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Il Piccolo, 24 aprile 2009 
 
NUMERO DOPPIO RISPETTO AL 2008. ANCHE 350 RICHIESTE DI CONTRIBUTO NAZIONALE  
Bonus regionale contro il caro-elettricità, in soli tre mesi presentate 913 domande
 

di LAURA BORSANI

Cresce ancora la domanda sociale proveniente dalle famiglie monfalconesi. Lo si evice dalle richieste presentate in ordine al cosiddetto ”bonus elettricità” regionale, per abbattere i costi della bolletta, rientrante nell’ambito della ”Carta famiglia”, che quest’anno ha raggiunto 913 domande. Una mole di richieste pervenute nell’arco di soli 3 mesi: i termini ai fini delle domande s’erano aperti il primo dicembre 2008 e chiusi il 28 febbraio scorso.
La tendenza orientativa, rispetto allo scorso anno, è di almeno il doppio delle richieste. Con ciò considerando anche un ulteriore dato, relativo al ”bonus” nazionale, che a oggi in città registra 350 domande. In questo caso, l’apertura per la presentazione delle richieste è partita il 2 gennaio scorso mentre la scadenza è fissata il 30 aprile, presso i Caf convenzionati con il Comune di Monfalcone. Dunque, pur considerando anche la possibilità di domande ”sovrapponibili” nell’ambito dei due benefici, resta il dato numerico di 1.263 richieste quest’anno. Sono cifre che evidenziano chiaramente la costante e progressiva difficoltà economica da parte delle famiglie monfalconesi, un trend destinato pertanto a ingrossare le ”fila” delle cosiddette ”nuove povertà”.
Ma c’è un altro elemento che scaturisce: il provvedimento regionale viene ad escludere di fatto una consistente e variegata fascia di cittadini, caratterizzata da condizioni socio-economiche difficili. Si tratta di famiglie con redditi bassi (7500 di Isee), anziani e giovani coppie. Nuclei familiari che non hanno un figlio a carico.
A sottolinearlo è lo stesso assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin. «Il ”bonus” regionale – osserva – fissa il tetto Isee a 30mila euro, oltre a prevedere tra i requisiti almeno un figlio a carico. Il ragionamento è duplice: da un lato, in città si registra un alto numero di domande anche a fronte di un contributo esiguo. Ma soprattutto, viene di fatto esclusa una consistente fascia di popolazione con redditi bassi, considerando altresì una buona quota di cittadini che, non avendo almeno un figlio a carico come prevede il provvedimento regionale, non rientrano nel beneficio. Mi riferisco ad anziani e alle giovani coppie». La Morsolin quindi osserva: «Credo che, a fronte anche della profonda crisi che stiamo vivendo, sia stato un grosso errore quello di eliminare, su mere considerazioni ideologiche, il reddito di base, che non viene neanche minimamente sostituito da queste misure o dalla ”social card”. Il tutto, per recuperare poi soldi da dirottare sulle ”ronde”. La sicurezza dei cittadini – continua l’assessore – parte in primis dalla sicurezza sociale. Il reddito di base, inoltre, fotografando la situazione economica della famiglia al momento della richiesta, avrebbe potuto essere uno strumento particolarmente utile in questo momento in cui il fenomeno della cassaintegrazione o della perdita di lavoro è particolarmente pesante».
Intanto, per il ”bonus” nazionale il termine ai fini della presentazione delle domande è fissato al 30 aprile. Vi possono accedere le famiglie con indicatore Isee non superiore a 7.500 euro, quelle appartenenti ad un nucleo familiare con più di 3 figli a carico e Isee non superiore a 20mila euro, oppure le famiglie presso le quali vive un malato grave, che deve utilizzare macchinari elettromedicali per il mantenimento in vita. Per le famiglie numerose e in disagio economico, il ”bonus” consente un risparmio pari a circa il 20% della spesa annua presunta (al netto delle imposte) per un famiglia tipo. Questi i risparmi per il 2009, in base al numero dei componenti il nucleo familiare: 58 euro per una famiglia di 1 o 2 persone; 75 euro per 3 o 4 persone; 130 euro per oltre 4 persone; 144 euro per i soggetti in gravi condizioni di salute. Le domande vanno presentate ai Caf.

Il Piccolo, 16 settembre 2009 
 
Già 200 domande per il ”bonus bebè”  
Elevata percentuale di stranieri, superiore al 20 per cento
 
  
Oltre duecento domande e una percentuale di stranieri che è molto superiore al 20 per cento registrato nelle altre amministrazioni provinciali della regione. Dopo il boom di domande per la Carta famiglia registrato in città, anche il ”bonus bebè”, il contributo che la Regione ha previsto per i bambini nati dal 2007 in poi, arriva a numeri di tutto rispetto: oltre 200 domande in poco meno di un mese, e molte, a quanto riferiscono i Servizi sociali di Monfalcone, pervenute da immigrati: un ulteriore segno che la comunità locale ormai è del tutto integrata.
Uno dei requisiti che discriminava l’accesso al contributo, infatti, era quello della residenza: era necessaria, da parte di uno dei genitori, la residenza o l’attività lavorativa in Regione da almeno cinque anni e in Italia da almeno dieci (oltre che un Isee del nucleo familiare pari a 30mila euro). In regione, questo ha limitato l’accesso al beneficio delle famiglie straniere: secondo le prime proiezioni, non supereranno il 20 per cento. A Monfalcone, invece, pare che la percentuale sia molto più alta. E questo conferma una tendenza che era già emersa in occasione dei contributi per gli affitti: che la comunità straniera a Monfalcone è ormai del tutto integrata.
«Come accaduto con il contributo per gli affitti – spiega l’assessore Cristiana Morsolin – il requisito di residenza non ha comportato a Monfalcone grandi esclusioni per la comunità immigrata: basti pensare che per i contributi sulla casa sono state appena 40 le domande escluse per via di questo criterio, con un risparmio di ottomila euro, quindi piuttosto ininfluente, a differenza di quanto sosteneva la parte politica che ha promosso tali misure. Come si vede, non era certo questo il problema della distribuzione dei contributi nel Comune». Con il ”bonus bebè”, continua la Morsolin, la cosa viene confermata. «L’ampio accesso rende evidente che ormai le famiglie straniere che sono a Monfalcone sono residenti qui da molto tempo, hanno ormai mandato i loro bambini a scuola, hanno acquistato casa con un mutuo, sono quindi veri cittadini. Escluderli con un provvedimento inerente la cittadinanza non è nient’altro che una misura razzista».
A confermare il fatto che ormai la vita della città sia strettamente legata alla presenza degli stranieri è anche il fatto che sempre di più sono i giovani immigrati che stanno partecipando alle attività del Centro giovani. «Ormai è normale vedere ragazzi stranieri frequentare giornalmente il Centro – continua la Morsolin – e la cosa bella è che anche per i nostri giovani sta diventando una cosa comune: nessuno ormai ci fa più caso. Anche perchè presto si arriverà alla seconda generazione di immigrati a Monfalcone, bambini che impareranno a parlare italiano e che saranno cittadini italiani». E già accade: nelle scuole non è raro vedere ragazzi bengalesi che parlano il dialetto quasi meglio dei loro coetanei. (e.o.)

Il Piccolo, 12 ottobre 2009 
 
MOLTE INVECE LE DOMANDE ACCOLTE PRESENTATE DA FAMIGLIE STRANIERE IN CITTÀ DA PIÙ DI 5 ANNI  
«Bonus bebè, penalizzati i trasfertisti»  
L’assessore alle Politiche sociali critica le restrizioni relative al periodo di residenza
 
 
Quasi il venti per cento di domande pervenute da stranieri. A cui si sommano il 6% di richieste non accolte per via della mancanza dei requsiti minimi di reddito e del residenza nella regione Friuli Venezia Giulia da almeno cinque anni. La cosa da notare è che di queste ultime la maggior parte non proviene da stranieri, bensì da trasfertisti. Questo il bilancio del Bonus Bebè a Monfalcone, il provvedimento a favore dei neo-genitori voluto dall’attuale giunta regionale.
Una dto che viene a indicare ancora una volta che gli stranieri, a Monfalcone, sono per lo più residenti da tempo. Guardando i numeri assoluti, infatti, a 20 domande escluse sono 50 quelle provenienti da stranieri e accettate, pari al 20 per cento del totale (310 pervenute e 290 accettate). Uno dei requisiti che discriminava l’accesso al contributo era quello della residenza: era necessaria, da parte di uno dei genitori, la residenza o l’attività lavorativa in Regione da almeno 5 anni e in Italia da almeno dieci (oltre che un Isee del nucleo familiare pari a 30mila euro). Cinquanta stranieri su 290 domande, pari a circa il 18% delle domande accettate, indica che ormai gli stranieri a Monfalcone sono del tutto inseriti. Anche perché le 20 domande non accettate non provengono tutte da famiglie straniere, anzi. «Sono state escluse per motivi di reddito – spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – mentre per quanto riguarda l’aspetto relativo la residenza, questa restrizione, a Monfsalcone, è andata a colpire soprattutto le famiglie di trasfertisti piuttosto che quelle degli stranieri». E anche esaminando le domande accettate riosulta che sono più numeorsi i nuclei provenienti da altre parti d’Italia che quelli stranieri. «Ancora una volta – afferma l’assessore – ciò dimostra quanto sia sopravvalutata l’incidenza degli stranieri nei provvedimenti di sostegno sociale». Si conferma invece, secondo la Morsolin, una tendenza che era già emersa in occasione dei contributi per gli affitti: che la comunità straniera a Monfalcone è ormai del tutto integrata. «Come accaduto con il contributo per gli affitti – spiega l’assessore – il requisito di residenza non ha comportato a Monfalcone grandi esclusioni per la comunità immigrata: basti pensare che per i contributi sulla casa sono state appena 40 le domande escluse per via di questo criterio, con un risparmio di ottomila euro, quindi piuttosto ininfluente, a differenza di quanto sosteneva la parte politica che ha promosso tali misure».

Il Piccolo, 15 aprile 2009 
 
IL COMUNE PREPARA LE MISURE ANTI-CRISI A SOSTEGNO DEI CASSINTEGRATI  
PROGETTO  
Fondo di solidarietà, in lista 500 famiglie  
Si stringono i tempi per il provvedimento: entro il 20 maggio il regolamento in Consiglio comunale 
Successo del concorso di idee bandito dal Consorzio industriale
 
 
di LAURA BLASICH

Tra vecchie e nuove crisi sono circa un migliaio di lavoratori del mandamento che in queste settimane si trovano a che fare con stipendi ridotti dalla cassa integrazione ordinaria, straordinaria o dalla mobilità. Metà dei quali potrebbero affidarsi al Fondo di solidarietà deciso dal Comune per sostenere i senza lavoro.
I PUNTI DI CRISI. Ai 340 dipendenti della Eaton Automotive, che dalla Cigo dovrebbero passare alla cassa integrazione straordinaria, si affiancano i quasi 300 lavoratori della Sbe alle prese pure con una ”cassa” ordinaria, i 180 della Roen Est, a casa fino all’8 maggio, gli oltre 300 della Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino, ma in buona parte residenti nel Monfalconese. Poi c’è lo scarico di lavoro che sta coinvolgendo, seppure per un giorno la settimana, anche gli 80 lavoratori della Reggiane Cranes&Plants. Senza scordare le crisi di Ineos Films e Finmek Access Media. La prima vede ancora un centinaio di lavoratori in mobilità, ma solo fino a metà agosto, mentre la seconda oltre un centinaio di addetti in cassa integrazione straordinaria, in scadenza il 31 agosto di quest’anno. A grandi linee potrebbero quindi essere tra i 4 e i 500 i lavoratori, spesso affiancati da una famiglia, costretti a rivolgersi al Comune per ottenere in aiuto, seppure temporaneo, per superare la crisi.
I TEMPI. Su sollecitazione del Consiglio la giunta Pizzolitto si è impegnata a gestire le risorse a disposizione come un unico Fondo di solidarietà. Avallando il documento, la giunta si è così impegnata, entro 60 giorni dall’approvazione del bilancio, quindi entro il 20 maggio, a presentare al Consiglio il regolamento attuativo, o una revisione dei regolamenti esistenti, che tenga conto anche della capacità di reddito dei cittadini. Il regolamento dovrà inoltre tenere conto delle situazione delle famiglie monoreddito il cui capofamiglia perda il posto di lavoro e venga posto in cassa integrazione, famiglie monoreddito con requisiti di precarietà contingenti all’attualità del momento, in cui coesiste un portatore di handicap a carico, singoli licenziati o in cassa integrazione, anziani con la pensione minima. «Gli uffici stanno già lavorando in questo senso, anche perché era un’esigenza già presente – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -. Anche per l’erogazione di contributi e non solo per l’accesso ai servizi, esenzioni di pagamento degli stessi incluse, si dovrà presentare l’Isee, che fa riferimento però al 31 dicembre dell’anno precedente. Vogliamo quindi introdurre dei correttivi a questo strumento di valutazione che ci consentano di avere una fotografia il più attuale possibile della situazione di chi ci chiede un aiuto». L’obiettivo è quindi di rispettare i tempi che il Consiglio ha dato alla giunta per aggiornare gli strumenti utili a erogare i fondi ai cittadini in difficoltà.
SOFFERENZE IN AUMENTO. La pressione sui servizi sociali del Comune, intanto, è già alta. «La sensazione è che il carico sia aumentato, subito dopo la cessazione del reddito di base – afferma l’assessore Morsolin -. Le famiglie e i singoli si sono fatti avanti per ottenere tutti i vantaggi previsti, seppure minimi, dalla Carta famiglia allo sconto energia. La percezione è che in ogni caso ci siano diverse situazioni di difficoltà». I dati parlano chiaro: 986 cittadini hanno presentato domanda per fruire dei benefici della Carta famiglia, una famiglia su 10 quindi. L’Ater da parte sua sta rilevando un’ulteriore segnale di impoverimento tra le famiglie monfalconesi, rappresentato dalle fasce cosiddette «medie» e cioé da nuclei familiari che, pur con un reddito basso, non hanno titolo per poter rientrare in graduatoria e nello stesso tempo non hanno la facoltà di poter affrontare i costi del mercato privato. Si tratta di un centinaio di famiglie, in grado di poter pagare un affitto attorno ai 350-370 euro al mese. I monfalconesi intanto attendono l’apertura del bando per i contributi taglia-affitti. Nel 2008 le richieste ammesse a contributo sono state 493 sulle 532 ricevute in totale dal Comune, 30 in più rispetto il 2007, quando le richieste ammesse furono 463.

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
STRATEGIE CONTRO IL CARO-VITA 
Sconti sulla bolletta dei rifiuti da caricare sulla Carta famiglia  
Le richieste pervenute al Comune sono 957. Stanziati 100mila euro
 
 
di LAURA BORSANI

Sconto sulla bolletta dei rifiuti da ”caricare” nella Carta famiglia unitamente al ”bonus” relativo all’energia elettrica che la Regione ha riattivato il 9 marzo. È l’orientamento dei Comuni del Basso Isontino, alle prese con la gestione operativa dello strumento previsto dalla legge regionale a favore delle famiglie in difficoltà e con figli a carico. L’ipotesi al vaglio dei 9 enti locali dell’Ambito, di cui Monfalcone è rappresentativa della metà, diversamente dalla scelta effettuata dall’Alto Isontino che ha stipulato una convenzione finalizzata all’abbattimento della bolletta dell’acqua, è quella di puntare sullo sgravio della tassa sulla raccolta ”porta a porta”, o sulla Tia. La Tarsu, nell’ambito del bilancio di previsione 2009, ha subito in città un aumento del 10%. L’indirizzo di lavoro, spiega il vicesindaco Silvia Altran, è dovuto al fatto che, volendo prevedere erogazioni omogenee, il benefit per l’acqua non sarebbe fattibile a Grado, dove la relativa bolletta è ricondotta agli amministratori condominiali. E intanto si fanno le cifre. Le domande presentate finora in città sono 957, rispetto alle 600 dello scorso anno, lievitate ulteriormente a 900 nel dicembre scorso. Di queste 957 richieste, circa la metà è riconducibile a famiglie con figli al di sotto dei 26 anni, che nel comune sono complessivamente 2039. Quanto agli stanziamenti regionali, per Monfalcone sono a disposizione 100mila euro, metà erogati per l’anno 2007 e metà per il 2008. Significa, in via teorica, un ”bonus” medio per famiglia di 50 euro, pur considerando gli scaglioni minimi e massimi parametrati all’Isee. La ”Carta famiglia” presuppone stanziamenti proporzionali al grado di difficoltà dei nuclei familiari, espresso dall’indicatore Isee, prevedendo più fasce di beneficio. L’indicatore economico va inoltre ripresentato, avendo validità annuale. Tra i requisiti richiesti rientrano un Isee inferiore a 30 mila euro, la residenza in regione da almeno un anno (almeno uno dei genitori), l’avere almeno un figlio a carico. Per le famiglie con 4 o più figli, sono previsti anche benefici per accedere ai quali l’Isee può essere superiore a 30 mila euro. Il vice sindaco Silvia Altran ricorda altri strumenti di sostegno economico. Come il ”bonus elettrico” introdotto dal Governo e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per garantire alle famiglie in difficoltà e numerose un risparmio sulle bollette (esteso anche ai casi di disagio fisico, in presenza di patologie che costringano all’utilizzo di apparecchiature elettromedicali indispensabili per il mantenimento in vita). Rientrano nel diritto al benefit le famiglie con Isee non superiore a 7500 euro, con oltre 3 figli a carico e Isee non oltre i 20mila euro. Il valore, quest’anno, è di 58 euro per una famiglia di 1 o 2 persone, di 75 euro per 3 o 4 persone, di 130 euro per oltre 4 persone e di 144 euro per i malati costretti all’utilizzo di apparecchiature elettomedicali. E, ancora, la ”Carta acquisti nazionale”, che vale 60 euro al mese, in virtù dell’integrazione regionale di 20 euro. Viene concessa agli anziani dai 65 anni in su e alle famiglie con bambini di età inferiore ai 3 anni, in possesso di particolari requisiti. La Altran, nel consigliare le famiglie aventi diritto di presentare comunque domanda per tutti i benefici previsti, pone alcune questioni. «Un primo elemento critico – osserva – è rappresentato dalla mancata semplificazione. Sarebbe più pratica per i cittadini l’introduzione del quoziente familiare nell’ambito della tassazione». Sul tappeto altresì la questione dei parametri definiti ai fini dell’erogazione dei fondi regionali ai Comuni. Stanziamento che, come anche per altre erogazioni legate all’assistenza sociale o ai bambini disabili, verrebbe stabilito su base demografica, anzichè in virù dell’effettiva situazione del nucleo familiare. Un criterio che il vice sindaco definisce «improprio», ma soprattutto non equo, poichè non rispetta il reale ”fabbisogno sociale” di un Comune. Con ciò rischiando di determinare disparità di trattamento tra gli enti locali che, a parità di popolazione, registrano invece un diverso numero di famiglie in difficoltà. «Applicare il parametro demografico – osserva – significa penalizzare una città come Monfalcone, caratterizzata da un tessuto industriale in rapida espansione e quindi da un’alta concentrazione di famiglie giovani e con figli a carico».

Messaggero Veneto, 03 aprile 2009 
  
Carta famiglia per sconti sui rifiuti  
Il vicesindaco Silvia Altran: importante presentare correttamente la domanda 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Se per l’ambito Alto Isontino, in particolare a Gorizia, i fondi a disposizione dei Comuni da stanziamento regionale per la Carta famiglia saranno usati per lo sconto sulla bollette dell’acqua, a Monfalcone e nel Basso Isontino si sta ipotizzando di usare i fondi, 100 mila euro, erogati in riferimento a 2007 e metà 2008, per sconti sulle tariffe rifiuti, Tarsu o Tia.
«La situazione è complessa e vorremmo essere omogenei nella decisione. La scelta dello sconto Tarsu – spiega il vicesindaco, Silvia Altran – è dovuta al fatto che per molti condomini nella nostra zona, in particolare a Grado, il titolare della bolletta è l’amministratore e non le famiglie». Una decisione da prendere con attenzione, visto che a Monfalcone, al 19 marzo, le domande di Carta famiglia sono state 957, pari quasi al 50% delle famiglie che hanno figli sotto i 26 anni, che sono 2.039. «Le risorse sono attribuite in due tranche da 50 mila euro, importo modesto a fronte delle tante domande e del fabbisogno», precisa Altran. Chi ha diritto alla Carta famiglia può accedere a un fondo gestito in parte dai Comuni e in parte dalla Regione, che ha previsto agevolazioni sul pagamento delle bollette per l’energia elettrica. Il percorso d’abbattimento sull’energia, concluso il 28 febbraio, è stato riattivato con delibera di giunta regionale il 9 marzo.
«È importante che le famiglie presentino la domanda, ma anche che si ricordino che va ripresentato l’Isee ogni 12 mesi. Inoltre, ci sono altre possibilità di aiuto, quali il bonus elettrico previsto dall’Autorità dell’energia elettrica e del gas (anche per famiglie senza figli) e la Social card nazionale, concessa anche a persone maggiori di 63 anni e minori di 3. Fare domanda non costa nulla, sarebbe un peccato – aggiunge – averne diritto e non chiederla. Certo è che invece di fare tutte queste iniziative sarebbe più facile introdurre un quoziente familiare nella tassazione e semplificare i percorsi, erogando i fondi in base alla realtà demografica e alle necessità delle città. Carta famiglia – conclude – non è legata al fondo di solidarietà che il Comune intende istituire per le persone in difficoltà».
Per benificiare della Carta famiglia occorre essere residenti in regione da almeno un anno (almeno uno dei genitori), avere un figlio fisicamente a carico e un Isee inferiore a 30 mila euro. Per ottenere il beneficio energia elettrica della Regione è necessario presentare al Comune una domanda in cui indicare l’importo totale delle bollette dal 1º dicembre 2007 al 20 novembre 2008, il codice Pod o copia della bolletta su cui il codice è riportato e indicare le modalità per l’eventuale riscossione del beneficio.
Per informazioni, telefonare al numero verde 800.007.008 o andare su sito www.famiglia.fvg.it. Per il bonus elettrico, numero verde 800.166.654 o sito www.autorita.energia.it.

Il Piccolo, 09 maggio 2009 
 
COMUNE  
Tarsu più leggera con la Carta famiglia  
Ogni nucleo potrebbe in media risparmiare cento euro in un anno
 
 
Sconti che potranno arrivare fino al 40% del costo della Tarsu. Anche se, probabilmente, scaglionati a seconda dell’Isee dei richiedenti. A fronte dei fondi disponibili a livello mandamentale (attorno a 200mila euro) e delle domande (circa 1800), per ogni famiglia che ha fatto domanda della ”Carta famiglia” saranno disponibili circa 100 euro. Un esempio per Monfalcone: considerando una famiglia media con una casa di 70 metri quadrati, si arriva a una Tarsu annuale che viaggia attorno ai 160 euro. Il contributo del Comune, sommando due annualità derivanti dalla ”Carta famiglia”, viaggia sui 100mila euro con 900 domande, quindi in linea con il resto del mandamento. «In questi giorni stiamo svolgendo le riunioni conclusive – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – ed entro la fine del mese dovremmo essere in grado di definire nel dettaglio gli importi del beneficio». Visto che i fondi non sono tanti rispetto alle domande pervenute ai Servizi sociali, si dovrà operare una scelta: graduare il contributo a seconda dell’Isee, in modo da garantire alle famiglie più in difficoltà un beneficio maggiore. Dalla media del 40% di Tarsu scontata, quindi, si potrà arrivare anche a una percentuale maggiore.
Tra i requisiti richiesti per la ”Carta famiglia” rientrano un Isee inferiore a 30mila euro, la residenza in regione da almeno un anno (per almeno uno dei genitori), almeno un figlio a carico. Per le famiglie con 4 o più figli, sono previsti benefici per accedere ai quali l’Isee può essere superiore a 30mila euro. Accanto poi ai contributi della Carta decisi dai Comuni, ci sono altri interventi, come il bonus per l’energia elettrica, il primo contributo deciso a livello regionale. Qualche settimana fa, la Regione ha provveduto a identificare nel dettaglio l’importo delle agevolazioni, inserendolo in un range che andava da 200 a 1400 euro, legato al numero dei figli a carico e al reddito complessivo della famiglia, ma anche ai consumi. Ciò significa che se la spesa media sostenuta per l’energia elettrica durante l’anno da una famiglia con un figlio si attesta attorno ai 400 euro, questa riceverà un contributo di 200 euro, mentre chi ha due figli a carico riceverà da un minimo di 300 a un massimo di 800 euro, chi ha tre figli a carico otterrà da un minimo di 500 euro e, per le famiglie numerose, si arriverà fino a un massimo di 1400 euro.
Elena Orsi

Il Piccolo, 13 maggio 2009 
 
Sconti su Tarsu e Tia fino al 40 per cento  
Sono 2170 le domande per la Carta famiglia nella Sinistra Isonzo
 
 
Sono più di duemila, con la parte più consistente di competenza del Comune di Monfalcone, le domande per la Carta famiglia nei Comuni della Sinistra Isonzo dove i benefici saranno destinati all’abbattimento delle tasse (Tarsu e Tia) per la raccolta dei rifiuti urbani. Le domande si sono fissate a quota 2170. Al Comune di Monfalcone saranno destinati 100mila euro, agli altri cifre molto più basse: 24mila a Grado e meno ancora agli altri, per una somma totale disponibile di poco meno di 200mila euro per i nove Comuni del Monfalconese. Ciò non impedirà comunque di confermare i benefici finora ipotizzati. Secondo le previsioni, infatti, gli sconti sulla tassa per la raccolta dei rifiuti potranno arrivare fino al 40% della somma in media pagata dagli utenti. «Adesso i Comuni stanno verificando i dati derivanti dalle singole richieste, per capire quale è la situazione economia prevalente – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin –. L’idea è di applicare lo sconto alla Tarsu in modo scalare, per ciascuna fascia di reddito, con un sistema uguale per tutto il mandamento». In questo modo lo sconto definito a Grado sarà identico a quello di Monfalcone.
«Altra intenzione è di andare a una riduzione significativa – spiega ancora la Morsolin –. Ma per farlo dovremo prima riordinare tutti i dati. E ci vorrà ancora un po’ di tempo». Se si considera il Comune di Monfalcone, che da solo assomma quasi la metà delle domande, lo sconto Tarsu potrebbe andare a coprire quasi la metà della somma sborsata da una famiglia media. Nel caso di un alloggio di 70 metri quadrati, la Tarsu annuale a Monfalcone viaggia attorno ai 160 euro. E il contributo del Comune, sommando due annualità derivanti dalla Carta famiglia, si situerebbe su una media di cento euro.
Visto che i finanziamenti non sono tanti rispetto alle domande pervenute ai Servizi sociali, i Comuni dovranno operare una scelta: graduare il contributo a seconda dell’Isee, in modo da garantire alle famiglie più in difficoltà benefici maggiori. Dalla media del 40% di Tarsu scontata, quindi, si potrà arrivare anche a una percentuale maggiore. Lo sconto sulla Tarsu sarà solo la parte ”comunale” delle agevolazioni previste dalla Carta famiglia: a questo va infatti aggiunta quello regionale sul corsto della bolletta dell’energia elettrica. Qualche settimana fa, la Regione ha provveduto a identificare nel dettaglio l’importo delle agevolazioni, inserendolo in un range che andava da 200 a 1400 euro, legato al numero dei figli a carico e al reddito complessivo della famiglia, ma anche ai consumi. Tra i requisiti richiesti per richiedere la Carta famiglia rientrano un Isee inferiore a 30mila euro, la residenza in regione da almeno un anno, almeno un figlio a carico. Per le famiglie con 4 o più figli, sono previsti anche benefici per accedere ai quali l’Isee può essere superiore a 30mila euro.
Elena Orsi

Il Piccolo, 22 maggio 2009

RIFIUTI 
Arriva la Tarsu con un rincaro del 10% 
La tassa va pagata entro maggio. Sconti per chi ha più di 65 anni e redditi bassi
Gli esentati sono circa ottocento

Scomparsa l’Ici sulla prima casa, l’appuntamento con il pagamento della Tassa rifiuti, da versare entro il 31 maggio (almeno per la soluzione unica o la prima rata), si fa quest’anno decisamente più ”fastidioso” per i monfalconesi. Gli avvisi di pagamento che stanno arrivando nelle case dei cittadini sono infatti maggiorati del 10% rispetto allo scorso anno e nel 2007 (quando la Tarsu crebbe del 15%), nonostante ci sia stata una buona adesione alla raccolta porta a porta, visto che il 60% del totale del materiale conferito in città è riciclabile. Insomma, a due anni dall’introduzione del nuovo sistema la comunità monfalconese si conferma virtuosa, senza però aver ottenuto un alleggerimento della tassa collegata al servizio rifiuti. Il motivo, secondo l’amministrazione, sta in un bilancio dell’ente che, anche a causa di minori trasferimenti e del blocco di un’altra possibile fonte d’entrata come l’addizionale Irpef, non poteva e non può fare a meno di un aumento degli introiti garantiti dalla Tarsu. L’incasso atteso quest’anno è di 4,345 milioni di euro che andranno a coprire l’83,54% dei costi del servizio.
GLI SCONTI. Anche quest’anno l’ente locale ha confermatoforme di tutela delle fasce deboli della popolazione, come gli ultrasessantacinquenni, che in città sono circa 7.300 pari al 26% della popolazione. La riduzione della Tarsu è del 50% per gli ultrasessantacinquenni che abitano da soli o con un’altra persona anziana in case di tipo economico-popolare e con un reddito complessivo lordo ai fini dell’Irpef rispettivamente sotto i 12.014,39 euro e i 18.020,27 (il dato deve essere riferito al 2008). Sono esentati del tutto dal versamento della Tarsu invece i cittadini con un reddito complessivo pari o inferiore all’importo della pensione sociale quindi, per il 2009, 7.540 euro. In totale lo scorso anno hanno pagato il 50% di Tarsu 630 monfalconesi sopra i 65 anni e altri 183 ne sono stati esentati del tutto. A questa fascia si aggiungono ora i nuclei che hanno accesso alla Carta famiglia, ma in questo caso l’abbattimento avverrà a fronte delle spese sostenute e vi provvederanno i Servizi sociali comunali.
PAGAMENTI. Anche quest’anno la riscossione della TarsU viene gestita in forma diretta dal Comune tramite il tesoriere Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia del Gruppo Intesa-San Paolo. È possibile eseguire il pagamento del tributo in unica soluzione entro il 31 maggio o in 4 rate con scadenze 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre 2009 rivolgendosi a qualsiasi sportello bancario (senza oneri aggiuntivi) o in tutti gli uffici postali. Si utilizzano i bollettini Mav precompilati e spediti al domicilio dei contribuenti. L’Ufficio tributi comunale, in via San Francesco 13, è a disposizione per chiarimenti e informazioni il lunedì dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 17.30 e il martedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 12 (giovedì chiuso). (la.bl.)

Messaggero Veneto, 19 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il numero dei richiedenti, rispetto al 2008, è destinato ad aumentare. Assegnati al Comune altri 52 mila euro 
“Carta famiglia”, raccolte già 120 domande

MONFALCONE. cominciata, negli uffici comunali dei servizi sociali della casa albergo di Monfalcone, la raccolta delle domande per beneficiare della “Carta famiglia”. In poche ore sono già state raccolte 120 domande, numero che indica come quasi sicuramente il totale dei richiedenti aumenterà anche rispetto allo scorso anno, quando le domande presentate furono quasi mille, indicazione di come in città sia cresciuto anche il numero delle famiglie in difficoltà. A dicembre, con i nuovi stanziamenti per il secondo round della “Carta famiglia”, al Comune di Monfalcone sono stati assegnati altri 52 mila euro, dopo i finanziamenti del 2008 e del 2007, ma devono ancora essere stabilite le modalità della distribuzione.
Ciò che è certo è che da venerdì, negli uffici della casa albergo, sono in attività anche due mediatori linguistici che aiutano i cittadini stranieri residenti in città a poter richiedere in modo corretto gli aiuti previsti per legge. Sharna Aktir graziosa signora bengalese che lavora anche all’azienda sanitaria e aiuta i cittadini provenienti dal Bangladesh e Bozidar Stanisic per i cittadini provenienti dall’ex Jugoslavia sono i mediatori dell’Associazione Mediatori di comunità di Udine, che ha vinto il bando del comune e che con pazienza e cortesia aiutano gli stranieri delle due comunità più numerose a Monfalcone: i bengalesi sono circa 1.400, mentre i provenienti dall’ex Jugoslavia sono in tutto quasi 1.300. «Il servizio, finanziato dalla Provincia – spiega l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin, sottolineando come si sia voluta un’equa rappresentanza di genere – è un’esigenza che risponde alle richieste espresse più volte dai migranti. È uno strumento che potrà agevolare la comunicazione, riducendo i malintesi e le incomprensioni. Oltre alla presenza nei servizi e alla relazione con il pubblico, intendiamo mettere a disposizione i mediatori anche a chiamata, per risolvere eventuali problemi che dovessero verificarsi».
Il mediatore ha il compito di supportare gli uffici comunali nel rapporto con i cittadini stranieri e italiani, rafforzando le relazioni efficaci tra l’utenza immigrata e i servizi comunali, oltre a diffondere nella comunità straniera la conoscenza della lingua e delle consuetudini locali.
Trattandosi di un servizio sperimentale per ora il mediatore linguistico avrà durata annuale, fino al dicembre 2010 con presenza settimanale di 20 ore per operatore a settimana: per alcuni mesi i mediatori opereranno in casa albergo, mentre a maggio e giugno opereranno per i servizi educativi (iscrizioni alle mese, all’asilo nodo, alle scuole, ai centri estivi) e per il pagamento di tributi (per esempio la Tarsu), poi a settembre e ottobre il servizio sarà ancora a disposizione dei servizi educativi. Per il resto dell’anno si cercherà di rispondere alle esigenze, ma i mediatori saranno comunque disponibili per i servizi sociali, al front office, al servizio anagrafe (dove peraltro il servizio viene richiesto nel corso di tutto l’anno). (c.v.)

Il Piccolo, 25 marzo 2009 
 
PROSPETTIVA NELL’AMBITO DELLA «CARTA FAMIGLIA»  
Sconti sulla Tarsu alle famiglie in crisi
 
 
Sconto-Tarsu inserito nell’ambito del bonus della «Carta famiglia». È questa l’ipotesi alla quale l’amministrazione di Monfalcone sta lavorando. Alle prese peraltro con la definizione applicativa del provvedimento che originariamente prevedeva agevolazioni sul pagamento delle bollette per l’energia elettrica, grazie a una convenzione su base regionale, considerando la possibilità da parte dei Comuni di stipulare direttamente accordi locali ai fini di ulteriori benefici da erogare alle famiglie. L’idea, in fase di studio e verifica, è quella di prevedere sconti nel pagamento della tassa sulla raccolta «porta a porta» che, nell’ambito del bilancio di previsione 2009, ha subito un aumento del 10%. Un aiuto significativo per le famiglie strette nella morsa della crisi economica, soprattutto quelle monoreddito e con più figli a carico. Quanto agli stanziamenti regionali, per Monfalcone sono a disposizione 100mila euro, metà erogati in riferimento al 2007 e metà al 2008. Le domande presentate in città per beneficiare della «Carta famiglia» quest’anno sono state quasi mille, a fronte di una popolazione di 28 mila abitanti. A formulare l’ipotesi di uno sgravio per le famiglie sulla Tarsu è il vicesindaco, Silvia Altran, che guarda alla «Carta famiglia» come a una delle possibili opzioni da sfruttare a vantaggio dei cittadini monfalconesi. Il ragionamento, spiega, nasce nell’ambito del confronto tra i Comuni sull’applicazione del provvedimento regionale, per il quale si è tenuto un incontro del Comitato di gestione dell’Ambito. «Lo sconto sulla Tarsu – precisa il vicesindaco – rappresenta una delle ipotesi allo studio, ai fini della definizione dei settori sui quali intervenire per sostenere il fabbisogno sociale. Siamo tuttavia in una fase di verifica, di chiarimenti e di opportune simulazioni in relazione alle modalità e ai criteri di erogazione della Carta famiglia, provvedimento istituito due anni fa e che, però, anche a causa di modifiche intervenute con la nuova giunta regionale, stenta a decollare».
L’operazione-Tarsu, tuttavia, resta un’ipotesi di lavoro di innegabile interesse, considerata peraltro la lievitazione della tassa, decisa a fronte del blocco dell’addizionale Irpef e della cancellazione dell’Ici sulla prima casa, che rientra, al 95% del dato consolidato, sotto forma di trasferimenti da parte dello Stato.
Il Comune, peraltro, si attende circa 6 milioni di entrate dall’Ici e 4,725 dalla Tarsu. L’amministrazione, nonostante le chiare difficoltà legate ai ridotti trasferimenti, mantiene comunque una forte attenzione al «fabbisogno sociale», avendo destinato in bilancio una posta di oltre il 30% delle risorse. (la.bo.)

Il Piccolo, 11 marzo 2009 
 
CRESCE LA SOFFERENZA ECONOMICA IN CITTÀ  
Mille domande, corsa alla Carta famiglia  
Impennata a Monfalcone delle richieste per ottenere contributi. L’anno scorso furono solo 600
 
 
di ELENA ORSI

Cresce il numero delle famiglie in difficoltà a Monfalcone. Soprattutto quelle monoreddito che per pagare l’affitto, la spesa o le bollette di casa danno fondo allo stipendio ben prima della fine del mese. A conferma di questa tendenza il boom delle domande per beneficiare della Carta famiglia a Monfalcone, quasi mille, di cui oltre 900 per abbattere le spese per l’energia elettrica. Dalle 600 domande registrate lo scorso anno, si è passati a oltre 900 a fine febbraio, data in cui si è ufficialmente chiuso il termine per il principale dei benefici previsti, quello sull’energia elettrica appunto.
DOMANDE. Per fruire dei benefici della Carta famiglia si sono fatti avanti, secondo i dati forniti dai Servizi sociali del Comune, in 986 su una popolazione di quasi 28mila abitanti, una famiglia su dieci. Di queste domande, 919 sono relative al beneficio sull’energia, che permetterà alle famiglie che ne beneficeranno di ottenere rimborsi sui consumi di energia elettrica. Gli importi fissati e da erogare vanno da un minimo di 200 euro per le famiglie con un figlio, fino a un massimo di 1400 per le famiglie numerose, secondo quanto stabilito dalle norme regionali. La giunta regionale ha deciso di procedere anche all’erogazione di un contributo diretto alle famiglie, tenendo conto dello scaglione di consumo dell’avente diritto e del tipo di nucleo familiare richiedente, soprattutto in relazione al numero dei figli presenti, con alcuni aggiustamenti per di garantire un contributo equo, che non andasse a premiare gli sprechi. Qualche esempio. Se la spesa media sostenuta per l’energia elettrica durante l’anno da una famiglia con un figlio si attesta sui 400 euro, questa riceverà un contributo di 200 euro. Con due figli a carico riceverà da un minimo di 300 a un massimo di 800 euro. Con tre da un minimo di 500 euro e, per le famiglie più numerose fino a un massimo di 1400 euro. I primi dati, non definitivi, raccolti dal Servizio politiche per la famiglia indicano in oltre 25mila le Carte famiglia attivate con relativo beneficio sconto elettricità per l’anno 2008 in tutta la nostra regione. Valori molto alti, se si considera che le famiglie con almeno un figlio a carico sono meno di 100mila, su un totale di 150mila nuclei familiari con figli residenti in regione.
FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀ. Non si può fare un collegamento «automatico» tra famiglie in difficoltà e richiedenti le Carte famiglia. Ma è pur vero che, per accedere al provvedimento, le famiglie devono rientrare entro rigidi limiti di reddito. La gradazione dell’intensità dei benefici è infatti suddivisa in tre fasce: fascia ad alta intensità di beneficio (famiglie con tre o più figli a carico e Isee non superiore a 30mila euro), fascia a media intensità di beneficio (famiglie con due figli a carico e Isee del nucleo familiare non superiore a 30mila euro), fascia a bassa intensità di beneficio (famiglie con un figlio a carico e Isee non superiore a 30mila euro). Secondo il regolamento, poi, i beneficiari possono essere entrambi i genitori o un genitore con almeno un figlio a carico, un genitore separato o divorziato che ha cura dell’ordinaria gestione di figli e che con essi convive, genitori adottivi o affidatari, fin dall’avvio dell’affidamento preadottivo.
I RICHIEDENTI. Le tante richieste pervenute per la Carta famiglia a Monfalcone non fanno che confermare una situazione di estrema sofferenza dei nuclei familiari residenti in città. Ne è un esempio l’impennata dei solleciti di pagamento inviati dalla società di riscossione Equitalia ai cittadini in stato debitorio con i Comuni che, nel Monfalconese, sono passati da un migliaio a oltre duemila nel giro di un anno. Analogamente sono in forte aumento gli inquilini morosi dell’Ater e i cittadini che hanno richiesto varie forme di assistenza ai servizi sociali del Comune.

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