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Il Piccolo, 04 novembre 2009
L’INTENTO DELL’ASSESSORE MORSOLIN
Confronto pubblico sul recupero di un edificio della Colonìa
Il Comune andrà con tutta probabilità a un momento di confronto pubblico sul progetto elaborato per promuovere l’autorecupero di una palazzina della Colonìa da parte di un gruppo di cittadini. «Il progetto steso dalla cooperativa Sotto il tetto di Milano è molto corposo – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – e soprattutto indica varie opzioni con cui dare concretezza al progetto». In sostanza, l’ente locale potrebbe prevedere la strada della vendita ai privati che poi procederebbero al recupero dell’immobile o quella di rimanere proprietario e applicare poi un affitto ovviamente parametrato all’impegno finanziario del gruppo di cittadini nel trasformare la palazzina. «Il progetto quindi comprende varie valutazioni sulle soluzioni finanziarie – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali -, anche in base ai lavori che potrebbero essere effettuati in proprio e quelli che invece vanno in modo quasi obbligato affidati a imprese specializzate. Credo che un momento di confronto pubblico potrebbe essere utile».
L’amministrazione comunale, che ha avviato il progetto come misura anti-tensione abitativa, intanto ha deciso di costituire un gruppo di lavoro interno proprio per individuare la soluzione ritenuta migliore e che quindi sarà messa a bando nel corso dei prossimi mesi. In vista c’è anche un incontro con gli estensori del progetto. «Mi rendo conto che i tempi si stanno allungando – afferma l’assessore Morsolin -, ma non esistono molte esperienze di autorecupero in Italia, mentre ne sono state compiute un po’ di più sul fronte dell’autocostruzione. In Friuli Venezia Giulia non esiste poi una legislazione specifica in materia e anche per questo riteniamo importante portare a termine quello che è a tutti gli effetti un progetto pilota». La palazzina individuata per mettere in pratica l’operazione si trova nell’area alle spalle dell’ex dispensario di via Valentinis. Pare perché è già certo che i 12 alloggi al momento presenti nell’edificio scenderanno a 6, in modo da aumentarne le dimensioni, ora molto ridotte e non adatte ad accogliere delle famiglie. (la.bl.)
Il Piccolo, 24 ottobre 2009
EDILIZIA POPOLARE. I PROGETTI MESSI NEL CASSETTO POSSONO ORA ACQUISIRE NUOVO SLANCIO
Fondi all’Ater, la Regione sblocca 12 milioni
Grion: «Saranno utilizzati per realizzare 54 alloggi a Campagnuzza e 37 nel Monfalconese»
di FRANCESCO FAIN
Quella richiesta di finanziamenti sembrava essere rimasta nel limbo. Tant’è che l’Ater non aveva nascosto una certa preoccupazione per i ritardi nell’arrivo di quei fondi importantissimi che avrebbe dovuto mettere a disposizione la Regione. Ma ora la giunta Tondo ha deliberato. E l’ex Iacp beneficerà di quasi 12 milioni: 11 milioni 663 mila 947 euro, per la precisione.
AGLI ALLOGGI. A cosa serviranno? A realizzare nuovi alloggi e ad acquistarne altri da privati. Nel corso di quest’anno verranno messi a disposizione delle famiglie in difficoltà 115 appartamenti, 76 dei quali a Gorizia e i restanti a Monfalcone. Fra questi, figurano anche gli appartamenti di via Gallina, inaugurati ma mai consegnati ai legittimi inquilini: la situazione, però, è destinata a sbloccarsi in tempi brevi.
Al di là del caso specifico, ormai è chiara la strategia dell’ente guidato da Roberto Grion: oltre a realizzare in prima persona appartamenti ha scelto la strada di rivolgersi direttamente ai privati. Vengono acquistate intere palazzine già pronte e si saltano tutte le lungaggini burocratiche che caratterizzano il normale iter costruttivo.
Più nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater realizzerà grazie a tali stanziamenti 30 nuovi appartamenti in via del Carso (5 milioni 698.368,43 euro di investimento) e acquisterà dai privati e molto probabilmente anche da altri enti altri 25. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72. In questo caso, si tratta di un recupero che porterà alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). «Non posso che esprimere soddisfazione per l’importo stanziato dalla Regione. Va, comunque, rammentato che non sono soldi in conto capitale ma in conto interessi: quindi, l’Ater dovrò restituirli tali fondi. Una fetta consistente verrà utilizzata anche per l’acquisto di alloggi da privati: acquisto che si realizzerà laddove più forte è la tensione abitativa. Pertanto, i finaziamenti verranno dirottati, in questo caso, tutti su Monfalcone».
«Ma ci sono soldi che andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», aggiunge Grion.
I FONDI. Quello assicurato dalla Regione è prezioso ossigeno. Nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi.
Un osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» dei senzacasa. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «Che la situazione sia critica non lo scopre certamente la sottoscritta – dichiara -. Molte persone hanno perso il posto di lavoro in questi ultimi tempi e una famiglia non può far fronte al pagamento dell’affitto».
IL BILANCIO. L’Ater – vale la pena di ribadirlo – può contare nell’Isontino su un patrimonio di oltre 6 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli sfitti che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese – e ai 260 sfratti pendenti nell’Isontino. Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati.
Il Piccolo, 11 novembre 2009
EDILIZIA SOVVENZIONATA E LA CRISI
Tagli all’Ater, in bilico 67 alloggi popolari
Non arriveranno gli 11,6 milioni promessi. Grion: «Speranze per Campagnuzza»
LA REGIONE DIMEZZA IL FONDO SOCIALE E METTE IN DIFFICOLTÀ L’EX IACP
di FRANCESCO FAIN
La delibera è ancora beffardamente reperibile sul sito della Regione. Ed elargisce all’Ater di Gorizia 11.663.947,38 euro per 67 alloggi. Parrebbe tutto regolare, tanto che nei giorni scorsi il presidente dell’ex Iacp Roberto Grion aveva espresso grande soddisfazione per l’ottenimento di quello stanziamento attesissimo. Si sa, senza fondi ex Gescal, la vita è durissima per gli enti che si occupano di edilizia popolare.
Lunedì pomeriggio, c’è stato un incontro a Trieste fra i direttori delle quattro Ater regionali e gli uffici dell’assessore Elio De Anna. E lì è arrivata la doccia fredda, anzi freddissima. «Ci hanno detto, senza troppi giri di parole, che ci saranno ”ampi e drastici tagli” ai finanziamenti del 2010 – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino – Il Fondo sociale, che per noi è una fonte di finanziamento consistente, passerà da 10 a 6 milioni per tutta la regione. Inoltre ci saranno, giocoforza, anche dei tagli relativamente alla manutenzione ordinaria e straordinaria. La situazione è pesante, molto pesante».
Ma ricordiamo quali sono i progetti che, a questo punto, sono pesantemente a rischio. L’unico intervento che, alla fine, potrebbe essere salvaguardato (nel senso che i finanziamenti potrebbero arrivare ugualmente) riguarda il Contratto di quartiere ma ne parleremo in seguito.
Nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater avrebbe dovuto acquistare dai privati (e molto probabilmente anche da altri enti) 25 alloggi popolari. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardavano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72: in questo caso, si trattava di un recupero che doveva portare alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). Ma senza soldi, non si va da nessuna parte.
«Il momento è grave – ammette il presidente dell’Ater Roberto Grion -. Siamo amareggiati: c’erano delle aspettative legittime, volevamo mettere a disposizione delle famiglie bisognose nuovi alloggi, soprattutto a Monfalcone dove la tensione abitativa è fortissima. Come faremo? Raschieremo sul fondo del barile delle nostre risorse per sistemare gli appartamenti liberi e bisognosi di manutenzioni. Comunque, il nostro sforzo non sarà sufficiente». Un tenue raggio di luce, però, c’è. Grion, con l’«aiuto prezioso» dei consiglieri regionali isontini, sta tentando di salvare lo stanziamento da 5.698.368,43 euro destinato al contratto di quartiere della Campagnuzza e alla realizzazione di ulteriori 30 alloggi accanto ai 24 già previsti grazie ai fondi statali. «Alla riunione con la Regione abbiamo esposto la necessità di ottenere quei fondi: il rischio, infatti, è di perdere anche lo stanziamento statale se non sarà corroborato da finanziamenti regionali – argomenta Grion -. Per questo, si è creata un’importante alleanza con i consiglieri regionali isontino per arrivare al finanziamento, come previsto, di questo importantissimo capitolo di spesa. Questi soldi (torniamo a ricordare che si tratta di 5 milioni 698.368,43 euro di investimento, ndr) andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», conclude Grion.
Dai la tua adesione online alla richiesta di blocco dei mutui
Per sottoscrivere vai a questo link: crisi economica e blocco dei mutui
Sottoscrivendo questa petizione condividi la richiesta di sospensione dei mutui erogati da qualsiasi banca o altro ente economico quale misura indispensabile per affrontare l’attuale crisi economica.
La petizione è rivolta a tutti quei cittadini che per la loro condizione lavorativa o reddituale (cassa integrati, in mobilità, precari, ecc.) sono i primi soggetti colpiti dalla crisi.
L’iniziativa è organizzata dalla “rete dignità e lavoro” che in provincia di Gorizia cerca di mettere assieme tutte le realtà territoriali (RSU, precari, cittadini e associazioni) per affrontare la fase più cruenta della crisi in corso. Ma naturalmente invitiamo ad aderire chiunque, anche al di la della propria residenza geografica, vista l’universalità della proposta avanzata.
Grazie anticipatamente per l’adesione.
Il Piccolo 25 settembre 2009
SALTA LA DEMOLIZIONE DELLE CASETTE E LA COSTRUZIONE DI TRE NUOVE PALAZZINE
La Regione boccia il piano-Pater di Ronchi
Il Comune aveva chiesto un finanziamento per la riqualificazione urbana del quartiere
di LUCA PERRINO
RONCHI La Regione dice no al programma di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile per una parte del quartiere “Pater”, redatto dall’amministrazione comunale di Ronchi e dall’Ater di Gorizia. Il progetto è stato inserito tra quelli degni di essere valutati, ma ha dovuto accontentarsi di un terzo posto alle spalle di Palmanova e di San Daniele del Friuli. Ciò vuol dire che i finanziamenti, almeno per il momento, non ci saranno. «Sono comunque soddisfatta di come sono andate le cose – commenta l’assessore all’Urbanistica, Sara Bragato – anche se avrei preferito che avessimo potuto accedere al contributo. Ma resta il fatto che oggi come oggi la Regione ha potuto prendere coscienza di un problema che deve essere risolto. Ecco perché continuiamo a battere questa come altre strade possibili alla ricerca di una soluzione che ci permetta di realizzare un quartiere moderno ed a misura d’uomo. Importante sarà il recepimento da parte dell’Ater dell’accordo di programma proposto dal Comune già molti mesi orsono».
Vale la pena ricordare che con delibera del 4 marzo scorso la giunta comunale aveva deliberato di richiedere un finanziamento alla Regione per il progetto dal titolo “Programma innovativo denominato di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile per una parte del quartiere Case Pater“. Nello stesso mese di marzo il consiglio comunale aveva ratificato tale decisione con la proposta di una possibile alienazione di parte della proprietà pubblica dell’area.
Dall’opposizione ora piovono nuove critiche. «La qualità del progetto lasciava molto a desiderare. Ci si proponeva – sono le parole del capogruppo di Rifondazione comunista, Luigi Bon – di demolire una serie di casette lungo via Matteotti e di sostituirle con tre palazzine residenziali, simili a casermoni di cemento, diminuendo il verde a disposizione e adottando una tipologia edilizia di qualità abitativa peggiore». Nel rione, in questo momento oltre al piano particolareggiato del 1995/1996 attualmente in vigore, rimane ancora in piedi il progetto del 2007 di 10 alloggi di edilizia popolare nell’area del terreno che un tempo era utilizzato per l’allevamento dei fagiani e ciò per assolvere la funzione di ospitalità temporanea e a rotazione, per tutti gli inquilini interessati dal recupero urbanistico delle case. «Secondo noi – aggiunge Bon – ci sarebbe invece bisogno di nuove idee e di un nuovo semplice progetto. Un progetto trasparente che rispetti il bene comune di tutti quelli che qui vivono da tanto tempo, un progetto chiaro che preveda la partecipazione di chi nelle casette ci abita. Nel rione delle Casette non si dovrebbe abbandonare le case, murarle e farle crollare ma invece si dovrebbe quando sono vuote metterle a posto, fare la manutenzione e riassegnarle a chi ne ha davvero bisogno».
Il Piccolo, 05 ottobre 2009
DOPO IL NO DELLA REGIONE
I residenti: giusto bocciare il Progetto Pater
RONCHI Una reazione che certamente non meraviglia. E che è solo uno dei tanti capitoli del braccio di ferro che dura ormai da parecchi anni. I cittadini delle “Casette” accolgono con favore e sollievo la bocciatura del progetto relativo al mutamento urbanistico di una porzione delle case Pater voluto e presentato in Regione, per il finanziamento, dal Comune di Ronchi. «Se il finanziamento fosse stato concesso – sottolinea il portavoce del comitato dei residenti – sarebbe stata una sciagura. Ci sarebbe stata la costruzione di un complesso edilizio, a nostro avvio orribile, sia dal punto di vista dell’impatto visivo, sia della vivibilità di chi avrebbe dovuto insidiarsi, verosimilmente parte degli attuali residenti dell’area».
Fortemente portato avanti dall’amministrazione comunale in accordo con l’Ater, senza nessun reale coinvolgimento dei residenti, rappresentati dal comitato stesso, sarebbe stato, secondo quanto esprimono i cittadini, l’ennesimo tentativo di scempio di un’area storica di Ronchi, tra l’altro uno dei pochi polmoni verdi cittadini in un paese sempre più soffocato dal cemento in cui si è costruito già fin troppo e male nei decenni passati. «Nonostante alcuni abboccamenti e una parvenza di volontà di procedere in accordo coinvolgendo i residenti – continua – tutto è stato portato avanti in questi mesi tenendoci il più possibile all’oscuro di quanto veniva elaborato e inoltre ignorandoci completamente. Significativo è stato l’atteggiamento del sindaco Roberto Fontanot, al quale abbiamo chiesto più volte un incontro, mai ottenuto. All’ennesima nostra lettera di richiesta incontro, il primo cittadino ci ha degnato di una risposta, liquidandoci con un “non ci sono novità da riferire”, chiudendo di fatto ogni possibilità di poter parlare con lui».
E invece secondo i residenti le novità c’erano eccome, rappresentate da un futuro di cubi di cemento pazzesco, ma nulla di quello per cui si è lottato per tutti questi anni, ossia case basse semplici, economicamente fattibili, che rispettassero la tipologia esistente, il patrimonio di verde ineguagliabile, tipico degli insediamenti urbani del Nord Europa, dalla quale, come evidenzia il comitato, siamo evidentemente sempre più lontani.
Luca Perrino
Messaggero Veneto, 07 ottobre 2009
Polemiche sulla riqualificazione del quartiere Pater
MONFALCONE. La Regione ha ritenuto degno di valutazione il programma di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile per una parte del quartiere “Pater”, le cosiddette “Casette”, redatto dall’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari e dall’Ater di Gorizia, ma per ora non saranno concessi dei finanziamenti.
L’esito della richiesta di finanziamento del progetto “Programma innovativo denominato di riqualificazione urbana per alloggi a canone sostenibile per una parte del quartiere Case Pater” blocca i programmi dell’amministrazione comunale, anche so, come dice l’assessore all’urbanistica Sara Bragato «sarebbe stato meglio ottenere il finanziamento, ma è importante il fatto che la Regione abbia potuto prendere coscienza di un problema che deve essere risolto. Ecco perché continuiamo a percorrere questa, come altre strade possibili, alla ricerca di una soluzione che ci permetta di realizzare un quartiere moderno e a misura d’uomo. Importante sarà il recepimento da parte dell’Ater dell’accordo di programma proposto dal Comune già molti mesi fa».
Critico il consigliere di Rc, Luigi Bon. «La qualità del progetto lasciava molto a desiderare. Ci si proponeva – dice – di demolire una serie di casette lungo via Matteotti e di sostituirle con tre palazzine residenziali, simili a casermoni di cemento, diminuendo il verde a disposizione e adottando una tipologia edilizia di qualità abitativa peggiore. Ci sarebbe bisogno invece di nuove idee e di un progetto semplice, che rispetti il bene di chi nelle Casette abita da tempo e che prevede appunto la partecipazione dei residenti. Nel rione delle Casette non si dovrebbero murare e abbandonare le case che restano vuote, ma mantenerle e riassegnarle a chi ne ha davvero bisogno».
Soddisfatti invece per il mancato finanziamento i cittadini delle Casette che hanno accolto “con favore e sollievo” la bocciatura del progetto relativo al mutamento urbanistico di una porzione delle Case Pater. «Se il finanziamento fosse stato concesso, sarebbe stata una sciagura che avrebbe visto la costruzione di un complesso edilizio, a nostro avviso, orribile, sia dal punto di vista dell’impatto visivo che della vivibilità di chi avrebbe dovuto insiedarvisi, verosimilmente parte degli attuali residenti dell’area» affermano i rappresentanti del Comitato Case Pater, che evidenziano come il progetto sia stato fortemente e forzatamente portato avanti dall’Amministrazione comunale in accordo con l’Ater, senza nessun reale coinvolgimento dei residenti.
«Sarebbe stato l’ennesimo tentativo di scempio di un’area storica di Ronchi, tra l’altro uno dei pochi polmoni verdi cittadini in un paese sempre più soffocato dal cemento in cui si è costruito già fin troppo e male nei decenni passati. Nonostante una parvenza di volontà di procedere in accordo e coinvolgendo i residenti delle “Casette” nelle scelte progettuali, tutto è stato portato avanti tenendoci il più possibile all’oscuro di quanto veniva elaborato e ignorandoci. Significativo è stato l’atteggiamento del Sindaco, al quale abbiamo chiesto più e più volte un incontro, mai ottenuto». E a una lettera inviata per richiedere ancora una volta un incontro, il primo cittadino avrebbe risposto «Non ci sono novità da riferire», chiudendo di fatto ogni possibilità di poter parlare. «Invece – concludono – le novità c’erano eccome: cubi di cemento pazzesco, nulla di quello per cui abbiamo lottato per tutti questi anni, ossia case basse semplici, economicamente fattibili, che rispettassero la tipologia esistente». (c.v.)
Il Piccolo, 10 ottobre 2009
L’ASSESSORE MASARÀ: ANCORA NESSUNA RISPOSTA SULLA CONSISTENZA E LO STATO DELLE CASE
Il Comune di Ronchi: «Mistero sul numero degli alloggi Ater»
RONCHI L’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari bussa alle porte dell’Ater. Anzi, torna a bussare nella speranza che, almeno stavolta, qualcuno venga ad aprire. L’assessore alle Politiche sociali, Enrico Masarà, chiede infatti all’Ater di sapere quali e quanti siano gli alloggi di edilizia economico-popolare attualmente liberi sul territorio cittadino. Perché si allunga la fila di quanti si recano in municipio per chiedere una casa o di quanti non ce la fanno più a sostenere il costo di un affitto sul mercato immobiliare “normale”. «Fino ad oggi – sono le parole dell’assessore – le nostre richieste sono rimaste inevase, ovvero l’Ater non ci ha mai messo nelle condizioni di conoscere quella che è la realtà attuale dell’edilizia popolare a Ronchi. Vogliamo avere una fotografia di ciò ci sta attorno per prendere provvedimenti adeguati e, ciò che più conta, per dare risposte alla gente». La municipalità ronchese chiede di sapere quali siano gli alloggi immediatamente disponibili, in quanto liberi, e quali siano i tempi per la loro consegna sulla base della gratuatoria in vigore e quali, invece, abbiano la necessità di interventi di manutnezione. Ma si chiede anche quale sia la portata degli stessi e quali siano i tempi che si ipotizza siano necessari per un riatto funzionale. «Ormai l’emergenza scoppia – aggiunge Masarà – e l’amministrazione comunale ha ben pochi strumenti per venire incontro alle esigenze dei cittadini. I nostri alloggi di emergenza sono limitati a poche unità e già oggi tutti occupati». Nel 2008, quando fu messa in cantiere la nuova graduatoria, furono presentate 124 domande, 106 delle quali accolte. Ma allora gli alloggi disponibili erano soltanto sei. In città, su un totale di 302 alloggi di edilizia residenziale pubblica, da un’ingagine condotta dal Comune 21 risultano sfitti: 13 collocati nel quartiere delle “Casette Pater”, gli altri 8 in altre zone della città. Troppo pochi per soddisfare le tante richieste. E non si sa davvero quando sarà aperto, in via Matteotti, il cantiere per la costruzione di 10 alloggi che, comumque, saranno messi a disposizione dei residenti el rione delle case “Pater” una volta che saranno avviati i lavori di ristrutturazione urbanistica del quartiere. E cresce, a Ronchi dei Legionari, anche il numero delle domande presentate dai cittadini per l’assegnazione dei contributi tagliaffitti. Un escalation, rispetto allo scorso anno, che mette in luce quella che è la situazione economica che coinvolge le famiglie italiane, quelle ronchesi comprese.
Domande che non coinvolgono solo e unicamente i nuovi cittadini, ovvero gli immigrati, ma anzi, viste le nuove normative in vigore, tra le quali l’essere residenti in Italia da almeno cinque anni, sono sintomatiche del fatto che perdita di posti di lavoro, cassa integrazione e incertezza economica è propria di chi nella penisola, ed a Ronchi dei Legionari in questo caso, ci vive da sempre. Sono state dunque 115 le domande giunte all’ufficio assistenza, contro le 94 dello scorso anno, delle quali 109 ammesse a contributo contro le 89 del 2008.
Luca Perrino
Il Piccolo, 16 settembre 2009
LA GIUNTA PRONTA AD APPROVARE IN VIA DEFINITIVA IL REGOLAMENTO SULL’ALIENAZIONE
Alloggi sfitti delle Ater in vendita da ottobre
De Anna: «Priorità a inquilini e familiari». Edilizia convenzionata, si va all’aumento dei canoni
di MARTINA MILIA
TRIESTE A ottobre le Ater potranno dare il via al piano vendita degli alloggi sfitti. Le modifiche al regolamento 119 del 2004 che consentiranno la vendita prima agli inquilini – intestatari ma anche familiari – e poi ai privati, saranno approvate in via definitiva dalla giunta (l’approvazione preliminare era avvenuta prima dell’estate con l’assessore Vanni Lenna) entro la fine del mese. Subito dopo il nuovo strumento normativo potrà essere utilizzato dalle Ater. Le case popolari sfitte, con priorità per quelle non a norma e prive di abitabilità, potranno così essere cedute a prezzo di mercato. Di pari passo la Regione sta lavorando sull’edilizia convenzionata. L’obiettivo è elevare i canoni d’affitto, pur mantenendoli al di sotto di quelli di mercato, per finanziare nuovi interventi abitativi.
SFITTO VENDESI Da una prima ricognizione fatta dalle Ater oscillano tra i 1000 e i 1200 gli alloggi sfitti patrimonio delle agenzie. Le Ater dovranno decidere quale fetta vendere sulla base dei requisiti introdotti con la modifica al regolamento 119. L’ordine sarà dato a case sfitte, non a norma e prive di abitabilità, alloggi singoli in immobili non gestiti dall’Ater (dove quindi le spese condominiali e di manutenzione sono elevate), alloggi già indicati nei piani vendita e quelli in cui si debba intervenire con importanti manutenzioni (alla copertura, all’impianto elettrico o di riscaldamento ecc.).
I BENEFICIARI «Daremo priorità – spiega l’assessore Elio De Anna – agli inquilini che vogliono comprare casa, a chi vive in una casa grande e ne vuole una più piccola per risparmiare o a chi, per esigenze famigliari, ha necessità di maggiori spazi. Utenti Ater e anche familiari stretti poiché la Regione lavora per una politica che investa di pari passo sui quattro istituti che fondano la nostra società: il lavoro, come abbiamo dimostrato con una particolare attenzione agli ammortizzatori sociali, la famiglia, la casa e il risparmio». Non solo gli intestatari, quindi, ma anche i parenti prossimi – ad esempio i figli – potranno acquistare l’immobile, che non necessariamente dovrà trovarsi nella sede di residenza: un inquilino Ater che abita a Trieste potrebbe decidere di comprare un alloggio messo in vendita in un altro comune. Accesso garantito anche a chi si trova in graduatoria in attesa di un’assegnazione. «Una volta data priorità agli utenti Ater – aggiunge l’assessore – gli immobili rimanenti potranno essere ceduti ai privati». Si apre a cooperative edilizie e persone fisiche ovvero qualunque cittadino interessato a comprare casa.
LE MODALITÀ Se gli inquilini accederanno tramite graduatoria secondo appositi bandi, per i privati si prevede la vendita all’asta. I prezzi – di mercato – dovranno essere determinati da perizie che le singole Ater commissioneranno a professionisti.
CONVENZIONATA Oltre che in materia di edilizia sovvenzionata, la Regione sta lavorando a una revisione del regolamento che riguarda l’edilizia convenzionata, ovvero tutti quegli interventi – realizzati sempre da Ater o cooperative o loro consorzi di imprese – diretti alla costruzione, all’acquisto o al recupero di abitazioni da destinare alla vendita, assegnazione o locazione sempre con benefici o agevolazioni e per i quali sono previste apposite convenzioni con i Comuni per determinare il prezzo di cessione o assegnazione e i canoni di locazione.
I CANONI La volontà della Regione è quella di rivitalizzare il canale contributivo alzando i canoni d’affitto – che resterebbero comunque al di sotto di quelli di mercato – secondo un meccanismo concordato tra locatario e locatore. La modifica allo studio prevede la possibilità di introdurre un ”sovrapprezzo” che darebbe diritto di prelazione sulla casa all’inquilino che si impegna a versarlo. Questa piccola maggiorazione consentirebbe alla Regione di alimentare il fondo per la costruzione di nuovi edifici.
Il Piccolo, 28 settembre 2009
Fame di case, pronto il piano Ater
Quaranta nuovi alloggi entro il 2011. Saranno acquistati 25 alloggi
I numeri dell’emergenza-casa a Monfalcone sono impietosi: oltre 320 famiglie in lista d’attesa nella graduatoria dell’Ater, altri 120 nuclei in coda per ottenere uno dei 30 alloggi di edilizia convenzionata, nell’ambito del bando delle case Spaini. La fame di casa si tradurrebbe in un fabbisogno in città sull’ordine dei 100-150 alloggi. Di contro l’Ater annuncia una quarantina di nuovi appartamenti a Monfalcone entro il 2011, grazie al finanziamento regionale di oltre cinque milioni di euro. La giunta regionale, ancora a metà luglio, ha attribuito al territorio provinciale la somma di 11 milioni di euro. Di questi, quasi sei sono destinati alla creazione di 30 appartamenti a Gorizia, mentre gli altri sono divisi tra due progetti monfalconesi: il primo è il recupero edilizio di 12 alloggi in via Valentinis, il secondo è l’acquisto di altri 25 alloggi.
Il progetto dell’Ater riguarda la palazzina al civico 72 di via Valentinis, che comprende un totale di 12 alloggi da ristrutturare. La previsione era di ricavare almeno una decina di appartamenti, ora si sa che le previsioni saranno rispettate entro il 2010: ne usciranno una dozzina di nuovi appartamenti. La spesa presunta è di un milione 300mila euro, tutti finanziati dalla Regione. L’intervento s’inserisce nel piano di ristrutturazione di appartamenti che necessitano di una manutenzione di minima, prima di essere messi sul mercato tramite bando, altrimenti sarebbero inutilizzabili. Sulla stessa via l’Ater ha già in corso il progetto di recupero degli edifici di pregio all’entrata della città, le Case Spaini. Per l’intervento, dallo Stato è arrivato nel 2003 un finanziamento di un milione 460mila euro per la ristrutturazione delle prime quattro palazzine, che copre il 50% dell’intero importo (due milioni 900mila euro).
L’Ater è partita con il restauro delle due case affacciate su via Valentinis (numeri civici 62 e 64), le cui famiglie sono state temporaneamente ospitate in altri alloggi. Il secondo intervento è quello dell’acquisto di 25 alloggi da destinare all’edilizia convenzionata. Un passo atteso da centinaia di famiglie monfalconesi in difficoltà.
Il Piccolo, 05 ottobre 2009
SUNIA
Ater, ritardatario un terzo degli inquilini
Oltre 300 non hanno ancora presentato i redditi per il calcolo degli affitti
«C’è il rischio che dal prossimo gennaio si vedano applicata la tariffa massima prevista»
Un terzo del migliaio di affittuari di alloggi Ater di Monfalcone, quelli che non hanno ancora provveduto a consegnare le dichiarazioni dei redditi per il calcolo dei canoni, rischia di vedersi applicata la tariffa massima prevista.
La denuncia arriva dal Sunia, il sindacato degli inquilini, che ha constatato come «al 30 settembre 2009, numerosi degli oltre 4mila inquilini Ater della Provincia, di cui un migliaio nella sola Monfalcone, sono in ritardo nella presentazione del questionario predisposto dall’Ater». Il Sunia ricorda che «in caso di omessa denuncia, l’Ater applicherà il tetto massimo degli affitti come previsto dalla legge regionale 6 del 2003». Ecco perché il sindacato aveva chiesto una proroga dei termini per la presentazione delle denunce, che però l’Ater non ha concesso. «Al fine di evitare l’applicazione degli affitti dal primo gennaio 2010 – afferma il segretario provinciale del Sunia, Sergio Donda -, invitiamo gli inquilini ritardatari a presentarsi con urgenza alle sedi Ater (a Monfalcone in via Verdi 44 e Gorizia in corso Italia 156) per presentare la dichiarazione dei redditi relativa al 2008 per l’intero nucleo familiare». Il relativo questionario era pervenuto a casa degli inquilini già a metà agosto. Secondo le regole previste dall’Ater, tutto l’inquilinato viene suddiviso in tre fasce in base ai redditi familiari: la fascia A (cosiddetta “protetta”) con redditi non superiori a 2 pensioni Inps, in cui il canone si calcola su una percentuale dei redditi goduti; e le fasce B e C (a loro volta divise in varie sottofasce) in cui il canone è determinato in misura crescente, per scaglioni di reddito, in base alla percentuale del valore catastale dell’alloggio. Il problema dei redditi è particolarmente pressante a Gorizia, dove il 55% degli inquilini appartiene alla fascia A. L’aggiornamento standard è quello biennale, basato sul censimento dei redditi di tutto il nucleo familiare. È consentito inoltre l’aggiornamento, in ogni momento, qualora il nucleo familiare dovesse subire una riduzione di reddito superiore al 20% di quello dichiarato.




