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Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.
Il Piccolo, 22 novembre 2009
Affitti in nero ai trasfertisti, 30 denunciati
Scoperta nel Monfalconese un’evasione fiscale di 300mila euro da parte di proprietari di case
di DOMENICO DIACO
Non si ferma la lotta della Guardia di finanza contro gli affitti in nero a Monfalcone. La specifica attività svolta, finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale nel campo degli immobili destinati ad abitazione ha consentito di scoprire una trentina di situazioni irregolari e di recuperare a tassazione una base imponibile evasa pari a 300 mila euro.
Si tratta di alloggi dati in affitto a trasfertisti, sia cittadini italiani, sia extracomunitari, per lo più bengalesi, occupati in imprese e ditte legate all’appalto della Fincantieri.
L’operazione della Fiamme gialle è stata agevolata dall’implementazione dei processi di analisi informatica e una più efficace utilizzazione delle banche dati a disposizione della Finanza e coniugate e con un esame incrociato delle segnalazioni periodiche che vengono inviate dai competenti uffici della questura di Gorizia, in relazione ai nuovi residenti della provincia con particolare attenzione a quei comuni dove si registra una più alta tensione abitativa, tra cui appunto Monfalcone.
Tale scambio di informazioni ha fornito quindi un base preliminare di informazioni molto utile alla Guardia di fianzna per attivare le successive fasi di investigazione.
Per ogni inquilino segnalato dalla questura del capoluogo isontino è stata verificata l’eventuale disponibilità di immobili di proprietà coincidenti con l’indirizzo di residenza segnalato e la titolarità dei contratti di locazione sottoscritti con i rispettivi proprietari e regolarmente registrati negli uffici giudiziari competenti.
In presenza di un esito negativo dei riscontri preliminari, ai proprietari sono stati inviati appositi questionari al fine di chiarire la natura del diritto legittimante l’effettivo possesso dell’immobile dichiarato quale residenza e verificarne, di conseguenza, il corretto inquadramento dal punto di vista fiscale. Una operazione, questa che viene effettuata dalla fiamme gialle sulla base dei poteri riconosciuti alla stessa Fiananza dall’attuale nornativa fiscale.
Il monitoraggio effettuato ha quindi consentito, quest’anno, di smascherare situazioni illegali portare in luce canoni di locazione percepiti in nero e quindi mai dichiarati ai competenti uffici finanziari in sede di dichiarazione fiscale.
Complessivamente sono state approfondite decine di posizioni riscontrando irregolarità nel 95 per cento dei casi presi in esame.
Prosegue intanto l’attivà della Guardia di finanza in questo campo al fine di recuperare quanto sottratto a tassazione, non soltanto ai fini delle imposte dirette, ma anche dell’Ici (non trattandosi di prima casa) e dell’imposta di registro.
Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
Alloggi Ater, Rc vuole vederci chiaro
RONCHI. «Esiste una richiesta scritta formulata dall’amministrazione comunale all’Ater di Gorizia nei giorni immediatamente precedenti il 10 ottobre 2009 per conoscere la consistenza e lo stato degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel Comune di Ronchi dei Legionari? Quanti, quali e dove sono collocati gli alloggi di proprietà dell’Ater di Gorizia che risultano attualmente sfitti e inutilizzati nel territorio del Comune di Ronchi dei Legionari e quali sono le motivazioni per la loro mancata assegnazione alle famiglie bisognose?».
La richiesta è rivolta dal consigliere comunale di Rifondazione comunista, Luigi Bon, al sindaco di Ronchi tramite un’interrogazione che sarà presentata durante il consiglio di mercoledì. «Lo scopo dell’intervento – afferma Bon – è anche evidenziare come di fronte a problemi drammatici di vita delle persone si poteva evitare l’insensata e inutile campagna di muratura di un decina di case pubbliche nel rione delle casette Pater; tali abitazioni potevano tornare utili nell’ottica di dare delle risposte concrete e temporanee di alloggio per i senzatetto da parte dell’amministrazione comunale di Ronchi.
Il consigliere ricorda che, secondo una nota dell’Ater di Gorizia, risalente all’aprile 2007, risulterebbe che a Ronchi dei Legionari, su un totale di 302 alloggi di edilizia residenziale pubblica, 21 risultano sfitti: 13 collocati nel quartiere delle casette Pater, gli altri otto in altre vie. Ronchi, inoltre, nonostante il considerevole aumento di residenti (11.437 residenti nel 2003 – 11.519 residenti nel 2004 – 11.743 residenti nel 2005 – 11.813 residenti nel 2006 – 11.939 residenti nel 2007 – 12.043 residenti nel 2008) non è stato inserito nell’elenco dei comuni ad alta tensione abitativa.
Secondo quanto riportato da recenti articoli di cronaca, inoltre, l’assessore alle Politiche sociali, Enrico Masarà, pur avendo chiesto indicazioni all’Ater sul numero di alloggi sfitti, non avrebbe ricevuto risposta «le nostre richieste sono rimaste inevase – ha affermato Masarà –, ovvero l’Ater non ci ha mai messo nelle condizioni di conoscere quella che è la realtà attuale dell’edilizia popolare a Ronchi. Vogliamo avere una fotografia di ciò ci sta attorno per prendere provvedimenti adeguati e, ciò che più conta, per dare risposte alla gente».
Il Piccolo, 04 novembre 2009
L’INTENTO DELL’ASSESSORE MORSOLIN
Confronto pubblico sul recupero di un edificio della Colonìa
Il Comune andrà con tutta probabilità a un momento di confronto pubblico sul progetto elaborato per promuovere l’autorecupero di una palazzina della Colonìa da parte di un gruppo di cittadini. «Il progetto steso dalla cooperativa Sotto il tetto di Milano è molto corposo – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – e soprattutto indica varie opzioni con cui dare concretezza al progetto». In sostanza, l’ente locale potrebbe prevedere la strada della vendita ai privati che poi procederebbero al recupero dell’immobile o quella di rimanere proprietario e applicare poi un affitto ovviamente parametrato all’impegno finanziario del gruppo di cittadini nel trasformare la palazzina. «Il progetto quindi comprende varie valutazioni sulle soluzioni finanziarie – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali -, anche in base ai lavori che potrebbero essere effettuati in proprio e quelli che invece vanno in modo quasi obbligato affidati a imprese specializzate. Credo che un momento di confronto pubblico potrebbe essere utile».
L’amministrazione comunale, che ha avviato il progetto come misura anti-tensione abitativa, intanto ha deciso di costituire un gruppo di lavoro interno proprio per individuare la soluzione ritenuta migliore e che quindi sarà messa a bando nel corso dei prossimi mesi. In vista c’è anche un incontro con gli estensori del progetto. «Mi rendo conto che i tempi si stanno allungando – afferma l’assessore Morsolin -, ma non esistono molte esperienze di autorecupero in Italia, mentre ne sono state compiute un po’ di più sul fronte dell’autocostruzione. In Friuli Venezia Giulia non esiste poi una legislazione specifica in materia e anche per questo riteniamo importante portare a termine quello che è a tutti gli effetti un progetto pilota». La palazzina individuata per mettere in pratica l’operazione si trova nell’area alle spalle dell’ex dispensario di via Valentinis. Pare perché è già certo che i 12 alloggi al momento presenti nell’edificio scenderanno a 6, in modo da aumentarne le dimensioni, ora molto ridotte e non adatte ad accogliere delle famiglie. (la.bl.)
Il Piccolo, 18 novembre 2009
APPELLO AI CONSIGLIERI REGIONALI
Donda: no ai tagli all’edilizia pubblica
Sunia sul piede di guerra per il dietrofront della Regione, che ha annunciato un drastico taglio, nella finanziaria del 2010, ai contributi dell’edilizia pubblica. La segretaria provinciale del Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari rivolge un appello ai consiglieri regionali dell’Isontino, ai sindaci e a tutte le forze politiche e sociali affinché sia garantito un forte impegno per la salvaguardia dei fondi in precedenza destinati al comparto degli alloggi Ater. «Alla luce – afferma il segretario Sergio Donda (nella foto) – dei recenti provvedimenti della giunta Tondo riferiti alla prossima finanziaria in materia di edilizia pubblica, cui fa seguito il drastico taglio dei finanziamenti per l’edilizia sovvenzionata e le indispensabili opere di manutenzione delle case, peraltro in precedenza ripetutamente promessi sulla stampa, il Sunia esprime una vibrante protesta». L’ente, pur consapevole «delle difficoltà economiche e delle limitate risorse in capo alla Regione, anche in rapporto alla crisi occupazionale che colpisce tanti settori e riduce i consumi», ritiene grave il provvedimento della Regione. Provvedimento che «non tiene conto delle priorità d’intervento, soprattutto verso il bene sociale della casa». Nell’Isontino, stando a Donda, risultano 1.700 richieste d’alloggio indirizzate all’Ater, molte delle quali sono state formulate da famiglie con doppio sfratto esecutivo. «Davanti a questa situazione – conclude – che mette in difficoltà lo stesso Ater, poiché non lo rende capace di rispettare i programmi posti, si registrerà la perdita di 67 alloggi per il 2010. Perciò rivolgiamo un pressante invito ai consiglieri regionali dell’Isontino, ai sindaci e a tutte le forze politiche e sociali di esprimere un forte impegno teso a far modificare, nella finanziaria, l’indirizzo delle risorse economiche verso il bene della casa, ritenendola una priorità assieme alla sanità e alla scuola». Per contribuire a far modificare alla Regione le proprie decisioni, il Sunia ha infine chiesto un incontro urgente all’Ater.
Tiziana Carpinelli
Il Piccolo, 22 novembre 2009
INTERVENTO DI PRIVATI SU EDIFICI PUBBLICI DEGRADATI
Nuovi alloggi con l’autorecupero
Undici alloggi di proprietà pubblica da autorecuperare e quindi destinare al mercato immobiliare: una soluzione per riuscire a reinserire tra le disponibilità nelle case che altrimenti non verrebbero mai recuperate causa mancanza di fondi dell’amministrazione. Un progetto pilota a livello regionale e nazionale, che adesso il Comune si propone di mettere finalmente in campo dopo gli annunci degli scorsi mesi. Il piano di azione, che il Comune aveva affidato a una cooperativa, è stato finalmente redatto e consegnato all’amministrazione. Nel piano è indicato come si potrà effettivamente realizzare l’autorecupero, con che impegno finanziario e tempi tecnici. «L’intenzione è quella di spiegare agli interessati, che saranno i primi undici alloggi individuati nel piano, come ci si intende muovere, nel corso di un convegno pubblico – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin – perchè l’azione sarà di una certa complessità, e sarà quindi necessario essere bene informati». L’incarico dell’esecuzione dello Studio di fattibilità è stato affidato dalla società ”Sotto il tetto” di Milano.Vista l’altissima richiesta di alloggi e le difficoltà in cui si trovano le Ater, il Comune di Monfalcone vuole quindi stringere i tempi sul progetto. L’iniziativa conta su una collaborazione tra Comune e Ater, e prevede l’autorecupero di un primo edificio di proprietà pubblica nella zona Est della città, che ora contiene 11 alloggi di piccole dimensioni, che dopo i lavori (di competenza degli affittuari che poi diverranno proprietari degli alloggi) saranno dieci, questo per rendere alcuni di essi, molto piccoli, adatti ad ospitare anche delle famiglie. I tempi di realizzazione, fase che sarà seguita dall’Ater, gestore del patrimonio edilizio comunale, rimangono però difficili da indicare, proprio perché si tratta di un strada che non ha precedenti sul territorio nazionale. In città gli alloggi di proprietà pubblica sfitti sono al momento 119, di cui 92 dell’Ater e 27 del Comune. Dei 92 dell’Ater 12 sono sfitti per lavori di piccola manutenzione, 12 perché in attesa di progettazione degli interventi, per 31 sono in fase di progettazione i lavori e per 37 è già in corso la ristrutturazione. La ‘fame di case’ è poi evidente anche nella richiesta di contributi per affitti. Monfalcone ricopre in provincia quasi un terzo del numero totale di domande. Su 1146 accettate, infatti, 470 provengono dalla città dei cantieri e 317 da Gorizia.
Messaggero Veneto, 25 novembre 2009
Emergenza case, scatta il piano di autorecupero
Il Comune è orientato a cedere undici alloggi a un gruppo di privati per risistemarli e affittarli
MONFALCONE. È stato approvato dalla giunta comunale di Monfalcone lo studio di fattibilità dell’autorecupero di alloggi, progetto pilota a livello regionale e nazionale che mette il comune di Monfalcone tra i comuni che, appunto, per primi, hanno creduto a questa forma di risposta all’emergenza abitativa.
Lo studio, realizzato dall’associazione “Sotto il tetto” di Miliano, prende in esame sia gli aspetti tecnici, sia economico/sociali dell’intervento e sostanzialmente rispetta quanto previsto all’accordo quadro tra comune e Ater e dal contratto di affidamento, salvo privilegiare il passaggio dell’immobile in proprietà alla cooperativa di autorecuperatori, rispetto al mantenimento della proprietà in capo al Comune.
«Si ritiene – si legge sulla delibera di giunta che approva lo studio – che ciò non sia contrario agli interessi dell’ente e che possa, invece, maggiormente incentivare l’iniziativa dei privati».
Per il seguito del lavoro e data la sua interdisciplinarietà, è già stato valutata in Conferenza dirigenti la proposta del direttore generale di procedere alla costituzione di un apposito gruppo di lavoro interno intersettoriale, cui affidare il compito di verificare con ulteriore dettaglio le proposte dello studio di fattibilità e di avviare il percorso attuativo dell’intervento.
In sostanza si parla, dunque, di undici alloggi di proprietà pubblica da autorecuperare e quindi destinare al mercato immobiliare: una soluzione per riuscire a reinserire tra le disponibilità delle case che altrimenti non verrebbero mai recuperate causa mancanza di fondi dell’amministrazione.
Come si procederà e come saranno effettuati i lavori verrà spiegato nel corso di un convegno pubblico, «perché – come spiega l’assessore alle politiche sociali Cristiana Morsolin – l’azione sarà di una certa complessità, e sarà quindi necessario essere bene informati».
Vista l’altissima richiesta di alloggi e le difficoltà in cui si trovano le Ater, il Comune di Monfalcone vuole quindi stringere i tempi sul progetto. L’iniziativa conta su una collaborazione tra Comune e Ater, e prevede l’autorecupero di un primo edificio di proprietà pubblica nella zona Est della città, che ora contiene 11 alloggi di piccole dimensioni, che dopo i lavori (di competenza degli affittuari che poi diverranno proprietari degli alloggi) saranno dieci, questo per rendere alcuni di essi, molto piccoli, adatti a ospitare anche delle famiglie.
Gli appartamenti, tra i 30 a 45 metri quadrati, saranno assegnati con bando pubblico in base al reddito e potranno godere anche di zone comuni, ad esempio l’area per i congelatori.
I tempi di realizzazione – fase che sarà seguita dall’Ater, gestore del patrimonio edilizio comunale – rimangono però difficili da indicare, proprio perché si tratta di un strada che non ha precedenti sul territorio nazionale.
In città gli alloggi di proprietà pubblica sfitti sono al momento 119, di cui 92 dell’Ater e 27 del Comune. Dei 92 dell’Ater 12 sono sfitti per lavori di piccola manutenzione, 12 perché in attesa di progettazione degli interventi, per 31 sono in fase di progettazione i lavori e per 37 è già in corso la ristrutturazione. La “fame di case” è poi evidente anche nella richiesta di contributi per affitti.
Monfalcone ricopre in provincia quasi un terzo del numero totale di domande. Su 1146 accettate, infatti, 470 provengono dalla città dei cantieri e 317 da Gorizia.
Cristina Visintini
Il Piccolo, 24 ottobre 2009
EDILIZIA POPOLARE. I PROGETTI MESSI NEL CASSETTO POSSONO ORA ACQUISIRE NUOVO SLANCIO
Fondi all’Ater, la Regione sblocca 12 milioni
Grion: «Saranno utilizzati per realizzare 54 alloggi a Campagnuzza e 37 nel Monfalconese»
di FRANCESCO FAIN
Quella richiesta di finanziamenti sembrava essere rimasta nel limbo. Tant’è che l’Ater non aveva nascosto una certa preoccupazione per i ritardi nell’arrivo di quei fondi importantissimi che avrebbe dovuto mettere a disposizione la Regione. Ma ora la giunta Tondo ha deliberato. E l’ex Iacp beneficerà di quasi 12 milioni: 11 milioni 663 mila 947 euro, per la precisione.
AGLI ALLOGGI. A cosa serviranno? A realizzare nuovi alloggi e ad acquistarne altri da privati. Nel corso di quest’anno verranno messi a disposizione delle famiglie in difficoltà 115 appartamenti, 76 dei quali a Gorizia e i restanti a Monfalcone. Fra questi, figurano anche gli appartamenti di via Gallina, inaugurati ma mai consegnati ai legittimi inquilini: la situazione, però, è destinata a sbloccarsi in tempi brevi.
Al di là del caso specifico, ormai è chiara la strategia dell’ente guidato da Roberto Grion: oltre a realizzare in prima persona appartamenti ha scelto la strada di rivolgersi direttamente ai privati. Vengono acquistate intere palazzine già pronte e si saltano tutte le lungaggini burocratiche che caratterizzano il normale iter costruttivo.
Più nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater realizzerà grazie a tali stanziamenti 30 nuovi appartamenti in via del Carso (5 milioni 698.368,43 euro di investimento) e acquisterà dai privati e molto probabilmente anche da altri enti altri 25. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72. In questo caso, si tratta di un recupero che porterà alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). «Non posso che esprimere soddisfazione per l’importo stanziato dalla Regione. Va, comunque, rammentato che non sono soldi in conto capitale ma in conto interessi: quindi, l’Ater dovrò restituirli tali fondi. Una fetta consistente verrà utilizzata anche per l’acquisto di alloggi da privati: acquisto che si realizzerà laddove più forte è la tensione abitativa. Pertanto, i finaziamenti verranno dirottati, in questo caso, tutti su Monfalcone».
«Ma ci sono soldi che andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», aggiunge Grion.
I FONDI. Quello assicurato dalla Regione è prezioso ossigeno. Nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi.
Un osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» dei senzacasa. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «Che la situazione sia critica non lo scopre certamente la sottoscritta – dichiara -. Molte persone hanno perso il posto di lavoro in questi ultimi tempi e una famiglia non può far fronte al pagamento dell’affitto».
IL BILANCIO. L’Ater – vale la pena di ribadirlo – può contare nell’Isontino su un patrimonio di oltre 6 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli sfitti che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese – e ai 260 sfratti pendenti nell’Isontino. Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati.
Il Piccolo, 11 novembre 2009
EDILIZIA SOVVENZIONATA E LA CRISI
Tagli all’Ater, in bilico 67 alloggi popolari
Non arriveranno gli 11,6 milioni promessi. Grion: «Speranze per Campagnuzza»
LA REGIONE DIMEZZA IL FONDO SOCIALE E METTE IN DIFFICOLTÀ L’EX IACP
di FRANCESCO FAIN
La delibera è ancora beffardamente reperibile sul sito della Regione. Ed elargisce all’Ater di Gorizia 11.663.947,38 euro per 67 alloggi. Parrebbe tutto regolare, tanto che nei giorni scorsi il presidente dell’ex Iacp Roberto Grion aveva espresso grande soddisfazione per l’ottenimento di quello stanziamento attesissimo. Si sa, senza fondi ex Gescal, la vita è durissima per gli enti che si occupano di edilizia popolare.
Lunedì pomeriggio, c’è stato un incontro a Trieste fra i direttori delle quattro Ater regionali e gli uffici dell’assessore Elio De Anna. E lì è arrivata la doccia fredda, anzi freddissima. «Ci hanno detto, senza troppi giri di parole, che ci saranno ”ampi e drastici tagli” ai finanziamenti del 2010 – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino – Il Fondo sociale, che per noi è una fonte di finanziamento consistente, passerà da 10 a 6 milioni per tutta la regione. Inoltre ci saranno, giocoforza, anche dei tagli relativamente alla manutenzione ordinaria e straordinaria. La situazione è pesante, molto pesante».
Ma ricordiamo quali sono i progetti che, a questo punto, sono pesantemente a rischio. L’unico intervento che, alla fine, potrebbe essere salvaguardato (nel senso che i finanziamenti potrebbero arrivare ugualmente) riguarda il Contratto di quartiere ma ne parleremo in seguito.
Nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater avrebbe dovuto acquistare dai privati (e molto probabilmente anche da altri enti) 25 alloggi popolari. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardavano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72: in questo caso, si trattava di un recupero che doveva portare alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). Ma senza soldi, non si va da nessuna parte.
«Il momento è grave – ammette il presidente dell’Ater Roberto Grion -. Siamo amareggiati: c’erano delle aspettative legittime, volevamo mettere a disposizione delle famiglie bisognose nuovi alloggi, soprattutto a Monfalcone dove la tensione abitativa è fortissima. Come faremo? Raschieremo sul fondo del barile delle nostre risorse per sistemare gli appartamenti liberi e bisognosi di manutenzioni. Comunque, il nostro sforzo non sarà sufficiente». Un tenue raggio di luce, però, c’è. Grion, con l’«aiuto prezioso» dei consiglieri regionali isontini, sta tentando di salvare lo stanziamento da 5.698.368,43 euro destinato al contratto di quartiere della Campagnuzza e alla realizzazione di ulteriori 30 alloggi accanto ai 24 già previsti grazie ai fondi statali. «Alla riunione con la Regione abbiamo esposto la necessità di ottenere quei fondi: il rischio, infatti, è di perdere anche lo stanziamento statale se non sarà corroborato da finanziamenti regionali – argomenta Grion -. Per questo, si è creata un’importante alleanza con i consiglieri regionali isontino per arrivare al finanziamento, come previsto, di questo importantissimo capitolo di spesa. Questi soldi (torniamo a ricordare che si tratta di 5 milioni 698.368,43 euro di investimento, ndr) andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», conclude Grion.
Il Piccolo, 23 novembre 2009
TENSIONE ABITATIVA
L’Ater non ha più soldi per fare case
A rischio gli 11 milioni della Regione. In 1700 hanno chiesto un alloggio
di FRANCESCO FAIN
Gli alloggi Ater di via Gallina consegnati la scorsa settimana rischiano di essere gli ultimi, almeno per alcuni anni se non arriveranno nuovi finanziamenti per realizzare nuove case di edilizia popolare. Prolungando così l’attesa delle 1700 famiglie che hanno presentato domanda per un alloggio popolare. Una domanda che è cresciuta del 18% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Mentre la Regione taglia i finanziamenti all’ex Iacp (11 milioni in bilico nel 2010), aumenta a dismisura il numero di coloro che chiedono una casa popolare. E il presidente dell’Ater, Roberto Grion, spera che la Regione si metta un mano sul cuore e allarghi i cordoni della borsa in modo da poter soddisfare almeno in parte le numerose domande.
Il termometro della situazione lo dà il Sunia provinciale. La tensione abitativa che colpisce sia Gorizia che Monfalcone ha raggiunto il livello di guardia, tant’è che sono salite ulteriormente le richieste di un alloggio popolare.
L’Ater di Gorizia – nelle condizioni in cui si trova – non è in grado di garantire un tetto a tutte le famiglie bisognose. Perché? Non ci sono risorse a sufficienza e riesce a realizzare soltanto pochi progetti rispetto a quella che è la richiesta. La Regione – pur tra mille difficoltà – riesce oggi a garantire fondi almeno in parte per la gestione delle manutenzioni. Lo Stato, invece, non eroga alcun finanziamento per la costruzione di nuove case.
«La situazione si aggrava di giorno in giorno – sottolinea il segretario provinciale del Sunia, Sergio Donda -. I recenti bandi Ater di Gorizia e di Monfalcone hanno registrato 963 domande per l’assegnazione di soli 60 alloggi. In sostanza, è stato soddisfatto solo il 6,5% di tutte le richieste: una percentuale assolutamente insufficiente. E non si può gettare la croce addosso soltanto all’Ater perché, senza fondi adeguati, non si va da nessuna parte».
Continua ad essere pesante il problema della tensione abitativa in città. Le famiglie non riescono più a sostenere i costi delle case 9ma anche gli affitti) imposti dal libero mercato. «Il dato, però, più preoccupante – aggiunge Donda – è costituito dal fatto che ci sono tante persone che non riescono più a pagare l’affitto». A sentire il Sunia, «diversi sfratti derivano dalla disgregazione delle famiglie con divorzi e separazioni legali che spesso riguardano donne sole, abbandonate dai propri mariti e con figli a carico. Situazioni difficili, dunque». A Gorizia, come scrivevamo ieri, sono 57 le famiglie senza casa che sono ricorse al Comune a parenti o amici per avere un tetto.
E gli sfrattati vanno ad alimentare le liste d’attesa per l’ottenimento di un alloggio popolare. Che fare, allora? Secondo il Sunia devono essere le forze politiche e istituzionali a «prendere in mano» la situazione. «Il problema-casa deve tornare al centro dell’attenzione degli amministratori perché sia a Gorizia che a Monfalcone a situazione rischia di precipitare ulteriormente e il fatto che all’Ater ci siano 1.600 domande per un alloggio popolare la dice lunga».
Diverso il pensiero del direttore dell’Ater Sergio De Martino. «Un’efficace politica della casa parafrasando un recente intervento suggerirebbe di dare vita, senza ulteriori indugi, ad un sistema di finanziamento in ambito regionale sul modello ’fondi Gescal’ – dice De Martino -. L’Ater, solo in presenza di adeguate risorse, potrà garantire una strategica presenza sul mercato delle locazioni per esercitare il condizionamento economico e sociale a favore delle famiglie più povere».
Dai la tua adesione online alla richiesta di blocco dei mutui
Per sottoscrivere vai a questo link: crisi economica e blocco dei mutui
Sottoscrivendo questa petizione condividi la richiesta di sospensione dei mutui erogati da qualsiasi banca o altro ente economico quale misura indispensabile per affrontare l’attuale crisi economica.
La petizione è rivolta a tutti quei cittadini che per la loro condizione lavorativa o reddituale (cassa integrati, in mobilità, precari, ecc.) sono i primi soggetti colpiti dalla crisi.
L’iniziativa è organizzata dalla “rete dignità e lavoro” che in provincia di Gorizia cerca di mettere assieme tutte le realtà territoriali (RSU, precari, cittadini e associazioni) per affrontare la fase più cruenta della crisi in corso. Ma naturalmente invitiamo ad aderire chiunque, anche al di la della propria residenza geografica, vista l’universalità della proposta avanzata.
Grazie anticipatamente per l’adesione.




