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Il Piccolo, 12 novembre 2009
ROTTURA SULLA GESTIONE DEI PROVVEDIMENTI
Flop-sicurezza, Luise se ne va dalla giunta
L’assessore si sente scavalcato: «Troppi ritardi e incertezze, misure del tutto inutili»
di FABIO MALACREA
Michele Luise sbatte la porta e se ne va. L’assessore comunale alla Sicurezza, che regge anche i referati dello Sport e del Personale, è in rotta di collisione con il sindaco e i colleghi di giunta ed è stufo di essere il bersaglio per il sostanziale fallimento del pacchetto-sicurezza messo a punto dal Comune per dare un po’ di decoro alla città. Del malumore di Luise, responsabile diretto dell’applicazione delle misure anti-sputo, anti-accattoni e contro ”bici selvaggia”, girava voce da qualche tempo. C’è chi parla (Giorgio Pacor dell’Udc) di Luise «bloccato dal sindaco» nel far rispettare le ordinanze, la cui gestione sarebbe di fatto nelle mani dello stesso Pizzolitto e dei vigili urbani. E condizionato da una maggioranza troppo sbilanciata, a sinistra, verso una linea morbida che, di fatto, trasformerebbe i provvedimenti in pure enunciazioni.
Gli esempi non mancano: dalla complicata e sofferta gestazione del pacchetto-sicurezza, ai rinvii continui, alle interpretazioni date nell’applicazione delle sanzioni, sfociate anche in alcuni episodi grotteschi, come quello della bicicletta parcheggiata davanti al Comune che nessuno si prendeva la briga di spostare «perchè non intralciava», o del mendicante straiato sul marciapiede lasciato in pace «perchè non importunava». Tutto ciò mentre il malumore in città sfociava nelle 1500 raccolte in poche ore dalla Lega Nord con un banchetto in piazza contro la moschea e le tensioni sociali in città.
Insomma, Luise ha deciso di gettare la spugna. L’annuncio ufficiale arriverà a giorni. Ma la decisione è presa, e non ci saranno ripensamenti. Ciò che è ancora da chiarire è se l’abbandono riguarderà solo la delega alla Sicurezza o anche quelle del Personale e dello Sport. L’impressione è che Luise non abbia più nessuna intenzione di avere a che fare con la giunta.
Comunque vada a finire, l’assessore Luise rifiuta un ruolo di corresponsabilità sulla questione-ordinanze ma soprattutto ritiene che ci sia stata una mancata trasparenza sul suo ruolo di assessore alla Sicurezza.
«Quella delega – dice Luise – mi è arrivata per esclusione. A chi poteva andare? Non certo a qualcuno del Pd o di Rifondazione. Era l’unica scelta ”politicamente corretta” possibile». Ma alla fine sarebbero prevalse le resistenze, «con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».
Luise contesta tutto l’iter che ha portato al ”parto” delle ordinanze-sicurezza: «Ci sono stati troppi stop-and-go: prima la necessità di consultare le scuole e le comunità straniere, poi una prima retromarcia sulla questione dello sputo, poi ulteriori ripensamenti. Insomma, ci sono voluti mesi. Si sarebbe fatto prima a fare un figlio».
Che tra questa maggioranza e Luise le cose non andassero per il meglio era già emerso mesi fa quando l’assessore (ex Margherita e lista civica) non aveva voluto la tessera del Pd. L’ingresso in giunta di Luise era avvenuto nell’ambito del rimpasto dell’aprile di tre anni con ben altre funzioni: all’inizio fu titolare tra l’altro delle Finanze, poi passate al super-assessore del Pd Gianluca Trivigno. Un ruolo quindi sempre più marginale, sfociato nell’affidamento del referato alla Sicurezza, il più scomodo, ma senza avere poi, come si è rivelato, gli strumenti necessari per gestirlo. Un’esperienza in giunta che lo ha fatto sentire progressivamente un ”corpo estraneo”. Fino a dire: mollo tutto e me ne vado.
Una gestazione lunga 9 mesi per le 3 ordinanze del Comune
L’elaborazione delle ordinanze sulla vivibilità e il decoro urbani è stata una lunga gestazione. «Un parto durato nove mesi», l’ha definita l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise. Frutto di studio e attente valutazioni, avvalendosi del supporto della Polizia municipale. Provvedimenti dati per imminenti più volte. Il piano che l’amministrazione comunale presentò in Regione, nell’ottobre 2008, era un progetto da 800mila euro.
Un progetto ambizioso, per il quale tuttavia Monfalcone si era trovata a ”rivisitare” gli obiettivi in virtù di un’erogazione regionale ridotta circa un terzo. Ordinanze sofferte. Che registrarono l’altolà da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando volle prendere ancora tempo per le dovute riflessioni. Un lavoro lungo e complesso, che aveva coinvolto anche le scuole in un’opera di confronto e di compartecipazione. Nè erano stati trascurati gli aspetti informativi e di corretta comunicazione nei confronti della comunità di immigrati. Anche in questo caso, incontri e dibattiti chiarificatori non sono mancati.
Fino ad approdare ai tre provvedimenti messi in campo questa estate, le ordinanze relative all’accattonaggio molesto, alla tutela della qualità urbana, comprensiva, assieme al divieto di imbrattare edifici e monumenti pubblici, anche quello di non sputare e di utilizzare impropriamente le panchine.
Quindi, il terzo provvedimento, legato alle biciclette, in relazione al decoro urbano, contro gli abbandoni di rottami e le soste selvagge. La prima ad entrare in vigore, il 19 agosto, è stata quella sull’accattonaggio, prevedendo l’avvio delle altre due il primo settembre. Giorno in cui era diventata operativa l’ordinanza anti-sputo, rimandando ulteriormente quella sulle dueruote dovendo prevedere l’installazione di nuove rastrelliere.
Il Piccolo, 12 novembre 2009
Indagine sul rischio-tumori in città
Partirà a Monfalcone un monitoraggio sugli effetti dell’inquinamento
Ci sono anche Monfalcone e la sua zona industriale tra le aree che la Regione si prepone di monitorare con il suo piano triennale sulla diffusione in regione del tumore al polmone. Il piano prevede la realizzazione di un’indagine specifica tramite confronti spaziali e serie temporali che porteranno poi a studi di epidemiologia analitica: approfondimenti che saranno condotti nelle aree urbane e industriali di Trieste, Udine e Monfalcone. In quest’ultima saranno interessate le zone che vedono la presenza della centrale e dei cantieri navali. Secondo le indicazioni dello studio, i prodotti di queste indagini dovrebbero consentire di stimare la frazione di cancro al polmone attribuibile all’ambiente, intendendo sia l’inquinamento urbano, sia le emissioni industriali. La decisione di operare in queste zone è nata dalle evidenze emerse da alcune indagini sull’inquinamento atmosferico e cancro al polmone condotte in regione, in particolare a Trieste ma anche a livello preliminare nella zona di Udine, ha fatto ritenere opportuno e fattibile condurre approfondimenti da parte dell’Osservatorio ambiente e salute della Regione. Non è un caso che Monfalcone sia stata inserita come unico Comune non capoluogo di provincia in tutta la regione nel piano del traffico regionale, che prevedeva per la città la possibilità di attuare azioni anti-inquinamento nel caso in cui le quantità di polveri sottili fossero oltre la soglia limite per un periodo di tempo prolungato. Il piano previsto per Monfalcone include la valutazione della relazione tra parametri di inquinamento dell’aria e mortalità e incidenza di cancro al polmone.
Nel territorio di ogni Comune identificato vengono definite tre aree: una a meno di 500 metri dalle assi viarie, una intermedia tra 500 e 1000 metri dall’asse viaria, e il resto del territorio comunale. Per distinguere gli effetti dell’inquinamento atmosferico e del rumore prodotti del traffico legato alle assi viarie dell’inquinamento urbano e industriale, nei Comuni verranno anche mappate le stazioni di rilevamento della qualità dell’area, le zone industriali e artigianali, la rete ferrovia, l’aeroporto, gli inceneritori e le discariche. Poi si passerà all’identificazione degli indirizzi dei residenti nelle aree interessate, così da poter considerare quanto incide la vicinanza a una strada ad altro traffico per le patologie considerate. (e.o.)
Il Piccolo, 11 novembre 2009
PIZZOLITTO E AMBIENTALISTI
Reattore nucleare in città? «Sarebbe mobilitazione»
Legambiente nazionale lancia una campagna anche a Monfalcone
«A Monfalcone non esistono le condizioni per ospitare una centrale nucleare. Se una prospettiva di questo genere, per ora solo fonte di indiscrezioni, dovesse prendere consistenza l’unica soluzione sarebbe quella di chiamare a raccolta la città». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non intende ancora prendere in considerazione l’eventualità che Monfalcone possa diventare sito nucleare. Non crede alla ”lista” che comprende la nostra città come uno dei dieci siti possibili in Italia e non si fa impressionare dal fatto che A2A, proprietaria della centrale, sia pronta a giocarsi la partita-nucleare. Ragionando nel campo delle ipotesi, però, Pizzolitto non ha dubbi.
«Prendo piuttosto atto con piacere – afferma Pizzolitto – che A2A confermi il percorso già avviato per arrivare a una centrale pulita, anche se l’ottenimento della certificazione deve andare di pari passo con la metanizzazione dell’impianto. La disponibilità al nucleare di A2A mi interessa poco. La mia preoccupazione va piuttosto al sito, che non può e non deve essere Monfalcone. Come cittadino sono contrario a un ritorno al nucleare proprio mentre gli altri Paesi stanno rinunciando a questa scelta, per primi gli Usa. Come sindaco, ribadisco che Monfalcone sta già pagando un prezzo alto sul piano ambientale. Una scelta nucleare è incompatibile con la nostra città».
Michele Tonzar, responsabile di Legambiente, boccia in pieno la corsa al nucleare del governo. «È irragionevole – dice – sul piano ambientale ma anche economico. Il problema dello smaltimento delle scorie e della dismissione di vecchi impianti è ancora irrisolto. O meglio, ci stanno pensando le mafie. È da irresponsabili – continua -, poi, pensare di non coinvolgere le cittadinanze in scelte del genere. Voglio proprio vedere cosa ne pensano i monfalconesi ma non solo, anche i triestini, i gradesi, i goriziani della sola ipotesi di trovarsi una centrale nucleare sotto casa. Certo, se dovesse prendere corpo una scelta del genere, ci sarà una mobilitazione a tutti i livelli. Monfalcone ha già bocciato con un referendum un impianto, come il terminal Snam, che pure prevedeva grosse compensazioni per la città, tra cui la metanizzazione della centrale. Ecco, mi farebbe piacere che, piuttosto, A2A affrettasse l’iter per arrivarci».
Contro il ritorno del nucleare in Italia si mobilita intanto anche Legambiente nazionale, anche a Monfalcone. L’associazione in questi giorni ha promosso un’iniziativa davanti ai cancelli della centrale di Montalto di Castro, e si ripromette di informare i cittadini delle aree del nostro Paese che rischiano l’arrivo dei quattro reattori previsti dall’accordo italo francese di febbraio. Il problema, intanto, viene sollevato anche dal segretario provinciale del Pd Omar Greco che ha presentato un’interrogazione al sindaco. «Le dichiarazioni del presidente di A2A, proprietaria della centrale – dice Greco -, non mi lasciano per niente tranquillo. A parte le questioni generali su cui il Pd è in netto disaccordo con il governo, ciò che sconcerta è che si continui a parlare della possibilità di realizzare un impianto nucleare a Monfalcone. Questo territorio sta pagando un prezzo salatissimo in termini di qualità della vita all’impatto sociale e ambientale di grandi realtà produttive come Fincantieri, alla stessa centrale che impatta pesantemente sulla vita delle persone che vivono nei pressi, al dramma dell’amianto e all’importante tessuto industriale che genera ricchezza, ma inevitabilmente anche fonti inquinanti. Aggiungere a tutto ciò una centrale nucleare sarebbe sbagliato e immagino dovrebbe fare i conti con una forte contrarietà della popolazione». (f.m.)
Il Piccolo, 10 novembre 2009
DA GIOVEDÌ A MARTEDÌ 17 NOVEMBRE
Altra ”cassa” per i lavoratori Burgo
Scarsi ordini: i 400 dipendenti resteranno a casa per cinque giorni
Ancora cinque giorni di cassa integrazione ordinaria per i circa 400 lavoratori occupati nelle linee produttive 2 e 3 della Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. Lo ha comunicato ieri l’azienda, motivando il provvedimento con la scarsità di ordinativi. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno per gli operai, che avevano appena ricevuto l’anticipo trimestrale del Tfr (750 euro) e contavano di riscuotere almeno per questo mese l’intero salario, dopo le difficoltà riscontrate nelle scorse settimane per via delle attività più volte rimaste bloccate. Ai dipendenti, invece, toccherà restarsene a casa da giovedì fino a martedì 17 novembre: gli impianti ritorneranno operativi alle 6 del giorno seguente. La notizia è stata annunciata ieri, nel corso di un incontro delle rappresentanze sindacali unitarie, dal capo del personale Del Zotto, proprio mentre le sigle si stavano preparando in vista dell’incontro di oggi alle 10 alla sede dell’Assindustria di Trieste. Dove vertici aziendali e sindacati tratteranno, tra le varie questioni, la stipula del contratto di solidarietà che dovrebbe essere varato a partire dal 1° gennaio 2010.
«Siamo stati tutti colti di sorpresa – ha commentato Adriano Valle, segretario dell’Ugl e membro delle Rsu – poiché ci erano state fornite in precedenza rassicurazioni sul fatto che il portafoglio di ordinativi risultava sufficientemente capiente da garantire un novembre al riparo dalla Cigo. Purtroppo così non è stato». Valle ha sottolineato lo sconforto dei lavoratori: «La cassa integrazione – ha chiarito – giunta a cavallo di queste due settimane, priva gli operai dell’opportunità di guadagnare qualcosa in più col turno domenicale: anche a novembre, dunque, i salari saranno risicati. Per le famiglie sta ormai diventando sempre più difficile tirare avanti e tutti sono giù di morale». Gli unici lavoratori in attività durante i cinque giorni, saranno i manutentori, gli operai della centrale elettrica e gli addetti alla portineria: tutti gli altri se ne resteranno con le braccia conserte. E a dicembre, con tutta probabilità, la situazione verrà replicata, poiché è prevista un’ulteriore iniezione di Cigo a ridosso delle festività. «Operativi – ha concluso Valle – rimarranno solo i lavoratori inseriti nel ciclo del Pressa pasta, chiamati a rimpinguare le scorte per quando ci sarà bisogno: tutti gli altri 400 se ne staranno a casa».
Tiziana Carpinelli
Il Piccolo, 11 novembre 2009
ORA TOCCHERÀ ESPRIMERSI ALL’ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI
Cartiera, l’azienda impone la flessibilità interna
Condizione indispensabile per salvare il posto a 75 operai considerati in esubero
La Burgo detta le condizioni per arrivare alla stipula del contratto di solidarietà e pone la flessibilità interna come contraltare al salvataggio dei 75 lavoratori in esubero. Si è concluso con un “Rivediamoci tra tre settimane”, l’incontro fissato ieri all’Assindustria di Trieste tra dirigenza e rappresentanze sindacali della cartiera di San Giovanni di Duino: l’azienda ha fissato i propri paletti e ora la palla passa ai lavoratori, che la prossima settimana si riuniranno in assemblea per mettere a punto il prosieguo della trattativa. Al tavolo, infatti, non si è discusso solo dell’accordo collettivo aziendale, che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2010, ma anche della contrattazione interna di secondo livello.
La circostanza ha messo in allarme i sindacati, che hanno ravvisato nelle richieste formulate dalla Burgo una sorta di condizione senza la quale il contratto di solidarietà può sfumare. Una circostanza, questa, da scongiurare: i sindacati sanno che se non si arriva all’accordo, il passo successivo è l’avvio della procedura di mobilità per 75 operai.
Ora la sensazione delle sigle sindacali è stata che la Burgo abbia inteso ottenere quanto nei mesi scorsi è sempre stato respinto dalle maestranze: in primis la flessibilità interna e poi la modifica dei parametri interni di valutazione del lavoratore, con la decadenza dell’anzianità di fabbrica e reparto a favore di altri indici. Non solo: i vertici aziendali hanno chiesto, cosa mai avvenuta prima, una riduzione di organico anche per il comparto della centrale elettrica, col passaggio da due a un solo lavoratore per turno. Configurando una situazione difficilmente accettabile per i sindacati, che oppongono ragioni di sicurezza. L’azienda ha comunque fornito, dopo aver preso contratto con il ministero del Lavoro, rassicurazioni sull’applicabilità dell’accordo collettivo aziendale alla realtà di San Giovanni: in un primo tempo si era temuto che lo stabilimento, a ciclo continuo, potesse non rientrare nei parametri normativi fissati dalla legge. Il contratto richiede il passaggio da 6 a 5 squadre di lavoro (i 16 lavoratori rimanenti fungerebbero da riserve o affiancamento).
Infine la Burgo ha comunicato la riduzione di un giorno sull’ultima Cigo per i lavoratori della linea 3, che rientreranno in fabbrica il 17 anziché il 18 novembre, come invece annunciato lunedì.
Tiziana Carpinelli




