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	<description>Monfalcone - Dall'immaginario alla realtà nel rapporto tra la "grande fabbrica" ed il territorio.</description>
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		<title>Doberdò diventa Comune no Tav</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Jan 2011 07:00:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 14 gennaio 2011    L’AMMINISTRAZIONE SI SCHIERA CONTRO IL PROGETTO DI RFI  Doberdò diventa Comune ”no Tav”  Il sindaco Vizintin: «Sablici rischia la scomparsa e la riserva dei laghi la devastazione» DOBERDÒ Tav indigeribile per il Comune di Doberdò del Lago. Lo mette nero su bianco il sindaco Paolo Vizintin dopo aver attentamente [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4330&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 14 gennaio 2011 <br />
 <br />
<strong>L’AMMINISTRAZIONE SI SCHIERA CONTRO IL PROGETTO DI RFI  </strong><br />
<strong>Doberdò diventa Comune ”no Tav”  </strong><br />
<strong>Il sindaco Vizintin: «Sablici rischia la scomparsa e la riserva dei laghi la devastazione»</strong></p>
<p>DOBERDÒ Tav indigeribile per il Comune di Doberdò del Lago. Lo mette nero su bianco il sindaco Paolo Vizintin dopo aver attentamente esaminato la «copiosa documentazione» ricevuta recentemente da Rete Ferroviaria italiana spa (Rfi). Si tratta del progetto preliminare ferroviario della tratta Ronchi–Trieste nell’ambito della nuova linea Av/Ac (Alta velocità e alta capacità) Venezia–Trieste. Il giudizio del primo cittadino è senza appello: «Da un primo esame della progettazione delle linee, degli studi geologici, geotecnici, idrologici, del piano degli esproprii nonché di ogni altro elaborato e documento allegato è emerso innanzitutto che l’opera, se realizzata, avrebbe un conseguenze gravissime e irreparabili per l’ambiente, il territorio e l’abitato di Sablici nonché un impatto sociale devastante».<br />
I motivi vengono spiegati in una lunga nota dai toni apocalittici. «La linea ferroviaria &#8211; scrive Vizintin &#8211; attraverserebbe infatti la riserva dei laghi di Doberdò e Pietrarossa con enormi viadotti e gallerie, una gigantesca colata di cemento e ferro che deturperebbe gravemente e irreversibilmente il territorio ed il già lesi dalla presenza di elettrodotto, metanodotto e autostrada. Gallerie e viadotti proseguirebbero per il centro di Sablici, dove è previsto l’esproprio ed il vincolo urbanistico di quasi tutta l’area nonché il probabile abbattimento di alcune abitazioni oltre alla realizzazione di vasche per l’accumulo di liquidi pericolosi». E come se non bastasse c’è un altro regalo impachettato nella Tav: «In tale contesto &#8211; aggiunge il sindaco di Doberdò del Lago &#8211; si inserisce la realizzazione di un nuovo raccordo stradale tra le Statali 55 e 14 che passerebbe sotto il viadotto soprastante Sablici e consentirebbe il ritorno massiccio dei Tir sul Vallone».<br />
Il risultato finale? «È ragionevole ipotizzare &#8211; aggiunge Vizintin &#8211; che con questo scenario l’abitato di Sablici di svuoterebbe e sparirebbe dalla cartografia, o perché parte delle case verrebbero demolite o perché i rimanenti residenti si abbandonerebbero le proprie abitazioni per le condizioni di invivibilità venutesi a creare (traffico, inquinamento acustico, scosse etc.)».<br />
Detto tutto questo è chiara la posizione assunta dal Comune di Doberdò del Lago. «Siamo perciò &#8211; puntualizza il primo cittadino &#8211; fermamente contrari, come in passato, a inutili opere faraoniche il cui costo esorbitante graverebbe, come sempre, sui contribuenti italiani ed il cui unico effetto sarebbe quello di deturpare l’ambiente ed il paesaggio, con rilevante pregiudizio per la salute ed il patrimonio dei cittadini. Ci opporremo perciò con ogni mezzo agendo nelle competenti sedi politiche e sociali affinché il suddetto progetto di RFI non trovi seguito».<br />
Le critiche al progetto, tuttavia, non si fermano a questo. «È inaccettabile e preoccupante &#8211; continua Vizintin &#8211; che nella documentazione trasmessa da Rfi non compaia né l’analisi costi-benefici imposta dalla normativa vigente sulla Via (valutazione d’impatto ambientale) per tutte le opere pubbliche né il piano economico finanziario previsto dalla legge finanziari 350/2003». L’unico passaggio costruttivo è messo in coda: «Siamo favorevoli al trasporto su rotaia di merci e persone con sistema dell’Av/Ac &#8211; conclude Vizintin &#8211; purché vengano minimizzati l’impatto con l’ambiente ed i costi sociali. Ciò è possibile in base agli studi effettuati dalle Università di Milano e Torino, dove è dimostrato che sarebbe più che sufficiente una modernizzazione dell’attuale linea ferroviaria».<br />
E, intanto, parte la mobilitazione dei cittadini. Mmercoledì prossimo, 19 gennaio 2010, alle 20, al centro civico “Kremenjak” di Jamiano, si terrà un incontro pubblico per illustrare i contenuti del progetto di Rfi e per raccogliere osservazioni e proposte dei cittadini di Doberdò del Lago.</p>
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		<title>Tutto da rifare per il canile della Cuccia</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 11:55:07 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 11 gennaio 2011</p>
<p><strong>Tutto da rifare per il canile della ”Cuccia”  </strong><br />
<strong>Il Comune sceglie una nuova area. Ma a giugno scade l’ospitalità offerta dal Consorzio di bonifica</strong></p>
<p>Ci sono meno di sei mesi di tempo per dare una nuova casa ai cani e gatti soccorsi a Monfalcone e nel resto del mandamento dall&#8217;associazione La Cuccia, che potrà  contare solo fino a fine giugno sull&#8217;ospitalità  del Consorzio di bonifica. Resta tutto da vedere, però, se basteranno all&#8217;amministrazione comunale per realizzare il primo lotto del canile-gattile, in gestazione ormai da cinque anni.<br />
Il progetto definitivo ormai c&#8217;è, come pure ci sono sempre i fondi, regionali e comunali, quasi 200mila euro in tutto, necessari per procedere alla costruzione del rifugio. Il percorso burocratico e autorizzativo è invece ancora in buona parte da compiere, anche se così non dovrebbe essere. Il Comune ha però deciso che canile-gattile sarà edificato in un&#8217;altra area e non nei 3500 metri quadri individuati già da tempo a fianco di via Chico Mendes, nella zona industriale Schiavetti-Brancolo. A ridosso del biotopo Schiavetti e del Sito di interesse comunitario della foce dell’Isonzo.<br />
A convincere l&#8217;amministrazione a spostare l&#8217;opera ci sarebbero state non a caso difficoltà di carattere ambientale poste dalla collocazione del sito tali da spingere a trovare un&#8217;altra area idonea. Quanto è avvenuto sempre grazie alla disponibilità del Consorzio per lo sviluppo industriale, che già aveva messo a disposizione in comodato gratuito il terreno di via Chico Mendes e ora fornirà con le stesse modalità un altro appezzamento lungo via Bagni nuova, di fronte all&#8217;ex inceneritore. Fin qui tutto bene, ma l&#8217;area è a destinazione industriale e quindi si dovrà prima procedere al cambiamento della sua destinazione d&#8217;uso con una variante al Piano regolatore, che sarà all&#8217;esame del Consiglio comunale nelle prossime settimane.<br />
L&#8217;approvazione della variante, la cui elaborazione ha richiesto una nuova perizia geologica, non chiuderà il percorso autorizzativo, perché l&#8217;area si trova sempre a ridosso del Sito di interesse comunitario e quindi a emettere l&#8217;ultima parola sulla compatibilità dell&#8217;opera sarà sempre la Regione. Basteranno quindi i 6 mesi di tempo concessi dal Consorzio di bonifica alla Cuccia? I lavori non dovrebbero durare molto (si parlava di un mese), ma vanno calcolati i tempi della gara d&#8217;appalto la cui indizione sarà possibile solo dopo il via libera della Regione. L&#8217;unica cosa certa, quindi, è che da parte del Consorzio di bonifica non ci saranno altre proroghe. «Purtroppo non possiamo &#8211; afferma il presidente dell&#8217;ente, Enzo Lorenzon -, perché siamo destinatari di un finanziamento europeo per la valorizzazione dell&#8217;archeologia industriale e quindi il recupero dell&#8217;idrovora nella cui area ospitiamo la Cuccia dal 2009 non è rinviabile oltre, pena la perdita dello stanziamento. Questo lo sa da tempo anche il Comune di Monfalcone». Nei primi dieci mesi del 2010 La cuccia ha accolto nei suoi spazi 392 gatti e nei suoi quattro box sono passati 72 cani.<br />
Laura Blasich</p>
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		<title>Alta velocità depositato il progetto</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Jan 2011 09:52:57 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 03 gennaio 2011</p>
<p><strong>INVIATO DA RETE FERROVIARIA ITALIANA LO STUDIO PRELIMINARE</strong><br />
<strong>Alta velocità, depositato il progetto sul potenziamento della linea esistente</strong><br />
<strong>Il nodo cruciale da affrontare è rappresentato dal bivio di San Polo</strong><br />
<strong>«La riorganizzazione del tracciato sarà funzionale soprattutto allo sviluppo del porto»</strong><br />
<strong>I Comuni hanno tempo 60 giorni per segnalare gli ostacoli non rilevati </strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>Il progetto preliminare della tratta Ronchi-Trieste della linea Alta velocita-Alta capacita, Venezia-Trieste è servito. Presentato al Comune di Monfalcone, agli altri enti locali del mandamento, alle Province di Gorizia e Trieste, nonché a tutte le parti interessate, al fine di segnalare eventuali ”interferenze”, ostacoli e criticità sul territorio non rilevate dallo studio. Il progetto, commissionato da Rete ferroviaria italiana a Italferr, in accordo con la Regione, è stato anche inoltrato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per essere sottoposto all’approvazione da parte del Cipe.<br />
PRELIMINARE. Siamo alla prima fase progettuale, dopo che il precedente tracciato è stato bocciato nel corso delle procedure di impatto ambientale. Per la tratta Ronchi-Trieste, il nuovo piano ”alleggerisce” le ricadute riducendo i 33 chilometri di galleria attraverso il Carso a meno di una decina. Per Monfalcone l’attenzione sarà concentrata sullo snodo di San Polo e sulla riorganizzazione della linea ferroviaria storica. Sul tappeto anche la verifica in ordine agli eventuali vincoli ed espropri posti a residenze, terreni privati e a opere e beni pubblici.<br />
INTERFERENZE. Il progetto preliminare è giunto al Comune di Monfalcone, protocollato il 21 dicembre, ma è stato inviato anche ai Comuni di Ronchi, Staranzano, San Canzian, Turriaco, Doberdò, Duino Aurisina, Trieste e Sgonico. Scatta il ”count down” per la segnalazione delle ”interferenze”. Non è previsto alcun parere da parte degli enti coinvolti, poiché il piano è inserito nella legge Obiettivo che comporta l’accelerazione dell’iter. Il progetto preliminare potrebbe subire modifiche anche sostanziali in sede di progettazione definitiva ed esecutiva, per le quali, però, gli enti locali non saranno più coinvolti. Intanto, c’è tempo 60 giorni, fino al 20 febbraio, per consegnare la relazione.<br />
LINEA STORICA. Un lavoro imponente dovendo vagliare 284 tra relazioni e tavole. Il progetto della tratta Ronchi-Trieste prevede, assieme al Corridoio 5, la riorganizzazione della ferrovia storica, prospettando una consistente trasformazione. Il piano, infatti, intende intervenire propedeuticamente alla rivisitazione della linea Trieste-Venezia, ma soprattutto della Trieste-Udine. Si apre, pertanto, un doppio fronte di valutazione. «Il progetto preliminare presentato &#8211; spiega l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimo Schiavo &#8211; è il primo elaborato ufficiale consegnato ai Comuni, per il quale i nostri uffici hanno costituito un gruppo di lavoro». Rispetto alle ipotesi precedenti, la quantità di infrastrutture previste è stata molto ridotta, eliminando in particolare la realizzazione di traumatici viadotti. «Questo &#8211; aggiunge Schiavo &#8211; è frutto di una serrata trattativa, tecnica e politica, condotta assieme agli altri enti locali, per evitare pesanti ripercussioni».<br />
CRITICITÀ. Restano gli altri nodi. Che per Monfalcone interessano la linea storica ferroviaria, in particolare il bivio di San Polo, che oggi si presenta come un semplice sistema di scambi, con due binari che partono dalla stazione per poi suddividersi in 4, due in direzione Venezia e 2 in direzione Udine. Lo scenario prospetta lo sdoppiamento dei binari per Venezia, per ricongiungersi in prossimità della stazione di Monfalcone. La linea storica è destinata a venire potenziata, in attesa della realizzazione del Corridoio 5. «La riorganizzazione della linea storica &#8211; osserva Schiavo &#8211; potrà essere funzionale alle nostre aree industriali ed in particolare allo sviluppo del porto, alleviando contestualmente lo stato di sofferenza della viabilità. Si tratta, pertanto, di favorire lo sviluppo, ma a fronte di buoni criteri di sostenibilità».<br />
CONSULTAZIONI. L’assessore preannuncia le opportune consultazioni: «Saremo attenti a coinvolgere tutte le forze politiche e le associazioni che si occupano di ambiente. L’obiettivo è quello di segnalare correttamente le ”interferenze”, al fine di ridurre al massimo l’impatto sul territorio. Ci incontreremo anche con gli altri enti locali, per esprimere una valutazione comune. Vogliamo che il nostro patrimonio storico-naturalistico venga salvaguardato, oltre alle residenze e ai servizi».</p>
<p><strong>TRASPORTI. CRITICHE DAL WWF</strong><br />
<strong>«Il piano diviso in tre parti per indebolire le opposizioni»</strong><br />
<strong>«Si vuole che Comuni e cittadini si esprimano solo sul frammento di Tav che li tocca da vicino </strong></p>
<p>“Salami slicing” (affettare il salame): così è noto a livello europeo lo stratagemma adottato da Rfi per cercare di sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto della Tav tra Venezia e Trieste. Lo afferma il Wwf del Friuli Venzia Giulia che ricorda come il progetto preliminare della nuova linea ferroviaria sia stato infatti suddiviso in tre tronconi, che hanno iniziato la procedura di Valutanzione d’impatto ambientale (Via) in modo indipendente l’uno dall’altro: la tratta Venezia–Portogruaro (progetto e studio di impatto ambientale consegnati il 22 dicembre, soltanto alla Regione Veneto), la tratta Ronchi del Legionari – Trieste (progetto e studio consegnati il 22 dicembre, solo alla Regione Friuli Venezia Giulia) e la tratta Portogruaro–Ronchi dei Legionari (progetto e studio saranno consegnati entro il 31 dicembre a entrambe le Regioni). «I progetti sono però, evidentemente, &#8211; affema il Wwf &#8211; parte di un tutto inscindibile, per la semplice ragione che l’uno non avrebbe alcun senso né funzione, in assenza degli altri. Lo scopo della suddivisione in tre tronconi è quindi soltanto quello di cercare di deviare l’attenzione delle comunità locali, Comuni in primis, sul pezzetto di linea che riguarda i rispettivi territori, facendo perdere di vista l’insieme».<br />
Secondo l’associazione ambientalista «si vuole cioè che cittadini, Comuni, associazioni si esprimano soltanto sul frammento di Tav che tocca da vicino casa propria, chiedendo magari limitati spostamenti della linea o “compensazioni” locali, senza metter naso nella strategia complessiva che sta a monte del progetto e ragionare sugli impatti globali (ambientali ed economici) dell’opera. E’ questa la logica perversa della “Legge Obiettivo”, all’origine della progettazione delle linee Tav (e non solo di queste) e che fa a meno di qualsiasi pianificazione nel settore trasporti: la “politica del fare” qualunque cosa, comprando magari il consenso delle comunità locali e prescindendo dalla valutazione se si tratti di opere utili e sostenibili».<br />
Secondo il Wwf, inoltre, la procedura di Via sulla Tav a Nordest denuncia altre gravi carenze: 1) manca, negli elaborati presentati da Rfi, la valutazione costi-benefici, pur imposta per legge a tutte le opere pubbliche; carenza tanto più grave in quanto si tratta di un’infrastruttura il cui costo era stimato già nel 2006 pari a quasi 5,2 miliardi di euro per la tratta Venezia-Trieste (oggi la stima sarebbe verosimilmente superiore); 2) nel sito Internet del ministero dell’Ambiente, a tutt’oggi (30 dicembre 2010), non c’è traccia degli elaborati consegnati da Rfi e anzi nella sezione dedicata alla Via si legge che non c’è “nessun progetto sottoposto a Via in fase di osservazione da parte del pubblico” (benché, come detto, Rfi abbia consegnato alle Regioni progetti e studi per due tratte già il 22 dicembre)! 3) per poter visionare il materiale, i cittadini devono quindi rivolgersi agli uffici regionali (ma in Veneto trovano soltanto quello della Venezia–Portogruaro e in Friuli Venezia Giulia solo quello della Ronchi-Trieste).<br />
Il Wwf chiederà perciò ai ministeri Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali e alle Regioni interessate di imporre a Rfi l’accorpamento dei tre progetti in un&#8217;unica serie di elaborati e un unico procedimento; di completare gli elaborati per la Via con l’indispensabile analisi costi-benefici; di avviare una nuova procedura Via sul progetto unitario della linea Venezia–Trieste; di mettere a disposizione del pubblico, su Internet, tutta la documentazione di Rfi, contestualmente alla pubblicazione degli annunci sui giornali prescritta per legge.</p>
<p><strong>TRASPORTI. FINO A 200 LE PROPRIETÀ VINCOLATE</strong><br />
<strong>Legambiente: rischio-esproprio per una quarantina di case </strong></p>
<p>Gli impatti della linea ad Alta velocità-Alta capacità ferroviaria rischiano di essere molto più concreti e molto più vicini per il Monfalconese di quanto il territorio possa pensare. Per questo il circolo locale di Legambiente ritiene &#8220;stupefacente&#8221; l&#8217;assoluta mancanza di reazioni da parte delle amministrazioni locali alla comparsa dell&#8217;annuncio della presentazione del progetto preliminare del tracciato Av-Ac relativo al tratto Ronchi dei Legionari-Trieste. Se sette anni fa la situazione era grave, ma non seria, come sottolinea Rudi Fumolo del circolo monfalconese di Legambiente, perché il primo progetto preliminare conteneva delle palesi incongruenze, ora il quadro è decisamente più pericoloso. «Intanto le amministrazioni comunali del mandamento allora erano contrarie in modo compatto &#8211; ricorda Fumolo -, mentre ora sono favorevoli, salvo qualche rara eccezione. Il dato di fondo però è un altro: se il progetto non sarà bocciato come in passato, l&#8217;approvazione del preliminare, che potrebbe avvenire entro quest&#8217;anno, comporterà automaticamente dei vincoli all&#8217;esproprio delle aree coinvolte dall&#8217;opera». Di fatto, stando a Fumolo, le case vincolate potrebbero oscillare tra le 100 e le 200, a seconda della fascia di salvaguardia del tracciato, e quelle da espropriare tout court circa 40. «In base alla normativa, il giorno dell&#8217;approvazione del progetto preliminare &#8211; ribadisce l&#8217;esponente di Legambiente &#8211; le case circostanti la nuova linea ferroviaria saranno vincolate senza bisogno di qualsiasi comunicazione diretta agli interessati». Insomma, ci sono gli impatti ambientali dell&#8217;opera da tenere in conto, ammonisce Legambiente, ma non solo quelli. «E&#8217; sperabile che oltre ad analizzare gli aspetti ambientali &#8211; afferma Fumolo &#8211; gli amministratori locali abbiano ben chiaro l&#8217;effetto sul loro territorio della semplice approvazione del preliminare, che fra l&#8217;altro permetterà anche l&#8217;avvio delle fasi esplorative e l&#8217;apertura dei relativi cantieri». Legambiente si augura che questi nodi siano stati affrontati dagli amministratori nei contatti avuti negli ultimi mesi con le Ferrovie, «anche perché negli ultimi anni le amministrazioni regionali e locali, di diverso colore, non hanno brillato per la volontà di informare la popolazione sugli effetti ambientali e legali del passaggio dell&#8217;Av-Ac». I cittadini dovrebbero invece pretendere proprio questo, secondo Fumolo: notizie dettagliate per poi eventualmente agire attraverso le proprie amministrazioni locali, «tra gli unici soggetti che possono modificare i contenuti del progetto». (la. bl.)</p>
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		<title>MonfalconeTerritorio numero 6 (2 del secondo anno) dicembre 2010 è in edicola</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Dec 2010 09:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre Editoriale: Cara cugina ti scrivo… Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4317&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio<br />
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre</strong></p>
<p>Editoriale: <strong>Cara cugina ti scrivo…</strong></p>
<p>Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.<br />
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…<br />
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?<br />
(Continua su MT6)</p>
<p><strong>Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.<br />
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.<br />
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.</strong></p>
<p>Il blog di <a title="MonfalconeTerritorio." href="http://monfalconeterritorio.org" target="_blank">MonfalconeTerritorio</a></p>
<p><img src="http://moriredicantiere.files.wordpress.com/2010/12/mt06.jpg?w=490" alt="MonfalconeTerritorio 06" /></p>
<p><strong>SOMMARIO DEL NUMERO 6, DICEMBRE 2010</strong></p>
<p>Pag.02 Editoriale: <strong>Cara cugina ti scrivo</strong><br />
Pag.03 <strong>Come monfalconezzisarsi in 10 mosse</strong><br />
Pag.04 <strong>Era l’estate 2008</strong><br />
Pag.05 <strong>Con il colore dell’amianto</strong><br />
Pag.06 <strong>Dolorosa fu la partenza…</strong><br />
Pag.08 <strong>Monfalcone sito nucleare</strong><br />
Pag.09 <strong>L’Italia progetta centrali nucleari vicino alla Carinzia</strong><br />
Pag.10 <strong>Bassa soglia<br />
Ogni volta che ti sorride</strong><br />
Pag.12 <strong>Monfalcone noi e la Gabanelli</strong><br />
Pag.13 <strong>La monanarzia</strong><br />
Pag.14 <strong>Bisiachi rossi e bastardi</strong><br />
Pag.15 <strong>Monfalcone, corridoio 5<br />
Ma cosa ne pensano i comuni?</strong><br />
Pag.16 <strong>La parola ai progettisti</strong><br />
Pag.17 <strong>Una storia disonesta</strong><br />
Pag.20 <strong>Lentamente e consapevolmente</strong><br />
Pag.22 <strong>Ricerca pittorica e impegno sociale</strong><br />
Pag.24 <strong>Il viaggio di MT nel mondo delle donazioni alla vita</strong><br />
Pag.25 <strong>Quando ad uccidere non sono i cattivi</strong><br />
Pag.26 <strong>Difesa della razza</strong><br />
Pag.28 <strong>Carlo Michelstaedter spiegato a mio figlio</strong><br />
Pag.29 <strong>Il prossimo sindaco di Monfalcone</strong><br />
Pag.30 <strong>Sulla relatività Einstein aveva ragione</strong><br />
Pag.31 <strong>Acqua azzurra acqua cara</strong></p>
<br />Filed under: <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/category/laltra-citta/delirio-sicuritario-laltra-citta/'>Delirio sicuritario</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/category/laltra-citta/'>L'altra città</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/category/lavoro/'>Lavoro</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/category/processi-amianto/'>Processi amianto</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/category/vivere-di-cantiere/'>Vivere di cantiere</a> Tagged: <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/amianto/'>amianto</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/arte/'>arte</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/centrale-nucleare/'>centrale nucleare</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/elezioni-amministrative/'>elezioni amministrative</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/monfalcone/'>monfalcone</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/monfalcone-territorio/'>monfalcone territorio</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/nucleare/'>nucleare</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/stranieri/'>stranieri</a>, <a href='http://moriredicantiere.wordpress.com/tag/tav/'>tav</a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moriredicantiere.wordpress.com/4317/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moriredicantiere.wordpress.com/4317/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4317&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Natale amaro 80 in mobilità all’Eurogroup</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Dec 2010 11:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 23 dicembre 2010a    CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO  Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup  La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria di LAURA BLASICH Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4313&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 23 dicembre 2010a <br />
 <br />
<strong>CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO  </strong><br />
<strong>Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup  </strong><br />
<strong>La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria</strong></p>
<p>di LAURA BLASICH</p>
<p>Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l&#8217;apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un&#8217;acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l&#8217;11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l&#8217;avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L&#8217;esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l&#8217;incontro, nonostante la pioggia battente. Nell&#8217;assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L&#8217;obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.<br />
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell&#8217;avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare &#8211; spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil &#8211; per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c&#8217;è, però, nulla di certo».<br />
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell&#8217;arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all&#8217;utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L&#8217;azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c&#8217;era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.<br />
 <br />
<strong>CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257  </strong><br />
<strong>Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011</strong></p>
<p>Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d&#8217;automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L&#8217;unica per ora consiste nel prolungamento dell&#8217;attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E&#8217; quanto la società ha annunciato ieri nell&#8217;incontro all&#8217;Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell&#8217;autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest&#8217;anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.<br />
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all&#8217;utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell&#8217;inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell&#8217;auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall&#8217;azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti &#8211; hanno affermato dopo l&#8217;incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell&#8217;instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall&#8217;inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)</p>
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		<title>Depuratorebis, proteste a Staranzano</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Dec 2010 10:34:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 21 dicembre 2010    SI RISCALDA IL DIBATTITO DOPO IL VIA LIBERA ALLA CENTRALE A BIOMASSE DI BISTRIGNA  Depuratore-bis, proteste a Staranzano  Impianto del costo di 3 milioni per il trattamento di scarti industriali da scaricare nella fognatura    di CIRO VITIELLO STARANZANO Dopo il via libera del Comune di Staranzano all&#8217;impianto a [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4307&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 21 dicembre 2010 <br />
 <br />
<strong>SI RISCALDA IL DIBATTITO DOPO IL VIA LIBERA ALLA CENTRALE A BIOMASSE DI BISTRIGNA  </strong><br />
<strong>Depuratore-bis, proteste a Staranzano  </strong><br />
<strong>Impianto del costo di 3 milioni per il trattamento di scarti industriali da scaricare nella fognatura</strong> <br />
 <br />
di CIRO VITIELLO</p>
<p>STARANZANO Dopo il via libera del Comune di Staranzano all&#8217;impianto a biomasse che sarà realizzato a Bistrigna, al confine con il territorio di Monfalcone, è in arrivo un altro mega impianto industriale, questa volta per distillare” acque pericolose che arrivano da fuori Regione. E sono già operativi gli impianti di depurazione delle acque fognarie, quello di compostaggio dei rifiuti umidi ed è già prevista la realizzazione dell’impianto a biomasse alimentato con olio di palma. Lo annuncia con grave preoccupazione il gruppo consiliare “Staranzano Partecipa” con i consiglieri Andrea Corà (capogruppo) e Giovanni Dean, dopo che nei giorni scorsi è arrivata in Comune la documentazione per la Valutazione di impatto ambientale (Via) per la costruzione dell’impianto di trattamento di acque pericolose, “da non realizzare – consiglia il documento &#8211; adiacente al depuratore Iris a Bistrigna”. La società richiedente l’impianto è Isi Ambiente srl di Gorizia costituita da Iris Isontina S.Agi.Dep. spa di Roncoferraro (Mantova) Igp srl di Trieste. Costo preventivato dall’opera, 3 milioni di euro. L’area individuata è adiacente all’esistente impianto di depurazione del Comune gestito da Iris Acqua.<br />
Il progetto prevede una capacità ricettiva di 300 tonnellate al giorno di rifiuti liquidi per 250 giorni all’anno, per una potenzialità complessiva di 75mila tonnellate all’anno. L’impianto, dotato di diversi comparti e diverse filiere di trattamento, ha l’obiettivo di pre-trattare i rifiuti ritirati e di rendere il liquido conforme allo scarico in fognatura. E’ stato stimato un passaggio di circa 15 camion al giorno che si aggiungeranno al traffico generato dalla futura centrale a biomasse.<br />
Un fulmine a ciel sereno, dunque, che sta alimentando scompiglio fra la gente dopo le polemiche e le proteste per la costruzione del mega impianto a biomasse la cui area è stata già recintata a Bistrigna.<br />
«Stiamo diventando la pattumiera della Provincia di Gorizia – affermano i consiglieri di SP – visto che l’amministrazione comunale non si preoccupa dei gravi riflessi che queste strutture provocano sui cittadini. Il Comune continua ad accogliere impianti inquinanti per il nostro paese senza curarsi della conseguente perdita di valore del territorio l&#8217;impatto visivo, acustico e olfattivo che può generare. Diciamo basta e nel prossimo Consiglio lo faremo ufficialmente con una dichiarazione. La cittadinanza ha il pieno diritto di far sentire la propria voce, di opporsi e di presentare le sue osservazioni e opposizioni entro l8 febbraio 2011».</p>
<p>Il Piccolo, 14 gennaio 2011 <br />
 <br />
<strong>Depuratore, entro un mese i pareri sulla Via  </strong><br />
<strong>L’impianto dovrebbe sorgere a Bistrigna nel territorio comunale di Staranzano </strong><br />
<strong>La progettata struttura destinata al trattamento di acque pericolose</strong></p>
<p>STARANZANO E’ iniziato conto alla rovescia per gli enti interessati alla realizzazione dell’impianto di depurazione di acue pericolose. La Direzione centrale Ambiente, Energia e Politiche per la montagna della Regione ha infatto chiesto di esprimersi sull’impatto che la struttura avrà sul territorio dal punto di vista ambientale. Gli enti chiamati a dire la loro sulla Valutazione d’impatto ambientale sono il Comune di Staranzano, la Provincia, l’Ass n. 2 “Isontina”, il Servizio tutela da inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico, il Servizio idraulica (Struttura delle infrastrutture civili e dell&#8217;Idraulica con sede a Gorizia) e l’ Aaato Orientale Goriziano. La richiesta della Regione è arrivata il 10 di dicembre scorso, per cui la risposta deve essere data alla Direzione regionale Ambiente entro metà febbraio. La società richiedente l’impianto, è Isi Ambiente srl di Gorizia costituita da Iris Isontina S.Agi.Dep. spa di Roncoferraro (Mantova) e IGP srl di Trieste.<br />
Naturalmente gli oppositori al progetto, cioè il gruppo consiliare “Staranzano Partecipa” e Rifondazione comunista, contano molto sul fatto che venga espresso un parere “negativo” alla Via e che vi sia un coinvolgimento della gente su un problema importante visto che interessa l’intero paese. Per questo motivo continua il duello tra contro l’amministrazione comunale e l’opposizione sulla costruzione dell’impianto che dovrebbe sorgere a Bistrigna accanto al depuratore già esistente e al costruendo impianto a biomasse. Uno scontro prima di Natale perché da parte il gruppo consiliare Sp e Rifondazione reagiscono sostenendo la contrarietà alla costruzione di un altro impianto dopo quello di compostaggio dei rifiuti umidi, di depurazione fognaria e di quello a biomasse (appena iniziato) e perché preoccupano i numeri di questo progetto. «Noi non vogliamo generare paure e preoccupazioni infondate – sostengono Sp e Prc &#8211; ma avere rassicurazioni sulle 300 tonnellate giornaliere di rifiuti liquidi pericolosi e non pericolosi portati da circa 15 camion ogni giorno. Da quali stabilimenti vengono prodotti, che controllo ci sarà sul materiale in entrata e gli effetti negativi sull’ambiente in caso di malfunzionamento o cattiva manutenzione». Il Comune da parte sua risponde che non ha finora espresso alcun parere a riguardo, avendo solo valutato il progetto senza prendere alcuna decisione che dovrà essere assunta nelle sedi opportune come il Consiglio comunale.<br />
Ciro Vitiello</p>
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		<title>Bono: più efficienza o il cantiere chiude</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 10:15:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 17 dicembre 2010    FINCANTIERI ATTACCA I SINDACATI. È SCONTRO SULLA SICUREZZA Bono: «Più efficienza o il cantiere chiude»  L’Ad denuncia un assenteismo del 16% e l’acquisizione di commesse in perdita  di SILVIA ZANARDI I toni sono da ultimatum: o si riga dritto, o la Fincantieri di Monfalcone chiude. E i presupposti di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4300&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 17 dicembre 2010 <br />
 <br />
<strong>FINCANTIERI ATTACCA I SINDACATI. È SCONTRO SULLA SICUREZZA </strong><br />
<strong>Bono: «Più efficienza o il cantiere chiude»  </strong><br />
<strong>L’Ad denuncia un assenteismo del 16% e l’acquisizione di commesse in perdita</strong> </p>
<p>di SILVIA ZANARDI</p>
<p>I toni sono da ultimatum: o si riga dritto, o la Fincantieri di Monfalcone chiude. E i presupposti di questa conclusione vengono elencati uno per uno: assenteismo superiore al 16%, percentuale di infortuni più alta qui che altrove, produttività neanche paragonabile a quella degli stabilimenti americani, perdite economiche importanti.<br />
REPLICA. È questo il succo della replica di Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, alla lettera aperta della Rsu Fim, Fiom e Uilm alle istituzioni e all’azienda. Nel loro testo, i sindacati chiedevano un confronto sul grave infortunio dell’operaio Carlo Bevilacqua, travolto da un tubo di acciaio il 13 dicembre. Ma Bono, pur non minimizzando l’accaduto, ha colto l’occasione per far esondare un fiume in piena, che collega la possibile noncuranza dei lavoratori nel rispetto delle norme sulla sicurezza a un andamento del cantiere di Monfalcone, da sempre considerato fiore all’occhiello del Gruppo, tutt’altro che incoraggiante.<br />
ATTACCO. L’ad parte con un attacco diretto alla Rsu definendo la lettera l’ennesima ”strumentalizzazione” di un episodio grave, quello dell’incidente, per imputare il verificarsi di tali eventi, come scriverà in seguito, «a un’asserita e generica compressione dei tempi di lavoro e dei costi». Ma, a questo, Bono ci arriva affermando convinto che l’operaio infortunato Carlo Bevilacqua, con 30 anni di esperienza, ha effettuato l’operazione di imbragatura dei tubi «di norma e in piena autonomia» e, più avanti nella lettera, mettendo in fila le iniziative che il cantiere monfalconese dedica alla tutela della salute dei lavoratori.<br />
ASSENTEISMO. La compressione del lavoro e dei costi imputata all’azienda, per l’ad di Fincantieri, è però il pretesto per arrivare a un attacco secco all’efficienza dei lavoratori monfalconesi: «Il valore della prestazione media dei dipendenti dello stabilimento è assolutamente al di sotto dei minimi livelli accettabili, attestandosi su soglie di assenteismo superiore al 16%, con un totale di ore lavorate annue intorno alle 1.400 procapite», scrive Bono. E aggiunge: «In pratica è come se si lavorasse per nove mesi all’anno, a fronte di una retribuzione di 13 mensilità e con una produttività largamente inferiore a quella degli anni’90».<br />
AMERICANI. E qui inizia a fare il paragone con gli stabilimenti americani di Fincantieri: «Negli Stati Uniti, in condizioni operative e climatiche più disagiate, e con standard impiantistici meno evoluti, il livello di prestazione si attesta a oltre 1800 ore procapite annue e un tasso di infortuni decisamente più basso». Come riporta una tabella allegata dallo stesso ad di Fincantieri alla lettera, nel 2009, nel cantiere americano di Sturgeon Bay sono stati registrati 79 casi di infortunio (su 550 dipendenti diretti) contro gli 833 (su 1025 dipendenti diretti) dello stabilimento di Panzano.<br />
VALUTAZIONI. Bono, dunque, tira le somme: «Il cantiere di Monfalcone presenta uno dei livelli più elevati di assenteismo del Gruppo e la percentuale più alta di infortuni pur essendo il cantiere ove sono stati effettuati i più significativi investimenti e che usufruisce di spazi maggiori per poter svolgere le attività lavorative nelle migliori condizioni».<br />
INTERVENTI. E arrivano altre riflessioni, con l’accusa al sindacato di non aiutare a diffondere senso di responsabilità fra i lavoratori: «Interventi, investimenti e programmi a nulla valgono se non accompagnati dalla consapevolezza che la sicurezza passa innanzitutto dall’adozione di corretti comportamenti individuali e soggettivi. L’azienda, proseguendo nel suo programma di interventi sulla sicurezza, non potrà prescindere dall’adottare azioni sempre più incisive nei confronti di coloro che che opereranno in maniera non adeguata alla propria professionalità o con negligenza».<br />
QUALITÀ. Nello stabilimento, dice poi l’amministratore delegato, si stanno portando avanti i processi per il miglioramento della qualità nelle attività di saldatura, che riduce gradualmente l’utilizzo della molatura, processo in cui era impegnato l’operaio Carlo Bevilacqua al momento dell’infortunio.<br />
COMMESSE. Ma il ragionamento di Bono vuole arrivare alla drastica riduzione delle commesse, che sta poi alla base delle profonde preoccupazioni dell’azienda sul futuro del cantiere di Monfalcone.«Fincantieri, nel corso del 2009-2010 ha acquisito, per il cantiere di Monfalcone, commesse a prezzi non remunerativi che hanno comportato perdite pesanti nel 2009 e ancora maggiori nel 2010», scrive. L’ad ne ha parlato ieri a La Spezia anche con il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, in occasione del varo della nave ”Rossita”, prima portascorie nucleari realizzata da Fincantieri per Atomflot, ente per l’energia atomica della Federazione russa. «Superato il punto più basso della crisi adesso per Fincantieri sarà necessario approntare un piano industriale. Negli ultimi anni le commesse sono calate dell&#8217;85% e i segnali positivi riguardano lo stabilimento Usa», ha detto a Romani.<br />
CONCLUSIONI. Sulla base delle criticità emerse nella lettera e sulla riduzione delle commesse monfalconesi, scatta invece il vero appello di Giuseppe Bono ai lavoratori di Fincantieri: «Chiedo a noi e a tutti voi, con preoccupazione, se qui sia ancora possibile svolgere un’attività cantieristica sostenibile per costi e qualità».</p>
<p><strong>I sindacati: toni inaccettabili  </strong><br />
<strong>La reazione dei coordinatori nazionali cantieristica di Fiom, Fim e Uilm</strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>Toni e paragoni fuori luogo, inaccettabili e inopportuni. Le parole scritte dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, sono andate «oltre le righe». Così hanno commentato i coordinatori nazionali per la cantieristica di Fiom, Fim e Uilm. Alessandro Pagano, per la Fiom, parla di una «lettera agghiacciante». E aggiunge: «Sono rimasto stupefatto. Le Rsu di Monfalcone hanno posto criticità precise sulla scorta dell’infortunio avvenuto nello stabilimento. Ritengo sia legittimo collegare quanto è accaduto con la continua ricerca da parte dell’azienda di accelerare le operazioni di produzione. Sarà comunque l’autorità giudiziaria a far luce sull’evento. La questione di fondo resta la sicurezza sul posto di lavoro. Bono chiama in causa aspetti che non c’entrano con la riflessione proposta dai sindacati. Rivolge accuse pesanti facendo riferimento alla responsabilità del lavoratore rimasto gravemente ferito, che trovo inaccettabili. Così come è inaccettabile voler sostenere che si prendono commesse in perdita per fare lavorare il cantiere. Rifiutiamo la logica del ricatto all’americana. Cosa significa, poi, il riferimento circa la preoccupazione che a Monfalcone si possa ancora svolgere un’attività sostenibile per costi e qualità? Dobbiamo anche tacere fino a farci del male? Siamo completamente fuori strada. Ci attendiamo spiegazioni, anche al prossimo tavolo sulla navalmeccanica». Alberto Monticco, per la Fim, parla di «caduta di stile da parte di Fincantieri. Non dobbiamo dimenticare che un lavoratore ha subito un grave incidente. Se i ragionamenti dell’ad Bono sarebbero già criticabili in un contesto di normalità, risultano inaccettabili in questo frangente. Produttività, efficienza, costi esulano dal tema legato alla sicurezza, né vanno barattati, nel modo più assoluto. Vogliamo che le maestranze possano andare a lavorare e tornare a casa in salute. Il problema della tutela dei lavoratori, segnalato da tempo dalle Rsu di Monfalcone, va riproposto per l’intera filiera di Fincantieri, al fine di rimuovere le sacche critiche presenti nei siti produttivi». Mario Ghini, per la Uilm, osserva: «Premesso che sull’infortunio sarà la magistratura a fare chiarezza, ritengo che l’evento sia frutto di una concausa di fattori, legati ai tempi di produzione, ma anche alla mancanza di una reale cultura della sicurezza, sia da parte dell’azienda che dei sindacati. A Monfalcone è possibile e necessario continuare a produrre le più belle navi del mondo, come negli altri cantieri, ma senza mettere in secondo piano la sicurezza. Quanto all’assenteismo &#8211; conclude -, l’azienda ha tutti gli strumenti per perseguire eventuali negligenze. Né la produttività si raggiunge facendo leva sui costi e sui tempi, ma mettendo in campo le condizioni utili a operare al meglio».<br />
 <br />
<strong>INCONTRO CON LE RSU DI STABILIMENTO  </strong><br />
<strong>La giunta: siamo vicini ai lavoratori</strong></p>
<p>La lettera dell’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha tenuto banco anche durante l’incontro avvenuto ieri mattina in stabilimento tra la giunta comunale e i rappresentanti delle Rsu. Che, peraltro, si sono riservati, non senza una lunga consultazione interna, un’adeguata e circostanziata risposta. I temi ambiente e sicurezza sono stati comunque al centro dell’incontro. I sindacati hanno chiesto alla giunta comunale di «occuparsi e preoccuparsi» di quanto accade nel cantiere, al fine di garantire una prospettiva di lavoro dignitosa, senza accontentarsi dei meri «volumi produttivi». Perchè, è stato rimarcato, «bisogna lavorare in sicurezza anche nei momenti difficili». Sul tappeto, dunque, è stato posto l’intero processo produttivo che «sta sfuggendo al controllo». Il vice sindaco Silvia Altran ha osservato, esprimendo solidarietà al lavoratore infortunato e ai familiari: «Abbiamo manifestato la nostra attenzione alle problematiche esposte e adesione alle iniziative che migliorino la qualità del lavoro. La sicurezza non può diventare un fattore secondario». L’assessore Cristiana Morsolin ha aggiunto: «È preoccupante quanto è stato prospettato. Trovo inoltre di una gravità assoluta la lettera scritta dall’ad Bono, che scarica ogni responsabilità sui lavoratori». </p>
<p><strong>L’INDOTTO </strong><br />
<strong>Eurogroup, fabbrica presidiata dai lavoratori messi in mobilità  </strong><br />
<strong>Dopo 50 anni chiude la Sprea storica azienda di pulizie: salvo il posto dei 21 dipendenti</strong></p>
<p>Eurogroup ha annunciato di voler aprire la mobilità  alla fine della cassa integrazione straordinaria per tutti gli 80 dipendenti dello stabilimento del Lisert, inattivo ormai da mesi a causa della mancanza di commesse da parte di Fincantieri e di altri cantieri minori. La decisione della società, formalizzata in questi giorni al tavolo convocato in Assindustria con i sindacati dei metalmeccanici, ha suscitato però ieri la decisa reazione dei lavoratori riuniti in assemblea. Al termine dell&#8217;incontro con i propri rappresentanti e quelli delle segreterie provinciali di Fi, Fiom, Uilm, i dipendenti di Eurogroup non hanno lasciato la fabbrica, anzi. Lo stabilimento del Lisert verrà presidiato a oltranza per lanciare un chiaro &#8220;no&#8221; alla società agli esuberi, ma anche per evitare che possano essere fatti uscire dalla fabbrica macchinari e materiale utile alla produzione.<br />
«Nell&#8217;incontro in Assindustria il liquidatore della società, Gianfranco Imperato, ha spiegato che non esistono prospettive industriali tali &#8211; afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil &#8211; da consentire altre soluzioni. Stando al liquidatore, sarebbero ancora in corso delle trattative per l&#8217;acquisizione dello stabilimento, ma non in grado di fornire delle garanzie di occupazione nell&#8217;immediato».<br />
Al tavolo in Assindustria i sindacati e le Rsu hanno già chiarito di essere contrari all&#8217;apertura della mobilità dopo la fine della Cigs (prevista con l&#8217;11 marzo 2011). Le organizzazioni di categoria hanno invece già  sollecitato l&#8217;utilizzo degli altri strumenti disponibili, cioé la cassa integrazione ordinaria, di cui sono a disposizione ancora 39 settimane, o la cassa integrazione in deroga. Questa rimarrà la posizione anche nel prossimo incontro in programma mercoledì, sempre nella sede degli Industriali a Gorizia, dove non è escluso si rechino anche i lavoratori dello stabilimento. «Sono arrabbiati e delusi, perché hanno creduto all&#8217;azienda sulla possibilità di una cessione a un&#8217;altra realtà  industriale», spiega Baldassi.<br />
La vicenda di Eurogroup, il cui 35% del fatturato nel 2009 era legato a Fincantieri, non è l&#8217;unica a evidenziare le difficoltà in cui si trova l&#8217;indotto del colosso della cantieristica. In questi giorni i sindacati hanno firmato il passaggio di 21 lavoratori della Sprea alla Sgc. Niente di traumatico, ma resta il fatto che l&#8217;impresa di pulizie industriali lascia lo stabilimento di Panzano dopo 50 anni, mentre Beraud, altra realtà storica dell&#8217;appalto, non ha ancora certezze sulla continuità del lavoro a Monfalcone. L&#8217;Ugl Metalmeccanici ha invece dovuto mediare in un nuovo caso di mancato pagamento di stipendi. L&#8217;accordo siglato in questi giorni con la Isostar Montaggi garantirà che i sei dipendenti ottengano il saldo del mese di agosto e il versamento degli stipendi di settembre e ottobre.<br />
Laura Blasich</p>
<p>Il Piccolo, 18 dicembre 2010 <br />
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<strong>Belci: «Bono peggio di Marchionne»  </strong><br />
<strong>Il segretario regionale della Cgil all’Ad: «Taccia per rispetto dei morti»</strong></p>
<p>«Le parole di Bono a proposito dell’assenteismo e degli infortuni in Fincantieri destano indignazione». Franco Belci, segretario generale della Cgil, commenta così la lettera inviata inviata ai rappresentnati sindacli di Fim, Fiom e Uilm dall’amminisratore del gruppo navalmeccanico che, «sembra studiare per rappresentare una versione più arrogante e sguaiata di Marchionne». «Attribuire unicamente al lavoratore infortunato – con una sentenza preliminare che intende surrogare l’inchiesta della magistratura – le responsabilità dell’incidente e assimilare gli incidenti sul lavoro all’assenteismo &#8211; aggiunge Belci &#8211; costituisce una concezione aberrante e rappresenta la peggiore dimostrazione di una mentalità padronale che si sta diffondendo: il lavoratore è considerato un mero ingranaggio della produzione, fino a disprezzarne il rischio della vita e il rapporto di lavoro diviene una mera questione commerciale, senza alcuna attenzione per la persona». Belci sottolinea inoltre la «piena sintonia dell’ad di Fincantieri con quanto sostenuto dal ministro Tremonti quando ha affermato che la 626 è un lusso che il Paese oggi non si può permettere». La catena di infortuni sul lavoro di questi giorni, di cui uno mortale, dimostra, secondo il segretario generale della Cgil «quello a cui pochi pensano: c’è una tragica correlazione tra l’intensificazione dei ritmi di lavoro, la riduzione delle pause, la criminalizzazione della malattia, l’incremento dell’uso degli straordinari e l’aumento degli incidenti». «Perciò, per favore &#8211; conclude Belci &#8211; Bono taccia se non altro per rispetto dei morti». <br />
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<strong>FINCANTIERI. DUE ORE DI SCIOPERO PER PROTESTARE CONTRO LA LETTERA DEI VERTICI AZIENDALI  </strong><br />
<strong>La Rsu: «Assenze? Questo è un lavoro pesante»  </strong><br />
<strong>Fim, Fiom e Uilm respingono l’accusa di scarsa produttività mossa dall’amministratore delegato</strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>La risposta immediata è stata lo sciopero proclamato dalle Rappresentanze sindacali unitarie Fim-Fiom-Uilm giovedì, lo stesso giorno in cui è stata diramata la lettera dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono. Il lavoro nello stabilimento di Panzano si è fermato ieri per due ore alla fine di ogni turno. La replica non s’è fatta attendere. Una contro-lettera che tira in ballo responsabilità acuendo lo scontro tra azienda e sindacati.<br />
All’Ad le Rsu chiedono ”rispetto” respingendo quello che definiscono un «atteggiamento ricattatorio» avendo ventilato la chiusura del cantiere a causa dell’asserita scarsa produttività. «Le maestranze &#8211; affermano i sindacati &#8211; non sono più disposte a tollerare responsabilità che non hanno e giudizi fatti da chi dimostra di non conoscere profondamente le realtà di stabilimento». Replica punto su punto. A partire dall’assenteismo, che l’Ad ha quantificato essere a Monfalcone oltre il 16%. I sindacati per contro sollevano due aspetti, la salubrità dell’ambiente di lavoro e la correttezza delle certificazioni: «Bisognerebbe capire &#8211; ribattono &#8211; il motivo per il quale l’azienda presenta un computo di assenze così alto. A nostro avviso, gli elementi da considerare sono due. Il primo riguarda la salubrità dell’ambiente: in un posto di lavoro poco salubre ci si ammala e ci si infortuna di più. Il secondo aspetto è legato a pratiche non corrette da parte di chi certifica la malattia e l’infortunio: è preciso dovere dell’Ad denunciare e perseguire eventuali responsabilità in tal senso». Le Rsu si soffermano anche sul parallelo tra la cantieristica navale italiana e quella statunitense: «Il paragone proposto non ci pare buona pratica, né dal punto di vista del prodotto (navi da crociera da 130mila tonnellate di stazza lorda rispetto ai pattugliatori americani), né dal punto di vista della presenza sul posto di lavoro. Sull’assenteismo, soprattutto, le due realtà sono così profondamente diverse da non permettere alcuna comparazione attendibile. Negli Usa non esiste l’istituto della malattia, nemmeno l’infortunio, in quanto il welfare americano non è quello italiano. Forse l’Ad pensa che con il sistema americano ci possano essere due morti in meno?».<br />
Altro tasto dolente: i sindacati chiamano in causa materiale non conforme e non meglio precisate indagini radiografiche sulla Queen Elizabeth, che «hanno messo letteralmente in ginocchio l’allestimento delle ultime due costruzioni». E spiegano: «Sulle questioni di qualità pensiamo che ai lavoratori non siano imputabili le situazioni disastrose registrate nell’ultimo periodo. Si tratta della sostituzione di un numero considerevole di tubi di materiale non conforme sulla costruzione 6151 e la questione delle radiografie, ascrivibili esclusivamente alle leggerezze della gestione aziendale. Facciamo notare come i lavoratori dello stabilimento di Monfalcone, nonostante l’oneroso carico di lavoro dovuto alle indagini radiografiche, siano ugualmente riusciti a consegnare nei tempi stabiliti la Queen Elizabeth, con uno sforzo collettivo encomiabile, che Bono non sa (o non vuole) riconoscere». I sindacati aggiungono: «Pensiamo che il decadimento dell’immagine e dell’affidabilità che i clienti si sono fatti della nostra azienda dipenda esclusivamente dagli ultimi aspetti che abbiamo riportato. Non possiamo accettare che la colpa venga addossata sulle spalle dei lavoratori».<br />
Non è finita. Le Rsu parlano di «protocolli stilati tra direzione e sindacati sulla sicurezza il cui rispetto è stato troppo spesso disatteso»; di interventi, investimenti e programmi, citati dall’Ad Bono, «completamente vanificati dai comportamenti della direzione aziendale, tuttora latitante, sia in tema di sicurezza sia di qualità». E sulla molatura scandiscono: «La nostra posizione rimane chiara ed è stata esplicitata negli innumerevoli comunicati divulgati in azienda: vogliamo che venga fatta in modo sicuro e a fronte di investimenti». Non viene tralasciata neppure la questione-appalti: «In quella giungla di contratti e regole violate, i lavoratori sono quotidianamente sfruttati e ricattati. Non è più ammissibile che non si veda ciò che accade in quel mondo». I sindacati quindi chiariscono: «La nostra lettera aperta non si focalizzava solo sulle dinamiche e le responsabilità dell’ultimo grave incidente, ma intendeva denunciare questioni di carattere generale. Spesso l’Ad ha invocato la necessità di portare alla sua attenzione questioni di carattere gestionale, o di qualsiasi altro tipo, che fossero di impiccio al buon funzionamento dell’azienda. Ha sottolineato, anche pubblicamente, che le segnalazioni da parte del sindacato dovrebbero avere uno ”spirito proattivo”. La risposta, risibile e contestabile che abbiamo ricevuto, va nella direzione contraddittoriamente opposta». Infine, a proposito della «solerzia» con cui i suggerimenti dei lavoratori vengono acquisiti e resi pratici: «Sarebbe bello se così fosse &#8211; ribatte la Rsu -: verbali di riunioni, volantini e comunicati ufficiali testimoniano l’esatto contrario».<br />
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<strong>L’azienda rincara: «La difesa dei sindacati dimostra mancanza totale di argomenti»</strong> </p>
<p>Fincantieri prende atto dei commenti seguiti alla lettera aperta indirizzata dall’Ad, Giuseppe Bono, alle Rsu di stabilimento e snocciola le sue risposte. «Negli interventi è totalmente assente ogni risposta sul merito delle questioni sollevate, da tanto tempo. Quando non si vuole entrare nel merito, si usano solo argomentazioni generiche e ovvie, sulle quali non si può che convenire. Ma questo ci porta a risolvere i problemi o a continuare ad ignorarli?». Al segretario regionale della Cgil, Franco Belci, rilancia: «Si è addirittura permesso di attribuire al dottor Bono un&#8217;insensibilità e un &#8211; asserito &#8211; mancato rispetto verso i morti, chiamati strumentalmente in causa con affermazioni che confermano l&#8217;incapacità di dialogare sui fatti e affrontare le questioni. Quando poi dall’appartenere a Fincantieri, &#8220;un&#8217;azienda pubblica&#8221;, si rivendica una posizione di privilegio, non ritiene il sindacato che sia un&#8217;offesa verso tutti gli altri lavoratori che non sono dipendenti di aziende pubbliche? E davvero si pensa che l&#8217;azienda pubblica possa operare diversamente dalle regole di mercato?».<br />
Fincantieri ritiene inoltre «paradossale ciò che si dice dei colleghi americani che &#8211; e questo voleva dire l&#8217;Ad &#8211; sono solo più disciplinati e più attenti alle esigenze della propria e dell&#8217;altrui sicurezza. Negli Stati Uniti, non parliamo di Paesi in via di sviluppo, si lavora normalmente un numero di ore tali da cui non ci risulta, come dice il sindacato e Belci in particolare, derivi la «tragica correlazione tra l&#8217;intensificazione dei ritmi di lavoro, la riduzione delle pause, la criminalizzazione della malattia, l&#8217;incremento dell&#8217;uso degli straordinari e l&#8217;aumento degli incidenti». Circa il riferimento al fatto che i disagi siano provocati da condizioni «poco salubri», l’azienda osserva: «Non risulta che nello stabilimento e dallo stabilimento di Monfalcone si propaghino nel territorio malattie infettive». E ancora chiarisce: «Nessun &#8220;ricatto&#8221; emerge dalla lettera, ma solo un accorato e appassionato richiamo a riflettere sul futuro, per prepararlo tutti insieme e affrontarlo con il coraggio necessario, affinchè si eviti ciò che sta succedendo in tante aziende nazionali, e come anche Fincantieri rischia, che il nostro futuro venga portato via da altri Paesi». Fincantieri ricorda i notevoli investimenti, oltre 150 milioni di euro effettuati negli ultimi anni, in buona parte rivolti anche al miglioramento delle condizioni di lavoro.<br />
E ancora: «Circa il tono di alcune frasi, al limite dell&#8217;offesa, rivolte all’Ad che si limitava solo a precisare le problematiche sollevate dalle Rsu, ricordiamo l&#8217;accordo del 10 febbraio scorso, sottoscritto tra la direzione del cantiere e le Rsu con l&#8217;intento di recuperare ordini già persi. Le Rsu si erano impegnate a &#8220;garantire il loro sforzo volto al comune obiettivo di consolidare l&#8217;affidabilità, la qualità, l&#8217;efficienza ed il rispetto dei tempi nei confronti delle società armatrici clienti ai quali offrono il massimo supporto per lo svolgimento delle proprie attività&#8221;. L&#8217;azienda ha fatto la sua parte riprendendosi con determinazione un ordine per due navi già destinate dal nostro cliente alla Germania, e portandole a Monfalcone. Continueremo in questa direzione, ricercando la collaborazione del sindacato che riteniamo un interlocutore indispensabile e al quale non chiediamo altro che essere parte attiva dell&#8217;azienda e non forza contraria. Il nostro vertice continua a considerare Fincantieri patrimonio dei lavoratori, ai quali bisogna sempre parlare con chiarezza e trasparenza, indicando le minacce e le misure atte a prevenirle o ad attenuarne gli effetti. Il momento è particolarmente duro e per uscirne bisogna abbandonare le solite posizioni preconcette, agendo invece con coesione e unità di intenti».</p>
<p>Il Piccolo, 19 dicembre 2010</p>
<p><strong>IL SINDACO: IN QUESTO MOMENTO DI CRISI È QUANTOMAI NECESSARIO FARE SQUADRA  </strong><br />
<strong>«Le provocazioni di Bono servono solo a dividere»  </strong><br />
<strong>Pizzolitto prende le distanze dai contenuti della lettera dell’amministratore delegato di Fincantieri</strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>«Il miglioramento della produttività non può che passare attraverso l’organizzazione aziendale. E la sicurezza sul posto di lavoro oltrechè un fattore di civiltà è anche elemento di competitività». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto propone una riflessione ”a tutto campo”, dopo lo scontro tra sindacati e Fincantieri. Sul tappeto c’è dell’altro, a proposito del piano Unicredit sul superporto presentato a Roma e che il sindaco ha definito come una valida diversificazione alla cantieristica navale. Assoporti ha prospettato possibili censure a livello europeo sul progetto. Il sindaco osserva: «Lascia perplessi il fatto che oggi a lanciare le accuse siano coloro che non hanno mai creduto all’iniziativa. Queste prese di posizione dimostrano il disagio di chi è rimasto fuori».<br />
Il sindaco, dunque, prende le distanze da Fincantieri, a proposito di sicurezza e di metodiche aziendali. Quanto all’atteggiamento assunto dall’Ad Giuseppe Bono osserva: «A mio avviso, bisogna spingere verso una chiamata generale a ”fare squadra”, invece vedo solo provocazioni che acuiscono la già difficile situazione. Le scelte generali che Bono ha assunto sono apprezzabili e vanno in direzione della difesa dell’azienda. A Monfalcone si è mosso bene, garantendo nuove commesse. Per questo sono perplesso e diviso: da una parte rilevo la capacità manageriale, ma dall’altra l’incongruenza nell’affrontare adeguatamente i problemi concreti».<br />
Il sindaco pone alcune premesse precisando che il suo vuole essere un contributo alla riflessione, consapevole del momento di difficoltà in cui versa Fincantieri. Esprime inoltre il suo senso di appartenenza alla città: «Sono in linea con le Rappresentanze sindacali unitarie, sono solidale con i lavoratori. Sto con la mia gente, non dimentichiamo che siamo di fronte a un grave infortunio».<br />
Quindi entra nel merito delle questioni. «Se si vuole parlare di produttività &#8211; osserva Pizzolitto -, si deve tener conto di due aspetti: la crisi economica non l’ha prodotta il lavoro, ma la finanza e il capitale. È importante riconoscere questo concetto, altrimenti si finisce con l’attribuire al lavoro e ai lavoratori responsabilità che non hanno. È altrettanto fondamentale fare riferimento al fattore organizzativo aziendale, sgomberando il campo da soggettività ed emozioni: diversamente sarebbe come dare degli scansafatiche alle maestranze».<br />
Il sindaco aggiunge: «Il miglioramento della produttività è legato soprattutto all’efficienza organizzativa. E la sicurezza deve rappresentare anche un fattore di competitività, legata alla stessa immagine di Fincantieri. Ritengo, inoltre, che sia il momento di ragionare rispetto alle metodiche aziendali: credo che i numerosi appalti alla fine possano compromettere il percorso di miglioramento della sicurezza e della qualità del prodotto. Venendo meno la fidelizzazione tra le ditte e l’azienda, per assecondare le condizioni poste dall’armatore c’è il rischio di sottoporre le imprese ad una reazione che incide negativamente sulla qualità produttiva».<br />
Pizzolitto chiama quindi in causa il rapporto con la comunità: «È fondamentale che il territorio rimanga coeso continuando a credere nella capacità dell’azienda. Provocare il sindacato e raffreddare i rapporti con la comunità può comportare danni. L’azienda &#8211; conclude &#8211; ha lanciato il suo grido d’allarme, ma l’ha fatto in modo sbagliato. Tuttavia, l’appello va raccolto e ora ciascuno, nel rispetto degli specifici ruoli, deve contribuire a fare la sua parte senza dimenticare le premesse che richiamano al rispetto del lavoro e che legano la produttività all’efficienza organizzativa».</p>
<p>Il Piccolo, 20 dicembre 2010 <br />
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<strong>Gherghetta: servono imprenditori, non padroni  </strong><br />
<strong>«È pericoloso voler applicare le logiche americane al nostro sistema produttivo» </strong><br />
<strong>ASSENTEISMO E SICUREZZA IN FINCANTIERI: IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ATTACCA L’AD</strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>Il primo pensiero del presidente Enrico Gherghetta è rivolto a Carlo Bevilacqua, infortunatosi giovedì scorso in cantiere, e alla sua famiglia. Quindi osserva lapidario: «La Provincia di Gorizia è con i lavoratori di Fincantieri». Parte da questo ”imperativo categorico” per lanciare un messaggio forte, all’indomani dello scontro tra i sindacati e l’azienda. E avverte: «È un errore pensare di portare sul territorio non solo isontino ma anche italiano, le logiche di Marchionne, perchè la sua filosofia parte da una società, quella americana, che non è la società italiana». Gherghetta si rivolge a tutti coloro che definisce «gli imitatori» del manager della Fiat. Non solo all’amministratore delegato, Giuseppe Bono, ma a tutti gli imprenditori: «L’appello che rivolgo è chiaro: attenti a cosa fate perchè la realtà italiana non è affatto quella americana. In Italia non abbiamo lavoratori che hanno una mansione, ma maestranze che possiedono un vero e proprio mestiere. E la qualità dell’offerta delle imprese si basa in modo preponderante sulla capacità professionale dei nostri lavoratori. Tanto è vero &#8211; aggiunge &#8211; che in Italia si usa un termine che non esiste da nessun’altra parte al mondo: il patrimonio umano».<br />
Parole decise, quelle del presidente Gherghetta, che abbandona ogni diplomazia quando si tratta di difendere i lavoratori del territorio. Una posizione esplicita, dunque, rispetto ai contenuti riportati dall’Ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, nella sua lettera inviata ai sindacati.<br />
Gherghetta osserva: «I nostri lavoratori fanno la differenza: il made in Italy è sinonimo di fantasia e di creatività, ma anche di tradizione artigianale costruita nei secoli e che ha permesso di garantire una qualità del prodotto che tutti ci invidiano. Il patrimonio umano è il nostro valore aggiunto». Il presidente evidenzia un altro aspetto: «La filosofia sostenuta da Marchionne non ha nè capo, nè coda poichè nessuno dei motivi per i quali oggi l’impresa è in crisi è da imputare al lavoro e ai lavoratori. Parliamo di spostamenti di risorse dai Paesi emergenti, di capitale, di finanza, ma nessuno di questi elementi è collegato al lavoro perchè tutto è invece collegato al profitto. I veri responsabili sono la speculazione finanziaria e l’idea di mercificazione del denaro».<br />
Gherghetta pertanto scandisce: «Proporre un nuovo sistema di relazioni industriali pensato sulla delegittimazione di una parte delle sue componenti, è un controsenso sia dal punto di vista politico che economico. Se oggi c’è bisogno di costruire nuovi margini di produttività, la strada è una sola: sedersi attorno a un tavolo e addivenire a un accordo sindacale. Abbiamo bisogno di imprenditori e non di padroni». Gherghetta aggiunge: «In provincia abbiamo sancito un accordo politico-economico sul progetto del superporto che ha visto l’unità del territorio. Forse sarebbe il caso di copiare questa esperienza, anzichè gettare la croce addosso su chi lavora e produce». Il presidente si sofferma anche sulla questione della sicurezza: «Se in una fabbrica un dipendente si fa male, una delle cause sicuramente è l’organizzazione del lavoro. Anzichè pertanto scrivere lettere, invito l’Ad di Fincantieri a mettere mano all’organizzazione aziendale».<br />
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<strong>DURO APPELLO DEI SINDACATI  </strong><br />
<strong>La Cgil provinciale: «Il governo intervenga sulle esternazioni di Bono»</strong></p>
<p>«Se il governo svolgesse il suo ruolo di mediatore tra le parti, considerato che Fincantieri è controllata dallo Stato, la Cgil isontina chiederebbe subito la revoca del mandato all’amministratore delegato Giuseppe Bono». Il sindacato non fa sconti alla posizione assunta dall&#8217;ad di Fincantieri dopo l&#8217;ultimo grave incidente verificatosi nello stabilimento di Monfalcone e ritiene, anzi, che non dovrebbe farli nemmeno la comunità  isontina e regionale. «Le sue dimissioni non dovremmo chiederle solo noi rappresentanti dei lavoratori &#8211; afferma la Cgil provinciale -, ma anche tutta la comunità isontina e di buona parte del Friuli Venezia Giulia, che devono scandalizzarsi per quanto accaduto: è vero che il cantiere è stato e continua a essere una richezza per questo territorio, ma è anche vero che il prezzo pagato in cento e passa anni di presenza è stato altissimo, in caduti sul lavoro e soprattutto per le centinaia di persone decedute per l’uso dell’amianto che si è fatto in quello stabilimento». A Fincantieri, la Cgil chiede quindi un passo indietro e una maggiore attenzione al valore della vita umana, anzichè a quello della Borsa. (la. bl.)</p>
<p><strong>Il dramma di Carlo Bevilacqua, solo fra un anno saprà se potrà riacquistare l’uso delle gambe</strong></p>
<p>Ci vorrà almeno un anno per capire se Carlo Bevilacqua, il 51enne rimasto infortunato giovedì scorso durante le operazioni di imbragatura delle guide lavavetri, nell’ambito dell’allestimento della Carnival Magic, potrà riacquistare l’uso delle gambe. L’uomo ha riportato una frattura scomposta tra la decima e l’undicesima vertebra. All’Unità spinale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico durato 5 ore. L’operazione è riuscita, ma ora per Carlo Bevilacqua si è aperta una strada costellata di incognite. Perchè il percorso di recupero è tutt’altro che semplice e breve. Insomma, una via Crucis per il lavoratore e la sua famiglia, la moglie Roberta e un figlio di 20 anni, ai quali è improvvisamente e drammaticamente cambiata la vita.<br />
«È una situazione molto difficile &#8211; ha spiegato la moglie Roberta che anche ieri è rimasta a lungo in ospedale, a fianco del marito -. L’intervento è andato bene, ma non si può sapere se e quando potrà riacquistare l’uso delle gambe. Ora è disteso, bloccato a letto, non avverte alcuna sensibilità agli arti inferiori. Non è chiaro quale sia il danno reale arrecato al midollo spinale. Ha anche riportato la frattura al naso, oltre a ferite alla parte sinistra della testa e in fronte. Purtroppo, ci vorrà tempo, si parla almeno di un anno per poter capire quale sarà l’effettivo recupero. Credo che tuttavia sarà molto difficile per Carlo tornare a camminare come prima».<br />
Roberta racconta con toni pacati, dignitosi, ma tradisce tutta l’angoscia di una famiglia costretta a misurarsi con il dolore e le incognite del domani. E la rabbia nel tentare di capire cosa sia accaduto: «Carlo non ricorda molto dell’incidente &#8211; spiega -, ha visto cadere quel tubo che lo ha colpito alla schiena. È stato un attimo. Poi è finito con il volto a terra, senza riuscire a ripararsi. È esperto, ha lavorato trent’anni in cantiere, sa governare le gru. È per questo che non capisco. Certo, sarà la magistratura a chiarire le circostanze, ma non riesco proprio a capacitarmi, considerata la prudenza e la perizia di mio marito». Roberta aggiunge: «Carlo lo ha detto spesso: in questi ultimi tempi in cantiere si lavora male, la sicurezza è un problema reale. Non c’è più rispetto per le persone, si ragiona solo a commesse. A mio figlio ha detto: in cantiere non ci andrai mai». Roberta, spiega, è stata subito ricevuta dal direttore dell’azienda che le ha manifestato solidarietà. Tuttavia, non si sottrae dal commentare quanto espresso dall’Ad di Fincantieri, Giuseppe Bono: «Ho trovato le sue dichiarazioni inopportune. In questo terribile momento, non era proprio il caso. Vorrei incontrare il signor Bono per fargli vedere in quali condizioni ci siamo ridotti». (la.bo.)</p>
<p>Il Piccolo, 05 gennaio 2011</p>
<p><strong>DITTA IMPEGNATA NELLE COIBENTAZIONI DELLE NAVI ALLA FINCANTIERI  </strong><br />
<strong>Koifer, in 40 da due mesi senza stipendio  </strong><br />
<strong>L’azienda: i soldi arriverranno la prossima settimana. Rientrato lo sciopero già programmato</strong></p>
<p>Gli 80 lavoratori di Eurogroup hanno affrontato il Natale con la prospettiva di finire in mobilità. I 40 di Koifer, altra impresa dell&#8217;indotto Fincantieri, attiva questa direttamente nello stabilimento di Monfalcone, lo hanno trascorso con lo spettro di vedersi pignorato l&#8217;appartamento o di essere sfrattati. Dopo aver già faticato per vedersi pagati gli stipendi arretrati di agosto, settembre e ottobre, i dipendenti della ditta di Staranzano, legata a Demont, sotto l&#8217;albero non hanno trovato le agognate buste paga di novembre, dicembre e quella relativa alla tredicesima (o per qualcuno al trattamento di fine rapporto). «In compenso siamo sempre andati a lavorare, anche a cavallo delle feste di fine anno, anche oggi», ha detto qualcuno dei lavoratori nella tarda mattinata di ieri, all&#8217;esterno dell&#8217;ingresso del cantiere navale di Panzano. Negli occhi molta rabbia, ma anche la paura di perdere una possibilità di lavoro. Gran parte dei dipendenti di Koifer sono stranieri, affiancati però anche dipendenti italiani.<br />
Nonostante i timori, la volontà di farsi sentire per ottenere una risposta dall&#8217;azienda alla fine aveva avuto comunque il sopravvento.<br />
Sotenuti dalla segreteria provinciale dell&#8217;Ugl Metalmeccanici, che da tempo segue la vicenda, i lavoratori avevano deciso di proclamare ieri uno sciopero di otto ore, affiancato da un volantinaggio all&#8217;esterno dello stabilimento navalmeccanico. La reazione dei lavoratori ha smosso l&#8217;azienda e, soprattutto, Demont, per la quale Koifer effettua lavorazioni di isolamento a bordo della Carnival Magic, la maxi-passeggeri che sarà consegnata alla fine di aprile. «Dai responsabili di Demont i lavoratori hanno avuto l&#8217;assicurazione che gli arretrati saranno pagati la prossima settimana», ha riferito ieri Mauro Marcatti, della segreteria provinciale dell&#8217;Ugl Metalmeccanici. I 40 dipendenti di Koifer hanno così ritirato lo sciopero ieri, pur restando sul piede di guerra. «Quando è stato firmato l&#8217;accordo per il pagamento del mese di ottobre, ci era stato detto che una cosa del genere non si sarebbe più ripetuta», ha ricordato ieri uno dei lavoratori dell&#8217;impresa. Per tutti quest&#8217;ultimo periodo è stato un vero e proprio incubo. «Ci sono le famiglie, le bollette da pagare, i mutui o gli affitti &#8211; ha detto un lavoratore -. Ci sono scadenze che vanno rispettate, sennò rischiamo anche di perdere la casa». Ai dipendenti in cassa integrazione ordinaria non è andata meglio, perché l&#8217;impresa non ha anticipato gli importi dovuti dall&#8217;Inps che ha versato le indennità relative a giugno, luglio e agosto solo in ottobre. La situazione contingente è resa ancora più pesante dalla preoccupazione sulla continuità del lavoro per Koifer all&#8217;interno del cantiere navale di Monfalcone, dopo la conclusione dell&#8217;attività a bordo di Magic.<br />
«Il problema sono le prospettive &#8211; ha detto ieri uno dei dipendenti dell&#8217;impresa -. Io ho 64 anni e chi mi dà lavoro, se Koifer chiude? Rischio di non poter arrivare alla pensione». L&#8217;Ugl Metalmeccanici ieri ha sottolineato anche di confidare in un intervento di Fincantieri, perché la vicenda trovi una conclusione positiva per i lavoratori coinvolti.</p>
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		<title>Grave operaio travolto da una trave sulla Magic</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 10:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vivere di cantiere]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 14 dicembre 2010    INFORTUNIO IN FINCANTIERI  Grave operaio travolto da una trave sulla ”Magic”  Frattura vertebrale per Carlo Bevilacqua, 51 anni. Operato all’Unità spinale di Udine UN PESANTE MANUFATTO SI È SGANCIATO DALL’IMBRAGATURA E HA INVESTITO L’ADDETTO di LAURA BORSANI Grave infortunio sul lavoro, ieri mattina, attorno alle 8, sulla ”Carnival Magic” [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4296&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 14 dicembre 2010 <br />
 <br />
<strong>INFORTUNIO IN FINCANTIERI  </strong><br />
<strong>Grave operaio travolto da una trave sulla ”Magic”  </strong><br />
<strong>Frattura vertebrale per Carlo Bevilacqua, 51 anni. Operato all’Unità spinale di Udine </strong><br />
<strong>UN PESANTE MANUFATTO SI È SGANCIATO DALL’IMBRAGATURA E HA INVESTITO L’ADDETTO</strong></p>
<p>di LAURA BORSANI</p>
<p>Grave infortunio sul lavoro, ieri mattina, attorno alle 8, sulla ”Carnival Magic” nello stabilimento Fincantieri. Un imbragatore di 51 anni, Carlo Bevilacqua di Monfalcone, è stato travolto da una trave metallica, lunga una decina di metri, subendo un trauma cranico, lo schiacciamento del bacino e la frattura di due vertebre. Rischia un gravissimo danno alla funzionalità degli arti inferiori. Già nella tarda mattinata di ieri, l’operaio è stato sottoposto a un intervento chirurgico nell’Unità spinale dell’ospedale di Udine, dove è stato trasferito con l’elicottero dell’Elisoccorso, atterrato in banchina accanto alla passeggeri. A investire Bevilacqua è stata una guida di sostegno dei ”cesti” lavavetri della nave, una sorta di rotaia di ferro semicurva di mezzo quintale, precipitata da circa 8 metri. La guida metallica era stata sollevata da una gru per raggiungere il ponte 15 di ”Magic”, in allestimento in banchina. L’operatore a terra, accortosi che le due rotaie che aveva appena imbragato dando l’okay al sollevamento, si erano sfilate, ha tentato di allontanarsi dall’area per evitare di esserne travolto. Ma una delle due guide gli è invece finita addosso, non è chiaro se colpendolo direttamente o di rimbalzo, facendolo cadere a terra e battere la testa.<br />
Carlo Bevilacqua, esperto imbragatore, dipendente Fincantieri nel settore da almeno trent’anni, è stato colpito alla schiena e al bacino. Un impatto violento: l’uomo è rimasto a terra in una pozza di sangue. Sempre cosciente, tanto da provvedere a chiamare al cellulare i familiari, ma lamentando di non sentire più le gambe, secondo quanto riferito dai colleghi presenti sul luogo dell’infortunio.<br />
Immediati sono stati i soccorsi, con l’intervento dell’elicottero del 118 che ha trasferito l’operaio all’Unità spinale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine dove, in tarda mattinata, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.<br />
Le rappresentanze delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm, hanno proclamato lo sciopero, con presidio della portineria per bloccare l’attività dello stabilimento. Lo sciopero ha riguardato il primo turno, dalle 10 fino alle 14.<br />
Un evento, dunque, drammatico, che ha riproposto il problema legato alla sicurezza sul posto di lavoro, riaccendendo le preoccupazioni da parte delle maestranze e dei rappresentanti sindacali, a poco più di un mese peraltro da un altro infortunio avvenuto nella nuova panel-line, memori altresì dell’incidente che nell’aprile del 2008 costò la vita ad un lavoratore dell’appalto croato.<br />
Sull’infortunio è stata aperta un’indagine, affidata alla Polizia del locale Commissariato intervenuta sul posto assieme ai funzionari dell’Azienda sanitaria. Stando alle informazioni fornite dall’azienda, le modalità dell’incidente vengono al momento confermate nelle linee essenziali ipotizzate. Il lavoratore era dunque alle prese con le operazioni di imbragatura. Una volta sistemate le due guide lavavetri, ha quindi dato il ”via libera” al sollevamento del materiale. Durante il trasferimento, le guide si sono sfilate precipitando. È da accertare se una di queste rotaie abbia travolto direttamente o indirettamente l’operatore che, tra l’altro, si stava allontanando dall’area essendosi accorto che non tutto stava procedendo per il verso giusto. Anche l’azienda ha aperto un’inchiesta interna per l’accertamento delle cause dell’infortunio.<br />
(ha collaborato Laura Blasich).</p>
<p><strong>L’ASSESSORE CRISTIANA MORSOLIN  </strong><br />
<strong>Il Comune protesta: «Episodio gravissimo»</strong></p>
<p>L’amministrazione comunale di Monfalcone giudica «gravissimo» quanto accaduto ieri in Fincantieri a Monfalcone. Una posizione dura nei confronti della società  navalmeccanica quella assunta dall’ente locale e di cui si fa portavoce, a nome del sindaco, l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «La linea, sempre più praticata anche a livello nazionale, in base alla quale la sicurezza sul lavoro è responsabilità esclusiva e diretta del lavoratore &#8211; sottolinea l’assessore Morsolin &#8211; non è accettabile. Vanno messe invece in campo tutte le misure necessarie per tutelare i lavoratori, in questo caso diretti e indiretti».<br />
Su questo fronte Fincantieri, secondo l’assessore, «ha ancora delle lacune, dimostrate dai precedenti infortuni mortali o gravissimi di cui è stato teatro il cantiere navale in questi ultimi anni».<br />
Secondo Emiliano Zotti responsabile dell’area lavoro di Rifondazione «davanti all’ennesimo grave infortunio avvenuto in Fincantieri non possiamo che constatare quale altissimo prezzo venga pagato dai lavoratori alle logiche della produzione. L’infortunio infatti, stando alle prime ricostruzioni, era evitabile se si fosse attuata una differente organizzazione del lavoro, più rispettosa dei metodi e dei tempi della sicurezza. In queste ore all’operaio Bevilacqua va la nostra solidarietà e gli auguri di un pronto recupero dal grave infortunio subito. (la.bl.) <br />
 <br />
<strong>TUONA IL MEGAFONO NELLO STABILIMENTO PER ANNUNCIARE LO SCIOPERO. ADESIONE ANCHE DA PARTE DEI LAVORATORI DELLE DITTE PRIVATE  </strong><br />
<strong>«Tutti fuori». Scatta alle 10 l’esodo di migliaia di tute blu  </strong><br />
<strong>Luxic: «Questo è l’epilogo delle nostre richieste cadute nel vuoto». Gherghetta: «L’organizzazione del lavoro va rivista»</strong></p>
<p>di SILVIA ZANARDI</p>
<p>A passo lento. Con la scritta ”Fincantieri” alle spalle e una fila di colleghi davanti, tutti diretti verso la città. Qualcuno è saltato in fretta sulla sua bici, altri si sono fatti strada a lungo il marcipiede bagnato dal nevischio. Chi gesticolando, chi accendendosi una sigaretta.<br />
Hanno mollato attrezzi, gru e imbragature attorno alle dieci: operai, tanti, centinaia. Un esodo infinito di uomini con i volti tirati, le tute da lavoro sporche di ferraglia, gli elmetti blu sotto il braccio: qualcuno se lo è tenuto in testa. Hanno risposto al richiamo di un megafono che, di prima mattina, si è messo a gridare: «Uscite tutti, andiamo via. Un nostro collega ha avuto un incidente sulla Carnival, sta male. Oggi non si lavora, scioperiamo». La voce era quella di Moreno Luxic, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento.Quanto detto al megafono lo ha ripetuto ai colleghi e ai giornalisti poco dopo, quando ormai stavano uscendo tutti e il cantiere navale di Monfalcone era già semideserto: «Abbiamo fatto presente all’azienda più e più volte che per sollevare i manufatti ci vogliono le ceste omologate, ma non siamo mai stati ascoltati. E questo è il risultato: un nostro collega ha avuto un incidente grave e non è che il tragico epilogo di richieste finite nel vuoto».<br />
Accanto a lui, stesso berretto di lana, Andrea Holjar (Uilm): «Allo sciopero hanno aderito in tanti, sia i lavoratori diretti della Fincantieri, sia quelli delle ditte in appalto. Siamo compatti». Nel giorno di sciopero per il collega Carlo Bevilacqua, che è rimasto schiacciato sotto una trave di metallo, negli occhi degli operai si legge una sola frase: «Poteva succedere il peggio. Di lavoro non si può morire».<br />
«Ancora un incidente grave, e ancora alla Fincantieri. Non è un caso, qui siamo di fronte a una pericolosità oggettiva», dice il presidente della Provincia Enrico Gherghetta. «Significa che l’azienda deve riflettere e deve porsi con maggiore attenzione nei confronti dei suoi lavoratori: non si può finire sotto un pezzo di ferro imbragato male, non è ammissibile. C’è qualcosa che non va alla base dell’organizzazione aziendale», aggiunge.<br />
Mentre, sulla Carnival, l’operaio Carlo Bevilacqua cercava di sottrarsi alla caduta violenta di quella maledetta trave, l’eurodeputata Debora Serracchiani incontrava gli operatori portuali per discutere del futuro dello scalo monfalconese. Con lei, c’era il segretario del circolo Pd di Monfalcone e consigliere comunale Paolo Frisenna: «A quanto si è detto, Carlo Bevilacqua è un operaio esperto e questo può escludere che l’incidente sia avvenuto per un errore umano. C’è anche da augurarsi che non dipenda da falle nella sicurezza garantita dall’azienda e che si sia verificato per un fatalità sfortunata». E aggiunge: «Spetta a chi di competenza accertarlo, ma siamo preoccupati: non si può pensare allo sviluppo industriale se gli operai mettono la loro vita a rischio ogni giorno».</p>
<p>Il Piccolo, 15 dicembre 2010 <br />
 <br />
<strong>RESTA GRAVE L’OPERAIO, SOTTOPOSTO A INTERVENTO CHIRURGICO ALLA SPINA DORSALE  </strong><br />
<strong>«Troppi infortuni in cantiere, ora basta»  </strong><br />
<strong>La Rsu scrive all’ad Bono, al sindaco e ai presidenti di Regione e Provincia</strong> <br />
 <br />
di SILVIA ZANARDI</p>
<p>L’hanno operato al midollo spinale, ma è ancora presto per dire se Carlo Bevilacqua tornerà a camminare. Un elicottero dell’ospedale Civile di Udine è venuto a prenderlo di urgenza lunedì mattina alla Fincantieri, dopo che una pesante trave di alluminio lo ha travolto mettendo a rischio la sua vita. Era andato a lavorare come tutti i giorni, ma l’imbragatura di una gru si è sfilata all’improvviso ed è stata questione di pochi secondi.<br />
I suoi colleghi, quelli nuovi e quelli di vecchia data, che hanno iniziato a lavorare con lui trent’anni fa, sono in costante contatto con la moglie per avere notizie sull’esito dell’intervento. Si confida nell’ipotesi migliore, ma già conforta che Carlo Bevilacqua non sia in pericolo di vita.<br />
Sulla scia dello sciopero immediato, indetto subito dopo il suo infortunio fra gli operai della Fincantieri, hanno aderito quasi tutti, i rappresentanti di Rsu Fim, Fiom e Uilm chiedono alle istituzioni di intervenire, di far sentire la loro voce a difesa della sicurezza sul lavoro che, se messa a repentaglio o trascurata, può portare a tragici incidenti appesi alla fatalità.<br />
Quello che ha portato in sala operatoria Carlo Bevilacqua, non è primo a scatenare l’ira dei lavoratori dello storico cantiere navale di Monfalcone. Prima di lui, nel 2010, un lavoratore è stato investito da una lama mentre cercava di sbloccare un manufatto che si era incastrato tra due rulli e un secondo rischiava di rimanere ucciso come Yuko Jerco nel 2008, schiacciato da una lamiera in una normale giornata di lavoro.<br />
I rappresentanti sindacali della Fincantieri hanno scritto una lettera aperta indirizzata a Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, a Renzo Tondo, governatore del Friuli Venezia Giulia, a Enrico Gherghetta, presidente della Provincia di Gorizia, e a Gianfranco Pizzolitto, sindaco di Monfalcone.<br />
«Tre gravi incidenti hanno aperto il 2010, solo fortunamente senza gravi conseguenze per i lavoratori. Nel corso di quest’anno sono state fatte da parte nostra almeno cinque segnalazioni alla medicina del lavoro, dove venivano evidenziate gravi e ripetute violazioni delle norme di sicurezza. Rimane aperta a oggi la questione molatura, bollata spesso come mancanza di volontà da parte di lavoratori di svolgere quel tipo di attività», scrivono i sindacati.<br />
«Ci sono stati anche tre infortuni dalle dinamiche drammatiche, due dei quali avrebbero potuto avere gravi conseguenze. L’ultimo risale a lunedì 13 dicembre, dove un lavoratore è rimasto colpito alla schiena dalla caduta di un tubo durante le operazioni di sollevamento. Con molta probabilità il nostro collega rimarrà tutta la vita seduto su una sedia a rotelle», aggiungo. E concludono: «Crediamo che alla base di tutto questo ci sia una gestione sbagliata dei cicli produttivi, basati essenzialmente sulla compressione dei tempi di lavoro e dei costi e questa noncuranza si riflette sulla risorsa più importante dell’azienda: i lavoratori. Chiediamo all’amministratore delegato di Fincantieri di operare in tempi strettissimi al fine di mettere l’azienda, la Stabilimento di Monfalcone, in condizioni di sicurezza e di legalità degni di un paese civile».</p>
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		<title>Sui leghisti piovono uova</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 12:24:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 12 dicembre 2010    IL CLIMA POLITICO SI ACCENDE ANCHE TRA I NUMEROSI BANCHETTI DEI PARTITI IN CENTRO  Battibecchi in piazza. E sui leghisti piovono uova  Intervenuta la polizia. Scambi di accuse tra Carroccio, studenti e no-global Gli esponenti della Lega Nord lo hanno definito un «attacco a sfondo politico»: prima gli insulti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&amp;blog=3614911&amp;post=4286&amp;subd=moriredicantiere&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 12 dicembre 2010 <br />
 <br />
<strong>IL CLIMA POLITICO SI ACCENDE ANCHE TRA I NUMEROSI BANCHETTI DEI PARTITI IN CENTRO  </strong><br />
<strong>Battibecchi in piazza. E sui leghisti piovono uova  </strong><br />
<strong>Intervenuta la polizia. Scambi di accuse tra Carroccio, studenti e no-global</strong></p>
<p>Gli esponenti della Lega Nord lo hanno definito un «attacco a sfondo politico»: prima gli insulti e il dileggio, poi il lancio di uova, in piazza della Repubblica, mentre ancora era in allestimento il gazebo. I giovani dell’Unione degli studenti Fvg e di ”Spazi sociali Venezia Giulia”, hanno ribattuto: ci siamo limitati ad esprimere il netto dissenso nei confronti della politica portata avanti dal Carroccio, partito al Governo. In mezzo la polizia che, intervenuta ieri pomeriggio, ha mediato lo ”scontro” invitando i ragazzi ad allontanarsi. Animi accesi in questo rigido clima natalizio gravido di questioni sociali e battaglie politiche, materializzatesi in centro da fronti diversi. La Lega che, a suon di volantini, dice «stop all’integrazione alla rovescia», dà la «sveglia» a bisiachi e monfalconesi e dice ai giovani: «Non farti fregare, sei a casa tua». È sempre la Lega che con una mozione-ciclostilata «respinge i rifiuti dalla Campania». Dall’altra, si leva la voce degli studenti contro i tagli «indiscriminati» e «irrazionali» della riforma, passando per i finanziamenti alle scuole private, tirando un bilancio, recita un volantino, da «museo degli orrori».<br />
Slogan e grida di protesta incrociati. Banchetti e manifestazioni concentratisi in centro, a rieccheggiare messaggi da fronti opposti. Finchè, verso le 17, si è accesa la scintilla. I leghisti ed il Movimento giovani padani, reduci da un incontro nella sede di via della Resistenza, con l’europarlamentare, onorevole Lorenzo Fontana, l’hanno scandito: «Stavamo allestendo il gazebo in piazza &#8211; hanno raccontato -, quando si sono avvicinati una quindicina di giovani. Hanno iniziato a cantare ”Bella Ciao”, quindi, sono passati agli insulti. Fino al lancio di uova, che ha colpito una nostra iscritta e un altro ragazzo». Tanto che l’europarlamentare Lorenzo Fontana ha osservato: «È curioso che questi giovani si definiscano antirazzisti, ma poi non permettono ad un partito come la Lega, rappresentato nelle istituzioni, di esprimere le proprie idee. Dimostra che sono i primi a non rispettare la democrazia». Walter Sepuca ha parlato di un’«aggressione squisitamente politica, che sa di programmato». Dall’Unione studenti, ormai riuniti davanti al Duomo, sono partiti i rimandi. «Non abbiamo aggredito nessuno &#8211; hanno tuonato -, ci siamo limitati ad esprimere il nostro dissenso». «È scandaloso &#8211; ha rincarato Stefano ”Cicciuzzo” Micheluz di ”Spazi sociali Venezia Giulia” &#8211; che la Lega porti avanti idee che fomentano il razzismo». «I disoccupati &#8211; ha aggiunto Marta Iernetti &#8211; li creano i padroni, non gli immigrati». Sul tappeto questioni come il nucleare e la ”vertenza Gelmini”: «Frequento l’Itis D’Annunzio di Gorizia &#8211; ha spiegato una studentessa -: dopo 30 anni, rischia lo smembramento. Questi sono i problemi che vanno risolti».</p>
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		<title>Assegni Inps agli stranieri il Comune dovrà pagare</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Dec 2010 10:54:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Piccolo, 11 dicembre 2010 <br />
 <br />
<strong>Assegni Inps agli stranieri, il Comune dovrà pagare  </strong><br />
<strong>L’amministrazione aveva rigettato la domanda di un kosovaro. Sentenza destinata a fare giurisprudenza</strong></p>
<p>di FRANCO FEMIA</p>
<p>I cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno e da tempo residenti sul territorio nazionale hanno diritto all’assegno per i nuclei familiari numerosi, che viene assegnato dall’Inps tramite il Comune in cui risiedono. Lo ha stabilito il Tribunale di Gorizia respingendo, lo scorso 7 dicembre, il ricorso presentato dall’Inps contro la sentenza emessa il primo ottobre scorso dal giudice del lavoro Barbara Gallo. Il ricorso si riferiva al caso di una famiglia kosovara residente a Monfalcone &#8211; composta da padre, madre e tre figli con un modesto reddito &#8211; che aveva presentato domanda al Comune per ottenere il contributo sociale che viene poi concesso dall’Inps.<br />
Nella motivazione della decisione presa, in sede di appello, il giudice Nicola Russo ha ritenuto responsabile di discriminazione non soltanto il Comune di Monfalcone ma anche l’Inps in quanto, sebbene il beneficio venga concesso dai Comuni e solo successivamente erogato dall’Istituto di previdenza, quest’ultimo non è immune da responsabilità nel mancato riconoscimento del diritto spettante agli extracomunitari che legalmente risiedono da lungo tempo in Italia, in quanto ha emanato circolari e pareri volti a escludere illegittimamente gli immigrati dal contributo.<br />
Il Tribunale di Gorizia, nel rigettare il reclamo, ha disposto che il Comune di Monfalcone e l’Inps, ciascuno in base alle proprie competenze, pongano fine al trattamento discriminatorio attivandosi per corrispondere alla famiglia l’assegno dovuto inclusi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.<br />
«La sentenza del Tribunale di Gorizia &#8211; afferma il dottor Walter Citti dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che ha assistito nella causa la famiglia kosovara &#8211; è la prima in Italia e segna un precedente importante. È destinata cioè a fare giurisprudenza».<br />
Il cittadino kosovaro aveva presentato domanda di accesso al beneficio Inps nel novembre dello scorso anno, ma ad aprile, su sollecito dello stesso Inps, il Comune di Monfalcone aveva respinto la richiesta giustificando la decisione con la mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria. Con il sostegno dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), lo straniero aveva quindi avviato un’azione giudiziaria anti-discriminatoria assistito dagli avvocati Tamara Amadio e Alberto Guariso, messi a disposizione dell’Associazione studi giuridici dell’immigrazione, che pure aveva presentato ricorso. L’Asgi si appella, dunque agli enti locali e all’Anci, di cui tra l’altro il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto è presidente regionale, affinchè cessi ogni discriminazione nei confronti degli stranieri titolari di un lungo permesso di soggiorno che chiedono l’assegno per i nuclei familairi numerosi.<br />
 <br />
<strong>L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI ACCOGLIE CON FAVORE LA SENTENZA  </strong><br />
<strong>Morsolin: «Ora la Regione riveda la legge»</strong></p>
<p>«Il Comune di Monfalcone, già in occasione del primo pronunciamento del Tribunale a favore dello straniero, aveva deciso di non presentare ricorso. Non solo perchè l’ente locale era semplice erogatore di fondi regionali, dovendosi attenere alla normativa, ma anche perchè non riteniamo congrua la legge che stabilisce un tetto di residenza per gli stranieri al fine di poter beneficiare di contributi». L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ribadisce la sua posizione, all’indomani della sentenza definitiva pronunciata dal Tribunale, che ha rigettato il ricorso presentato dall’Inps che aveva negato l’assegno familiare integrativo a un kosovaro, padre di tre figli. L’assessore quindi sottolinea: «Accogliamo con favore la sentenza, poichè la normativa regionale, a nostro avviso, non garantisce equità, negando un diritto agli stranieri che si trovano in un grave stato di disagio economico. Del problema &#8211; aggiunge la Morsolin &#8211; abbiamo anche investito l’Anci, per capire come devono comportarsi i Comuni di fronte a questa legge alla quale non possono sottrarsi e che in regione ha registrato numerosi ricorsi risultati favorevoli ai cittadini proponenti. Ritengo che la conferma definitiva da parte del Tribunale rappresenti la rivincita del buonsenso e delle regole civili. Auspico, pertanto, che la Regione, di fronte a questi ricorsi, possa avere un ripensamento sulla normativa». La Morsolin conclude: «Per quanto riguarda invece la gestione dei fondi comunali in questo ambito, i nostri regolamenti tengono esclusivamente conto dell’indicatore di reddito e della situazione sociale del cittadino richiedente il contributo. Abbiamo assunto una linea precisa, basata sul criterio di necessità». (la.bo.)</p>
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