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Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
DA GIOVEDÌ A MARTEDÌ 17 NOVEMBRE  
Altra ”cassa” per i lavoratori Burgo  
Scarsi ordini: i 400 dipendenti resteranno a casa per cinque giorni
 
 
Ancora cinque giorni di cassa integrazione ordinaria per i circa 400 lavoratori occupati nelle linee produttive 2 e 3 della Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. Lo ha comunicato ieri l’azienda, motivando il provvedimento con la scarsità di ordinativi. Un vero e proprio fulmine a ciel sereno per gli operai, che avevano appena ricevuto l’anticipo trimestrale del Tfr (750 euro) e contavano di riscuotere almeno per questo mese l’intero salario, dopo le difficoltà riscontrate nelle scorse settimane per via delle attività più volte rimaste bloccate. Ai dipendenti, invece, toccherà restarsene a casa da giovedì fino a martedì 17 novembre: gli impianti ritorneranno operativi alle 6 del giorno seguente. La notizia è stata annunciata ieri, nel corso di un incontro delle rappresentanze sindacali unitarie, dal capo del personale Del Zotto, proprio mentre le sigle si stavano preparando in vista dell’incontro di oggi alle 10 alla sede dell’Assindustria di Trieste. Dove vertici aziendali e sindacati tratteranno, tra le varie questioni, la stipula del contratto di solidarietà che dovrebbe essere varato a partire dal 1° gennaio 2010.
«Siamo stati tutti colti di sorpresa – ha commentato Adriano Valle, segretario dell’Ugl e membro delle Rsu – poiché ci erano state fornite in precedenza rassicurazioni sul fatto che il portafoglio di ordinativi risultava sufficientemente capiente da garantire un novembre al riparo dalla Cigo. Purtroppo così non è stato». Valle ha sottolineato lo sconforto dei lavoratori: «La cassa integrazione – ha chiarito – giunta a cavallo di queste due settimane, priva gli operai dell’opportunità di guadagnare qualcosa in più col turno domenicale: anche a novembre, dunque, i salari saranno risicati. Per le famiglie sta ormai diventando sempre più difficile tirare avanti e tutti sono giù di morale». Gli unici lavoratori in attività durante i cinque giorni, saranno i manutentori, gli operai della centrale elettrica e gli addetti alla portineria: tutti gli altri se ne resteranno con le braccia conserte. E a dicembre, con tutta probabilità, la situazione verrà replicata, poiché è prevista un’ulteriore iniezione di Cigo a ridosso delle festività. «Operativi – ha concluso Valle – rimarranno solo i lavoratori inseriti nel ciclo del Pressa pasta, chiamati a rimpinguare le scorte per quando ci sarà bisogno: tutti gli altri 400 se ne staranno a casa».
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
ORA TOCCHERÀ ESPRIMERSI ALL’ASSEMBLEA DEI DIPENDENTI  
Cartiera, l’azienda impone la flessibilità interna  
Condizione indispensabile per salvare il posto a 75 operai considerati in esubero
 
 
La Burgo detta le condizioni per arrivare alla stipula del contratto di solidarietà e pone la flessibilità interna come contraltare al salvataggio dei 75 lavoratori in esubero. Si è concluso con un “Rivediamoci tra tre settimane”, l’incontro fissato ieri all’Assindustria di Trieste tra dirigenza e rappresentanze sindacali della cartiera di San Giovanni di Duino: l’azienda ha fissato i propri paletti e ora la palla passa ai lavoratori, che la prossima settimana si riuniranno in assemblea per mettere a punto il prosieguo della trattativa. Al tavolo, infatti, non si è discusso solo dell’accordo collettivo aziendale, che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2010, ma anche della contrattazione interna di secondo livello.
La circostanza ha messo in allarme i sindacati, che hanno ravvisato nelle richieste formulate dalla Burgo una sorta di condizione senza la quale il contratto di solidarietà può sfumare. Una circostanza, questa, da scongiurare: i sindacati sanno che se non si arriva all’accordo, il passo successivo è l’avvio della procedura di mobilità per 75 operai.
Ora la sensazione delle sigle sindacali è stata che la Burgo abbia inteso ottenere quanto nei mesi scorsi è sempre stato respinto dalle maestranze: in primis la flessibilità interna e poi la modifica dei parametri interni di valutazione del lavoratore, con la decadenza dell’anzianità di fabbrica e reparto a favore di altri indici. Non solo: i vertici aziendali hanno chiesto, cosa mai avvenuta prima, una riduzione di organico anche per il comparto della centrale elettrica, col passaggio da due a un solo lavoratore per turno. Configurando una situazione difficilmente accettabile per i sindacati, che oppongono ragioni di sicurezza. L’azienda ha comunque fornito, dopo aver preso contratto con il ministero del Lavoro, rassicurazioni sull’applicabilità dell’accordo collettivo aziendale alla realtà di San Giovanni: in un primo tempo si era temuto che lo stabilimento, a ciclo continuo, potesse non rientrare nei parametri normativi fissati dalla legge. Il contratto richiede il passaggio da 6 a 5 squadre di lavoro (i 16 lavoratori rimanenti fungerebbero da riserve o affiancamento).
Infine la Burgo ha comunicato la riduzione di un giorno sull’ultima Cigo per i lavoratori della linea 3, che rientreranno in fabbrica il 17 anziché il 18 novembre, come invece annunciato lunedì.
Tiziana Carpinelli

Messaggero Veneto, 08 novembre 2009 
 
Monfalcone. Interviene la Rete dignità e lavoro, che collega i lavoratori colpiti dalla crisi economica  
«Dalle teorie si deve passare alla concretezza» 
Piano famiglie, lettera alle banche  
Sollecitati il “congelamento” dei mutui e l’adesione alle misure previste 
L’APPELLO
 
 
MONFALCONE. L’adesione di Abi, associazione bancaria italiana, alle misure previste dal Piano famiglie è un’ottima e necessaria cosa, ma serve che alle parole seguano i fatti, perché le famiglie hanno bisogno di un aiuto concreto. Rete dignità, cassintegrati e lavoratori in mobilità, ma anche giovani precari e lavoratori dell’indotto Fincantieri, hanno deciso di unire le proprie forze per tentare di essere visibili e avviare un collegamento tra i lavoratori colpiti dalla crisi economica.
La Rete ha deciso d’inviare una lettera all’Abi, al presidente della Regione, ai presidenti delle Province e alle amministrazioni comunali con cui chiede ufficialmente «l’adesione alle misure previste dal Piano famiglie» e la moratoria con sospensione totale dei mutui per un anno. Insomma, un congelamento dei mutui.
«Considerati i disagi che i nuclei familiari stanno affrontando, riteniamo vitale dare agli stessi certezze future ed è a questo scopo che pensiamo sia essenziale far conoscere, nel più breve tempo possibile, le modalità attuative del piano di sostegno dei singoli istituti. Auspichiamo da parte degli istituti bancari una maggiore attenzione riguardo alle problematiche che molte famiglie sono costrette a vivere e la messa in campo di strumenti che possano aiutare i cittadini a superare le difficoltà derivanti dalla ridotta disponibilità economica».
«Crediamo che se non c’è una mobilitazione dal basso – spiega Mauro Bussani – tutto resterà nei meri intenti teorici. Nonostante Abi dica che dal 1º gennaio 2010 si partirà con il piano, è soltanto un’indicazione di principio, a uso e consumo dei media, non vincolante per le banche. Chiediamo invece un’adesione vera, perché forse la crisi finanziaria sta passando, ma le ricadute sociali si sentiranno ancora per molti anni».
È Alessandro Perrone ad ampliare il discorso, evidenziando la preoccupazione per la situazione di crisi di Fincantieri, ufficializzata in questi giorni.
«Le crisi sono cicliche, ma questa ha una rilevanza sociale notevole. Anche negli anni Ottanta il cantiere navale si era fermato, ma ora occorre ricordare che c’è in città una forte presenza di trasfertisti e stranieri, che rischiano il posto di lavoro e di essere emarginati».
Il clima di questi giorni in città – aggiunge – non è positivo, vista la strumentalizzazione di vicende come quella del crocefisso o della moschea o la pagina di Facebook con tanti ragazzi monfalconesi che si esprimono contro la presenza dei bengalesi. La Rete dignità lavoro è nata per unificare le vertenze sociali – specifica –, ma anche per unificare i bisogni che ci sono al di là dell’etnia e della cultura. Oltretutto certe scelte dell’amministrazione comunale, pur riconoscendo l’implementazione della politiche sociali, hanno favorito una certa cultura dell’intolleranza e preoccupa in generale la gestione delle vicende cittadine».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 09 novembre 2009 
 
MISURE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI COINVOLTI PIÙ PESANTEMENTE NELLA CRISI  
Controlli sul blocco dei mutui dei disoccupati  
Li effettuerà la ”Rete dignità e lavoro” negli istituti bancari dei cittadini. Bussani: «Non bastano gli annunci»
 
 
Il blocco dei mutui rimane una misura fondamentale per lavoratori e famiglie che si sono trovati coinvolti dagli effetti della crisi. A fronte del Piano famiglie approvato il 21 ottobre dall’Abi, la Rete dignità e lavoro, nata lo scorso mese a Monfalcone per mantenere i legami tra cassintegrati, lavoratori in mobilità e precari e dare loro voce, ha deciso quindi di muoversi per verificare l’attuazione pratica delle misure decise da parte degli istituti bancari insediati nel territorio. Il movimento ha inviato una lettera alla commissione regionale dell’Abi, al presidente della Regione Renzo Tondo, alle Province di Trieste e Gorizia e ai Comuni dei due ambiti provinciali in cui si chiede in sostanza l’adesione degli istituti bancari presenti localmente alle misure previste dal Piano famiglia. «Quella dell’Abi è di fatto solo un’indicazione di principio – ha spiegato ieri Mauro Bussani per la Rete, presentando l’iniziativa – che non vincola le banche associate ad applicare quanto contenuto nel Piano famiglia. Vogliamo quindi sollecitare le banche ad aderire, perché la crisi, anche nel nostro territorio, ancora si fa sentire e coinvolge molte persone».
La Rete rimane inoltre convinta della necessità di arrivare a un congelamento totale dei mutui sulla prima casa per almeno un anno e non solo della quota parte in conto capitale. «È un bene comunque che l’Abi aperto la sua operazione a tutte le fasce di persone che si stanno trovando in difficoltà, dai lavoratori in mobilità ai cassintegrati e ai precari», ha aggiunto Bussani. La Rete dignità e lavoro si prepara comunque a verificare la risposta concreta che i cittadini otterranno dai loro istituti bancari. «Nel caso in cui sarà insufficiente, allora ci mobiliteremo», ha preannunciato ieri Bussani. L’iniziativa di rete dignità e lavoro arriva in un momento di preoccupazione soprattutto per i carichi di lavoro dello stabilimento Fincantieri. «L’andamento della cantieristica è ciclico – ha detto Alessandro Perrone, consigliere provinciale eletto con il PdCi e riavvicinatosi a Rifondazione comunista, cassintegrato della Eaton Automotive -. Negli anni ‘80 perché la crisi coinvolse un cantiere dove tutti in pratica erano dipendenti, mentre ora il peso dell’indotto è importante. I contraccolpi rischiano quindi di essere ben diversi e aggravati da una funzione sociale di Fincantieri che è inesistente». (la. bl.)

Il Piccolo, 05 novembre 2009
 
LA SOCIETÀ PERÒ NON CONFERMA LE VOCI 
Ansaldo, possibili scarichi di lavoro a partire dal 2010

Ansaldo sistemi industriali non esclude di dover tamponare un possibile scarico di lavoro nello stabilimento di Monfalcone a partire dall’inizio del 2010, ricorrendo a una riduzione dell’orario di lavoro o alla cassa integrazione ordinaria.
È quanto emerso nel corso di un incontro in azienda per la presentazione da parte dell’Ugl (presente nella Rsu della fabbrica con un delegato) del suo nuovo segretario territoriale del settore metalmeccanico, Andrea Marcolini. A riferlo sono fonti del sindacato, mentre la società  ribadisce come al momento non esista ancora un quadro certo e definitivo dei carichi di lavoro per i primi sei mesi del prossimo anno. Per Ansaldo sistemi industriali è quindi del tutto prematuro parlare di un possibile ricorso a strumenti diversi da quelli adottati finora (mobilità  interna, ferie, formazione) per tamponare la mancanza di commesse per il settore dello stabilimento che produce motori a corrente continua. Asi, come concordato con le organizzazioni dei metalmeccanici nell’ultimo incontro, conta invece di poter fornire un quadro più chiaro sulle prospettiva della produzione per il 2010 ai sindacati alla fine di questo mese. Il carico di lavoro è assicurato fino alla fine del 2009, perlomeno per la produzione di grandi motori a corrente alternata, e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al prossimo anno senza ansie.
Intanto però procede senza rallentamenti la costruzione del nuovo capannone, necessario per lo sviluppo di motori di ancora maggiori dimensioni. La struttura, che inizia a diventare visibile da via dell’Agraria, sta richiedendo alla società  un investimento di 14 milioni di euro. Nel corso dell’appuntamento di ieri (che per la società  non aveva alcun carattere formale di confronto sindacale) l’Ugl ha comunque anche chiesto notizie sul fronte della sicurezza, dopo i due incidenti, di lieve entità, verificatisi nello stabilimento di Panzano una decina di giorni fa. Ansaldo sistemi industriali proprio in questo periodo sta procedendo a una formazione in materia di sicurezza di tutto il suo personale operaio a Monfalcone attraverso un corso tenuto da Formindustria. Il percorso formativo si concluderà attorno alla metà di dicembre e l’Ugl ha riferito di essere consapevole degli sforzi che l’azienda sta effettuando sul fronte della prevenzione degli infortuni. (la.bl.)

Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
EDILIZIA POPOLARE. I PROGETTI MESSI NEL CASSETTO POSSONO ORA ACQUISIRE NUOVO SLANCIO  
Fondi all’Ater, la Regione sblocca 12 milioni  
Grion: «Saranno utilizzati per realizzare 54 alloggi a Campagnuzza e 37 nel Monfalconese»
 
 
di FRANCESCO FAIN

Quella richiesta di finanziamenti sembrava essere rimasta nel limbo. Tant’è che l’Ater non aveva nascosto una certa preoccupazione per i ritardi nell’arrivo di quei fondi importantissimi che avrebbe dovuto mettere a disposizione la Regione. Ma ora la giunta Tondo ha deliberato. E l’ex Iacp beneficerà di quasi 12 milioni: 11 milioni 663 mila 947 euro, per la precisione.
AGLI ALLOGGI. A cosa serviranno? A realizzare nuovi alloggi e ad acquistarne altri da privati. Nel corso di quest’anno verranno messi a disposizione delle famiglie in difficoltà 115 appartamenti, 76 dei quali a Gorizia e i restanti a Monfalcone. Fra questi, figurano anche gli appartamenti di via Gallina, inaugurati ma mai consegnati ai legittimi inquilini: la situazione, però, è destinata a sbloccarsi in tempi brevi.
Al di là del caso specifico, ormai è chiara la strategia dell’ente guidato da Roberto Grion: oltre a realizzare in prima persona appartamenti ha scelto la strada di rivolgersi direttamente ai privati. Vengono acquistate intere palazzine già pronte e si saltano tutte le lungaggini burocratiche che caratterizzano il normale iter costruttivo.
Più nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater realizzerà grazie a tali stanziamenti 30 nuovi appartamenti in via del Carso (5 milioni 698.368,43 euro di investimento) e acquisterà dai privati e molto probabilmente anche da altri enti altri 25. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72. In questo caso, si tratta di un recupero che porterà alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). «Non posso che esprimere soddisfazione per l’importo stanziato dalla Regione. Va, comunque, rammentato che non sono soldi in conto capitale ma in conto interessi: quindi, l’Ater dovrò restituirli tali fondi. Una fetta consistente verrà utilizzata anche per l’acquisto di alloggi da privati: acquisto che si realizzerà laddove più forte è la tensione abitativa. Pertanto, i finaziamenti verranno dirottati, in questo caso, tutti su Monfalcone».
«Ma ci sono soldi che andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», aggiunge Grion.
I FONDI. Quello assicurato dalla Regione è prezioso ossigeno. Nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi.
Un osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» dei senzacasa. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «Che la situazione sia critica non lo scopre certamente la sottoscritta – dichiara -. Molte persone hanno perso il posto di lavoro in questi ultimi tempi e una famiglia non può far fronte al pagamento dell’affitto».
IL BILANCIO. L’Ater – vale la pena di ribadirlo – può contare nell’Isontino su un patrimonio di oltre 6 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli sfitti che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese – e ai 260 sfratti pendenti nell’Isontino. Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati.

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
EDILIZIA SOVVENZIONATA E LA CRISI
Tagli all’Ater, in bilico 67 alloggi popolari
Non arriveranno gli 11,6 milioni promessi. Grion: «Speranze per Campagnuzza»
LA REGIONE DIMEZZA IL FONDO SOCIALE E METTE IN DIFFICOLTÀ L’EX IACP

 
di FRANCESCO FAIN

La delibera è ancora beffardamente reperibile sul sito della Regione. Ed elargisce all’Ater di Gorizia 11.663.947,38 euro per 67 alloggi. Parrebbe tutto regolare, tanto che nei giorni scorsi il presidente dell’ex Iacp Roberto Grion aveva espresso grande soddisfazione per l’ottenimento di quello stanziamento attesissimo. Si sa, senza fondi ex Gescal, la vita è durissima per gli enti che si occupano di edilizia popolare.
Lunedì pomeriggio, c’è stato un incontro a Trieste fra i direttori delle quattro Ater regionali e gli uffici dell’assessore Elio De Anna. E lì è arrivata la doccia fredda, anzi freddissima. «Ci hanno detto, senza troppi giri di parole, che ci saranno ”ampi e drastici tagli” ai finanziamenti del 2010 – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino – Il Fondo sociale, che per noi è una fonte di finanziamento consistente, passerà da 10 a 6 milioni per tutta la regione. Inoltre ci saranno, giocoforza, anche dei tagli relativamente alla manutenzione ordinaria e straordinaria. La situazione è pesante, molto pesante».
Ma ricordiamo quali sono i progetti che, a questo punto, sono pesantemente a rischio. L’unico intervento che, alla fine, potrebbe essere salvaguardato (nel senso che i finanziamenti potrebbero arrivare ugualmente) riguarda il Contratto di quartiere ma ne parleremo in seguito.
Nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater avrebbe dovuto acquistare dai privati (e molto probabilmente anche da altri enti) 25 alloggi popolari. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardavano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72: in questo caso, si trattava di un recupero che doveva portare alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). Ma senza soldi, non si va da nessuna parte.
«Il momento è grave – ammette il presidente dell’Ater Roberto Grion -. Siamo amareggiati: c’erano delle aspettative legittime, volevamo mettere a disposizione delle famiglie bisognose nuovi alloggi, soprattutto a Monfalcone dove la tensione abitativa è fortissima. Come faremo? Raschieremo sul fondo del barile delle nostre risorse per sistemare gli appartamenti liberi e bisognosi di manutenzioni. Comunque, il nostro sforzo non sarà sufficiente». Un tenue raggio di luce, però, c’è. Grion, con l’«aiuto prezioso» dei consiglieri regionali isontini, sta tentando di salvare lo stanziamento da 5.698.368,43 euro destinato al contratto di quartiere della Campagnuzza e alla realizzazione di ulteriori 30 alloggi accanto ai 24 già previsti grazie ai fondi statali. «Alla riunione con la Regione abbiamo esposto la necessità di ottenere quei fondi: il rischio, infatti, è di perdere anche lo stanziamento statale se non sarà corroborato da finanziamenti regionali – argomenta Grion -. Per questo, si è creata un’importante alleanza con i consiglieri regionali isontino per arrivare al finanziamento, come previsto, di questo importantissimo capitolo di spesa. Questi soldi (torniamo a ricordare che si tratta di 5 milioni 698.368,43 euro di investimento, ndr) andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», conclude Grion.

Il Piccolo, 17 ottobre 2009 
 
IL COMUNE PRONTO AD AFFRONTARE LE CONSEGUENZE DI CALI DI LAVORO E ”CASSA”  
Mutui congelati e affitti soft contro la crisi  
L’assessore Morsolin: «Fondamentale anche investire sull’edilizia popolare»
 
 
Mutui congelati e affitti a canone calmierato: sono questi due degli strumenti che il Comune intende utilizzare per parare i colpi della profonda crisi occupazionale che potrebbe interessare Monfalcone nei prossimi mesi.
La situazione oggi, sul fronte della cassa integrazione, è già difficile. E quella che si delinea all’orizzonte sembra tutt’altro che rosea: se Fincantieri non dovesse ricevere nuove commesse, infatti, centinaia di lavoratori potrebbero rimanere temporaneamente disoccupati e, di conseguenza, centinaia di famiglie potrebbero non farcela ad arrivare alla fine del mese e bussare alle porte delle istituzioni chiedendo aiuto. Davanti a questa possibile emergenza, il Comune è pronto? Ha in cassetto un piano di salvataggio?
«Non siamo di certo arrivati a oggi senza prendere adeguati provvedimenti – spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -. Ci sono aziende come la Sbe e la Eaton, ad esempio, già da tempo in sofferenza. Per affrontare queste situazioni abbiamo già iniziato a lavorare su diversi fronti. Pensiamo agli affitti a canone concordato: permettono agli inquilini di pagare rate mensili meno salate, perché sui proprietari pesano tasse più basse, come l’Ici sulla seconda casa, che in questi casi scende dal 9 al 4 per mille. E poi ci sono i mutui: molti istituti di credito li congelano per i lavoratori che finiscono in cassa integrazione. Nei prossimi mesi – continua l’assessore – continueremo su questi fronti: spingeremo affinché le banche vengano incontro alle necessità delle famiglie».
Questo nel breve termine. Ma, ovviamente, il discorso va ampliato al medio e lungo periodo. «È chiaro che il Comune, davanti a una crisi economica di questa portata, non può fare da solo. Ci sono degli aiuti economici tampone che potranno essere messi in campo al momento del bisogno, ma il problema è molto più ampio. Bisogna pensare al lungo periodo, a interventi strutturati, che devono coinvolgere in primis la Regione e poi il Governo. Monfalcone è una città ad alta tensione abitativa: servono nuove case popolari. È fondamentale investire sull’edilizia residenziale pubblica, dare case alla gente, anche in affitto e a rotazione. È emblematico il caso di quelle famiglie bengalesi in affitto in città che hanno già annunciato alle agenzie immobiliari che torneranno per alcuni mesi in Balgladesh per mancanza di lavoro, chiedendo di mantenere l’appartamento a Monfalcone, ma con degli sconti. Ecco – spiega Morsolin – se in questo momento avessimo degli alloggi pubblici disponibili, tutto sarebbe molto più semplice. Al secondo posto, tra gli interventi da realizzare nel medio-lungo periodo, ci sono i corsi di formazione e riqualificazione per i lavoratori che restano disoccupati: chi rimane senza lavoro a 40 o 50 anni deve avere gli strumenti giusti per essere nuovamente inserito nel mondo del lavoro». (el.col.)

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