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Il Piccolo, 09 ottobre 2009

LA PROTESTA 
Studenti in piazza per dire no alla riforma 
Stamane manifestazione contro i previsti tagli alla scuola pubblica 
Preoccupazione per la riduzione degli insegnanti e dell’offerta formativa

Manifestazione di studenti questa mattina con inizio alle 9 in piazza della Repubblica per protestare contro i provvedimenti contneuti nella cosiddetta Riforma Gelmini. La manifestazione è promossa dall’Unione degli studenti.
«I tagli di 8 miliardi di euro sanciti nella legge 133 sulla Finanziaria – afferma l’Unione degli studentii – significano meno attività studentesche e didattiche, significano una scuola di qualità inferiore: il colpo di grazia definitivo per una scuola pubblica ormai allo stremo. E i tagli riguardano anche le persone: 28000 insegnanti e 15000 unità di personale Ata a settembre non sono stati riassunti, e sono solo un terzo delle persone che perderanno il lavoro per decisione del governo nei prossimi tre anni. Parallelamente a ciò la scandalosa scelta del governo di finanziare con 14 miliardi di euro l’acquisto di 131 cacciabombardieri JSF: si taglia alla scuola per finanziare la guerra, questi sono i valori del Paese in cui viviamo».
Secondo l’Unione degli studdenti, inoltre, «incombe ancora sulle nostre teste il progetto di legge Aprea, che, se approvato aprirebbe le porte delle scuole ai privati permettendo ai vari istituti di trasformarsi in fondazioni(permettere di farlo significa imporlo, visto gli 8 miliardi di tagli).I privati entrando nel Consiglio di amministrazione (così sarà ribattezzato il consiglio d’istituto) potranno contribuire alla stesura del Piano delle offerta formativa andando così a delineare in modo sostanziale il nostro programma scolastico».

Il Piccolo, 10 ottobre 2009 
 
LA PROTESTA  
Sit-in e corteo degli studenti  
Bloccato per alcuni minuti l’incrocio del centralissimo viale San Marco 
In piazza contro la Riforma Gelmini
 
 
«Contro la scuola dei padroni, 10, 100, 1000 occupazioni!». E gli striscioni che, a ritmo di musica reggae e incitamenti, tuonavano contro la «riforma-distruzione Gelmini». Contro gli 8 miliardi di tagli «in barba ai 14 miliardi per l’acquisto dei cacciabombardieri Jsf». Mettendo sul piatto della contestazione anche il ”pacchetto-sicurezza” e l’incombente Pdl Aprea, che «aprirebbe le porte della scuola pubblica ai privati». Slogan contro l’«assenza di libertà di informazione». I ragazzi delle scuole superiori, sventolando le bandiere rosse dell’Uds (Unione degli studenti), hanno sfilato in corteo ieri mattina, partendo da piazza della Repubblica e ”facendo il vuoto” nel traffico lungo via Roma, via Verdi, viale San Marco, fino ad approdare in corso del Popolo per rientrare in centro. Scortati dalle forze dell’ordine, i circa 150 studenti, provenienti dagli istituti monfalconesi e da Gorizia, hanno richiamato l’attenzione di passanti e residenti con il loro ”grido d’allarme” per difendere una «scuola democratica e giusta». Lanciando anche l’istanza di «riscrivere assieme» la legge regionale sul diritto allo studio del 1980. Un crescendo di toni fino a sedersi in massa sulla strada in via Verdi e in Viale, all’altezza di via Fratelli Rosselli. Intanto gli istituti monfalconesi quantificavano le assenze dalle lezioni: solo un quinto al liceo Buonarroti, il 79% al Polo professionale e il 60% all’Einaudi di Staranzano.

Messaggero Veneto, 10 ottobre 2009 
 
Un centinaio di studenti in piazza per protestare contro la riforma Gelmini 
 
MONFALCONE. Anche gli studenti della scuole superiori monfalconesi hanno partecipato ieri allo sciopero indetto dal comparto scolastico dell’Unicobas, per protestare contro la riforma Gelmini, i tagli agli organici e le riforme decise dal governo.
Qualche centinaio di ragazzi, studenti del liceo, delle scuola tecniche e professionali, aderenti all’Uds Unione degli studenti Fvg, alle 9, si sono ritrovati in piazza della Repubblica e hanno sfilato in corteo lungo via Duca d’Aosta, via Roma, via Verdi e lungo via IX Giugno, sono tornati in piazza dove, accompagnati da musica sparata a tutto volume dalle casse sistemate su un furgone, hanno espresso il loro disagio contro i tagli previsti per la scuola e hanno chiesto da subito una legge nazionale sul diritto allo studio, una didattica innovativa nelle scuole e il ritiro del progetto di legge Aprea «che mira a privatizzare la scuola trasformando i consigli di istituto in consigli di amministrazione non garantendo la rappresentanza degli studenti», ma anche la reintroduzione sul posto di lavoro di tutte le precarie e i precari della docenza e del personale tecnico amministrativo e la rimessa in discussione radicale del provvedimento di riordino degli istituti superiori che andrà in vigore dal prossimo anno. «I tagli di 8 miliardi di euro sanciti dalla legge 133 sulla Finanziaria significano meno attività studentesche e didattiche – afferma l’UdS –. Significano una scuola di qualità inferiore, il colpo di grazia definitivo per una scuola pubblica ormai allo stremo».
La manifestazione è stata accompagnata a vista da numerosi rappresentanti delle forze dell’ordine, che hanno seguito i ragazzi nel loro percorso e durante gli interventi in piazza, che sono stati accolti da vere ovazioni. Contestuale allo sciopero del mondo della scuola, anche quello proclamato dalla Fiom Cgil.
Sono un centinaio i lavoratori aderenti alla Fiom-Cgil di Monfalcone che hanno partecipato al corteo organizzato a Milano, manifestazione indetta dall’organizzazione per sostenere la propria posizione nella vertenza per il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale. Lo sciopero di 8 ore e le iniziative organizzate a livello nazionale sono state precedute dalle assemblee nelle principali fabbriche della città.
«La risposta dei lavoratori è stata più che buona – afferma il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil, Thomas Casotto –, anche in Fincantieri, dove l’assemblea non era retribuita. I lavoratori sono con noi nel voler avere diritto di parola sugli accordi che li riguardano». Sta proprio qui il nodo per la Cgil e non solo sul fronte salariale. Federmeccanica invece ha risposto negativamente alla proposta dell’organizzazione, affermando che non è disponibile a sospendere o modificare il sistema di regole relative alla contrattazione definite, a livello confederale, con un accordo separato senza la Cgil. Federmeccanica non ha accolto nemmeno la proposta di bloccare i licenziamenti. (c.v.)

Il Piccolo, 29 ottobre 2009 
 
ALL’ISTITUTO PER L’INFANZIA DI VIA TARTINI DIRETTRICE, INSEGNANTI E FAMIGLIE DEVONO PROVVEDERE DA SOLI  
Genitori in rivolta: «Qui mancano perfino detersivi e carta igienica»
 
 
di ELISA COLONI

Non solo diari e zainetti, matite colorate e righelli. Al giorno d’oggi i genitori dei piccoli allievi di molte scuole materne molfalconesi devono comprare anche la carta igienica e i detersivi, che la scuola non paga più. O meglio, che il ministero non foraggia più, visto che le risorse scarseggiano. E, in tempo di crisi, dov’è che si taglia? Sulle spese ritenute meno indispensabili.
Peccato però che della carta igienica e dei detersivi non sia così semplice fare a meno. I genitori dei bimbi che frequentano la scuola dell’infanzia di via Tartini lo sanno bene, tanto che hanno deciso di versare spontaneamente delle quote mensili con le quali, in pratica, comprarsi i prodotti necessari da soli. Una realtà – diciamolo – preoccupante, che non si presenta nemmeno come un caso isolato. Di istituti scolastici che si trovano in questa situazione, infatti, ce ne sono più di uno a Monfalcone.
Ecco quindi che i genitori della Tartini hanno deciso di scrivere una lettera, in cui mettono nero su bianco la situazione e denunciano il problema, mostrando una bella dose di arrabbiatura. «Alla Tartini – spiegano – mancano i prodotti detergenti e igienizzanti per poter rendere i locali e i mobili puliti, igienici e sicuri per i nostri figli. Inoltre non esiste la carta igienica, che ci sembra fondamentale per ottemperare ai naturali bisogni fisiologici che ogni essere umano ha. Siamo indignati e arrabbiati per la totale indifferenza verso le esigenze primarie dei nostri bambini e – aggiungono i genitori – per la totale sordità mostrata davanti ai continui richiami provenienti dalle strutture sanitarie nazionali, volti alla prevenzione in funzione dello scenario epidemiologico attuale». Ciò che le famiglie intendono dire è chiaro: qui non si tratta solo di questioni pratiche, ma anche igienico-sanitarie; si sa d’altronde come la trasmissione di germi e bacilli, tra i più piccoli, sia assai frequente. E, in tempi di febbre suina, mamme e papà non intendono correre rischi. Anche da questo bisogno è nata la decisione di autofinanziarsi per acquistare detersivi, saponi e carta igienica.
I genitori non puntano il dito contro nessuno, non fanno nomi e cognomi. Però, com’è ovvio che accada in queste circostanze, la responsabilità cade sul dirigente scolastico. La Tartini rientra nel comprensorio della scuola Giacich, la cui preside è Anna Russo, che ammette: «È tutto vero, i genitori spendono soldi di tasca propria per l’acquisto di prodotti detergenti e carta igienica. E non succede solo alla Tartini, ma in quasi tutte le scuole dell’infanzia. Il motivo? Mancano i soldi. È dall’inizio dell’anno che non riceviamo dal ministero i fondi sufficienti per le spese correnti. E cosa dobbiamo fare noi? Alla media Giacich, ad esempio, io e gli altri docenti compriamo la carta igienica. La situazione non è molto diversa. Purtroppo è un momento in cui è richiesto uno sforzo generale. Però – ci tiene a sottolineare la preside – i soldi arriveranno entro la fine dell’anno e noi rimborseremo i genitori: ciò che hanno pagato verrà loro restituito, fino all’ultimo euro. Per questo ha detto a tutti di conservare gli scontrini».

RINCARI ALLE SUPERIORI  
Liceo, la ”tassa” sale a 50 euro
  
 
Mancano fondi. E il Liceo scientifico aumenta il contributo per i genitori. Un ”balzello” necessario per fronteggiare le difficoltà economiche della scuola a causa dei minori trasferimenti da parte dello Stato. Al Liceo, piuttosto che tagliare gite o iniziative didattiche, si è scelta la strada dell’aumento del contributo delle famiglie: non più 40 ma 50 euro. «Una scelta obbligata – spiega la preside Isabella Menon -. La quota dei genitori era ferma da anni e i fondi della scuola sono sempre più risicati». L’aumento fa perdere al Liceo scientifico il ”titolo” di scuola più economica: il podio va ora al Polo professionale che, per alcuni indirizzi meno dispendiosi (sociale, economico e turistico) prevede un contributo di soli 40 euro. Il Liceo scende dunque al secondo posto, mentre il terzo va all’Istituto tecnico commerciale-industriale Einaudi Marconi, che viaggia sui 60 euro e che ha deciso un aumento lo scorso anno dopo sette anni di blocco sulla somma di 42 euro. E al quarto ci sono gli altri indirizzi dell’Ipsia, che si aggirano intorno ai 50 euro, per arrivare fino al top di 110 euro per le famiglie degli studenti che frequentano l’indirizzo alberghiero. (e.o.)

Il Piccolo, 05 novembre 2009 
 
IL CASO. NUOVI BALZELLI A CARICO DELLE FAMIGLIE  
Costa meno studiare al liceo che all’alberghiero  
Giungla di tassazioni sugli studenti. Nello stesso istituto un indirizzo è più conveniente dell’altro
  
 
di ELENA ORSI

Si potrebbe definire ”la giungla” dei contributi scolastici. Visto che mai come quest’anno ogni scuola superiore agisce per proprio conto. Tanto che a seconda dell’indirizzo scelto si va a pagare anche tre volte tanto. Senza contare poi le altre spese: tra zaino, dotazioni scolastiche e libri, una famiglia si trova a sborsare per la carriera scolastica del figlio anche fino ai mille euro.
LE TASSE. Come si configurano le tasse scolastiche per il 2010? Il liceo scientifico passa dai precedenti 40 euro agli attuali 50, con una crescita del 25% rispetto all’anno appena concluso. Il Polo professionale invece ha confermato che per il 2010-2011 farà pagare ai suoi alunni una quota che andrà dai 40 ai 110 euro a seconda dell’indirizzo scelto, uguale allo scorso anno. Così all’Ipsia (termico, elettrico, elettronico, meccanico) si pagheranno 50 euro, all’Ipssc (sociale, economico, turistico) 40 euro, all’Ipsiam marinaro 50 euro, e all’alberghiero 110 euro. Come mai questa differenza? «Per un indirizzo come l’Alberghiero, che prevede anche molte ore di pratica, l’attrezzatura da comperare è ben di più» spiega il preside, Salvatore Simoncini. Per quanto riguarda la dotazione personale (grembiuli o servizi di coltelli) i ragazzi devono provvedere da soli: la scuola ha però chiuso una convenzione con una ditta per prezzi agevolati. Per quanto riguarda l’Iti-Itc Einaudi Marconi, proprio in questi giorni il consiglio scolastico ha deciso di confermare la quota di 60 euro. Al contributo previsto dalla scuola poi va aggiunto il contributo statale, che è di 21,17 per l’iscrizione e la frequenza (che si paga solo una tantum) e di 15,13 per il resto degli anni.
GLI ALTRI COSTI. Non è però finita qui. Perchè quando si va a scuola, ci sono centinaia di altre voci da aggiungere alle tasse vere e proprie. Per esempio lo zaino: dai 30 ai 60 euro. L’astuccio, che può viaggiare anche sui 20 euro. E naturalmente i quaderni, il cui costo viaggia da 1,20 euro a 1,90 euro. Si pensa di risparmiare se si va alla scuola dell’obbligo? Difficile. Perchè ai costi già detti si possono aggiungere quelli delle matite colorate, di marca o non. Dalle costose Giotto (attorno agli 8 euro la confezione), a quelle più economiche attorno ai 2,60 euro. Senza contare, naturalmente, i libri: senza il comodato gratuito, una famiglia alle superiori andava a spendere anche 700 euro.

Il Piccolo, 28 marzo 2009
 
Lo Stato taglia i fondi, bilanci in rosso nelle scuole superiori 
Difficoltà a pagare gli insegnanti supplenti Ricorso alle sponsorizzazioni di ditte private

di ELENA ORSI

Scuole senza fondi. Tanto da vantare crediti per centinaia di migliaia di euro con lo Stato. Che, dopo aver previsto il Fondo per il funzionamento delle scuole, al quale gli istituti attingevano per garantire tra le altre cose il pagamento delle supplenze, ha poi iniziato a tagliare. Privando quindi le scuole delle risorse necessarie, tanto che gli istituti hanno dovuto farvi fronte con fondi stornati da altri capitoli e ora si ritrovano con debiti che hanno sfondato, in certi casi, il tetto dei 100mila euro. E’ il caso del liceo scientifico Buonarroti, che si trova con oltre 138mila euro di crediti verso lo Stato, soldi che non si sa arriveranno. Le speranze, infatti, sono sempre più labili. La vicenda è stata anche portata come «caso limite» dai sindacati della scuola per illustrare le difficoltà del settore. «E’ vero, la situazione è questa, ma è una situazione comune a tutte le scuole – spiega la preside, Isabella Minon –. La nostra si è aggravata quest’anno perchè siamo passati dalla classificazione di liceo a quella di Istiuto di istruizione superiore, cambiando quindi codice. C’è stato un intoppo proprio in questo passaggio, e la cosa ha fatto sì che i fondi siano rimasti bloccati. Questo ha causato un aggravio ulteriore della situazione. Ma è una cosa che potrebbe toccare a molte altre scuole il prossimo anno, quando con la riforma Gelmini cambieranno denominazione». La mancanza di fondi deriva essenzialmente dall’anno 2006-2007, quando è iniziato il taglio. Si tratta di soldi che servirebbero, tra le altre cose, a pagare i supplenti, oppure a prevedere i rimborsi per chi si occupa degli esami. Ci sono casi di presidenti di commissioni che sono stati pagati dopo anni. E casi in cui le scuole devono attingere a fondi propri per poter garantire le supplenze. La situazione, come detto, non è migliore nelle altre scuole superiori. Per esempio all’Ipsia si viaggia sopra i centomila euro di crediti. «Si tratta di somme che erano state promesse e non sono mai state erogate – spiega il preside, Salvatore Simoncini – e speriamo che la situazione si sblocchi al più presto, che lo Stato ci dica cosa dobbiamo fare». Perchè altrimenti la cosa rischia effettivamente di trasformarsi in un’emergenza. «Ci sono scuole, come gli istituti più tenici, che possono in qualche modo far fronte all’emergenza perchè possono far ricorso a sponsor privati, altre che invece non hanno questa possibilità – spiega Marco Fragiacomo, preside dell’Iti-Itc di Staranzano, che anche vanta crediti attorno ai centomila euro -. E’ chiaro però che non possiamo andare avanti mettendo fondi nostri, visto che se si stornano dei finanziamenti dedicati ad altre attività per coprire questo buco alla fine ne va dell’operatività della scuola».

Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
Scuola, iscrizioni in crescita alla Giacich  
Dai 50 iscritti alle prime del 2007 si è passati agli 86 per l’anno 2009-2010
 
 
Lentamente, la scuola Giacich sta riprendendo terreno. Dalla deblace di due anni fa, quando le iscrizioni pervenute per le prime classi delle scuole medie furono solamente 50, adesso è passata a quasi il doppio. In totale, per il 2009-2010 la scuola di via Cosulich arriverà a 86 alunni. Un numero, certo, ancora molto inferiore a quello dell’altra media, la Randaccio (che quest’anno si colloca a livello del 2008, ovvero 144 alunni), ma comunque crescita. Per l’anno 2008-2009, a fronte di 141 domande pervenute alla Randaccio solo 61 erano arrivate alla Giacich. Meglio, comunque, dell’anno precedente, quando il divario tra le due scuole medie cittadine era stato ancora più evidente, con 50 richieste d’iscrizione per quest’ultima e ben 133 per l’altra. E quest’anno poi ecco ancora una piccola ripresa in più: da 61 si passa a 86. Una buona notizia, che la preside sottolinea come significativa. «Quando sono arrivata alla Giacich sapevo bene che si trattava di una scuola a rischio – spiega la dirigente, Anna Russo –, ma penso che la politica che abbiamo intrapreso finora pare abbia dato i suoi frutti. In primo luogo, non c’è più una reggenza ma una presidenza come nelle altre, e questa è una buona notizia perchè i genitori percepiscono la scuola come meglio guidata, con una presenza fissa, ogni giorno. E poi, certamente, anche i nostri programmi ci hanno premiato». La Giacich si è sempre contraddistinta come la scuola con la maggior percentuale di studenti stranieri, cosa che forse, negli anni precedenti, aveva spaventato più di qualche genitore, che aveva quindi preferito l’altra media cittadina, che nel 2007-2008 aveva visto verificarsi anche una piccola «lista di attesa». Ora la situazione alla Radaccio è buona come negli anni scorsi, ma a essere cambiata, in meglio, è quella della Giacich, che guadagna una ventina di alunni in più rispetto allo scorso anno. Infatti si riusciranno a replicare le undici classi (totali nel triennio) previste lo scorso anno. Già in precedenza sono state fornite innumerevoli motivazioni per lo squilibrio esistente tra le due scuole medie. Da parte del Comune c’era stato l’invito a «non drammatizzare la questione», attribuendo il fenomeno più a un passaparola che a questioni oggettive. Infatti, la scuola Giacich nell’immaginario è stata, negli scorsi anni, associata a fenomeni di bullismo o a particolari problematiche, che però non sono mai state supportate da elementi certi. A quanto pare, visti i numeri di queste nuove iscrizioni, si tratta di percezioni che stanno lentamente modificandosi. La scuola di viaCosulich, del resto non presenta problematiche diverse rispetto a quelle delle altre scuole presenti sul territorio.

Il Piccolo, 31 marzo 2009 
 
RITARDANO I RIMBORSI DELLO STATO  
Elementari e materne con le casse vuote, primi supplenti senza paga  
Situazioni-limite nei comprensivi Giacich e Randaccio Gli istituti costretti a utilizzare i fondi per la gestione 
Alcuni insegnanti si sono già rivolti ai sindacati per essere tutelati. Una preside: «Si può solo sperare che i soldi arrivino in fretta»
  
 
di ELENA ORSI

Scuole senza fondi per pagare le supplenze. Alcuni supplenti ne hanno già fatto le spese. Altri si troveranno nella medesima situazione da qui alla fine dell’anno scolastico. La situazione economica delle scuole di Monfalcone è grave. E le maggiori criticità si stanno già registrando nelle scuole elementari e materne dove l’eventuale assenza di un insegnante va coperta nel giro di due o tre giorni, mentre alle superiori l’impiego provvisorio di docenti a scavalco consente un’urgenza minore. Le scuole, dunque, non hanno soldi e di conseguenza non pagano, tanto che alcuni insegnanti si sono già rivolti ai sindacati.
«GIACICH». La situazione è pesante e proprio ieri il discorso è stato affrontato in un vertice tra dirigenza e sindacati. «Purtroppo il credito che abbiamo nei confronti dello Stato c’è e anche le difficoltà non possono essere negate – spiega la dirigente dell’Istituto comprensivo Giacich, Anna Russo –, tanto che negli scorsi mesi non siamo riusciti a garantire il compenso ad alcuni supplenti, che quindi si sono anche rivolte ai sindacati per essere tutelati. E i sindacati non hanno potuto fare altro che confermare la gravità della situazione: i fondi non ci sono e quindi è impossibile al momento saldare tutto. Possiamo solo sperare che il ministero, che ci aveva garantito i fondi entro metà mese, tenga fede alle promesse. Speriamo si tratti solo di problemi burocratici». Anche i sindacati si sono mossi, inviando una lettera per segnalare la situazione al ministero. «Lo faremo anche noi – conclude la preside – per segnalare la gravità della vicenda».
«RANDACCIO». La situazione non è migliore all’Istituto comprensivo Randaccio dove i crediti nei confronti dello Stato superano i 40mila euro. «Siamo riusciti, per il momento, a saldare i pagamenti ai supplenti per febbraio – spiega la direzione scolastica – ma per marzo non sappiamo se ce la faremo». Al 31 dicembre, i crediti della scuola verso il ministero arrivavano a 39mila euro. Poi sono arrivati ulteriori fondi ma anche ulteriori spese. E così è stata raggiunta la somma di 40mila euro. «Se i fondi non dovessero arrivare a breve, la scuola andrebbe in rosso con i conti – spiega ancora la direzione –, nonostante la nostra gestione fin troppo oculata». E scarseggiano anche i fondi per l’acquisto di detersivi e altro materiale di prima necessità.
ALTRE SCUOLE. Le scuole superiori non stanno meglio di elementari e materne, potendo gestire il personale con maggiore elasticità. «Le difficoltà economiche sono di tutti – spiega la preside del Liceo scientifico, Isabella Menon – . Tanto è vero che ci sono scuole che tra un mese non potranno più assicurare la sostituzione dei docenti in malattia o assenti». Anche le superiori, infatti, sono in crisi finanziamenti: il Liceo è in rosso per 139mila euro, il Polo professionale per altri centomila, e lo stesso vale per l’Itic-Itc Einaudi. A lanciare l’allarme sulla condizione delle scuole sono stati di recente i sindacati, che hanno sottolineato come questo problema, ormai, rischia di diventare una vera emergenza. da affiancare a quella della mancanza di cattedre.

Il Piccolo, 14 aprile 2009 
 
IN DIFFICOLTÀ GLI ISTITUTI CON PIÙ STUDENTI ISCRITTI  
Scuole senza fondi, mini-contributi in arrivo  
Intervento del Comune per la gestione ordinaria a Giacich, Randaccio e Duca d’Aosta
 
 
Scuole sempre più in difficoltà economica. E il Comune deve intervenire mettendo sul piatto quasi 10mila euro per garantire piccoli interventi di manutenzione e acquisto beni di prima necessità. Perchè il problema economico delle scuole non riguarda solo il mancato pagamento delle supplenze, ma anche e soprattutto le necessità primarie, come l’acquisto di detersivi, carta per ufficio e altri beni per il funzionamento della struttura. E poichè dal governo arrivano pochi spiccioli con il risultato che molte scuole si trovano già ora con l’acqua alla gola, si è resa necessario battere cassa in Comune.
I FONDI. Ecco quindi che il Comune di Monfalcone ha previsto, per quest’anno, uno stanziamento speciale di 10mila euro destinato alle scuole. Una prima somma di 3mila euro è prevista per l’istituto comprensivo Duca d’Aosta. Un’altra cifra di 4.165 euro invece per l’istituto comprensivo Giacich, e un terzo al Randaccio per 3.843 euro. Si tratta in tutti i casi di scuole con un gran numero di ragazzi: la Duca d’Aosta conta 719 alunni, la Giacich 829, la Randaccio 763.
SITUAZIONE. La situazione degli istituti scolastici è tutt’altro che rosea. «Abbiamo concordato con le scuole di ridurre sia i loro costi sia le nostre pratiche burocratiche – spiega l’assessore Silvia Altran -. In questo modo diamo per quanto possibile un aiuto agli istituti in difficoltà. Cerchiamo di star vicino alle scuole il più possibile anche dal punto di vista normativo. Purtroppo in alcuni ambiti non abbiamo possibilità di intervento». Un esempio è quello della Tarsu. Le scuole sono obbligate a pagarla, il Comune ne farebbe volentieri a meno, ma è obbligato dalla normativa. Solo che poi deve comunque stanziare fondi o prevedere deroghe perchè gli istituti non possono pagare.
ALTRE DIFFICOLTÀ. Dopo aver previsto il Fondo per il funzionamento delle scuole, al quale gli istituti attingevano per garantire tra le altre cose il pagamento delle supplenze, lo Stato ha poi iniziato a tagliare, privando quindi le scuole delle risorse necessarie, tanto che gli istituti hanno dovuto farvi fronte con fondi stornati da altri capitoli e ora si ritrovano con debiti che hanno sfondato, in certi casi, il tetto dei 100mila euro. È il caso del Liceo scientifico Buonarroti, che si trova con oltre 138mila euro di crediti verso lo Stato, soldi che non si sa se alla fine verranno restituiti o meno.
Elena Orsi

Il Piccolo, 19 marzo 2009 
 
No al trasferimento dell’Alberghiero, 600 firme  
Petizione avviata dagli studenti dell’istituto che nel 2010 dovrebbe tornare a Grado
 
 
Cento firme in un’ora, seicento firme in una sola mattinata: tiene ancora banco, a Monfalcone, la diatriba sullo spostamento o meno dell’Alberghiero. Ieri mattina si sono mobilitati gli stessi ragazzi di tutte le classi della scuola: hanno organizzato un gazebo, appeso i cartelli «Noi studenti non ci stiamo, noi a Grado non ci andiamo», e «Alberghiero solo a Monfalcone».
L’adesione da parte della popolazione è stata alta: molti si sono fermati a esprimere la loro solidarietà. «Le firme tra i nostri compagni sono già state raccolte – spiegano gli alunni – e c’è stata un’adesione praticamente unanime. Adesso vogliamo capire quante persone di Monfalcone stanno con noi». Poi, di accordo con il preside, si deciderà in che modo muoversi dopo la conclusione della raccolta di firme, che andrà avanti fino a sabato, dalle 8 alle 10 in piazza. E sulla vicenda poi continuano anche a muoversi soggetti politici e sindacali. Soddisfazione e cautela è stata invece espressa dalla Rsu dell’Isip sulla decisione di posticipare al 2010 il trasferimento dell’Alberghiero. «Rimangono comunque attuali e valide tutte le motivazioni che hanno reso necessaria una immediata e forte posizione da parte di docenti, genitori ed allievi dell’istituto di Monfalcone – spiega il responsabile Paolo Mileta -. Le rappresentanze sindacali dell’istituto chiedono quindi che si proceda con urgenza a istituire un tavolo di confronto che rappresenti gli enti e le istituzioni coinvolte, gli studenti e le loro famiglie, il personale docente ed Ata dell’Istituto, le organizzazioni sindacali e le forze economiche e produttive di Monfalcone e Grado».
E c’è anche chi attacca il Comune, come il consigliere Giuseppe Nicoli (Pdl). «Ritengo pessimo spostare l’Alberghiero a Grado – spiega -. Nessuno vuole lo scontro, ma è anche vero che il compito del Comune dovrebbe essere quello di valorizzare il polo scolastico di Monfalcone che necessita di sviluppare una professionalità sul territorio anche in questi settori, e l’Alberghiero come tale risulta baricentrico. Senza considerare poi le problematiche di oltre 300 studenti e delle loro famiglie, che vanno incontro a ulteriori spese, senza considerare i problemi logistici. Chiedo quindi che l’amministrazione comunale si faccia carico presso la Provincia per trovare un’alternativa al trasferimento».
Contrario al trasferimento anche il consigliere provinciale del Pd Fabio Del Bello che fa fa presente come «dalla situazione scolastica medio-superiore disastrosa, alla fine degli anni Novanta, tutti i nostri obiettivi di rilancio sono stati centrati». (e.o.) 
 
Messaggero Veneto, 19 marzo 2009 
 
Isip, raccolte oltre 600 firme Marin: l’accordo va rispettato 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. In poco più di due ore hanno raccolto 600 firme di cittadini solidali con la loro protesta e con il rifiuto del trasferimento della loro scuola a Grado. Gli studenti dell’Isip di Monfalcone ieri mattina, ottenuta regolare autorizzazione, hanno allestito in piazza della Repubblica un gazebo dove hanno spiegato la loro posizione e hanno chiesto un gesto di solidarietà alla richiesta di non trasferire il corso alberghiero dell’Isip in laguna. Trasferimento che avrebbe quale conseguenza il depauperamento dell’offerta formativa nel Monfalconese, la considerevole diminuzione degli allievi che scelgono tale indirizzo e l’aumento delle percentuali di abbandono degli allievi dopo il conseguimento del diploma. Diminuirebbero anche i posti di lavoro (personale docente e Ata), aumenterebbero i costi per le famiglie (in particolare per i trasporti), ci sarebbero un danno economico per le attività commerciali di Monfalcone, una minore possibilità di integrazione per gli alunni stranieri che gravitano a Monfalcone e notevole esposizione economica da parte degli enti preposti. «Fino a sabato saremo in piazza per raccogliere firme, perché siamo decisi a fare di tutto perché questo trasferimento non avvenga – spiegano i ragazzi, accolti dal vicesindaco Silvia Altran –. Si è parlato di un rinvio del trasferimento al 2010, ma questo sposta solo il problema di un anno».
Intanto le Rsu dell’istituto, tramite Paolo Mileta, rigettano senza appello la proposta avanzata da alcuni albergatori di Grado di «ospitalità degli allievi in hotel in cambio di lavoro serale». «I tirocini formativi organizzati dall’istituto seguono direttive legislative che nulla hanno a che fare con tale tipo di proposta. Sono strettamente osservati finalità, obiettivi e modalità di attivazione previsti dal regolamento attuativo interministeriale, che risponde alla legge Treu, specie su progetto formativo, numero massimo di allievi tirocinanti che un’azienda può ospitare in base al numero di dipendenti assunti, assicurazioni da attivare, tutoraggio scolastico e aziendale del tirocinante. L’Isip organizza i tirocini formativi di tutti gli indirizzi, tenendo conto delle priorità dell’utenza, in termini di distanza e raggiungibilità degli allievi della sede del tirocinio formativo, usando i comuni mezzi di trasporto pubblico disponibili e salvaguardando la necessità, al termine della giornata di tirocinio formativo, per gli allievi, di raggiungere il proprio domicilio».
Sul trasferimento dell’istituto alberghiero da Monfalcone a Grado interviene il consigliere regionale del Pdl, già sindaco di Grado, Roberto Marin, che ricorda come ciò sia sancito da un accordo di programma firmato dal presidente dalla Provincia di Gorizia e dallo stesso Comune di Grado. Rispetto al disaccordo sul trasferimento espresso dallo Snals, Marin ribadisce la volontà di Gherghetta di rispettare i termini dell’accordo: «Visto l’accordo di tutti gli enti coinvolti, lasciano perplessi le dichiarazioni dello Snals che si oppone al trasferimento dell’istituto a Grado anche nel 2010, adducendo come motivazione la contrarietà di famiglie degli studenti e docenti. Vigilerò affinché l’accordo di programma sia attuato. Se anche una sola clausola del testo non dovesse trovare applicazione, sono pronto a investire della questione la Corte dei conti, perché l’accordo prevede lo stanziamento di 2 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo complesso scolastico, i cui lavori sono già cominciati».

Il Piccolo, 23 marzo 2009 
 
STUDENTI MOBILITATI  
Raccolte duemila firme per l’Alberghiero in città  
Netta contrarietà al trasloco previsto nel 2010-2011: «La città la pensa come noi»
 
 
Che la città voglia che l’Istituto alberghiero resti a Monfalcone pare accertato: la raccolta di firme avviata dai ragazzi dell’Ipsiam in piazza della Repubblica, in queste mattinate, ha dato risultati più che incoraggianti, con una media di 600 firme al giorno e un risultato finale che viaggia attorno alle duemila adesioni. Capire ora che effetto avrà questa iniziativa, se basterà a far rivedere la decisione di rimandare sine die il trasferimento della scuola è ancora tutto da vedere. Anche perchè ormai le cose sembrano essersi assestate con la decisione presa lunedì scorso. Ovvero: l’Alberghiero e il Marinaro torneranno a Grado, ma dall’anno scolastico 2010-2011, con la Provincia che si è impegnata a realizzare anche un particolare progetto Lavoro-Scuola grazie al quale i ragazzi potranno essere ospitati gratis negli hotel in cambio di vitto e alloggio, così da ridurre i problemi di spostamento e allo stesso tempo far fare loro un’esperienza utile. Un accordo che pareva aver messo d’accordo tutti: Comune di Monfalcone e di Grado, Provincia e anche Rsu della scuola, le prime a sollevare la questione, tanto che lo stesso consiglio di classe della scuola aveva votato quasi all’unanimità un documento per mantenere la scuola a Monfalcone. Ma adesso anche i ragazzi si sono mossi, portando in piazza a Monfalcone la loro richiesta di restare a Monfalcone, con un gazebo e una raccolta firme per ricevere l’appoggio della città.
«Le firme tra i nostri compagni sono già state raccolte – hanno spiegato i promotori – e c’è stata un’adesione praticamente unanime. Volevanmo capire quanti monfalconesi erano dalla nostra parte. Ora lo sappiamo e siamo soddisfatti». Ora, in accordo con il preside, decideranno quali iniziative mettere in atto per sostenere la loro proposta. Le Rsu, da parte loro, seppure come detto soddisfatte di quanto ottenuto finora, chiedono anche «che si proceda con urgenza a istituire un confronto il più ampio possibile, visto che le problematiche legate allo spostamento ci sono ancora tutte. (e.o.)

Il Piccolo, 27 marzo 2009 
  
OGGI A GRADO  
Alunni dell’Alberghiero in visita alla futura scuola
 
 
Sarà una gita di istruzione quantomai particolare quella odieran, con tanto di pullman organizzato dalla Provincia, insegnanti accompagnatori, e una meta alquanto particolare: il nuovo istituto di Grado, destinato a ospitare l’Alberghiero. A prenderne parte, una cinquantina di alunni (rappresentanti di classe) della scuola, inviati a nome di tutti per verificare le condizioni nelle quali, tra due anni scolastici, l’istituto si troverà a operare. Dopo la notizia dell’accordo sul trasferimento a Grado della scuola, infatti, i più restii ad accettare lo spostamento nell’Isola del Sole erano stati i ragazzi. Proprio loro avevano realizzato una raccolta di firme, con tanto di gazebo in piazza, per raccogliere l’adesione della cittadinanza al loro appello. E che la città voglia che l’Istituto alberghiero resti a Monfalcone pare accertato: la raccolta di firme avviata dai ragazzi in piazza della Repubblica aveva dato risultati più che incoraggianti, con una media di 600 firme al giorno e un risultato finale che viaggia attorno alle duemila adesioni. Poi, proprio in virtù della prossima visita alla nuova scuola, i ragazzi avevano sospeso il giudizio. E congelato la raccolta di firme in attesa di vedere le nuove strutture. Alberghiero e Marinaro torneranno sì a Grado, ma solo dall’anno scolastico 2010-2011.

Il Piccolo, 28 marzo 2009 
 
VISITA ALLA STRUTTURA  
Alberghiero a Grado Studenti perplessi  
Sul tappeto il problema dei maggiori costi per raggiungere la scuola
 
 
«La scuola è grande, può sicuramente contenerci tutti. Ma non siamo convinti». Questo è il giudizio finale, lapidario, degli studenti che frequentano a Monfalcone l’istiuto alberghiero recatisi a Grado in visita, con una corriera messa a disposizione dall’amministrazione provinciale, per far loro toccare con mano come si presenta l’edificio presente sull’Isola d’oro e destinato ad ospitare la scuola.
«Certo la scuola è grande – hanno commentato i ragazzi – può tenerci tutti senza problemi. Ma rimane il problema che solo il 30 per cento di noi è di Grado, e anche se da parte degli importanti esponenti politici che ci hanno accolto è stato detto che anche a questo si ovvierà, per noi rimangono questioni importanti».
Un ragazzo che deve spendere cinquanta euro in più solo per andare a scuola, dovendo prendere un collegamento Gorizia-Grado o Trieste-Grado, ci pensa due volte. «Per loro saranno anche questioni di poco conto, ma non lo sono per noi», ha detto un altro.
Da parte della Provincia è stata anche data la disponibilità a riportare nuovamente i ragazzi a Grado quando la costruzione sarà terminata.
«Da quel che abbiamo capito, ormai a Grado si va, per cui c’è poco da fare – affermano i ragazzi -. Ma da parte nostra ci pare comunque importante farci sentire. Per questo, nei prossimi giorni organizzeremo un’assemblea tra di noi per decidere che cosa fare».
Ad accogliere gli studenti a Grado sono stati il progettista, l’assessore provinciale all’Istruzione, Maurizio Salomoni, gli assessori comunali Giorgio Marin e Alide Dovier, e la dirigente Flavia Moimas.
Marin ha ricordato che per l’Alberghiero si tratta di un ritorno a Grado, poiché lo spostamento a Monfalcone si era reso necessario per consentire i lavori di ristrutturazione all’edificio scolastico (che hanno comportato una spesa di 2 milioni e mezzo di euro), e i sacrifici cui andranno incontro gli allievi saranno compensati da un sicuro riscontro dal punto di vista lavorativo grazie alla collocazione turistica di Grado e alle numerose ed eccellenti strutture ricettive o legate alla ristorazione presenti sul territorio che hanno già manifestato il loro interesse a collaborare con l’istituto.
L’assessore Dovier ha invece affermato che sia il Comune sia la Provincia si sono fortemente attivati per risolvere nel migliore dei modi sia la questione relativa al trasporto pubblico, in collaborazione con l’Apt, sia la possibilità di offrire alloggio a coloro che sceglieranno di trasferirsi sull’isola per frequentare la scuola.

Il Piccolo, 23 settembre 2009 
 
IL PRESIDE SIMONCINI PREOCCUPATO PER IL FUTURO DI ALCUNI INDIRIZZI  
«Uno tsunami sul Polo professionale»
 
 
Una sorta di tsunami che spazzerà via l’intero sistema scolastico cittadino così come è stato finora pensato, se già da adesso gli enti proposti non si metteranno nell’ordine di idee di chiedere, per la città, quello che le spetta. Ovvero, il mantenimento di indirizzi che potrebbero essere fondamentali per Monfalcone, con la vocazione turistica e industriale che la caratterizza. Perchè la prossima riforma dell’istruzione secondaria (se come si prevede andrà in porto entro il settembre 2010) vedrà la scomparsa dei tradizionali indirizzi del Turistico, del tecnico del mare, del tecnico dei servizi della ristorazione, e questo solo per gli indirizzi professionali. Per gli altri, la rivoluzione non sarà da meno: sparirà ad esempio anche l’indirizzo geometri, da informatica e telecomunicazioni o amministrazione, finanza e marketing. Per i professionali, a esempio, sono previsti sei mega-indirizzi: produzioni industriali e artigianali, servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale, servizi di manutenzione e assistenza tecnica, servizi socio-sanitari, servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera, e servizi commerciali. Tanto per capire, solo la prima categoria viene a comprendere ben venti indirizzi specifici già esistenti (tra i quali il Tecnico del mare). Sarà quindi nel campo della formazione professionale che, se non ci si muove già ora, Monfalcone rischia di perdere il treno.
L’allarme viene lanciato dal preside del Polo professionale, Salvatore Simoncini. «A parte il Liceo classico, scientifico e linguistico, che più o meno manterranno la loro forma, i problemi principali in provincia si avranno all’Itas D’Annunzio di Gorizia, dove in teoria si dovrebbe scegliere tra gli indirizzi liceali e tecnici, all’Iti-Itc di Staranzano, e al Polo professionale, che si troverà a perdere molti dei suoi tradizionali indirizzi – spiega Simoncini – e questo senza, al momento, sapere che cosa li sostituirà e dove». Anche perchè il Polo è alle prese con un altro cambiamento in programma il prossimo anno: il trasferimento del Marinaro e dell’Alberghiero a Grado. Il primo sarà sicuramente trasferito, per il secondo l’intenzione c’è ma sono da valutare le sistemazioni logistiche: tutto l’indirizzo, a Grado, non ci sta. Ecco quindi l’appello a ripensare all’intero sistema scolastico cittadino in vista della prossima rivoluzione. «È impensabile che nella città più industriale della provincia non ci sia un indirizzo legato alla navalmeccanica, alla nautica da diporto, o a Grado un indirizzo turistico. Eppure è quello che si rischia di avere se quanto prima non si inizierà a discutere delle modifiche che potrebbero arrivare».
Elena Orsi

Il Piccolo, 14 marzo 2009 
 
GLI EFFETTI DELLA RIFORMA GELMINI  
Tagli alla scuola, 40 cattedre in meno in provincia  
Il 55% riguarderà Monfalcone. Mino Malfi (Cgil): «Si profilano classi ingestibili con 30 ragazzi»
 
 
di ELENA ORSI

Monfalcone rischia di pagare in modo pesante la riforma Gelmini e i tagli ai sostegni alle attività scolastiche. A cominciare dalla riduzione del personale che, anche se i dati devono ancora essere completati, sembra portare verso una direzione precisa: una quarantina di posti in meno in provincia tra gli insegnanti, qualcuno in più per gli amministrativi e i tecnici Ata. Di questi, il 55% dovrebbe riguardare le scuole di Monfalcone, un dato grave vista la minore densità scolastica in città rispetto al capoluogo. Ciò fa prevedere che, per l’anno scolastico 2008-2009, a Monfalcone ci si troverà con almeno una ventina di insegnanti in meno, e altrettanti tecnici Ata mancanti. Risultato? Meno classi e sempre più numerose, difficoltà a tenere aperti plessi scolastici distaccati, e soprattutto problemi per il «tempo prolungato», soluzione che è stata richiesta a maggioranza sia dagli studenti che dagli insegnanti.
PREVISIONI. Non sono affatto rosee le previsioni che arrivano dal sindacato su questo fronte anche se gli organici si stanno infatti definendo in questi giorni, per cui per avere l’assoluta conferma di quanti posti andrà a perdere la scuola monfalconese si dovrà attendere ancora qualche giorno. «A livello provinciale, secondo le nostre tabelle, si parla di 9 amministrativi, due assistenti tecnici e ben 23 collaboratori scolastici in meno – spiega Mino Malfi della Cgil scuola –, mentre tra gli insegnanti si calcola che la perdita a livello provinciale sarà di almeno una quarantina di posti. Sia per quanto riguarda i tecnici Ata, sia gli insegnanti, si calcola che oltre la metà andrà persa sul territorio monfalconese più che su Gorizia». E ciò rischia di porre problema estremamente seri alla scuola.
PROBLEMI. I problemi causati dai tagli previsti non sono di poco conto. C’è, prima di tutto, lo stop alle copresenze. «E non solo nelle scuole primarie, ma anche alle medie – spiega Natalino Giacomini, segretario regionale Cgil Flc –, mentre verrà anche ristretto il tempo scuola». Una problematica che è stata sollevata dallo stesso assessore monfalconese all’Istruzione, Silvia Altran. «Il problema della mancanza delle compresenze è più grave di quanto si pensi – spiega – perchè, con il maestro unico, nel caso in cui l’insegnante si ammali non sarà più possibile mantenere la classe, ma si dovrà smembrare la classe mandando i ragazzi in altre sezioni per garantire il proseguimento dell’attività». Non solo: se non ci saranno problemi per il tempo pieno grazie al fatto che il Comune si è attivato in tempo prevedendo di coprire le ore eccedenti a quelle del maestro unico con altri insegnanti, ci potrebbero invece essere delle difficoltà per il tempo prolungato a 30 ore che in molte scuole locali è stato richiesto a gran voce. «Il problema è che il ministero, a quanto pare, si sta orientando a individuare gli organici sulla base delle 27 ore – spiega ancora Malfi – e questo renderà ancora più difficile per gli istituti arrivare a coprire tutta l’attività». Una certezza in merito si avrà solo con la chiusura delle funzioni per le primarie, che dovrebbe arrivare proprio in questi giorni».
LE ISCRIZIONI. Tutto ciò avviene a fronte di un aumento delle iscrizioni. Il panorama delle scuole di Monfalcone si sta profilando infatti (i dati nel dettaglio devono essere ancora confermati) sullo stesso livello degli scorsi anni se non superiore. Più alunni stanno registrando a esempio il Liceo scientifico e l’Iti-Itc, mentre le medie e le elementari si stanno mantenendo sui livelli dello scorso anno. Ed è con questa prospettiva che si annuncia il drastico calo degli insegnanti. 

Il Piccolo, 12 marzo 2009 
 
ESCLUSE LISTE DI ATTESA ALLE MATERNE  
Elementari, rischio di classi con 28 alunni  
Le iscrizioni alle prime sono state superiori alle aspettative. Il problema del maestro unico
 
 
C’è una «gara» tra le famiglie monfalconesi per conquistare un posto alla materna di via Cellottini e alla scuola media Randaccio, entrambe già con il «tutto esaurito». Posti liberi invece nelle scuole materne di via Tartini e Gramsci e alla media Giacich. Con il risultato che, nonostante ci siano posti a sufficienza per tutti, anche quest’anno alcune scuole avranno liste d’attesa e alcune decine di genitori dovranno quindi ripiegare su altre strutture. La prima analisi della situazione delle iscrizioni alle scuole cittadine porta all’attenzione due elementi, uno positivo e uno negativo. Quello positivo è che i posti nelle scuole materne, quest’anno, saranno sufficienti per accontentare tutte le domande, anche se alcune famiglie dovranno optare per la seconda scelta, tanto che il Comune potrà anche procedere alla sezione materna aperta alla Toti di via Romana e far fronte quindi alle domande con la sola scuola di via Gramsci. Quello negativo è che mai come quest’anno le classi – soprattutto alle scuole elementari – di Monfalcone si troveranno alle prese con i problemi di sovrannumero di alunni. «La situazione delle iscrizioni negli istituti cittadini – spiega l’assessore all’Istruzione Silvia Altran – è preoccupante perchè, con i numeri che stanno emergendo e con le nuove normative, ci troveremo alle prese con classi molto numerose, mentre alcune nostre scuole, risalenti agli anni ’60, ci sono classi che difficilmente possono ospitare oltre 20 o 22 alunni. Speriamo che la Direzione scolastica regionale comprenda i nostri problemi logistici».
In alcuni casi si potrebbe arrivare a classi di prima elementare anche di 28 alunni, con l’«aggravante» del solo maestro unico a gestirle. Di certo invece c’è che quest’anno non ci saranno liste di attesa, almeno per le scuole materne. «Come previsto, procederemo alla chiusura della sezione di materna in via Romana, visto che la scuola elementare ha necessità di nuovi spazi – spiega ancora l’assessore Altran -. La domanda viene perfettamente assorbita dalla scuola di via Gramsci, che prevede 4 sezioni. È vero che alcune scuole si troveranno con una lista d’attesa ma, considerando il panorama globale, i posti sono più che sufficienti. Solo che le famiglie dovranno optare per una seconda scelta».
La stessa cosa vale per le medie, anche se i numeri nel dettaglio devono ancora essere confermati: alto numero di richieste per la Randaccio, minore per la Giacich. Unica soluzione per le famiglie, la seconda scelta. (e.o.)

Il Piccolo, 13 marzo 2009 
 
Scuola, assemblea aperta 
 
Oltre 112 posti in bilico nella provincia di Gorizia: la situazione della scuola, e soprattutto delle cattedre negli istituti cittadini, si fa sempre più grave. Il punto della situazione sarà fatto oggi, nell’assemblea aperta a tutti organizzata dalla Flc-Cgil alla scuola Randaccio, prevista dalle 8 alle 10. tra gli interventi è previsto quello del segretario regionale Flc-Cgil Natalino Giacomini e del segretario regionale della Cgil Franco Belci. L’assemblea sarà un’occasione per spiegare anche le motivazioni dello sciopero della scuola del 18 marzo programmato a livello nazionale, che avrà adesioni ampie anche a livello regionale e locale. La legge Gelmini prevede infatti tagli per il personale della scuola anche con l’arrivo del maestro unico.

Il Piccolo, 12 febbraio 2009 
  
NUOVO ORGANISMO  
Assemblea permanente a difesa della scuola  
Saranno rappresentate tutte le componenti. Un primo incontro già alla fine del mese
 
 
Un’assemblea permanente a difesa della scuola. Un laboratorio di confronto e di disamina dei problemi e delle necessità espressi dagli istituti e da quanti ruotano attorno al mondo scolastico, che nel Monfalconese rappresenta, in termini di utenti, una realtà con il tasso di crescita più alto dell’Isontino. Il progetto si pone l’obiettivo di aggregare studenti, genitori, insegnanti e personale scolastico, dirigenti, sindacati, nonchè esperti e operatori del settore, per affrontare difficoltà e istanze, sostenendo con maggiore peso le richieste ai livelli superiori, regionale e ministeriale, attraverso un’azione coordinata e strutturata. Con questo spirito, i dirigenti scolastici delle scuole Randaccio, Giacich, del liceo Buonarroti e dell’Iti-Itc Einaudi, i rispettivi docenti, i rappresentanti dei genitori e degli studenti, nonchè i consigli di istituto, il personale Ata e le organizzazioni sindacali, provinciali e le Rsu di ciascun istituto, assieme agli assessori comunale e provinciale all’Istruzione, vengono chiamati a costruire questo spazio d’interscambio e proposta. Il primo incontro è previsto per il 25 febbraio alle 17.30, al Centro giovani di viale San Marco. La formula intende ripercorrere l’esperienza dell’Open day.
«L’idea – spiega il vicesindaco Silvia Altran – è di effettuare una prima fase per la promozione della partecipazione aperta a tutti i portatori di interesse, onde verificare la disponibilità a stabilire un confronto stabile sul tema della scuola». Un coordinamento cittadino e territoriale che possa riunire, articolandosi anche in lavori di gruppo, persone con le più diverse competenze e aspettative, potendo affrontare congiuntamente e organicamente i problemi posti dal sistema scolastico in genere, ma anche alla luce delle novità scaturite dalla riforma Gelmini e dalla Finanziaria varata la scorsa estate. Il tutto, continua la Altran, è scaturito dalle sollecitazioni provenienti da studenti, insegnanti e genitori già in autunno, quando erano sortite le prime proteste. Un movimento spontaneo, volto alla tutela della scuola pubblica, al quale si è associata anche la componente sindacale del personale scolastico, nel sollecitare maggiore incisività e azione, oltre a una organica opera informativa. In Consiglio è quindi approdata una mozione, approvata dalla maggioranza, che ha sancito l’istituzione di questo organismo stabile.

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