Stai sfogliando l'archivio mensile di marzo 2010.

Il Piccolo, 04 marzo 2010
 
PAGA GLOBALE, SICUREZZA, MA ANCHE IL RISPETTO DELLE REGOLE AL CENTRO DEL DIBATTITO 
Fincantieri, appalti-boom e controlli sempre più difficili 
Complesso governare una realtà molto frastagliata. In campo corsi per la prevenzione degli infortuni

di LAURA BORSANI

Sicurezza sul posto di lavoro, ma anche il rispetto delle regole nel sistema degli appalti. Il fenomeno della cosiddetta ”paga globale” che comprimendo i costi ridimensiona stipendi e numero di ore lavorate. E i controlli preventivi sulla criminalità. Sono alcuni dei punti al centro del dibattito aperto in questi giorni sulla complessa realtà del cantiere navale. L’azienda si misura con un indotto che, in termini di lavoratori, circa tremila, è quasi il doppio rispetto ai dipendenti diretti dello stabilimento. Un altro dato, relativo al 2009, rende chiaramente il peso di Fincantieri: in regione, infatti, l’azienda si è avvalsa di oltre 500 ditte distribuendo oltre 300 milioni di euro.
Equilibri, dunque, delicati e articolati, che richiamano alla riflessione sulla trasparenza e sul monitoraggio. Proprio oggi, peraltro, alle 20.30, nella sala consiliare ospitata nel palazzo dell’ex Pretura, la rappresentanza sindacale unitarIa dello stabilimento e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici porteranno il loro contributo sulla realtà della fabbrica. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri attorno al quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è infatti esaurito con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, davanti ai tre consigli comunali di Monfalcone, Ronchi e Staranzano. Nella seduta odierna si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.
Le organizzazioni sindacali sottolineano la necessità di poter garantire un più ampio ventaglio di verifica e di controllo puntando a investire maggiormente e in modo più capillare sulla realtà dell’appalto. L’azienda, da parte sua, si richiama al protocollo sulla trasparenza sottoscritto nel 2007. «La definizione di trasparenza – viene spiegato – eredita la necessità di un approfondimento – espresso dalle forze sociali e qualificato dal Prefetto – delle dinamiche (paga globale e altro) annesse alla complessa gestione delle società appaltatrici». Sul fronte degli infortuni, l’azienda evidenzia una «riduzione notevole negli ultimi tre anni». E, a proposito di sicurezza, ricorda che i controlli sono costanti, garantiti per legge e in virtù degli stessi accordi sindacali, prevedendo inoltre, dal 2005, una specifica attività di informazione e formazione dei dipendenti delle ditte esterne. Attività che riguarda sia gli aspetti generali (emergenza, primo soccorso, evacuazione, eccetera), sia di tipo specialistico (mansioni specifiche), svolta in sette lingue, tra cui anche il bengalese.
 
IL SINDACATO. PROPOSTO L’AMPLIAMENTO DEL TAVOLO SULLA TRASPARENZA 
Casotto (Fiom): «Verifiche a 360 gradi nelle imprese che orbitano in cantiere»

I sindacati lo dicono chiaramente: porre sul tappeto le problematiche della sicurezza sul lavoro, ma anche le dinamiche interne riguardanti le ditte operanti in appalto per Fincantieri, non significa accusare l’azienda. Alla quale le organizzazioni sindacali riconoscono l’impegno nell’ambito di un confronto che resta costante. Riconoscono gli sforzi e i risultati perseguiti. E osservano: «L’azienda risulta anche vittima di processi non facili da comprendere, proprio perchè riguardano una realtà molto estesa e frastagliata di cui Fincantieri è concausa». Si tratta pertanto di valutare a 360 gradi gli elementi di criticità e di rischio al fine di mettere a punto strumenti e modalità di controllo più capillari e incisivi. I punti passano attraverso la questione sicurezza sul lavoro in relazione agli infortuni e al rispetto delle norme e delle procedure comprendendo anche la fornitura di elmetti, guanti e altre protezioni. Quindi la «paga globale, un fenomeno – spiega il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – che continua a esistere. Paghe non regolari, a fronte di ore lavorate di cui una parte non vengono retribuite. I lavoratori hanno problemi a esporsi per il timore di venire licenziati». Casotto continua citando i problemi legati alla cassa integrazione che per i lavoratori in appalto significa «percepire le indennità con estremo ritardo».
Prende in esame poi le criticità sotto il profilo sociale, con il fenomeno degli affitti in nero e il protocollo sulla trasparenza «tarato sulla prevenzione delle infiltrazioni malavitose. Si tiene conto anche dei rischi legati alla delinquenza comune?». Da qui, dunque, la proposta: «Si potrebbe allargare il tavolo sugli appalti istituito in Confindustria ad altre istituzioni, come Medicina del lavoro, ampliando il raggio di verifica e di intervento». Casotto conclude: «Le nostre osservazioni si basano su realtà documentate. Sono elementi da considerare come segnali di rischio per i quali poniamo la riflessione soprattutto in termini di prevenzione. Criticità che, in virtù della situazione di crisi economica, possono acuirsi alimentando tensioni sociali». (la. bo.)

L’AZIENDA. IL SISTEMA DI MONITORAGGIO 
«Accertamenti approfonditi e periodici a partire dall’ingresso in fabbrica»

Fincantieri ha investito e sta investendo sulla sicurezza e sul rapporto con le imprese d’appalto. Lo stabilimento diretto da Paolo Capobianco ha istituito un sistema di controllo delle ditte terze finalizzato ad accertare l’assolvimento da parte delle imprese degli obblighi retributivi, contributivi e assicurativi previsti dalle norme in vigore. L’azienda, dunque, chiama in causa specifiche procedure atte proprio a mantenere il controllo sulle dinamiche legate all’indotto. Si tratta di un’attività effettuata sia in termini preventivi, cioè prima che il singolo soggetto imprenditoriale entri in rapporto con Fincantieri, sia periodicamente.
Le ditte che intendono instaurare una collaborazione sono tenute a presentare l’elenco nominativo del personale, completo di dati anagrafici, qualifica e posizione assicurativa, l’elenco degli ultimi versamenti Inps e Inail, la comunicazione di assunzione dell’Agenzia regionale per l’impiego, copia del libro di matricola e degli ultimi fogli paga, nonchè del Documento unico di regolarità contributiva. Una volta inserite nel sistema produttivo di Fincantieri, le ditte documentano quindi periodicamente il regolare adempimento degli obblighi contributivi e assicurativi, la puntuale corresponsione delle retribuzioni, la regolarità dell’appalto ed il rispetto degli accordi sindacali. L’inosservanza, a seconda della gravità dell’infrazione, comporta la diffida per la ditta, un’adeguata sanzione per inadempimento contrattuale e, nei casi più gravi, la risoluzione contrattuale. Anche sul fronte della sicurezza sul lavoro, i controlli sono costanti, nel solco delle leggi e degli accordi sindacali. L’azienda ha avviato anche un’attività informativa e formativa diretta ai dipendenti in appalto. E ancora: il fatto che i lavoratori dell’appalto non percepiscano le indennità di cassa integrazione poichè espressione di piccole realtà aziendali quindi non tutelate da sufficienti ammortizzatori sociali, viene spiegato, rappresenta una grande questione nazionale, che «deve essere discussa in altre sedi». Resta chiaro che, il tema degli affitti in nero è legato all’evasione fiscale e, come tale, va combattuta attraverso le normative vigenti. (la. bo.)

L’OCCUPAZIONE. OLTRE 1700 I DIPENDENTI DIRETTI 
Trecento le ditte esterne con tremila lavoratori

Sono circa trecento le ditte dell’appalto all’interno dello stabilimento di Panzano. Occupano circa 3mila lavoratori. I dipendenti diretti della Fincantieri, invece, sono oltre 1700. È evidente dai numeri, pertanto, il forte rapporto con l’indotto stabilito all’interno della fabbrica.
La prestazione d’opera fornita dalle imprese in appalto si concentra nell’ambito dei settori dell’allestimento e dell’arredamento delle navi passeggeri, lasciando pertanto gli altri settori, come quello della progettazione e del taglio delle lamiere, il comparto produttivo navale, ai lavoratori diretti di Fincantieri. La cassa integrazione ordinaria aperta l’8 febbraio scorso e che attualmente sta coinvolgendo una novantiva di dipendenti è legata proprio allo scarico di lavoro determinatosi nelle prime fasi produttive, a causa della prolungata mancanza di nuove commesse.

Il Piccolo, 06 marzo 2010
 
«Fronte comune per la legalità negli appalti» 
Le Rsu di Fincantieri e i sindacati provinciali illustrano in Consiglio problemi e proposte

di LAURA BORSANI

Fincantieri, appalti, sicurezza. La crisi economica isontina e monfalconese. Il Consiglio, dedicato all’audizione delle organizzazioni sindacali, con i segretari provinciali Thomas Casotto e Mauro Brumat (Fiom), Gianpiero Turus (Fim), nonchè i rappresentanti delle Rsu di Fincantieri, Moreno Luxic (Fiom), Michele Zoff (Fim) e Andrea Holjar (Uilm), ha rappresentato il secondo atto, a un mese dall’incontro con l’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. La parola, dunque, ai sindacati. «Seguirà un altro momento, incentrato sul dibattito politico – ha spiegato il presidente del Consiglio, Marco Ghinelli – e saranno prodotti gli atti conclusivi». Fincantieri che rappresenta il 52% del Pil isontino. E l’appalto, nato nel 1989, diventato strutturale e preponderante rispetto alla produzione interna. Una forbice ampia, per la quale è stata posta la riflessione su una ”rimodulazione” organizzativa, ma anche sulla pari dignità dei lavoratori. Luxic ha spiegato: «Per uno stabilimento capace di produrre le navi più belle del mondo, esigiamo condizioni di lavoro dignitose. La realtà dello stabilimento è molto complessa: la grande massa di lavoratori dell’appalto non è ”inquadrata” nell’ambito del contratto nazionale. Ci troviamo a gestire anche situazioni-limite». Luxic ha citato il contratto integrativo, che contempla premi, regole per la sicurezza e per il rispetto ambientale, aspetti economici di non poco conto. Compreso l’efficientamento del sistema lavorativo. Ha quindi posto la questione-amianto: «L’amianto sta continuando a mietere vittime. È urgente dare slancio al tavolo provinciale già aperto, per creare un Centro di eccellenza nella cura di questo male». Quindi, gli scarichi in Fincantieri: «Sono limitati nel tempo, il lavoro arriverà. Parliamo di prototipi, segno che lo stabilimento produce alta qualità». Casotto ha focalizzato l’attenzione sugli appalti: «Fincantieri è stata anche vittima, intrappolata nel sistema degli appalti. Resta un fatto documentabile che esistono situazioni non proprio corrette ai fini del rispetto delle norme. Fincantieri s’è affidata agli appalti provocando queste situazioni difficili. La nostra, comunque, non vuole essere un’accusa all’azienda. È invece necessario fare fronte comune». Ha ribadito la proposta di ampliare il tavolo istituito in Confindustria ad altri soggetti, integrandolo con ulteriori sistemi per prevenire le situazioni potenzialmente a rischio. Ha fatto riferimento al tavolo sulla legalità istituito in Prefettura, proponendo maggiore flessibilità, «al fine di intervenire tempestivamente nel quotidiano, per le irregolarità minori». E ha invitato l’azienda a «sedersi attorno ad un tavolo per affrontare queste situazioni». Una chiamata a ”serrare le fila” estesa a livello provinciale, tenendo conto di realtà in forte crisi come la Eaton, un esempio su tutti. «Chiediamo una riflessione profonda – ha fatto eco Turus -, siamo disponibili a studiare assieme le opportune misure. È importante garantire un appalto qualificato». Ampio il dibattito. Sergio Pacor (Ln) ha sollecitato informazioni sui cassaintegrati dello stabilimento. Giuliano Antonaci (Unione di Centro) ha evidenziato la preoccupazione per la situazione economica del mandamento, chiedendo quali sono le prospettive. «All’affacciarsi della crisi – ha detto Casotto -, abbiamo cercato di bloccare i licenziamenti. Oggi un terzo degli operai sarebbero disoccupati». Ha parlato altresì delle logiche di delocalizzazione da parte delle multinazionali. Barbara Zilli (Pd) ha, tra l’altro, posto i temi degli infortuni, dell’innovazione e i rapporti tra politica e sindacati. Lungo l’intervento di Fabio Del Bello (Pd) che si è soffermato sul rapporto città e fabbrica.

Il Piccolo, 09 marzo 2010
 
Fincantieri, c’è l’accordo sui premi di programma In ballo 1208 euro in busta 
Quattro obiettivi da raggiungere. Entro marzo scatta la ”cassa” per un’altra cinquantina di lavoratori
Il sindacato chiede la rotazione e la mobilità interna

di LAURA BORSANI

Cresce la cassa integrazione ordinaria per i lavoratori diretti di Fincantieri. E intanto, in questi giorni è stato raggiunto l’accordo, nell’ambito del contratto integrativo siglato nell’aprile 2009, in relazione ai premi di produzione e di programma. Si tratta di 4 obiettivi di programma scaglionati nell’arco del 2010, a fronte di una quantificazione economica complessiva di 1208 euro nelle buste-paga dei lavoratori, a partire da marzo e fino a ottobre, con il saldo pari al 20% erogato nel febbraio 2011. Premi che saranno garantiti anche ai lavoratori in cassa integrazione, eccetto quelli legati all’efficienza, relativi all’attività in fabbrica.
CASSA. Come da accordi stabiliti tra azienda e sindacato in sede di Confindustria, entro marzo sarà interessato dal provvedimento di Cigo un altro contingente di dipendenti nell’ambito dell’officina navale e prefabbricazione. Si tratta di una cinquantina di unità, che si aggiunge agli attuali lavoratori già in ”cassa”, una novantina. I rappresentanti delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm hanno ricordato le condizioni stabilite nell’ambito dell’accordo siglato. In particolare, il rispetto della rotazione della ”cassa” tra i lavoratori coinvolti nello scarico di lavoro. Hanno richiesto altresì che, considerata questa fase di flessione produttiva, non si proceda contestualmente al rinnovo degli appalti, avvalendosi della mobilità interna dei lavoratori, valutando la congruità delle mansioni necessarie.
«Nell’ambito dell’accordo integrativo firmato con l’azienda – ha osservato Moreno Luxich della Fiom -, abbiamo posto l’accento anche sull’aspetto sociale, attraverso la richiesta della rotazione dei lavoratori, ma anche il ricorso alla mobilità interna dei lavoratori. Resta comunque l’attezione per i lavoratori dell’appalto, per i quali sollecitiamo il ricorso agli ammortizzatori sociali». Dopo lo scarico del settore navale e di parte della salderia B, la flessione produttiva interesserà progressivamente gli altri comparti. Le Rsu di Fiom, Fim e Uilm hanno richiesto all’azienda un incontro per discutere sui numeri dello scarico di lavoro relativi agli step successivi. «Possiamo dire – ha aggiunto Luxich – che il clima nei rapporti tra azienda e sindacato, in questa fase serrati e quotidiani, sono distesi. Ci sono alcuni aspetti da definire, ma complessivamente non vi sono intoppi particolari».
I PREMI. Intanto venerdì è stato siglato tra l’azienda e le Rsu l’accordo sui premi di programma per l’anno 2010. Il ”peso economico” è pari a 1208 euro. Le erogazioni in busta paga riguardano tre momenti dell’anno, fino al mese di ottobre, con una copertura economica dell’80%. Il saldo è invece stato fissato nel febbraio 2011. Gli obiettivi stabiliti sono quattro, e l’erogazione dei premi avverrà pertanto a fronte del raggiungimento degli stessi. Entro il 25 marzo è quindi stata fissata la consegna della passeggeri ”Azura” e la verifica finale degli impianti di sicurezza. Il peso economico per il rispetto di questo obiettivo è pari al 30%, con un’erogazione in busta paga di 290 euro. Entro il 30 giugno è invece previsto il passaggio dell’ultimo blocco dalla prefabbricazione al pre-montaggio di ”Magic”. Il peso economico, del 25%, comporta l’erogazione in busta paga di 241 euro. Quindi gli ultimi due appuntamenti: entro il 21 luglio è fissata la prova a mare con il rilascio della certificazione Rina (Registro italiano navale) per la ”Queen Elizabeth”. Il peso economico, pari al 20%, è di 193 euro. Entro il 31 agosto seguirà il varo della nave ”Magic” e il completamento al 100% della saldatura dello scafo. Qui il peso economico è pari al 25%, ossia 241 euro. Entrambi i premi saranno erogati in un’unica soluzione di 434 euro nel mese di ottobre. Il saldo, pari al 20%, di 193 euro, sarà invece liquidato nel febbraio 2011.
Nell’ambito dell’accordo integrativo, vanno inoltre considerati il saldo relativo al premio di produzione, erogato questo mese, di 151 euro, oltre ai premi di efficienza per i capi (previsto a maggio 2010) e per i lavoratori diretti e indiretti (due tranche semestrali, a luglio e a gennaio 2011).

Il Piccolo, 27 marzo 2010

Bono: «Fincantieri non licenzierà nessuno» 
L’ad promette: «Tutti i cassintegrati torneranno in azienda al più presto»
LA CONSEGNA DI AZURA
L’azienda annuncia che non chiuderà nessun cantiere Schifani: «Impresa pubblica gestita come una privata»

di GIULIO GARAU

MONFALCONE «Se vuole uscire dalla crisi l’Italia deve riscoprire il lavoro. Siamo agli ultimi posti nel confronto sulla produttività, se non riscopriamo questi valori abbiamo poca strada davanti». Non è riuscito nemmeno a finire la frase l’amministratore delegato della Fincantieri Giuseppe Bono, le sue parole sono state interrotte da un applauso. In prima fila proprio i rappresentanti sindacali delle Rsu. Ma è stato soltanto il primo dei quattro applausi che hanno sottolineato il suo discorso, fatto come sempre a braccio, genuino, per fare, di fronte alla platea gremita, il punto nave dell’azienda e il confronto con il panorama economico mondiale.
È sempre riuscito a stupire Bono con i suoi discorsi che vanno al cuore dei problemi e lo ha fatto puntualmente anche ieri a Monfalcone alla cerimonia di consegna di Azura, la nuova ammiraglia della flotta P&O del Gruppo Carnival, che con le sue 116 mila tonnellate di stazza è la ventisettesima nave passeggeri costruita da Fincantieri, la più grande per il mercato britannico.
«Bono il nostro capitano coraggiorso» lo ha definito il presidente di Fincantieri, Corrado Antonini che lo ha preceduto spiegando come la concorrenza si vince sul fronte dei costi, dell’efficienza e della qualità. «La crisi è come un’epidemia – ha detto – fa scomparire i più deboli e rende più forti i forti. Stiamo lavorando per raggiungere l’obiettivo nell’essere forti».
Un percorso durissimo, l’ad Bono lo ha confessato a margine della cerimonia raccontando la «battaglia spaventosa che abbiamo dovuto combattere sul fronte dei prezzi per prendere nuove navi». «Ci siamo battuti come leoni» ha aggiunto e Fincantieri, unica in Europa e nel mondo, «è riuscita a portare via ai concorrenti quel poco di navi che sono state ordinate nel 2010». Gli ordini ci sono ma non c’è lavoro per tutti, l’ad ha ribadito «sono ottimista, ma nel 2010 e nel 2011 soffriremo ancora» ma che sta lavorando per «affrontare la crisi con strumenti congiunturali».
Significa che la cassintegrazione continuerà, anche a Monfalcone come negli altri cantieri «ne abbiamo bisogno» ha spiegato Bono ricordando che sente «tutto il peso degli 8 cantieri italiani il più giovane dei quali ha più di 100 anni». E ha fatto due promesse: «Finchè sarò qui non ne chiuderò nessuno, sentirei di tradire le generazioni passate». Non è riuscito a finire, l’applauso ha nuovamente interrotto le sue parole e subito dopo la platea ha nuovamente battuto le mani in maniera fragorosa quando l’ad ha aggiunto: «Faccio una promessa solenne: la cassintegrazione è un fatto necessario ora. Ma vi assicuro che tutti quelli che ora sono in cassintegrazione saranno riportati in azienda, fino all’ultimo, e nel più breve tempo possibile».
«Al mondo non esiste alcuna fabbrica in grado di fare queste navi meravigliose» ha detto con soddisfazione Bono presentando ieri Azura, ma rivolto al presidente del Senato, Renato Schifani invitato alla cerimonia ha anche rivolto un appello. «Le assicuro che siamo bravissimi a fare le cose, ma non bastano capacità, volontà e determinazione. Noi ce la metteremo tutta, ma da soli non ce la facciamo: il governo ha capito e ci sta aiutando». Perchè la realtà dei cantieri e della costruzioni delle navi da crociere in Italia che vede Fincantieri leader indiscusso a livello mondiale non è solo un settore importantissimo come la moda, rappresenta un settore strategico «un compendio del saper fare degli italiani che pochissime nazioni al mondo hanno». Design, tecnologia ad altisso livello, know-how, capacità di regia nel mettere assieme a lavorare in cantiere l’azienda e i suoi fornitori.
Parole su cui è ritornato poco dopo Schifani ricordando come «L’esempio di Fincantieri ci insegna che lo Stato può ancora giocare un ruolo da protagoniosta nell’economia nazionale, operando come un qualsiasi azionista privato di importanti e strategiche imprese nazionali». Ma ha detto anche che lo Stato, soprattutto in questi anni di crisi, deve ance «tutelare le imprese dall’eccessiva pressione del fisco, dalle pastoie della burocrazia, dalla talvolta insufficiente attenzione delle banche». Supporto da parte dello Stato e della Regione, lo ha fatto presente pure il presidente del Friuli Venezia Giulia Renzo Tondo spiegando che «Guardare oltre la crisi significa soprattutto investire in ricerca, innovazione e formazione. Per questi obiettivi è stato creato il distretto tecnologico della cantieristica e della nautica, Ditenave fortemente voluto dalla Regione».
Ma oltre a tutto questo serve un sfondo di entusiasmo: «Ne ho tantissimo» ha detto Bono in conclusione portando il saluto ai vertici della Carnival Uk, il ceo David Dingle e il managing director della P&O Carol Marlow. «Ci auguriamo che i profitti degli armatori tornino ai livelli alti di un tempo. Perchè più loro guadagnano, più navi ordinano anche a Fincantieri».

Il Piccolo, 01 marzo 2010
 
UN MIGLIAIO AL VOTO PER IL RINNOVO DEI VERTICI DELLA BAG, L’ASSOCIAZIONE PIÙ RAPPRESENTATIVA 
I bengalesi: «Rispettiamo le vostre regole» 
Impegno per l’integrazione della comunità asiatica che in città è il 5% della popolazione

di LAURA BORSANI

«Vogliamo convivere con i monfalconesi in pace. Vogliamo rispettare le regole, non è facile l’integrazione, anche noi abbiamo le nostre difficoltà e i nostri problemi. Non siamo forse ancora educati alle vostre abitudini di vita, ma la volontà è proprio quella di imparare e di integrarci». Parla Ahmed Masum, rappresentante peraltro della Fiom all’interno della Rsu bengalese che dà voce ai lavoratori immigrati dipendenti delle ditte d’appalto. Le sue riflessioni sono scaturite ieri mattina, a margine del rinnovo triennale del direttivo della Bag, l’associazione definita tra le più rappresentative in città, con i seggi allestiti alla Galleria d’arte contemporanea in piazzetta Cavour.
Gli aventi diritto al voto, è stato spiegato, erano oltre mille. Una buona porzione di comunità bengalese, dunque, considerato che i cittadini del Bangladesh sono circa 1400, pari a circa il 5% della popolazione, rispetto a una percentuale di stranieri che supera il 13%.
L’integrazione, dunque. E il rispetto delle regole che si sono anche esplicitate attraverso le ordinanze comunali del vivere civile e del decoro urbano.
Ahmed Masum osserva: «Siamo venuti qui in Italia, a Monfalcone, per lavorare. Siamo in regola con tutti i permessi. La maggior parte lavora nelle ditte in appalto di Fincantieri. Facciamo i lavori più umili e pesanti. Paghiamo le tasse, quindi, contribuiamo all’economia italiana. Abbiamo diritto a vivere da cittadini monfalconesi, a uscire in strada e a incontrarci in centro. Le regole di convivenza le vogliamo rispettare, molti di noi sono qui da almeno 13 anni, ci sono pertanto prospettive di radicamento. Credo, tuttavia, che l’integrazione migliore possa avvenire attraverso i nostri figli».
A fare eco anche Elias Mokib Moha: «Stiamo bene qui, siamo venuti per lavorare. Questo è un periodo di crisi per tutti, anche all’interno della nostra comunità c’è tanta disoccupazione». Significa, hanno spiegato, che oltre il 20% delle famiglie sono rientrate nel loro Paese. Significa, hanno aggiunto, dover confrontarsi con le spese di affitto, del vivere quotidiano, dovendo altresì inviare sostegni economici per aiutare le famiglie o i parenti rimasti in Bangladesh.
Intanto ieri il centro era invaso dalle famiglie bengalesi. Fin dalle 8 del mattino, all’apertura delle urne, piazzetta Cavour era gremita. Diritto al voto a partire dai 16 anni, donne comprese. Una donna, peraltro, è stato spiegato, era inserita tra i candidati dei due direttivi in corsa, composti da 23 rappresentanti, compresi il presidente e il segretario. Due ”liste”, dunque, per due coccarde che ieri i candidati avevano appuntate alla giacca. C’è quella del ”Fiore”, con il candidato presidente Rakib ed il segretario Afaz, e quella della ”Sedia”, con il candidato presidente Islam Jahirul e il segretario Akbar.
Una folla costante. Tutti in coda, assieme alle famiglie, con i propri bambini, sono affluiti pressochè per l’intera giornata, fino alle 18, orario di chiusura delle urne. Un appuntamento importante per scegliere i rappresentanti che poi si ”interfacciano” con le istituzioni locali.
Era evidente, pertanto, la portata dell’evento, sottolineata dal numero dei partecipanti al voto, espressione di una forte aggregazione sociale interna alla comunità bengalese.
Il significato di queste elezioni, hanno spiegato in molti ieri mattina, è testimoniato anche dal fatto che per questa occasione sono giunti in città anche altri connazionali, provenienti da Udine, Pordenone e Venezia, per osservare questo appuntamento. «Sono venuti a Monfalcone – ha infatti dichiarato un bengalese – perchè sono molto interessati a seguire questa consultazione per il rinnovo della Bag».

Il Piccolo, 02 marzo 2010
 
Bengalesi, Jahirul presidente della Bag 
Quasi mille al seggio. Vittoria della lista della ”Sedia” con 566 voti contro i 425 del ”Fiore”

Al voto sono andati quasi in mille, provenienti da Monfalcone, Grado e Gorizia, per eleggere il presidente e il direttivo della Bag, una delle associazioni dei cittadini del Bangladesh più rappresentative in città. Alla fine a spuntarla è stata la lista del della ”Sedia”, che fa capo a Islam Jahirul, operaio di una ditta che lavora nell’appalto Fincantieri, che ha ottenuto 566 voti contro i 425 della lista del ”Fiore”, rappresentata da Rakib Md Elias. Una vittoria per certi versi imprevista, visto che Elias è il primo bengalese a essere entrato di recente nel direttivo del Pd e, alla vigilia, partiva forse da favorito, appoggiato anche da Ahmed Masum, rappresentante della Fiom all’interno della Rsu bengalese che rappresenta i lavoratori immigrati delle ditte dell’appalto in Fincantieri. Invece si è imposto Jahirul, 35 anni, sposato con tre figli, in Italia dal ’96 e a Monfalcone dal 2000, una carriera interna all’organizzazione.
Le elezioni, che hanno mobilitato quasi tutti i bengalesi residenti a Monfalcone, circa 1400, ufficialmente il 5% della popolazione, hanno rappresentato un grande momento di partecipazione per la comunità più numerosa in città, al punto da atturare un gran numero di ”osservatori” anche da Udine, Pordenone e Venezia. Oltre al presidente della Bag, sono stati eletti 23 membri del nuovo consiglio direttivo che resterà in carica, come il presidente, per tre anni.
L’esito del voto ha rappresentato di fatto una divisione nella galassia bengalese in città che ora Jahirul dovrà cercare di ricomporre. Due ”anime” che, secondo quanto è emerso dalle dichiarazioni, non sono tanto divise dagli obiettivi, in larga parte condivisi, quanto dai personaggi che si sono candidati. A Jahirul viene attribuita una grande abilità nel catalizzare voti all’interno della comunità, scossa di recente dal coinvolgimento di uno dei suoi più autorevoli rappresentanti, Mark, in un’inchiesta giudiziaria legata all’immigrazione clandestina.
Gli aventi diritto al voto, aperto anche ai sedicenni, in questa consultazione erano un migliaio. E praticamente tutti sono affluiti al seggio di piazza Cavour, nella Biblioteca d’arte contemporanea, con ampia partecipazione di donne. E due donne, è stato spiegato, sono state inserite in entrambe le liste in lizza, composte da 23 rappresentanti. La Bag è una delle organizzazioni ”storiche” dei bengalesi di Monfalcone, assieme alla Bimas. E l’appuntamento con il voto, che ha visto un’intinterrotta affluenza domenica fin dalle 8 di mattina, ora di apertura del seggio, ha confermato la grande coesione della comunità asiatica e l’importanza attribuita a tutti gli appuntamenti elettorali. (f.m.)

Il Piccolo, 28 marzo 2010
 
PARTITO UN PROGETTO DI SOLIDARIETÀ CHE VEDE COINVOLTI COMUNE, FIDAS E ASS 
I bengalesi pronti a donare il sangue 
Entusiastica adesione durante la festa dell’indipendenza celebrata dalla comunità asiatica

Subito una decina di mani alzate e la disponibilità a dare la propria adesione. I cittadini del Bangladesh aderenti alla Bag, una delle associazioni della comunità asiatica a Monfalcone, hanno risposto così ieri alla proposta di donare il sangue partita dal nuovo presidente del sodalizio, Islam Mohammed Jairul, e poi supportata da amministrazione comunale e provinciale, Fidas e Azienda sanitaria. Lo hanno fatto nell’ambito della festa per l’indipendenza del Bangladesh dal Pakistan ospitata dalla sala maggiore dell’oratorio San Michele, dove nello stesso momento si stava svolgendo anche un compleanno “italiano” e all’esterno ragazzini giocavano a pallone. Il percorso per arrivare al dono del sangue da parte dei cittadini bangladeshi avviato ufficialmente ieri proseguirà già la prossima settimana con un tavolo tecnico tra Azienda sanitaria, donatori e rappresentanti della comunità asiatica. L’obiettivo rimane quello di dare concretezza alla disponibilità degli immigrati del Bangladesh nell’arco di un mese e mezzo, come ha ribadito ieri l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. Tanto entusiasmo dovrà comunque superare gli stringenti controlli ematici e sulle condizioni generali di salute previsti dalla normativa per qualsiasi persona voglia donare il proprio sangue in Italia. E’ quanto hanno sottolineato sia i rappresentanti dei donatori, la responsabile mandamentale della Fidas Marzia Nadalutti e il vicepresidente regionale dell’Advs Franco Devidè, sia il responsabile del Centro trasfusionale dell’Ass Dario Franchi. «Il vostro è un gesto importante, dal punto di vista tecnico, perché si tratta di garantire l’autosufficienza delle nostre strutture sanitarie rispetto la disponibilità di sangue – ha aggiunto il dottor Franchi -. E’ importante però anche dal punto di vista morale, perché donare il sangue è un gesto di solidarietà profonda, che avvicina le comunità». A Monfalcone ci sono circa 2mila donatori attivi e 6mila iscritti, ma, come ha osservato Marzia Nadalutti, la richiesta di sangue è sempre molto alta. Gli stranieri immigrati dal canto loro rappresentano una fascia giovane della popolazione e sono potenzialmente dei donatori adatti. Non a caso, come ha ricordato Devidé ieri, già alcuni anni fa l’Advs regionale si era fatta promotrice di un progetto di coinvolgimento degli immigrati nel dono del sangue. «Qua ci sono molti giovani che vogliono donare il sangue», ha detto Islam Jairul, guardando una platea affollata da oltre un centinaio di connazionali, molti uomini, ma anche diverse donne. La celebrazione della festa di indipendenza del Bangladesh proseguirà oggi in piazza della Repubblica a opera di un altro gruppo di immigrati dal paese asiatico.

Il Piccolo, 06 aprile 2010 
 
La comunità straniera vista dai ragazzi di elementari e medie

Dalla riflessione su una guerra sono usciti pensieri e soprattutto immagini di pace. Quelle prodotte dai piccolissimi della scuola dell’infanzia Duca d’Aosta e dei ragazzi delle due medie cittadine. I disegni realizzati dai bambini e dagli studenti delle scuole di Monfalcone contengono però anche un messaggio di avvicinamento tra culture diverse, perchè nati dal concorso indetto dalla Bag, una delle associazioni bangladeshe attive in città, per ricordare il 39° anniversario dell’indipendenza del Bangladesh, frutto di una sanguinosa guerra con il Pakistan di cui il Paese asiatico era una regione. Nella festa è stato premiato il girotondo di pace realizzato dai bambini della scuola dell’infanzia Duca d’Aosta e poi i lavori di Martina Distaso della prima B della scuola media Randaccio, che ha intrecciato mani di colori diversi, e di Preemanka Rahman della prima A della scuola media Giacich, che ha avvicinato le bandiere del Bangladesh e dell’Italia. I premi sono stati assegnati da una giuria composta da tre appartenenti alla Bag. L’intenzione era quella, come spiega il presidente della Bag Islam Md Jahirul, di fare in modo che nella giuria ci fossero anche insegnanti delle scuole coinvolte, ma il tempo a disposizione era poco. L’obiettivo è però quello di riuscire a coinvolgere in modo maggiore le scuole nella seconda edizione del concorso. Durante la festa all’oratorio San Michele sono stati premiati anche quattro combattenti della guerra d’indipendenza dal Pakistan che vivono a Monfalcone.

Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
CHIESTO DI EFFETTUARE AL SABATO GLI ACCERTAMENTI PRELIMINARI 
Avviate le procedure per agevolare il dono del sangue dei bengalesi

Il percorso per arrivare alla donazione del sangue da parte di cittadini originari del Bangladesh è stato avviato. Dopo la proposta partita da Islam Md Jairul, nuovo presidente della Bag, una delle associazioni della comunità  asiatica a Monfalcone, e una prima raccolta di adesioni durante la festa per l’indipendenza del Bangladesh, è stato attivato il tavolo tra i rappresentanti di Azienda sanitaria, donatori di sangue e della Bag per organizzare la donazione.
«Nell’incontro si è cercato di capire da un lato le esigenze del Centro trasfusionale dell’Ass – riferisce l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che ha fatto da tramite tra le varie realtà  coinvolte – e dall’altro quelle dei potenziali donatori». Si tratta di una ventina di immigrati bangladeshi, che però lavorano tutti per l’indotto del cantiere navale e non hanno la possibilità di ottenere dei permessi per recarsi all’ospedale di San Polo per affrontare innanzitutto le verifiche sulla loro idoneità come donatori. «Si sta cercando di capire se sarà possibile in sostanza effettuare gli accertamenti e poi eventualmente le donazioni al sabato, così da agevolare i lavoratori», aggiunge l’assessore Morsolin.
L’obiettivo rimane quello di dare concretezza alla disponibilità degli immigrati dal Bangladesh nell’arco di un mese. «La volontà di andare avanti c’è – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali -, anche perché esistono ancora dei fondi stanziati dall’allora assessore regionale Roberto Antonaz all’Azienda sanitaria per un progetto di coinvolgimento della popolazione straniera nel dono del sangue». A Monfalcone ci sono circa 2mila donatori attivi e 6mila iscritti, ma, come aveva osservato la responsabile mandamentale della Fidas Marzia Nadalutti durante il primo incontro con la comunità bangladesha, la richiesta di sangue è sempre molto alta.

Il Piccolo, 11 maggio 2010
 
Bengalesi e magrebini soci attivi dell’Advs 
Il coinvolgimento grazie ai volontari delle sezioni di Monfalcone e Gorizia
 

«A partire dall’anno scorso, le associazioni dei donatori di sangue Advs Gorizia e Advs Monfalcone hanno avviato un progetto di coinvolgimento alla donazione volontaria del sangue delle comunità magrebina (a Gorizia) e bengalese (a Monfalcone)».
A darne notizia il presidente dell’Advs di Gorizia Marco Fonzar. «L’iniziativa, coordinata dall’Ass isontina, parte dalla volontà di integrare tutte queste persone: il sangue è ugualmente rosso e donarlo è un gesto di grande altruismo. L’esperienza si sta dimostrando positiva per tutti.
La sezione Advs ”Remo Uria Mulloni” di Gorizia, su invito del socio collaboratore Marco Cavallin e l’intraprendenza della figlia la vicepresidente Denise, «intende promuovere un progetto di coinvolgimento delle minoranze (ma neanche tanto minoranze) balcaniche, sostenuti da notevoli legami storici, culturali e politici. I primi contatti sono già avvenuti e alcuni si presenteranno a breve al centro trasfusionale per la prima donazione. Ricordiamo a tutti coloro che intendono diventare donatori volontari di sangue – aggiunge Fonzar – che indipendentemente dalle origini, dalla religione e dal colore della pelle i requisiti principali sono:età compresa tra i 18 e i 65 anni, buono stato di salute, e buona conoscenza della lingua italiana parlata e scritta considerati i termini medici impliciti».
Le iscrizioni sono aperte e libere: per informazioni potete richiederle a advsgsezionegorizia@libero.it , oppure telefonando o inviando un sms al 3478976534 e ci trovate su facebook alla funpage “Advs sez. Remo Uria Mulloni”.

Il Piccolo, 20 maggio 2010
 
Mobilitazione dei donatori bengalesi Protesta dell’Advs: «Troppi ritardi»

Dare gambe al progetto del dono del sangue tra gli stranieri. Lo sollecitano le associazioni dei donatori, che, dopo aver raccolto la disponibilità della comunità del Bangladesh residente a Monfalcone e un primo confronto con l’Azienda sanitaria, hanno perso le tracce dell’iniziativa da oltre un mese. Nonostante i vari incontri con esponenti delle amministrazioni provinciale e comunale e i medici del Centro trasfusionale, l’ultimo dei quali appunto circa un mese fa, niente si muove, secondo Franco Devidé, vicepresidente regionale dell’Associazione donatori volontari di sangue. Devidé lancia quindi l’invito, sia agli amministratori sia all’Ass, a riaprire il dialogo per fare in modo che il progetto vada in porto. «Forse da questo incontro si potrà capire se c’è la volontà o meno di portare a termine il progetto», afferma Devidé, che ricorda come 15mila euro siano stati messi a disposizione dall’allora assessore regionale alla Cultura, Roberto Antonaz, all’allora direttore generale dell’Ass Isontina Manuela Baccarin proprio per coinvolgere la popolazione straniera nel dono del sangue. «Da quanto ne so, di questi fondi sono stati spesi solo 2-3mila euro e quindi credo ci siano ancora a disposizione risorse per sostenere il progetto», rileva il vicepresidente regionale dell’Advs.

Il Piccolo, 22 ottobre 2010 
 
NECESSARIA LA RESIDENZA DA ALMENO DUE ANNI. L’ADVS: PERSA UN’OCCASIONE IMPORTANTE 
No dall’Ass a 300 donatori di sangue bengalesi 
La buracrazia si frappone alla volontà espressa all’interno della comunitá asiatica

Persi, perché mai utilizzati, i fondi concessi dalla Regione per un progetto ad hoc, il dono del sangue da parte dei numerosissimi cittadini stranieri residenti a Monfalcone rimane un obiettivo a dir poco distante. L’incontro che l’Advs mandamentale e cittadino hanno avuto mercoledì con il direttore sanitario dell’ospedale di San Polo, Andrea Gardini, con il responsabile del Servizio immuno-trasfusionale dell’Area vasta isontina-triestina, Mascaretti, e con il personale medico e infermieristico dei centri trasfusionali di Monfalcone e Gorizia parla di tempi quanto meno lunghi, a essere ottimisti. L’Ass ribadisce che qualsiasi persona può donare il sangue. Agli stranieri viene richiesto però, per motivi sanitari, di aver risieduto per due anni continuativi in zona e di parlare bene l’italiano. E’ un requisito richiesto espressamente dall’Azienda sanitaria, che non ritiene di poter utilizzare un mediatore linguistico nell’ambito di un servizio in cui potrebbero essere trattati dati sensibili dei pazienti. C’è poi il nodo della disponibilità di personale, soprattutto a fronte della richiesta degli stranieri di poter donare il sangue nella giornata di sabato. Quasi tutti operai dell’indotto Fincantieri, per i cittadini originari del Bangladesh non se ne parla di poter richiedere e ottenere permessi per recarsi al Centro trasfusionale durante la settimana, in orario lavorativo. «Peccato, perché nella sola comunità originaria del Bangladesh ci sono oltre 300 donatori potenziali – afferma Franco Devidè, dell’Advs mandamentale e regionale, presente all’incontro di mercoledì -. Rischiamo di perdere un’occasione importante per garantire il livello e la continuità del dono del sangue, ma anche di avvicinamento tra comunità». Non si tratta, fra l’altro, di donatori “sulla carta”, perché alcune associazioni di cittadini del Bangladesh avevano già raccolto la disponibilità di propri appartenenti lo scorso marzo, in occasione della festa per l’indipendenza del Paese asiatico. Insomma, l’iniziativa è partita direttamente dagli stranieri e non dalle associazioni dei donatori, che si sono però impegnate dalla scorsa primavera per costruire un percorso utile per consentire anche agli immigrati di donare. Il direttore sanitario Gardini e il responsabile del Servizio immuno-trasfusionale Mascaretti si sono impegnati a effettuare una verifica interna per trasmettere un progetto al direttore generale dell’Ass, Gianni Cortiula. «Vedremo se sarà fattibile, sennò se ne riparlerà più avanti», afferma Devidè, che all’Ass ha chiesto di avanzare un’altra domanda di fondi alla Regione per sostenere il progetto. (la. bl.)

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