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Il Piccolo, 04 novembre 2010
Centrale nucleare? Dibattito con il Comune, A2A e Legambiente
Il circolo Green Gang di Legambiente sarà in piazza della Repubblica a Monfalcone sabato, dalle 15 alle 18, nel 23° anniversario della vittoria referendaria contro il nucleare, per ribadire che il futuro è nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili. Anche a Monfalcone, come in altre 100 piazze in tutta Italia, i cittadini potranno firmare il progetto di legge d’iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima.
Le firme saranno poi consegnate in Parlamento prima delle festività natalizie. L’iniziativa di sabato pomeriggio permetterà inoltre a Legambiente di presentare il ciclo di incontri ”Il nostro futuro comune: lo stato dell’ambiente nel territorio monfalconese”. La serie di appuntamenti inizierà giovedì 11 novembre, alle 18, nel Centro Giovani di viale San Marco con un incontro dedicato alla ”Mobilità sostenibile: piste ciclabili, autobus, car pooling… soluzioni percorribili”. A parlare di questi temi saranno Andrea Wehrenfennig, responsabile del settore Mobilità di Legambiente Fvg, Nicola Conficoni, assessore all’Ambiente e Mobilità del Comune di Pordenone, e Silvia Altran, vicesindaco e assessore all’Istruzione del Comune di Monfalcone, per il quale ha promosso la realizzazione dei pedibus e dei bicibus a servizio delle scuole dell’obbligo cittadine. Il secondo degli incontri ospitati dal Centro Giovani, il 25 novembre, sempre alle 18, sarà però proprio dedicato alla questione energetica. Si discuterà infatti sul tema ”Gli insediamenti di produzione energetica a Monfalcone: dalla centrale termoelettrica alla centrale nucleare?”. Relatori dell’appuntamento saranno Cristiano Gillardi, responsabile del settore Energia di Legambiente Fvg, il sindaco Gianfranco Pizzolitto e Massimo Tiberga, responsabile del settore termoelettrico di A2A, proprietaria dell’impianto di Monfalcone.
Il Piccolo, 08 novembre 2010
INIZIATIVA DI LEGAMBIENTE
Raccolte 100 firme in tre ore a favore dell’energia pulita
Legambiente, ormai radicata da tempo nel territorio monfalconese, cerca ora di farsi conoscere e avvicinare i più giovani. L’associazione sarà non a caso oggi dalle 17 alle 19 nel Centro giovani di viale San Marco. Nel corso dell’incontro, aperto alla partecipazione di chiunque sia interessato ai temi dell’ambiente, verranno illustrate le campagne nazionali, l’attività dell’associazione a livello regionale e del circolo di Monfalcone. Legambiente ha trasferito in questi anni a livello locale le campagne nazionali di Puliamo il Mondo, quest’anno dedicata al litorale, Goletta Verde, Mal’Aria, Operazione Fiumi. L’associazione è impegnata anche nella compilazione dei dossier Ecosistema urbano, Comuni ricicloni, Comuni rinnovabili. Tra le campagne regionali spicca Scarpe e Cervello, creata per far conoscere da vicino il territorio in cui si abita, ma anche “Le classi per l’ambiente”. Il Circolo Green Gang sabato pomeriggio è invece sceso in piazza, raccogliendo oltre cento firme in tre ore a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare per incentivare le fonti di energia rinnovabile. «Al tavolo informativo allestito in piazza della Repubblica molti sono venuti per firmare e per chiedere informazioni. Forse anche per respingere al mittente l’ipotesi avanzata dall’oncologo Umberto Tirelli – afferma l’associazione – che qualche giorno fa sosteneva che Monfalcone dovrebbe fare salti di gioia all’idea di poter accogliere sul proprio territorio una centrale nucleare».
La raccolta di firme, che proseguirà in tutta Italia fino agli inizi di dicembre, si pone l’obiettivo delle 50mila sottoscrizioni e punta a una legge che realizzi il Piano energetico ambientale nazionale, a interventi per privilegiare il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, a diminuire i vincoli burocratici per gli impianti termici e fotovoltaici di piccola taglia.
Si potrà firmare anche giovedì, dalle 18 alle 20, al Centro giovani in occasione dell’incontro “Per una mobilità sostenibile: piste ciclabili, autobus, car pooling… soluzioni percorribili!”, il primo di una serie d’appuntamenti pubblici organizzati da Legambiente su molte questioni d’interesse generale che hanno rilevanza nel territorio di Monfalcone.
Il Piccolo, 06 marzo 2009
INTERVENTI ANTI-INQUINAMENTO
In funzione i desolforatori della centrale
Ridotte le emissioni di zolfo. Avviato il trasformatore del gruppo 2 a carbone
In attesa della «stabilizzazione» della proprietà dell’impianto, dopo la scalata di Enel a Endesa, nella centrale termoelettrica di Monfalcone non si fermano gli interventi per migliorarne il rendimento ambientale e quello strettamente produttivo. A effettuarli la tedesca E.On che, in seguito all’acquisizione di Endesa da parte di Enel è entrata in possesso degli impianti di Endesa Italia, in parte poi da cedere ad A2A. Tra questi c’è la centrale di Monfalcone, opzionata dalla società nata dalla fusione della municipalizzata di Milano con quella di Brescia, che di Endesa Italia deteneva il 20%. Tra novembre e febbraio E.On ha sostituito i trasformatori relativi al gruppo 2, funzionante a carbone, mentre l’installazione per il gruppo 1, sempre a carbone, è prevista per aprile 2010 e a occuparsene sarà quindi la nuova proprietà. Le macchine, progettate per un livello di emissione acustica molto inferiore all’attuale, grazie alla loro moderna concezione porteranno a un significativo miglioramento delle immissioni sonore, fa sapere la società tedesca, che conferma inoltre l’entrata a regime dei desolforatori. In questo caso l’investimento, da 70 milioni di euro, era partito con Endesa Italia, frenando poi lo scorso anno nella fase finale a causa di un contenzioso con l’impresa, spagnola, realizzatrice dei due «desox». I due impianti di desolforazione per i gruppi 1 e 2 a carbone, fa sapere E.On, sono stati messi a punto negli ultimi mesi del 2008, mentre il loro collaudo definitivo è previsto nei prossimi mesi (insieme a tutti gli altri impianti ausiliari necessari al loro funzionamento). Gli impianti, in grado di ridurre le emissioni di zolfo, hanno un’efficienza di oltre il 90%. Le due sezioni, la cui ambientalizzazione era stata prevista dal protocollo d’intesa tra Endesa e Regione e Provincia nel 2004, ma in ogni caso era necessaria per rispondere ai criteri della normativa europea, continuano inoltre a utilizzare anche biomasse in co-combustione con il carbone, con un rilevante risparmio nelle emissioni di anidride carbonica. Ad attuare la seconda parte fondamentale del protocollo, relativa alla riconversione a gas dei due gruppi a olio combustibile da 360 megawatt ciascuno, sarà invece A2A, che nel suo piano industriale ha riconfermato la trasformazione in un ciclo combinato da 800 megawatt dei due gruppi a olio dell’impianto termoelettrico di Monfalcone.
In questa fase è cambiata comunque anche la direzione dell’impianto, passata dall’ingegner Carlo Enas all’ingegner Luigi Manzo, responsabile di impianto dal primo gennaio di quest’anno. Nato nel 1966, sposato, con un figlio, è residente dalla nascita a Gorizia, città in cui ha conseguito la maturità scientifica. Si è laureato a pieni voti in ingegneria elettronica all’Università di Trieste, ed ha lavorato negli anni ’90 nel campo dell’automazione industriale e della produzione dell’acciaio. Dal 1996 lavora nel settore della generazione termoelettrica, prima alle dipendenze dell’Enel nella centrale di Fusina, quindi nella centrale di Monfalcone, attualmente di proprietà di E.On Produzione.
Laura Blasich
Il Piccolo, 07 novembre 2009
IL COMUNE NON DEROGA SUGLI OBIETTIVI DEL POLO ENERGETICO
Pizzolitto: centrale, riconversione obbligata
«So che A2A sta facendo le valutazioni ma no a qualsiasi ipotesi nucleare»
A Monfalcone la qualità dell’aria si è mantenuta buona durante tutto l’ultimo mese e anche nel resto dell’anno. Un contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera la centrale termoelettrica, da luglio di proprietà di A2A, lo ha dato con l’entrata in funzione a pieno regime dei due desolforatori dei gruppi a carbone, quelli più utilizzati per la produzione. Monfalcone, però, attende sempre la riconversione a gas dei due gruppi ora alimentati a olio pesante, diseconomici, ma anche più inquinanti.
A ribadirlo è il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che conferma comunque come la società stia portando avanti il progetto avviato da Endesa Italia, ereditato da E.On e già corredato dall’Autorizzazione integrata ambientale del ministero dell’Ambiente.
«Ho parlato anche di recente con A2A, che ha confermato il percorso già avviato per sostituire i gruppi 3 e 4 con una nuova sezione a ciclo combinato – afferma il sindaco -. So che la società sta effettuando una valutazione complessiva del progetto esistente, visto anche l’investimento in gioco. Al momento al Comune non è¨ stato però presentato alcun tracciato alternativo per il gasdotto di alimentazione dell’impianto». L’amministrazione e la città intera, secondo Pizzolitto, non derogano dall’obiettivo della riconversione, inseguito da anni, come altrettanto fermamente si oppongono a qualsiasi «ipotesi nucleare».
«Il rigassificatore Snam non è passato e dovrebbe riuscirci un progetto di centrale nucleare? Che ci provino – dice con chiarezza il sindaco Pizzolitto -, in una città che sta ancora gestendo pesanti impatti industriali precedenti, come quello dell’amianto». Per il rione Enel l’entrata in funzione dei due desolforatori e l’ammodernamento dei sistemi di trasporto del carbone sembrano intanto aver segnato già un netto miglioramento della situazione ambientale della zona circostante la centrale. «Il fenomeno delle ricadute e delle polveri non si avverte da quando sono attivi i due Desox – afferma il presidente del comitato Adriano Bernadel -.Possiamo finalmente mettere ad asciugare il bucato senza inconvenienti».
Anche quanto a rumorosità le due nuove strutture non starebbero creando problemi, se non alle abitazioni di via del Lisert, che si trovano a pochissima distanza dai Desox. «Da due giorni in compenso conviviamo con un sibilo fastidiosissimo legato, a quanto ho appreso chiamando in centrale, al riavvio dei gruppi a olio – aggiunge il presidente del Comitato rione Enel -. Per quel che riguarda gli odori rimane ogni tanto il problema creato dallo stoccaggio in porto della sansa, utilizzata in co-combustione con il carbone». Anche il comitato conferma di non mollare sul progetto di riconversione a gas e di mantenere quindi alta la sua attenzione, perchè «alle parole seguano i fatti». L’intenzione è quindi quella di chiedere un incontro al Comune per un’analisi e una verifica del progetto di trasformazione a ciclo combinato.
Laura Blasich
Il Piccolo, 05 novembre 2008
IL SINDACO: «PIÙ CONTROLLI CONTRO L’INQUINAMENTO»
Centrale, filtri anti-carbone in funzione
A2A conferma di voler completare la riconversione a metano
I desolforatori commissionati da Endesa Italia per abbattere le emissioni dei due gruppi a carbone della centrale termolettrica di Monfalcone sono già entrati in funzione, mentre il percorso per la riconversione a gas dei due gruppi alimentati a olio combustibile non si è arenato. E A2A, che dal primo gennaio subentrerà a E.On nella proprietà del più grande impianto energetico della regione, intende rispettare il programma avviato a suo tempo da Endesa Italia per mettere al banbo i due gruppi alimentati a olio combustibile, peraltro già ora scarsamente utilizzati.
Lo afferma il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo di fatto a Legambiente che in questi giorni aveva espresso le sue preoccupazioni sul rispetto dell’accordo siglato da Endesa con Regione e Provincia nel 2004 per l’ambientalizzazione dell’impianto a fronte dei cambiamenti subiti dalla proprietà della centrale in questi ultimi mesi. Legambiente aveva inoltre chiesto rassicurazioni sulle emissioni di diossina dell’impianto. «Ho incontrato due volte in modo ufficiale i massimi vertici di A2A – ha affermato il sindaco -, ponendo soprattutto il problema della conversione a gas dei due gruppi funzionanti a olio combustibile. Ho chiarito inoltre che l’amministrazione comunale e la comunità monfalconese possono ragionare con i nuovi insediati solo a patto che l’accordo siglato da Endesa nel 2004 sia rispettato nella sua totalità. In caso contrario ho spiegato altrettanto nettamente che l’amministrazione comunale e la comunità sono pronte a scendere in guerra».
Risolto il contenzioso tra il committente e l’impresa realizzatrice, comunque, i due desolforatori a calcare-gesso progettati per ridurre le emissioni di anidride solforosa dei due gruppi alimentati a carbone sono entrati in funzione, riferisce il sindaco. Il percorso autorizzativo della nuova sezione a ciclo combinato alimentata a gas da 815 megawatt che andrà a sostituire i due gruppi a olio da 320 megawatt di potenza ciascuno non si è inoltre fermato. «Mancano l’Aia, cioé l’Autorizzazione integrata ambientale, e il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico – prosegue il sindaco -. La conferenza dei servizi relativa all’Aia era già stata convocata ed è stata poi rinviata. Credo però che sarà riunita a breve, dando la possibilità di completare l’iter e vedere partire i lavori».
L’Aia, fra l’altro, sottolinea Pizzolitto, comprenderà anche un piano di monitoraggio ambientale con un’azione combinata tra azienda, Arpa e ministero dell’Ambiente. «A quel punto esisterà uno strumento di natura oggettiva attraverso il quale la situazione sarà costantemente monitorata», spiega il sindaco. Per raggiungere l’obiettivo ci vorrà però almeno un anno e quindi il sindaco ha chiesto ad Arpa di fornire nel frattempo ogni quattro mesi i dati sulle emissioni della centrale termoelettrica in contraddittorio con quelli rilevati dalla rete di monitoraggio gestita sul territorio dalla proprietà dell’impianto.
«In questo modo sarà fugata la possibilità che esista qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e l’ambiente», afferma Pizzolitto, che ha contattato Arpa anche per avere dei dati puntuali sulle emissioni di diossina della centrale termoelettrica, finita alla ribalta nelle scorse settimane dopo la pubblicazione del dato che attribuisce all’impianto la produzione del 3,7% di tutta la diossina dispersa nell’aria in Italia. Una quota di emissioni niente affatto trascurabile, visto che rappresenta più del doppio della diossina prodotta in tutta l’Austria.
La Provincia ha fra l’altro già deciso di riunire la Commissione grandi impatti per approfondire il parametro riportato dall’Inventario nazionale delle emissioni (l’Ines), redatto direttamente dal Ministero dell’ambiente, nel quale viene riportato il coefficiente del 3,7%.
«Vogliamo chiarezza, anche perché questa tipologia di impianti – prosegue il sindaco – in linea di massima non produce emissioni di questo genere». Pizzolitto conta quindi di fornire una risposta puntuale a Legambiente anche su questo fronte nell’arco dei prossimi giorni.
Il Piccolo, 10 novembre 2009
CENTRALE. LA SOCIETÀ RESPINGE LE ACCUSE DI INQUINAMENTO
A2A pronta a entrare nella partita-nucleare
Il presidente Zuccoli precisa: «Il ministero deve ancora decidere se e dove saranno realizzati gli impianti»
di NICOLA COMELLI
«La centrale di Monfalcone dispone della certificazione europea Emas, e questo significa che l’impatto ambientale rientra nei limiti previsti dalla normativa». A2A, dopo le preoccupazioni che in questi ultimi giorni sono piovute dall’una e dall’altra parte del confine (da parte dei primi cittadini di Monfalcone e Nova Gorica, Pizzolitto e Brulc), interviene per dire la sua sull’impianto che recentemente ha rilevato da E.On. Anche per ricordare che, sul nucleare, «intende essere della partita». Del resto, il presidente della multiservizi bresciano-milanese, Giuliano Zuccoli, si era esposto già da tempo sul questo tema, affermando in diverse occasioni, che la società che guida «è pronta a giocare un ruolo attivo in materia di politica energetica nazionale».
Anche se, ricordano da A2A, «se, e dove, le centrali nucleari verranno realizzate nel nostro Paese lo deciderà il Governo, e più precisamente il ministero per lo Sviluppo economico. Non certo noi». Al momento, la società intende concentrarsi sul piano di riconversione ”pulita” della centrale monfalconese. Un piano, ricordano dalla multiutility, «del quale sono a conoscenza tutti gli enti locali, a cominciare dal sindaco di Monfalcone, che sa perfettamente quali sono gli interventi messi in calendario e gli investimenti previsti». Al momento, comunque, la certificazione Emas garantisce «la massima copertura di natura ambientale».
Periodicamente, spiegano i tecnici della società, «gli esperti dell’ente certificatore si recano negli impianti che richiedono, o sono già in possesso, della certificazione, per verificare che strutture, procedure di gestione e modalità di funzionamento rispettino gli standard previsti. E se qualcosa non torna allora il ”diploma di qualità ambientale” viene immediatamente sospeso, fino a quando tutti i parametri non rientrano nei limiti previsti».
Emas è l’acronimo di Eco-management and audit scheme: si tratta di uno strumento volontario (ma non obbligatorio) del quale possono fare richiesta oltre che le aziende, comprese quelle medio piccole, anche le pubbliche amministrazioni. Nel Friuli Venezia Giulia, sulla base dei dati pubblicati sul sito internet dell’Ispra (www.isprambiente.it), l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, costola operativa del ministero dell’Ambiente, sono 18 i siti in possesso di questa certificazione. Fra queste, per l’appunto, la centrale termoelettrica monfalconese di A2A, il cui codice certificativo è IT-000068.
La data della prima registrazione risale al 31 luglio 2001, mentre il certificato oggi posseduto dall’impianto scadrà il prossimo 30 maggio. Entro quella data, in altre parole, riceverà la visita degli ispettori che dovranno esaminere se i requisiti Emas permangono, oppure no. Ad aver verificato la rispondenza ai protocolli Emas è stata la Certiquality srl, società specializzata in questo genere di verifiche, accreditato dal 1998 dal ministero dell’Ambiente (codice di accreditamento IT-V-001) per questo genere di indagini. Come detto, a possedere la certificazione, in regione, figurano anche alcune organizzazioni: tra queste, oltre a diverse amministrazioni comunali (nessuna della provincia di Gorizia però), anche il Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e la multiservizi triestino – padovana AcegasAps.
NEL 1965 L’ENTRATA IN FUNZIONE DEL PRIMO GRUPPO
Convivenza difficile da 44 anni
È da oltre quarant’anni che un quartiere di Monfalcone è costretto a convivere con una centrale termoelettrica. Ma è da 26 – da quando cioè sono stati raddoppiati i gruppi alimentati a olio combustibile – che l’impatto sui circa 500 residenti nelle abitazioni circostanti si è fatto più pesante alimentando critiche, fino alla costituzione di un Comitato. La coabitazione comunque è sempre difficile: all’inizio per il problema dell’amianto, utilizzato ampiamente nell’impianto. Poi per le ricadute di macchie oleose, di varie sostanze inquinanti e di polveri di carbone sulle abitazioni. Quindi per il rumore prodotto dall’impianto.
Preoccupazioni sono emerse anche per la salute della gente residente attorno al quartiere. Al punto che l’Ass e il Comune hanno provveduto a effettuare una monitoraggio sanitario sulla popolazione. Centinaia i cittadini sottoposti a esami clinici, circa due anni fa, che hanno però fornito dati rassicuranti.
La centrale, realizzata da Enel e passata in anni recenti prima a Endesa, quindi a E.On. e ad A2A, si trova lungo la sponda orientale del canale Valentinis su un’area di venti ettari. È costituita da quattro gruppi che funzionano indipendentemente con potenza complessiva di 976 megawatt. Le sezioni 1 e 2, alimentate sia a carbone che a olio combustibile sono entrate in esercizio nel 1965 e nel 1970, mentre le sezioni 3 e 4, a olio combustibile nel 1983 e nel 1984. È stato in quegli anni che l’impianto è diventato il più potente della regione. Anche grazie alle battaglie di Comitato, associazioni ambientaliste e Comune, l’impianto è stato sottoposto negli anni a vari interventi per ridurne l’impatto sia isolando i cumuli di carbone, sia limitando l’impiego dei gruppi alimentati a olio combustibile. All’inizio del 2008, poi, sono entrati in servizio i desolforatori per l’abbattimento delle emissioni di biossido di zolfo delle sezioni a carbone.
Per la centrale sono già stati previsti investimenti, già autorizzati e corredati di valutazione di impatto ambientale. È destinato a slittare però proprio il progetto più importante sul tappeto, costituito dalla dismissione dei due gruppi alimentati a olio combustibile, i più inquinanti. La loro chiusura, con la contestuale installazione di un nuovo gruppo alimentato a metano di 815 megawatt, così da portare la potenza complessiva dell’impianto a circa 1140 megawatt, era prevista entro il 2011. Ma A2A ha deciso di rivedere il progetto, ritenendo di andare anche a una modifica del gasdotto di 17 chilometri tra Villesse e la centrale. Tutto ciò dovrebbe far slittare l’intervento al 2013, termine ultimo concesso dal ministero. (f.m.)




