1 – PAGA GLOBALE TRA IL LEGALE E L’ILLEGALE

Detrazioni/deduzioni d’imposta.

Quando fu introdotta la paga globale, tra le ditte in subappalto presso Fincantieri, aveva un significato abbastanza preciso: la liquidazione fedele di alcune voci rientranti nei rispettivi Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro per cui un calcolo preciso era ancora possibile farlo.
Negli anni ha assunto significati diversi fino ad arrivare ad una piuttosto avulsa equivalenza del tipo “ti do tot euro per ogni ora di lavoro”.
Bisogna riconoscere una certa flessibilità di adattamento del lavoratore a questo sistema che lo induce a violare la normativa per ottenere qualcosa di più nella forma della contrattazione individuale. Non per tutti però, solo per i più furbi e più disposti ad operare in una zona grigia potenzialmente punibile dal punto di vista fiscale.
Vediamo quale è l’arcano.
Ogni anno il datore di lavoro chiede ai suoi dipendenti un’autocertificazione relativa alle detrazioni d’imposta tramite un modello sui generis di quello che potete scaricare al seguente link: http://www.moduli.it/item.php/1826
Questo vale per tutti i lavoratori dipendenti, indifferentemente dal modo in cui viene calcolato e liquidato lo stipendio.
Tramite questo modello il lavoratore dichiara soprattutto di avere familiari a carico con la conseguenza di un abbattimento della base imponibile sulla quale vengono calcolate le tasse che finiscono nelle casse dello stato per ogni ora lavorata.
Per essere più chiari, si pagano meno tasse e si ha una parte monetaria in più in busta paga.
O Meglio, così dovrebbe essere nel caso della paga perfettamente sindacale.
Nella formazione attuale della paga globale, la parte relativa alla detrazione non viene considerata e chi ha consegnato il modello di autocertificazione delle detrazioni ne perde il vantaggio derivante.
Per il datore di lavoro si delinea la seguente situazione. Comunica lo stesso all’erario la detrazione dichiarata dai suoi dipendenti ed ottiene uno sconto corrispondente sulle tasse che l’impresa deve versare allo stato.
Questa dinamica può assumere diverse chiavi di lettura.
A seconda di come vogliamo affrontarla può configurarsi come un furto ai danni del lavoratore, come una truffa ai danni dello stato o come la possibilità ci creare veri e propri fondi neri nati dal nulla e da impiegare all’occorrenza in tutt’altre questioni. Dalla più classica come il pagamento di straordinari non dichiarati fuori busta fino ad arrivare alle trame più oscure del malaffare (riciclaggio?).
Il grosso impiego di lavoratori stranieri in questi ultimi anni, per i quali esiste una certa elasticità di applicazione delle regole nel frattempo che avanza un’idea di integrazione (tra la produzione dei codici fiscali dei familiari, la comprensione dei doveri fiscali relativi alla dichiarazione dei redditi, ecc.), ha dato origine ad un’ulteriore tendenza sul piano individuale.
Alcuni lavoratori del subbapalto chiedono al datore di lavoro di non compilare il modello di autocertificazione delle detrazioni, peraltro sempre in italiano e mai tradotto nelle diverse lingue, con lo scopo di farsele applicare tutte in una volta sola in sede di dichiarazione dei redditi tramite i modelli 730 o Unico.
Questo permette al lavoratore di ottenere la liquidazione diretta o in busta paga di quello che gli spetta ma lo mette anche nella condizione di infrangere la normativa fiscale che prevede l’obbligatorietà dell’autocertificazione delle detrazioni.
La tendenza attuale è quindi quella di rendersi complici delle malefatte d’impresa per far fronte alla morsa della precarietà o, in alternativa, di essere truffati.
Una dinamica esattamente speculare a quella che succede sul territorio dove da qualche anno alcuni proprietari di case hanno cominciato ad inserire nella cifra della mensilità d’affitto una parte in più corrispondente al contributo concesso dalla Regione, tramite il Comune, del Fondo di sostegno alle
abitazioni in locazione.
In questo caso il documento centrale è costituito dal modello F23 con il quale viene pagata l’imposta di registro e di rinnovo dei contratti d’affitto presso l’Agenzia delle Entrate.
Documento che dovrebbe essere per legge prodotto in fotocopia al conduttore dell’appartamento ma che, come nel caso dell’autocertificazione della detrazione d’imposta, viene rilasciato in base alle convenienze e alle flessibilità del mercato o meglio di quella zona grigia delle dinamiche neoliberiste che si allargano sempre di più determinando il  campo costituente della precarietà.

Mauro Bussani, 20 marzo 2008.

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