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	<description>Monfalcone - Dall'immaginario alla realtà nel rapporto tra la "grande fabbrica" ed il territorio.</description>
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		<title>Corso chiuso alle auto</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 11:28:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 27 novembre 2009
 
A DICEMBRE IL PIANO URBANO DEL TRAFFICO APPRODERÀ IN CONSIGLIO 
Il Comune insiste: Corso chiuso alle auto 
Si annuncia battaglia con l’Ascom, contraria a questa scelta per la storica via
La battaglia è annunciata. Causa scatenante: la pedonalizzazione di corso del Popolo. I commercianti la temono, considerandola il ”colpo di grazia” alla crisi della [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3361&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 27 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>A DICEMBRE IL PIANO URBANO DEL TRAFFICO APPRODERÀ IN CONSIGLIO <br />
Il Comune insiste: Corso chiuso alle auto <br />
Si annuncia battaglia con l’Ascom, contraria a questa scelta per la storica via</strong></p>
<p>La battaglia è annunciata. Causa scatenante: la pedonalizzazione di corso del Popolo. I commercianti la temono, considerandola il ”colpo di grazia” alla crisi della storica strada. Il Comune la prevede nel nuovo Piano urbano del traffico che disegna una zona pedonale estesa a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco tra via Plinio e piazza della Repubblica. La previsione è contenuta nel nuovo Piano del traffico che sarà portato in Consiglio nel prossimo mese per essere adottato.<br />
Una scelta precisa e che non mancherà di essere contestata, almeno da una parte dei commercianti, ancora convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via. Se il Corso, però, si sente e si vede solo come strada di transito e di attraversamento, proprio la chiusura al traffico, affiancata da investimenti sull’arredo, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.<br />
L’estensione della zona pedonale avverrà, come ha ribadito l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo, quando saranno realizzati gli interventi necessari a intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta. La previsione comunque c’è, come è emerso mercoledì in commissione per la Programmazione territoriale economica, assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro di via Cosulich, nel tratto tra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti a Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana. La filosofia del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è quella non solo di definire le funzioni delle diverse strade, ma anche di intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo.<br />
Qualche opera nuova comunque c’è, ha sottolineato l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie le principali intersezioni lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada di accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte della Checca. «Entrambe le soluzioni &#8211; spiega l’assessore Schiavo &#8211; si poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzitutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale Sud». Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non solo attraverso la revisione dei sensi di marcia (vedi i casi di via Aquileia, via Terenziana e via Carducci) e delle svolte, ma anche proponendo la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, quelli tra via Aulo Manlio e via Crociera e tra la stessa strada e via Isonzo dovrebbero essere soppiantati da rotatorie, come dovrebbe accadere anche all’intersezione tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi. L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via 9 Giugno tra via Bixio e via Duca d’Aosta. «Per ora non si può pensare a una sua chiusura &#8211; ha detto la progettista -, ma a un suo depotenziamento &#8211; e quindi a una sua valorizzazione sotto il profilo commerciale». Il Put si occupa anche della mobilità ciclabile e pedonale, affrontata con il completamento della rete esistente e soprattutto l’introduzione massiccia delle ”Zone 30” in tutto l’agglomerato urbano.<br />
Laura Blasich</p>
<p>Messaggero Veneto, 27 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Il Comune, che si appresta a vagliare il piano urbano del traffico, non intende cedere alla pressione dei commercianti <br />
Monfalcone, la zona pedonale sarà ampliata</strong></p>
<p>MONFALCONE. Arriverà in discussione e adozione del consiglio comunale di Monfalcone nelle prossime sedute di dicembre il Put, Piano urbano del traffico urbano elaborato dal Comune di Monfalcone assieme alle amministrazioni di Ronchi dei Legionari e Staranzano, nell’ottica di dare una visione e una soluzione d’insieme al problema della mobilità.<br />
Fra le scelte più forti per Monfalcone, illustrate alla Commissione consiliare per la programmazione territoriale economica, sicuramente quella di estendere la zona pedonale anche a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco compreso tra via Plinio e piazza della Repubblica. Una scelta che provocherà (ma ha già provocato) le reazioni dei commercianti dell’arteria cittadina, convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via, già da alcuni anni in sofferenza.<br />
Contrario, invece, il parere dell’amministrazione comunale, secondo la quale proprio la chiusura del corso, a cui saranno affiancati investimenti sull’arredo urbano, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.<br />
Resta fermo il fatto che l’estensione della zona pedonale avverrà, come ha sempre ribadito l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, soltanto quando saranno stati realizzati gli interventi necessari per intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta.<br />
La previsione di ampliamento della zona pedonale è stata illustrata assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro, di via Cosulich, nel tratto fra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti verso Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana.<br />
La filosofia di base del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è del resto quella non soltanto di definire le funzioni delle diverse strade, assegnando quindi a ciascuna il proprio ruolo, ma anche d’intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo. «Qualche opera nuova comunque c’è», ha sottolineato in commissione l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie i maggiori incroci lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada d’accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte “della Checca”.<br />
«Entrambe le soluzioni – spiega l’assessore Schiavo – poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzi tutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale sud».<br />
Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non soltanto attraverso la revisione dei sensi di marcia e delle svolte, ma propone anche la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, dovrebbero divenire rotatorie gli incroci tra via Aulo Manlio e via Crociera, tra via Crociera e via Isonzo, tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi.<br />
L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via IX giugno compreso tra via Bixio e via Duca d’Aosta, che dovrà essere valorizzato sotto il profilo commerciale. (c.v.)</p>
Posted in L'altra città Tagged: ascom, comune monfalcone, corso popolo, monfalcone, pedonalizzazione <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moriredicantiere.wordpress.com/3361/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moriredicantiere.wordpress.com/3361/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moriredicantiere.wordpress.com/3361/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moriredicantiere.wordpress.com/3361/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moriredicantiere.wordpress.com/3361/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moriredicantiere.wordpress.com/3361/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moriredicantiere.wordpress.com/3361/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moriredicantiere.wordpress.com/3361/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moriredicantiere.wordpress.com/3361/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moriredicantiere.wordpress.com/3361/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3361&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Fumo sulla Queen Elizabeth evacuati 200 lavoratori</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:33:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
FINCANTIERI
Fumo sulla Queen Elizabeth: evacuati 200 lavoratori 
Procedure di emergenza scattate immediatamente Nessun caso di intossicazione
di DOMENICO DIACO
Una denso fumo bianco accompagnato da un odore acre ha invaso ieri mattina la sala macchine della Queen Elizabeth, la nave in fase di costruzione nel bacino della Fincantieri. Circa duecento operai sono stati fatti [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3356&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
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 <br />
<strong>FINCANTIERI<br />
Fumo sulla Queen Elizabeth: evacuati 200 lavoratori <br />
Procedure di emergenza scattate immediatamente Nessun caso di intossicazione</strong></p>
<p>di DOMENICO DIACO</p>
<p>Una denso fumo bianco accompagnato da un odore acre ha invaso ieri mattina la sala macchine della Queen Elizabeth, la nave in fase di costruzione nel bacino della Fincantieri. Circa duecento operai sono stati fatti immediatamente evacuare. Nessuna lavoratore ha subito conseguenze. Le procedure per la sicurezza in caso di emergenza hanno funzionato perfettamente, come rilevato dalle Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom e Uilm che subito dopo il fatto hanno voluto incontrare la direzione aziendale dello stabilimento.<br />
Il fumo era fuoriuscito da una delle moltissime manichette installate all’interno della nave per consentire l’aerazione dei locali e quindi migliori condizioni di lavoro oltre che convogliare i fumi in caso d’incendio. Il fatto si è verificato in una sezione di poppa della nave. Avvistato il fumo è subito scattato l’allarme, dato dal personale addetto alla sicurezza e dai cosiddetti ”guardiafuoco”. Le procedure di comunicazione verbale hanno funzionato perfettamente, come sottolineato dagli stessi rappresentanti dei lavoratori, così che in breve tutti gli operai impegnati all’interno del primo ponte della nave, dipendenti di Fincantieri e delle ditte esterne, sono stati avvertiti e hanno abbandonato la nave.<br />
I pompieri del servizio antincendio interno, muniti di maschere pressurizzate e autorespiratori, hanno quindi effettuato un sopralluogo all’interno della sezione della nave interessata dal fumo, hanno rimosso la manichetta da cui proveniva il fumo e aerato i locali. Dopo circa due ore l’emergenza era finita ed è potuto riprendere il lavoro.<br />
Le cause di quanto accaduto sono tuttora in fase di accertamento, come riferito dall’azienda, ma non è escluso che un un pezzo di ferro incandescente sia penetrato nella manichetta di aspirazione provocandone il surriscaldamento e quindi la fuoriuscita di fumo.<br />
Nel corso dell’incontro con la direzione aziendale le Rsu dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno dato atto di come la procedura di emergenza abbia funzionato a dovere, ma hanno pure avanzato richiesta, riferisce Moreno Luxich, delegato sindacale Fiom, di una verifica sulle manichette installate e sul materiale con cui sono realizzate.</p>
Posted in Vivere di cantiere Tagged: fincantieri, incidenti lavoro, monfalcone, moreno luxich, queen elizabeth <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moriredicantiere.wordpress.com/3356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moriredicantiere.wordpress.com/3356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moriredicantiere.wordpress.com/3356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moriredicantiere.wordpress.com/3356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moriredicantiere.wordpress.com/3356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moriredicantiere.wordpress.com/3356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moriredicantiere.wordpress.com/3356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moriredicantiere.wordpress.com/3356/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moriredicantiere.wordpress.com/3356/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moriredicantiere.wordpress.com/3356/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3356&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Giornata no spesa va in scena il baratto</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:29:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
Sabato a Staranzano una giornata no-spesa: va in scena il baratto 
 
STARANZANO Il gruppo d’acquisto solidale “Go Gas Tartaruga”, assieme all&#8217;associazione &#8220;Tenda per la pace e i diritti&#8221;, al movimento &#8220;Bilanci di giustizia&#8221; e alla Bottega del Mondo “Benkadì”, propone anche quest’anno la &#8220;Giornata del non acquisto&#8221; in programma sabato a Staranzano.
Nell’occasione, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3352&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 26 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Sabato a Staranzano una giornata no-spesa: va in scena il baratto</strong> <br />
 <br />
STARANZANO Il gruppo d’acquisto solidale “Go Gas Tartaruga”, assieme all&#8217;associazione &#8220;Tenda per la pace e i diritti&#8221;, al movimento &#8220;Bilanci di giustizia&#8221; e alla Bottega del Mondo “Benkadì”, propone anche quest’anno la &#8220;Giornata del non acquisto&#8221; in programma sabato a Staranzano.<br />
Nell’occasione, per celebrare la ricorrenza dei 5 anni di apertura di “Benkadì”, sabato avrà luogo nella sede dell&#8217;associazione in piazza Dante 4, un’iniziativa denominata “Baratto, scambio, riuso… ed è subito festa”.<br />
L’inziativa farà da contorno ai festeggiamenti che si terrannonel tardo pomeriggio e che, secondo gli organizzatori, «farà bene alle persone e all’ambiente».<br />
«Si tratta di una manifestazione mondiale intitolata &#8220;Buy-Nothing day&#8221; – spiega Corrado Altran &#8211; uno dei responsabili dell&#8217;associazione Tenda per la pace e i diritti &#8211; lanciata nel 1992 da Adbuster in Canada come una giornata dedicata a tutto tranne che alle compere, per rendere concreto il dissenso verso il consumismo e verso la comune convinzione che l&#8217;unica via per uscire dalla crisi sia tenere alti i consumi».<br />
«Una giornata &#8211; aggiunge Corrado altran &#8211; diventata anche un’occasione per riflettere sui consumi e sulle loro implicazioni ambientali e sociali».<br />
«Essa &#8211; concluede &#8211; sta a rappresentare un periodo di 24 ore in cui non si compra niente, ma ci si riprende il tempo e lo spazio per vivere di relazioni e di incontri, unico bene che dà senso alla quotidianità e che sfugge alle regole di mercato». (ci. vi.)</p>
Posted in L'altra città Tagged: baratto, benkadì, go gas tartaruga, monfalcone, staranzano <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/moriredicantiere.wordpress.com/3352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/moriredicantiere.wordpress.com/3352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/moriredicantiere.wordpress.com/3352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/moriredicantiere.wordpress.com/3352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/moriredicantiere.wordpress.com/3352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/moriredicantiere.wordpress.com/3352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/moriredicantiere.wordpress.com/3352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/moriredicantiere.wordpress.com/3352/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/moriredicantiere.wordpress.com/3352/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/moriredicantiere.wordpress.com/3352/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3352&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Casa Mazzoli rimane invenduta</title>
		<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/26/casa-mazzoli-rimane-invenduta/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 20:27:30 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro
 
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3350&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Messaggero Veneto, 26 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta<br />
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro</strong><br />
 <br />
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.<br />
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.<br />
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.<br />
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.<br />
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.</p>
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		<title>Affitti in nero ai trasfertisti 30 denunciati</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 10:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 22 novembre 2009
 
Affitti in nero ai trasfertisti, 30 denunciati 
Scoperta nel Monfalconese un’evasione fiscale di 300mila euro da parte di proprietari di case
di DOMENICO DIACO
Non si ferma la lotta della Guardia di finanza contro gli affitti in nero a Monfalcone. La specifica attività svolta, finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale nel campo degli immobili destinati [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3333&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 22 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Affitti in nero ai trasfertisti, 30 denunciati <br />
Scoperta nel Monfalconese un’evasione fiscale di 300mila euro da parte di proprietari di case</strong></p>
<p>di DOMENICO DIACO</p>
<p>Non si ferma la lotta della Guardia di finanza contro gli affitti in nero a Monfalcone. La specifica attività svolta, finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale nel campo degli immobili destinati ad abitazione ha consentito di scoprire una trentina di situazioni irregolari e di recuperare a tassazione una base imponibile evasa pari a 300 mila euro.<br />
Si tratta di alloggi dati in affitto a trasfertisti, sia cittadini italiani, sia extracomunitari, per lo più bengalesi, occupati in imprese e ditte legate all’appalto della Fincantieri.<br />
L’operazione della Fiamme gialle è stata agevolata dall’implementazione dei processi di analisi informatica e una più efficace utilizzazione delle banche dati a disposizione della Finanza e coniugate e con un esame incrociato delle segnalazioni periodiche che vengono inviate dai competenti uffici della questura di Gorizia, in relazione ai nuovi residenti della provincia con particolare attenzione a quei comuni dove si registra una più alta tensione abitativa, tra cui appunto Monfalcone.<br />
Tale scambio di informazioni ha fornito quindi un base preliminare di informazioni molto utile alla Guardia di fianzna per attivare le successive fasi di investigazione.<br />
Per ogni inquilino segnalato dalla questura del capoluogo isontino è stata verificata l’eventuale disponibilità di immobili di proprietà coincidenti con l’indirizzo di residenza segnalato e la titolarità dei contratti di locazione sottoscritti con i rispettivi proprietari e regolarmente registrati negli uffici giudiziari competenti.<br />
In presenza di un esito negativo dei riscontri preliminari, ai proprietari sono stati inviati appositi questionari al fine di chiarire la natura del diritto legittimante l’effettivo possesso dell’immobile dichiarato quale residenza e verificarne, di conseguenza, il corretto inquadramento dal punto di vista fiscale. Una operazione, questa che viene effettuata dalla fiamme gialle sulla base dei poteri riconosciuti alla stessa Fiananza dall’attuale nornativa fiscale.<br />
Il monitoraggio effettuato ha quindi consentito, quest’anno, di smascherare situazioni illegali portare in luce canoni di locazione percepiti in nero e quindi mai dichiarati ai competenti uffici finanziari in sede di dichiarazione fiscale.<br />
Complessivamente sono state approfondite decine di posizioni riscontrando irregolarità nel 95 per cento dei casi presi in esame.<br />
Prosegue intanto l’attivà della Guardia di finanza in questo campo al fine di recuperare quanto sottratto a tassazione, non soltanto ai fini delle imposte dirette, ma anche dell’Ici (non trattandosi di prima casa) e dell’imposta di registro.</p>
<p>Messaggero Veneto, 26 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>Alloggi Ater, Rc vuole vederci chiaro</strong> <br />
 <br />
RONCHI. «Esiste una richiesta scritta formulata dall’amministrazione comunale all’Ater di Gorizia nei giorni immediatamente precedenti il 10 ottobre 2009 per conoscere la consistenza e lo stato degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel Comune di Ronchi dei Legionari? Quanti, quali e dove sono collocati gli alloggi di proprietà dell’Ater di Gorizia che risultano attualmente sfitti e inutilizzati nel territorio del Comune di Ronchi dei Legionari e quali sono le motivazioni per la loro mancata assegnazione alle famiglie bisognose?».<br />
La richiesta è rivolta dal consigliere comunale di Rifondazione comunista, Luigi Bon, al sindaco di Ronchi tramite un’interrogazione che sarà presentata durante il consiglio di mercoledì. «Lo scopo dell’intervento – afferma Bon – è anche evidenziare come di fronte a problemi drammatici di vita delle persone si poteva evitare l’insensata e inutile campagna di muratura di un decina di case pubbliche nel rione delle casette Pater; tali abitazioni potevano tornare utili nell’ottica di dare delle risposte concrete e temporanee di alloggio per i senzatetto da parte dell’amministrazione comunale di Ronchi.<br />
Il consigliere ricorda che, secondo una nota dell’Ater di Gorizia, risalente all’aprile 2007, risulterebbe che a Ronchi dei Legionari, su un totale di 302 alloggi di edilizia residenziale pubblica, 21 risultano sfitti: 13 collocati nel quartiere delle casette Pater, gli altri otto in altre vie. Ronchi, inoltre, nonostante il considerevole aumento di residenti (11.437 residenti nel 2003 &#8211; 11.519 residenti nel 2004 &#8211; 11.743 residenti nel 2005 &#8211; 11.813 residenti nel 2006 &#8211; 11.939 residenti nel 2007 &#8211; 12.043 residenti nel 2008) non è stato inserito nell’elenco dei comuni ad alta tensione abitativa.<br />
Secondo quanto riportato da recenti articoli di cronaca, inoltre, l’assessore alle Politiche sociali, Enrico Masarà, pur avendo chiesto indicazioni all’Ater sul numero di alloggi sfitti, non avrebbe ricevuto risposta «le nostre richieste sono rimaste inevase – ha affermato Masarà –, ovvero l’Ater non ci ha mai messo nelle condizioni di conoscere quella che è la realtà attuale dell’edilizia popolare a Ronchi. Vogliamo avere una fotografia di ciò ci sta attorno per prendere provvedimenti adeguati e, ciò che più conta, per dare risposte alla gente».</p>
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		<title>Il Comune no alla privatizzazione dell’acqua</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 13:34:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 21 novembre 2009
 
L’AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE BLINDA IL PIANO DEGLI INTERVENTI 
Il Comune: no alla privatizzazione dell’acqua
Messa in sicurezza per il piano d’investimento trentennale predisposto dall’Autorità d’ambito territoriale ottimale orientale goriziano, autorità di regolazione del ciclo integrato dell’acqua, istituita da apposita legge regionale (la 13 del 2005), alla quale fanno parte i 25 Comuni dell’Isontino. [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3328&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 21 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>L’AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE BLINDA IL PIANO DEGLI INTERVENTI <br />
Il Comune: no alla privatizzazione dell’acqua</strong></p>
<p>Messa in sicurezza per il piano d’investimento trentennale predisposto dall’Autorità d’ambito territoriale ottimale orientale goriziano, autorità di regolazione del ciclo integrato dell’acqua, istituita da apposita legge regionale (la 13 del 2005), alla quale fanno parte i 25 Comuni dell’Isontino. Il piano, elaborato nel 2005 ai fini del completamento della rete fognaria e del miglioramento delle condotte idriche nella provincia, prevede un investimento di 250 milioni di euro, di cui 110 già finanziati grazie a una convenzione sancita con il Banco Infrastrutture Innovazione e Sviluppo e la Dexia Crediop Spa. L’Aato, organo di programmazione, indirizzo e controllo, ha infatti affidato in ”house” la gestione del ciclo integrato dell’acqua (dl 267/2000), assegnandola a Irisacqua. Un piano messo in forse dalla modifica della legge, ora alla Camera, che con decreto 135/2009 del settembre scorso, in virtù della conversione dell’articolo 15 con l’articolo 23-Bis, in relazione ai Servizi pubblici di rilevanza economica, prevede la cessazione delle gestioni in ”house”, a fronte del passaggio del 40% del capitale ai privati. L’articolo recita: «Le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008, affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta ”in house” cessano improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011. Esse cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio a condizione che entro il 31 dicembre 2011 le amministrazioni cedano almeno il 40% del capitale». Una prospettiva che trasformerebbe l’ente gestore, Irisacqua, attualmente pubblico, in società mista, non senza possibili conseguenze in termini di tariffe. Prospettiva, tuttavia, che potrebbe venire scongiurata alla luce della presentazione di un emendamento in deroga per gli enti ”virtuosi”.<br />
Da qui, la presa di posizione dei Comuni appartenenti all’Aato isontina. Con Monfalcone in prima linea a lanciare la ”battaglia” contro la privatizzazione dell’«oro blu». L’assessore Giordano Magrin, con il supporto fornito da Claudia Fumolo, responsabile dell’Ufficio società partecipate del Comune, ha spiegato: «Ci siamo fatti parte attiva sulla questione legata alla privatizzazione da parte del Governo del ciclo integrato dell’acqua. Con una manovra che definisco ambigua, è stato modificato l’articolo 15, convertito nell’articolo 23-Bis, con il quale si dispone che l’ente pubblico gestore dell’acqua dovrà privatizzarla al 40% entro il 2011. È un’operazione assurda, considerati gli ottimi risultati di gestione dimostrati. L’assemblea d’Ambito ha predisposto un ”odg”, trasmesso ai parlamentari, affinchè non ci sia un obbligo totale a cedere le quote sul mercato, fatto non contemplato neppure a livello europeo. Siamo l’unica Aato in regione che sta funzionando in modo efficiente». Sul piano predisposto nel 2005, le banche convenzionate hanno preteso garanzie, alla luce del disegno di legge in fieri: «L’assemblea d’Ambito &#8211; ha continuato Magrin &#8211; ha adottato un atto di indirizzo per tranquillizzare gli istituti di credito sul rispetto della convenzione. Intendiamo comunque continuare la battaglia cercando di mantenere pubblica la gestione dell’acqua».</p>
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		<title>Pescatori in rivolta contro la Capitaneria di porto</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 09:52:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 19 novembre 2009
 
PETIZIONE CONTRO UN’ORDINANZA DELLA CAPITANERIA 
Mare vietato ai pescatori sportivi Sono oltre mille le firme raccolte
Pescatori in rivolta contro la Capitaneria di porto per la recente ordinanza che ha drasticamente ridotto le aree dedicate all’attività dilettantistica. Si è costituito in città un comitato di cittadini intenzionati a dare strenua battaglia per ottenere [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3321&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 19 novembre 2009<br />
 <br />
<strong>PETIZIONE CONTRO UN’ORDINANZA DELLA CAPITANERIA <br />
Mare vietato ai pescatori sportivi Sono oltre mille le firme raccolte</strong></p>
<p>Pescatori in rivolta contro la Capitaneria di porto per la recente ordinanza che ha drasticamente ridotto le aree dedicate all’attività dilettantistica. Si è costituito in città un comitato di cittadini intenzionati a dare strenua battaglia per ottenere il ripristino nei bacini monfalconesi delle zone deputate alla cosiddetta “pesca da natante”. Obiettivo: ripristinare lo status quo della precedente ordinanza, in vigore fino allo scorso 17 settembre, data in cui il nuovo provvedimento è diventato esecutivo. Il comitato si chiama “Pescare a Monfalcone” e nel breve volgere di qualche settimana ha avviato una petizione che ha già raccolto 1.100 firme. Le sottoscrizioni verranno consegnate tra sette giorni in Comune, per impegnare l’amministrazione a intavolare un confronto con la Capitaneria di porto sul delicato tema, che coinvolge centinaia di cittadini appassionati allo sport della lenza. Il documento può essere reperito in tutti i negozi del mandamento che commercializzano. Tra le richieste figurano: l’estensione dell’attività sportiva nelle ore notturne, la possibilità di accesso ed esercizio della pesca dilettantistica sulla diga che divide il bacino del porto di Monfalcone da quello dell’Isola dei bagni, l’individuazione di nuovi siti anche nelle acque interne per l’esercizio della pratica e la raccolta delle vongole, nel limite di 5 chili per imbarcazione, nelle marine del mandamento (vedi Caregoni). «In sostanza – spiega Paolo Erjavec, socio Apd Monfalcone – l’ordinanza 52/09 vieta la pesca dilettantistica da natante nei due bacini di Monfalcone. Nel corso degli anni il pescatore ha visto ridursi drasticamente gli spazi dove poter esercitare l’attività sia da un punto di vista logistico, a causa di nuovi insediamenti sul litorale (come l’ampliamento della banchina portuale e delle marine da diporto, quali Lega navale ed Hannibal), sia da un punto di vista burocratico (vedi il cosiddetto decreto Port Security e le varie ordinanze che hanno disposto il divieto di pesca dalle dighe). Tali limitazioni hanno riguardato chi esercita la pesca da riva e chi quella da natante, nonché chi si avventura a raccogliere le vongole per la pastasciutta fatta in casa». Al punto che, a Monfalcone, sono rimasti poco più di 100 metri a disposizione della pesca da diporto». «Non ci capacitiamo di ciò, né troviamo una logica. Anche perché &#8211; aggiunge &#8211; Erjavec &#8211; i destinatari dell’ordinanza sono persone che hanno sempre assunto un comportamento corretto verso l’ambiente. Si tratta perlopiù di pensionati o persone aventi un basso reddito, che non possono permettersi imbarcazioni adeguate per affrontare il mare aperto o fare pesca d’altura. Persone che hanno l’aspirazione di poter passare qualche ora, sulla loro barchetta».<br />
Tiziana Carpinelli</p>
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		<title>Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:31:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 18 novembre 2009 
 
I TAGLI DEL PIANO SOCIO-SANITARIO  
«Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini»  
Il sindaco: «Ma questa volta non ci saranno guerre di campanile per difendere gli ospedali» 
RISCHIO DI DECLASSAMENTO PER LE DUE STRUTTURE DELL’AZIENDA ISONTINA 
 
di FABIO MALACREA
Contro il Piano socio-sanitario regionale non ci saranno guerre di campanile. Monfalcone e Gorizia difenderanno insieme i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3314&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 18 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>I TAGLI DEL PIANO SOCIO-SANITARIO  <br />
«Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini»  <br />
Il sindaco: «Ma questa volta non ci saranno guerre di campanile per difendere gli ospedali» <br />
RISCHIO DI DECLASSAMENTO PER LE DUE STRUTTURE DELL’AZIENDA ISONTINA</strong> <br />
 <br />
di FABIO MALACREA</p>
<p>Contro il Piano socio-sanitario regionale non ci saranno guerre di campanile. Monfalcone e Gorizia difenderanno insieme i loro ospedali, minacciati dai tagli. Niente colpi bassi, questa volta. Passati i tempi degli sgambetti reciproci, delle interferenze politiche che avevano bloccato per vent’anni il completamento del San Polo, della ”guerra” delle risonanze magnetiche. Monfalcone, la sua risonanza magnetica, se l’è comprata da sola. Anzi, a pagarla sono stati i 10mila cittadini che tra il 1999 e il 2003 hanno contribuito a una raccolta di fondi, mettendo insieme 900mila euro. Una somma enorme. Tanto che 100mila euro avanzarono e furono utilizzati per l’acquisto di un tomografo a coerenza ottica per Oculistica. Anche Gorizia, all’epoca, ebbe la sua risonanza: a pagargliela fu la Fondazione CariGo. Ora, secondo il piano regionale, i due ospedali rischiano di perdere le risonanze, come altri servizi importanti che verrebbero destinati solo agli ospedali di prima fascia: il Punto nascita (ce ne sono due in provincia, ne resterà uno) e la Medicina del lavoro, ad esempio.<br />
Si rischia una nuova guerra tra poveri? Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo esclude: «Le battaglie di campanile sono un pericolo incombente. E proprio sulla sanità le abbiamo già vissute, purtroppo a nostre spese. Il rischio c’è. Ma sarebbe un errore colossale che Monfalcone e Gorizia andassero all’assalto da sole. Sarebbe il suicidio della sanità isontina. Il nostro compito è difendere, uniti, le competenze acquisite dalle due città in campo sanitario. Che non sono poche. I nostri sono ospedali che funzionano, presentano parametri di utilizzo ideali, hanno un bacino d’utenza importante, ben superiore a quello strettamente geografico. Sfido a trovare sprechi di gestione».<br />
E la risonanza magnetica che i monfalconesi si sono pagati da soli? Che fine farà? «Pretendere di togliere a Monfalcone un’apparecchiatura che la stessa città ha donato all’ospedale sarebbe una beffa nella beffa. Non lo potremo mai accettare. Ma non sarò mai trascinato in una guerra di campanile su questa questione. Mai come ora Monfalcone e Gorizia devono essere disposte a battersi insieme per difendere la loro sanità».<br />
«Sarebbe l’ennesima beffa &#8211; aggiunge il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta -. La risonanza magnetica, è vero, è stata acquistata dalla gente di Monfalcone. Ma spesso i programmi ad ampio spettro non tengono conto di questioni romantiche. Cosa dovrebbero dire i gradesi che, dopo essersi costruiti e aver pagato di tasca propria un ospedale, se lo sono visto chiudere. E quelli di Cormons. È una logica perversa. In passato analoghi piani erano almeno mirati alla razionalizzazione dei costi. Adesso l’obiettivo è solo andare al potenziamento della sanità privata. Prevedo una grande mobilitazione contro questo piano. E non solo per la risonanza magnetica di Monfalcone che rappresenta senza dubbio il caso più clamoroso. Ma sarebbe una disfatta se dovessimo pensare di marciare da soli contro il nemico. Insomma, la risonanza non si tocca. Ma nemmeno il Punto nascita di Gorizia, che è a rischio. E nemmeno la Medicina del lavoro».<br />
Monfalcone non intende innescare un altro braccio di ferro con Gorizia come quello tra gli anni ’80 e il 2000, proprio sulla sanità. Fu la guerra degli ospedali, risoltasi a favore di Monfalcone con il completamento e l’avvio del San Polo. Protagonista dell’impresa l’ex consigliere regionale Gianpiero Fasola che, da paladino a difesa dell’opera assieme a un gruppo di medici monfalconesi, ingaggiò una lotta furibonda con l’allora assessore regionale democristiano alla Sanità Mario Brancati, goriziano, che bloccava il progetto. Arrivando a subentrargli nell’incarico. Un finale da fantapolitica ma terribilmente reale. Monfalcone ebbe il suo ospedale, vent’anni dopo.</p>
<p><strong>IL DIALOGO. GORIZIA: NON È PIÙ IL TEMPO DELLE CONTRAPPOSIZIONI  <br />
Romoli propone «un patto indissolubile»  <br />
«Solo se saremo uniti potremo ottenere i risultati che tutti ci attendiamo»</strong> <br />
 <br />
«È necessario che Gorizia e Monfalcone stringano un patto indissolubile in difesa della sanità provinciale. È finito il tempo delle guerre di campanile. Solo se saremmo uniti in questa battaglia otteremo i risultati che ci attendiamo».<br />
Il sindaco di Gorizia Ettore Romoli non ha dubbi sulle strategie da adottare per difendere lo sgretolamento delle potenzialità dei due poli dell’ospedale provinciale. Ma avverte: «Mi sembrano in ogni caso eccessivi certi allarmismi. Mi rifiuto di credere che la Regione sia effettivamente intenzionata a smantellare la risonanza magnetica di Monfalcone acquistata dai cittadini e quella di Gorizia che ha ancora molti anni davanti di utilizzo».<br />
Romoli parla di sanità provinciale anziché di sanità isontina come fanno altri politici di Gorizia. Differenza non solo linguistica, anzi. È di profonda sostanza politica. Non a caso all’unità per fronteggiare la battaglia della sanità il sindaco si appella anche «ai partiti di opposizione» a Gorizia.<br />
Ieri intanto incontro interlocutorio tra l’assessore regionale alla Sanità Vladimir Kosic e la Conferenza dei sindaci, tenutosi ieri mattina a Codroipo. Kosic ha delineato a grandi linee il nuovo piano sanitario regionale senza entrare nei dettagli del documento. Lo farà nella prossima riunione già convocata per il 30 novembre, sempre a Codroipo. Alla riunione era presente l’assessore comunale di Gorizia Silvana Romano, nella sua qualità di presidente del gruppo ristretto dei sindaci dell’Isontino. La Romano nei prossimi giorni convocherà sia il gruppo ristretto che l&#8217;Ambito socio-sanitaria per esaminare il piano regionale e raccogliere proposte e suggerimenti da portare alla Conferenza dei sindaci del 30 novembre.<br />
La Romano comunque ha già anticipato che «il problema economico della sanità non si risolve con tagli nei piccoli ospedali, ma con una razionalizzazione dei doppioni esistenti in Friuli Venezia Giulia come la presenza di due cliniche universitarie o due cardiochirurgie». «I tagli negli ospedali di rete &#8211; ha aggiunto la Romano &#8211; non fanno altro che depauperare il territorio senza risolvere il problema». (re.go.)</p>
<p>Il Piccolo, 19 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>I primari uniti: Cardiologia non si tocca  <br />
Preoccupazioni anche sul futuro della Rianimazione così come indicato nel piano della Regione</strong> <br />
 <br />
Mantenere a Gorizia e Monfalcone l’eccellenza nelle prestazioni sanitarie di base, salvaguardando i reparti come Terapia intensiva e Cardiologia (Ucic) che la Proposta del piano sanitario 2010-2012 intende privare dei posti-letto (una quindicina) sostituendoli con un’Area di emergenza come già avviene negli ospedali di Tolmezzo e San Daniele. Si punta altresì al riconoscimento delle professionalità acquisite e consolidate, che costituiscono un ”valore aggiunto” per il presidio ospedaliero. E ancora, la salvaguardia dei livelli di efficienza che hanno sempre contraddistinto le nostre strutture.<br />
La ”battaglia” dei medici riuniti nell’Associazione per la sanità della Venezia Giulia (Asvg), che raccoglie i primari di entrambi gli ospedali, di cui si fa portavoce il dottor Claudio Rieppi, direttore del Laboratorio di analisi dell’Ass Isontina, intende proporre un metodo di lavoro sulla bozza di piano regionale con lo spirito di chi coglie la sfida del confronto costruttivo. Perchè se è necessaria la riorganizzazione del sistema sanitario, così come era prevista dalla legge regionale 13 del ’95 per ragioni di sostenibilità economica, i ”correttivi” da adottare non devono penalizzare la qualità del servizio offerto alla popolazione.<br />
I medici della neonata Asvg, che l’altro ieri si sono riuniti al San Polo, propongono uno specifico e oculato percorso, volto a modificare gli aspetti ritenuti incongruenti. Un percorso avviato in sintonia con i vertici dell’Ass Isontina, che vuole bandire ogni logica di campanile tra le strutture di Monfalcone, Gorizia e soprattutto con l’Azienda ospedaliera di Trieste, con la quale peraltro sono in atto da tempo servizi e collaborazioni integrati. Il tutto, dunque, nell’interesse primario degli utenti, prevedendo anche ”percorsi garantiti” nell’ambito dell’ospedale del capoluogo regionale, in ordine ai servizi di più elevata complessità non offerti in loco.<br />
Un primo documento è scaturito l’altro ieri dai medici dell’Asvg: «L’approvazione del nuovo piano sociosanitario regionale &#8211; viene spiegato &#8211; lancia una nuova sfida per gli ospedali di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Rappresenta un primo tentativo, dopo l’approvazione della legge regionale 13/’95, di razionalizzare l’offerta sanitaria. Riteniamo sia una sfida da cogliere e da governare per garantire una buona sanità ai cittadini di quest’area nei prossimi anni». I medici sottolineano: «Bisogna rifuggire dalla tentazione di leggere il futuro con le categorie del passato e in particolare rifuggire dagli antagonismi, Gorizia contro Monfalcone o Isontino contro Trieste. Occorre un progetto che sappia guardare all’intera Area». Da qui le 4 idee guida: garantire l’eccellenza nelle funzioni di base delle tre sedi; garantire la presa in carico del paziente e successivamente i percorsi nelle funzioni di più elevata complessità; garantire ai professionisti che lavorano nelle tre sedi la partecipazione alla progettazione e alla realizzazione dei percorsi diagnostici e terapeutici; garantire, infine, l’efficienza delle strutture. Un dibattito, dunque, che i medici definiscono costruttivo, al fine di giungere a scelte ragionevoli «per assicurare ai pazienti dell’area una sanità migliore e di garantire ai professionisti di Monfalcone, Gorizia e Trieste uguale dignità e pari opportunità di crescita professionale dalla sede principale di lavoro».</p>
<p>Il Piccolo, 21 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>SARÀ INVIATO IN REGIONE  <br />
Pronto un odg per la difesa dell’ospedale</strong> <br />
 <br />
Il Consiglio comunale di Monfalcone inviterà l’assessore regionale alla Sanità a valutare lo stato dei servizi sanitari e sociosanitari del Monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali, non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio. Lo prevede un ordine del giorno dal titolo ”Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”, che sarà presentato dalla presidente della commissione Sanità Barbara Zilli in una delle prossime riunioni, da inviare anche al presidente Tondo, ai consiglieri regionali eletti nella provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione regionale.<br />
Barbara Zilli parte dalel proteste venute di recente dalla popolazione per le forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare per l’esecuzione macchinosa dei prelievi del sangue, per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese, si è registrata anche la soppressione dell’auto medicalizzata, e per l’accesso a Medicina, costantemente sovraffollata. Un tanto a fronte della costante carenza di personale nel Punto prelievi, che effettua in media 200 prelievi al giorno con picchi di 300 e di una situazione analoga al Laboratorio dove, alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione, si rischia di dover ridurre drasticamente l’attività. Difficile anche la situazione del Pronto soccorso che vede in media 26mila casi l’anno con una dotazione di personale non parametrata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente.<br />
Il quadro è completato da un reparto di Medicina costantemente sovraffollato nonostante la degenza media sia stata portata, nell’ultimo biennio da 7,7 e 6,9 giorni, da una casa di riposo che conta 135 persone in attesa a fronte di 141 posti, da un’assistenza domiciliare d’ambito che presenta per la prima volta quest’anno una lista di attesa. «Si sta assistendo &#8211; conclude l’odg &#8211; a un progressivo indebolimento dell’ospedale di Monfalcone e, se non vi si porrà rimedio, si arriverà a uno svuotamento dello stesso». </p>
<p>Messaggero Veneto, 21 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Il piano sanitario regionale preoccupa politici e cittadini. Anche il Pd interviene per tutelare il San Polo che rischia un ridimensionamento  <br />
Monfalcone, scatta l’allarme ospedale «I servizi sono sull’orlo del collasso»</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. Il piano sanitario regionale sta provocando forti preoccupazioni a Monfalcone, sia nel mondo politico, sia tra i cittadini che temono di vedere fortemente ridimensionato il loro ospedale. E al proposito la capogruppo del Pd, Barbara Zilli ha presentato un urgente ordine del giorno, dedicato a “Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”.<br />
«Sembra che l’ospedale si prepari al declassamento e allo svuotamento» è il lapidario commento di Barbara Zilli che chiede al consiglio comunale di pronunciarsi «affinché l’assessore regionale alla sanità valuti lo stato dei servizi sanitari e socio-sanitari del monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio».<br />
L’odg, che sarà inviato al presidente della giunta regionale ai consiglieri regionali eletti nella Provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione consiliare regionale, osserva come da parte di cittadini del mandamento monfalconese siano state lamentate forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare «per l’esecuzione dei prelievi del sangue dove, dal momento della richiesta di prenotazione-registrazione (eliminacode al Cup) al momento del prelievo, passano, di norma, due ore o più; per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese tipiche di quasi tutti i servizi regionali, si è registrata la soppressione dell’auto medicalizzata in alcune giornate; per l’accesso al reparto di medicina, che risulta quasi costantemente sovraffollato, con la conseguenza che spesso alcuni pazienti devono essere sistemati come “fuori reparto”, cioè in altri reparti».<br />
Ricorda come il Punto prelievi, che esegue in media 200 prelievi al giorno con picchi anche di 300, presenta una costante carenza di personale «poiché, per una simile mole di attività, dovrebbero essere aperte almeno sei postazioni, ma di norma ne sono aperte tre per carenza di personale. La situazione del centro prelievi è speculare a quella del laboratorio: alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione il Laboratorio rischia di dover ridurre drasticamente l’attività e quindi limitare gli accessi ai prelievi poiché sono in fase di pensionamento due dirigenti e il numero dei tecnici è molto scarso tanto che basta una malattia per mettere in crisi l’attività».<br />
In merito al Pronto soccorso spiega che in media vengono osservati 26.000 casi l’anno e serve un bacino di utenza che è superiore ai residenti del distretto «poiché a una forma consistente di trasfertismo tipica delle realtà industriali vi si somma la presenza del porto e dell’autostrada, nonché l’attrazione esercitata nei confronti dell’altipiano carsico triestino. Inoltre vi è una maggiore complessità di interventi dovuta sia alla presenza della terapia intensiva sia dall’accesso di infortuni quantificabili in più di 2.500 l’anno». La dotazione del personale del pronto soccorso, così come confermato recentemente dal primario, non è parametrizzata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente, così medici e infermieri sono costretti a turni estenuanti per coprire i quali ultimamente è stato soppresso anche il servizio dell’auto medicalizzata.<br />
Inevitabile l’accenno al reparto di medicina costantemente sovraffollato, fenomeno è legato a un costante incremento del numero dei ricoveri, ma acuito da difficoltà alla dimissione legate alla presenza di una quota significativa di “casi sociali” che non trovano spazio in strutture territoriali.</p>
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		<title>Le morti bianche al Comunale</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 10:22:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Piccolo 17 novembre 2009 
 
”CARICO SOSPESO”  
Le morti bianche al Comunale 
 
A teatro, per commemorare le vittime delle ”morti bianche”. Si terrà sabato 28 novembre l’appuntamento annuale di Carico Sospeso &#8211; Coordinamento Franco Cicciarella per i diritti a un lavoro sicuro. Al Comunale, alle 20.30, sarà portato in scena “3,06”, diretto dall’attrice Luisa Vermiglio, già coordinatrice del Laboratorio Fare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3310&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo 17 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>”CARICO SOSPESO”  <br />
Le morti bianche al Comunale</strong> <br />
 <br />
A teatro, per commemorare le vittime delle ”morti bianche”. Si terrà sabato 28 novembre l’appuntamento annuale di Carico Sospeso &#8211; Coordinamento Franco Cicciarella per i diritti a un lavoro sicuro. Al Comunale, alle 20.30, sarà portato in scena “3,06”, diretto dall’attrice Luisa Vermiglio, già coordinatrice del Laboratorio Fare Teatro. L&#8217;iniziativa, realizzata con il contributo della Regione e il patrocinio di Provincia e Comune di Monfalcone, Staranzano e Ronchi, si è sviluppata in seguito alla scomparsa del portuale Franco Cicciarella, per non dimenticare quanto è accaduto, ma anche per informare e dar voce al diritto a un lavoro sicuro e al diritto alla vita. Il titolo “3,06” fa riferimento al numero medio giornaliero delle &#8220;morti bianche&#8221; accertate dall’Inail nel 2008. «Le morti sul lavoro &#8211; così i promotori della serata, a ingresso libero &#8211; rappresentano uno stillicidio continuo di dolore. Gli infortuni sul lavoro non sono frutto del caso, della fatalità, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento della cultura della sicurezza. Ma anche da una produzione e un’organizzazione del lavoro fondata su una ricerca esasperata della produttività, su ritmi sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione dei costi, da una mancanza di supporto alla valutazione e gestione dei rischi». (ti.ca.)</p>
<p>Messaggero Veneto, 25 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>“Carico sospeso”, sabato uno spettacolo per promuovere la sicurezza sul lavoro</strong> <br />
 <br />
MONFALCONE. “3,06” è lo scarno titolo dello spettacolo artistico-culturale organizzato per sabato da “Carico sospeso”, l’associazione nata per ricordare Franco Cicciarella (deceduto in un tragico incidente di lavoro in porto), ma anche tutte le morti e gli infortuni che avvengono sul posto di lavoro. 3,06 è il freddo dato statistico medio di caduti sul lavoro, senza contare le migliaia di invalidi permanenti ogni anno.<br />
«Sta a significare – spiegano i rappresentanti dell’associazione – che ancora oggi di lavoro si muore o si rimane invalidi per tutta la vita per sé e per i propri affetti. Le morti sul lavoro rappresentano uno stillicidio continuo che colpisce la società reale. Gli infortuni come tutti gli eventi che investono la salute di chi lavora non sono il frutto del caso, né possono essere banalmente attribuiti all’imperizia e alla disattenzione dei lavoratori: sono causati da uno scarso radicamento complessivo della cultura della sicurezza, da un sistema generale di formazione, prevenzione, vigilanza non adeguato alle esigenze e alle necessità. Ma anche da una produzione e da una organizzazione del lavoro, fondata su di una ricerca esasperata della produttività, su ritmi di lavoro sempre più intensi, su appalti e subappalti fondati sul massimo ribasso, sul profitto attraverso la riduzione continua dei costi, a partire proprio da quelli per la sicurezza, da una mancanza inoltre di supporto alla valutazione e gestione dei rischi e alla formazione nei confronti delle microimprese».<br />
“Carico sospeso” intende porre attenzione alla tematica della dignità di un lavoro sicuro e del diritto alla vita tramite il lavoro proponendo uno spettacolo attraverso il quale diffondere a un pubblico ampio, ed in particolare ai lavoratori e ai giovani, la cultura del diritto ad un lavoro sicuro.<br />
La manifestazione artistico-culturale con ingresso libero si terrà quindi sabato 28 novembre, nel teatro comunale di Monfalcone, alle 20.30 con la regia e la direzione artistica di Luisa Vermiglio e vedrà la partecipazione di artisti e gruppi del mandamento quali: Alessandra Franco (canto), Sergio Giangaspero (chitarra), Lucio Casentino &#8211; Marco Fumis e Ousmane Bangoura (canto e percussioni), Luca Sterle &amp; The Rebus (Gruppo Rock), Coro Gospel Soul Circus di Max Devitor, Daidaloi (teatro), Partiti Crew (breakdance), Fabio Babich &amp; Massimo Racozzi (sand animation), ScattArte (foto).</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Processo breve allarme per i casi amianto</title>
		<link>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/15/processo-breve-allarme-per-i-casi-amianto/</link>
		<comments>http://moriredicantiere.wordpress.com/2009/11/15/processo-breve-allarme-per-i-casi-amianto/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 15 Nov 2009 11:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>moriredicantiere</dc:creator>
				<category><![CDATA[Processi amianto]]></category>
		<category><![CDATA[amianto]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[processo breve]]></category>
		<category><![CDATA[tribunale gorizia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Piccolo, 15 novembre 2009 
 
Processo breve, allarme per i casi-amianto  
Il presidente degli avvocati Cattarini: «I procedimenti in corso non entrerebbero nel disegno di legge»  
 
La riduzione a 6 anni per la durata massima di un processo, scandita in due anni per ciascun grado di giudizio a decorrere dalla richiesta di rinvio da parte del Pubblico ministero al [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=moriredicantiere.wordpress.com&blog=3614911&post=3300&subd=moriredicantiere&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il Piccolo, 15 novembre 2009 <br />
 <br />
<strong>Processo breve, allarme per i casi-amianto  <br />
Il presidente degli avvocati Cattarini: «I procedimenti in corso non entrerebbero nel disegno di legge»</strong>  <br />
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La riduzione a 6 anni per la durata massima di un processo, scandita in due anni per ciascun grado di giudizio a decorrere dalla richiesta di rinvio da parte del Pubblico ministero al Gip, in sede di primo grado, prospettata dal disegno di legge del Governo depositato al Senato, in ordine al cosiddetto ”Processo breve”, incombe anche sull’attività del Tribunale di Gorizia con tutto il suo bagaglio di incognite e preoccupazioni.<br />
La proposta, qualora venisse approvata e applicata in termini retroattivi anche ai processi in corso, potrebbe ”azzerare” di fatto innumerevoli procedimenti per intervento dell’estinzione. Un problema che si pone in particolare in sede di primo grado, oltre al rischio di improcedibilità per ulteriori, futuri processi di ampia portata sotto il profilo della gravità dei reati contestati. Si affaccia anche l’interrogativo attorno al destino dei processi per amianto. Per il quale le prime interpretazioni sembrano divergere: se c’è chi sostiene che, teoricamente, questi procedimenti dovrebbero venir esclusi dal processo breve, trattandosi di materia legata al lavoro, altri legali, invece, mantengono i dubbi riservandosi approfondimenti. Una situazione, insomma, ancora aperta. Il presidente della Camera penale di Gorizia, l’avvocato Riccardo Cattarini, osserva: «Il termine dei 6 anni per la durata massima dei processi nei tre gradi di giudizio è ragionevole, non a caso è quello indicato dall’Unione europea. Tutto bene? Per nulla. Non si accelerano i processi solo mettendo dei limiti massimi alla loro durata. È come voler far andare più veloci i treni solo cambiando l’orario. È un problema, innanzitutto, di strutture: il nostro sistema giudiziario, soprattutto penale, è fatiscente e sconta difetti storici che nessuno ha mai pensato di eliminare». Cattarini passa in rassegna i punti principali, citando la questione legata alla mancata depenalizzazione, alla mancata revisione delle norme su contumacia e irreperibilità, alla mancata revisione dell’organizzazione degli Uffici giudiziari. «Il Governo &#8211; aggiunge &#8211; ha scelto la strada, dirompente, di un intervento ”secco” sulla durata del processo, senza intervenire su tutto il resto. Lo fa affrettatamente, minando, forse definitivamente, la credibilità della Giustizia nei cittadini».<br />
Il legale ritiene altresì che i procedimenti in ordine all’amianto sarebbero da escludere nell’ambito del processo breve, trattandosi di materia legata al tema del lavoro. Quindi mette in evidenza un’ulteriore incongruenza: «Le nuove norme escludono dalla durata massima alcuni reati e non c’è un minimo di ragionevolezza: un processo contro un accusato di violenza sessuale, di una grossa truffa, di fatti di bancarotta, di corruzione di un pubblico funzionario (di un testimone?) dovrà necessariamente concludersi entro sei anni. Potranno invece durare all’infinito quelli per un piccolissimo incidente stradale, per un furto di qualcosa da mangiare in un supermercato, o quello contro quel cittadino che, magari 20 anni prima, ha avuto anche una lievissima condanna». Il presidente della Camera penale di Gorizia considera un altro aspetto: «Le nuove norme si applicheranno anche ai processi in corso: cosa racconteremo alla vittima di un delitto che per anni ha cercato di far condannare, anche con spese talvolta ingenti, e non solo per la difesa, chi ha commesso il reato? Cosa penseranno i cittadini quando il processo contro chi li ha truffati, contro il medico accusato di aver cagionato la morte di un persona cara, o contro un violentatore, finiranno con un provvedimento che dirà solo: ”processo estinto ai sensi si legge?”. Speriamo che il Parlamento ci pensi, una legge così non è un passo nella direzione della civiltà giuridica».</p>
<p>Il Piccolo, 16 novembre 2009 <br />
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<strong>RASSICURAZIONI DEGLI AVVOCATI SUL NUOVO DISEGNO DI LEGGE  <br />
Il processo breve non bloccherà le cause-amianto  <br />
Donolato: «Sarà comunque più difficile punire la condotta che ha causato il disastro»</strong> <br />
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di LAURA BORSANI</p>
<p>Dai legali arrivano le conferme: i processi per amianto in carico al Tribunale di Gorizia verrebbero esclusi dal disegno di legge sul ”Processo breve” in fieri al Parlamento. Fatte salve ulteriori modifiche, i procedimenti legati all’amianto, dunque, come già osservato dal presidente della Camera penale di Gorizia, l’avvocato Riccardo Cattarini, non rientrerebbero nel dispositivo che prevede la riduzione a 6 anni per la durata massima di un processo, stabiliti in due anni per ogni grado di giudizio, a decorrere dalla richiesta di rinvio da parte del Pubblico ministero al Gip. Una proposta, tuttavia, che fa discutere e mantiene alto il dibattito critico tra i legali per l’intero disegno di legge.<br />
Così commenta l’avvocato Francesco Donolato: «I processi relativi all’esposizione amianto sono esclusi dal campo di applicazione del disegno di legge. Ma ciò che viene in discussione è l’intero sistema sanzionatorio del decreto legislativo 81 in materia di sicurezza dell’ambiente di lavoro. In sostanza, la prescrizione viene ridotta per tutti i reati ivi previsti a due anni dal momento dell’esercizio dell’azione penale, per il primo grado di giudizio &#8211; con ovvie ripercussioni in tutte le situazioni in cui gli uffici operano con difficoltà. Il decorso del termine inizia con la richiesta di rinvio a giudizio e rende estremamente difficile definire processi di rilevante importanza per i cittadini singolarmente (i fatti connessi a responsabilità medica, intercettazioni illecite o violenza privata) o come collettività (falso in bilancio, reati contro la pubblica amministrazione, reati ambientali, omessa bonifica, realizzazione di discariche abusive). Peculato, malversazione in danno di privati, corruzione compresa quella in atti giudiziari semplice, sono solo un esempio dei comportamenti che rischiano di beneficiare della ”grazia” governativa, tenuto conto che le norme di applicano anche ai processi in corso tranne quelli già avanti alle Corti d’Appello e di Cassazione». Donolato quindi sottolinea: «Se vogliamo parlare di amianto, oggi i processi si faranno, ma sempre da oggi, se passa la legge nel testo noto, sarà più difficile reprimere le condotte che hanno causato il disastro che è sotto i nostri occhi».<br />
Anche l’avvocato Luigi Genovese è molto critico: «È una bozza, bisognerà attendere gli sviluppi e le eventuali modifiche &#8211; premette -. Per quanto è dato sapere al momento, sembrano esclusi i procedimenti per l’amianto, trattandosi di reati commessi in violazione delle norme sul lavoro. I processi in corso a Gorizia, pertanto, dovrebbero proseguire».<br />
Ma è il giudizio generale che il legale evidenzia: «A mio avviso è un giudizio estremamente negativo: questo disegno di legge non va a favore della giustizia, determinerà notevoli complicazioni, anche sotto il profilo procedurale. Ci troveremo di fronte alla paralisi di molti processi, ma anche delle stesse prassi giudiziarie. Il sistema &#8211; conclude &#8211; va riformato, ma non in questo modo. Non c’è nulla da salvare in questo provvedimento legislativo».</p>
<p>Messaggero Veneto, 16 novembre 2009 <br />
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<strong>DUBBI E SCETTICISMO  <br />
Bevilacqua: «Paradossi e tante incongruenze»</strong>  <br />
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Ad associarsi alle preoccupazioni attorno al ”Processo breve” è anche l’avvocato Paolo Bevilacqua, del Foro di Gorizia: «La prescrizione calendata a due anni per ogni grado di giudizio &#8211; osserva il legale &#8211; è già di per sè una incongruenza. Semmai sarebbe opportuno allungare i termini in sede di primo grado, il livello più complesso e corposo deputato alla raccolta delle prove e alla fase dibattimentale, fissandoli a tre anni, riducendo invece a un anno e mezzo ciascuno gli altri due gradi di giudizio successivi, dove intervengono i giudici della legittimità. Sarebbero altresì necessarie regole più rigorose per le impugnazioni».<br />
C’è quindi la questione legata ai procedimenti in corso: «Un’inclusione nel disegno di legge, nell’ambito del processo breve &#8211; sostiene ancora l’avvocato Bevilacqua -, rappresenterebbe un paradosso, determinando la sparizione di molti procedimenti per estinzione. Non posso che essere molto scettico e dubbioso su questo disegno di legge per quanto almeno si può conoscere allo stato attuale».</p>
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