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Il Piccolo, 12 aprile 2010
PARLA L’EX SINDACO ADRIANO PERSI
«La piazza? Brutta, non sarà mai luogo d’incontro»
«Usati materiali scadenti. Illuminazione inefficiente. Continuerà a essere fonte di problemi»
Mi sarebbe piaciuto vedere Pizzolitto più vicino alla gente. Il primo cittadino deve essere disposto ad affrontare molti sacrifici
Per quanto riguarda la sicurezza non basta partecipare agli incontri col questore, servono continui scambi d’informazioni
di TIZIANA CARPINELLI
La piazza? Un buco nell’acqua. Il confronto coi cittadini? Questione di sensibilità (mancata) del sindaco. Il nuclare? Non ne parliamo. Adriano Persi, ex primo cittadino di Monfalcone, ha le idee ben chiare su ciò che va e ciò che non va in città. Del resto, se gli chiedi quando ha iniziato a fare politica, ti risponde dopo neanche mezzo secondo che lui, la gavetta, l’ha cominciata presto, anzi prestissimo, precisamente da ”putel”. Dunque, di esperienza, ne ha macinata parecchia. «Andavo a cior i ciclostilati e li distribuivo in giro: iera el 1972, mi iero un putel e gavevo appena ciapà la tessera del Pci». Ma Persi non è mai stato uomo di partito. La vicinanza alla città, gli umori dei residenti, le esigenze del territorio, per lui sono sempre venute prima di ogni logica di potere. E così oggi, se lo interroghi sulle caratteristiche che dovrebbe avere il prossimo candidato sindaco del centrosinistra, la prima cosa che gli viene in mente è questa: «Intanto auspicherei che conosca bene la città, il suo contesto economico e sociale. Soprattutto che la ami. Perché ci deve mettere il cuore».
Persi, da dieci anni non è sindaco, come è cambiata Monfalcone?
La città ha continuato a seguire le opportunità economiche che si sono consolidate nella realtà industriale: per quanto si sia cercato di diversificarne lo sviluppo è rimasta ancorata alla cantieristica. E chi l’avrebbe mai pensato, dopo la terribile crisi dell’89, post Micoperi, che proprio la Fincantieri avrebbe infine rappresentato il futuro della città? Alle luce di questa riflessione, oggi si nota il riemergere di dinamiche vecchie, legate ai flussi della manodopera, con tutte le problematiche conseguenti. Attenzione, però: l’arrivo di nuove persone non significa degrado urbano, poiché queste vengono qui per lavorare e si guadagnano da vivere onestamente. Non va mai scordato.
E la fisionomia del territorio?
Ho riscontrato il completamento di una serie di opere importanti, in prevalenza poli culturali, che hanno effettivamente riqualificato Monfalcone: la biblioteca, il Centro anziani, il Centro giovani… La galleria d’arte contemporanea no, è stata una forzatura rispetto all’iniziale indirizzo di sala polifunzionale. Rilevante pure l’intervento sulla rete fognaria, spesso dato come poca cosa, ma in realtà essenziale per la vita dei cittadini. La viabilità, invece, mi sa che non troverà soluzione nelle opere prospettate.
Lei che era favorevole alla Snam, come vede l’ipotesi del nucleare a Monfalcone?
Naturalmente sono contrario. Ritengo invece si debba guardare con maggiore interesse alla ricerca scientifica e in particolare alle fonti rinnovabili o alternative, come l’energia solare: il nucleare è del tutto superato, ci vogliono 15 anni solo per impiantare una centrale e, una volta realizzata, serve un secolo per cancellarne gli effetti prodotti sul territorio. Dunque conviene? Il governo nazionale spinge su questo pedale, ma troverà ferma opposizione nei Comuni, com’è logico che sia.
Super-porto e authority unica, si o no?
Innanzitutto c’è da capire quanto il progetto sia finanziabile, quanto sia finanziato e se nasca da esperti del settore. Ovvero: dietro Unicredit c’è un gruppo di imprenditori in grado di far compiere il salto di qualità alla zona? Relativamente all’authority, il problema sta a mio avviso nella volontà reale di coinvolgere il territorio nella partita.
Cioè?
Per come è nato, questo progetto, mi lascia dubbioso: perchè i proponenti, che pure si sono recati al cospetto di ministri e governanti regionali, non sono venuti a presentarlo a Monfalcone? La correttezza della Snam, all’epoca, fu proprio quella di venire prima in Comune e di andare poi da tutti gli altri. Questo ragionamento vale per ogni significativa ipotesi di trasformazione, come per esempio il Corridoio 5.
Ma lo approva?
Il progetto del super-porto di per sè può essere valido e la sfida di un’infrastruttura in simbiosi con Trieste si può anche accettare, ma ritengo che in questo frangente sia prioritario valutare la capacità di avviare un tale traffico di container a Monfalcone. Boniciolli (presidente dell’Autorità portuale di Trieste, ndr), che qualcosa ne sa, mi sembra perplesso.
In città si è molto parlato di sicurezza reale e sicurezza percepita…
Monfalcone non è degradata né invivibile. Certo la partita della sicurezza oggi riguarda tutti e in particolare le scuole, gli oratori e quelle strutture ove le relazioni si intersecano per creare reale integrazione. Sul tema va riposta massima attenzione: non basta la partecipazione alle riunioni dei comitati per la sicurezza o agli incontri col questore. Quando sono stato sindaco io, c’era un rapporto costante e diretto tra l’amministrazione comunale e gli organi preposti al controllo, con scambi continui di informazioni, di conoscenza delle presenze, dell’identità dei residenti, anche attraverso il vaglio dei contratti d’affitto, per evitare speculazioni e rimuovere ogni possibile nicchia di malaffare. È inevitabile, a fronte di considerevoli flussi migratori, il crearsi di fenomeni d’illegalità, da contrastare appunto con una presenza decisa. Analogamente risulta fondamentale agire anche sul versante degli appalti della cantieristica, per la verifica della regolarità dei contratti di assunzione e dell’operato delle ditte.
E per quanto riguarda l’integrazione con le comunità straniere?
Avviene principalmente nelle scuole, dove dirigenti e insegnanti risultano obiettivamente investiti da una sfida grande e difficile. Lo si è visto anche di recente col caso della benedizione alla elementare Battisti, dove nonostante i nobili intenti degli insegnanti si è rischiato di arrecare un danno. La cerimonia, infatti, avrebbe dovuto tenere conto anche del credo della persona commemorata.
Opere pubbliche e appalti, abbiamo visto che non sempre la ciambella è venuta col buco.
Il problema è la legislazione che regola la materia e gli orientamenti al massimo ribasso. Anch’io sul finire dell’ultimo mandato mi sono trovato con due interventi non riusciti: la galleria del mercato e la casa dei lungodegenti. Si dovrebbe intervenire con politiche adeguate in campo normativo per evitare che le ditte serie vengano messe in difficoltà e poi smettere di inseguire il massimo ribasso, che non è mai indice di qualità.
La piazza è venuta bene?
Non mi piace. Monfalcone non ha mai avuto una piazza da identificare quale punto di incontro, non appartiene alla sua storia. E il progetto, pur frutto di un concorso di idee, avrebbe dovuto tenere conto di una tale circostanza. La sfortuna del cosiddetto salotto buono è stata la scelta dei materiali scadenti e l’impiego di una ditta che evidentemente non ha operato con la dovuta cura. Inoltre alcuni difetti che si sono successivamente resi evidenti sono stati lasciati lì.
Per esempio?
L’illuminazione, dimostratasi inefficiente. Quella piazza sarà fonte di problemi, anche in futuro. Un’opera, per essere fatta bene, necessita di una determinata tempistica: se rifaccio le fognature, non possono pensare di chiudere il cantiere entro sei mesi, poiché vi possono essere cedimenti successivi se la strada non viene consolidata a dovere. I cittadini, dal canto loro, devono abituarsi al disagio, che l’ente locale è tenuto a contenere al massimo. Soprattutto ci deve essere concertazione.
Si riferisce a qualcosa in particolare?
Se il Comune svolge degli interventi è giusto che coinvolga i residenti. Penso alla riqualificazione di via Grado, dove questa sensibilità è mancata: da due anni e mezzo gli operatori del posto chiedono un confronto sui lavori pubblici, segnalando che l’apposizione di un’aiuola spartitraffico provocherà inevitabile disagio alle attività, ma niente da fare. A tal proposito mi chiedo: i soldi erogati dalla Regione per la viabilità monfalconese rappresentano la posa di una pietra tombale sulla liberalizzazione dell’A4 nel tratto Redipuglia-Villesse? Così come concepiti, peraltro, gli assetti viari rischiano di riportare i mezzi pesanti, all’uscita dal Lisert, sulle arterie monfalconesi. Ecco, non vorrei che questi finanziamenti fossero serviti a tacitare le legittime richieste dei cittadini, poichè si tratta di un problema molto sentito.
Cosa ne pensa della fusione dei Comuni?
Un’occasione persa. Tutto il lavoro fatto negli anni ’90 per creare le basi di un’aggregazione di Comuni è finito nel dimenticatoio e il progetto di Città mandamento è morto. La filosofia che sottendeva l’indirizzo era quella di creare uffici unici, reciproca integrazione della pianta organica e una sola polizia municipale, ma s’è fatto poco. Non credo che arriverà mai una legge in merito, l’Italia è un paese dove tutto risulta difficile: se ne parla tanto, ma si è mai visto sciogliere una Provincia? D’altro canto non credo si debba aspettare sempre una legge, per agire in maniera intelligente.
La preoccupa la riforma sanitaria?
C’è grande paura sulla sanità isontina. Scoprire poi che ogni tanto riemerge l’antica rivalità tra Monfalcone e Gorizia non è rinfrancante. Con l’ospedale unico in provincia si era ben delineato chi doveva fare cosa. Ora non sembra più così. Io ritengo che la sanità debba essere vicina al territorio e corrispondente alle sue esigenze. Non si può sgravare Monfalcone di servizi essenziali, tanto più se si considera la presenza sul territorio di realtà industriali importanti e dei flussi turistici diretti a Grado. Il Punto nascita, la Chirurgia, la Terapia intensiva, l’Unità coronarica devono restare qui. Quando si è chiesto di chiudere Grado e Cormons, l’Isontino, a dispetto di quanto è avvenuto a Cividale e Gemona, ha fatto la sua parte. Ora non possiamo perdere altri pezzi.
Cosa boccia dell’esecutivo Pizzolitto?
Non dò voti: è una cosa antipatica. Ognuno vive l’amministrazione secondo le proprie sensibilità. Dunque non entro nel merito del suo operato, dico solo che mi sarebbe piaciuto vedere un sindaco più vicino al cittadino. Questa città, in fondo, ha la dimensione di un grande paese ed è importante che non vi siano filtri. Quando mi insediai, la prima cosa che feci fu rimuovere la vetrata che isolava il mio ufficio. Il risultato fu che mi ritrovai ben presto con la fila di gente fuori dalla porta, ma questo fa parte del mestiere: essere sindaco è un lavoro che impone anche molti sacrifici. Di tempo e di rapporti familiari.
Ma Persi torna in campo?
No, su questo non dico niente!
Sicuro?
Beh, non si sa mai. Comunque è troppo presto per parlarne. È stata fatta un’uscita sul giornale e posso solo dire che sono stato molto gratificato dalla reazione della gente: non intendo gli amici che mi conoscono, ma tutti gli altri. Io non sono in un partito, però mi riconosco nel centrosinistra. Credo che tocchi prima ai partiti capire cosa vogliono. Poi si vedrà…
E Adriano Persi, nel frattempo, resta un battitore libero.
Ex comunista, oggi senza tessera nel Cda di Carifriuli e dell’Ente Fiere
«L’altro elemento che non dovrà mancare al candidato del centrosinistra per il post-Pizzolitto è l’ascolto: un sindaco deve rappresentare la città tutta, prestando grande attenzione anche alle piccole cose, per cogliere le reali priorità della collettività. È facile realizzare una piazza, ma forse è più importante, in questo momento, costruire nuove case di riposo. Altro aspetto non secondario è quello di riuscire a costruire una squadra in grado di raccogliere consenso in città. Essere solidali, nel rapporto con dirigenti e funzionari, risulta essenziale». Questa la ”ricetta” di Adriano Persi, ex sindaco di Monfalcone, al giro di boa dei sessant’anni (li compirà il prossimo 31 agosto). Sposato con la signora Dionisia e padre di Lorenzo, ha retto l’amministrazione comunale per un decennio (dal 1991 al 2001). Da due giorni siede nel Consiglio di amministrazione della Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia, incarico che così commenta: «Quest’ultima nomina mi motiva molto: sicuramente costituirà una bella esperienza essere all’interno di un istituto bancario in un momento così delicato e cruciale, dettato dalla crisi economica in atto. Sicuramente garantirò il massimo impegno». Non si tratta, tuttavia, dell’unico compito cui è chiamato: è nel cda dell’Ente Fiere ed è alla guida della Banda civica di Monfalcone. Ora in pensione, Persi è stato dipendente di AcegasAps, dove ha concluso il percorso professionale ricoprendo la carica di responsabile dell’Acquedotto di Trieste. «L’impresa più memorabile in Comune? L’organizzazione dei concerti – conclude – riuscimmo a portare a Monfalcone Gianna Nannini, Pfm e Banco del mutuo soccorso. Chiusi il viale San Marco dalle 14 alle 24 e feci esibire lì la Pfm. Fu incredibile». (t.c.)
Il Piccolo, 16 maggio 2010
«Dateci il centro specializzato sulle malattie dell’amianto»
A fronte della mortalità le istituzioni pubbliche reclamano la struttura
Greco (Pd) afferma che l’assessore Kosic non ha fatto nulla per favorire la nascita di un polo regionale
«Un centro delle malattie asbesto correlate a Monfalcone è la logica richiesta del territorio». Ad affermarlo è il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto che si fa interprete di quelle che sono le istanze avanzate dalla popolazione, la quale a fronte dei dati relativi alle patologie contratte e ai decessi accertati a seguito dell’esposizione all’amianto sollecita l’istituzione di una struttura specializzata.
Già a marzo, del resto, il segretario provinciale del Pd Omar Greco aveva rimproverato l’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic di non aver fatto finora nulla per promuovere la nascita del centro di ricerca regionale sulle malattie asbesto-correlate a Monfalcone, estendendo la critica anche ai programmi di collaborazione transfrontaliera a Gorizia. Ora il primo cittadino torna alla carica: «Accetteremmo volentieri – dice – una vocazione transfrontaliera della sanità gorizia, davanti a un progetto serio e concreto, se per conseguente logica venisse però realizzata a Monfalcone la sede delle malattie asbesto correlate».
Tumori e patologie dell’apparato respiratorio appaiono peraltro in aumento in città. Per quel che riguarda i carcinomi l’incidenza nei maschi è superiore alla media regionale e lo scostamento riguarda appunto il mesotelioma, legato all’esposizione all’amianto, e bronchi-polomoni oltre, tra gli altri, a prostata e rene.
Ad aggravare il quadro, e nello stesso tempo ad accreditare la proposta di realizzare un centro specializzato a Monfalcone, il fatto che la provincia di Gorizia detenga il primato in Italia della mortalità per esposizione all’amianto. (t.c.)
LA SANITÀ MONFALCONESE VA ALLO SCONTRO CON LA REGIONE
Pizzolitto: «Terapia intensiva non si tocca»
Il sindaco non ci sta a vedere trasformato il San Polo in un ospedale di rete
di TIZIANA CARPINELLI
Si puntellano le prime barricate in difesa della sanità monfalconese. Sindaco e assessori compatti nel sostenere quello che è ormai a tutti gli effetti un diktat: «Guai a chi tocca il Punto nascita». Scontro a tutto campo tra amministrazione comunale e Regione a fronte degli indirizzi trasmessi dal Piano sociosanitario. Il primo cittadino Gianfranco Pizzolitto lo dice a chiare lettere: «Se ci togliete la Terapia intensiva e la Terapia intensiva cardiologica allora il San Polo diventa la succursale di Trieste e noi, signori, a questo punto non ci stiamo».
Anche l’ipotesi di mantenere entrambi i Punti nascita (e nella città dei cantieri e a Gorizia) con un solo primario è potenzialmente foriera di battaglie: il dirigente, infatti, avrà sede fissa a Monfalcone, dove i numeri legittimano abbondantemente la struttura, oppure al Nuovo San Giovanni di Dio, che invece si attesta al di sotto dei 500 parti all’anno? A tale proposito interviene l’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che rivendica il «diritto alla sanità e alla sicurezza dei cittadini monfalconesi» e senza ricorrere a panegirici afferma: «Se il primario dovesse risiedere in capo alle strutture goriziane allora significherebbe che tutte le analisi svolte in seno alle commissioni non sono servite a nulla, poichè in realtà i giochi si fanno ad altri tavoli, a noi preclusi: quelli della politica».
Ma il più determinato a ”vendere cara la pelle” è il sindaco Pizzolitto, che non se ne sta certo al palo, anzi fin d’ora assicura il massimo impegno a contrastare l’ipotesi di «vedere ridimensionato a mero ospedale di rete il San Polo».
Di qui in avanti, insomma, strenua opposizione: «Sono estremamente preoccupato per la fragilità che storicamente il territorio accusa nel suo farsi valere dinanzi alla Regione – esordisce -. Purtroppo viviamo in una provincia piccola, che ha già pagato uno scotto enorme in termini di ridimensionamento. Io temo che se stavolta non battiamo i pugni sul tavolo e non puntiamo i piedi ci troveremo ancora una volta a essere l’anello debole della catena e dunque pagheremo più di altri i nuovi indirizzi. Non è, si badi bene, una preoccupazione infondata, poiché dalla documentazione elaborata dalle commissioni politica e tecnica emergono rischi di ridimensionamento sanitario tali da trasformare il presidio monfalconese nella succursale dell’ospedale triestino».
«Se dovessero effettivamente toglierci la Terapia intensiva e la Terapia intensiva cardiologica – sottolinea ancora Pizzolitto – il San Polo diventerebbe di fatto un ospedale di rete. Abbiamo già subito abbastanza. Penso al balletto dei direttori: ne sono succeduti tre in poco tempo. Per nostra fortuna si è trattato sempre di bravi professionisti, l’ultimo dei quali è Cortiula, ma a Udine, Pordenone o Trieste avrebbero accettato che avvenisse ciò senza una consultazione del territorio come invece è accaduto qui?».
Per questo il sindaco ha proposto un documento politico in cui «si rilevano le difficoltà e le perplessità di una tale operazione». «Siamo ben allertati e non subiremo scelte calate dall’alto: è questa la sintesi dell’atto – chiosa -. A renderci forti l’evidenza della nostra realtà: una realtà virtuosa, che vede il bilancio in pareggio e si colloca sempre di più quale punto di eccellenza. Area vasta, a mio modo di vedere le cose, non equivale a concentrare i servizi in un solo posto. Accetteremmo volentieri la vocazione transfrontaliera della sanità goriziana, davanti a un progetto serio e concreto, se per conseguente logica venisse però realizzata a Monfalcone la sede delle malattie asbesto-correlate».
Il Piccolo, 16 maggio 2010
«Dateci il centro specializzato sulle malattie dell’amianto»
A fronte della mortalità le istituzioni pubbliche reclamano la struttura
Greco (Pd) afferma che l’assessore Kosic non ha fatto nulla per favorire la nascita di un polo regionale
«Un centro delle malattie asbesto correlate a Monfalcone è la logica richiesta del territorio». Ad affermarlo è il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto che si fa interprete di quelle che sono le istanze avanzate dalla popolazione, la quale a fronte dei dati relativi alle patologie contratte e ai decessi accertati a seguito dell’esposizione all’amianto sollecita l’istituzione di una struttura specializzata.
Già a marzo, del resto, il segretario provinciale del Pd Omar Greco aveva rimproverato l’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic di non aver fatto finora nulla per promuovere la nascita del centro di ricerca regionale sulle malattie asbesto-correlate a Monfalcone, estendendo la critica anche ai programmi di collaborazione transfrontaliera a Gorizia. Ora il primo cittadino torna alla carica: «Accetteremmo volentieri – dice – una vocazione transfrontaliera della sanità gorizia, davanti a un progetto serio e concreto, se per conseguente logica venisse però realizzata a Monfalcone la sede delle malattie asbesto correlate».
Tumori e patologie dell’apparato respiratorio appaiono peraltro in aumento in città. Per quel che riguarda i carcinomi l’incidenza nei maschi è superiore alla media regionale e lo scostamento riguarda appunto il mesotelioma, legato all’esposizione all’amianto, e bronchi-polomoni oltre, tra gli altri, a prostata e rene.
Ad aggravare il quadro, e nello stesso tempo ad accreditare la proposta di realizzare un centro specializzato a Monfalcone, il fatto che la provincia di Gorizia detenga il primato in Italia della mortalità per esposizione all’amianto. (t.c.)
LA SANITÀ MONFALCONESE VA ALLO SCONTRO CON LA REGIONE
Pizzolitto: «Terapia intensiva non si tocca»
Il sindaco non ci sta a vedere trasformato il San Polo in un ospedale di rete
di TIZIANA CARPINELLI
Si puntellano le prime barricate in difesa della sanità monfalconese. Sindaco e assessori compatti nel sostenere quello che è ormai a tutti gli effetti un diktat: «Guai a chi tocca il Punto nascita». Scontro a tutto campo tra amministrazione comunale e Regione a fronte degli indirizzi trasmessi dal Piano sociosanitario. Il primo cittadino Gianfranco Pizzolitto lo dice a chiare lettere: «Se ci togliete la Terapia intensiva e la Terapia intensiva cardiologica allora il San Polo diventa la succursale di Trieste e noi, signori, a questo punto non ci stiamo».
Anche l’ipotesi di mantenere entrambi i Punti nascita (e nella città dei cantieri e a Gorizia) con un solo primario è potenzialmente foriera di battaglie: il dirigente, infatti, avrà sede fissa a Monfalcone, dove i numeri legittimano abbondantemente la struttura, oppure al Nuovo San Giovanni di Dio, che invece si attesta al di sotto dei 500 parti all’anno? A tale proposito interviene l’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che rivendica il «diritto alla sanità e alla sicurezza dei cittadini monfalconesi» e senza ricorrere a panegirici afferma: «Se il primario dovesse risiedere in capo alle strutture goriziane allora significherebbe che tutte le analisi svolte in seno alle commissioni non sono servite a nulla, poichè in realtà i giochi si fanno ad altri tavoli, a noi preclusi: quelli della politica».
Ma il più determinato a ”vendere cara la pelle” è il sindaco Pizzolitto, che non se ne sta certo al palo, anzi fin d’ora assicura il massimo impegno a contrastare l’ipotesi di «vedere ridimensionato a mero ospedale di rete il San Polo».
Di qui in avanti, insomma, strenua opposizione: «Sono estremamente preoccupato per la fragilità che storicamente il territorio accusa nel suo farsi valere dinanzi alla Regione – esordisce -. Purtroppo viviamo in una provincia piccola, che ha già pagato uno scotto enorme in termini di ridimensionamento. Io temo che se stavolta non battiamo i pugni sul tavolo e non puntiamo i piedi ci troveremo ancora una volta a essere l’anello debole della catena e dunque pagheremo più di altri i nuovi indirizzi. Non è, si badi bene, una preoccupazione infondata, poiché dalla documentazione elaborata dalle commissioni politica e tecnica emergono rischi di ridimensionamento sanitario tali da trasformare il presidio monfalconese nella succursale dell’ospedale triestino».
«Se dovessero effettivamente toglierci la Terapia intensiva e la Terapia intensiva cardiologica – sottolinea ancora Pizzolitto – il San Polo diventerebbe di fatto un ospedale di rete. Abbiamo già subito abbastanza. Penso al balletto dei direttori: ne sono succeduti tre in poco tempo. Per nostra fortuna si è trattato sempre di bravi professionisti, l’ultimo dei quali è Cortiula, ma a Udine, Pordenone o Trieste avrebbero accettato che avvenisse ciò senza una consultazione del territorio come invece è accaduto qui?».
Per questo il sindaco ha proposto un documento politico in cui «si rilevano le difficoltà e le perplessità di una tale operazione». «Siamo ben allertati e non subiremo scelte calate dall’alto: è questa la sintesi dell’atto – chiosa -. A renderci forti l’evidenza della nostra realtà: una realtà virtuosa, che vede il bilancio in pareggio e si colloca sempre di più quale punto di eccellenza. Area vasta, a mio modo di vedere le cose, non equivale a concentrare i servizi in un solo posto. Accetteremmo volentieri la vocazione transfrontaliera della sanità goriziana, davanti a un progetto serio e concreto, se per conseguente logica venisse però realizzata a Monfalcone la sede delle malattie asbesto-correlate».
Il Piccolo, 10 aprile 2010
AVEVA 63 ANNI, DI CUI 22 PASSATI A BORDO DELLE NAVI
Amianto, un altro ex cantierino ucciso da un tumore polmonare
L’amianto continua a mietere vittime. In modo spietato e crescente. «Dei suoi colleghi e amici se ne sono andati in tanti, ormai», dicono guardandoti dritto negli occhi Daniela e Monica, che hanno perso rispettivamente il marito e il padre, Luciano Pizzin, nato a cresciuto a Turriaco e morto alla vigilia di Pasqua a 63 anni appena. A portarselo via, come racconta Monica, che lavora al patronato della Cgil a Monfalcone, dove vede sfilare in continuazione malati d’amianto e vedove, non è stato un mesotelioma, ma un microcitoma. Vale a dire un carcinoma polmonare a piccole cellule, una neoplasia polmonare che origina dalle cellule neuroendocrine dei grossi bronchi, caratterizzato da estrema malignità, elevatissima mortalità e precoce capacità metastatica. Stando alla letteratura, il fumo di sigaretta costituisce il principale fattore di rischio per l’insorgenza di microcitoma, ma ulteriori fattori di rischio sono l’esposizione all’asbesto e al radon.
«E’ vero, mio padre fumava, ma aveva smesso da oltre vent’anni a causa di problemi di salute che, stando ai medici, non sono collegabili con quelli emersi nel 2008 – spiega Monica -. E’ anche vero che mio padre ha lavorato 22 anni a bordo delle navi in costruzione nel cantiere navale di Monfalcone, a strettissimo contatto con l’amianto». Tanto da vedersi riconosciuta dall’Inail l’indennità per l’esposizione a fronte anche della presenza di una fibrosi polmonare interstiziale e ispessimenti bilaterali dei polmoni con deficit spirometrico e della diffusione, causa di un’invalidità del 16% poi passata al 60% con l’insorgere del tumore. «Vogliamo sia accertata la causa della malattia che si è portato via mio padre e in ogni caso proseguiremo l’azione avviata con l’avvocato Moro, che sta operando con il patronato della Cgil, per il riconoscimento del danno differenziale da amianto», dice Monica. La storia di Luciano Pizzin, appassionato di moto d’epoca, una figura attiva nel suo paese, per un periodo delegato Fiom nel consiglio di fabbrica dello stabilimento di Panzano, è quella di tanti altri lavoratori ed ex lavoratori del cantiere navale, in cui erano entrati spesso giovanissimi. Luciano Pizzin, come racconta la moglie Daniela, aveva iniziato a lavorare a soli 14 anni, prima con un’impresa di idraulica a Monfalcone, poi in cantiere a bordo e poi, gli ultimi 8 anni, prima del pensionamento avvenuto nel 1998, in magazzino. «Di 12 famiglie che abitano nella nostra palazzina, noi siamo la terza a perdere una persona per amianto», sottolinea la moglie Daniela. Le fa eco Monica. «All’Inca Cgil siamo cinque impiegate e in tre – dice – abbiamo perso il padre a causa dell’amianto. Di questo si deve continuare a parlare». Alle spalle i funerali, celebrati ieri pomeriggio nella chiesa di Turriaco, la famiglia vuole ringraziare il servizio Adi dell’Azienda sanitaria, che ha consentito a Luciano Pizzin di rimanere nella sua abitazione, e in particolare la dottoressa Marta Calligaris. «Vorremmo che le eventuali donazioni andassero al fondo La borsa di Mario, creato dallo stesso Adi per fornire alle famiglie – spiega Monica – medicinali e presidi che non sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale». Le donazioni possono essere effettuate sul conto corrente postale numero 10077493 oppure al Cup dell’ospedale di Monfalcone.
Laura Blasich
Il Piccolo, 09 aprile 2010
SODDISFAZIONE DEI SINDACATI E DELL’AZIENDA
Eaton, un altro anno di ”cassa” per 310
Scongiurato il licenziamento collettivo. Le speranze rivolte alla ripresa del mercato dell’auto
di LAURA BORSANI
I 310 lavoratori della Eaton Automotive, che produce valvole per motori, sono salvi. L’azienda è stata ”messa in sicurezza” per un altro anno. Via libera, infatti, alla cassa integrazione in deroga, concessa ieri dal ministero del Lavoro. La ”fumata bianca” sul prolungamento dell’ammortizzatore sociale è scaturita dopo circa due ore di confronto, a Roma, al quale hanno partecipato, assieme a una delegazione dell’azienda, le organizzazioni sindacali rappresentate da Fausto Durante, della Fiom nazionale, dai segretari provinciali Thomas Casotto della Fiom e Gianpiero Turus della Fim, nonchè dal rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon. All’incontro c’era anche Gianantonio Sambo per la Confindustria della provincia di Gorizia. Si tira un sospiro di sollievo avendo ottenuto la cassa integrazione in deroga per dodici mesi che rappresenta il massimo risultato che si poteva raggiungere, un prolungamento definito dagli stessi sindacati «il più lungo mai concesso, considerando la particolarità del provvedimento».
Un altro anno di copertura, dunque, a fronte di una retribuzione media mensile di circa 800 euro. Ciò a garanzia dell’occupazione avendo superato pertanto il rischio del licenziamento collettivo. Una boccata d’ossigeno sufficiente per poter monitorare l’andamento del mercato cogliendo le occasioni della tanto agognata ripresa produttiva. La soddisfazione, infatti, è legata soprattutto alla prospettiva nei confronti di un mercato comunque caratterizzato da rapidi cambiamenti. Dinamicità che, come hanno riferito i sindacati, farebbero ipotizzare elementi di svolta dal prossimo anno. «L’azienda – ha osservato infatti Thomas Casotto – ieri ha ribadito l’attuale difficoltà che non permette al momento previsioni di apertura del mercato, tanto che anche le società concorrenti si stanno dibattendo nella stessa condizione critica. Ma il mercato è in evoluzione, e potrebbero verificarsi modifiche significative».
Una situazione, pertanto, che fa ben sperare. L’accordo supera di fatto anche l’ipotesi-esuberi ventilata a suo tempo e comunque rigettata dal sindacato.
L’intesa stabilita, hanno sempre riferito i rappresentanti sindacali, prevede altresì che, qualora si prospettasse una ripresa produttiva, si proceda al rientro in fabbrica dei lavoratori garantendo la rotazione. Sotto questo profilo, continuerà la supervisione degli impianti, mantenendo la fabbrica in efficienza.
Durante l’incontro, si è parlato anche dei tempi di erogazione delle retribuzioni che la legge, non prevedendo anticipi da parte dell’azienda, affida all’Inps. «I tempi sono relativamente brevi – ha osservato Casotto -, avendo ipotizzato una copertura della ”cassa” solo tra un paio di mesi. Per questo abbiamo chiesto al ministero un’accelerazione delle procedure. È stato inoltre già concordato un incontro con l’azienda, fissato per il 20 aprile, in Confindustria a Gorizia, per affrontare questo aspetto e tutti gli altri ulteriori elementi». I sindacati, come programmato, incontreranno i lavoratori lunedì e venerdì prossimi, illustrando in assemblea l’esito dell’incontro con gli opportuni approfondimenti.
Intanto sono stati valutati i percorsi relativi ai corsi di formazione, previsti dalla Regione e gestiti dagli enti professionali, obbligatori per i lavoratori della Eaton, pena la perdità dell’indennità. Al riguardo si stanno definendo le modalità di partecipazione, avendo contattato gli enti di formazione che dovranno assorbire tutti i 310 lavoratori. In questo senso, è stata coinvolta anche la Provincia proprio per definire assieme ai sindacati una specifica riqualificazione.
Soddisfazione, dunque, dalle parti, alla luce dell’esito dell’incontro romano. L’azienda ha espresso un giudizio positivo non solo per l’accordo raggiunto, ma anche per il tenore dell’incontro, caratterizzato dalla «piena condivisione».
«Abbiamo raggiunto l’obiettivo del prolungamento per la ”cassa” di dodici mesi, al fine di salvaguardare i posti di lavoro – ha commentato Casotto -. È un risultato molto buono, considerata anche la particolarità dello strumento in deroga. È una ”cura”, certo non risolutiva, ma permette di guardare al futuro confidando che il mercato si sblocchi quanto prima. È importante restare uniti, proprio per cogliere le opportunità che si affacceranno».
I sindacati, hanno voluto espressamente ringraziare il sindaco Gianfranco Pizzolitto, per l’impegno profuso, nonchè la Provincia, con il presidente Enrico Gherghetta, la Regione e il Prefetto Maria Augusta Marrosu, e quanti hanno sostenuto la ”causa Eaton”: «Se abbiamo raggiunto questo risultato – ha evidenziato Menon – lo dobbiamo anche all’intervento di sostegno dimostrato. Abbiamo ottenuto il massimo che si poteva ottenere. La redditività resta bassa, ma tutto ora si inserisce in una logica di prospettiva».
«È andata molto bene – ha confermato Turus – auspichiamo che il mercato si sblocchi, sollevando i lavoratori dalla ”cassa” che permane da un anno. Questi nuovi dodici mesi possono servire ad agganciare la ripresa».
Gherghetta sulla Eaton: il modello vincente è lo spirito di cooperazione
«Siamo soddisfatti. Questi dodici mesi di cassa integrazione in deroga, oltre a permettere di mantenere il posto di lavoro ai dipendenti della Eaton di Monfalcone, aprono una prospettiva perchè danno tempo all’azienda di individuare le strade da intraprendere per giungere ad una soluzione definitiva».
Lo ha dichiarato l’assessore regionale Alessia Rosolen, all’indomani dell’esito positivo scaturito dal ministero del Lavoro che ha concesso un altro anno di ”cassa” ai lavoratori della Eaton. «Questa partita nazionale – ha aggiunto l’assessore Rosolen – si affianca agli interventi della Regione. Su 6,5 milioni di euro rappresentati dal provvedimento, 1 milione sarà erogato dalla Regione per la formazione».
Positivo anche il commento del presidente della Provincia, Enrico Gherghetta: «Come presidente del Patto per lo sviluppo economico dell’Isontino, voglio sottolineare l’operato di tutti i soggetti intervenuti, dai Comuni ai sindacati, alla Regione e la Prefettura. Lo spirito di cooperazione è la carta vincente per affrontare la crisi e per scommettere nel futuro. Il solidarismo isontino rappresenta oggi un modello, significa che portiamo in Europa una comunità unita». Gherghetta ha poi osservato: «Dal punto di vista economico, la concessione della cassa integrazione in deroga per altri dodici mesi, è una soluzione ottimale perchè permette di guardare con fiducia al futuro e con maggiore attenzione alle criticità presenti, per poter impostare una reale ripresa produttiva. Questo risultato – ha concluso il presidente – è la dimostrazione che nessuno sarà lasciato solo a fronteggiare questi momenti difficili. La crisi non è finita, ma c’è da augurarsi che l’Isontino abbia superato la fase peggiore».
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha dichiarato: «Abbiamo un anno di tregua. Con il sindacato, la Provincia e tutti gli altri soggetti interessati, cercheremo ora di raggiungere una soluzione definitiva per la Eaton. Voglio rivolgere un plauso ai sindacati per il risultato ottenuto, risultato che non era scontato. Ci hanno creduto e sono andati fino in fondo. Certo – ha concluso il primo cittadino, che ha ricordato la presenza di un ”tavolo permanente” dedicato alla crisi – non si può abbassare la guardia, ma ora potremo lavorare con maggiore serenità».
Il Piccolo, 07 aprile 2010
MANIFESTAZIONE DI ”CARICO SOSPESO” SABATO IN PORTO
Omaggio a Cicciarella a 5 anni dalla morte
Promosso un concorso letterario tra i ragazzi sul tema della sicurezza sul lavoro
L’associazione ”Carico Sospeso” ritornerà sabato nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si ritroveranno alle 13 nei pressi dell’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si terrà nella banchina alle 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella fu investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio. Non esistono tragiche fatalità e non c’è distrazione che possa portare a un incidente mortale, ci sono invece delle gravi mancanze nei sistemi di sicurezza di troppe aziende. La tutela dell’integrità psicofisica è un diritto per le lavoratrici e i lavoratori e un dovere per i datori di lavoro sanciti dalla Costituzione italiana, dalle normative europee, dalla legislazione del nostro Paese». Per questi motivi ”Carico Sospeso” ha promosso in queste settimane un concorso letterario, che prevede una sezione di prosa e uno di poesia. L’associazione in questo modo desidera offrire ai ragazzi del Monfalconese l’opportunità di riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro, esprimendo i propri pensieri e le proprie emozioni e preparandosi quindi a una più ampia comprensione del futuro che li aspetta. Il bando è stato trasmesso alle segreterie della scuole medie inferiori e superiori di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano. Il termine per la presentazione degli elaborati è fissato per il 4 maggio. Intanto il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella proseguirà il 24 maggio nel Tribunale di Gorizia. (la.bl.)
Il Piccolo, 11 aprile 2010
L’ASSOCIAZIONE CARICO SOSPESO INDICE UN CONCORSO NELLE SCUOLE SULL’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE
Ricordato Cicciarella a 5 anni dalla morte
Cerimonia in porto sul luogo della disgrazia che costò la vita a un dipendente della Cooperativa
L’associazione ”Carico Sospeso” è tornata ieri nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si sono ritorvati alle 13 dinanzi all’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si è tenuto poco dopo alla banchina 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella venne investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio». Per questo l’associazione ha promosso un concorso letterario nelle scuole che prevede una sezione di prosa e uno di poesia per far riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro.
Il Piccolo, 24 maggio 2010
Riprende il processo per la morte di Cicciarella
Udienza alle 9.30 al tribunale di Gorizia con tre testimoni
Riprende oggi in tribunale a Gorizia, dopo il rinvio dell’udienza dello scorso 22 marzo, il processo penale per l’accertamento delle responsabilità del decesso di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme ad alcuni colleghi.
Il rinvio era stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza odierna, fissata alle 9.30, saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm.
Lo scorso 13 luglio erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora.
Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.
Il Piccolo, 25 maggio 2010
Processo Cicciarella, ascoltati tre testimoni
È ripreso ieri, a Gorizia, il processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, Franco Cicciarella, mentre stava operando in banchina, in porto, assieme ad alcuni colleghi. Imputati per la morte del monfalconese, dipendente della Cooperativa ”Sopraccarichi”, l’ex presidente della Compagnia portuale Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, il triestino Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Misseroni, legale rappresentante della Coop Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il Cicciarella, aveva patteggiato la pena. Davanti al giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ieri sono sfilati gli ultimi testi dell’accusa (pm Valentina Bossi): l’ispettore di Polizia, Codutti, il responsabile di banchina, Fausto Polez, e Facchini, il dipendente della Compagnia portuale presente al tragico evento. Il processo è stato rinviato al 21 giugno.
Il Piccolo, 22 giugno 2010
IL 16 LUGLIO LA DISCUSSIONE FINALE
Processo Cicciarella, la parola ai testi sui sistemi di sicurezza
Ultima udienza prima della discussione finale, fissata venerdì 16 luglio, al Tribunale di Gorizia, in relazione al processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop ”Sopraccarichi”. Imputati l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della ”Sopraccarichi”. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. Ieri, davanti al giudice monocratico Emanuela Bigattin, hanno deposto i testi presentati dalla difesa, l’ingegner Bozzetto, dell’Università di Trieste, quale perito di parte, due carrellisti ora in pensione, l’attuale responsabile della sicurezza della Compagnia portuale e l’impiegata amministrativa della ”Sopraccarichi”.
Bozzetto si è così soffermato sull’idoneità dei mezzi impiegati dalla Compagnia, evidenziando che un eventuale avvisatore acustico di retromarcia sarebbe stato inutile, se non addirittura dannoso. I carrellisti hanno sostanzialmente dichiarato che il carrello elevatore assicura visibilità a 360 gradi, basta ovviamente girarsi durante la retromarcia. Il responsabile della sicurezza della Compagnia portuale ha invece relazionato sull’attuale stato di fatto circa il rispetto della normativa vigente, la formazione e l’aggiornamento degli operatori. Nel controinterrogatorio, è emerso che per limitare il rischio di investimento da mezzi in manovra, nulla è cambiato dal 2005 a oggi, lasciando libera iniziativa agli operatori. Il Pm Valentina Bossi ha chiesto di ascoltare Dario Zorzin, l’acquisizione della documentazione che Salvini ha presentato alla ”Sopraccarichi” quale responsabile della sicurezza, e la presentazione dell’organigramma della Compagnia portuale (2005) per capire incarichi ed eventuali responsabilità. Richiesta anche l’acquisizione della documentazione sui controlli effettuati dal 2000 al 2005. Tutte richieste rigettate dal giudice.
Il Piccolo, 17 luglio 2010
MODIFICATO IL CAPO DI IMPUTAZIONE
Cicciarella, udienza a novembre
Era attesa la discussione finale del processo, in relazione all’infortunio sul lavoro nel quale l’11 aprile 2005 aveva perso la vita il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop Sopraccarichi. Ieri invece, al Tribunale di Gorizia, è stato modificato il capo di imputazione e l’udienza è stata pertanto rinviata al 22 novembre. È stata così aggiunta un’ulteriore ipotesi di accusa, relativa alla violazione della norma che disciplina la sicurezza sul lavoro (articolo 7, legge 626 del ’94). Si tratta del necessario coordinamento tra datori di lavoro diversi, nel caso in cui i rispettivi dipendenti operano in uno stesso contesto. In sostanza, la Compagnia portuale e la Coop Sopraccarichi avrebbero dovuto coordinarsi predisponendo uno specifico piano. Al riguardo, l’avvocato Francesco Donolato, ieri ha osservato: «In realtà il coordinamento era stato regolarmente attivato, come pure erano stati garantiti i controlli. Aspetti questi per i quali abbiamo già depositato gli atti».
Imputati al processo sono l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì il Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. (la.bo.)




