Messaggero Veneto, 10 aprile 2008
 
L’Aea contesta lo slogan Vivere di cantiere
 
MONFALCONE. Lo slogan del programma di celebrazioni ideato dal Comune per festeggiare il centenario del cantiere navalmeccanico di Panzano “Vivere di cantiere” è stato una scelta «infelice, perché è vero che a Monfalcone si è vissuto e si vive di cantiere, ma è un’affermazione parziale, perché è anche vero che di cantieri si è morti e si muore».
Lo affermano con amarezza i rappresentanti dell’Associazione esposti amianto, Aea, la presidente Rita Nadalino Nardi e Tiziano Pizzamiglio.
«Lo slogan che campeggia anche sulla facciata del palazzo comunale non è rispettoso della situazione che si vive in città. È un titolo scelto perché si fa un uso politico della cosa, ma è offensivo nei confronti dei familiari e delle vittime dell’amianto e che l’amianto lo hanno respirato proprio in cantiere. Di cantiere si è vissuto – proseguono –, ma il lavoro del cantiere miete anche centinaia di vittime».
In particolare, poi, Rita Nardi esprime autentico sconcerto per le parole pronunciate dal sindaco Gianfranco Pizzolitto al momento dell’inaugurazione delle mostre allestite nel palazzetto veneto e nella Galleria comunale d’arte moderna di piazza Cavour.
«Parole che hanno elogiato il cantiere, hanno chiesto di valorizzare questa risorsa, ma si sono totalmente dimenticate delle vittime che proprio il lavoro in stabilimento ha provocato».
Ricordano ancora come sia intollerabile che nonostante tutti i nove comuni del mandamenti si fossero impegnati a istituire un assessorato all’Emergenza amianto, non tutti i Comuni l’abbiano fatto.
«Pochi sindaci hanno nominato un assessore e in qualche caso, dove l’amministrazione è stata rinnovata, non si è provveduto a rinominare un assessore all’Emergenza amianto. Anzi, a Fogliano Redipuglia – concludono – questo assessorato non è mai stato istituito».

Il Piccolo, 10 aprile 2008

L’Aea: dimenticate le vittime dell’amianto 
Critiche dell’associazione in occasione delle manifestazioni per il centenario del cantiere

A Monfalcone si vive, ma anche si continua a morire di cantiere, per l’uso che vi fu fatto dell’amianto. L’Aea, che raccoglie e tutela gli esposti e i familiari di quanti si sono ammalati e sono morti, giudica quindi «infelice» il titolo, «Vivere di cantiere 1908-2008», scelto dal Comune per il programma di celebrazioni dello stabilimento di Panzano. «È vero che a Monfalcone si è vissuto e si vive di cantiere, ma è un’affermazione parziale, perchè è anche vero che di cantieri si è morti e si muore», spiegano i rappresentanti dell’Associazione esposti amianto, la presidente Rita Nadalino Nardi e Tiziano Pizzamiglio. Lo slogan che campeggia anche sulla facciata del municipio non è quindi «rispettoso della situazione esistente in città» bensì «offensivo nei confronti dei familiari e delle vittime dell’amianto che lo hanno respirato proprio in cantiere». Rita Nardi esprime, inoltre, sconcerto in particolare per le parole pronunciate dal sindaco Gianfranco Pizzolitto al momento dell’inaugurazione delle mostre allestite nel Palazzetto veneto e nella Galleria comunale. «Parole che hanno elogiato il cantiere, hanno chiesto di valorizzare questa risorsa – afferma Rita Nardi -, ma si sono totalmente dimenticate delle vittime che proprio il lavoro in stabilimento ha provocato». Il sindaco, comunque, anche in occasione della visita di Riccardo Illy in municipio martedì non ha mancato di sottolineare quanto il cantiere abbia prodotto in cent’anni, in positivo e in negativo, riferendosi esplicitamente alla tragedia dell’amianto. Secondo i rappresentanti dell’Aea, è comunque intollerabile pure che non tutti i 9 Comuni aderenti a Città mandamento, nonostante l’impegno assunto, abbiano istituito l’assessorato all´Emergenza amianto. In questi giorni l’Aea solleva però anche il problema del mancato rinnovo della Commissione regionale amianto, istituita nell’ottobre 2002 in base a una legge e scaduta dall’ottobre scorso. A conferma, secondo il vicepresidente dell’Aea, Alessandro Morena, «delle carenze di interlocuzione con gli organi regionali e i ritardi con cui la politica regionale ha voluto dare efficacia alla legge 22, una buona legge nei suoi contenuti, ma che per essere davvero tale dovrebbe essere applicata». «Nel 2003 è stato istituito il Registro regionale degli esposti – affermano gli esponenti dell’Aea -, al quale sono iscritte oltre 6mila persone grazie a un lavoro di informazione su iniziativa della commissione. Un dato importante, visto che l’iscrizione è volontaria e che il numero è certo ancora parziale. Il numero ci consentirebbe di attuare un’incredibile sorveglianza sanitaria gratuita, attuando le disposizioni di legge». E ieri il prefetto ha incontrato i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil e la Rsu della Fincantieri. Sul tappeto i problemi relativi all’applicazione e all’interpretazione delle norme di legge riguardanti il riconoscimento dei benefici ai lavoratori esposti all’amianto nella provicnia di Gorizia. L’incontro era stato preceduto, lunedì, da una riunione tecnica che il prefetto aveva tenuto alla Direzione provinciale dell’Inail allo scopo di individuare procedure adeguate per l’evasione più rapida possibile di pratiche in trattazione nell’ente riguardanti il rilascio della certificazione attestante l’esposizione all’amianto, atto necessario per l’emissione del provvedimento con il quale si riconoscono i benefici di legge da parte dell’Inps. Prossimante il prefetto incontrerà nuovamente i rappresentanti dell’Inail e dei sindacati per verificare l’efficacia delle soluzioni adottate e le ulteriori iniziative da intraprendere. 

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