You are currently browsing the category archive for the 'Delirio sicuritario' category.

Il Piccolo, 28 novembre 2009 
 
Disoccupazione, cresce il timore micro-criminalità  
L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri impone una riflessione sulla tenuta sociale della città
 
 
di LAURA BORSANI

La crisi economica, con la perdita di centinaia di posti di lavoro, rischia di rendere esplosiva una situazione che già fin d’ora si presenta difficile sotto il profilo sociale. L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri fa infatti scattare il timore-microcriminalità a Monfalcone. La rapina dell’altro giorno alla Unicredit di Ronchi è stata letta da più parti come un ”anticipo” di quanto potrebbe succedere se la città e il mandamento dovessero fare i conti, da soli, con un improvviso aumento della disoccupazione. Nessun allarme concreto, per ora, ma le istituzioni sono chiamate a muoversi per tempo. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto pone precisi distinguo, chiamando in causa anche il patto di legalità sul quale chiede di fare il punto in un icontro con il prefetto: «La situazione è delicata. La sicurezza strutturale è legata al livello dello stato sociale. E la crisi non può che ripercuotersi sul disagio delle famiglie». Pizzolitto propone l’immagine di un grande ingorgo dove se le prime auto iniziano a muoversi, le ultime restano bloccate: «Il nostro territorio sta vivendo un periodo ulteriormente ansiogeno, in relazione all’incerta situazione di Fincantieri. A ciò si aggiungono i tagli ai traferimenti della Regione ai Comuni che, solo grazie a trattative, sono scesi dal 19,30% al 13%. Sono tagli rilevanti, che fanno seriamente temere nella tenuta del sistema degli enti locali, anche perchè si tratta di riduzioni strutturali proposte come emergenze contingenti ma senza che sia chiaro il ruolo dei Comuni». Tenuta economica, degli enti locali, occupazionale e sociale. «La preoccupazione è generale. Ma va sgomberato il campo dalle emozioni». Pizzolitto parla di ordine pubblico convenendo sul fatto che venga alzato il livello di attenzione. Di una riflessione sul patto di legalità, pur se «al momento, mi risulta che la situazione sia comunque sotto controllo». E sottolinea: «Il mio ruolo istituzionale non viene meno. Resto pronto a mettere a disposizione tutti gli strumenti utili e necessari. Rispetto le normative, compreso l’utilizzo delle telecamere». Preoccupazione esprime il consigliere dell’Udc, Giorgio Pacor: «La situazione di Fincantieri è aperta, specie in relazione ai dipendenti interni. Se ci si augura che gli scarichi di lavoro siano lenti, non si evidenziano, al momento, chiare prospettive alternative al blocco delle commesse. In questo ragionamento pongo anche la questione sicurezza, distinguendo tra gli aspetti legati al vivere civile, che attengono alla regolamentazione comunale, in capo al sindaco, richiedendo una riorganizzazione dei controlli territoriali da parte dei vigili urbani, e la sicurezza legata al patto di legalità. Mi chiedo, e ho chiesto al sindaco, a che punto sono i previsti monitoraggi semestrali e se il protocollo venga attuato. C’è inoltre la necessità di verificare se le politiche di diversificazione industriale funzionano, come il rilancio del Porto e la valorizzazione della nautica e del turismo». Il consigliere del Pdl, Giuseppe Nicoli, spiega: «Ci preoccupa fortemente l’atteggiamento quasi disinteressato del sindaco. Il Pdl, in modo responsabile, vuole aggredire il problema in modo prioritario, adottanto le contromisure per evitare nuove tensioni sociali e rischi. Il sistema è concatenato: la situazione economica condiziona quella sociale, che condiziona la sicurezza e, a sua volta, la prospettiva futura, la quale, e qui il cerchio si chiude, condiziona l’economia. Servono provvedimenti urgenti per tutti questi ambiti». Interviene anche il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, dopo che, peraltro, l’altra sera in Consiglio, il capogruppo Sergio Pacor ha denunciato una serie di danneggiamenti alle auto in centro, questo mese, e atti vandalici ripetuti. «Anche grazie alle misure del Governo – dice Razzini – in Italia la crisi è meno pesante. È tuttavia evidente che Monfalcone non sia esente da contraccolpi. Vogliamo che vengano in primis salvaguardati i dipendenti nostrani. L’immigrazione di massa che ha conosciuto la città senza porre un’adeguata politica di accoglienza rischia di scaricare e aumentare i problemi sociali. È molto preoccupante». Razzini parla di un «salto di qualità anche per Fincantieri attraverso nuove vocazioni produttive compatibili assieme allo sviluppo del Porto e della nautica». Il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli, osserva: «La crisi economica che manda a casa la gente produce disagio per le famiglie. Subiremo più infrazioni alle leggi e meno tranquillità sociale. Molti commercianti hanno fatto ricorso ai sistemi di allarme collegati alle forze dell’ordine. L’Ascom ha inoltre stabilito un contratto con un istituto di vigilanza al quale hanno aderito diversi soci».
 
Pizzolitto: poche risorse questo il vero problema  
«Inadeguati i fondi per far fronte alla perdita del posto»
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo sottolinea: «I fomentatori del livello emotivo sulle questioni sono gli stessi che oggi hanno in mano tutte le leve per gestire e tenere sotto controllo la situazione. Il sindaco mette a disposizione tutte gli strumenti che è in grado di garantire. Perchè bisogna uscire dall’equivoco. I problemi veri sono sotto gli occhi di tutti: sono il lavoro, la questione sociale, i tagli ai trasferimenti regionali, quindi le risorse inadeguate per fronteggiare le emergenze di carattere occupazionale e sociale. L’ospedale che rischia di venire declassato a struttura di serie B».
Il primo cittadino lo vuole ribadire: «Il mio è l’atteggiamento istituzionale di un sindaco che applica e applicherà gli strumenti messi a disposizione dalla normativa. Il patto di legalità mette in moto un progetto interistituzionale che fa capo al prefetto. Che venga dunque eseguita la verifica, che vengano illustrati i dati. Anche se mi risulta che la situazione sia al momento sotto controllo». Pizzolitto, tuttavia, aggiunge: «Credo che dobbiamo evitare di profetizzare solo scenari bui, ritengo invece sia giusto affidarsi anche all’ottimismo della ragione. Se infatti non si nega che vi siano problemi reali e concreti, c’è anche da tener in considerazione le molte risorse e le responsabilità positive espresse dal territorio. Non mancano infatti gli strumenti e le potenzialità utili per affrontare la situazione, a cui dobbiamo attenerci. Il mio auspicio – ha concluso il sindaco – è che ci si muova seriamente verso una reale integrazione sociale, non suscitando emozioni e ponendo questioni che parlano solo alla ”pancia” dei cittadini, infondendo timori e paure».
 
Una conferenza economica per uscire dalla crisi
 
Il Monfalconese e il resto della provincia si ritroveranno per decidere come uscire dalla crisi economica a inizio anno. L’ex albergo impiegati sarà  la sede il 16 gennaio della Conferenza economica territoriale, sollecitata poco meno di un anno fa ormai dai consiglieri dell’Unione di centro Giuliano Antonaci e Antonello Murgia a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale.
A dare l’annuncio dell’appuntamento è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto sollecitato nella riunione di giovedì sera del Consiglio comunale proprio da Antonaci a spiegare perché la Conferenza economica non si fosse ancora tenuta.
«Subito dopo l’approvazione dell’ordine del giorno “anti-crisi” da parte del Consiglio comunale all’inizio di quest’anno – ha spiegato il sindaco -, mi sono subito mosso nei confronti della Provincia e dei sindacati. Vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese e anche andare oltre a una fotografia dell’esistente».
Secondo il sindaco, si trattava e si tratta di mettere in campo delle soluzioni. «Il ritardo deriva da questo secondo compito che mi sono dato», ha sottolineato Pizzolitto, auspicando che la Conferenza economica il 16 gennaio consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina.
«Nel frattempo non siamo rimasti fermi – ha aggiunto – e abbiamo cercato, anche su sollecitazione dei lavoratori di alcune fabbriche, di alleggerire la situazione di chi si trova in cassa integrazione o mobilita».
In aula giovedì sera è approdato anche il ritrovamento di sepolture e resti umani nell’area dell’ex cimitero di via dei Cipressi a causa dei lavori in corso per potenziare la viabilità dell’area.
Il consigliere del Pdl Giuseppe Nicoli ha chiesto all’amministrazione comunale se non si sarebbero potuti bloccare i lavori almeno per qualche giorno per consentire di gestire la vicenda con maggiore sensibilità.
L’assessore ai Servizi cimiteriali Giordano Magrin e l’assessore ai Lavori pubblici Gianluca Trivigno hanno risposto che tutte le procedure previste in una situazione del genere sono state rispettate, i resti sono stati immediatamente prelevati e trasferiti nell’ossario del cimitero comunale e che l’ente locale sta effettuando ricerche di archivio per tentare di dare un nome ai resti. (la.bl.)
 
RONCHI. LA CRISI E I REDDITI 
Cresce la povertà, attivate oltre 500 ”carte famiglia”

 
RONCHI Numeri che mettono sotto pressione l’Ufficio assistenza del Comune di Ronchi dei Legionari. E che sono emblematici del fatto che l’emergenza economica e occupazione non è ancora un ricordo del passato. Sono 506 le carte famiglia attualmente attive in città, mentre 74 sono scadute e devono essere rinnovate con l’applicazione dell’Isee aggiornato.
Su una popolazione di oltre 12mila abitanti e di quasi 5.500 famiglie significa che non sono pochi coloro i quali hanno un basso reddito. Ma non finisce qui, visto che 397 titolari della carta hanno anche beneficiato del contributo sull’energia elettrica, liquidato direttamente dall’Amministrazione regionale.
La Carta famiglia prevede la suddivisione degli aventi diritto in tre fasce, a seconda della composizione del nucleo familiare, dei figli a carico e degli indici dell’Isee. Ed a Ronchi dei Legionari, attualmente, la maggior parte delle famiglie, 180, sono a bassa intensità. Ancora una volta l’attenzione nei confronti delle famiglie e della popolazione a rischio è altissima. Nell’ultimo Consiglio comunale, va ricordato, sono stati aggiunti ulteriori 30mila euro ai 110mila già stanziati per interventi a sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà economiche. Nel 2009, poi, la municipalità ronchese spenderà oltre 2 milioni e 792mila euro, il 32% del bilancio, nel settore sociale e che comprende la gestione dei servizi dedicati agli anziani, gli aiuti economici alle persone in difficoltà ed alle famiglie, ma anche gli interventi nei confronti dell’infanzia e dei disabili. Rispetto al 2008 un aumento del 9,8%, con un maggior impiego di 249.234 euro. Qualcosa come 200mila euro, ancora, sono state destinati per il pagamento delle rette di ricovero dei cittadini in strutture per anziani od in strutture psichiatriche, mentre 7mila euro sono quelli che saranno impiegati per il contributo annuale nella spesa sanitaria agli indigenti. Saranno abbattute tariffe per i rifiuti pari a 12mila euro e ciò nel rispetto del protocollo firmato con le organizzazioni sindacali dei pensionati. (lu.pe.)

Il Piccolo, 19 novembre 2009
 
PETIZIONE CONTRO UN’ORDINANZA DELLA CAPITANERIA 
Mare vietato ai pescatori sportivi Sono oltre mille le firme raccolte

Pescatori in rivolta contro la Capitaneria di porto per la recente ordinanza che ha drasticamente ridotto le aree dedicate all’attività dilettantistica. Si è costituito in città un comitato di cittadini intenzionati a dare strenua battaglia per ottenere il ripristino nei bacini monfalconesi delle zone deputate alla cosiddetta “pesca da natante”. Obiettivo: ripristinare lo status quo della precedente ordinanza, in vigore fino allo scorso 17 settembre, data in cui il nuovo provvedimento è diventato esecutivo. Il comitato si chiama “Pescare a Monfalcone” e nel breve volgere di qualche settimana ha avviato una petizione che ha già raccolto 1.100 firme. Le sottoscrizioni verranno consegnate tra sette giorni in Comune, per impegnare l’amministrazione a intavolare un confronto con la Capitaneria di porto sul delicato tema, che coinvolge centinaia di cittadini appassionati allo sport della lenza. Il documento può essere reperito in tutti i negozi del mandamento che commercializzano. Tra le richieste figurano: l’estensione dell’attività sportiva nelle ore notturne, la possibilità di accesso ed esercizio della pesca dilettantistica sulla diga che divide il bacino del porto di Monfalcone da quello dell’Isola dei bagni, l’individuazione di nuovi siti anche nelle acque interne per l’esercizio della pratica e la raccolta delle vongole, nel limite di 5 chili per imbarcazione, nelle marine del mandamento (vedi Caregoni). «In sostanza – spiega Paolo Erjavec, socio Apd Monfalcone – l’ordinanza 52/09 vieta la pesca dilettantistica da natante nei due bacini di Monfalcone. Nel corso degli anni il pescatore ha visto ridursi drasticamente gli spazi dove poter esercitare l’attività sia da un punto di vista logistico, a causa di nuovi insediamenti sul litorale (come l’ampliamento della banchina portuale e delle marine da diporto, quali Lega navale ed Hannibal), sia da un punto di vista burocratico (vedi il cosiddetto decreto Port Security e le varie ordinanze che hanno disposto il divieto di pesca dalle dighe). Tali limitazioni hanno riguardato chi esercita la pesca da riva e chi quella da natante, nonché chi si avventura a raccogliere le vongole per la pastasciutta fatta in casa». Al punto che, a Monfalcone, sono rimasti poco più di 100 metri a disposizione della pesca da diporto». «Non ci capacitiamo di ciò, né troviamo una logica. Anche perché – aggiunge – Erjavec – i destinatari dell’ordinanza sono persone che hanno sempre assunto un comportamento corretto verso l’ambiente. Si tratta perlopiù di pensionati o persone aventi un basso reddito, che non possono permettersi imbarcazioni adeguate per affrontare il mare aperto o fare pesca d’altura. Persone che hanno l’aspirazione di poter passare qualche ora, sulla loro barchetta».
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 12 novembre 2009
 
ROTTURA SULLA GESTIONE DEI PROVVEDIMENTI
Flop-sicurezza, Luise se ne va dalla giunta 
L’assessore si sente scavalcato: «Troppi ritardi e incertezze, misure del tutto inutili»

di FABIO MALACREA

Michele Luise sbatte la porta e se ne va. L’assessore comunale alla Sicurezza, che regge anche i referati dello Sport e del Personale, è in rotta di collisione con il sindaco e i colleghi di giunta ed è stufo di essere il bersaglio per il sostanziale fallimento del pacchetto-sicurezza messo a punto dal Comune per dare un po’ di decoro alla città. Del malumore di Luise, responsabile diretto dell’applicazione delle misure anti-sputo, anti-accattoni e contro ”bici selvaggia”, girava voce da qualche tempo. C’è chi parla (Giorgio Pacor dell’Udc) di Luise «bloccato dal sindaco» nel far rispettare le ordinanze, la cui gestione sarebbe di fatto nelle mani dello stesso Pizzolitto e dei vigili urbani. E condizionato da una maggioranza troppo sbilanciata, a sinistra, verso una linea morbida che, di fatto, trasformerebbe i provvedimenti in pure enunciazioni.
Gli esempi non mancano: dalla complicata e sofferta gestazione del pacchetto-sicurezza, ai rinvii continui, alle interpretazioni date nell’applicazione delle sanzioni, sfociate anche in alcuni episodi grotteschi, come quello della bicicletta parcheggiata davanti al Comune che nessuno si prendeva la briga di spostare «perchè non intralciava», o del mendicante straiato sul marciapiede lasciato in pace «perchè non importunava». Tutto ciò mentre il malumore in città sfociava nelle 1500 raccolte in poche ore dalla Lega Nord con un banchetto in piazza contro la moschea e le tensioni sociali in città.
Insomma, Luise ha deciso di gettare la spugna. L’annuncio ufficiale arriverà a giorni. Ma la decisione è presa, e non ci saranno ripensamenti. Ciò che è ancora da chiarire è se l’abbandono riguarderà solo la delega alla Sicurezza o anche quelle del Personale e dello Sport. L’impressione è che Luise non abbia più nessuna intenzione di avere a che fare con la giunta.
Comunque vada a finire, l’assessore Luise rifiuta un ruolo di corresponsabilità sulla questione-ordinanze ma soprattutto ritiene che ci sia stata una mancata trasparenza sul suo ruolo di assessore alla Sicurezza.
«Quella delega – dice Luise – mi è arrivata per esclusione. A chi poteva andare? Non certo a qualcuno del Pd o di Rifondazione. Era l’unica scelta ”politicamente corretta” possibile». Ma alla fine sarebbero prevalse le resistenze, «con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti».
Luise contesta tutto l’iter che ha portato al ”parto” delle ordinanze-sicurezza: «Ci sono stati troppi stop-and-go: prima la necessità di consultare le scuole e le comunità straniere, poi una prima retromarcia sulla questione dello sputo, poi ulteriori ripensamenti. Insomma, ci sono voluti mesi. Si sarebbe fatto prima a fare un figlio».
Che tra questa maggioranza e Luise le cose non andassero per il meglio era già emerso mesi fa quando l’assessore (ex Margherita e lista civica) non aveva voluto la tessera del Pd. L’ingresso in giunta di Luise era avvenuto nell’ambito del rimpasto dell’aprile di tre anni con ben altre funzioni: all’inizio fu titolare tra l’altro delle Finanze, poi passate al super-assessore del Pd Gianluca Trivigno. Un ruolo quindi sempre più marginale, sfociato nell’affidamento del referato alla Sicurezza, il più scomodo, ma senza avere poi, come si è rivelato, gli strumenti necessari per gestirlo. Un’esperienza in giunta che lo ha fatto sentire progressivamente un ”corpo estraneo”. Fino a dire: mollo tutto e me ne vado.

Una gestazione lunga 9 mesi per le 3 ordinanze del Comune

L’elaborazione delle ordinanze sulla vivibilità e il decoro urbani è stata una lunga gestazione. «Un parto durato nove mesi», l’ha definita l’assessore alla Sicurezza, Michele Luise. Frutto di studio e attente valutazioni, avvalendosi del supporto della Polizia municipale. Provvedimenti dati per imminenti più volte. Il piano che l’amministrazione comunale presentò in Regione, nell’ottobre 2008, era un progetto da 800mila euro.
Un progetto ambizioso, per il quale tuttavia Monfalcone si era trovata a ”rivisitare” gli obiettivi in virtù di un’erogazione regionale ridotta circa un terzo. Ordinanze sofferte. Che registrarono l’altolà da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, quando volle prendere ancora tempo per le dovute riflessioni. Un lavoro lungo e complesso, che aveva coinvolto anche le scuole in un’opera di confronto e di compartecipazione. Nè erano stati trascurati gli aspetti informativi e di corretta comunicazione nei confronti della comunità di immigrati. Anche in questo caso, incontri e dibattiti chiarificatori non sono mancati.
Fino ad approdare ai tre provvedimenti messi in campo questa estate, le ordinanze relative all’accattonaggio molesto, alla tutela della qualità urbana, comprensiva, assieme al divieto di imbrattare edifici e monumenti pubblici, anche quello di non sputare e di utilizzare impropriamente le panchine.
Quindi, il terzo provvedimento, legato alle biciclette, in relazione al decoro urbano, contro gli abbandoni di rottami e le soste selvagge. La prima ad entrare in vigore, il 19 agosto, è stata quella sull’accattonaggio, prevedendo l’avvio delle altre due il primo settembre. Giorno in cui era diventata operativa l’ordinanza anti-sputo, rimandando ulteriormente quella sulle dueruote dovendo prevedere l’installazione di nuove rastrelliere.

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA DECISO A LASCIARE ANCHE I REFERATI DEL PERSONALE E DELLO SPORT. RAZZINI (LEGA): «ATTO COERENTE»  
Luise in collisione con la giunta: «Mollo tutto»  
Il sindaco Pizzolitto: «Non ho percepito il suo disagio. La colpa è della sua posizione politica anomala»
 
 
di LAURA BORSANI

L’assessore Michele Luise lo ha confermato senza equivoci: si dimetterà non solo dal referato alla Sicurezza, ma anche da quelli dello Sport e del Personale. Lo ha ribadito ieri riservandosi circostanziate spiegazioni e riflessioni in merito. Si prospetta, dunque, una rottura completa da parte dell’assessore, volendo abbandonare in toto la giunta. L’assessore ex Margherita e componente della lista civica, che non ha voluto aderire al Partito democratico, esce dunque di scena con la sua dichiarata determinazione.
Una decisione che ha già suscitato in città commenti e osservazioni. Accolta da alcuni come una sorta di ”epilogo annunciato”. Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, ha infatti osservato: «Rispetto la scelta di Luise, che stimo e conosco bene. Immagino il travaglio di questi giorni. Da cattolico liberale, la sua convivenza in giunta è stata difficoltosa e imbarazzante. Ha fatto una scelta coerente con se stesso. Del resto, gli hanno sempre messo i bastoni tra le ruote, non solo nel settore della sicurezza. Luise ha sofferto anche a proposito della pesante situazione finanziara del Monfalcone Calcio, per il quale i fondi messi a disposizione dello sponsor A2A sono stati ”dirottati” sul gemellaggio con Gallipoli. A questo punto – ha aggiunto -, invito il sindaco a trarre le conclusioni».
C’è anche chi, come il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, ha invece colto con sorpresa le dimissioni di Luise: «Queste dimissioni – ha osservato – arrivano del tutto inaspettate. La riteniamo una scelta politica strumentale, condannabile considerato il modo con il quale è stata espressa, senza prima informare il sindaco». E Gianfranco Pizzolitto, fuori città, ha preso atto: «Apprendo oggi (ieri, ndr) questa intenzione – ha dichiarato -. Mi astengo da commenti ritenendo il dottor Luise prima di tutto un amico. Il giudizio politico sarebbe pertanto ”inquinato” da questo sentimento». Il primo cittadino ha proseguito: «Prendo atto di questa decisione. Non posso che ringraziarlo per il lavoro svolto augurandogli buona fortuna».
Ma cosa succederà nell’ambito dei ruoli dell’esecutivo cittadino? Il sindaco preferisce mantenere riserbo sull’argomento, facendo tuttavia capire di avere comunque più ipotesi in mente. «Quando rientrerò in città – ha spiegato Pizzolitto – affronteremo serenamente il da farsi. Sto elaborando possibili soluzioni, che presenterò agli alleati di maggioranza. Contatterò subito i segretari e i capigruppo dei partiti preannunciando l’intenzione di risolvere la questione già la prossima settimana. Anche se ho le mie idee, voglio prima confrontarmi opportunamente con la maggioranza». Pizzolitto ribadisce: «Decideremo serenamente. Le emergenze sono altre, in primis il problema dell’occupazione e di Fincantieri». Il sindaco lo vuole sottolineare: «Sono molto amico di Luise e confido che questa amicizia possa continuare. Sotto il profilo tecnico, dell’impegno amministrativo, non ho mai avuto nulla da dire. Luise è sempre stato un assessore valido, nè ho mai percepito il suo disagio». Pizzolitto dà a questa decisione una lettura diversa: «Ritengo che il tutto possa essere maturato dalla posizione anomala dell’assessore che in qualche modo doveva essere chiarita sotto il profilo politico. Non essendo entrato nel Pd, aveva una posizione esterna. In tal senso, avevo chiesto a più riprese rassicurazioni». 
 
GRECO (PD) SORPRESO: «DECISIONE STRUMENTALE»  
Il consigliere provinciale Alessandro Perrone: «Per i comunisti è un fatto positivo. Bisogna rivedere le linee della maggioranza» 
Nicoli: «L’esecutivo perde i pezzi» 
 
«Dimissioni inaspettate». Per le quali il segretario provinciale del Pd, Omar Greco commenta: «Ciò che mi lascia perplesso è che il dottor Luise non abbia avuto il buon gusto di comunicarlo prima al sindaco». A proposito della delega alla Sicurezza, dice: «La distribuzione dei referati è un compito del sindaco. Sulla sicurezza hanno hanno lavorato a lungo in un ambito difficile. Le ordinanze hanno rappresentato un percorso complesso considerata la delicatezza e la peculiarità della nostra città». Greco considera «questa uscita dalla giunta una strumentalizzazione che ha motivi e obiettivi diversi, di tipo politico». Il segretario del Pd ricorda: «L’assessore non ha mai chiarito la sua posizione. Nè, da quando non ha aderito al Pd ed è rimasto in giunta, ha mai cercato un rapporto di effettiva collaborazione. Giunta e maggioranza vanno avanti, tranquillamente. L’esecutivo si ricompatterà».
Dal Pdl, Giuseppe Nicoli esordisce: «L’aspetto che si può rilevare, è lo sfaldamento di una maggioranza amministrativa, che non c’è più. Si perdono i pezzi, ci sono stati continui rimpasti. E ciò che più preoccupa, non è mai scaturito un piano chiaro e serio per Monfalcone. Stanno bivaccando in attesa della fine, tra 16 mesi. Non trovo nulla di eclatante nelle dimissioni dell’assessore Luise. Il fatto è che continuano a governare senza avere la maggioranza in città. Mi aspetto, a questo punto, anche le dimissioni del sindaco Pizzolitto. Meglio il voto anticipato, che questa agonia». Quindi osserva: «L’assessore prende coscienza adesso? Quando hanno fatto alleanza con Pizzolitto, nel 2006, non sapeva che la sinistra sulla sicurezza faceva orecchie da mercante? È dal 2001 che noi attacchiamo questa amministrazione per il completo lassismo. Un esempio? Il protocollo sulla legalità non ha prodotto alcunchè». L’esponente del Pdl aggiunge: «Da un lato non c’è un progetto complessivo. La sicurezza è affiancabile, ad esempio, alla questione legata alla crescita economica per la quale non esiste un serio piano amministrativo. Dall’altra, c’è un problema politico: la maggioranza risulta un’accozzaglia di partiti. Ma ora si è levato il vento del cambiamento e i topi stanno abbandonando la nave». Nicoli fa un’altra osservazione, a proposito della raccolta di firme proposta dalla Lega Nord sulla moschea: «Oltre al netto rifiuto a un’eventuale moschea, il segnale è anche quello dei cittadini stufi di vedere Monfalcone in una linea di naturale deriva. Il malcontento va oltre la moschea, è una questione più profonda».
Il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, commenta: «Siamo ormai al tragicomico. Al record nazionale della giunta in fatto di dimissioni dal suo insediamento. È un sintomo indicativo e concausa di come la giunta abbia operato in modo disordinato, senza un metodo amministrativo organico. Per portare avanti in modo serio i progetti sevono due mandati consecutivi. Mi chiedo con quali risultati se ogni 6 mesi questa giunta perdeva pezzi. E chiedo al sindaco ora se sia il caso che continui così. Tragga lui le conclusioni». Il consigliere provinciale indipendente del gruppo Prc-Se, Alessandro Perrone, sostiene in una nota: «Le motivazioni delle dimissioni del dottor Michele Luise da assessore sono un fatto positivo per i comunisti, che devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare inesistenti problemi di sicurezza, per dare avvio a campagne xenofobe e razziste di assoluta gravità. A questo punto – ha concluso -, auspico che la maggioranza di centrosinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa. Alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale».

Anche Bonetti si dimette dalla Consulta 
 
Bruno Bonetti ha deciso di dimettersi dalla carica di presidente della Consulta della cultura. Lo spiega in una lunga e articolata lettera. «Il mio proposito di presiedere la Consulta culturale – precisa Bonetti – era finalizzato alla costruzione di un percorso di autonomia e valorizzazione dell’attività associativa poichè è lo stesso mondo dove opero e conosco profondamente le difficoltà in cui ci si muove. Se a queste poi si aggiungono le scarsissime risorse economiche su cui possiamo disporre, allora il cammino per raggiungere lo scopo diventa quasi impossibile». Bonetti aggiunge: «Non accettando le subdole manovre politiche che neanche velatamente si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato di riferimento e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla Consulta di cui non mi sento minimamente responsabile ma, anzi, per un suo ritorno, auspico, alla serenità e per stemperare quel clima che renderebbe precaria la continuità, dichiaro le mie dimissioni dalla presidenza della Consulta. Vorrei che questa mia scelta non debba essere interpretata come una fuga dalle responsabilità, ma piuttosto come un atto coraggioso di chi crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio delle tradizioni della città».

Messaggero Veneto, 14 novembre 2009 
 
Bonetti lascia la Consulta cultura

MONFALCONE. Lascia il presidente della Consulta cultura, Bruno Bonetti.
«Non accettando le subdole manovre politiche che si stanno perpetrando contro di me, la totale assenza di dialogo e confronto con l’assessorato e lo stato confusionale e di malessere che serpeggia in seno alla consulta, di cui non mi sento responsabile e di cui auspico un ritorno alla serenità, dichiaro le mie dimissioni. Vorrei che la scelta non fosse interpretata come quella di uno che fugge dalle responsabilità, ma piuttosto l’atto coraggioso di una persona che crede fortemente nell’associazionismo culturale, patrimonio della nostra città», ha detto Bonetti, evidenziando come a suo tempo avesse accettato il ruolo volendo incentivare e promuovere il ruolo della consulta e il valore della partecipazione.
Ruolo che sarebbe però rimasto marginale e a cui si sarebbero aggiunti continui attacchi alla sua persona, anche a mezzo stampa e una raccolta di firme, che secondo quanto dice lo stesso presidente dimissionario, sarebbe stata promossa dal suo predecessore, al fine di destituirlo. «Sarebbe stato più corretto portare il problema in sede assembleare e discuterne, piuttosto che usare un modo becero e di basso profilo morale, che mischia cultura e politica – prosegue –. Mi si accusa di perorare l’interesse dell’associazione che rappresento, ma vorrei sapere chi non farebbe altrettanto. Accusarmi di disinteresse verso la consulta è un atto di irriconoscenza, soprattutto se fatto dall’ex presidente che al termine del suo mandato aveva pubblicamente riconosciuto il ridotto spazio di azione della consulta e la quasi totale inutilità della stessa». Ricorda quindi la ridotta disponibilità economica a favore delle associazioni, «ma c’è chi mi ha accusato di avere usato tutto il budget per una manifestazione per cui il Comune mi ha dato solo il patrocinio» e di avere scritto al sindaco e all’assessore alla cultura per segnalare come la delibera che prevede tariffe per uso delle sale comunali avrebbe messo in difficoltà varie associazioni.
La consulta, preso atto delle dimissioni di Bonetti, dovrà ora procedere alla designazione di un nuovo presidente.

Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 
 
Le dimissioni di Michele Luise scuotono la giunta Pizzolitto 
 
MONFALCONE. L’assessore allo sport e alla sicurezza Michele Luise ha dato davvero le dimissioni? È la domanda che ieri ha animato il mondo politico monfalconese, visto che le dimissioni – annunciate dagli addetti ai lavori e dal consigliere del gruppo misto-Udc, Giorgio Pacor, in un comunicato –, in realtà, a tutto ieri (come confermato dallo stesso segretario generale del Comune di Monfalcone, De Stefano), non erano state avvalorate da alcun atto ufficiale. Da voci di corridoio, però, la lettera in cui Luise rassegna le sue dimissioni dalla delega assessorile potrebbe però arrivare stamani.
Notizie certe non erano in possesso nemmeno dei colleghi di giunta, riuniti ieri per la consueta seduta del giovedì mattina. Alla base delle dimissioni, sostanzialmente, i ritardi e le incertezze nell’applicazione delle ordinanze per la tutela del vivere civile e il decoro urbano, anche se in realtà già da qualche tempo serpeggiava un certo disagio tra Luise, il sindaco e la giunta a causa del reale peso delle sue deleghe, della reale capacità di azione e dello sbilanciamento della maggioranza verso una linea morbida, proprio in merito al rispetto delle ormai famose ordinanze anti-sputo, anti-bici selvaggia e anti-accattoni.
D’altra parte, che Luise avesse scelto una strada diversa da quella del Pd era ormai noto visto che l’assessore non ha aderito al partito e che nell’ambiente dell’Udc cittadino lo stesso viene dato come probabile futuro candidato sindaco di questo partito. Ciò che è certo è sia il disagio degli altri assessori che ieri hanno dovuto discutere di una realtà di cui non conoscevano esattamente i contorni e che non aveva avuto ancora conferma, sia il fatto che se Luise lascerà si dovrà arrivare a un rimpasto di deleghe che chiederà un grande impegno da parte del sindaco.
«Le motivazioni delle dimissioni di Luise da assessore sono un fatto positivo che i comunisti devono salutare con soddisfazione. Nulla di personale nei confronti di Luise, s’intende – dice il consigliere provinciale indipendente del gruppo Rc-Se, Alessandro Perrone –, quanto contro l’istituzione di un assessorato a lui affidato, che ho sempre ritenuto inutile e addirittura controproducente per il governo della città, dato che ha facilitato l’azione delle destre nello strumentalizzare gli inesistenti problemi di sicurezza per dare avvio a campagne xenofobe e razziste d’assoluta gravità. A questo punto auspico che la maggioranza di centro-sinistra ritrovi, in tutte le sue componenti, le ragioni della propria funzione sociale e amministrativa; alla luce delle dimissioni di Luise, infatti, mi pare sia necessaria una riconsiderazione corale delle linee e dei progetti che la maggioranza intende portare a termine nell’ultima parte del mandato elettorale a essa affidato».

Il Piccolo, 14 novembre 2009 
 
Luise: «Maggioranza dipendente da Rifondazione»  
Ieri ha presentato le dimissioni da assessore: «Non c’è più spazio per la componente cattolica»
 
 
di LAURA BORSANI

«Una maggioranza sempre più spostata a sinistra. Dipendente da Rifondazione. Nel centrosinistra e nel Partito democratico la presenza dei cattolici è assolutamente marginale. Non c’è più spazio. Ne ho preso atto e ho agito di conseguenza». Michele Luise da ieri è un semplice cittadino monfalconese. Spogliatosi dei referati alla Sicurezza, allo Sport e al Personale, per i quali ha presentato ufficialmente le dimissioni, in municipio. Luise spiega la sua scelta in termini politici: «La decisione di lasciare la giunta è maturata dopo il congresso del Pd. Anche se non avevo mai aderito al partito, speravo che prevalesse una linea moderata, che ci potesse essere uno spazio agibile anche da chi, come me, proveniva da un’area cattolica e liberale. Purtroppo non è stato così. Ormai è sempre più evidente che il centro del centrosinistra non esiste più e che, invece, se si vuole cambiare e rompere questo assurdo bipolarismo, occorre ripartire dal centro». Luise parla poi di ”pressing” dal Pd: «Ho ricevuto pressioni per iscrivermi al Partito democratico. Ho sempre detto di ”no”, in attesa di verificare l’approdo di questo partito. Oggi dico serenamente che in quella esperienza che ripercorre le strade superate di una socialdemocrazia novecentesca non mi ritrovo. Preferisco lasciare e riprendere la mia libertà».
L’innesco, aggiunge, è riconducibile alla questione moschea-crocifisso: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la discussione sulla moschea e sul crocifisso. Ha ragione il consigliere della Lega, Razzini. Nell’ultima giunta, lunedì 9 novembre, fu portata in discussione la questione, dal momento che l’europarlamentare Collino ha mandato al sindaco Pizzolitto due richieste, una di raccolta firme e l’altra un odg presentato a Bruxelles, di avversione al dispositivo europeo sul crocifisso. Se da parte dei colleghi di sinistra mi è sembrato cogliere quasi indifferenza, se non fastidio, dagli assessori ”margheritini” ho colto imbarazzo e soprattutto ho registrato il silenzio assoluto. In quel momento ho maturato il convincimento del mio disagio». «Mi auguro che qualche consigliere di opposizione lo faccia proprio – osserva – e lo presenti: quel giorno sapremo come la pensano i consiglieri».
Luise passa poi al piano amministrativo. «Non posso dire che tutto è sbagliato – sostiene – anche perchè ho condiviso molte scelte fatte. Tuttavia, ho l’impressione che i monfalconesi vogliano altro e che sentono la necessità di riappropriarsi della propria città. Questa amministrazione lascerà comunque in eredità il fardello di un bilancio bloccato (vedi l’avventura dei derivati) e tanti edifici pubblici da gestire, con gli uffici comunali sparsi ovunque e un ospedale ridimensionato nella forma e nella sostanza. Lascerà le Terme romane, ma a pochi metri avremo un grande impianto a biomasse. Lascerà la centrale elettrica, che per qualche anno ancora continuerà a bruciare ad olio combustibile. E l’integrazione degli immigrati, che potrebbe acuirsi se il cantiere dovesse ridurre il proprio lavoro e che probabilmente il Pd pensa di risolvere portandoli a votare in massa». Quindi argomenta: «Abituato a interessarmi dei problemi reali delle persone, la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, non riuscendo a dare risposte concrete».
Luise vuole ripondere anche alle critiche. Respinge le accuse di ”scorrettezza” politica considerato che «lo stesso sindaco, con il quale resta la mia amicizia che mi auguro possa perdurare, ha riconosciuto invece la mia correttezza. Le dimissioni erano già ampiamente nell’aria, non erano un mistero. Ho votato fino all’ultimo giorno in modo leale le delibere di giunta. Anche sul recente finanziamento del Centro Blu, che rischiava la chiusura, pur in assenza dello stesso assessore di Rifondazione, Morsolin. Non ricordo, per contro, che Rifondazione abbia mai votato una delibera per la sicurezza». A proposito della sua posizione ”anomala” precisa: «Il segretario del Pd, Frisenna, e il sindaco mi hanno più volte sollecitato a chiarire la mia posizione politica. Non essendo ostile sotto il profilo amministrativo alla giunta, come ho dimostrato, cosa volevano che facessi? Volevano che giurassi fedeltà? Quale indipendente, non iscritto né al partito popolare, né alla Margherita, non vedo cosa avrei dovuto chiarire, da uomo libero». Sostenendo come «Razzini ha colto il vero nel sostenere come ormai ero un cattolico ”fuori posto”», ribatte invece a Nicoli: «La scelta di dimettersi merita rispetto. Quantomeno ci vuole un po’ di coraggio. Nè sono convinto che la ”barca” stia affondando. Nicoli farebbe un grave errore nel sostenere che le prossime elezioni amministrative saranno perse dal centrosinistra».
Dove vuole andare Luise? «Mi preparo a diventare nonno. Mi concederò un mese sabbatico per riflettere». Luise non si sbilancia, ma osserva: «Se dicessi che chiudo con la politica e non faccio più nulla, direi una bugia. I cittadini e quanti mi hanno sostenuto hanno investito nel mio impegno. A ciò si unisce la mia passione per la politica. Dal momento in cui è finita la Dc ed è sfumato il progetto di Buttiglione, non ho più aderito ad alcun partito, sostenendo sempre liste civiche e impegnandomi da indipendente. Al momento ho riacquisito quella libertà che non avevo più. Il resto è prematuro».

IL SEGRETARIO DI PRC RICORDA IL PROVVEDIMENTO ANTI-ACCATTONI  
Saullo: «È lui che è andato a destra»
  
 
Rifondazione comunista, che si è trovata sempre meno in sintonia con Michele Luise nel corso di quest’anno, non nasconde il proprio sollievo dopo le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza. «Arrivate, secondo noi, dopo un progressivo allontanamento dalle idee, espressioni e contenuti politici del centrosinistra», come afferma il segretario provinciale del Prc Alessandro Saullo, capogruppo del partito in Consiglio comunale. Le posizioni assunte da Luise sulla sicurezza, secondo Rifondazione, sono andate ben oltre le intenzioni della maggioranza. Tanto da approdare a «contenuti tipici della destra che non a caso ha difeso Luise in questi giorni». «Non c’è nulla di personale ovviamente nei confronti di Luise – aggiunge Saullo -, che in questi mesi del resto si è avvicinato sempre più all’Udc e non ha aderito al Pd. Non mi pare che comunque possa dire gli sia stato impedito di svolgere il suo lavoro e anche la nostra posizione in materia di sicurezza non gli impedito di fare le ordinanze su biciclette e accattoni in un momento in cui crediamo il problema principale sia quello della crisi economica e del lavoro». Saullo ritiene che ora giunta possa proseguire con sette componenti, ripartendo le deleghe di Luise all’interno della giunta, da qui al rinnovo dell’amministrazione nel 2011. «Mi auguro a questo punto si colga l’occassione di far tramontare l’inutile delega alla sicurezza», conclude il segretario provinciale di Rifondazione comunista. Antonello Murgia, uscito dalla Margherita per approdare all’Unione di centro, osserva come la conflittualità all’interno della giunta che ha portato Luise alle dimissioni esisteva da tempo e riguardava non solo la sicurezza. «Il sindaco però non ha dato protezione a Michele per consentirgli di svolgere al meglio il suo lavoro», aggiunge Murgia. «Luise ora si trova inoltre fuori anche dal Consiglio comunale, avendo accettato di dare le dimissioni da consigliere per fare l’assessore – aggiunge Murgia -, e non potrà quindi portare avanti le proprie idee. Ecco perchè quando mi è stato proposto l’assessorato ai Lavori pubblici ho detto no, perchè avrebbe comportato dimettersi da consigliere».

Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
IL CASO DIMISSIONI. SCOMPIGLIO IN MAGGIORANZA DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’EX ASSESSORE  
Pizzolitto scarica Luise: «È un trasformista»  
«Gestione discutibile delle deleghe e raffica di accuse strumentali». Polemico il segretario Frisenna
 
 
di FABIO MALACREA

Altro che auguri all’amico che ha deciso di cambiare strada. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto scarica defintivamente da Orvieto, dove si trova in vacanza di lavoro ospite di colleghi dell’Anci, il suo ex assessore dimissionario. Nel giro di 24 ore, una volta lette le dichiarazioni di fuoco di Michele Luise contro la giunta, abbandona la prudenza e replica con una durezza che non gli è propria. Parla di gestione discutibile dell’assessorato, della disinvoltura di Luise nel cambiare troppo spesso bandiera, di pasticci combinati nel settore dello sport. Ma soprattutto di totale mancanza di coerenza politica da parte del suo ex assessore.
«Ma dov’era Luise in questi tre anni e mezzo in cui ha ricoperto l’incarico di assessore – attacca il sindaco -? Se li leggeva i verbali delle riunioni di giunta? Ascoltava i dibattiti? Ma come, all’improvviso se ne esce con giudizi troncanti e severi su quanto abbiamo fatto tutti assieme, lui compreso. Come a dire: ”Io non c’ero e, se c’ero, dormivo”. Luise – aggiunge Pizzolitto – è corresponsabile in pieno delle scelte di questa amministrazione. Dirò di più, la portata delle sue critiche mi fa ritenere che ora cerchi di ricostruirsi a posteriori una giustificazione consapevole, spinto dall’ambizione di crearsi uno spazio che riteneva di non poter trovare tra di noi, magari allo scopo di puntare in alto. Ma non si rende conto che troppi cambi di bandiera minano la credibilità delle persone e soprattutto dei politici».
È deluso, Pizzolitto. Lui, una volta venuto al corrente della decisione dell’ex assessore, gli ha augurato ”buona fortuna”. L’altro gli ha replicato con una valanga di critiche al vetriolo.
«Ha sputato nel piatto dove ha mangiato fino a qualche giorno prima», aggiunge il sindaco. «Ci accusa di inefficienza? Cosa dire allora del suo rinnovato feeling con Razzini che la dice lunga sul suo disagio nel Pd. Le ordinanze sulla sicurezza? Era stato chiaro fin dall’inizio che dovevano essere improntate sul vivere civile, che dovevano essere più un’esortazione alla buona educazione che un sistema di repressione. Lui invece è partito in quarta. Voleva controlli, multe. Figuriamoci».
Pizzolitto restituisce la pagella a Luise. Da bocciatura: «Ritiene davvero di essere stato un buon assessore al Personale e allo Sport? Forse prima di andarsene avrebbe dovuto almeno risolvere alcune pendenze, invece di lasciarcele in eredità. Proprio lui mi viene a parlare di bilancio ingessato?».
Il sindaco difende le scelte dell’amministrazione finite sotto la scure dell’ex assessore. «Parlare di incompatibilità tra Terme e centrale a biomasse è pura disinformazione. Sui derivati, poi, abbiamo ammesso le nostre colpe e stiamo cercando di uscirne senza danni». Ultima replica sul crocifisso: «Ci ha messo… in croce anche su questa questione, distorcendo la nostra posizione a suo uso e consumo». Insomma, Pizzolitto si sente tradito. E chiude anche lui ogni porta al suo ex assessore.
Ma va giù duro anche il segretario del Pd cittadino, Paolo Frisenna, che usa termini come fastidio, follia, scemenza. «Luise non è stato un assessore tecnico – dice Frisenna – e quindi, se lo riteneva, su alcune questioni certamente non irrilevanti avrebbe potuto chiedere un chiarimento politico. Una verifica, un confronto. Non l’ha mai fatto. Ha deciso di sbattere la porta all’improvviso, lanciando accuse a 360 gradi che hanno fatto cadere più di un collega dalle nuvole. Non posso non pensare che lo abbia fatto, come si dice, per imboccare una strada diversa in chiave elettorale. Se ciò dovesse essere, sarebbe veramente una grossa delusione. La coerenza è una cosa importante e non mi pare che, negli ultimi anni, Luise ne abbia dimostrata, saltando con estrema disinvoltura dal centrodestra al centrosinistra. Sono stufo di avere a che fare con personaggi che hanno l’unica ambizione di crearsi un proprio spazio personale. Spero ancora che Luise non lo faccia».

CASO DIMISSIONI. UNA LISTA CIVICA NEL FUTURO  
Ora l’ex assessore ”studia” da sindaco
 
 
Tra dimissioni, silenzi e mezze ammissioni, si è di fatto aperta la corsa per la successione di Gianfranco Pizzolitto. Che potrebbe ampliarsi a un altro candidato che finora era rimasto nell’ombra: proprio Michele Luise, l’assessore alla Sicurezza, al Personale e allo Sport che ha appena sbattuto la porta. Molti lo davano partente verso il nascente Udc. Ma così non sarebbe. «Luise sta preparando una lista civica», ammette un alto esponente della nuova forza di centro, con la prospettiva di candidarsi alle comunali del 2011. Nella speranza, probabilmente, di aggregare altre forze, anche nel centrodestra, facendosi forte di argomenti di peso in questo momento nell’elettorato monfalconese, come la sicurezza. C’è chi addirittura parla di una nuova alleanza trasversale che potrebbe coinvolgere la Lega Nord. Insomma, un’uscita strategica di Luise dalla giunta a meno di un anno e mezzo dalle elezioni amministrative per aprire un nuovo fronte nell’area cattolica di centro, in grado di catalizzare probabilmente anche il voto di democratici scontenti. Luise un po’ come Rutelli, dunque.
Di queste prospettive al momento da Luise non arrivano nè smentite nè conferme. L’opinione generale, raccolta in tutti gli ambienti politici monfalconesi, è comunque che l’ormai ex assessore della giunta Pizzolitto non intenda affatto tirarsi da parte ma punti in alto, alla poltrona di sindaco, e che male abbia digerito il presunto appoggio dato dello stesso sindaco a Silvia Altran.
Ma a tenere banco è anche il problema della successione di Luise nella giunta Pizzolitto. Il sindaco è a Orvieto e tornerà domani per dirimere la questione, intricatissima. Dal suo partito, il Pd, pare sia già arrivata la richiesta di andare alla nomina di un nuovo assessore, evitando di risolvere la questione con una ridistribuzione delle deleghe di Luise (Sicurezza, Sport e Personale) tra i componenti della giunta rimasti. Pizzolitto non anticipa nulla. Ma è probabile che, alla fine, la soluzione starà nel mezzo. Al momento, si dà per probabile che la delega alla Sicurezza possa restare nelle mani dello stesso sindaco. Per il Personale e lo Sport le soluzioni sono ancora aperte. Qualora un eventuale nuovo assessore fosse pescato tra i banchi del Consiglio, favorito appare il gruppo ex Ds anche perchè, in quesato caso, il primo dei non eletti a entrare in Consiglio sarebbe un uomo di stretta osservanza militante, Raffaele Polimeno. Mentre se ciò dovesse avvenire tra i banchi dell’ex Margherita, la maggioranza rischierebbe di ritrovarsi poi in aula Lucio Falcone, ormai confluito nell’Udc e quindi fuori dalla maggioranza. Detto ciò, non va escluso qualche rientro col botto, visto che tra i nomi papabili si fa anche quello dell’ex sindaco Roberto Porciani. (f.m.)

REPLICA DEL PRESIDENTE DELL’ASCOM DOPO LA RICHIESTA DI DIMISSIONI 
Boscarolli esorta gli associati a fare squadra: è così che si possono affrontare i problemi

 
Pronta replica del presidente dell’Ascom di Monfalcone e del mandamento, Glauco Boscarolli, alle dichiarazioni del coordinatore cittadino del Pdl, Giuseppe Nicoli, intervenuto a seguito della richiesta di dimissioni avanzata dalla giunta esecutiva dell’associazione del commercianti nei confronti dello stesso Boscarolli. «Si tranquillizzi Nicoli che sarò io stesso a impedire qualsiasi infiltrazione della “politica” nell’associazione dei commercianti. I dissensi e le ricomposizioni interni sugli obiettivi e sul metodo per perseguirli – afferma Boscarolli – sono naturali in qualsiasi struttura associativa e devono consentire nel tempo gli aggiustamenti necessari ad affrontare gli scopi statutari pur nel mutare delle situazioni esterne». «Questo implica – aggiunge – che essendo il terziario necessariamente compartecipe della comunità in cui opera si debba rapportare con la comunità stessa. Quindi in tutte le situazioni in cui i suoi obiettivi confinano con le competenze degli enti locali, e sono molte e frequenti, l’Ascom deve colloquiare principalmente con coloro che ne sono alla guida senza fare distinzione se codesti amministratori siano di destra, di centro o di sinistra, ma obbligatoriamente con quelli che al momento hanno responsabilità pubbliche». «Non è qui il caso che io esponga quali siano i problemi del terziario monfalconese – prosegue Boscarolli -: le notizie sullo stato dell’economia ci vengono presentate quotidianamente da tutti i media, e le difficoltà locali poco differiscono nei fattori di base da quelle provinciali, regionali e nazionali, da qualsiasi forza politica siano guidate». Secondo il presidente dell’Ascom, per quella parte di problemi che sono specifici del territorio, ci sono dunque oggettivamente limitate possibilità di intervento, ancora più limitate per quanto sta nel “potere” dell’Ascom. «L’associazione – afferma Boscarolli rivolgendosi alla categoria – se vuole essere realistica, se non vuole illudersi e illudere i propri associati, è obbligata quindi a progettare e perseguire iniziative fino a quei limiti oppure, utopisticamente, oltre gli stessi. Uscire dalla razionalità e dalla concretezza può portare sollievo di un fugace sfogo emotivo, ma non migliorerà le situazioni contingenti. Abbiamo, negli anni, realizzato iniziative, proposto e talvolta ottenuto risultati, negli ambiti come detto limitati che le situazioni impongono». Boscarolli conclude con un’esortazione: «Dobbiamo e vogliamo continuare, usare la nostra capacità di iniziativa ma senza perdere di vista la realtà. Io ritengo che almeno sui possibili obbiettivi ci siano ancora tra i responsabili dell’associazione colleghi che sentano questa responsabilità e siano ancora disposti ad operare per la “tutela gli interessi sociali, morali ed economici” dei nostri associati».

Il Piccolo, 16 novembre 2009 
 
IL CASO POLITICO RISCHIA DI ALLONTANARE I DUE MAGGIORI PARTITI DI OPPOSIZIONE  
Il ”ciclone” Luise ora divide il centrodestra  
Il Pdl prevede un accordo tra l’ex assessore e la Lega. Razzini: «Puntiamo a una grande alleanza»
 
 
di FABIO MALACREA

Qualcuno lo vede già come candidato sindaco per il centrodestra con una propria lista civica pronta a raccogliere i cattolici di centro e ad allearsi con la Lega Nord. Sia vero o meno, una cosa è certa: l’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise, con le sue dimissioni, non solo ha creato scompiglio nella maggioranza, rimasta basita dalla decisione di un suo uomo di punta della giunta, ma sembra aver dato il via alle reali ”grandi manovre” del centrodestra per scalzare il Pd dal Comune nel 2011.
Mancava un tassello per chiarire una situazione ancora ingessata, ferma a generiche enunciazioni di principio. E a porlo è stato Luise con le sue dimissioni e con la prospettiva di una nuova lista civica. Una manovra accolta con un certo favore almeno da una parte della Lega Nord ma che invece non piace assolutamente al Pdl. E che, al momento, interrompe il processo (se mai c’era stato) di avvicinamento tra i due maggiori partiti del centrodestra in città, nel tentativo di evitare i flop che proprio le divisioni e la frammentazione delle candidature avevano favorito negli ultimi appuntamenti con le urne. Insomma, il ”ciclone” Luise rischia di porsi come elemento di disturbo nel dialogo, mai troppo amichevole per la verità, tra il Pdl e il Carroccio monfalconesi. E a preoccuparsi è soprattutto il Pdl che vede nell’operazione-Luise la costituzione di un nuovo asse tra il Carroccio e la presunta futura lista civica. Solo sensazioni?
«Non mi pare proprio – afferma il vicepresidente del Consiglio comunale Giuseppe Nicoli, già coordinatore comunale di Forza Italia e prossimo coordinatore del Pdl -. Tutti hanno notato, in questa vicenda, un particolare feeling tra Razzini e Luise. Che va al di là dell’amicizia. Una cosa è certa: noi riteniamo che è compito del centrodestra dare un taglio netto al passato ed evitare commistioni con chi ha condiviso per tre anni e mezzo le scelte di un’amministrazione legata mani e piedi con l’estrema sinistra».
Il Pdl vuole vederci chiaro. E martedì Nicoli convocherà i suoi ”stati generali” cittadini per discuterne e definire una linea di condotta.
Federico Razzini, dal canto suo, nega che un’asse vera e propria con Luise al momento esista, ma non esclude che lo stesso assessore dimissionario possa dire la sua in una futura ipotetica alleanza di centrodestra: «Ho sempre sostenuto che a Monfalcone è necessario costituire una sorta di grande coalizione che comprenda la Lega Nord, il Pdl, i centristi cattolici, liste civiche e ambientalisti d’ispirazione sociale, lasciando fuori le estreme. Luise? Lo vedo in questa alleanza anche se non credo che intenda candidarsi come sindaco».
Ma se questa scelta dovesse rivelarsi sgradita al Pdl? «Il Pdl deve pensare meno agli interessi dei suoi singoli esponenti e di più al bene della città. Ma deve anche capire che correndo da solo non vincerà mai le elezioni. Dal Pdl non ci aspettiamo isterismi ma senso di responsabilità e lungimiranza politica».
Ma resta valido l’obiettivo di un solo candidato sindaco? «Noi puntiamo a una sola grande coalizione, con un programma alternativo condiviso e rapperesentata possibilmente da un solo candidato. In questa prospettiva il Pdl deve assumersi le sue responsabilità».

SOCIALISTI  
Bacchettate anche da Magrin al collega dimissionario
 
 
I socialisti Giacomo Panariello e Giordano Magrin, in merito alle dimissioni dell’assessore Michele Luise, constatano «la scarsa sensibilità verso coloro che fino a un momento prima erano al suo fianco come collaboratori. Ci aspettavamo sinceramente – dicono – un confronto diretto, sincero, e a 360 gradi. Così non è stato. E questo, sicuramente, è un demerito che verrà giudicato dalla popolazione quando sarà chiamata al voto». I due esponenti socialisti lanciano dure critiche anche alla Lega Nord per «la strumentalizzazione di alcune considerazioni sacrisante dell’arcivescovo di Gorizia, Dino De Antoni, favorevole all’accoglimento di un’eventuale richiesta da parte della comunità musulmana di aprire una moschea a Monfalcone». Secondo lo Sdi «si è trattato di una guerra santa sul niente, visto che la stessa comunità locale musulmana ha infatti fornito ampie rassicurazioni di non poter considerare praticabile l’ipotesi di costruire una moschea a Monfalcone. E l’amministrazione, per bocca del primo cittadino, si è espressa chiaramente mettendo in evidenza l’inesistenza di pregiudizi ribadendo la libertà di culto quale diritto sancito dalla Costituzione e dalle regole democratiche ricordando che non compete al Comune costruire luoghi di culto, qualsiasi essi siano. D’altra parte la religione è un valore per tutti e come tale – concludono i due esponenti socialisti – non va contrastata».

Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 
 
Rc: era ora che Luise uscisse dalla giunta 
 
MONFALCONE. L’uscita di Michele Luise dalla giunta Pizzolitto, accompagnata da precise dichiarazioni circa le motivazioni che lo hanno spinto a tale gesto, ha natura ben diversa dalle altre tre dimissioni di assessori che lo hanno preceduto (Bou Konate, Stefano Piredda, Andrea Montagnani) e non possono che suscitare l’approvazione di chi, come l’Udc, si è posto da sempre all’opposizione e in alternativa a questa maggioranza.
«Siamo quindi d’accordo con lui – dice il segretario cittadino dell’Udc, Lorenzo Oggianu – quando ricorda il bilancio bloccato dai derivati, i tanti edifici pubblici da gestire con uffici pubblici sparsi per tutta la città, le terme romane avviate, con un grande impianto a biomasse programmato a pochi metri, l’integrazione degli immigrati rimasta sulla carta, che il Pd pensa di risolvere portandoli in massa a votare per le loro primarie interne e l’ammissione finale che la politica in questa amministrazione era diventata frustrante, incapace di dare risposte concrete ai problemi della città».
Nota poi che l’espressione di sollievo degli esponenti di Rifondazione che «vedono finalmente fuori dell’esecutivo un esponente che ritiene non vi sia più spazio per la componente cattolica in una maggioranza sempre più dipendente dall’estrema sinistra, sono un chiarimento e una conferma per tutti. L’ordinanza sulla vivibilità, che voleva ridare decoro alla città, e promuovere il vivere civile come aveva detto lo stesso Luise, è stata valutata come atto insopportabile per chi ritiene che i problemi siano sempre un altri: come se la crisi economica e del lavoro non siano nella preoccupazione di tutti, e ciò impedisca di adottare misure come quelle, assolutamente condivisibili, contro l’imbrattamento dei muri, lo sputo sulle aree pubbliche, il lordare le vie con residui fisiologici, creare disturbo all’interno dei condomini con schiamazzi e rumori violenti, l’abbandono di biciclette, l’accattonaggio molesto. La richiesta di Rifondazione di far tramontare la delega sulla sicurezza affidata a Luise, e di non sostituire l’assessore dimissionario – conclude –, vuol significare la volontà di eliminare questi problemi dall’agenda politica. È comunque evidente lo spostamento a sinistra dell’amministrazione comunale, e Luise ha perfettamente compreso che quella del Pd non può essere la sua casa, ma solo l’ultimo stadio dell’evoluzione (apprezzabile) dell’ex Pci/Ds, divenuto un partito socialdemocratico. Rispettiamo pertanto la scelta coraggiosa e corretta del dottor Luise e apprezziamo il mese sabbatico che si è preso per decidere come, dove, e con chi riprendere il suo impegno politico».

Il Piccolo, 23 novembre 2009 
 
RAPPORTI CON FINCANTIERI
«Non vi è alcuna sudditanza nei confronti dello stabilimento di Panzano: oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza degli appalti»
LA PRESENZA DI STRANIERI
«I leghisti sollevano falsi problemi, come quello della moschea. Non la vogliono neppure i musulmani. Pensino invece ai previsti tagli alla sanità isontina»
«Per la sicurezza in città non servono gli sceriffi»
IL SINDACO PIZZOLITTO
Se potessi tornare indietro gestirei di persona la spinosa questione delle ordinanze
INTERVISTA
«A crearmi problemi i fuoriusciti della Margherita piuttosto che Prc»
«Michele Luise sapeva sin da principio quale era la linea dell’amministrazione»
 
 
di FABIO MALACREA

È rimasto da solo nel Municipio che sta cedendo perchè una parte dell’edificio sta ”trascinando” l’altra. Assessori e consiglieri comunali se ne sono già andati. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, invece, è ancora lì, nel suo ufficio, circondato solo dai suoi collaboratori stretti. Un assist strepitoso per un’intervista a tutto tondo con il primo cittadino alle prese con la fuga di alcuni suoi alleati di centro e, da ultimo, di un suo assessore di punta, costretto a governare per un altro anno e mezzo il Comune con una maggioranza ridotta a un solo voto e con un Pd che, a Monfalcone, è riuscito a trasformare la festa delle primarie in una polemica sull’incetta dei voti bengalesi. Proprio lui che tre anni fa il secondo mandato se l’era conquistato al primo turno, sbaragliando un centrodestra diviso.
Ma non le verrebbe voglia di andarsene anche lei?
«Non ci penso. C’è stato qualche intoppo, è vero. Magari anche qualche gaffe, ma la maggioranza regge, magari per un solo voto. Arriveremo alla fine del mandato. Siamo riusciti a realizzare i punti principali del programma, ma altri aspettano ancora. E poi c’è la crisi economica da gestire, la questione ambientale. Non ci sono i presupposti per chiudere bottega. Stanco sì, invece, lo sono. I mandati quinquennali sono faticosi. Logorano chiunque».
Si sente solo, sindaco? Sulla questione-sicurezza non ha avuto certo molti amici…
«A volte ho avuto questa sensazione. Ma non sono mai arrivato a pensare a un abbandono. Certo sul tema sicurezza, soprattutto sulle ordinanze-vivibilità, ho dovuto smussare alcune perplessità all’interno del Pd e tra gli alleati. Ma mediare è il mio compito. Ci sono varie anime da mettere d’accordo e io non mi sento un capo che impone le sue idee. Non l’ho fatto da preside e non lo faccio certo ora. Le dimissioni di Michele Luise? Rispetto la scelta. Ma Michele sapeva fin dal principio quale era la linea dell’amministrazione».
La sua giunta in questi anni non ha perso solo Luise. Prima se n’erano andati Konate, Piredda e Montagnani.
«Sono storie diverse. Luise ha fatto una scelta politica. Piredda e Konate si sono defilati per motivi personali e professionali e con loro continuo ad avere ottimi rapporti di collaborazione. Montagnani è caduto in un errore molto grave che gli è costato la carriera politica. È stata una debolezza che gli ha rovinato la vita».
Due anni fa il suo collega di Bologna Sergio Cofferati si era messo contro parte della sinistra proprio sulla questione dei sindaci-sceriffo…
«E io la penso come Cofferati, non come i media hanno voluto far passare la sua proposta. In sede Anci ci ha detto: ”Non posso accettare che un cittadino indigente possa scavalcare un altro nelle stesse condizioni semplicemente perchè più furbo”. Lo sottoscrivo. Ecco perchè ho voluto porre delle regole di comportamento e sanare la situazione inaccettabile delle occupazioni abusive, ad esempio. Ci sono dei ”professionisti” del pietismo che a Monfalcone non devono trovare posto».
Ritiene di aver fatto abbastanza su questo fronte?
«Si poteva fare di più. Ci sono state lungaggini politiche e burocratiche. Ma se mi vuole far dire che gli alleati in qualche modo mi hanno ostacolato, rispondo di no».
Insomma non è prigioniero della sinistra, come dicono Pdl e Lega…
«Assolutamente no. Se ho avuto dei problemi non me li ha certo creati Rifondazione. Anzi, sui temi dell’assistenza e dei servizi sociali Rc ha fornito un apporto molto importante alla maggioranza. Di uomini e di idee. A darmi problemi piuttosto sono stati i fuoriusciti dell’ex Margherita che mi hanno ristretto una maggioranza partita molto ampia. Con la sinistra c’è un rapporto corretto, nessun freno. Guardate quanto siamo riusciti a fare in questi ultimi otto anni: non ha senso parlare di condizionamenti a sinistra».
Però qualche equilibrismo è stato costretto a farlo. Emblematica la questione della targa agli infoibati…
«Mediazioni sì, compromessi no. E tantomeno equilibrismi. Ma in quale alleanza non succede? Io non credo ai comportamenti da macho, li lascio ad altri anche nel mio partito. Non è alzando la voce che si dimostra di essere forti. La targa? Qui parlerei piuttosto di un errore di valutazione. Non sono monfalconese e molto probabilmente la mia sensibilità sul problema delle foibe e dell’esodo dall’Istria non è quella di chi ha vissuto questa tragica vicenda. Lo ammetto: forse non ho saputo leggere nel modo giusto la complessità del problema e le ferite non rimarginate che si trascinano ancora oggi».
Ma gli alleati di centro cattolico se li è giocati…
«Mi sarei aspettato più coerenza politica da personaggi che avevano firmato un programma condiviso e quindi avevano il dovere di dare un sostegno a questa maggioranza o quantomeno di far presenti i problemi. È un male comune: lo stesso è capitato anche al Pdl che ha lasciato ”pezzi” per strada. Certo non è facile governare con un voto di margine. Ma finora ce l’abbiamo fatta e continueremo a farlo».
Sicurezza sociale, rapporti con un’invasione di stranieri senza precedenti: è certo che questa maggioranza abbia saputo leggere fino in fondo i malesseri della città?
«Non siamo sempre riusciti a interpretare il disagio della gente. Un po’ di autocritica ci starebbe. Quanto meno siamo stati carenti in fatto di comunicazione. Prendiamo la sicurezza: sul ”reale” siamo riusciti a dare risposte puntuali, sul ”percepito” altri forse sono stati più bravi di noi. Furti in casa, comportamenti di stranieri e trasfertisti, decoro della città sono problemi su cui la gente chiede di essere rassicurata. E noi abbiamo il dovere di tenerne conto».
Però Rifondazione avrebbe chiesto di abolire l’assessore alla Sicurezza…
«Rifondazione non me lo ha chiesto esplicitamente. Potrebbe farlo. E allora cercherei di far capire come sia un errore sottovalutare il disagio ”percepito” non da un branco di razzisti ma da persone normali, civili, che amano la loro città. Lo ammetto, a volte i lacci ideologici ci impediscono di comprendere una realtà magari scomoda ma di cui però dobbiamo tenere conto. Questi umori vanno colti in tempo, altrimenti c’è il rischio di perdere la città. Ma il tempo è galantuomo: ricordate la battaglia del centrodestra contro la raccolta differenziata dei rifiuti? Chiedete ora alla gente se tornerebbe indietro, come chiedevano Razzini e Nicoli».
Già, il malessere. Una ”lettura” che la Lega Nord invece sa fare bene, visto il successo della raccolta di firme contro la moschea…
«Non posso certo condividere i contenuti delle battaglie della Lega Nord. Ma non posso non rilevare la grande abilità di Razzini e compagni nel cogliere gli umori della popolazione. Il fatto è che la Lega solleva falsi problemi, come quello della moschea. Ma chi la vuole la moschea? Non la vogliono neanche i musulmani ”monfalconesi” che non hanno i soldi per farsela. Piuttosto un problema reale è quello della sanità, con gli ospedali della provincia a rischio di tagli. Andate a chiedere a Razzini cosa dice del piano previsto dal ”suo” assessore».
Potesse tornare indietro, c’è qualcosa che non rifarebbe o farebbe diversamente?
«Tante cose. Gestirei di persona la questione-ordinanze, ad esempio, aprendo fin dal principio una discussione con le scuole e la città. Ci sono stati troppi problemi di interpretazione che hanno irritato la gente. E poi risponderei ”picche” a chi mi ha coinvolto nell’avventura dei derivati, dai quali cercheremo di uscire il più presto possibile. Non tanto per i danni economici che, per quanto ci riguarda, non sono gravi. Quanto perchè non è giusto rischiare con i soldi della gente».
Tra le accuse che le sono state rivolte dalle opposizioni c’è quella di un’eccessiva sudditanza nei confronti di Fincantieri.
«È una critica pertinente che coglie nel segno se il problema viene visto dall’esterno. Se guardiamo ai fatti, invece, la svolta c’è stata. Oggi sono in vigore i protocolli di legalità e trasparenza sugli appalti nel cantiere navale, andiamo verso uno sportello-integrazione in fabbrica. Sui danni sociali della politica degli appalti il dibattito tra istituzioni e fabbrica è costante. Non dimentichiamoci il risanamento dell’Albergo impiegati e quello, in atto, dell’Albergo operai, il nodo delle case Spaini. Siamo a due passi da un bilancio sociale condiviso e dall’eliminazione della ferrovia di Fincantieri che taglia la città in due. La crisi, certo, sta accelerando certi processi. E ora anche Fincantieri sta riflettendo sulla validità della politica degli appalti».
Come se non bastasse ora spunta anche il rischio nucleare…
«È un rischio al momento solo teorico ma non per questo da sottovalutare. La nostra centrale, intanto, va metanizzata. E A2A mi ha dato garanzie che il piano già messo a punto da Endesa andrà avanti, magari con tempi un po’ più lunghi. Sul nucleare non c’è margine di trattativa. Il nostro ”no” è totale. E assieme a noi hanno il dovere di schierarsi tutte le comunità interessate, e la Regione. C’è poi un aspetto logistico non da poco. Una centrale nucleare non andrebbe a sostituire quella esistente ma la affiancherebbe. E dove? Non scherziamo, per favore»

Il Piccolo, 25 novembre 2009 
 
Ma a pagare sono stati solo 7 accattoni  
Questo il risultato-flop delle ordinanze-sicurezza da agosto a oggi 
 
Sette violazioni accertate per accattonaggio molesto. Questo è il risultato, finora, delle quattro ordinanze-vivibilità messa a punto dal Comune da agosto a oggi. Un flop evidente per provvedimenti che avrebbero dovuto ridare decoro alla città, limitare i comportamenti aggressivi e vandalici. Del resto non poteva essere diversamente, a fronte di un’azione di controllo estremamente blanda seguita alle ordinanze. L’ex assessore alla Sicurezza Michele Luise incassa un punto a suo favore, dunque, dopo le polemiche seguite alle sue dimissioni e le dure affermazioni di Rifondazione che ha definito «inutile e dannoso» il suo operato in giunta.
E per lui ora arrivano consensi dal centrodestra che gli apre le porte, come alleato. Un’apertura l’ha già ottenuta dalla Lega Nord. Un’altra arriva ora dall’Udc.
«Luise si è dimesso – afferma Giorgio Pacor – proprio perchè il sindaco non gli ha consentito di far rispettare le ordinanze sulla sicurezza. Con la gioia della sinistra e con l’ignavia degli assessori e consiglieri della ex Margherita – aggiunge -, Luise ha gettato la spugna una volta preso atto che la sinistra non ha nessuna intenzione reale di modificare la situazione di degrado in cui si è ficcata la città per il non malcelato motivo che libertà, per certa sinistra, è lordare e graffitare muri o tenere comportamenti che definiscono ”fuori dalla gabbia”».
Insomma, le dimissioni di Luise hanno di fatto aperto la campagna elettorale per le comunali del 2011. Luise in questi giorni è stato già contattato dall’Udc. «Abbiamo cominciato – afferma Pacor – un cammino insieme, alleati distinti ma con gli stessi obiettivi». E la sicurezza sarà uno di questi.
«Il sindaco, a parole – aggiunge Pacor – si è presentato come paladino della sicurezza dei cittadini, determinato a far rispettare le regole di educazione civica, ma in realtà non ha consentito di utilizzare i vigili urbani per far rispettare le norme delle ordinanze che prevedono sanzioni in ordine a comportamenti, invisi alla quasi totalità dei cittadini, come l’accattonaggio molesto, atteggiamenti sconvenienti, lo sputo, il gettare in ogni dove immondizie, lordare o graffettare muri e pareti delle case, gettare e spesso infrangere bottiglie per terra».
«I vigili sono stati tenuti in ufficio con incarichi burocratici facilmente espletabili da altri impiegati d’ordine – continua Pacor – e sono stati utilizzati non per controllare il territorio ma per risolvere problemi contingenti o verificare segnalazioni dei cittadini». Luise da parte sua non si espone. Ma avrebbe già costituito l’associazione ”Insieme per Monfalcone” da trasformare in lista alle prossime elezioni comunali e trovare alleanze con forze del centrodestra.
Quali? Risponde ancora Pacor: «Quelle che vogliono una città più ordinata e più sicura, servizi pubblici efficaci e meno costosi, urbanistica non costituita da brutti condomini ma da luminosi giardini pubblici e dal recupero del patrimonio edilizio cittadino». (f.m.)

Il Piccolo, 06 novembre 2009 
 
BOTTA E RISPOSTA SU INTERNET  
”Senza bangla”? Meglio piazza ”pulita nei cervelli”
 
 
Su internet si scatena la guerra della «piazza dei bangla». Dopo la polemica nata dal gruppo Facebook «Monfalcone pulita, piazza vecchia… e senza bangla», ecco che immediata è scattata la reazione con la fondazione del gruppo di discussione «Monfalcone pulita… nei cervelli», che sostiene la posizione esattamente contraria.
MONFALCONE SENZA BANGLA. Il gruppo fondato qualche settimana ha già raggiunto 800 iscritti, quasi tutti ragazzini delle superiori. Oltre ai commenti sulla piazza, ad attirare l’attenzione era stato quel «senza bangla» riferito alla piazza. E, dopo l’uscita sulla stampa, mercoledì il fondatore del gruppo specificava, testuale: «Ho preso visione dell’articolo sul Piccolo, voglio precisare che il mio fan club ha dei (sic!) scopi ben precisi, il primo è che ero molto affezionato alla piazza vecchia, (e secondo me era anche più pratica) il secondo è che non cè (sic!)) una panchina libera, non cè pulizia e non cè ordine…. non è un incitazione al razzismo, ma credo che ogni ospite si debba integrare alle abitudini del posto e alla civiltà delle persone per bene».
MONFALCONE PULITA. Mentre Monfalcone senza bangla raggiungeva quasi gli ottocento iscritti, il gruppo «Monfalcone pulita nei cervelli» in un solo pomeriggio ne contava oltre cento, con la presenza di molti amministratori locali di Monfalcone e non solo. La motivazione del nuovo gruppo è chiara: «Si è scatenata una campagna di insostenibile denigrazione della nostra città, dei bangla accusati ormai di ogni colpa, si invoca un impossibile ritorno ad un opaco passato. E tutto usando la pancia per ragionare dimenticandosi di quell’altro organo che abbiamo a disposizione e che forse sarebbe il caso di consultare ed usare , almeno ogni tanto. Avanti così.
I COMMENTI. C’è chi racconta che «una sera, quest’estate, mi sono mangiato un buon gelato in piazza seduto su una panchina, circondato dai bangla. Ho visto gente pacifica giocare a scacchi e genitori condividere il panino incartato nella pellicola d’alluminio coi figli che nel frattempo giocavano come facevamo noi trent’anni fa». E ancora: «Si sono impossessati della piazza?? Non è forse che siamo noi monfalconesi ad essercene andati molto tempo prima che arrivassero loro?». E c’è anche chi sottolinea che per ”mandar via i bangla” si dovrebbero chiudere i cantieri. Eliana G. ribadisce «Via tutti……», e Giulia S. ribadisce «Concordo in piena…ormai a monfalcon de monfalconesi ghe ne xe assai pochi….ormai me par che semo in minoranza a casa nostra….mha…».
Elena Orsi

Il Piccolo, 07 novembre 2009 
  
Lettere
Questo è razzismo

 
Gli immigrati in generale, e la comunità del Bangladesh in particolare, sono stati messi sotto tiro parecchie volte, a Monfalcone, negli ultimi giorni. Intanto c’è la Lega Nord che raccoglie le firme contro l’eventualità che ci sia una moschea in città. Ora, non c’è nessuno, tra i musulmani presenti in loco, che abbia i soldi per pagarsela, la moschea; e l’amministrazione Pizzolitto non vuole (né dovrebbe mai) pagare la costruzione di nessuna moschea; ciò nonostante, i leghisti chiameranno ugualmente a raccolta il popolo – un popolo scientificamente spaventato e disinformato da quelle televisioni berlusconiane che ormai da anni spacciano paura – e chiederanno di esprimersi contro una moschea che non è alle viste. Quindi sul niente. Se la cantano e se la suonano tra loro? Certamente. Sono cinici e spregiudicati? Eccome. Il problema (un problema non da poco, per la convivenza civile in questa città) è che c’è in giro gente dispostissima a farsi prendere per i fondelli da questi crociati da strapaese: per fare solo un esempio, coloro che su Facebook ci hanno fatto sapere che vorrebbero vedere Piazza della Repubblica ripulita dagli immigrati del Bangladesh. Sottinteso: si limitino a lavorare in Cantiere, quelli, e poi vadano a tapparsi in qualche buco, vedano loro dove. Che cosa ci vengono a fare, nella nostra piazza? Suona un po’ sinistro, “bisogna ripulire la piazza”, vero? Eppure c’è un bel po’ di gente che la sostiene, ’sta infamia. Ecco, la Lega vorrebbe contarla, questa gente. Poi c’è il consigliere comunale Antonaci che interroga il sindaco per sapere qualcosa su quello che fanno i musulmani presenti in città, anche se è evidentissimo che non gli interessa sapere proprio niente, ma solo tirar su qualche voto. I musulmani ce l’hanno già una moschea, caro sindaco? Quanti soldi diamo loro? Sottinteso: è una vergogna! Diamo soldi ai foresti, capite? A gente, tra l’altro, che giammai si convertirà alla vera fede. E non basta, perché Antonaci – “facendosi interprete delle preoccupazioni diffuse nelle cittadinanza monfalconese per la situazione relativa alla presenza nell’ambito della numerosa comunità musulmana di possibili presenze integraliste” che potrebbero incitare “alla prevaricazione e al conflitto” – chiede maggior sorveglianza, maggior controllo. I musulmani “potrebbero”, capite? Ci sono stati problemi, con la comunità degli immigrati bengalesi, fino ad ora? No. Certo, sono tanti, forse troppi; si ritrovano in piazza e si siedono pure sulle panchine; si dice che sputino per terra; quando cucinano, i loro vicini di casa sentono degli odoracci. A parte questo, niente di niente. Gente mite. Ma sono islamici, proprio come lo sceicco Osama Bin Laden: quindi sono il babau. E “potrebbero”. In questo bel clima il Partito Democratico ha il dovere di dire alcune parole chiare. Intanto qualificare quelli dei leghisti, di Antonaci e dei loro amici, per quello che sono: pregiudizi. Ovvero, roba che può fare molto male a Monfalcone e che potrebbe trascinarci in una condizione di paura e scontro permanente. Poi dovrebbe aprire un dialogo serio con le comunità degli immigrati, favorendone l’integrazione (perché non basta una fila davanti a un gazebo) a partire dalla costituzione di una consulta degli immigrati, che c’è in tutte le realtà che vivono situazioni simili alla nostra e chissà perché qui non è stata fatta. Infine, crediamo, l’amministrazione comunale dovrebbe coinvolgere di più e meglio la Fincantieri nella gestione di un fenomeno migratorio che in una piccola realtà come la nostra porta ad inevitabili problemi di integrazione. Quanto ai cosiddetti “moderati” che stanno in consiglio comunale, e forse anche in giunta, il Pd non dovrebbe preoccuparsene più di tanto. Il nostro compito, più che parlare con gli Antonaci e i Pacor dovrebbe essere parlare ai monfalconesi, per affrontare e possibilmente risolvere le sfide che la città avrà davanti. Del resto, se oltre ottocento persone aderiscono a un gruppo razzista su Facebook, forse è anche un po’ colpa nostra, perché siamo troppo impegnati a inseguire un voto in consiglio comunale e molto meno ad ascoltare le inquietudini della nostra gente.
Stefano Piredda e Stefano Pizzin
Partito democratico di Monfalcone
 
Lettere
Il disprezzo su Facebo

 
Che tristezza leggere sul Piccolo del 4 novembre us sulla cronaca di Monfalcone che un numero cospicuo di studenti del Liceo cittadino hanno espresso su Facebook la loro rabbia verso gli extracomunitari del Bangladesh. Viviamo in epoca multirazziale dove si intrecciano diverse culture e Monfalcone ha conosciuto questo fenomeno già nei lontani anni ’50, con lo sviluppo del cantiere navale, una moltitudine di persone provenienti da diverse parti, croati, sloveni, meridionali, istriani, tutte persone che bene o male si sono integrate qui in città. Ora vedere che questi ragazzi che sono il nostro futuro abbiano ad esprimersi così brutalmente e con disprezzo verso questi immigrati, fa veramente pensare al ciarpame culturale pregnante nelle menti di questi studenti. Credo che non si possa accusare queste persone di essere dei delinquenti o delle brutte persone da espellere dal nostro paese,solo perché hanno una altro colore della pelle. Se delinquono saranno le forze dell’ordine a provvedere e non sicuramente le tanto decantate ronde della Lega. Voi studenti forse non conoscete la storia del Cantiere e dei suoi dipendenti che hanno contribuito ad elevare culturalmente la nostra città. A Monfalcone in quegli anni si sono formati, all’interno del Cantiere, importanti quadri sindacali, amministratori, parlamentari che poi hanno gestito la cosa pubblica. Queste persone ci hanno insegnato soprattutto che l’integrazione fra i popoli, la coesistenza fra culture diverse è una cosa necessaria in un mondo che si evolve e loro, a quell’epoca, hanno lavorato proprio in questo senso unificando le diverse culture e nazionalità. Ecco perché stride sentire dei giovani studenti che si lasciano strumentalizzare da certe forze politiche,in una misera polemica contro una comunità che stenta ad integrarsi ma che ha voglia di farlo nel miglior modo possibile. A questo punto mi sento di appellarmi a questi giovani affinché si sforzino di comprendere la realtà in cui stanno vivendo al fine di considerare la situazione nel suo complesso e magari poi in seguito,esprimere anche un giudizio che, mi auguro, sarà diverso da quello espresso in questi giorni.
Sergio Di Bert
Monfalcone

Il Piccolo, 02 novembre 2009 
 
I vigili urbani piombano in un bar e sospendono la festa di Halloween  
Contestata la mancata comunicazione al Comune. Il titolare: «Avevo tutti i permessi»
 
 
di ROBERTO COVAZ

Mille euro di multa e un mancato incasso di almeno 600 euro. Altro che ”dolcetto, scherzetto”. Se la ricorderà a lungo la notte di Halloween il popolare Andrea Beretta, da pochi mesi titolare del bar Vecio Corner in via Rosselli a Monfalcone.
L’altra sera l’ex allenatore di basket ha organizzato una festa che è stata impietosamente stroncata dall’arrivo dei vigili urbani. I quali hanno contestato a Beretta la mancata comunicazione al Comune di Monfalcone dell’intenzione di organizzare la festa.
Rimasto sbalordito, a nulla è servito al gestore dimostrare ai vigili urbani di aver ottemperato a tutti gli obblighi e di aver rispettato tutti i permessi, compresa l’autorizzazione alla Siae che sta diventando un balzello sempre più pesante per chi vuole organizzare qualcosa.
Così, ai tanti partecipanti alla festa non è rimasto altro che uscire dal locale. Molti di essi erano travestiti con i costumi caratteristici di Halloween e, per un momento, hanno pensato che l’insolita presenza serale dei vigili urbani fosse uno scherzo. Invece no, i poliziotti hanno estratto i verbali e hanno portato a termine il loro compito.
Alla festa organizzata al Vecio Corner ha partecipato un pubblico assolutamente composto, che non ha né scaturito schiamazzi né intralciato la circolazione stradale.
La mancata comunicazione attribuita a Beretta è un atto che si trasmette via email al Comune e che è reso obbligatorio solo da pochi mesi. Un dettaglio burocratico o poco più, perché l’esercente giura di aver assolto a tutti gli altri onerosi obblighi previsti per organizzare uno spettacolo pubblico.
Tra i molto delusi avventori della festa è lievitata la curiosità di sapere come mai a quell’ora erano in servizio i vigili urbani e come mai tanta legittima solerzia non risulti essere applicata nel controllo dell’ordinanza anti-accattoni. Infatti, allo stato, non si ha notizia di alcuna multa nei confronti di chi scambia le pubbliche vie monfalconesi per il porcile di casa.
È tanta l’amarezza da parte di Beretta, e pure un po’ di rabbia perché così si rischia di tagliare le gambe a chi ha ancora un minimo di entusiasmo e organizza intrattenimenti per ravvivare Monfalcone.
Il Vecio Corner è uno dei locali più antichi di Monfalcone. Già frequentata sala biliardo, il bar nasce con il nome di Arena Azzurra. A fianco del locale c’era la storica macelleria di Piro Montanari, la cui imponente stazza era finita perfino sulle pagine della Domenica del Corriere.

Il Piccolo, 03 novembre 2009 
 
PARLA L’ASSESSORE ALLA SICUREZZA LUISE  
«Gli agenti hanno fatto il loro dovere»
 
 
«I vigili urbani fanno il loro dovere e lo fanno nell’interesse generale della comunità, non certo per colpire qualche singolo cittadino, in modo arbitrario». L’assessore Michele Luise, responsabile delle politiche per la sicurezza del Comune di Monfalcone, difende senza incertezze l’operato della polizia municipale, finita sul banco degli imputati invece dopo la sospensione di una festa in un locale del centro per mancanza di tutte le autorizzazioni necessarie.
«I controlli vengono effettuati e non solo nei locali pubblici, come avviene regolarmente da anni – prosegue l’assessore Luise -. Tant’è che proprio sabato la polizia municipale ha fermato una cittadina di origine romena per accattonaggio molesto. L’azione di monitoraggio quindi c’è e va nell’interesse della comunità nel suo insieme».
Per quanto riguarda poi le procedure da seguire per ottenere le autorizzazioni a organizzare feste e intrattenimento musicale nei locali pubblici, Luise sostiene poi come «la prassi della comunicazione via mail non sia cosa di oggi, ma risalga al 2007».
«Mi dispiace se una serata che avrebbe dovuto essere di svago e allegria è stata rovinata – aggiunge l’assessore comunale -, ma se si è di pattuglia per effettuare dei controlli, che non si sono limitati a un solo locale, si fa il proprio dovere. Ripeto: credo sia nell’interesse di tutti che se vengono individuate delle situazioni non regolari, a tutti i livelli, queste siano rilevate».
Luise si riserva comunque di dare nei prossimi giorni un quadro dettagliato sull’attività della polizia municipale la sera del 31 ottobre. (la.bl.)

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 64,902 visite