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Continuano, nel riserbo, le indagini sull’infortunio mortale di martedì scorso nello stabilimento Fincantieri in cui ha perso la vita il saldo-carpentiere croato di 41 anni, Jerco Yuko. Intanto, ieri è stato dato il nulla-osta dal magistrato per la consegna della salma ai familiari. I funerali si svolgeranno mercoledì. Secondo quanto si è potuto apprendere, le esequie, saranno celebrate nel paese di origine dell’operaio, in una località verso Zara. Sul fronte inquirente si affacciano ora due inchieste per far luce sulla esatta dinamica dell’infortunio, ma anche in ordine all’accertamento delle responsabilità dell’evento. Così, in parallelo, all’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Gorizia, è stata portata avanti anche un’indagine interna da parte della stessa Fincantieri.

Il Piccolo, 27 aprile 2008

Operaio morto, Fincantieri apre un inchiesta

Continuano, nel riserbo, le indagini sull’infortunio mortale di martedì scorso nello stabilimento Fincantieri in cui ha perso la vita il saldo-carpentiere croato di 41 anni, Jerco Yuko. Intanto, ieri è stato dato il nulla-osta dal magistrato per la consegna della salma ai familiari. I funerali si svolgeranno mercoledì. Secondo quanto si è potuto apprendere, le esequie, saranno celebrate nel paese di origine dell’operaio, in una località verso Zara. Sul fronte inquirente si affacciano ora due inchieste per far luce sulla esatta dinamica dell’infortunio, ma anche in ordine all’accertamento delle responsabilità dell’evento. Così, in parallelo, all’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Gorizia, è stata portata avanti anche un’indagine interna da parte della stessa Fincantieri. Il lavoratore croato, dipendente di una ditta croata che lavora in subappalto per Fincantieri e che fa parte del consorzio Mistral, con sede a Trieste, comprendente più realtà che operano nel settore della saldo-carpenteria, martedì pomeriggio è stato travolto da un carrello trasportante pezzi di lamiere, mentre stava effettuando una saldatura, nella nuova linea-blocchi dello stabilimento di Panzano. Per l’uomo non c’è stato nulla da fare, a causa delle importanti lesioni riportate con lo schiacciamento al torace e all’addome, è deceduto dopo circa mezz’ora di rianimazione.Procede dunque l’opera investigativa, affidata alla Polizia del locale Commissariato, e coordinata dal magistrato titolare dell’inchiesta, il pubblico ministero Carlotta Franceschetti. Al momento risulterebbe iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di omicidio colposo, il responsabile della ditta per cui il 41enne croato lavorava. Non è escluso tuttavia che, se non altro quale atto dovuto, la Procura proceda con nuovi avvisi di garanzia. Sono comunque in corso le verifiche inquirenti sia sotto il profilo dell’accertamento delle circostanze dell’evento mortale, sia dell’individuazione delle rispettive ed eventuali responsabilità. Si è altresì in attesa della disposizione da parte della magistratura di specifiche perizie.E intanto, in parallelo, prosegue anche l’indagine interna da parte di Fincantieri sull’accaduto. Dall’azienda si sostiene che, sostanzialmente, il fatto è definito: il saldo-carpentiere si sarebbe trovato al di fuori del campo visivo dell’operatore addetto al carrello che, muovendosi, l’ha travolto.L’infortunio mortale ha destato clamore in città, in un periodo peraltro nel quale si sono verificati altri tre infortuni di una certa gravità nello stabilimento Fincantieri. Lo stesso martedì in Italia hanno perso la vita altri 5 lavoratori. Preoccupazione dunque e la chiara presa di posizione anche da parte delle forze sindacali, in ordine alla sicurezza sul posto di lavoro. Solidarietà e rinnovate dichiarazioni di impegno sono state espresse altresì dai rappresentanti istituzionali, tra cui lo stesso prefetto, Roberto De Lorenzo, nonchè l’amministrazione comunale di Monfalcone.

Il Piccolo, 27 aprile 2008

I sindacati: «Più addetti per controllare tempi di lavoro e norme di sicurezza»

Il confronto sulla sicurezza all’interno dello stabilimento Fincantieri tra azienda e sindacati è già ripreso dopo la protesta scattata in modo immediato e molto forte in risposta all’infortunio mortale in cui ha perso la vita martedì pomeriggio il saldocarpentiere croato Jerco Yuko. Il dialogo è stato avviato giovedì, anche in presenza del prefetto di Gorizia Roberto De Lorenzo che in precedenza aveva incontrato i due fratelli della vittima, Marko e Dinko Yuko. La riflessione è poi proseguita tra i coordinatori di Fim, Fiom, Uilm nella Rsu e i vertici dello stabilimento. «Non sulla dinamica dell’infortunio, che è al vaglio degli inquirenti – spiega Moreno Luxich -, ma su quanto si deve iniziare a mettere in campo per migliorare la situazione attuale, per modificare un modello di lavoro troppo veloce e disorganizzato».Il coordinatore della Fiom ribadisce, comunque, come adesso i rappresentanti dei lavoratori non auspichino, ma pretendano delle risposte precise su formazione dei lavoratori dell’appalto, organizzazione del lavoro, corsi di italiano per gli stranieri, provenienti da Paesi comunitari ed extracomunitari. I delegati di Fim, Fiom, Uilm nella Rsu vogliono ottenere anche massima libertà di azione per gli Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che sono solo 6 per oltre 4.500 addetti. Ci vogliono anche i controlli, da parte della Uopsal, l’unità di prevenzione dell’Azienda sanitaria, con cui Cgil, Cisl e Uil stanno concludendo una lunga vertenza sull’adeguamento degli organici e delle attrezzature. La Provincia in questi giorni ha rilanciato anche il suo progetto per arrivare a una formazione continua dei lavoratori stranieri e precari.In parallelo con quello con l’azienda viaggerà quindi un tavolo con le istituzioni e, ci si auspica, gli altri soggetti coinvolti per migliorare le azioni formative e di controllo. Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno inoltre deciso di formalizzare e pubblicizzare una propria piattaforma provinciale per la prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro. Le rivendicazioni, che partono dalla rigorosa osservanza del nuovo Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, saranno rivolte alle istituzioni, agli enti locali, all’Inail, all’Ass e alle associazioni imprenditoriali, chiedendo a ciascuno di assumersi le proprie responsabilità con impegni precisi. Cgil, Cisl e Uil hanno comunque già preannunciato uno sciopero generale dell’industria sui temi della sicurezza entro la prima metà di maggio. Intanto martedì i sindacati incontreranno a Roma Fincantieri per la riunione annuale in cui la società fa il quadro sulla situazione finanziaria, portafoglio ordini, investimenti. «Credo che la questione sicurezza sarà affrontata anche in questa sede», afferma Luxich. Una delegazione della Rsu dello stabilimento monfalconese sarà invece presente mercoledì pomeriggio ai funerali di Jerco Yuko, che avranno luogo nella località della Croazia nella zona di Zara di cui era originario.

Il Piccolo, 26 aprile 2008

Oggi il nulla osta del magistrato ai funerali dell operaio croato deceduto alla Fincantieri

Viveva con lo stipendio che lui si guadagnava duramente a Monfalcone la famiglia di Juko Jerko, 41 anni, morto nel terribile incidente sul lavoro accaduto martedì nello stabilimento Fincantieri di Panzano. Quasi 1.500 euro che l’operaio portava a casa nei suoi frequenti viaggi in Croazia dove lascia la moglie e due figli, Roberto di 17 anni e Leonard di 10. Tornava due volte al mese per rivedere la famiglia che vive nella cittadina di Dragica, nella regione della Lika, sulla direttrice Fiume-Zagrad, a circa 400 chilometri da Monfalcone. Cittadino croato, ma di etnia bosniaca, Juko Jerko lascia nel dolore anche la madre Ruza e il padre Juro, tre sorelle e quattro fratelli, con due dei quali, come noto, lavorava in cantiere dove il saldocarpentiere è rimasto vittima dell’incidente nella nuova linea di prefabbricazione blocchi. I fratelli Marko, che ha visto il fratello morire, e Dinko Jerko, sono stati confortati dal prefetto De Lorenzo durante la cerimonia che si è tenuta in cantiere giovedì. Stando a fonti di stampa croate i congiunti di Juko Jerko starebbero raccogliendo elementi sulla dinamica dell’incidente da eventualmente utilizzare in una possibile vertenza giudiziaria sulle responsabilità del grave episodio. Episodio che in questi giorni ha suscitato una vasta mobilitazione sindacale e un altrettanto significativo moto di solidarietà. Tra le maestranze del cantiere navale, infatti, è stata aperta una sottoscrizione a favore della famiglia di questa ennesima vittima di un infortunio sul lavoro. Un gesto che ha trovato ampia eco sulla stampa della Croazia dove, se da un lato gli infortuni sul lavoro nei cantieri navali sono molto frequenti, dall’altro non sarebbe usanza lanciare collette di solidarietà.Intanto, dopo l’autopsia disposta dalla Procura della repubblica che indaga sull’episodio in base anche ai rapporti ricevuti dal Commissariato di polizia di Monfalcone, ed effettuata dall’anatomopatologo Lucio Furlan al San Polo, dovrebbe essere dato oggi il nulla osta per mettere la salma a disposizione dei familiari per effettuare le esequie. Nei prossimi giorni, poi, la Procura disporrà contestualmente l’effettuazione di perizie tecniche, nell’ambito delle indagini sulla dinamica dell’incidente, in particolare sul sito dove si è verificato l’infortunio mortale, zona che è stata posta sotto sequestro.

Il Piccolo, 26 aprile 2008

Il Pdl ripropone il Centro per la sicurezza nelle fabbriche

Monfalcone, uno dei maggiori poli industriali della regione, poteva essere sede di un centro per la formazione in materia di sicurezza sul lavoro in grado di fornire un punto di riferimento per tutto il Friuli Venezia Giulia. Il progetto c’era, i finanziamenti pure, ma non le aree dove realizzarlo, perché quelle individuate al Lisert erano sottoposte a diversi vincoli. Così alla fine il Consorzio per lo sviluppo industriale e di conseguenza la Regione hanno dovuto rinunciare a utilizzare i fondi dell’Obiettivo 2 dell’Unione europea. Dal 2004 a oggi alcune cose sono cambiate e non di poco conto: la cassa di colmata del Lisert è stata dissequestrata, anche se deve essere caratterizzata, e la gestione del demanio portuale trasferita alla Regione. Insediare il centro al Lisert potrebbe quindi ora essere meno complesso. Il segretario di Fi e consigliere comunale Giuseppe Nicoli riproporrà quindi la creazione del centro per la promozione della sicurezza sul lavoro all’attenzione del nuovo presidente della Regione Renzo Tondo, con tutta probabilità già la prossima settimana. Era stata del resto proprio la giunta guidata da Renzo Tondo ad approvare, il 30 dicembre del 2002, l’iniziativa del Csim da ammettere a finanziamento per un importo di 7 milioni di euro. «Come ho detto nell’incontro con i rappresentanti dei lavoratori di Fincantieri mercoledì – spiega Nicoli – si tratta di passare ai fatti, abbandonando le parole che finora non hanno impedito si ripetessero tragedie come quella di martedì nel cantiere navale di Panzano». Si tratta quindi di verificare se quanto ha impedito la nascita del centro non sia più sul tappeto, se vi sia la possibilità di inserire il progetto nel programma operativo regionale di utilizzo dei nuovo fondi europei (per un importo di 14-15 milioni di euro) e se il Csim sia disponibile a riprendere l’iniziativa. Così pare comunque essere, stando a quanto affermato dal sindaco Gianfranco Pizzolitto nello stesso incontro con i sindacati. Se le verifiche avessero un esito positivo, la tempistica potrebbe essere già abbastanza definita. «Nel 2009 potrebbe esserci l’ammissione a finanziamento da parte della giunta regionale – afferma Nicoli -, entro il 2010 potrebbe essere ultimata la progettazione ed entro il 2013». Secondo Nicoli, il centro andrebbe inoltre collegato all’Agenzia europea per la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il piano preliminare elaborato dal Consorzio e ammesso a finanziamento dalla Regione comprendeva la costruzione di un centro in cui effettuare le lezioni teoriche e la realizzazione di una serie di simulacri, cioé di strutture con cui replicare gli ambienti di lavoro della cantieristica navale e dell’edilizia. Il centro avrebbe occupato tra docenti e tecnici 30-35 persone.

Il Piccolo, 26 aprile 2008

Lotta alle morti bianche e al lavoro precario i temi della celebrazione della Liberazione

La Resistenza di ieri è la Resistenza di oggi. Contro il lavoro precario e le morti bianche. Una lotta quotidiana sul fronte della ricerca della dignità umana e della sicurezza. Monfalcone ha celebrato ieri la Liberazione rilanciando a voce alta quegli stessi valori di libertà, uguaglianza, giustizia sociale e solidarietà tramessi da chi ha sacrificato la propria vita per la democrazia. Valori più che mai attuali, che oggi ne fanno la bandiera con la quale sostenere le nuove lotte sociali. Questo filo conduttore è stato scandito in una sorta di «eco istituzionale» espresso dagli amministratori, ai messaggi dei rappresentanti dell’Anpi e dall’Associazione dei combattenti di Nuova Gorica.La città oggi ha la sua Resistenza da portare avanti. Jerco Yuko, il saldo-carpentiere croato deceduto all’interno dello stabilimento di Fincantieri, come l’ha definito il prefetto Roberto De Lorenzo, ha ricordato ieri l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è «il Caduto» di oggi. Parole pregnanti quelle dell’assessore, davanti alla lapide posta a San Polo: «In questi giorni di tragici avvenimenti ho sentito più forte che mai la necessità di celebrare il 25 aprile. Per costruire le basi per nuove resistenze. I combattenti della lotta di Liberazione ci hanno consegnato un grande patrimonio di ideali. Donne e uomini, i nostri nonni di oggi, capaci di dare vita alla nostra Costituzione che, tra i suoi principi fondanti vede la pari dignità sociale e il diritto al lavoro. Principi che ancora oggi non siamo riusciti a tradurre in piena quotidianità, ma che devono essere costantemente il nostro obiettivo». La Morsolin ha parlato di «declinare al presente la Resistenza, affinchè non esista più il lavoro precario, che non permette ai giovani di costruirsi una vita indipendente». Di un «mondo che antepone la logica del profitto alla dignità della persona». E di «un lavoro che uccide. La Resistenza – ha aggiunto – non è ancora finita. Abbiamo il compito di continuare la battaglia». E «come instancabili staffette partigiane – ha concluso -, dobbiamo ribadire il nostro ”no” alla strage di morti sul lavoro».Il corteo, formato dai rappresentanti delle istituzioni, politici, sindacati, associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma, con l’accompagnamento della Banda civica «Città di Monfalcone», a partire dal piazzale Aldo Moro, dopo la deposizione di una corona alla lapide in piazza Unità d’Italia, si è snodato con le sue tappe a San Polo e Aris. Quindi è culminato nel cimitero comunale di via 24 Maggio. Qui le parole dedicate alla «difesa della Resistenza» contro ogni «revisionismo storico», espresse dal presidente dell’Anpi di Monfalcone, Paolo Padovan, e i richiami ai «nobili valori dei nostri patrioti che hanno fondato l’Europa di oggi e ci spingono a continuare a lottare per la democrazia», come ha sottolineato il rappresentante dell’Associazione dei combattenti di Nova Gorica, si sono alternate a quelle del sindaco Gianfranco Pizzolitto. Che ha ricordato la morte del 41enne croato in città e quella di altri 5 lavoratori deceduti in Italia lo stesso giorno. «La Resistenza – ha detto – è partita soprattutto dal mondo del lavoro. E oggi la battaglia continua con i lavoratori. La Resistenza è un punto di partenza e i suoi principi fondanti, come quelli della Costituzione, sono un richiamo continuo e costante a valori che devono essere sempre presenti tra noi e tra i giovani».

Il Piccolo, 25 aprile 2008

Fincantieri, protesta per la sicurezza

E’ stata ancora una giornata di protesta, ma anche di dolore quella di ieri alla Fincantieri di Monfalcone, dove martedì il saldocarpentiere croato Juko Jerko è rimasto vittima di un incidente sul lavoro nella nuova linea di prefabbricazione blocchi. L’Ugl ieri ha effettuato altre otto ore di sciopero, mentre Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno preannunciato uno sciopero generale del settore dell’industria nella prima metà del mese di maggio a sostegno della loro piattaforma per la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro. La commemorazione dei 503 cantierini morti nella guerra di liberazione ieri non poteva che ruotare attorno all’infortunio mortale di martedì. All’iniziativa hanno voluto essere presenti anche il prefetto Roberto De Lorenzo e il questore di Gorizia Claudio Gatti, oltre al direttore dello stabilimento Carlo De Marco. Il prefetto è poi entrato nello stabilimento per deporre un mazzo di fiori ai piedi del cippo che ricorda i caduti sul lavoro, incontrando i fratelli di Juko Jerko (che lascia la moglie e due filgi, uno di 11 e uno di 17 anni), Marko e Dinko, entrambi occupati a Monfalcone. L’attività nel capannone, teatro della tragedia, non è di fatto ripresa ieri, perché la linea di trasporto dei pannelli, dove è avvenuto l’incidente, rimane sotto sequestro. Il lavoro si è pratica fermato però ieri mattina anche nella Salderia B, teatro di tre incidenti di cui due gravi nell’arco di una settimana, e nell’Officina navale. I lavoratori, circa 500, tutti dipendenti di Fincantieri, hanno iniziato a confrontarsi sulle procedure da seguire assieme ai loro capi. Quasi un’assemblea spontanea con al centro sempre la sicurezza sul lavoro. L’Ugl ieri, presente nella Rsu con tre delegati, ieri ha confermato le sue otto ore di sciopero, dopo le otto già effettuate mercoledì, quando anche Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto ai lavoratori di fermarsi per lo stesso numero di ieri. I metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil ieri non hanno chiesto alle tute blu e agli altri dipendenti di Fincantieri di incrociare ancora le braccia, ma di aderire invece a una raccolta di fondi a sostegno della famiglia dell’operaio 41enne che lascia la moglie e due figli. I lavoratori sono stati chiamati a devolvere due ore di lavoro con l’impegno che la società raddoppierà la cifra, stanziando l’ammontare corrispondente di quanto raccolto. Anche negli altri cantieri del gruppo le Rsu chiederanno di devolvere un’ora di lavoro. Le cerimonie, all’Ansaldo sistemi industriali prima e all’esterno del cantiere navale poi, in ricordo dei lavoratori caduti nella Resistenza non hanno potuto prescindere ieri da quanto accaduto martedì. «La commemorazione oggi (ieri, ndr) inizia in un altro modo, denunciando lo stato di cose che esiste in Italia – ha detto forte Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. Le morti bianche e sul lavoro non chiediamo più, ma pretendiamo che finiscano». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ieri è tornato a sottolineare il valore non solo del 25 aprile, ma anche del cantiere navale, che, però, ha significato non solo progresso e sviluppo, ma anche tragedie collettive e personali. «Vivere sì, ma anche morire di cantiere», ha detto il sindaco, ricordando le morti d’amianto e quelle sul lavoro. «La sicurezza sul posto di lavoro non può essere qualcosa di marginale – ha aggiunto -, ma qualcosa che fonda il nostro sentire civico, perché il lavoro ha a che fare con la dignità, la giustizia, l’equità. Gli stesso valori fondanti della resistenza e dell’Italia uscita dalla guerra». Nello stesso giorno morivano in Italia altre cinque persone, vittime di incidenti sul lavoro, ha sottolineato ieri Luca Visentin, segretario regionale della Uil, che ha tenuto l’intervento principale. «Li ricordiamo tutti con tristezza e con rabbia. La tristezza per le centinaia di morti che ogni anno affliggono il mondo del lavoro nel Paese e nella nostra regione – ha proseguito -. La rabbia per non essere ancora riusciti, nonostante gli sforzi messi in atto, ad arginare questo stillicidio. A nulla serve nascondersi dietro l’errore umano. Ogni errore umano dipende sempre dalle cattive condizioni del lavoro. Dagli eccessi dei ritmi di produzione, dallo stress e dalla stanchezza, dai controlli insufficienti, dall’incapacità di trasmettere la cultura della sicurezza. Sicurezza sul lavoro significa modalità organizzative, procedure, responsabilità delle imprese. In questo caso l’incidente mortale si è verificato in un’azienda in appalto, ma richiama alle sue responsabilità di vigilanza anche l’appaltante, la Fincantieri». Visentin ieri ha chiesto che il nuovo decreto in materia di sicurezza sia applicato, anche dal Governo entrante. «Quel provvedimento richiama tutti, anche il sindacato – ha rilevato Visentin -, a lavorare di più e meglio per risolvere questa situazione assolutamente intollerabile per un paese civile».

Il Piccolo, 25 aprile 2008

I sindacati parte civile nel processo contro i responsabili dell incidente

LE INDAGINI Si stringono le indagini sull’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, martedì pomeriggio all’interno dello stabilimento della Fincantieri di Panzano, il saldo-carpentiere croato di 41 anni, Jerco Yuko. L’operaio, dipendente di una ditta croata che lavora in subappalto, appartenente al consorzio Mistral, con sede a Trieste, comprendente più realtà che operano tutte nel settore della saldocarpenteria, è rimasto schiacciato da una lamiera, del peso di alcune tonnellate, mentre stava lavorando nella nuova linea blocchi. Il croato ha riportato lo schiacciamento del torace e dell’addome.Si concentra pertanto l’inchiesta aperta dalla Polizia del locale Commissariato e coordinata dal pubblico ministero di Gorizia, Carlotta Franceschetti, che peraltro ha confermato il sequestro dell’area del capannone dove è avvenuto il mortale infortunio. Nei prossimi giorni, secondo quanto è trapelato, dovrebbero essere disposte perizie tecniche, al fine di accertare le cause dell’incidente. Intanto, al momento, a risultare nel registro degli indagati con l’ipotesi di accusa di omicidio colposo, sarebbe il responsabile della ditta per cui lavorava Jerco Yuko, facente parte del consorzio Mistral.Sul fronte sindacale, la Fiom ha preannunciato che si costituirà parte civile al processo. Intanto ieri, all’obitorio di Monfalcone, s’è tenuta l’autopsia sul corpo del lavoratore croato, al fine di definire con esattezza le tipologie delle lesioni che hanno determinato la morte del 41enne. Domani è previsto il nullaosta per poter procedere con i funerali.Si sta lavorando pertanto per far luce sulla dinamica dell’incidente, causato presumibilmente da una serie di incomprensioni. Jerco Yuko, alle 18 di martedì, si era chinato, pare, per effettuare una saldatura in uno dei punti «scoperti» in cui un gigantesco carrello passa trasportando pezzi di lamiera.Si presume che l’addetto alla mobilità del carrello non si sia accorto della presenza sul percorso del croato. Il carrello ha quindi investito e schiacciato con il suo peso l’operaio.Inutili sono stati i pur febbrili tentativi da parte degli operatori del soccorso per strappare il giovane lavoratore alla morte. L’opera di rianimazione è durata circa mezz’ora, ma la gravità delle lesioni interne al torace e all’addome non ha purtroppo lasciato scampo a Jerco Yuko.

Il Piccolo, 25 aprile 2008

Fincantieri, protesta per la sicurezza

E’ stata ancora una giornata di protesta, ma anche di dolore quella di ieri alla Fincantieri di Monfalcone, dove martedì il saldocarpentiere croato Juko Jerko è rimasto vittima di un incidente sul lavoro nella nuova linea di prefabbricazione blocchi. L’Ugl ieri ha effettuato altre otto ore di sciopero, mentre Cgil, Cisl e Uil provinciali hanno preannunciato uno sciopero generale del settore dell’industria nella prima metà del mese di maggio a sostegno della loro piattaforma per la prevenzione e la sicurezza sui posti di lavoro. La commemorazione dei 503 cantierini morti nella guerra di liberazione ieri non poteva che ruotare attorno all’infortunio mortale di martedì. All’iniziativa hanno voluto essere presenti anche il prefetto Roberto De Lorenzo e il questore di Gorizia Claudio Gatti, oltre al direttore dello stabilimento Carlo De Marco. Il prefetto è poi entrato nello stabilimento per deporre un mazzo di fiori ai piedi del cippo che ricorda i caduti sul lavoro, incontrando i fratelli di Juko Jerko (che lascia la moglie e due filgi, uno di 11 e uno di 17 anni), Marko e Dinko, entrambi occupati a Monfalcone. L’attività nel capannone, teatro della tragedia, non è di fatto ripresa ieri, perché la linea di trasporto dei pannelli, dove è avvenuto l’incidente, rimane sotto sequestro. Il lavoro si è pratica fermato però ieri mattina anche nella Salderia B, teatro di tre incidenti di cui due gravi nell’arco di una settimana, e nell’Officina navale. I lavoratori, circa 500, tutti dipendenti di Fincantieri, hanno iniziato a confrontarsi sulle procedure da seguire assieme ai loro capi. Quasi un’assemblea spontanea con al centro sempre la sicurezza sul lavoro. L’Ugl ieri, presente nella Rsu con tre delegati, ieri ha confermato le sue otto ore di sciopero, dopo le otto già effettuate mercoledì, quando anche Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto ai lavoratori di fermarsi per lo stesso numero di ieri. I metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil ieri non hanno chiesto alle tute blu e agli altri dipendenti di Fincantieri di incrociare ancora le braccia, ma di aderire invece a una raccolta di fondi a sostegno della famiglia dell’operaio 41enne che lascia la moglie e due figli. I lavoratori sono stati chiamati a devolvere due ore di lavoro con l’impegno che la società raddoppierà la cifra, stanziando l’ammontare corrispondente di quanto raccolto. Anche negli altri cantieri del gruppo le Rsu chiederanno di devolvere un’ora di lavoro. Le cerimonie, all’Ansaldo sistemi industriali prima e all’esterno del cantiere navale poi, in ricordo dei lavoratori caduti nella Resistenza non hanno potuto prescindere ieri da quanto accaduto martedì. «La commemorazione oggi (ieri, ndr) inizia in un altro modo, denunciando lo stato di cose che esiste in Italia – ha detto forte Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. Le morti bianche e sul lavoro non chiediamo più, ma pretendiamo che finiscano». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ieri è tornato a sottolineare il valore non solo del 25 aprile, ma anche del cantiere navale, che, però, ha significato non solo progresso e sviluppo, ma anche tragedie collettive e personali. «Vivere sì, ma anche morire di cantiere», ha detto il sindaco, ricordando le morti d’amianto e quelle sul lavoro. «La sicurezza sul posto di lavoro non può essere qualcosa di marginale – ha aggiunto -, ma qualcosa che fonda il nostro sentire civico, perché il lavoro ha a che fare con la dignità, la giustizia, l’equità. Gli stesso valori fondanti della resistenza e dell’Italia uscita dalla guerra». Nello stesso giorno morivano in Italia altre cinque persone, vittime di incidenti sul lavoro, ha sottolineato ieri Luca Visentin, segretario regionale della Uil, che ha tenuto l’intervento principale. «Li ricordiamo tutti con tristezza e con rabbia. La tristezza per le centinaia di morti che ogni anno affliggono il mondo del lavoro nel Paese e nella nostra regione – ha proseguito -. La rabbia per non essere ancora riusciti, nonostante gli sforzi messi in atto, ad arginare questo stillicidio. A nulla serve nascondersi dietro l’errore umano. Ogni errore umano dipende sempre dalle cattive condizioni del lavoro. Dagli eccessi dei ritmi di produzione, dallo stress e dalla stanchezza, dai controlli insufficienti, dall’incapacità di trasmettere la cultura della sicurezza. Sicurezza sul lavoro significa modalità organizzative, procedure, responsabilità delle imprese. In questo caso l’incidente mortale si è verificato in un’azienda in appalto, ma richiama alle sue responsabilità di vigilanza anche l’appaltante, la Fincantieri». Visentin ieri ha chiesto che il nuovo decreto in materia di sicurezza sia applicato, anche dal Governo entrante. «Quel provvedimento richiama tutti, anche il sindacato – ha rilevato Visentin -, a lavorare di più e meglio per risolvere questa situazione assolutamente intollerabile per un paese civile».

Il Piccolo, 25 aprile 2008

L’abbraccio del prefetto ai fratelli del saldatore croato deceduto

Ha abbracciato stretto i due fratelli di Juko Jerko e ha parlato a lungo con loro, portando la solidarietà di un territorio intero. Il prefetto di Gorizia, Roberto De Lorenzo, ieri è andato in modo concreto oltre alle parole di circostanza che un fatto tragico come quello di martedì poteva suscitare. Il prefetto ieri ha voluto essere presente a Monfalcone, «come rappresentante dello Stato e del Governo», non solo per commemorare l’anniversario della Liberazione, ma anche per la «situazione delicata e dolorosa in cui la città si trova». Il prefetto, dopo l’intervento davanti al monumento che ricorda i 503 cantierini morti nella guerra contro il nazifascismo, si è recato all’interno dello stabilimento per deporre un mazzo di fiori ai piedi del cippo che ricorda altri morti, quelli sul lavoro, e incontrare Marko, che ha visto il fratello morire, e Dinko Jerko. Sottolineando il valore non di parte del 25 Aprile, il prefetto ieri ha richiamato l’omaggio reso dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al monumento di piazzale Cosulich. «Il presidente si è fermato soprattutto perché ha capito che si trattava di un omaggio a dei lavoratori – ha detto ieri il prefetto -, compagni di quanti sono morti sul lavoro». Anche in una città che «ha messo in campo tante risorse, da parte delle istituzioni, degli enti preposti ai controlli, dei rappresentanti dei lavoratori e dei dirigenti e capi di Fincantieri». Il prefetto ieri ha rivolto un pensiero anche a loro, a quanti si trovavano martedì nella nuova linea blocchi, oltre che in prima istanza a Juko Jerco. «La mia solidarietà va alle famiglie del caduto – ha aggiunto – e dei suoi colleghi che stanno vivendo un momento di difficoltà e di dolore». Secondo il prefetto De Lorenzo, è quindi «un’ingiustizia» che Monfalcone sia in lutto per una vittima del lavoro. «Mi sento sconfitto io, che ben so quello che si sta facendo», ha detto il prefetto, che ha voluto sottolineare pubblicamente la propria stima e il proprio apprezzamento «per quanto fatto in un’azienda che rappresenta qualcosa di straordinario e un’eccellenza, che consente di pensare a un futuro di lavoro per i nostri figli». «Dobbiamo stringerci tutti ai lavoratori, come hanno fatto i monfalconesi nei giorni della Liberazione – ha detto ancora il prefetto -, perché ci sia una liberazione dalle limitazioni, dai pericoli che un’attività lavorativa comporta. Non è retorica: ogni piccola cosa, ogni piccola pignoleria faccia sì che serva per salvare una vita e mantenere la serenità».

Il Piccolo, 24 aprile 2008

Incidente mortale, il cantiere si è fermato

Lo stabilimento Fincantieri di Panzano ieri si è fermato. La mobilitazione di 4500 lavoratori del cantiere, tra diretti e indiretti, è stata totale e compatta dopo l’infortunio che è costato la vita martedì pomeriggio al saldocarpentiere croato di 41 anni Jerco Yuko. Le tute blu di Fincantieri hanno incrociato le braccia per 8 ore durante ogni turno di lavoro per chiedere ancora una volta più sicurezza. Il presidio dell’ingresso è iniziato alle 5 ed è proseguito nel corso della giornata. All’esterno di uno stabilimento svuotato da ogni attività i lavoratori si sono radunati, esprimendo il loro dolore e la propria rabbia e raccogliendo la solidarietà dei rappresentanti delle altre aziende metalmeccaniche del territorio, che ieri hanno scioperato per 4 ore. Le Rsu di Ansaldo, Eaton, Detroit hanno portato i loro striscioni, mentre alcune tute blu di Fincantieri deponevano un mazzo di fiori a nome di tutti i dipendenti ai piedi del cartellone con i nomi di quanti sono morti sul lavoro nel 2007. All’esterno della portineria si è recato a parlare con i lavoratori anche il cappellano del cantiere, padre Ermenegildo Maragno. I rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, Fim, Fiom, Uilm e la Rsu hanno invece incontrato il sindaco Gianfranco Pizzolitto e l’assessore provinciale al Lavoro Marino Visintin per delineare le azioni da mettere in campo per evitare il ripetersi di tragedie come quella di martedì. La protesta continuerà anche oggi, almeno da parte dei metalmeccanici dell’Ugl.SCIOPERO. Il sindacato ha proclamato altre 8 ore di sciopero per oggi, dopo le 8 di ieri. Dopo la rabbia, deve invece scattare la solidarietà, secondo le Rsu Fim, Fiom, Uilm che oggi chiedono ai dipendenti dell’azienda di devolvere 2 ore di lavoro a sostegno della famiglia di Jerco Yuko, fiumano, che lascia la moglie e due figli. E a rendere ancor più drammatica la vicenda c’è il malore che ha colpito Marko Yuko, 49 anni, fratello della vittima. L’uomo, cardiopatico, di fronte alla tragica fine di Jerco è stato colto da un attacco cardiaco, tanto da essere trasportato all’ospedale. Jerco lascia la moglie e due figli.INDAGINI. Intanto le indagini sull’episodio, condotte dalla polizia su incarico del pm goriziano Carlotta Franceschetti, stanno chiarendo la dinamica dell’incidente, causato probabilmente da una serie di incomprensioni. Jerco Yuko, alle 18 di martedì, si era chinato – pare – per effettuare una saldatura in uno dei punti «scoperti» in cui un gigantesco carrello passa trasportando pezzi di lamiera. È probabile che l’addetto alla mobilità del carrello non si sia accorto della presenza sul percorso di Yuko, seminascosto. Il carrello quindi ha investito e schiacciato con il suo peso l’operaio croato. Inutile il pronto intervento dei sanitari dell’emergenza territoriale che hanno tentato per mezz’ora di rianimare il croato. Devastanti le ferite da schiacciamento riportate dall’uomo al torace e all’addome. Al momento l’unico a essere stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo sarebbe il responsabile della ditta per cui lavorava Yuko che fa parte del consorzio Mistral. Il corpo del croato è stato composto nell’obitorio di San Polo dove oggi, dalle 9.30, sarà sottoposto ad autopsia da parte dell’anatomopatologo Lucio Furlan. Lo stesso pm Carlotta Franceschetti ha confermato il sequestro dell’area del capannone dove è avvenuto l’infortunio e – da quanto trapelato – nei prossimi giorni disporrà perizie tecniche per accertare le cause dell’incidente».

Il Piccolo, 24 aprile 2008

Prima vittima dopo 13 anni, l ultima fu Silvano Gon

Lo stabilimento Fincantieri sembrava ormai immune da infortuni mortali. L’ultimo risaliva a oltre 10 anni fa. Era la prima metà degli anni ’90 quando Silvano Gon, dipendente di Fincantieri, precipitò a bordo di un furgone dalla banchina del cantiere navale, morendo annegato. In questi anni si sono verificati incidenti anche gravi, ma non tanto da mietere vittime, come è accaduto invece nella centrale, in porto, nella zona del canale Est-Ovest. Alla Polysystems di via Timavo, nel marzo 2002, perse la vita Bartolomeo Teoldi, un operaio della provincia di Bergamo, caduto da 8 metri. Il 30 novembre 2004 Bernardo Fanelli di Panzano, dipendente di una ditta, fu colpito da una lamiera mentre stava operando nella centrale. Nel gennaio 2005 Giovanni Battista Boscarol, monfalconese, precipitò dal nuovo capannone della Ocean Marine in via Consiglio d’Europa. Nell’aprile dello stesso anno Franco Cicciarella, lavoratore del Consorzio commesse e sopraccarichi, fu investito sulla banchina del porto da un mezzo sollevatore. Nello stabilimento Fincantieri il numero degli infortuni, perlomeno per quel che riguarda i dipendenti, negli ultimi anni si è progressivamente ridotto. Nel 2007 si sono verificati 337 infortuni, perlopiù contusioni e distorsioni, contro i 402 del 2006, i 460 del 2005, i 568 del 2004 e i 501 del 2003. I dati relativi ai lavoratori dell’appalto, che ormai superano quelli diretti, sono inferiori ma, secondo i sindacati, non sono attendibili perché non tutti gli infortuni vengono denunciati. Nel 2006 ne sono stati registrati 318 contro i 332 del 2005. Anche nella sua ultima newsletter interna Fincantieri ha sottolineato di aver investito a Monfalcone per sicurezza e ambiente 8,2 milioni di euro solo nel 2007 e di aver osservato un calo del 38% degli infortuni dal 2006, quando furono investiti invece altri 4 milioni di euro. I fondi furono impiegati soprattutto per proseguire la bonifica dell’amianto e realizzare la metanizzazione dello stabilimento, sostituendo l’acetilene come gas utilizzato nelle saldature. Fincantieri ha inoltre ottenuto dall’associazione Bmt Marine & Offshore Surveys il «grado B» per quanto riguarda la sicurezza in cantiere, l’unico ad aver raggiunto il rating massimo a livello mondiale. L’azienda nel 2007 ha investito a livello di gruppo più di 100mila ore in formazione coinvolgendo il 50% dei dipendenti. Sotto il profilo della sicurezza i consistenti investimenti nella prevenzione hanno permesso un’ulteriore riduzione del 16% degli eventi infortunistici.

Il Piccolo, 24 aprile 2008

I sindacati: «Ritmi di lavoro esasperati, i rischi aumentano»

Più competitivi, ma non sulla pelle dei lavoratori. Lo hanno ribadito ieri i sindacati nell’incontro con i rappresentanti delle istituzioni locali, recati davanti allo stabilimento Fincantieri per esprimere solidarietà e cordoglio per la morte di un lavoratore dell’appalto. I sindacati ieri sono tornati a chiedere anche più formazione per i dipendenti delle ditte esterne e corsi di lingua italiana, perché l’incomprensione è sempre più facile all’interno di uno stabilimento dove lavorano ex jugoslavi, persone dell’Europa orientale, del Bangladesh o provenienti dai Paesi comunitari. I delegati di Fim, Fiom, Uilm nella Rsu vogliono ottenere anche massima libertà di azione per gli Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, che sono solo 6 per oltre 4.500 addetti. Ci vogliono anche i controlli, da parte della Uopsal, l’unità di prevenzione dell’Azienda sanitaria, con cui Cgil, Cisl e Uil stanno concludendo una lunga vertenza sull’adeguamento degli organici e delle attrezzature.Non è possibile che le imprese in provincia di Gorizia, è stato osservato, siano sottoposte a una verifica in media ogni 22 anni. Per Fincantieri, tempi più stretti e diminuzione dei costi di produzione non possono ricadere solo sui lavoratori. «Non si può pensare di sfornare una nave di grandi dimensioni ogni 6 mesi e non correre dei rischi», ha detto il consigliere comunale dei Ds, Gianpaolo Andrian, dipendente di Fincantieri. L’assessore provinciale al Lavoro Marino Visentin ha rilanciato il progetto della Provincia per migliorare la sicurezza dei lavoratori stranieri e precari attraverso una formazione continua. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha spiegato di voler ottenere risposte precise anche su questo fronte entro giugno, nell’ambito di una verifica dei risultati raggiunti dal Protocollo di legalità e da quello per la trasparenza degli appalti Fincantieri. Il sindaco ha messo a disposizione l’ex albergo impiegati, che dovrebbe essere ultimato in meno di un anno, per accogliere anche la formazione in materia di sicurezza. All’incontro hanno preso parte anche il consigliere regionale Roberto Antonaz e il consigliere comunale Giuseppe Nicoli, mentre all’esterno del cantiere, dove l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin si è recata alle 5, ha portato la propria solidarietà il consigliere regionale Giorgio Brandolin. L’Ugl alle 8 ore di sciopero di ieri ne farà seguire altre 8 oggi. «La situazione a Monfalcone è gravissima – ha detto Alessandro Zuppin, coordinatore nazionale Fincantieri del sindacato -. Già la scorsa settimana le Rsu avevano lanciato, inascoltate, allarmi per una serie di incidenti». Per Zuppin, «la sicurezza è vissuta come un ingombro». L’Ugl si attende che Fincantieri faccia la sua parte e che il nuovo Governo non diminuisca la severità delle pene nei confronti delle imprese, dando impulso a controlli e prevenzione.

Il Piccolo, 23 aprile 2008

Operaio muore schiacciato a Monfalcone

MONFALCONE Ancora una giornata segnata da gravi incidenti sul lavoro: cinque le vittime. Un operaio croato ha perso la vita dopo esser rimasto schiacciato da alcune lamiere alla Fincantieri di Monfalcone; due fratelli sono rimasti folgorati in provincia di Padova mentre pulivano la cisterna di una betoniera; un operaio è morto vicino a Frosinone cadendo da un tetto; ; infine un lavoratore bosniaco di 21 anni è stato travolto e ucciso da un treno lungo la linea Bologna-Ferrara.L’incidente mortale di Monfalcone è accaduto verso le 18. Un operaio croato di 41 anni, Yuko Jerco, è rimasto schiacciato tra due lamiere mentre lavorava nella nuova linea-blocchi dello stabilimento della Fincantieri. L’uomo, che ha riportato lo schiacciamento del torace e dell’addome, era alle dipendenze di una ditta croata che lavora in appalto in Fincantieri, appartenente al consorzio Mistral con sede a Trieste. Inutile ogni tentativo di soccorso da parte degli addetti interni e dei sanitari del 118. Questi ultimi hanno cercato per quasi mezz’ora di rianimarlo sul posto, riuscendo anche a far riprendere il battito cardiaco. Ma tutto si è rivelato inutile.La dinamica dell’incidente è ancora in fase di accertamento. L’uomo sarebbe stato comunque investito da una delle enormi lamiere che vengono preparate nell’officina-blocchi e che, una volta pronte, sono smistate in un’altra officina per mezzo di una sorta di «treno» costituito da rulli o carri-ponte.Altri due morti sul lavoro si sono verificate ieri pomeriggio in provincia di Padova. Stefano Trovò, 42 anni, titolare di un’azienda di autrasporti, e suo fratello, Diego di 34, sono stati colpiti da una scarica elettrica in un incidente avvenuto alla Eurosfusi, a Schiavonia d’Este. A quanto pare, stavano lavorando alla pulizia della cisterna di una betoniera quando hanno toccato i cavi della linea a media tensione con una lunga spazzola idraulica. I due sono stati scagliati a metri di distanza e sono morti sul colpo.Ieri mattina un altro incidente sul lavoro: un operaio di 44 anni, Giulio Agostini, è morto in un cantiere di Villa Santo Stefano, a Frosinone, mentre stava lavorando alla ristrutturazione del tetto di un’abitazione. D’Agostino è precipitato da un’altezza di oltre otto metri, dopo aver messo un piede fuori posto. Il cantiere è stato posto sotto sequestro.Dramma del lavoro anche sulla linea Bologna-Ferrara, dove un lavoratore bosniaco di 21 anni è stato investito e ucciso da un treno. Secondo una prima ricostruzione, il giovane stava attraversando i binari portando a braccia una fresatrice quando è stato travolto dal locomotore. Lavorava per un’azienda di Treviso che è impegnata nella costruzione di una cavalcavia della Cispadana e il cui cantiere è stato allestito nell’area della ferrovia.Incidente sul lavoro anche a La Spezia. Rischia di perdere un braccio un operaio spezzino, 40 anni, dipendente di una ditta privata impegnata in lavori di risistemazione del manto stradale al molo Fornelli. Mentre stava lavorando sulla banchina dello scalo è finito col braccio in una pompa del cemento. L’uomo è stato portato in elicottero prima all’ospedale San Martino di Genova e poi al San Paolo di Savona, nel disperato tentativo di salvargli l’arto.

Il Piccolo, 23 aprile 2008

In dieci giorni tre saldatori feriti e una vittima

L’infortunio mortale di ieri chiude dieci giorni orribili per Fincantieri, segnati da altri 4 infortuni, di cui due gravi e uno che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Ad aprire la serie è stato l’incidente che ha visto coinvolto Vincenzo Lopoio, un lavoratore 35enne dell’appalto, caduto all’interno di un blocco da un’altezza di oltre due metri, riportando la frattura del bacino. Pochissimi giorni dopo, il 14 aprile, Matteo Marega, dipendente di Fincantieri, si feriva gravemente al volto, cadendo nella salderia B del cantiere navale. Mentre stava operando con un collega al posizionamento di una parete verticale su un pannello posto in orizzontale, Marega, 35 anni di Pieris, per cause ancora da chiarire, volava giù dal pannello, finendo con il volto sui rulli che trasportano le lamiere già tagliate. Marega ha riportato diverse fratture, tra cui quella del setto nasale e del massiccio facciale, l’avulsione di alcuni denti, ed è ancora ricoverato nel reparto maxillo-facciale dell’ospedale Maggiore di Trieste, dove è già stato sottoposto a un intervento chirurgico. Altri due infortuni sul lavoro hanno avuto come teatro lunedì mattina sempre la salderia B dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.L’incidente più serio e che avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori si è verificato attorno alle 10.30 e ha coinvolto un altro dipendente di Fincantieri, Cristian Weffort, 29 anni, residente a Fogliano Redipuglia, colpito di striscio alla fronte dal gancio di un carroponte. Il giovane è poi caduto a terra, riportando un trauma cranico commotivo. Ricoverato nel Pronto soccorso dell’ospedale di San Polo, dove è stato trasportato dall’ambulanza dello stabilimento, è stato sottoposto a una Tac e tenuto sotto osservazione dai sanitari. È stato dimesso nella giornata di lunedì con una prognosi di 15 giorni.Un altro infortunio si era verificato nella prima mattinata, quando un altro dipendente aveva riportato una brutta storta a una caviglia, subito gonfiatasi. L’operaio era quindi stato trasportato sempre nel pronto soccorso del San Polo per ricevere le cure del caso. Immediato ieri è scattato quindi lo sciopero di un’ora, alla fine di ogni turno.Le Rsu di Fincantieri lo hanno proclamato per denunciare la catena di incidenti e chiedere alla società un confronto sui ritmi assunti dalla produzione nell’area di prefabbricazione.

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