Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
VIAGGIO NELLA COMUNITÀ MUSULMANA ALL’INTERNO DELL’”ISLAM MONFALCONESE” DI VIA DUCA D’AOSTA 
«La moschea? È la crisi il vero problema» 
Irrealizzabile la costruzione o l’acquisto di un luogo per il culto. «Nessuno ci ha contattato»
«Le polemiche sulla religione sono un falso problema. Tanti italiani stanno come noi»

di GIOVANNI TOMASIN

«Figuriamoci se pensiamo a costruire moschee, i nostri problemi sono la cassa integrazione e gli affitti». Nella nuova sede dell’associazione Bangladesh in via Duca d’Aosta, cuore della comunità islamica monfalconese, il dibattito sulla moschea in città è accolto con un certo scetticismo. «Con la crisi la nostra situazione è diventata ancora più difficile – dicono -. Non abbiamo mai avuto la volontà di comprare una moschea, ma adesso la cosa è più che mai fuori discussione».
Anche la possibilità che un acquirente trevigiano converta l’ex rudere di via Fratelli Rosselli in un luogo di culto suscita perplessità: «Non siamo ancora stati contattati da nessuno – spiegano i membri dell’associazione – ed è strano che qualcuno voglia costruire una moschea per noi senza dircelo».
Al di là delle polemiche, la sede di via Duca d’Aosta offre uno spaccato interessante di quello che ormai si può definire l’Islam monfalconese. Accanto agli uffici dell’associazione bengalese, infatti, la sede ospita una sala di preghiera che è diventata un punto di riferimento per i musulmani del territorio. «Qui vengono tutti quanti – spiega Islam Md Jairul, rappresentante dell’associazione – oltre ai bengalesi abbiamo algerini, turchi, macedoni, senegalesi, etiopi, bosniaci».
La sala di preghiera è un luogo silenzioso: sul pavimento coperto di tappeti, i gruppetti di fedeli si incontrano cinque volte al giorno per osservare uno dei cinque Pilastri della religione islamica, la preghiera. «Anche la mattina presto c’è sempre qualcuno – dice Islam – e il venerdì vengono qui a pregare anche un centinaio di musulmani».
Provengano dai Balcani o dal subcontinente indiano, le persone che frequentano la sala trovano conforto nella fede comune.
«Ma l’islam è una questione personale – spiega Noureddine Benhammouda, algerino – il nostro modo di relazionarci con la società italiana non dipende dalla religione. Non esiste una condizione del ”musulmano in Italia”, esiste solo l’”immigrato in Italia”. E i nostri problemi ormai sono quelli di tutti: la crisi economica, la cassa integrazione.
«Negli ultimi mesi – continua – molti di noi hanno perso il lavoro, e conosciamo molti italiani che come noi hanno problemi economici». In questo contesto, dice Noureddine, le polemiche a carattere religioso sono un falso problema: «Servono soltanto a distrarre la gente dai problemi reali – afferma – vorrei sapere che problemi hanno creato fino ad adesso i musulmani. I nostri rapporti con le autorità sono molto tranquilli, non facciamo nulla di male». La comunità guarda con distacco ai partiti politici che fanno della questione dell’immigrazione una bandiera: «Se la Lega Nord ha i voti degli italiani è legittimo che dica ciò che pensa – dice Noureddine – noi lo rispettiamo, ma la questione non ci tocca poi tanto. A me interessa di più cosa pensa l’italiano che vive nella porta accanto: mi interessa l’integrazione».
Più che ad avviare operazioni immobiliari, i musulmani di Monfalcone sembrano interessati a risolvere le piccole questioni che regolano la loro vita comunitaria: «Non abbiamo un imam, colui che guida la preghiera – spiega Islam sorridendo – e quindi ci arrangiamo, scegliendo tra i più esperti qualcuno che guidi la preghiera a turno».
«Siamo un po’ stufi di questa cosa dell’imam ”fai da te” – aggiunge Noureddine – ci sono tante università, in Nordafrica o in Bangladesh, che formano persone che sanno veramente come si fa. Ci piacerebbe se un vero imam avesse un permesso per venire qui un periodo a istruirci, magari grazie a qualche accordo internazionale».
Secondo lo scrittore americano afghano Tamim Ansary, i due mondi che etichettiamo ”Islam” e ”Occidente” non sono contrapposti, raccontano semplicemente in modo differente la loro storia. Nella Monfalcone dell’immigrazione e della crisi economica, le due storie parlano ormai linguaggi affini. 

Il Piccolo, 26 maggio 2010
 
SE LA TRATTATIVA DOVESSE ANDARE IN PORTO LA SALA DI PREGHIERA SORGEREBBE A FIANCO DEL DUOMO 
Una moschea al posto dell’ex rudere di via dei Rettori 
La società proprietaria: un potenziale acquirente si è fatto avanti per destinare il futuro immobile a luogo di culto

di TIZIANA CARPINELLI

Nel cuore di Monfalcone, a due passi dal Duomo, i fedeli della religione islamica potrebbero trovare finalmente la loro masjid, vale a dire la loro moschea. Un misterioso e facoltoso acquirente ha infatti puntato gli occhi sull’area presso cui sorgeva, fino a lunedì, il rudere di via dei Rettori e si è fatto avanti per valutarne l’acquisto. Obiettivo: realizzare lì il primo luogo di culto per musulmani. Non essendo residente in città, ma provenendo da fuori, ha mandato avanti un mediatore, il quale nei giorni scorsi ha preso contatto con la Antiche mura srl: la società udinese attualmente impegnata nella riqualificazione del fatiscente immobile, già raso al suolo dagli operai.
«È effettivamente una delle diverse proposte pervenute alla nostra attenzione – ha confermato, al telefono, Giovanni Mastrobuoni della srl friulana -: non abbiamo avuto modo di incontrare direttamente il potenziale acquirente, ma per quanto ci è stato possibile appurare attraverso il mediatore si tratta di una persona che ha la disponibilità economica per concretizzare l’operazione. Naturalmente nel caso in cui quest’ultima dovesse andare in porto venderemmo l’intero immobile in blocco. Diversamente, procederemmo nella costruzione dell’edificio secondo progetto, ovvero con la realizzazione di un’unità commerciale al piano terra (ma si possono tranquillamente ricavare due distinti negozi, ndr) e due uffici al livello superiore. Anche questa seconda prospettiva, peraltro, ha già raccolto diverse offerte: abbiamo ricevuto proposte da professionisti del settore medico e legale interessati a insediarsi in questa zona».
Per acquisire l’immobile nel suo complesso, invece, si era fatto avanti tre anni fa un importante istituto di credito. Che, a quanto pare, non si sarebbe successivamente insediato in alcuna altra sede a Monfalcone. E che, forse, potrebbe ancora avanzare la sua ”opa” sul sito, rappresentando quindi un diretto competitor del misterioso acquirente desideroso di creare a Monfalcone la prima moschea per islamici.
Intanto il restyling, all’angolo tra le vie frattelli Rosselli e dei Rettori, procede: tempo un paio di giorni e sarà ultimata la fase delle pulizia, per la messa in sicurezza del cantiere. E, nell’arco di dieci giorni – ha assicurato Mastrobuoni -, la costruzione del nuovo edificio verrà avviata. Sfumata, invece, l’ipotesi di dare seguito al famoso Piano di recupero, sulla scia di quanto affermato dall’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo: «Non ci sono più margini per quell’operazione: abbiamo dimostrato la massima disponibilità a un incontro con l’amministrazione che tuttavia, negli ultimi tre mesi, non si è potuto avere. Ora il tempo è scaduto», ha tagliato corto l’imprenditore.