempla premi, regole per la sicurezza e per il rispetto ambientale, aspetti economici di non poco conto. Compreso l’efficientamento del sistema lavorativo. Ha quindi posto la questione-amianto: «L’amianto sta continuando a mietere vittime. È urgente dare slancio al tavolo provinciale già aperto, per creare un Centro di eccellenza nella cura di questo male». Quindi, gli scarichi in Fincantieri: «Sono limitati nel tempo, il lavoro arriverà. Parliamo di prototipi, segno che lo stabilimento produce alta qualità». Casotto ha focalizzato l’attenzione sugli appalti: «Fincantieri è stata anche vittima, intrappolata nel sistema degli appalti. Resta un fatto documentabile che esistono situazioni non proprio corrette ai fini del rispetto delle norme. Fincantieri s’è affidata agli appalti provocando queste situazioni difficili. La nostra, comunque, non vuole essere un’accusa all’azienda. È invece necessario fare fronte comune». Ha ribadito la proposta di ampliare il tavolo istituito in Confindustria ad altri soggetti, integrandolo con ulteriori sistemi per prevenire le situazioni potenzialmente a rischio. Ha fatto riferimento al tavolo sulla legalità istituito in Prefettura, proponendo maggiore flessibilità, «al fine di intervenire tempestivamente nel quotidiano, per le irregolarità minori». E ha invitato l’azienda a «sedersi attorno ad un tavolo per affrontare queste situazioni». Una chiamata a ”serrare le fila” estesa a livello provinciale, tenendo conto di realtà in forte crisi come la Eaton, un esempio su tutti. «Chiediamo una riflessione profonda – ha fatto eco Turus -, siamo disponibili a studiare assieme le opportune misure. È importante garantire un appalto qualificato». Ampio il dibattito. Sergio Pacor (Ln) ha sollecitato informazioni sui cassaintegrati dello stabilimento. Giuliano Antonaci (Unione di Centro) ha evidenziato la preoccupazione per la situazione economica del mandamento, chiedendo quali sono le prospettive. «All’affacciarsi della crisi – ha detto Casotto -, abbiamo cercato di bloccare i licenziamenti. Oggi un terzo degli operai sarebbero disoccupati». Ha parlato altresì delle logiche di delocalizzazione da parte delle multinazionali. Barbara Zilli (Pd) ha, tra l’altro, posto i temi degli infortuni, dell’innovazione e i rapporti tra politica e sindacati. Lungo l’intervento di Fabio Del Bello (Pd) che si è soffermato sul rapporto città e fabbrica.
Il Piccolo, 09 marzo 2010
Fincantieri, c’è l’accordo sui premi di programma In ballo 1208 euro in busta
Quattro obiettivi da raggiungere. Entro marzo scatta la ”cassa” per un’altra cinquantina di lavoratori
Il sindacato chiede la rotazione e la mobilità interna
di LAURA BORSANI
Cresce la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori diretti di Fincantieri. E intanto, in questi giorni è stato raggiunto l’accordo, nell’ambito del contratto integrativo siglato nell’aprile 2009, in relazione ai premi di produzione e di programma. Si tratta di 4 obiettivi di programma scaglionati nell’arco del 2010, a fronte di una quantificazione economica complessiva di 1208 euro nelle buste-paga dei lavoratori, a partire da marzo e fino a ottobre, con il saldo pari al 20% erogato nel febbraio 2011. Premi che saranno garantiti anche ai lavoratori in cassa integrazione, eccetto quelli legati all’efficienza, relativi all’attività in fabbrica.
CASSA. Come da accordi stabiliti tra azienda e sindacato in sede di Confindustria, entro marzo sarà interessato dal provvedimento di Cigo un altro contingente di dipendenti nell’ambito dell’officina navale e prefabbricazione. Si tratta di una cinquantina di unità, che si aggiunge agli attuali lavoratori già in ”cassa”, una novantina. I rappresentanti delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm hanno ricordato le condizioni stabilite nell’ambito dell’accordo siglato. In particolare, il rispetto della rotazione della ”cassa” tra i lavoratori coinvolti nello scarico di lavoro. Hanno richiesto altresì che, considerata questa fase di flessione produttiva, non si proceda contestualmente al rinnovo degli appalti, avvalendosi della mobilità interna dei lavoratori, valutando la congruità delle mansioni necessarie.
«Nell’ambito dell’accordo integrativo firmato con l’azienda – ha osservato Moreno Luxich della Fiom -, abbiamo posto l’accento anche sull’aspetto sociale, attraverso la richiesta della rotazione dei lavoratori, ma anche il ricorso alla mobilità interna dei lavoratori. Resta comunque l’attezione per i lavoratori dell’appalto, per i quali sollecitiamo il ricorso agli ammortizzatori sociali». Dopo lo scarico del settore navale e di parte della salderia B, la flessione produttiva interesserà progressivamente gli altri comparti. Le Rsu di Fiom, Fim e Uilm hanno richiesto all’azienda un incontro per discutere sui numeri dello scarico di lavoro relativi agli step successivi. «Possiamo dire – ha aggiunto Luxich – che il clima nei rapporti tra azienda e sindacato, in questa fase serrati e quotidiani, sono distesi. Ci sono alcuni aspetti da definire, ma complessivamente non vi sono intoppi particolari».
I PREMI. Intanto venerdì è stato siglato tra l’azienda e le Rsu l’accordo sui premi di programma per l’anno 2010. Il ”peso economico” è pari a 1208 euro. Le erogazioni in busta paga riguardano tre momenti dell’anno, fino al mese di ottobre, con una copertura economica dell’80%. Il saldo è invece stato fissato nel febbraio 2011. Gli obiettivi stabiliti sono quattro, e l’erogazione dei premi avverrà pertanto a fronte del raggiungimento degli stessi. Entro il 25 marzo è quindi stata fissata la consegna della passeggeri ”Azura” e la verifica finale degli impianti di sicurezza. Il peso economico per il rispetto di questo obiettivo è pari al 30%, con un’erogazione in busta paga di 290 euro. Entro il 30 giugno è invece previsto il passaggio dell’ultimo blocco dalla prefabbricazione al pre-montaggio di ”Magic”. Il peso economico, del 25%, comporta l’erogazione in busta paga di 241 euro. Quindi gli ultimi due appuntamenti: entro il 21 luglio è fissata la prova a mare con il rilascio della certificazione Rina (Registro italiano navale) per la ”Queen Elizabeth”. Il peso economico, pari al 20%, è di 193 euro. Entro il 31 agosto seguirà il varo della nave ”Magic” e il completamento al 100% della saldatura dello scafo. Qui il peso economico è pari al 25%, ossia 241 euro. Entrambi i premi saranno erogati in un’unica soluzione di 434 euro nel mese di ottobre. Il saldo, pari al 20%, di 193 euro, sarà invece liquidato nel febbraio 2011.
Nell’ambito dell’accordo integrativo, vanno inoltre considerati il saldo relativo al premio di produzione, erogato questo mese, di 151 euro, oltre ai premi di efficienza per i capi (previsto a maggio 2010) e per i lavoratori diretti e indiretti (due tranche semestrali, a luglio e a gennaio 2011).
Il Piccolo, 27 marzo 2010
Bono: «Fincantieri non licenzierà nessuno»
L’ad promette: «Tutti i cassintegrati torneranno in azienda al più presto»
LA CONSEGNA DI AZURA
L’azienda annuncia che non chiuderà nessun cantiere Schifani: «Impresa pubblica gestita come una privata»
di GIULIO GARAU
MONFALCONE «Se vuole uscire dalla crisi l’Italia deve riscoprire il lavoro. Siamo agli ultimi posti nel confronto sulla produttività, se non riscopriamo questi valori abbiamo poca strada davanti». Non è riuscito nemmeno a finire la frase l’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono, le sue parole sono state interrotte da un applauso. In prima fila proprio i rappresentanti sindacali delle Rsu. Ma è stato soltanto il primo dei quattro applausi che hanno sottolineato il suo discorso, fatto come sempre a braccio, genuino, per fare, di fronte alla platea gremita, il punto nave dell’azienda e il confronto con il panorama economico mondiale.
È sempre riuscito a stupire Bono con i suoi discorsi che vanno al cuore dei problemi e lo ha fatto puntualmente anche ieri a Monfalcone alla cerimonia di consegna di Azura, la nuova ammiraglia della flotta P&O del Gruppo Carnival, che con le sue 116 mila tonnellate di stazza è la ventisettesima nave passeggeri costruita da Fincantieri, la più grande per il mercato britannico.
«Bono il nostro capitano coraggiorso» lo ha definito il presidente di Fincantieri, Corrado Antonini che lo ha preceduto spiegando come la concorrenza si vince sul fronte dei costi, dell’efficienza e della qualità. «La crisi è come un’epidemia – ha detto – fa scomparire i più deboli e rende più forti i forti. Stiamo lavorando per raggiungere l’obiettivo nell’essere forti».
Un percorso durissimo, l’ad Bono lo ha confessato a margine della cerimonia raccontando la «battaglia spaventosa che abbiamo dovuto combattere sul fronte dei prezzi per prendere nuove navi». «Ci siamo battuti come leoni» ha aggiunto e Fincantieri, unica in Europa e nel mondo, «è riuscita a portare via ai concorrenti quel poco di navi che sono state ordinate nel 2010». Gli ordini ci sono ma non c’è lavoro per tutti, l’ad ha ribadito «sono ottimista, ma nel 2010 e nel 2011 soffriremo ancora» ma che sta lavorando per «affrontare la crisi con strumenti congiunturali».
Significa che la cassintegrazione continuerà, anche a Monfalcone come negli altri cantieri «ne abbiamo bisogno» ha spiegato Bono ricordando che sente «tutto il peso degli 8 cantieri italiani il più giovane dei quali ha più di 100 anni». E ha fatto due promesse: «Finchè sarò qui non ne chiuderò nessuno, sentirei di tradire le generazioni passate». Non è riuscito a finire, l’applauso ha nuovamente interrotto le sue parole e subito dopo la platea ha nuovamente battuto le mani in maniera fragorosa quando l’ad ha aggiunto: «Faccio una promessa solenne: la cassintegrazione è un fatto necessario ora. Ma vi assicuro che tutti quelli che ora sono in cassintegrazione saranno riportati in azienda, fino all’ultimo, e nel più breve tempo possibile».
«Al mondo non esiste alcuna fabbrica in grado di fare queste navi meravigliose» ha detto con soddisfazione Bono presentando ieri Azura, ma rivolto al presidente del Senato, Renato Schifani invitato alla cerimonia ha anche rivolto un appello. «Le assicuro che siamo bravissimi a fare le cose, ma non bastano capacità, volontà e determinazione. Noi ce la metteremo tutta, ma da soli non ce la facciamo: il governo ha capito e ci sta aiutando». Perchè la realtà dei cantieri e della costruzioni delle navi da crociere in Italia che vede Fincantieri leader indiscusso a livello mondiale non è solo un settore importantissimo come la moda, rappresenta un settore strategico «un compendio del saper fare degli italiani che pochissime nazioni al mondo hanno». Design, tecnologia ad altisso livello, know-how, capacità di regia nel mettere assieme a lavorare in cantiere l’azienda e i suoi fornitori.
Parole su cui è ritornato poco dopo Schifani ricordando come «L’esempio di Fincantieri ci insegna che lo Stato può ancora giocare un ruolo da protagoniosta nell’economia nazionale, operando come un qualsiasi azionista privato di importanti e strategiche imprese nazionali». Ma ha detto anche che lo Stato, soprattutto in questi anni di crisi, deve ance «tutelare le imprese dall’eccessiva pressione del fisco, dalle pastoie della burocrazia, dalla talvolta insufficiente attenzione delle banche». Supporto da parte dello Stato e della Regione, lo ha fatto presente pure il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo spiegando che «Guardare oltre la crisi significa soprattutto investire in ricerca, innovazione e formazione. Per questi obiettivi è stato creato il distretto tecnologico della cantieristica e della nautica, Ditenave fortemente voluto dalla Regione».
Ma oltre a tutto questo serve un sfondo di entusiasmo: «Ne ho tantissimo» ha detto Bono in conclusione portando il saluto ai vertici della Carnival Uk, il ceo David Dingle e il managing director della P&O Carol Marlow. «Ci auguriamo che i profitti degli armatori tornino ai livelli alti di un tempo. Perchè più loro guadagnano, più navi ordinano anche a Fincantieri».





1 commento
Feed dei commenti di questo articolo
31 maggio 2011 a 21:38
trasparency international
Dal portale Indymedia
http://liguria.indymedia.org/node/7380
Personale abusivo in FINCANTIERI. E RINA dorme.
Cantieristica e maRINA italiana allo sbando. R.I.N.A. S.p.A. – Registro Italiano Navale non s’accorge di niente.
Sconcertante denuncia dei sindacati di Monfalcone. Alla Fincantieri lavorano operai abusivi che non sono specializzati e fanno saldature scadenti. Mettendo così a rischio tutte le costruzioni realizzate alla spera-in-Dio e danneggiando fortemente i dipendenti Fincantieri. Il Registro Italiano Navale che fa? Niente. E’ impegnato in simposi, tavole rotonde, meeting, convegni, conferenze stampa (autocelebrative), etc etc …
In data 26 gennaio 2011 il coordinatore sindacale RSU Fiom-Cgil di Fincantieri Monfalcone, Sig. Luxich Moreno invia una scandalosa e preoccupata segnalazione alla Procura della Repubblica di Trieste e per conoscenza alle due sedi del R.I.N.A. Spa di Venezia e Genova (v. doc. allegato).
La lettera ha per oggetto: “personale ditte in appalto e/o subappalto operante presso la Fincantieri C.N.I Spa. Stabilimento di Monfalcone – qualificazione del personale sottoposto agli esami di certificazione brevetti RINA personale adibito alla saldatura”.
Denuncia il sindacalista della Fiom:
“La presente per comunicarvi che all’interno dell’azienda Fincantieri C.N.I. Spa stabilimento di Monfalcone (GO) ci sono ditte in appalto e/o subappalto, da quanto riferito quali l’Adrimar Srl, la Rimont, la Mistral, SDL, ecc ecc.. che sembrerebbero utilizzare del personale nella saldatura CO2 senza alcuna abiltazione (patentino rilasciato da RINA) creando di conseguenza scarsa qualità nelle costruzioni ed un danno ai lavoratori diretti Fincantieri. Si chiede al Registro Italiano Navale di effettuare dei controlli necessari sul personale operante delle ditte in appalto e/ subappalto in Fincantieri C.N.I. Spa. Cordiali saluti. Il Coordinatore Sindacale RSU Fiom-Cgil, Fincantieri Monfalcone. Sig. Luxich Moreno”.
In un momento così delicato – e diremmo anche tragico – per la cantieristica italiana (oltre 2500 dipendenti Fincantieri a rischio licenziamento) tollerare ste forme di diffusa illegalità ha davvero del criminale (e credeteci sulla parola quanto denunciato non accade solo a Monfalcone). RINA, che è una società classificazione navale nonché di certificazione industriale ed ambientale, nell’ambito delle proprie attività istituzionali dovrebbe – almeno in linea teorica – effettuare autonomamente e di propria iniziativa le attività di monitoraggio, di controllo e sorveglianza presso cantieri ed officine di produzione, nonché visite periodiche. Invece accade che non lo fa manco se gli vien fatto notare (v. la segnalazione del delegato Fiom che è rimasta lettera morta).
I contratti che vengono siglati da Fincantieri (forniture e/o appalti) sulla carta son tutti perfettini ma poi al lato pratico nell’esecuzione dei lavori s’evade sistematicamente ogni normativa.
Andrebbero fatti dei controlli (ma veri e non fasulli). Che purtroppo non esistono.
Domanda dell’uomo della strada: ma che ci sta a fare il RINA se non controlla? CaRINA la domanda. Andrebbe posta al suo Amministratore Delegato, Ing. Ugo Salerno.