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Il Piccolo, 06 dicembre 2009
 
LA CITTÀ VISTA DAI TRASFERTISTI 
«All’inizio è stato difficile, ma qui si sta bene»  
Le testimonianze di quanti hanno lasciato il Meridione. Oggi l’integrazione è una realtà
 

di ELISA COLONI

«Il 7 giugno 1996 il mio datore di lavoro mi dice: ”Se vuoi continuare a lavorare per me devi salire al Nord”. Non mi resta altra scelta! Così mi trasferisco, inizio a lavorare nel cantiere navale di Monfalcone, almeno 12 ore al giorno, per riuscire a tornare dalla mia famiglia a Palermo nei weekend. Fino alla decisione di restare: tra il ’96 e il ’97 vivo a Monfalcone senza mia moglie, poi porto tutta la famiglia su. Prendiamo una casa in affitto e, nel 2006, finalmente ci decidiamo e compriamo un appartamento qui. E adesso sono felice, felicissimo di aver preso quella scelta».
Parola di trasfertista. E a ritrovarsi in questa storia sono sicuramente in tanti. La trafila, per i trasfertisti, è infatti quasi sempre la stessa. Si fanno coraggio, mettono un po’ di roba in valigia e lasciano moglie e figli piccoli a casa, salutandoli con la speranza di tornare presto. Sbarcano a Monfalcone, entrano in cantiere, quasi sempre trainati da un parente o un amico, e poi, contrariamente alle aspettative, decidono di restarci in pianta stabile.
Allora ridiscendono a Napoli, Taranto, Palermo, prendono moglie e figli, e li portano ”su”. E in quella che ai loro occhi appare come una città cara, fredda e un po’ chiusa, ma allo stesso tempo tranquilla e dotata di ottimi servizi, iniziano una nuova vita. Mandano a scuola i figli, che si integrano quasi immediatamente con i bimbi monfalconesi e diventano mezzi – o tutti – bisiachi. Alcune prime impressioni nelle parole di un trasferista di Taranto, giunto nella Città dei cantieri nel ’97: «Arrivai qui perché sapevo che c’era lavoro. E lo trovai subito, in cantiere. Il primo impatto con la città? Non è stato proprio positivo… Faceva molto freddo. I negozi erano pochi e chiudevano troppo presto. Però avevo notato che c’erano tantissime banche, benzinai e bar. E che tutto era tranquillo, la gente educata: tutti facevano tranquillamente la fila negli uffici postali e nei negozi».
Com’è Monfalcone vista attraverso gli occhi dei lavoratori emigrati dal Sud? A raccontarlo sono gli stessi protagonisti, i trasfertisti napoletani, pugliesi e siciliani arrivati in questa città attratti dalle buone prospettive di lavoro offerte dal cantiere navale di Panzano. I nonni e i papà che hanno vissuto i piccoli e grandi drammi del distacco semi-forzato dalla propria terra si aprono a figli e nipoti, attraverso un libro. Un volume che contiene un sorta di maxi-intervista collettiva da cui emergono vizi e virtù di Monfalcone, vista, appunto, attraverso gli occhi dei trasfertisti. Il libro si intitola ”I mestieri e la formazione di una comunità” e raccoglie i frutti del progetto sul centenario del cantiere, che ha coinvolto oltre 1400 studenti delle scuole cittadine. Tra i tanti contributi c’è anche quello delle classi 3A e 3B della scuola elementare Battisti, del circolo didattico della Duca d’Aosta (anno scolastico 2007-2008) che si sono fatti raccontare da nonni e padri la loro esperienza.
E tra le pieghe di queste storie, impresse sulla carta con parole semplici, si incrociano le storie e le fatiche di tanti operai, alle prese con i frutti di una scelta di vita non facile, ma in fin dei conti giudicata positiva. Perché, come afferma secco uno dei narratori, «dove c’è il lavoro c’è tutto». Per capire quanto sia importante, dal punto di vista numerico, il fenomeno a Monfalcone, bastano alcuni numeri. Dei papà dei bimbi delle due classi della Battisti che hanno realizzato le ”interviste”, ben 16 su 36 lavorano nello stabilimento Fincantieri di Panzano, come dipendenti diretti o nelle aziende dell’indotto. Per capirci: il 45% dei padri dei bambini oggi si guadagna da vivere grazie alla costruzione della navi da crociera.
Di questi, molti sono, appunto, trasfertisti. Arrivati soprattutto nei primi anni Novanta, questi operai meridionali si sono dovuti adattare ali clima (inteso in tutti i sensi) della più fredda Bisiacaria. «Integrarsi, per i nostri bambini, è molto più semplice e veloce di quanto non sia stato per noi, arrivati qui da adulti – raccotano alcuni papà nel libro -. Nonostante i monfalconesi siano brave persone, tranquille e pazienti, c’è sempre qualcuno che è contro i meridionali, che non ci vede di buon occhio». Forse, raccontano i trasfertisti, oggi l’aria che tira è un po’ migliorata, ma negli anni Novanta, quando i lavoratori del Sud sono sbarcati a Monfalcone in maniera massiccia, erano in tanti – dicono – a storcere il naso. 
 
LA STORIA DI ALDO BUCARELLA 
Un gallipolino maestro di ”bisiac”
 
«Mio padre? Era gallipolino, ma da quando sono nato l’ho sempre sentito parlare in bisiaco impeccabile. Lui è un perfetto esempio di trasfertista di immediata integrazione». A parlare è Aldo Bucarella, noto scrittore e culture del bisiac, figlio di un operaio pugliese arrivato a Monfalcone nel 1927 e che per quarant’anni ha fatto il saldatore in cantiere.
«Mio padre Giovanin è arrivato in Bisiacaria a 15 anni con l’aiuto di uno zio, che faceva il guardiano nello stabilimento di Panzano. Lui, a sua volta, era arrivato a Monfalcone perché aveva combattutto qui la Grande guerra. Mio padre era un uomo aperto, estroverso, sapeva adattarsi a ogni situazione e se la cavava benissimo con quattro strumenti musicali. È così che ha trovato lavoro nello stabilimento di Panzano: ha conosciuto l’allora maestro della banda del cantiere, che lo ha aiutato a entrare. A 18 anni è tornato a Gallipoli e ha chiesto la mano di mia madre, conosciuta qualche anno prima, ed è risalito con lei, portandosi dietro i suoi due fratelli e le due sorelle, e pure un fratello di mia madre. Tutti loro (gli uomini, ndr.) sono entrati in cantiere; di lavoro ce n’era, eccome, per tutti».
Pare strano pensare che uno dei più conosciuti cultori del dialetto bisiaco sia bisiaco di ”nuova generazione”, portandosi nel dna le proprie radici pugliesi. Eppure è così. La storia di Aldo Bucarella e della sua famiglia è, infatti, quella di tante altre persone a Monfalcone. Storie di integrazione più o meno facile, più o meno riuscita, che hanno contribuito a fare di questa città ciò che oggi è: un mix multiculturale e multilinguistico.
A commentare gli alti e bassi di un’integrazione necessaria e vitale per il bene stesso di Monfalcone è anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che spiega: «I processi migratori vissuti dai nonni dei bimbi che oggi vanno a scuola e quelli odierni sono molto diversi. Quaranta o trent’anni fa gli arrivi sul nostro territorio erano più graduali, più controllati, più lenti. Mentre oggi, a causa delle dinamiche demografiche mondiali, l’impatto dell’immigrazione segue logiche diverse: è più forte, massiccio, complesso. E questo può generare, spesso, sentimenti striscianti di razzismo. Sentimenti che, purtroppo, esistono anche nella nostra città. Una volta erano diretti ai meridionali; oggi, invece, verso chi è esteriormente più diverso, come i bengalesi. E la cosa mi intristisce molto. Ricordiamoci infatti che l’integrazione, o meglio, l’inclusione, sono gli strumenti ineludibili per riuscire a gestire al meglio i cambiamenti demografici e sociali che, necessariamente, riguardano e riguarderanno sempre di più tutte le città del mondo». (el.col.)

Messaggero Veneto, 06 dicembre 2009 

Scuole, libro sulla storia di Monfalcone 
E’ il frutto del lavoro degli studenti per il centenario del cantiere navale

 
MONFALCONE. Monfalcone ha voglia di guardarsi dentro, di diventare protagonista della sua storia e di non subire il progresso, ma di vivere un avvenire più partecipato e un presente più intelligente. È questo il vero significato del libro “I mestieri e la formazione di una comunità. Monfalcone 1908-2008”, esito dei lavori realizzati con le scuole monfalconesi nel corso dell’anno dedicato al centenario del cantiere navale, curato dallo storico Giulio Mellinato, ma creato dai ragazzi, dalle famiglie e dagli insegnanti.
Il libro, che sarà presentato giovedì 17 dicembre, alle 18, nella sala conferenze della biblioteca, «lascia un’eredità che più della somma delle parti, superiore alle aspettative e importante per la cultura monfalconese», spiega Mellinato, ricordando che dalle iniziali 10 classi che si erano pensate di coinvolgere, al progetto hanno lavorato ben 70 classi e 1.400 ragazzi, coinvolgendo le famiglie, i padri, i nonni, chi ha vissuto la formazione di quella che è l’attuale città.
«Si è capito che la struttura del cantiere ha creato la struttura della città, che via via il sistema è cambiato cambiando anche la comunità: 100 anni di trasformazione della fabbrica, sono 100 anni di trasformazione della società. Non si è lavorato con uno schema prettamente scientifico, ma i ragazzi stessi sono divenuti attori e protagonisti e hanno creato la loro storia, lavorando con metodi diversi, ma mai banali», dice ancora Mellinato, soddisfatto per l’esito del progetto, che ha dato vita lo scorso anno ad una mostra bellissima allestita nel mercato coperto di via della Resistenza e che è stato seguito da tre assessori alla cultura diversi (Piredda, Trivigno, Benes), «fatto che altrove, avrebbe comportato dei cambiamenti di rotta, ma che invece a Monfalcone è proseguito secondo l’idea originale, dimostrando che era un’idea importante».
«Non vogliamo che questi risultati vadano persi e auspico – ha precisato l’assessore alla cultura Paola Benes – che si riesca a creare un gruppo di lavoro con gli insegnanti per approfondire gli aspetti della storia contemporanea di Monfalcone. Il senso è – conclude – che il Centenario non si esaurisca in una mera celebrazione, ma sia punto di partenza per un ragionamento sulla città».

Il Piccolo, 02 dicembre 2009

PARLANO LE RSU
I sindacati: il futuro si annuncia più tranquillo
Ancora aperte numerose incognite secondo i rappresentanti delle tute blu

La commessa Carnival era già nell’aria ieri mattina, anche se i sindacati l’hanno appreso ufficialmente nel pomeriggio, durante un incontro con l’azienda. E i commenti non si sono fatti attendere. «Il giudizio è positivo – ha osservato il coordinatore Fiom di stabilimento, Moreno Luxich -, fermo restando che un vuoto nel processo produttivo ci sarà comunque e andrà gestito nel migliore dei modi. La nuova acquisizione ci permette tuttavia di guardare in prospettiva con più tranquillità, anche per quanto concerne l’indotto di Fincantieri. Ora si pone la necessità che il Governo centrale faccia la sua parte nel settore della cantieristica italiana, inserendo commesse pubbliche per ridare molta più energia e slancio al comparto, anche privato. Per quanto ci riguarda, resta alta l’attenzione sulla qualità del lavoro e sulla sicurezza per la quale non abbasseremo la guardia, in virtù del radicamento storico del nostro sindacato sul territorio».
«Si respira. Valuteremo le modalità di costruzione della nuova passeggeri e l’andamento dei ritmi di lavoro – ha osservato Michele Zoff, coordinatore Fim di stabilimento -. La commessa Carnival dà modo di allentare la preoccupazione confidando in nuovi margini anche ai fini di ulteriori acquisizioni. Si rimette in moto il meccanismo virtuoso, il futuro ora è un po’ più coperto. Per Monfalcone, che rappresenta il 52% del Pil provinciale, è una nuova spinta verso la ripresa economica. Valuteremo l’evolversi della situazione, anche in relazione agli scarichi di lavoro». Commento cauto ma positivo dal coordinatore Uilm, Andrea Holjar: «È una boccata d’ossigeno, che non risolve i problemi, ma aiuta molto. Resta la questione degli scarichi di lavoro che comunque ci saranno, ma si affrontano ora in modo più rilassato». Il sindacalista ricorda «l’incontro a livello ministeriale, già fissato con le segreterie sindacali nazionali e per il quale sono state proclamate 8 ore di sciopero, affinchè il Governo intervenga a favore del comparto, che occupa molti lavoratori. Siamo un Gruppo che fa parte della cantieristica nazionale, nel quale il Governo detiene la maggioranza delle azioni».
«Non posso che esprimere un parere positivo – ha dichiarato Mario Pizzolitto, coordinatore della Failms-Cisal -. Il nostro è un cantiere serio e cercheremo di mantenere il primato, quali leader mondiali per le navi da crociera. Mi auguro che la nuova commessa possa allontanare lo spettro della crisi e soprattutto della cassa integrazione, pur rimanendo cauto sulle conseguenze in termini di scarichi di lavoro. Auspico una ripresa delle commesse e la buona volontà di tutti, azienda, sindacati e lavoratori, per un futuro migliore». (la.bo.)

SOSPIRO DI SOLLIEVO CON LA COMMESSA CARNIVAL
L’AZIENDA
Subito le verifiche con i sindacati per definire tutte le modalità operative
Sarà realizzato a Panzano un gigante da 130mila tonnellate. Attenuato il vuoto produttivo
Nuova maxi-nave, riparte il lavoro in cantiere

di LAURA BORSANI

Una boccata d’ossigeno la nuova commessa Carnival, che vedrà costruire nello stabilimento di Panzano la gemella della Dream. Un’altra maxi-passeggeri da 130mila tonnellate di stazza assicurata alla città, da consegnare entro il 2012.
Un respiro di sollievo, che induce ora a guardare al futuro con maggiore fiducia, per i lavoratori e per le famiglie monfalconesi. Ma rappresenta anche un’iniezione di rinnovata energia e serenità sotto il profilo dell’equilibrio sociale allontanando lo spettro di traumatiche ”erosioni” delle professionalità in forza al cantiere navale.
L’ufficializzazione della commessa è stata sancita ieri dall’azienda che nel pomeriggio, definita la formalizzazione per la nuova acquisizione, ha incontrato le organizzazioni sindacali fornendo l’opportuna comunicazione. La nuova consegna apre dunque scenari positivi e scuote indubbiamente lo stato di stagnazione che finora aveva tenuto in scacco lo stabilimento cittadino, colpito dalla morsa congiunturale della crisi della cantieristica mondiale. Nello stabilimento di Panzano, attualmente i lavoratori diretti sono circa 1700, mentre i dipendenti esterni sono circa 3mila. La quota di lavoratori bengalesi è invece stimata in 450-500 unità.
La nuova commessa Carnival rimanda tuttavia a successive valutazioni sia in ordine alle modalità operative produttive, sia circa la quantificazione e le conseguenze sugli scarichi di lavoro già preannunciati da Fincantieri. In attesa di più approfondite verifiche e degli ulteriori incontri con i sindacati, resta il fatto che i riflessi positivi si faranno sentire anche sui ritmi di lavoro. Ma non si tratterà, però, come ha confermato la stessa azienda, di un azzeramento degli scarichi produttivi, considerando che si verificherà comunque un vuoto produttivo, in virtù della mancata continuità nei cicli di lavorazione, anche ai fini del reperimento dei materiali di costruzione. Uno scarto pertanto da gestire e che, al momento, non è facile stabilire e definire nei dettagli, rimandando alle necessarie ulteriori verifiche. A breve, ha spiegato l’azienda, si terranno nuovi incontri con le organizzazioni sindacali, per affrontare le situazioni specifiche.
Intanto, la nuova commessa ha suscitato evidente sollievo in città. Commenti positivi sono stati espressi dal sindaco Gianfranco Pizzolitto. Toni rassicurati anche dai sindacati, con i coordinatori Fiom, Fim e Uilm di stabililmento Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, a salutare la notizia come un ”nuovo respiro”, anche nel rapportarsi agli sviluppi futuri. Resta la cautela, sia rispetto agli scarichi di lavoro, che pure dovranno essere gestiti, sia rispetto alla qualità del lavoro legata alla sicurezza. Aspetti per i quali i sindacati, come hanno spiegato, non intendono abbassare la guardia.

LE REAZIONI DEGLI AMMINISTRATORI

Pizzolitto: «La città torna a respirare»
Il sindaco confida di poter riprendere il dialogo aperto con l’azienda

Per il sindaco Gianfranco Pizzolitto «è un respiro di sollievo». Per il presidente della Provincia Enrico Gherghetta «è davvero il caso di dire che ”la nave va”». Una cosa è certa. La notizia della nuova commessa per lo stabilimento di Panzano ha avuto l’effetto di un tonico per tutta la città. Man mano che la voce, diffusasi in mattinata, ha cominciato a prendere corpo è stato come se la cappa della crisi che da mesi aleggia sulla città si fosse squarciata. E così, almeno in parte, è stato. Perchè il clima che si prospettava per il cantiere era davvero nero. Di recente, si erano sparse voci di un abbandono definitivo da parte di Carnival che facevano prevedere un futuro drammatico sul piano economico e sociale.
«È una bella notizia – ha commentato Pizzolitto -. Ciò significa che i problemi derivanti dagli scarichi di lavoro previsti verranno quanto meno attenuati. Il futuro si annuncia meno nero. Speriamo che possa essere il primo segnale di un’uscita dalla crisi». Ma per il sindaco questo è anche un momento di riflessione sui temi dell’emergenza sociale, della sicurezza e dei rapporti con Fincantieri.
«È presto per ritenere che tutti i problemi siano risolti – continua il sindaco – ma confido che le questioni ancora pendenti con Fincantieri, congelate proprio dalla crisi delle commesse, ora possano essere riaperte. A cominciare dal Progetto integrazione, messo in piedi su proposta della stessa Fincantieri. Per proseguire con il bilancio sociale d’impresa per il quale l’ad Bono ha chiesto tempo. E con il Protocollo di trasparenza sugli appalti, i cui risultati non ci sono ancora noti. Sono discorsi che speriamo di poter riprendere quanto prima e di portare a buon fine. Come quello relativo alla politica degli appalti e dei subappalti, un sistema che ha mostrato molti punti deboli non solo sul piano sociale per la città ma, ritengo, anche per la stessa produttività del cantiere».
Un annuncio viene dal presidente della Provincia Gherghetta: «Questa nuova commessa rappresenta una boccata d’ossigeno per tutto l’Isontina. Che mi dà lo spunto per il titolo della Conferenza economica in programma il 16 gennaio: ”Per tornare a crescere”». (f.m.)

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Sono Azura, Queen Elizabeth e Magic le tre passeggeri tuttora in costruzione 
 
Al momento lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone è impegnato nella costruzione di tre grandi navi da crociera. Si tratta, iniziando dall’unità in più avanzata fase di realizzazione, della ”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, che a bordo potrà accogliere 3118 ospiti in 2180 cabine, oltre a 1265 componenti dell’equipaggio. In fase avanzata di allestimento e ormai prossima alle prove in mare, Azura sarà consegnata alla società  armatrice, uno dei brand del gruppo Carnival, all’inizio della primavera. P&O ha programmato il viaggio inaugurale in Mediterraneo della maxi-passeggeri, gemella di Ventura, per il 12 aprile, salpando dai moli del porto inglese di Southampton. In bacino si trova invece ”Queen Elizabeth”, commissionata da Cunard Lines, che ha una lunghezza di circa 294 metri e una stazza lorda di circa 92mila tonnellate. L’unità potrà ospitare nelle sue 1046 cabine più di 2500 ospiti assistiti da 1097 componenti dell’equipaggio e sarà una delle più grandi navi panamax, cioè in grado di transitare attraverso il canale di Panama.
La crociera inaugurale salperà il 12 ottobre del 2010 sempre da Southampton e quindi la consegna dovrebbe essere effettuata all’inizio dell’autunno. Al varo manca invece meno di un mese e l’appuntamento sarà seguito nella prima decade di gennaio dall’impostazione nel bacino della Carnival Magic, 130mila tonnellate di stazza lorda per 306 metri di lunghezza, gemella della Dream e finora ultima unità compresa nel portafoglio ordini dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La consegna della super-passeggeri è prevista per la primavera del 2011.
Al momento, con unità in consegna a marzo e settembre 2010 e aprile 2011, lo stabilimento impiega 2861 lavoratori esterni, di cui 379 in attività di scafo, suddivisi in circa 300 ditte, a loro volta quasi tutte organizzate in diversi consorzi. Negli ultimi dieci anni Fincantieri ha investito nello stabilimento 160 milioni di euro di cui 115 solo nel triennio 2006 – 2008. La società ha riversato nel 2009 ancora 31,7 milioni di euro sullo stabilimento, che è stato dotato di nuove linee al plasma e blocchi piani, nuova panel-line, 8 robot per la saldatura e due gru a cavaliere gommate della portata massima di 1000 tonnellate. (la.bl.)

Il Piccolo, 03 dicembre 2009
 
L’INTERVENTO 
CONFINDUSTRIA  
Di Bert: «La nuova maxi-nave è decisiva per la nostra economia»  
Il presidente degli industriali riconosce il ruolo trainante dell’attività di Fincantieri 
Pesa la scarsa rappresentatività dell’Isontino laddove si decidono i finanziamenti
  
 
«La concessione in deroga degli ammortizzatori sociali per il 2009 rende il dato sulla cassa integrazione del tutto straordinario e non paragonabile con quelli relativi agli anni precedenti».
La Confindustria goriziana non ha dubbi: l’esercizio che si sta andando a concludere merita una valutazione a parte, alla luce della crisi economica internazionale. «E poi – spiegano ancora da via degli Arcadi – non va dimenticato che la concessione delle ore di cassa integrazione avviene in via anticipata. L’effettiva portata della misura si può comprendere solo al termine del periodo interessato dalla cassa integrazione, andando a quantificare quante delle ore concesse sono state poi effettivamente impiegate dal datore di lavoro». Uno scarto che, fanno notare sempre dalla Confindustria, si aggira tradizionalmente tra il 25 e il 35%. E’ ipotizzabile, dunque, che, a fronte delle ore concesse nei primi otto mesi dell’anno, pari a 911 unità di lavoro a tempo pieno equivalenti, i dipendenti realmente rimasti a casa siano circa 650 – 700. «Un dato certamente non felice – osservano gli Industriali – ma comunque meno negativo di quanto si andava ad ipotizzare all’inizio dell’anno».
«L’ordine pervenuto l’altro ieri a Fincantieri è di cruciale importanza per tutto il tessuto economico provinciale – aggiunge il presidente Gianni Di Bert – e ci fa tirare un sospiro di sollievo, anche se le criticità da affrontare non mancano, a cominciare da una scarsa rappresentatività dell’Isontino negli organi di riferimento per la concessione dei finanziamenti al territorio».
E’ più focalizzata su quanto accadrà nei prossimi mesi l’analisi di Giorgio Lorenzoni, presidente della Cna provinciale, che riunisce un migliaio circa di piccole e piccolissime imprese artigianali. «La fase più dura forse sta finendo ma restano all’ordine del giorno una serie di problemi non di poco conto: in primis, quello che riguarda la liquidità, ancora molto scarsa – dice, facendo il punto della situazione -. E poi, va anche sottolineato che gli investimenti, specie da parte delle microaziende, sono ridotti al minimo». L’allungamento dei tempi di pagamento non accenna a rientrare e questo sta mettendo a dura prova il mondo dell’artigianato. «Il comparto tiene duro – rimarca Lorenzoni –. Lo dimostrano i licenziamenti, che sono stati limitatissimi, dal momento che quello rappresentato dal personale è il principale patrimonio aziendale per le realtà artigianali».
Secondo le valutazioni effettuate dalla Cna isontina, anche i primi due trimestri del 2010 saranno difficili, nonostante una leggera, graduale ripresa del tessuto locale. «Per riassorbire il colpo inferto dalla crisi ci vorrà molto tempo – conclude Lorenzoni – anche perché, un’economia, come la nostra, che dipende molto dai servizi, deve attendere che la ripresa passi prima per gli altri settori».
Nicola Comelli

DOPO L’ANNUNCIO DELLA NUOVA COMMESSA 
Tre anni di lavoro, sollievo tra i cantierini  
Ma le tute blu non si abbandonano a entusiasmi: «L’incertezza sul futuro non è finita»
 
 
di LAURA BORSANI

Una commessa è presa. Almeno si lavora, per altri tre anni. Ma «una rondine non fa primavera». Ed è tutto da vedere. Intanto i problemi restano. La paga che «è sempre quella», le «condizioni di lavoro pesanti». Si parla di sicurezza, di qualità e di professionalità. Di investimenti, soprattutto in termini di tecnologia. Panzano tira un sospiro di sollievo, ma mantiene i piedi per terra. Gli operai, in fuga per il pranzo, immersi nella quotidianità che incalza, sembrano esprimere pareri alterni. A metà tra la rassicurazione di vedere «aprirsi uno spiraglio nel buio», con la nuova commessa Carnival, e l’incertezza di cosa significherà agli effetti pratici e di continuità lavorativa. Si ragiona, insomma, «alla giornata», mantenendo prudenza in prospettiva. Questa prima commessa del 2009 lancia il sasso della curiosità e dell’attenzione. Ma il futuro, dicono gli operai, «non si ferma con tre anni messi in sicurezza». La commessa era nell’aria, c’è chi aggiunge. Benvenuta.
Marco, dipendente diretto di Fincantieri, due figli, in famiglia è il solo a portare la paga a fine mese: «Certo la cosa è positiva. Ma sono perplesso. Fino all’altro ieri ci hanno spaventati con la ”cassa”. Lavori con un certo stato d’animo. Ora arriva questa commessa. Non so come interpretarlo. La fiducia c’è, si tratta comunque di lavoro in più. Ma poi? È molto dura. Gran parte del mio stipendio va per i figli. I risparmi non sono possibili, anzi, ci sono i debiti. Mi auguro solo che anche mio figlio maggiore possa continuare negli studi, perchè è necessaria la preparazione, la migliore professionalità. Spero di poterlo accompagnare in questo investimento. Se vado in ”cassa” che si fa?». Regali a Natale? «Non ci ho pensato – conclude – vedremo con la tredicesima».
Mauro, 54 anni, capo responsabile di una ditta d’appalto specializzata nella coibentazione, abita a San Dorligo della Valle. Lavora in cantiere dal ’74: «Risparmi? Intanto vengo a lavorare in corriera. Fortunatamente non ho figli. Della nuova commessa se ne parlava. È la benvenuta, almeno si lavora un po’. È una boccata d’ossigeno. Forse mi basterà per andare in pensione».
Franco, dipendente in appalto, ha il tempo contato: «Va già bene se i soldi coprono le due settimane del mese. Il mutuo, i figli, la scuola e si deve mangiare. Se va bene un paio di scarpe all’anno, usate. La nuova commessa? Benvenga. Vedremo come andrà a finire. Siamo stanchi, non se ne può più». Gaetano: «Penso che con questa commessa le cose potranno migliorare. Per quanto mi riguarda, mi trovo bene nell’impresa per la quale lavoro e a bordo imparo molto. Certo, non sono tempi facili, ma intanto l’importante è che ci sia ancora lavoro». Matin, 33 anni, bengalese è in Italia da 9 anni e lavora in Fincantieri da 8: «Qui sono solo. Finchè c’è lavoro riesco a mandare i soldi alla mia famiglia, in Bangladesh». Matteo e Giovanni sono entrambi sposati e giovani. Lavorano in subappalto: «Una nuova commessa? Meglio anche per noi. Perchè se il lavoro si ferma, siamo fuori, bisogna cercare altrove». Anche loro fanno i conti alla giornata: «Vorrei comperare casa – spiega uno dei due -, ma, in queste condizioni non voglio impegnarmi, non sono sicuro». Natale più sereno? Sorridono: «Andremo a mangiare la pizza fuori».
«È un buon auspicio – risponde Riccardo, lavoratore diretto -, poi vedremo, anche se ci sarà la ”cassa”. Forse con la nuova commessa qualcosa migliorerà». Lorenzo, dipendente diretto: «Ogni anno c’è la paura. Poi arriva la commessa. Confido anche nelle alternative. Del resto, è un momento in cui tanti fanno la ”cassa” in Italia».
Per Alberto, che lavora in subappalto, si tira la cinghia: «C’è speranza – osserva -, almeno potrò pagare i mutui che sto dilazionando. La gestione familiare resta al minimo indispensabile. A Natale i regali saranno solo per i bambini piccoli».

Il Piccolo, 04 dicembre 2009 
 
Pizzolitto: la commessa a Fincantieri non basta Emergenza lavoro, si rischiano nuove povertà  
Il sindaco: i problemi sono tanti proprio quando vengono tagliate le risorse ai Comuni
 
 
di LAURA BORSANI

«La nuova commessa a Fincantieri è un segnale positivo, che accogliamo come tale, poichè dovrebbe quantomeno evitare una cassa integrazione pesante. Ma non è finita qui. Non abbiamo risolto i problemi». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, lo ha ribadito, anche l’altro giorno, davanti ai sindaci dell’Isontino, riuniti in coordinamento per fronteggiare il problema dei tagli ai trasferimenti ordinari per gli enti locali: «Il ragionamento in prospettiva resta aperto. Bisogna vedere quali saranno le altre commesse, di fronte ad un mercato altamente competitivo. Si tratta della prima assegnazione del 2009, in un comparto che richiede continuamente la realizzazione di navi da crociera». Insomma, la nuova maxi-passeggeri Carnival da 130mila tonnellate, gemella della Dream, non basta per dire che la crisi «è in uscita». Le emergenze restano con tutto il loro peso, economico, occupazionale, sociale. Uno scenario che si lega a filo doppio con le riduzioni dei trasferimenti ai Comuni, proprio nel momento in cui andrebbero potenziati invece gli interventi da mettere in campo.
Pizzolitto ha utilizzato una metafora per rendere l’idea della realtà: è come essere in un grande ingorgo dove le prime auto iniziano a muoversi, ma le ultime restano bloccate.
«La situazione resta comunque delicata – ha aggiunto il primo cittadino -. Il problema di fondo resta il lavoro, mentre la Regione ha meno risorse da distribuire per le emergenze territoriali già esistenti e che oggi, in presenza di questo stato di crisi, rischiano di far temere nella tenuta sociale». Pizzolitto parla pertanto di possibili «nuove povertà», considerando che si è ampliata ulteriormente la forbice tra i sostegni finanziari pubblici («una coperta improvvisamente più corta») e le aumentate istanze sociali. «Sono molto preoccupato – ha osservato il sindaco -. Per questo invito a smetterla di correre dietro a falsi problemi, concentrandoci invece sulle reali criticità».
Occupazione, dunque, ma anche la questione-centrale, per la quale, aggiunge Pizzolitto, «non vedo chiaro sul processo di metanizzazione, nè vedo la Regione consapevole del patto stretto all’epoca della giunta-Illy». La preoccupazione passa anche attraverso la sanità, con l’ospedale San Polo che, alla luce del Piano regionale, rischia un forte depotenziamento. E, ancora, la privatizzazione dell’acqua prospettata dal disegno di legge al vaglio del Parlamento.
Una realtà difficile da gestire, mentre intanto si prospetta l’organizzazione di un Consiglio comunale dedicato alla sicurezza, alla presenza del prefetto e delle forze dell’ordine. Per preparare al meglio l’importante appuntamento, il consigliere del Pd e presidente della Commissione consiliare ”Organizzazione dell’amministrazione”, Fabio Del Bello, presenterà nei prossimi giorni la bozza del volume di autori vari ”Ruolo e responsabilità del nuovo ente locale nelle politiche per la sicurezza urbana, la legalità, il decoro civico. Il caso Monfalcone».

Il Piccolo, 01 dicembre 2009
 
DUEMILA FANS HANNO ADERITO ALLE DUE PAGINE: UNA CONTRO E L’ALTRA A DIFESA DELLA COMUNITÀ ASIATICA  
Il caso-bengalesi divide la città su Facebook  
Accuse reciproche di razzismo ed eccessivo lassismo. Le dimissioni di Luise tengono banco nel dibattito
 
 
di FABIO MALACREA

La ”piazza dei bangla” divide Monfalcone su Facebook. A colpi di accuse di razzismo e controaccuse di eccessivo lassismo. Un dibattito che coinvolge ormai quasi duemila persone: 1030 i fan messi assieme da ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e senza bangla”, la pagina polemica che ha aperto il dibattito sul web, alla quale è stata subito appiccicata l’etichetta di razzista soprattutto per i toni di alcuni interventi. E 818 i membri della pagina antagonista, ”Monfalcone pulita nei cervelli”, che si definisce ”gruppo di resistenza civile per chi vuole pensare alla Monfalcone di domani e non a quella di ieri”, messo in piedi da Arturo Bertoli, ex consigliere dei verdi e dei Cittadini di Monfalcone, ormai lontano dalla politica attiva. E proprio oggi, al Centro giovani, Bertoli e amici si incontreranno nella prima convention per conoscersi e dibattere il tema della ”deriva razzista” contro una comunità pacifica e lavoratrice in cui la città rischia di precipitare.
Al centro della polemica a distanza c’è piazza della Repubblica – quella rinnovata tre anni fa – che è diventata il centro di ritrovo della comunità bengalese cittadina. Secondo il fondatore di ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e senza bangla”, l’obiettivo iniziale era una critica alla nuova piazza: sporca e disordinata, diventata il punto di ritrovo di tanti stranieri. Al via del dibattito però i toni razzisti non si sono fatti attendere. Gli ultimi di questi giorni. Livio: «Ciò che sta avvenendo si commenta da solo. Vedrete in futuro le conseguenze di tanta tolleranza, sulla vostra pelle non sulle vostre parole. Grazie politici monfalconesi». Gigi: «Ma perchè una buona volta non andiamo a dirglielo ai nostri politici e agli imprenditori». Molto attivi soprattutto gli studenti, i liceali, ma anche chi è critico verso le posizioni più estreme.
Proprio i liceali, gli altri, sono diventati lo zoccolo duro del gruppo antagonista ”Monfalcone pulita nei cervelli”. Che in poche settimane è riuscito a raccogliere un bottino di fans quasi pari a quello avversario. Molto più ”alto” il tono del dibattito. Che non manca di trattare il caso Luise, l’assessore alla Sicurezza dimissionario. Scrive Bertoli: «L’assessore Luise se ne va. Non è riuscito a garantire la sicurezza a Monfalcone che voleva ottenere con le sue ordinanze su bici, sputi e accattoni. La notizia è fresca e io mi sento più insicuro: cosa faccio adesso se vedo una bici appoggiata al muro, se incontro un francese (sputacchiano mentre parlano…) o se qualcuno allunga una mano e mi chiede un euro?». Replica Fabio: «Penso che non sia stato il senso del dovere a muovere Luise. Immagino una sua nuova collocazione che gli offre il massimo dei ruoli ricopribili a Monfalcone».
Ma spazio viene dato anche alla questione moschea e alla raccolta di firme promossa dalla Lega. C’è chi propone una contromanifestazione, che non c’è stata, altri che si appellano alla tolleranza. Silvia: «Sono convinta che la tolleranza sia uno degli ingredienti della nostra libertà e che il pensiero leghista sia quanto di più ottuso. Questi banchetti nascono con intenzione primaria di creare tensione e discordia».
Ma è sulla difesa diretta dei diritti degli immigrati del Bangladesh che il dibattito si accende. Un’altra Silvia: «I bengalesi sono persone di un’altra etnia che cercano di rifarsi una vita. Probabilmente qualcuno non sa che cinquant’anni fa eravamo noi italiani a fare gli immigrati fino alle coste dell’Australia. Ci chiamavano sporchi italiani e le condizioni di vita erano indecenti. Ma non abbiamo ancora capito niente?».
Insomma, dibattito aperto e contrapposizione sempre più netta. E il caso – quello della ”piazza dei bangla” – intanto è finito sulla stampa nazionale e sulla Rai.
 
Il Piccolo, 01 dicembre 2009
 
CONVENTION DI ”MONFALCONE PULITA NEI CERVELLI”  
Il dibattito oggi esce dal web
 
 
Dopo aver raccolto oltre 800 iscritti in pochi giorni, in risposta al gruppo ”Monfalcone pulita, piazza vecchia e…. senza bangla”, il gruppo ”Monfalcone pulita nei cervelli” esce da Facebook ed entra nella città reale. Lo fa dando un appuntamento a tutti i suoi iscritti per oggi, dalle 17.45 alle 20, al Centro giovani di viale San Marco. Un luogo non casuale: il sito Facebook di risposta a quello anti-bengalesi è nato anche dalla constatazione che molti studenti, soprattutto liceali, avevano dato voce al gruppo ”contestatore”. Ecco perchè quelli di ”Monfalcone pulita nei cervelli” hanno inteso dare un segno chiaro e indire la sua prima uscita pubblica in un luogo che tradizionalmente è dedicato ai giovani della città. La motivazione della riunione è chiara: «Incominciare a pensare alla Monfalcone di domani che non può essere quella che vorrebbe la Lega. Cosa fare per iniziare a ragionare e a metterci del nostro? Primo incontro della Monfalcone positiva».
Già confermata la partecipazione di molti rappresentanti politici locali: l’assessore ai Lavori Pubblici di Staranzano Michele Rossi e quello all’Urbanistica Maurizio Negrari, il consigliere comunale Emiliano Zotti, il vicesindaco di Monfalcone Silvia Altran, il consigliere comunale di Staranzano Flavio Pizzolato, Vincenzo Incarnato, solo per citarne alcuni. Ciò che però salta all’occhio è l’adesione di molti ragazzi delle scuole cittadine, specie del Liceo, che evidentemente si sono sentiti tirati in ballo e non ci stavano a essere bollati come razzisti. Molti hanno anche partecipato alle discussioni che in queste settimane, dopo la nascita del gruppo, sono sorte sulla pagina web. Una risposta, quella del gruppo ”Monfalcone pulita”, anche all’iniziativa della Lega Nord che aveva installato un gazebo in piazza per raccogliere firme contro la moschea. (e.o.)

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
INCONTRO DEI SOSTENITORI DEL GRUPPO ”MONFALCONE PULITA… NEI CERVELLI”  
«Vogliamo una città che dialoga e costruisce»  
La piazza «si riempie con le iniziative». Sui bengalesi: «Sono qui per lavorare»
 
 
Puntare a una Monfalcone diversa da quella «pensata da Razzini», creando un’idea diversa da «io per il mio e il meno fortunato crepi». Questo l’obiettivo della prima riunione ”non virtuale” del gruppo ”Monfalcone pulita… nei cervelli”, che da Facebook è sbarcata nella realtà. E già alla sua prima uscita i bersagli non sono mancati. C’è chi ha parlato di «campagna di stampa contro gli stranieri». C’è chi ha dato addosso all’amministrazione comunale, che pensando alla piazza come il ”salotto buono”, di fatto lo pensa come intoccabile per tutti i cittadini. Non c’erano tutte le 120 persone che hanno aderito su Facebook all’iniziativa, ma almeno la metà sì, ieri, alla sala dell’Istituto Vivaldi, dove gli organizzatori del gruppo, Arturo Bertoli e Tiziano Pizzamiglio, hanno rivelato la loro idea di partire con una serie di appuntamenti fissi per «evitare una deriva oscurantista come quella che si sta verificando in questi mesi».
Una situazione per la quale Dario Antonaz ha chiamato in causa le responsabilità dell’amministrazione comunale ma anche dei media. «L’amministrazione comunale – ha aggiunto – dovrebbe parlare di problemi veri, non inseguire la Lega Nord in campagne in cui è irraggiungibile». Chiaro riferimento alle ordinanze sulla sicurezza, che hanno «sanzionato comportamenti chiaramente identificati come quelli degli stranieri».
Per quanto riguarda la piazza, una risposta è stata data dall’ex sindaco Adriano Persi. «La piazza non è mai stata usata, è sempre stata più un simbolo: se si vuole cambiare, allora la si deve riempire di iniziative». Per quanto riguarda i bengalesi, invece, «si deve considerare che sono comunque persone venute qui per lavorare, questo la gente lo deve capire. Perchè molti di quelli che hanno firmato contro la moschea non sanno neppure perchè lo hanno fatto: spesso, per puro istinto di sopravvivenza». Punto sottolineato da più interventi è stato poi la presenza di molti giovani nel gruppo avverso (”Monfalcone pulita, piazza vecchia e…. senza bangla”), specie delle scuole locali.
«Dobbiamo invitarli a partecipare a questi incontri, per capire cosa stanno facendo. Dov’è il cristianesimo in questi frangenti? Dov’è il buon Gesù del ”bussate e vi sarà aperto?”». Come ha spiegato l’insegnante goriziano Paolo Mileta, «quello che più mi colpisce è che molti di questi sono miei ex alunni che provengono da famiglie di trasfertisti o bosniaci, insomma persone che, loro stesse, hanno vissuto un’emigrazione». Come mai? «Perchè c’è paura, il malessere viene dalla pancia delle persone e non dal cervello delle persone. Sulle radici di queste paure si deve ragionare», ha detto Bettina Binsau, tedesca residente a Monfalcone da vent’anni. Quello a cui si deve puntare, quindi, è creare uno spirito costruttivo, discutendo dei problemi veri della città e del modo in cui risolverli. E su tutto questo, un appello: che non sia dia per scontato che ormai si stia consegnando Monfalcone alla destra. (e.o.)

Il Piccolo, 28 novembre 2009 
 
Disoccupazione, cresce il timore micro-criminalità  
L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri impone una riflessione sulla tenuta sociale della città
 
 
di LAURA BORSANI

La crisi economica, con la perdita di centinaia di posti di lavoro, rischia di rendere esplosiva una situazione che già fin d’ora si presenta difficile sotto il profilo sociale. L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri fa infatti scattare il timore-microcriminalità a Monfalcone. La rapina dell’altro giorno alla Unicredit di Ronchi è stata letta da più parti come un ”anticipo” di quanto potrebbe succedere se la città e il mandamento dovessero fare i conti, da soli, con un improvviso aumento della disoccupazione. Nessun allarme concreto, per ora, ma le istituzioni sono chiamate a muoversi per tempo. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto pone precisi distinguo, chiamando in causa anche il patto di legalità sul quale chiede di fare il punto in un icontro con il prefetto: «La situazione è delicata. La sicurezza strutturale è legata al livello dello stato sociale. E la crisi non può che ripercuotersi sul disagio delle famiglie». Pizzolitto propone l’immagine di un grande ingorgo dove se le prime auto iniziano a muoversi, le ultime restano bloccate: «Il nostro territorio sta vivendo un periodo ulteriormente ansiogeno, in relazione all’incerta situazione di Fincantieri. A ciò si aggiungono i tagli ai traferimenti della Regione ai Comuni che, solo grazie a trattative, sono scesi dal 19,30% al 13%. Sono tagli rilevanti, che fanno seriamente temere nella tenuta del sistema degli enti locali, anche perchè si tratta di riduzioni strutturali proposte come emergenze contingenti ma senza che sia chiaro il ruolo dei Comuni». Tenuta economica, degli enti locali, occupazionale e sociale. «La preoccupazione è generale. Ma va sgomberato il campo dalle emozioni». Pizzolitto parla di ordine pubblico convenendo sul fatto che venga alzato il livello di attenzione. Di una riflessione sul patto di legalità, pur se «al momento, mi risulta che la situazione sia comunque sotto controllo». E sottolinea: «Il mio ruolo istituzionale non viene meno. Resto pronto a mettere a disposizione tutti gli strumenti utili e necessari. Rispetto le normative, compreso l’utilizzo delle telecamere». Preoccupazione esprime il consigliere dell’Udc, Giorgio Pacor: «La situazione di Fincantieri è aperta, specie in relazione ai dipendenti interni. Se ci si augura che gli scarichi di lavoro siano lenti, non si evidenziano, al momento, chiare prospettive alternative al blocco delle commesse. In questo ragionamento pongo anche la questione sicurezza, distinguendo tra gli aspetti legati al vivere civile, che attengono alla regolamentazione comunale, in capo al sindaco, richiedendo una riorganizzazione dei controlli territoriali da parte dei vigili urbani, e la sicurezza legata al patto di legalità. Mi chiedo, e ho chiesto al sindaco, a che punto sono i previsti monitoraggi semestrali e se il protocollo venga attuato. C’è inoltre la necessità di verificare se le politiche di diversificazione industriale funzionano, come il rilancio del Porto e la valorizzazione della nautica e del turismo». Il consigliere del Pdl, Giuseppe Nicoli, spiega: «Ci preoccupa fortemente l’atteggiamento quasi disinteressato del sindaco. Il Pdl, in modo responsabile, vuole aggredire il problema in modo prioritario, adottanto le contromisure per evitare nuove tensioni sociali e rischi. Il sistema è concatenato: la situazione economica condiziona quella sociale, che condiziona la sicurezza e, a sua volta, la prospettiva futura, la quale, e qui il cerchio si chiude, condiziona l’economia. Servono provvedimenti urgenti per tutti questi ambiti». Interviene anche il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, dopo che, peraltro, l’altra sera in Consiglio, il capogruppo Sergio Pacor ha denunciato una serie di danneggiamenti alle auto in centro, questo mese, e atti vandalici ripetuti. «Anche grazie alle misure del Governo – dice Razzini – in Italia la crisi è meno pesante. È tuttavia evidente che Monfalcone non sia esente da contraccolpi. Vogliamo che vengano in primis salvaguardati i dipendenti nostrani. L’immigrazione di massa che ha conosciuto la città senza porre un’adeguata politica di accoglienza rischia di scaricare e aumentare i problemi sociali. È molto preoccupante». Razzini parla di un «salto di qualità anche per Fincantieri attraverso nuove vocazioni produttive compatibili assieme allo sviluppo del Porto e della nautica». Il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli, osserva: «La crisi economica che manda a casa la gente produce disagio per le famiglie. Subiremo più infrazioni alle leggi e meno tranquillità sociale. Molti commercianti hanno fatto ricorso ai sistemi di allarme collegati alle forze dell’ordine. L’Ascom ha inoltre stabilito un contratto con un istituto di vigilanza al quale hanno aderito diversi soci».
 
Pizzolitto: poche risorse questo il vero problema  
«Inadeguati i fondi per far fronte alla perdita del posto»
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo sottolinea: «I fomentatori del livello emotivo sulle questioni sono gli stessi che oggi hanno in mano tutte le leve per gestire e tenere sotto controllo la situazione. Il sindaco mette a disposizione tutte gli strumenti che è in grado di garantire. Perchè bisogna uscire dall’equivoco. I problemi veri sono sotto gli occhi di tutti: sono il lavoro, la questione sociale, i tagli ai trasferimenti regionali, quindi le risorse inadeguate per fronteggiare le emergenze di carattere occupazionale e sociale. L’ospedale che rischia di venire declassato a struttura di serie B».
Il primo cittadino lo vuole ribadire: «Il mio è l’atteggiamento istituzionale di un sindaco che applica e applicherà gli strumenti messi a disposizione dalla normativa. Il patto di legalità mette in moto un progetto interistituzionale che fa capo al prefetto. Che venga dunque eseguita la verifica, che vengano illustrati i dati. Anche se mi risulta che la situazione sia al momento sotto controllo». Pizzolitto, tuttavia, aggiunge: «Credo che dobbiamo evitare di profetizzare solo scenari bui, ritengo invece sia giusto affidarsi anche all’ottimismo della ragione. Se infatti non si nega che vi siano problemi reali e concreti, c’è anche da tener in considerazione le molte risorse e le responsabilità positive espresse dal territorio. Non mancano infatti gli strumenti e le potenzialità utili per affrontare la situazione, a cui dobbiamo attenerci. Il mio auspicio – ha concluso il sindaco – è che ci si muova seriamente verso una reale integrazione sociale, non suscitando emozioni e ponendo questioni che parlano solo alla ”pancia” dei cittadini, infondendo timori e paure».
 
Una conferenza economica per uscire dalla crisi
 
Il Monfalconese e il resto della provincia si ritroveranno per decidere come uscire dalla crisi economica a inizio anno. L’ex albergo impiegati sarà  la sede il 16 gennaio della Conferenza economica territoriale, sollecitata poco meno di un anno fa ormai dai consiglieri dell’Unione di centro Giuliano Antonaci e Antonello Murgia a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale.
A dare l’annuncio dell’appuntamento è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto sollecitato nella riunione di giovedì sera del Consiglio comunale proprio da Antonaci a spiegare perché la Conferenza economica non si fosse ancora tenuta.
«Subito dopo l’approvazione dell’ordine del giorno “anti-crisi” da parte del Consiglio comunale all’inizio di quest’anno – ha spiegato il sindaco -, mi sono subito mosso nei confronti della Provincia e dei sindacati. Vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese e anche andare oltre a una fotografia dell’esistente».
Secondo il sindaco, si trattava e si tratta di mettere in campo delle soluzioni. «Il ritardo deriva da questo secondo compito che mi sono dato», ha sottolineato Pizzolitto, auspicando che la Conferenza economica il 16 gennaio consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina.
«Nel frattempo non siamo rimasti fermi – ha aggiunto – e abbiamo cercato, anche su sollecitazione dei lavoratori di alcune fabbriche, di alleggerire la situazione di chi si trova in cassa integrazione o mobilita».
In aula giovedì sera è approdato anche il ritrovamento di sepolture e resti umani nell’area dell’ex cimitero di via dei Cipressi a causa dei lavori in corso per potenziare la viabilità dell’area.
Il consigliere del Pdl Giuseppe Nicoli ha chiesto all’amministrazione comunale se non si sarebbero potuti bloccare i lavori almeno per qualche giorno per consentire di gestire la vicenda con maggiore sensibilità.
L’assessore ai Servizi cimiteriali Giordano Magrin e l’assessore ai Lavori pubblici Gianluca Trivigno hanno risposto che tutte le procedure previste in una situazione del genere sono state rispettate, i resti sono stati immediatamente prelevati e trasferiti nell’ossario del cimitero comunale e che l’ente locale sta effettuando ricerche di archivio per tentare di dare un nome ai resti. (la.bl.)
 
RONCHI. LA CRISI E I REDDITI 
Cresce la povertà, attivate oltre 500 ”carte famiglia”

 
RONCHI Numeri che mettono sotto pressione l’Ufficio assistenza del Comune di Ronchi dei Legionari. E che sono emblematici del fatto che l’emergenza economica e occupazione non è ancora un ricordo del passato. Sono 506 le carte famiglia attualmente attive in città, mentre 74 sono scadute e devono essere rinnovate con l’applicazione dell’Isee aggiornato.
Su una popolazione di oltre 12mila abitanti e di quasi 5.500 famiglie significa che non sono pochi coloro i quali hanno un basso reddito. Ma non finisce qui, visto che 397 titolari della carta hanno anche beneficiato del contributo sull’energia elettrica, liquidato direttamente dall’Amministrazione regionale.
La Carta famiglia prevede la suddivisione degli aventi diritto in tre fasce, a seconda della composizione del nucleo familiare, dei figli a carico e degli indici dell’Isee. Ed a Ronchi dei Legionari, attualmente, la maggior parte delle famiglie, 180, sono a bassa intensità. Ancora una volta l’attenzione nei confronti delle famiglie e della popolazione a rischio è altissima. Nell’ultimo Consiglio comunale, va ricordato, sono stati aggiunti ulteriori 30mila euro ai 110mila già stanziati per interventi a sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà economiche. Nel 2009, poi, la municipalità ronchese spenderà oltre 2 milioni e 792mila euro, il 32% del bilancio, nel settore sociale e che comprende la gestione dei servizi dedicati agli anziani, gli aiuti economici alle persone in difficoltà ed alle famiglie, ma anche gli interventi nei confronti dell’infanzia e dei disabili. Rispetto al 2008 un aumento del 9,8%, con un maggior impiego di 249.234 euro. Qualcosa come 200mila euro, ancora, sono state destinati per il pagamento delle rette di ricovero dei cittadini in strutture per anziani od in strutture psichiatriche, mentre 7mila euro sono quelli che saranno impiegati per il contributo annuale nella spesa sanitaria agli indigenti. Saranno abbattute tariffe per i rifiuti pari a 12mila euro e ciò nel rispetto del protocollo firmato con le organizzazioni sindacali dei pensionati. (lu.pe.)

Il Piccolo, 06 dicembre 2009
 
RONCHI. LA CIFRA COMPLESSIVA STANZIATA PER TUTTA L’ASSISTENZA SUPERA I 3 MILIONI DI EURO  
Spesa sociale, 8% in più a causa della crisi  
Nel 2009 è aumentata la richiesta di aiuto al Comune da parte delle famiglie in difficoltà
 
 
RONCHI Una cifra che supera i 3 milioni di euro. E che rappresenta l’oltre 30% del bilancio. L’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari “investe” ancora sul settore sociale e sta per chiudere l’anno con un impegno che, rispetto alla previsione di marzo, “sfiora” di oltre 220mila euro. Perché le necessità sono molte, le emergenze sempre in numero maggiore e nonostante la coperta sia più corta ci sono settori, come la gestione delle strutture per anziani, l’asilo nido e gli interventi a favore dei cittadini in condizioni economiche precarie, ai quali non si può rinunciare. Così, nel dettaglio, 1 milione e 513mila euro saranno spesi per le strutture residenziali e di ricovero per gli anziani, contro 1 milione e 331mila euro del 2008 e la cifra di 1 milione e 78mila euro del 2007.
Quest’anno, poi, verranno impiegati 795mila euro per l’assistenza diretta alle famiglie e ai cittadini in difficoltà, contro i 697mila euro del 2008 ed i 598mila euro del 2007. E ciò la dice lunga sul fatto che la crisi sia ancora di grande attualità e come la municipalità ronchese si trovi di fronte all’esigenza di dare risposte precise in merito al cosiddetto “taglia affitti”, ma anche ai contributi erogati per il pagamento delle bollette o per l’acquisto dei medicinali.
«La spesa nel settore sociale è cresciuta gradualmente nell’ultimo triennio di oltre il 30% – sono le parole dell’assessore alle Finanze, Savio Cumin – e in particolare nell’ultimo anno abbiamo dovuto aumentare il capitolo di oltre l’8% con una spesa che supera i 200mila euro. Nel corso di questi dodici mesi l’impegno di natura strettamente assistenziale è cresciuto di 180mila euro e ciò proprio a causa del persistere della crisi economica ed occupazionale. Sono in numero sempre maggiore le famiglie che si rivolgono a noi per chiedere una mano». Guardando ancora ai dati del 2009 il bilancio in questo settore si completa con i 563mila euro per il nido, i servizi per l’infanzia e i minori, contro una spesa di 540mila euro del 2008 e di 499mila euro del 2007.
Luca Perrino

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
FINCANTIERI
Fumo sulla Queen Elizabeth: evacuati 200 lavoratori 
Procedure di emergenza scattate immediatamente Nessun caso di intossicazione

di DOMENICO DIACO

Una denso fumo bianco accompagnato da un odore acre ha invaso ieri mattina la sala macchine della Queen Elizabeth, la nave in fase di costruzione nel bacino della Fincantieri. Circa duecento operai sono stati fatti immediatamente evacuare. Nessuna lavoratore ha subito conseguenze. Le procedure per la sicurezza in caso di emergenza hanno funzionato perfettamente, come rilevato dalle Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom e Uilm che subito dopo il fatto hanno voluto incontrare la direzione aziendale dello stabilimento.
Il fumo era fuoriuscito da una delle moltissime manichette installate all’interno della nave per consentire l’aerazione dei locali e quindi migliori condizioni di lavoro oltre che convogliare i fumi in caso d’incendio. Il fatto si è verificato in una sezione di poppa della nave. Avvistato il fumo è subito scattato l’allarme, dato dal personale addetto alla sicurezza e dai cosiddetti ”guardiafuoco”. Le procedure di comunicazione verbale hanno funzionato perfettamente, come sottolineato dagli stessi rappresentanti dei lavoratori, così che in breve tutti gli operai impegnati all’interno del primo ponte della nave, dipendenti di Fincantieri e delle ditte esterne, sono stati avvertiti e hanno abbandonato la nave.
I pompieri del servizio antincendio interno, muniti di maschere pressurizzate e autorespiratori, hanno quindi effettuato un sopralluogo all’interno della sezione della nave interessata dal fumo, hanno rimosso la manichetta da cui proveniva il fumo e aerato i locali. Dopo circa due ore l’emergenza era finita ed è potuto riprendere il lavoro.
Le cause di quanto accaduto sono tuttora in fase di accertamento, come riferito dall’azienda, ma non è escluso che un un pezzo di ferro incandescente sia penetrato nella manichetta di aspirazione provocandone il surriscaldamento e quindi la fuoriuscita di fumo.
Nel corso dell’incontro con la direzione aziendale le Rsu dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno dato atto di come la procedura di emergenza abbia funzionato a dovere, ma hanno pure avanzato richiesta, riferisce Moreno Luxich, delegato sindacale Fiom, di una verifica sulle manichette installate e sul materiale con cui sono realizzate.

Il Piccolo, 01 dicembre 2009
 
INCIDENTE DURANTE IL COLLAUDO DI UNA DELLE GRU CHE MOVIMENTANO LE SCIALUPPE  
Crolla contrappeso di 5 tonnellate su ”Azura”  
Il blocco caduto su un’area transennata e presidiata. Sciopero immediato: fermato il cantiere per due ore
 
 
di LAURA BORSANI

Cade un contrappeso da cinque tonnellate e mezzo durante il test di collaudo da una delle due gru di bordo che movimentano le scialuppe di salvataggio, a causa del mancato funzionamento del dispositivo di frenata. Durante la caduta del pesante contrappeso sono state schiacciate le ceste delle saldatrici, fino a raggiungere terra, danneggiando materiali e le stesse saldatrici. Il tutto, in un’area, pur ”blindata” da due uomini preposti, attraversata da cavi elettrici e tubature del gas.
È accaduto ieri mattina, attorno alle 10.30, sotto gli occhi dei lavoratori durante alcuni test di prova sulla passeggeri ”Azura”, in allestimento alla banchina che si affaccia sul bacino di Panzano, all’interno dello stabilimento.
Il fatto ha mobilitato i lavoratori e i sindacati che, alla luce dell’evento, hanno proclamato due ore di sciopero, da mezzogiorno alle 14. Le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm, con i coordinatori di stabilimento Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, hanno convocato, subito dopo l’incidente, un’assemblea dei lavoratori, tenutasi in sala-mensa.
Quindi i rappresentanti sindacali, assieme ai lavoratori sia del primo turno che di giornata operanti in cantiere, si sono raccolti in corteo, raggiungendo la direzione aziendale. I coordinatori di Fim, Fiom e Uilm di stabilimento, con i lavoratori in parte presenti all’incontro e gli altri all’esterno, si sono confrontati con il capo di produzione e con il capo centro deputato all’area allestimento.
Dai responsabili aziendali sono giunte assicurazioni sul rispetto delle procedure di sicurezza ai fini della salvaguardia delle persone, considerando altresì che pur sempre si tratta di prove e, come tali, soggette a imprevisti, comunque migliorabili.
Spiegazioni che non hanno convinto i rappresentanti sindacali. «Le risposte avute dal capo di produzione – ha osservato Moreno Luxich, coordinatore Fiom nella Rsu di stabilmento – non ci soddisfano. Non tolleriamo la considerazione secondo la quale i test siano migliorabili, quando ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto. La sicurezza non si affronta dopo che gli incidenti succedono. Certo – ha convenuto Luxich – è previsto dalle procedure che non ci sia nessuno sotto l’area di sollevamento, ma non è neppure previsto che un contrappeso di oltre cinque tonnellate precipiti al suolo. Servono misure affinchè questo non accada».
Luxich ha posto l’accento sul rispetto della sicurezza in termini complessivi, di approccio al problema: «Quanto è accaduto è significativo – ha osservato -. Vuol dire che quanto denunciamo sulla sicurezza non viene recepito. Abbiamo la sensazione che i rappresentanti preposti alla sicurezza non vengano ascoltati. Tutto si può migliorare, ma non dopo che un incidente sia avvenuto. Chiediamo con forza la costanza dei controlli, per questo lo sciopero proclamato vuole andare oltre il fatto registrato, volendo segnalare il costante disagio vissuto dai lavoratori. Chiediamo formalmente che venga rivisto il sistema che attiene alle procedure di sicurezza».
A fare eco il coordinatore Fim nella Rsu di stabilimento, Michele Zoff: «Quanto è accaduto è grave – ha esordito -. Sono eventi che non devono succedere, senza voler estremizzare alcunchè. Qui si tratta di sicurezza e per questo anche incidenti di questo genere non devono essere minimizzati. Ci hanno spiegato che tutto era in regola sotto il profilo delle procedure, per noi no, considerato quanto è avvenuto».
Il rappresentante della Uilm, Andrea Holjar ha aggiunto: «Fortunatamente l’incidente, a parte i danni registrati, non ha avuto altre conseguenze. Siamo preoccupati, anche l’altra settimana ci sono stati problemi con i sollevamenti. Abbiamo avuto un incontro in direzione, ma riteniamo che non si affrontano così i problemi. Ciò che è grave – ha concluso il sindacalista – è che, di fronte ad un evento di questa portata, non siano stati preavvertiti e coinvolti i lavoratori rappresentanti per la sicurezza. Non ci si può accorgere che qualcosa non ha funzionato solo alla luce dei fatti».
 
PARLA FINCANTIERI  
«Rispettata la sicurezza durante i test»
 
 
Il freno idraulico della gru che accompagna la discesa della scialuppa di salvataggio non ha tenuto. Le prime tre frenate hanno dato esito positivo, l’ultima, invece, a circa un metro da terra, non si è verificata, provocando la caduta del contrappeso. L’azienda ha confermato ciò che ritiene un «imprevisto da mettere in conto, trattandosi proprio di test di collaudo».
Sull’evento è stata pertanto aperta un’indagine interna per verificare cosa non ha funzionato e per quale motivo. L’azienda ha precisato che le gru, durante queste prove, vengono appositamente sovraccaricate, sostenendo quindi un peso superiore all’effettivo carico da sopportare, testandone la resistenza. Con ciò considerando che si tratta di prove e, come tali, è stato precisato, contemplano in sé eventuali imprevisti, per i quali prevedere le opportune correzioni.
L’operazione di collaudo, è stato ancora spiegato, è avvenuta ottemperando comunque a tutte le procedure di sicurezza, con l’operatore dall’alto della struttura a sovrintendere alle manovre, mentre, a terra, altri due operatori mantengono lo sgombero dell’area sottostante l’attività di collaudo, vietata al passaggio delle persone. Dunque, ha ribadito l’azienda, le scansioni in ordine alla sicurezza sono state regolarmente attivate, presupponendo margini di errore legati ai soli danneggiamenti alle cose.

Messaggero Veneto, 01 dicembre 2009
 
Monfalcone. La struttura di oltre cinque tonnellate ha danneggiato una nave alla Fincantieri. I sindacati contestano l’azienda  
Cade un contrappeso, tragedia sfiorata
 
 
MONFALCONE. Un contrappeso di circa 5 tonnellate e mezzo è caduto ieri, a bordo dell’Azura, nave in allestimento nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
L’incidente, che avrebbe potuto sfociare in una tragedia, non ha provocato fortunatamente alcuna conseguenza per le persone, ma ha provocato notevoli danni a strumenti di lavoro che sono stati schiacciati dall’enorme peso.
L’incidente è avvenuto in mattina sul ponte 7, lato banchina, durante il test di sollevamento delle piccole gru che vengono utilizzate per lo spostamento delle scialuppe e che proprio per l’occasione sono sovraccaricate proprio per metterle nelle condizioni di massimo sforzo.
I freni di una delle due gru non hanno retto, il manufatto è scivolato e il contrappeso è caduto a terra andando a schiantarsi su una cesta che conteneva strumenti di lavoro, tra cui delle saldatrici.
L’enorme peso ha inoltre danneggiato anche altre superfici dell’Azura, maxi-passeggeri da 116 mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, che a bordo potrà accogliere 3.118 ospiti in 2.180 cabine, oltre a 1.265 componenti dell’equipaggio e che dovrebbe essere consegnata all’armatore nella primavera 2010. Accanto alla cesta distrutta, correvano inoltre tubature di gas e di impianti elettrici, che se danneggiati avrebbero avuto riflessi ben più gravi sull’esito della produzione, ma che avrebbero potuto avere esiti tragici.
Sembra oltretutto che già la scorsa settimana un incidente simile sia accaduto in salderia. Immediatamente i sindacati, unitariamente, hanno proclamato due ore di sciopero e hanno radunato i lavoratori in sala mensa, dove è stato spiegato quanto era successo ed è stato deciso di rivolgersi all’azienda per avere spiegazioni in merito all’accaduto. I lavoratori e i rappresentanti sindacali, quindi, in gruppo si sono diretti verso la palazzina della direzione.
Le Rsu e parte dei lavoratori sono saliti nella grande sala riunioni, mentre altri sono rimasti davanti agli ingressi degli uffici. «Quello che ci ha detto il vicedirettore non ci ha assolutamente convinto – spiega Moreno Luxich, coordinatore Fiom Cgil nella Rsu – visto che ha affermato che nel corso di un test, incidenti come questo possono succedere. Ma non possiamo accettare una dichiarazione del genere, né che si pensino a migliorie delle sicurezza solo dopo che sono successi dei danni. I lavoratori sono indignati e chiedono che sia sempre prestata attenzione al contesto della sicurezza, soprattutto in un cantiere in cui si parla molto di sicurezza e che dovrebbe già essere sicuro. Bisognerebbe che tutto fosse fatto con attenzione, che invece non c’è».
Preoccupato soprattutto per la mancanza di dialogo e di comunicazione il rappresentante della Uilm Uil, Andrea Holjar. «L’azienda ci ha detto che l’area era stata delimitata e che quindi non c’era nessuno proprio per evitare gravi conseguenze se si fosse verificato un incidente. Ma non basta – dice –. Ci sono gli Rls di stabilimento: sarebbe bastato avvisarli del test che si intendeva fare e avviare la necessaria collaborazione. Il problema è che si scopre ciò che si doveva fare solo quando le cose sono già successe. C’è una mancanza di dialogo che si sta accentuando».
«Sono episodi gravi che non devono essere sottovalutati e che non devono succedere in nessun caso. Bisogna – evidenzia Michele Zoff della Fim Cisl – che ognuno si assuma le sue responsabilità».
L’azienda da pare sua spiega che l’area era stata sgomberata, che le operazioni venivano seguite da due persone, una dall’alto e una dal basso. «Il test è previsto per valutare l’efficienza della nave e sono state attivate tutte le misure di sicurezza del caso – spiega il portavoce di Fincantieri –. Non è successo nulla alla persone perché in questi casi è vietato il passaggio e la permanenza nella zona del testa. Ora bisognerà capire cosa è successo e sarà aperta una specifica indagine».

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