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Il Piccolo, 19 agosto 2008 
 
IL MERCATO DELLA CASA 
Più trasfertisti, scatta il caro-affitti  
Previsto un aumento dei canoni già dall’inizio del 2009
 
 
I monfalconesi e in generale chi vive in città pagando l’affitto devono prepararsi a una brutta sorpresa. Tra qualche mese, quando a Monfalcone arriveranno centinaia di nuovi trasfertisti, richiesti da Fincantieri per potenziare le sue linee produttive, le tariffe sono destinate a registrare aumenti anche sensibili. L’ammontare dipenderà dal numero di abitazioni che, nel frattempo, saranno immesse sul mercato. Se la domanda dovesse superare di molto l’offerta, allora gli effetti saranno pesanti per gli inquilini, già alle prese con prezzi, a Monfalcone, superiori rispetto a tutto il resto della provincia. Insomma, dopo un lungo periodo di stabilità, il mercato è destinato a muoversi. E, secondo le previsioni, lo farà forse già entro l’anno.
PREVISIONI. «Al momento quello che si registra nel mercato è una sensazione di attesa – spiega Susanna Marusig, responsabile regionale Fiaip – perchè tutti, proprietari e inquilini, aspettano di capire come si muoverà il mercato in reazione all’arrivo delle nuove maestranze delle ditte che lavoreranno in Fincantieri». Si tratta di circa 700 persone che dovranno trovare una sistemazione a Monfalcone e che probabilmente lo faranno puntando sull’alloggio in affitto. Molti proprietari quindi potrebbero decidere di ritardare l’immissione sul mercato appartamenti sfitti, approfittando del fatto che ci sarà più richiesta. Certo c’è sempre la speranza che ciò non avvenga. E che le nuove immissioni di alloggi riescano a compensare le richieste. E in questo caso, gli affitti potrebbero anche restare stabili. Ma è un’ipotesi improbabile. Per quanto riguarda l’acquisto di un’abitazione «è probabile anche un aumento di prezzi specie per le nuove costruzioni – spiega la Marusig – dotate di maggiori optional e comodità, caratteristiche che chiaramente fanno lievitare il costo finale». Per capire cosa sta accadendo nel mercato immobiliare cittadino, dunque, bisogna solo attendere qualche mese. «Non credo che fino a dicembre ci saranno dei cambiamenti significativi – spiega la rappresentante Fiaip – ma già dall’inizio del prossimo anno prevediamo che le cose possano cambiare».
GLI AFFITTI. Monfalcone è al top in provincia per quanto riguarda gli affitti delle case, proprio in virtù della presenza di migliaia di famiglie di trasfertisti dei cantieri navali. Particolarmente vivace è il settore degli appartamenti ammobiliati per i quali la richiesta e di conseguenza i costi sono maggiori. Un appartamento grande, di 3 camere arredato in centro si affitta attualmente tra gli 800 e i mille euro al mese. Un mini, con cucina, bagno e una camera va dai 530 ai 550, anche 580 per periodi brevi. Il discorso però non vale in tutta la città. Affittare un appartamento in centro, sia per la posizione che per tutti i servizi è ben diverso che affittarne uno in periferia. A parità di condizioni tra gli appartamenti, ci può essere una differenza anche del 12 per cento tra il costo di un affitto in centro e uno a Marina Julia, che può arrivare anche al 15% in meno. Se invece si considerano altre zone della città, la differenza di prezzo con il centro non è superiore al 2, 3 per cento, quindi minima. Sempre presente in città anche il fenomeno degli affitti in nero. A scadenze fisse la Gdf accerta decine di casi. E le indagini sonmo tutt’ora in corso. Il mercato degli affitti, comunque, si sta lentamente regolamentandosi dopo la situazione caotica di una decina di anni fa. Merito delle indagini, senz’altro, ma anche delle formule di contratti agevolati di cui si è fatto promotore il Comune, che presuppone contratti di affitto regolari e depositati a fronte di condizioni più vantaggiose per gli inquilini. Misure che in città sono state attuate anche in seguito al riconoscimento dell’alta tensione abitativa.
AGEVOLAZIONI. Un impulso alla regolamentazione degli affitti è venuto anche dai contributi che ogni anno il Comune elargisce alle famiglie in difficoltà nei pagamenti. Le domande quest’anno hanno superato il tetto delle 500. (e.o.)

Il Piccolo, 31 luglio 2008 
 
Maxi-gru urta manufatto in Fincantieri  
Il sindacato effettuerà controlli a sorpresa per verificare i livelli di sicurezza
 
 
Una delle gigantesche gru a cavalletto dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone è andata a sbattere ieri contro un manufatto collocato, regolarmente, in banchina. Non si tratterebbe del primo incidente di questo tipo avvenuto nell’ultimo periodo nel cantiere. Da parte dei rappresentanti sindacali di Fim, Fiom, Uilm sono state quindi decise nuove forme di controllo e protesta. Niente scioperi, «che pesano solo sulle tasche dei lavoratori», come affermano le Rsu Fim, Fiom, Uilm, ma sopralluoghi quotidiani o comunque a sorpresa a bordo della nave in costruzione in bacino e nei luoghi di lavoro. «Se, come successo ieri, saranno riscontrate situazioni non rispettose della sicurezza - aggiungono i delegati -, i lavoratori coinvolti saranno invitati a occuparsi di altre mansioni finchè l’azienda provvederà a mettere in sicurezza la zona».
Secondo le Rsu Fim, Fiom, Uilm, l’incidente di ieri non è imputabile all’operatore della gru, ma a chi ha consegnato i disegni dei movimenti. «Ciò che è sicuro è però che tutto è determinato dalla velocità - aggiunge il coordinatore della Fiom-Cigl nella Rsu, Moreno Luxich - con cui devono essere condotte le lavorazioni e dalla disorganizzazione del lavoro». La Rsu Fim, Fiom, Uilm ha perciò deciso ieri mattina che «finchè sulla questione sicurezza l’azienda non fornirà fatti reali di un miglioramento in base agli accordi, il dialogo è chiuso». «Siamo stufi di sentire sempre le stesse cose», hanno aggiunto i delegati, che hanno preannunciato la richiesta di attivare il tavolo provinciale sulla sicurezza promosso in aprile in seguito all’infortunio mortale che è costato la vita a un operaio croato dell’appalto Fincantieri. La Rsu ieri ha anche effettuato un giro di controllo a bordo, riscontrando situazioni di reale disagio dei lavoratori e di non rispetto delle condizioni di sicurezza previste negli accordi. I controlli proseguiranno anche nei prossimi giorni da parte della Rsu e non solo degli Rls, «visto e considerato che la struttura non ha più il controllo del processo produttivo e non garantisce la sicurezza né dal punto di vista degli infortuni, né delle malattie professionali». «L’azienda è sensibile alla sicurezza - ha ribadito ieri il coordinatore della Uil Luca Furlan -, finché questo non cozza con i tempi della produzione. Abbiamo deciso di agire in questo modo perché che nei 15 giorni trascorsi dai precedenti incidenti con le gru nulla di ciò che era stato promesso da Fincantieri è stato fatto». La necessità di sedersi a un tavolo per discutere è stata anche evidenziata dal coordinatore Fim, Michele Zoff.
 

Messaggero Veneto, 31 luglio 2008

Varato un nuovo piano per la sicurezza dopo il nuovo incidente accaduto ieri a Panzano  
Fincantieri, scattano i controlli a sorpresa
  
 
MONFALCONE. Un nuovo incidente, accaduto ieri nel cantiere navale di Panzano, dove una gru a cavalletto è andata a cozzare contro un manufatto collocato in banchina nei rispetti degli spazi delle linea gialla di sicurezza ha indotto i rappresentanti sindacali a decidere nuove forme di controllo e protesta.
Non più quindi scioperi, “che pesano solo sulle tasche dei lavoratori” affermano concordi i rappresentanti di Fiom Fim Uilm in Fincantieri, ma sopralluoghi quotidiani o comunque a sorpresa a bordo della nave e nei luoghi di lavoro. Se – come successo peraltro ieri – verranno trovate situazioni non rispettose della sicurezza dei lavoratori, questi verranno invitati ad occuparsi di altre mansioni finchè l’azienda provvederà a mettere in sicurezza la zona.
“L’incidente verificatosi ieri non è imputabile, secondo nostro parere, all’operatore della gru, ma a chi ha consegnato i disegni dei movimenti. Ciò che è sicuro è però che tutto è determinato dalla velocità con cui devono essere condotte le lavorazioni e dalla disorganizzazione del lavoro” dice il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich che spiega come, in seguito ad un incontro della Rsu convocato subito dopo l’episodio, è stato deciso che “finchè sulla questione sicurezza l’azienda non fornirà fatti reali di un miglioramento in base agli accordi, non dialogheremo, perché siamo stufi di sentire sempre le stesse cose. Chiediamo quindi l’attivazione del tavolo provinciale promosso lo scorso aprile, quando c’è stato l’infortunio mortale del lavoratore croato”.
Tutta la Rsu ha poi effettuato un giro di controllo a bordo, riscontrando situazioni di reale disagio dei lavoratori e di non rispetto delle condizioni di sicurezza previste negli accordi. “Visto e considerato che la struttura non ha più il controllo del processo produttivo e non garantisce la sicurezza né dal punto di vista degli infortuni, né delle malattie professionali,tutta la Rsu, non solo i preposti,farà dei controlli quotidiani” annunciano.
“L’azienda è sensibile alla sicurezza, finchè questo non cozza con i tempi della produzione. Ma tutti si vanifica quando ci sono dei ritardi perché compiere le necessarie operazione di messa in sicurezza, porta a perdita di tempo – osserva Luca Furlan coordinatore Uilm –: faremo dei controlli quotidiani, o a sorpresa e se troveremo qualcosa che non va inviteremo i lavoratori ad impegnarsi in altre occupazioni: così non saranno loro i cattivi che fanno perdere profitto all’azienda e l’azienda potrà dimostrare la sua sensibilità sull’argomento”.

Messaggero Veneto, 10 giugno 2008 
 
«Troppa propaganda sul cantiere»  
Bussani (Verdi) sul convegno: questione casa senza risposte

MONFALCONE. «L’ennesimo atto di propaganda, che Fincantieri, con la complicità dell’amministrazione comunale, ha messo in atto grazie alla cornice dei festeggiamenti per il centenario. Propaganda che, ormai è palese, ha lo scopo di mettere in secondo piano le contraddizioni e le criticità che il modello produttivo per subbapalti adottato da Fincantieri scarica sul territorio».
È dura la critica che il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, rivolge al convegno sulla cantieristica svoltosi ieri al teatro di Monfalcone, convegno che «si è rivelato l’ennesimo buco nell’acqua. Alcune problematiche sono state nominate alla lontana, senza un minimo di approfondimento o tentativo di dare delle risposte, se non altro sulla carta. E tutto questo – dice Bussani – mentre la produzione in Fincantieri viene portata all’esasperazione, mentre il problema della casa e dell’altissima tensione abitativa viene risolto manu militari e senza dare risposte concrete».
Bussani evidenzia che in questo periodo è impossibile trovare appartamenti in locazione e le agenzie immobiliari «già si sfregano le mani in attesa dei 700 nuovi operai che andranno a farsi sfruttare nelle ditte per permettere a Fincantieri di costruire due navi l’anno, mentre i pochi servizi che forniscono risposte concrete a una precarietà ormai insostenibile vengono visti come centri della delinquenza e perquisiti». In risposta al convegno una ventina di attivisti facenti riferimento alla rete spontanea “Dipende da noi”, già protagonisti dell’iniziativa in piazza della Repubblica, sabato pomeriggio, hanno esposto nel primo pomeriggio uno striscione sopra l’elica che dall’alto di via Granatieri ricorda la celebrazione dei centenario dei cantieri.
«Dipende da noi imporre un dibattito finalmente reale su come stanno le cose oggi a Monfalcone. Dipende da noi – conclude – fare in modo che per Monfalcone si prospetti una via diversa e vitale rispetto a quella che i grossi potentati politici ed economici le hanno imposto».

Pizzolitto: accoglienza e disagi vanno risolti 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Qual è il reale impatto sociale che il cantiere ha su Monfalcone? Per capirlo basta citare un fatto: se all’anagrafe risultano residenti ufficialmente poco più di 28 mila persone, Iris in base ai rifiuti raccolti indica che in realtà in città potrebbero vivere 35 mila persone. Persone che quindi vivono a Monfalcone, ma non ufficialmente e che comportano inevitabilmente una serie di disagi e situazione poco chiare.
«Il cantiere per la nostra città ha grande valore, ma anche un grande impatto. Quanti siamo veramente in città? E chi siamo – ha chiesto il sindaco Gianfranco Pizzolitto –? Dobbiamo riflettere se il concetto di cultura bisiaca permane o se la nostra gente è diversa. Il protocollo di legalità e ordine pubblico che abbiamo firmato è un atto richiesto dalla nostra gente, ma serve a rassicurare ed è esaustivo? A mio parere è rassicurante, ma non esaustivo. Si raggiungono dei risultati, ma non definitivi».
Per il primo cittadino è necessario coinvolgere Comune e Fincantieri perché il disagio sociale e l’accoglienza devono essere risolti in modo sistematico e non settoriale. Il problema dell’impatto sociale, dell’integrazione degli stranieri che rappresentano il 12% dei residenti, della sicurezza, è stato il cuore dell’intervento dell’assessore Gianluca Trivigno, che ha voluto innanzi tutto ribadire come le celebrazioni dei 100 anni di cantiere siano un omaggio al lavoro e alla storia della città e occasione per valorizzare il ricco patrimonio culturale.
Se Monfalcone sta lavorando per diventare centro direzionale, e non solo produttivo, di livello regionale, è innegabile però che esistano dei problemi di casa, lavoro, della sfera familiare che aumentano il rischio sociale. Rischio che aumenterà dinanzi all’arrivo di nuovi trasfertisti, italiani o stranieri, richiesti dal modello produttivo di Fincantieri.
«La sensazione è che Monfalcone sia impreparata e vulnerabile. La massiccia immigrazione si ripercuote sull’assetto della città: gli autoctoni vanno via e gli alloggi del centro vengono lasciati in affitto (anche per motivi speculativi) ai nuovi residenti. Si arriva al paradosso che nuovi ghetti si creino in centro e non in periferia», ha spiegato, suggerendo l’incapacità di affrontare i problemi a livello mandamentale e la necessità di rilanciare il programma amministrativo di ripresa urbana integrata, allontanando la percezione del degrado e proponendo un arredo di qualità.
«Non fare dell’integrazione un’assistenza sociale, ma inclusione sociale – ha suggerito –. Servono nuovi indicatori di benessere: la qualità urbana, la qualità ambientale, gli spazi pubblici, la partecipazione e servono non solo attori istituzionali ma anche economici. Fincantieri ha annunciato la disponibilità a collaborare per l’arrivo di nuove persone, ma allora serve una salto di qualità sulle prospettiva della responsabilità sociale di impresa: deve esserci l’adesione spontanea dell’azienda». Tra i punti da sviluppare la qualificazione delle ditte di fornitura, l’aumento della qualità e della ricerca, della sostenibilità ambientale.

Monfalcone. Riconosciute le responsabilità in merito alla situazione sociale cittadina: «Ma non vogliamo calpestare i diritti»  
Fincantieri: dobbiamo crescere  
Lo stabilimento aumenterà la produzione per contrastare la concorrenza asiatica
 
  
MONFALCONE. Fincantieri riconosce di avere grosse responsabilità in merito alla situazione sociale di Monfalcone e riconosce che mantenere in vita un cantiere non significa calpestare i diritti degli altri, ma afferma anche che il nuovo sistema produttivo chiede minor tempo di realizzazione e quindi un maggior numero di persone. 
«Il treno è in corsa e non si può fermare, chi pensa di poterlo fare sbaglia», ha detto, senza giri di parole, il direttore dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, Carlo De Marco, intervenendo al convegno “Passato, presente e futuro della cantieristica navale. Opportunità di lavoro e problematiche sociali”, organizzato dal Comune in collaborazione con Cgil, Cisl e Uil e con il Consorzio culturale del Monfalconese, convegno considerato dall’amministrazione comunale il cuore degli eventi organizzati in occasione del centenario dello stabilimento navale di Panzano e servito per fare il punto della situazione anche dal punto di vista della comunità residente.
Ed è in questo contesto che De Marco ha chiarito che cantiere e città devono lavorare assieme per sostenere l’impatto e che la comunità monfalconese, come il quartiere che ospita lo stabilimento, pur a fronte di tanti problemi, «deve capire che non può escludere il cantiere. Restare sul mercato vuol dire modificarsi, non possiamo congelarci, dobbiamo fare qualcosa di diverso per contrastare la concorrenza asiatica, tra cui aumentare il volume di produzione per spalmare i costi fissi. Negli ultimi 4 anni abbiamo fatto grossi investimenti, 150/160 milioni di euro per aumentare il volume produttivo, innovare i macchinari e continuare a retare sul mercato. Ciò porta disagi alla cittadinanza di cui ci facciamo partecipi, ma che è impossibile non avere».
Tra i dati ricordati da De Marco i 32 milioni di euro investiti dall’azienda negli ultimi 4 anni per investimenti e logistica, di cui 8,2 milioni per sicurezza e ambiente. Ha sottolineato quindi che negli ultimi 4 anni gli infortuni sono calati del 36%, che si è avuto un calo del 38% delle ore perse per infortunio e che tra il 2006 e il 2007 c’è stato un callo di infortuni del 17 per cento. «È doveroso fare ciò da un punto di vista aziendale, ma occorre anche innalzare il punto di guardia di chi lavora, perché i rischi sono sempre presenti», ha proseguito non mancando di rimarcare che in seguito all’infortunio mortale dello scorso mese, in accordo con i sindacati, sono state messe in discussione l’organizzazione di tutte le aree, impianto per impianto.
Non ha mancato di ricordare che si sta per arrivare alla bonifica completa dell’amianto in stabilimento, compresa (tra qualche mese) la bonifica della struttura esterna del posteggio della biciclette. Al convegno, diviso in due parti – prima gli interventi e poi una tavola rotonda – hanno partecipato anche Giacinto Menis della Uil, ma a nome di tutte le sigle sindacali, il presidente della provincia Enrico Gherghetta, il sindaco Gianfranco Pizzolitto e l’assessore regionale al lavoro, Alessia Rosolen.
Menis ha ribadito il sostegno dei sindacati a Ditenave, distretto tecnologico navale «che deve essere leva per la produzione», ma non ha mancato di affrontare il tema delle sicurezza non solo in quanto legalità, ma anche sicurezza sul lavoro proponendo l’istituzione del rappresentante dei lavoratori della sicurezza di sito produttivo e chiedendo di arrivare ad un protocollo che confronti le necessitò di Fincantieri e territorio. L’assessore Rosolen ha garantito il sostegno a Ditenave che non deve essere però aspiratore di risorse pubbliche, ma investitore, propositore, attrattiva di ricchezza.
Ha sollecitato Fincantieri ad investire sul territorio e sull’indotto, perché pensare di competere «affidando il lavoro con appalti di bassa qualità cozza con la nostra idea di lavoro e di dignità dell’azienda. Nella nuova legge sul lavoro terremo conto di ciò, per valutare le imprese che in subappalto agiscono con modi poco chiari». In merito agli impatti sociali ha sollecitato a prevenire e nono curare, analizzando tutti i possibili scenari che potrebbero verificarsi.
«L’integrazione è una faccenda davanti a cui nessuno – ha detto – può girare le spalle».  
 
Comunità del Bangladesh in festa 
  
MONFALCONE. All’insegna della solidarietà, la comunità del Bangladesh si è ritrovata numerosa nella sala del mercato nuovo di via Resistenza, in occasione della festa nazionale. L’iniziativa, organizzata dalle associazioni Bimas e dall’Istituto Euromediterraneo, con il sostegno della Regione, ha concluso un ciclo d’incontri che han riguardato i temi dell’integrazione, particolarmente sentiti nella realtà monfalconese. Non a caso sono stati oltre cinquecento i partecipanti alla manifestazione nel mercato nuovo, segno di una presenza in costante crescita legata prevalentemente alla produzione del Cantiere navale. Negli ultimi dieci anni i bangladesi a Monfalcone sono più che raddoppiati e rappresentano di gran lunga l’etnia più numerosa nel territorio. Accanto ai discorsi ufficiali dei rappresentanti delle associazioni e del Comune, c’è stato spazio per canti e musica, all’insegna del ricordo e della nostalgia per il paese di provenienza. Il Bangladesh è una delle realtà più povere del mondo: la gran parte della popolazione vive con meno di 2 dollari il giorno e la metà dei bambini con età inferiore ai 5 anni è sottonutrita. Le rimesse degli immigrati che lavorano nella nostra zona rappresentano, quindi, un sostegno importante per quel Paese. 

Il Piccolo, 10 giugno 2008 
 
CONVEGNO SULLE PROBLEMATICHE LEGATE ALLA PRESENZA DEL CANTIERE  
I residenti sono 28mila, ma la città deve fare i conti con 35mila abitanti
 
 
A cent’anni dalla nascita del cantiere navale Monfalcone si trova in qualche modo più fragile nell’affrontare e nel gestire l’impatto provocato sul tessuto sociale dall’ondata migratoria degli ultimi anni indotta dalle scelte produttive di Fincantieri. Non c’è solo la pressione in termini di aumentata domanda di servizi sociali, per l’infanzia e la famiglia, casa, lavoro, ma anche l’abbandono, divenuto ormai evidente, del centro da parte della popolazione locale, rimpiazzata dagli immigrati, stranieri o dalle regioni meridionali d’Italia.
«Siamo censiti come 28mila - ha detto il isndaco Gianfranco Pizzolitto - ma c’è l’oggettivo sospetto di essere qualcosa di più. Stando a Iris, che ha alcuni indicatori precisi in mano, siamo 35mila. Spero sia un’esagerazione e in ogni caso dovremmo anche chiederci chi siamo». Ecco perché, di fronte a una perdita di identità sempre più accentuata, «i protocolli di legalità e le nuove competenze del sindaco in materia di sicurezza servono a rassicurare, ma - ha detto non bastano - non bastano. Bisogna invece mettere in campo un progetto sociale che comprenda Regione, Comune e anche Fincantieri».
«Monfalcone ha a che fare anche con questo nuovo fenomeno, cioé sulla nascita di un luogo di autosegregazione delle nuove comunità in pieno centro», ha sottolineato dal canto suo l’assessore alla Cultura, Gianluca Trivigno, nel convegno su passato, presente e futuro della cantieristica che il Comune ha organizzato ieri assieme a Cgil, Cisl e Uil nel teatro Comunale.
«E’ una tendenza da governare e di cui farsi carico - ha sottolineato - per arrivare a una diluizione delle problematiche». Ecco perché l’amministrazione comunale continua a insistere, ha aggiunto Trivigno, «sulla ripresa urbana integrata che, riqualificando il tessuto cittadino, allontana il degrado». L’assessore alla Cultura non ha nascosto comunque come si dovrà e si deve intervenire anche sulla fruizione degli spazi urbani, nell’ambito del più complesso sforzo per sostenere la trasformazione di Monfalcone da companytown a «città globale», quindi sede di centri direzionali, come quelli progettati nell’ex albergo impiegati e nell’ex albergo operai, e di sviluppo tecnologico e di innovazione, di snodo di infrastrutture.
Monfalcone, quindi, come città in grado di sfruttare la risorsa mare a tutto tondo e non solo per quanto la lega alla cantieristica. «Il successo di questi sforzi - ha detto Trivigno - dipende dalla capacità delle istituzioni, ma anche dei soggetti economici». La disponibilità di Fincantieri a collaborare per l’integrazione del nuovo personale dello stabilimento, secondo quanto ribadito anche ieri, è stata definita da Trivigno «un buon segnale che necessità però di un salto di qualità». Rappresentato sempre dall’adozione delle prassi della Responsabilità sociale d’impresa, la cui adozione, però, non può che essere volontaria.
«Ci rendiamo inoltre conto che questo meccanismo può essere difficile da applicare - ha aggiunto Trivigno -, ma crediamo ci siano lo stesso margini di convenienza per l’impresa ad arrivare a un rapporto virtuoso con le istituzioni e il territorio. La città ha bisogno di speranza e accanto agli sforzi dell’amministrazione ci deve essere una nuova etica del lavoro». Anche i sindacati ieri hanno sottolineato l’esigenza di gestire gli impatti sociali, proponendo, come ha fatto il segretario provinciale della Uil Giacinto Menis a nome di Cisl e Cgil, di arrivare alla stipula di un protocollo in ambito sociale, «in modo tale da evitare che le opportunità diventino problemi».
In ogni caso, cent’anni dopo l’arrivo dei Cosulich a Monfalcone, il cantiere navale resta un grande valore e la realtà produttiva trainante dell’economia locale, nonostante le azioni messe in campo negli anni. «Si deve riflettere se la nostra diversificazione è riuscita o mancata», ha detto il sindaco Gianfranco Pizzolitto, lanciando nel suo intervento molti spunti di analisi. Per quel che riguarda gli impatti secondo il sindaco il primo interrogativo da porsi è invece quello di quanta gente abiti in realtà a Monfalcone. Nel pomeriggio uno striscione è apparso sulla grande elica che ricorda il Centenario riportante la scitta «Morire di cantiere». Una uniziativa promossa dalle associazioni attive nel centro di via Natisone e volta denunciare gli infortuni sul lavoro e gli sgomberi forzati delle case occupate abusivamentente»,
Laura Blasich 
 
A FRONTE DEI COSTANTI FLUSSI MIGRATORI  
Integrazione, Fincantieri farà la sua parte  
La società collaborerà con il Comune per gestire i mutamenti sociali
 
 
Fincantieri da parte sua ieri ha ribadito di voler collaborare a gestire gli impatti che le modificazioni dell’assetto produttivo, ritenute però inevitabili, del cantiere navale produrrà. Lo ha fatto attraverso l’intervento del direttore dello stabilimento, l’ingegner Carlo De Marco, al convegno organizzato dal Comune e da Cgil, Cisl e Uil nel teatro Comunale su passato, presente e futuro della cantieristica. Fincantieri sembra del resto essersi resa conto del fatto che un rapporto migliore con la città sia utile a cogliere le sfide del futuro, anche immediato. «Ci dev’essere attenzione alla collettività - ha detto De Marco -, per quel che riguarda gli aspetti relativi alla sicurezza e le problematiche di chi ci sta vicino». Cioé il rione di Panzano. Il direttore dello stabilimento ha rilevato comunque come la società in questi ultimi anni sia intervenuta su viabilità e parcheggi, sciogliendo, almeno in parte, i motivi di tensione con i residenti del quartiere. «Continuare a fare delle navi passeggeri - ha aggiunto il direttore dello stabilimento - vuol dire comunque cambiare e modificarsi. Non possiamo congelarci e per migliorare la competitività abbiamo pensato che l’azione che dava il maggior risultato era quella di andare all’incremento della produzione.
Con ciò che ne consegue per quel che riguarda gli impatti sulla cittadinanza di cui ci facciamo partecipi per la risoluzione».
L’ingegner De Marco ha ribadito come aumenteranno le persone impiegate in stabilimento, anche se non in modo proporzionale all’aumento della produzione, vista l’introduzione di nuove linee automatizzate. «Il treno però è in corsa - ha detto De Marco - e non è possibile fare altrimenti». Nel suo intervento il direttore del cantiere ha comunque sottolineato lo sforzo della società non solo per ammodernare lo stabilimento (150-160 milioni di euro negli ultimi quattro anni), ma anche per renderlo più sicuro, investendo 32 milioni di euro di cui 8,2 solo nel 2007. L’impegno ha dato i suoi frutti, se gli infortuni sono calati del 36% sempre nell’ultimo quadriennio e del 17% nel solo 2007 rispetto al 2006. Ciò non toglie che l’infortunio mortale avvenuto ad aprile nello stabilimento abbia avviato, assieme alle parti sociali, una ridiscussione complessiva in materia di sicurezza all’interno dello stabilimento «in modo che nulla sia lasciato al caso». Dall’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen anche l’amministrazione comunale ha ricevuto invece le rassicurazioni richieste sul futuro del Distretto tecnologico navale, «uno strumento che la giunta regionale intende fortemente sostenere e implementare, anche se con alcune precisazioni.
Secondo il neoassessore regionale, il Ditenave dovrebbe concentrarsi sul trasferimento di innovazioni e buone pratiche nell’indotto, favorendone l’internazionalizzazione e in qualche modo lo “sganciamento” dall’orbita di Fincantieri. (la. bl.)

Il Piccolo, 23 maggio 2008 
 
FAMIGLIA SFORTUNATA  
Appello per una casa Ater

Sono la moglie di Giuseppe Lopoio, l’operaio di 36 anni di Monfalcone. dipendente di una ditta esterna, rimasto vittima l’11 aprile di un infortunio all’interno dello stabilimento di Fincantieri. L’infortunio sul lavoro è avvenuto a causa della scarsa sicurezza.
Prima di tutto volevo ringraziare per l’attenzione che ci è stata prestata, e volevo ancora approfittare della disponibilità del giornale per fare un appello al signor sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto, che sono sicura ascolterà. Ed è a lui che mi rivolgo direttamente:
Signor sindaco, l’appello che le voglio fare è questo: sono ormai tre anni che aspettiamo un alloggio Ater che ci è stato assegnato, ma purtroppo ogni volta non è adatto al nostro nucleo famigliare, formato da cinque persone di cui tre bambini che vanno dai quattordici ai tre anni di età. Finora siamo stati chiamati per alloggi di una o due camere e siamo stati costretti a rinunciare, vista la nostra situazione famigliare.
Adesso però con l’incidente che ci ha cambiato la vita non possiamo più pagare un affitto di 600 euro e quindi facciamo appello alla sua sensibilità affinché il nostro alloggio ci venga assegnato al più presto. Anche perché dopo il brutto incidente di mio marito tutto è cambiato: dopo il delicato intervento subìto gli è stato accorciato di un centimetro il bacino e questo vuol dire non poter fare tutto come prima, svolgere le stesse mansioni. Ma soprattutto non potrà lavorare prima di un anno.
La prego ci aiuti ad avere questo alloggio. Grazie.
Famiglia Lopoio

Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e delle altre associazioni criminali similari
 
DOCUMENTI APPROVATI E DOCUMENTI PRESENTATI

XXIII legislatura
documento n. 21 del 26.01.1999
Relazione sull’infiltrazione mafiosa nei Cantieri Navali di Palermo
Relatore On. MANTOVANO

Un documento interessante per capire alcune dinamiche interessanti in parte già presenti anche nello stabilimento di Monfalcone

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Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog.

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza.
Carta n.21, 6 giugno 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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