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Il Piccolo, 28 ottobre 2009
Amianto: prescrizione, Lippi assolto
Il processo ieri in Corte d’appello. L’Aea: «Tempi troppo lunghi per i processi»
di FRANCO FEMIA
La prescrizione incombe sui processi per l’esposizione all’amianto. Una prima risposta si è avuta dalla sentenza emessa ieri dalla Corte di appello di Trieste riguardante il primo processo conclusosi al Tribunale di Gorizia che nell’aprile dello scorso anno aveva condannato l’ex direttore dello stabilimento dell’Italcantieri Manlio Lippi, di 86 anni, a un anno di reclusione per omicidio colposo e al risarcimento di 100mila euro alla parte lesa . Ieri i giudici d’appello hanno riconosciuto a Lippi le attenuanti generiche e lo hanno assolto per intervenuta prescrizione.
Su questa sentenza dei giudici di secondo grado la presidente dell’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, Chiara Paternoster, ha sostenuto di essere rammaricata. «Ciò significa – ha detto – che è passato molto tempo, troppo tempo dai fatti. Comunque nello stesso tempo la prescrizione non annulla il reato».
Lippi, assistito dall’avvocato Corrado Pagano, era comparso dinanzi al tribunale per rispondere della morte di Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere.
La donna, spirata a 52 anni nel 1998 per mesotelioma alla pleura, aveva lavorato in cantiere nei primissimi anni Settanta, prestando servizio sulle navi in fase di costruzione, in ambienti nei quali – come riportava l’accusa – la concentrazione di fibre d’amianto era di dieci volte superiore al quantitativo minimo per il quale è possibile contrarre l’asbestosi.
Al Tribunale di Gorizia sono in corso altri processi per amianto che vedono coinvolti gli ex dirigenti e amministratori della Fincantieri sempre relativo alla morte di decine e decine di dipendenti dei cantieri.
Oltre a quella che si riferiva al caso Greco, il tribunale goriziano ha emesso anche un’altra condanna a un anno di reclusione sempre nei confronti di Lippi emessa nel febbraio di quest’anno per la morte di Antonio Valent, che faceva il tubista all’Italcantieri.
Messaggero Veneto, 28 ottobre 2009
Amianto, la prescrizione cancella la condanna di 1º grado
MONFALCONE. Assolto per intervenuta prescrizione del reato. È questa la sentenza emessa ieri dalla Corte d’appello di Trieste al termine dell’udienza del processo d’appello per la morte di Annamaria Greco, la dipendente della Sprea, ditta alla quale erano affidati i lavori di pulizia all’interno del cantiere navalmeccanico di Panzano, morta nel 1998 a 52 anni per un mesotelioma pleurico.
Per la morte di Annamaria Greco, il cui decesso fu provocato dall’esposizione all’amianto, nell’aprile del 2008 era stato riconosciuto colpevole di omicidio colposo con sentenza di primo grado l’allora direttore dello stabilimento navale monfalconese, Manlio Lippi, che venne condannato a un anno di reclusione con la condizionale oltre al pagamento di 100 mila euro quale provvisionale immediatamente esecutiva a titolo di risarcimento nei confronti dei familiari della vittima, nonché al pagamento delle spese processuali e quella di costituzione di parte civile.
Quella relativa alla morte di Annamaria Greco era stata la prima condanna emessa dal tribunale di Gorizia rispetto ai centinaia e centinaia di procedimenti aperti nei confronti dei dirigenti dello stabilimento navalmeccanico del rione monfalconese di Panzano (al tempo dell’esposizione, stabilimento della Italcantieri), accusati di omicidio colposo per avere omesso con negligenza e incuria di avvisare i lavoratori si quelle che sarebbero state le conseguenze dell’esposizione all’amianto.
L’imputato aveva però opposto appello alla sentenza e ieri a Trieste si è svolta l’udienza che ha riconosciuto a Lippi le attenuanti generiche e lo ha assolto, ma per intervenuta prescrizione del reato.
«Ci rammarichiamo perché significa che se interviene l’assoluzione per prescrizione significa che è passato tanto, troppo tempo – afferma Chiara Paternoster a nome dell’Associazione esposti amianto di Monfalcone –. D’altra parte, però, possiamo dirci anche soddisfatti, per quanto questo termine sia fuori luogo in caso di morte, perché l’assoluzione è arrivata per prescrizione e quindi ha riconosciuto il reato».
Annamaria Greco, come anticipato, era una dipendente della Sprea, impresa specializzata nelle pulizie nello stabilimento cittadino di Fincantieri, dove la donna aveva lavorato sin dagli anni Settanta.
Prestava servizio sulle navi che erano in fase di costruzione. Un ambiente lavorativo, pertanto, ad alto tasso di esposizione da amianto che, all’epoca, registrava una concentrazione di fibre d’amianto fino a dieci volte superiore al quantitativo minimo per contrarre la fatale asbestosi.
Cristina Visintini
Il Piccolo, 30 ottobre 2009
DURA REAZIONE DEL MEDICO ALLA SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO
Amianto, Bianchi: «Prescrizione scandalosa»
Impunita la morte di Annamaria Greco a 52 anni. «Se la giustizia ha sbagliato, allora paghi»
di ELISA COLONI
«È una presa in giro, uno scandalo. Sono indignato». Usa parole forti il professor Claudio Bianchi, ex primario anatomopatologo all’ospedale di San Polo, tra i primi a denunciare, negli anni Ottanta, i pericoli e le possibili conseguenze devastanti dell’esposizione all’amianto. Bianchi reagisce così alla sentenza della Corte di appello di Trieste, che ha assolto per intervenuta prescrizione Manlio Lippi, 86 anni, ex direttore dell’Italcantieri, condannato per omicidio colposo lo scorso anno dal Tribunale di Gorizia a un anno di reclusione e al risarcimento di 100mila euro alla parte lesa.
In pratica, il primo processo per amianto arrivato a conclusione con una condanna certa, è stato archiviato a causa delle lungaggini della nostra giustizia. Un paradosso: la vittima è stata colpita due volte, in cantiere e in aula.
Un fatto che fa letteralmente rabbrividire chi, come il professor Bianchi, ha dedicato buona parte della propria vita ad affrontare questo problema.
«Quello che è successo è un’assurdità, un evento allucinante, che mi lascia allibito, arrabbiato e indignato. La magistratura ha sbagliato? Allora paghi. Non è nemmeno concepibile che chi viene giudicato colpevole e condannato per la morte di una persona alla fine non paghi come previsto. Se non è il diretto responsabile a espiare la condanna, a causa di un errore o di un malfunzionamento della magistratura, che siano gli stessi giudici a pagare. Non è possibile che questo dramma finisca nel nulla».
La vittima in questione è Annamaria Greco, dipendente della Sprea, la ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere. La donna, deceduta a 52 anni nel 1998 per mesotelioma alla pleura, aveva lavorato in cantiere nei primi anni Settanta, prestando servizio sulle navi in costruzione, in ambienti in cui le fibre d’amianto erano di dieci volte superiori al quantitativo minimo per cui è possibile contrarre l’asbestosi.
«Ma perché nessuno muove un dito? – chiede il professor Claudio Bianchi -. Perché il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta non fanno qualcosa? Perché tutti accettano in silenzio senza fare niente? È solo l’Associazione degli esposti all’amianto a lottare, mentre tutti gli altri restano nell’indifferenza totale».
DUE RELAZIONI
Il caso Monfalcone fa testo a Taormina
Due relazioni sullo studio dei tumori di amianto della Lega tumori di Monfalcone sono state presentate a Taormina, dove si è svolta la Conferenza mondiale sull’amianto promossa dall’Ispesl. Una relazione era dedicata ai mesoteliomi pleurici diagnosticati in personale della Marina militare. Lo studio è stato condotto su casi osservati nell’area di Trieste-Monfalcone, in Liguria e a Livorno. Presso l’ospedale di Monfalcone studi sulla patologia asbesto-correlata nei marittimi sono iniziati trent’anni fa. Un’altra relazione è stata invece dedicata alle caratteristiche spaziali e temporali del mesotelioma maligno. In quest’ultima è stato rimarcato il fatto che i tempi di latenza intercorrenti tra inizio dell’esposizione all’amianto e manifestazione del tumore sono più lunghi (oltre 40 anni) di quanto correntemente riportato.
Il convegno ha visto la partecipazione di ricercatori, tecnici, legali, esponenti di associazioni, enti assicurativi, dei patronati. Nutrita la rappresentanza di Paesi stranieri, tra i quali ricercatori dell’Epa, l’ente Usa deputato alla protezione dell’ambiente.
Il Piccolo, 24 ottobre 2009
EMESSA DAL GIUDICE DEL LAVORO LA PRIMA SENTENZA LEGATA ALL’ESPOSIZIONE
Amianto, l’Ass dovrà risarcire un operaio
A un ronchese di 70 anni 5000 euro. Lavorò nei locali caldaie dell’ex ospedale
di FRANCO FEMIA
Prima sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Gorizia legata alle malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto.
Il giudice dottoressa Barbara Gallo ha condannato l’Azienda dei servizi sanitari Isontina a risarcire un suo ex dipendente, affetto da placche pleuriche contratte durante il suo lavoro. Il risarcimento riconosciuto è di cinquemila euro. Un risarcimento contenuto. Ciò è dovuto al fatto che la patologia sofferta da V. O. è allo stato attuale lieve e la percentuale di invalidità riconosciuta dall’Inail è quindi bassa.
«L’importanza di questa sentenza – ha sottolineato l’avvocato di Marco Bianca, che ha tutelato nel processo V.O. – sta nel fatto che è stato riconosciuto come il mio assistito abbia lavorato in ambienti dove era presente l’amianto e che per questo motivo ha contratto la malattia».
La causa civile contro l’Azienda per i servizi sanitari era stata promossa cinque anni fa da V.O., un settantenne residente a Ronchi dei Legionari, che per molti anni aveva lavorato come conduttore di caldaie all’ex ospedale civile di via Rossini a Monfalcone. L’uomo riteneva che la malattia di cui soffriva e riconosciutagli dall’Inail, fosse stata causata dall’esposizione all’amianto presente in abbondanza nei locali in cui aveva lavorato per anni.
Il suo difensore era riuscito, prima delle demolizione del vecchio impianto, a far effettuare dal tribunale degli accertamenti tecnici da parte dei locali dove V.O, aveva lavorato. Era emerso così come nella zona della caldaia termica fosse forte la presenza dell’amianto, sia nelle lastre che nelle guarnizioni.
Questo riscontro ha convinto il giudice che la malattia contratta da V.O. sia stata in effetti causata proprio dall’esposizione prolungata all’amianto. E nella sentenza che ha condannato l’Azienda per i servizi sanitari la dottoressa Gallo sottolinea come l’Ass Isontina non abbia adottato quelle minime misure necessarie che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polvere di amianto presente sul posto.
La presenza dell’amianto in alcuni settori dell’ex comprensorio ospedaliero era stata più volte rilevata dal nostro giornale. Ed anche delle sue cause letali. Nel 2005, proprio l’anno in cui V.O. aveva deciso di fare causa all’Azienda sanitaria, era morto un suo collega, che per trent’anni aveva svolto servizi di manuntenzione nella struttura sanitaria di via Rossini.
A sostenere l’esistenza dell’amianto c’era anche una perizia, effettuata nel 2004, su richiesta del giudice del tribunale di Gorizia, Angela Masiello.
Messaggero Veneto, 24 ottobre 2009
Monfalcone. Nella prima causa civile andata a sentenza, l’Azienda sanitaria dovrà risarcire con 5 mila euro un ex dipendente del vecchio ospedale
Invalidità da amianto, condannata l’Ass isontina
MONFALCONE. Prima sentenza di risarcimento danni derivati dall’esposizione all’amianto: a pronunciarla è stato il giudice del lavoro del Tribunale di Gorizia Barbara Gallo che ha condannato l’Azienda sanitaria isontina a risarcire un ex dipendente, “vittima”, appunto, della fibra killer che gli ha procurato un’invalidità derivata da “placche pleuriche”.
Il danno è stato quantificato dal giudice in 5 mila euro. Una somma ritenuta congrua rispetto la gravità della patologia. A beneficiarne V.O., un settantenne di Ronchi dei Legionari, già “manutentore” della caldaia dell’ex ospedale di via Rossini. Oltre sei anni fa, all’uomo, che era andato da poco in quiescenza, i sanitari riscontrarono delle “placche pleuriche”, una patologia riferibile, secondo i sanitari, all’esposizione all’amianto.
V.O. decise, così, di rivolgersi all’avvocato Marco Bianca il quale, prima che demolissero il “vecchio” ospedale, riuscì ad ottenere dal Tribunale un accertamento tecnico circa la presenza di amianto nel comprensorio di via Rossini.
E la risposta degli esperti fu chiara e inconfutabile: nell’ex ospedale fu trovato amianto in abbondanza, sotto forma di lastre, guarnizioni, stufe e pure nel vano caldaie. Senza contare i 150 chili stoccati, rinvenuti anni prima.
A questo punto, il giudice s’è convinto che la malattia, contratta da V.O., era stata provocata dall’esposizione alla fibra killer ed ha emesso, come si è detto, la sentenza risarcitoria a favore del settantenne ronchese cui l’Ass dovrà ora versare 5 mila euro. Il giudice Barbara Gallo, nella sentenza, scrive, tra l’altro: «Non sono state neppure effettuate quelle minime precauzioni che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polveri d’amianto».
A quanto risulta, V.O. non è l’unico ex dipendente del nosocomio monfalconese ad essersi ammalato a causa dell’esposizione all’amianto i cui fumi, almeno in un caso, avrebbero provocato addirittura un decesso. Per quanto riguarda i processi penali, legati alle morti da amianto, sono attualmente al vaglio dei giudici, come si ricorderà, alcuni filoni (frutto della riunione di diversi procedimenti) in cui sono imputati di omicidio colposo i vertici dell’Italcantieri. (n.v.)
Il Piccolo, 24 luglio 2009
LE REAZIONI LOCALI AL RINVIO A GIUDIZIO DEI VERTICI DELL’ETERNIT
Amianto, tutta la città deve essere risarcita
L’avvocato Genovese: il processo di Torino indica la strada per chiedere un indennizzo collettivo
«Anche qui deve farsi avanti un concetto di giustizia più ampio che tenga conto della globalità dei danni»
Per Bevilacqua è una vittoria la citazione a giudizio della Fincantieri da parte del Tribunale di Gorizia
di LAURA BORSANI
La multinazionale dell’Eternit a processo a Torino per le morti da amianto, il prossimo dicembre, dopo il rinvio a giudizio degli ultimi responsabili, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier De Marchienne, per disastro doloso e rimozione volontaria di cautele. La Procura torinese ha accertato 2191 vittime dell’amianto tra il 1952 e il 2008 nelle varie sedi della multinazionale, delle quali quella di Casale Monferrato rappresenta la fabbrica che ha provocato più morti. Una «pagina storica», l’ha definita il procuratore che si occupa del procedimento, Raffele Guariniello. In dibattimento saranno ben 5700 le parti lese, tra familiari delle vittime e malati. Un risultato al quale da Monfalcone si guarda con particolare attenzione. Ritenuto un esempio da perseguire sotto il profilo del principio di giustizia considerato nell’accezione più ampia del danno provocato. Lo spiega l’avvocato Luigi Genovese che rappresenta la Fiom-Cgil costituitasi parte civile in uno dei processi intentati nei confronti di Fincantieri e di altre ditte in appalto. «Il processo di prossima apertura a Torino nei confronti della Eternit – esordisce il legale – rappresenta il secondo procedimento aperto a Casale Monferrato. Il primo si concluse con una transazione che l’azienda produttrice di amianto aveva concordato con le parti civili. Se a Casale Monferrato l’amianto si produceva, qui si utilizzava, con danno ai lavoratori, ma anche a quanti, come le mogli dei dipendenti, venivano a contatto con la fibra. Il procedimento torinese è improntato sulla generalità dei danni provocati dall’amianto, mentre i nostri processi riguardano i casi specifici, legati ai decessi accertati, per i quali saranno appurate le eventuali responsabilità». Il caso di Casale Monferrato, dunque, per il legale, è importante proprio perchè viene affrontata la questione-amianto partendo da un principio di giustizia e di tutela ”collettivo”, tenendo conto anche del danno ambientale. «Premesso che vi sono danni irrimediabili – continua il legale -, c’è un principio di fondo che va rispettato e che chiama in causa molteplici aspetti, dalla prevenzione e la sicurezza sul lavoro e per quanti vivevano accanto alle vittime, allo stesso danno ambientale che gravava attorno al cantiere. Certo ora – tiene conto l’avvocato Genovese – nei nostri processi si fanno avanti le parti civili anche istituzionali, e questo è un ulteriore passo avanti nel riconoscimento più complessivo della problematica. Il caso di Casale dunque insegna a perseguire proprio un principio di giustizia più ampio».
L’avvocato Paolo Bevilacqua, che peraltro ha citato in giudizio la Fincantieri Spa quale responsabile civile in relazione alle morti da amianto nell’ambito di uno dei processi dove partecipa in veste di rappresentante di parte civile, ritiene da parte sua che la giustizia nel nostro territorio ha comunque «aperto una porta principale, nella quale stanno confluendo molte indagini e investigazioni. La magistratura – ha continuato Bevilacqua – è tuttavia sempre stata sensibile soprattutto nei confronti del fenomeno-amianto. Sta perseguendo questioni che sembravano limitate alla semplice prevenzione di carattere generale». Secondo l’avvocato, «c’è un ritorno preventivo alla salute che servirà anche da monito per il futuro».
«Verso una cultura della prevenzione»
L’Associazione esposti vicina moralmente al Comitato di Casale
Da Monfalcone rimbalza fino in Piemonte l’eco in una sorta di ”solidarietà morale” che, sul fronte della sicurezza sul lavoro, e in particolare sulle morti da amianto, ha macinato la sua lunga e travagliata storia. Con il Comitato di Casale, peraltro, non mancano i contatti, attraverso l’Associazione esposti amianto cittadina. Si guarda così al processo di Torino come a un forte segnale di attenzione e di ”presa di coscienza” sul fenomeno-amianto. Un arricchimento anche sotto il profilo della crescita e del consolidamento di una vera e propria cultura della prevenzione e della sicurezza sui posti di lavoro. Lo osserva Davide Bottegaro, dell’Aea, che, peraltro, evidenzia un altro aspetto, guardando alla nostra realtà, in relazione ai procedimenti civili. «I procedimenti civili, per quanto concerne il nostro territorio – spiega -, sono lontani da una sentenza vera e propria. La prima causa civile intentata come associazione risale al 2005. La sentenza giungerà, forse, nel 2010. L’Aea, tuttavia, invita da tempo quanti intentano processi penali a procedere anche in termini civili». Il rappresentante dell’associazione monfalconese evidenzia ancora: «Nei procedimenti penali, attualmente il Tribunale richiede l’anticipo delle spese peritali diviso a metà tra l’azienda chiamata in causa e i familiari delle vittime, quando prima invece venivano anticipate solo dalla parte più forte».
Bottegaro quindi lo sottolinea: «La magistratura sta prendendo atto del tragico fenomeno legato all’esposizione da amianto e sta lavorando. Questo grazie anche all’attenzione posta dal Presidente della Repubblica. Il caso di Torino ci rende oltrechè solidali, moralmente più forti. Abbiamo peraltro da tempo un rapporto di vicinanza con il Comitato di Casale, ospite anche alla conferenza nazionale sull’amianto tenutasi a Monfalcone». Bottegaro aggiunge: «Si sta facendo largo una sensibilità diversa sulla sicurezza del lavoro, come deve essere in un Paese civile. Il costo sociale, peraltro, dato dagli effetti dell’amianto è altissimo. La prevenzione e la sicurezza sul lavoro rappresentano un enorme risparmio per la collettività e per le stesse aziende».
Il presidente onorario dell’Aea, Duilio Castelli, offre la sua personale riflessione: «Il procuratore Guariniello è un magistrato investigativo nella ricerca della verità dei fatti. Come l’ex procuratore di Trieste, Beniamino Deidda, che, grazie ad un pool tecnico e investigativo, in pochi mesi ha istruito il procedimento in ordine ai fascicoli che ha avocato a sè. Deidda è stato assegnato ad altra Procura. Mi auguro che non possano intervenire nuovi rallentamenti».
Il Piccolo, 07 luglio 2009
RIUNIFICATI DUE PROCEDIMENTI PENALI. AMMESSI COME PARTE CIVILE FIOM, REGIONE, INAIL E AEA
Amianto, chiesto il rinvio a giudizio per 21
Ex dirigenti e amministratori di Italcantieri e di altre ditte accusati della morte di 18 lavoratori
di FRANCO FEMIA
Il giudice dell’udienza preliminare Paola Santangelo ha riunificato i due filoni dell’inchiesta sulle morti da amianto condotta dalla procura generale della repubblica di Trieste che vede imputati in totale 21 tra ex dirigenti ed ex amministratori dell’Italcantieri e di alcune ditta che avevano in subappalto lavori all’interno del cantiere. Sono al momento indagati per la morte di 18 dipendenti, morte secondo l’accusa causata dall’esposizione all’amianto.
Ieri il gup ha deciso di ammettere come parti civili la Regione (patrocinata dall’avvocato Cassina), la Fiom (avvocato Genovese), l’Inail (Baldo) e l’Associazione esposti da amianto (Aea) di Monfalcone che è tutelata dall’avvocato Anna Maria Marin di Padova. Si sono costituiti anche 15 familiari di 8 dipendenti deceduti negli ultimi anni perché colpiti da asbestosi.
Ieri l’udienza in camera di consiglio è stata caratterizzata anche dalla richiesta del pubblico ministero Lombardi di rinvio a giudizio di tutti i 21 indagati, mentre i difensori hanno chiesto il proscioglimento. Il giudice ha deciso che renderà noto le sue decisioni nella prossima udienza fissata per il 5 ottobre.
Questo è uno dei tanti processi che il tribunale di Gorizia sta sviluppando per le morti da amianto. Giovedì, sempre dinanzi la dottoressa Paola Santangelo, ma nelle vesti di giudice monocratico, proseguirà il processo per omicidio colposo per la morte di 28 lavoratori dei cantieri di Panzano. Gli imputati sono in questo caso 26 tra i quali l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, e gli ex presidenti dei Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navale di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Nell’udienza di giovedì il giudice dovrà decidere sull’istanza di costituzione di parte civile presentata dal Comune di Monfalcone. La dottoressa Santangelo dovrà poi decidere sulla richiesta di citazione a giudizio di Fincantieri chiesta da alcuni legali di parte civile. Ciò ai fini della garanzia risarcitoria a favore delle famiglie colpite dalla perdita di un proprio congiunto.
Alla Procura della Repubblica di Gorizia sono giacenti ancora 200 fascicoli, di cui 50 iscritti quest’anno. Per altri 118 è ancora in corso la consulenza tecnica affidata a un pool di professionisti. In dieci anni sono transitati alla procura goriziana 1923 fascicoli relativi a malattie professionali legate all’amianto, alla fine dello scorso anno risultavano esauriti 1677. La Procura generale di Trieste aveva avocato a sè 42 fascicoli, parte di quali stanno ora arrivando a giudizio.
Messaggero Veneto, 07 luglio 2009
Amianto, riunificate le inchieste istruite a Trieste
Slitta al 5 ottobre la decisione del Gup sul rinvio a giudizio chiesto dal Pm per una ventina d’imputati
MONFALCONE. Riunione dei due tronconi d’inchiesta per decessi legati all’amianto, avvocati e istruiti dalla Procura generale della Corte d’appello di Trieste (a sollecitare la riunificazione i difensori avvocati Pagano, Borgna, Fabretti e Giacomelli); ammissione della costituzione di parte civile della Regione con l’avvocato Cossina, della Fiom con l’avvocato Genovese, dell’Inail con l’avvocato Baldo, dell’Associazione esposti amianto con l’avvocato Marin e dei parenti di una delle vittime con l’avvocato Vanek Battello (vanno ad aggiungersi al Codacons, alla Provincia e ai familiari di altre vittime dell’asbestosi, ammessi in precedenza); richiesta del pubblico ministero Lombardi di rinvio a giudizio per omicidio colposo della ventina di imputati, interventi dei legali di parte civile e dei difensori (tutti hanno sollecitato il non luogo a procedere).
A questo punto, il gup Paola Santangelo ha rinviato l’udienza per eventuali repliche e la decisione al 5 ottobre. Dunque, in quella data, il giudice dovrebbe dare il via a un maxi-processo che vedrà sul banco degli imputati ex dirigenti dell’Italcantieri e anche alcuni responsabili di ditte appaltatrici.
In particolare, il primo troncone riguarda 14 ex amministratori e dirigenti dello stabilimento di Panzano dei quali, come si è detto, il pm chiede il rinvio a giudizio con l’accusa di concorso in omicidio colposo plurimo in relazione alla morte, avvenuta fra il ’65 e l’85, per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto di 21 operai del cantiere monfalconese. L’altro troncone, ieri unificato al precedente, è incentrato anch’esso su morti da amianto, avvenute pressoché nello stesso arco di tempo. Entrambi erano stati avocati dalla Procura generale di Trieste nel giugno dello scorso anno a causa dei ritardi accumulati dalle centinaia d’inchieste avviate dalla Procura di Gorizia.
Va detto, infine, che il primo processo per morte da amianto a essere definito è stato quello celebrato nell’aprile 2008 davanti al giudice Caterina Brindisi, che aveva condannato a un anno di reclusione l’ex direttore dello stabilimento Manlio Filippi, ritenuto responsabile del decesso della dipendente di una ditta di pulizie che lavorava nei cantieri. (n.v.)
Il Piccolo, 10 luglio 2009
MAXI-PROCESSO PER LA MORTE DI 39 OPERAI
Amianto, si apre la partita-risarcimenti
Il Tribunale ha accolto la richiesta delle parti civili di citazione di Fincantieri
di LAURA BORSANI
Fincantieri Spa in giudizio, quale responsabile civile in relazione alle morti da amianto. L’autorizzazione richiesta dalle parti civili già costituite, rappresentate dai legali Pierluigi Fabbro e Paolo Bevilacqua, è stata accolta ieri al Tribunale di Gorizia dal giudice monocratico Paola Santangelo (la pubblica accusa era rappresentata dal pm Annunziata Puglia), nell’ambito del processo per omicidio colposo in ordine ai decessi riconducibili all’esposizione all’amianto di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte dell’appalto.
Si tratta del processo nato dall’unificazione di due procedimenti penali, uno istruito a carico di undici imputati, a fronte di undici decessi, l’altro riguardante 26 imputati che dovranno rispondere per la stessa accusa nei confronti dei familiari di 28 lavoratori deceduti. Tra gli imputati per questo procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navale di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Sempre ieri sono state ammesse quali parti civili il Comune di Monfalcone e la Fiom Cgil. È stata accolta, dunque, l’istanza presentata dall’ente locale. Durante la prima udienza di apertura del processo, nel giugno scorso, era scaturita l’opposizione, articolata con diverse argomentazioni, della maggior parte dei legali difensori degli imputati, in relazione al particolare significato assunto dal Comune, volendo rappresentare una ”lesione generale” dell’interesse dei cittadini configurando la vasta portata del fenomeno legato all’esposizione da amianto e ai numerosi decessi verificatisi sul territorio.
L’udienza è stata quindi rinviata al primo ottobre prossimo. L’autorizzazione alla citazione in giudizio del responsabile civile riguarda le parti civili costituite che ne hanno fatto richiesta, rappresentate dai legali Fabbro e Bevilacqua.
Come ha spiegato l’avvocato Bevilacqua, l’azienda, citata in qualità di responsabile civile, rappresenta il garante risarcitorio nell’ambito di questo processo penale: «Nell’ambito del procedimento – ha spiegato il legale – non appariva la figura del datore di lavoro, proprio ai fini della responsabilità civile di questi decessi. Responsabilità che abbiamo individuato nella Fincantieri Spa».
Ciò significa che, di fronte a eventuali sentenze di condanna che dovessero esserci, il responsabile civile sarà chiamato a pagare le parti civili autorizzate.
«È un primo passo – hanno osservato gli avvocati delle parti civili interessate -. Abbiamo aperto una strada. La parte civile, oltre a voler ottenere giustizia per le vittime e le loro famiglie, rivendica anche il relativo risarcimento del danno. A fronte pertanto di una condanna penale, interverrà anche l’aspetto risarcitorio».
Messaggero Veneto, 09 luglio 2009
Riprende il maxiprocesso con 37 imputati
Amianto
MONFALCONE. Proseguirà stamane, davanti al giudice monocratico, Paola Santangelo, il processo per morti da amianto a carico di 37 imputati, tra amministratori e dirigenti dell’allora Italcantieri (oggi Fincantieri), nonché responsabili di ditte che operavano in subappalto nello stabilimento. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo in relazione al decesso, legato all’esposizione alla fibra killer, di 39 dipendenti.
Un maxi-processo scaturito dalla riunione di due distinti procedementi, l’uno istruito a carico di 11 persone, l’altro riguardante 26 imputati. Prima di dichiarare aperto il dibattimento, il giudice dovrà pronunciarsi sulla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall’avvocato Roberto Maniacco per conto del Comune di Monfalcone. Per inciso, una richiesta analoga è stata accolta dal gup martedì scorso nell’ambito dell’udienza concernente un altro procedimento, frutto anch’esso dell’unificazione di due filoni d’inchiesta. Nel procedimento in parola, si sono costituiti in giudizio anche la Regione, l’Inail, la Fiom, l’Aea, la Provincia, il Codacons e i familiari delle vittime. Tra gli imputati figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Cda, Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navale di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi. Il giudice Santangelo dovrà anche decidere sull’istanza avanzata da due legali di parte civile, gli avvocati Fabbro e Bevilacqua, circa la citazione in giudizio del responsabile civile in ordine alle morti di amianto, individuato nella Fincantieri.
Messaggero Veneto, 10 luglio 2009
Amianto, Comune parte civile
È entrato nel vivo il maxiprocesso che vede alla sbarra 37 imputati tra dirigenti, amministratori dell’ex Italcantieri e responsabili delle ditte
MONFALCONE. Accolte tutte le richieste di parte civile. Questo l’esito dell’udienza svoltasi ieri mattina nel palazzo di giustizia goriziano di via Sauro del maxiprocesso per morti da amianto che vede 37 soggetti imputati fra amministratori e dirigenti dell’allora Italcantieri (oggi Fincantieri) nonché responsabili di ditte che operavano in subappalto nello stabilimento. Per tutti l’accusa è di omicidio colposo in relazione al decesso legato all’esposizione alla “fibra killer” di 39 dipendenti.
Il giudice monocratico del Tribunale del capoluogo isontino Paolo Santangelo ha accolto in toto le richieste avanzate dalle parti civili, a cominciare dall’istanza di costituzione di parte civile avanzata dall’avvocato Roberto Maniacco per conto dell’amministrazione comunale di Monfalcone. Nel processo si costituiscono parte civile anche la Regione, l’Inail, la Fiom, l’Associazione dei familiari degli esposti all’amianto (l’Aea), la Provincia, il Codacons, oltre ai parenti delle vittime.
Da sottolineare, inoltre, che il giudice Santangelo ha accolto l’istanza avanzata da due legali di parte civile, gli avvocati Fabbro e Bevilacqua, circa la citazione in giudizio del responsabile civile in ordine alle morti per amianto, individuato nella Fincantieri.
La prossima udienza è stata fissata dal giudice per il 1º ottobre 2009.
Il maxiprocesso in questione è scaturito dall’“accorpamento” di due distinti procedimenti, l’uno istruito a carico di 11 persone, l’altro riguardante 26 imputati. Tra i personaggi di rilievo rinviati a giudizio figurano l’ex direttore generale di Italcantieri Corrado Antonini, gli ex presidenti del cda Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navale di Panzano Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Il Piccolo, 01 ottobre 2009
IN TRIBUNALE
Morti di amianto, riparte il processo
È prevista per oggi, al Tribunale di Gorizia, la ripresa del processo per omicidio colposo in relazione ai decessi riconducibili all’esposizione da amianto di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte d’appalto. Si tratta del processo nato dall’unificazione di due procedimenti penali, uno istruito a carico di 11 imputati, a fronte di undici decessi, l’altro riguardante 26 imputati che dovranno rispondere per la stessa accusa nei confronti dei familiari di 28 lavoratori deceduti.
Tra gli imputati per questo procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navale di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi. Nel procedimento sono stati ammessi, quali parti civili, il Comune di Monfalcone e la Fiom Cgil.
Durante la scorsa udienza, tenutasi a luglio, il giudice monocratico Paola Santangelo (la pubblica accusa era rappresentata dal pm Annunziata Puglia), aveva accolto l’autorizzazione richiesta dalle parti civili già costituite, rappresentate dai legali Pierluigi Fabbro e Paolo Bevilacqua, alla citazione della Fincantieri Spa in giudizio, quale responsabile civile in relazione alle morti da amianto. L’azienda, aveva spiegato l’avvocato Bevilacqua, citata in qualità di responsabile civile, rappresenta il garante risarcitorio nell’ambito di questo processo penale: «Nel procedimento – aveva spiegato Bevilacqua – non appariva la figura del datore di lavoro, proprio ai fini della responsabilità civile di questi decessi. Responsabilità che abbiamo individuato nella Fincantieri Spa».
Il Piccolo, 02 ottobre 2009
PROCESSO PER LE MORTI DA AMIANTO
La Fincantieri Spa a giudizio quale responsabile civile
Ritorno in aula, ieri al Tribunale di Gorizia, per il processo per omicidio colposo in relazione ai decessi riconducibili all’esposizione da amianto di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte d’appalto. Davanti al giudice monocratico Paola Santangelo (la pubblica accusa era rappresentata dal pm Valentina Bossi), le parti civili costituitesi, il Comune di Monfalcone, la Fiom Cgil e i familiari di alcune delle vittime, rappresentate, tra gli altri, dai legali Pierluigi Fabbro, Paolo Bevilacqua, Fancesco Donolato, Roberto Maniacco, Luigi Genovese, hanno depositato l’ordinanza con la quale, nella precedente udienza, era stata notificata la citazione in giudizio di Fincantieri Spa, quale responsabile civile nel procedimento.
Il giudice, verificata la regolarità e tempestività della notifica e preso atto della mancata costituzione in giudizio del responsabile civile, ha rinviato l’udienza al prossimo 11 gennaio 2010.
Il giudice Santangelo ha altresì autorizzato la citazione in giudizio di alcuni testi, per lo più presentati dalla pubblica accusa. Si tratta, in particolare, dei consulenti autori delle perizie eseguite durante le indagini preliminari.
L’ammissione dei testi e delle prove è stata pertanto rinviata poichè il giudice monocratico, trasferito ad altro ufficio, sarà sostituito in questo procedimento dal presidente Giovanni Matteo Trotta. L’11 gennaio prossimo, dunque, si prevede l’avvio dell’istruttoria dibattimentale. Pare, intanto, che siano in corso trattative tra Fincantieri e le parti private per il risarcimento del danno.
Il processo è nato dall’unificazione di due procedimenti penali, uno istruito a carico di undici imputati, a fronte di undici decessi, l’altro riguardante 26 imputati che dovranno rispondere per la stessa accusa nei confronti dei familiari di 28 lavoratori deceduti.
Tra gli imputati per questo procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navale di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Messaggero Veneto, 02 ottobre 2009
Amianto, slitta il processo a 37 imputati
Tutti accusati di omicidio colposo: morirono 39 dipendenti del cantiere navale. Udienza l’11 gennaio
MONFALCONE. La Fincantieri non ha inteso comparire in giudizio, così come avevano sollecitato la scorsa udienza gli avvocati di parte civile, e il giudice monocratico Paola Santangelo ha rinviato all’11 gennaio, davanti a un nuovo giudice, il processo per morti da amianto a carico di 37 imputati, tra amministratori e dirigenti dello stabilimento navalmeccanico monfalconese.
L’11 gennaio prossimo – con ogni probabilità – saranno sentiti i primi cinque testi del pm Valentina Bossi.
Per tutti gli imputati l’accusa è di omicidio colposo in relazione al decesso, legato all’esposizione alla fibra killer, di 39 dipendenti.
Si tratta di un maxi-processo scaturito dalla riunione di due distinti procedimenti, l’uno istruito a carico di undici persone, l’altro riguardante 26 imputati.
Nel procedimento si sono costituite parti civili la Regione, l’Inail, la Fiom, l’Associazione dei familiari degli esposti all’amianto (Aea), la Provincia, il Codacons, il Comune di Monfalcone oltre ai parenti delle vittime.
Tra gli imputati figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Cda Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere navalmeccanico di Panzano Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Il Piccolo, 06 ottobre 2009
Amianto, a giudizio i vertici Italcantieri
Dovranno rispondere del decesso di 18 dipendenti
di FRANCO FEMIA
Sono stati rinviati a giudizio, e il processo inizierà il prossimo primo dicembre, 21 tra ex dirigenti ed ex amministratori dell’Italcantieri e responsabili di alcune ditte che avevano in subappalto lavori all’interno del cantiere navale di Panzano. Devono rispondere di omicidio colposo per la morte di 18 dipendenti, morte causata secondo il capo di accusa dall’esposizione all’amianto avvenuta nel periodo tra il 1965 e il 1985.
La decisione è stata presa dal giudice dell’udienze preliminari Paola Santangelo dopo aver ascoltato brevi repliche da parte dei difensori degli imputati, dei rappresentanti delle parti civili e del pubblico ministero Valentina Bossi.
Il giudice Santangelo, già nell’udienza dello scorso 6 luglio scorso aveva riunificato due filoni di inchiesta e ammesso come parti civili la Regione, la Fiom, l’Inail, l’Associazione esposti da amianto di Monfalcone, la Provincia e 15 familiari di 8 dipendenti deceduti perché colpiti da asbestosi.
Il processo, che inizierà a dicembre, riguarda due tronconi di un’inchiesta, oggi accorpati in un unico procedimento, portata avanti dalla Procura generale di Trieste che aveva a suo tempo avocato l’indagine per dare un’accelerazione alle decine e decine di procedimenti giacenti alla Procura della repubblica di Gorizia e legati all’esposizione all’amianto. Attualmente sono sono giacenti ancora circa 200 fascicoli, di cui 50 iscritti quest’anno. In 10 anni sono transitati alla procura 1953 fascicoli relativi a malattie professionali legate all’amianto, e alla fine dello scorso anno risultavano esauriti 1677.
Messaggero Veneto, 06 ottobre 2009
Monfalcone. Dal 1º dicembre il processo a ex dirigenti e amministratori Italcantieri per fatti accaduti tra il 1965 e il 1985
Amianto, 21 rinviati a giudizio per 18 morti
MONFALCONE. Si aprirà il 1º dicembre prossimo, davanti al giudice monocratico di Gorizia, il processo per omicidio colposo per 21 ex dirigenti del Cantiere navalmeccanico di Monfalcone.
L’accusa riguarda la morte di 18 operai dello stabilimento di Panzano per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto.
Sono stati rinviati a giudizio, dunque, 21 fra ex dirigenti ed ex amministratori dell’Italcantieri e responsabili di alcune ditte che avevano in subappalto lavori all’interno della grande fabbrica.
Devono tutti rispondere di omicidio colposo per la morte di 18 dipendenti, morte causata – secondo il capo di accusa – dall’esposizione all’amianto avvenuta nel periodo tra il 1965 e il 1985.
La decisione è stata presa dal giudice delle udienze preliminari Paola Santangelo dopo avere ascoltato brevi repliche da parte dei difensori degli imputati, dei rappresentanti delle parti civili e del pubblico ministero Valentina Bossi.
Il giudice Santangelo già nell’udienza dello scorso 6 luglio aveva riunificato due filoni d’inchiesta e ammesso come parti civili la Regione, la Fiom, l’Inail, l’Associazione esposti amianto di Monfalcone, la Provincia di Gorizia e quindici familiari di otto dipendenti deceduti perché colpiti da asbestosi.
Il processo che comincerà il 1º dicembre riguarda due tronconi di un’inchiesta oggi accorpati in un unico procedimento, portata avanti dalla Procura generale di Trieste, che aveva a suo tempo avocato l’indagine per dare un’accelerazione alle decine e decine di procedimenti giacenti alla Procura della repubblica di Gorizia e legati agli effetti dell’esposizione all’amianto.
Messaggero Veneto, 02 luglio 2009
Monfalcone. Si tratta di dirigenti che hanno retto il cantiere di Panzano nel periodo compreso fra gli anni Sessanta e Ottanta: a chiamarli in causa undici lavoratori
Lesioni per amianto, assolti 13 amministratori
MONFALCONE. Tutti assolti i 13 imputati di lesioni colpose provocate, secondo l’accusa, dall’amianto ad altrettanti ex dipendenti della Italcantieri e della Centrale elettrica. La sentenza di proscioglimento con la formula perché il fatto non sussiste è stata pronunciata, ieri, dal giudice monocratico del Tribunale di Gorizia, Paola Santangelo, che ha, in sostanza, accolto le richieste formulate in tal senso dallo stesso pubblico ministero e dai difensori.
Sul banco degli imputati ex dirigenti e amministratori che hanno retto il cantiere di Panzano nel periodo che va da metà degli anni Sessanta a tutto l’Ottanta, quelli della Centrale Enel e uno della Beraud, una delle più grandi imprese dell’appalto presenti tutt’ora nel cantiere navale monfalconese.
E precisamente: l’attuale presidente di Fincantieri, Corrado Antonini, in qualità di amministratore delegato e direttore generale della società, tra il luglio ’91 e il maggio ’97, Giorgio Tupini e Vittorio Fanfani, presidenti del consiglio di amministrazione dell’Italcantieri rispettivamente nella seconda metà degli anni Sessanta e dal ’74 all’84, Enrico Bocchini, presidente del Cda dall’85 al ’91, Mario Lippi, direttore dello stabilimento dal ’66 al ’72, Dario Alessandrini e Giancarlo Testa, direttori del cantiere dall’85 all’87 e dall’inizio dell’88 all’ottobre ’96. A costoro vanno aggiunti Barbotto Beraud dell’omonima impresa nonché Francesco Corbellini e Franco Viezzoli, presidenti dell’Enel tra il ’79 e il ’96, Sergio Feudale, Guido Benettello e Maurizio Voltan, direttori della Centrale termoelettrica.
A chiamarli in causa 11 dipendenti della Fincantieri, uno della Beraud e uno dell’allora Centrale Enel i quali, essendo stati esposti all’amianto, avevano lamentato neoplasie plastiche, placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari da asbestosi.
In questo caso, però, dalle perizie è emerso come le placche pleuriche non fossero da considerarsi lesioni penalmente rilevanti. Da qui, la richiesta di assoluzione, avanzata sia dal pm che dai difensori, avvocati Pagano, Cassiani, Borgna, Bruno, Obizzi e Panagia. La condanna degli imputati e il risarcimento danni era stato, invece, sollecitato dai rappresentanti di parte civile, avvocati Ferrara, Cavallo, Donolato e Benzoni.
Quello conclusosi, ieri, a tre anni di distanza dal suo avvio, è uno dei tanti processi legati ai danni derivanti dall’esposizione all’amianto. Nell’aprile dello scorso anno, come si ricorderà, era stata pronunciata, sempre in tema di amianto, la prima sentenza di condanna non per lesioni ma per omicidio colposo. All’ex direttore dell’Italcantieri Manlio Lippi era stato inflitto un anno di reclusione con la condizionale, oltre al risarcimento alla parte civile, i familiari di Annamaria Greco, dipendente di una ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere, deceduta nel ’98, a soli 52 anni, per mesetelioma alla pleura. (n.v.)
Il Piccolo, 02 luglio 2009
LA CAUSA PENALE PROMOSSA DA 13 LAVORATORI
Lesioni da amianto non rilevanti, assolti
Imputati di lesioni colpose i vertici di Italcantieri, Enel e Beraud
di FRANCO FEMIA
Sono stati assolti perché il fatto non sussiste i vertici dell’ex Italcantieri, della centrale elettrica e della Beraud accusati di lesioni colpose nei confronti di 13 ex dipendenti colpiti da lesioni dovute, secondo quanto recitava il capo di imputazione, all’esposizione all’amianto.
Il giudice Paola Santangelo, accogliendo anche la richiesta del pubblico ministero, ha ritenuto che non ci fossero le prove di colpevolezza. A favore degli imputati gli esiti delle perizie medico-legali che avevano sostenuto come le placche pleuriche riscontrate negli ex dipendenti dello stabilimento di Panzano e dell’Enel non erano tali da essere penalmente rilevanti.
Era questa anche la richiesta avanzata dal collegio di difesa (avvocati Pagano, Cassiani, Borgna, Bruno, Obizzi e Parragia), mentre le parti civili (avvocati Donolato, Ferrara, Cavallo e Benzoni) avevano chiesto un risarcimento danni da quantificarsi in sede civile.
I fatti di cui si è dibattuto durante il processo, caratterizzato da diverse udienze, occupano uno spazio temporale che va dagli anni Sessanta agli Ottanta durante i quali ai vertici dell’allora Italcantieri si erano avvicendati Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani, Enrico Bocchini, Manlio Lippi, Corrado Antonini, Dario Alessandrini e Giancarlo Testa. Citati a giudizio anche Francesco Corbellini e Franco Viezzoli già presidente dell’Enel tra il 1980 e il 1996, l’ingegnere monfalconese Maurizio Voltan, direttore della centrale elettrica di Monfalcone. Imputato anche Ognissanti Barbotto Beraud, amministratore delegato della Santino e Mario Beraud, ditta che aveva operato all’interno dello stabilimento di Panzano.
I 13 ex dipendenti aveva presentato una denuncia alla Procura della Repubblica lamentando che avevano riportate le lesioni polmonari durante quella che loro avevano ritenuto esposizioni all’amianto. Ma le perizie mediche hanno rilevato che placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari non potevano essere correlate all’asbestosi.
Al tribunale di Gorizia sono in svolgimento altri processi per omicidio colposo derivanti dall’esposizione all’amianto che vedono sempre imputati i vertici dell’ex Italcantieri. Il tribunale goriziano ha già emesso due sentenze per il caso amianto, una di condanna e l’altra di assoluzione.
Il Piccolo, 03 luglio 2009
Anche Fiom e Cgil parte civile nei processi sui decessi per amianto
Anche Cgil e Fiom provinciale si costituiranno, a partire dall’udienza di lunedì prossimo relativa a 15 decessi da amianto, parte civile nei processi a carico di dirigenti ed ex dirigenti del cantiere navale di Monfalcone per le morti di lavoratori e lavoratrici dello stabilimento esposti al minerale killer. L’organizzazione sindacale, però, ha intenzione anche di rivolgersi al giudice del Lavoro, sulla scia dell’esperienza già effettuata a Venezia, per ottenere il riconoscimento economico del danno differenziale, cioè del risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona, tolto in sostanza quanto erogato dall’Inail.
«Si potrà dire che Cgil e Fiom arrivano per buone ultime alla costituzione di parte civile – ha spiegato ieri, illustrando l’azione intrapresa, il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva -. Siamo arrivati a questa decisione ora, perché riteniamo in qualche modo conclusa la fase della contrattazione e ora riteniamo di dover pensare in modo diverso ai danni subiti dai nostri iscritti». Senza interrompere comunque l’impegno per fare in modo che altri cento lavoratori di Fincantieri si arrivi al riconoscimento del minimo di dieci anni di esposizione all’amianto necessari per ottenere i benefici pensionistici previsti per legge.
Cgil e Fiom continueranno inoltre a sostenere con forza la richiesta di costituire nell’ospedale di Monfalcone di un centro di riferimento regionale e per tutta l’area Adriatica per le malattie asbestocorrelate.
«Abbiamo saputo dell’amianto in cantiere alla metà degli anni ‘70 e da allora tutto il sindacato, non solo la Cgil e la Fiom – ha aggiunto Liva – ha chiesto, quindi ben prima della normativa del 1992, la rimozione dell’amianto dallo stabilimento». Dopo il varo della legge, dal 1993 al 1997, è iniziatva la fase della contrattazione, con il ministero del Lavoro e l’Inail, per arrivare al riconoscimento dell’esposizione, ottenuto grazie alla presentazione di una documentazione che include le bolle d’ingresso del materiale in cantiere. Come primo risultato è arrivato il riconoscimento dell’uso dell’amianto fino all’ottobre del 1985, termine poi prolungato fino alla fine del 1988.
«Così dal 2000 al 2003 i lavoratori usciti dal cantiere grazie al riconoscimento dell’esposizione sono stati 1300 cui se ne sono aggiunti altri 600 negli ultimi anni – ha ricordato Liva -, mentre gli ex lavoratori la cui pensione è stata integrata grazie al riconoscimento sono 1000. Dal 1975 a oggi la scelta è¨ quindi stata quella di fare il nostro mestiere, cioè cercare di portare a casa più risultati possibile per i lavoratori. Adesso pensiamo di poter imboccare una strada diversa».
Stando al legale della Cgil, avvocato Luigi Genovese, ci sono tutte le ragioni giuridiche che legittimano un intervento del sindacato nei processi, mentre l’avvocato Giancarlo Moro del Foro di Padova, che collabora con la Cgil nazionale, ha preannunciato la volontà del sindacato di aiutare i lavoratori a ottenere il risarcimento del danno differenziale, «la cui entità economica in alcuni casi è stata doppia rispetto l’indennizzo ricevuto dall’Inail». (la. bl.)
Messaggero Veneto, 03 luglio 2009
Processi per amianto: Fiom e Cgil parte civile
MONFALCONE. Fiom e Cgil si costituiranno parte civile nei processi per le morti di amianto. Lo hanno comunicato ieri i segretari provinciali di Cgil, Paolo Liva, e di Fiom, Thomas Casotto, informando che la costituzione di parte civile avverrà sia per i processi in corso, sia per quelli a venire, seguiti dagli avvocati Luigi Genovese (dell’ufficio legale vertenze del sindacato) e Giancarlo Moro (che più volte ha collaborato con Cgil nazionale).
«Vogliamo innanzi tutto sgomberare il campo dall’idea che il sindacato sapesse e non abbia parlato per salvaguardare i livelli occupazionali. Non è vero. Il sindacato ha saputo dell’amianto negli anni 80 e da allora – spiega Liva – ha combattuto». Prima per avere una legge che dichiarasse fuori legge l’amianto e poi dal 1993 al 1997 nella contrattazione con Inail per il riconoscimento all’esposizione, che è stato ottenuto fino al 1985. Dal 2000 al 2003 sono stati 1.300 i lavoratori che hanno avuto il riconoscimento e altri 600 negli anni successivi. Riconoscimento che è stato ottenuto anche per altri 1.000 dipendenti del cantiere già in pensione.
«In Fincantieri ci sono ancora 100 casi sospesi di persone riconosciute come esposte, ma non per i dieci anni necessari ad avere un beneficio. Per questi continueremo a operare. Quindi la nostra scelta dal 1975 a oggi è stata quella di fare il nostro mestiere: ossia contrattare. Oggi – ha detto ancora Liva – è giunto il tempo di pensare a noi, che siamo stati pure danneggiati, visto che gli effetti dell’esposizione ricadono su tutta la società e quindi ci costituiamo parte civile».
Ha annunciato anche che assieme ai legali sarà avviato anche un progetto di tutela per ottenere un risarcimento economico differenziale per chi ha subito i danni dell’amianto. Sono stati gli avvocati Genovese e Moro a spiegare che la prima costituzione di parte civile avverrà nel corso dell’udienza del 6 luglio, udienza di un processo per più casi di morti provocate dall’amianto. «Credo che Fincantieri debba essere chiamata a una responsabilità civile anche nei confronti dei lavoratori delle ditte in appalto», ha detto Genovese, mentre Moro ha spiegato che si lavorerà anche per ottenere un risarcimento differenziale, «ossia un risarcimento che valuti il danno subito, non solo fisico, ma anche psicologico o esistenziale».




